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Il Meglio dell'Edicola

31 Maggio 2017, ore 13:12

Italia Oggi
Folonari al tornante della storia La storica azienda toscana cambia guida. Al padre Ambrogio succede il figlio Giovanni... Il futuro nel Chianti e nella ricettivit. La Cina non attrae... Cambio generazionale alla guida di Ambrogio e Giovanni Folonari Tenute, lazienda che vanta 6 tenute di propriet per unestensione complessiva di 350 ettari tutti in territorio toscano e nata nel 2000 per scissione dalla Ruffino, poi passata allamericana Constellation Brands. Ambrogio Folonari, 88 anni, ha ceduto il comando al figlio Giovanni che diventato presidente. C voluto un po di tempo perch nella mia famiglia per tradizione si muore in ufficio. Solo un mio zio andato in pensione, commenta con ironia, a ItaliaOggi Giovanni Folonari. Domanda. Cosa cambia con questo passaggio di testimone?
Risposta. Mio padre presidente onorario, e continuer a venire in ufficio tutti i giorni. Mette bocca dappertutto, ma va bene. Ha una grandissima esperienza dalla quale c molto da imparare e, anche se con differenze di generazione, ci si riesce a ragionare. Lha presa bene, ha capito. Anche perch lo lasciamo continuare a essere presente.
D. Un tipico nodo nei ricambi generazionali nella gestione di chi lascia.
R. Fondamentale continuare a mantenere il legame. La persona con pi esperienza vorrebbe fare tutto di testa propria e non sentire nessuno. Il giovane senza esperienza, ma vorrebbe cambiare il mondo. Il meccanismo funziona se lanziano capisce che il mondo cambia e se il giovane sa essere diplomatico. E io sono molto diplomatico.
D. Il ricambio importante, dunque.
R. La nostra famiglia si sempre messa in discussione. Se fossimo stati ancorati alle nostre tradizioni saremmo rimasti al tempo della Folonari.
D. Dove va adesso la Ambrogio e Giovanni Folonari Tenute?
R. Ci siamo concentrati sul territorio e sui vini legati alla zona in cui nascono. Dallo scorso anno, quando ho assunto lad Bruno Alvisini, abbiamo puntato sullimmagine, sulla qualit e sul Chianti Classico. Crediamo molto in questa Doc, il Chianti il vino pi conosciuto al mondo.
D. Qual il mercato del vostro vino?
R. Abbiamo un fatturato di 9 mln di euro e una produzione da 1,4 milioni di bottiglie. Contrariamente ai nostri competitor che esportano fino all80%, il 50% del nostro mercato italiano. importante vendere in Italia anche se lideale sarebbe arrivare a un 40% Italia, 60% estero. Nellexport andiamo molto forte negli Usa, ma lavoriamo molto in Europa, nei paesi dellEst, in Canada, Brasile e Giappone. Non molto interessante, invece, la Cina dove in generale non c una gran passione per il vino.
D. Avete sei aziende, tutte in Toscana. Ma non fate soltanto vino...
R. Abbiamo ristrutturato Borgo Cabreo per fare ricettivit di alto livello ed stata una scelta azzeccata. A tre settimane dallinaugurazione abbiamo avuto sempre tutto esaurito.
Autore: Andrea Settefonti


30 Maggio 2017, ore 17:14

Quotidiano Nazionale/La Nazione
Di pregiato soltanto le etichette Inchiesta vino, chiuse le indagini... Le etichette erano quelle pregiate. Il vino no. Dalla materia prima fino allimbottigliamento: una frode sul Chianti, ma anche per altri tipi di vino Doc, come il Brunello di Montalcino, il bersaglio di questa indagine, appena chiusa, della procura di Firenze. Reati pesanti, quelli contestati agli undici indagati, accusati anche di associazione per delinquere, contraffazione di marchio e della origine del vino, in molti casi tuttora ignota, frode in commercio, vendita di sostanze alimentari non genuine, falso. Del gruppo, secondo le indagini, fanno parte anche Giacomo, Giampiero e Filippo Coli della omonima cantina che ha sede nel territorio di San Casciano Val di Pesa e che coinvolta anche nellinchiesta pratese sul caporalato nelle vigne. Linchiesta condotta dai carabinieri del Gruppo tutela della salute di Roma e del Nas di Firenze e coordinata dal pm della Dda di Firenze, Giulio Monferini, port nel dicembre 2016 allarresto di tre persone (poi ai domiciliari) mentre altre sette vennero iscritte nel registro degli indagati. Il vino, di bassa qualit ma risultato non nocivo per la salute, veniva adulterato con laggiunta di alcol per aumentarne la gradazione. Subito dopo veniva imbottigliato in unazienda agricola di Empoli, la Nobile Prima Vini, gi in concordato preventivo, dove venivano apposte false etichette di fama mondiale prima di inviarlo nei depositi del Lazio e dellEmilia Romagna facenti capo a una ditta di import export. Da qui i vini partivano per lestero, in particolare per il Costa Rica, considerato unottima destinazione, dove aveva dei locali una societ i cui titolari erano stati indagati anche per Mafia Capitale e la cui sede fiscale era a Roma.
Autore: Stefano Brogioni


29 Maggio 2017, ore 17:18

Quotidiano Nazionale/La Nazione
La piccola gemma sulla Costa degli Etruschi allassalto dei grandi Colossi del Vino. Dal 3 giugno, Bolgheri polo internazionale del vino, con un mega - museo ipertecnologico, ma anche ricco di fascino del territorio, e in pi sale degustazione, percorsi sensoriali, e unAccademia per sommelier. Per tutti era gi Bolghereaux, da quando una incredibile joint venture di genio e lungimiranza tra il marchese Incisa della Rocchetta e il principe degli enologi Giacomo Tachis (due piemontesi che hanno insegnato a fare il vino ai toscani, sibilano le malelingue) invent il Sassicaia, il vino francese di Toscana. Cabernet (sauvignon e franc) e merlot nella patria del sangiovese. Seguito a ruota dagli Antinori con Guado al Tasso e Ornellaia, oggi di propriet Frescobaldi (noblesse oblige, comunque), e da un movimento a cascata che a Bolgheri e dintorni ha portato maison e griffe del vino come Gaja, Folonari, Knauf, Banfi, Bulgheroni, Meletti Cavallari, Moretti, Allegrini, Ziliani fino a Feudi San Gregorio, e ha suscitato la crescita di un bel movimento di produttori locali (Michele Sana, Cinzia Merli, Massimo Piccin e molti altri). E in trentanni il borgo ricordato dai pi solo per i versi del Carducci e visitato a malapena per la tomba di Nonna Lucia ha cambiato look, ha visto fiorire ristoranti ed enoteche, negozi e artigianato. Ora, il colpo grosso. Un museo del vino. Meglio, una Citt del Vino, perch museo una parola che sa di vecchio e ammuffito, e un nome inglese, World Wine Town, per dare il giusto tocco di internazionalit. Parole di Franco Malenotti, settantanni, famiglia di Castagneto Carducci, il padre era quel Maleno Malenotti regista e produttore cinematografico che nel maggio del 1976 fu rapito e malgrado il pagamento del riscatto non fece mai ritorno a casa: lui, lex gentleman rider e imprenditore gi mister Belstaff (marchio venduto agli austriaci di Labelux) e oggi patron di Matchless con i figli Michele e Manuele, a capire il momento. Ancora in joint venture, questa volta con un signore che pu vantarsi di dire la Maremma cest moi: Gaddo della Gherardesca, 67 anni, manager, figlio della stirpe che appunto significa Maremma, amico di vip e teste coronate del mondo intero, presidente nazionale dellAssociazione Dimore Storiche. E lui che convince lamico Malenotti a comprare il Casone di Ugolino (cos chiamato in onore del trisavolo Ugolino, nato nel 1923), fattoria cinquecentesca di propriet della famiglia e adibita principalmente alla lavorazione del tabacco, un tempo assai fiorente in zona, e a farne un polo ricettivo: hotel, ristorante, show room, luogo di aggregazione e cultura. Porto di terra, lo definisce Malenotti, che ci investe una dozzina di milioni e attira finanziamenti di altri privati, in testa Monte dei Paschi e la Bcc di Castagneto. Lidea chiara. La nostra Wine Town - dice Malenotti - sar un polo in una rete italiana di strutture simili: la House of Chianti Classico di Radda in Chianti, il WiMu nel Castello di Barolo in Piemonte, la Venice Wine Town che sta nascendo sul Sile a pochi passi dalla Laguna. La prima grande Wine Town in Italia, nel posto pi bello della costa toscana, dove c di tutto, dalla storia al cibo, dal sole e dal mare ai cavalli della Dormello Olgiata. Lidea viene da Bordeaux, dalla Cit du Vin in cui il sindaco Jupp - continua - e le banche hanno investito 90 milioni di euro, e che gi nel primo anno ha visto passare 500mila visitatori. Due conti, e un pizzico di polemica che non guasta. LItalia - dice Malenotti - fa pochissimo per sostenere il turismo che oggi muove milioni e milioni di persone attratte soprattutto da storia, arte, cibo e vino. Ma vanno a Napa Valley al Castello di Amorosa, o in Cina dove gli architetti fiorentini di Archea hanno progettato il mega - parco di Yanquing Grape Exibition Garden. E lItalia perde clienti: cresce del 2 - 3% lanno mentre i competitors guadagnano in doppia cifra, fra il 13 e il 15%. Sensazioni confortate dai dati di Unioncamere: il turismo enogastronomico in Italia oggi vale 122 milioni di presenze per 12,4 miliardi di euro: gli stranieri garantiscono 52,5 milioni di presenze, con una spesa giornaliera di 56,75 euro per lalloggio e 80,91 euro per acquisti vari.
Autore: Paolo Pellegrini


28 Maggio 2017, ore 17:19

La Stampa
La cantina alimentata da un motore a fiore Nel Novarese viticoltura ecocompatibile... Dietro allo spumante ros che ha conquistato il Giappone c un segreto: accanto alle vigne, una cantina totalmente ecocompatibile e un gigantesco girasole di acciaio inox e alluminio che produce energia a costo zero. Lidea di un consulente informatico con la passione della campagna e della vigna, Enrico Crola, 44 anni, che nel 2006 ha deciso di cambiare vita: addio a bit e computer per dedicarsi alle vigne di famiglia a Mezzomerico, nel Novarese. Una scommessa vinta, perch Crola passato dalle 4 mila bottiglie dellesordio alle 25 mila di oggi, col 73% di export, sei ettari di vigneti e un fatturato in continua crescita. Limprenditore novarese ieri si lanciato in unaltra scommessa, un investimento da un milione e mezzo di euro: Lanno della svolta - racconta - stato il 2014, quando abbiamo deciso di investire in quello che crediamo. Una cantina immersa nel verde, circondata dai vigneti, che prendesse energia dal sole e dal vento, senza inquinare. Oggi realt. Larchitetto milanese Mauro Piantoni ha realizzato una struttura su due piani, in cima alla collina: una parte interrata, dedicata alla lavorazione dei prodotti e alla cantina vera e propria, e la costruzione fuori terra, in larice grezzo per avere il minor impatto ambientale. Il legno e il cemento per una cantina che ricrea le caves di un tempo, ma con le ultime dotazioni tecnologiche. Al piano terra una vetrata d sui vigneti. La struttura ha un motore verde a forma di fiore: il primo impianto fotovoltaico di questo genere in Italia: allentrata della cantina campeggia un enorme girasole di metallo, 5 metri di altezza, con 12 petali - pannelli solari montati su una struttura dacciaio che inseguono la luce e producono 5000 kWh allanno di energia elettrica, l80% del fabbisogno dellazienda. Quando le folate di vento sono troppo forti e raggiungono i 63 chilometri orari, un anemometro blocca i petali e mette in sicurezza SmartFlower. La nuova struttura stata pensata anche per la nuova generazione di visitatori, gli enoturisti che e apprezzano il vino di qualit ma vogliono anche un paesaggio da sogno, come quello che si vede dalla vetrata della cantina di Mezzomerico. E poi c da seguire la richiesta di un mercato sempre pi importante. In cantina c Davide Rossi, enologo, 25 anni: Il nostro prodotto di punta lHall Ros, uno spumante realizzato col metodo classico e le uve di Nebbiolo. Ha convinto i giapponesi che lideale da abbinare al sushi, e in Norvegia stato giudicato tra le sette migliori bottiglie al mondo. Nel cuore di Enrico Crola un posto speciale ce lha unaltra bottiglia, Giulia Colline Novaresi doc, altro Nebbiolo rosso rubino, chiamata col nome della figlia, scomparsa dopo solo un giorno di vita. A lei ho intitolato la bottiglia della mia vita. Oggi in questa impresa ci sono mia moglie Claudia e due figli, Andrea, 5 anni, ed Emma, 3. un investimento pensato per loro, per le nuove generazioni.
Autore: Marcello Giordani


28 Maggio 2017, ore 17:19

Quotidiano Nazionale/La Nazione
Io, studente in America per imparare a fare il vino Folonari tra ricordi e futuro. Giovani, tocca a voi... Non pi il Capo, ma in panchina non ci va. E alla fin fine non chiamatelo nemmeno Grande Vecchio, perch a dispetto degli 87 anni appena compiuti Ambrogio Folonari, il dottor Ambrogio, si sente addosso ancora tanta energia. Ha appena ceduto il bastone di comando al figlio Giovanni, che in realt lavora con lui gi dal Duemila, quando dallo scisma di famiglia nacque la appunto - Ambrogio e Giovanni Folonari Tenute, per mantiene la carica di presidente onorario, e continua a dare il suo apporto. Di esperienza, di idee, di un bagaglio che viene da lontano, dalla solida concretezza delle origini bresciane. Uomo schivo e riservato, lAmbrogio.
Insomma, questa idea del Grande Vecchio non le piace gran che...
Mah, un po mi butta gi di morale. Certo, pu essere un complimento per le cose che ho fatto, per quel `vecchio....
Che lezione ha appreso dal secolo di grandi cambiamenti?
Ho visto cambiare il mondo, certo, anche il nostro mondo. E ho dato il mio contributo, e forse anche con successo: adesso viviamo in un mercato libero, in mano al consumatore, quando ho cominciato comandava il produttore, ora a comandare la domanda.
Che cosa sente di averci messo di suo?
A 26 - 27 anni mio padre mi mand in America a studiare il mercato, e una persona mi gel dicendomi sai, quando ho bevuto il tuo vino con il fiasco ci faccio una lampada. Tornai e dissi a pap: ora mettiamoci a fare vino buono
E questo mondo del vino oggi come lo vede?
In grande ebollizione, in evoluzione. Per fortuna che il consumo c e non dobbiamo conquistarlo, ma solo lavorare a migliorare la qualit. Certo, la tecnologia un grande vantaggio. Ottantanni fa ci si aiutava con la chimica, oggi si lavora sul caldo e sul freddo.
Dunque il vino oggi migliore di allora.
Assolutamente. Oggi si ricerca la qualit.
Quanto pesa leredit di un nome come il suo?
Ho sempre sentito questa responsabilit. Ora che sono pi vecchio, resto ancora ammirato, penso al nonno che partiva per la Puglia a Ferragosto e tornava a Natale, si faceva due giorni di viaggio, e cera solo qualche lettera ogni anno... E mio padre, ragazzo del 99 andato in guerra a 18 anni... C tanta densit, nella storia della nostra famiglia, non abbiamo 7 - 800 anni ma solo 200 per abbiamo vissuto e interpretato tempi di grandi cambiamenti.
E la generazione di suo figlio pronta a raccogliere il testimone?
Vedo molta passione, molto attaccamento in Giovanni come nei suoi amici, Lamberto Frescobaldi e le ragazze Antinori, se la trasmettono, sono amici... con Lamberto hanno studiato insieme a Davis, in California, quando ancora in Italia le scuole non cerano, e si doveva andare in Francia o in America, poi le aziende e il mercato hanno dato vita a strutture anche qua....
C un rapporto anche tra voi Grandi Vecchi?
S, siamo molto amici, sono molto grato a Frescobaldi e Antinori che mi hanno coinvolto in tante cose e hanno voluto la mia azienda nelle associazioni, in fondo ero molto piccolo dopo luscita dalla famiglia.
Unuscita sofferta.
S, certo. Soprattutto quando ho visto passare la Ruffino in tuttaltre mani.
Sua moglie stata assessore in Provincia con Renzi, ma anche lei ha ricoperto incarichi pubblici. Che rapporto ha con la politica?
Sono stato per 14 anni presidente della Sogese, la societ che gestiva fiere e spazi espositivi, e lho fatto con disponibilit e spirito di servizio. Ma era una questione operativa, non politica: con la politica non ho alcun rapporto, non mi interessa. una malattia, e io sono vaccinato.
Autore: Paolo Pellegrini


26 Maggio 2017, ore 18:15

Corriere della Sera
Dinastie di vino e poesia La storia. Due donne, nonna e nipote, una passione: le bollicine. Ma a legare Elena (la fondatrice dellazienda) e Camilla (lattuale guida) ci sono pure i versi... Distesa sulle rocce questa terra che mangia come pane il sole e beve cieli dacqua e di sudore, superba mi trattiene in questi colli a respirare i fieni i mosti e gli orti nel cigolo del vento sulle vigne... Nei primi versi c gi il racconto della Terra di Franciacorta, che d il titolo alla lirica. Lautrice Elena Alberti Nulli, nata nel 1926. Lelegante signora ci riceve nella sua cucina (ampia e accogliente, mostra con fierezza i segni del tempo), angolo della dimora di campagna, che sorge su un colle a pochi metri dal centro storico di Monticelli Brasati. La casa attigua alle cantine della tenuta Castelveder, fondata nel 1975 da Elena, insegnante nella prima vita, da sempre scrittrice/poetessa, e dal marito Renato Alberti, deceduto nel 2012. A dirla tutta spiega - mio marito, che pure aveva investito nei vigneti, si occupava daltro. Il timone dellazienda vinicola lho sempre tenuto io. Adesso il testimone passato a mia nipote Camilla. Eccola accanto a lei, complice negli affetti e nellimpresa. Oltre alla competenza tecnica, laureata in Lingue, ci sa fare con i clienti e gli enoturisti stranieri - spiega la nonna -. C anche suo cugino Francesco in pista. Lui si occupa del lavoro in vigna. La conversazione con questa formidabile coppia ros, per citare uno degli ultimi Franciacorta brut della Tenuta (100% da uve Pinot Nero), si propone, al di l della storia dei Nulli - Alberti (durante lultima guerra da Brescia sfollammo a Monticelli in un antico palazzo acquistato da mio padre), di entrare nel racconto del territorio e di quel miracolo vitivinicolo, diventato uno dei simboli forti della provincia bresciana. Franciacorta sinonimo di spumante, dunque il Disciplinare di produzione vieta luso del termine spumante - osserva Elena -. Il nome Franciacorta gi riassume tutte le caratteristiche del prodotto. Per inciso, la nonna sta nellAssociazione Le Donne del vino (la donna parla con luva, rivendica), la nipote vicepresidente della Strada del Franciacorta. Camilla, nata nel 1975, anno di fondazione di Castelveder, ricorda quando lei, alunna delle elementari, fece la prima ricerca sulla Franciacorta. Lorigine del nome leggendario. Disputa fra almeno tre interpretazioni. Il fatto - dice Camilla - che allora la Franciacorta era ignorata dalle guide turistiche. Non una parola in pagina. stato il vino, che pure si produceva fin dallantichit grazie alla felice posizione geografica dei terreni e allinfluenza climatica del lago dIseo, a farla emergere dalloblio, aggiunge Elena. In effetti, cos. A parte unazienda storica come Berlucchi, la Franciacorta felix con le sue cantine e le sue bollitine di successo che conosciamo oggi una realt costruita nellarco di circa trentanni. Recente la costituzione del Consorzio del Franciacorta, oggi presieduto da Vittorio Moretti (Bellavista), che riunisce quasi tutti i produttori. Insomma, lunione fa la forza. La viticoltura del nostro territorio ha fermato lurbanizzazione selvaggia e i capannoni industriali, che pure cingono i filari dei vigneti nota Camilla -. Il vino ha fatto bene alleconomia e al paesaggio. Fatto sta che in Franciacorta fioriscono le iniziative culturali, gastronomiche, ludiche. Tra poco comincia il Festival Franciacorta dEstate, ad animare il mese di giugno. Con varie proposte: escursioni in bici e a piedi, concerti, spettacoli. Il clou, domenica 18 a Corte Franca: Brunch Pic Nic dautore, banchi dassaggio, degustazioni. Da 0 a 100, e finalmente siamo sulle Guide, esulta Camilla. La nonna sorride, compiaciuta.
Autore: Marisa Fumagalli


26 Maggio 2017, ore 18:15

Il Venerd di Repubblica
La bottiglia Champagne Brut Tradition Brigandat Channes (Rube)... Bollicine francesi per luminosi brindisi... Il Barsquanais, colline di vigne e boschi, molta fauna selvatica, ha poco da spartire col resto dellAube, che i parigini battono in cerca di bollicine a basso costo. E ne trovano: i prezzi non sono quelli di Reims. E nemmeno le bottiglie. Caratteristica del Barsquanais, una sorta di Grand Cru, la forte presenza di rcoltants - manipulants, ossia di contadini veri, che imbottigliano per s e non riforniscono le pi famose masons. Ne deriva una gran variet di Champagne, ogni azienda ha la sua formula. In comune, luso del Pinot nero, vitigno principe nellAube. Non fanno eccezione i Brigandat: Pierre scomparso da poco, il figlio Bertrand ne ha ereditato esperienza e passione. Sono otto gli ettari coltivati a Pinot nero e appena mezzo a Chardonnay. In cantina, solo inox. Abbiamo scelto il Brut Tradition, un Blanc des noirs, ossia cento per cento Pinot nero. Concorrono al 25 per cento i vini di riserva (delle vendemmie precedenti). Passa tre anni sui lieviti prima del dgorgement. Chiaro e luminoso nel calice, perlage fine e leggero, profuma di frutti (agrumi, albicocca, mango) e pasticceria, con note minerali. Al palato fresco, diretto, goloso, appagante. Buon bicchiere da brindisi, pu reggere tutto il pasto. A Parma da Cavalli, a Senigallia (Ancona) da Galli, sui 32 euro.
Autore: Gianni e Paola Mura


25 Maggio 2017, ore 19:07

La Repubblica Firenze
Cantine Aperte Non abbiate paura di sembrare impreparati. Questa edizione di Cantine Aperte la manifestazione nata nel 1993 per accogliere il pubblico nelle cantine e nelle aziende vitivinicole toscane, e poi di tutta Italia, cambiando per sempre la comunicazione sul vino fatta proprio per chi di vino sa poco o nulla. Violante Gardini, dal 2013 presidente del Movimento Turismo del vino Toscana e dal 2016 vice presidente dei Giovani imprenditori vitivinicoli italiani, lha ideata proprio cos questa 25esima edizione in programma domenica 28 maggio, molto social e molto pop: Le lezioni le lasciamo fare ai sommelier, che sono pi esperti, a noi resta piuttosto il compito di fare vedere dove lantica tradizione del vino viene messa in pratica; negli ultimi anni i giovani che partecipano a Cantine Aperte sono sempre di pi, e non arrivano chiedendo semplicemente un bicchiere di vino rosso, hanno una lista di assaggi da fare, un programma di posti da visitare vogliono conoscere. Il vino davvero di tutti sembra essere il sottotesto di questo nuovo appuntamento che coinvolger 80 cantine toscane in tutta le province (elenco completo sul sito del Movimento turismo del Vino) lanciato pochi giorni fa anche sui social con un video ideato e interpretato da Lorenzo Baglioni che ha gi raggiunto le 300mila visualizzazioni. Per i suoi 25 anni Cantine Aperte ha stretto una collaborazione con la Scuola internazionale di comics di Firenze, una delle pi importanti accademie al mondo per la formazione nel settore dei fumetti, i cui allievi si sparpaglieranno per le cantine aderenti mostrando le loro opere, dipingendo con la terra o con il vino. Venticinque anni fa lapertura al pubblico delle cantine fu un gesto rivoluzionario - racconta Violante Gardini - ma oggi ci sono eventi distribuiti in tutto larmo e dopo tante edizioni cera lesigenza di rinnovare questo appuntamento declinandolo sui giovani e sulle loro idee. Tra le novit per esempio c luso dello smartphone e della georeferenziazione: sul nostro sito esiste una mappa che permette di trovare, usando il cellulare e impostando filtri di ricerca anche geografici con la geolocalizzazione, cosa c disponibile intorno a te, quale cantina propone il programma pi interessante nelle tue vicinanze: i programmi sono amplissimi e diversi da cantina a cantina, si va dallassaggio da botte, al trekking, al trattamento benessere con il vino. Dunque sono invitati tutti, gli appassionati di vino, ma anche i semplici curiosi, e per tutte le tasche. Ci sono buonissimi vini a bassi costi e molte delle cantine ospitano eventi aperti al grande pubblico, la maggior parte dei quali ad ingresso gratuito. Unesperienza ideata e proposta per il piacere della convivialit e per recuperare la conoscenza di una tradizione, ma anche per diventarne ambasciatori: Quando entri in una cantina ti rimangono impressi odori, sapori, le persone che ci lavorano e che ti aprono le porte, non solo unetichetta; e tutto questo non si dimentica.
Autore: Elisabette Berti


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