Roma - 21 Febbraio 2012, ore 15:51
Crescono i consumi e il fatturato dei prodotti biologici in Italia, ma la nuova tassa sui fabbricati rurali acuisce la crisi nei campi. Lo dice la Cia - Confederazione Italiana Agricoltori, che si divide tra i risultati positivi di un comparto che ormai ha conquistato anche scuole e ristoranti e i momenti negativi dell’agricoltura che rischia di veder uscire dal mercato migliaia di imprese.
Il biologico esce dalle mura domestiche e conquista nuovi spazi “pubblici”. Non è più solo una moda di pochi, ma un’abitudine di spesa sempre più condivisa, che dalle cucine “green” si allarga alla ristorazione e alle scuole. Nel 2011 infatti sono cresciuti i ristoranti con menu “bio” (più 24%), ma anche gli agriturismi (più 11%) e soprattutto le mense scolastiche (più 10%). Così l’organizzazione agricola commenta lo stato di buona salute di un comparto che cresce ininterrottamente dal 2006. Leader europeo nella produzione biologica, l’Italia da sola fa il 15% del fatturato Ue e il 5% di quello mondiale. Vale a dire più di 3 miliardi l’anno, una fetta significativa dei 20 miliardi che rappresentano il valore del comparto in Europa e dei 55 miliardi a livello mondiale.
Ma mentre i prodotti biologici continuano a collezionare successi - nel 2011 il settore ha segnato un incremento del 13%, a fronte del calo del 2% dell’alimentare “tradizionale - sui consumi convenzionali grava tutto il peso della crisi, acuito certamente dall’introduzione dell’Imu, la tassa sui fabbricati rurali.
“Ormai è vera emergenza per l’agricoltura italiana - sottolinea il presidente della Cia, Giuseppe Politi preoccupato per la situazione delle campagne - un’impresa agricola su tre è a rischio. I bilanci aziendali sono sempre più “in rosso”. I costi produttivi (soprattutto a causa del caro-gasolio) crescono in maniera preoccupante e con essi gli oneri contributivi e il “peso” asfissiante degli adempimenti burocratici. Nel 2011 più di 20.000 aziende hanno chiuso i battenti. E ora sull’intero settore si sta per abbattere un colpo micidiale: l’Imu per i fabbricati rurali e l’aumento degli estimi catastali per i terreni agricoli previsti dalla manovra del governo Monti. Provvedimenti che rischiano di travolgere migliaia di agricoltori. Ecco perché è assolutamente urgente intervenire per correggere una vera e propria ingiustizia. Siamo, comunque, pronti ad iniziative, a sviluppare una forte mobilitazione sul territorio perché vengano date risposte valide alle esigenze dei nostri produttori”.
“Nelle scorse settimane - aggiunge Politi - abbiamo inviato lettere al presidente del Consiglio, ai leader dei partiti politici, al presidente dell’Anci, manifestando la nostra netta contrarietà alle misure fiscali in agricoltura, soprattutto per quello che concerne l’Imu. D’altronde, il fabbricato rurale, come la stalla, il magazzino, la cascina, è uno strumento fondamentale di lavoro e il bene terra è indispensabile per produrre derrate alimentari. Quindi, non possono avere una tassazione così pesante. Abbiamo sottolineato, dunque, che l’incremento degli estimi dei terreni agricoli e l’Imu sui fabbricati rurali rappresentano - continua il presidente della Cia - una tassazione ingiusta, in quanto si va a colpire strumenti fondamentali per l’attività del produttore agricolo. Sono misure che avrebbero un costo drammatico per le aziende agricole, che già sono oppresse da oneri produttivi, previdenziali e burocratici pesantissimi. Per non parlare degli effetti negativi provocati dall’ondata di maltempo e del blocco dell’autotrasportatore”.
“Negli ultimi dieci anni - conclude il presidente della Cia - oltre 500.000 imprese agricole, in particolare quelle che operavano in zone di montagna e svantaggiate, hanno chiuso i battenti. Il pericolo è che nei prossimi tre-quattro anni, altre 250.000 aziende rischiano di cessare l’attività. Senza interventi mirati sulla fiscalità in agricoltura e misure in grado di ridare slancio al lavoro dei nostri imprenditori agricoli sarebbe una tragedia per l’intero settore”.
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