planeta

Il Meglio dell'Edicola

19 Luglio 2017, ore 12:03

Quotidiano Nazionale/La Nazione
Ai piedi del Mon Satèn Brut 2012 … Londra premiato il millesimato di Villa Franciacorta... Roberta Bianchi, patronne con il padre Alessandro Bianchi di Villa Franciacorta, famosa nel mondo per la propria coraggiosa scelta di produrre solo millesimati, è giustamente orgogliosa dei prestigiosi riconoscimenti ricevuti nei giorni scorsi all’International Wine Challenge di Londra. “Il Satèn, quello con la lettera O a forma di cuore, sta ad indicare proprio che il nostro Satèn ha molto a che fare con il cuore. Dietro questo grande vino ci sono passione, amore ed emozioni che rendono Mon Satèn un prodotto assolutamente unico”, ha sottolineato con emozione Roberta Bianchi durante la serata di gala al London Hilton on Park Lane alla quale ha partecipato anche il figlio Matteo Pizziol, terza generazione di casa Villa. Ed è proprio Mon Satèn Brut Millesimato 2012 il vincitore della Medaglia d’Oro, del Trofeo come migliore Franciacorta (Franciacorta Trophy) e del trofeo come migliore Sparkling italiano (Italian Sparkling Trophy). “Mon Satèn rappresenta un’opera d’arte perfetta, fatta di primi piani, dati da un sensuale bouquet di profumi, di colpi di luce creati dalla brillantezza e da una freschezza spiccata; un quadro fatto di sfumature caratterizzate dalla setosità carezzevole di un perlage fine e persistente, con sfondi che ampliano la percezione data dalla complessità regalando estasianti sensazioni di piacere ed un’incantevole persistenza gustativa. Un capolavoro di armonia ed eleganza fatto di tanti piccoli tocchi di colore come in un quadro di Monet, dagli sfondi preziosi capaci di una complessità unica e fortemente caratterizzata”. La similitudine con l’arte, sottolineata da Roberta Bianchi, è stata certamente colta dai giurati, che hanno conferito a Mon Satèn un premio che ne sottolinea l’unicità e la raffinatezza, al punto di averlo reso protagonista della grande serata di gala.


19 Luglio 2017, ore 12:03

Quotidiano Nazionale/La Nazione
Il nobile Lambrusco e i suoi “fratelli” … L’altra sera incontro a cena un importante manager che ama la bella vita. Faccio per versargli del vino e lui mi ferma: sono astemio. Gli dico che la malattia è gravissima e gli chiedo se ha provato a curarsi. Niente. Poi sorride e si avvicina per sussurrarmi una confidenza: “Però bevo un Lambrusco che si chiama Otello. Ma quello non è proprio vino...”. Salto sulla sedia. Stai scherzando, spero, gli ruggisco. L’Otello di Ceci è un vino gloriosissimo, tiene banco dagli anni Trenta, ha vinto un mucchio di premi ed è uno dei miei Lambrusco preferiti. Non so se il mio amico si riferisse all’Otello Spumante Rosato o all’Otello Nero di Lambrusco. In ogni caso con i salumi di Parma, festa assicurati Emergono dai miei ricordi il Vigna di Cristo e il Sorbara Secco di Cavicchioli anche se il mio cuore va al Grasparossa della stessa Casa. Per Medici Ermete ricordo i Lambrusco Reggiano Concerto e Quercioli. Ma negli ultimi anni l’Emilia Romagna è andata ben oltre il Lambrusco. Si prendano i vini di San Patrignano, Il Monte Pirolo (Blend di Cabernet e Merlot) e l’Avi (uno dei migliori Sangiovese di Romagna che abbia assaggiato) denotano la classe di questa grande Cantina. E a proposito di Sangiovese il Primo di Drei Donà mi piacque assai alcuni anni fa (anche se il campione di casa resta il Romagna Sangiovese Superiore Palazza Riserva). Il Michelangiolo della Calonga mi colpì per l’aver saputo unire carattere e sorriso. Terre Rosse della famiglia Vallania è in crescita da tre generazioni: il Rosso di Enrico, un Cabernet Sauvignon che non passa per il legno è il mio preferito. Il Montepulciano in purezza dell’azienda San Valentino è in assoluto uno dei migliori che io ricordi. Il Sangiovese Petrignone di Tre Monti ha un eccellente rapporto qualità - prezzo. Il Nabucco di Pizzarotti è uno sposalizio assai riuscito di Barbera e Merlot. La Malvasia “Sorriso di Cielo” dell’azienda La Tosa di Vigolzone è piacevole e allegrissima. L’Albana Passito Arrocco della Zerbina è un delizioso vino da fine pasto. Insomma l’Emilia Romagna, che passa per essere una regione con modesta vocazione vinicola, ha fior di campioni che rispecchiano il carattere solido e gioviale della sua impagabile gente.
Autore: Bruno Vespa


19 Luglio 2017, ore 12:02

Quotidiano Nazionale/La Nazione
Tramonto DiVino, carovana del gusto: etichette e cibi dell’Emilia Romagna Premiati Gutturnio e Sangiovese … Banchi d’assaggio con i 100 vini top dell’Emilia Romagna, un’isola dedicata al Pignoletto Doc e Docg, le etichette internazionali premiate al Concorso mondiale di Bruxelles e tanti prodotti tipici, tra i quali tre protagonisti : la piadina romagnola Igp, la mortadella Bologna Igp e la patata di Bologna Dop. Tutto questo è Tramonto DiVino, la carovana del gusto dell’Emilia - Romagna, che fa il suo esordio oggi a Bologna nel Parco della Montagnola (dalle 19.30). Il secondo appuntamento sarà venerdì 21 a Milano Marittima. L’evento propone una vera e propria via del vino con centinaia di etichette della guida, fresca di stampa, Emilia Romagna da bere e da mangiare, raccontate e abbinate dai sommelier Ais ai prodotti tipici certificati. Sono 108 i vini premiati con il top dell’eccellenza: 23 nel Piacentino, 3 nel Parmense, 9 nel Reggiano, 10 nel Modenese, 1 nel Ferrarese, 11 nel Bolognese, 7 nell’Imolese, 13 nel Faentino, 3 nel Ravennate, 17 nel Forlivese, 9 nel Cesenate e 2 nel Riminese. Tra le performance più convincenti, in Emilia vince il Gutturnio, in Romagna, il Sangiovese.


19 Luglio 2017, ore 12:02

Quotidiano Nazionale/La Nazione
Winelivery.com, ordini aumentati del 142% ... Dopo aver chiuso un aumento di capitale da 150mila euro, la startup milanese Winelivery.com ha finito il primo semestre del 2017 con un aumento degli ordini del 142% sul 2016 e con una crescita della clientela del 168% . Grazie all’aumento di capitale e alle performance registrate a Milano, la società ora sbarca a Bologna e Torino e a breve sarà a Londra, Francoforte e Berlino. “Winelivery.com è una piattaforma di distribuzione ad alto potenziale per produttori di nicchia”, ha spiegato Francesco Magro, ceo e cofondatore della società.


19 Luglio 2017, ore 12:02

Quotidiano Nazionale/La Nazione
Bollicine rosa … “Gli uomini sono più conservatori, le donne invece hanno voglia di cambiare, sono più rivoluzionarie”. Cinzia Canzian lo sa bene, anche da prima di fondare, nel 2005, Le vigne di Alice, cantina del Conegliano Valdobbiadene. E donna è anche l’enologa, Pier Francesca Bonicelli, con cui ha iniziato la nuova avventura, ispirata dal motto Life is a bubble. Un invito a prendere la vita con leggerezza e che racconta la loro scelta di puntare sulle bollicine, interpretando in modo personale il territorio che è culla del Prosecco. Ad esempio sperimentando la fermentazione in bottiglia,ma sempre dando importanza alle radici. Con un tocco tutto al femminile. Cinzia, come è iniziata questa esperienza in rosa?
“Io arrivo da studi classici, ma mio nonno aveva vigneto e osteria Anche se ovviamente da piccola il vino lo annusavo soltanto, ho ricordi forti che hanno influenzato il mio olfatto e le scelte successive”.
Come Pier Francesca, anche lei lavorava nell’azienda del marito.
“Sì e non solo in quella, per anni anche nel Consorzio di tutela. Così ho avuto modo di sviluppare il mio pensiero sul Prosecco”.
Qual è la vostra filosofia?
“Andare oltre le esperienze comuni, vedere fin dove può arrivare l’uva Glera, sia col metodo Charmat che con la fermentazione in bottiglia. Il nostro anno di svolta è stato il 2009, con il passaggio dalla Doc alla Docg. Il Prosecco superiore è diventato un territorio e abbiamo cercato di accentuare ancora di più la personalità dei nostri vini”.
Ci faccia qualche esempio.
“Uno è il nostro metodo classico Prosecco superiore Alice. G, o il P.s. Integrale Brut, un metodo classico senza sboccatura. Angelo, dal nome di mio nonno, è un pas dosé ottenuto da Pinot nero”.
Qualche altra particolarità?
“Con A fondo, abbiamo recuperato il modo in cui si faceva il Prosecco a inizio Novecento: un vino frizzante, che rifermentava in bottiglia in primavera con l’alzarsi della temperatura. Lo si scaraffava e lo si beveva velato”.
Che stagione sta vivendo il Prosecco?
“Dieci anni fa tutti dicevano che era una moda e invece ha cambiato il modo di bere in tutto il mondo. E questo grazie ai produttori che sono partiti prima di me, che hanno comunicato un prodotto senza fronzoli, facile da bere, che si accompagna a qualunque piatto. Ormai è come un paio di jeans: non ne puoi fare a meno. Ora però c’è più attenzione a un prodotto di un ceno tipo e di personalità”.
Il vostro mercato?
“All’inizio soprattutto italiano, ma ora un 50% è estero. Lavoriamo soprattutto con gli Stati Uniti, ma anche Cina, Giappone e Australia”.
Tornando al locale, avete puntato anche su un’uva come il Marzemino.
“Nel nostro Osé, un brut, raccontiamo il legame col territorio. È un’uva, che uniamo alla Glera, con una bella acidità e sentori di frutti rossi: il rosato è stato molto rilanciato, forse proprio dalle donne”.
E infatti è una bottiglia che voi consigliate a chi vuole osare. I vostri vini come esprimono la femminilità?
“Ogni vino deve diventare un ricordo, lo umanizziamo, per questo proponiamo di accompagnarlo a qualcuno più che a qualcosa. Invitiamo ad approfondire legami”.
Novità in arrivo?
“Non ci fermiamo mai, ora, ad esempio, sperimentiamo sboccature tardive. E lavoriamo molto anche sulla salute, dalla riduzione dei solfiti alla tutela dell’ambiente”.
Autore: Letizia Gamberini


19 Luglio 2017, ore 12:02

Quotidiano Nazionale/La Nazione
Paradiso delle vigne fra Venezia e te Dolomiti. L’area storica rimane racchiusa in 15 comuni … L’area di Conegliano Valdobbiadene si estende su un dolce territorio collinare situato a 50 km da Venezia e circa 100 dalle Dolomiti. La viticoltura qui ha origini antichissime ma la prima citazione scritta che lega il Prosecco a questo territorio risale al 1772. Sin dall’introduzione della Doc, nel 1969, l’area storica di produzione è rimasta circoscritta a 15 comuni. Due di questi le danno il nome: Conegliano e Valdobbiadene, l’una la capitale culturale e l’altra cuore produttivo.


19 Luglio 2017, ore 12:01

Quotidiano Nazionale/La Nazione
Fermo, etichetta in Braille per le anfore Castrum Morisci … Un’etichetta parlante in Braille ad alta accessibilità per i vini in anfora. Il progetto nato dalla collaborazione tra la cantina Castrum Morisci di Moresco e la sezione interprovinciale di Ascoli Piceno e Fermo dell’Uic (Unione italiana ciechi ed ipovedenti). Un’etichetta parlante che grazie ad indicazioni in braille -un sistema di scrittura e lettura a rilievo usato dagli ipovedenti - e grazie alle informazioni fornite da un QR code permette a non vedenti ed ipovedenti di avere tutte le informazioni sul vino e sulla cantina produttrice. A credere nel progetto anche il comune di Fermo e di Moresco, la Copagri Confederazione Produttori Agricoli, l’Associazione Italiana Sommelier. Si tratta di una novità a livello nazionale voluta fortemente dai titolari dell’azienda, particolarmente sensibile ai temi della disabilità e dell’integrazione. Profondamente orientata al biologico, l’azienda agricola si estende su 7,5 ettari di vigneto coltivato a Passerina, Pecorino, Vermentino, Malvasia, Pinot Grigio, Montepulciano e Sangiovese.


19 Luglio 2017, ore 12:01

Quotidiano Nazionale/La Nazione
Doc Sicilia verso 30 milioni di bottiglie. Exploit del Grillo, traina la crescita … Continua la crescita positiva dei dati dell’imbottigliamento dei vini Doc Sicilia, trainati dall’exploit del Grillo. I primi sei mesi di produzione confermano che la Doc Sicilia si avvia al traguardo di 30 milioni di bottiglie prodotte nel 2017. A trainare la crescita il Grillo Sicilia Doc che nei primi 6 mesi dell’anno ha visto un’impennata di quasi il 50% dell’imbottigliato rispetto allo stesso periodo del 2016.


18 Luglio 2017, ore 17:13

Il Sole 24 Ore
A grano, frutta e vino il conto del maltempo … Siccità/1. Dossier Coldiretti stima danni per due miliardi... La siccità non allenta la morsa sulle campagne. Gli improvvisi e violenti nubifragi degli ultimi giorni hanno peggiorato ulteriormente lo stato delle principali coltivazioni già stressate da un inverno anomalo con super nevicate e gelate tardive primaverili. Ora poi si è aggiunta la piaga degli incendi che stanno devastando fette pregiate di territorio. Da Nord a Sud circa i due terzi della superficie agricola sono colpiti dalla grande sete e anche se per molte colture la conta dei danni è prematura, un dossier presentato ieri dalla Coldiretti, in occasione dell’annuale assemblea focalizzata sul maltempo (e sul contestato accordo commerciale Ue - Canada), ha stimato una bolletta di circa 2 miliardi, tra mancati raccolti e aggravio dei costi per interventi di irrigazione e ventilazione delle stalle. A rischio sono tutte le coltivazioni, dai cereali ai vigneti e oliveti, fino alla frutta e al pomodoro da industria E non va meglio negli allevamenti, dove è già calatala produzione di latte e si comincia ad avvertire la mancanza di fieno. In Lombardia, secondo il report Coldiretti, si registrano forti perdite di mais e grano. In Piemonte la campagna cerealicola sta già facendo registrare cali del 30% delle rese. In Trentino Alto Adige perdite gravi nel settore della frutta, in particolare per le mele della Val di Non. Conto salato in Emilia Romagna, dove lo stato di crisi è stato già decretato per Parma e Piacenza. Colpiti soprattutto pomodoro da industria, ortofrutta e barbabietola. In Toscana è allarme per vigneti e oliveti. Mentre nel Lazio, nella provincia di Latina, risultano compromessi i raccolti di mais, ortaggi, meloni e angurie. Se non pioverà in tempi brevi gli oliveti della Puglia rischiano un calo produttivo del 30 per cento. Costi alle stelle in Sicilia per l’irrigazione, mentre in Sardegna i darmi sono spalmati su tutti i settori. Unico aspetto positivo, segnalato da Coldiretti, è la migliore qualità del grano per il maggior contenuto proteico, e della frutta. Eppure l’Italia non è un paese arido: piove molto, ma il 90% dell’acqua si perde. Mancano infatti infrastrutture adeguate che consentano di conservare risorse idriche da distribuire all’agricoltura quando esplode il caldo. La parola d’ordine dunque è investire. “Negli ultimi 20 anni - ha sottolineato il presidente della Coldiretti, Roberto Moncalvo - sono stati spesi in infrastrutture 20 miliardi, uno all’anno, 2,5 miliardi per risarcire i danni, con una ricaduta minima per gli agricoltori. La svolta invece è possibile: ci sono progetti cantierabili e risorse finanziarie. L’Anbi è pronta a partire subito con oltre 200 progetti di invasi per circa 3 miliardi”. Sul piatto ci sono anche 600 milioni di fondi nazionali ed europei. Anche nel decreto Sud numerosi emendamenti prevedono interventi su invasi e terre abbandonate. Senza acqua e tutela del territorio si crea terreno favorevole agli incendi, “un combinato disposto perverso di siccità, piromani e criminalità. I boschi occupano un terzo del territorio italiano - ha aggiunto Moncalvo - ma non sono gestiti. Il presidio della montagna e delle aree forestali non è sostenibile per le imprese agricole. Gli investimenti si tradurrebbero invece in risparmi, perché si eviterebbe di perdere migliaia di ettari boschivi e si potrebbero creare oltre 35 mila posti di lavoro”. Politiche forestali efficaci sono state sollecitate anche da FederlegnoArredo che vede nel bosco una miniera di materia prima la cui gestione porterebbe 280mila nuovi occupati.
Autore: Annamaria Capparelli


16 Luglio 2017, ore 17:12

L’Espresso
Bottiglia … Michel Thoulouze, ex manager e imprenditore transalpino ha fatto una scelta di vita e ha deciso di stabilirsi in quell’isola Sant’Erasmo che è nota per carciofi violetti superlativi e per un passato enoico di tutto rispetto già dal 1500. Da una quindicina d’anni ha impiantato qualche ettaro di malvasia istriana e vermentino che finiscono nel vino Orto di Venezia. Il 2014 (24 euro) ha un naso fiorito (sambuco in primis) e una bocca fine, sapida - potrebbe essere altrimenti? - e con una bella vena acida.
Autore: Enzo e Paolo Vizzari


15 Luglio 2017, ore 17:12

La Repubblica
Il mio vino … Siamo a Velletri, in quella zona nota ai più come Castelli Romani, qui l’industriale tedesco Anton F. Bijrner nel 2004 decide di investire nell’acquisto di quattro grandi tenute abbandonate, ispirato nella scelta dalla moglie italiana e ulteriormente convinto dalle caratteristiche del territorio: zona collinare, terreno vulcanico generoso, brezza marina costante, proveniente dal Tirreno distante solo 25 km. L’investimento è enorme: si espiantano del tutto i tendoni di Trebbiano e Malvasia per impiantare oltre 50 ettari di vigne ad alta densità, privilegiando i vitigni internazionali a bacca rossa. Nulla è lasciato al caso: l’orientamento dei filari, la fitodepurazione delle acque per l’impianto di irrigazione a goccia, il diserbo e le potature, l’installazione di stazioni meteorologiche nei vigneti, con l’obiettivo di ottenere prodotti di altissima qualità. Lo stesso rigore viene applicato in cantina dove vige la regola di non avere fretta, per cui i vini non vengono commercializzati finché non si decide che sono pronti, nella loro forma migliore. Un protocollo severo che si traduce in successo quasi immediato, oggi l’azienda è saldamente affermata ai vertici qualitativi italiani. Il Cabernet Franc della linea Ars Magna è il prodotto di punta, frutto di un vitigno per niente facile qui si esprime con grande equilibrio. Dal rosso rubino brillante del calice salgono profumi ampi ed eleganti di susine e fragole mature, poi note delicate di spezie dolci, con una scia balsamica. Al palato offre la stessa eleganza, mostrando tannini vellutati, viva freschezza e un’ottima morbidezza, in equilibrio perfetto. Cabernet Franc Ars Magna 2013 Uve: Cabernet Franc 100% - Gr. 14% € 125 prezzo medio in enoteca Omina Romana Via Fontana La Parata, 75 - 00049 Velletri (Rm) Tel. 06.96430193
Autore: Franco Ricci


15 Luglio 2017, ore 17:11

Il Sole 24 Ore
Incentivi. Rimodulati i fondi per il settore vino … Il ministero delle Politiche agricole ha rimodulato la dotazione finanziaria del programma di sostegno al settore vitivinicolo per il 2017. Le risorse complessivamente ammontano a 336.997.000 euro, di cui 83.270.776,8 per la promozione sui mercati dei paesi esteri. Questo è lo stanziamento che ha registrato, rispetto alla passata campagna, una decurtazione di oltre 17 milioni anche per le note vicende dei ricorsi su cui il Tar non ha ancora espresso il verdetto finale. Alla ristrutturazione e riconversione dei vigneti sono stati assegnati 145.730.848,79 euro, 1.482 477,85 alla vendemmia verde, 20.000.000 alle assicurazioni del raccolto, 68.012.900,56 agli investimenti e 18.500.00o alla distillazione dei sottoprodotti. Nel corso della campagna 2016 - 2017 il Mipaaf ha riscontrato economie in alcune regioni e provincie autonome per 17.725.563 euro che sono stati dirottati a misure che richiedono maggiori risorse per garantire un pieno utilizzo dei fondi. Una quota di questi “risparmi” di 3.286.987,64 euro è stata assegnata all’ad Umbria, dove le domanti hanno superato il budge disponibile.


15 Luglio 2017, ore 17:11

Italia Oggi
Turismo fra le cantine del mondo. Il sito Wine Paths propone viaggi e visite nei luoghi più esclusivi di produzione del vino … L’enoturismo di lusso è la proposta del neonato Wine Paths (Sentieri del vino) lanciato da Stéphane Tillement, di Bordeaux, un passato in British Airways e sulle spalle 25 anni di esperienza nel settore viaggi di lusso con la sua agenzia Mauriac e Wine Tour in France. Adesso ha lanciato il Wine Paths, un sito web dedicato all’enoturismo di alta gamma che nelle sue intenzioni dovrà diventare un marchio mondiale di lusso. Per questo ha chiesto la collaborazione dell’enologo Michel Rolland e all’imprenditore Christophe Poupinel. Il sito propone indirizzi in Francia, Spagna, Portogallo e Argentina. L’Italia, il Cile l’Australia e la Nuova Zelanda seguiranno, secondo quanto ha raccontato Tillement a Le Figaro. Il sito Wine Paths è utile per preparare un soggiorno enoturistico perchè agli utenti propone i migliori indirizzi del mondo (vinerie, hotel, ristoranti) o li indirizza a selezionate agenzie di viaggio locali, sue partner, che confezionano viaggi a misura delle richieste del cliente. Il target? Dagli appassionati che sognano di fare una degustazione a chi vuole fare un viaggio di più giorni in tre continenti. Ad oggi non esistono dati certi su quante persone siano interessate, per diletto e per lavoro (clienti e professionisti), al mondo del turismo enologico. Tillement stima che siano all’incirca 3 milioni gli appassionati che di tanto in tanto vogliono concedersi delle visite nei vigneti. C’è poi il mercato delle imprese che è enorme. Il numero dei presidenti, ad, direttori generali amanti del vino è gigantesco, con domande molto diverse come quella di un americano che voleva comprendere il modello di business del vino e grazie all’organizzazione di Tillement ha incontrato Bernard Magrez, una figura di primo piano a Bordeaux. Investimenti consistenti sono stati fatti in quasi tutti i grandi vigneti dei dieci paesi di punta del settore: Francia, Spagna, Portogallo, Italia, Stati Uniti con la Napa Valley californiana, il Cile, l’Argentina, l’Australia, la Nuova Zelanda e il Sudafrica. Le case vitivinicole più conosciute hanno sviluppato un’offerta enoturistica di qualità perchè hanno compreso che dopo i vini pregiati i clienti desiderano sempre di più scoprire i luoghi dove vengono prodotti, capire come si fanno questi vini. Per i proprietari l’idea è di promuovere il proprio chateau e la propria cantina attraverso le visite. Di certo, gli appassionati si emozionano di più nella cantina della loro etichetta preferita piuttosto che al ristorante o a una degustazione in hotel. I precursori sono stati i produttori della Napa Valley californiana. Hanno realizzato degli investimenti colossali e oggi vendono enormemente grazie all’enoturismo. La Francia cerca di recuperare il proprio ritardo ad alta velocità. Lo sviluppo dell’enoturismo negli ultimi dieci anni a Bordeaux è spettacolare, quanto a investimenti realizzati e qualità dei prodotti. Anche i produttori della Champagne stanno accelerando per meglio accogliere la clientela, ha dichiarato Tillement a Le Figaro. In Francia tutto è un po’ più complicato rispetto ai paesi anglosassoni dove le leggi sono meno complesse e dove si può lavorare la domenica diversamente che in Francia. Quando l’offerta turistica aumenta è necessario che le competenze e le qualifiche del personale siano adeguate. Malgrado tutto, secondo Tillement, i francesi sanno fare l’enoturismo in quattro regioni: Bordeaux, Provenza, Borgogna e nella Champagne. L’esempio da seguire in Europa è la Toscana quanto a capacità di fare enoturismo di alta gamma sostiene Stéphane Tillement perchè “dispone di un patrimonio eccezionale, di strutture ricettive di estrema qualità con un numero impressionante di hotel a 4 - 5 stelle e di ristoranti incredibili oltre, naturalmente, al vino. Tutti sanno che cos’è la Toscana e il Chianti. Quando Barack Obama ha voluto fare un wine tour è andato là”.
Autore: Simonetta Scarane


14 Luglio 2017, ore 17:10

Quotidiano Nazionale/La Nazione
La maledizione delle quote latte “L’Italia è in mora, deve pagare” … Deciderà la Corte di Giustizia Ue. “Irregolarità sulla Xylella”... Fronte quote latte e fronte ulivi pugliesi, falcidiati dalla maledetta Xylella: è stata una bruna giornata per l’Italia con il passato che non passa (le quote latte, appunto) e il presente che aggredisce (le piante). Sul primo fronte l’Italia rischia una sentenza della Corte di Giustizia Ue che potrebbe costringerla a recuperare dai produttori di latte 1,343 miliardi. Sul secondo c’è una censura della Commissione europea convinta che le autorità italiane “non sono in grado di arrestare la diffusione di un organismo nocivo, la Xylella fastidiosa”, rimuovendo le piante infette. O entro due mesi rimedia o l’Italia sarà deferita ai giudici europei. Cominciamo dal latte. Il regime delle quote latte è finito nel marzo 2015, però non sono ancora chiuse le vecchie pratiche, i contenziosi con la Ue che per l’Italia sono una tradizione consolidata nei decenni. Il contesto: le quote vennero introdotte nel 1984 in seguito alla crisi di sovrapproduzione nel mercato lattiero, con l’obiettivo di limitare la produzione e trasferire la responsabilità della sovrapproduzione ai singoli produttori e/o ai caseifici nazionali. Se uno Stato superava la quota annuale nazionale, un prelievo monetario sulle eccedenze doveva essere versato dai singoli produttori che superavano la quota individuale, in funzione del proprio volume di sovrapproduzione. Tra il 1995 e il 2009 l’Italia superò la quota e dopo le contestazioni e relativi richiami, Bruxelles portò il caso alla Corte di Giustizia. Ieri sono arrivate le conclusioni dell’Avvocata generale Eleanor Sharpston (britannica) che consiglia ai giudici di considerare l’Italia “inadempiente” perché non ha recuperato dai produttori 1,343 miliardi. Nella stragrande maggioranza dei casi, la sentenza della Corte coincide con i “consigli” degli Avvocati generali. L’Avvocata ritiene che il mancato recupero del prelievo da parte italiana “crea distorsioni della concorrenza” e configura “una situazione iniqua anche nei confronti dei contribuenti italiani”. Dell’importo complessivo di 2,305 miliardi, circa 1,752 miliardi non sono ancora stati rimborsati dai singoli produttori. Parte di questo importo è considerato perso o rientra in un piano a tappe di 14 anni. L’avvocata generale giudica “la legislazione italiana inefficace, irrazionale e farragginosa, foriera di un imponente contenzioso giudiziario che in pratica ha reso estremamente difficoltoso per lo Stato italiano, se non impossibili i recuperi”. Se la Corte ne accetterà le tesi, in mancanza di un rimedio, l’Italia rischia pesanti penali. Quanto alla Xylella fastidiosa, Bruxelles ha fatto un ulteriore passo procedurale inviando un “parere motivato”: entro due mesi l’Italia deve adeguarsi alle norme Ue, procedendo alla rimozione delle piante infette. In seguito ad un’epidemia di Xylella fastidiosa in Puglia le autorità avrebbero dovuto rimuovere le piante infette, però il calendario delle misure comunicate “non si è rivelato efficace” a garantire l’immediata rimozione degli alberi infetti, come prescritto dalla normativa”. Per Bruxelles non c’è alternativa perché, ha ribadito una portavoce, “la ricerca finora non ha trovato nessuna soluzione migliore, in ogni caso l’Italia sa esattamente cosa deve fare dal 2015”.
Autore: Antonio Pollio Salimbeni


14 Luglio 2017, ore 17:10

Il Venerdì di Repubblica
La bottiglia … Chianti Classico 2015 Montesecondo San Casciano in Val di Pesa (Firenze)... Quando un vignaiolo dice “io non lavoro la terra ma per la terra” fa già capire molto di sé e dei suoi vini. Silvio Messana non è nato in vigna. Anzi, ha trascorso molti anni negli Usa, dopo aver studiato Economia a Firenze, e a Boston ha frequentato la scuola di musica: jazz, composizione. Ha scritto colonne sonore per film. Figlio di mamma russa, papà italiano con proprietà in Tunisia e in Libia, il vino lo vendeva, fino al 2000, quando gli toccò occuparsi della tenuta in Chianti dei genitori, la fattoria Montesecondo. Sono Dalla Tusica 17 ettari di vigna. Dall’agricoltura al vino biologica Silvio è passato a quella una scelta biodinamica ed è arrivato anche all’uso delle anfore di terracotta. Le utilizza per il Tin (in arabo significa argilla) da uve Sangiovese in purezza. e per l’unico bianco, da uve Trebbiano. Il Rosso del Rospo è ottenuto da Cabernet Sauvignon con una piccola parte di Petit Verdot. Infine, questo Chianti Classico: il 2015 è Sangiovese al 90 per cento più Canaiolo e Colorino in pari quota. Resa per ettaro: 40 quintali. Matura un anno sia in cemento che in botti da 15 ettolitri. Colore rubino, bouquet invitante che porge ciliegia nera e lievi spezie. Sorso sincero, succoso, consistente. Bel bicchiere. A Firenze da Coquinanus, a Bari da Vineria Est sui 22 euro.
Autore: Gianni e Paola Mura


13 Luglio 2017, ore 18:22

Panorama
E i cinesi crearono la loro Borgogna … Produce 600 milioni di bottiglie l’anno e ha costruito castelli tali e quali a quelli francesi (per la gioia dei turisti). Il gruppo Changyu sta educando gli orientali alla cultura del vino. E al suo fianco c’è un’azienda italiana: la Illva di Saronno. Con loro Panorama ha scoperto questa nuova realtà. Bastioni di ispirazione rinascimentale, facciate dall’aria vittoriana, saloni ricolmi di pesanti boiserie, pinnacoli dal sapore gotico, fossati, ponti levatoi e persino carrozze. È un viaggio nel futuro quello che stiamo descrivendo. Una gita in quella che si appresta a diventare la prima economia del mondo, stando alle parole del politologo Ian Bremmer, da cui abbiamo il privilegio di essere accompagnati per un pezzo del cammino. Siamo venuti in Cina per scoprire che anche qui, dove storicamente la popolazione non possedeva nemmeno l’enzima per tollerarlo, oggi si è pronti a bere - e quindi a produrre - il vino. “Made in China, for China”, con l’idea che la Repubblica Popolare possa diventare il primo mercato al mondo anche in questo settore. Lo ha capito il colosso Changyu, il più grosso gruppo vinicolo del paese (e il quarto al mondo) con una capacità produttiva di 600 milioni di bottiglie l’anno, rilevato al 34 per cento dalla Illva di Saronno, solidissima azienda italiana, ancora familiare, famosa soprattutto per l’Amaretto. “Sono felice di aver anticipato i tempi: un’impresa, se non si mette in discussione, muore”, sentenzia il capostipite Augusto Reina, un omone di 77 anni, impressionantemente proiettato verso il futuro. “Dieci anni fa ho capito che bisognava cercare nuove direzioni e ho messo il primo piede qui. È stato difficile instaurare un rapporto di fiducia reciproca perché le differenze sono enormi: da queste parti possono stracciare gli accordi dalla mattina alla sera”. Tutto questo l’imprenditore lombardo, dai modi molto diretti, lo racconta mentre ci guida attraverso i giganteschi e pacchiani saloni di un castello vicino a Xian: lo Chateau Reina, edificato per lui nel 2014, dopo l’ingresso nella società. Tutto intorno, 73 ettari di vigne e un parco dove spuntano carrozze in stile Cenerentola, cariche di turisti locali eccitatissimi e armati di selfie stick, e buffe installazioni pseudo artistiche, come la statua in bronzo che lo ritrae pensieroso su una panchina, mentre osserva le sue vigne piazzate al confine con la periferia di una città industriale da quasi 9 milioni di abitanti. È così, con la fascinazione, che il gruppo Changyu, nato 112 anni fa e passato per le mani dello Stato tra il 1949 e il 2004, intende raccontare al suo popolo la magia del vino. “Ai banchetti di Stato, le nostre bottiglie hanno già sostituito la grappa cinese: sta cambiando la cultura. L’obiettivo è ridurre le importazioni dall’estero dal 70 al 30 per cento”, spiega il vicepresidente Zhou Hong Jiang. Ci si interessa poco, è evidente, al livello di inquinamento dei terreni nazionali. Changyu va per la sua strada costellando la Cina con 8 mega castelli nuovi di zecca, attraverso i quali, grazie alla contaminazione di stili architettonici europei e all’inserimento di musei e cantine molto più simili a dei padiglioni di un Expo che a delle aziende agricole credibili, intende avvicinare almeno una parte di quel miliardo e 300 milioni abitanti a un bicchiere del suo vino. Un prodotto che, lo riconosciamo, si rivela al di sopra delle aspettative, forse anche grazie al supporto di Illva nella formazione degli enologi, tutti rigorosamente cinesi. “Questo tipo di integrazione tra un colosso asiatico e un’azienda familiare italiana è un esempio virtuoso di come ci si può muovere durante la fase di recessione geopolitica che stiamo vivendo” spiega Bremmer. “Sono saltati tutti gli assetti globali: tanto vale che ognuno faccia per sé, come il signor Reina”. Lui lo sa molto bene. Per questo, durante la foto di rito, circondato dalla famiglia che lo ha accompagnato in questo viaggio, guarda con un bel sorriso verso il cielo che qui, e non è una metafora, sta diventando, ogni anno, sempre più blu.
Autore: Lucia Scajola


13 Luglio 2017, ore 18:21

Il sole 24 Ore
Via alla Rete d’impresa per l’area del Prosecco ... Turismo. Sedici aziende e brand unico internazionale... Sedici aziende eterogenee, su tutti i fronti, dalle dimensioni all’ambito di competenza: tour operator, aziende di trasporto, noleggiatori (bike e Vespa Rent), ristoranti e alberghi, fino alle latterie (da Soligo a Perenzin). Nasce la Rete d’impresa Prosecco Hills, obiettivo: “rafforzare il tessuto dell’economia turistica riuscendo a imporsi sui mercati internazionali come brand unitario”. Un modo per passare dal prodotto alla destinazione turistica: il Prosecco è già molto più di un vino - il vino italiano più esportato nel mondo - e “si identifica nell’immaginario del potenziale turista internazionale come una cultura che rivela il territorio che quel vino ha generato - spiegano i promotori -. Già oggi la destinazione “Prosecco” è la più ricercata dagli amanti dell’enoturismo di origine anglosassone”. Un interesse che riguarda anche il turismo tedesco, russo, cinese e che si riflette nei numeri: se il 2016 è stato positivo per tutto il Veneto (18milioni di arrivi) i territori della Pedemontana Trevigiana e della Valpolicella hanno registrato incrementi percentuali a due cifre. Capofila della rete è l’Unione della Pro Loco di Treviso che organizza anche la Primavera del Prosecco Superiore, la più importante rassegna enoturistica del Veneto (3 mesi di eventi, un indotto di presenze stimato in 300mila annue). “Siamo orgogliosi che sia stata riconosciuta la nostra esperienza e la capacità di unire diverse realtà, dalla più piccola Pro Loco fino al mondo dei produttori - spiega il presidente Giovanni Follador -. Il volano Prosecco ha permesso di mantenere un territorio integro, perché lavorato dall’uomo, a differenza di tante aree pedemontane italiane in abbandono”. Prosecco Hills si candida a meta turistica internazionale di qualità con una proposta integrata: cultura, natura ed enogastronornia, che accompagnano il turista nell’area storica dove nasce il Prosecco Docg. La Rete si è già candidata ad accedere ai progetti Ue finanziati dalle misure Por e Fesr.


13 Luglio 2017, ore 18:21

Corriere della Sera
L’agricoltore condannato per aver pulito l’Isola del Giglio … Non aveva chiesto il permesso di togliere le sterpaglie: rischia il carcere... Dai rovi e dalle piante infestanti ha creato una vigna modello. Vino ansonica pregiatissimo, novemila bottiglie l’anno, vendute per metà in Italia e per l’altra metà esportate all’estero e molto ricercate. Ma adesso la terra sublime di quel tratto insulare della Maremma, l’Isola del Giglio, sta diventando amarissima per Francesco Romano Carfagna, 66 anni, romano di nascita e gigliese d’adozione, e addirittura l’aver pulito un pezzo del suo terreno da rovi, appena 100 metri quadrati di sterpaglie, mirti e lentischi, gli è costata una condanna. Il tribunale di Grosseto gli ha spedito un decreto penale (dunque senza dibattimento) per il reato di lottizzazione abusiva a scopo edilizio. Francesco deve pagare al più presto 8 mila euro, che possono essere ridotti a 5 mila, con l’aggiunta di 11 giorni di carcere. Perché la legge, che il giudice ha applicato, prevede che se un terreno fa parte di un parco naturale, come nel caso del vigneto di Carfagna (in tutto tre ettari) non si possono togliere senza permesso neppure le erbacce. Dura lex sed lex? “Sì, però se la legge è ingiusta si può cambiare e questa sarà la mia prossima battaglia”, annuncia Carfagna, che ha ricevuto anche una lettera “molto cortese e di interesse per il mio caso” dal segretario del ministro delle Politiche agricole, alimentari e forestali, Maurizio Martina. Francesco le sfide ce le ha nel sangue. Faceva il professore di matematica al liceo, posto fisso, stipendio garantito. Ma nel Dna aveva la passione per la natura e la viticoltura. Così, un mattino di trent’anni fa, decide di licenziarsi e andare ad abitare con la famiglia all’Isola del Giglio e mettere su un’azienda. Amici e gente del posto lo prendono per matto. Ma lui trasforma il “niente” in un’azienda vitivinicola. Compra un terreno abbandonato vicino al faro di Capel Rosso. Siamo nell’estremità meridionale dell’isola. Un luogo magnifico con un microclima particolare che aiuta i vitigni di qualità a diventare eccellenti. E il miracolo accade. “Vendiamo bottiglie in Italia, in tutta Europa, e anche negli Stati Uniti e in Giappone racconta con orgoglio Carfagna e adesso invece di ridermi in faccia anche i più scettici mi salutano con rispetto”. Ma sul più bello ecco la stangata della giustizia. Sopralluogo della Forestale, denuncia e decisione del giudice con decreto di condanna. “Insomma, un caso paradossale, che suggerisce una riflessione riguardo la reale adeguatezza degli indirizzi della tutela del paesaggio e alla natura dell’oggetto da proteggere”. “I valori delmpaesaggio rurale italiano - spiega Mauro Agnoletti, professore associato presso il Dipartimento di gestione dei sistemi agricoli alimentari e forestali dell’Università di Firenze - sono un prodotto della cultura, non dell’abbandono. L’agricoltura è l’attività che ha impresso le sue forme alla base naturale, producendo un paesaggio che scrittori, poeti e viaggiatori hanno celebrato per secoli e che ancora oggi è associato all’immagine dell’Italia nel mondo. Come si legge in un recente rapporto del Wwf, abbiamo perso circa dieci milioni di ettari di terreni coltivati e ormai importiamo prodotti “tipici” dall’estero. Dunque è quantomeno singolare che un agricoltore che salva un pezzo del suo terreno dall’abbandono subisca una condanna penale”. Il caso del Giglio non è isolato. “Nel bosco secolare di Sant’Antonio, a Pescocostanzo (L’Aquila) - continua Agnoletti - il pascolo che ha originato quel bosco è stato vietato in conseguenza del vincolo paesaggistico. E nel bosco ceduo del Marganai, in Sardegna, si persegue chi ha ripristinato la ceduazione per mantenere le caratteristiche di quel bosco, secondo i dettami della scienza selvicolturale, salvo osservare che dopo tre anni il bosco gode di ottima salute”.
Autore: Marco Gasparetti


12 Luglio 2017, ore 11:00

Italia Oggi
La più nota guida ai migliori ristoranti del mondo, la francese Michelin, ha acquisito una partecipazione del 40% nella prestigiosa pubblicazione americana specializzata nel valutare i vini Robert Parker’s Wine Advocate. La collaborazione fra le due realtà s’esplicherà dapprima nei mercati asiatici per poi estendersi agli Stati Uniti e all’Europa.


12 Luglio 2017, ore 10:59

Italia Oggi
Contributi al vitivinicolo, cambia la torta. Dote maggiore alla ristrutturazione vigneti … Rimodulata la ripartizione dei 336,9 mln n di euro per la campagna 2017 del programma nazionale di sostegno al settore vitivinicolo. Le misure sono state nuovamente ripartite, privilegiando promozione, ristrutturazione e riconversione dei vigneti, assicurazioni sul raccolto e investimenti nel settore vitivinicola col decreto del ministero delle politiche agricole del 7 luglio 2017 n. 3752 (in attesa di essere pubblicato in Gazzetta Ufficiale) che viene nuovamente ripartita la dote finanziaria per l’anno 2017 del programma nazionale di sostegno al settore vitivinicolo (si veda ItaliaOggi del 9 giugno 2016). Ricordiamo che il regolamento Ue 71. 13081203 ha definito gli incentivi per le aziende vitivinicole e quelle dell’agroalimentare. Stabilendo che l’aumento dei nuovi impianti viticoli dovrebbe essere strutturato attraverso un meccanismo di salvaguardia a livello di Unione, basato sull’obbligo degli stati membri di mettere a disposizione annualmente un numero di autorizzazioni per nuovi impianti equivalente all’1% delle superfici vitate. E prevedendo, al contempo, una certa flessibilità in risposta a circostanze specifiche di ciascuno stato membro. Gli stati Ue dovrebbero poter decidere se mettere a disposizione superfici meno estese a livello nazionale o regionale, anche a livello di zone ammissibili a specifiche denominazioni di origine protette e indicazioni geografiche protette, sulla base di motivazioni obiettive e non discriminatorie. I pagamenti agli aventi titolo delle provvidenze finanziarie previste dall’Unione europea la cui erogazione è affidata all’Agea, nonché agli altri organismi pagatori riconosciuti ai sensi del regolamento (Ce) n.1306/2014 della Commissione, dell’11 marzo 2014, saranno disposti solo mediante accredito sui conti correnti bancari o postali. Questi dovranno essere indicati dai beneficiari e, agli stessi, intestati. Gli accrediti hanno per gli organismi pagatori effetto liberatorio dalla data di messa a disposizione dell’istituto tesoriere delle somme indicate.
Autore: Marco Ottaviano


Pagina 6 di 9



ATTENZIONE: E' possibile visualizzare gli articoli più vecchi di 30 giorni effettuando la Registrazione (gratuita) per ottenere Username e Password. Se si è già registrati è possibile visualizzare tutti i contenuti del sito inserendo Username e Password nei campi sottostanti

LOGIN

Username:
Password:

Vinitaly @Expo Milano 2015 - #vino2015

WineMeteo

possibile temporale Aglianico del Vulture:
Barile (PZ)

Temp: 31°
Precip: 0-5mm
quasi sereno Alto Adige:
Bolzano (BZ)

Temp: 27°
Precip: -
quasi sereno Alto Adige:
Appiano sulla strada del vino (BZ)

Temp: 26°
Precip: -
poche nubi Amarone:
Negrar (VR)

Temp: 26°
Precip: -
quasi sereno Barbaresco:
Barbaresco (CN)

Temp: 29°
Precip: -
poche nubi Bardolino:
Bardolino (VR)

Temp: 25°
Precip: -
quasi sereno Barolo:
Barolo (CN)

Temp: 28°
Precip: -
quasi sereno Bolgheri:
Castagneto Carducci (LI)

Temp: 32°
Precip: -
parz nuvoloso Brunello di Montalcino:
Montalcino (SI)

Temp: 25°
Precip: -
poche nubi Chianti Classico:
San Casciano in Val di Pesa (FI)

Temp: 29°
Precip: -
sereno Cinque Terre:
La Spezia (SP)

Temp: 31°
Precip: -
quasi sereno Cirò:
Ciro' (KR)

Temp: 30°
Precip: -
quasi sereno Colli Orientali del Friuli:
Manzano (UD)

Temp: 27°
Precip: -
quasi sereno Collio:
San Floriano del collio (GO)

Temp: 25°
Precip: -
poche nubi Est Est Est:
Montefiascone (VT)

Temp: 28°
Precip: -
possibile temporale Etna:
Castiglione di Sicilia (CT)

Temp: 31°
Precip: 0-5mm
sereno Franciacorta:
Erbusco (BS)

Temp: 29°
Precip: -
quasi sereno Frascati:
Frascati (RM)

Temp: 30°
Precip: -
quasi sereno Friulano:
Cormons (GO)

Temp: 26°
Precip: -
sereno Greco di Tufo:
Tufo (AV)

Temp: 30°
Precip: -
nuvoloso Lacrima di Morro d’Alba:
Morro d'alba (AN)

Temp: 25°
Precip: -
quasi sereno Lambrusco:
Modena (MO)

Temp: 27°
Precip: -
parz nuvoloso Molise:
Campomarino (CB)

Temp: 28°
Precip: -
temporale e schiarite Montepulciano d'Abruzzo:
Chieti (CH)

Temp: 27°
Precip: 5-10mm
quasi sereno Morellino:
Scansano (GR)

Temp: 31°
Precip: -
parz nuvoloso Nobile di Montepulciano:
Montepulciano (SI)

Temp: 23°
Precip: -
parz nuvoloso Orvieto:
Orvieto (TR)

Temp: 28°
Precip: -
parz nuvoloso Primitivo di Manduria:
Manduria (TA)

Temp: 34°
Precip: -
possibile temporale Prosecco:
Valdobbiadene (TV)

Temp: 26°
Precip: 0-5mm
piovaschi e schiarite Rosso Piceno:
Offida (AP)

Temp: 27°
Precip: 0-2mm
parz nuvoloso Sagrantino:
Montefalco (PG)

Temp: 27°
Precip: -
variabile Sangiovese di Romagna:
Bertinoro (FC)

Temp: 24°
Precip: -
velature sparse Sardegna:
Alghero (SS)

Temp: 25°
Precip: -
sereno con veli Sardegna:
Cagliari (CA)

Temp: 32°
Precip: -
sereno Sicilia:
Menfi (AG)

Temp: 29°
Precip: -
sereno con veli Sicilia:
Pantelleria (TP)

Temp: 26°
Precip: -
parz nuvoloso Sicilia:
Marsala (TP)

Temp: 30°
Precip: -
quasi sereno Soave:
Soave (VR)

Temp: 27°
Precip: -
quasi sereno Suvereto:
Suvereto (LI)

Temp: 32°
Precip: -
variabile Taurasi:
Taurasi (AV)

Temp: 31°
Precip: -
parz nuvoloso Torgiano:
Torgiano (PG)

Temp: 29°
Precip: -
quasi sereno Trentino:
Lavis (TN)

Temp: 27°
Precip: -
quasi sereno Trentino:
Mezzocorona (TN)

Temp: 28°
Precip: -
quasi sereno Trentino:
San Michele all'Adige (TN)

Temp: 27°
Precip: -
sereno Valle d'Aosta:
Aosta (AO)

Temp: 26°
Precip: -
quasi sereno Valtellina:
Sondrio (SO)

Temp: 26°
Precip: -
nuvoloso Verdicchio:
Jesi (AN)

Temp: 25°
Precip: -
poche nubi Vernaccia:
San Gimignano (SI)

Temp: 29°
Precip: -
Mezzacorona

Non solo vino
I capolavori dell'agroalimentare d'Italia