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Il Meglio dell'Edicola

29 Novembre 2017, ore 13:25

Italia Oggi
Vi.Vite ha colto il target millennials. Levento da Mi/lana al resto dItalia ... Le innovazioni del vino cooperativo esibite al Museo della scienza e della tecnologia... Sono stati soprattutto i millennials a interessarsi a Vi.Vite - Vino di vite cooperative, levento che nel fine settimana a Milano ha consentito allAlleanza delle cooperative agroalimentari di far conoscere ai giovani le proprie realt di punta. Negli spazi del Museo della Scienza e della Tecnologia erano presenti 60 delle 498 cantine cooperative italiane, cui aderiscono oltre 180 mila soci viticoltori e cui riconducibile il 60% della produzione vinicola nazionale. Buona la prima!, ha dichiarato a ItaliaOggi Ruenza Santandrea, coordinatrice Settore vino di Alleanza delle cooperative agroalimentari: Il bilancio della prima edizione di Vi.Vite pi che positivo. Laffluenza stata significativa. Abbiamo superato le quattromila presenze complessive, con un picco il sabato sera. E i commenti raccolti fra il pubblico e i professionisti del settore dai rappresentanti delle cantine presenti sono stati sostanzialmente positivi. Stessa cosa per quelli postati sui social. A Vi.Vite si respirava unaria gioiosa e al contempo composta. Nessuno schiamazzo, n visitatori ubriachi, neppure dopo mezzanotte. Dovremo ora decidere se riproporre lanno prossimo questo format, che s dimostrato adatto a rappresentare le nostre realt, ancora nella stessa sede a Milano. Oppure se fare di Vi.Vite una manifestazione itinerante. La due giorni (ingresso a 15 euro con 5 degustazioni incluse), attraverso assaggi, masterclass, workshop, ma anche momenti conviviali e dintrattenimento (esibizioni musicali e sketch di cabaret), ha dato occasione al pubblico di scoprire la grande storia del vino italiano, con ritratti e i racconti dei viticoltori di tutta Italia. E di conoscere le novit delle cantine cooperative. A Vi.Vite, infatti, il Consorzio tutela vini Doc delle Venezie ha presentato in anteprima al pubblico italiano le prime bottiglie della prima vendemmia del Pinot grigio Doc delle Venezie. Mentre il Consorzio vini del Trentino ha annunciato lassegnazione, a giorni, della certificazione Sqnpi - Sistema di qualit nazionale produzione integrata da parte del Mipaaf, per luva da vino prodotta nella vendemmia 2016. Primo passo dun percorso che in futuro dovrebbe portare allo stesso riconoscimento per il vino. Una certificazione la Sqnpi, che intende promuovere e valorizzare i prodotti agricoli e alimentari ottenuti con tecniche di produzione integrata, orientate cio a ridurre al minimo luso di sostanze chimiche di sintesi. A margine di Vi.Vite, Emilia Wine, realt da 2 mln bottiglie e un fatturato di 23 mln euro, nata dalla fusione delle tre cantine sociali di Arceto, Correggio e Prato di Correggio e che ha acquisito Cantina Casali, ha invece presentato ai media i suoi lambruschi di qualit, frutto del recupero di cloni in via destinzione, fra i quali il Migliolungo. Un vino, ha spiegato Davide Frascari, presidente di Emilia Wine, ottenuto da una selezione di 30 cloni di Migliolungo dellIstituto Agrario Zanella di Reggio Emilia.
Autore: Luisa Contri


29 Novembre 2017, ore 13:24

Quotidiano Nazionale
Agricoltura 4.0, ecco il workshop ospitato da Berlucchi Berlucchi continua il suo percorso nel mondo dellagricoltura biologica e dellinnovazione sostenibile ospitando, marted prossimo, il workshop Agricoltura 4.0, le emissioni di gas a effetto serra in ambito agricolo. Lincontro approfondir il tema delle emissioni ghg (greenhouse gas, gas a effetto serra) alla presenza di relatori internazionali. ideato nellambito di Life Vitisom, progetto triennale dellUnione Europea per il monitoraggio delle emissioni - di cui lazienda partner che valuta gli impatti nella gestione del suolo e delle concimazioni con lobiettivo di ideare, testare e validare un sistema innovativo di distribuzione delle matrici organiche in viticoltura. Luso del fertilizzante organico, lunico concesso dal protocollo bio, ci permette di nutrire il suolo in modo lungimirante agendo sul terreno e non sulla pianta, come invece fa quello di sintesi dice Arturo Ziliani, ad ed enologo Berlucchi.


29 Novembre 2017, ore 13:24

Italia Oggi
Il riso innova pi del vino Ad Asti un convegno fa il punto sulla diffusione dellagricoltura digitale... In vigneto pochi usano tecniche di precisione... Se vero che il futuro non si prevede ma si costruisce, nel settore agricolo la velocit di innovazione deve necessariamente essere pi lenta per diversi motivi: biologici, tecnici, umani ed economici. Laffermazione di Paolo Balsari, docente delluniversit di Torino, intervenuto allincontro sulla precision farming in vigna organizzato ad Asti da Confagricoltura Piemonte nellambito del ciclo di conferenze dedicato allinnovazione, fortemente voluto dal presidente regionale Enrico Allasia. Fare agricoltura di precisione significa effettuare interventi diretti che rispondono al concetto generale di fare la cosa giusta, al momento giusto, al punto giusto, sfruttando la tecnologia. Questo vuol dire, semplificando, intervenire con macchine operatrici in grado di utilizzare mappe tematiche e di effettuare azioni mirate, georeferenziate, senza doppi passaggi e con una precisione quasi millimetrica. Tutto ci possibile soprattutto dove le superfici sono pi estese e tendenzialmente omogenee: non un caso, infatti, che il comparto della risicoltura sia quello che in Italia ha meglio recepito il concetto di agricoltura di precisione, che comporta comunque investimenti importanti per le aziende. Trattori dotati di tecnologie allavanguardia e software moderni vogliono dire infatti costi elevati, ma ampiamente ammortizzabili nel tempo precisa Marco Miserocchi, direttore Italia della multinazionale Topcon, che ha recentemente scelto Torino quale sede dedicata allagricoltura digitale. Ma lItalia vitivinicola fino a che punto recepisce e utilizza queste innovazioni? Ci sono realt imprenditoriali che hanno fatto scelte in questa direzione anni fa e oggi sono di esempio a livello nazionale. Lazienda umbra Arnaldo Caprai ha iniziato questo processo di innovazione intorno al 2000 ispirandosi allobiettivo della sostenibilit a 360 e passando cos dal vigneto analitico a quello digitale di oggi. Lo racconta lagronomo di Caprai, Mattia DellOrto: Linnovazione un processo continuo e il mantenimento della leadership di mercato impone un costante miglioramento attraverso R&D, ricerca e sviluppo, e un impegno reale per la valorizzazione del territorio in cui opera lazienda. Da soli, tuttavia, non si va da nessuna parte, a maggior ragione se la conformazione del territorio e la parcellizzazione degli appezzamenti rappresentano limiti importanti alla diffusione della viticoltura di precisione: lUmbria viticola diversa dal Piemonte e la Sicilia dalla Toscana, e ciascuna richiede interventi peculiari. Nelle Langhe, dove leccellenza sancita oltre che dallUnesco anche dalla qualit del vino e dal fatturato delle cantine, il livello di innovazione in vigneto rimane piuttosto limitato. Antonio Marino, tecnico di Confagricoltura, punta il dito sugli ostacoli che rallentano la diffusione della precision farming: Senza citare la cosiddetta viticoltura eroica, ci sono vigne che richiedono lavorazioni esclusivamente manuali, dove difficilmente sar possibile, almeno a breve termine, vedere in azione trattori a guida assistita. A questo si aggiunge let generalmente avanzata degli agricoltori, poco inclini alluso delle tecnologie elettroniche e informatiche. Per favorire il cambiamento, secondo Allasia, occorre incentivare la collaborazione tra il mondo scientifico e le aziende: Dimostrare sul campo quali sono i risvolti in termini di risparmio di carburante o di ore lavoro, garantendo la stessa qualit del prodotto finali, conclude, lincentivo pi utile verso linnovazione delle aziende.
Autore: Anna Gagliardi


29 Novembre 2017, ore 13:24

Italia Oggi
Ora Caviro va dal vino allenergia Cinquecentonovantamila tonnellate di scarti di lavorazione che si trae, sformano in semilavorati e nuove materie prime per lalimentare, il farmaceutico e lagricoltura. Quello che resta, viene trasformato in energia. la declinazione di economia circolare, si parte dalla vigna, si torna alla vigna, del gruppo faentino Caviro, 2 mln di ettolitri di vino (tra questi il Tavernello), 3 mila soci viticoltori da quali proviene il 90% del vino prodotto, 32 cantine sociali, 37 mila ettari di vigneti, 7 milioni di quintali di uva, l11% della produzione italiana e interamente tracciata. Il recupero degli scarti coinvolge ambiti diversi. Si va dalla separazione di vinaccioli per uso nutraceutico con lestrazione di polifenoli, enocianina (colorante naturale per uso alimentare) e acido tartarico, si passa attraverso lautosufficienza energetica grazie allo sfruttamento di fonti rinnovabili, fino ad arrivare al recupero delle acque e produzione di compost e fertilizzanti organici naturali, anche per lagricoltura biologica. Negli ultimi anni Caviro ha investito oltre 100 milioni di euro per la sostenibilit e progetti per lo sviluppo di uneconomia circolare. Tanto che oggi il 72% del fatturato di Caviro arriva dalla produzione di vino, il 25% dalla distillazione e il 3% dalla produzione di energia. Complessivamente Caviro, con il ramo Distilleria, lavora 540 mila tonnellate di scarti (33% dalla filiera vitivinicola, 42% dalla filiera alimentare e 25% da potature) per ottenere 171 mila tonnellate di prodotti di recupero dei quali il 43% di prodotti nobili per lindustria, il 42% compost e prodotti per lagricoltura, 14% inerti per lindustria e solo l1% finisce in discarica. Un processo che consente a Caviro di avere lautosufficienza energetica grazie alla produzione di 12 milioni di metri cubi biogas, 79 mila Mwh di energia elettrica e 116 mila Mwh di energia termica.
Autore: Arturo Centofanti


29 Novembre 2017, ore 13:23

Quotidiano Nazionale
Dallexport allenoturismo. Gli esperti si riuniscono a Verona Verona capitale del vino. Per il Vinitaly, ma anche per altri eventi. Significativo in tal senso wine2wine, la cui quarta edizione in programma tra i padiglioni della Fiera luned e marted prossimi. Si tratta di una manifestazione riservata agli addetti ai lavori, realizzata da Veronafiere in collaborazione con i partner istituzionali Ice, Federvini, Unione Italiana Vini, Movimento Turismo del Vino, Associazione nazionale Le Donne del Vino, Agivi, Women of the Vine &Spirits. Il programma di questanno si suddivide in una parte istituzionale e una funzionale a formazione e networking. Per quanto riguarda la prima, luned 4 dicembre alle 12, nella sala CdA (5 piano Palazzo Uffici Veronafiere), sar presentata la nuova collaborazione con Fiere di Parma che si esprimer in pi ambiti, dei quali uno - Wi.Bev - gi visibile in preview proprio durante i giorni di wine2wine. Alle 17, in Auditorium Versi (piano -1 del PalaExpo Veronafiere), si svolge la presentazione con WineSpectator di OperaWine 2018. Marted 5 dicembre alle 12.45 (nellarea wine2wine, la sala sar individuata a breve a seconda del numero di adesioni), talk di 45 minuti con i presidenti di Fi.Vi, Federvini, Unione italiana vini e Alleanza cooperative sul tema Vino: bianco o nero? che analizzer lexport del vino italiano con i suoi molti punti di forza, ma anche con i tanti segnali di una crescente difficolt a migliorare i primati faticosamente raggiunti. Il programma formativo di wine2wine fornir anche chiavi di lettura su temi fra i quali i mercati emergenti, con workshop su Danimarca, Giappone, Usa con Colorado, Carolina del Sud e Pennsylvania, Australia, focus Cina e Canada, ma anche Regno Unito alla luce della Brexit; marketing nelle declinazioni digital, social media ed esperienziale; e ancora enoturismo, wine influencer da conoscere, normativa e finanza, innovazione nella distribuzione, nuovi strumenti e idee per valorizzare il vino, le donne della vite. Pi di 70 i seminari in calendario, tenuti da oltre 100 esperti provenienti da tutto il mondo (programma e relatori su www.wine2wine.net).


29 Novembre 2017, ore 13:23

Quotidiano Nazionale
Produttori e chef toscani a raccolta Fermata alla Stazione Leopolda Centinaia tra cuochi, operatori del settore agroalimentare, bar tender e produttori di vino toscani sono attesi sabato e domenica alla Stazione Leopolda di Firenze per la terza edizione di Food&Wine in progress, levento nato per valorizzare le figure dei sommelier e degli chef attraverso un programma ispirato allavanguardia, alla ricerca e alla sperimentazione nel settore. Al centro della manifestazione il futuro del settore dellagroalimentare toscano.


29 Novembre 2017, ore 13:22

Quotidiano Nazionale
Istintivo scomodare La vie en rose di Edith Piaf: in Valtnesi, sponda bresciana del Garda, lascoltano come fosse un inno patriottico. Sicuramente lo per Mania Vezzola, patron dellazienda agricola Costaripa, che ha una devozione sacrale per la terra in cui nato e cresciuto, perch - spiega - dalle mie vigne vedo il lago e il gruppo dellAdamello, il monte Baldo gi ricoperto di neve e terreni dove attorno alla vite crescono capperi e limoni, cedri e olivi. Per anni stato giudicato migliore enologo italiano. E quando gli chiedono quale sia il vino pi elegante del Belpaese, Vezzola celebra quello che per pregiudizio o scarsa informazione, in pochi indicherebbero: il Ros.
In Francia ne vanno matti, da noi decisamente meno. Perch?
I transalpini lo producono da un millennio e oggi lo consumano pi del bianco. Ceno, la nostra esperienza limitata. Ma non un caso che ad ispirarla sia stata, nel 1896, lintuizione di tale Pompeo Gherardo Molmenti, un senatore veneziano che possedeva terreni in Valtnesi e voleva produrre vino. Si rivolse agli enologi di Bordeaux e ottenne un preciso responso: lazione termoregolatrice del lago, il terreno ghiaioso e la variet autoctona del Groppello consigliavano la produzione di Ros.
Indicazione profetica.
Complice la speculazione edilizia, la Valtnesi ha perso oltre la met dei 1300 ettari vitati che possedeva 50 anni fa. Ma le cose stanno cambiando: c chi investe, i giovani portano nuove idee e il pubblico ha smesso di percepire il Ros, che qui chiamiamo Chiaretto, come un vino di ripiego, per apprezzare i suoi profumi e il sapore sapido. Invecchia anche bene. E per produrlo, siamo costretti non solo a vendemmiare nelle ore pi fresche della giornata: dobbiamo selezionare le uve migliori perch quelle rotte rilasciano troppo colore.
E familiarizzare con la famosa ultima lacrima...
Serve a dare la giusta colorazione: le bucce rimangono a contano con il mosto poche ore e vengono poi separate senza pressatura, per estrazione diretta dalla vasca fino al gocciolamento che appunto chiamiamo a lacrima.
Alla Costaripa avete unattrazione fatale per le bollicine?
Il nostro Metodo Classico da uve Chardonnay e Pinot Nero esalta la pulizia delle papille gustative e ha una grande eleganza. Ceno, i vini di Franciacorta hanno pi acidit e sono pi sostenuti. Ma quelli della Valtnesi sono accoglienti e femminili: a 4 o 5 gradi, sono perfetti.
Con tanto di bottiglia - icona.
Il Chiaretto RosaMara lo . Anche per lattenzione e la pazienza che richiede, specie nelle prime ore della fermentazione e della svinatura. E quello che noi chiamiamo vino di una notte. Ed la metafora della Valtnesi. Il francese Serge Dubois, per anni presidente mondiale degli enologi, la considerava un pezzo di Provenza trapiantato in Lombardia. Era il suo complimento.
Autore: Paolo Galliani


29 Novembre 2017, ore 13:22

Quotidiano Nazionale
Il Verdicchio di Garofoli tra i 100 migliori vini del mondo Riconoscimento. Il Podium, Classico Doc Superiore dei Castelli di Jesi, consacrato da Wine Spectator... Il Verdicchio dei Castelli di Jesi classico doc Superiore Podium Garofoli 2014 tra i cento migliori vini del mondo. Wine Spectator, la rivista di settore pi influente a livello internazionale, lo ha inserito nella sua top e ha cos definitivamente consacrato questo vino prodotto a Loreto, nella cantina Garofoli, una delle pi antiche e prestigiose delle Marche con i suoi cento anni di storia. un riconoscimento grande per noi e per le Marche - commenta emozionata Caterina Garofoli (al centro nella foto di famiglia) -: un premio al lavoro di una cantina storica, ma anche a un intero settore, quello enologico, che ha proiettato la nostra regione ai vertici mondiali per qualit e questa una conferma. Carlo Garofoli il pap di questo vino. Lui ha studiato tanto ed ha dato tanto anche al mondo dellenologia marchigiana. Il merito di questi prestigiosi risultati - spiega Caterina - prima di tutto suo e poi di tutta la squadra Garofoli a cominciare da Gianfranco Garofoli. Il quale negli anni 70 ha concepito una cantina pronta ad affacciarsi nei mercati mondiali. Merito enorme va a Gianluca e Daria Garofoli che hanno costruito il mercato americano ed estero, a tutte le ragazze ed i ragazzi che in vigna e in cantina contribuiscono tutti i giorni affinch la Garofoli abbia standard altissimi. E forse un po di merito anche mio, che cerco di comunicare la nostra terra ed i nostri prodotti al mondo.


29 Novembre 2017, ore 13:21

Quotidiano Nazionale
Rinasce la Spergola Champagnino. Cos veniva affettuosamente chiamato il vino bianco prodotto dalle uve del territorio di Scandiano. Lo chiamavano cos gli abitanti della citt del Boiardo che scrisse lOrlando Innamorato, oggi capoluogo del distretto ceramico, adagiato sulle colline in provincia di Reggio Emilia. Lo Champagne dei poveri, ironizzavano. Tanto che dalla stazione ferroviaria partivano i cargo con le cassette piene duva, direzione nord Italia dove il bianco dei colli di Scandiano veniva usato come base per gli spumanti pi famosi. Invece cera un tesoro nelle radici. Nella loro terra. Quella vera, intrisa di fatica e sudore degli agricoltori, di chi vendemmia a mano, di chi trasforma in nettare di Bacco quei chicchi tanto dolci. Non aveva quasi neppure un nome. Ora la Spergola. E proprio oggi pomeriggio ne viene celebrata la riscoperta, a Roma, dove il viceministro dellagricoltura Andrea Olivero e la senatrice Leana Pignedoli riceveranno produttori e cantine. Una storia che sintreccia nella Storia. Quella con la s maiuscola che da queste pani significa Matilde di Canossa. Le bollicine della Spergola riempirono i calici della pace fra limperatore Enrico IV e Papa Gregorio VII, 940 anni fa, nel castello della contessa pi famosa dItalia. Da allora quel vino - a parte alcuni documenti depoca cinquecentesca (ne parl la Granduchessa di Toscana Bianca Capello) e ottocentesca (nelle memorie del botanico Filippo Re) - era quasi scomparso. O meglio, confuso. Si pensava appartenesse al Sauvignon blanc, ma il gusto inconfondibile lasciava diversi dubbi. Sono stati trovati undici biotipi nel ricostruire la morfologia. Vuol dire che da tempo radicata qui - spiega lenologo Alberto Grasselli, uno dei maggiori esperti del vigneto -. Grappoli, foglie, profumo e acidit sono diversi dal Sauvignon. Dubbi fugati definitivamente dalle ricerche. Le professoresse dellUniversit di Bologna, Ilaria Filippetti e Marisa Fontana sono risalite al Dna delluva, confermando pure letimo della Spergola, chiamata cos perch si presenta con un grappolo spargolo, con chicchi radi. Un vitigno autoctono delle zone collinari reggiane, fra il fiume Secchia e il torrente Enza, dalle terre del Boiardo a quelle di Matilde, con caratteristiche uniche: nessuno al mondo come la Spergola resiste alla siccit. Da dimenticato a protagonista. Un sogno per Giorgio Monzali - oggi presidente della Compagnia della Spergola (nata nel 2011) la quale raggruppa quasi tutte le cantine che la producono, con lobiettivo di valorizzarla - che porta avanti il podere di sette ettari in cui nacque il padre appassionato viticoltore. Dobbiamo puntare sulla qualit - dice -. Ecco perch le cantine hanno capito che devono fare squadra. Lo stesso Comune di Scandiano, specie lassessore e vicesindaco Matteo Nasciuti, ci ha puntato molto, dando il nome Spergola (anche per tutelarsi dalle imitazioni), con tanto di cartello stradale, persino a una zona di coltivazione. Cento ettari per 15mila quintali di produzione. Sono i numeri della Spergola che si declina in diverse tipologie, dalla specialit che lo spumante, dal metodo classico a quello Martinotti - Charmat, fino al passito che poco ha da invidiare a quelli siciliani. Ma anche al regale spumante francese con cui la Spergola ha diverse affinit: proprio come nello Champagne, il terreno ricco di minerali e gesso. Questultimo funge da effetto drenante e stimola il processo di spumantizzazione naturale. Altro che champagnino...
Autore: Daniele Petrone


29 Novembre 2017, ore 13:21

Quotidiano Nazionale
Rinasce la Spergola Champagnino. Cos veniva affettuosamente chiamato il vino bianco prodotto dalle uve del territorio di Scandiano. Lo chiamavano cos gli abitanti della citt del Boiardo che scrisse lOrlando Innamorato, oggi capoluogo del distretto ceramico, adagiato sulle colline in provincia di Reggio Emilia. Lo Champagne dei poveri, ironizzavano. Tanto che dalla stazione ferroviaria partivano i cargo con le cassette piene duva, direzione nord Italia dove il bianco dei colli di Scandiano veniva usato come base per gli spumanti pi famosi. Invece cera un tesoro nelle radici. Nella loro terra. Quella vera, intrisa di fatica e sudore degli agricoltori, di chi vendemmia a mano, di chi trasforma in nettare di Bacco quei chicchi tanto dolci. Non aveva quasi neppure un nome. Ora la Spergola. E proprio oggi pomeriggio ne viene celebrata la riscoperta, a Roma, dove il viceministro dellagricoltura Andrea Olivero e la senatrice Leana Pignedoli riceveranno produttori e cantine. Una storia che sintreccia nella Storia. Quella con la s maiuscola che da queste pani significa Matilde di Canossa. Le bollicine della Spergola riempirono i calici della pace fra limperatore Enrico IV e Papa Gregorio VII, 940 anni fa, nel castello della contessa pi famosa dItalia. Da allora quel vino - a parte alcuni documenti depoca cinquecentesca (ne parl la Granduchessa di Toscana Bianca Capello) e ottocentesca (nelle memorie del botanico Filippo Re) - era quasi scomparso. O meglio, confuso. Si pensava appartenesse al Sauvignon blanc, ma il gusto inconfondibile lasciava diversi dubbi. Sono stati trovati undici biotipi nel ricostruire la morfologia. Vuol dire che da tempo radicata qui - spiega lenologo Alberto Grasselli, uno dei maggiori esperti del vigneto -. Grappoli, foglie, profumo e acidit sono diversi dal Sauvignon. Dubbi fugati definitivamente dalle ricerche. Le professoresse dellUniversit di Bologna, Ilaria Filippetti e Marisa Fontana sono risalite al Dna delluva, confermando pure letimo della Spergola, chiamata cos perch si presenta con un grappolo spargolo, con chicchi radi. Un vitigno autoctono delle zone collinari reggiane, fra il fiume Secchia e il torrente Enza, dalle terre del Boiardo a quelle di Matilde, con caratteristiche uniche: nessuno al mondo come la Spergola resiste alla siccit. Da dimenticato a protagonista. Un sogno per Giorgio Monzali - oggi presidente della Compagnia della Spergola (nata nel 2011) la quale raggruppa quasi tutte le cantine che la producono, con lobiettivo di valorizzarla - che porta avanti il podere di sette ettari in cui nacque il padre appassionato viticoltore. Dobbiamo puntare sulla qualit - dice -. Ecco perch le cantine hanno capito che devono fare squadra. Lo stesso Comune di Scandiano, specie lassessore e vicesindaco Matteo Nasciuti, ci ha puntato molto, dando il nome Spergola (anche per tutelarsi dalle imitazioni), con tanto di cartello stradale, persino a una zona di coltivazione. Cento ettari per 15mila quintali di produzione. Sono i numeri della Spergola che si declina in diverse tipologie, dalla specialit che lo spumante, dal metodo classico a quello Martinotti - Charmat, fino al passito che poco ha da invidiare a quelli siciliani. Ma anche al regale spumante francese con cui la Spergola ha diverse affinit: proprio come nello Champagne, il terreno ricco di minerali e gesso. Questultimo funge da effetto drenante e stimola il processo di spumantizzazione naturale. Altro che champagnino...
Autore: Daniele Petrone


29 Novembre 2017, ore 13:21

Quotidiano Nazionale
Cantine aperte a Natale, le Marche in vetrina Liniziativa. Degustazioni, racconti e acquisti nel weekend... Scopri, degusta, regala. il motto lanciato dal Movimento turismo del vino che aprir una cinquantina di cantine marchigiane per i prossimi sabato e domenica (dalle 10 alle 13 e dalle 15 alle 18). Ecco Cantine aperte a Natale. Il numero di realt socie che hanno deciso di aderire premette Serenella Moroder, presidente di Mtv (nella foto) - aumentato: un bel traguardo per noi, gli appassionati potranno degustare i vini marchigiani, ascoltare i racconti dei vignaioli e comprare i prodotti. Lelenco della cantine su www.movimentoturismovino.it/marche, oppure sulla nuova app. Siamo - continua Moroder - i custodi del territorio. Conosciamo le nostre campagne e sappiamo tutto ci che la nostra terra ci pu dare. Accanto alla bottiglia di vino c lolio, poi ci sono le marmellate.... Continua liniziativa della bottiglia solidale: acquistando una bottiglia, con lapposita etichetta si pu contribuire allacquisto di unambulanza per le popolazioni colpite dal sisma.


29 Novembre 2017, ore 13:20

Quotidiano Nazionale
I calici preziosi dellAlto Adige LAlto Adige anche per il vino una terra benedetta da Dio. 5.000 viticoltori coltivano 20 vitigni diversi su una superficie di poco pi di 5.000 ettari. La Guida del Gambero Rosso per il 2018 ha assegnato a 27 aziende il punteggio massimo dei Tre Bicchieri. Uno dei vini che mi conquist in anni lontani fu il Sauvignon Sanct Valentin della Cantina San Michele Appiano. Ma lanno scorso scoprii due bianchi della stessa Casa che mi colpirono perfino di pi: lAppius 2011, blend di tre vitigni al sapore di mela e lo Chardonnay Sanct Valentin 2012 pastoso e prepotente. Ho rivisto recentemente una grande donna del vino come Elena Walch: il suo Beyond The Clouds 2015 un vino premiatissimo, ma meritano pi di una citazione il Gewrztraminer Vigna Kastelaz e il Pinot Grigio Cartel Ringberg. L estate scorsa in una cena nella tristellata Pergola del Rome Cavalieri conquistato dallo straordinario Pinot Bianco Sanctissimus della Cantina St. Pauls: frutto di un vigneto piantato nel 1899, affinato in grandi anfore di terracotta si propone con un profumo intenso e garbatissimo. NellAbbazia di Novacella, il Sylvaner, allegro e corposo, ha uneccezionale rapporto tra qualit e prezzo. Tra i vini bianchi segnalo Praepositus Riesling e Praepositus Kerner, magro e asciutto il primo, pi carnale il secondo. Il mio vecchio amico Franz Haas fa un buonissimo uvaggio bianco che ha chiamato Manna con il nome della moglie, ma lo segnalo soprattutto, oltre che per le fantasiose etichette, per lassoluta eccellenza del suo Pinot Nero, lo Schweizer, solido senza perdere la tenera piacevolezza del pi Bianco dei Rossi. Anche il Cabernet Sauvignon Lafa di Colterenzio un vino deccellenza: gusto pi imponente della media del vitigno con una forza che si riflette nel retrogusto persistente. Della Tenuta J. Hofstdtter ricordiamo i magnifici rossi, a cominciare dal Pinot Nero, ma il vino che ci colp di pi fu lannata 1987 del Gewrztraminer Kolbenhof che assaggiai nel 2005 con 18 anni di invecchiamento. Il profumo intenso e incontaminato e naturalmente il sapore facevano pensare il fascino di Rossano Brazzi nello splendore della mezza et. Chiudiamo con Alois Lageder: se avete una cena alla quale tenete, mirate alto con il vino migliore di questa Cantina. Il Cor Rmigberg 2008, un Cabernet Sauvignon quasi in purezza che coniuga in modo eccellente morbidezza e profondit.
Autore: Bruno Vespa


24 Novembre 2017, ore 12:23

Italia Oggi
Lvmh compra vigneti nella Napa Valley (Usa) Lvmh, il gruppo francese del lusso presieduto da Bernard Arnault, estende le sue propriet vitivinicole in California grazie allacquisizione del 60% del capitale dellazienda Colgin Cellars: 14 ettari che producono vini ultra - premium. Lvmh ha fatto sapere marted 21 novembre di aver siglato un accordo con i proprietari della tenuta fondata da Ann Colgin 25 anni fa, nella Napa Valley, per acquisire il controllo della societ che produce allincirca 50 mila bottiglie lanno con quattro vini rossi di tutto rispetto, dei merlot e dei cabernet - sauvignon, che vengono vendute fra 325 e 550 dollari (277 e 468 euro). Le vendite sono su abbonamento, tre - quattro bottiglie a persona. Il valore attuale dellazienda si aggira intorno ai 100 milioni di euro, secondo quanto ha riportato Le Monde.. E i suoi terreni sono stati risparmiati dagli incendi che questo autunno hanno devastato gran parte della California. Con questa operazione il gruppo Lvmh (4,8 miliardi di euro fatturati nel settore vini e liquori) estende il proprio portafoglio di vini di alta gamma allestero dove gestisce gi 1.500 ettari di vigne, soprattutto in Cina e in Nuova Zelanda. Negli Usa il gruppo francese gi presente in California attraverso Chandon e Newton Vineyard, tenuta di chardonnay che si estende su 260 ettari proprio nella Napa Valley.
Autore: Simonetta Scarne


24 Novembre 2017, ore 12:22

Corriere della Sera
Matilde, pasionaria degli autoctoni e la carica dei vignaioli indipendenti Sogno unItalia bio al 100%, il vino non segua le mode. A Piacenza il mercato Fivi... La pasionaria dei vini autoctoni italiani ha 55 anni e la stessa erre alla francese dei suoi 18 cugini. Padre genovese di Busalla, infanzia dalle suore comboniane, Matilde Poggi la presidente della Federazione dei Vignaioli indipendenti. Tre figlie (una lavora nella pubblicit a Milano, laltra studia Medicina, la terza si occupa di diritti umani a Londra) e un sogno: Che lintera Italia del vino diventi biologica, si pu fare. Produce Bardolino, il rosso del Garda con le stesse uve dellAmarone (Corvina e Rondinella), che linviato col monocolo Paolo Monelli (scrisse Le scarpe al sole e Il ghiottone errante) defin grazioso, lieve, salatino, di lucido colore, e Luigi Veronelli simpatico, gioioso, brillante. un vino che sta vivendo una seconda giovinezza - dice Poggi, alla guida della cantina Le Fraghe - quando andavano di moda i rossi muscolosi e potenti, non mi sono mossa. Ora, negli anni dei vini pi eleganti e leggeri, il Bardolino tornato.
questo il senso dei Vignaioli indipendenti, la lontananza dalle mode?
Il vignaiolo indipendente parte dalla vigna. Ognuno dei nostri 1.100 soci offre al consumatore la garanzia di acquistare da un vignaiolo che si occupa anche della campagna. Non da uno che compra vino sfuso e lo imbottiglia. Le nostre sono realt familiari, artigianali, trasparenti.
La Fivi un sindacato?
Nel senso francese, non quello che fa le tessere per guadagnare. Non vendiamo servizi, nessun baratto. Ci occupiamo delle istanze di chi fa il vino, siamo piccoli ma ci facciamo sentire.
Qual il vostro evento pi importante?
Quello di domani e domenica a Piacenza, il mercato dei Vignaioli indipendenti.
Mercato?
La parola lho scelta io, tra le perplessit di molti. Significa che il vino si pu assaggiare e anche acquistare. Un modo per saltare le mediazioni tra produttore e appassionato. la formula di 10 eventi in Francia, noi siamo i soli in Italia.
Quanti produttori ci saranno a Piacenza?
509, quasi la met degli iscritti, un record che ci piazza al secondo posto, dopo il Vinitaly, negli eventi italiani del settore. I produttori sono disposti per sorteggio, stessi tavoli, stesso spazio, nessun orpello in un grande capannone industriale. Allingresso carrelli da supermercato per chi vuole fare la spesa. Lanno scorso ci sono stati 9.000 ingressi e una vendita media a persona di 9 bottiglie.
Qual la vostra ultima battaglia?
Contro lEuropa che vuole impone di riportare il numero delle calorie su ogni bottiglia. Il vino vivo, cambia, ci sarebbe bisogno di ripetere periodicamente le analisi e cambiare etichette. Spese impossibili per le piccole aziende. Si rischia di ripetere la storia del formaggio.
Cosa accaduto con il formaggio?
Con le nuove norme i piccoli hanno chiuso, cos adesso abbiamo pi formaggio industriale e meno artigianale.
LEuropa come potrebbe aiutare i vignaioli?
Aprendo il mercato unico. Non possiamo, ad esempio, vendere vino direttamente in Germania, dobbiamo creare un deposito fiscale, con costi aggiuntivi.
E i vignaioli come possono aiutare loro stessi?
Restando fedeli alla loro storia. Tante denominazioni vogliono reinventarsi. Va di moda il Prosecco? E molti lo copiano in ogni parte dItalia. Un errore. Il vino non una commodity. Bisogna restare ancorati al proprio territorio. La coerenza paga. Un esempio? Il mio Bardolino. Non saremo mai competitivi nel mondo con i vitigni internazionali. Dobbiamo puntare sui nostri autoctoni.
Autore: Luciano Ferraro


23 Novembre 2017, ore 17:10

Tabloid Panorama
Franciacorta, futuro frizzante ... Celebrati i 50 anni di doc, il consorzio ha condotto uno studio al 2027: e le prospettive sono ottime... Calici alzati per il Franciacorta. Questanno ricorre il cinquantesimo anniversario della Denominazione dorigine controllata (Doc). Si tratta di un riconoscimento cruciale per lo sviluppo delle celebri bollicine e ha rappresentato il punto dinizio di una storia che ancora oggi i produttori stanno scrivendo. Molti i successi conseguiti negli anni dalle aziende e dal territorio. E i numeri sono in salita: il 2016 si chiuso con un balzo delle vendite di bollicine Franciacorta del 7 per cento a quasi 18 milioni di bottiglie. Lexport ancora limitato al 10 per cento ma i mercati stranieri, in particolare quelli asiatici, stanno via via scoprendo il piacere delle produzioni di pregio. Per crescere ancora, Franciacorta punta di pi su eccellenza e territorio. quanto emerso da una speciale ricerca realizzata in occasione del cinquantesimo anniversario della Doc. Lo studio, condotto con il sociologo Domenico De Masi, traccia un orizzonte da qui al 2027 ed il primo del genere per un Consorzio. Abbiamo investito nella terra e nelle cantine con lobiettivo di offrire alla nostra clientela la certezza di gustare un prodotto di grande qualit, che d gioia e piacere afferma Vittorio Moretti, presidente del Consorzio Franciacorta. Ora, con questa ricerca, vogliamo guardare in prospettiva e disegnare il nostro futuro nei prossimi dieci anni. Dubbi non ce ne sono: dalla ricerca emerso che da qui al 2027 saranno molti i nuovi obiettivi raggiungibili. Innanzitutto, la Franciacorta del 2027 rappresenter un fiore allocchiello per la regione Lombardia e per lItalia. Questo anche grazie al favorevole connubio sinergico di campagna e lago, agricoltura e vitivinicoltura, gastronomia e turismo, arte e natura. Ne consegue che vino, paesaggio, ristorazione, accoglienza, ospitalit e cultura rappresenteranno le grandi ricchezze di questarea, sempre pi di eccellenza. In pratica, da qui al 2027 la Franciacorta si caratterizzer come regione di turismo enogastronomico, del relax e dello charme, per un pubblico adulto e benestante: sar un turismo di nicchia, centrato sulle attivit ricreative e sul benessere, attento alla qualit dellofferta, di elevata qualit. Secondo la ricerca, per gli operatori del territorio la vera sfida consister nellessere coesi nelle decisioni e disposti a rinunciare a guadagni immediati in unottica di lungo periodo, privilegiando una sensibilit tesa alla conservazione del territorio, al ripensamento urbanistico e alla sostenibilit delle iniziative. Come sar il Franciacorta? Le risposte parlano chiaro, da qui a dieci anni il vino Franciacorta si distinguer dal generico panorama degli spumanti nazionali. Se a livello internazionale il molo di leader assoluto del metodo classico rimarr allo Champagne, il Franciacorta diventer leader a livello italiano e il marchio riuscir a estendere la sua influenza positiva anche ad altri prodotti locali food. Non solo. Aumenter anche la superficie vitata delle aziende che aderiscono al Consorzio e, con essa, crescer anche il numero di bottiglie vendute. Inoltre, nel 2027 la coltivazione biologica occuper il 90-100 per cento della superficie vitata franciacortina. La tendenza si rispecchia nel consumatore tipo che tra 10 anni cercher prodotti perfetti, belli, sani e sostenibili che garantiscano qualit e tipicit. Sar sempre pi competente in campo enogastronomico e preferir la qualit al prezzo. Non cercher lassoluta esclusivit. Sar disposto a pagare qualcosa in pi, pur di godersi un prodotto vinicolo che non lo deluder mai.


22 Novembre 2017, ore 17:09

Quotidiano Nazionale
Il Brunello di Montalcino vola nella classifica di gradimento americana Riconoscimento. Unico vino italiano tra i primi dieci di Wine Spectator: un 2012 di Casanova di Neri... C un vino solo al comando, un Brunello di Montalcino, a tenere alta la bandiera del ricco e variegato panorama enoico del Belpaese nelle prime dieci posizioni della Top 100 del magazine Usa Wine Spectator, ritenuta da molti la pi importante, sotto il profilo del valore aggiunto, del mondo del vino: il Brunello di Montalcino 2012 di Casanova di Neri, alla posizione 4 (alla 1 il Merlot Napa Valley Three Palms Vineyard 2014 Duckhorn), un Brunello ben strutturato, lineare e vibrante, capace di offrire una lunghezza eccezionale ed un finale sinuoso, da godere appieno tra il 2020 ed il 2035. Ha aromi e sapori di lampone, ciliegia, fiori, ma anche mineralit e tabacco, come ha scritto nelle sue note di degustazione la firma di Wine Spectator Bruce Sanderson. Unaffermazione che bissa, in qualche modo, il primo posto, raggiunto nel 2006, con il Brunello di Montalcino Tenuta Nuova 2001 di Casanova di Neri. Capace, negli anni, di coniugare costanza qualitativa e dimensioni produttive, Casanova di Neri conta su 35 ettari vitati a Brunello, in alcune delle zone pi prestigiose e vocate del territorio, come Cerretalto e Tenuta Nuova, a cui ora se ne aggiungono, stando alle indiscrezioni WineNews, altri 7 ettari, nella zona di Sesta, acquistati per 5 milioni di euro.


22 Novembre 2017, ore 17:09

Italia Oggi
Non solo brindisi delle feste, ecco lAsti Secco Il Consorzio per la tutela dellAsti lancia un nuovo prodotto avviando un progetto strategico per il riposizionamento di tutta la denominazione, in Italia e allestero. Natopel 1932 per tutelare, valorizzare e promuovere spumante e moscato astigiani, ora d il via allAsti Secco Docg: lo sparkling wine sabaudo allarga il proprio raggio dazione e va oltre il tradizionale brindisi per le feste con una nuova tipologia ideata per la socializzazione, grazie al suo ridotto contenuto di zuccheri rispetto alla versione dolce. Ottenuto esclusivamente dalluva moscato bianco coltivata nei 52 comuni delle province di Asti, Alessandria e Cuneo, dove i paesaggi vitivinicoli sono patrimonio dellUmanit riconosciuti dallUnesco, il secco frutto della grande tradizione piemontese nellarte della vinificazione e nella spumantizzazione e conserva quindi la forte identit che contraddistingue lo spumante astigiano. E a Roma il presidente del Consorzio dellAsti Docg Romano Dogliotti e il direttore Giorgio Bosticco hanno sottolineato la nuova strategia di riposizionamento: Ricerche di mercato confermano che lAsti Secco ha le carte in regola per entrare in un mercato grande e complesso, confrontandosi con denominazioni agguerrite e di successo, con lobiettivo di sedurre nuovi consumatori, soprattutto tra i millennials. Sedici i marchi gi presenti sul mercato (Araldica Castelvero, Azione, Azienda Agricola Matteo Sofia, Bosca, Bosio, Cantina Tre Secoli, Cascina Fonda, Cuvage, Duchessa Lia, Fontanafredda, SantOrsola, Tosti, Manfredi Aldo & C., Santero, Sarotto, Toso): la produzione ad oggi di circa 700 mila bottiglie, numeri contenuti per una graduale e continua crescita allinsegna della qualit. Da oggi al primo semestre del 2018, afferma Bosticco, avremo attivit di animazione nei bar, nei ristoranti e negli alberghi pi importanti del territorio di produzione, affiancata da una nuova comunicazione nazionale online e offline. Tra, i progetti in cantiere si segnala infatti un patto di alleanza in dolcezza tra Asti e Alba: dal moscato al cioccolato, dalle nocciole al miele, offriranno a marzo 2018 un programma comune di eventi che coinvolgeranno le aziende e i prodotti agricoli tipici pi significativi del territorio. Nel prossimo mese, intanto, Collisioni, il festival agrirock che da alcuni anni anima le estati sulle colline delle Langhe, in collaborazione con il Consorzio dellAsti Docg regala eventi agli appassionati di musica: si inizia domenica 17 dicembre con il concerto del cantautore Roberto Vecchioni, in programma allinterno delle notti della nativit.
Autore: Gianfranco Ferroni


22 Novembre 2017, ore 17:08

Quotidiano Nazionale
Si brinda a Fico Fedele alla logica di Fico Eataly World, anche i vini hanno il loro spazio allinterno del parco agroalimentare appena nato a Bologna. E anche loro partono dalla terra, passando per la spremitura e limbottigliamento, prima di giungere nel calice. Una filiera completa, come le altre rappresentate nei 100mila metri quadrati dellex mercato ortofrutticolo del capoluogo emiliano (tutto il mondo del cibo dalla materia prima alla fabbrica, fino al piatto), con in pi laggiunta di una radice storica. Si pane dalla vigna, difatti, prima di parlare della selezione dei 400 produttori per 1.950 referenze che Andrea Farinetti di Fontanafredda ha scelto di portare in questa oasi della biodiversit italiana. Sono sessanta i vitigni autoctoni piantati nei campi di Fico. Filari eterogenei, che spaziano dal nebbiolo piemontese al greco nero siciliano, dallimmancabile Sangiovese alla nicchia del gaglioppo calabrese. Una vigna concentrica, le cui filiere si dipanano tutte da sei vitigni uguali: quella pianta goeorgiana dalla quale si pensa abbiano avuto origine tutte le variet. Sono piante reali, bench ancora improduttive. Andranno a produzione, se tutto va bene, entro tre anni, ci spera Farinetti (terza generazione di imprenditori visionari, dopo il nonno fondatore di Unieuro e il padre ideatore di Eataly). A quel punto le loro uve, per nulla dimostrative, finiranno nel mosto da cui gi da oggi la romagnola Cevico (che con Fontanafredda gestisce larea del vino, nel parco) realizza le bottiglie di Rosso Fico e Bianco Fico. Due vini biologici, frutto di un mix di vitigni, a voler rappresentare - una scommessa -, la variet dei sapori italiani, la cui principale caratteristica essere realizzato a vista, di fianco allenoteca, sotto gli occhi dei visitatori. La selezione di bottiglie, dunque. disposta in scaffali dominati da gigantesche bolle di legno, nelle quali entrare per ritrovarsi circondati dal meglio della produzione vinicola italiana: una per i rossi, una per bianchi, una per le bollicine e lultima, bottaia 52, dove territorio per territorio sono presentati i 52 vini scelti come testa di serie. Cantine di punta, dai fratelli Mossio, Piemonte, ai calabresi di Basilisco. Dal chiami dei marchesi Antinori al Taurasi Docg della cantina Feudi di San Gregorio. E poi ancora il lambrusco Terre verdiane, Le vigne di Zam di Rosazzo, Udine, i trentini di Ferrari, il Falesco umbro di Montecchio. Abbiamo selezionato i vini pi fichi, scherza Andrea Farinetti, ma poi neanche tanto. E racconta come quelle bottiglie, oltre che in scaffale siano la chiave daccesso per vivere unesperienza, conoscere una storia. Il come un appuntamento settimanale, ogni volta con una cantina diversa. Ed ecco spiegato il numero dei vini: 32 sono le settimane di un anno, scandite al venerd con una masterclass in bolla, ogni volta su ogni singola cantina, che si conclude con una cena pi degustazione. Esperienze che, con un calendario meno rigido, ragiona Farinetti, si terranno nelle altre tre bolle. E a cui si sommano i corsi didattici organizzati dal parco sul mondo del vino: Dalla vigna al vino, con un percorso che parte dai filari per svelare i segreti della filiera vinicola, compresi i procedimenti di realizzazione e il processo di imbottigliamento, o Impariamo a degustare, uninfarinatura di regole per neofiti, per imparare a riconoscere sfumature, sapori e odori, di calice in calice.
Autore: Simone Arminio


22 Novembre 2017, ore 17:08

Quotidiano Nazionale
Il vino pi costoso un cabernet californiano La bottiglia pi costosa del mondo non riposa nella cantina di un miliardario cinese o di uno chef innamorato del Chianti. Secondo la rivista Forbes, una bottiglia di Cabernet Sauvignon 2015 di Jesse Katz, un giovane enologo del Colorado, molto amato a Hollywood. La bottiglia di vino - prodotto in California - stata venduta allasta al Carnivale du Vin di New Orleans: stata vinta dallo chef e star televisiva americano, Emeril Lagasse, per 350mila dollari (poi donati in beneficenza).


22 Novembre 2017, ore 17:08

Quotidiano Nazionale
Il boom assicurato Tenute del Cerro si appresta a chiudere il 2017 con un boom di vendite sui mercati esteri (+ 20%), in particolare negli Usa, Germania, Cina. Sono il Nobile e il Brunello a trainare le vendite fuori dai nostri confini. Un successo coronato dal prestigioso riconoscimento dei Tre bicchieri del Gambero rosso per il Nobile di Montepulciano 2014, pur in una annata difficile. Lespansione sui mercati esteri era il focus del nostro Piano strategico triennale - dice con soddisfazione Antonio Donato, direttore generale dellex SaiAgricola oggi controllata dal gruppo Unipol -. Ormai siamo presenti su 18 mercati internazionali e la nostra mission non solo quella di investire in tecnologie e processi produttivi, ma anche sulle leve di marketing con innovazione e distintivit. Un nuovo approccio per sfruttare al meglio lopportunit di comunicare i vini e le eccellenze italiane fuori dal nostro territorio. La vendemmia 2017 ha visto una drastica riduzione dei volumi (-40%) con la conseguenza che faremo meno vino ma di ottima qualit nella media, dice ancora Donato. Le 5 tenute, di cui quattro vitivinicole, arrivano da lontano, dalla famiglia Agnelli attraverso lex impero assicurativo della famiglia Ligresti fino alla attuale propriet del gruppo Unipol. Fattoria del Ceno a Montepulciano, La Poderina a Montalcino) Clpetrone a Gualdo Cattaneo (Pg) e Villetta di Monterufoli in Val di Conia (insieme a Montecorona in Umbria che per fa solo olio) rappresentano quarantanni di storia vitivinicola ed emblema di eccellenza in Italia e nel mondo, attraverso la valorizzazione del territorio e della sua produzione, del vino, primariamente, ma anche di olio, frutti e colture cerealicole. Ogni tenuta ha nel suo dna un glorioso passato, da Montecorona, mille anni di storia con la Badia e lEremo camaldolese, ex propriet negli anni 40 del tenore Beniamino Gigli, fino al Relais Villa Grazianella circondata da 600 ettari della Fattoria del Ceno, gi casa di vacanza della Curia Vescovile di Montepulciano sino a Monterufoli, vecchia stazione mineraria immersa in mille ettari di parco incontaminato. Il potenziale produttivo di 1,8 milioni di bottiglie (di cui 1,2 solo a Montepulciano) su 360 ettari di vigna in due regioni come Toscana e Umbria, strategiche per lItalia del vino. Un patrimonio importante e unico, spiega il presidente Vincenzo Tassinari - manager di lungo corso, una vita ai vertici della grande distribuzione cooperativa - che abbiamo riorganizzato, riposizionato e rivalorizzato e i risultati del 2017 sono un segnale forte del buon lavoro svolto. Produrre uve e vini sempre pi apprezzati dai mercati ci consentono di guardare al futuro in termini di sviluppo. Una possibile crescita del gruppo sarebbe nel mondo dei bianchi in una regione deccellenza come il Friuli. Il futuro? Si chiama sostenibilit. Tassinari ha portato Tenute del Ceno nella rete Wrt (Wine research team): 35 imprese vitivinicole che condividono know how e ricerca nella sperimentazione in vigna e in cantina di tecniche allavanguardia nella sostenibilit ambientale e nella tutale del patrimonio varietale italiano. Per dare sostanza allo stile italiano nel mondo - conclude Tassinari - servono qualit e ambiente e ci stiamo impegnando al massimo in questa direzione. Sul mercato interno il gruppo vitivinicolo lavora sia sul canale Horeca che sulla Gdo con due linee di prodotti diversi. Siamo presenti nelle principali catene della Gdo con tutti i nostri vini tranne i cru e lavoriamo sulla ristorazione nelle aree metropolitane come Milano, Roma, Bologna, Firenze e Venezia, spiega ancora Donato. Intanto prende corpo a Montepulciano il rinnovato hub logistico per tutto il gruppo.
Autore: Lorenzo Frassoldati


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