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Il Meglio dell'Edicola

03 Aprile 2017, ore 16:48

Corriere della Sera - Economia
Sempre pi Cina, dove puntano le gradi etichette Dal 9 al 12 il classico appuntamento a Verona... Con circa 50 milioni di ettolitri di vini e mosti, lItalia si conferma per il secondo anno consecutivo il primo produttore mondiale, seguita da Francia (43 milioni) e Spagna (42 milioni di ettolitri). Sono alcuni dei dati che verranno presentati alla 514 edizione del Vinitaly, vetrina italiana e internazionale del buon bere, in programma a Verona dal 9 al 12 aprile. Unannata caratterizzata dal ritorno di celebri marchi, come Gancia, e da unimponente presenza asiatica. A oggi sono gi duemila i nuovi buyer registrati, provenienti, oltre che dalla Cina, anche da Usa, Australia, Canada, Francia, Danimarca, Belgio, Germania, Giappone, Svizzera, Norvegia, Svezia e Russia. Nuovi arrivi previsti anche da Taiwan e Brasile e, nonostante la Brexit, il Regno Unito aggiunge allelenco 400 nuovi buyer. I due pi grandi mercati di Stati Uniti e Cina questanno avranno ampio spazio in fiera, anche perch nelledizione passata i buyer che hanno partecipato sono stati nellordine del 4 - 130% dal Paese del dragone, e +25% dagli Usa. Il mercato cinese cresce e crescer, secondo stime, del 79% nel 2020, dichiara Giovanni Mantovani, direttore generale di Veronafiere. Non pi solo la classe benestante a esser sedotta dai calici, anche la classe media che sta sempre pi sostituendo il tradizionale consumo di distillati cinesi (come la grappa bianca) con bottiglie di vino europeo, che ha un buon rapporto tra qualit e prezzo, dice il direttore. Tra le aziende cinesi presenti in fiera, il gruppo 1919 che opera on e off line e gestisce duemila store in Cina. Si chiama cos perch la societ in 19 minuti consegna bottiglie di rosso a casa ovunque, spiega Mantovani. Se ritardano, cresce lo sconto. Ci saranno poi anche Alibaba e per la prima volta il gruppo cinese Cofco Group. Nel 2016, lexport dellItalia verso la Cina ha raggiunto quasi 324 mila ettolitri, con una crescita del 12% in quantit, ma di quasi il 33% in valore, per un totale di oltre 120 milioni di euro. linizio di una nuova era, a cui contribuisce anche la trasformazione del Vinitaly da ente autonomo a spa, con un piano di investimenti di 94 milioni di euro entro il 2020 - afferma Maurizio Danese, presidente di Veronafiere -. Sono stati investiti grandi capitali che porteranno importanti vantaggi. Investiremo su ristorazione, allestimenti e sul digitale per dare sempre pi servizi ai nostri espositori, segnala Danese. Tra le aree tematiche di questedizione: Vinitaly Bio, sul mondo del biologico certificato, ViViT dedicato ai vini artigianali e VinInternational (rossi e bianchi esteri), pi le degustazioni e i momenti formativi. Ricco anche il calendario del fuori salone (29 mila presenze nel 2016). Oltre al centro di Verona, levento coinvolge anche Bardolino sul lago di Garda.
Autore: Barbara Millucci


03 Aprile 2017, ore 16:48

Repubblica - Affari & Finanza
Moretti: Cos mille ettari diventano un tesoro Parla il presidente del gruppo che vanta la pi grande tenuta vitivinicola dItalia: puntiamo sui mercati esteri, il potenziale di quello cinese resta ancora enorme... Il denaro denaro, va e viene. Lo dico sempre ai miei amici: bisogna investire nella terra, che mantiene il valore. Io ho sempre creduto nella terra e oggi cominciamo ad averne tanta: abbiamo la pi grande tenuta vitivinicola dItalia, una delle pi grandi dEuropa: Vittorio Moretti, presidente del Gruppo Terra Moretti, realt di riferimento nel panorama vitivinicolo italiano con i brand Bellavista, Contadi Castaldi, Petra e Tenuta La Badiola, parla con entusiasmo della nuova avventura che ha intrapreso dopo lacquisizione degli oltre 600 ettari delle tenute della Campari: Sella & Mosca, brand noto nel mondo con vini simbolo della Sardegna, e Teruzzi & Puthod, sinonimo di Vernaccia di San Gimignano. Tra nuovi vigneti e impianti arriviamo a superare i mille ettari di terra vitata, di propriet o in conduzione, tra Franciacorta, Toscana e Sardegna; siamo diventati la quarta realt italiana per dimensioni, racconta Moretti. Loperazione stata portata a termine con due partner, Simest, la societ per lo sviluppo estero delle imprese italiane, e il fondo Nuo Capital della famiglia Cheng Pao di Hong Kong, che avr il 30% di Terra Moretti Distribuzione, costituita un anno fa per le strategie distributive. Ovviamente puntate a crescere allestero?
Accelerare gli investimenti e lespansione allestero dei nostri vini il nostro programma triennale. Solo recentemente abbiamo investito 7 milioni per le strutture e il magazzino e continuiamo a farlo sullo sviluppo allestero: deve arrivare al 40% dei ricavi. I mercati nel mirino sono Stati Uniti, Giappone e Far east. Lexport fondamentale per il nostro settore e in particolare lexport nei paesi, come la Cina, dove il potenziale di crescita del mercato enorme. Affrontare la crescita su questi mercati con un partner locale solido fa la differenza
Adesso il vostro portafoglio di etichette molto diversificato. State pensando di semplificare e riorganizzare la gamma?
S, indubbiamente, una semplificazione per integrare meglio tutte le etichette con un riposizionamento sulla fascia alta di alcuni vini pi importanti di Sella& Mosca e di Teruzzi & Puthod, che non fa solo Vernaccia ma anche bianchi e rossi di alta gamma, come Terre di Tufi, Arcidiavolo, Peperino
Lattenzione sulla terra vuole dire che perseguite anche una maggiore attenzione alla produzione di vini biologici?
S, partita da tempo la conversione delle nostre terre e vogliamo arrivare a una produzione completamente sostenibile.
La sua azienda nasce nelle costruzioni e poi si diversificata nel vino e nei relais. Business diversi, conti separati.
Terra Moretti Distribuzione controllata dalla Holding Terra Moretti, di propriet della famiglia, che gestisce anche il business alberghiero con LAlbereta di Erbusco e LAndana a Castiglione della Pescaia. Noi chiudiamo il 2016 con 3 milioni di bottiglie, ma con le due nuove aziende arriviamo a 9,6 milioni, per un fatturato di 64 milioni di euro, ma puntiamo a raggiungere gli 80 entro questanno
Vini ma anche relais. A Erbusco avevate allAlbereta Gualtiero Marchesi, il re degli chef. E alla Badiola, nella tenuta Petra, in Toscana, eravate partiti con Alain Ducasse, tra gli chef pi famosi al mondo. Un cambio di rotta?
In un certo qual modo s, ma semplicemente perch cambiano i gusti del mercato. LeoneFelice il nuovo ristorante de LAlbereta dove Fabio Abbattista, executive chef, propone sempre una cucina basata sulleccellenza della materia prima, che in parte arriva direttamente dalla collina Bellavista. Accanto, abbiamo pensato anche a un bistrot, una struttura pi snella, pi easy. Alla Badiola abbiamo Enrico Bartolini, che ha preso subito la Stella Michelin anche per la nostra Trattoria Toscana, il ristorante interno.
Lo scorso anno diventato anche presidente del consorzio Franciacorta. LExpo ha dato unaccelerata alle bollicine del Lago dIseo. E linstallazione di Christo ha fatto segnare un boom. Le sue strategie?
Proseguire con la spinta allexport che ancora solo il 10%. Continuit con loperato di Maurizio Zanella. che mi ha preceduto: abbiamo condiviso un percorso che ha dato solidit e anche appeal al nostro territorio. Approfondiremo i valori di fondo della viticoltura e dellenologia, con una particolare attenzione allambiente e al paesaggio.
Autore: Paola Jadeluca


03 Aprile 2017, ore 16:47

Corriere della Sera - Economia
Il club dei 100 milioni brinda a due nuovi soci Con la toscana Marchesi Frescobaldi e La Marca, il gruppo dei leader sale a 16 In testa sempre Cantine Riunite e Caviro. Boom per Santa Margherita, Martini e Botter... Tutte insieme rappresentano un fatturato di oltre 2,8 miliardi, un export che sfiora 1,9 miliardi e pi di un miliardo di bottiglie. Ecco il club dei big del vino, le cantine che vantano un giro daffari superiore a 100 milioni in chiusura dellesercizio 2016. Alla vigilia della ima edizione del Vinitaly (Verona 9 - 12 aprile), la tabella anticipa alcuni dati dei maggiori competitor, al vertice della classifica delle oltre 100 cantine che sar pubblicata nelle prossime settimane. Novit del 2016: il club dei 100 milioni si allarga e ora conta 16 protagonisti, 2 in pi dello scorso anno. Le new entry? Marchesi Frescobaldi, storica casata toscana di propriet dellomonima famiglia, si presenta con un fatturato che raccoglie aziende produttive e altre attivit del gruppo. La Marca vini e spumanti, invece una coop veneta che sfoggia un incremento stratosferico del 33,7%, grazie al suo impegno concentrato nella produzione del Prosecco, le bollicine superstar che hanno messo il turbo agli affari di tanti produttori del Nordest. Con poco pi di io milioni a testa, Frescobaldi e La Marca si accomodano dunque di diritto alla tavolata dei big, accanto ai 1,4 habitu che da anni gareggiano nella fascia alta del mercato. A capotavola, irraggiungibile, c la coop emiliana Cantine riunite, con il controllato Gruppo italiano vini, titolare di un fatturato consolidato di 566,1 milioni di euro; al posto donore la Caviro di Faenza, corazzata della cooperazione con 227,2 milioni nella sola divisione vino; al terzo posto, con 193 milioni, la veneta Zonin 1821, la maggiore casa privata, proprietaria di aziende e vigneti in tutta Italia. Al quarto posto Marchesi Antinori. Con 192,2 milioni nel solo vino (il consolidato di 218 milioni) la maison toscana rappresenta, tra laltro, la pi importante propriet viticola privata (2.681 ettari di vigneti) e una capacit reddituale al top. Lascia la quinta posizione scendendo allottava, la coop Mezzacorona: il motivo tecnico e dipende da un bilancio composto da soli n mesi (per ragioni di contabilit, dovute alle continue anticipazioni della vendemmia) e il risultato non quindi comparabile con il 2015. Al suo posto sale il consorzio trentino Cavit (+6,65% di crescita), seguito da due aziende privale: la piemontese Fratelli Martini che ha ricominciato a correre (+9%) e la veneta Casa vinicola Botter. Entrambe evidenziano una preponderante attivit allexport. Guadagna due posizioni il gruppo veneto Santa Margherita (pi 32,8%). Lexploit si deve principalmente alla riorganizzazione realizzata negli Stati Uniti, con lavvio della nuova controllata a Miami e la commercializzazione diretta di tutti i brand. Da anni il gruppo dei fratelli Marzotto sta macinando anni risultati sopra la media. Seguono lEnoitalia della famiglia Pizzolo (incremento superiore al 9%) e lItalian Ovine brand (quotata in Borsa, sul mercato Aim), due espressioni operative di taglio squisitamente industriale. Stando ai dati complessivi di mercato dellOsservatorio del vino, il campione composto dai 16 big pesa per il 22,2% sul fatturato totale (stima 12,8 miliardi) e per il 33,8% sui 5,6 miliardi di export.
Autore: Anna Di Martino


02 Aprile 2017, ore 17:55

La Stampa
Moscato e Asti Investimenti sul mercato Usa... LAsti Spumante ed il Moscato dAsti investiranno 6 milioni di euro per il marketing a stelle e strisce. I fondi arrivano dallUe. Ci muoveremo su due livelli distinti - spiega Giorgio Bosticco, direttore del Consorzio di Tutela dellAsti - la grande distribuzione e la ristorazione. Il mercato americano ogni anno importa circa 30 milioni di bottiglie di Moscato. Il 70% del mercato sul tappo raso aggiunge Gianni Marzagalli, presidente del Consorzio -, ma lAsti spumante in crescita.


02 Aprile 2017, ore 17:54

Corriere Fiorentino
Un brindisi per Carlo e Camilla Due altezze alla corte dei vini La serata a Villa San Michele con dieci etichette toscane. Alla coppia il titolo di sommelier onorari... Non il loggiato, troppo dispersivo, non il bellissimo giardino del Porcinai, forse per la temperatura non ancora decisa, ma la nuova sala Davanzati ricavata solo due anni fa nella roccia dei terrazzamenti dellHotel Belmond Villa San Michele a Fiesole per lincontro tra Carlo e Camilla e dieci produttori di vino toscani. Unopportunit per apprezzare lincredibile vista su Firenze dalle finestre della sala dedicata al committente dellex monastero e unoccasione per conoscere alcune delle eccellenze del territorio Toscano. Accompagnati da una stretta cerchia di ospiti privati (una quindicina in tutto) Carlo in blu e Camilla in rosa sono stati accolti da Franco Maria Ricci presidente della Fondazione Italiana Sommelier che ha omaggiato i reali del diploma di sommelier donore. Forse lunico gesto formale in una serata rilassata in cui la coppia si intrattenuta e ha conversato in modo conviviale con i produttori. Gli Antinori, con Allegra hanno presentato il Tignanello 2014 il nostro vino icona - spiega Allegra - perch ha rappresentato la svolta del Rinascimento del vini italiani con una fortissima identit legata al territorio. Carlo conosceva bene la storia di questo vino ed stato molto cordiale. Frescobaldi ha invece portato, con Leonardo, Luce della Vite 2013, eccellenza dei vini di Montalcino Docg. Mentre Vittorio Moretti, presidente del gruppo Terra Moretti ha offerto il suo Petra 2012, una delle pi belle annate della cantina di Suvereto realizzata nel 2003 dallarchitetto Mario Botta, e ha rivelato in anteprima al Principe e alla Duchessa la volont di riportare alla luce il giardino e la vigna della principessa Elisa Bonaparte (principessa di Lucca e Piombino), colei che ha portato nelle terre della tenuta un pensiero agronomico di avanguardia oltre che la cultura del vino francese. Un progetto che ha coinvolto anche lUniversit di Firenze e che ha destato linteresse del Principe Carlo da sempre sensibile a temi della ricerca della cura del paesaggio e dellarchitettura. Mentre Camilla da parte sua ha apprezzato il racconto di Donatella Cinelli Colombini che, portando il Brunello di Montalcino riserva 2010, ha fatto conoscere alla duchessa di Cornovaglia la realt della sua cantina tutta al femminile. Nel mio intervento ho dato importanza proprio a questo aspetto, sapendo quanto Camilla esperta conoscitrice dei vini e presidente dellAssociazione dei Produttori vinicoli del Regno Unito si spenda e sia attiva anche nella promozione delle donne che lavorano nel settore. Non cera invece il cantante Sting ma il suo enologo di fiducia Paolo Caciorgna e il manager Paolo Rossi a presentare per la tenuta, Il Palagio, letichetta Sister Moon, celebre per essere prodotta secondo i principi steineriani dellagricoltura biodinamica. Carlo ci ha fatto il complimenti anche per il nostro olio - ha raccontato Caciorgna - che conosce bene perch spesso glielo facciamo avere. E poi i Biondi Santi di Montalcino, Il Guercio, Fontod di Panzano e Le Capannelle di Gaiole in Chianti mentre Felsina di Castelnuovo Berardenga ha fatto conoscere a Carlo e Camilla il suo olio (Raggiolo 2016). Non solo il vino, infatti, stato protagonista. Anche se i reali non hanno mangiato i camerieri hanno servito finger food e crostini al tartufo, mentre sui tavoli canap di formaggi con panna alla frutta secca a cura dello chef Affilio Di Fabrizio e affettati tipici come cinta senese e finocchiona hanno dialogato con agnello e manzo in arrivo dallInghilterra.
Autore: Laura Antonini


01 Aprile 2017, ore 18:24

Il Sole 24 Ore
Sui fondi della nuova Pac tagli in vista per 5 miliardi Avviato il confronto sul piano a medio termine e il dossier 2020... LItalia rischia un conto salato, le proposte della Cia... Comunque vada a finire, per gli agricoltori europei sar una stangata. Senza stanziamenti aggiuntivi, il buco di bilancio che si aprir con luscita del Regno Unito dalla Ue peser sulla futura Politica agricola comune. Forse, e questa la vera novit degli ultimi giorni, anche prima del 2020, anno di scadenza naturale del bilancio pluriennale della Ue e di entrata in vigore della riforma Pac in discussione a Bruxelles e legata a doppio filo al braccio di ferro sul budget. Il vicepresidente della Commissione, Jyrki Katainen, lo ha detto chiaramente nei giorni scorsi: I 27 Stati membri dovranno decidere se aumentare i rispettivi contributi finanziari o, in alternativa, disporre una riduzione degli stanziamenti per la Pac. Allo studio dellesecutivo Ue c anche lipotesi di anticipare la conclusione del quadro finanziario pluriennale, per farla coincidere con luscita del Regno Unito, prevista nella primavera del 2019, per far quadrare i conti della nuova Ue a 27. Nella migliore delle ipotesi mancheranno allappello 5 miliardi di contribuzione netta, forse 7 (nonostante il mitico rebate britannico il saldo negativo per Londra ha raggiunto negli ultimi anni anche 9 miliardi). Considerando che la politica agricola assorbe il 4 o% dellintero bilancio Ue, sono 2 miliardi in meno ogni anno, tra aiuti diretti e sviluppo rurale. Per lItalia il conto potrebbe essere anche pi salato, essendo, insieme a Germania e Francia, tra i grandi contribuenti netti. A complicare ulteriormente il quadro dei negoziati c poi la richiesta pressante dei nuovi Stati membri dellEuropa Centrale e Orientale, guidati dalla Polonia, di una sostanziale redistribuzione dei fondi - 55 miliardi annui - sulla base della superficie agricola a livello nazionale. Un criterio che farebbe perdere altre posizioni allItalia. La riforma Pac stata al centro dellultimo giorno della Conferenza economica della Cia - Agricoltori italiani che si chiusa ieri a Bologna, insieme ai temi del ruolo degli immigrati nello sviluppo delle imprese agricole (in Italia sono oltre 25mila i titolari stranieri) e della tutela dei redditi dei produttori, in calo dell8% contro una media Ue del 2. La Pac post 2020 deve favorire una crescita inclusiva che possa ridare fiducia ai cittadini europei. Ci vuol dire investire nei territori e sostenere lo sviluppo socio - economico delle aree rurali - ha sottolineato lassociazione -. Gli agricoltori devono poter continuare a svolgere la preziosa funzione di gestione delle terre, e per questa attivit hanno bisogno di incentivi ad hoc, soprattutto nelle aree pi marginali dove lagricoltura rappresenta spesso lunico freno allo spopolamento. La priorit, secondo il presidente della Cia, Dino Scana realizzare un nuovo modello di sviluppo che privilegi gli investimenti nelle aree rurali, dove linclusione degli immigrati oltre che possibile utile e necessaria. Unazienda agricola italiana su tre conta almeno un lavoratore straniero, che spesso amministratore dellimpresa. Nel nostro Paese creano ricchezza - ha ricordato Scanavino -, versando nelle casse dello Stato oltre 11 miliardi tra oneri fiscali e previdenziali. Il loro apporto, in termini di specializzazione e innovazione, li rende ormai indispensabili allinterno del tessuto imprenditoriale, per garantire la tenuta e la crescita produttiva del made in Italy agroalimentare in tutto il mondo. Sui redditi la Cia ha rilanciato la necessit di creare accordi sinergici tra agricoltura, artigianato, commercio, logistica ed enti locali per costruire un percorso virtuoso intorno alle produzioni agroalimentari. Un patto per dare vita a reti dimpresa territoriali capaci di mettere in trasparenza lintera filiera. Ieri intanto la Commissione europea ha adottato la proposta che prevede una riduzione lineare degli aiuti diretti Pac nel 2018, per finanziare la riserva anticrisi. Si tratta della cosiddetta disciplina finanziaria che ogni anno, attraverso un taglio dei pagamenti agli agricoltori, assicurando un fondo di circa 450 milioni da destinare a interventi urgenti in caso di gravi crisi di mercato in singoli settori. La riduzione proposta per il prossimo anno dell1,38% circa, con una franchigia per gli aiuti sotto i 2mila euro. Solo un antipasto dei tagli futuri.
Autore: Alessio Romeo


31 Marzo 2017, ore 18:06

Italia Oggi
Pioggia di decreti sul vitivinicolo In arrivo 6 decreti attuativi del Testo unico vite e vino. Proroga in vista per gli schedari on line... Sotto la lente incompatibilit, schedari, controlli e aceti... Liter di attuazione i del Testo Unico della vite e del vino (legge 238/2016 del 12/12J2016, entrata in vigore il 12/01/2017) approda alla fase di presentazione dei 36 decreti attuativi di competenza del Mipaaf Il Vinitaly sar il palcoscenico dellillustrazione dei primi provvedimenti; nel frattempo il ministro alle politiche agricole, Maurizio Martina incontrer la filiera il 4 aprile per la definizione degli ultimi passaggi. I primi decreti dovrebbero essere quelli relativi agli schedari (art. 8 del Testo Unico), al Comitato nazionale vini e le incompatibilit delle cariche (art. 40) e i 12 di competenza dellIspettorato Repressione Frodi (Icqrf), che dovrebbero essere accorpati. Allaudizione alla camera il 22 marzo, lo stesso Ispettorato ha annunciato di voler procedere alla redazione di quattro maxi decreti cumulativi dei 12. E cio: - un decreto Sostanze denaturanti contenente quelli dellart. 13 (commi 5 e 7), i due decreti dellart. 17 comma 1, dellart. 24 comma 5 e dellart. 25 commi l e 3; - un decreto Aceti che riassume quelli di cui agli articoli 24 (comma 7) e 54 (comma 4); - un decreto Controlli relativo allart. 64, comma 20; - e un decreto Controlli vini varietali ai sensi dellart. 66 comma 1. LIcqrf parteciper inoltre alla redazione dei decreti previsti dallarticolo 48 comma 9 (contrassegni) e dellarticolo 64 comma 15 sugli esami chimico - fisici e organolettici. Mercoled 29 marzo in Commissione agricoltura si svolta invece laudizione con Agrinsieme (Confagricoltura, Cia, Copagri, Alleanza delle cooperative italiane - agroalimentare), Coldiretti, UeCoop e Unci e le associazioni Assoenologi, Federdoc, Federazione italiana vignaioli indipendenti Federvini e Unione italiana vini (Uiv). Dallincontro emersa condivisa la necessit di accelerare i tempi dellapprovazione dei decreti, in modo da usufruire quanto prima delle agevolazioni previste dal Testo Unico. Coldiretti e Agrinsieme sono daccordo su alcune priorit dei decreti attuativi: il recepimento del principio della non duplicazione dei controlli (art. 64) e, sulle fascette (art. 48), la possibilit per i produttori di utilizzare per Doc e Igt sistemi di tracciabilit alternativi al contrassegno di stato, che consentirebbero costi minori per i produttori rispetto a quelli attuali. In relazione allo schedario (art. 8), Coldiretti insiste sullobiettivo di limitare gli effetti negativi del periodico refresh, assicurando la certezza dei dati inseriti, specie nel calcolo delle rese massime per le produzioni Do/Ig e per dare certezza ai fini del nuovo registro telematico. Il decreto sullo schedario, precisa Agrinsieme, sar importante per definire le notifiche relative alle modifiche di superficie che lamministrazione dovr effettuare al conduttore entro il 31 luglio di ogni anno, fondamentali per le rivendicazioni a Docg, Doc e Igt. Questo sostanzialmente per non arrivare in ritardo rispetto alla denuncia di produzione. Al 22 marzo soltanto met delle cantine tenute allobbligo risultano iscritte al Sian. Nonostante laccelerazione del numero di registrazioni negli ultimi mesi, si ancora in alto mare: gli utenti sono 16 mila; gli stessi hanno attivato 4.200 deleghe ad altri soggetti per laggiornamento e linvio dei dati di cantina al Sian. Di questi 16 mila imprenditori - rileva lIcqrf - 4.850 stanno utilizzando un software aziendale per la gestione dei registri di cantina e provvederanno a inviare i dati a mezzo WebService. Sotto il profilo delle quantit di prodotto gi oggetto di registrazione telematica, 3.700 sono le imprese con oltre mille ettolitri (circa il 60% della produzione italiana, ma alla tenuta elettronica sono escluse le cantine sotto i 50 hl di vino). La scadenza per adeguarsi alla normativa il 30 aprile, quando terminer il periodo transitorio del passaggio al Registro telematico; tuttavia, visti i ritardi, il vicepresidente della Commissione Agricoltura Massimo Fiorio ha gi avanzato la richiesta di proroga al 30 giugno. Data che potrebbe ulteriormente slittare: la filiera sembra compatta nellinvocare il posticipo della scadenza. Per alcuni neanche il 30 giugno cambierebbe molto la situazione attuale, mentre potrebbe essere valida una data vicino alla vendemmia, anche se pare pi probabile uno slittamento, se accettato, al 31 dicembre 2017.
Autore: Anna Gagliardi


31 Marzo 2017, ore 18:05

Il Venerd di Repubblica
Quando in Francia i bistrot fecero una rivoluzione La Francia celebra i suoi grandi miti. Il vino e le rivoluzioni. E lo fa con una nuova istituzione, la Cit du vin di Bordeaux e con una bellissima mostra intitolata Bistrot!. Come dire il luogo simbolo del fermento alcolico e dei tumulto delle idee. Diceva Balzac che il comptoir, il bancone di zinco che ha reso celebri i locali doltralpe, il parlamento del popolo. E forse non un caso che la parola bistrot venga da un altro popolo che la sa lunga sulle rivoluzioni, come quello russo. Bistro, infatti, nella lingua di Tolstoj significa presto. Era il modo di ordinare da bere dei cosacchi che nel 1814 presero Parigi e per non farsi scoprire dagli ufficiali, che avevano proibito il consumo di vino, si facevano servire in fretta e furia dicendo bistro, bistro!. Vino, caff e non solo. Perch in questi luoghi di convivialit episodica e di promiscuit frettolosa che nasce la modernit. Caff, bar, bistrot, diventano la scena interclassista dove la nuova umanit fa le prove generali e affina le sue passioni e ossessioni, sfizi e vizi, utopie e fantasie. E dove il consumo veloce, proprio come i discorsi che ci si scambia stando in piedi al banco. Una nuova convivialit che detta forma e tempi delle relazioni personali, rendendole sempre piu rapide e flessibili. Ed proprio lintroduzione del bancone - in inglese bar - figlio di una civilt che ha bisogno di risparmiare tempo e denaro, a rendere possibile un turn over continuo degli avventori. Accelera il bere esattamente come la ferrovia il viaggiare e il telaio meccanico la tessitura. Tutto allinsegna della mobilit, economica e sociale. Insomma la civilt del fast minute nata tra una chiacchiera e un bicchiere.
Autore: Marino Niola


31 Marzo 2017, ore 18:04

Venerd di Repubblica
La Bottiglia Un film in Biancone e Nero, cos si pu riassumere. Il Biancone di Apricena, alle pendici del Gargano, una variet d marmo tra le pi pregiate. Fu Settimio Passalacqua a scoprirlo, nel sottosuolo. Il terreno pietroso, ricco di minerali, era adatto solo alla pastorizia, o almeno Io si pensava negli anni 70. E allimpresa estrattiva, si pensava poi, era destinata sua figlia Valentina, laurea in Giurisprudenza e master a Londra. Invece no, non era la sua cup of tea. Lei voleva respirare in mezzo alla natura. rispettandola. Azienda da subito biologica, ora biodinamica, tutti i vini certificati vegani. Dai vecchi contadini impara che il vino lo specchio della vigna. Ha le idee chiare su come devessere il suo: forte, autentico, deciso, spettinato, senza trucco. Dei 70 ettari, 45 sono a vigna con variet autoctone: Bombino, Fano Minutolo, Falanghina, Greco, Nero di Troia, Negroamaro. Primitivo, Montepulciano, Aleatico, pi piccole porzioni a Chardonnay e Pinot grigio. In mezzo alle vigne Valentina costruisce la casa, e fa scavare la cantina nella roccia, disegna le etichette, battezza i vini. Il Nero di Troia riassume le sue idee: profuma di fiori rossi e frutti neri, energico e succoso, dentro ha un po del vento che viene dal mare e del calore del sole sulle pietre. A Milano da Vinello, a Roma allAngolo divino sui 15/17 euro.
Autore: Gianni e Paola Mura


31 Marzo 2017, ore 18:02

Sette - Corriere della Sera
Mick Jagger a tutto volume tra i vigneti bio e le Cunturines grazie alle piccole produzioni deccellenza che resta altissima nel mondo limmagine enologica italiana, che sul piano della quantit non ha pi nulla da invidiare a nessun altro Paese al mondo, dopo aver conquistato il primato nel 2016 con una produzione complessiva di 48,8 milioni di ettolitri, a fronte di una Francia che si fermata al secondo posto con 41 9 milioni di ettolitri di produzione. La passione per i vini naturali, e in particolare per il vino biodinamico, si alimenta anche di personaggi, e sono parecchi i tipi strani che operano in questi settori di nicchia. Il vicentino Gianfranco Masiero, per esempio, quando vendemmia sparge tra i filari gli altoparlanti di un impianto di diffusione e spara la musica dei Rolling Stones a tutto volume, convinto che anche il rock di Mick Jagger faccia bene alla qualit finale dei vini. Masiero ha parlato ampiamente di questo e degli altri suoi segreti in una degustazione speciale che si tenuta nella cantina dellhotel Ciasa Salares di San Cassiano, dove il figlio dei proprietari Clemens Wieser ama stappare le migliori bottiglie biodinamiche. Lalbergo sotto le splendide Cunturines stato teatro, il 26 marzo, di una grande festa non stop The Roots of exceltence, che ha ospitato produttori particolari di cibi e vini.
Non basta solo il corno - letame ci vogliono le anfore caucasiche Un personaggio di primordine della cultura enologica alternativa sicuramente Francesco Gravner di Oslavia, che ha ereditato una tenuta gioiello sulle colline friulane del Collio, al confine con la Slovenia. Lidea vincente di Gravner, aldil delladesione allagricoltura biodinamica, stata quella di chiudere per sempre con tutti gli eccessi di tecnicismo dellenologia contemporanea e di abbandonare persino le botti per la barriques per ricominciare a produrre il vino nelle anfore, come si fatto per cinquemila anni. Dove poi sia andato Gravner, di preciso, a trovare questi splendidi vasi in cui maturano i suoi eccellenti vini, resta un po avvolto nel mistero: si sa solo che sono anfore antiche di origine caucasica. A causa di scelte insolite che sono erroneamente considerate vere e proprie irregolarit, talvolta i vignaioli biodinamici finiscono nel mirino della burocrazia, com capitato qualche anno fa a Stefano Bellotti di Cascina degli Ulivi a Novi Ligure, celebre per aver riscoperto il Timorasso, che stato multato per aver piantato degli alberi di pesco in mezzo alle viti, oltre ad aver subito sequestri per una querelle sulle etichette. Ma gi la base della pratica steineriana di usare i cornoletame e i cornosilicio, che stanno a marcire sotto terra tra lautunno e Pasqua e poi vengono dissotterrati e utilizzati durante le lavorazioni, fa storcere il naso a molti.
Autore: Paolo Martini


31 Marzo 2017, ore 18:01

Corriere della Sera
I dazi di Trump per 90 prodotti Ue Il presidente Usa vuole aprire lo scontro commerciale con lUnione Gentiloni: no alle barriere. Facebook Italia: Sarebbe un disastro... Washington. Dazi al l00% su circa 90 prodotti europei: dalla Vespa al formaggio Roquefort. Secondo il Wall Street journal, Donald Trump potrebbe aprire un pericoloso scontro commerciale con lUnione Europea, imponendo aggravi sulle importazioni per un valore equivalente a 100 milioni di dollari. Prime reazioni. La qualit non ha frontiere. Dazi, protezionismi, chiusure non possono essere un freno allo sviluppo, commenta il presidente del Consiglio, Paolo Gentiloni. I dazi sono un mezzo disastro, aggiunge Luca Colombo, responsabile di Facebook per lItalia. La linea protezionista, lo slogan America First hanno scatenato le lobby dei dimenticati. Prima i minatori, ora i farmer che chiedono di riaprire il contenzioso sulla carne agli ormoni. E una storia ormai antica, cominciata nel 1996, quando il governo americano fece ricorso davanti al Wto (lorganizzazione mondiale per il commercio) contro il blocco delle importazioni deciso dallUnione Europea. Negli Stati Uniti almeno un terzo degli allevamenti utilizza questa tecnica per aumentare la produzione. Per il legislatore americano fettine e hamburger agli ormoni non costituiscono un rischio per la salute dei consumatori. La Commissione europea, invece, sulla base di unapplicazione pi restrittiva del principio di preoccupazione, non ha mai aperto i mercati. Gli arbitri internazionali, per, condannarono la Ue a versare un risarcimento di 116 milioni di dollari a favore degli allevatori Usa. In caso di mancato pagamento Washington veniva autorizzata ad aumentare il prelievo tributario su un elenco di prodotti provenienti dal Vecchio continente. Nel 2009, tuttavia, le due parti chiusero la vertenza con un accordo. Gli europei avrebbero ammesso solo polpa di manzo non trattata con gli ormoni. Il problema che, con il passare degli anni, altri Paesi, come Australia e Uruguay, hanno cominciato a offrire carne con gli stessi standard di qualit, erodendo le quote assegnate agli americani. Gli allevatori erano in agitazione da tempo. Con la vittoria di Trump si sono scatenati: venuto il momento di recuperare. Gli americani esportano nellintera Unione Europea beef per 250 milioni di dollari, un quarto del totale venduto nella sola Corea del Sud. E se la Ue non accetta? Allora si reagisca con i dazi. Ma ci sono anche pressioni contrarie. Ristoratori e grandi catene commerciali Usa applicano ricarichi a volte sfacciati, su una porzione di formaggio francese. E allHarley Davidson, per esempio, temono che gli europei possano rispondere con altre barriere alle penalizzazioni su Maggio o Bmw. Trump dovr fare bene i conti, anche in termini politici. Daccordo le stalle dellAmerica profonda, ma le Harley sono costruite nel Wisconsin, uno di quegli Stati del Nord che hanno spinto loutsider newyorkese verso la Casa Bianca.
Autore: Giuseppe Sartina


31 Marzo 2017, ore 18:01

Corriere della Sera
Bevande Minerale e succhi (si salva il vino) Nel mirino degli americani, con dazi fino al l00% del loro valore, come gi accaduto in passato ci sono anche le acque minerali e i succhi di frutta. Negli Stati Uniti molto popolare lacqua San Pellegrino, ora di propriet della svizzera Nestl. Che si contende il primato di diffusione con la francese Perrier. I rincari delle bottigliette di questi due marchi sono gi notevoli. I dazi punitivi le renderebbero ancora pi costose. Il comparto bibite analcoliche vale 230 milioni del nostro export verso gli Usa. Se lacqua finita nella black list non cosa per il vino, almeno secondo la lista del Federal register delloffice of the US Trade representative. Un dato importante, tenuto conto che noi esportiamo vino negli Stati Uniti per 1,350 miliardi allanno. I succhi di frutta erano finiti anche nella lista dei super dazi applicati tra il 19499 e il 2011. In quel caso lelenco era stato stilato in base ai Paesi di provenienza e gli Stati Ue pi colpiti erano la Francia e la Germania per numero di prodotti.
Autore: Francesca Basso


31 Marzo 2017, ore 18:00

Il Sole 24 Ore
Una governance duale per Ferrero Grandi gruppi. Il colosso di Alba annuncia un nuovo modello di governo: Giovanni presidente esecutivo e Lapo Civiletti amministratore delegato... Lerede della famiglia si occuper di strategie e acquisizioni, il manager di tutta la gestione... Torino. Il Gruppo Ferrero vara un nuovo modello di governance e si proietta verso una fase di espansione. Giovanni Ferrero diventa Executive Chairman, un predidente con un molo chiave in tema di strategie, nuovi mercati, Merger and Acquisition Lapo Civiletti, manager del Gruppo da oltre dieci anni, diventa Ceo del Gruppo, mantenendo il ruolo di responsabile per il mercato europeo. Il tema sul tavolo chiaro, gi nella nota diffusa dal Gruppo dopo la comunicazione della nuova organizzazione ai propri dipendenti: Rafforzare la propria capacit competitiva sui mercati mondiali del cioccolato e del settore dolciario e accelerare il proprio percorso di crescita. Il gigante di Alba ha raddoppiato il suo fatturato negli ultimi dieci anni - da 5,3 miliardi del 2005/2006 ai 10,3 miliardi consolidati al 31 agosto scorso - grazie ad una crescita sostanzialmente di mercato, fatta di aumenti di ricavi, volumi crescenti e nuovi mercati. La fase delle acquisizioni in realt si aperta soltanto due anni fa e tra laltro due delle quattro aziende entrate nella galassia Ferrero negli ultimi sei mesi - la belga Delacre (biscotti) e lamericana Fannie May (cioccolato) - non sono ancora consolidate in bilancio. Ferrero dunque spinge lacceleratore su espansione e nuovi mercati, il cambio di governance va in questa direzione. Allo stesso tempo c da aspettarsi che in futuro il Gruppo possa mettere le mani su una preda pi importante di quelle finora acquisite - tra gli addetti ai lavori circola il riferimento a Lindt- per fare un nuovo salto dimensionale e scalare la classifica dei produttori nel settore del cioccolato che vede Ferrero al terzo posto nel mondo. Da un lato dunque le dimensioni e la possibilit di una crescita dimensionale, veicolata dalle acquisizioni oltre che dal mercato. Dallaltro lato lespansione su mercati chiave come quello americano, sicuramente il pi importante per il futuro sviluppo del Gruppo, e anche il pi competitivo. Oggi i principali mercati della Ferrero restano quelli europei, Germania, Francia, Italia. In Europa il gruppo realizza circa i due terzi dei suoi ricavi, tra dieci anni il peso di America e Asia potrebbe essere maggiore. Il nuovo assetto di governance sar operativo a partire dal primo settembre 2017 e si baser su funzioni chiave e ruoli strategici nel medio e lungo periodo che riporteranno direttamente allExecutive Chiarman. Il nuovo ceo, invece, guider tutte le attivit volte al raggiungimento dei risultati di breve e medio termine. In passato il gigante di Alba ha avuto altri amministratori delegati al di fuori della famiglia. Il passaggio alla terza generazione Ferrero si compie negli anni Novanta con il molo di Ceo affidato nel 1997 a Giovanni e Pietro Ferrero, scomparso nel 2011. Il nuovo modello di governance annunciato ieri arriva allinterno di una Ferrero che , nei numeri, una realt completamente diversa rispetto a quel periodo, sia per dimensioni economiche che per struttura industriale e presenza sui mercati internazionali. Si tratta di un passo fondamentale che fa leva sul "meglio dei nostri mondi": la qualit delle nostre persone, la nostra eccellenza manageriale e la nostra imprenditorialit distintiva, combinazione perfetta per il successo sottolinea Giovanni Ferrero. Modello imprenditoriale e manageriale insieme, dunque, con una serie di ruoli ben identificati che riportano direttamente allExecutive Chairman: oltre a Lapo Civiletti, lambasciatore Francesco Paolo Fulci (Head of Institutional Affairs), Briano Olivares ( Head of Strategic R&D), Aldo Uva (Head of Open Innovation) e Marco Borghesi (Chief Strategy Officer). LExecutive Chairman inoltre presiede i Board/Comitati del Gruppo. Sono certo che Lapo Civiletti garantir la continuit nel raggiungimento dei risultati di business e supporter in modo efficace il Gruppo nei propri piani di crescita ha sottolineati Giovanni Ferrero esprimendo la totale fiducia nel nuovo amministratore. Al ceo riportano direttamente Giuseppe Addezio, Chief Human Resources and Organization Officer, Patrick Baubry, Sales Business Development, Marco Capurso, Chief Business Officer Area Emerging (Cina, India, Medio Oriente e Africa, Asia Pacific), Giuseppe DAngelo, Chief Business Officer Area International (Regno Unito, Nord, Centro e Sud America, CIS), Jorge de Moragas, Chief Financial Officer, Michele Ferro, Chief Industrial and Supply Officer, Fabrizio Minneci, Chief Legal Officer, Briano Olivares, Chief Global Brand Officer, Aldo Uva, Chief Operating Officer Strategic Business Units.
Autore: Filomena Greco


31 Marzo 2017, ore 18:00

Il Sole 24 Ore
Lestero vale 185% del fatturato Le strategie. Quattro acquisti in due anni per consolidare la leadership sui mercati globali dellalimentare... Milano. La crescita di Ferrero trainata dai mercati internazionali e dallo shopping di aziende. Lanno scorso il colosso di Alba ha realizzato sui mercati esteri 8,7 dei 10,3 miliardi totali di fatturato. Compresi gli 1,05 miliardi prodotti e esportati dallItalia. Un aiutino arrivato anche dalle acquisizioni, strategia inaugurata recentemente da Giovanni Ferrero. A met marzo stata rilevata lamericana Fannie May, con in dote 80 negozi e uno stabilimento con 750 addetti: la quarta acquisizione in poco pi di due anni, dopo la turca Oltan (strategica per la produzione di nocciole), linglese Thorntons (cioccolato) e la belga Delacre, specializzata nei biscotti gourmet. Non grandi aziende (eccetto Oltan) ma piccole e medie posizionate in target specifici di mercato. In una delle sue rare apparizioni pubbliche, durante Expo Milano 2015, Giovanni Ferrero disse: In passato la crescita stata solo affidata a crescita organica. Ogni generazione deve esplorare nuove frontiere e possibilmente portarsi oltre le colonne di Ercole. E poi Mister Nutella aggiunse: Da due mesi siamo saliti sul podio dei produttori mondiali di cioccolato, siamo terzi, un fiore allocchiello per lItalia. Il leader mondiale del cioccolato rimane Mondelez (ex Kraft), seguito dallinglese Mars e quindi da Ferrero, prima del colosso svizzero (ma generalista) Nestl. Ma come e dove procede la crescita globale di Ferrero? Nellultimo bilancio consolidato di Ferrero International riportato (ma senza dettagli) che nellanno fiscale 2015/16 (chiusura al 31 agosto) le vendite di prodotti finiti sono aumentate in Germania, Polonia, Spagna e Francia mentre lItalia rimasta piatta. La Turchia ha registrato un balzo significativo mentre gli Stati Uniti e il Messico hanno realizzato lincremento pi elevato delle vendite. E i prodotti guida sono ancora quelli storici: Nutella, Rocher, Kinder surprise, Kinder boy, Kinder bueno e Tic tac. Le aspettative di crescita pi significativa si appuntano su Cina, Messico, Turchia, India e Indonesia.
Autore: Emanuele Scarci


30 Marzo 2017, ore 10:26

Panorama
Vino, nellanno record c poco da brindare LItalia si conferma primo produttore mondiale. Grazie anche allexploit degli spumanti. Ma burocrazia e scarsa promozione allestero rischiano di danneggiare i nostri calici... Alla vigilia del 51 esimo Vinitaly, che si tiene a Verona dal 9 al 12 aprile, il mondo del vino italiano fa i conti con un 2016 da record. Probabilmente destinato a migliorare la performance del 2015, quando secondo la Coldiretti ha fatturato 9,7 miliardi con 1,3 milioni di addetti. Ma costretto a interrogarsi sul futuro e sugli impedimenti burocratici che ne minano le potenzialit. Mentre il ministro Maurizio Martina preferisce impegnarsi nelle primarie del Pd, dov il braccio destro di Matteo Renzi. Secondo le prime proiezioni dellOrganizzazione internazionale della vigna e del vino (Oiv) , lanno scorso lItalia si confermata prima produttrice mondiale con 48,8 milioni di ettolitri davanti a Francia (41,9) e Spagna (37,8). Al massimo storico lexport, salito - secondo lIstat - a 5,582 miliardi di euro + 4,4 per cento) e trainato dalle bollicene ( + 22 per cento) a 1,2 miliardi. Proprio lexploit degli spumanti fa temere un rallentamento questanno. Anche perch sul fronte della promozione allestero del vino italiano i nostri produttori rischiano di gareggiare con una gamba legata. Dei circa 23 milioni destinati alla promozione ne sono stati assegnati pi o meno 13,5 sottolineano in Confagricoltura perch le diverse anomalie riscontrate nella prima graduatoria delle aziende che hanno diritto ai contributi hanno spinto diversi esclusi a ricorrere al Tar. La seconda tornata di udienze sui ricorsi fissata per il 5 maggio. Siamo pressappoco a met dellanno e quindi esiste il rischio di pregiudicare le attivit di promozione allestero. Nel frattempo il ministero non d risposte concrete. I 52 mila produttori italiani si trovano di fronte un altro ostacolo: la smaterializzazione dei registri aziendali. Dal primo gennaio in vigore ladozione di un registro telematico al posto di quelli cartacei spiegano ancora in Confagricoltura un sistema mirato a evitare frodi che per ha adottato solo lItalia mentre lEuropa rimane fedele al vecchio schema. Un sistema adatto alle grandi realt ma che complica la vita, e costa tanto, ai piccoli produttori che spesso vivono in aree dove non arriva la banda larga e devono rivolgersi a professionisti esterni. Nel frattempo la Pubblica amministrazione, che doveva allestire un insieme di procedure e programmi per venire incontro alle esigenze dei produttori, non lo ha ultimato e ha deciso un periodo di accompagnamento che per scade il 30 aprile. E dopo? Un altro ostacolo arriva da Bruxelles [aie vuole imporre le etichette nutrizionali anche per il vino. Un costo notevole per il produttore con un effetto nullo sulla protezione dei consumatori, perch il vino diverso dagli altri prodotti, protesta il mondo vinicolo italiano. In vana attesa di un sostegno dal ministero.
Autore: Pietro Romano


30 Marzo 2017, ore 10:25

Il Sole 24 Ore
La sfida in Usa e Cina e il rilancio dei territori Il caso. I piani di sviluppo sui mercati internazionali con politiche di brand... Creare valore, soprattutto allestero, per il vino made in Italy. il principale obiettivo del mondo produttivo italiano secondo quanto emerso a Milano nel corso della tavola rotonda alla scuola di dirigenti dazienda della Bocconi. Un incontro nel corso della quale esponenti della filiera vitivinicola hanno discusso i risultati della ricerca effettuata dal Wine Management Lab di Sda Bocconi proprio sulle leve per lo sviluppo del vino italiano. Lindagine ha esplorato (in collaborazione con lIce) il posizionamento del vino italiano in 21 Paesi attraverso lopinione di 170 tra importatori esteri e distributori e ha cercato di mettere a fuoco gli orientamenti strategici di 500 produttori italiani. Incrociando i dati delle due survey sono emerse tre chiare linee dazione - ha spiegato il docente della Sda Bocconi, Armando Cirrincione - : per il futuro del vino italiano bisogna puntare sulla variet, intesa come differenziazione dofferta e non solo come vitigni autoctoni, sul lifestyle indicando il vino sempre meno come bevanda e sempre pi come esperienza di consumo fine e infine occorre valorizzare il legame con il turismo enogastronomico. Tutti elementi che Cirrincione ha sintetizzato in un esempio I consumatori sono disposti a riconoscere un differenziale di prezzo a un caff in piazza San Marco a Venezia rispetto a quello consumato in un qualsiasi bar. E questo perch rendere unica lesperienza di consumo pu diventare un vero moltiplicatore di valore. Alcuni pi che proporre linee strategiche pensano a concentrarsi sulle azioni. Innanzitutto le due aree sulle quali scommettere - ha aggiunto il presidente dellUnione italiana vini, Antonio Rallo - sono gli Usa (primo mercato al mondo) e la Cina (unico paese con consumi in crescita a doppia cifra). Sul fronte delle azioni vedo bene esperienze come quella della Doc Sicilia, ovvero un brand vassoio nel quale coabitano e collaborano marchio territoriale pi ampio e sottozone pi ristrette, etichetta di origine e brand aziendale: in quattro anni la Doc Sicilia cresciuta del 60%. Non manca chi scommette su una strategia differenziata per mercato. Appena il 5% dei cinesi ha il passaporto e meno del 2% stato in Italia - ha detto il presidente dellIce, Michele Scannavini - inutile fornire loro troppe informazioni su un paese che neanche sanno dove sia. Bisogna comporre un mix di strategia di base in Cina e promozione evoluta negli Usa dove abbiamo invece bisogno di recuperare il gap di prezzo coni concorrenti francesi. Dobbiamo essere capaci di mettere insieme identit di marca, valore simbolico dei territori e rapporto qualit/prezzo.
Autore: Giorgio dellOrefice


30 Marzo 2017, ore 10:25

Il Sole 24 Ore
La sfida in Usa e Cina e il rilancio dei territori Il caso. I piani di sviluppo sui mercati internazionali con politiche di brand... Creare valore, soprattutto allestero, per il vino made in Italy. il principale obiettivo del mondo produttivo italiano secondo quanto emerso a Milano nel corso della tavola rotonda alla scuola di dirigenti dazienda della Bocconi. Un incontro nel corso della quale esponenti della filiera vitivinicola hanno discusso i risultati della ricerca effettuata dal Wine Management Lab di Sda Bocconi proprio sulle leve per lo sviluppo del vino italiano. Lindagine ha esplorato (in collaborazione con lIce) il posizionamento del vino italiano in 21 Paesi attraverso lopinione di 170 tra importatori esteri e distributori e ha cercato di mettere a fuoco gli orientamenti strategici di 500 produttori italiani. Incrociando i dati delle due survey sono emerse tre chiare linee dazione - ha spiegato il docente della Sda Bocconi, Armando Cirrincione - : per il futuro del vino italiano bisogna puntare sulla variet, intesa come differenziazione dofferta e non solo come vitigni autoctoni, sul lifestyle indicando il vino sempre meno come bevanda e sempre pi come esperienza di consumo fine e infine occorre valorizzare il legame con il turismo enogastronomico. Tutti elementi che Cirrincione ha sintetizzato in un esempio I consumatori sono disposti a riconoscere un differenziale di prezzo a un caff in piazza San Marco a Venezia rispetto a quello consumato in un qualsiasi bar. E questo perch rendere unica lesperienza di consumo pu diventare un vero moltiplicatore di valore. Alcuni pi che proporre linee strategiche pensano a concentrarsi sulle azioni. Innanzitutto le due aree sulle quali scommettere - ha aggiunto il presidente dellUnione italiana vini, Antonio Rallo - sono gli Usa (primo mercato al mondo) e la Cina (unico paese con consumi in crescita a doppia cifra). Sul fronte delle azioni vedo bene esperienze come quella della Doc Sicilia, ovvero un brand vassoio nel quale coabitano e collaborano marchio territoriale pi ampio e sottozone pi ristrette, etichetta di origine e brand aziendale: in quattro anni la Doc Sicilia cresciuta del 60%. Non manca chi scommette su una strategia differenziata per mercato. Appena il 5% dei cinesi ha il passaporto e meno del 2% stato in Italia - ha detto il presidente dellIce, Michele Scannavini - inutile fornire loro troppe informazioni su un paese che neanche sanno dove sia. Bisogna comporre un mix di strategia di base in Cina e promozione evoluta negli Usa dove abbiamo invece bisogno di recuperare il gap di prezzo coni concorrenti francesi. Dobbiamo essere capaci di mettere insieme identit di marca, valore simbolico dei territori e rapporto qualit/prezzo.
Autore: Giorgio dellOrefice


30 Marzo 2017, ore 10:24

Il Sole 24 Ore
Vino, boom per lalto di gamma Alimentare. Analisi Pambianco sui bilanci delle aziende: redditivit maggiore nella fascia pi elevata... In un mercato ipercompetitivo la qualit la vera discriminante... Le grandi aziende del vino crescono quasi il doppio rispetto alle piccole e, soprattutto, hanno una redditivit tripla La conclusione di Pambianco strategie di impresa che, in un mercato ipercompetitivo per creare valore necessario puntare verso la fascia alta di mercato, ma ci richiede altissima qualit, comunicazione mirata, distribuzione internazionale e risorse finanzia-rie. E quando queste non ci sono si pu pensare ad alleanze e partnership con soci forti, com accaduto nel 2016 nei casi di Biondi Santi acquisita dal gruppo francese Epi, Sella&Mosca da Terra Moretti, Tenuta San Giorgio da ColleMassari e Canevel rilevata da Masi della famiglia Boscaini. La ricerca di Pambianco sulle performance del business del vino (in Italia il primo settore dellalimentare con 5,5 miliardi di export) ha analizzato i bilanci di un campione di 171 aziende che nel 2015 ha realizzato un fatturato totale di 6,2 miliardi di euro. La crescita media dei ricavi stata del 5,2% e quella dellEbitda del 10,4%. Dalle 171 aziende sono state estratte quelle della fascia alto di gamma: sono 48 e nel 2015 hanno registrato un fatturato di 1,25 miliardi con una crescita de17,8%. Si tratta delle cantine pi rinomate (con tutti i loro marchi), tra le quali Antinori, Frescobaldi, Ruffino, Lunelli, Banfi, Masi, Fontanafredda, Terra Moretti, Berlucchi, Ca del Bosco. Le aziende di fascia media sono pi numerose 123 e nel 2015 hanno realizzato un fatturato di 4,96 miliardi, in crescita de14,6%. Quindi la crescita dei ricavi delle aziende Top di gamma del 7,8% contro i1 4,6% di quelle di fascia media. La differenza maggiore per sta nellEbitda: le cantine Top hanno registrato unincidenza dellEbitda sui ricavi del 23,1%, quelle di fascia media un pi modesto 7,2%. Se poi confrontiamo - osserva Carlo Pambianco - le cantine Top 10 per fatturato notiamo che lEbitda di queste ancora pi elevato, oltre il 27%, rispetto a quello di tutte le aziende di fascia alta. Fuoriclasse del vino la Tenuta di San Guido con il famoso marchio Sassicaia: fattura 27 milioni con un Ebitda di oltre il 55%, il pi elevato in assoluto, e un utile di 10 milioni. Puntare sullalto di gamma possibile - interviene Lamberto Frescobaldi, presidente del gruppo omonimo toscano - ma servono grandi conoscenze e tecnici di valore. Ovviamente servono anche ingenti capitali. La sfida del valore pi che mai attuale per il vino italiano che, a parit di quantit, realizza poco pi della met del fatturato del vino francese. In realt - obietta Frescobaldi - se scorporiamo lo champagne e contiamo solo i vini fermi, i valori tra Italia e Francia si avvicinano. In generale, sono ottimista sulle performance future del vino italiano: i Millenials e le generazioni successive hanno meno conoscenze e preconcetti. Sono quindi pi reattivi a cogliere i valori del nostro vino. Nel 2016 il gruppo Frescobaldi ha realizzato ricavi superiori ai 100 milioni (dai 95 milioni dellesercizio precedente) e oltre 11 milioni di bottiglie, uno in pi del 2015.
Autore: Emanuele Scarci


29 Marzo 2017, ore 15:42

Quotidiano Nazionale/La Nazione
Liberatore lascia il Gallo Nero per Valortalia Firenze: Fulmine a ciel sereno sul Vigneto Toscana, e in particolare in casa del Chianti Classico. Giuseppe Liberatore lascia dopo 25 anni lincarico di direttore generale del Consorzio che ha come simbolo il Gallo Nero, per ricoprire lincarico di consigliere delegato al dipartimento del regolamentato e del gestionale in seno a ValorItalia, societ fondata nel 2009 per controllare i vini a denominazione e a indicazione geografica. In pratica, sar il certificatore del lavoro che ha avviato e portato a compimento in 25 anni. Una notizia piombata allimprovviso nel mondo del vino. Le sue dimissioni sono datate luned, e malgrado il direttivo del Consorzio le abbia respinte, il direttore ha ribadito la sua scelta. Nulla di traumatico, nessuna rottura. E stata una decisione sofferta, ma dopo 25 anni di proficuo lavoro ho sentito il bisogno di trovare altri stimoli professionali, il suo commento a caldo. Molisano, 60 anni, laurea in agraria e una passione per la musica classica, Liberatore lascia anche la carica di vicepresidente di Federdoc. E lascia un mondo, quello del Chianti Classico, che ha contribuito a vedere crescere fino ai livelli attuali di vendite e qualit. Lo salutiamo con la garanzia che la sua opera sar valorizzata al meglio, dice il presidente del Consorzio, Sergio Zingarelli. Che ha tempo fino a luglio per scegliere il successore.
Autore: Paolo Pellegrini


29 Marzo 2017, ore 15:40

Italia Oggi
Geneagricola e la strategia del 3 Tre le coordinate della holding agricola di Generali: pi qualit, precision forming, sicurezza... Tre gli asset: pi vitivinicolo, colture erbacee e allevamenti... Vitivinicoltura di qualit, agricoltura di precisione e sicurezza. Sono i tre capitoli sui cui sta investendo Genagricola, la holding agroalimentare del gruppo Generali Italia, cui fanno capo 25 aziende agricole (una anche in Romania) per 13 mila ettari destinati alle colture erbacee e 900 ettari a vigneto e un fatturato 2016 di 47 mln euro. Delle tre specializzazioni di Genagricola: vitivinicoltura, colture erbacee e allevamento, la prima quella che le consentir di crescere in termini di fatturato. Gi nel 2016, con una produzione di 4 mln bottiglie, ha contribuito per il 30% alla formazione del fatturato e ha messo a segno una crescita del 10%, di cui 111% sul mercato italiano e il 7% su quelli esteri. Finora, dichiara a ItaliaOggi Alessandro Marchionne, amministratore delegato di Genagricola, nella divisione vitivinicola abbiamo lavorato sul fronte agronomico, virando da una viticoltura di quantit a una di qualit, potenziando la divisione con lacquisizione, a fine 2015, della tenuta Costa Arnte in Valpantena, nel cuore dellareale di produzione dei vini Amarone, Valpolicella e Ripasso. E migliorando le nostre tecniche enologiche, grazie alla collaborazione con Riccardo Cottarella, che ha formato per noi tre giovani enologi. Questa prima parte del lavoro s concretizzata in due nuove gamme di vini deccellenza che Genagricola presenter al prossimo Vinitaly: quelli della tenuta Costa Arnte e quelli della tenuta rumena di Dorvena, da vitigni sia autoctoni, Feteasca Neagra e Regala, sia internazionali, Pinot Nero e Grigio. Per il futuro, prosegue Marchionne, abbiamo per un piano di sviluppo sullestero molto pi veloce che in Italia, che passer dal rinnovo della squadra di export manager, che penso potremo presentare al Vinitaly. Pi in generale, da azienda agricola fra le pi grandi dItalia, Genagricola ha lambizione dessere desempio per gli imprenditori agricoli italiani. Abbiamo adottato una metodologia di controllo di gestione nuova nel primario, spiega Marchionne, calcoliamo il conto economico per singola coltura. E importante per lequilibrio economico, soprattutto quando si producono commodities, attivit in cui oggi imprescindibile specializzarsi in pi colture diverse, possibilmente anticicliche. Consistenti sono gli investimenti di Genagricola in tecnologie per lagricoltura di precisione e nel migliorare la sicurezza del lavoro: sfiorano il 20% del fatturato. Per autofinanziarsi la holding agroalimentare del Gruppo Generali sta infine attuando un piano di riordino degli asset aziendali. Ha per esempio ceduto la gestione dello spaccio di vendita delle mozzarelle di bufala presso il suo caseificio di Caorle, terziarizzer la logistica dei vini e ceder parti o intere tenute non strategiche in Lazio o immobili agricoli in disuso, facendo cassa e finanziando cos lacquisto di nuove tenute vitivinicole di pregio.
Autore: Luisa Contri


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rovesci e schiarite Trentino:
Mezzocorona (TN)

Temp: 15°
Precip: 4-8mm
rovesci e schiarite Trentino:
San Michele all'Adige (TN)

Temp: 14°
Precip: 4-8mm
nuvoloso Valle d'Aosta:
Aosta (AO)

Temp: 13°
Precip: -
pioviggine Valtellina:
Sondrio (SO)

Temp: 15°
Precip: 0-1mm
parz nuvoloso Verdicchio:
Jesi (AN)

Temp: 18°
Precip: -
quasi sereno Vernaccia:
San Gimignano (SI)

Temp: 16°
Precip: -
Mezzacorona

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