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VINO & CRISI: “IL PEGGIO DEVE ANCORA VENIRE”. A WINENEWS.TV LE PAROLE DEL PRESIDENTE DELL’UNIONE ITALIANA VINI, ANDREA SARTORI. “SIAMO IN AFFANNO SULL’EXPORT, IL 2009 SARÀ DURO, MA PENSO ANCHE IL 2010. E SI RISCHIA DI PERDERE ANCHE IN QUALITÀ”...




Venissa. L’incredibile impresa dell’azienda Bisol sull’isola di Mazzorbo restituisce a Venezia la dorona, antico vitigno lagunare del ‘400. Tra viticoltura eroica e un vino dal fascino straordinario
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Roma - 19 Giugno 2009
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VINO & CRISI: “IL PEGGIO DEVE ANCORA VENIRE”. A WINENEWS.TV LE PAROLE DEL PRESIDENTE DELL’UNIONE ITALIANA VINI, ANDREA SARTORI. “SIAMO IN AFFANNO SULL’EXPORT, IL 2009 SARÀ DURO, MA PENSO ANCHE IL 2010. E SI RISCHIA DI PERDERE ANCHE IN QUALITÀ”...

“Il peggio, per il mondo del vino, deve ancora venire, non voglio fare il negativo, ma ne vedremo ancora delle belle”. Andrea Sartori, presidente dell’Unione Italiana Vini, guarda con crudo realismo al presente e la futuro del mondo del vino, che come tutti gli altri settori produttivi, sta pagando il conto salato della crisi. “Nell’export siamo veramente in affanno, e non credo che sarà un effetto che passa velocemente, mi aspetto un 2009 duro, ma probabilmente anche il 2010”. I numeri dell’Unione Italiana Vini sull’export del periodo gennaio-marzo 2009, sullo stesso periodo del 2008, raccontano infatti di una sostanziale stabilità nella quantità (-0,3%), ma con una brusca caduta del valore (-9,3%) e del prezzo medio al litro (-9%).
I mercati più negativi, secondo Sartori, sono quello degli Stati Uniti (-14,1% in quantità e -20,3% in valore) e della Gran Bretagna (+9,4% in volume ma -13,3% in valore), strategici per il vino italiano, e quello del Canada (-14,7% in quantità e -17,5% in valore). E anche dai cosiddetti paesi Bric, dal molti indicati come il futuro Eldorado di vino e non solo, arrivano segnali molto negativi: se la Russia fa segnare un notevole aumento in quantità (+85,1%) ma una diminuzione in valore (-4,5%), la Cina registra un -31,7% in volume e -15% in valore, l’India crolla del -52,5% sia in quantità che in valore, il Brasile addirittura del -55,2% e del -57,5%.
Qualche debole sorriso al vino italiano lo regala in generale il Nord Europa (in primis con la Germania che fa segnare il +5,7% in volume e del 3,8% in valore, e la Francia, con +16,2% e +9%), e, sull’incerto fronte asiatico, il Giappone, con +15,4% in quantità e +4,7% in valore. Ma nel complesso non c’è molto da stare allegri.
Il rischio principale, come evidenzia soprattutto il calo del prezzo medio al litro, è quello di arrivare ad un’insostenibilità della filiera per chi fa qualità, strada su cui il Belpaese ha puntato decisamente: “è la mia paura - spiega Sartori - perché vedo che nel mercato imprenditori e cooperative si muovo con azioni di panico, con quotazioni non sostenibili dalla filiera, e questo mi preoccupa molto perché vuol dire mortificare il lavoro che l’Italia del vino ha fatto negli ultimi 20 anni”.
“Ha dda passà ‘a nuttata”, diceva l’indimenticabile Eduardo De Filippo in “Napoli Milionaria”. E prima o poi passera. Ma è ancora buio pesto.


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