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L’ISVEA, LABORATORIO DI ENOLOGIA, COMUNICA: “LE ANALISI HANNO UN CARATTERE UFFICIALE, MA NON SONO AVVALORATE DA EVIDENZE SCIENTIFICHE INOPPUGNABILI”. PERCHE’? “AL MOMENTO NON C’E’ LETTERATURA SCIENTIFICA DA PERMETTERE RISPOSTA INCONFUTABILE”




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Firenze - 03 Giugno 2008
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L’ISVEA, LABORATORIO DI ENOLOGIA, COMUNICA: “LE ANALISI HANNO UN CARATTERE UFFICIALE, MA NON SONO AVVALORATE DA EVIDENZE SCIENTIFICHE INOPPUGNABILI”. PERCHE’? “AL MOMENTO NON C’E’ LETTERATURA SCIENTIFICA DA PERMETTERE RISPOSTA INCONFUTABILE”

Un laboratorio di analisi per l’enologiaCon una circolare indirizzata ai suoi clienti, il Laboratorio Isvea (Istituto per lo Sviluppo Viticolo Enologico ed Agroindustriale), uno dei più utilizzati dai produttori di vino di Montalcino e della Toscana, anche in merito alla certificazione del Brunello di Montalcino 2003 destinato all’esportazione negli Usa, scrive alle cantine che, anche dopo un confronto con tecnici ed altre strutture di analisi (su questo argomento che, al momento, non vede letteratura scientifica sufficiente da permettere una risposta inconfutabile, il laboratorio ha anche richiesto, nei mesi scorsi, un quesito al Ministero delle Politiche Agricole, ndr), che “pur evidenziando il carattere di ufficialità della metodica analitica adottata, il valore di riferimento proposto scaturisce esclusivamente da una base di conoscenze in possesso al laboratorio e, per quanto esso possa senz’altro costituire un valido orientamento finalizzato alla produzione immediata della documentazione di accompagnamento richiesta dagli importatori, non è tuttavia avvalorato da precisi riferimenti normativi né da evidenze scientifiche certe”.
La precisazione del Laboratorio Isvea, che ha sede nella città di Poggibonsi, nel Senese, arriva dopo la recente richiesta del Governo statunitense della presentazione di una certificazione supportata da analisi di laboratorio che dimostrino la presenza di Sangiovese al 100% nel Brunello 2003, destinato al mercato americano.
L’Isvea - che è uno dei laboratori più accreditati sul mercato e, specificatamente sul vitigno Sangiovese, forse uno dei migliori del mondo - nella sua comunicazione, auspica “in quanto stimato essere l’unico strumento in grado di produrre i riferimenti necessari a tutti gli operatori per poter procedere con la massima certezza, l’allestimento di un piano sperimentale scientificamente e statisticamente inoppugnabile per evincere i limiti analitici oggettivi da adottare per la verifica di purezza varietale del Sangiovese allevato nei comprensori maggiormente vocati, il quale venga designato al fine di valutare pienamente l’effetto di tutte le principali variabili capaci di esercitarvi un’influenza (senza trascurare, ad esempio, la zona di produzione, l’annata, le tecniche di allevamento, il periodo di raccolta e, per quanto riguarda i vini, le condizioni di macerazione, di elevage, di affinamento ed in particolare la loro durata)”.
L’Isvea (info: www.isvea.it; tel. 0577/981467), laboratorio di analisi e servizi per il settore agro-alimentare, con autorizzazione del Ministero delle Politiche Agricole alla certificazione dei vini e degli olii di oliva (D.M. 13 giugno 2005), emette, dunque, certificati di analisi per le cantine di Montalcino e di altri territori d’Italia, ma resta in attesa di disposizione dalle istituzioni: “in questo momento - spiega a WineNews, Stefano Ferrari, il responsabile Ricerca & Sviluppo Isvea - le certezze assolute non ci sono e non esistono. Sono tutte da conquistare: sulle analisi di profilo antocianidinico, al momento, non c’è una letteratura scientifica sufficiente da permettere una risposta certa, inconfutabile; servono studi molto approfonditi. I riferimenti più precisi sono possibili, ma serve l’adozione di un progetto sperimentale condotto in maniera corretta e che prenda in considerazione tutte le variabili tipiche di una produzione vitivinicola”.


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