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UNA DOC REGIONALE PER SEMPLIFICARE L'IMMAGINE DEI VINI ITALIANI ALL'ESTERO: LA PROPOSTA DI MICHELE BERNETTI DELLA UMANI RONCHI (AZIENDA MARCHIGIANA CON IL 75% DI EXPORT), MOLTE DENOMINAZIONI DEL NOSTRO PAESE SONO SCONOSCIUTE AL CONSUMATORE STRANIERO




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Verona - 03 Aprile 2005
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UNA DOC REGIONALE PER SEMPLIFICARE L'IMMAGINE DEI VINI ITALIANI ALL'ESTERO: LA PROPOSTA DI MICHELE BERNETTI DELLA UMANI RONCHI (AZIENDA MARCHIGIANA CON IL 75% DI EXPORT), MOLTE DENOMINAZIONI DEL NOSTRO PAESE SONO SCONOSCIUTE AL CONSUMATORE STRANIERO

Michele e Massimo BernettiUna Doc regionale per semplificare l’immagine e la riconoscibilità dei vini italiani all’estero. A lanciare l’idea è Michele Bernetti, patron insieme al padre Massimo della Umani Ronchi, azienda marchigiana che esporta il 70% della propria produzione in oltre 50 Paesi, e ben conosce le dinamiche ed i “segreti” che caratterizzano il mercato mondiale.
“Dinanzi alle sfide della globalizzazione e al crescente numero di competitors internazionali - spiega Bernetti - la scelta è ormai obbligata. Occorre ripensare il modo di fare promozione: la comunicazione di aziende e territori deve essere semplificata e di facile impatto per il consumatore. Molte denominazioni, soprattutto le più piccole, sono ancora pressoché sconosciute al grande pubblico straniero, mentre una Doc regionale avrebbe maggiore visibilità e certo una riconoscibilità territoriale più accentuata”. Un discorso che vale per la Toscana, la Sicilia, il Piemonte, le Marche e per tutte le altre regioni a forte vocazione vinicola.
Ma la ricetta per rilanciarsi sui mercati mondiali non si esaurisce qui. Secondo Michele Bernetti, la cui azienda comprende 230 ettari nel territorio del Rosso Conero, del Verdicchio e del Montepulciano d’Abruzzo, c’è un’altra strada da imboccare decisamente: quella del fare cultura ed educazione all’estero. “Se fiere, mostre e marketing non bastano, è arrivato il momento di investire nella formazione di operatori e sommelier per comunicare fuori dai nostri confini lo spirito e la qualità dei prodotti e della cultura enologica italiana, fatta di terroir, di vigneti autoctoni e di grande tradizione. L’Italia del vino - continua Bernetti - deve essere accuratamente spiegata e illustrata ai consumatori d’oltralpe e d’oltreoceano. Occorre formare il gusto degli stranieri sulla base della grande qualità e offerta dei vini italiani, direttamente a casa loro”.
Un’educazione all’origine insomma, grazie anche ad accordi con le associazioni di sommelier e con i ristoranti. La stessa Umani Ronchi, che nel 2004 ha fatturato 11 milioni di euro e ha prodotto 4,5 milioni di bottiglie, esportando in oltre 50 Paesi nel mondo, come Germania, Europa del Nord - dove bere Verdicchio è diventato di gran moda - Giappone, America, Canada, Brasile, Venezuela e perfino Nuova Zelanda e Australia, si sta muovendo in questa direzione. “Entro l’anno - annuncia Bernetti - chiuderemo un importante accordo con l’associazione dei sommelier giapponesi, che sarà realizzato dall'Istituo Grandi Marchi, un pool di 18 aziende tra le più prestigiose d'Italia. Pensiamo poi alle scuole del vino, dove si formano i futuri buyers ed i professionisti del settore. Saranno loro, un domani, gli ambasciatori in patria dei nostri vini. Solo così saremo finalmente e definitivamente vincenti. Un processo culturale ed un investimento irrinunciabili - conclude Michele Bernetti - se vogliamo continuare ad affermare il primato mondiale dell’Italia in campo enologico”.


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