planeta

Il Meglio dell'Edicola

03 Maggio 2017, ore 15:40

Il Sole 24 Ore
Vino biodinamico, l80% va allestero Il vino biodinamico passa anche dai vitiigni autoctoni. O almeno questa la strada intrapresa da La Raia, azienda di Novi Ligure (Alessandria) con 42 ettari di vigneto nellarea del Gavi Docg, 38 dei quali a Cortese e 4 a Barbera e che dal 2007 certificata Demeter. La Raia nel 2016 ha prodotto circa 150mila bottiglie, esportate per 180%. La nostra famiglia ha rilevato La Raia nel 2002 - spiega Piero Rossi Cairo - e mia sorella Caterina e mio cognato Tom Dean hanno subito introdotto lapproccio biodinamico. Di recente abbiamo estirpato un vigneto e ora stiamo valutando cosa ripiantare. Il nostro orientamento biodinamico, centrato sulla necessit di ridurre gli apporti di prodotti esterni allazienda, ci consiglierebbe di puntare su vitigni del territorio, e ci stiamo anche muovendo nella direzione dellautosufficienza energetica. Ai clienti, in particolare esteri, occorre spesso chiarire le sostanziali differenze tra il biologico e il biodinamico. Ci sui cui insistiamo - aggiunge Piero Rossi Cairo - che mentre lapproccio biologico si focalizza su cosa non utilizzare, lapproccio biodinamico positivo: non solo bisogna limitare gli apporti esterni, ma lintera azienda che deve essere vissuta come un organismo unico in cui tutte le presenze dipendono tra loro. Fondamentale quindi anche il progetto di produzione di lieviti autoctoni avviato di recente e che presto sar esteso anche a Tenuta Cucco (lazienda del Barolo di 11,5 ettari rilevata nel 2015 e che produce 70mila bottiglie lanno). Tutto per valorizzare al massimo il terroir. Questa a mio avviso la strada da percorrere. A La Raia la conduzione biodinamica preservata anche da una sorta di splendido isolamento. I vigneti sono infatti allinterno di 180 ettari di superficie totale (nei quali compresa una scuola Waldorf con 35 bambini condotta da Caterina Rossi Cairo) e oltre a unarea di bosco ci sono 60 ettari a cereali, pi altri 30 a pascolo ed erba medica. La scelta biodinamica sembra essere apprezzata dai mercati. Lo scorso anno siamo cresciuti del 32% - aggiunge Rossi Cairo -. I Paesi pi sensibili alla nostra filosofia sono quelli del Nord Europa, Svezia, Finlandia e Norvegia. In Europa siamo presenti da anni in Svizzera, Germania e Regno Unito. Riscontri positivi li stiamo incontrando anche in Giappone e Australia. Negli Usa questanno abbiamo cambiato limportatore e il nuovo corso ci sta garantendo una migliore diffusione. Tra le novit del 2017 anche una piccola produzione di Gavi senza solfiti realizzata per NaturaS (il network distributivo di prodotti biologici nel quale la famiglia Rossi Cairo ha una partecipazione di minoranza). Si tratta di una sperimentazione - conclude Piero Rossi Cairo - ma il risultato ci pare davvero ottimo. Fin qui lazienda agricola, ma per Giorgio Rossi Cairo, padre di Piero, consulente strategico e fondatore di Value Partners, che per primo si innamorato di queste colline, La Raia un progetto in fieri, il cui elemento chiave lattenzione e lapertura verso il territorio. Dopo la scuola - dice - nel 2013 abbiamo creato, con mia moglie Irene Crocco, una Fondazione dedicata allarte, alla cultura e al paesaggio e seguendo questa impostazione abbiamo puntato sullospitalit: nel 2015 con un piccolo agriturismo, Borgo Merlassino, e oggi con Locanda La Raia, una guesthouse di dodici camere, con ristorante e spa.
Autore: Giorgio dellOrefice


03 Maggio 2017, ore 15:40

Italia Oggi
50 anni col Brunello sugli scudi A Montalcino il valore dei vigneti passato da 1,8 mln di lire a ettaro a 500 mila euro a ettaro... Dal 68 a oggi le bottiglie sono cresciute del 70.000%... Quando fu riconosciuta la Doc, nel 1966, pochi conoscevano il nome del Brunello, oggi uno dei brand pi forti e apprezzati nel modo del vino e del made in Italy. Patrizio Cencioni, presidente del Consorzio del Brunello ai Montalcino, parla dei cinquantanni compiuti nei giorni corsi dal vino ilcinese. La qualit media dei vini cresciuta moltissimo, specie negli ultimi 20 anni. E guarda al futuro. La qualit che abbiamo raggiunto non un traguardo, la ricerca della qualit deve puntare sempre pi in alto. Si pu puntare sulla tecnologia, ma quello che conta lavorare in vigna, il Brunello nasce l. In questi 50 anni i numeri del Brunello di Montalcino sono cresciuti a dismisura. Nel 1968 le bottiglie prodotte erano soltanto 13 mila, sono state circa 1 milione e 450 mila nel 1986, mentre lo scorso sono arrivate a quota 9.100.000, +70.000%. Trend in forte crescita anche per il valore dei vigneti. Un ettaro di Brunello nel 1967, quando ce nerano solo 115 (64 specializzati e 51 promiscui), valeva 1,8 milioni di lire, oggi gli ettari sono 2.100 e in media valgono 500 mila euro. Brunello che cresciuto anche a livello di interesse imprenditoriale. In questi giorni c stato il closing sulloperazione da 250 milioni di euro, che ha segnato lingresso in quota maggioritaria del gruppo del lusso francese Epi nella Tenuta Il Greppo di Biondi Santi. Nel 2015 La Cerbaiona era stata ceduta per la cifra record di 6 milioni di euro a Gary Rieschel, un investitore americano con societ cinese, mentre nel 2011 lindustriale svizzero Ernesto Bertarelli, aveva comprato la tenuta Poggio di Sotto. Nel 2013 la contessa Noemi Amarone Cinzano aveva ceduto ai brasiliani di Andr Santos Esteves lazienda Argiano mentre pionieri erano stati, negli anni 80, i fratelli italoamericani John e Harry Mariani con Castello Banfi Come Consorzio dobbiamo continuare con la strada che abbiamo intrapreso e che prevede di fare cultura su quei mercati dove poco si sa del vino italiano, come in Cina, e consolidare i legami la dove la conoscenza dei nostri prodotti consolidata, come negli Usa. Per far conoscere le nostre tradizioni, allo stesso tempo dobbiamo fare incoming portare i consumatori non esperti sul territorio dove il vino nasce.
Autore: Andrea Settefonti


03 Maggio 2017, ore 15:40

Italia Oggi
Il gelo manda la Francia vinicola nel panico In Languedoc perso l80% della superficie vitata. Nel bordolese decine e decine di aziende non esistono pi... Per trovare un disastro di queste dimensioni bisogna andare indietro di un quarto di secolo, risalire al 1991 quando unondata di gelo, alla fine di aprile, distrusse quasi tutti i vigneti, dalla Borgogna al Bordeaux, dalla Champagne alla Languedoc. Fu un vero disastro perch, allepoca. le aziende erano meno attrezzate tecnologicamente, nelle cantine non cerano le scorte necessarie per assorbire i contraccolpi del mercato e non cerano neanche gli ombrelli finanziari del Ministero dellagricoltura - una copertura degli interessi sui debiti fino al 65% come oggi - e la Pac europea non aveva ancora attivato tutti i suoi meccanismi di protezione. Ci non toglie che la maxi - gelata dei giorni scorsi, con cadute improvvise delle temperature da + 6 fino a punte di -7 (il record registrato dalla stazione meteorologica di Chambrecy, un paesino a pochi km da Epernay, la capitale industriale dello Champagne) abbia gettato il panico tra i viticoltori e allarmato tutta lopinione pubblica francese, come dimostra una drammatica copertina (vedere foto qui accanto) che il primo quotidiano nazionale, Le Figaro, ha dedicato alla guerra che le vignoble franeais, la viticoltura prima voce del pil agricolo (insieme con la zootecnia), sta combattendo contro il gelo e le sue terribili conseguenze. Si sono mobilitati gli elicotteri che, volando bassissimi sui vigneti e facendo ruotare al massimo le pale, fanno in qualche modo evaporare i cristalli di ghiaccio prima che si attacchino alle gemme che cominciavano a formarsi e ad aprirsi proprio in queste settimane. E chi non ha potuto, per ragioni economiche, noleggiare gli elicotteri si dato da fare con gli impianti dinnaffiamento artificiale, spruzzando acqua polverizzata sulle vigne per evitare, anche in questo modo, la cristallizzazione. Tutti hanno acceso giganteschi fal tra i filari per alzare le temperature notturne e certe notti lo spettacolo delle colline fiammeggianti della Borgogna e del Cognac o del Bordolese stato davvero fantastico per la gioia dei fotoreporter e dei cineoperatori. E i danni? Difficile, al momento, fare i conti, data lestensione del fenomeno che ha colpito quasi tutta la Francia seppure con intensit diversa. E anche nella stessa zona e perfino nella stessa azienda le gelate sono state davvero tremende nelle aree esposte a nord e un po meno pesanti in quelle pi riparate, esposte a sud. Comunque, in Languedoc 20mila ettari di vigneto, l80% di tutta la superficie vitata, stata distrutta. Nella regione del Cognac, nel dipartimento della Charente, 25mila ettari (su 75 mila) di vigneto non produrranno un grappolo e altri 20 mila sono stati gravemente danneggiati. E il direttore del gruppo Hennessy (che fa parte del colosso Lvmh), Florent Morillon, ha gi assicurato ai produttori il sostegno dellazienda che il primo produttore di Cognac e quindi il primo cliente delle varie cantine della regione. Anche perch, nel Cognac, a differenza della Champagne, non c la buona pratica di accantonare delle rserves climatiques per far fronte a congiunture avverse come una maxigelata. Faremo una contabilit precisa dei danni spiega Morillon e cercheremo di aiutare tutti, ma soprattutto le aziende pi giovani. Va detto, infatti, che la regione ha visto lo sviluppo di nuovi vigneti negli ultimi due anni a causa del boom del cognac sui mercati internazionali (vedere ItaliaOggi del 13dicembre 2016). Nella Champagne, invece, il meccanismo, ben rodato, dei vins serve metter al riparo il bilancio delle aziende, anche se qui la gelata ha colpito solo il 35% dei 34 ettari di vigneto. Da Philipponat, per esempio, delle etichette pi conosciute, i danni sono minimi: Circa il 5% dei nostri vigneti spiega con un sorriso il patron Charles Philipp. Da Bollinger, altra marca molto conosciusciuta (anche in Italia), si fa affidamento sullo stock dei vini di riserva: Riusciremo a coprire il 25% produzione distrutta dal gelo ammette lo chef de cave, responsabile di cantina Gilles Descste. Dove, invece, la gelata ha fatto davvero danni pesanti, fino al 100% dei vigneti, in certe aree, nella regione del Bordeaux. Decine e decine di aziende di Saint - Emilion e Pomerol, mitiche denominazioni del rosso francese pi famoso al mondo, non esistono pi, distrutte dal gelo. Si sono salvate solo quelle vicine alla foce della Gironda, nellarea della denominazione del Paulliac. Qui i tecnici sono al lavoro per favorire in qualche modo una seconda fioritura. Se no, addio a milioni di bottiglie di Bordeaux.
Autore: Giuseppe Corsentino


03 Maggio 2017, ore 15:39

Il Sole 24 Ore
Una nuova sfida per il Prosecco Potrebbe diventare larea viticola sostenibile pi grande dItalia. Il progetto almeno quello. Si tratta del Prosecco, il pi grande fenomeno di successo che si ricordi nel mondo del vino italiano (con superfici a vigneto e produzione pi che raddoppiate nellarco di 7 - 8 anni, ma soprattutto boom dei fatturati sui mercati): la prossima sfida quella di farlo diventare una best practice anche sul piano della sostenibilit. Certo una buona spinta verso la sostenibilit venuta anche dalle recenti trasmissioni televisive che hanno mostrato luso massiccio (anche attraverso il ricorso agli elicotteri) di fitofarmaci in unarea che giunta a sfiorare i 30mila ettari (tra Prosecco Doc e le due Docg del Superiore di Conegliano Valdobbiadene e di Molo e Colli Asolani), ma i produttori sottolineano: il progetto di arrivare a un sostanziale abbattimento almeno dei prodotti chimici pi rischiosi partito molto prima. O almeno questo quanto sostiene il presidente del Consorzio del Prosecco Doc, Stefano Zanette. Il nostro percorso - spiega -, che ci auguriamo porter a mettere al bando lerbicida Glifosate e gli antiparassitari Folpet e Mancozeb dal 2018, cominciato molti mesi fa, molto prima che la tv si occupasse di sostenibilit nellarea del Prosecco. Abbiamo ottenuto nelle scorse settimane il via libera dallassemblea del Consorzio a prevedere l eliminazione di questi prodotti nel Vademecum viticolo 2017 (le linee guida per i produttori di Prosecco Doc, alle quali questultimi per ora possono uniformarsi volontariamente, ma in seguito quanto previsto dal Vademecum dovrebbe diventare obbligatorio, ndr). Una vera e propria rivoluzione secondo Zanette, un passo del quale siamo profondamente convinti - dice - e che rappresenter anche il primo step verso quella certificazione di sistema che diventa ora il nostro prossimo obiettivo. Uniniziativa che tuttavia non stato semplice adottare. Innanzitutto perch non semplice forzare la mano delle imprese - aggiunge Zanette -. Qui ci troviamo di fronte a misure che vanno a incidere sulla libert di ogni imprenditore di scegliere le modalit con le quali condurre la propria azienda. E non nascondo che alcuni malumori li abbiamo gi riscontrati. Tuttavia, riteniamo che questa sia la strada da seguire e che come avvenuto per ladozione della fascetta di Stato sulle bottiglie per avere un maggior controllo sulla tracciabilit, che in un primo momento alcuni criticavano mentre ora nessuno metterebbe pi in discussione, anche la svolta della sostenibilit alla fine convincer tutti. Sulla stessa lunghezza donda anche i produttori del Prosecco Superiore di Conegliano Valdobbiadene Docg. Noi abbiamo iniziato il nostro percorso nel 2011 - spiega il presidente del Consorzio del Prosecco Docg dl Conegliano Valdobbiadene, Innocente Nardi - con lintroduzione di un protocollo viticolo (iniziativa alla quale ha aderito anche il Consorzio della Docg di Asolo e dei Colli Asolani, ndr) che ha proposto ai nostri 3.200 viticoltori insieme alle migliori tecniche agronomiche anche di eliminare dal 2013 quei prodotti chimici che hanno una frase H, ovvero che sono a maggior rischio di cancerogenicit, anche se - beninteso - si tratta di prodotti autorizzati dal ministero per le Politiche agricole. Da quel momento abbiamo sempre cercato di alzare lasticella, giungendo al recepimento del protocollo viticolo nei regolamenti di 14 amministrazioni comunali su 15 del nostro territorio. Questo recepimento molto importante perch in questo modo, alla pari dei regolamenti sulle affissioni o sullurbanistica, uniformarsi a quei principi diventa obbligatorio. Ma anche per il Consorzio della Docg il percorso non ancora chiuso. Ora - conclude Nardi - stiamo lavorando a unintesa con le amministrazioni comunali e la Asl competente per arrivare a costituire un gruppo di vigilanza in modo che si possa verificare loperato dei viticoltori. Si tratta dellultimo passo in chiave sostenibilit per un territorio che, come noto, si candida a diventare con i propri vigneti patrimonio Unesco.
Autore: Giorgio dellOrefice


03 Maggio 2017, ore 15:39

Il Sole 24 Ore
Lhi - tech in campo per il vino biologico Scienza (Universit di Milano): tra le novit, tecnologie satellitari per monitorare dallo spazio i vigneti oltre a viti resistenti alle malattie e alta siccit... Un vigneto sempre pi green. Per il proprio futuro, il vino made in Italy sembra aver imboccato in maniera decisa la strada del rispetto ambientale. Ma dietro quella che sembra una singola scelta, in realt si nascondono pi opzioni Perch una produzione sempre pi rispettosa dellambiente di certo innanzitutto unaffermazione di principio, ma non solo. Perch coniugare in maniera virtuosa produzione e qualit dei luoghi significa anche promuovere, ad esempio, la ricettivit in azienda e il turismo del vino (che per molte cantine ormai diventato un vero e proprio business parallelo a quello produttivo). Tuttavia, scommettere sulla qualit dei territori e preservarla significa anche produrre vini diversi, che possano incontrare i gusti in continua evoluzione del pubblico, soprattutto di quello internazionale. Ed ecco che una produzione green diventa anche una leva di marketing per incrociare nuovi segmenti di domanda. A questultimo capitolo legata la grande e costante crescita che sta vivendo in Europa (e in Italia in particolare) la produzione vitivinicola biologica. I numeri parlano chiaro. Secondo il Wine Monitor di Nomisma, tra il 2004 e il 2015 i vigneti condotti con metodi biologici sono cresciuti del 295% in Europa e del 280% al mondo. Ma nonostante si affaccino ai metodi bio anche i nuovi paesi produttori, la leadership resta saldamente nelle mani dei vignerons europei, che infatti con 293mila ettari coprono 188% delle superfici biologiche al mondo. In questo quadro, un molo di primo piano lo giocano i produttori italiani che, con 83mila ettari (32mila dei quali in Sicilia, 11.500 in Toscana e quasi 11mila in Puglia), detengono anche il record in Europa per incidenza delle superfici biologiche sul totale: 11,9% contro il 7% che rappresenta la media europea e il 5% che invece la media mondiale. Scelte che sono ampiamente dettate dai trend di mercato. Sempre secondo lanalisi effettuata da Wine Monitor Nomisma, nel 2016 nella grande distribuzione organizzata (Odo) italiana, le vendite di vino biologico hanno raggiunto un giro daffari di appena 11,5 milioni, ma con un incremento de151% rispetto al 2015: dato che va raffrontato con il tiepido +1% fatto registrare dalle vendite di vino in genere sugli scaffali della Odo italiana. Questa vera e propria sbornia, nel mondo, da vino biologico testimoniata anche dalla crescita delle manifestazioni dedicate. A cominciare da VinitalyBio, lo spazio dei vini biologici e bio dinamici nellambito del recente Vinitaly di Verona. Per non parlare del consolidamento di manifestazioni come Summa, la cui ventesima edizione si tenuta a inizio aprile e ha visto il produttore e creatore della manifestazione, Alois Lageder, riunire a Casn Hirschprunn e Tr Lwengang in Alto Adige 83 vignaioli e 330 etichette. Ma lattenzione alla qualit dellambiente non solo una leva di differenziazione del prodotto e quindi uno strumento per cercare di rafforzare il valore di unetichetta. Una sensibilit produttiva green declinata in chiave moderna, contrariamente al passato, quando innescava in maniera automatica un innalzamento dei costi produttivi, pu rivelarsi ora una strada per ricercare lefficienza Sostenibilit ambientale ed economica, infatti, devono procedere di pari passo. In sostanza, ridurre il ricorso alla chimica nel vigneto non solo contribuisce a migliorare la salute delle piante e dei terreni e quindi dei prodotti, ma deve anche rappresentare una strada per ridurre i costi produttivi. La chiave della sostenibilit lefficienza - spiega il docente di viticoltura allUniversit di Milano, Attilio Scienza -. Attenzione per alle semplificazioni eccessive, non basta semplicemente ridurre diserbanti e concimi. O meglio, ridurli contribuisce di certo a migliorare lambiente ma pu avete un effetto devastante sui conti dellazienda viticola. Perch si pu anche innalzare il prezzo della singola bottiglia ma se si produce molto meno come volumi complessivi, i vantaggi rischiano di rivelarsi modesti. La sostenibilit quindi passa dallinnovazione e dal contributo che pu venire da novit come le variet di vite resistenti alle malattie (che non sono Ogm ma frutto di incroci in campo viticolo) o ancora dai portainnesti resistenti alla siccit. E poi c il capitolo dellevoluzione dei sistemi di previsioni meteo. stato da poco lanciato dal vettore italiano Vega il satellite Sentinel 2B, che pu lavorare su una scala molto stretta fino a io metri quadrati. E questo pu consentire di dare informazioni chiave per il vigneto, come il grado di maturazione delle uve, lumidit dei terreni, temperature delle foglie o del suolo. Tutte informazioni che possono guidare i trattamenti, minimizzandoli, e guidare i tempi di raccolta,migliorando ancorala qualit delle uve.
Autore: Giorgio dellOrefice


01 Maggio 2017, ore 11:35

Corriere della Sera
Matteo Lunelli Le scelte alle Cantine Ferrari. Tutto il settore si sta evolvendo, grazie allarrivo di professionisti con esperienza nelle ditte private e nelle coop grandi e piccole, dice lamministratore delegato del gruppo, che non dimentica il suo passato di banchiere in Goldman Sachs... Per lItalia da bere il momento dei manager. Matteo Lunelli, trentino, il presidente e lamministratore delegato di Cantine Ferrari, il marchio che ha trasformato la dolce vita in bollitine. Come tutti i vignaioli ha un legame quasi passionale con la sua terra, ai piedi delle Dolomiti, e con la sua cantina. A differenza dei colleghi, ha trascorso anni lavorando, a Zurigo, New York e Londra, nella banca daffari americana Goldman Sachs. Unesperienza che gli fa mantenere lottimismo mentre osserva le incursioni straniere nelle aziende del vino italiano (dai francesi alla conquista del Brunello di Biondi Santi, agli americani nelle Langhe del barolista Vietti). Lunelli convinto che lora di un rilancio locale per mitigare gli effetti della globalizzazione dei produttori. Il percorso: dallartigianato familiare ai manager in cantina, a fianco delle famiglie. Ha cominciato assumendo Beniamino Garofalo, milanese, il nuovo direttore che viene da Lvmh.
Perch in Italia non esistono grandi investitori come Bernard Arnault, il collezionista del lusso di Lvmh che oltre a Dior e Vuitton possiede Dom Prignon, Mot & Chandon ed Hennessy? Perch il bicchiere italiano sembra sempre mezzo vuoto?
Un approccio puramente finanziario non adatto al mondo del vino. Il nostro un settore in cui i tassi di crescita e rendimento non sono cos elevati. Esistono nel mondo giganti come Constellation Brands, che dagli Stati Uniti vende vino per 2,4 miliardi di dollari. Ma sono convinto che non sappia realizzare vini in grado di emozionare.
Significa che leccellenza italiana tale perch resta nelle mani dei piccoli?
C una tendenza interessante: quella delle famiglie come la nostra che stanno aggregando altre aziende. Noi labbiamo fatto con Bisol, un pezzo di storia del Prosecco superiore. Altri stanno costruendo progetti di crescita. Ad esempio Santa Margherita della famiglia Marzotto, sbarcata negli Stati Uniti per curare vendita e distribuzione. O gli Antinori che poche settimane fa hanno acquistato una nuova azienda bio nel Chianti. O i Frescobaldi, diventati di recente neo proprietari di una nuova maxi tenuta a Montalcino.
Dove porta questa crescita? A tutelare il genius loci delle terre del vino. Le famiglie garantiscono qualit ed eccellenza. Hanno una visione di lungo periodo.
Qual lorizzonte di un investimento nel vino?
Almeno una generazione. Un esempio lultimo vigneto che abbiamo piantato, Alto Margon, sopra la nostra villa, uno dei pi estremi, 700 metri daltitudine. Ci sono voluti 5 anni per lautorizzazione, ne servono altri 7 perch le viti diano frutti di qualit e lo perch le uve possano essere utilizzate per una grande riserva. Nelle famiglie si accetta il rischio di un nuovo vigneto perch lo si affider ai figli e ai nipoti.
Come si fa a trasformare tutto ci in un vantaggio se i concorrenti sono grandi investitori come Arnauld?
In Italia non ci sar un Armani nel vino. Non funzionerebbe. La vera sfida per le famiglie affrontare i mercati internazionali con una logica manageriale. Rafforzandosi per comunicare e promuovere il vino.
quello che fanno i grandi dello champagne.
Larrivo dei signori della moda nelle maison di champagne ha cambiato tutto, una rivoluzione. Hanno portato dirigenti con spiccate capacit di comunicazione e marketing.
questa la via che immagina?
Dobbiamo attrarre manager di talento nelle cantine delle famiglie e delle coop. Noi labbiamo fatto. E altri lo stanno facendo, come Cvit guidata da Enrico Zanoni, che arriva da Nestl. O Settesesoli con Vito Varvaro da Procter & Gamble. O il gruppo Mezzocorona con Fabio Maccari da Unilever. Manager in grado di far competere il nostro vino a livello internazionale.
Quali sono i punti di forza?
Il vino italiano ha questi elementi distintivi: la qualit, la diversit dei vitigni, la vocazione dei tanti territori e la passione dei viticoltori. Che non va persa, anche con aziende guidate dai manager. Poi c un altro fattore: lo stile di vita italiano. Ciascuno dei nostri vini trasmette lemozione dellItalia, evoca vacanze, qualit del quotidiano. La nostra arte di vivere.
Ma dove si trovano i soldi per investire e crescere?
I capitali si trovano senza difficolt. Quando Terra Moretti ha deciso di acquistare Sella&Mosca in Sardegna dal gruppo Campali si subito affiancato un fondo cinese, entrato con una quota di minoranza.
Perch sempre pi stranieri acquistano cantine italiane?
Il settore va bene, normale che attragga investitori esteri. Pu non essere negativo.
Gli italiani acquistano meno?
Le acquisizioni nel mondo del vino sono complesse. C un legame di cuore tra proprietari e aziende, le cantine in vendita (almeno quelle che funzionano) sono rare. E poi, nella fascia alta, come Biondi Santi, il prezzo di vendita in rapporto al fatturato straordinariamente alto.
Mancano le occasioni, quindi.
Se ci sono famiglie oppure cooperative con idee importanti non hanno problemi ad attrarre finanziatori e fondi. Un esempio positivo stato 21 Investimenti con loperazione Farnese Vini: azienda acquistata, rilanciata fino a quasi raddoppiare il fatturato e rivenduta dopo 3 anni a Nb Renaissance Partners.
Unoperazione finanziaria.
Nei prossimi anni vedremo una sempre maggiore attivit di imprenditori esteri, e di fondi internazionali nel vino italiano.
E il nostro capitalismo famigliare del vino che ruolo avr?
Noi vogliamo crescere anche per linee esterne. Il percorso dei manager che stiamo iniziando vitale per il futuro.
Con quale obiettivo?
Mantenere e incrementare leccellenza. E la sostenibilit. LItalia il primo Paese al mondo per vigneti biologici: il 49 per cento del totale certificato bio.
Come si pu far conoscere il vino italiano ?
Promuovendo lo stile di vita italiano in sinergia con altri settori. Cibo, moda, design. Con Altagamma ci occupiamo di questo. Il Salone del mobile un esempio virtuoso, il design ha contaminato una citt, facendo respirare cultura italiana a 360 gradi. Ferrari ha collaborato con Kartell, Frau e Zegna. Ora ci dirigiamo in Versilia, portiamo le nostre bottiglie ad un evento con protagonisti i grandi yacht. Bollicine e belle barche, il pubblico che ama le emozioni lo stesso.
Quanto fattura il gruppo Lunelli?
Nel 2016, 94 milioni di euro complessivi, 63 con Cantine Ferrari, poi ci sono Bisol e Tenute Lunelli con i vini di Toscana, Umbria e Trentino. E lacqua Surgiva, dal Parco naturale delle Dolomiti del Brenta. E infine la grappa Segnana, il marchio pi antico, dal 1860.
Siete cresciuti?
Una crescita del 10% rispetto al 2015. Nel 2017 stiamo registrando un ulteriore aumento. Anche grazie allarrivo del direttore Beniamino Garofalo, il gruppo pi articolato e internazionale, con pi persone di talento. Non vogliamo perdere per il legame con il territorio. Un principio che abbiamo seguito anche in Umbria, con la cantina disegnata da Arnaldo Pomodoro. Vogliamo vendere in tutto il mondo ma con radici piantate nella terra. Una sfida complessa, perch con il fatturato che abbiamo non possiamo permetterci la struttura delle multinazionali. Ma possiamo puntare su un futuro assieme ai manager.
Autore: Luciano Ferraro


30 Aprile 2017, ore 11:35

LEspresso
Bottiglia Unoperazione che coniuga la storia della bollicina che fu, ripercorrendo gusti che profumano dantico declinati nel mondo contemporaneo. Nella nuovissima etichetta che vira al fucsia. Bellavista si appalesa con Nectar (40 euro): un demi - sec di memoria ancestrale a base di solo Chardonnay fermentato per un terzo in botti di rovere. Lo si coglie al meglio in coppa, dove risalta un bouquet in cui fiori e frutti bianchi sintrecciano con le note mielate caratteristiche del vitigno. Bocca ammiccante, chiusura perfettamente asciutta.
Autore: Paolini & Grignaffini


30 Aprile 2017, ore 11:34

Quotidiano Nazionale/La Nazione
San Gimignano Vernaccia: i danni sono contenuti La freddata di questi ultimi giorni dove la colonnina del termometro, durante la notte si fermata di poco sopra lo zero non ha risparmiato neppure i vigneti di San Gimignano, con particolare attenzione alla Vernaccia. Ne ha fatto il punto della situazione vitivinicola lassemblea dei soci del Consorzio della Vernaccia che si riunita proprio laltra sera per una prima riflessione sulla valutazione dei danni. Con leggero sospiro di sollievo da parte di tecnici del settore e degli stessi soci del Consorzio dalla prima ispezione in vigna. Sono stati danni disomogenei, a macchia di leopardo, che hanno interessato soprattutto i vigneti di fondovalle e i nuovi reimpianti. Il primo riscontro in vigna dalla stessa presidente del Consorzio Letizia Cesani di popolare famiglia di produttori di Vernaccia e Chiami Colli Senesi nel territorio di Pancole. I danni pi rilevanti aggiunge , si riscontrano sul sangiovese mentre la vernaccia, che ha un periodo di germogliamento pi tardivo, risulta essere meno compromessa. Nel complesso quindi, precisa la presidente, la collina di San Gimignano si salvata, in particolare i vigneti di Vernaccia di San Gimignano non di fondovalle sembrano aver resistito bene alla gelata. Ricorda inoltre: non siamo ovviamente in grado di fare una stima quantitativa del danno. Sar accertabile solo tra qualche settimana dal momento che una caratteristica fondamentale delle gemme della vite quella di avere ai lati di ciascuna gemma due gemme di controcchio che si sviluppano solo nel caso che la gemma principale subisca dei danni e quindi potrebbero, in questo caso, tamponare i danni subiti anche dalle vigne di fondovalle.
Autore: Romano Francardelli


30 Aprile 2017, ore 11:34

Il Sole 24 Ore
Il Brunello alla conquista dei Millennials I 50 anni del Consorzio. Il vino rosso toscano ha grandi potenzialit fra i giovani consumatori americani... Montalcino (Siena) - Il Brunello di Montalcino celebra i 50 anni di vita del suo Consorzio puntando a un obiettivo strategico, allaltezza del prestigio che il vino rosso toscano si guadagnato in mezzo secolo di crescita ininterrotta: la conquista dei Millennials, cio dei consumatori nati tra linizio degli anni Ottanta e linizio del Duemila. Se per lindustria della moda i Millennials sono da tempo il pubblico di riferimento, in grado di trascinare vendite e recensioni, il mondo del vino sta facendo i conti adesso con questo consumatore che sinforma sul web, compra online, meno fedele al marchio e considera il vino come elemento di lifestyle. Un consumatore che negli Usa, primo mercato estero di sbocco del Brunello, rappresenta gi oggi la fetta pi importante, con un peso del 40% contro il 10 - 11% dellItalia, grazie alla capacit di spesa elevata. Per questo il Brunello sar obbligato a guardare con particolare attenzione ai Millennials nei prossimi anni, come emerge dallo studio che Denis Pantini, responsabile di Wine Monitor, losservatorio di Nomisma sul mercato del vino, presentato ieri a Montalcino al convegno organizzato dal Consorzio per celebrare i 50 anni. Oggi il Brunello uno dei vini rossi italiani che ha la penetrazione pi alta tra i Millennials americani - spiega Pantani - ma questa penetrazione intorno al 20%, e questo significa che le potenzialit sono ancora molte: Secondo i dati Wine Monitor, i Millennials che hanno consumato Brunello in almeno una occasione sono il18% negli Usa (stessa percentuale per lAmarone, mentre salgono al 25% per il Barolo e al 24% per il Chianti), e il 26% in Canada (Amarone al 22%, Barolo e Chianti al 28%). In Italia, invece, i Millennials contano meno, cos come conta meno il vino rosso rispetto allo sparkling. Per il Brunello, dunque, i mercati di riferimento del futuro continueranno a essere Usa, Nord Europa (in particolare Scandinavia) e Cina, mercati in cui il consumo di rosso prevalente. Il Brunello nel 2016 ha prodotto 9,1 milioni di bottiglie (erano 13mila nel 1967), divise tra 254 produttori (50 anni fa erano 37) che coltivano 2.100 ettari (erano 125). Lexport (70%) ha contribuito a fare di Montalcino una destinazione turistica, che ha nel vino e nel paesaggio il motore economico. La nascita del Consorzio - dice il presidente Patrizio Cencioni - ha dato il via a una crescita culturale che ha fatto del Brunello e di Montalcino uno dei brand pi forti e apprezzati nel mondo del vino e del made in Italy. Un brand che, come accade in altri settori, chiamato a crescere e a cercare nuovi consumatori.
Autore: Silvia Pieraccini


29 Aprile 2017, ore 11:33

Il Sole 24 Ore
Riparte il confronto sulla promozione del vino allestero Filiera. Prime aperture del Mipaaf... Apertura a una revisione dei criteri di spesa dei fondi promozione e individuazione di un interlocutore ministeriale per la messa a punto dei decreti attuativi del Testo Unico del vino. Sono questi i due principali risultati emersi al Tavolo di filiera vino che si tenuto nei giorni scorsi al ministero delle Politiche agricole. Tavolo al quale ha preso parte anche il ministro Maurizio Martina. E questa la prima novit rilevante - spiega il responsabile vino della Confederazione italiana agricoltori, Domenico Mastrogiovanni - visto che sui nodi relativi alla gestione dei fondi promozione, dopo londata di ricorsi al Tar registrati a partire dalla scorsa estate, avevamo chiesto un incontro lo scorso 16 gennaio che finora ci era stato sempre negato. Infatti, sul capitolo promozione il ministro Martina aveva finora evitato ogni confronto con i produttori tanto che al recente Vinitaly di Verona aveva disertato anche il convegno organizzato dalla filiera vitivinicola (agricoltori, industria, commercianti ed enologi) ospitato nello spazio del Mipaaf. Durante questi mesi di silenzio, e in attesa del pronunciamento del Tar Lazio in calendario per il 5 maggio, sui 13 ricorsi presentati contro il bando nazionale (che ha assegnato solo 13 milioni sui 26 della dotazione gestita dal Mipaaf per lannualit 2016 - 17) si era ventilata lipotesi che il ministero per assegnare le risorse rimaste in sospeso intendesse adottare il criterio automatico delle attribuzioni pro rata. Un criterio - spiega il responsabile vitivinicolo della Coldiretti, Domenico Bosco - che dovrebbe per prevedere un tetto ai finanziamenti per singolo progetto oppure per singolo beneficiario altrimenti si rischiano sperequazioni a favore delle grandi imprese. Accogliamo invece con favore - spiega il direttore della Federvini, Ottavio Cagiano de Azevedo - la disponibilit mostrata dal ministero a valutare ipotesi alternative al criterio del pro rata. Daltro canto affidarsi a meccanismi solo automatici, potrebbe evitare contestazioni, ma equivarrebbe a rinunciare a una strategia sugli investimenti. Un vero peccato considerato che il budget per la promozione del vino allestero vale 102 milioni di euro lanno. Laltra novit importante emersa al tavolo lindividuazione del capo di gabinetto del ministro Martina e della sua segreteria tecnica come gli interlocutori della filiera in vista dei decreti applicativi del Testo Unico della vite e del vino. Si attendono ora le proposte della filiera in particolare su capitoli come la riforma dei consorzi di tutela o i sistemi di etichettatura alternativi alle fascette di Stato per garantire la tracciabilit dei vini. Infine, dopo tanti annunci, ieri stato finalmente varato il decreto ministeriale che posticipa dal 30 aprile al 30 giugno il periodo di moratoria delle sanzioni su eventuali irregolarit nella tenuta dei nuovi registri telematici di cantina.
Autore: Giorgio dellOrefice


29 Aprile 2017, ore 11:32

Quotidiano Nazionale/La Nazione
Il Brunello festeggia mezzo secolo Siamo il simbolo del made in Italy Due giorni di celebrazioni tra convegni e iniziative di solidariet... Si aperta ufficialmente ieri la due giorni organizzata per celebrare i 50 anni del Consorzio del Vino Brunello di Montalcino. Era il 28 marzo del 1966, quando, con un Decreto del Presidente della Repubblica Giuseppe Saragat, al Brunello veniva riconosciuta la Doc, tra le prime in Italia. 25 lungimiranti produttori riconobbero le grandi potenzialit del Brunello e crearono un ente che tutelasse la produzione enologica del territorio, fondando il Consorzio del Vino Brunello di Montalcino. Dobbiamo ringraziare i 25 coraggiosi produttori che credettero fortemente in un sogno chiamato Brunello e che insieme alle grandi famiglie del territorio diedero vita a questa realt che ho lonore di guidare e che una delle pi importanti nel panorama italiano e internazionale - commenta il presidente del Consorzio, Patrizio Cencioni -. Da allora abbiamo raggiunto molti traguardi importanti, frutto di una scelta strategica perseguita con coerenza nel tempo: puntare sulla ricerca delleccellenza attraverso lequilibrio fra produzione e territorio. In questi 50 anni, forte di un successo straordinario, i numeri attorno al Brunello di Montalcino sono cresciuti in modo esponenziale. Basti pensare che nel 1968 le bottiglie prodotte erano soltanto 13.000, circa 1 milione e 450 mila nel 1986, mentre lanno scorso sono state 9.100.000, una crescita di quasi il 70mila per cento. Un ettaro di Brunello nel 1967, quando ce nerano solo 115 (64 specializzati e 51 promiscui), valeva 1,8 milioni di lire (fonte winenews); oggi, che gli ettari sono 2100, in media vale 500mila euro. Al Teatro Astrusi, si tenuto il convegno Il coraggio e lorgoglio: i protagonisti del Brunello 50 anni dopo. Riconoscimenti ai soci fondatori insieme ad alcuni protagonisti di questa incredibile storia con il faccia a faccia tra Ezio Rivella e Francesca Cinelli Colombini. A chiusura Marco Do, direttore della Comunicazione Michelin Italia, ha presentato la Guida Michelin dedicata agli chef stellati italiani e creata apposta per loccasione. Sempre ieri, in fortezza, cena charity a sostegno del finanziamento di dispositivi di primo intervento e soccorso da donare ai vari presidi sul territorio montalcinese. La costituzione del Consorzio - condude Cencioni - divenne il punto di partenza per una crescita culturale che ha fatto del Brunello e di Montalcino uno dei brand pi forti e apprezzati nel modo del vino e del made in Italy.
Autore: Andrea Falciani


29 Aprile 2017, ore 11:32

Corriere Fiorentino
Compleanni Cinquantanni fa nasceva il Consorzio dei produttori per tutelare il vino di Montalcino Ma la storia comincia prima e va avanti tra saghe familiari, nuovi protagonisti e il successo internazionale Il mito (reale) del Brunello... Montalcino - Le strade bianche e i vignaioli col cappello indosso per le interviste sono mischiati ai nipoti dei vecchi mezzadri che parlano in inglese e agli export manager in quel mito reale che si chiama Brunello. Ieri il Consorzio ha dato il via alla due giorni di festeggiamenti dei 5 anni Era il 1967, allindomani del riconoscimento della Doc - commenta il Presidente Patrizio Cencioni - quando si costitu con 25 produttori allo scopo di tutelare Il nostro grande vino. Nel 1968 le bottiglie prodotte a Montalcino erano appena 13 mila, quasi un milione e mezzo nel 1986, oltre nove milioni lanno scorso. Un ettaro di Brunello nel 1967, quando ce nerano solo 115, valeva 1,8 milioni di lire (fonte winenews); oggi gli ettari sono 2.100, con un valore medio di 500 mila euro ciascuno. Essere stati tra i protagonisti della crescita di un territorio la pi grande emozione ha commentato Emilia Nardi, figlia di quel Silvio Nardi che fu uno dei fondatori e dei primi imprenditori a scommettere su Montalcino. La storia del Brunello per comincia molto prima della fascetta dorigine. Non sfugg a Giosu Carducci: Mi tersi con i vin dArgiano, il quale troppo buono scrisse alla contessa Lovatelli. A fine 800 anche i Biondi Santi gi producevano e imbottigliavano il sangiovese di Montalcino. Nel 1910 Tancredi Biondi Santi era il responsabile dellEnopolio di Poggibonsi e stava diventando il padre del Brunello con quel 1955 riserva inserito poi, unico italiano, da Wine Spectator tra 112 migliori vini del XX secolo. Con lui lavorava Giulio Gambelli, detto bicchierino, lenologo assurto a simbolo dei pi classici sangiovesi non solo di Montalcino. La notoriet istituzionale arriv solo nel 1954 con un altro toscano. Lallora presidente del consiglio Amintore Fanfani ordin ai Trimani, sempre noti vinattieri della capitale, 24 bottiglie di un vino ancora sconosciuto a Roma. Un episodio che riporta Donatella Cinelli Colombini, la nipote di Giovanni Colombini nemico della mezzadria e lungimirante vignaiolo, tra i fondatori del Consorzio. In mezzo alle battaglie agronomiche ci sono le saghe familiari alla maniera borgognona come quella dei Ciacci e c una Montalcino mai cos mondana come negli anni Ottanta dl Gelasio Lovatelli Gaetani e delle ospitate della principessa Soraya o di Sofia Loren. Ma tra le date storiche c senza dubbio larrivo degli americani di Banfi nel 1978. Erano anni bui, gli anni di piombo, e a Montalcino cerano solo rovi e sassi - commenta Ezio Rivela che di quello sbarco in riva dOrcia fu protagonista. I fratelli Mariani mi dettero 100 milioni di dollari da investire in un momento e in un luogo in cui nessun altro avrebbe voluto cavarsi di tasca un centesimo. I Mariani avevano fatto i soldi importando in Usa il lambrusco: lo champagne dei poveri come lo chiamava Pavarotti. E li reinvestirono a Montalcino incontrando tutta la diffidenza possibile della provincia italiana o francese del vino e che per qui assume quel carattere pi ghibellino per cui, dalla battaglia di Montaperti in poi, anche nelle vittorie non si riesce a gioire mai del tutto. Ma Aldo Santini nel suo Brunello, sei grande ha scritto: Negare che villa Banfi ha segnato un progresso per il Brunello e che si dimostrata una locomotiva per lintera regione per affrontare il Duemila, significa voler rimanere inchiodati al passato. Lidentit di Montalcino merito dei gruppi familiari di qui - ha ribattuto Francesca Cinelli Colombini durante il faccia a faccia di ieri proprio con Rivella coordinato da Luciano Ferrarci del Corriere della Sera - poi c chi va e chi viene. Ma con i ritmi di oggi importante che i giovani vadano in sella presto. Quegli stessi anni sono caratterizzati dallarrivo da altre zone dei nuovi protagonisti assoluti del Brunello di Montalcino: Gianfranco Soldera, Angelo Gaja, Diego Molinari, Ululo Salvioni col giovane Attilio Pagli, gli stessi Antinori e Frescobaldi. Uno sviluppo che vive il suo scempio con Brunellopoli alla fine dei primi Duemila, quando alcuni produttori vengono accusati di non rispettare il disciplinare del l00% sangiovese. Una ferita internazionale suturata a fatica con due grandi annate come 2009 e 2010. Cominciano gli anni dei saper acquisti esteri delle vigne culminati con la cessione di 1,6 ettari della Cerbaiona per 6 milioni nel 2015. Sono gli anni dei 100/100 di Wine Advocate al Marroneto e a Casanova di Neri. Ma certo non mancano le questioni critiche. Resta la pecca della penuria gastronomica denunciata gi qualche anno fa da Enzo Vizzari su LEspresso paragonando la ristorazione e laccoglienza di Montalcino con quella delle altre importanti regioni vitivinicole mondiali. Bisogna registrare una crescita inversamente proporzionale delle stelle attribuite alle annate e della loro attendibilit. Ma nel giorno in cui anche le due anime del Brunello, quella colta e conservatrice di Francesca Cinelli Colombini e quella imprenditoriale e progressista di Ezio Rivella hanno festeggiato insieme, le polemiche sono rimandate. Gi a oggi, quando si discuter del futuro di uno dei grandi vini rossi del mondo.
Autore: Aldo Fiordelli


28 Aprile 2017, ore 14:18

Corriere della Sera
Storia di Lena, signora del Barolo ... Da operaia a vignaiola (per amore) Gavrilova guida la Figli Luigi Oddero: Tradizione, semplicit e rispetto della terra... Una donna di 28 anni arriva in Italia dalla Macedonia per vendemmiare. Conosce un uomo, pi anziano di lei, forte e rassicurante come un padre. Si innamora. Si sposano la storia di Lena Gavrilova. Una di quelle storie, come in un romanzo di Carlo Cassola, dove non succede nulla eppure tutto accade nella massima semplicit, a cadenza fatale. Ventanni dopo, lex operaia vendemmiatrice diventata una signora del Barolo, alla guida della Figli Luigi Oddero, la cantina fondata a La Morra dal marito, morto nel 2010. C un fermo immagine - scrive Massimo Raffaeli, introducendo La visita, raccolta di racconti di Cassola - che annuncia, per un lasso di tempo indefinito, la dinamica di un film a venire. Eccolo il fermo immagine, nel racconto di Lena. Arrivo in Piemonte, con in tasca il diploma in informatica. Nel mio paese cera solo una industria tessile, non volevo passare tutta la vita a cucire. Vendemmio Moscato e Nebbiolo. Un mese che vale come dodici stipendi in Macedonia. Lanno successivo ritorno a primavera, suono il campanello della famiglia Oddero. Apre Luigi, gentile, elegante, sembra un nobile uscito da un vecchio film. Mi dice di lasciar passare qualche settimana e di tornare. Lavoro per un po come baby sitter. Mi ripresento, mi assume. Aveva 40 anni pi di me, non era mai stato sposato. Lena viene da Vinica (il destino segnato nel nome del paese), 20 mila abitanti. Non sapevo nulla di vino, la mia famiglia, i genitori e quattro figli, aveva due ettari di terra: coltivava grano, spinaci, tutto a mano, cesti di vimini e asini, altro che trattori. Dovevo infilare le foglie di tabacco con un ago, se mi addormentavo mi arrivava una ciabatta in testa. Luigi era come lo descrisse Mario Soldati nel 1975 in Vino al vino: Volto abbronzato, forte e fine, tranquillo e arguto, dal naso dritto e deciso, dallo sguardo intelligente, nel classico pied - de - poule del gentiluomo di campagna. A Pasqua mi regala un enorme uovo di cioccolato. Poi andiamo in pizzeria, inizia tutto cos - racconta Lena -. Una sera mi offre un calice di Barolo. Al primo sorso inizio a tremare. Un vino potente, non ho pi dimenticato quella forza. Il Barolo fa da sfondo al matrimonio di Lena e Luigi. Nascono Maria Milena, nel 1999, e Giovanni, nel 2001 (studia enologia, come il padre). Cinque anni dopo Luigi lascia la Poderi Oddero, lazienda di famiglia, un pilastro delle Langhe - ricorda Lena -. Ci lavorava con il fratello Giacomo ma si sentiva stretto. Si tiene parte del vigneto di Serralunga dAlba. Non una separazione facile, Luigi ne soffre, ma tira dritto. Quando rimane sola, Lena si sente perduta: deve occuparsi di 35 ettari di vigneti e vendere 110.000 bottiglie lanno. Al funerale del marito incontra lenologo Armando Cordero (morto marted a 87 anni). Mi dice di non aver paura, ch mi aiuter. Per due anni lavora gratis, in nome dellamicizia con Luigi. Decido di diventare il ponte tra Luigi e i figli. Penso di esserci riuscita. Nulla pi stupefacente di unesistenza comune, di un cuore semplice, scrive Cassola in Gita domenicale. Lena il Barolo della tradizione che diventa semplicit. Certo, non siamo top model - dice descrivendo se stessa e la figlia -, siamo persone che amano la terra. Un amore con i ritmi lenti, come in cantina. Vasche di cemento e botti grandi. Lenologo Dante Scaglione sorveglia tutto, in testa i cru di Barolo, Vigna Bionda e Rocche Rivera. E poi Barbaresco, Barbera, Dolcetto e Freisa. Dalla borsa Lena estrae tre bottiglie. A tavola arriva il Langhe Bianco 2015, Chardonnay e Viognier, dalle vigne attorno a casa, con freschi profumi di frutta tropicale. Poi il Langhe Nebbiolo 2014, sapido ed equilibrato. Infine il Barolo 2012, con le uve da tre vigneti a La Morra, Castiglione Falletto e Serralunga dAlba: scalpita con la promessa di future morbidit. come lo pensava Luigi, assomiglia alla vita di Lena, dove tutto accade nella massima semplicit.
Autore: Luciano Ferraro


28 Aprile 2017, ore 14:18

Corriere della Sera
Bere vino e vivere felici ... Unarte da imparare... il momento magico, gli occhi sono tutti puntati su chi ha in mano il cavatappi. lannuncio dellimminente convivialit. In una bottiglia, in un calice, c un modo composito, un universo di sensazioni. Ne tratta in Larte di bere vino (e vivere felici), edito nella collana Totem di Centauria, il giornalista e critico gastronomico Ligi Padovani. Questo libro pi di un manuale, rappresenta un viaggio enoico che attraverso il racconto del vino e di ci che gli gira intorno, vuole suggerire in maniera semplice come, imparando a bere in modo pi consapevole, si pu riuscire a godere con maggiore intensit lattimo presente, e capire pi a fondo la realt in cui siamo immersi. Perch, spiega lautore, il vino protagonista dei nostri momenti di mindfulness, ossia di consapevolezza. Padovani traccia cos un vademecum per enofili e per chi comincia ad avvicinarsi a questo mondo magico ma allinizio piuttosto misterioso. Bianco o rosso? Con quale calice? Che cosa significa quella strana sigla?, fra le sue pagine si legge tutto quello che necessario sapere. Spazio quindi a consigli su come scegliere la bottiglia, comprendere letichetta, versare nel bicchiere giusto, discernere il colore e i profumi e degustare, possibilmente in compagnia. Si sfatano poi usi comuni e pregiudizi, come quello del vino da servire sempre a temperatura ambiente, quella corretta , in realt, 6 - 7 gradi per un bianco, 16 - 18 gradi per un rosso. Nel volume, poi, ci sono anche una lunga serie di curiosit, aneddoti e storie di savoir - faire degli addetti ai lavori, che da sempre fanno parte della leggenda del vino.
Autore: Gabriele Principato


26 Aprile 2017, ore 11:28

Italia Oggi
Hildebrand compra terra per fare il vino a Bibbona ... Il vicepresidente di BlackRock investe su 20 ettari nel Livornese... Dal profumo dei soldi a quello del vino. Dopo lalta finanza, lex governatore della Banca centrale svizzera (Snb), e attuale vicepresidente del fondo dinvestimento americano BlackRock, Philipp Hildebrand si d allagricoltura. Hildebrand, 53 anni, ha acquistato a titolo personale 20 ettari di terreno, di cui 6 in fase di impianto a vigneto, a Bibbona (Livorno), a pochi chilometri da Bolgheri, non lontano dalla Tenuta di Biserno di Lodovico Antinoni. Hildebrand ha intenzione di costruire praticamente da zero una nuova azienda nel territorio, cantina compresa, e i vini potrebbero essere curati dallenologo Riccardo Cotarella. Che per il momento non conferma. A giugno si dovrebbe sapere qualcosa di pi sicuro, per adesso non ci sono contratti, dichiara a ItaliaOggi il celebre winemaker. In attesa di sapere qualcosa di pi sicuro sullacquisizione, di certo c che dopo il Chianti Classico, Montalcino e Montepulciano, Bolgheri, nel panorama del vino toscano arriva Bibbona. almeno il secondo caso di acquisizione di una azienda agricola nella zona, sottolinea la presidente dellassociazione dei Grandi Cru della Costa Toscana, Ginevra Venerosi Pesciolini, realt da 6 milioni di bottiglie prodotte con un export che vale almeno il 55%. Dal momento che non c pi niente da comprare a Bolgheri, dove oltre tutto anche molto caro, allora ci si rivolge a Bibbona, che confinante e dove c la doc Terratico. Per altro con la speranza che prima o poi venga allargata a Bibbona la zona di Bolgheri. C da dire, tuttavia, che i vini della Costa hanno iniziato ad assumere una propria identit. Sui mercati si inizia a capire che Costa toscana non significa soltanto Bolgheri, ma tutta la zona stata acquisita come territorio di produzione. Che la zona di Bibbona sia appetibile per la vicinanza con Bolgheri, lo conferma anche Massimo Camerini titolare dellazienda vitivinicola Ferrari Irisi e Figli, con vigneti nelle denominazioni di Bibbona, Bolgheri e Montecucco. Qualcuno aveva ventilato lipotesi di allargare il territorio di Bolgheri a Bibbona e anche se per ora nessuno lo fa, non detto che in futuro non possa accadere. Quello che Camerini tiene a sottolineare che chi fa investimenti in zona non li faccia per solo fine speculativo. Oggi Bibbona appetibile, ma mi auguro che chi investe lo faccia per produrre vino, creare ricchezza e lavoro sul territorio. A Bibbona, Hildebrand arriva dopo Antinori che ha acquistato Tenuta Biserno. A Bolgheri, invece, i nomi importanti non si contano pi. Ci sono i grandi nomi del vino Allegrini, Antinori, Frescobaldi, Gaja, ma anche Sada ex patron Simmenthal e il gruppo argentino Alejandro Bulgheroni Family Vineyards.
Autore: Andrea Settefonti


26 Aprile 2017, ore 11:27

Italia Oggi
Gelo e siccit devastano i campi C chi ha perso il 100% del raccolto. Il freddo brucia le produzioni vinicole da Nord a Sud... Vigneti, frutteti e orticole sotto attacco in tutta Italia... Il Consorzio di Bonifica Veronese ha scritto agli utenti dopo la dichiarazione dello stato di crisi idrica da parte del governatore veneto, Luca Zaia. In forza allordinanza, il Consorzio ha dovuto ridurre del 50% le proprie derivazioni irrigue dallAdige rispetto a quanto previsto dai decreti di concessione, con conseguenti disagi e disservizi per lirrigazione. Ma il presidente Antonio Tomezzoli ha anche precisato che il Consorzio da anni in attesa dei finanziamenti per la realizzazione di infrastrutture irrigue in grado di ridurre di oltre il 60% il fabbisogno di acqua. Alla secca dellAdige si aggiunge quella del Po: al Ponte della Becca, in provincia di Pavia, il primo fiume dItalia ai livelli dellagosto scorso. Sempre al Nord, dal Lago Maggiore esce una quantit dacqua doppia rispetto a quella che entra, preannunciando grande sete nei campi e disagi generali, anche in considerazione della scarsa neve presente in montagna. Siccit da una parte, gelate dallaltra. Lagricoltura italiana sta ancora monitorando le conseguenze dellanomala ondata di gelo che la scorsa settimana ha colpito tutta la Penisola, danneggiando in particolare vigneti, frutteti e orticole. Fabio Girometta, presidente Agia Emilia Romagna e titolare di unazienda orticola specializzata in pomodoro da industria, dice che difficile quantificare i danni con precisione, poich ci sono zone che si sono salvate dal gelo, altre colpite al 30%, altre in cui si perso tutto. In base allaccordo quadro per il pomodoro da industria del Nord Italia, il prodotto vale 79,75 euro/ton, quasi 13 in meno rispetto a due anni fa; le gelate hanno dato il colpo di grazia a un comparto gi in sofferenza. Raccolti irrecuperabili anche in Campania, dove Coldiretti segnala i danni pi gravi allorticoltura dellagro aversano. A pagare il conto pi salato del brusco calo delle temperature per la viticoltura. Coldiretti parla di almeno 100 milioni di danni per il vigneto Italia. In Valle dAosta, fa sapere lassessore regionale Laurent Virin, ci sono zone che hanno avuto il 100% di raccolto distrutto. Per i produttori di Blanc de Morgex si prospettano conseguenze economiche devastanti: la zona pi colpita proprio quella tra Chambave e Morgex. Scendendo in Piemonte, nel Canavese alcuni produttori hanno interi ettari di vigna Erbaluce bruciati dal gelo: si sono salvati alcuni appezzamenti coltivati ancora a pergola. In Lombardia Andrea Peri, viticoltore e presidente regionale della Sezione Vino di Confagricoltura, conferma che i danni sono stati a macchia di leopardo nellOltrep e in Franciacorta. In questi giorni stiamo facendo il punto della situazione, dice, cercando di capire quali potranno essere i risvolti sul mercato per le quotazioni, soprattutto per il prodotto non a denominazione. Una riflessione a parte va fatta per il Lugana: esaurisce in fretta, essendo di annata, e la zona stata duramente colpita. Gelo, siccit, alluvioni dimostrano come lagricoltura sia estremamente vulnerabile, anche dal punto di vista economico. Gli agricoltori, per prevenire questi disastri, hanno poche possibilit sul fronte della difesa attiva, afferma il presidente della Cia Dino Scanavino. Diventa difficile pertanto garantire il reddito. Le polizze assicurative, anche innovative, offrono una copertura parziale dei rischi. Lintervento pubblico; che consente di risparmiare fino al 65% sui costi di assicurazione non funziona come dovrebbe e, per questo motivo, negli ultimi anni si restrata una disaffezione al sistema. Massimiliano Giansanti, presidente di Confagricoltura, conferma: Burocrazia, errori gestionali e procedure informatiche non funzionanti per la compilazione dei Piani Assicurativi Individuali (Pai) stanno ritardando lerogazione dei contributi. Contiamo sullintervento del ministro alle politiche agricole, Maurizio Martina per trovare adeguate soluzioni alle serie difficolt degli agricoltori. La questione, secondo quanto risulta a ItaliaOggi, dovrebbe essere affrontata nel corso di una riunione tra il ministro e la filiera vinicola convocata per oggi.
Autore: Anna Gagliardi


Pagina 5 di 5



ATTENZIONE: E' possibile visualizzare gli articoli più vecchi di 30 giorni effettuando la Registrazione (gratuita) per ottenere Username e Password. Se si è già registrati è possibile visualizzare tutti i contenuti del sito inserendo Username e Password nei campi sottostanti

LOGIN

Username:
Password:

Vinitaly @Expo Milano 2015 - #vino2015

WineMeteo

poche nubi Aglianico del Vulture:
Barile (PZ)

Temp: 33°
Precip: -
rovesci e schiarite Alto Adige:
Bolzano (BZ)

Temp: 26°
Precip: 4-8mm
rovesci e schiarite Alto Adige:
Appiano sulla strada del vino (BZ)

Temp: 25°
Precip: 4-8mm
rovesci e schiarite Amarone:
Negrar (VR)

Temp: 27°
Precip: 4-8mm
possibile temporale Barbaresco:
Barbaresco (CN)

Temp: 30°
Precip: 0-5mm
rovesci e schiarite Bardolino:
Bardolino (VR)

Temp: 25°
Precip: 4-8mm
possibile temporale Barolo:
Barolo (CN)

Temp: 29°
Precip: 0-5mm
velature diffuse Bolgheri:
Castagneto Carducci (LI)

Temp: 30°
Precip: -
possibile temporale Brunello di Montalcino:
Montalcino (SI)

Temp: 30°
Precip: 0-5mm
variabile Chianti Classico:
San Casciano in Val di Pesa (FI)

Temp: 32°
Precip: -
acquazzoni e schiarite Cinque Terre:
La Spezia (SP)

Temp: 27°
Precip: 2-5mm
sereno Cir:
Ciro' (KR)

Temp: 36°
Precip: -
temporale e schiarite Colli Orientali del Friuli:
Manzano (UD)

Temp: 27°
Precip: 10-20mm
temporale e schiarite Collio:
San Floriano del collio (GO)

Temp: 26°
Precip: 10-20mm
poche nubi Est Est Est:
Montefiascone (VT)

Temp: 29°
Precip: -
sereno Etna:
Castiglione di Sicilia (CT)

Temp: 31°
Precip: -
rovesci e schiarite Franciacorta:
Erbusco (BS)

Temp: 28°
Precip: 4-8mm
sereno Frascati:
Frascati (RM)

Temp: 30°
Precip: -
temporale e schiarite Friulano:
Cormons (GO)

Temp: 27°
Precip: 10-20mm
sereno Greco di Tufo:
Tufo (AV)

Temp: 32°
Precip: -
possibile temporale Lacrima di Morro dAlba:
Morro d'alba (AN)

Temp: 35°
Precip: 0-5mm
temporale e schiarite Lambrusco:
Modena (MO)

Temp: 29°
Precip: 5-10mm
quasi sereno Molise:
Campomarino (CB)

Temp: 30°
Precip: -
quasi sereno Montepulciano d'Abruzzo:
Chieti (CH)

Temp: 33°
Precip: -
velature sparse Morellino:
Scansano (GR)

Temp: 29°
Precip: -
possibile temporale Nobile di Montepulciano:
Montepulciano (SI)

Temp: 29°
Precip: 0-5mm
parz nuvoloso Orvieto:
Orvieto (TR)

Temp: 34°
Precip: -
poche nubi Primitivo di Manduria:
Manduria (TA)

Temp: 36°
Precip: -
rovesci e schiarite Prosecco:
Valdobbiadene (TV)

Temp: 27°
Precip: 4-8mm
poche nubi Rosso Piceno:
Offida (AP)

Temp: 34°
Precip: -
quasi sereno Sagrantino:
Montefalco (PG)

Temp: 34°
Precip: -
possibile temporale Sangiovese di Romagna:
Bertinoro (FC)

Temp: 31°
Precip: 0-5mm
velature sparse Sardegna:
Alghero (SS)

Temp: 31°
Precip: -
sereno con veli Sardegna:
Cagliari (CA)

Temp: 34°
Precip: -
sereno Sicilia:
Menfi (AG)

Temp: 32°
Precip: -
sereno Sicilia:
Pantelleria (TP)

Temp: 25°
Precip: -
sereno Sicilia:
Marsala (TP)

Temp: 31°
Precip: -
temporale e schiarite Soave:
Soave (VR)

Temp: 27°
Precip: 10-20mm
velature diffuse Suvereto:
Suvereto (LI)

Temp: 30°
Precip: -
sereno Taurasi:
Taurasi (AV)

Temp: 31°
Precip: -
poche nubi Torgiano:
Torgiano (PG)

Temp: 36°
Precip: -
rovesci e schiarite Trentino:
Lavis (TN)

Temp: 26°
Precip: 4-8mm
rovesci e schiarite Trentino:
Mezzocorona (TN)

Temp: 27°
Precip: 4-8mm
rovesci e schiarite Trentino:
San Michele all'Adige (TN)

Temp: 26°
Precip: 4-8mm
sereno Valle d'Aosta:
Aosta (AO)

Temp: 31°
Precip: -
piovaschi e schiarite Valtellina:
Sondrio (SO)

Temp: 26°
Precip: 0-2mm
possibile temporale Verdicchio:
Jesi (AN)

Temp: 35°
Precip: 0-5mm
variabile Vernaccia:
San Gimignano (SI)

Temp: 32°
Precip: -
Mezzacorona

Non solo vino
I capolavori dell'agroalimentare d'Italia