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Il Meglio dell'Edicola

17 Marzo 2017, ore 13:20

Corriere della Sera
Ecco la classifica dei distretti Prosecco sorpassa locchialeria Il rapporto Intesa: previsioni di crescita, ma ritardi nella sfida digitale... Il Prosecco di Conegliano - Valdobbiadene diventato il primo distretto dItalia nelle performance di crescita e redditivit sorpassando addirittura locchialeria di Belluno. A stilare la graduatoria stato lufficio studi e ricerche di Intesa Sanpaolo che ha presentato ieri il Rapporto annuale sulleconomia dei distretti. Nella lista top 15 spiccano i successi delle aziende alimentari (vino, salumi, mozzarella di bufala, conserve), ma ben 7 sono imprese del Nordest e comunque rimane forte il presidio dellindustria meccanica. La classifica interessante perch mixa lebitda, levoluzione del fatturato e gli incrementi di export e ci restituisce lidea di un mondo - quello dei territori a industrializzazione diffusa - che uscito dalla crisi e pesa per il 21,6% del fatturato manifatturiero italiano, per il 23,6% dellexport e - sorpresa - per il 69,2% dellintero saldo commerciale. I dati di Intesa Sanpaolo per non ci danno solo il rendiconto di ci che avvenuto, si spingono anche a formulare un oroscopo per il biennio 2017 - 18. Ebbene i distretti aumenteranno la crescita del 2,2% nel 17 e del 2,1%lanno successivo mentre la redditivit salir del 7,7% questanno e di un ulteriore 7,8% nel 18. La previsione incoraggiante e speriamo serva a convincere gli eterni scettici che continuano a vaticinare la morte dei distretti e fortunatamente finora sono stati regolarmente smentiti. Nessuno nega che anche dentro il sistema distrettuale esista una forte polarizzazione tra lepri e tartarughe, infatti tra il 20% che va meglio e il 20% che va peggio la differenza di 19 punti di redditivit ma il risultato complessivo incoraggiante. Anche perch si sta riorganizzando lofferta e stanno nascendo dei piccoli campioni di territorio o, per usare le parole di Fabrizio Guelpa di Intesa Sanpaolo una nuova classe di medie imprese distrettuali, gi segnalata negli scorsi rapporti e oggi messa a fuoco nella continua evoluzione contrassegnata in positivo da tre fattori - chiave: la presenza sui mercati esteri, lalta qualit dei prodotti e unaffinata capacit manageriale. Rimanendo nel campo degli oroscopi anche chi sostiene la causa dei distretti deve chiedersi come stiano reagendo alla sfida digitale. La risposta che viene dal Rapporto Intesa Sanpaolo non fa sconti. Il tessuto produttivo italiano e distrettuale in ritardo nelladozione di smart manufacturing, solo una minima parte delle imprese ha i principali impianti interconnessi, anche a causa dellelevata et media dei macchinari sostiene Gregorio De Felice, capo economista del gruppo bancario. E invece la sfida del digitale pu essere vinta solo attraverso unaccelerazione degli investimenti finora frenati dallincertezza che domina i mercati. Lambiente per - aggiunge De Felice - favorevole sia grazie alla presenza di significative misure governative a sostegno degli investimenti innovativi sia per la disponibilit di buone condizioni di finanziamento.
Autore: Dario Di Vico


17 Marzo 2017, ore 13:18

Corriere della Sera
Il Vinitaly non basta erve una Biennale del vino a Milano Angelo Gaja e lidea di una fiera solo business... Vinitaly? Non basta. Serve una grande fiera del vino a Milano, una ogni due anni. Lidea di Angelo Gaja, 77 anni, arriva alla vigilia di due grandi appuntamenti: quelli di Verona (dal 9 aprile) e di Dsseldorf, il ProWein (dal 19 marzo). Gaja un solista, cancella certezze mentre sorride. il Mozart del vino, tutti gli altri sono Salieri, ha scritto di lui lenologo Giacomo Tachis. Ama sorprendere, come quando invoc il numero chiuso nelle Langhe per i turisti che non conoscono Beppe Fenoglio o quando chiese ai vignaioli siciliani di lasciar perdere i fondi pubblici, scommettendo su se stessi. E quasi una provocazione intellettuale anche il suo stand al Vinitaly: Da molti anni - racconta - non porto il vino, offro bicchieri vuoti, Riedel. un messaggio di sobriet, un invito a non oltrepassare i limiti. Quando stappavo bottiglie si formavano code lunghissime, se provavo a far entrare nello stand un cliente importante, sorpassando gli appassionati, nella fila si scatenava il caos. Il Vinitaly una fiera popolare, consolidata - spiega Gaja - ed giusto che sia cos. In questi anni Giovanni Mantovani, il direttore generale di VeronaFiere, ha fatto un ottimo lavoro, anche allestero. Non ho nulla contro il Vinitaly. Ma abbiamo bisogno di un appuntamento dedicato ai professionisti del vino, senza lassalto popolare come a Verona. Un appuntamento che ci metta al centro del mondo. Milano, con la sua vitalit, la citt giusta in questo momento. Non sto parlando di una alternativa al Vinitaly, ma di un nuovo traguardo per il vino italiano. Le due fiere del vino hanno modelli diversi. Tre le giornate di affari al ProWein, ingresso riservato a circa 55 mila operatori del settore, 6.257 espositori da 59 Paesi: una fiera dei poteri decisionali, chi entra , 6 volte su 10, un dirigente aziendale che decide se comprare o no il vino. Quattro giornate del Vinitaly 2016, gli espositori sono stati 4.100 da 30 Paesi, nella pi vasta superficie al mondo nel settore, 100 mila metri quadrati, cancelli aperti anche agli appassionati, ma visitatori generici in diminuzione e crescita di buyer e affari con 130 mila operatori, di cui 50 mila stranieri. Tra Verona e Dsseldorf Gaja sceglie una Biennale del vino a Milano. Ne parla, rilassato, a pranzo, con la moglie Lucia. Branzino e Barbaresco (il suo). Sembra una coppia felice di italiani in gita, con visita alle palme davanti al Duomo (mi piacciono, quella di Starbucks stata unidea astuta). Pensa al futuro del vino a Milano, ma anche ai ricordi. Racconta se stesso bambino, quando si incamminava verso Alba ad acquistare la carne, che la madre riponeva in un infernotto, perch non esisteva il frigo, quindi la carne diventava scura e bisognava aggiungere tanto limone per mandarla gi. Ad Alba il padre di Fenoglio lavorava proprio in una macelleria. Lo scrittore preferito da Gaja invece era stato assunto dallazienda vinicola albese Marengo, vermouth e spumanti. Beppe? Di scarna parola e lunghi silenzi, non rari tra le genti langarole, ha scritto Roberto Cerati, storico presidente dellEinaudi. Il langarolo Gaja tuttaltro che ombroso. Racconta il suo ultimo viaggio in Cile. Discute sul cambiamento del clima, sulle ricerche per le viti resistenti. Annuncia un nuovo investimento, lacquisto di 35 ettari in Alta Langa, con un noccioleto e, fra qualche tempo, anche vigne per vini bianchi: Ho pensato alla famiglia e ai prossimi decenni, dice. Riflette sulla sua assenza dalla Rete: La nostra azienda non ha un sito Internet, le figlie insistono, ma non sono convinto, anche dopo aver visto cosa pubblica il settore in Internet. E fa il bilancio delle visite in cantina, a pagamento, al costo di 300 euro: Un modo per selezionare gli appassionati ma anche per garantire a chi arriva la massima disponibilit. Lintero incasso andato in beneficenza ad ospedali ed associazioni. E poi torna sul sogno di una nuova fiera: una Biennale del vino a Milano.
Autore: Luciano Ferraro


15 Marzo 2017, ore 12:05

Italia Oggi
Chi vende vino non ha dati certi Inchiesta di ItaliaOggi sulle rilevazioni. In Russia, Usa e Cina le divergenze pi eclatanti... LIstat: export da 2,4 mld. Ma in dogana pesa il 21% in pi... Le esportazioni di vino italiano nel 2016 verso i primi sette mercati extra e valgono, secondo gli ultimi dati Istat sul commercio estero diffusi due giorni fa, 2.4 miliardi di euro. Per le Dogane dei rispettivi paesi invece, le importazioni di vino italiano nello stesso anno e nelle stesse aree valgono molto di pi. In euro esattamente 2.9 mld; 500 mln di euro in pi, cio il 21,2% in pi rispetto alle rilevazioni italiane. Come possibile? Qual la reale dimensione delle esportazioni italiane di vino, un comparto strategico in mercati di sbocco altrettanto strategici come Usa, Cina, Canada, Russia, Giappone, Svizzera e Norvegia? Il tema era stato gi sollevato qualche mese fa dallOsservatorio Paesi terzi che Business Strategies realizza in collaborazione con Nomisma Wine Monitor. Il problema non da poco. ItaliaOggi ha provato a capire le ragioni di queste divergenze; in qualche caso c riuscita, in altri no. Partiamo dalle cose pi semplici. Istat, che si deve attenere alle tecniche di Eurostat, segue correttamente la metodologia Intrastat, che rileva come il Paese di importazione sia quello di provenienza e non di origine. Le Dogane, invece, verificano lorigine del prodotto. Per cui, se, ad esempio, del vino italiano destinato in Russia far transito in Olanda, per Eurostat quella merce destinata a questultimo Paese; di conseguenza, sar lOlanda a diventare poi il fornitore di vino di Mosca. E lItalia sparir dai radar. Morale: si innesca una sorta di cortocircuito, per cui Eurostat finisce per sovradimensionare (di ben tre volte) il dato dellexport olandese verso la Russia. La differenza tra i due rilevatori clamorosa, per la precisione del 142% in valore e dell81,4% in volume. Con Istat che (sotto)stima lexport verso la Federazione russa, calcolandolo in 78,2 mln di euro, a fronte dei 188,7 mln di euro rilevati dalla Dogana russa. Anche per la Cina il discorso non cambia, con ima aggiunta (inspiegabile): se, per Pechino, lItalia ha registrato il maggior tasso di crescita tra i paesi importatori nel 2016 (+32,7%), per lIstat lincremento di molto inferiore: +13,8%. Cio, meno dellincremento della domanda media di vino cinese dello scorso anno, pari al 15%. Un altro mistero viene poi dal primo mercato di riferimento italiano, il pi consolidato e vivisezionato: gli Usa. Rispetto alle esportazioni misurate dallIstat, le Dogane degli States segnalano import di vino dallItalia per 290 mln di euro in pi, a parit di volumi venduti. Per spiegare un simile divario ItaliaOggi ha provato a chiamare in causa il cosiddetto Cif (Cost insurance & freight), cio il prezzo del prodotto, comprensivo delle spese di trasporto e assicurazione fino alla frontiera nazionale. In base a questa ipotesi, per, il costo di spedizione equivarrebbe a oltre il 20% del costo della merce. Prendendo comunque questa ipotesi paradossale per buona, ItaliaOggi ha deciso di andare a leggere cosa accade in Francia; anche qui listituto statistico nazionale, lInsee, segue le metodologie di Eurostat. E, infatti, si scopre che per la Francia, anchessa a 14,4 volumi stabili, lexport di vino francese negli Usa misurato da Insee di quattro volte inferiore rispetto allimport di vino francese misurato dalle Dogane americane. E che lexport verso la Cina viene calcolato dallInsee per un valore di 612 mln di euro, mentre le Dogane cinesi stimano importazioni per 903 mln di euro E se, per il Giappone, la forbice tra i 465 mln di export dichiarati dallistituto statistico transalpino e i 713 mln di euro di import misurati dia Tokyo, per la Russia che si mette a segno un nuovo record. Il mercato russo viene sottostimato in Europa ed esaltato a Mosca. Ma quanto vale per i vini francesi? Qui lo scarto tra esportazioni misurate a Parigi e importazioni misurate in Russia del 294%. E cio 30,6 mln di euro di vino francese esportato, secondo lInsee, contro 90 mln di euro di vini francesi conteggiati dalle Dogane russe. Ora, va bene che si discetta di vino, ma qui, oltre a girar la testa si iniziano a dare i numeri. E in questo caso, i numeri sono soldi. Veri.
Autore: Luigi Chiarello


15 Marzo 2017, ore 12:05

Italia Oggi
Gli enologi verso la sostenibilit a 360 La sostenibilit in tutte le sue declinazioni. Prima tra tutte quella economica. Riccardo Cotarella, presidente di Assoenologi, anticipa ad ItaliaOggi i temi del congresso nazionale che si terr a Firenze il prossimo novembre.
Vogliamo fare chiarezza, parliamo di sostenibilit come figlia della scienza e non delle ideologie e dei sentito dire. Affronteremo il tema a 360 gradi, si parler di sostenibilit ambientale, per la salute delluomo ed economica perch se non c questa non ci possono essere le altre.
La sostenibilit un tema irrimandabile per il mondo del vino...
Oggi se ne sentono di tutti i colori, sono tutti a parlare, sciamani, rabdomanti, cartomanti. Noi vogliamo offrire un spaccato reale su basi scientifiche. Da tecnici vogliamo dare il nostro contributo per la chiarezza per non fare danni irreparabili.
Dunque, sostenibilit che non faccia rima con improvvisazione?
La problematica seria, non un fatto ideologico, una presa di posizione. In dubbio non c la sostenibilit, ma come si affronta il processo.
Come pu la scienza coniugare la sostenibilit?
Ogni anno in viticoltura vengono impiegate 60 mila tonnellate di pesticidi. La quantit pu essere ridotta notevolmente se ci si affida alla scienza, come con la ricerca di vitigni resistenti alle malattie.
Quale momento vive il vino italiano oggi?
uno dei settori dellagroalimentare che va meglio. Noi siamo i primi nel mondo export, ma il dato pu trarre in inganna Dobbiamo, infatti, recuperare il gap sul valore che c tra noi e la Francia. Magari vendiamo meno, ma meglio, non a i prezzi di Cile o Argentina. Abbiamo un valore culturale, di vitigni autoctoni, di variet, di clima. Ma non siamo riusciti a farne un valore reale per il vino. E anche questo sar argomento del congresso.
Autore: Andrea Settefonti


15 Marzo 2017, ore 12:05

Italia Oggi
Vini, calorie in etichetta Calorie in etichetta per vino e altri alcolici. Con 2 anni di ritardo rispetto ai tempi previsti dal regolamento 1169/2011, la Commissione Ue ha pubblicato un rapporto sulletichettatura obbligatoria di ingredienti e valori nutrizionali per le bevande alcoliche. Entro un anno, raccomanda Bruxelles, le componenti del settore dovranno trovare un accordo su un sistema di etichettatura. Se il risultato non dovesse essere soddisfacente, le regole le decider lUe. Le associazioni dei consumatori, come la Beuc, sigla rappresentativa a livello Ue, avrebbero voluto lobbligo subito; lindustria invece va in ordine sparso. I grandi produttori di birra hanno iniziato dal 2015 a rendere pubblici ingredienti e calorie, i microbirrifici artigianali sono meno entusiasti dellidea. Il problema la scala: per le imprese piccole che puntano sulla variet le informazioni aggiuntive in etichetta potrebbero essere un problema di costi non indifferente. Nel settore del vino, sia la Ceev (industria) che la Efow (vini a denominazione di origine) chiedono uneccezione che tenga conto del fatto che il nettare di Bacco cambia di anno in anno. In Italia, la parte agricola della filiera (Cia, Coldiretti, Confagricoltura) unita dallo scetticismo sullutilit e la fattibilit delliniziativa. Pi sfumata la posizione di Federvini e Unione italiana vini. Il documento della Commissione riconosce gli sforzi del settore sulle info al consumatore con piattaforme online come Wine in Moderation. Baster? La partita aperta. I produttori di bevande anche diverse tra loro dovranno trovare una visione comune per nulla scontata.
Autore: Angelo di Mambro


15 Marzo 2017, ore 12:03

Corriere della Sera
Agromafie Fatturato a 22 miliardi Sfiora i 22 miliardi di euro e ha avuto un balzo del 30 per cento in un anno. il fatturato delle mafie italiane grazie alle infiltrazioni nel settore ortofrutticolo. La stima contenuta nel rapporto #Agromafie2o17 elaborato da Coldiretti, Eurispes e Osservatorio sulla criminalit nellagricoltura e sul sistema agroalimentare. Da Nord alle isole, le inchieste delle forze di polizia hanno svelato come sulle tavole arrivi lolio extravergine di oliva riconducibile a Matteo Messina Denaro, la mozzarella di bufala Dop imposta dai Casalesi che con Gaetano Riina, fratello di Tot, monopolizzavano pure il trasporto delle merci.


09 Marzo 2017, ore 17:11

Italia Oggi
Vino, semplificati possibili Le novit contenute nel Testo unico della legge 236/2016 devono poter essere attuate... Ma i viticoltori restano in attesa dei decreti attuativi... Il grande entusiasmo con il quale sia i produttori di vino che le istituzioni hanno accolto lapprovazione della legge n.236/2016, cosiddetta Testo unico del vino, rischia di scemare se i decreti attuativi, necessari per dare il via alle disposizioni pi rilevanti, non verranno quanto prima emanati dal ministero delle politiche agricole alimentari e forestali (Mipaaf). Dopo la pubblicazione della citata legge sulla Gazzetta Ufficiale n. 303 del 28.12.2016 si rileva solamente lemanazione della circolare n. 1522 del 30.12.2016 a cura del dipartimento dellIspettorato centrale della tutela della qualit e repressione frodi dei prodotti agroalimentari (Icqrf) presso lo stesso Mipaaf che per non tocca tutte le tematiche contenute nei 91 articoli del Testo unico, articoli che raccolgono tutta la normativa del settore vitivinicolo, dalla produzione alla commercializzazione. La Disciplina organica della coltivazione della vite e della produzione e del commercio del vino (cos rubricata la legge approvata allunanimit dalla commissione agricoltura alla camera in sede legislativa e ampiamente condivisa dalle associazioni dei produttori) ha un impianto chiaro che facilita i produttori e gli operatori del settore, snellisce sensibilmente gli aspetti burocratici, prima contenuti in una miriade di disposizioni, con il fine di avere pi certezza del diritto, meno contenziosi e un miglior sistema di controllo della filiera. Tra le disposizioni pi rilevanti contenute nel provvedimento si segnalano: a) il riconoscimento del patrimonio vitivinicolo, il vino, la vite e i territori viticoli, frutto dellinsieme del lavoro, delle competenze e delle tradizioni, quale patrimonio culturale nazionale da tutelare e valorizzare e la definizione di vitigno autoctono italiano; b) la salvaguardia, con interventi di ripristino e di manutenzione, dei vigneti eroici o storici, vale a dire quelli a forte rischio di dissesto idrogeologico o aventi particolare pregio paesaggistico, storico ed ambientale, che saranno individuati con apposito decreto; c) listituzione presso il Mipaaf del cosiddetto schedario vitivinicolo contenete le informazioni sul potenziale produttivo viticolo con lobbligo, per lamministrazione, di notificare ai produttori, entro il 31 luglio di ogni anno, le eventuali modifiche effettuate con il fine di aggiornare i massimali di produzione delle uve Docg, Doc d Igt; d) la semplificazione delle comunicazioni da effettuare allIcqrf in merito alle planimetrie dei locali dove avviene la produzione e di quelle relative alle pratiche enologiche, con una rivisitazione, migliorativa, dei periodi di fermentazione; e) la riduzione, da 10 a 7 anni, del termine necessario per il riconoscimento di una Docg partendo da una Doc, nonch del termine per la cancellazione delle denominazioni non rivendicate o non pi utilizzate da nessun produttore: basteranno infatti tre campagne consecutive, invece di quattro, perch il Mipaaf ne possa chiedere la cancellazione dufficio. Tale procedura tutela le certificazioni presenti evitando un proliferare di nuove a fronte di vecchie non pi rivendicate; f) nuove disposizioni in materia di etichettatura, presentazione e pubblicit: in particolare concessa la possibilit di effettuare la stampa dei contrassegni (fascette), obbligatori per le Docg e facoltativi per le Dop, presso tipografie allo scopo autorizzate e non solo pi in via esclusiva tramite Poligrafico della Zecca dello Stato; nonch la possibilit, su scelta del Consorzio di tutela di riferimento, di adottare altri sistemi di tracciabilit alternativi al contrassegno; g) norme semplificative per la tenuta dei registri e per le comunicazioni relative ai recipienti per i piccoli produttori di aceti; h) la dematerializzazione dei registri del settore vitivinicolo a partire dal 1 gennaio 2017 e listituzione di un Registro unico dei controlli ispettivi (Ruci) con il fine di eliminare le attivit di controllo ritenute non necessarie o le duplicazioni delle stesse, prevedendo unattivit di coordinamento in capo al Mipaaf. Tutti i controlli dovranno essere riportati nel sopracitato Registro unico e gli ispettori dovranno, prima di procedere con i controlli ispettivi, verificare se non vi siano gi state ispezioni nel medesimo campo da parte di altri enti; i) lintroduzione del ravvedimento operoso, che consente al produttore di sanare spontaneamente le irregolarit derivanti dalla mancata presentazione di dichiarazioni o comunicazioni, pagando una sanzione ridotta a un quinto. Per poter fare in modo che i produttori possano beneficiare delle importantissime novit introdotte risulta per in molti casi necessaria lemanazione di provvedimenti attuativi; i pi urgenti risultano essere quelli in tema di controlli, schedario vitivinicolo e sistemi alternativi di contrassegno, anche per non rendere vano limportante lavoro svolto da parte delle istituzioni.
Autore: Alberto Tealdi


09 Marzo 2017, ore 17:11

Il Sole 24 Ore
LItalia contro le etichette - semaforo Ue Alimentare. Il ministro Martina ha ribadito la posizione del Governo sui contrassegni nutrizionali... Tornano ad accendersi i semafori alimentari. Oggi a Bruxelles sei multinazionali dellindustria alimentare (Coca-Cola Company, Mars, Mondelez International, Nestl, PepsiCo e Unilever) proporranno un progetto che si basa sulletichetta nutrizionale a semaforo, come il modello britannico gi oggetto di infrazione Ue. Pronta la reazione del ministro delle Politiche agricole Maurizio Martina, secondo cui ribadiremo con forza il nostro no a sistemi di etichettatura a semaforo. Gi lo scorso anno su nostra iniziativa, insieme ad altri 15 paesi europei, ci siamo schierati apertamente in contrasto con questo sistema applicato in Gran Bretagna. Scriveremo ancora alla Commissione Ue per chiedere di intervenire per impedire la diffusione di un elemento cos distorsivo del mercato. Leurodeputato Paolo De Castro ricorda che abbiamo bocciato due volte questo sistema che invece di informare i consumatori ne condiziona le scelte. Perch le sei multinazionali hanno interesse a promuovere i semafori? Si tratta prevalentemente di produttori di soft drink e prodotti light che beneficiano gi del semaforo verde risponde De Castro. Anche per il presidente di Federalimentare Luigi Scordamaglia letichetta a semaforo un sistema semplicistico, assolutamente non in grado di garantire ai consumatori unalimentazione equilibrata, che diventa discriminatorio rispetto a prodotti di qualit. Il sistema va a ledere gravemente il modello produttivo italiano basato proprio su standard qualitativi elevati che lindustria italiana ha da sempre evidenziato ne1 segno della trasparenza. Secondo Scordamaglia lo spauracchio del cartellino giallo della Ue alla Gran Bretagna sarebbe vanificato dalla Brexit e il sistema, a questo punto, potrebbe essere adottato molto pi facilmente nei Paesi terzi, come ad esempio in Sud America dove ci sono seri problemi di sovrappeso nella popolazione. Critica anche Coldiretti, secondo cui Prosciutto di Parma, Parmigiano reggiano e Grana padano, ma anche lolio extravergine di oliva, sarebbero tra le vittime illustri delletichetta a semaforo che colpisce ingiustamente le produzioni italiane, con indicazioni sbagliate e fuorvianti. Per lorganizzazione verde va respinta lipotesi di uninformazione visiva che finisce per escludere dalla dieta alimenti sani come i prodotti a denominazione di origine Dop e Igp, per promuovere, al contrario, il cibo spazzatura come le bevande gassate senza zucchero, ingannando i consumatori rispetto al reale valore nutrizionale. Letichetta a semaforo indica con i bollini rosso, giallo o verde il contenuto di nutrienti critici per la salute, ma la segnalazione sui contenuti di grassi, sali e zuccheri non si basa sulle quantit effettivamente consumate, ma solo sulla generica presenza di un certo tipo di sostanze.
Autore: Emanuele Scarci


08 Marzo 2017, ore 10:40

Italia Oggi
Prosecco sempre pi sostenibile... Ledizione 2017 del Protocollo Viticolo voluto dal Consorzio di Tutela del Prosecco Superiore Docg anticipa la normativa Ue e sollecita con forza gli agricoltori ad abbandonare il diserbo chimico Indica ai viticoltori la strada della lavorazione del suolo quale miglior strategia per la cura della salute del vigneto.
Il marchio RRR sulle bottiglie del Valpolicella Dop 2016... Son stati consegnati i primi certificati ai produttori che hanno adottato il protocollo Riduci Risparmia Rispetta con lobiettivo di certificare il 60% dellarea. I bollini arrivano a cinque anni dallinizio del protetto. Per Christian, Marchesini presidente del Consorzio: un risultato che permette di essere al passo con le richieste dei consumatori.
Nuovo progetto di sostenibilit ambientale per la Cantina Bortolomiol... Un bosco di 3 ettari stato piantato per compensare lemissione della Carbon Footprint causata dal ciclo produttivo. Un percorso virtuoso dal vigneto alla bottiglie per una iniziativa in collaborazione con Indaco2 srl, societ spin - off dellUniversit di Siena.
In Cina lItalia cresce ma i competitor si allontanano... Con Australia, Cile e Nuova Zelanda favorite dal dazio zero. Crescono le vendite di vino italiano in Cina (+32,7%, 120,2 milioni di euro), ma secondo lOsservatorio Paesi terzi curato da Business Strategies e Nomisma Wine Monitor, il totale dei rossi Dop italiani venduti in Cina vale dieci volte meno delle importazioni del solo Bordeaux francese. E in valore la crescita degli imbottigliati fermi di tre volte inferiore ad Australia e Francia.
Verdicchio, Rosso Piceno, Pecorino, Rosso Conero... e altre 16 Doc pesano per il 2% della produzione enologica nazionale, ma i vini delle Marche sono primi in Italia per crescita qualitativa. A evidenziarlo, la rivista Civilt del bere, che ha incrociato i premiati delle principali otto guide enologiche. Il risultato parla di 107 vini made in Marche con almeno un riconoscimento di eccellenza.


08 Marzo 2017, ore 10:39

Italia Oggi
Trentino spaccato Un Manifesto dei vignaioli per far contare di pi i piccoli... Coop del vino contro Indipendenti... Il Consorzio da una parte, i Vignaioli indipendenti dallaltra. Il mondo del vino trentino si trova a vivere una spaccatura tra i piccoli produttori, gli artigiani come si definiscono gli stessi Vignaioli, e il mondo della cooperazione. Per Lorenzo Cesconi presidente dei Vignaioli Indipendenti, 60 piccoli e piccolissimi produttori, il problema legato allo scarso peso rappresentativo che abbiamo allinterno del Consorzio e alle scelte negative che sono state fatte in questi anni. La goccia che ha fatto traboccare il vaso, stata ladesione alle Doc Pinot Grigio delle Venezie e Igt Trevenezie. Sono scelte sbagliate. Da qui il Manifesto che sancisce il divorzio e luscita dal Consorzio. Ma, come spiega a Italia Oggi Bruno Lutterotti presidente del Consorzio Vini Trentini dobbiamo lavorare tutti per una idea, per avere una visione la pi corretta possibile del mercato tra trentanni in modo da dare la giusta remunerazione a chi sta in campagna. Tuttavia il problema non tutti dentro o tutti fuori, non non sapere chi ha torto o chi ha ragione. Ma si tratta di capire che c una solo via ed quella di trovare la formula che permetta di interpretare il territorio. Dove ognuno gioca la propria parte. Per Lutterotti la parte la possono giocare davvero, tutti, senza arrivare a rotture. Il Consorzio la casa di tutti, dei piccoli e dei grandi. Di chi produce eccellenza come potrebbe essere una Rolls Royce, ma che tutti non si possono permettere, e chi fabbrica Mercedes, una berlina di fascia alta, come sono mediamente i vini trentini, a cui tutti possono ambire. Il livello molto buono, indipendentemente che la bottiglia sia prodotta dalla cooperazione o da un vignaiolo. Sono aperto al dialogo e per questo ho gi avuto un confronto con Lorenzo Cesconi, su temi oggettivi, sul futuro della nostra viticoltura. C bisogno di sedersi e avviare una concertazione costruttiva nellinteresse dei viticoltori. Nel Manifesto, che si rif alla Costituente dei Vigneron dEurope, i Vignaioli del Trentino si riconoscono in quattro valori, lartigianalit, la territorialit, la qualit e la sostenibilit. la base per dialogare, se ci sar proposto, accetteremo, commenta Cesconi. I Vignaioli del Trentino si impegnano a tutelare le produzioni nelle zone maggiormente votate, si legge nel Manifesto e la qualit delle produzioni viticole si fonda sullanalisi delle potenzialit di ogni vitigno rispetto a contesti differenti. Insomma al vigneron demandato direttamente lintero ciclo produttivo ed lui che interpreta il proprio terroir coniugando in maniera fedele tradizione e innovazione.
Autore: Andrea Settefonti


08 Marzo 2017, ore 10:39

Italia Oggi
I grandi cru seducono Ferragamo Tenuta Prima Pietra, la prima azienda vitivinicola acquistata dai Ferragamo nel 2002, entra a far parte dei Grandi Cru della Costa Toscana che conta oggi 80 cantine di prestigio. Lassociazione nasce dieci anni fa per esaltare le differenze di ogni singolo produttore della Costa, ma allo stesso tempo proporre un brand unico. A spiegare i motivi dellingresso nei Grandi Cru Ugo Fabbri, brand ambassador della cantina di Riparbella (Pi). Tenuta Prima Pietra ha una propria identit territoriale, crediamo fortemente che la promozione di un territorio associato alla promozione di una singola azienda siano molto potenti ed efficaci. La scelta maturata in quanto far parte di un brand che rappresenta tutte le eccellenze di questo territorio non solo importante ma fondamentale e in questo momento lazienda Prima Pietra matura in termini di qualit dei vini e di infrastrutture. Sono infatti iniziati i lavori per la realizzazione della cantina che permetter la vinificazione in loco gi dalla prossima vendemmia. Il valore aggiunto di un vino proprio il legame con il territorio anche per un nome famoso come Ferragamo. Massimo Ferragamo decide di acquistare Tenuta Prima Pietra unicamente per il suo amore verso la Toscana e i grandi vini. Qui produce vino, lontano dalle luci e dai red carpet del mondo del fashion, due mondi che lui non vuole assolutamente mescolare. I Grandi Cru sono una associazione in crescita. Lo sottolinea la presidente Ginevra Venerosi Pesciolini Siamo a 6 milioni di bottiglie prodotte con un export che vale almeno il 55% e con lItalia si sta muovendo grazie anche al turismo e alle nostre cantine che si sono strutturate per le visite. Per la presidente, la forza dei Grandi Cru nel fatto che le aziende sono tutte medio piccole e quello che vogliamo comunicare che il produttore segue tutta la filiera.
Autore: Arturo Centofanti


08 Marzo 2017, ore 10:39

Italia Oggi
Lexploit di Santa Margherita Dopo lexploit del +32,9% nel 2016, il gruppo vitivinicolo Santa Margherita sattende un altro +7,5% questanno, che dovrebbe avvicinarlo ai 170 mln euro di fatturato. Due le novit del 2017. A maggio entrer in piena operativit il nuovo centro dimbottigliamento di Fossalta di Portogruaro, cui Santa Margherita ha iniziato a lavorare tre anni fa, investendo poco meno di 15 euro anche per rinnovare larea stoccaggio, stabilizzazione e le autoclavi per la spumantizzazione. Grazie a tecnologie allavanguardia a Fossalta Santa Margherita potr imbottigliare fino a 18 mila bottiglie lora, contro le 7 - 8 mila dei vecchi macchinari. Il nuovo centro dimbottigliamento, dichiara a Italia Oggi Ettore Nicoletto, a.d. di Santa Margherita, aumenter la capacit produttiva del sito da 20 a 30 mln bottiglie, dando un ampio margine alla crescita, considerato che oggi imbottigliamo e vendiamo circa 19 mln bottiglie lanno. Un secondo progetto che potrebbe concretizzarsi entro il 2017 lacquisizione di unazienda italiana produttrice di vini a bacca rossa dalta qualit, cos da riequilibrare il nostro portafoglio prodotti, oggi sbilanciato sui bianchi. Il gruppo sattende un ulteriore incremento del 7% del fatturato della filiale commerciale negli Usa, entrata in piena operativit nel 2016 con lavvio dellimportazione dei vini Santa Margherita, che lha portata ad avvicinarsi ai 100 mln dollari di fatturato. Un consolidamento atteso anche dallarea Asia - Pacifico, che oggi genera ricavi per 7 mln euro. E dal mercato domestico, cresciuto dell 8,9% nel 2016, grazie a un attento presidio di 12 mila punti vendita sia del canale horeca (in particolare dei ristoranti smart) sia di quello retail.
Autore: Luisa Contri


07 Marzo 2017, ore 10:27

Il Sole 24 Ore
La frenata delle grandi marche Largo consumo. La classifica Iri sulle vendite 2016 di prodotti confezionati nella grande distribuzione... Solo tre gruppi su 25 registrano una variazione positiva dei ricavi... Un anno in grigio per molte grandi imprese del largo consumo, positivo per le Pmi e per la marca del distributore. questa la fotografia scattata da Iri alle vendite 2016 di prodotti confezionati nella grande distribuzione in Italia. Lanno scorso le vendite complessive hanno sfiorato 55,6 miliardi, con un progresso sia a valore, +0,6%, che a volume, +0,9%. Nella classifica delle Top 25 di marca stilata da Iri, solo tre gruppi industriali registrano una variazione positiva dei ricavi e 22 una variazione negativa. A volume 11 segnano una crescita, 12 un regresso e due rimangono stabili. Performano meglio le imprese pi piccole, quelle con fatturato inferiore ai 270 milioni: 28 miliardi di vendite, +2% a valore e +3,1% a volume. Mentre, dopo una pausa di almeno un paio di anni, recuperano terreno le private label: ricavi a 9,9 miliardi, +1,6% a valore e +14% a volume. Nella classifica delle aziende top performer del largo consumo, si distinguono i dolciari di Bauli (+2,3% a valore e +6,4% a volume), le carni avicole di Veronesi (+0,5% e +5,5) e il tonno e i detergenti di Bolton (+14% e +3,5% con i brand Rio Mare, Palmera, Simmenthal, Borotalco, Chilly ). Veronesi continuer a investire nellarea dei prodotti ad alto contenuto di servizio (panati, arrosti, piatti) - sottolinea il presidente Bruno Veronesi -. Lanno scorso i prezzi hanno sofferto a causa delliperproduzione dei Paesi del Nord Europa. Questanno produrranno meno e i prezzi saranno meno compressi. Puntiamo su una crescita, a volume e a valore, del 3 - 4%. Allaltro capo della classifica di Iri, la societ che ha performato peggio la Compagnia surgelati italiana (il brand Findus e la societ controllata dagli americani di Nomad Food) con un -9% a 512 milioni di euro e -14,7% a volume. Il settore del caseario continua a indossare la maglia nera, penalizzato da una domanda strutturalmente debole: i consumatori chiedono meno carni rosse e pasta, ma anche meno latte e derivati e formaggi. Danone perde ancora il 4,7% a 495 milioni e il 2,5% a volume. Non si salvano nemmeno gli altri big del comparto: Granarolo segna un calo de14% a 748 milioni e l1,7% a volume (da qualche anno la societ punta sullespansione allestero), Parmalat il 3,1% a 767 milioni; Lactalis Italia fa anche peggio di Parmalat con il -3,6% a 567 milioni. Nellarea di pasta, prodotti da forno, sughi e dolciario arretra di poco Barilla con vendite in calo dell1,6% a 1,75 miliardi; Mondelez (ex Kraft) scivola del 2% a 727 milioni mentre le caramelle di Perfetti perdono il 2% dei ricavi a 279 milioni. Intensificheremo gli investimenti nellarea del benessere - annuncia Massimo Estrinelli, dg di Mondelez Italia e Grecia meals - dove rileviamo un tasso di crescita doppio rispetto al base business. Nella categoria biscotti Oro Saiwa ha ampliato la gamma con la variante gluten free e nei formaggi nel segmento senza lattosio. Finisce la cura dimagrante di Nestl, +0,4% a 1,1 miliardi e +2,6% a volume, mentre il gruppo Unilever cede ancora terreno a valore (-3,4% a 14 miliardi) e a volume (-1,3%). Interrompe la ripresa Ferrero: -1,1% a 1,39 miliardi e -1,6% a volume. Nellarea delle bevande, Sanpellegrino non ripete lexploit del caldissimo 2015: -3% a 378 milioni per lacqua e le bibite dalla stella rossa e -1% a volume. Sapevamo di non poter replicare il 2015- osserva Stefano Agostini, ad del gruppo Sanpellegrino - ma, alla fine, la performance dellacqua minerale stata positiva; meno quella delle bibite che ha sofferto anche nel canale Horeca. Il budget 2017 indica una crescita nellacqua minerale dell1,5 - 2%. E questo un comparto che pesa per il 70% dei nostri ricavi. Performance senza bollicine anche per Coca - Cola che cede il 4,4% dei ricavi a 669 milioni e 114% dei volumi. Che fare questanno? Abbiamo adottato soluzioni strutturali e strategiche - sostiene Marco Pesaresi, direttore commerciale di Coca - Cola Hbc Italia -. Per esempio, una gamma di prodotti light rinforzata con nuovi lanci e nuove ricette di referenze esistenti; un forte investimento sul pack in vetro nel fuori casa. Nel comparto dei vegetali, Conserve Italia aumenta lievemente i volumi ma perde 11,8% dei ricavi a 286 milioni. Per questanno - spiega il dg Pier Paolo Rosetti - vedo un mercato del pomodoro in difficolt, almeno fino a quando non si capir come andr la campagna. Investiremo sulla marca Valfrutta che connoteremo come la "natura bio di prima mano", sviluppando una serie di coltivazioni biologiche.
Autore: Emanuele Scarci


06 Marzo 2017, ore 15:20

Corriere della Sera
Zenato scommette sullonline per portare lAmarone anche in Brasile e Ecuador Lesplorazione di nuovi mercati come il Cile, lArgentina, lEcuador e lAfrica, la crescita negli Stati Uniti (che rappresentano il 16% del fatturato) e in Brasile tra i principali obiettivi per il 2017 di Zenato, azienda vitivinicola fondata negli anni 60 da Sergio Zenato nella zona vicino al Lago di Garda che produce principalmente Amarone e Lugana e che oggi esporta il 70% dei suoi prodotti in pi di 65 Paesi. La strategia di Zenato per i prossimi tre anni prevede una maggiore affermazione nel Sud Est asiatico e in particolar modo in Cina, raggiungendo anche le cosiddette citt di seconda e terza fascia oltre a Shanghai, Pechino e Shenzen. A breve cominceremo a vendere on line il nostro vino, spiega Nadia Zenato (foto) che insieme al fratello Alberto e alla mamma Carla guida lazienda di famiglia e che racconta come il fatturato stia crescendo a ritmi del 10% allanno e del 6% negli Usa. Una realt, quella di Zenato, che ha investito in modo pionieristico sui vitigni autoctoni nella zona della Lugana e nella zona classica della Valpolicella a SantAmbrogio, valorizzandone le potenzialit. In particolare Sergio Zenato ha voluto scommettere sul Trebbiano di Lugana, conferendo al Lugana il prestigio di un vino presente e in tutte le tavole del mondo. Negli anni Novanta stato poi riscoperto un metodo antico della Valpolicella ormai in disuso, il ripasso, per dar vita ad un vino con una struttura pi importante rispetto al Valpolicella, ma meno complesso dellAmarone, il Ripasso Valpolicella Ripasso Doc Superiore. LAmarone e il Lugana - prosegue Zenato piacciono molto agli americani nel 1979 siamo stati tra i primi a importare il nostro vino. Anche il Canada rappresenta un Paese di riferimento da pi di 20 anni; in Australia siamo presenti da sedici anni e da qualche anno siamo anche in mercati emergenti come il Sud Africa, la Corea, il Vietnam, la Thailandia, Hong Kong come anche negli Emirati Arabi Uniti. Allazienda vitivinicola, 50 dipendenti e 95 ettari di terreno, di cui 60 a Peschiera del Garda, a Trebbiano di Lugana e 35 in Valpolicella, nella Tenuta Costalunga, stanno molto a cuore anche gli investimenti nella ricerca, la partnership con le universit, la continua promozione dei propri prodotti e le nuove sperimentazioni. Stiamo cominciando a produrre vino biologico, il Sansonina, in un piccolo terreno di 13 ettari, tra Peschiera e Sirmione evidenzia la manager che poi rivela che questanno Zenato si sta focalizzando sulle annate storiche dellAmarone 2003, 2004, 1996, 1998 e sta preparando una limited edition di 200 cassette numerate da 3 bottiglie ciascuna da distribuire in tutto il mondo. Tra i riconoscimenti ottenuti, lassegnazione dei tre bicchieri da parte del Gambero Rosso e la presenza nellultima classifica dei 104 migliori vini di Wine Spectator.
Autore: Irene Consigliere


05 Marzo 2017, ore 18:11

La Stampa
Nuovi vigneti ... Un bando per il Piemonte... aperto il bando nazionale annuale per limpianto in Piemonte di nuovi vigneti. Il bando, che scade il 31 marzo, prevede per la nostra Regione la possibilit di incrementare la superficie a vigneto di circa 468 ettari (pari all1% della superficie vitata regionale). Le domande per ottenere lautorizzazione allimpianto devono essere presentate attraverso il sistema nazionale Sian. Il 50% dei nuovi impianti riservato alle piccole e medie aziende, a chi fa produzione biologica.


05 Marzo 2017, ore 18:11

LEspresso
Bottiglia La convinzione di produrre un Sangiovese che si ponesse ai vertici assoluti sin dalle prime vendemmie. Ne sono passate poche e il Maramia della Tenuta Mara conferma le intenzioni. Biodinamica rigorosa, cura delle vigne maniacale, lavorazione che possa solo esaltare il vitigno nella sua essenza pi pura e pi fine, quasi fosse un Borgogna. Il 2013 (45 euro) un trionfo di frutti di bosco leggermente spezzati e piccanti che tornano in bocca leggeri e raffinati punteggiati da note balsamiche di assoluta fragranza.
Autore: Paolini & Grignaffini


04 Marzo 2017, ore 10:30

Il Sole 24 Ore
Vino, la semplificazione resta al palo Settori. Dopo il Testo Unico operatori in attesa dei decreti applicativi: difficile utilizzare le norme per la vendemmia 2017... Una rivoluzione in stand by. Lapprovazione del Testo Unico del vino lo scorso 28 novembre stata salutata con grande soddisfazione dalla filiera vitivinicola e dai parlamentari di ogni schieramento che ne hanno seguito liter. A gennaio la pubblicazione in Gazzetta del provvedimento che secondo i calcoli di Coldiretti promette di dimezzare la burocrazia nel settore vino. Da allora per pi nulla. Il Testo Unico tuttaltro che operativo. Anzi, soprattutto le disposizioni con il maggior contenuto di semplificazione attendono di essere definite nei dettagli con decreti applicativi a cominciare dalle novit sulla produzione attese per la prossima vendemmia. Ma delle istruzioni operative nessuno sa nulla. Le organizzazioni di agricoltori e imprese si sono gi confrontate sulle priorit. Secondo gli operatori occorrerebbe dare la precedenza ai decreti sullo schedario vitivinicolo (risolvendo le difformit tra Mipaaf e Regioni), ai controlli dei vini Dop e Igp e ai sistemi di certificazione alternativi ai contrassegni di Stato. Come Ispettorato controllo qualit - spiega il capo dipartimento Mipaaf, Stefano Vaccari - abbiamo diramato il 30 dicembre, una circolare esaustiva. Una risposta che non convince per le imprese. La circolare della repressione frodi non risolve il tema della revisione del piano dei controlli dei vini Dop e Igp - dice il segretario generale dellUnione italiana vini, Paolo Castelletti -. Un aspetto cruciale dal quale discendono importanti semplificazioni per le imprese. Dopo tre anni di lavoro sarebbe davvero un peccato lasciare queste misure sulla carta - aggiunge il responsabile vino di Coldiretti, Domenico Bosco -. Ci sono regole, come quelle sul funzionamento dei consorzi, che richiedono un approfondimento, ma altre vanno varate al pi presto. Come le novit sulla certificazione, che prevedono per le Dop pi piccole la possibilit di ricorrere allauto certificazione o allanalisi dei rischi. E occorre rendere operativi i sistemi alternativi di tracciabilit, come lautorizzazione alla stampa dei contrassegni per tipografie che si affianchino al Poligrafico dello Stato. Tutti elementi che possano allargare la concorrenza in ambiti importanti riducendo i costi per gli operatori.
Autore: Giorgio dellOrefice


04 Marzo 2017, ore 10:28

Quotidiano Nazionale/La Nazione
Il mio vino Signora del vino per antonomasia, Elisabetta Foradori sta al Teroldego come Isaac Newton sta alla fisica. Sempre alla ricerca di quanto di pi intimo e bello possa raccontare un buon bicchiere, soprattutto nel legame, importantissimo, che si crea nel dialogo con il cibo. Un lavoro costante, il suo, che ha portato alla conoscenza e alla consapevolezza dei cicli naturali. Cogliere le sottili differenze esistenti in natura, ascoltandola, per preservare la sincerit del carattere delluva nellespressione del suo luogo di origine. Azienda biodinamica, in cui tutto ruota intorno al Teroldego che viene declinato in pi versioni, tutte interessanti. Ma il Granato a toccare corde sensibili, un top di gamma ottenuto da rigorose selezioni massali per il recupero della biodiversit e poter evidenziare cos le sottili differenze esistenti in natura preservando il carattere delluva nellespressione del suo luogo di origine. Colore molto profondo, con venature tra il rubino e il porpora. Corredo olfattivo diretto e articolato, disposto su note di potpourri, anguria, cacao, more, muschio e vaghe idee empireumatiche. Grande stoffa allassaggio, vanta una struttura compatta, tannini ben definiti e una buona freschezza. Frutto della vinificazione e della maturazione in botte grande, il Granato forte di credenziali che gli permetteranno di viaggiare indisturbato per molti anni a venire.
Autore: Franco Ricci


03 Marzo 2017, ore 15:18

Quotidiano Nazionale/La Nazione
Una giornata dedicata alle donne produttrici di vino e unoccasione per sfatare qualche vecchio mito. E Donne vino e motori - rassegna organizzata dallassociazione Donne del Vino, rappresentante dal 1988 di tutte le categorie della filiera vitivinicola al femminile - che sabato 4 marzo proporr oltre 70 tra eventi, visite guidate e degustazioni in Toscana e nel resto dItalia. Dopo il successo della prima edizione tutta toscana del 2016, la festa diventa infatti nazionale con il coinvolgimento di 12 regioni e decine di cantine, enoteche e aziende gestite o condotte da donne. Presentata ieri dallassessore regionale allagricoltura Marco Remaschi e da Antonella DIsanto, delegata di Donne del Vino, la festa animer in Toscana le province di Firenze, Siena, Livorno, Grosseto, Lucca e Pisa con un programma di appuntamenti legati al mondo del vino volti, da un lato, a rendere omaggio allapporto dellimprenditoria femminile allindotto vinicolo - settore ancora prevalentemente pensato appannaggio dei soli uomini ma che soltanto in Toscana vede un terzo della produzione del 2016 in mano a donne - e, dallaltro, a dare ironicamente una spallata a un luogo comune non meno radicato, per cui le donne con i motori, non ci sanno fare. Tra motori comunemente intesi come quelli del Museo Piaggio di Pontedera e motori nature come il cavallo da tiro che una delle socie introdurr, la smentita del clich dietro langolo. Il programma disponibile al sito www.festadonnedelvino.it In voi donne - ha detto lassessore Remaschi -trovo quella forza naturale che sapete mettere in tutto ci che fate e di cui c molto bisogno, cos come la capacit di affrontare sfide importanti, con quellottimismo tenace tipico del tratto femminile. Qualit, determinazione, passione, sono aspetti fondamentali quando si parla di vino e quando si parla di donne che producono vino.
Autore: Paola Del Pasqua


03 Marzo 2017, ore 15:17

Il Venerd di Repubblica
La Bottiglia Alla fine dellOttocento la famiglia Cerulli Irelli acquist la tenuta Pescarina. Fu poi nonno Quintino a trasformarla in azienda agricola: colture miste e vigna. Il cuore della tenuta, che fungeva anche da casa padronale, era il convento di Spoltore. Solo con lultima generazione, rappresentata da Francesco, torna la voglia di fare viticoltura di qualit. Francesco, appassionato di equitazione arrivato ad alti livelli (partecipazione alle Olimpiadi) ora istruttore federale. Sette anni fa ha dato il via alla riorganizzazione, con la collaborazione di Giovanni Lamorgese, esperto di economia aziendale e marketing. Nella superficie totale dellazienda (80 ettari) 5 sono stati reimpiantati a vite. Al momento sono tre le etichette: Il convento, bianco da uve Pecorino (tutto in inox) e due rossi da Montepulciano: La torre e Mascalico. Questultimo dedicato, anche con disegno in etichetta, al cavallo preferito da Francesco. Sempre in etichetta questa frase: Ancora un calice, un ultimo saluto, il bicchiere della staffa. il pi bel brindisi, al galoppo e al volo. Il Mascalico 2014 trascorre un anno daffinamento in barrique. Bel rubino intenso, profuma di frutti rossi e neri, di erbe aromatiche. Il sorso sapido, elegante, di quieta potenza e lunga persistenza. A Marostica (Vicenza) da Emmebi, a Potenza da Cibo sui 23/25 euro.


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