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Il Meglio dell'Edicola

01 Marzo 2017, ore 11:31

Italia Oggi
Un sistema di conservazione delle colline vitate del Soave Valorizzazione dei terrazzamenti, e dei ciglionamenti, muretti a secco, allevamento a pergole. Sono gli elementi di un nuovo progetto di ricerca sulle colline vitate del Soave per la valorizzazione del territorio. Si chiama Soave Historical landscape ed la naturale prosecuzione dello studio che ha condotto al riconoscimento ministeriale per il Soave di primo paesaggio rurale di interesse storico dItalia. Voluta dal Consorzio di Tutela in collaborazione con luniversit Iuav di Venezia, il progetto vuole proporre un modello di conservazione del paesaggio del Soave, basato sulla consapevolezza collettiva del suo valore culturale. I muretti a secco, i capitelli votivi del Classico, la forme di allevamento della pergola, le vigne storiche coltivate secondo le tecniche della viticoltura eroica, cos come i terrazzamenti e i ciglionamenti e numerosi altri elementi di edilizia tradizionale, rappresentano i tratti caratteristici delle Colline vitate del Soave. Sono questi i temi del lavoro che per un anno vedr impegnata lassegnista Chrysafina Geronta per arrivare alla definizione di linee guida metodologicamente innovative per la conservazione di questi elementi caratteristici, assieme alla rimozione e la mitigazione dei fattori che rovinano il paesaggio. Lo studio prevede indagini sul territorio attraverso mappature, rilievi e sondaggi sulla percezione del valore del paesaggio. Un focus particolare sar su terrazzamenti e ciglionamenti, elementi caratteristici della zona produttiva del Soave, garanzia di integrit del suolo fertile e della qualit del prodotto.
Autore: Andrea Settefonti


27 Febbraio 2017, ore 17:35

Quotidiano Nazionale/La Nazione
Unarca di No per salvare i frutti in via destinzione La storia. Larcheologa arborea... Cera una volta un signore che girava per colline e per montagne a osservare le piante da frutto e a catalogarle per et. Quel signore era mio padre e ora la sua missione la porto avanti io. Isabella Dalla Ragione (nella foto), agronomo e collaboratrice alluniversit di Perugia, la presidente della Fon-dazione archeologia arborea, che non una scienza e nemmeno una disciplina - mette subito le mani avanti - ma soltanto un nome. Nome suggestivo, peraltro, e nemmeno fuori luogo. Perch, in fondo, facciamo come fanno gli archeologi che partono da un piccolo vasetto trovato in una scavo e da l ricostruiscono una storia. Isabella ricostruisce dalle piante la storia di un territorio, preservando variet altrimenti perdute per sempre. La sua azienda a Citt di Castello come unarca di No, una collezione di piante avviate allestinzione, non tre per ogni specie perch una mela comunque una mela, ma tre per variet. E di variet ne ha messe insieme 150, solo fra Toscana e Umbria. Prendiamo la ciliegia bianca che arricchiva le tavole del Cinquecento e che tanti artisti hanno immortalato nei loro dipinti: E la cosiddetta moscatella - racconta Isabella -. Oggi nessuno pi la coltiva, nellimmaginario la ciliegia rossa e solo quella ha un valore commerciale. Ma che soddisfazione salvare un frutto che nella storia ha ispirato grandi pittori. Cinquecento piante dimorano nellazienda di famiglia, variet che risalgono ad almeno due secoli fa e che ora agonizzano sparute nellItalia centrale. Si trovano solo in zone di montagna, anche in Valtiberina, ma sono sempre pi rare perch i contadini le tagliano non essendo produttive. Isabella le cerca con pazienza certosina: Non facile individuarle, ci affidiamo alle testimonianze di vecchi agricoltori ma anche alla ricerca di archivio, setacciando i documenti storici. Una volta recuperata la pianta, la riproduciamo e la rimettiamo sul terreno in tre esemplari per non correre il rischio di perderla. Cos facendo sono arrivati a cinquecento gli alberelli e la variet pi antica di un pero che risale a trecento anni fa, vale a dire lesatta aspettativa di vita di questa pianta, che la pi longeva tra gli alberi da frutto. Non sola, Isabella Dalla Ragione che, per inciso, premio Nonino 2016, a coltivare 1insana passione. Anche se in Italia non esiste una rete vera e propria di persone che si dedicano alla stessa missione. Ma per tutti gli interessati c un sito specifico oltre a una pagina Facebook raggiungibile digitando Fondazione archeologia arborea. Buon divertimento.


27 Febbraio 2017, ore 17:34

Il Sole 24 Ore
Usa volno di Santa Margherita Bilanci. Il giro daffari del gruppo veneto salito a quota 157 milioni (+33%)... Crescita boom per Santa Margherita. Il gruppo vitivinicolo che fa capo alla famiglia Marzotto ha chiuso il 2016 con una crescita del giro daffari passato dai 118 milioni di euro del 2015 ai 157 dello scorso anno. Una performance che equivale a un balzo del 33 per cento. Numeri che saranno approvatici dal Cda del prossimo 14 marzo. Lexploit trainato dal mercato Usa dove il primo anno di operativit della nuova societ di distribuzione Santa Margherita Usa coinciso con un balzo delle vendite e dei margini Oltreoceano. Ma non solo. Molto positivi i numeri di tutti brand del portafoglio Santa Margherita: dalle due etichette principali Pinot grigio e Prosecco, alla Franciacorta con Ca del Bosco, ai vini dellAlto Adige, fino a i grandi rossi toscani per un totale di 19 milioni di bottiglie. Tutti elementi dai quali oltre alla grande performance fuori dei confini nazionali scaturisce anche un sorprendente +7,9% registrato dalle vendite in Italia. Linvestimento Usa ha dato subito un importante ritorno che forse neanche noi ci attendavamo in queste dimensioni - spiega l ad di Santa Margherita, Ettore Nicoletto -. Di fatto avere una propria societ distributiva negli Stati Uniti con 62 dipendenti attivi sul campo, consente di presidiare direttamente la fase commerciale. Aspetto chiave in un mercato fortemente regolamentato come quello Usa dove il vino prima di arrivare al consumatore finale effettua 4 o 5 passaggi tra importatore, distributore, retailer e ristoratore conta 4 o 5. Ridurre questa filiera ha consentito di incamerare margini e valore aggiunto portando a una crescita del fatturato Usa del 60%. Ma molto positivi sono anche i dati del mercato interno innanzitutto grazie ai Prosecco con una performance - dice ancora lad - che stata del +10% per la Docg e +30% per la Doc. Ma molto bene andata anche la Franciacorta visto il +15% di Ca del Bosco. Per il futuro la strada tracciata: investimenti sul marketing mix che gi coprono circa il 10% del giro daffari e probabili nuove acquisizioni. Un gruppo che cresce in modo robusto - conclude Nicoletto - non pu non pensare a rafforzare il proprio portafoglio con geografie e prodotti nuovi. Anzi un obbligo farlo.
Autore: Giorgio dellOrefice


26 Febbraio 2017, ore 17:32

La Stampa
Settimane decisive per il futuro dellAsti Secco ... Il 10 marzo la decisione del Comitato vitivinicolo nazionale... Inizio anno promettente per la denominazione Asti e pi in generale per il mondo del moscato. Nei primi due mesi dellanno le fascette distribuite dal Consorzio di tutela per certificare le bottiglie di Asti Spumante Docg sono state 6 milioni 579mila, con una crescita del 7% rispetto al medesimo periodo del 2016, mentre quelle di Moscato dAsti Docg sono state 5 milioni 165mila, in aumento del 4%. Numeri da valutare con cautela, anche perch hanno ancora un peso relativo rispetto ai volumi complessivi della denominazione - avverte il direttore del Consorzio dellAsti, Giorgio Bosticco -, ma che hanno un significato positivo perch indicano il fatto che le case spumantiere hanno finito il prodotto e stanno procedendo con nuovi imbottigliamenti. Anche la richiesta di modifica del disciplinare per consentire la produzione dellAsti Secco, ovvero una tipologia di spumante con un residuo zuccherino decisamente inferiore a quello tradizionale, sta procedendo nonostante gli ostacoli giunti dal mondo del Prosecco. Dopo lapprovazione da parte della commissione tecnica del ministero, il 10 marzo il progetto passer al vaglio del Comitato vitivinicolo nazionale. Se riusciremo a superare lingiustificato ostracismo del mondo Prosecco, potremo ottenere lautorizzazione alla produzione entro maggio dice ancora Bosticco. Noi non intendiamo scimmiottare la produzione veneta, ma proporre un vino con una sua identit forte e precisa. Lobiettivo recuperare le fette di mercato perse negli ultimi anni e per farlo il Consorzio non pensa solo allAsti Secco: in futuro potrebbe arrivare anche la richiesta di produrre uno spumante metodo classico e un Asti ros con raggiunta di una percentuale di Brachetto.
Autore: Roberto Fiori


26 Febbraio 2017, ore 17:27

LEspresso
La Bottiglia ... Appartenuto alle pi nobili famiglie toscane, Castello di Albola si erge protettivo su una chiantigianit dove la vocazione artistica non solo tangibile ma anche contagiosa. La ritroviamo nella finezza e nellespressivit dellAcciaiolo 2013 (30 euro), un assemblaggio di Sangiovese e Cabernet Sauvignon colti maturi. Dopo laffinamento di 14 mesi in barrique di primo, secondo e terzo passaggio, si stabilizza 6 mesi in acciaio per un bouquet in cui il sottobosco si nobilita con punteggiature fiorite.
Autore: Paolini & Grignaffini


25 Febbraio 2017, ore 17:34

Quotidiano Nazionale/La Nazione
Vino Chianti, ridurre la produzione Cos vinciamo la sfida globale Firenze, la svolta: il consorzio vota una modifica al disciplinare... Diminuire la quantit ma, al tempo stesso, incentivare lammodernamento dei vigneti e incrementare cos la qualit di tutta la Docg per essere ancora pi competitivi sul mercato internazionale. In questa direzione la scelta del Consorzio Vino Chianti di modificare il disciplinare. Decisione presa proprio nel contesto dellultima assemblea dei soci riunita a Firenze. Di fatto, stata anticipata di un anno la scelta di ridurre le rese a ceppo da 5 a 3 chilogrammi relativa alla produzione dei vecchi vigneti che fino a oggi godevano di un regime in deroga particolare. Ci permetter di riequilibrare la denominazione - spiega Giovanni Busi, presidente del Consorzio Vino Chiariti - garantendo una migliore qualit dei nostri vini. Una scelta in linea con quanto deciso dallultimo cda del Consorzio che nei giorni scorsi ha deliberato la riduzione del 10% della produzione massima di uva a ettaro per la vendemmia 2017 che permetter di mantenere lequilibrio della nostra denominazione e metterla in condizione di competere a livello mondiale con le altre denominazioni, com doveroso che sia per una realt storica che questanno compie 90 anni dalla sua costituzione. Fra le modifiche al disciplinare anche quella relativa al limite massimo di 4 grammi di residuo zuccherino a litro per il vino Chianti Docg e per il vino di tutte le sotto zone. E stata fatta propria la norma comunitaria che prevede che il contenuto massimo in zuccheri di un vino secco possa essere di due punti superiore al grado di acidit totale del vino. Con questa modifica - spiega Marco Alessandro Bani, direttore del Consorzio Vino Chianti - saremo ancora pi competitivi nei mercati orientali, da sempre pi sensibili a prodotti pi morbidi. I produttori, in questa fase che ci vede impegnati a promuovere il vino toscano in mercati che guardano alloriente, potranno cos decidere se aumentare leggermente il contenuto di zucchero dei loro prodotti andando incontro alle esigenze del consumatore di quei territori. Se vogliamo conclude Busi - incrementare la presenza della nostra denominazione, come nei piani del Consorzio, dobbiamo mettere in condizione i nostri produttori di poter lavorare ad un vino che va nella direzione dei gusti del consumatore a cui il vino vuole rivolgersi. Con questa scelta infatti, che permetter di abbinare meglio il nostro vino ai piatti tipici di quei territori, ci aspettiamo un incremento di vendite in tutto il sud - est asiatico, in linea con i viaggi di promozione che il Consorzio sta effettuando in questi ultimi mesi.


25 Febbraio 2017, ore 17:33

Il Sole 24 Ore
Vino, nuovo ricorso sui fondi Ue Promozione allestero. LIstituto Grandi Marchi si aggiunto alle 13 impugnazioni delle procedure Mipaaf... Mastroberardino: esposto anche a Corte conti Congelati 26 milioni... Una nuova tegola sulla promozione del vino allestero. La tranche 2016 - 17 dei 102 milioni di fondi Ue per cofinanziare (al 50%) progetti di promozione del vino sui mercati esteri sembra non conoscere pace. Allondata di ricorsi (ben 13 il cui giudizio di merito arriver il 21 marzo e il 5 maggio) con i quali nello scorso ottobre veniva contestata la graduatoria messa a punto dal ministero per le Politiche agricole si aggiunto ora un pezzo da novanta: lIstituto Grandi Marchi, guidato da Piero Mastroberardino che associa nomi di primo piano dellenologia italiana (da Antinori a Gaia, da Masi a Incisa della Rocchetta, da Biondi Santi a Tasca dAlmerita). LIstituto, capofila di unassociazione temporanea di imprese con 50 aziende, non si limitato a contestare le procedure messe in piedi dal Mipaaf che hanno escluso il proprio progetto - del valore di 4,9 milioni e diretto su Usa, Norvegia, Svizzera, Brasile, Argentina - ma ha segnalato lintera gestione del dossier promozione alla Corte dei Conti ipotizzando anche un possibile danno erariale. Il budget Ue per la promozione, che in questo tourbillon di ricorsi rischia di restare in buona parte inutilizzato, gestito per due terzi dalle Regioni mentre per un 30% (circa 26 milioni) dal ministero per le Politiche agricole con bando nazionale. La prima graduatoria 2016 - 17 definita dal ministero riconosceva una priorit ai nuovi beneficiari escludendo i programmi che annoveravano soggetti che avevano gi beneficiato dei contributi Ue. Dopo il primo esame delle domande furono assegnati solo 13 milioni su 26 e per i restanti 13 si rimandava a un nuovo bando la cui graduatoria ancora non stata resa nota. In questi mesi il Mipaaf oltre che dai ricorsi stato inondato dalle richieste di chiarimento sulla gestione dei bandi. E lindicazione venuta dagli uffici ministeriali stata quella di far riferimento al criterio della partita Iva. In sostanza se la partita Iva di una singola azienda compare gi tra i beneficiari di passate edizioni del programma lintero progetto cui lazienda partecipa perder i vantaggi riconosciuti ai nuovi. Ma a questa indicazione secondo lIstituto Grandi Marchi non seguita ununiformit di valutazione dei progetti.Ci risulta - spiega il presidente Piero Mastroberardino - che molti programmi regionali, pur trovandosi in una situazione analoga a quella che ha portato alla nostra esclusione (e cio unipotetica sovrapposizione di aziende sugli stessi mercati con progetti diversi) sono stati invece finanziati sulla base di semplici atti notori con cui si esclude la sovrapposizione. Soluzione che nel nostro caso non stata accolta. Alle contestazioni si poi aggiunta anche la segnalazione alla Corte dei Conti. Abbiamo proposto unistanza di revoca in autotutela - aggiunge Mastroberardino - destinata a Mipaaf e Agea con relativa sospensione dellassegnazione delle risorse dal bando di fine 2016. Tali somme, di fatta non sono disponibili e dovrebbero essere accantonate sino alla definizione dei 13 ricorsi pendenti presso il Tar Lazio.
Autore: Giorgio dellOrefice


25 Febbraio 2017, ore 17:33

Il Sole 24 Ore
Vino, nuovo ricorso sui fondi Ue Promozione allestero. LIstituto Grandi Marchi si aggiunto alle 13 impugnazioni delle procedure Mipaaf... Mastroberardino: esposto anche a Corte conti Congelati 26 milioni... Una nuova tegola sulla promozione del vino allestero. La tranche 2016 - 17 dei 102 milioni di fondi Ue per cofinanziare (al 50%) progetti di promozione del vino sui mercati esteri sembra non conoscere pace. Allondata di ricorsi (ben 13 il cui giudizio di merito arriver il 21 marzo e il 5 maggio) con i quali nello scorso ottobre veniva contestata la graduatoria messa a punto dal ministero per le Politiche agricole si aggiunto ora un pezzo da novanta: lIstituto Grandi Marchi, guidato da Piero Mastroberardino che associa nomi di primo piano dellenologia italiana (da Antinori a Gaia, da Masi a Incisa della Rocchetta, da Biondi Santi a Tasca dAlmerita). LIstituto, capofila di unassociazione temporanea di imprese con 50 aziende, non si limitato a contestare le procedure messe in piedi dal Mipaaf che hanno escluso il proprio progetto - del valore di 4,9 milioni e diretto su Usa, Norvegia, Svizzera, Brasile, Argentina - ma ha segnalato lintera gestione del dossier promozione alla Corte dei Conti ipotizzando anche un possibile danno erariale. Il budget Ue per la promozione, che in questo tourbillon di ricorsi rischia di restare in buona parte inutilizzato, gestito per due terzi dalle Regioni mentre per un 30% (circa 26 milioni) dal ministero per le Politiche agricole con bando nazionale. La prima graduatoria 2016 - 17 definita dal ministero riconosceva una priorit ai nuovi beneficiari escludendo i programmi che annoveravano soggetti che avevano gi beneficiato dei contributi Ue. Dopo il primo esame delle domande furono assegnati solo 13 milioni su 26 e per i restanti 13 si rimandava a un nuovo bando la cui graduatoria ancora non stata resa nota. In questi mesi il Mipaaf oltre che dai ricorsi stato inondato dalle richieste di chiarimento sulla gestione dei bandi. E lindicazione venuta dagli uffici ministeriali stata quella di far riferimento al criterio della partita Iva. In sostanza se la partita Iva di una singola azienda compare gi tra i beneficiari di passate edizioni del programma lintero progetto cui lazienda partecipa perder i vantaggi riconosciuti ai nuovi. Ma a questa indicazione secondo lIstituto Grandi Marchi non seguita ununiformit di valutazione dei progetti.Ci risulta - spiega il presidente Piero Mastroberardino - che molti programmi regionali, pur trovandosi in una situazione analoga a quella che ha portato alla nostra esclusione (e cio unipotetica sovrapposizione di aziende sugli stessi mercati con progetti diversi) sono stati invece finanziati sulla base di semplici atti notori con cui si esclude la sovrapposizione. Soluzione che nel nostro caso non stata accolta. Alle contestazioni si poi aggiunta anche la segnalazione alla Corte dei Conti. Abbiamo proposto unistanza di revoca in autotutela - aggiunge Mastroberardino - destinata a Mipaaf e Agea con relativa sospensione dellassegnazione delle risorse dal bando di fine 2016. Tali somme, di fatta non sono disponibili e dovrebbero essere accantonate sino alla definizione dei 13 ricorsi pendenti presso il Tar Lazio.
Autore: Giorgio dellOrefice


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