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Il Meglio dell'Edicola

06 Febbraio 2017, ore 13:15

Quotidiano Nazionale/La Nazione
Produrre vino a Pianosa: si pu fare Dopo Gorgona, sfida di Frescobaldi Il progetto del vigneto fermo: la speranza che riparta presto... Da parte nostra c sempre linteresse di fare una cosa di una certa importanza che possa portare un indotto a Pianosa e la faccia rifiorire. Una cosa fatta per bene, seria e nellinteresse dellamministrazione penitenziaria per dare una speranza di lavoro ai reclusi. Lamberto Frescobaldi, presidente della Marchesi de Frescobaldi smentisce sul nascere la voce che si era diffusa con una certa insistenza nella vicina isola dElba di un possibile disinteresse della grande casa vinicola nel portare avanti il progetto di impiantare nuove vigne nellex Alcatraz del Tirreno per produrre vino di qualit sullesempio di quanto gi fatto a Gorgona. Per Pianosa - aggiunge Lamberto Frescobaldi - serve un progetto con basi solide perch linnamoramento poi finisce. In un luogo come quello, complicato da raggiungere, bisogna fare un qualche cosa che possa creare un buon volume di produzione ed un posizionamento di prezzo sulla fascia medio alta perch altrimenti non sostenibile economicamente. Il progetto - cosa confermata a settembre dal provveditore regionale dellAmministrazione penitenziaria della Toscana Giuseppe Manone - sta attualmente vivendo un momento di impasse. Non conosco i motivi esatti - dice Frescobaldi - ma se vogliamo dare veramente un futuro a quella bellissima isola che Pianosa, oggi abbandonata a se stessa, credo che uniniziativa del genere sia fondamentale. Il progetto ha iniziato a prendere corpo nello scorso mese di maggio in un incontro svoltosi a Firenze nellufficio del consigliere regionale Gianni Anselmi al quale, con Lamberto Frescobaldi, erano presenti lassessore regionale allagricoltura Marco Remaschi, lallora sindaco di Campo nellElba Lorenzo Lambardi, il direttore del carcere di Porto Azzurro, Francesco DAnselmo. Dopo quellincontro spiega Lamberto Frescobaldi - ci siamo rivisti unaltra volta, ma poi caduta lamministrazione comunale di Campo nellElba con conseguente arrivo del commissario prefettizio ed rimasto tutto fermo. Quando ci siamo occupati della questione avevamo fatto si che lamministrazione penitenziaria richiedesse alla regione ettari di superficie della riserva regionale destinati ai nuovi impianti. Ne sono stati ottenuti 6,5. Si potrebbe partire con 10 ettari, ma con 10 ettari non si sta in piedi. Sarebbe necessario fare subito unaltra domanda per incrementare i diritti di impianto per portarli nel giro di 2 - 3 anni a 30 ettari che la superficie sulla quale abbiamo ipotizzato il dimensionamento della coltivazione che a regime potrebbe produrre circa 180 mila bottiglie. La produzione ovviamente non sarebbe immediata. Per fare le cose per bene - conclude Lamberto Frescobaldi - bisogna aspettare la quarta foglia. Poi ci vuole un anno di affinamento. Quindi servono 5 anni. A Pianosa vorremmo puntare sul bianco. La produzione pi difficile e delicata, ma crediamo che in quel contesto si possano fare cose interessanti. Pensiamo ad un vino da commercializzare sia in Italia che allestero che possa essere una bandiera del made in Italy. Il nome? Ovviamente Pianosa perch il legame tra prodotto e territorio deve essere stretto.
Autore: Roberto Medici


05 Febbraio 2017, ore 13:15

LEspresso
La bottiglia La storia di Antinori.. alla Tenuta Guado al Tasso per una prova dautore giunta al terzo millesimo: il Matarocchio. Da sole uve cabernet franc, raccolte nelle vigne di un piccolo appezzamento a ridosso di Donoratico, un vitigno colto con perizia enologica millimetrica. Il 2011 (200 euro), terzo millesimo prodotto fino ad ora, si dipana in fresche sensazioni balsamiche derbe e d costa, una bocca densa e cremosa di grande voluttuosit ma anche spigliata e fragrante.
Autore: Paolini & Grignaffini


05 Febbraio 2017, ore 13:14

La Repubblica
Un piatto a 50 centesimi cos da chef combatto la battaglia per la dignit Massimo Bottura. Domani a Bologna la laurea ad honorem Lectio su imprenditoria ed etica... Massimo Bottura rappresenta un caso esemplare di gestione di una piccola impresa familiare italiana. Il suo percorso si colloca allincrocio tra imprenditorialit, cultura e tecnica e rappresenta un esempio per la diffusione della cultura italiana e per lo sviluppo del Made in Italy a livello internazionale. Domani pomeriggio, lo chef made in Modena - tre stelle Michelin e numero uno al mondo nella classifica Worlds 50Best - ricever la laurea ad honorem in Direzione Aziendale nellAula Magna di Santa Lucia a Bologna, con lectio magistralis focalizzata sullimprenditoria etica. Bottura il cuoco che ha inventato il Refettorio Ambrosiano nei mesi dellExpo, esperienza mutuata da altre metropoli, con il coinvolgimento dei migliori chef del pianeta. Prima dellestate apriremo un refettorio a Londra, nel cuore di Chelsea. Ducasse e Adri hanno gi aderito. E poi andremo a Berlino.
Quanto costa mangiare nei refettori?
A Londra si spenderanno 50 centesimi per una zuppa, 30 per una verdura: ovviamente un fatto simbolico, serve a non considerarli un regalo, una concessione. In Brasile non pagano niente, i soldi vengono raccolti attraverso laffitto degli spazi, accoglienti e luminosi, per eventi. Ospitare chi in difficolt non deve essere associato a luoghi di serie B, anzi. Questa non carit, restituzione della dignit.
Una differenza importante.
Fondamentale, direi come lappello, nato su Repubblica.it, per far adottare dai cuochi i migliori prodotti realizzati nei laboratori carcerari. Fare la carit unattivit da fare in silenzio. Ci si mette le mani in tasca e si dona. Qui il concetto diverso: si tratta di progetti culturali, che vanno comunicati. Vale per i refettori come per Adotta un carcere. Occorre raccontare chi lavora con e per i detenuti, supportare chi cerca di rimettersi in gioco attraverso il lavoro. Valorizzare il talento, la capacit, la passione. Noi cuochi siamo affezionati ai nostri artigiani, ma nessuno ci impedisce di affiancare un fornitore sociale, se capace di reggere la competizione del mercato sul piano della qualit.
Anche lelenco di chi ha aderito allappello Adotta un Carcere lungo: Nino di Costanzo e Chicco Cerea, Ciccio Sultano e Ivan Milani, Riccardo Monco e Moreno Cedroni. Un modo per guadagnarsi la passerella mediatica?
No. Il discorso da fare un altro. Oggi i cuochi valgono molto pi della somma delle loro ricette. Possiamo fare la differenza perch siamo ascoltati. Se la politica internazionale vira al peggio, c tanta gente che combatte in silenzio. Dobbiamo sfruttare questo momento fertile, secondo me la gente ha capito che non possiamo pi chiuderci nel nostro angolino e che la parola dordine deve diventare condivisione.
Attribuire la laurea honoris causa a un cuoco non cos frequente.
Sono venuti anche da Harvard per capire come funzioniamo il sogno, ad aver segnato la storia della Francescana. Mi piace chiamarla bottega perch un luogo di formazione, cultura, agricoltura, turismo, supporto sociale. Il nuovo turismo enogastronomico cambia leconomia locale, mai visto tanti stranieri a Modena... Abbiamo duemila richieste di stage. Vengono qui, e insieme alla cucina imparano la stagionalit, larte di fare il Parmigiano e il culatello, la magia dellaceto tradizionale e della sfoglia tirata a mano. Ma assorbono anche la cultura della sostenibilit, il divieto di sprecare, il rispetto per il lavoro dei contadini
Le tocca dare il buon esempio.
Essere risucchiati dalla pigrizia questione di un attimo, tirare sul prezzo di un formaggio, buttare invece che riciclare... Laltro giorno, mia figlia Alexia, che sta studiando a Washington, mi ha chiamato per chiedermi cosa fare della pizza avanzata dopo una cena con i compagni di corso. Le ho detto, Togli la mozzarella, tostala e fai i passatelli.
Autore: Licia Granello


04 Febbraio 2017, ore 13:14

Il Sole 24 Ore
Parte la campagna con la polizza multirischio AssicurazionL Budget fino al 2020 di 1,64 miliardi... Al via la campagna assicurativa 2017, con nuove opportunit per gli agricoltori che da questanno, oltre ai danni da maltempo, con le polizze potranno coprire anche i ricavi e i redditi aziendali spesso soggetti alla volatilit dei prezzi. Il tutto con un budget complessivo per la gestione dei rischi, fino al 2020, di 1,64miliardi, di cui i145% (738 milioni) di fondi Ue, il 55% (902 milioni) di quota statale. Risorse del Programma di sviluppo rurale nazionale - spiega il ministro delle Politiche agricole, Maurizio Martina - che abbiamo stanziato per incentivare gli agricoltori ad assicurarsi e rispondere allesigenza di tutelare il reddito di chi produce. Il problema, aggiunge il ministro, che ci sono regioni, soprattutto al Sud, con ampi margini di crescita. Per questo vogliamo sviluppare formule nuove, come la polizza per il grano duro a garanzia dei ricavi degli agricoltori. Sarebbe la prima sperimentazione di questo tipo in Europa. Una polizza innovativa che sar inserita con un ampliamento del Piano assicurativo 2017 e per la quale previsto un finanziamento di io milioni gi stanziato con la legge di Bilancio. Un incentivo ad assicurarsi, puntualizza il direttore dellIsmea, Raffaele Borriello, anche grazie allabbassamento della soglia del danno dal 30 al 20% attraverso il criterio del "de minimis" per rispettare le norme Ue. Lidea corretta, ma lapplicazione complessa - dice Pier Ugo Andreini, del comitato esecutivo dellAria (lassociazione delle imprese di assicurazione) e ad diAra1857 - Negli Stati Uniti le polizze su ricavi e redditi sono gi diffuse da anni, ma in Italia andranno adattate tenendo conto delle ridotte dimensioni aziendali. Lobiettivo allargare la platea di chi si assicura, ferma a 82mila aziende, per un valore che lanno scorso sceso del 5% a 6,7 miliardi. Anche perch, osserva Leonardo Di Gioia, coordinatore pugliese degli assessori allAgricoltura, c una presenza consistente di piccoli imprenditori non assicurati, perch la polizza resta ancora onerosa e poco personalizzabile. Sul piano tecnico, aggiunge Paola Grossi, direttore dellAsnacodi (associazione dei consorzi di difesa), per questa campagna bisogner adeguare il sistema informatico, tenendo conto dellinserimento di nuove variet, come nel settore ortofrutticolo. Un aggiornamento in progress per assicurare le colture in modo diverso dal calcolo sulle rese storiche. Siamo fiduciosi in un rilancio del sistema - commenta il presidente dellAsnacodi, Albano Agabiti, che ieri ad Assisi (Perugia) ha chiuso il IX Convegno nazionale sulla gestione del rischio - Dal ministero abbiamo ricevuto un impegno molto chiaro anche a chiudere la partita degli arretrati 2015: il 20 febbraio partir una prima tranche di pagamenti, il 28 una seconda, cui ne seguiranno altre ogni 15 giorni.
Autore: Massimo Agostini


04 Febbraio 2017, ore 13:13

Il Sole 24 Ore
Vigne, stretta sulle nuove licenze Anche questanno previsto un boom di domande al traino del Prosecco... Filiere. Decreto Mipaaf blinda il 50% dei 6.300 ettari disponibili a piccole aziende e produttori bio... Una regia per i nuovi vigneti. Dopo il boom di richieste del 2016, quando su 6.300 ettari disponibili arrivarono domande per 67mila, il ministero delle Politiche agricole corso ai ripari con un decreto che definisce priorit e vincoli nelle assegnazioni delle nuove autorizzazioni allimpianto dei vigneti. Le licenze (6.300 ettari lanno fino al 2020) vengono distribuite sul territorio con bandi regionali. Nel primo anno di applicazione in quasi tutte le regioni le richieste hanno superato le domande, con lexploit del Veneto (35mila ettari richiesti su 805 disponibili) e del Friuli Venezia Giulia (1.100 richiesti su 270) trainato dai due fenomeni enologici di questi anni: Prosecco e Pinot grigio. Di fatto il Nord Est lunica area dItalia nella quale si investe molto per aumentare la produzione di vino. Lo scorso anno il plafond di nuovi vigneti stato distribuito con lunico criterio del pro rata che ha premiato chi pi chiedeva. Lunico requisito per formulare la domanda era infatti la disponibilit di un terreno, non necessariamente un vigneto. Lassenza di altri criteri ha favorito lesplosione delle richieste col risultato che stato autorizzato, dopo un taglio lineare, appena il 9% degli ettari. E sono state pre- le imprese, anche non viticole, con maggiore disponibilit di terreni. Hanno avuto la meglio, per esempio, le ex aziende zootecniche o di seminativi che hanno puntato a riconvertire un ex pascolo rispetto alle cantine gi attive che volevano allargare il proprio vigneto. Il provvedimento appena varato prevede che qualora in una regione le domande superino le disponibilit scatter una clausola di salvaguardia: sar attribuita a tutti i richiedenti una superficie di mille metri quadri (0,1 ettari). Nel caso in cui le domande siano almeno triple rispetto alle disponibilit si applicher un limite massimo per domanda pari alla media delle superfici richieste. Due criteri quindi che introducono un concetto di tetto massimo. Viene poi sancito che un 50% del plafond regionale di nuove licenze possa essere riservato a tre categorie: piccole e medie imprese vitivinicole con una superficie compresa tra 0,5 e 50 ettari; aziende che coltivano il vigneto con metodo biologico; e infine le aziende senza scopo di lucro che gestiscono vigneti sequestrati alla criminalit organizzata. La scelta di applicare le nuove modalit demandata alle regioni. Soddisfatte le organizzazioni agricole che rivendicavano meccanismi di salvaguardia dei produttori gi attivi nel settore. Anche se - spiega il responsabile vino di Coldiretti, Domenico Bosco - auspichiamo che questa percentuale del 50% di riserva possa in futuro essere innalzata. Critiche invece le aziende aderenti allUnione italiana vini: Abbiamo la sensazione che il decreto dia troppo spazio alle micro imprese e temiamo che questo possa vanificare un importante strumento per rafforzare la competitivit del vino made in Italy.
Autore: Giorgio dellOrefice


03 Febbraio 2017, ore 13:13

Corriere della Sera
La meglio giovent del Brunello Cos cambiamo le nostre cantine Da Cortonesi ai fratelli Neri, i 7 ragazzi che, come i loro nonni, fanno fronte comune... Sto rovesciando lazienda di pap come un calzino. Tommaso Cortonesi a cena al ristorante Il Giglio, nel cuore di una silenziosa Montalcino. Con lui ci sono altri sei giovani vignaioli. Sono la meglio giovent del Brunello. Et media 27 anni. Ogni settimana si incontrano, stappano bottiglie proprie e altrui, discutono sui vini, si scambiano consigli per vigne, cantine, mercati. E, come tutti i ragazzi, si prendono in giro, raccontano scorribande, inseguono sogni (un premio, un viaggio, una notte magica). Hanno idee chiare, anche in contrasto con quelle di padri, nonni, zii. Vivono le emozioni di Simon Tolkien, nipote dellautore del Signore degli anelli: lui si sentito prima protetto dalla saggia benevolenza del nonno, poi oscurato. Finch, diventando anchegli scrittore, quindi seguendo le orme del nonno, uscito dalla sua ombra. La stanza in cui si ritrovano i sette ragazzi accanto alla sala dei fattori in cui i loro nonni si incontravano ogni venerd a pranzo. Cerano Primo Baffino Pacenti, Giovanni Neri, Alfo Bartolommei, tra i pionieri del super rosso di Montalcino. La generazione successiva stata meno coesa, lasciando deserta la sala dei fattori. Con lultima si tornati allera dellamicizia, come in passato. Eccolo il nuovo gruppo: Giovanni Neri, 25 anni, con il fratello Gianlorenzo, 22, di Casanova di Neri; Francesco Ripaccioli, 30 anni, di Canalicchio di Sotto; Giacomo Bartolommei, 25 anni, di Caprili; Amedeo Cencioni, 30 anni, di Capanna; Tommaso Cortonesi, 31 anni, di Cortonesi, e Sebastian Nasello, 29 anni, senese, che non lavora nella cantina famigliare ma a Podere Le Ripi di Francesco Illy. Tutti hanno ruoli importanti, conquistati con energia e idee. Alla tavola del Giglio i ragazzi portano le bottiglie delle annate per Benvenuto Brunello, la maxi degustazione che richiamer esperti e professionisti da tutto il mondo, dal 17 al 20 febbraio. Si assaggiano i Brunello 2012 e i Rosso 2015 (Le Ripi si distingue con il Rosso 2012). La qualit media del 2012 si alzata, commenta Cortonesi, dinamico vice presidente del Consorzio del Brunello. Difficile trovare una bottiglia sbagliata, cera ansia da prestazione dopo i riflettori sullannata 2010, ma lobiettivo stato centrato, aggiunge Ripaccioli, capace di riconoscere alla cieca, dopo tre ore a degustare (nonostante mal di denti e antibiotici), un Brunello Talenti del 1997. I ragazzi raccontano le loro storie. Percorsi simili: fatti di irruenza, litigi, riappacificazioni in famiglia. Temi ricorrenti: diminuire le rese in vigna, selezionare le uve, puntare sui cru, introdurre nuova tecnologia e recuperare pratiche tradizionali. E stato uno scontro totale - ricorda Cortonesi - , ho cambiato perfino il nome dellazienda. Ma alla fine i risultati sono arrivati e ho avuto carta bianca. E capitato anche a me e ne ho sofferto - rivela Bartolommei, grandi occhiali da intellettuale - poi tutti hanno capito che cambiare porta risultati. Cos abbiamo da poco costruito una nuova cantina. Quando sono arrivato in azienda si vendeva parte delle uve, ora sarebbe impensabile - fa un esempio Ripaccioli - con mia sorella e mio fratello abbiamo valorizzato i nostri vini. Se parlavo dei miglioramenti possibili mi guardavano male, ci sono stati conflitti, alla fine lho spuntata, racconta Cencioni, capelli lunghi e ricci da chitarrista rock, figlio di Patrizio, il presidente del Consorzio. Concordano tutti, anche i fratelli Neri, linstancabile e ironico Giovanni e la pacata mascotte del gruppo Gianlorenzo : stata superata la paura del cambiamento. Sul futuro di Montalcino, la squadra ha una voce sola. La prima mossa? Alzare i prezzi, arrivare a un minimo di 45 euro per un Brunello. Una cassa costa quanto una bottiglia di Borgogna. Poi migliorare laccoglienza, la ristorazione e lospitalit alberghiera, per favorire lenoturismo. Cos si pu comunicare meglio il territorio. Quindi impegnarsi di pi per la sostenibilit e avere la forza di non fermarsi mai, perch sbaglia chi pensa che va bene cos perch si vende comunque. Con una postilla di Sebastian, fisico da rugbista: Serve pi integrazione - dice - stanno arrivando molti ragazzi da tutta Italia, enologi ed agronomi, una fucina di talenti, ma difficile entrare nella vita di paese. Sorrisi, battute, nessuna rivalit, spiriti leggeri di ragazzi che girano il mondo a vendere i loro vini e si ritrovano nel borgo. Cos cresce, seguendo le orme di famiglia, ma senza restare nellombra, la meglio giovent del Brunello.
Autore: Luciano Ferraro


03 Febbraio 2017, ore 13:13

Corriere della Sera
La meglio giovent del Brunello Cos cambiamo le nostre cantine Da Cortonesi ai fratelli Neri, i 7 ragazzi che, come i loro nonni, fanno fronte comune... Sto rovesciando lazienda di pap come un calzino. Tommaso Cortonesi a cena al ristorante Il Giglio, nel cuore di una silenziosa Montalcino. Con lui ci sono altri sei giovani vignaioli. Sono la meglio giovent del Brunello. Et media 27 anni. Ogni settimana si incontrano, stappano bottiglie proprie e altrui, discutono sui vini, si scambiano consigli per vigne, cantine, mercati. E, come tutti i ragazzi, si prendono in giro, raccontano scorribande, inseguono sogni (un premio, un viaggio, una notte magica). Hanno idee chiare, anche in contrasto con quelle di padri, nonni, zii. Vivono le emozioni di Simon Tolkien, nipote dellautore del Signore degli anelli: lui si sentito prima protetto dalla saggia benevolenza del nonno, poi oscurato. Finch, diventando anchegli scrittore, quindi seguendo le orme del nonno, uscito dalla sua ombra. La stanza in cui si ritrovano i sette ragazzi accanto alla sala dei fattori in cui i loro nonni si incontravano ogni venerd a pranzo. Cerano Primo Baffino Pacenti, Giovanni Neri, Alfo Bartolommei, tra i pionieri del super rosso di Montalcino. La generazione successiva stata meno coesa, lasciando deserta la sala dei fattori. Con lultima si tornati allera dellamicizia, come in passato. Eccolo il nuovo gruppo: Giovanni Neri, 25 anni, con il fratello Gianlorenzo, 22, di Casanova di Neri; Francesco Ripaccioli, 30 anni, di Canalicchio di Sotto; Giacomo Bartolommei, 25 anni, di Caprili; Amedeo Cencioni, 30 anni, di Capanna; Tommaso Cortonesi, 31 anni, di Cortonesi, e Sebastian Nasello, 29 anni, senese, che non lavora nella cantina famigliare ma a Podere Le Ripi di Francesco Illy. Tutti hanno ruoli importanti, conquistati con energia e idee. Alla tavola del Giglio i ragazzi portano le bottiglie delle annate per Benvenuto Brunello, la maxi degustazione che richiamer esperti e professionisti da tutto il mondo, dal 17 al 20 febbraio. Si assaggiano i Brunello 2012 e i Rosso 2015 (Le Ripi si distingue con il Rosso 2012). La qualit media del 2012 si alzata, commenta Cortonesi, dinamico vice presidente del Consorzio del Brunello. Difficile trovare una bottiglia sbagliata, cera ansia da prestazione dopo i riflettori sullannata 2010, ma lobiettivo stato centrato, aggiunge Ripaccioli, capace di riconoscere alla cieca, dopo tre ore a degustare (nonostante mal di denti e antibiotici), un Brunello Talenti del 1997. I ragazzi raccontano le loro storie. Percorsi simili: fatti di irruenza, litigi, riappacificazioni in famiglia. Temi ricorrenti: diminuire le rese in vigna, selezionare le uve, puntare sui cru, introdurre nuova tecnologia e recuperare pratiche tradizionali. E stato uno scontro totale - ricorda Cortonesi - , ho cambiato perfino il nome dellazienda. Ma alla fine i risultati sono arrivati e ho avuto carta bianca. E capitato anche a me e ne ho sofferto - rivela Bartolommei, grandi occhiali da intellettuale - poi tutti hanno capito che cambiare porta risultati. Cos abbiamo da poco costruito una nuova cantina. Quando sono arrivato in azienda si vendeva parte delle uve, ora sarebbe impensabile - fa un esempio Ripaccioli - con mia sorella e mio fratello abbiamo valorizzato i nostri vini. Se parlavo dei miglioramenti possibili mi guardavano male, ci sono stati conflitti, alla fine lho spuntata, racconta Cencioni, capelli lunghi e ricci da chitarrista rock, figlio di Patrizio, il presidente del Consorzio. Concordano tutti, anche i fratelli Neri, linstancabile e ironico Giovanni e la pacata mascotte del gruppo Gianlorenzo : stata superata la paura del cambiamento. Sul futuro di Montalcino, la squadra ha una voce sola. La prima mossa? Alzare i prezzi, arrivare a un minimo di 45 euro per un Brunello. Una cassa costa quanto una bottiglia di Borgogna. Poi migliorare laccoglienza, la ristorazione e lospitalit alberghiera, per favorire lenoturismo. Cos si pu comunicare meglio il territorio. Quindi impegnarsi di pi per la sostenibilit e avere la forza di non fermarsi mai, perch sbaglia chi pensa che va bene cos perch si vende comunque. Con una postilla di Sebastian, fisico da rugbista: Serve pi integrazione - dice - stanno arrivando molti ragazzi da tutta Italia, enologi ed agronomi, una fucina di talenti, ma difficile entrare nella vita di paese. Sorrisi, battute, nessuna rivalit, spiriti leggeri di ragazzi che girano il mondo a vendere i loro vini e si ritrovano nel borgo. Cos cresce, seguendo le orme di famiglia, ma senza restare nellombra, la meglio giovent del Brunello.
Autore: Luciano Ferraro


03 Febbraio 2017, ore 13:12

Il Venerd di Repubblica
La bottiglia Alberico Boncompagni Ludovisi era chiamato il principe sul trattore. Principe (di Venosa) lo era, e sul trattore andava volentieri. Nel 1946 aveva piantato un vigneto sullAppia Antica. Vitigni francesi: Semillon, Cabernet Sauvignon, Merlot. Per il Fiorano rosso aveva chiesto i consigli di Tancredi Biondi Santi e Giulio Gambelli. Il vino, paragonato a un Sassicaia cresciuto pi a sud, era tra i preferiti di Veronelli: Ti incanta al primo sorso, scava un solco nella memoria. Uomo geniale, anche bizzarro, dieci anni prima di morire, cio nel 1995, Alberico decise di espiantare le vigne senza mai spiegare il perch. Oggi la fattoria di Fiorano rinata. Parte delleredit andata a tre nipoti: Allegra, Albiera e Alessia Antinori. Alessia, laureata in enologia, quella che se ne occupa pi da vicino. La tenuta comprende 19 ettari ma allinizio (vendemmia 2010) si lavorato su quattro filari a Cabernet Sauvignon e quattro a Merlot. Poche bottiglie, leggermente cresciute nel 2011: sono 1.650 in tutto, numerate a mano. Il vino matura in legno non nuovo per due anni, cui seguono 18 mesi in bottiglia. Intenso nel colore e nei profumi, frutti e spezie non nascosti dagli aromi del legno, al palato ricco, armonioso, avvolgente, di classe. Qui Roma, a voi Bordeaux. A Giussano (Monza Brianza) allenoteca Dallenologo, a Roma da Trimani sui 73/79 euro.


02 Febbraio 2017, ore 13:12

Quotidiano Nazionale/La Nazione
Nella cantina di Angela calici doc di rosso piceno Oltre al bello, il buono. Ad Ascoli potete visitare la cantina di Angela Velenosi dove si produce, tra laltro, il celebre Roggio Del Filare Rosso Piceno: profondo e avvolgente gi alla vista, penetrante e vivo allolfatto dove si apre lentamente passando da frutti rossi maturi, spezie piccanti, a venature balsamiche. Sensazioni che si ritrovano anche al palato dove potrete dialogare con il calice, ascoltandone per ore la indomabile inquietudine che trasmette per bellezza ed equilibrio.


01 Febbraio 2017, ore 13:11

Italia Oggi
Vini romagnoli cullati dalle onde, affinati in fondo al mare Dopo aver ammirato il mare per anni, i vini delle colline di Romagna si sono letteralmente tuffati nellAdriatico: sono diverse le cantine che hanno scelto di affinare i loro vini nei fondali marini. A Cesenatico (Forl - Cesena) un gruppo di sommelier ha dato vita a La Cantina del Mare: Marcello Fornari e i suoi soci invecchiano i vini a 7 chilometri dalla costa. Le bottiglie, spiega Fornari, dopo sei mesi di affinamento in fondo al mare si naturalizzano allesterno, ricoprendosi di organismi marini: diventano vere opere darte. Il vino matura nel colore, nel gusto e nellolfatto. Il microclima e il massaggio delle maree conferiscono caratteristiche uniche. Sui fondali cesenaticensi vengono fatte riposare bottiglie di Burson (il vino di Leo Longanesi) e di Famoso, che poi vengono vendute tra i 50 e i 75 euro, in confezioni di legno. La Tenuta Casali di Mercato Saraceno (Forl - Cesena) ha voluto celebrare limpresa dellesploratore Filippo Zappi con uno spumante di Sangiovese affinato per un anno in fondo al Mar Adriatico, allinterno di un relitto inabissato a 50 metridi profondit al largo di Rimini. Duecento bottiglie che saranno riportate in superficie il maggio prossimo. Lassenza di luce, la temperatura fredda e costante e il moto ondoso, spiegano i fratelli Valerio e Paolo Casali, alla guida della cantina dal 1978, rappresentano condizioni ottimali per laffinamento dello spumante. A Ravenna il relitto della Piattaforma metanifera Paguro diventato una cantina: qui la Tenuta Paguro affina vini romagnoli a 30 metri di profondit. Lintuizione stata di Gianluca Grilli e Raffaele Ravaglia, che hanno immerso Sangiovese (anche Riserva), Albana, Merlot e Cabernet: cinquemila bottiglie allanno per conquistare il mondo.
Autore: Maicol Mercuriali


30 Gennaio 2017, ore 13:07

Quotidiano Nazionale/La Nazione
Dalla Croatina al Riesling La forza di una Consorzio che esplora strade nuove 13.500 ettari a vigneto dellOltrep pavese corrispondono alla superficie occupata da 18.900 campi da calcio della dimensione dello Stadio Olimpico di Roma. E mettendo in fila i 54 milioni di piante di vite dellOltrep, a distanza di un metro come sono disposte nei filari dei vigneti, si potrebbe fare 1,3 volte il giro del mondo. Un business per le 1.700 aziende vitivinicole oltrepadane, in prevalenza a conduzione famigliare, che rendono il panorama molto frammentato, punto di forza per la qualit ma un po meno per la promozione e lesportazione. Come molto diversificati sono i vitigni e i vini in bottiglia. Sulle colline oltrepadane i vitigni pi rappresentativi sono: Croatina (4mila ettari, che rappresentano il 70% circa dellintera produzione nazionale), Barbera (3mila ettari), Pinot nero (quasi 3mila ettari, ovvero il 75% dellintera produzione nazionale), Riesling (1.500 ettari) e Moscato (500 ettari). Tra i vini, lo spumante Metodo Classico si produce fin dalla met del 1700 e nel 1865 si spumantizz per la prima volta partendo da barbatelle di Pinot nero selezionate in Francia. La produzione di spumanti in Oltrep conta circa 12 milioni di bottiglie annue, di cui circa un milione e mezzo di Metodo Classico. Il vino della tradizione il Bonarda, un rosso di pronta beva la cui produzione tocca i 20 milioni di bottiglie, mentre il rosso pi internazionale il Pinot nero e il bianco pi caratteristico il Riesling. Nelle ultime vendemmie il totale delluva raccolta in Oltrep pavese sempre stato superiore al milione di quintali, per una produzione di vino che supera gli 800mila ettolitri. A fare sintesi per tutelare e promuovere una delle prime cinque storiche Denominazioni dItalia per numero di ettari vitati, la mission del Consorzio Tutela Vini Oltrep Pavese parte dalla solida tradizione per guardare al futuro. Come?
Nellaprile del 1959 muoveva i primi passi quello che sarebbe poi diventato il Consorzio Tutela Vini Oltrp Pavese - spiega il presidente Michele Rossetti -. Gi allora sintuiva quanto sarebbe stato importante creare condivisione, guardare al futuro e difendere unidentit. Tutto cominci da unassociazione di produttori, fondata ufficialmente il 4 agosto 1960 (dieci anni prima della Doc), che aveva lo scopo di valorizzare e tutelare i vini dellOltrep Pavese. Da allora il Consorzio ha ampliato le sue aree di intervento, di concerto con gli enti istituzionali a partire dal Ministero delle Politiche Agricole e da Regione Lombardia. Tra le sue azioni di tutela dei vini dellOltrep, il Consorzio si batte per la salvaguardia dei prodotti e della loro qualit, con particolare attenzione allorigine. Non a caso dalla vendemmia 2007 le bollicine Metodo Classico in Oltrep Pavese hanno ottenuto la Docg.
Quali fini e obiettivi si prefigge di raggiungere?
Oggi il Consorzio aiuta i produttori a esplorare nuovi scenari, fare comunicazione e marketing, ad esportare lidentit territoriale che il vino dOltrep sa esprimere. Il Consorzio realizza manifestazioni e degustazioni ma anche protagonista di eventi di settore su scala locale, regionale, nazionale e internazionale. Si guarda allestero, in particolare allEuropa, allAmerica, alla Svizzera e al Giappone. Il Consorzio presente su Internet e sui principali social network in modo molto attivo. Mondo del vino in Oltrep significa qualit nel bicchiere, ma anche chance di crescita economica: le Cantine vogliono creare enoturismo e itinerari culturali agganciati alla rete della ricettivit, come testimonia il progetto Guidando con Gusto (www.guidandocongusto.com), nato da una sinergia tra Consorzio e Strada del Vino e dei Sapori dellOltrep Pavese.
Progetti futuri?
In Consorzio sta per completarsi, nel dialogo sullasse Regione - Ministero, il percorso per i nuovi disciplinari di produzione, una nuova tracciabilit con la fascetta di Stato e un regolamento dassemblea per dare pi voce e peso alle piccolemedie aziende.
Autore: Stefano Zanette


30 Gennaio 2017, ore 13:05

Quotidiano Nazionale/La Nazione
Cantine Giorgi, brand da premio La famiglia fa la differenza Ma il territorio deve crescere uno tra i brand dellOltrep pavese pi noti in Italia, ha numeri da grande e qualit testimoniata dai premi, come i Tre bicchieri del Gambero Rosso e i Cinque grappoli dellAis assegnati al Metodo Classico Docg Giorgi 1870.
Le cantine Giorgi restano unazienda a conduzione familiare?
Non un caso - risponde Fabiano Giorgi - che tante grandi aziende sul mercato nazionale siano legate a una famiglia, che mantiene i ruoli cardine. In un settore come quello vitivinicolo, la tradizione e la passione della famiglia fanno davvero la differenza. Se vengono esteriorizzati i ruoli cardine dellazienda non pi la stessa cosa. Noi comunque abbiamo pi di 20 dipendenti, 30 con la campagna. Ma c ancora mio padre che sovrintende a tutto, ci sono io che mi occupo pi dellaspetto commerciale di marketing e promozione, mia sorella Eleonora, laureata in Economia e commercio, e mia moglie Ileana, che insieme a mia sorella cura in particolare i rapporti con lestero.
Quante bottiglie allanno producete?
Pi di un milione allanno di bottiglie. E gi un formato grande per unazienda del nostro territorio, anche perch ci rivolgiamo di fatto a un mercato un po di nicchia, con prodotti che mantengono un livello di prezzi non basso. Abbiamo tre enologi, uno resident e 2 consulenti, ogni settimana vengono fatte riunioni in cui si scelgono le strategie aziendali, perch il mercato va aggredito, non ci si pu mai accontentare.
Quanto conta il mercato nazionale e quanto quello estero?
Noi siamo al 70% Italia e al 30% estero. Siamo presenti in 59 Paesi esteri, ma abbiamo voluto fare un passo alla volta. Ritengo che sia un piccolo sbaglio guardare allestero, come in tanti hanno fatto in un periodo di difficolt del mercato nazionale, senza avere delle solide basi in Italia. Noi abbiamo una rete di vendita nazionale che conta ormai quasi 150 agenti di commercio: prima si deve far conoscere il proprio marchio in Italia, poi si pu aggredire anche il mercato estero.
Con vini diversi a seconda del mercato di destinazione?
S, certo, fa parte della strategia. In Italia abbiamo puntato molto sul Metodo Classico, ma anche sullo spumante Metodo Charmat, che con la qualit pu mettersi in concorrenza con il Prosecco. Allestero vendere spumanti invece difficile, anche per una questione di tassazione sulle bollicine, che porta ad avere bottiglie in vendita a prezzi troppo elevati per il mercato. Per abbiamo il Pinot nero vinificato in rosso che molto apprezzato a livello internazionale.
Quanto il marchio Giorgi legato al territorio dellOltrep pavese?
Purtroppo limmagine del territorio oltrepadano non ancora allaltezza. Personalmente credo molto nel binomio vino-territorio, inscindibile. La qualit del prodotto essenziale, ma bisogna essere bravi anche nella promozione. Per questo mi sono sempre impegnato in prima persona anche al di fuori della mia azienda, ad esempio con il Club del Buttafuoco storico, ero stato vicepresidente del Consorzio tutela vini Oltrep pavese, ora sono presidente del Distretto del vino di qualit dellOltrep pavese. Lo faccio per interesse? Certo, perch linteresse della mia azienda lo stesso interesse che ha tutto il territorio.
Autore: Stefano Zanette


29 Gennaio 2017, ore 18:18

La Repubblica
Dallarcheologa arborea allo scrittore gli eroi della nuova civilt contadina ... Un incontro di spiriti diversi non solo un gioco di parole per definire il Premio Nonino. Perch i numeri sono seri: ieri la quarantaduesima premiazione in un contesto familiare che da 120 anni distilla grappe e acquaviti. Per cinque volte ha anticipato le scelte del Nobel: Rigoberta Menchu, V.S. Naipaul, Tomas Transtroemer, Mo Yan, Peter Higgs. Molti pensano che sia un premio letterario, invece nato nel 75 come Risit datri (Barbatella doro), un riconoscimento a chi tutelava gli antichi vitigni friulani, alcuni a rischio destinzione. Due anni dopo, sempre legato al tema della terra e della civilt contadina, s affiancato il premio letterario nazionale, dal 1984 internazionale. Agli inizi, spiegare dove si trova Percoto a un interlocutore straniero non era facile. La formula pi usata era: Vicino a Venezia. Vicino a Palmanova sarebbe stato pi corretto, ma cera il rischio di dare, come Stefania Sandrelli in Ceravamo tanto amati, tra Peonis e Trasaghis, una risposta che richiedeva unaltra domanda: dov Palmanova? Qui sono stati premiati Amado e Senghor, Sciascia e Abbado, Lvi-Strauss ed Elias, ma anche il pane di Altamura e il radicchio Rosa di Gorizia. Pure i Nonino di strada ne hanno fatta, dai tempi del bisnonno Orazio che girava con un alambicco su un carrettino e distillava a domicilio, cascina per cascina. Hanno inventato la distillazione da monovitigno, partendo dal pi raro, il Picolit. Poi hanno distillato luva, poi alcuni frutti e il miele. La grappa, considerata meno delle ciabatte di Cenerentola, velocemente diventata una status symbol. Attualmente c una fase dallargamento (di utilizzo e di mercato ). Da qui nasce Thats Amaro! (chiss quanti ne avrebbe bevuti Dean Martin ). Oppure Nonino-tonic, sfida diretta al gin cui subentra la grappa, senza dimenticare nel bicchiere un rametto di rosmarino che non solo decorativo. I premi, tra villotte furlane e arie della Traviata, coro delle Mani Bianche e suggestivi giochi di luce (non c da stupirsi, semmai da commuoversi: la regia di Ermanno Olmi). Il mercato (la grande distribuzione) ha bisogno di poche variet e grande quantit. Molti frutti minori progressivamente spariscono. Lotta continua a favore delle biodiversit urla Giannola Nonino. Applausi. Nel suo terreno di 8 ettari, vicino a Citt di Castello, Dalla Ragione cura (tiene in vita) circa 500 alberi dimenticati, che danno le mele a muso di bue, le mele a culo dasino, i fichi dei frati zoccolanti, le pere fiorentine e le pere palombine. Cyprian Broodbank premiato per la ricerca storica e geografica sul Mediterraneo, tra miti arcaici e realt migratorie. Premio Inter-nazionale a Pierre Michon, francese della Creuse, per Vite minuscole. Bel libro e autore sincero: Ho cercato di fare lo scrittore davanguardia per liberarmi dallambiente contadino in cui sono nato e cresciuto. Ho cambiato strada quando ho visto lorto abbandonato di mio nonno Flix e ho capito che mio dovere era raccontare le vite di persone del posto, allegre o tragiche, vite che nessuno altrimenti avrebbe raccontato. Ho convocato i miei morti. Premio Maestro del nostro tempo a John Gray, inglese, filosofo dell antiliberalismo. Aveva previsto la grande crisi con anni danticipo, e la vittoria di Trump in agosto. Non era difficile prevederla, dice: lui inesperto, Hillary esperta, ma proprio questa esperienza governativa che ha giocato a suo sfavore. Piaccia o no, siamo in un mondo nuovo. E lEuropa cosa diventer? Sar orbanizzata. Credo che lUe durer ancora tre anni, Brexit solo linizio.
Autore: Gianni Mura


29 Gennaio 2017, ore 18:18

La Repubblica
Dallarcheologa arborea allo scrittore gli eroi della nuova civilt contadina ... Un incontro di spiriti diversi non solo un gioco di parole per definire il Premio Nonino. Perch i numeri sono seri: ieri la quarantaduesima premiazione in un contesto familiare che da 120 anni distilla grappe e acquaviti. Per cinque volte ha anticipato le scelte del Nobel: Rigoberta Menchu, V.S. Naipaul, Tomas Transtroemer, Mo Yan, Peter Higgs. Molti pensano che sia un premio letterario, invece nato nel 75 come Risit datri (Barbatella doro), un riconoscimento a chi tutelava gli antichi vitigni friulani, alcuni a rischio destinzione. Due anni dopo, sempre legato al tema della terra e della civilt contadina, s affiancato il premio letterario nazionale, dal 1984 internazionale. Agli inizi, spiegare dove si trova Percoto a un interlocutore straniero non era facile. La formula pi usata era: Vicino a Venezia. Vicino a Palmanova sarebbe stato pi corretto, ma cera il rischio di dare, come Stefania Sandrelli in Ceravamo tanto amati, tra Peonis e Trasaghis, una risposta che richiedeva unaltra domanda: dov Palmanova? Qui sono stati premiati Amado e Senghor, Sciascia e Abbado, Lvi-Strauss ed Elias, ma anche il pane di Altamura e il radicchio Rosa di Gorizia. Pure i Nonino di strada ne hanno fatta, dai tempi del bisnonno Orazio che girava con un alambicco su un carrettino e distillava a domicilio, cascina per cascina. Hanno inventato la distillazione da monovitigno, partendo dal pi raro, il Picolit. Poi hanno distillato luva, poi alcuni frutti e il miele. La grappa, considerata meno delle ciabatte di Cenerentola, velocemente diventata una status symbol. Attualmente c una fase dallargamento (di utilizzo e di mercato ). Da qui nasce Thats Amaro! (chiss quanti ne avrebbe bevuti Dean Martin ). Oppure Nonino-tonic, sfida diretta al gin cui subentra la grappa, senza dimenticare nel bicchiere un rametto di rosmarino che non solo decorativo. I premi, tra villotte furlane e arie della Traviata, coro delle Mani Bianche e suggestivi giochi di luce (non c da stupirsi, semmai da commuoversi: la regia di Ermanno Olmi). Il mercato (la grande distribuzione) ha bisogno di poche variet e grande quantit. Molti frutti minori progressivamente spariscono. Lotta continua a favore delle biodiversit urla Giannola Nonino. Applausi. Nel suo terreno di 8 ettari, vicino a Citt di Castello, Dalla Ragione cura (tiene in vita) circa 500 alberi dimenticati, che danno le mele a muso di bue, le mele a culo dasino, i fichi dei frati zoccolanti, le pere fiorentine e le pere palombine. Cyprian Broodbank premiato per la ricerca storica e geografica sul Mediterraneo, tra miti arcaici e realt migratorie. Premio Inter-nazionale a Pierre Michon, francese della Creuse, per Vite minuscole. Bel libro e autore sincero: Ho cercato di fare lo scrittore davanguardia per liberarmi dallambiente contadino in cui sono nato e cresciuto. Ho cambiato strada quando ho visto lorto abbandonato di mio nonno Flix e ho capito che mio dovere era raccontare le vite di persone del posto, allegre o tragiche, vite che nessuno altrimenti avrebbe raccontato. Ho convocato i miei morti. Premio Maestro del nostro tempo a John Gray, inglese, filosofo dell antiliberalismo. Aveva previsto la grande crisi con anni danticipo, e la vittoria di Trump in agosto. Non era difficile prevederla, dice: lui inesperto, Hillary esperta, ma proprio questa esperienza governativa che ha giocato a suo sfavore. Piaccia o no, siamo in un mondo nuovo. E lEuropa cosa diventer? Sar orbanizzata. Credo che lUe durer ancora tre anni, Brexit solo linizio.
Autore: Gianni Mura


27 Gennaio 2017, ore 15:30

Corriere della Sera
Eretico e rispettoso del passato: lAmarone che cancella le divisioni ... La storia di Gaspari, lerede di Quintarelli. E le 7 etichette da scoprire nellAnteprima... C un Amarone che sembra uscito da una delle dodici astronavi di Arrivai, il film di Denis Villeneuve. senza tempo: antico, attuale, avveniristico. E il vino di Celestino Gaspari, di Zym. Gaspari stato definito lerede di Bepi Quintarelli, il re dellAmarone autentico, morto cinque anni fa, davanti al quale, come scrisse Luigi Veronelli, veniva spontaneo inginocchiarsi e memorare i poeti. Ma Celestino, che ha lavorato da Bepi e ne ha carpito i segreti come un ragazzo nella bottega di un artista rinascimentale, molto di pi. il vignaiolo che, con le sue bottiglie, sembra far sfumare le divisioni nella terra dellAmarone. Due mesi fa, Wine Spectator ha dedicato un servizio di sette pagine alle differenze di stile e ai conflitti in una zona che, dal 2000 al 2015, ha visto triplicare la produzione di Amarone. Alison Napjus ha descritto produttori ambiziosi che hanno trasformato lidentit anacronistica di un vino nelle versioni pi fresche e commerciali. Un Amarone moderno e uno tradizionale. Una grande divisione, come titola il giornale americano, che ha dato vita alle Famiglie dAmarone darte, sodalizio formato da tredici aziende storiche, esterno al Consorzio di tutela dellAmarone. Tra scontri sulle regole di produzione e sui confini per la corsa alloro rosso, il vino di Gaspari (che nel Consorzio siede nel consiglio di amministrazione), supera le contrapposizioni tra le storiche interpretazioni e le ultime arrivati. Conservo il passato e sono proiettato nel futuro, per migliorare - spiega -. Cerco la pulizia e leleganza nel vino, lo voglio aristocratico ma anche facile da bere. LAmarone non un vino come gli altri, un prodotto artistico. Si parte dalla materia prima, dallesperienza, poi si crea. Gaspari guarda indietro e lontano, lo si capisce dal nome della sua azienda: Zym significa lievito in greco. Il lievito di cui scrive Aristotele, paragonando la fermentazione alla crescita che fa transitare dallo stato solido allo stato liquido. Come luva che diventa vino. Il richiamo allAntica Grecia calato in una cantina tecnologica ricavata in una cava arenaria a San Pietro in Cariano, nel cuore della Valpolicella classica, in provincia di Verona: lastre di pietra, pareti dacciaio e pavimenti in vetro. Dallalto sembra una enorme foglia di vite. Queste rocce - dice Celestino - hanno ispirato la nuova cantina, realizzata seguendo i tagli obliqui delle pietre. Un modo anche questo di puntare sulla continuit, di dare un senso alle forme del passato e del futuro. Nella cava Gaspari arrivato nel 1999, dalla Val dIllasi, dopo lapprendistato da Quintarelli, poi diventato il suocero. Si allontanato dal suo maestro quando ha capito che labito della tradizione pura gli stava stretto. Prima 17 anni di consulenze per cantine in rampa di lancio, poi lavventura in proprio. Ora mantiene vecchie pratiche tradizionali di vinificazione, ma rischia e sperimenta in modo ossessivo, inquieto. Rispettoso del passato ed eretico allo stesso tempo. Trenta gli ettari, 80 mila le bottiglie. Unisce con stile alchemico quindici variet rosse e nascono Harlequin e Kairos. Recupera, in purezza e nellAmarone, un vitigno dimenticato, lOseleta. Questo fine settimana porter a Verona il suo Amarone classico, un assaggio dalla botte dellannata 2013, e le bottiglie del 2009. Loccasione Anteprima Amarone, al Palazzo della Gran Guardia. Domenica porte aperte al pubblico, con 150 etichette in degustazione di 78 aziende (il biglietto costa 30 euro). Tra le bottiglie in vetrina molte meritano di essere scoperte. Come lAmarone di Farina, con Oseleta come quello di Gaspari. NellAmarone di Roccolo Grassi spicca la Corvina (aumenta il carattere fruttato). Se si cerca limpronta di un enologo tra i pi noti, si trova quella di Beppe Caviola nelle bottiglie delle Tenute Salvaterra. Una grande azienda? Da assaggiare I Saltai di Sartori. E da seguire lAmarone di Ca Rugate. Due certezze: lautenticit dei vini di Corte SantAlda e la marcia in pi di quelli di Secondo Marco. Infine un vignaiolo ragazzino: ha un futuro il giovane Righetti dei Vigneti di Ettore. LAmarone classico di Zym stato definito da Wine Spectator, nellarticolo sulla grande divisione, un elegante matrimonio tra i pi tradizionali Amarone e gli stili moderni. Senza tempo, fluttuante tra passato e futuro, come un messaggio portato da una delle dodici astronavi di Arrival.
Autore: Luciano Ferraro


27 Gennaio 2017, ore 15:30

Italia Oggi
Prosecco da tutela Unesco ... La Commissione nazionale italiana per lUnesco ha deliberato allunanimit la candidatura italiana per il 2017-2018 nella Lista dellUnesco dei patrimoni mondiali dellumanit del paesaggio vitivinicolo del Prosecco di Conegliano e Valdobbiadene. Larea candidata, tra Valdobbiadene e Conegliano, racchiude la zona di produzione del Prosecco Docg. Lo ha annunciato ieri il ministro alle politiche agricole, Maurizio Martina. Nella zona si estendono circa 5.000 ettari di vigneto su cui operano oltre 3.000 agricoltori e 20 poli museali.


27 Gennaio 2017, ore 15:30

Il Venerd di Repubblica
La vigna arrampicata sulle vette del gusto ... Sol non significa sole, come viene immediato pensare, ma suolo. Nel caso, di origine morenica. Angelo Sega, la moglie Marinella e i figli Luca e Matteo, entrambi laureati (Economia e commercio, Giurisprudenza) curano dal 2006 una vigna di complessivi sei ettari, divisa in sette porzioni che vanno dai 370 ai 700 metri di quota, tutte nel comune di Teglio. Barbacan il soprannome del nonno, indica un muro di sostegno esterno nelle case e anche nei terrazzamenti in vigna. Vigna ripidissima quella del Sol, esposta a sud. Estrema e verticale la definisce Matteo. Si vendemmia portando a spalla le ceste gi per le scalette di pietra. Artigianalit e naturalit sono le parole dordine in famiglia. Et delle viti: da 6 a 80 anni. Vitigni: solo Nebbiolo, qui detto Chiavennasca. Enologo: non c. Facciamo vino come i nonni, ma con attrezzature moderne. E lo fanno non bene, benissimo. Due etichette: un Rosso di Valtellina e questo Sol Valgella Docg superiore. Che ci ha stupito e conquistato prima con i profumi (rosa, viola, ciliegia. spezie fini, tabacco) poi al palato: non gli manca nulla. Ha ricchezza. eleganza, carattere, insieme contadino e aristocratico, forse il pi vicino al Piemonte dei Nebbioli di Valtellina. Gran bel bicchiere, davvero. A Sondrio allenoteca il Saraceno, a Milano da Wine sui 19/23 euro.


26 Gennaio 2017, ore 14:53

Quotidiano Nazionale/La Nazione
Prosecco patrimonio dellUnesco Bollicine alla conquista del mondo ... Il ministro Martina lancia la candidatura. Oggi il primo verdetto... Ai palati fini della bollicina far storcere il naso. Eppure il Prosecco - compagno di aperitivi e happy hour da neve, da spiaggia e da citt per milioni di italiani, soprattutto giovani - sar il secondo vino italiano dopo i paesaggi piemontesi di Langhe, Roero e Monferrato a fregiarsi del blasone di patrimonio mondiale dellumanit per lUnesco. O meglio, pi che al vino, lonore toccher alla zona da cui nasce, appunto le Colline del Prosecco di Conegliano e Valdobbiadene: quindici comuni e 31 frazioni lungo la pi antica Strada del Vino dItalia, 120 chilometri a racchiudere 18mila ettari di superficie agricola di cui 7mila a vigne da prosecco. Quello Docg: perch il prosecco non pi solo un vino ma addirittura un Sistema, cos si chiama la societ sorta dallunione dei tre consorzi di produzione - Prosecco Doc, Docg Conegliano Valdobbiadene Prosecco Superiore e Superiore di Cartizze - che si allarga anche al Friuli, e che fa lievitare a 20mila gli ettari di vigneto. Ma la terra interessata al distintivo Unesco appunto il cuore del Prosecco, che ha come capitali Valdobbiadene e Conegliano, dove tra laltro nel 1876 nacque la prima scuola enologica dItalia. Ad accelerare la pratica, la firma del ministro per le politiche agricole Maurizio Martina, ieri, sul dossier di candidatura, che oggi passer allesame della Commissione nazionale Unesco, la quale dovr formalmente decidere se inviare tutto alla sede mondiale Unesco di Parigi per ottenere liscrizione del sito tra i Patrimoni entro il 2018. LItalia, con 51, guida la classifica mondiale, e prepara lingresso di un altro territorio vinicolo, le colline del Chianti Storico (come le defin il bando di Cosimo III Granduca di Toscana nel 1716), dove si produce il Chianti Classico, il vino del Gallo Nero. Il cammino delle Terre del Prosecco verso la lista Unesco era partito nel 2009, per iniziativa dellallora ministro Luca Zaia, oggi presidente della Regione Veneto, che confida nella sensibilit del presi-dente della Commissione Francesco Bernab e dei suoi componenti. Un riconoscimento che va soprattutto agli agricoltori, spiega la Coldiretti, per aver trovato un equilibrio rispettoso della natura disegnando con la loro attivit a presidio del territorio uno dei territori pi belli dItalia. Sulla stessa linea lo stesso ministro Martina, quando nota che la candidatura esprime con forza la capacit del Prosecco di valorizzare un territorio agricolo e promuovere lItalia nel mondo grazie alla positiva convivenza tra lavoro ed ecosistema. Nei numeri, il Prosecco e le sue rive, le caratteristiche colline scoscese dipinte da Cima da Conegliano, da cui si raccolgono rigorosamente a mano le uve migliori, un pianeta da circa 480 milioni di bottiglie lanno (400 solo di Prosecco Doc) per un giro daffari che sfiora il miliardo di euro, e si concentra per il 58% in Italia, e una forte espansione nellexport, soprattutto nei paesi di lingua tedesca, con 15 milioni di bottiglie per il solo Superiore, che rappresenta comunque con i suoi 5.400 addetti e con il resto dei suoi numeri il primo distretto spumantistico dItalia. Salvo finire alla sbarra, come accadde nellagosto 2014 dopo il disastro al Molinetto della Croda di Refrontolo: lalluvione di un torrente travolse una festa, con il tragico bilancio di 4 morti e 8 feriti. Si punt il dito contro la cosiddetta industrializzazione del prosecco. Tema spinoso, si parl di colline sfruttate fino allo sfinimento. Ma oggi il Proseccoshire si gode la sua rivincita.
Autore: Paolo Pellegrini


26 Gennaio 2017, ore 14:53

Corriere della Sera
La lista Unesco LItalia: prosecco come patrimonio mondiale ... Il ministro delle Politiche agricole Maurizio Martina ha firmato la candidatura nella lista dei Patrimoni Mondiali dellUnesco del sito veneto Le colline del Prosecco di Conegliano e Valdobbiadene. Il dossier sar esaminato oggi dalla Commissione nazionale italiana per lUnesco che dovr decidere se inviare a Parigi la candidatura per liscrizione del sito nella lista Unesco entro il 2018.


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