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Categoria: FOCUS SULL'ALTRO MONDO

Roma - 10 Maggio 2016, ore 15:54

Uk, posto n. 2 del commercio vino mondo... Australia: difficile parità di genere nel mondo del vino... Cina, in testa i vini da Francia e Australia... Nz, più vigneti... Emirates Airline, 2015 acquisti vini per 140 milioni $
di Andrea Gabbrielli

- Uk, al secondo posto del commercio vinicolo mondiale
Secondo i dati presentati nella London Wine Fair, il commercio del vino nel Regno Unito è più che raddoppiato negli ultimi dieci anni e ciò lo rende uno dei paesi più importanti del mondo per il settore. Infatti, ora è il secondo più grande importatore mondiale di vino per volume dietro la Germania ed è il secondo più grande in termini di valore, dietro solo agli Stati Uniti. Tutto ciò significa che la Gran Bretagna importa più vino pro capite di qualsiasi altro dei migliori mercati del mondo. Le cifre fanno parte del Wine Report, prodotto da Wine & Spirit Trade Association (Wsta) e rivelano la complessità e il posizionamento del Regno Unito nell’ambito del settore del vino internazionale.
Il Wine Report, inoltra, riporta che il Paese commercia con 6 continenti e 124 paesi mentre il suo più grande mercato è l’Unione Europea. Il principale motore della crescita nel commercio britannico del vino è il suo crescente predominio nell’attività di import-export. Il report Wsta sostiene che la reputazione del Regno Unito come punto di ingresso nel mercato unico dell’Unione Europea, deriva anche dagli ingenti investimenti negli impianti di imbottigliamento. Miles Beale, amministratore delegato Wsta, ha dichiarato: “la Gran Bretagna è diventata un gigante mondiale del settore del vino e ciò è evidenziato dalla complessità delle reti di import-export. Il Regno Unito è il sesto più grande, e probabilmente il più vario, mercato del vino nel mondo. Ci avvaliamo di 170.000 persone direttamente e altre 100.000 persone nella filiera, inclusi i lavori agricoli, tecnici e stagionali. La Gran Bretagna ha una grande capacità di importare e di confezionare vino nel paese e ciò ci rende un hub chiave per la distribuzione a livello nazionale, ma anche per l’Unione Europea e per il mondo. Il Regno Unito è una delle scelte tra le destinazioni del settore internazionale del vino e per la successiva distribuzione negli altri mercati dell’emisfero settentrionale e della Unione Europea “il vino è bevanda più popolare del Regno Unito, afferma il Report Wsta, con l’equivalente di 30 milioni di persone che bevono vino, più di una persona per famiglia. Sempre il Report rivela anche le prime dieci destinazioni del commercio dei vini del Regno Unito, che mostra continui buoni rapporti con la Francia e gli Stati Uniti e comprende anche i mercati emergenti del vino come Moldavia, Macao, Emirati Arabi Uniti e Brasile. Con il 98% di tutto il vino importato, l’industria ha molto investito nella sua capacità di spedire in containers ciò che è imbottigliato nel suolo britannico. Si stima che i nuovi impianti di imbottigliamento che operano nel Regno Unito confezionino 600 milioni di bottiglie all’anno, con la creazione di migliaia di posti di lavoro e riducendo drasticamente le emissioni di carbonio. L’industria del vino nel Regno Unito genera 17,3 miliardi di sterline, comprese le vendite in valore di 6,6 miliardi di negozi e supermercati e di 4 miliardi di sterline per pub, bar e ristoranti.


- Australia, la difficile parità di genere nel mondo del vino
Un’indagine nazionale per la prima volta ha rivelato lo stato di diseguaglianza di genere nel settore vinicolo australiano, dal punto di vista delle donne. L’inchiesta, la prima di questo tipo nel mondo vinicolo, era specificatamente rivolta alle donne impiegate nel settore alle quali è stato chiesto di esprimersi su quattro questioni fondamentali: stipendio, maternità e figli, comportamenti sessisti, carriera. Il 42% delle intervistate ha messo in evidenza un divario nella retribuzione rispetto ai colleghi maschi, mentre per gli avanzamenti di carriera il 18% (1 a 5) ha dichiarato di non aver avuto pari opportunità. Inoltre, un allarmante 67% (2 su 3) ha sperimentato un comportamento sessista nel posto di lavoro e il 25% ha ricevuto un ingiusto trattamento su questioni riguardanti il congedo di maternità e la cura dei figli.
Jane Thomson, fondatrice Fabulous Ladies’ Wine Society e presidente dell’Australian Women in Wine Awards, ha detto che “il quadro non è per niente impeccabile”. E poi ha proseguito “finora abbiamo sentito degli aneddoti ma ora per la prima volta abbiamo delle prove concrete dei problemi che le donne nel settore del vino australiano si trovano ad affrontare in termini di parità di genere”, ha detto Thomson. “Spesso durante le chat informali con le donne del settore sulle loro esperienze personali, sono state molto meno eloquenti”. Thomson sostiene che c’è una pressione nei confronti delle donne che non devono essere catalogate come quella ragazza che prende posizione o provoca problemi. “Tuttavia, stante la possibilità di segnalare in forma anonima, è stata data una vera dimensione ai problemi”, ha detto. Alle intervistate, infatti, è stata fornita la possibilità di esporre le loro esperienze personali e di condividere le loro storie. Queste esperienze condivise, pur non quantificabili, sono state particolarmente rivelatrici.
Le dichiarazioni anonime includono risposte tipo: “sono stata retrocessa e trattata male per non essere stata in grado di continuare le mie funzioni perché sono rimasta incinta”. “Il general manager ha sempre scherzato a proposito del suo odio per il congedo di maternità e di come le donne hanno la vita facile”. “Ho fatto domanda per un ruolo interno e mi è stato chiesto se avevo pianificato di avere figli, perché non volevano assumere qualcuno che poi sarebbe andato in maternità”; “Quando è stato introdotto un programma di sostenibilità regionale per la viticoltura, è stato suggerito un uomo per l’introduzione del programma e un altro uomo per l’attuazione, in quanto sarebbero stati presi più sul serio”; “Sono stata istruita a non dimostrare emozioni sul posto di lavoro, in caso di arrabbiatura o di forte disaccordo con un collega maschio”.
In Australia a parità del titolo di studio, le donne rappresentano ancora solo il 9% dei produttori e il 10% dei viticoltori. Ma è tutto negativo? Ms.Thomson pensa di no. “Prima di tutto il problema per essere affrontato, ha bisogno di essere pienamente compreso”, ha detto. “Così il lato positivo che viene fuori da tutto ciò è che ora abbiamo dimensionato il problema e, come comunità, siamo in grado di lavorare insieme per trovare soluzioni”.
Fonte: www.winetitles.com.au


- Cina, primo trimestre in testa i vini da Francia e Australia
I nuovi dati doganali relativi alle importazioni di vino in Cina continuano a crescere in volume e in valore nel primo trimestre 2016. I vini australiani e cileni incrementano i volumi, mentre i prezzi medi dei vini francesi stanno significativamente aumentando. Da gennaio a marzo 2016, sono stati importate bottiglie per 107 milioni di litri, per un valore di $ 557 milioni, con + 31% in volume e + 42% in valore rispetto allo stesso periodo del 2015.
Il prezzo medio dei vini in bottiglia importati in Cina è $ 5,19 al litro, con una crescita del 12,3% dal 2015, secondo i dati della dogana. Mentre la fascia alta del mercato cinese continua ad essere rallentata a causa delle misure di austerità del governo, è ampiamente assodato che in Cina i bevitori di vino più giovani e più sofisticati, hanno diversificato verso il rapporto qualità-prezzo ma sempre di vini di buona qualità.
Le principali piattaforme di shopping online, tra cui Alibaba e JD.com, che hanno iniziato ad importare i vini direttamente dai produttori esteri, hanno contribuito al cambiamento. I vini francesi hanno stabilmente la quota maggiore tra i vini imbottigliati importati in Cina. Con aumento del 78%, del valore, anno su anno, stanno entrando in Cina ad un prezzo medio di $ 6,16 al litro, con un aumento del 33,8% rispetto allo scorso anno. Per i vini australiani, nel primo trimestre 2016, crescono del 50,9% a volume e del 50,2% a valore. La Cina ha ormai superato il Regno Unito come il secondo più grande mercato per le esportazioni di vino australiano di valore, secondo i dati ufficiali di Wine Australia.
L’accordo di libero scambio Cina-Australia (ChAFTA) firmato tra i due Paesi lo scorso anno, prevede di abolire gradualmente le tasse d’importazione sui vini australiani entro il 2019. Le importazione di vini cileni e spagnoli, sempre nel trimestre, continuano a crescere in volume e in valore. Tra i primi 10 paesi per importazione, i vini con il prezzo medio più alto ($ 11.4) vengono dalla Nuova Zelanda che sta crescendo in volume e in valore, fornendo così ulteriori testimonianze dell’aumento della richiesta dei consumatori cinesi per i vini di gamma media e premium.
Fonte: www.decanterchina.com


- Nuova Zelanda, vigneti in crescita
L’industria vinicola della Nuova Zelanda continua ad espandersi ed entro il 2018 gli impianti dovrebbero arrivare a 37.542 ettari, rispetto agli attuali 35.463 ettari. Philip Gregan, amministratore delegato di New Zealand Winegrowers, l’associazione dei viticoltori, nel Vineyard Register Report 2015-18 ha detto che le previsioni di crescita (+ 2.079 ettari) sono da considerarsi minime ma si aspetta che la realtà superi le previsioni.
“Sappiamo che ci sono stati acquisti di terreni per i vigneti che non sono stati inclusi in questi dati, e così i numeri sono destinati a crescere ulteriormente”, ha detto Gregan “il settore è in espansione e ciò riflette la domanda dei nostri prodotti sui mercati internazionali”. La più grande area di produzione è Marlborough che avrà 25.119 ettari di vigneto entro il 2018, seguita dalla Hawke’s Bay (4938 ettari), Otago (1967 ettari), Gisborne (1.447 ha), Waipara (1.239 ha), Wellington / Wairarapa (1.026 ha) e Auckland (351 ha). Negli Usa, riferisce Shanken Daily News, tre etichette neozelandesi sono entrate nella top ten della categoria premium wine sopra $ 10. Si tratta di Kim Crawford, arrivato 2°, seguito da Oyster Bay al 7° e poi da Nobilo 8° posto. Commercializzato dalla capogruppo Constellation Brands, Kim Crawford vende negli Usa quasi 1 milione di casse. Rob Sinclair, senior vice-president marketing di Constellation, ha affermato che gli Stati Uniti sono il più grande mercato del vino al mondo, ma la Nuova Zelanda rappresenta solo il 2% dei consumi.
“Le persone si innamorano dei vini Nuova Zelanda con il Sauvignon Blanc ma sono in buona crescita anche con pinot nero, pinot grigio e chardonnay. La cosa buona degli Usa è che rappresenta il mercato con il prezzo più alto per i nostri vini” ha detto Sinclair. Il Vineyard Register Report 2015-18 mostra che il Sauvignon Blanc continuerà a dominare gli impianti, passando da 20.497 ettari del 2015 a 21.901 ettari nel 2018.
I prossimi incrementi di uve bianche entro il 2018 saranno chardonnay (3303 ettari), seguite da pinot gris (2579 ha). Il riesling rimarrà costante a 765 ettari mentre i vigneti di Gewürztraminer e Viognier sono destinati a calare un po’. Il Pinot nero guida il settore vino rosso, con una previsione di 5768 ettari di impianti entro il 2018, seguito da merlot (1.327 ha), Syrah (450 ha) e Cabernet Sauvignon (280 ha). Per regione, la più grande dimensione media di vigneto si trova a Marlborough a 1.021 ettari, Hawke’s Bay (254 ha), Otago (216 ha) e Wellington/Wairarapa (118 ha).
Fonte: www.stuff.co.nz


- Emirates Airline, nel 2015 acquistati vini per $ 140 milioni
Emirates Airline, una delle compagnie più prestigiose del mondo con sede a Dubai, nel 2015 ha acquistato oltre 13 milioni di bottiglie di vino per un valore di $140 milioni - più del doppio del valore degli acquisti di vino rispetto al 2014 e segnando un record. La compagnia l’anno scorso ha acquistato vini della Nuova Zelanda per un valore di quasi US $ 2 milioni, così come 4 US $ milioni di vini australiani. L’aumento degli investimenti di Emirates nel vino è una risposta all’espansione delle rotte della compagnia aerea e riflette il suo impegno per offrire ai clienti i migliori prodotti possibile. Nel 2015, i clienti di Emirates hanno consumato 11,4 milioni di bottiglie di vino in tutte le classi e da sola la Economy Class ha assorbito 10 milioni di bottiglie monodose. Con un aumento del 27% rispetto all’anno precedente, quando in tutte le classi erano state consumate 9 milioni di bottiglie di vino.
“In ogni aspetto della nostra attività, il nostro obiettivo è di fornire la migliore esperienza per i nostri clienti e abbiamo curato un programma per il vino che riflette questa promessa. Nel corso degli anni, abbiamo costruito un programma per il vino che ha raccolto l’interesse delle cantine più esclusive del mondo, e siamo orgogliosi del fatto che le nostre carte dei vini siano paragonabili a quelle che si potrebbe trovare in un ristorante di alto livello, nelle migliori città del mondo”, ha detto Sir Tim Clark, Presidente, Emirates Airline. E poi ha aggiunto: “molti dei nostri clienti hanno espresso la loro sorpresa e la soddisfazione per la varietà e per la qualità dei vini che Emirates offre a bordo, e si chiedono come mai riusciamo a procurare tali annate rare o esclusive La risposta è pianificazione a lungo termine e investimenti”.
Al centro della strategia sul vino di Emirates c’è un approccio unico con l’acquisto di vini eccezionali en primeur, cioè anni prima che vengano immessi sul mercato, e quindi permettendo a queste annate di maturare e raggiungere il loro potenziale, prima di essere servite a bordo. Mentre la maggior parte delle compagnie si riforniscono dei vini attraverso intermediari o gare, il team di intenditori di vino di Emirates ha costruito rapporti diretti con alcune delle più prestigiose aziende vinicole del mondo per selezionare e acquistare i vini più esclusivi e rari per i propri clienti.
Dal 2006, Emirates ha investito US $ 690 milioni sul vino, alcuni dei quali saranno pronti da bere nel 2025. La cantina Emirates è la più grande di qualsiasi altra compagnia aerea e attualmente immagazzina 2,2 milioni di bottiglie di vini pregiati. Basti pensare ai 70 differenti Champagne, vini e Porto offerti sui suoi voli, in un giorno medio, in tutte le classi e in tutta la sua rete internazionale di oltre 150 destinazioni. Solo dalla regione del Corton-Charlemagne Grand Cru, considerato tra i migliori vini bianchi di Borgogna, Emirates nel 2015 ha acquistato 2.000 casse, pari al 10% della produzione totale della regione. Recentemente alla sua cantina si sono aggiunti dei vini italiani come il Solaia e Ornellaia per la prima classe e il Super Tuscan Tignanello che verrà aggiunto all’offerta Business Class nei prossimi anni.
Fonte: www.voxy.co.nz

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