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“L’ENOLOGO NON E’ PIU’ UNA PROFESSIONE COMPETITIVA. IL MERCATO DEL LAVORO OGGI E’ SATURO. NEI PROSSIMI TRE ANNI ASSUNZIONI PER SOLI 450 NUOVI TECNICI”. LO AFFERMA L’ASSOENOLOGI




Venissa. L’incredibile impresa dell’azienda Bisol sull’isola di Mazzorbo restituisce a Venezia la dorona, antico vitigno lagunare del ‘400. Tra viticoltura eroica e un vino dal fascino straordinario
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Firenze - 12 Dicembre 2007
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“L’ENOLOGO NON E’ PIU’ UNA PROFESSIONE COMPETITIVA. IL MERCATO DEL LAVORO OGGI E’ SATURO. NEI PROSSIMI TRE ANNI ASSUNZIONI PER SOLI 450 NUOVI TECNICI”. LO AFFERMA L’ASSOENOLOGI

“La situazione odierna del mercato del lavoro per i neodiplomati e/o neolaureti in enologia è allo stallo. Il mercato del lavoro specifico per queste figure professionali è oggi saturo”. A dirlo l’Assoenologi, l’organizzazione degli enologi italiani. “Nei prossimi tre anni saranno assunti non più di 450 nuovi tecnici, di cui il 50% dovuto al naturale ricambio per pensionamento degli attuali”.
“Oggi, in Italia, operano - spiegano ancora ad Assoenologi - 4.100 enologi ed enotecnici di cui la nostra organizzazione nazionale di categoria ne raggruppa e rappresenta il 95%; il 40% inquadrato con responsabilità decisionali in aziende private o cooperative, il 10% svolge la libera professione, mentre la rimanente percentuale è impegnata con mansioni diverse; il 74% opera nel Centro Nord, ossia dalla Toscana in su. Le donne sono il 6%”.
Le aziende ad un giovane enologo chiedono soprattutto una preparazione di base all’altezza dei tempi ed alle tecnologie, basata principalmente su una conoscenza tecnico/pratica e non solo teorica: quando un giovane enologo entra in cantina, in vigneto, in laboratorio o in ufficio deve “sapere dove mettere le mani”.
In base ad una recente ricerca, fatta da Assoenologi, risulta che, per il 30%, delle aziende è determinante la conoscenza di almeno una lingua straniera, meglio se l’inglese, percentuale che sale all’80% nelle strutture più grandi. Il 60% delle medie aziende chiede la capacità di utilizzare professionalmente il computer, percentuale che arriva fino al 90% per le imprese più grandi.


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