planeta

Il Meglio dell'Edicola

23 Luglio 2017, ore 12:07

L’Espresso
Bottiglia … Un affinamento di 24 mesi in barrique di rovere di Allir incalza la natura, assai espressiva. del Pignolo I Ronchi di Torre Rosazza 2013 (28 euro) che l’annata in questione pervade di profumi solenni di sagrestia. incenso e cere. Solenne. del resto. è la sua storia, strappata all’anonimato dai pochi traici rinvenuti tra i vigneti dell’Abbazia d Rosazzo. Così come il naso. la sua bocca e esemplare, rimpolpata dal frutto della marasca e innervata da una brezza balsamico-speziata e da un misurato grip tannico.
Autore: Paolini & Grignaffini


23 Luglio 2017, ore 12:06

La Stampa
Siccità, non solo danni. Vendemmia e grano sono d’altissima qualità... Il governo ha deciso di attivare un piano di tutela degli agricoltori colpiti dall’emergenza siccità. Si tratta di un pacchetto di tre misure: attivazione del fondo di solidarietà nazionale, aumento degli anticipi dei fondi europei della politica agricola comune e uno stanziamento di altri 107 milioni per il programma di rafforzamento ed efficientamento delle infrastrutture irrigue che si aggiungono ai 600 milioni già messi a disposizione. Ma il caldo e la siccità non hanno solo fatto danni alle produzioni agricole ma ne hanno esaltato le caratteristiche qualitative. In questi giorni le principali organizzazioni agricole (da Coldiretti alla Cia - Agricoltori italiani, da Fedagri a Confagricoltura) stanno raccogliendo dati sull’andamento dei raccolti. Che cosa dobbiamo aspettarci? La vendemmia, ad esempio, sarà fortemente anticipata. L’altro giorno si è riunito il coordinamento delle cooperative vitivinicole che producono il 58% del vino nazionale. L’unica cosa certa è che la qualità sarà elevatissima mentre per quanto riguarda la produzione molto dipenderà dalle condizioni meteorologiche delle prossime settimane. Di fatto è ancora presto per fare previsioni anche se le quantità saranno sicuramente inferiori a quelle dell’anno scorso. Dalle riflessioni di Fedagri - Confcooperative viene fuori una mappa variegata: nella zona del Chianti si stima un calo intorno al 25%, in Piemonte tra il 10 e il 15%; percentuali simili in Emilia e Romagna e nell’Oltrepo pavese. In Puglia si dovrebbe registrare un lieve calo. Secondo la Cia - Agricoltori italiani per l’olio d’oliva si preannuncia un’annata difficile per i volumi di produzione con contrazioni fino al 40% rispetto alle migliori performance. La qualità al contrario dovrebbe essere buona. La Coldiretti, invece, sottolinea come l’ondata di caldo abbia avuto effetti positivi sulla coltivazione del grano che “quest’anno a fronte di una forte riduzione quantitativa ha una qualità elevatissima, sia in termini di contenuto proteico sia per quanto riguarda i parametri di panificazione o di pastificazione”. Anche il pomodoro da industria, dove si è potuto irrigare, sarà di grande qualità con la produzione di ottime conserve rosse. Secondo Coldiretti, poi, tutti i vegetali con il grande caldo mettono in atto meccanismi di difesa per contrastare le alte temperature e la siccità con una riduzione della produzione ed una elevata perdita di acqua per traspirazione, con concentrazione dei succhi organici, elevato tenore zuccherino. Si attendono, dunque, minori raccolti ma di qualità elevata anche perché per l’eccessivo calore non si sviluppano le patologie fungine che attaccano le piante e che sviluppano tossine (micotossine) pericolose per la salute. È questo il motivo della grande qualità della frutta tipicamente estiva di questo periodo, pesche, nettarine, susine, ma anche angurie e meloni, dolcissimi e ricchi di sali minerali fondamentali per combattere il caldo e la disidratazione. E poi ci sono le patate. Secondo Fedagri qualche criticità si potrebbe registrare per quanto riguarda il raccolto delle patate perché dalle prime scavature si denota una minor produzione anche se per avere certezze sulle dimensioni del calo bisognerà attendere almeno tre settimane. Per la Cia, invece, per i funghi potrebbe essere una pessima annata e solo “abbondanti precipitazioni d’agosto potrebbero salvare la stagione che altrimenti sarà la più scarsa degli ultimi 10 anni”.
Autore: Maurizio Tropeano


22 Luglio 2017, ore 12:05

Il Sole 24 Ore
Santa Margherita scommette sul Lugana … Vino. Il Gruppo della famiglia Marzotto rileva [a cantina lombarda Cà Maiol... Il Gruppo Santa Margherita sbarca nel Lugana, tra le Doc che negli ultimi anni hanno messo a segno le migliori performance. Il Gruppo arricchisce così il portafoglio di territori vitivinicoli di pregio e si candida a diventare leader dei vini bianchi made in Italy. Nei giorni scorsi erano già trapelati alcuni rumor sulla possibile acquisizione del gruppo che fa capo ai fratelli Marzotto (Gaetano presidente di Santa Margherita Gruppo Vinicolo, Luca vicepresidente, Nicolò membro del Consiglio e Stefano presidente di Zignago Holding) della cantina sarda Mesa, nel Sulcis Iglesiente, di proprietà del creativo Gavino Sanna (fatturato di circa 4 milioni). Tuttavia all’interesse per la cantina sarda si aggiunge ora un’operazione forse più rilevante: lunedì prossimo sarà effettuato il closing relativo all’acquisizione da parte di Santa Margherita gruppo Vinicolo della maggioranza assoluta di Cà Maiol, vera e propria bandiera del Lugana Doc sulla sponda lombarda del lago di Garda. Per dare un’idea delle performance del Lugana, nei mercati all’ingrosso nelle scorse settimane veniva quotato attorno ai 4,5 euro al litro. Un fixing “monstre” se si considera che, secondo Ismea, il prezzo medio di un vino bianco comune all’ingrosso non arriva a 40 centesimi al litro mentre quello di un bianco Dop raramente supera i due curo al litro. Maiol porta in dote a Santa Margherita ( che nel 2016 ha registrato un fatturato di 157 milioni, con 18,9 milioni di bottiglie vendute per il 70% all’estero ) un patrimonio di 140 ettari di vigneti, dei quali 80 di proprietà, una produzione di 1,5 milioni di bottiglie per un giro d’affari di 10 milioni. Ma soprattutto l’acquisizione aggiunge al portafoglio “bianchi” di Santa Margherita che già può contare su Pinot Grigio, Prosecco, le etichette della Doc Alto Adige, i Franciacorta di Cà del Bosco, i Grillo e Inzolia in Sicilia, anche il Lugana. “Si tratta di una denominazione Il Lugana - ha detto al Sole 24 Ore il presidente Gaetano Marzotto - che ha saputo conquistarsi uno spazio importante fra i vini bianchi italiani. E Cà Maiol è stata protagonista di questo successo che ora deve proseguire, ampliando i mercati e consolidando i risultati raggiunti. Si tratta di un vino e un territorio nei quali vediamo un grande potenziale che vogliamo sviluppare col nostro know how e le nostre sinergie commerciali”. “Con questa acquisizione - ha aggiunto l’ad di Santa Margherita, Ettore Nicoletto - il nostro gruppo rafforza il proprio ruolo di scout di territori italiani dal grande potenziale ed il proprio orientamento ai vini bianchi di cui è storicamente un protagonista di primo piano”.
Autore: Giorgio dell’Orefice


21 Luglio 2017, ore 12:05

Il Venerdì di Repubblica
La Bottiglia … Frappato 2016 Tenuta Bastonaca Vittoria (Ragusa)... Un antico palmento del Settecento, intorno 16 ettari divisi tra vigne ad alberello, 1.200 piante di rose rosse, 1.000 ulivi e, ancora, alberi da frutto, un giardino botanico e un orto biologico. Tutto questo a Vittoria, in località Bastonaca che battezza un’azienda familiare. Lei, Silvana Raniolo, membro dell’associazione Le Donne del Vino, ha un’enoteca a Ragusa. Lui, Giovanni Calcaterra, di origine catanese, è avvocato. La comune passione per il vino fa sì che nel 2007 realizzino il progetto di una tenuta “su misura”. Era rimasto un pezzetto di sogno: comprarsi una piccola vigna sull’Etna. Ora è realtà: un ettaro a 770 metri di quota a Castiglione di Sicilia, viti di Nerello Mascalese e Nerello Cappuccio vecchie di 50 anni. Con queste premesse, meglio mettersi in mani sicure, infatti enologo e agronomo è Carlo Ferrini. I vitigni sono autoctoni (Grillo, Frappato, Nero d Avola) e alloctoni (Grenache e Tannat che compongono con il Nero d’Avola “Sud”, un blend molto interessante). Sempre in purezza e in acciaio il Grillo, il Nero d’Avola e questo Frappato (che entra pure, in pari quota, nel Cerasuolo di Vittoria). Luminoso rosso ciliegia, profuma di agrumi, rose e piccoli frutti di bosco. Al palato è ricco e concreto. A Maranello (Modena) da Vinoteca, a San Cataldo (Caltanissetta) da Nero d’Avola &Co. sui 13/14 euro.
Autore: Gianni e Paola Mura


21 Luglio 2017, ore 12:04

Corriere della Sera
E le bottiglie bio volano all’estero … I vini biologici italiani crescono e conquistano l’estero. Le vendite hanno raggiunto complessivamente i 275 milioni di euro, segnando lo scorso anno un più 34 percento rispetto al 2015. E gli aumenti maggiori sono stati registrati sui mercati internazionali, soprattutto nell’Unione Europea, e in particolare in Germania, e negli Stati Uniti: nel complesso il giro d’affari è arrivato a 192 milioni di euro, con un’impennata del 40 percento rispetto a due anni fa. A dirlo è la ricerca Wine Monitor Nomisma realizzata in occasione del Vino Bio Day per l’Ice, l’Agenzia per la promozione all’estero e l’internazionalizzazione delle imprese italiane. L’export di vino biologico oggi pesa appena il 3,4 percento sul totale di quello di vino dall’Italia, ma il trend risulta in continua crescita.


21 Luglio 2017, ore 12:04

Corriere della Sera
Romagna mia, Sangiovese in fiore. Il nuovo vino antico dell’architetto … La vigna del 1922 scoperta per caso. La sfida di Maurizio Costa a Torre San Martino... Una statua del Buddha, antiche ceramiche cinesi, velieri di legno in scala, cannoni da coriandoli, candidi lampadari muranesi, arazzi e stoffe di Rubelli, stucchi, torsioni barocche e rococò. Servirebbe “l’energia dello sguardo” di Peter Handke, lo scrittore austriaco intervenuto a Barolo all’ultima edizione di Collisioni, per “rivolgere la fronte in direzione del sogno, come un catturatore di immagini” e descrivere lo sfarzo di Palazzo Widmann a Venezia. Quando Maurizio Costa, che si definisce “professore in pensione di Composizione architettonica a Valle Giulia”, invita a pranzo per parlare della sua ultima passione, il vino, fornisce solo un numero civico del sestiere di Cannaregio. Da una finestra guarda gli ospiti oltrepassare un piccolo ponte, varcare il portone di un edificio seicentesco di cinque piani. E si gode il loro stupore davanti ai duemila metri quadrati della dimora che fu dei Widmann, la famiglia austriaca che ottenne il patriziato per aver aiutato la Serenissima nella guerra di Candia contro il Sultano. La seconda sorpresa, dopo aver oltrepassato il salone delle feste, viene dalle bottiglie. Torre San Martino è l’azienda voluta da Costa. La sua forza è un Sangiovese antico, potente ed elegante come i migliori toscani. E invece romagnolo. Nasce a Modigliana, piccola zona finora in ombra in cui sta crescendo una rete di dinamiche cantine. Le viti poggiano su una terra marnosa, a 350 metri d’altezza. Scoperte quasi per caso, risalgono al 1922. La data fornisce il nome all’etichetta, Vigna 1922. Il vino profuma di erbe dell’Appennino e di melograno, ha una densità mediterranea e una capacità di aprirsi come il popolo della Romagna. È voluttuoso, il gusto si attarda teneramente nel palato. “Modigliana era toscana racconta Costa, dove aver ripercorso ascesa e caduta della famiglia Widmann - fino a quando alcuni Comuni chiesero a Mussolini di cambiare regione”. L’architetto - vignaiolo, che ha firmato il restauro della dimora veneziana con gran sostegno della Soprintendenza, vive a Roma e gira tra le case dei figli a Londra e Dubai. “Ma sono romagnolo al cento per cento. Torre San Martino e il Vigna 1922 sono un omaggio e insieme una sfida vinta su mio padre. Diceva che in Romagna il vino non può venire buono, ma pensava alla pianura, non alle alture di Modigliana. Mi ripeteva due consigli: vendi la terra e non provare con il vino”. A una cena in una trattoria, a Costa capitò di origliare i discorsi di un gruppo di enologi che elogiavano una bottiglia da Modigliana. Si avvicinò e chiese se c’era qualche fazzoletto di terra in vendita. “Lo trovai e con il padre di Francesco Bordini, poi diventato il nostro agronomo, cominciammo a pensare al Sangiovese. Fino a quando tra i rovi spuntarono vecchi alberelli di vite. Abbiamo scoperto che avevano quasi un secolo. Così Maurizio Costa, architetto - vignaiolo, nella vigna di Sangiovese di Romagna del 1922, scoperta per caso tra i rovi di Torre San Martino è nato il nostro vino. Ed ora ab-biamo trovato nel sottobosco una vigna ancora più antica: risale al 1910, useremo le uve per una nuova Riserva”. Dall’Alto Adige è arrivato l’enologo Luciano Rappo: “Ha dato un carattere più internazionale ai nostri vini - assicura Costa - se fossimo vicini a Firenze i nostri vini sarebbero chiamati Supertuscan”. Un’avventura iniziata 16 anni fa, con un’estensione di 10 ettari, circa 20 mila bottiglie l’anno. Tra gli affreschi di Palazzo Widmann il Vigna 1922 trova sintonia “con questo mondo tutto veneziano di arte e qualità della vita”, dice l’architetto - vignaiolo. Qui l’hanno assaggiato gli ospiti del figlio “londinese” di Costa, come la star Leonardo DiCaprio. Un vino che convince a rivolgere “la fronte in direzione del sogno”.
Autore: Luciano Ferrro


21 Luglio 2017, ore 12:04

Il Sole 24 Ore
Braccio di ferro con la Ue sull’etichetta di pasta e riso … Alimentare. Martina e Caenda firmano i decreti per l’obbligo di indicare l’origine... L’Italia va avanti nonostante i rilievi mossi da Bruxelles... Sull’etichettatura Bruxelles procede cauta, ma l’Italia prova a forzare la mano. Dopo latte Uht e formaggi, scatta ora l’obbligo di indicare l’origine della materia prima per pasta e riso. Ieri i ministri dello Sviluppo economico, Carlo Calenda, e delle Politiche agricole, Maurizio Martina, hanno firmato i due decreti interministerali. Le nuove etichette saranno applicate in via sperimentale per due anni. Sui pacchi di pasta dovrà essere indicato il Paese di coltivazione del grano e quello di molitura. Inoltre dovrà essere specificato se il grano utilizzato proviene da Paesi Ue, non Ue o “Ue e non Ue”. Analoghe diciture per il riso che dovrà riportare i paesi di coltivazione, lavorazione e confezionamento. L’Italia, come ha spiegato il ministro Martina, è pronta a lanciare la sfida per la qualità e per i prezzi in due filiere strategiche per il made in Italy. L’iniziativa è anche un segnale forte per la Ue affinché completi il regolamento sull’etichettatura. “Con questa decisione - ha aggiunto - l’Italia si pone all’avanguardia in Europa sul fronte dell’etichettatura, come chiave di competitività. Chiediamo con ancora più forza alla Ue di fare scelte coraggiose, di dare ai cittadini e alle aziende risposte concrete. Tanto più davanti alla conclusione di accordi commerciali internazionali che rappresentano un’opportunità da cogliere e che dovranno essere accompagnati da scelte sempre più forti per la trasparenza e la massima informazione”. Un ennesimo tentativo per convincere la Ue che però già avrebbe espresso obiezioni sul decreto. Un carteggio con Roma alla fine avrebbe convinto le autorità italiane a comunicare il ritiro del decreto in attesa di effettuare approfondimenti. Sarebbe stato infatti rilevato un difetto di notifica sollevabile sia a Bruxelles che in sede amministrativa italiana. Ieri la svolta. Il terreno è scivoloso e su precedenti decreti, sempre sull’etichettatura, l’Italia ha dovuto fare marcia indietro. È vero che il vento nella Ue è cambiato e il via libera dato alla Francia prima e all’Italia poi sul latte lo conferma. Ma sulla pasta la partita è più complessa e, come è noto, l’industria si è sempre dichiarata favorevole a una indicazione più trasparente, ma solo se con il timbro Ue per evitare di penalizzare le produzioni nazionali. Il governo è però intenzionato ad andare avanti. Per il ministro Calenda bisogna spingere sempre di più le piccole e medie imprese a esportare. Per questo “dobbiamo concludere accordi commerciali come quello con il Canada - ha sostenuto - che rimuovono gli ostacoli e le barriere tariffarie. Ma allo stesso tempo dobbiamo tutelare i consumatori e i lavoratori con regole chiare e trasparenza”. La Coldiretti è soddisfatta del ruolo dell’Italia di apripista “di fronte all’atteggiamento incerto e contraddittorio della Ue”. Per il presidente di Confagricoltura, Massimiliano Giansanti “è un chiaro di segnale di sostegno alle produzioni agroalimentari italiane”. Sul fronte opposto Aidepi (Associazione industrie del dolce e della pasta) boccia il decreto perchè “disorienta il consumatore e non incentiva gli agricoltori a investire per produrre grano di qualità”.
Autore: Annamaria Capparelli


20 Luglio 2017, ore 14:47

Panorama
50 anni di gloria … Doppia occasione di festa per la cantina Prunotto, dagli anni 90 proprietà Antinori. Con l’annata 2011 si celebra il 50esimo anniversario dell’elegante ad energico Barolo Bussia, nonché la ristrutturazione nel rispetto della tradizione (con l’architetto Paolo Cattaneo), Dell’antica cascina di Langa, tanto voluta da Albiera 4ntinori, presidente Prunotto e Marchesi Antinori, che commenta: “Da toscani, siamo felici di recuperare il passato”. Oggi è destinata alla sola vinificazione delle uve Dell’omonimo vigneto e all’accoglienza. Tappa imperdibile, lo spazio per la degustazione e il negozio, con arredi li recupero provenienti da Procacci, Firenze.


20 Luglio 2017, ore 14:46

Panorama
Due donne per due nettari … Non so se la mia emozione sia stata più forte nel guardare la foto meravigliosa della vigna langarola arrossata d’autunno, o i documenti della famiglia Oddero che certificano un fiorente commercio dei vini ben prima che l’Italia fosse una. È certo che dai 35 ettari curati da due gran donne come Mariacristina e Mariavittoria esce un vino che onora storia e tradizioni di questa terra benedetta da Dio. I miei appunti di valutazione segnalano tutti voti alti. Ma in testa c’è il Vignarionda Riserva del 2006: vino di grandissima morbidezza e giovane nella sua incipiente maturità. Staccato di un centimetro 1. Barolo Brunate 2009. Qui colpiscono il profumo molto conturbante e la pienezza del sapore già al primo sorso. II classico grande Barolo della linea moderna colloquiale e desideroso di conversazione. Il Barolo Bussa Vigna Mondoca Riserva 2010 è più tannico e tradizionale degli altri. Il più giovane Barolo Rocche di Castiglione 2013 segnala una durezza iniziale che si addolcisce presto manifestando una tempra garbata. Il Barolo Villero 2012 è il Pisolo della famiglia. Lasciategli superare la sua pigrizia iniziale e verrà fuori tutta la morbidezza del nuovo Barolo. Il Barbaresco Gallina 2013 si caratterizza per la sobrietà tipica di questo vino.
Autore: Bruno Vespa


20 Luglio 2017, ore 14:46

Panorama
Una villa per brindare al bello … A Épernay, nella Champagne, riapre la Maison Belle Epoque. Per celebrare Io spirito artistico e bon vivant di Perrier - Jouét … Lo spirito di Perrier - Jouét abita qui, nella Maison Belle Epoque: un edificio del 700 in Avenue de Champagne a Épernay, regione a est di Parigi dove nascono le famose bollicine, che rappresenta il più straordinario concentrato di Art Nouveau in mani private. Tornata a nuova vita dopo un restauro di due anni, la villa conserva centinaia di opere firmate da Louis Majorelle, Hector Guimard, René Lalique, Alfons Mucha. “Trovate tutti i principali attori dell’avanguardia francese” sintetizza Axelle de Buffevent, style director Perrier - Jouét, incoraggiando i presenti a indulgere sui divani, meraviglie di broccato e legno intagliato da cui sbocciano sinuosi motivi botanici. “Non deve diventare un museo, questo è un luogo da vivere, una vera casa che abbiamo riportato all’assetto originario di quando fu abitata da Pierre - Nicolas Perrier e Adèle Jouét”, spiega. “Lo champagne, l’arte, l’amore per la natura: le loro passioni sono raccolte in queste stanze, aperte ai nostri ospiti speciali”. Suggellato dalla creazione dell’iconica bottiglia Belle Epoque disegnata nel 1902 dal decoratore del vetro Emile Gallé per la preziosa Cuvée, “il legame di Perrier - Jouét con le arti prosegue ancora oggi, attraverso la collaborazione con la fiera Design Miami avviata nel 2013”, ricorda de Buffevent. Le opere contemporanee appositamente commissionate ed esposte durante l’evento hanno trovato fissa dimora in diversi punti della maison, fin giù nei sotterranei, dove si snodano in 11 chilometri di celle. Nella suggestiva vinoteque sono custodite sotto chiave anche due bottiglie dello champagne più antico rimasto al mondo. L’etichetta ne riporta la data: 1825; quando poco distante da lì, nella cattedrale di Reims, veniva incoronato l’ultimo re di Francia.
Autore: Marta Galli


20 Luglio 2017, ore 14:45

Panorama
In alto i software … Un sistema per monitorare, in ogni dettaglio, le vigne. E il segreto dei 4.500 coltivatori del consorzio Cavit... Una sorta di wine street view che mappa in tempo reale la situazione climatica, la presenza di parassiti nei vitigni dai 70 ai 700 metri, dal Garda alle Alpi. Ecco cosa è “Pica”, Piattaforma integrata cartografica agriviticola, divenuta imprescindibile per i quattro mila e 500 coltivatori delle 10 cantine di Cavit, consorzio da 60 milioni di bottiglie e 178 milioni di fatturato. Osservando i tecnici nella sede di Ravina di Trento, ci si rende conto di quanto quest’azienda che produce 21 varietà di vitigni, dal Marzemino al Teroldego al Muller Thurgau, investa sulla tecnologia. “Col software di Pica e con i satelliti”, spiega l’enologo Andrea Faustini, “facciamo sapere attraverso le app dello smartphone qual è la varietà migliore da piantare, captiamo la quantità di virus, in modo da organizzare l’intera superficie coltivata in 20 differenti zone di difesa E possiamo anche calcolare la quantità esatta di acqua necessaria da erogare” È grazie anche a questo monitoraggio capillare sempre più avanzato se si possono alzare i calici di Altemasi, lo spumante TrentoDoc, che è il vino più prestigioso di Cavit, da gustare magari al Maso Toresella, storica proprietà dell’azienda trentina sul Lago di Toblino.
Autore: Luca Bergamin


19 Luglio 2017, ore 15:34

Il Sole 24 Ore
Il gruppo Antinori si rafforza in Cile … Prima la collaborazione produttiva, poi la joint venture, ora la piena proprietà. Il gruppo vinicolo fiorentino Marchesi Antinori acquisce il 100% di Haras de Pirque, prestigiosa azienda cilena con più di 100 ettari di vigneti e una cantina dalla forma a ferro di cavallo situata a nord della valle del Maipo, il cosiddetto “Chianti cileno”, zona particolarmente vocata tra fiume e collina. A vendere è la famiglia Matte, che aveva cominciato a collaborare con Antinori fin dal 2003 dando vita al vino Albis, dall’unione originale di Cabernet Sauvignon e Carménère, l’uva cilena per eccellenza. Col passare del tempo Antinori era arrivato a gestire direttamente le vigne e le attività di vinificazione in Cile, fino all’ultimo passo di oggi, la piena proprietà. Con questa acquisizione Antinori arriva a possedere 618 ettari fuori dall’Italia (in Usa, Ungheria, Cile, Malta e Romania) e oltre duemila in Italia (di cui 1.541 in Toscana e Umbria, 56 in Piemonte, 350 in Puglia, 60 in Lombardia). “Siamo molto felici di poter continuare la nostra avventura cilena - afferma Albiera Antinori, presidente di Marchesi Antinori - Haras de Pirque ci ha fin dall’inizio affascinato per la bellezza del luogo e la particolarità del terroir. Proseguiremo la strada della qualità già intrapresa, lavorando soprattutto sul Carménère, una varietà che ci darà molte soddisfazioni”.


19 Luglio 2017, ore 14:58

Italia Oggi
Tanta voglia di vino bio. L’export cresce del 40% … C’è sempre più voglia di vini biologici. L’export italiani di questo settore è cresciuto a 192 milioni di euro, +40% rispetto al 2015 contro un più tenue +4% dell’export di vino totale, e anche in Italia la percentuale di consumatori è in continua crescita. Nel 2015 era il 21% mentre solo nel 2013, era il 2%). Nel 2016 le vendite di vino biologico hanno raggiunto complessivamente 275 milioni di euro, registrando un +34% rispetto al 2015 e il mercato interno vale il 30% del totale (83 milioni Gli euro, +22% rispetto al 2015). Sono i numeri della ricerca di Wine Monitor Nomisma realizzata in occasione del Vino Bio Day per l’agenzia di promozione Ice L’export di vino biologico italiano pesa per il 3,4% sul totale dell’export di vino dall’Italia e il trend è in continua crescita, era l’1,9% nel 2014 e il 2,6% nel 2015. Ad acquistare è soprattutto l’Unione europea, principale destinazione con il 66% a valore, con la Germania mercato di riferimento per i vini italiani bio, 33% del fatturato estero realizzato nel 2016, seguita dagli Stati Uniti, 12%, e da Canada e Svizzera tutt’e due con l’8%. Bene anche le vendite nel Regno Unito nonostante l’uscita dal mercato europeo. Secondo i dati Global Snapshot Nielsen le vendite di vino bio nella Gdo britannica nel 2016 si attestano a 21 milioni di euro, lo 0,4% sul totale dei vini venduti, e con una crescita sul totale dei vini venduti intorno al +24%. Dall’analisi delle vendite in Uk, quasi un quarto delle bottiglie bio vendute è italiano (22%) anche se l’Italia deve fare i conti con la rincorsa della Nuova Zelanda. I vini bio italiani importanti nel Regno Unito sono stati 4,8 milioni di euro con crescite dell’82% a valore e del 78% a volume. Ma i vini neozelandesi hanno sfiorati 4 milioni di euro di vendite e aumenti del 107% in valore e del 97% in volume. L’indagine evidenzia come le carte vincenti di chi esporta siano, innanzitutto la qualità, il marchio aziendale apprezzato e l’affidabilità dell’azienda Fondamentali sono anche le garanzie offerte dalla tracciabilità del prodotto. Chi ancora non esporta lo fa perché non ha gli strumenti commerciali adeguati, ha dimensioni ridotte e non possiede adeguate risorse finanziarie per conquistare i mercati esteri. A frenare la presenza sugli scaffali stranieri del vino bio made in Italy ci sono anche vincoli doganali e tariffari (27%), e la mancanza di un’adeguata capacità di promozione dell’azienda (19%). La maggior parte delle aziende sono ottimiste anche per il futuro. Una su quattro prevede un forte aumento (di oltre il +10%) del proprio fatturato sui mercati esteri nei prossimi 3 anni e un ulteriore 54% prevede comunque una crescita tra il 2% e il 10%.
Autore: Andrea Settefonti


19 Luglio 2017, ore 14:57

Il Sole 24 Ore
I1 vino biologico cresce del 34% … Il vino biologico in Italia diventa anche un business, soprattutto grazie alla forza dei mercati esteri. L’anno scorso le vendite di vino biologico hanno realizzato un giro d’affari di 275 milioni, +34%. I consumi domestici (comprendendo grande distribuzione, canali specializzati in prodotti biologici, enoteche, ristorazione/wine bar, vendita diretta) si ritagliano il 30% del totale (83 milioni di euro, +22%) mentre l’export vale 192 milioni, con un balzo del 40%. Ben maggiore del +4% dell’export complessivo di vino italiano. I dati emergono emergono dalla ricerca Wine Monitor Nomisma realizzata per Ice in occasione del Vino Bio Day. Nel 2016 il 79% delle aziende che producono vini biologici l’ha esportato. Soprattutto nell’Unione Europea (66% a valore) e, come per l’agroalimentare, la Germania rappresenta il mercato di riferimento per i vini italiani bio (33% del fatturato estero realizzato nel 2016), seguita dagli Stati Uniti (12%). Cosa prevedono le aziende per il futuro? Per il prossimo triennio a trainare le vendite all’estero saranno soprattutto i mercati terzi, primo fra tutti quello statunitense (per il 28% degli operatori), ottime aspettative anche per il mercato Ue. La maggior parte delle imprese sono ottimiste: 1 su 4 prevede un forte aumento (di oltre il 10%) del proprio fatturato sui mercati esteri nei prossimi 3 anni, un ulteriore 54% prevede comunque una crescita (compresa tra +2% e +10%). Più dei due terzi delle aziende scommette sulla crescita dell’export e le imprese rimanenti non prevedono per il futuro variazioni sostanziali del giro d’affari.
Autore: Emanuele Scarci


19 Luglio 2017, ore 14:57

Italia Oggi
Il presidente della regione spagnola Castilla - La Mancha, Emiliano García - Page, è stato eletto per acclamazione presidente dell’Associazione europea delle Regioni vinicole (Aree) con sede in Francia presso il consiglio regionale della Champagne - Ardenne. Prende il posto dell’italiano Sergio Chiamparino, presidente della Regione Piemonte. L’Unione europea rappresenta il 45% del vigneto mondiale, il 65% della produzione, il 57% del consumo globale di vino e il 70% delle esportazioni.


19 Luglio 2017, ore 14:47

Quotidiano Nazionale/La Nazione
Fermo, etichetta in Braille per le anfore Castrum Morisci … Un’etichetta parlante in Braille ad alta accessibilità per i vini in anfora. Il progetto nato dalla collaborazione tra la cantina Castrum Morisci di Moresco e la sezione interprovinciale di Ascoli Piceno e Fermo dell’Uic (Unione italiana ciechi ed ipovedenti). Un’etichetta parlante che grazie ad indicazioni in braille -un sistema di scrittura e lettura a rilievo usato dagli ipovedenti - e grazie alle informazioni fornite da un QR code permette a non vedenti ed ipovedenti di avere tutte le informazioni sul vino e sulla cantina produttrice. A credere nel progetto anche il comune di Fermo e di Moresco, la Copagri Confederazione Produttori Agricoli, l’Associazione Italiana Sommelier. Si tratta di una novità a livello nazionale voluta fortemente dai titolari dell’azienda, particolarmente sensibile ai temi della disabilità e dell’integrazione. Profondamente orientata al biologico, l’azienda agricola si estende su 7,5 ettari di vigneto coltivato a Passerina, Pecorino, Vermentino, Malvasia, Pinot Grigio, Montepulciano e Sangiovese.


19 Luglio 2017, ore 12:05

Repubblica Firenze
Shopping in Cile ad Antinori il 100% delle cantine Haras … L’operazione è l’anteprima di una nuova stagione di acquisizioni all’estero da parte dei brend toscani... Prede, soprattutto. Ma anche cacciatori, grazie alle punte più avanzate del settore. Se il capitale straniero fa incetta in Toscana di aziende vitivinicole, sfiancate da investimenti in cantine e nuovi impianti di vitigni (“c’è mezzo Chianti in vendita”, si racconta), le corazzate regionali ricominciano a fare shopping all’estero. Di ieri la notizia che Antinori ha messo le mani sulla cantina Haras in Cile, un Paese vocato che produce vini concorrenziali per l’eccellente rapporto tra qualità e prezzo. Per Antinori l’internazionalizzazione non è una novità: oltre che in Cile possiede 600 ettari di vigneti in varie altri parti del mondo, dagli Stati Uniti all’Ungheria, dalla Romania a Malta. Ma l’operazione della maison fiorentina del vino è la spia, o se si vuole l’anteprima, di una nuova stagione di acquisizioni da parte dei brand toscani all’estero. “La diversificazione dei prodotti e l’arricchimento delle etichette, anche in chiave internazionale, è un must per aggredire meglio la distribuzione e offrire un ventaglio vasto di prodotti eccellenti di varia gamma”, spiegano gli esperti. Oggi guidata dalla presidente Albiera Antinori che ieri ha anche annunciato un investimento rilevante per ristrutturare la storica Cantina Prunotto a Monforte d’Alba in Piemonte, Marchesi Antinori - riferisce Winenews - ha dunque acquisito la totale proprietà della cantina Haras de Pirque, gioiello dell’enologia cilena: 100 ettari di vigneti nella valle del Maipo, uno dei territori più vocati del Paese, e la cantina celebre per la sua forma a Ferro di Cavallo. Da quasi 15 anni la famiglia Antinori aveva una partnership con il proprietario della Casa vinicola, Eduardo A. Matte, imprenditore di successo attivo soprattutto nel campo dei cavalli da corsa (il nome Haras de Pirque omaggia uno dei più antichi allevamenti di purosangue del Paese). Ma ora Antinori ha deciso e ottenuto la proprietà dell’azienda cilena, che in passato, in virtù della collaborazione Antinori - Matte, aveva portato alla nascita del vino Albis, unione tra uno dei vitigni internazionali più di diffusi, il Cabernet Sauvignon, e una delle uve caratteristiche del Cile, il Carmenère. Risale agli anni Ottanta, da parte di Marchesi Antinori, l’inaugurazione di un percorso di espansione oltreconfine, che passa da Antica in California a Col Solare nella Columbia Valley, dalla Tenuta Tuzko Bátaapáti in Ungheria alla Meridiana Wine Estate a Malta e alla Vitis Metamorfosis in Romania, fino a Stag’s Leap Wine Cellars in Napa Valley. Lodovico Antinori si è spinto invece fino in Nuova Zelanda, una delle più belle zone del mondo per coltivare il Sauvignon Blanc. Ma seguendo la sua passione per Tokaji, produce anche il Baron de Bornemisza Tokaji Aszu, un progetto in un unico vigneto chiamato “Nyulászo - Király” nel Tokaji - Hegyalja, zona Mád dell’Ungheria. Ora altri riprenderanno la pista delle acquisizioni di cui fu pioniere fu Philip Mazzei, che dal Chianti Classico sbarcò in Virginia e piantò le prime viti europee in Usa - ricorda Winenews - Dopo di lui, da Zonin1821, tra i più grandi gruppi vitivinicoli molto presente in Toscana, che “conquistò” proprio in Virginia Barboursville Vineyards dando impulso ad una nuova zona di produzione, alla Bodega Noemia de Patagonia: è l’azienda oltreoceano di Noemi Marone Cinzano, già proprietaria della Tenuta di Argiano tra i vigneti di Brunello a Montalcino, da dove il fratello, il conte Francesco Marone Cinzano, accanto alla Tenuta Col d’Orcia, ha esteso la sua produzione fino in Cile con Viña La Reserva de Caliboro. Ma la Toscana del vino esporta anche professionalità, enologi, tecnici, ricercatori. Un caso per tutti: quello del consulente enoico di stanza in Toscana Mario Calzolari, ora impegnato a produrre un vino da uve toscane in Svezia.
Autore: Maurizio Bologni


19 Luglio 2017, ore 12:04

Quotidiano Nazionale/La Nazione
Il sommelier del futuro è donna... Il segnale parte da Portopiccolo … “Il sommelier del futuro è donna, scommette sugli abbinamenti vino-cibo, sa sorprendere e parla al cuore”. La tendenza emersa nel corso del convegno La Vite è Donna: dal Barolo al Nero d’Avola, organizzato dalle Donne del Vino a Portopiccolo, centro turistico sulla costa friulana. Qui 80 Donne del vino di tutta Italia hanno presentato 160 etichette in una degustazione nel Pavillon vicino al lungomare che ha richiamato numerosi appassionati di vino, professionisti, giornalisti. L’organizzazione è stata a cura della delegazione Le Donne del Vino Friuli Venezia Giulia, guidata da Cristiana Cirielli.


19 Luglio 2017, ore 12:04

Quotidiano Nazionale/La Nazione
Primo corso di formazione per te Strade del Vino del Friuli … Con due corsi distinti prende il via il percorso di formazione riservato agli operatori aderenti alla Strada del Vino e dei Sapori del Frulli Venezia Giulia, l’insieme di itinerari che riunisce cantine, ristoranti, aziende agroalimentari e agriturismo rispettosi dei valori di qualità, genuinità, professionalità, cordialità e unicità dei prodotti regionali. Il primo corso di formazione è articolato in cinque moduli a cadenza settimanale e i partecipanti possono scegliere se iscriversi solo ad alcuni o a tutti gli appuntamenti. Le lezioni sono gratuite e si terranno a Villa Chiazza di Cervignano del Friuli.


19 Luglio 2017, ore 12:04

Quotidiano Nazionale/La Nazione
Con il caldo sarà gran qualità … La siccità e il gran caldo, che tanti problemi hanno creato ad altre colture, sono positive per il vino. Le radici della vite, infatti, in assenza di pioggia si spingono in profondità attestando un buon grado di resistenza delle piante a climi estremi e produzioni a più altro grado zuccherino. Ma tra i filari, in vista della vendemmia, da Nord a Sud i viticoltori fanno anche i conti con i danni della gelata di aprile da una parte e delle fioriture precoci dall’altra. “Annata difficile la 2017 - afferma Marco Fizialetti, responsabile vendite di Castello di Querceto, Greve in Chianti -anche se la situazione al momento non è critica. Certo non dovesse piovere da qui a settembre potremmo entrare in una fase complicata”. “In una situazione come l’attuale è stata davvero preziosa l’attenta gestione del verde - per Paola De Piasi, responsabile di produzione a I Veroni, Rufina - con costanti cimature. I giochi sono tutti da farsi ed è difficile prevedere se la vendemmia rispetterà suoi tempi, per ora possiamo solo sperare che i bellissimi e numerosi grappoli che riempiono le nostre vigne trovino le riserve idriche necessarie per invasa-tura e maturazione fenolica”. Anche dalla Puglia arrivano segnali buoni. Secondo il Consorzio del Primitivo di Manduria l’anna sarà ottima. “Le temperature alte - dice Roberto Erario presidente del sodalizio hanno generato un lussureggiamento vegetativo che porterà alta gradazione. L’acino da verde diventa rosso rubino. Sarà un 2017 da record”. Ottimista anche Fabrizio Lazzeri, tecnico di Tenute Silvio Nardi, a Montalcino: “Le nostre vigne stanno reagendo bene - precisa - perché insistono su terreni profondi, provvisti di buone riserve idriche. La manirazione è in anticipo, i vinaccioli sono già in fase di indurimento ed il diradamento dei grappoli in atto. Presumibilmente l’anticipo sarà di circa 10/15 giorni”. Al Nord la situazione è diversa, in Alto Adige ad esempio a inizio luglio varie precipitazioni hanno assicurato ai terreni un buon apporto idrico. Dice il duo Gerhard Sanin e Andrea Moser, rispettivamente agronomo ed enologo di Cantina Kaltern: “La vigoria generale delle viti va da moderata a normale, sicuramente un buon segno dal punto di vista qualitativo. Tutte le cane sono in regola per un’ottima vendemmia ma solo quando l’ultimo grappolo sarà in cantina potremo affermarlo in modo certo”. Per il Trentino parla Anselmo Guerrieri Gonzaga di San Leonardo: Il problema siccità non ha interessato le nostre vigne, l’uva è molto bella e perfettamente sana, anche grazie alla conduzione biologica che si sta rivelando preziosa nello sconfiggere la peronospera, molto insidiosa quest’anno nella nostra regione”. Aggiunge Matteo Moser, enologo di Moser Trento: “Al momento la vendemmia 2017 per il Trentina si prospetta molto buona, con corretto equilibrio qualitativo e quantitativo”.


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