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Il Meglio dell'Edicola

04 Ottobre 2017, ore 18:12

Quotidiano Nazionale
Vino in alta quota Castel Juval, un maniero del 1200, circondato da boschi e vigneti sui pendii della splendida Val Venosta, scelto da Reinhold Messner nel 1983 come buen retiro per s e la famiglia. Una vita densa di imprese al limite per lalpinista e scrittore altoatesino che, dopo aver scalato le quattordici cime del pianeta che superano gli ottomila metri e aver raggiunto lEverest senza respiratore, si cimentato in attraversate epiche come lAntartide, la Groenlandia, e il Deserto del Gobi. Da sempre innamorato del Sud Tirolo, cittadino del mondo e paladino del Tibet, ha dato vita a una rete di spettacolari musei del-la montagna, dislocati in sei stupende localit dellAlto Adige. Ma anche proprietario della Cantina Juval a Castelbello (Bz), ne abbiamo incontrato i gestori Martin Aurich e la moglie Gisela:
Come avvenuto lincontro con Reinhold Messner?
Negli anni 80, Messner aveva comprato Castel Ji wal e il maso Unterortl, che allora era abbandonato. Un vicino di casa ci present, gli proposi di riportare la viticoltura a Juval, facendo un maso vinicolo, come era fino al 60. La proposta gli piacque e nel 1992 iniziammo.
Quindi dove non cera nulla ora ci sono vigneti e cantina?
Ci furono diversi tentativi di impianto delle vigne a diverse altitudini e nel 94 costruimmo la cantina. Poi arrivarono i primi risultati e, con lannata 95, iniziammo a vendere le prime bottiglie di Pinot bianco, Pinot nero e Riesling, a cui, in seguito, si aggiungeranno il Muller Thurgau e i distillati. Non ci si abitua a un posto di tale bellezza incontaminata, il sogno duna vita per mia moglie Gisela, che veterinaria, e per me, che provengo dal mondo vinicolo e mi ispiro a una viticoltura etica e responsabile.
Come organizzata la cantina?
I terreni sono suddivisi in quasi trenta piccoli appezzamenti scoscesi, posizionati tra i 600 e gli 800 metri sulla collina di Juval al confine tra la Val Senales e la Val Venosta. La produzione si attesta sulle 35.000 bottiglie allanno, su 4 ettari vitati.
Quali sono le caratteristiche dei vostri vini?
Una posizione microclimatica e un terroir unici favoriscono uninconfondibile complessit, eleganza e mineralit. La vinificazione avviene in tini di acciaio inox e prosegue in botti di legno, mentre la maturazione sui lieviti va da cinque a otto mesi, infondendo un notevole potenziale dinvecchiamento. Ottomila ceppi per ogni ettaro danno un eccellente qualit e la ripidit del colle di Juval impone la potatura manuale delle viti.
Cosa trovano gli enoturisti a Costel Juval?
Organizziamo viste emozionali alla scoperta dei nostri vigneti pi suggestivi e scoscesi, con degustazioni di vini.
Poi c la parte dedicata alla storia delle imprese di Messner.
Certo, alle degustazioni si affiancano le visite al museo di Juval sulla sacralit della montagna, con una sezione dedicata ai cimeli tibetani e agli attrezzi usati da Messner nelle sue imprese, il pranzo nella trattoria tipica e i prodotti della bottega contadina.
Autore: Luca Bonacini


04 Ottobre 2017, ore 18:12

Quotidiano Nazionale
l grand cru Armaiolo domino le tenute del conte Baldovetti Arezzo. Il discendente della famiglia Bacci diventato produttore. Lestero il mercato di riferimento... C unazienda sulla collina di San Fabiano che a buon diritto pu essere annoverata tra le eccellenze di Arezzo. Si produce vino e olio nella tenuta del conte Gianluigi Borghini Baldovinetti, discendente della famiglia Bacci che commission la leggenda della Vera Croce di Piero della Francesca. La mia passione per il vino - racconta il conte - nata quando avevo sette anni, dal giorno in cui mi attaccai a una bottiglia di vinsanto che mia nonna teneva nel ripostiglio. Mia madre mi sgrid ma da allora il vino sempre rimasto nel mio cuore. Per lui ho lasciato due aziende metalmeccaniche e mi sono messo a fare il Cincinnato ad Arezzo. Cinque le tenute da dove nascono i vini del conte, una produzione variegata tra cui spicca il grand cru Armaiolo. Ma un prodotto particolare - spiega Baldovinetti - anche il nostro vino bianco che si discosta dalle produzioni tipiche toscane perch realizzato con Chardonnay in uvaggio con Viogner. Questo fa del Chiaro un vino che richiama i bianchi friulani. soprattutto lestero il mercato di riferimento, Usa e Canada le principali destinazioni. I due terzi del nostro imbottigliato vengono esportati. In Italia il mercato non si ancora mosso a sufficienza. Anche in Cina c un ufficio dellazienda che nulla tralascia per allargare i confini dellexport. E un buon momento per il vino aretino che per estrazione organolettica, ecologica e geologica ha le stesse caratteristiche del Chianti classico. Ancora il conte: Il Chianti allargato, nel nostro caso il Putto, selezionato con criteri rigidi. Nella tenuta di Campriano, il terreno galestro e da qui arriva un grande vino.


04 Ottobre 2017, ore 18:11

Quotidiano Nazionale
Primitivo di Manduria, stop ai falsi in tre Paesi Il Primitivo Doc di Manduria incassa risultati importanti tramite il Consorzio di tutela: lo stop a marchi ingannevoli e falsi in Italia, Spagna e Cile. Venti milioni di litri per la vendemmia 2017, una cifra che permetter di produrre circa 25 milioni bottiglie destinate soprattutto ai mercati esteri come Messico, Sud Est Asiatico, Europa, Cina, Russia e Brasile, Uk, Belgio, Olanda e Germania. Proprio perch cos amato allestero anche per il suo straordinario appeal, il Primitivo di Manduria il prodotto sul quale maggiormente si possono concentrare fenomeni di imitazione. - dichiara Roberto Erario, presidente del Consorzio di tutela del Primitivo di Manduria. - Una situazione alla quale abbiamo risposto, negli ultimi due anni, con una controffensiva senza precedenti in termini di vigilanza e tutela. Dallinizio del 2017 sono attivi 3 agenti vigilatori che operano sulla bottiglia, prelevando i campioni dalla grande distribuzione e analizzandoli in laboratorio.


04 Ottobre 2017, ore 18:11

Quotidiano Nazionale
Degustazioni e cene dedicate con prodotti Doc di cinquanta cantine selezionate. I vini dAbruzzo conquistano la Gran Bretagna Cinquanta etichette abruzzesi per far innamorare i palati inglesi. stata questa la sfida del progetto Abruzzo in 50 wines organizzato dal Consorzio di Tutela Vini dAbruzzo, in collaborazione con il Centro Estero delle Camere di Commercio dAbruzzo, e cofinanziato dalla Regione che ha coinvolto 40 aziende sia sul territorio britannico sia nella regione italiana. Per quattro mesi i 50 vini sono stati i protagonisti di iniziative ideate con lobiettivo di rinnovare linteresse nei consumatori e nei buyers britannici: Doc Montepulciano dAbruzzo, Trebbiano dAbruzzo, Cerasuolo dAbruzzo, Abruzzo e la Doc Villamagna. La Gran Bretagna - spiega Valentino Di Campli, presidente del Consorzio Tutela Vini dAbruzzo - tra i primi 5 Paesi al mondo per il consumo di vino. Si tratta di un mercato in crescita nel quale ci auguriamo che le Doc abruzzesi possano trovare pi spazio. Il progetto stato articolato con cene tematiche a Londra, riservati a buyer, sommelier e giornalisti e una serie di eventi B2B e B2C. Il progetto di promozione dei vini abruzzesi ha incluso listallazione di due temporary bars: il primo in occasione del festival del Food&Beverage di Blackheath e il secondo nella piazza londinese di Paddington Central.


04 Ottobre 2017, ore 18:11

Quotidiano Nazionale
Umbria, una terra di gusto e sorprese Quando in Toscana sembrava quasi disdicevole fare vini bianchi, i grandi nomi si rifugiavano in Umbria. Uno per tutti, Antinori. acque cos la linea Castello della Sala di cui segnalo il Cervaro, raffinato Chardonnay (integrato da Grechetto) e il delizioso Muffato della Sala, vino da fine pasto di grande pregio. Ma attingendo ai miei ricordi enologici non posso non ricordare, accanto al Muffato di Antinori, la Muffa Nobilis di Palazzone, uno dei migliori vini dolci che abbia mai assaggiato. stato ingiustamente sottovalutato il bianco tipico di questa zona, lOrvieto. Questo vino, di cui si ha memoria fin dal tempo degli Etruschi, nel 400 era cos buono che Pinturicchio e Signorelli ne chiesero una dotazione vitalizia a integrazione del loro onorario per gli affreschi del Duomo. I miei ultimi assaggi di Orvieto prodotto da nomi famosi e meno famosi hanno riscontrato una gran e piacevolezza che sconfina talvolta in un gusto prestigioso, sempre con un eccellente rapporto qualit - prezzo. I grandi vini umbri sono tuttavia rossi. Il Mondano della famiglia Cotarella un magnifico Merlot in purezza da tempo entrato nellempireo dellenologia internazionale. Abbiamo assaggiato annate che risalgono allinizio del decennio e siamo rimasti colpiti fin dal primo sorso dalla raffinata morbidezza. Ci sono tutte le premesse perch il recente cambio generazionale al femminile non intacchi il consolidato prestigio dellazienda. Arnaldo Caprai il marchio pi prestigioso del Sagrantino. Marco Caprai stamp sulla bottiglia del venticinquesimo anniversario (vendemmia 2001) questo verso del Cantico dei Cantici: Baciami con i baci della tua bocca, inebriandoli con gli aromi del tuo vino. Ancora prima che Caprai lanciasse il Sagrantino, i rossi dellUmbria avevano il loro simbolo in Giorgio Lungarotti. Le sue eredi hanno saputo mantenere alto lo stendardo della casa conservando al livello di sempre il Rubesco Vigna Monticchio (due terzi Sangiovese, uno di Canaiolo). Il primo anno di produzione al femminile il 2000. Segnalo ancora il Castello di Corbara. Il suo Lago di Corbara (Sangiovese, Merlot e Cabernet Sauvignon) un buonissimo vino da tutto pasto a un prezzo corretto. Lazienda Clpetrone di Gualdo Cattaneo fa anchessa un ottimo Sagrantino, ma la segnalo soprattutto per Montefalco Sagrantino Passito. Un bel Sagrantino anche lArquata di Adanti. Aperto a mezzogiorno, dette la sera il meglio di s. Chiudiamo con Massimo e Linda DAlema: il loro ottimo Pinot Nero La Madeleine ha un sapore sensuale e un retrogusto davvero accattivante.
Autore: Bruno Vespa


04 Ottobre 2017, ore 18:11

Quotidiano Nazionale
Una vigna tutta doro Per comprare il suo secondo chateau bordolese, Jack Ma, patron di Alibaba, la piattaforma leader delle - shopping in Cina, ha sborsato lo scorso anno 16 milioni di euro per 64 ettari vitati principalmente a merlot. Il tycoon cinese, che al Vinitaly disse di amare il vino italiano, per quando compra non ha dubbi: punta sulla Francia. Chteau Perenne il suo secondo colpo in zona Bordeaux dopo Chteau de Sours. Facendo i conti a spanne, lultimo acquisto gli costato 250.000 euro/ettaro. Tenendo presente che Bordeaux una delle pi famose denominazioni francesi, a quel prezzo forse ha fatto un affare tenendo conto delle valutazioni delle tenute a vigneto in Italia: per fare un esempio, a Bolgheri, territorio di prima fascia (ma non di primissima), un ettaro quotato tra i 350.000 ed i 500.000 euro. In effetti, mentre nello Stivale i prezzi dei terreni agricoli sono in stallo gi da diversi anni, i vigneti tricolori hanno subto una rivalutazione impressionante negli ultimi 50 anni. Percentuali da capogiro che spesso hanno poco a che fare con la redditivit di imprese, il cui conto economico pu funzionare solo se il principale fattore produttivo, cio la terra, te la ritrovi in casa, in famiglia. In sostanza, se non te la devi comprare. Cos si assiste alla corsa allacquisto da parte di grandi gruppi assicurativi e finanziari, fondi dinvestimento, gruppi multinazionali. Il sito winenews.it ha fatto unindagine tra imprenditori, intermediari e insider del settore. Si parla di rivalutazioni nellordine del 2.500% per un ettaro di vigneto a Brunello di Montalcino, del 1.400% per lAmarone della Valpolicella, e di oltre il 700% per un ettaro a Barolo (esclusi i cru pi pregiati), per citare i casi pi clamorosi. Ma nonostante questo, negli ultimi mesi, si intensificato notevolmente il fenomeno del mer-ger & acquisition nel mondo del vino, italiano e non solo sottolinea il direttore di WineNews.it, Alessandro Regoli con affari non solo tra imprese del settore, ma anche con capitali da parte di fondi di investimento di ogni angolo del mondo. Progetti di impresa o solo speculazione? Si pu parlare di bolla destinata a scoppiare? Mah, se parliamo di bolla per i vigneti come definirebbe un ettaro a pesche nella pianura irrigua faentina pagato in certi casi 80.000 euro, con il trend di mercato pi che negativo che ha condizionato questo settore da oltre dieci anni?, commenta Denis Pantini, numero uno di Nomisma Agroalimentare e di Nomisma Wine Monitor. Nel caso dei terreni agricoli non esiste logica di redditivit che tenga - continua - poich sono tanti i fattori che finiscono con lincidere sulla quotazione: dalla scarsit dellofferta (la terra per definizione finita) al concetto di bene rifugio e di investimento patrimoniale, che connota quasi tutti i terreni agricoli italiani che possono vantare una posizione di pregio paesaggistico - territoriale (vigneti toscani, piemontesi e cos via). Senza contare leffetto - moda: quante sono le star che comprano casali e vigneti in Toscana?.
Autore: Lorenzo Frassoldati


04 Ottobre 2017, ore 18:10

Italia Oggi
Crescita a doppia cifra sia dei ricavi sia della quota export nel primo semestre 2017 per Schenk Italia Wineries. Lazienda, che fa capo allomonimo gruppo francese, ha registrato ricavi consolidati per 54,7 mln euro, pari a un incremento del 15% sullo stesso periodo dellesercizio precedente, a fronte di una produzione di 26,7 mln bottiglie (+4%). Forte incremento (+26%) anche per lexport, che vale i 33,4 mln euro. In calo del 13%, dai 54 mln hl del 2016 a 41 mln hl, la vendemmia 2017, per effetto dellandamento climatico avverso.
Autore: Luisa Contri


04 Ottobre 2017, ore 18:10

Quotidiano Nazionale
Ecco il master per diventare ambasciatori del vino italiano tempo di vendemmia, lItalia ha conquistato la leadership mondiale per la produzione di vino ed quindi il momento giusto per formare una nuova figura professionale, in grado di aumentare la conoscenza dei vini italiani allestero, nei Paesi dove la loro diffusione consolidata e soprattutto in quelli dove la vendite e il consumo dei vini sono in crescita. Con questo obiettivo ai nastri di partenza il master universitario di primo livello Vini italiani e mercati mondiali, organizzato dalla Scuola superiore SantAnna in collaborazione con lUniversit di Pisa, lUniversit per stranieri di Siena e lAssociazione italiana sommelier (Ais). Le iscrizioni alla terza edizione si chiudono mercoled 11 ottobre 2017. Il master diretto a diretto a laureati di primo livello in viticoltura ed enologia, in discipline agrarie ed alimentari, economiche, di comunicazione e di marketing ma possono presentare domanda di ammissione i laureati di primo o di secondo livello in altre discipline attinenti al profilo professionale da formare, anche in relazione al percorso e alle motivazioni dei candidati. Le prime due edizioni sono state caratterizzate da un successo, soprattutto per il placement, che ha raggiunto livelli elevati. La richiesta di ammissione inoltre aperta ai laureandi, che abbiano terminato gli esami di profitto prima dellinizio delle lezioni fissato al 9 novembre 2017 e che prevedano di acquisire il titolo di accesso nel corso delle attivit didattiche del corso. possibile richiedere la partecipazione a singoli moduli o semplicemente come uditori. Alcune delle lezioni si svolgono in lingua inglese per favorire lapproccio ai mercati internazionali. In totale, il corso prevede 400 ore di formazione in aula e 450 ore di stage presso aziende e d imprese del settore della produzione, della comunicazione e dellorganizzazione di eventi, del marketing e dellexport dei prodotti enologici. Le lezioni sono in programma tra novembre 2017 e giugno 2018 e si tengono nei giorni del fine settimana. Gli ambasciatori del vino italiano che si formeranno con questo master saranno specialisti su temi che riguardano la conoscenza dei vini italiani, dei territori che li producono e dei risvolti qualitativi, culturali, socio - economici e commerciali. Il master si pone lobiettivo principale di formare una figura professionale in grado di intervenire e di operare nei diversi ambiti e settori finalizzati alla diffusione della conoscenza dei vini italiani allestero, nonch alla loro promozione sui mercati mondiali.


04 Ottobre 2017, ore 18:10

Quotidiano Nazionale
Versoaln, il gioiello dellAlto Adige la vite pi antica al mondo: ha 350 anni... Si svolta in Alto Adige la vendemmia della vite Versoaln, la pi grande e quasi certamente la pi antica al mondo. La vite Versoaln cresce a Prissiano, nella valle dellAdige presso Castel Katzenzungen. Nel 2006 i Giardini di Castel Trauttmansdorff hanno assunto la paternit della vite Versoaln. Da allora dalle uve della vite nel Podere provinciale Laimburg, che se ne prende cura, viene prodotto il vino Versoaln. Secondo le stime scientifiche let della pregiata vite di oltre 350 anni.


01 Ottobre 2017, ore 18:05

LEspresso
Bottiglia Gaspare Buscemi rappresenta un caso quasi unico nel mondo della comunicazione del vino: sconosciuto ai pi nonostante lustri di attivit straordinaria, una leggenda per alcuni. Di certo un maestro della vinificazione e dei controllo ossidativo, se bastasse ci per riassumerlo. Parlano meglio i suoi vini come lAlture 2011 (13 euro. classificato nella gamma Le Bottiglie di Artigianato), commisto da Pinot Bianco e Friulano. Un vino di stoffa raffinata con richiami al mondo della frutta, dei fiori e delle eroe.
Autore: Paolini & Grignaffini


30 Settembre 2017, ore 18:07

Quotidiano Nazionale
Il mio vino Larte del Sangiovese alle pendici dellAmiata... Quando sincontrano autentica passione enologica e mecenatismo artistico, i risultati sono sempre straordinari, poich il grande vino esso stesso una forma darte. Tutto ha inizio nel 1998, quando Claudio Tipa, ex ingegnere di telecomunicazioni, capita per caso in un luogo incantato alle pendici del Monte Amiata, ove la vista spazia dallArgentario alle isole dellArcipelago Toscano. Inizia cos la storia della Fondazione Tipa - Bertarelli, che ha come mission il recupero ambientale e la promozione del territorio toscano, sostenendo al contempo progetti di architettura contemporanea, rispettosi dellambiente ed eventi culturali di vario tipo. Nel giro di tre lustri vengono acquistate le propriet di ColleMassari, seguite da Grattamacco e Poggio di Sotto. In una manciata di anni ColleMassari divenuta una delle pi belle aziende dItalia, dotata di una cantina moderna e funzionale e di un edificio commerciale perfettamente integrato con la mole architettonica dellantico castello restaurato, oggi adibito a residenza privata e agriturismo dlite. Il Sangiovese Poggio Lombrone arriva da vigne di quarantanni, le cui uve vengono lasciate fermentare spontaneamente. Nel calice appare inizialmente ritroso, quasi enigmatico nella sua compattezza tra rubino e ametista, dispiega progressivamente ampio ventaglio di violette appassite, more, mirtilli, marasca sotto spirito, visciole in confettura, pepe, cannella, chiodi di garofano, eucalipto, tabacco dolce, cenni di tostatura, humus e grafite. Lannata calda ne ha accentuato il vigore, senza per intaccarne la dirittura acida n inasprirne il velluto tannico. Montecucco Sangiovese Poggio Lombrone Riserva 2012 Sangiovese 100% Gr. 15% 29 prezzo medio in enoteca.
Autore: Franco Ricci


30 Settembre 2017, ore 18:07

Il Sole 24 Ore
Amarone, scontro tra i viticoltori sui tetti produttivi Vino. Contestati i limiti fissati dal Consorzio... La difficile difficile vendemmia 2017 riaccende la guerra tra i produttori di Amarone. Nei giorni scorsi le Famiglie dellAmarone dArte (associazione che riunisce 13 etichette storiche della Valpolicella che gestiscono il 25% dei vigneti e realizzano 17% della produzione della griffe veneta) hanno contestato la decisione del Consorzio di tutela della Valpolicella che anche in unannata scarsa come quella 2017 ha deciso di tenere ancora a freno i quantitativi di uve da destinare allappassimento, la tecnica con cui si produce lAmarone. Il Consorzio di tutela infatti tra gli strumenti di gestione dellofferta ha quello di stabilire ogni anno la percentuale di uve (sulla resa massima totale) che possibile mettere ad appassire. La decisione dellorganismo di tutela opera poi erga omnes ovvero su tutti i produttori della Valpolicella anche se non associati al consorzio (e quelli delle Famiglie dellAmarone ne sono usciti anni fa) ma che comunque vogliono produrre vini come lAmarone o il Ripasso (che pure realizzato con la medesima tecnica). Il punto - spiega il presidente dellassociazione Famiglie dellAmarone dArte, Sabrina Tedeschi - che di fronte alla vendemmia 2017 nella quale si registrer un calo produttivo del 15% in Veneto e del 10% in Valpolicella applicare una riduzione lineare a tutti i produttori, sganciata cio da valutazioni qualitative e senza tener conto dei differenti costi di produzione tra collina e pianura, rischia di rivelarsi penalizzante per chi predilige la qualit ai volumi. Ci dicono che la scelta dettata dallesigenza di tutelare la redditivit. Ma anche svendere il prodotto, come fa qualcuno, non aiuta i fatturati. Non condividiamo i numeri - ribatte da parte sua il direttore del Consorzio della Valporcella, Olga Bussinello - nella nostra area abbiamo subito meno i danni da gelate e siccit che nel resto della regione e il calo produttivo atteso nellordine del 2%. E non sono daccordo neanche che la riduzione delle uve da destinare allappassimento penalizzi i produttori di collina : la percentuale del 40% fissata sulla resa massima di 120 quintali di uva a ettaro. Pertanto, chi produce di meno, ad esempio 120 quintali, potr destinarne 48 ad appassimento, ovvero pi del 40%. Al Consorzio inoltre difendono le misure di gestione dellofferta. Non possiamo dimenticare - aggiunge Bussinello - che negli ultimi 4 anni sono entrati in produzione 200 ettari lanno di nuovi vigneti (da 7.200 ettari siamo giunti a oltre 8mila), e che nelle scorse annate si sono prodotti in media 13 milioni di bottiglie con una punta di 14,8 milioni nel 2016. Il che significa che ci sono scorte elevate che devono essere smaltite. Non frenare la produzione penalizzerebbe prezzi e redditivit. Quanto, infine, alla possibilit di definire una percentuale differenziata per aree, siamo aperti a ogni discussione, ma la decisione finale spetter allassemblea del Consorzio.
Autore: Giorgio DellOrefice


28 Settembre 2017, ore 18:06

Il Sole 24 Ore
Nella sfida dei dazi lItalia il Paese che rischia di pi Focus. La crescita del surplus agroalimentare... In una eventuale guerra dei dazi commerciali nel settore agroalimentare tra Stati Uniti e Unione europea, lItalia il Paese che rischia di pi. Pur essendo in buona compagnia con Germania e Francia, la struttura e la composizione del paniere made in Italy esportato negli Usa ci espongono ai pericoli maggiori. Un esempio: oggi lItalia il primo esportatore di vino negli Usa, con la Francia alle spalle. Quasi 1,3 miliardi di controvalore, una quota del 35% dellexport totale oltre lAtlantico. Allamministrazione Trump basterebbe alzare un muro di dazi sul vino per colpire in modo pesante il business italiano. Negli ultimi cinque anni, grazie anche a una diversa politica commerciale italiana, le esportazioni negli Stati Uniti sono aumentate costantemente, raggiungendo a fine 2016 un valore di quasi tre miliardi di euro, pi del 10% del totale delle nostre esportazioni di settore nel mondo. Oltre al vino, i prodotti maggiormente ricercati dai consumatori statunitensi sono lolio di oliva (530 milioni di euro, il 13% dellexport), riso - cereali - derivati (468 milioni, 12% del totale), formaggi e latticini (291 milioni, l8% delle esportazioni). Una recente analisi Ismea spiega che guardando allinterscambio con gli Usa, la bilancia commerciale italiana dellagroalimentare mostra un surplus pari a 2,9 miliardi di euro nel 2016, in aumento di 350 milioni rispetto allanno precedente; le esportazioni verso il mercato statunitense si attestano a poco pi di 3,8 miliardi, in aumento del 5,8% rispetto al 2015. Nei primi due mesi del 2017 - aggiunge Ismea - la bilancia commerciale con gli Stati Uniti si contraddistinta per un incremento del surplus di 24 milioni, dovuto allaumento delle esportazioni (+4,2) e alla stabilit delle importazioni (-0,3%). Particolarmente importante il contributo delle produzioni a Denominazione di origine protetta (Dop) e a Indicazione geografica (Ig). Dal punto di vista del valore commerciale i numeri non raggiungono quelli del vino, ma sotto il profilo della simbologia made in Italy sono fondamentali: prosciutti di Parma e San Daniele, Parmigiano reggiano, Grana padano, Pecorino romano, aceto balsamico solo per citare i pi ricercati - e anche i pi imitati - sui mercati degli Stati Uniti. In una analisi intitolata LAmerica First di Trump, scenari globali per il commercio agroalimentare presentata la settimana scorsa sempre da Ismea, riportato che nel 2015 il fatturato delle esportazioni dei prodotti Ig italiani stato pari a oltre 556 milioni, circa il 18% del totale. Le denominazioni pi rappresentative in termini di fatturato esportato - scrive lo studio Ismea - sono il Pecorino romano e il Parmigiano reggiano, che incidono rispettivamente per il 46% e 45% sul tritale del settore, e laceto balsamico di Modena Igp. Il prosciutto di Parma e il San Daniele hanno il maggior peso nel settore dei prodotti a base di carne, rispettivamente con il 79% e il 16% del totale. Per oli e grassi e ortofrutticoli i prodotti Ig di punta sono, rispettivamente, lolio Toscano e il Pomodoro San Marzano dellAgro Sarnese - Nocerino. Sui rapporti Italia - Usa, il presidente di Federalimentare, Luigi Scordamaglia spiega: Il mercato Usa stato il punto di riferimento pi importante e dinamico per il nostro export negli ultimi anni, raggiungendo il secondo posto come mercato di destinazione dopo la Germania. cresciuto inoltre in qualit, in consapevolezza del valore del made in Italy alimentare reale grazie anche allazione prioritaria e innovativa fatta con Ice. Nel primo semestre di questanno la corsa di questo mercato leggermente rallentata, ma a mio avviso una flessione non strutturale. Certo - dice Scordamaglia - la mancata conclusione del Ttip unoccasione persa ma dovremmo avere come Ue il coraggio di rilanciare. Paradossalmente dovremmo ringraziare il presidente Trump, che nel frattempo ha sospeso il Tpp firmato da Obama che avrebbe consacrato Usa e Far East a protagonisti mondiali del commercio riducendo lEuropa a semplice spettatore. Quanto meno adesso i giochi si riaprono.
Autore: Roberto Iotti


28 Settembre 2017, ore 18:05

Corriere della Sera
Guerra del grano, quello estero sicuro Il ministero della Salute conferma: nessuna irregolarit. Esulta Aidepi nella battaglia con Coldiretti... Il grano estero non a rischio. A certificarlo, nei giorni scorsi, stato il ministero della Salute. Che ha messo un punto fermo nella guerra del grano tra la Coldiretti - che spesso ha messo in dubbio la salubrit dei carichi di cereali provenienti da oltrefrontiera e i produttori di pasta. Nel dettaglio, il Piano nazionale ministeriale per il controllo delle micotossine, pubblicato il 18 settembre 2017, non ha rilevato irregolarit in alcun campione di grano importato analizzato. Sono risultati conformi ai controlli sulle micotossine (aflatossine, deossinivalenolo, ocratossina A, zearalenone) sia i campioni di grano duro proveniente da Messico, Canada, Usa, Ucraina, sia quelli di grano tenero proveniente da Ucraina, Canada, Russia, Usa, Moldavia e Kazakistan. Le analisi sulle micotossine - spiegato in una nota di Aidepi, lAssociazione delle industrie del dolce e della pasta italiane - fanno seguito ai controlli, sempre realizzati dal ministero della Salute, su pesticidi e fitofarmaci divulgati a giugno. Anche in quel caso, nessun campione di grano duro risultato fuorilegge. E proprio a giugno scorso risale la protesta eclatante organizzata dalla Coldiretti al porto di Bari per bloccare una nave con 50 mila tonnellate di grano proveniente dal Canada. Anche in quel caso le analisi diedero esito negativo, portando al dissequestro del carico. Finalmente - spiega Riccardo Felicetti, presidente dei Pastai italiani di Aidepi quello che ribadiamo da anni stato confermato anche dallorgano di controllo pi autorevole: la pasta buona e sicura. Ci auguriamo che questi dati allentino la tensione degli ultimi mesi, frenando le insinuazioni e le accuse di chi, come Coldiretti, ha strumentalmente lanciato una campagna per screditare la qualit e la salubrit delle materie prime della pasta. Il nodo della questione lindicazione dellorigine del grano. Sullargomento, lo scorso 12 settembre, intervenuto con una lettera al Corriere anche il ministro delle Politiche agricole Maurizio Martina per il quale la decisione di introdurre lindicazione obbligatoria dellorigine delle materie prime per pasta e riso una scelta di grande valore strategico per tutto lagroalimentare italiano. Il ministro - replica Felicetti - parla di massima trasparenza per il consumatore: ben prima dellintervento di questo governo i pastai italiani avevano come interesse principale il consumatore e lesigenza di garantirgli completa e trasparente informazione e avevano proposto un sistema di etichettatura volontaria facilmente comprensibile (a differenza della proposta del governo) per la quale non abbiamo purtroppo ricevuto risposta alcuna. Con un appello firmato da ben 22 pastifici italiani (la quasi totalit del mercato italiano di pasta), abbiamo invitato il governo a non procedere con questa legge e a ricercare una soluzione normativa armonizzata a livello europeo, in quanto avrebbe leso la competitivit dei pastai italiani, senza tuttavia ricevere alcun riscontro da parte del governo.
Autore: Michelangelo Borrillo


27 Settembre 2017, ore 15:59

Quotidiano Nazionale
La novit loriginale millesimato unisce due produzioni della tradizione italiana E il Rosso di Montalcino d gusto al nuovo sigaro Toscano... Un connubio di due produzioni della tradizione italiana: il sigaro toscano e il vino Rosso di Montalcino. Cos si presenta il sigaro Toscano originale millesimato, prodotto con doppio fermentazione da Manifatture Sigaro Toscano (Mst) e presentato nel corso di un evento che si svolto nel Macro Testaccio in occasione del vernissage della mostra, promossa dalla Fondazione Maccaferri in collaborazione con la Fondazione Giuliani, Segnali di fumo che rimarr, come sottolineato da Gaetano Maccaferri, presidente dellomonimo gruppo industriale che controlla Mst, fino al primo ottobre alla citt di Roma e a ingresso libero. Con questo prodotto nel segno dellinnovazione - ha sottolineato il presidente - celebriamo due eccellenze della cultura produttiva italiana. Mst ci sta dando grandi soddisfazioni: il fatturato in continua crescita e un record di produzione di oltre 200 milioni di pezzi, oltre il triplo di quanto produce tutta Cuba, indica che stiamo andando nella giusta direzione e speriamo, con questo ultimo arrivato, non solo di stupire i clienti affezionati al sigaro Toscano, ma di conquistarne nuovi.


27 Settembre 2017, ore 15:58

Italia Oggi
Vendemmia agrodolce Il primato mondiale di produttori salvo, ma questa vendemmia sar tra le pi scarse del dopoguerra. E il dato che emerge da una dettagliata analisi della Coldiretti sulla raccolta delle uve che volge al termine. Dal presidente di Assoenologi Riccardo Cotarella arriva invece un invito alla cautela sui risultati in bottiglia: Vendemmia del secolo quanto a qualit dei rossi? Andiamoci piano, dipende da zona a zona. Finora di certo c il clamoroso calo di produzione, che oscilla tra il 25 e 30 per cento a causa della stagione anomala: tra i 40 e i 42 milioni di ettolitri, ovvero una delle vendemmie pi scarse dal 1947. La radiografia delle uve mancanti allappello drammatica: meno 40 % in Lazio e Umbria, 35 in Sicilia, 30 in Toscana, Puglia, Abruzzo, Molise, Liguria, Basilicata, Calabria e Valle dAosta, 25 nelle Marche e in Lombardia, 20 in Sardegna, 15 in Piemonte, Friuli Venezia Giulia e Veneto, 10 in Trentino Alto Adige. In controtendenza la Campania dove si stima un aumento del 5%. Nonostante il calo, per, lItalia manterr il primato produttivo mondiale davanti alla Francia (36 milioni di ettolitri) vittima delle gelate tardive, e alla Spagna (35 milioni di ettolitri) arsa dal sole. Se non ci saranno sconvolgimenti - spiega il presidente di Coldiretti Roberto Moncalvo - si prevede che le uve made in Italy saranno destinate per oltre il 40 per cento ai 332 vini doc, denominazione di origine controllata, e ai 73 vini docg, denominazione di origine controllata e garantita, il 30 per cento ai 118 vini Igt, indicazione geografica tipica,) riconosciuti in Italia e il restante 30 per cento a vini da tavola. A memoria duomo non si ricorda una vendemmia cos, commenta Riccardo Cotarella, presidente dellassociazione enologi e nonch enologo di fama, che spiega perch: Abbiamo avuto gelate in primavera, temperature desertiche, siccit totale e lunghissima, grandine, neve in Adriatico. Elementi cos estremi e accaniti hanno portato a una performance non normale della vigna dove laspetto pi importante la maturazione equilibrata del frutto. Ci sono stati problemi l dove non stata possibile lirrigazione di soccorso e dove la preparazione culturale per preparare il terreno e gestire la vigna non era al massimo. Per questi motivi, afferma Cotarella, non sono daccordo con chi parla di vendemmia del secolo per i rossi. Bisogna vedere da zona a zona. Piuttosto sar sempre arduo fare viticoltura senza un progetto, senza la presenza di agronomo ed enologo in vigna e cantina. Buone notizie giungono, invece, dai mercati esteri dove il vino italiano ha messo a segno un nuovo record storico delle esportazioni, con un aumento dell8% rispetto allo scorso anno quando, con 5,6 miliardi di euro, i vini erano la prima voce dellexport agroalimentare nazionale, secondo lanalisi della Coldiretti su dati Istat relativi al primo semestre. A spingere la domanda oltre confine sono le vendite di spumante che con un balzo del 14% in molti casi sfidano ormai alla pari lo champagne. Il vino italiano cresciuto scommettendo sulla sua identit commenta il presidente della Coldiretti, Roberto Moncalvo -, occorre sostenere lo sforzo delle imprese proseguendo sulla strada della semplificazione ottenuta con lapprovazione del Testo unico taglia burocrazia, che il frutto di una lunga mobilitazione per liberare le energie del settore pi dinamico del Made in Italy a tavola. E a questo proposito arriva il grido di allarme dei produttori: Siamo costretti a segnalare al sian, ovvero al portale del ministero, ogni spostamento del vino in cantina, perfino ad una botte allaltra, va in tilt e non funziona. Una perdita di tempo che comporta costi altissimi, denuncia Roberto Lucarelli, produttore di Sangiovese e Bianchello a Cartoceto nelle Marche. Dalla vendemmia in Italia si attiva un motore economico che genera oltre 10,5 miliardi di fatturato solo dalla vendita del vino e che d opportunit di lavoro nella filiera a 1,3 milioni di persone, con una ricaduta occupazionale che riguarda sia chi impegnato direttamente in vigne, cantine e nella distribuzione commerciale, sia chi occupato in attivit connesse e di servizio. Secondo una ricerca di Coldiretti, per ogni grappolo di uva raccolta si attivano ben diciotto settori di lavoro dallindustria di trasformazione al commercio, dal vetro per bicchieri e bottiglie alla lavorazione del sughero per tappi, continuando con trasporti, accessori, enoturismo, cosmetica e bioenergie.
Autore: Davide Eusebi


27 Settembre 2017, ore 15:58

Quotidiano Nazionale
C laccordo: la sostenibilit ora si misura con un sistema unico Integrare i due programmi per misurare la sostenibilit del settore vitivinicolo oggi esistenti, per definire un unico standard nazionale di certificazione che sia gestito in ambito di sistema di qualit e costituisca un riferimento univoco per le produzioni italiane e per il mercato internazionale. Con questo obiettivo i ministri dellAmbiente Gian Luca Galletti e dellAgricoltura Maurizio Martina hanno firmato un decreto che ha lobiettivo di armonizzare i contenuti del sistema di qualit nazionale sulla produzione integrata (Sqnpi) del ministero dellAgricoltura e del progetto Viva (del ministero dellAmbiente).


27 Settembre 2017, ore 15:58

Quotidiano Nazionale
Enoturismo in vigna, il tour si allarga Fino alla seconda met di ottobre Cantine Aperte in Vendemmia, levento in vigna e in cantina in 14 regioni italiane a cura del Movimento turismo del vino (Mtv), sar di scena in Piemonte, Campania, Lombardia e anche in Toscana e Veneto, due big per lenoturismo italiano. Si sono appena aggiunte anche Puglia e Umbria. In totale la speciale eno - staffetta conta circa 150 cantine.


27 Settembre 2017, ore 15:58

Quotidiano Nazionale
La signora dello Zibibbo A tu per tu con Jos Rallo, una delle signore del vino pi note della Sicilia, amministratore delegato del gruppo marsalese Donnafugata col fratello Antonio. Famiglia, col padre Giacomo, tra i pionieri del rinascimento del vino siciliano negli ultimi trentanni. Labbiamo incontrata a Pantelleria durante Passitaly, la tre giorni dedicata al vino - simbolo dellisola e al vitigno ad alberello, lo zibibbo (moscato dAlessandria), celebrato dallUnesco patrimonio dellumanit. Patrimonio prezioso - ancorch da valorizzare completamente - anche di questisola dura, rocciosa, vulcanica dove la vendemmia eroica, faticosa (e costosa) come la sua agricoltura.
Donnafugata ha portato ii suo famoso Passito Ben Ryai vertici dei vini dolci nel mondo. Quindi lo zibibbo funziona?
Siamo arrivati a Pantelleria nell89 e siamo cresciuti fino a 70 ettari di zibibbo in 12 contrade dellisola. Quindi ci abbiamo creduto e continuiamo ad investire anche in innovazione. Abbiamo ridotto le rese fin sotto i 40 quintali/ettaro, proteggiamo le vigne dal vento con canneti e dai conigli con reti che scendono un metro sotto terra, abbiamo ripristinato 30 chilometri di terrazzamenti. Con la tecnologia del freddo abbiamo rivoluzionato lo stile del passito per conservare i profumi primari del moscato e non asciughiamo completamente le uve lasciando un po di succo per dare intensit ma anche freschezza.
Il Ben Ry nato cos?
S, volevamo un vino dolce ma non stucchevole. Un bicchiere solare, luminoso, senza cenni di ossidazione, con grande freschezza nei profumi. Il mercato ci ha dato ragione. Investiamo anche in ricerca: in contrada Barone abbiamo campi sperimentali con 33 biotipi di moscato. Cloni spagnoli, francesi, greci per individuare quelli che possono valorizzare al meglio il potenziale viticolo dellisola. Dalle storiche cantine di Marsala Donnafugata esporta in 60 paesi del mondo. Alla tenuta storica di Contessa Entellina si sono aggiunte nel tempo Pantelleria, lEtna e Vittoria col Cerasuolo. E un buon momento per il vino siciliano...
La Sicilia offre oggi tanti stili di vino, propone piacevolezza, complessit ed eleganza. Vini giovani, freschi, facili e anche grandi rossi autoctoni da invecchiare, nonch rossi giovani per il pesce. Una grande versatilit, questo il segreto. E anche la ricerca della sostenibilit, dellinnovazione, della valorizzazione delle risorse materiali e immateriali che ci vengono dalla cultura dei nostri territori.
LEtna oggi forse il territorio pi cool...
Il vulcano una potenza simbolica incredibile, non un territorio da grandi volumi ma dalla fortissima vocazione identitaria. E il Nerello mascalese uva dalle potenzialit infinite.
Invece lo zibibbo, il vino del vulcano, quale futuro avr?
Allinsegna della versatilit. Lo stiamo proponendo anche secco col nostro Lighea da oltre 10 anni. Ma ceno solo il Passito che pu ripagare i costi della viticoltura eroica sullisola....
Ci vogliono 4 chili di uva fresca per ricavare 1 chilo di uva passa e quel chilo alla fine costa 10 euro. Poi lo sgrappolamento si fa tutto a mano. Il Passito costa soldi e fatica e le superfici a vigneto calano inesorabilmente...
Per questo bisogna lavorare intensamente per far crescere i consumi e promuovere il vino e insieme lisola grazie anche al riconoscimento dellUnesco e al parco naturale che sta sorgendo. E un territorio unico che d vini unici al mondo. Puntiamo sullestero, Usa, Svizzera, la Cina dove adorano i vini dolci. Il Passito e la bellezza aspra dellisola sono tuttuno. Il vino c gi. Adesso bisogna lavorare sulla crescita di un turismo colto e appassionato soprattutto dallestero.
Autore: Lorenzo Frassoldati


27 Settembre 2017, ore 15:57

Quotidiano Nazionale
Chianti Classico, Frescobaldi acquista tenuta a San Donato stata acquistata attraverso unasta pubblica per 13,3 milioni di euro la tenuta a San Donato in Perano, tra Gaiole in Chiami e Radda, che fa entrare ufficialmente Frescobaldi nel Chiami Classico, e in una delle zone pi vocate della denominazione del gallo nero. La tenuta, di circa 250 ettari, ne ha 52 di Chiami classico esposti a Sud, con altitudini comprese tra i 400 e i 600 metri. Lazienda anche dotata di unampia cantina, recentemente costruita, adatta sia per la vinificazione che per laffinamento. Abbiamo avuto loccasione di conoscere le elevate potenzialit dellazienda conducendola - precisa Lamberto Frescobaldi, Presidente della Frescobaldi - gi dalla primavera 2014. Questo ci permetter, nel 2018, di presentare la vendemmia 2015. Unannata estremamente qualitativa che ha prodotto vini di grande complessit e longevit. Il vino di riferimento dellazienda sar la Gran Selezione, a cui se ne affiancheranno altri due, tutti compresi nella denominazione del Chiami Classico.


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