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“CASO BRUNELLO”: IL COMUNICATO UFFICIALE DELLA PROCURA DI SIENA, DIRETTA DA NINO CALABRESE, SMENTISCE L’IMPIEGO NEL BRUNELLO DI VINO PROVENIENTE DALLA PUGLIA E FA CHIAREZZA SULLE NOTIZIE RIMBALZATE SUI MEDIA IN QUESTI GIORNI




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Montalcino - 28 Marzo 2008
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“CASO BRUNELLO”: IL COMUNICATO UFFICIALE DELLA PROCURA DI SIENA, DIRETTA DA NINO CALABRESE, SMENTISCE L’IMPIEGO NEL BRUNELLO DI VINO PROVENIENTE DALLA PUGLIA E FA CHIAREZZA SULLE NOTIZIE RIMBALZATE SUI MEDIA IN QUESTI GIORNI

Una veduta aerea del centro storico di MontalcinoSole oggi a Siena sulla città e sulla Procura come a voler sciogliere parzialmente le nebbie che avvolgono il “caso Montalcino”, ricostruito in questi giorni da stampa e blog in qualche caso con un ricorso massiccio più ai rumors che alle verità effettive.
“Sono astemio, non leggo i giornali, a cui preferisco la letteratura, e non rilascio dichiarazioni alla stampa - spiega il Procuratore della Repubblica Nino Calabrese sentito in esclusiva da www.winenews.it - tuttavia sul caso specifico è necessario fare chiarezza”.
E chiarezza è stata fatta, almeno parzialmente, attraverso la breve nota stampa diramata dalla Procura di Siena, oggi, in tarda mattinata, e che qui di seguito riportiamo:
“E’ opportuno comunicare alla stampa che quest’Ufficio sta verificando il rispetto da parte dei viticoltori del Disciplinare del vino Brunello di Montalcino Docg. Gli accertamenti sono tuttora in corso. Non è vero, comunque, quanto riportato da alcuni organi di informazione circa l’impiego nella produzione di Brunello di vino proveniente dalla regione Puglia”.
Dal comunicato, che puntualizza la posizione della Procura di Siena, impegnata in un’inchiesta di cui si occupa lo stesso Procuratore capo Nino Calabrese e il sostituto Mario Formisano, è possibille evincere la smentita a quanto riportato da una parte della carta stampata e dei blog che in questi giorni si sono occupati del caso: l’indagine non ha come oggetto l’impiego nel Brunello di vino proveniente dalla Puglia.
L’auspicio è quello che si faccia chiarezza in fretta, soprattutto per evitare possibili danni ai produttori, e sono la maggioranza, che non hanno nulla a che fare con questa inchiesta. E’ evidente, altresì, che lasciare il campo in mano ai dubbi e alle chiacchiere non consente né ai giornalisti di essere più precisi sui fatti, né all’opinione pubbica, cioè al consumatore, di stabilire la reale portata della questione, finendo per alimentare il senso comune per cui tutti sono colpevoli.
L’inchiesta della Procura della Repubblica di Siena è condotta dal procuratore capo Nino Calabrese e dal sostituto Mario Formisano.


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