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Il Meglio dell'Edicola

31 Marzo 2017, ore 18:00

Il Sole 24 Ore
Una governance duale per Ferrero Grandi gruppi. Il colosso di Alba annuncia un nuovo modello di governo: Giovanni presidente esecutivo e Lapo Civiletti amministratore delegato... Lerede della famiglia si occuper di strategie e acquisizioni, il manager di tutta la gestione... Torino. Il Gruppo Ferrero vara un nuovo modello di governance e si proietta verso una fase di espansione. Giovanni Ferrero diventa Executive Chairman, un predidente con un molo chiave in tema di strategie, nuovi mercati, Merger and Acquisition Lapo Civiletti, manager del Gruppo da oltre dieci anni, diventa Ceo del Gruppo, mantenendo il ruolo di responsabile per il mercato europeo. Il tema sul tavolo chiaro, gi nella nota diffusa dal Gruppo dopo la comunicazione della nuova organizzazione ai propri dipendenti: Rafforzare la propria capacit competitiva sui mercati mondiali del cioccolato e del settore dolciario e accelerare il proprio percorso di crescita. Il gigante di Alba ha raddoppiato il suo fatturato negli ultimi dieci anni - da 5,3 miliardi del 2005/2006 ai 10,3 miliardi consolidati al 31 agosto scorso - grazie ad una crescita sostanzialmente di mercato, fatta di aumenti di ricavi, volumi crescenti e nuovi mercati. La fase delle acquisizioni in realt si aperta soltanto due anni fa e tra laltro due delle quattro aziende entrate nella galassia Ferrero negli ultimi sei mesi - la belga Delacre (biscotti) e lamericana Fannie May (cioccolato) - non sono ancora consolidate in bilancio. Ferrero dunque spinge lacceleratore su espansione e nuovi mercati, il cambio di governance va in questa direzione. Allo stesso tempo c da aspettarsi che in futuro il Gruppo possa mettere le mani su una preda pi importante di quelle finora acquisite - tra gli addetti ai lavori circola il riferimento a Lindt- per fare un nuovo salto dimensionale e scalare la classifica dei produttori nel settore del cioccolato che vede Ferrero al terzo posto nel mondo. Da un lato dunque le dimensioni e la possibilit di una crescita dimensionale, veicolata dalle acquisizioni oltre che dal mercato. Dallaltro lato lespansione su mercati chiave come quello americano, sicuramente il pi importante per il futuro sviluppo del Gruppo, e anche il pi competitivo. Oggi i principali mercati della Ferrero restano quelli europei, Germania, Francia, Italia. In Europa il gruppo realizza circa i due terzi dei suoi ricavi, tra dieci anni il peso di America e Asia potrebbe essere maggiore. Il nuovo assetto di governance sar operativo a partire dal primo settembre 2017 e si baser su funzioni chiave e ruoli strategici nel medio e lungo periodo che riporteranno direttamente allExecutive Chiarman. Il nuovo ceo, invece, guider tutte le attivit volte al raggiungimento dei risultati di breve e medio termine. In passato il gigante di Alba ha avuto altri amministratori delegati al di fuori della famiglia. Il passaggio alla terza generazione Ferrero si compie negli anni Novanta con il molo di Ceo affidato nel 1997 a Giovanni e Pietro Ferrero, scomparso nel 2011. Il nuovo modello di governance annunciato ieri arriva allinterno di una Ferrero che , nei numeri, una realt completamente diversa rispetto a quel periodo, sia per dimensioni economiche che per struttura industriale e presenza sui mercati internazionali. Si tratta di un passo fondamentale che fa leva sul "meglio dei nostri mondi": la qualit delle nostre persone, la nostra eccellenza manageriale e la nostra imprenditorialit distintiva, combinazione perfetta per il successo sottolinea Giovanni Ferrero. Modello imprenditoriale e manageriale insieme, dunque, con una serie di ruoli ben identificati che riportano direttamente allExecutive Chairman: oltre a Lapo Civiletti, lambasciatore Francesco Paolo Fulci (Head of Institutional Affairs), Briano Olivares ( Head of Strategic R&D), Aldo Uva (Head of Open Innovation) e Marco Borghesi (Chief Strategy Officer). LExecutive Chairman inoltre presiede i Board/Comitati del Gruppo. Sono certo che Lapo Civiletti garantir la continuit nel raggiungimento dei risultati di business e supporter in modo efficace il Gruppo nei propri piani di crescita ha sottolineati Giovanni Ferrero esprimendo la totale fiducia nel nuovo amministratore. Al ceo riportano direttamente Giuseppe Addezio, Chief Human Resources and Organization Officer, Patrick Baubry, Sales Business Development, Marco Capurso, Chief Business Officer Area Emerging (Cina, India, Medio Oriente e Africa, Asia Pacific), Giuseppe DAngelo, Chief Business Officer Area International (Regno Unito, Nord, Centro e Sud America, CIS), Jorge de Moragas, Chief Financial Officer, Michele Ferro, Chief Industrial and Supply Officer, Fabrizio Minneci, Chief Legal Officer, Briano Olivares, Chief Global Brand Officer, Aldo Uva, Chief Operating Officer Strategic Business Units.
Autore: Filomena Greco


31 Marzo 2017, ore 18:00

Il Sole 24 Ore
Lestero vale 185% del fatturato Le strategie. Quattro acquisti in due anni per consolidare la leadership sui mercati globali dellalimentare... Milano. La crescita di Ferrero trainata dai mercati internazionali e dallo shopping di aziende. Lanno scorso il colosso di Alba ha realizzato sui mercati esteri 8,7 dei 10,3 miliardi totali di fatturato. Compresi gli 1,05 miliardi prodotti e esportati dallItalia. Un aiutino arrivato anche dalle acquisizioni, strategia inaugurata recentemente da Giovanni Ferrero. A met marzo stata rilevata lamericana Fannie May, con in dote 80 negozi e uno stabilimento con 750 addetti: la quarta acquisizione in poco pi di due anni, dopo la turca Oltan (strategica per la produzione di nocciole), linglese Thorntons (cioccolato) e la belga Delacre, specializzata nei biscotti gourmet. Non grandi aziende (eccetto Oltan) ma piccole e medie posizionate in target specifici di mercato. In una delle sue rare apparizioni pubbliche, durante Expo Milano 2015, Giovanni Ferrero disse: In passato la crescita stata solo affidata a crescita organica. Ogni generazione deve esplorare nuove frontiere e possibilmente portarsi oltre le colonne di Ercole. E poi Mister Nutella aggiunse: Da due mesi siamo saliti sul podio dei produttori mondiali di cioccolato, siamo terzi, un fiore allocchiello per lItalia. Il leader mondiale del cioccolato rimane Mondelez (ex Kraft), seguito dallinglese Mars e quindi da Ferrero, prima del colosso svizzero (ma generalista) Nestl. Ma come e dove procede la crescita globale di Ferrero? Nellultimo bilancio consolidato di Ferrero International riportato (ma senza dettagli) che nellanno fiscale 2015/16 (chiusura al 31 agosto) le vendite di prodotti finiti sono aumentate in Germania, Polonia, Spagna e Francia mentre lItalia rimasta piatta. La Turchia ha registrato un balzo significativo mentre gli Stati Uniti e il Messico hanno realizzato lincremento pi elevato delle vendite. E i prodotti guida sono ancora quelli storici: Nutella, Rocher, Kinder surprise, Kinder boy, Kinder bueno e Tic tac. Le aspettative di crescita pi significativa si appuntano su Cina, Messico, Turchia, India e Indonesia.
Autore: Emanuele Scarci


30 Marzo 2017, ore 10:26

Panorama
Vino, nellanno record c poco da brindare LItalia si conferma primo produttore mondiale. Grazie anche allexploit degli spumanti. Ma burocrazia e scarsa promozione allestero rischiano di danneggiare i nostri calici... Alla vigilia del 51 esimo Vinitaly, che si tiene a Verona dal 9 al 12 aprile, il mondo del vino italiano fa i conti con un 2016 da record. Probabilmente destinato a migliorare la performance del 2015, quando secondo la Coldiretti ha fatturato 9,7 miliardi con 1,3 milioni di addetti. Ma costretto a interrogarsi sul futuro e sugli impedimenti burocratici che ne minano le potenzialit. Mentre il ministro Maurizio Martina preferisce impegnarsi nelle primarie del Pd, dov il braccio destro di Matteo Renzi. Secondo le prime proiezioni dellOrganizzazione internazionale della vigna e del vino (Oiv) , lanno scorso lItalia si confermata prima produttrice mondiale con 48,8 milioni di ettolitri davanti a Francia (41,9) e Spagna (37,8). Al massimo storico lexport, salito - secondo lIstat - a 5,582 miliardi di euro + 4,4 per cento) e trainato dalle bollicene ( + 22 per cento) a 1,2 miliardi. Proprio lexploit degli spumanti fa temere un rallentamento questanno. Anche perch sul fronte della promozione allestero del vino italiano i nostri produttori rischiano di gareggiare con una gamba legata. Dei circa 23 milioni destinati alla promozione ne sono stati assegnati pi o meno 13,5 sottolineano in Confagricoltura perch le diverse anomalie riscontrate nella prima graduatoria delle aziende che hanno diritto ai contributi hanno spinto diversi esclusi a ricorrere al Tar. La seconda tornata di udienze sui ricorsi fissata per il 5 maggio. Siamo pressappoco a met dellanno e quindi esiste il rischio di pregiudicare le attivit di promozione allestero. Nel frattempo il ministero non d risposte concrete. I 52 mila produttori italiani si trovano di fronte un altro ostacolo: la smaterializzazione dei registri aziendali. Dal primo gennaio in vigore ladozione di un registro telematico al posto di quelli cartacei spiegano ancora in Confagricoltura un sistema mirato a evitare frodi che per ha adottato solo lItalia mentre lEuropa rimane fedele al vecchio schema. Un sistema adatto alle grandi realt ma che complica la vita, e costa tanto, ai piccoli produttori che spesso vivono in aree dove non arriva la banda larga e devono rivolgersi a professionisti esterni. Nel frattempo la Pubblica amministrazione, che doveva allestire un insieme di procedure e programmi per venire incontro alle esigenze dei produttori, non lo ha ultimato e ha deciso un periodo di accompagnamento che per scade il 30 aprile. E dopo? Un altro ostacolo arriva da Bruxelles [aie vuole imporre le etichette nutrizionali anche per il vino. Un costo notevole per il produttore con un effetto nullo sulla protezione dei consumatori, perch il vino diverso dagli altri prodotti, protesta il mondo vinicolo italiano. In vana attesa di un sostegno dal ministero.
Autore: Pietro Romano


30 Marzo 2017, ore 10:25

Il Sole 24 Ore
La sfida in Usa e Cina e il rilancio dei territori Il caso. I piani di sviluppo sui mercati internazionali con politiche di brand... Creare valore, soprattutto allestero, per il vino made in Italy. il principale obiettivo del mondo produttivo italiano secondo quanto emerso a Milano nel corso della tavola rotonda alla scuola di dirigenti dazienda della Bocconi. Un incontro nel corso della quale esponenti della filiera vitivinicola hanno discusso i risultati della ricerca effettuata dal Wine Management Lab di Sda Bocconi proprio sulle leve per lo sviluppo del vino italiano. Lindagine ha esplorato (in collaborazione con lIce) il posizionamento del vino italiano in 21 Paesi attraverso lopinione di 170 tra importatori esteri e distributori e ha cercato di mettere a fuoco gli orientamenti strategici di 500 produttori italiani. Incrociando i dati delle due survey sono emerse tre chiare linee dazione - ha spiegato il docente della Sda Bocconi, Armando Cirrincione - : per il futuro del vino italiano bisogna puntare sulla variet, intesa come differenziazione dofferta e non solo come vitigni autoctoni, sul lifestyle indicando il vino sempre meno come bevanda e sempre pi come esperienza di consumo fine e infine occorre valorizzare il legame con il turismo enogastronomico. Tutti elementi che Cirrincione ha sintetizzato in un esempio I consumatori sono disposti a riconoscere un differenziale di prezzo a un caff in piazza San Marco a Venezia rispetto a quello consumato in un qualsiasi bar. E questo perch rendere unica lesperienza di consumo pu diventare un vero moltiplicatore di valore. Alcuni pi che proporre linee strategiche pensano a concentrarsi sulle azioni. Innanzitutto le due aree sulle quali scommettere - ha aggiunto il presidente dellUnione italiana vini, Antonio Rallo - sono gli Usa (primo mercato al mondo) e la Cina (unico paese con consumi in crescita a doppia cifra). Sul fronte delle azioni vedo bene esperienze come quella della Doc Sicilia, ovvero un brand vassoio nel quale coabitano e collaborano marchio territoriale pi ampio e sottozone pi ristrette, etichetta di origine e brand aziendale: in quattro anni la Doc Sicilia cresciuta del 60%. Non manca chi scommette su una strategia differenziata per mercato. Appena il 5% dei cinesi ha il passaporto e meno del 2% stato in Italia - ha detto il presidente dellIce, Michele Scannavini - inutile fornire loro troppe informazioni su un paese che neanche sanno dove sia. Bisogna comporre un mix di strategia di base in Cina e promozione evoluta negli Usa dove abbiamo invece bisogno di recuperare il gap di prezzo coni concorrenti francesi. Dobbiamo essere capaci di mettere insieme identit di marca, valore simbolico dei territori e rapporto qualit/prezzo.
Autore: Giorgio dellOrefice


30 Marzo 2017, ore 10:25

Il Sole 24 Ore
La sfida in Usa e Cina e il rilancio dei territori Il caso. I piani di sviluppo sui mercati internazionali con politiche di brand... Creare valore, soprattutto allestero, per il vino made in Italy. il principale obiettivo del mondo produttivo italiano secondo quanto emerso a Milano nel corso della tavola rotonda alla scuola di dirigenti dazienda della Bocconi. Un incontro nel corso della quale esponenti della filiera vitivinicola hanno discusso i risultati della ricerca effettuata dal Wine Management Lab di Sda Bocconi proprio sulle leve per lo sviluppo del vino italiano. Lindagine ha esplorato (in collaborazione con lIce) il posizionamento del vino italiano in 21 Paesi attraverso lopinione di 170 tra importatori esteri e distributori e ha cercato di mettere a fuoco gli orientamenti strategici di 500 produttori italiani. Incrociando i dati delle due survey sono emerse tre chiare linee dazione - ha spiegato il docente della Sda Bocconi, Armando Cirrincione - : per il futuro del vino italiano bisogna puntare sulla variet, intesa come differenziazione dofferta e non solo come vitigni autoctoni, sul lifestyle indicando il vino sempre meno come bevanda e sempre pi come esperienza di consumo fine e infine occorre valorizzare il legame con il turismo enogastronomico. Tutti elementi che Cirrincione ha sintetizzato in un esempio I consumatori sono disposti a riconoscere un differenziale di prezzo a un caff in piazza San Marco a Venezia rispetto a quello consumato in un qualsiasi bar. E questo perch rendere unica lesperienza di consumo pu diventare un vero moltiplicatore di valore. Alcuni pi che proporre linee strategiche pensano a concentrarsi sulle azioni. Innanzitutto le due aree sulle quali scommettere - ha aggiunto il presidente dellUnione italiana vini, Antonio Rallo - sono gli Usa (primo mercato al mondo) e la Cina (unico paese con consumi in crescita a doppia cifra). Sul fronte delle azioni vedo bene esperienze come quella della Doc Sicilia, ovvero un brand vassoio nel quale coabitano e collaborano marchio territoriale pi ampio e sottozone pi ristrette, etichetta di origine e brand aziendale: in quattro anni la Doc Sicilia cresciuta del 60%. Non manca chi scommette su una strategia differenziata per mercato. Appena il 5% dei cinesi ha il passaporto e meno del 2% stato in Italia - ha detto il presidente dellIce, Michele Scannavini - inutile fornire loro troppe informazioni su un paese che neanche sanno dove sia. Bisogna comporre un mix di strategia di base in Cina e promozione evoluta negli Usa dove abbiamo invece bisogno di recuperare il gap di prezzo coni concorrenti francesi. Dobbiamo essere capaci di mettere insieme identit di marca, valore simbolico dei territori e rapporto qualit/prezzo.
Autore: Giorgio dellOrefice


30 Marzo 2017, ore 10:24

Il Sole 24 Ore
Vino, boom per lalto di gamma Alimentare. Analisi Pambianco sui bilanci delle aziende: redditivit maggiore nella fascia pi elevata... In un mercato ipercompetitivo la qualit la vera discriminante... Le grandi aziende del vino crescono quasi il doppio rispetto alle piccole e, soprattutto, hanno una redditivit tripla La conclusione di Pambianco strategie di impresa che, in un mercato ipercompetitivo per creare valore necessario puntare verso la fascia alta di mercato, ma ci richiede altissima qualit, comunicazione mirata, distribuzione internazionale e risorse finanzia-rie. E quando queste non ci sono si pu pensare ad alleanze e partnership con soci forti, com accaduto nel 2016 nei casi di Biondi Santi acquisita dal gruppo francese Epi, Sella&Mosca da Terra Moretti, Tenuta San Giorgio da ColleMassari e Canevel rilevata da Masi della famiglia Boscaini. La ricerca di Pambianco sulle performance del business del vino (in Italia il primo settore dellalimentare con 5,5 miliardi di export) ha analizzato i bilanci di un campione di 171 aziende che nel 2015 ha realizzato un fatturato totale di 6,2 miliardi di euro. La crescita media dei ricavi stata del 5,2% e quella dellEbitda del 10,4%. Dalle 171 aziende sono state estratte quelle della fascia alto di gamma: sono 48 e nel 2015 hanno registrato un fatturato di 1,25 miliardi con una crescita de17,8%. Si tratta delle cantine pi rinomate (con tutti i loro marchi), tra le quali Antinori, Frescobaldi, Ruffino, Lunelli, Banfi, Masi, Fontanafredda, Terra Moretti, Berlucchi, Ca del Bosco. Le aziende di fascia media sono pi numerose 123 e nel 2015 hanno realizzato un fatturato di 4,96 miliardi, in crescita de14,6%. Quindi la crescita dei ricavi delle aziende Top di gamma del 7,8% contro i1 4,6% di quelle di fascia media. La differenza maggiore per sta nellEbitda: le cantine Top hanno registrato unincidenza dellEbitda sui ricavi del 23,1%, quelle di fascia media un pi modesto 7,2%. Se poi confrontiamo - osserva Carlo Pambianco - le cantine Top 10 per fatturato notiamo che lEbitda di queste ancora pi elevato, oltre il 27%, rispetto a quello di tutte le aziende di fascia alta. Fuoriclasse del vino la Tenuta di San Guido con il famoso marchio Sassicaia: fattura 27 milioni con un Ebitda di oltre il 55%, il pi elevato in assoluto, e un utile di 10 milioni. Puntare sullalto di gamma possibile - interviene Lamberto Frescobaldi, presidente del gruppo omonimo toscano - ma servono grandi conoscenze e tecnici di valore. Ovviamente servono anche ingenti capitali. La sfida del valore pi che mai attuale per il vino italiano che, a parit di quantit, realizza poco pi della met del fatturato del vino francese. In realt - obietta Frescobaldi - se scorporiamo lo champagne e contiamo solo i vini fermi, i valori tra Italia e Francia si avvicinano. In generale, sono ottimista sulle performance future del vino italiano: i Millenials e le generazioni successive hanno meno conoscenze e preconcetti. Sono quindi pi reattivi a cogliere i valori del nostro vino. Nel 2016 il gruppo Frescobaldi ha realizzato ricavi superiori ai 100 milioni (dai 95 milioni dellesercizio precedente) e oltre 11 milioni di bottiglie, uno in pi del 2015.
Autore: Emanuele Scarci


29 Marzo 2017, ore 15:42

Quotidiano Nazionale/La Nazione
Liberatore lascia il Gallo Nero per Valortalia Firenze: Fulmine a ciel sereno sul Vigneto Toscana, e in particolare in casa del Chianti Classico. Giuseppe Liberatore lascia dopo 25 anni lincarico di direttore generale del Consorzio che ha come simbolo il Gallo Nero, per ricoprire lincarico di consigliere delegato al dipartimento del regolamentato e del gestionale in seno a ValorItalia, societ fondata nel 2009 per controllare i vini a denominazione e a indicazione geografica. In pratica, sar il certificatore del lavoro che ha avviato e portato a compimento in 25 anni. Una notizia piombata allimprovviso nel mondo del vino. Le sue dimissioni sono datate luned, e malgrado il direttivo del Consorzio le abbia respinte, il direttore ha ribadito la sua scelta. Nulla di traumatico, nessuna rottura. E stata una decisione sofferta, ma dopo 25 anni di proficuo lavoro ho sentito il bisogno di trovare altri stimoli professionali, il suo commento a caldo. Molisano, 60 anni, laurea in agraria e una passione per la musica classica, Liberatore lascia anche la carica di vicepresidente di Federdoc. E lascia un mondo, quello del Chianti Classico, che ha contribuito a vedere crescere fino ai livelli attuali di vendite e qualit. Lo salutiamo con la garanzia che la sua opera sar valorizzata al meglio, dice il presidente del Consorzio, Sergio Zingarelli. Che ha tempo fino a luglio per scegliere il successore.
Autore: Paolo Pellegrini


29 Marzo 2017, ore 15:40

Italia Oggi
Geneagricola e la strategia del 3 Tre le coordinate della holding agricola di Generali: pi qualit, precision forming, sicurezza... Tre gli asset: pi vitivinicolo, colture erbacee e allevamenti... Vitivinicoltura di qualit, agricoltura di precisione e sicurezza. Sono i tre capitoli sui cui sta investendo Genagricola, la holding agroalimentare del gruppo Generali Italia, cui fanno capo 25 aziende agricole (una anche in Romania) per 13 mila ettari destinati alle colture erbacee e 900 ettari a vigneto e un fatturato 2016 di 47 mln euro. Delle tre specializzazioni di Genagricola: vitivinicoltura, colture erbacee e allevamento, la prima quella che le consentir di crescere in termini di fatturato. Gi nel 2016, con una produzione di 4 mln bottiglie, ha contribuito per il 30% alla formazione del fatturato e ha messo a segno una crescita del 10%, di cui 111% sul mercato italiano e il 7% su quelli esteri. Finora, dichiara a ItaliaOggi Alessandro Marchionne, amministratore delegato di Genagricola, nella divisione vitivinicola abbiamo lavorato sul fronte agronomico, virando da una viticoltura di quantit a una di qualit, potenziando la divisione con lacquisizione, a fine 2015, della tenuta Costa Arnte in Valpantena, nel cuore dellareale di produzione dei vini Amarone, Valpolicella e Ripasso. E migliorando le nostre tecniche enologiche, grazie alla collaborazione con Riccardo Cottarella, che ha formato per noi tre giovani enologi. Questa prima parte del lavoro s concretizzata in due nuove gamme di vini deccellenza che Genagricola presenter al prossimo Vinitaly: quelli della tenuta Costa Arnte e quelli della tenuta rumena di Dorvena, da vitigni sia autoctoni, Feteasca Neagra e Regala, sia internazionali, Pinot Nero e Grigio. Per il futuro, prosegue Marchionne, abbiamo per un piano di sviluppo sullestero molto pi veloce che in Italia, che passer dal rinnovo della squadra di export manager, che penso potremo presentare al Vinitaly. Pi in generale, da azienda agricola fra le pi grandi dItalia, Genagricola ha lambizione dessere desempio per gli imprenditori agricoli italiani. Abbiamo adottato una metodologia di controllo di gestione nuova nel primario, spiega Marchionne, calcoliamo il conto economico per singola coltura. E importante per lequilibrio economico, soprattutto quando si producono commodities, attivit in cui oggi imprescindibile specializzarsi in pi colture diverse, possibilmente anticicliche. Consistenti sono gli investimenti di Genagricola in tecnologie per lagricoltura di precisione e nel migliorare la sicurezza del lavoro: sfiorano il 20% del fatturato. Per autofinanziarsi la holding agroalimentare del Gruppo Generali sta infine attuando un piano di riordino degli asset aziendali. Ha per esempio ceduto la gestione dello spaccio di vendita delle mozzarelle di bufala presso il suo caseificio di Caorle, terziarizzer la logistica dei vini e ceder parti o intere tenute non strategiche in Lazio o immobili agricoli in disuso, facendo cassa e finanziando cos lacquisto di nuove tenute vitivinicole di pregio.
Autore: Luisa Contri


29 Marzo 2017, ore 15:39

Corriere della Sera
La guida del Corriere torna in edicola con una novit: la classifica delle 100 bottiglie che meglio raccontano il territorio In questi anni di crisi, una cosa almeno va bene: il vino italiano ha battuto ogni record storico desportazione, la voce pi importante dellexport agroalimentare. Brindiamo dunque nei lieti calici. La parola una delle pi spremute e spesso si dimentica che il vino cultura, tradizione, rito. Ogni vino la sua terra, la sua storia, il suo clima ma anche gli abitanti della campagna, i prodotti che gli nascono attorno. Il vino segno di unidentit che nasce dal rispetto delle variet, linguaggio, cerimonia: il suo miracolo sta proprio nellatto del ricordare, del legarsi a una radice. La verit che cerchiamo nel vino soltanto la nostra verit. Limportanza del contesto... Da anni, Luciano Ferraro, caporedattore del Corriere della Sera e curatore del blog DiVini e il sommelier Luca Gardini raccontano storie di vini e di vignaioli. Questanno il loro prezioso libro dedicato a I migliori 100 vini e vignaioli dItalia 2017 (Edizioni del Corriere della Sera). Non facile raccontare il vino, ma Ferraro e Gardini non sono mai venuti meno a un insegnamento di Luigi Veronelli. Dietro ogni bottiglia c una vita, ci sono passione e dedizione, ci sono anni e anni di sacrifici per ottenere un prodotto speciale e altrettanti di sforzi e tormenti per farsi conoscere. C una parte del libro, molto interessante, dedicata alla storia della vite e ai principali vitigni coltivati in Italia. Infatti, una delle nozioni chiave della cultura del vino quella di terroir: un grande vino va giudicato per le sue caratteristiche individuali ma soprattutto nel suo insieme, come espressione di un preciso territorio. Il vino la sua terra, la sua storia, il suo clima ma anche gli abitanti, le case, i prodotti che gli nascono attorno. Nel terroir, nellambiente di coltivazione, il vitigno esalta le sue propriet genetiche in modo ottimale. Questo il pregio principale del libro: pi che il vino si tenta di individuare la coscienza del vino. Poi i gusti sono gusti: sfogliandolo ho trovato vini che conosco e apprezzo e non ne ho trovati altri che, a mio modesto parere, meriterebbero leccellenza. Ma, ripeto, limportanza dei migliori cento sta nel considerare il vino come segno di civilt, giusto per ripetere il celebre Sonetto al vino di Jorge Luis Borges: Vino, insegnami come vedere / la mia storia / quasi fosse gi fatta / cenere di memoria. Scrivono gli autori: Negli ultimi 10 anni i grandi vini italiani hanno abbandonato lapparenza fatta di potenza e di concentrazione. I vini macho, pieni di vigore ma tendenti ad assomigliarsi anche per compiacere il gusto dominante, appartengono al passato. Sono emerse tendenze diverse, come la pratica biodinamica o gli orange wines. Ma di sicuro un dato comune la reazione ai vini muscolosi in favore di vini pi bevibili e pi autentici. proprio lautenticit, dei vignaioli e delle storie e dei loro vini, che vogliamo raccontare. Storie, evoluzioni, longevit. Per la prima volta la guida, oltre alla consueta carrellata di vignaioli (28 i nuovi ingressi) offre una classifica di 100 vini, comprese le pi recenti uscite della primavera 2017, scelti proprio con il criterio dellautenticit e della bevibilit. In difesa delle cose preziose... Vino, insegnami come vedere la mia storia... Quando sfoglio un buon libro enoico, mi torna in mente la rilettura biblica che Mario Brelich ha fatto dellinvenzione del vino da parte di No: Il miracolo del vino sta proprio nellatto del ricordarsi. In quella camera mantenuta sempre a temperatura costante e illuminata dalla stessa luce che la superficie della nostra coscienza, con la divina epifania del vino sembra si aprano improvvisamente nuove finestre, entrino e si spandano profumi nuovi e da tempo esiliati, e fasci di luce daltissima potenza irrompano negli angoli pi remoti, rendendo visibili cose completamente dimenticate (da II navigatore del diluvio). Se lintento de I migliori 100 vini e vignaioli dItalia 2017, peraltro del tutto condivisibile, quello di raccontare cosa c dietro al bicchiere, lanima e il cuore dei vignaioli, vorrei ripetere un appello lanciato anni fa, ma del tutto inascoltato. Per il rispetto che si deve alla bottiglia, i camerieri degli chef stellati (ma anche no) devono smettere di rabboccare di continuo il bicchiere. Lo fanno per venderti una bottiglia in pi? Mi pare poco elegante. Tocca al commensale versarsi da bere: secondo le sue esigenze, nel rispetto della sacralit del gesto. E poi, per nessuna ragione al mondo, si deve versare vino su vino. Ogni bottiglia unica, diversa dalle altre. Questo ci suggerisce il libro di Ferraro e Gardini. Questo andrebbe fatto, in difesa delle cose preziose.
Autore: Aldo Grasso


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sereno Torgiano:
Torgiano (PG)

Temp: 29°
Precip: -
sereno Trentino:
Lavis (TN)

Temp: 30°
Precip: -
sereno Trentino:
Mezzocorona (TN)

Temp: 31°
Precip: -
sereno Trentino:
San Michele all'Adige (TN)

Temp: 30°
Precip: -
quasi sereno Valle d'Aosta:
Aosta (AO)

Temp: 29°
Precip: -
poche nubi Valtellina:
Sondrio (SO)

Temp: 30°
Precip: -
quasi sereno Verdicchio:
Jesi (AN)

Temp: 27°
Precip: -
poche nubi Vernaccia:
San Gimignano (SI)

Temp: 30°
Precip: -
Mezzacorona

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