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Categoria: NON SOLO VINO

Roma - 21 Aprile 2017, ore 17:06

Etichetta a semaforo: Italia pronta a fare barricate in Europa contro ostacolo pretestuoso alla qualità dei prodotti italiani. Il Governo unisce le forze: altolà di Alfano (Esteri) e Lorenzin (Salute). Coldiretti: criminalizzato made in Italy Doc

Non si arrestano le polemiche sulla famigerata etichetta a semaforo, introdotta dalla Gran Bretagna per guidare i consumatori all’acquisto, consapevole, di prodotti sani, ma rivelatasi presto un ostacolo alle produzioni alimentari del Belpaese: prendendo in considerazione come parametri le calorie, i grassi e gli zuccheri, scatta infatti il disco rosso per prodotti d’eccellenza come la mozzarella di bufala, il Parmigiano Reggiano, il prosciutto di Parma e decine di altri prodotti, mentre la Coca Cola Light, ad esempio, guadagna il disco verde, avendo sostituito lo zucchero con gli edulcoranti. Una vera e propria stortura, che rischia però di venire introdotta anche nel resto dell’Unione Europea, che dovrà però fare i conti con l’Italia, decisa a fare le barricate, come hanno ribadito oggi, dalla conferenza “Contro semafori e protezionismi” sulla tutela del made in Italy agroalimentare di scena alla Farnesina i Ministri direttamente coinvolti nella battaglia: Angelino Alfano, Ministro degli Affari Esteri, Beatrice Lorenzin, ministro della Salute, e Dorina Bianchi, sottosegretario al Turismo, con il Ministro delle Politiche Agricole, Maurizio Martina, che ha già più volte espresso la propria posizione, che ha ribadito anche a Bruxelles.
“L’etichetta a semaforo è una vera aggressione alla qualità del prodotto italiano, un elemento di scorrettezza che può fare dei danni alla nostra economia”. Parola del Ministro degli Affari Esteri, Angelino Alfano, nella conferenza Contro semafori e protezionismi sulla tutela del made in Italy agroalimentare, organizzata alla Farnesina, radunando i ministeri interessati, le organizzazioni agricole e l’industria alimentare. La riunione di oggi ha un carattere soprattutto operativo per mettere a punto una strategia comune. Come Farnesina siamo l’elemento di coordinamento rispetto a questa strategia che stiamo mettendo a punto nelle sedi europee e internazionali”. A tal proposito, Alfano annuncia l’avvio sotto la regia del suo dicastero di una “task force” che riunirà in incontri periodici i Ministeri competenti (Sviluppo Economico, Salute, Politiche Agricole) e le associazioni di settore “per fare il punto della situazione e confrontarsi sulla strategia da portare avanti”.
“C’è la necessità di fare della dieta mediterranea e della cultura dell’alimentazione tipica dell’agroalimentare italiano il nostro primo baluardo”: così la Ministra della Salute Beatrice Lorenzin”. Sono anni - aggiunge il Ministro - che combattiamo una battaglia per portare avanti la cultura della dieta mediterranea come la più salutare al mondo. Questa battaglia si scontra però con un atteggiamento culturale, unito anche all’utilizzo nascosto di dazi sanitari, che vede contrapporsi rispetto alla nostra proposta di cultura della nutrizione proposte semplicistiche come l’etichetta a semaforo sui cibi inglesi”.
“La tutela del made in Italy nell’agroalimentare è fondamentale per lo sviluppo economico e turistico del nostro Paese. Il settore enogastronomico è, infatti, un traino fondamentale per i visitatori stranieri. Pieno sostegno, dunque, alla strategia diplomatica messa in campo dal ministro Alfano per difendere il nostro patrimonio di cibo e vino da storture regolatorie che non renderebbero giustizia alla nostra vastissima biodiversità. Secondo un’indagine Bloomberg, siamo il Paese dove si vive meglio e più a lungo grazie anche alla nostra anche grazie alla dieta mediterranea”. Parole di Dorina Bianchi, sottosegretario al Turismo, sempre a proposito delle etichette a semaforo, che alcuni Stati Europei propongono di introdurre a livello comunitario, sul modello adottato nel Regno Unito.
“L’Italia - aggiunge - è una delle mete enogastronomiche maggiormente apprezzate dal viaggiatore straniero che desidera entrare in contatto con il nostro territorio e le sue tradizioni. Il settore ha visto un trend di crescita notevole dal 2012 ad oggi (+54,8%) e incide sempre di più sulla spesa turistica complessiva dei turisti stranieri in viaggio nel nostro Paese. Il turismo enogastronomico - conclude il sottosegretario - è il settore che cresce di più nel nostro Paese e l’Italia può giocare un ruolo di capofila. La componente legata al cibo e al vino non è solo un segmento turistico interessante ma un aspetto fondamentale e significativo della capacità attrattiva del nostro Paese”.
Presenti anche le associazioni di categoria, a cominciare da Federalimentare: “lavoreremo quindi insieme per correggere il sistema proposto - dice il presidente Scordamaglia - prendendo quello che c’è di buono come ad esempio il riferimento alle porzioni ed eliminando quanto c’è di negativo, come la semplificazione cromatica. Proporremo quindi a Bruxelles uno studio serio per trovare un sistema unico che premi la qualità ed abbia solide ed inconfutabili basi scientifiche”.
Un appello, quindi, alla Commissione Europea, che Scordamaglia invita ad “uscire dalla sua latitanza e ad assumersi le proprie responsabilità promulgando leggi scientificamente fondate e uguali per tutti i Paesi membri”. Un esempio su tutti l’improcrastinabilità di un obbligo comunitario sull’origine della materia prima “altrimenti non si tutela realmente il consumatore italiano come dimostra il decreto latte che lascia fuori il 50% del latte Uht venduto in Italia proveniente da altri Paesi ed oltre il 30% dei formaggi non assoggettati ad alcuna norma perché prodotti da aziende non italiane e quindi non soggetta a tali norme nazionali. Dal canto suo, l’Italia dovrebbe cominciare ad essere più consapevole del valore del suo settore alimentare - conclude Scordamaglia - valore ampiamente riconosciuto all’estero, senza lasciare spazio ad atteggiamenti autolesionisti frutto spesso di un’informazione che privilegia un approccio semplicistico e scandalistico a discapito dell’approfondimento che un settore centrale come quello agroalimentare merita”.
Infine, c’è da registrare la soddisfazione di Agrinsieme per la creazione della task force interministeriale, a cui parteciperanno anche i rappresentanti delle associazioni di categoria agricole agroalimentari, per la tutela del made in Italy. “È un segnale concreto della necessità condivisa di fare sistema Paese e di definire insieme una strategia per rilanciare il nostro sistema agroalimentare - ha detto il rappresentante Agrinsieme, Massimiliano Giansanti, presidente Confagricoltura - è l’unico modo per difendere la qualità, la salubrità e il valore del made in Italy da false informazioni, a cominciare dall’etichetta a semaforo”.
Il coordinamento tra Cia, Confagricoltura, Alleanza delle Cooperative e Agroalimentari e Copagri ha ribadito la propria forte contrarietà a tale sistema. “I sistemi di etichettatura a semaforo, a fronte di una comunicazione apparentemente semplice e intuitiva per i consumatori basata su tre colori, risultano fuorvianti ed ingannevoli, perché inducono il consumatore a considerare il rosso non come un’indicazione di massima, ma come un divieto assoluto al consumo e perché assegnerebbero di fatto ad una bevanda light ricca di edulcoranti, conservanti ed aromatizzanti il semaforo verde e darebbero invece il colore rosso a prodotti come il latte intero o i formaggi, per via del loro contenuto di grassi naturali. Il cibo è un prodotto complesso che non può essere valutato sulla base di un unico o di pochi parametri - conclude Giansanti - e un alimento, inoltre, non può essere considerato in astratto, al di fuori cioè delle caratteristiche soggettive e dello stile di vita di chi l’assume. Privilegiare o isolare un solo criterio, anche se importante, può alla lunga arrecare più danni che benefici”.

Focus - Coldiretti: Semaforo taglia del 20% olio italiano in Uk. Da formaggi a prosciutti criminalizzato ingiustamente made in Italy “Doc”
Sono crollate di 26% le esportazioni di olio di oliva italiano in Gran Bretagna nel 2017 anche per effetto dell’etichetta a semaforo introdotta nel 99% delle catene distributive che criminalizza ingiustamente un prodotto considerato unanimemente elisir di lunga vita. Emerge da una analisi della Coldiretti, su dati Istat, presentata alla Conferenza “Contro semafori e protezionismi” alla Farnesina.
“Le nuove forme di protezionismo sono proprio legate alla moltiplicazione di normative tecniche che di fatto ostacolano la libera circolazione delle merci”, denuncia Marcelli, che sottolinea come “con l’inganno delle etichette a semaforo si rischia di sostenere modelli alimentari sbagliati che mettono in pericolo, non solo la salute dei cittadini italiani ed europei ma anche un sistema produttivo di qualità sostenuto dall’Unione Europea e dalla comunità internazionale, come dimostra il “Bloomberg Global Health Index” per la popolazione maggiormente in salute a livello mondiale che ha classificato l’Italia al vertice tra 163 Paesi.
L’etichetta nutrizionale a semaforo sugli alimenti che si sta diffondendo in alcuni Paesi dell’Unione Europea boccia ingiustamente, spiega la Coldiretti, quasi l’85% in valore del made in Italy a denominazione di origine (Dop) che la stessa Unione deve invece tutelare e valorizzare. Ad essere segnati dal semaforo rosso ci sono tra gli altri, secondo il monitoraggio Coldiretti, le prime tre specialità italiane Dop più vendute in Italia e all’estero, come il Grana Padano, il Parmigiano Reggiano ed il prosciutto di Parma, ma si arriva addirittura a colpire anche l’extravergine di oliva.
“L’Unione Europea deve intervenire per impedire un sistema di etichettatura, fuorviante discriminatorio ed incompleto che finisce per escludere paradossalmente dalla dieta alimenti sani e naturali che da secoli sono presenti sulle tavole - ha concluso il rappresentante della Coldiretti - per favorire prodotti artificiali di cui in alcuni casi non è nota neanche la ricetta”.
L’etichetta semaforo indica, aggiunge la Coldiretti, con i bollini rosso, giallo o verde il contenuto di nutrienti critici per la salute come grassi, sali e zuccheri, ma non basandosi sulle quantità effettivamente consumate, bensì solo sulla generica presenza di un certo tipo di sostanze, porta a conclusioni fuorvianti arrivando addirittura a promuovere cibi spazzatura come le bevande gassate senza zucchero.

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