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Categoria: Analisi, ricerche e trend del mercato del vino a cura di WineNews

Montalcino - 05 Ottobre 2007, ore 11:13

Vino biodinamico, che confusione! Lo svela il sondaggio Winenews & Vinitaly, che rivela come il 71% degli enonauti non abbia le idee chiare. La nicchia di “convintissimi” al 15%; gli “scettici” al 14%. Produttori italiani più citati? Gravner e Maule

Vino biodinamico, chi è costui? Se lo chiede la grande maggioranza degli enonauti italiani (71%) che hanno risposto al sondaggio realizzato da www.winenews.it, uno dei siti più consultati dagli amanti del buon bere, in collaborazione con Vinitaly, www.vinitaly.com, evento di riferimento dell’enologia internazionale. Dall’indagine, volta ad esplorare la conoscenza e l’interesse degli appassionati di vino verso questo particolarissimo approccio all’agricoltura e all’enologia, emerge che la confusione sull’argomento regna sovrana. Ma se in molti hanno le idee vaghe, c’è anche una minoranza che conosce a fondo l’enologia biodinamica: il 15% delle risposte svela una nicchia di “convintissimi” che si fidano ciecamente delle etichette “figlie” di Rudolf Steiner, il filosofo austriaco che negli anni ’20 ne fissò i principi fondamentali. Dall’altro lato della barricata si contrappongono gli “scettici” (14%), che liquidano il biodinamico come una pura ciarlataneria.
L’inchiesta sulla biodinamica ha riscosso grande interesse ma meno feed-back di risposte rispetto ad altre tematiche (ne sono arrivate 1.230), sintomo di scarsa familiarità con un argomento così complesso. Scendendo nel dettaglio e sondando sulle caratteristiche che dovrebbero identificare un vino come biodinamico, solo una ristretta minoranza ha le idee chiare. C’è chi crede, sbagliando, che si tratti di un vino ottenuto con uve coltivate con metodo biologico (34%), di un vino che non preveda l’aggiunta di solforosa (14%), di vigneti che vengano allevati senza l’intervento di macchine agricole (7%), di una vendemmia che venga effettuata soltanto quando la luna è crescente (14%), di una fermentazione delle uve effettuata esclusivamente in tini di legno a contatto con l’aria (7%). Solo il 24% di chi ha risposto sa che per i vini biodinamici sia in vigna che in cantina si usano specifici preparati.
Per gli enonauti risulta inoltre piuttosto indistinto il confine tra biologico e biodinamico: l’11% crede che siano la stessa cosa, il 23% ritiene che la biodinamica sia una filosofia che ha impatto solo nei processi senza occuparsi di additivi, mentre il 66% afferma, giustamente, che “il biologico ha come obiettivo l’eliminazione degli additivi chimici, mentre la biodinamica è un approccio olistico all’intero sistema della natura”. Quando poi si tratta di giudicare la bontà dei vini biodinamici, le opinioni sono controverse: secondo chi ha risposto al sondaggio, i vini biodinamici hanno spesso dei difetti (13%), durano meno nel tempo (10%), sono una tipologia inventata per esigenze di marketing (11%). Ma c’è anche chi ritiene abbiano maggiore complessità e personalità (24%), oltre a non avere aggiunte di additivi chimici in vigna ed in cantina (42%).
Passando dalla teoria alla pratica, quasi un appassionato su due - il 54% di chi ha risposto al sondaggio - ha comprato almeno una volta una bottiglia di vino biodinamico: per la curiosità di assaggiare un prodotto diverso dal solito, o perché la biodinamica è ormai un fenomeno cool, a cui viene dato sempre più spazio sui media. Se però si chiede di fare il nome di un produttore italiano di vino biodinamico, solo il 23% è in grado di rispondere, perché non ricorda le etichette che ha assaggiato. I nomi più citati sono in assoluto quelli del friulano Josko Gravner e del veneto Angiolino Maule, ma c’è anche chi ricorda Oasi degli Angeli, Castello di Lispida, Cosimo Maria Masini, Radikon, Bea, Cascina degli Ulivi, Tenuta di Valgiano, Querciabella e molti altri. Interessanti le osservazioni tra le righe degli enonauti: c’è chi sostiene, da una parte, che l’ambiente che ci circonda (aria, acqua e clima) non è più quello in cui vivevano i nostri antenati ed è illusorio sottrarre piccole parcelle di terreno o processi produttivi da fattori immensamente e globalmente più influenti sulla vigna, l’uva, la vendemmia e la vinificazione. E chi ritiene che la biodinamica sia una vera e propria filosofia di vita, un “modus vivendi”, salvifico rispetto ad una società in cui anche l’agricoltura non ha più nulla a che fare con ritmi della natura.
Eleonora Ciolfi

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