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Il Meglio dell'Edicola

20 Gennaio 2017, ore 13:15

Corriere della Sera
Rossi e toscani, i tre vini dei cervelloni: Cos promuoviamo ricerca e talento ... Le bottiglie di Tenuta Ghizzano e Scuola SantAnna. E le anfore di Ginevra... Il vino dei cervelloni rosso e toscano. Lo si trova alla Scuola superiore SantAnna di Pisa. Tra robot medici e arti bionici, ecco le bottiglie della Tenuta di Ghizzano. Presenza inusuale al negozio dellateneo, tra magliette, penne e zaini porta computer. Noi siamo impegnati nella ricerca di frontiera e nella formazione che promuove il talento, dicono alla Scuola. Lidea che un vino toscano possa valorizzare il club di geni (ha sfornato tre Premi Nobel, Giosu. Carducci, Enrico Fermi, Carlo Rubbia) fa venire Sulletichetta si trovano i nomi della cantina e anche dellateneo in mente una citazione del filosofo Arthur Schopenhauer: Un talento colpisce un bersaglio che nessun altro pu colpire; un genio colpisce un bersaglio che nessun altro pu vedere. Il risultato sono tre bottiglie con a fianco i nomi della cantina e della Scuola (dove si organizza anche un master su Vini italiani e mercati mondiali). La vignaiola Ginevra Venerosi Pesciolini. Tenuta di Ghizzano - racconta - antica: la torre della cantina del 1370. Mio padre, Pierfrancesco, ha capito nel 1985 che il vino poteva cambiare tutto in questi 350 ettari. Prima di allora vendevamo sfuso. Nella zona nascevano solo vini quotidiani, senza ambizioni, anche se cerano tutte le condizioni ideali per grandi rossi, le colline a 200 metri daltezza, la vicinanza dal mare. Ginevra sorride ricordando quegli anni: Mi sembra un secolo fa. Pap lavorava in un laboratorio farmaceutico. Voleva produrre un solo grande vino, si ispir al Sassicaia. Si fece aiutare e consigliare dallamico Giorgio Meletti Cavallari, il fondatore della cantina Grattamacco a Bolgheri. Nasce cos il Veneroso: Sangiovese e Cabernet Sauvignon. Solo 4.000 bottiglie. Arriva il successo, il Veneroso si trova persino da Maxim, a Parigi. Una svolta, ma non tale da convincere il conte Pierfrancesco a far lavorare con lui la figlia Ginevra, seconda delle tre sorelle. Studia qualcosa di diverso da Agraria, mi diceva, con lagricoltura non ci si mantiene, pu essere solo un secondo lavoro. Lei si laurea in Lingue e finisce in una casa editrice a Milano, Ponte alle Grazie. Poi nel 1994 decide di tornare a casa, per sostituire la segretaria nellazienda agricola. Pensavo di limitarmi ad usare la macchina per scrivere e al fax. E, invece, il suo arrivo cambia tutto. un debutto timido, guardingo. La cantina stava crescendo. Nel 1996, era appena nato il nostro secondo vino, il Nambrot, che prende il nome da un nostro avo, Franco Nambrot, paladino di Carlo Magno. Il vino, Merlot, Cabernet Franc e Petit Verdot, potente, concentrato e ricco di influenze di rovere. Un beniamino di quella cultura italiana del vino che ama vitigni francesi e barriques, scrive la critica Jancis Robinson. Frutto di una lavorazione molto convenzionale, eccellente, ma senza rischi, secondo Ginevra. Ci ho messo anni per capire cosa fare, nel 2003 ho trovato la mia stra-da, prima la svolta biologica. Via concimi organici, diserbanti, insetticidi e anticrittogamici. Poi la biodinamica, seguendo le idee di Nicholas Joly, il guru francese di questa pratica. E i vini cambiano, soprattutto il Nambrot diventa pi espressivo, come fosse libero di parlare una lingua diversa, balsamico e speziato con una freschezza che si sbarazza delleredit legnosa. Il legno sempre meno presente. Non voglio assolutamente che prevalga sul frutto. Adesso mi sto dedicando alle anfore di cocciopesto, le Drunk Turtle, con materiali che fanno pensare alla tradizione fenicia e romana. Lesperimento iniziato nel 2015. Fra tre anni sar pronto il Veneroso affinato nel cocciopesto. Un contenitore non invasivo, un impasto crudo composto da cocci di laterizi macinati, frammenti di pietra, sabbia. Aiuter ad esprimere il Sangiovese in tutta la sua freschezza. Ginevra fa parte della federazione dei Vignaioli indipendenti. Si occupa di 20 ettari di vigneto, di altrettanti di oliveto (il resto bosco o coltivato a cereali). Produce 70 mila bottiglie. Siamo in 12 al lavoro nella Tenuta, dopo la vendemmia scegliamo gli acini a uno a uno, pigiamo ancora luva con i piedi. Oltre al Veneroso (Doc Terre di Pisa, 24 euro) e al Nambrot (Igt, 38 euro) produce il Ghizzano rosso e bianco (il primo Sangiovese con Merlot), il secondo Trebbiano, Malvasia bianca e Vermentino, entrambi Igt Costa Toscana (12 euro). Con Trebbiano, Malvasia bianca e Colombana si fa il Passito (Igt, euro) Veneroso, Nambrot e Ghizzano rosso sono i tre finiti allUniversit, colpendo un bersaglio che gli altri non hanno visto.
Autore: Luciano Ferraro


20 Gennaio 2017, ore 13:15

Il Venerd di Repubblica
Nemorino Rosso 2015 I Giusti e Zanza Fauglia (Pisa) ... Un giovane rosso che si beve e si ribeve... In etichetta sono rimasti i nomi dei fondatori, nel 1995, ma ora lunico proprietario Paolo Giusti. Azienda molto al femminile: ci lavorano la moglie Daniela e la sorella Bruna. Enologa Paola Carella, al commerciale Monica Masoni. Siamo a Fauglia, il mare dista una quindicina di chilometri. 117 ettari sono coltivati in gran parte a bacca rossa, con una densit di 9/10 mila piante per ettaro. La produzione di una bottiglia per pianta, ma per una bottiglia di Cabernet Sauvignon servir luva di due piante. Il Nemorino bianco si ottiene da Trebbiano e Semillon. Ventaglio di uve rosse: i due Cabernet, Merlot. Syrah, Petit Verdot e Sangiovese. Le etichette dei Nemorino sono firmate da Mattia Di Rosa, quelle di Belcore e Dulcamara da Ettore Sottsass, altro artista-amico. I nomi sispirano ai personaggi donizettiani dellElisir damore. La versione 2015 del Nemorino rosso composta da Syrah al 60 per cento, pi Sangiovese e Merlot a pari quota (20). Affinato in tonneaux di rovere francese per sei mesi, poi in bottiglia, un vino giovane, si vede dal colore. Ha profumi accattivanti di frutti rossi alternati a note floreali e speziate. Il sorso succoso, caldo, equilibrato. di personalit. Si beve e, con gusto, si ribeve. A Milano da Laltro vino, a Roma da Cul de sac sui 10 euro.


20 Gennaio 2017, ore 13:14

Quotidiano Nazionale/La Nazione
Tutto il mondo ama questa terra Scriviamo Toscana sui nostri vini ... Antinori: Marchio unico, prezzi pi alti e sfide con Cina e Usa di Trump... Prezzi un po pi alti. Un bel Vin-Tuscany, ma di qualit. E infine un po dordine e pi razionalit nel mare delle denominazioni per affrontare le sfide globali con un marchio solo, Toscana, perch il nostro brand amato, apprezzato e cercato nel mondo intero. Sono gli auspici per il 2017 di cui si fa alfiere per il Vigneto Toscana il Marchese Piero Antinori, tra i pi affermati portabandiera a tutte le latitudini. Che tra laltro si appresta ad aggiungere un gioiellino al-la gi prestigiosa corona di terreni e vigneti, altri 40 ettari super nel Chianti Classico. Che annata sar il 2017? Con un 2016 che si concluso abbastanza bene, per noi e per la Toscana. Dopo un 2015 da ricordare, anche il 2016 dar grandi soddisfazioni: due annate di fila in questo modo, gi un fatto positivo. Si avverte anche sui mercati? C grande incertezza, difficilissimo fare previsioni. A inizio 2016 prevedevamo un aumento di vendite del 4-5%, e abbiamo chiuso a +4%, pi che soddisfatti. E lo stesso vale per la Toscana. Con luci e ombre? Montalcino e Bolgheri sono in grande spolvero, per tutto il 2016 e credo anche per questanno. Realt piccole, ma ormai di notoriet internazionale. Wine Advocat esalta la BBB italiana, Barolo Brunello e Bolgheri: per fortuna Antinori in tutte e tre.... E il Chianti Classico? Continuo a crederci in maniera incondizionata, sinonimo di qualit e stile, il Sangiovese come viene in certe zone del Chianti Classico non viene altrove e noi ci inve-tiamo: oltre alla cantina, abbiamo acquisito il Castello di San Sano, e stiamo acquistando un gioiellino di vigneto, 40 ettari in uno dei luoghi pi vocati della zona storica. Piccolo ma esaltante. Curioso: il colosso a caccia di piccole chicche. Si. Ma diverso da quarantanni fa. Oggi tutto ci che prodotto nei nostri vigneti nasce da un approccio artigianale, una cura particolare. La quantit non negativa, ma conta lartigianalit. Che vien facile, nel Chianti Classico. Identit che si accentua. S. Crediamo nel Chianti Classico, il cui prezzo medio ancora troppo basso: il Consorzio deve impegnarsi in controlli e comunicazione per differenziare il Chianti Classico dal Chianti. Spingere ancor pi ad apprezzare la diversit, porre fine alla confusione. Come vede la nascita di Avito, lassociazione dei consorzi? Qualsiasi collaborazione positiva. Senza dimenticare la particolarit delle grandi denominazioni classiche, ricordiamo che la Toscana ha grande fascino in tutto il mondo, mentre il Piemonte e il Veneto non li conosce nessuno. Tira le orecchie alla Regione? Ha il compito di valorizzare. Intanto molti vigneti passano di mano. Anche importanti: ultimo il caso Biondi Santi. Ancora devo vederlo realizzato, e comunque la famiglia manterr un ruolo in azienda. Dispiace perch pensi che la famiglia storica sia la miglior custode di quella sensibilit che la multinazionale non ha. Ma anche segno di appeal. Cinquantanni fa non interessavano a nessuno. Ma intanto la crescita nei campi omogenea? Fino a qualche anno fa si vedevano vigne tristi con pali di cemento e tante fallanze. Molto ha giocato il Progetto Chianti 2000 e oggi dovunque si vedono vigneti fatti bene. Restano le troppe denominazioni. Perch nel mondo Ferratico di Bibbona dice poco, Toscana Igt meglio, sarebbe lora di riprendere un progetto di qualche anno fa per una Igt pi controllata, e spingere la Regione per regole pi severe su produzione e provenienza delle uve e promozione del prodotto. Del resto lAcqua Panna in etichetta ha aggiunto ancor pi grande la parola Toscana.... Come Cavalieri del Vino, mesi fa esprimeste dubbi sullavvento di Trump alla presidenza degli Usa, che restano il mercato pi importante. Allinizio temevamo una politica protezionistica, ma credo che il pericolo sia in buona parte svanito. E poi se anche ci fosse un leggero aumento dei dazi, negli Usa i vini toscani sono ben saldi.... E sullaltra sponda del Pacifico? In settembre, nella Giornata del vino su Alibaba il suo Tignanello ha spopolato. La Cina resta un punto interrogativo. Potenzialmente un mercato enorme, ma per ora sono pi le parole spese che le bottiglie comprate. Abbiamo fatto un accordo con una grande azienda statale, ma ribadisco: pi parole che bottiglie.
Autore: Paolo Pellegrini


20 Gennaio 2017, ore 13:14

Quotidiano Nazionale/La Nazione
Wine&Siena, il meglio di bianchi, rossi e bollicine dItalia ... Domani e domenica duecento produttori esporranno fra i monumenti pi belli... Siena capitale del vino italiano: questo lobiettivo del Wine&Siena, la manifestazione dedicata al gusto e ai tesori storico-artistici della citt. Alla sua seconda edizione, la due giorni consacrata alla vitivinicoltura porta a Siena una selezione dei migliori produttori dItalia, dai rossi corposi del sud alle bollicine della regione del Franciacorta. Lidea nasce da Gourmets International, gi creatori del Merano WineFestival, ed organizzato dal comune di Siena in collaborazione, tra gli altri, di Banca e Fondazione Mps. Un evento importante per la citt - osserva Davide Usai, direttore generale della Fondazione - che ben corrisponde alle nuove linee strategiche della nostra attivit istituzionale. Una felice unione fra cultura e sistema agroalimentare, due dei capisaldi per lo sviluppo sostenibile e la valorizzazione del territorio. Domani e domenica lappuntamento in centro, con duecento produttori dislocati tra Rocca Salimbeni, il Palazzo comunale, Palazzo Sansedoni, il Grand Hotel Continental e il Rettorato dellUniversit: sedi prestigiose, per un evento diffuso in alcuni dei luoghi pi suggestivi. Perch il Wine&Siena non solo unoccasione per conoscere e degustare grandi etichette, ma soprattutto un importante momento di valorizzazione per la citt: un percorso che porta il visitatore tra gli affreschi di Simone Martini e Ambrogio Lorenzetti, che apre le porte delle storiche sale di Palazzo Sansedoni. Come meravigliarsi? Cultura ed enogastronomia a Siena vanno a braccetto. Da sempre.
Autore: Tiziana Palmieri


19 Gennaio 2017, ore 18:21

Il Sole 24 Ore
LAmarone conquista gli americani ... I consumatori americani lo scelgono perch italiano, classico e versatile. Sono le carte vincenti dellAmarone della Valpolicella negli Stati Uniti, secondo lindagine 2016 dellOsservatorio commissionata dal Consorzio per la Tutela dei Vini Valpolicella a Wine Monitor di Nomisma, che mappa il modello di consumo di vino in Usa. Questo, alla vigilia dellanteprima dellannata Amarone 2013, organizzata dal 28 al 30 gennaio 2017 a Verona dal Consorzio con la partecipazione di 78 aziende. Il mercato Usa rappresenta la destinazione di oltre il 10% della produzione di Amarone, ricorda il presidente del Consorzio, Christian Marchesini. Tra gli altri dati dellOsservatorio, emerge che il 3% dei red wine consumer cita spontaneamente lAmarone come primo vino rosso italiano a cui pensa e un ulteriore 2% cita la denominazione Valpolicella; se si restringe il campo a coloro che consumano vino rosso italiano, si sale al 4% per lAmarone e al 2,4% per la doc Valpolicella.


19 Gennaio 2017, ore 18:20

Quotidiano Nazionale/La Nazione
Vigne e calici in Brasile dimenticando il Carnevale ... Oggi, il turismo enogastronomico una tendenza crescente e il Brasile offre una grande variet anche nel settore alimentare ed enologico. Esperienza molto lontana dallo stereotipo delle spiagge e del Carnevale. Negli ultimi anni il Brasile ha avuto una rapida crescita nel settore del vino con 150 cantine e un migliaio di vigneti su 89mila ettari. La maggior parte degli itinerari si trova nellestremo Sud del Brasile, vicino alle frontiere con lArgentina e lUruguay, negli Stati di Santa Caterina e Rio Grande do Sul. Le regioni di Contestado e della Serra Catarinense (So Joaquim, Lages, Campo Belo do Sul e Urubici), ospitano alcune delle pi note cantine del Brasile. Questi luoghi offrono ai visitatori la possibilit di visitare i vigneti, la produzione del vino, partecipare a sessioni di degustazione e, a seconda della stagione, partecipare alla vendemmia.


19 Gennaio 2017, ore 18:20

Panorama
Sos per quel vino a rischio destinzione ... Il Marsala soffre per scarsa tutela pubblica e contraffazioni. Ma i produttori reagiscono con alcune, ottime idee... Il 2017 potrebbe segnare un punto di non ritorno per il Marsala. Il Consorzio di tutela del pregiatissimo vino siciliano stato infatti escluso dallelenco dei Consorzi italiani Doc del ministero delle Politiche agricole. Lestromissione, frutto di cause politiche e amministrative, significa nessun finanziamento italiano o europeo per la promozione e la tutela del vino; maggiori difficolt a difendere legalmente uno dei prodotti alimentari italiani pi contraffatti, soprattutto ne-gli Stati Uniti e in Brasile, dove la produzione di domestic Marsala superiore a quella della provincia di Trapani. E rappresenta un danno dimmagine pesantissimo per la pi antica eccellenza doc italiana, privata di un rappresentante ufficiale per interloquire con le istituzioni. I problemi non sono di oggi. Dopo i fasti degli anni Cinquanta e Sessanta, la produzione calata a 50 mila ettolitri. Il Marsala infatti un vino da dopopasto, conversazione, meditazione. Va poco daccordo con i ritmi dei fast food e, in genere, di uno stile di vita segnato dalla crisi. Ma alcuni produttori storici stanno reagendo con nuove strategie. La Fratelli Lombardo esporta il 70 per cento del suo fatturato puntando sui rivenditori di fascia alta. Non solo in mercati storici, come gli Stati Uniti, ma anche negli emergenti, come lIndia. Prossima tappa: il Vietnam. Cantine Pellegrino, marchio con 140 anni di vita, va incontro ai giovani e, con laiuto di barman emergenti, sta sperimentando la strada del Marsala come ingrediente di cocktail. Un giovane imprenditore siciliano, Francesco Alagna, entro fine anno aprir il Museo del Marsala, per battere le strade di successo del turismo enogastronomico ed esperienziale. Insomma, ancora non tutto perduto. E infatti, incalzata dai produttori (secondo quanto risulta a Panorama) si sarebbe svegliata anche la Regione: starebbe trattando con Roma la riammissione del Consorzio di tutela nellelenco ministeriale e richiedendo, contestualmente, maggiore tutela sui mercati esteri. Speriamo bene.
Autore: Pietro Romano


19 Gennaio 2017, ore 18:19

Panorama
Il miglior Fiano dAvellino ... Cominciamo dal brandy, sorpresa trovata nei campioni di vino da degustare. Nato dal Fiano nel 1986, un pezzo raro di grande classe. Appassionato dilettante, ignoravo che da questo vitigno potesse venir fuori roba simile. Complimenti a Roberto e Generoso Di Meo che ci hanno peraltro conquistato con i loro bianchi sapientemente invecchiati. Si prenda il Colle dei Cerri 2006, il miglior Fiano di Avellino che ci sia capitato di assaggiare. Dieci anni portati magnificamente, profumo garbatamente solenne, sapore pieno, retrogusto riflessivo. Allo stesso livello di qualit, anche se pi prezioso, il Fiano Selezione Erminia Di Meo 2000. Scomparsa da quattro anni, la sorella degli attuali titolari stata onorata per tempo con 3000 bottiglie di grandissima classe. Fin dal profumo si avverte una freschezza che ignora i sedici anni di maturazione. Il sapore profondo e raffinato lo rende un eccellente compagno di grandi piatti. Anche i vini minori hanno uneccellente rapporto qualit - prezzo, come il Fiano Alessandra 2010, freschissimo prodotto di nuova generazione che lascia trasparire il fascino intatto di una recente maturit. Conturbante il sapore del Greco di Tufo 2010 annunciato da un colore caldissimo.
Autore: Bruno Vespa


18 Gennaio 2017, ore 11:45

Italia Oggi
LUiv non d valore ... Mastroberardno spiega la rottura con lUnione vinicola... 20 aziende escono dal sindacato... Far esprimere al vino italiano tutto il proprio potenziale e che oggi non capace di esprimere. Toglierlo dalla terra di mezzo nella quale si trova oggi. Piero Mastroberardino ha risposto alle domande di ItaliaOggi sul perch 20 aziende, tra cui Mastroberardino, Antinori, Masi, Santa Margherita, Ferrari, abbiano lasciato Unione Italiana Vini (Uiv).
D. Cosa vi ha spinto a uscire da Uiv?
R. Nel corso degli anni si avvertita sempre pi lesigenza di una voce omogenea che rappresentasse il mondo del vino, che si mostrasse particolarmente sensibile ai temi dellimpresa, del valore, della marca e del territorio. Contemporaneamente, la sensazione che in Uiv tali fattori invece di tendere ad omogeneizzarsi andassero disgregandosi.
D. Chiedete una voce omogenea, quale ruolo dovrebbe avere?
R. Un ruolo di rappresentanza forte con idee chiare sulle linee di sviluppo atte a garantire condizioni di successo alla nostra filiera per gli anni a venire. Un soggetto capace di concentrare la propria attenzione sui rapporti istituzionali a livello nazionale e internazionale, scevro da condizionamenti derivanti da logiche spurie o prestazioni di servizi non strettamente connessi con il ruolo sindacale. In sintesi, un ruolo definito e chiaro, in favore delle imprese che si impegnano concretamente per la crescita del vino italiano sui mercati.
D. Chi dovrebbe esserci dentro?
R. Tutti i soggetti che convergono sul concept di rappresentanza fondato sui quattro pilastri che dicevo, ovvero impresa, valore, marca, territorio. Abbiamo bisogno di un mondo del vino che elevi il valore delle proprie produzioni e ponga in evidenza il ruolo delle risorse immateriali, quelle che tanto affascinano i consumatori nel mondo e che costituiscono il differenziale vantaggio competitivo del made in Italy.
D. Qual lelemento pi forte che manca al vino italiano?
R. La capacit di tradurre il legame marca-territorio in valore e di riportare quel valore per intero a casa, a remunerare tutti gli investimenti fatti a vario titolo lungo larco dellintera filiera produttiva e commerciale.
D. Quale situazione vive oggi il mondo del vino italiano?
R. Una sorta di terra di mezzo. una filiera che da sempre esprime un enorme potenziale, ma che fa fatica a tradurre tale potenza in atto. Dobbiamo lavorare tutti per accrescere il livello di consapevolezza del consumatore nei confronti dellenorme impegno di crescita qualitativa e competitiva profuso in questi ultimi cinquantanni, pur tra mille contraddizioni che caratterizzano una filiera cos complessa e innervata nel tessuto sociale del nostro Paese.
Autore: Andrea Settefonti


18 Gennaio 2017, ore 11:45

Italia Oggi
Chianti punta su Messico e Far East ... Messico, Cina, Singapore e Corea del Sud, il Consorzio delVino Chianti ha scelto gli obiettivi del 2017. E per la promozione finanziata con i contributi Ocm Vino dellUnione Europea far tappa a Citt del Messico, Hong Kong, Singapore e Seoul. La scelta stata deliberata nellultimo comitato marketing del Consorzio che ha deciso di confermare cos i Paesi dove si era gi registrata unattivit promozionale nel corso degli ultimi anni. Abbiamo deciso di confermare quei Paesi che rappresentano per noi un nodo strategico per lo sviluppo del nostro export, spiega il presidente Giovanni Busi La prima tappa, il 6 marzo, sar a Citt del Messico con un workshop con incontri B2B tra aziende e importatori oltre a un seminario per giornalisti e operatori del settore. L8 maggio il Consorzio voler in Cina, a Hong Kong, in occasione di Prowine Asia 2017. Il 15 maggio il Consorzio torner a Singapore per organizzare un nuovo workshop con giornalisti e operatori del settore mentre il 17 maggio ultimo appuntamento a Seoul, in Corea del Sud.
Autore: Arturo Centofanti


18 Gennaio 2017, ore 11:44

Italia Oggi
Vini francesi in calo competitivo La bocciatura arriva da uno studio condotto da Agrex Consulting e Efeso per France Agrimer Filiera ancorata a vecchi modelli agronomici e di vendita Il paragone con gli Airbus che piace tanto ai manager pubblici di France Agrimer, equivalente alla nostra Ismea, e a quelli privati del Cniv, Comit national des interprofessions des vins appellation dorigine, qualcosa di analogo alla Federdoc di Riccardo Ricci Curbastro (vini di Franciacorta) e di Giuseppe Liberatore (Chianti Classico), viene ripetuto anche questanno (riferendosi al 2016, naturalmente): Abbiamo esportato pi vino francese nel mondo che Airbus. In effetti si tratta di un giro daffari di 8 miliardi di euro, cresciuto del 6,7% rispetto allanno precedente, poco pi di un terzo del fatturato di un settore - la viticoltura - che vale 30 miliardi e resta al primo posto nel ranking delle esportazioni con una quota del 30% in valore ma scende al terzo (dopo Spagna e Italia), con una quota del 14%, quando si passa dalla somma dei contratti al conteggio del-le bottiglie vendute. Allapparenza sembra che tutto se porte bien, che tutto vada bene, ma andando a scavare nelle statistiche, andando a intervistare i player del mercato - produttori e ngociant, commercianti e societ specializzate nellexport vinicolo - come hanno fatto in questi mesi i ricerca-tori di due societ di consu-lenza, la Agrex Consulting di Reims e la Efeso, su incarico di France Agrimer, si ha la conferma di quanto tutti, qui in Francia, ti spiegano a bassa voce ma non dichiarano mai pubblicamente. Vale a dire che la filiera vinicola, nonostante i buoni risultati aggregati (volumi produttivi e fatturato), soffre di un male oscuro che rischia di mandarla in coda a tutte le classifiche internazionali. Se non cambia. E questo male oscuro ha un nome preci-so: perdita di competitivit. Detto pi chiaramente, come fanno gli analisti di Agrex e Efeso, la wine industry francese in tutti questi anni non s rinnovata, n dal punto di visto pi specificatamente agronomico (colture, impianti, processi industriali) n dal punto di vista del marketing (nonostante un savoir faire riconosciuto) e della commercializzazione sui nuovi mercati internazionali, per esempio la Cina (che beve sempre di pi vini australiani) e il Giappone (dove i vini cileni hanno battuto, per la prima volta nel 2015, i francesi e oggi sono al primo posto in classifica). Lofferta francese, scrivono gli autori della ricerca non ha pi quelle caratteristiche di originalit e dimmagine che hanno fatto sempre la differenza tra un Bordeaux e un rosso prodotto, per esempio, dalla cilena Concha y Toros, il colosso da 10 mila ettari e un miliardo di dollari di export. Insomma, in Francia tutto rimasto fermo (o s mosso molto poco) mentre il mercato mondiale del vino cambiato profondamente. Con nuovi prodotti, nuovi blend, nuove etichette, processi produttivi fortemente industrializzati e automatizzati come richiedono gli immensi vigneti del Nuovo Mondo. Si prenda il Cile, per esempio. In pochi anni ha conquistato il 6% del mercato mondiale in valore (al quarto posto dopo Francia, Italia e Spagna) e il 9% a volume grazie a una politica di sistema che ha consentito di concentrare sullexport il 70% della produzione e riuscendo anche a differenziarla - Cabernet, Sauvignon, Carmnre e altri vitigni - a differenza dellArgentina che produce e vende solo Malbec. E qui veniamo allaltro punto debole della viticoltura francese: la sua incapacit di proporre al mercato mondiale (fatto di nuovi consumatori come i cinesi, i giapponesi, gli indiani e tutti gli orientali che si avvicinano per la prima volta al vino) prodotti entry level, a bassa gradazione, adatti ai gusti e ai palati pi giovani. Non si pu vivere solo di Bordeaux, di grandi vini e vecchie glorie, fanno osservare alla Johannes Boube, unazienda di Bordeaux che si occupa di selezionare e acquistare il vino per conto del colosso Carrefour. Fanno anche lesempio della filiera ita-liana proprio per dimostrare che cosa voglia dire, oggi, fare innovazione ricordando la case history del Prosecco che non si sa quanto possa reggere alla lunga ma che, intanto, ha conquistato segmenti di mercato impensabili. La filire italienne a une forte capacit dadaptation la conclusione del direttore acquisti della Boube. Che detto da un manager della gdo, dove si concentrano sempre di pi i consumi vinicoli (in Francia come in Italia), gi una bella soddisfazione.
Autore: Giuseppe Corsentino


17 Gennaio 2017, ore 10:52

Il Sole 24 Ore
Lalimentare si salva con lexport ... Per lanno 2016 stimata una crescita del 5% con consumi interni ancora stagnanti... Lexport agro-alimentare italiano accelera ma la performance si ferma, nei primi nove mesi del 2016, sulla soglia dei 28 miliardi, +3% (+3,1% a 22 miliardi solo lindustria alimentare). Un po meglio del trend di inizio anno ma lontano dal 7,4% del 2015. Del resto comprensibile, dato il rallentamento delleconomia mondiale. La produzione invece risente della stagnazione dei consumi italiani, anche se a ottobre il fatturato dellindustria alimentare rimbalzato del 3,4% su base annuale. Nel comparto alimentare trainanti risultano i settori molitorio, caffeicolo e lattiero-caseario; in retromarcia acque minerali e pasta. La produzione ha stentato a causa di consumi italiani stagnanti - osserva il presidente di Federalimentare Luigi Scordamaglia - ma dobbiamo tener conto anche della componente estera. Ma ora siamo alla svolta, almeno questa la sensazione. E tenendo presente che lexport alimentare viaggia oltre il 3% contro lo 0,5% del dato generale. Secondo Scordamaglia questanno andr meglio e se non rivedremo pi il +6,7% del 2015, la crescita dellexport potrebbe procedere al ritmo del 5% lanno. Nel bilancio dei primi 9 me-si del 2016 dellexport, lufficio studi di Federalimentare sottolinea che allungano il passo gli Stati Uniti con un +3,6%, ma frena la Cina con un disastroso -13,7%, dopo il boom, +24%, del 2015. Il passo migliore quello della media Ue, con un +3,6% e si conferma il consueto vantaggio dellexport di settore rispetto a quello complessivo del Paese. Per gli industriali evidente una netta perdita di velocit rispetto ai consuntivi export del 2015, che avevano raggiunto un +6,7% per lindustria alimentare e un +3,9% per lexport totale. Mentre, a livello europeo, va sottolineato il riaffacciarsi di un simbolico segno pi sul mercato russo, con un +0,6%. A causa dellembargo commerciale incrociato Ue-Russia, lexport alimentare tricolore verso Mosca scivolato dal picco di 562 milioni di euro del 2013 ai 352 milioni del 2015 e ai 240 milioni dei primi nove mesi del 2016. Con pesanti perdite, in particolare, per formaggi, carne e pesce. Prima delle sanzioni commerciali, Mosca aveva raggiunto l11 posto tra gli sbocchi del food & beverage e un peso del 5,2% dellexport nazionale complessivo su quel mercato. Formaggi, salumi e altri prodotti sono esclusi dallembargo - osserva Scordamaglia - ma hanno subito gli scossoni della risi economica russa e del crollo del potere dacquisto. Sanzioni bis A met dicembre le sanzioni Ue alla Russia sono state prolunga-te per altri sei mesi. La decisione piombata non inattesa ma proprio quando i grandi spazi del mercato russo si stanno ria-prendo - sottolinea Scordamaglia - con lassestamento e la lenta ripresa in atto delleconomia nazionale. Occorre disinnescare contrapposizioni frontali che non portano a niente ancora una volta lEuropa sceglie di non scegliere lasciando agli Usa la prima mossa. Nonostante la progressiva integrazione dei mercati europei e russi sarebbe la naturale evoluzione per entrambi. Con Trump cambier qualcosa? Credo di s - risponde il presidente di Federalimentare - ma questi 6 mesi saranno comunque gli ultimi in ogni caso. Il presidente non nasconde che gli spazi di crescita del food & beverage solo esclusiva-mente legati ai mercati esteri e alle prospettive dellexport. Senza un partner fondamentale come la Russia sarebbe a rischio lo stesso obiettivo dei 5o miliardi di export agroalimentare al 2020. Tornando ai dati dei primi 9 mesi elaborati dallufficio studi di Federalimentare, si registrano variazioni positive a due cifre per lexport molitorio (+20,3%) e saccarifero (+20,3%). Seguono caff (+8,2%), oli e grassi (+6,7%) e lattiero-caseario (+5,7%). Sul fronte opposto, si segnalano gli scivoloni di acque minerali (-7,8%), birra (-3,3%), riso (-2,2%) e pasta (-2,2%). I consumi (sempre stagnanti in Italia) sembrano per orientarsi verso produzioni nazionali: nei nove mesi, limport dellindustria alimentare raggiunge 15,3 miliardi di euro, con un calo del -1,6%. Il saldo positivo per 6,6 miliardi, in crescita del +15,6% sullanalogo periodo dello scorso anno. Regole uguali Sul tema scottante delletichetta trasparente i pastai italiani di Aidepi (lAssociazione delle industrie del dolce e della pasta) bocciano linvio a Bruxelles del decreto sullobbligo di indicare lorigine del grano sul-letichetta della pasta. Secondo Riccardo Felicetti, presidente dei pastai di Aidepi, la formula scelta non ha alcun valore aggiunto per il consumatore. Lorigine da sola non in-fatti sinonimo di qualit. Inoltre non incentiva gli agricoltori italiani a investire per produrre grano di qualit con gli standard richiesti dai pastai. Felicetti aggiunge che letichetta individuata invece d informazioni poco chiare e, invece di aiutare il consumatore a fare scelte consapevoli, lo disorienta e confonde. Si vuole far credere che la pasta italiana solo quella fatta con il grano italiano o che la pasta di buona qualit solo se viene prodotta utilizzando nazionale: non vero. La qualit del grano si pu e si deve misurare attraverso la verifica della conformit a specifici requisiti e parametri che dipendono da condizioni del terreno, quelle climatiche, pratiche agronomiche adottate. Per Scordamaglia non ha senso imporre regolamenti nazionali in Europa. Siamo favorevolissimi alla trasparenza in tutte le filiere, ma le regole in Italia non possono valere solo per le nostre imprese e non per i competitor Ue. Felicetti conclude: Questa etichetta nata male potrebbe compromettere la competitivit dellintera filiera della pasta sul mercato nazionale e internazionale. Non incentiva gli agricoltori italiani a investire per produrre grano con standard di qualit richiesti dai pastai. Che rischierebbero cos di lavorare un grano scadente acquistato a prezzi pi elevati.
Autore: Emanuele Scarci


16 Gennaio 2017, ore 11:44

Repubblica Firenze
Vino75, business in crescita Invitalia e Sici ci investono ... fondi di investimento scommettono sulle potenzialit di Vi-no75, lenoteca digitale nata nellincubatore fiorentino Nana Bianca ed eletta dal colosso Alibaba a proprio interfaccia italiano per il mercato mondiale del vino. Invitalia Ventures, specializzata negli investimenti sulle start con maggiori potenzialit di crescita, e Sici sgr, societ di gestione del risparmio indipendente con sede a Firenze in viale Mazzini, hanno deciso di partecipare insieme ai soci fondatori (quattro giovani imprenditori) e ai primi finanziatori (Andrea Merloni, Club Italia Investimenti 2 e Club Digitale) ad un aumento di capitale di Vino75 da 1,5 milioni di euro, che porter ciascuno dei due fondi a detene-re meno del 15% della promettente start up. Vino75 operativa dal 2015, in meno di due anni riuscita a mettere in catalogo 1.500 etichette di 600 produttori, a porta-re sul mercato cinese dieci cantine grazie allaccordo con Alibaba e a fatturare poco meno di 2 milioni, in crescita del 23% al mese e che in appena 4 anni si punta a "ventuplicare" fino sulla soglia dei 40 milioni. Della start up attraggono, dunque, le enormi possibilit di crescita del business. Ma non solo, e non tanto. Per Sici, che ha un legame forte col territorio in chiave di promozione dello sviluppo delle sue eccellenze, Vino75 mostra lattitudine a funzionare da veicolo di una crescita di sistema. Vino75 non un semplice market piace, spiega Guido Tommei, direttore generale della sgr di viale Mazzini presieduta da Daniele Taccetti. Vino75 una vera e propria enoteca digitale che seleziona i vini, va a scoprire etichette sconosciute, stipula contratti di fornitura coi produttori, compra le bottiglie, studia e pianifica le promozioni, vende e consegna in 48 ore ai consumatori di tutto il mondo. E per queste sue caratteristiche, apre per le picco-le cantine uno straordinario canale commerciale, in grado di spalancare per le pmi le porte di mercati che queste aziende non potrebbero mai raggiungere con le loro sole forze. Ad aprile proprio Sici aveva fotografato il quadro di difficolt che attraversa il settore delle medie-piccole aziende vitivinicole toscane. Aveva analizzato un aggregato di 18 di queste cantine con un comune denominatore: guadagnano bene ma spendono tutti gli utili per pagare alle banche gli interessi degli affidamenti ottenuti per investire in cantine, nuovi vitigni e strutture agrituristiche, trascurando per i canali commerciali. Aziende paralizzate. Bloccate dentro i confini nazionali dove i consumi sono al palo. Impossibilitate ad affrontare la promettente sfida dellexport. Laggregato delle 18 aziende fattura 97 milioni di euro e occupa 608 dipendenti. Potenzialmente, un colosso. Che ha una eccellente margine operativo lordo ( 14% di ebitda) ma un indebitamento bancario mostruoso di 234 milioni che si mangia tutta la redditivit: il rapporto tra indebitamento bancario e Ebitda 16,7, quando un rapporto sano e fisiologico sarebbe quello di rimanere sotto il parametro di 4. Ed ecco che per questo tipo di aziende - ma anche per tutto il sistema - Vino75 rappresenta unopportunit per riuscire a distribuire allestero informa semplificata, disintermediata, economica, rapida. Fondata da Andrea Nardi Dei, insediata in Nana Bianca valuta e seleziona i vini tramite i propri sommelier, acquista e fa scorte delle bottiglie pi vendute che restano in magazzino per non pi di un mese, mentre per i vini a pi bassa rotazione stipula procure di acquisto. Stabilisce i prezzi di vendita in base a strategie di posizionamento, con occhio attento ai prezzi della concorrenza. Consegna in 48 ore (prezzo 9,9 euro, consegne gratuito per ordini sopra i 120 euro). Nei pochi mesi di vita, al giugno 2016 aveva gi venduto 174.000 bottiglie con uno scontrino medio di 140 euro a ordine. Ha 400.000 iscritti alla piattaforma. E ora punta a rifornire non solo singoli consumatori appassionati di vi-no ma anche enoteche e ristoranti in tutto il mondo. Superfluo sottolineare che laccordo con Alibaba, che ha scelto Vino75 come enoteca digitale dal mercato dei vini italiani, sia il fiore allocchiello della start up insediata in Nana Bianca. Questo accordo - spiega Andrea Nardi Dei - ci ha consentito nel 2016 di portare 10 cantine sul mercato cinese. Nel 2017 lavoreremo per portarne almeno 100. E c chi scommette che questo possa dare la spinta ai segmenti pi fragili delleconomia toscana del vino e dellagroalimentare, a micro aziende eccellenti ma senza gambe per correre.
Autore: Maurizio Bologni


15 Gennaio 2017, ore 11:45

LEspresso
LExtrme rappresenta per la linea Palazzo Lana, vertice qualitativo della Guido Berlucchi, lestremizzazione della maison bresciana. Un blanc de noir (pinot nero) dalla sferzata transalpina, vigoroso e verticale come pochi. Il Franciacorta Extreme Extra Brut 2007 (50 euro) rappresenta al meglio lo stile di questa etichetta. Un naso giocato sui toni di mela acida e agrumi vividi (pompelmo e limone) anticipa una beva dallacidit vibrante, che sinnesta in una succosit che denota cura delluva e scelta del terroir.
Autore: Paolini & Grignaffini


14 Gennaio 2017, ore 12:59

Il Sole 24 Ore
Vino, scontro Governo-Regioni sui fondi Ocm... Promozione. Vertice il 23 gennaio ... Non cala la tensione sulla spesa dei fondi Ue per la promozione del vino italiano allestero. Dopo i 13 ricorsi al Tar sulla prima graduatoria nazionale e i tentativi del ministero delle Politiche agricole di superare lempasse i 102 milioni restano bloccati. A settembre in seguito alle prime contestazioni delle cantine escluse il Mipaaf aveva rivisto la graduatoria degli assegnatari e a fine 2016 aveva inoltre lanciato un nuovo bando nel quale recuperare gli esclusi. Ma nonostante tutto ci la matassa resta intricata. Oggetto dei ricorsi di ottobre era stata la definizione di nuovo beneficiario al quale garantire una priorit nellaccesso ai fondi. Priorit che non sarebbe stata rispettata nella prima graduatoria predisposta dal Mipaaf. Da qui i ricorsi e la revisione della graduatoria in attesa del pronunciamento di merito del Tar atteso per il prossimo 21 marzo. Tuttavia, le aziende che hanno ricevuto i fondi non avviano gli investimenti per timore di una nuova decisione dei magistrati amministrativi che possa rimettere in discussione i finanziamenti. E sono bloccati anche i bandi delle regioni (che gestiscono i 2/3 del ricco budget annuale) che chiedono delucidazioni sulle misure da intraprendere e le priorit da assegnare per non rischiare nuovi contenziosi. un quadro sconsolante - spiega il responsabile vitivinicolo della Cia, Domenico Mastrogiovanni -. Tutto fermo mentre i nostri competitor di Francia e Spagna vanno avanti. E questo rischia di lasciare il segno nelle nostre quote di mercato allestero. Ad agitare ulteriormente le acque anche lipotesi emersa nei giorni scorsi che gli assessori regionali abbiano chiesto un incontro al quale i tecnici del Mipaaf non si sono presentati. Le regioni chiedono inoltre lumi sul capitolo dei progetti multiregionali - aggiunge Mastrogiovanni - si tratta di programmi finanziati con la dotazione nazionale fino a un tetto di 4 milioni. Ma se si supera tale tetto non chiaro se dovranno intervenire le risorse regionali. Il ministero non ha alcun problema a incontrare le Regioni - spiega il capo dipartimento Mipaaf, Luca Bianchi - abbiamo appena convocato una riunione per il 23 gennaio. Il principio da seguire per evitare di finanziare progetti che non ne abbiano diritto ed eliminare rischi di duplicazione dei finanziamenti quello della partita Iva Una singola partita Iva non pu concorrere due volte agli stessi contributi n se stata gi finanziata in passato pu risultare tra i nuovi beneficiari. Le Regioni godono di autonomia, la utilizzino. Il ministero non si pu sostituire nella redazione dei bandi. Sui progetti multiregionali la priorit spendere le risorse. Negli anni scorsi il budget gestito sul territorio non stato utilizzato al 100% ,questo il principale obiettivo del ministero e dovrebbe esserlo anche delle Regioni.
Autore: Giorgio DellOrefice


14 Gennaio 2017, ore 12:59

Io Donna - Corriere della Sera
Sangiovese Cabernet Sauvignon 2012 ... Marche IGT Cantine Terre Cortesi Moncaro Montecarotto, Ancona... Da quando conosco Chris Blackwell (produttore discografico inglese, ndr), fuggo ogni anno in Giamaica, al suo Goldeneye Resort, per una settimana. Ebbene, sulla veranda del ristorante sorseggiamo vino italiano. Un rosso servito molto freddo: colore rubino brillante, al naso piacevolmente fruttato, in bocca ha la giusta acidit e una lieve pienezza che permettono di goderlo cos freddo con il pesce alla griglia e con un Goldeneye club sandwich. Mi domando: chi produce questo vino perfetto da bersi, tutto il giorno, in un paese caraibico dove il rum imperversa con i suoi drink favolosi? Scopro che arriva dalle Marche e che il tocco in cantina del mio amico Riccardo Cotarella, il Michel Rolland italiano. Grazie a lui, sar pi pronto ad affrontare (il 14 febbraio, in Umbria) un convegno sulluso dei vitigni autoctoni italiani nel mercato globale.
Autore: Gelasio Gaetani dAragona


13 Gennaio 2017, ore 12:44

CORRIERE DELLA SERA
Un prosecco per illuminare i brindisi speciali ... Dallidea di due ragazzi, non ancora ventenni, nato Luminour... Unetichetta per illuminare brindisi speciali. nato con questo spirito Luminour, il nuovo Prosecco Docg della cantina Fioravanti Onesti, della famiglia Persico Frova. Viene prodotto dal 2016 da una selezione di uve glera, in provincia di Treviso, da vigneti coltivati seguendo i dettami della viticoltura biologica. A rendere singolare questo prosecco, dal gusto fruttato, il fatto che la bottiglia sia dotata di un piccolo pulsante per accendere letichetta, facendola illuminare con toni che spaziano dal blu, allarancione, fino al rosa neon. Un modo per creare unatmosfera speciale e dare una veste giovane a un prodotto classico, spiegano i fratelli, quasi ventenni, Enrico e Rocco Persico Frova, che hanno ideato la linea .


13 Gennaio 2017, ore 12:44

CORRIERE DELLA SERA
Io, americana, scelgo i vostri vini migliori. Ecco su quali scommetter questanno ... Parla Monica Larner, che per Wine Advoctate do i voti alle bottiglie italiane... Nel suo ufficio pieno di casse di vino a poca distanza dal Colosseo, stappa 3.000 bottiglie lanno. Per ogni vino una scheda e un punteggio in centesimi. Monica Larner arrivata da Hollywood a Roma nel 1981, a 11 anni, assieme al padre Stevan, regista (Radici, Uccelli di rovo, Visitors).
Sul balcone di Piazza Venezia, a Roma, Stevan Larner gir le scene di Mussolini per il telefilm Venti di guerra. Lo spirito di Ernest Hemingway, soldato in Italia e gran bevitore di Valpolicella, contagi la famiglia, portando prima i genitori e pi tardi i figli sulle strade del vino. Dopo la laurea in giornalismo a Boston e New York, Monica tornata in Europa, diventata sommelier e ha recensito 16 mila vini. A Natale era a Santa Barbara, California, nel ranch di famiglia (60 ettari) acquistato dai genitori per produrre vino. Ora alla guida c il fratello Michael.
Dal 2013 la responsabile per lItalia di Wine Advocate, il gruppo del guru della critica enologica, Robert Parker. La proposta di assunzione gli arrivata via mail: Si prega richiamare. La presi per uno scherzo e non risposi per giorni - racconta Monica - poi mi decisi e scoprii che, con la tenacia di agenti della Cia, avevano indagato su di me, sui miei articoli e sullassenza di conflitti di interesse. Cos diventata la donna che pu cambiare il destino di unazienda. Ora un suo 100/100 assegnato a un vino scatena una tsunami commerciale, unonda che parte dagli Stati Uniti ed in grado di sommergere di ordini una piccola cantina. successo cos a Montalcino, nel 2015 con il Brunello Tenuta Nuova 2010 di Casanova di Neri ed il Brunello Madonna delle Grazie 2010 del Marroneto.
Nel 2017 su quali zone punterai?
Mi occuper in modo democratico di Nord, Centro e Sud. Per la Basilicata ho un particolare amore, il Vulture e il suo Aglianico mi affascinano. Punto sul Nerello Mascalese dellEtna, dove vado spesso. Pu conquistare nuove frontiere. Continuer a girare in Piemonte, Veneto e Toscana, dove ci sono denominazioni che offrono qualit incredibile. Sono interessata ai grandi cambiamenti del Fiano, un vitigno capace di longevit. Mi occuper di Sangiovese toscano, Brunello e oltre: ora pi che mai riesce ad esprimersi nelle differenti microzone. Sono colpita dallevoluzione del Chianti Classico. A Nordest mi aspetto risultati interessanti per Friulano, Malvasia, Sauvignon e Pinot bianco.
Quali novit ti aspetti dalle aziende italiane?
Sono curiosa di vedere come le grandi affronteranno il cambiamento generazionale: Antinori, Tenuta San Guido e le altre. I figli degli attuali patron hanno viaggiato, parlano le lingue, hanno frequentato scuole enologiche. Sar interessante vedere se ci saranno cambiamenti stilistici. Hai appena scritto un lungo articolo sulle cantine italiane comprate da stranieri. Le vendite continueranno?
Credo di s. Il mercato fluido in tutto il mondo. Produrre vino non costa molto. Ma per venderlo, ora bisogna spendere di pi. Bisogna viaggiare. Investire in biglietti aerei, hotel e ristoranti. Avere a che fare con il cambio monetario. Per le aziende piccole sempre pi impegnativo. Quelle pi grandi sono pi agili e pi pronte: sono favorite. Un fenomeno che nel 2016 ha avuto una forte accelerazione.
Ci sono affari in vista?
Gi si parla di altre acquisizioni. In Piemonte e Toscana, ma soprattutto in Piemonte. C una fortissima tradizione in Italia che prevede la trasmissione delle aziende da padre in figlio. Ma nel 2016 c stata una rottura violenta di questo schema con la vendita di Vietti (Barolo). Il ghiaccio stato rotto. C stato un contraccolpo affettivo, perch sono state colpite famiglie storiche. Spiace che i custodi della terra perdano le loro propriet. Perch il senso di magia del vino sempre collegato a chi lo ha creato.
Ma larrivo degli stranieri nelle cantine italiane positivo e negativo?
Rappresento un ponte tra gli Stati Uniti e lItalia, il mio Paese crede che sia positivo laumento delle esportazioni dallItalia. Certo, il vostro un Paese unico per il vino: tante denominazioni, un enorme patrimonio genetico, un senso di tipicit territoriale forte. Se chiedi a un giovane quando potare le viti lo sa: ogni famiglia ha qualcuno in famiglia che si occupato di vino. Ma qualcosa cambiato: ora le cantine di Langhe, Montalcino e Bolgheri sono blue chip per gli stranieri.
Autore: Luciano Ferraro


13 Gennaio 2017, ore 12:30

Quotidiano Nazionale
Gadget Gallo Nero taroccati. Maxi sequestro della Guardia di Finanza ... Circa 6.000 articoli, tra cui magliette e grembiuli da cucina raffiguranti lo storico simbolo del Gallo Nero, ma tutti contraffatti, sono stati sequestrati dalla Guardia di Finanza di Siena.


12 Gennaio 2017, ore 14:40

Italia Oggi
Settesoli per il Parco di Selinunte ... Cantine Settesoli, la comunit di 2 mila viticoltori siciliani di Menfi, sulla costa sud occidentale della Sici-lia, lancia una campagna di finanziamento per il Parco Archeologico di Selinunte, acropoli greca del VI secolo a. C. Liniziativa rientra negli obiettivi di Cantine Settesoli, che da sempre promuove anche uno sviluppo turistico del territorio. Selinunte la pi grande area archeologica dEuropa, estendendosi per 310 ettari, di cui solo il 10% fruibile, e comprende numerosi templi, santuari e altari. Il progetto Settesoli sostiene Selinunte raccoglier fondi per migliorare principalmente il tempio C, il pi importante dellintero parco per valore storico e architettonico, attraverso lavori di restauro, la creazione di un percorso di visita e mi impianto di illuminazione. Per riuscire in questo intento, da settembre 2016 tutte le bottiglie Settesoli hanno un collarino che comunica loperazione: acquistando una bottiglia sar possibile contribuire con 10 centesimi. Su www.settesolisostieneselinunte.italtri modi per sostenere il parco.


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Non solo vino
I capolavori dell'agroalimentare d'Italia