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VINITALY 2005 - DOSSIER CONFAGRICOLTURA SULLA FILIERA DEL VINO E SULL’IMPORTANZA DEL FATTORE UMANO NELLE SCELTE DI PRODUZIONE. PER CERNILLI, CONDIRETTORE GAMBERO ROSSO E SOAVI, COOP ITALIA, SERVE PUNTARE SUL RAPPORTO QUALITA’/PREZZO.




I cicli di affreschi di Villa Margon alle porte di Trento, sede di rappresentanza degli spumanti Ferrari, testimoniano una viticoltura già nel Cinquecento elemento centrale della vita e dell’economia del territorio
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Verona - 08 Aprile 2005
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VINITALY 2005 - DOSSIER CONFAGRICOLTURA SULLA FILIERA DEL VINO E SULL’IMPORTANZA DEL FATTORE UMANO NELLE SCELTE DI PRODUZIONE. PER CERNILLI, CONDIRETTORE GAMBERO ROSSO E SOAVI, COOP ITALIA, SERVE PUNTARE SUL RAPPORTO QUALITA’/PREZZO.

Quanto contano le scelte, il fattore umano insomma, nelle strategie produttive del vino italiano? Questa la domanda che ha dato il via ad un convegno a Vinitaly, voluto da Confagricoltura nei lavori di “La Qualità in campo”, campagna di sensibilizzazione e comunicazione dedicata ai prodotti dell’agricoltura italiana. Nell’incontro, in cui è stato presentato il dossier “La filiera del vino”, il presidente di Confagricoltura, Federico Vecchioni, ha ricordato come “il vigneto Italia è tra le nostre maggiori risorse economiche e culturali” e come il vino sia “determinante per lo sviluppo dell’economia agroalimentare del Paese”.
Fondamentali per il successo di tutto il comparto per Vecchioni sono l’interazione di tre elementi che concorrono alla qualità dei prodotti: l’ambiente di coltivazione, il vitigno e l’uomo. Ed è naturalmente quest’ultimo a consentire di valorizzare gli altri. Al progetto editoriale di Confagricoltura, tra gli altri, ha collaborato, con un proprio intervento Daniele Cernilli, condirettore del "Gambero Rosso" e curatore della Guida ai Vini, la più consultata d’Italia.
Secondo Cernilli “non ci sono valori se non esistono dei valutanti. La qualità, insomma, è tale se riconoscibile e, soprattutto, se mantiene il legame con le differenti aspettative dei consumatori. Per questo credo sia importante, come scelta strategica per il futuro, lavorare sui così detti vini-base e riportare sul mercato l’enorme quantità di vino che non rientra nella distribuzione classica, vino sfuso e quello destinato alla distillazione su tutti”.
Sergio Soavi, responsabile acquisti vino di Coop Italia, ha spiegato che "è necessario legare la qualità percepita al prezzo. In Italia si bevono vini molto buoni a 3-5 euro, con il valore aggiunto del legame col territorio". E con i prodotti del Nuovo Mondo che cominciano a fare la voce grossa, potrebbe risultare un elemento piuttosto importante.
Antonio Boco


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