planeta

Il Meglio dell'Edicola

13 Dicembre 2017, ore 12:37

Quotidiano Nazionale
Palazzo Antinori riscopre la tradizione. Una targa segnala la buchetta del vino In seguito a un censimento effettuato sulle buchette del vino di Firenze - le finestrine dei palazzi da cui in antichit veniva venduto il vino ai passanti - oggi a Palazzo Antinori (ore 11.30) sar inaugurata la prima targa segnaletica in corrispondenza proprio della buchetta delledificio. In Toscana si segnalano pi di 70 finestrini in 28 localit. Attraverso le buchette, nel corso di oltre tre secoli, sono stati venduti milioni di fiaschi.


13 Dicembre 2017, ore 12:37

Quotidiano Nazionale
La promozione bocciata In Cina potremmo essere vicini al punto di svolta, ma al tempo stesso il nostro export enoico globale ha bisogno di essere ripensato, anche come strumenti. I segnali positivi dalla Cina - paese locomotiva per le importazioni mondiali di vino vengono dalla crescente domanda di bollicine (+ 30% nei primi dieci mesi 2017) con lItalia pronta a giocare le sue carte (che non si chiamano solo Prosecco), avverte Silvana Ballotta di Business Strategies al convegno fiorentino dei Georgofili. Ma, al tempo stesso, dagli Usa arrivano cattive notizie. Nei primi dieci mesi, secondo i dati Italian Wine & Food Institute, il nostro export in stallo. Dopo un lungo periodo di costante espansione le esportazioni italiane si sono bloccate: zero incremento in quantit, zero incremento in valore. E questo mentre i nostri diretti competitor crescono: Australia +26,1%, Francia +17,6%, Nuova Zelanda +10,8%, Spagna +17,7%. I segnali contrastanti che vengono dal nostro export enoico trovano eco nel convegno veronese di Wine2wine. Dobbiamo raccontare una grande storia - lappello di Sandro Boscaini, numero uno di Masi e presidente di Federvini, non pi tante storie dove tutti dicono di essere i migliori. C bisogno di un messaggio diverso: abbiamo preso una sbornia, il successo ci ha fatto pensare di poter andare in giro per il mondo a raccontare storielle in maniera un po naif. Oggi dobbiamo trovare la maniera per metterci insieme, serve centralizzare il modo di raccontare il vino - oggi delegato alle regioni come ha fatto la Francia. I mezzi ci sarebbero, ma la burocrazia non li sa gestire. Matilde Poggi, presidente Fivi-Federazione vignaioli indipendenti, incalza: Vedrei molto bene unazienda unica partecipata da pubblico e privato che si occupi della promozione di vino del mondo. Daccordo con lipotesi di unazienda unica per la promozione si dice Ruenza Santandrea, coordinatrice vino Alleanza cooperative agroalimentari: Ma sono fondamentali anche gli accordi bilaterali che vanno sviluppati con lUnione Europea. Non si pi andare in ordine sparso nella promozione, serve una grande manifestazione in Asia dedicata al made in Italy. Un evento cos costerebbe meno rispetto a tante altre piccole iniziative. Troppa frammentazione di risorse: Bisogna tornare a premiare la meritocrazia - dice Ernesto Abbona, presidente Unione Italiana Vini (Uiv) -. Chi non raggiunge gli obiettivi non deve ricevere finanziamenti. Intanto il 2017 si conferma anno doro per il commercio internazionale di vino. Denis Pantini, responsabile Nomisma-Wine Monitor vede una crescita in valore del 5%.
Autore: Lorenzo Frassoldati


13 Dicembre 2017, ore 12:37

Italia Oggi
Breccia in Cina per i vini italiani Secondo losservatorio Business Strategies-Nomisma il mercato rivela nuove opportunit... Le bollicine sono in crescita. Il made in Italy sale di prezzo... Il vino italiano potrebbe iniziare ad alzare la voce in Cina. E questo per due motivi principalmente. Uno per laumento della domanda di sparkling, +30,4%, con gli spumanti made in Italy che potrebbe dire la propria. Secondo perch se il prezzo medio del vino in calo, questo non succede per quello italiano. Migliora il posizionamento del vino italiano, con il prezzo medio che cresce proprio nellanno in cui scende in doppia cifra quasi per tutti, commenta Silvana Ballotta di Business Strategies. Negli ultimi dieci mesi lItalia cresce per export in Cina di quasi il 20% in valore, in linea con i diretti competitor. La Francia invece frena e chiude con un valore di poco superiore al 5%, determinato soprattutto dalla vistosa discesa del suo prezzo medio (-11,6%). Il calo del valore al litro, come segnala lOsservatorio di Business Strategies realizzato con Nomisma Wine Monitor, a eccezione di Italia (+3%) e Cile (+42,9%) ha coinvolto lAustralia -12,7% e la Spagna -21,2%. A giocare a favore dellItala, c poi il mercato delle bollicine. Un altro elemento significativo lincremento della domanda di sparkling, +30,4%. LItalia, oggi quinto Paese esportatore verso la Cina e secondo nella categoria spumanti, dovr essere pronta a intercettare questa nuova domanda di bollicine. Prospettive interessanti, ma c comunque da fare i conti con una realt che vede la debolezza italiana in Cina dove la quota di mercato nel 2016 stata pari al 5,6 contro il 42,3% della Francia. Una debolezza che lItalia manifesta in quasi tutti i mercati emergenti. Il commercio internazionale di vino chiuder lanno con un +5% in valore, grazie anche allimponente recupero della Russia, +40% nei primi 9 mesi, dallennesimo sprint della Cina +14% ad ottobre per diventare il terzo Paese dei top mercati di import. Nonch dagli Usa con +8% a settembre, commenta Denis Pantini, responsabile Nomisma-Wine Monitor.
Autore: Andrea Settefonti


12 Dicembre 2017, ore 18:37

Buone Notizie - Corriere della Sera
Tre amici e una vigna Con un bicchiere combattiamo lomofobia Prodigio divino lazienda agricola dello scrittore e conduttore: La nostra sfida sui diritti civili passa anche dai bianchi e rossi che produciamo. E una parte degli introiti aiuta le associazioni impegnate contro il bullismo... Uno si chiama Vinocchio, un Sangiovese Canaiolo color rosso rubino. Laltro, Uvagina, un Vermentino Viognier Chardonnay. Sono i prodotti di punta di Prodigiodivino, lazienda animata da tre amici e soci, Fabio Canino, Bruno Tommassini e Edoardo Marziani. Vini dai nomi bizzarri scelti per incuriosire, con un dichiarato invito a andare al di l delle apparenze, in nome della libert di gusto che, anche a tavola, riflette la libert di esprimere se stessi. Parte dei proventi della vendita delle bottiglie destinata a realt e associazioni che si battono contro il bullismo, in particolare quello omofobico. Il messaggio favorire, attraverso un bene di consumo legato alla socialit come il vino, una sfida culturale: quella dei diritti civili. E la valorizzazione di ogni diversit, spiega Canino, attore, regista, conduttore radiofonico che ogni weekend su Radiodue insieme a La Laura conduce Miracolo Italiano. Nomi provocatori I nomi, scelti da Bruno e Edoardo, sono volutamente provocatori per attirare lattenzione. La sorpresa che i vini sono buoni, il contenuto autentico. Da buoni toscani abbiano un grande rispetto per il vino. un viatico, uno strumento di dialogo: davanti a bicchiere nascono grandi affari, grandi accordi, riconciliazioni, nuovi legami. In principio, racconta Canino, c unamicizia di vecchia data e un luogo speciale dove rintanarsi. Quando ho bisogno di scappare dal mondo fuggo nella tenuta in Toscana di Bruno e Edoardo, di professione stilisti, dove era diventata tradizione fare una grande festa del vino, io mi occupavo della parte di spettacolo. Gli enologi hanno iniziato a dirci che i vini, Vinocchio e Uvagina, erano buoni e valeva la pena di fare un passo avanti. Nello spirito della tenuta, dalle parti di Marciano che una specie di regno a parte, i diritti civili sono assicurati per tutti, le differenze non contano. Tutti e tre siamo stati fortunati, ne siamo consapevoli, nei nostri campi, moda e spettacolo, abbiamo avuto successo. Ci piaceva lidea di restituire parte di ci che abbiamo avuto. Nel giro di poco, la rete di Prodigio Divino si messa in moto. Lautore del libro Rainbow republic sapeva dove rivolgere lo sguardo. Ho sempre trattato apertamente il tema dellomofobia. E ricevo moltissime lettere, soprattutto di giovani: richieste di aiuto. Cos abbiamo deciso che una parte degli introiti vadano a tutte le associazioni che si occupano di contrastare il bullismo e in particolare il bullismo omofobico. Oltre ai tre soci, ci sono tre persone che collaborano stabilmente, pi altre che sostengono il progetto, racconta Canino. diventata una piccola comunit, ci sono ristoranti e enoteche che hanno messo i vini nelle loro liste per sostenerci. Si tratta, precisa, di donazioni di entit contenuta (Non ci siamo buttati sul mercato enologico, la nostra hanno piccola realt) ma che riescono a fare la differenza. Di recente gli assegni di Prodigio Divino sono andati allAgedo di Livorno, lassociazione di genitori, parenti e amici di persone omosessuali, allassociazione Diversity, allArcigay. O, anche, per la costruzione di un centri polivalente nelle zone colpite dal terremoto, vicino a Camerino. Ci interessa - conferma - cercare anche piccole associazioni che non hanno voce, magari pochi li ascoltano. Per esempio, ci hanno cercato alcuni studenti universitari di Bologna interessati a iniziative rivolte alle scuole superiori in tema di bullismo. Abbiamo comprato per conto loro libri di autori come Pasolini, Oscar Wilde, Sandro Penna. Tra le attivit, incontri e degustazioni in giro per lItalia, lagenda per il 2018 gi fitta. Ogni occasione buona, dice Canino. Compresa quella dei regali di Natale: anche i proventi delle vendite saranno destinati a questi progetti.
Autore: Stefania Ulivi


11 Dicembre 2017, ore 18:34

Corriere della Sera
Amerighi, lhippy del vino La tecnologia il passato il viticoltore dellanno per il Gambero Rosso e ha cambiato il modo di vivere la vigna: essere bio per produrre bio. E addio mode... La biodinamica uno stato dellanima. un recupero del rapporto con la terra e del rapporto uomo - vite. Cos la interpreta e la vive Stefano Amerighi, classe 74, vignaiolo dellanno per il Gambero Rosso. Lui che ha aperto le porte della sua azienda a Cortona, dove produce syrah, a stagisti che vivono con lui la vigna nel momento della vendemmia. Con cui condivide non solo il lavoro di raccolta e le fasi di cantina ma anche e soprattutto una crescita umana. Sono tutti figli miei - racconta - Sono tutti ragazzi tra i 20 e i 24 anni a cui chiedo subito: qual lultimo vino che avete bevuto? E quello del cuore? Da l partiamo. Venti giorni prima della vendemmia iniziamo a bere insieme, per capirci. Lavoriamo fino a 12 ore al giorno e alla sera, nel casale del Pellegrino, come lho chiamato, dormiamo assieme e degustiamo. Ho notato che le donne, in cantina, sono un passo avanti, mostrano oltre che naso, dedizione e seriet, sono pi pronte. Una sorta di esperienza neo - hippy in nome del bio: dal lavoro in vigna alla condivisione di cibo e stanze, un grande raduno bucolico nellera della meccanizzazione e della tecnologia estrema. Lincontro, allOsteria Ostinati dei Lassi, a La California (Bibbona), parte con una bolla, champagne Bereche & Fila, dai terreni mitici tra la Montagne de Reims e la Valle de la Marne. Molti vedono la biodinamica come una moda. percepita da alcuni produttori dice Stefano Amerighi - come una sorta di piattaforma comunicativa, ma in realt quando si vuole bene alla terra, in maniera profonda ed incondizionata, non si pu non comprendere che servono una visione pi ampia e strumenti nuovi, che sia la biodinamica, la permacoltura, o Fukuoka (ecologia applicata, ndr). Gli Ogm, la chimica, la tecnologia rappresentano un pensiero retrogado e conservatore. In poche parole il vecchio. Il nuovo invece una visione collettiva, sociale, che mette insieme sensibilit, colture e culture da ogni parte del globo e ne fa un enorme organismo agricolo: il pianeta terra nella sua interezza. Il mondo del vino non soffre di uneccessiva omologazione? Al momento, per fare un esempio, devi fare il vino in anfora, altrimenti sei fuori. Si continua a far passare il mezzo come il fine, come un cuoco che parla delle padelle invece che del prodotto. Dopo un assaggio di salumi, c anche uno speck che arriva da un produttore amico di Merano, si passa allo spoglio del Syrah 2014 in abbinamento ad asado (la carne cotta alla griglia tipica dellArgentina). LArgentina la porto nel cuore, gli argentini hanno unestrema dignit, nonostante tutto. Nel 2006, quando ci sono stato in viaggio, ero quasi tentato di mollare tutto e trasferirmi l. E invece tornato in Toscana, dove anche fare il vino pu essere complicato. Lo . Abbiamo avuto una grande fortuna, quella di investimenti importanti che hanno rivitalizzato un patrimonio agricolo abbandonato continua - A Montalcino e dintorni prima cerano solo mezzadri che lavoravano nelle crete e appena hanno potuto sono scappati a gambe levate. Gli investimenti per hanno una doppia faccia: rivitalizzano ma sono anche una condanna. Quello che ne esce una terra di imprenditori ma non di vignaioli, come esiste in Piemonte invece, dove alcune realt si alternano da 4-5 generazioni. Eppure un momento di grande splendore per la Toscana del vino. S, daltronde la luce che c nella nostra regione unica e le viti hanno bisogno di sole. Anche se trovo che, a tratti, sia penalizzata la ricerca di qualit. Amerighi versa un altro bicchiere di Syrah 2014, unannata calda e un po difficile. Questo vino per mi rispecchia pi di altri, non ha limmediatezza di certe annate ma pagher nel tempo. Un vino introspettivo come il suo produttore, recentemente insignito del titolo di vignaiolo dellanno. stata una sorpresa, allinizio ho accolto la notizia con limbarazzo e la meraviglia di chi cresciuto secondo il principio che prima di trentacinque vendemmie (e io ne sono ben lontano), si ragazzi e non vignaioli. Il mio lavoro coincide con una grande passione e non ho mai cercato riconoscimenti, forse anche perch, senza retorica, la bellezza del lavoro, della famiglia e del paesaggio, che vivo tutti i giorni, mi appagano. Certo per che salire sul palco del Gambero Rosso per essere premiati come viticoltore dellanno va oltre ogni aspettativa e fierezza!. Il toscano di Amerighi deve leggere Curzio Malaparte e fumare il sigaro omonimo. acre, ignorante e bestemmia. Il sigaro che preferisco lAntico, perch ti morde la bocca. Lascio anche i sigari ad affinare in cantina, non me ne separo quasi mai, persino ci degusto.... Amerighi un produttore delicato, che discorre con calma, si adeguato ai ritmi pi lenti della natura. Ho scelto il syrah, oltre che per vocazione di terreno, perch grazioso, fragile. In tanti mi prendono in giro perch per me la syrah, al femminile. un vitigno che non ha bisogno di essere arricchito o caricato, riempie nella sua essenzialit. E come il fratello pi debole, che va seguito ed elevato in modo che diventi un protagonista assoluto. Il nostro pranzo si conclude con un tortino caldo al cioccolato: Sono molto goloso, confessa. La lezione che per produrre bio devi essere bio. Per anni ho litigato con mio padre che aveva una condotta pi tradizionale. Io mi sono sempre posto contro lutilizzo della chimica. In paese ero additato e tutti criticavano mio padre per quel figlio che aveva idee folli e senza possibilit di successo. Oggi tutto pi facile, occorreva del tempo e una certa sensibilit per accogliere tale visione ed aprirsi ad un mondo bellissimo che era solo in attesa di essere scoperto.
Autore: Divina Vitale


10 Dicembre 2017, ore 18:34

La Stampa
La filiera vino al governo: uso non abuso, stop al documento dellUe contro alcol ... La filiera del vino scende in campo esortando il Governo ad intervenire contro il documento della presidenza dellUnione europea che, identificando luso dannoso dellalcol come una delle sue priorit in campo sanitario, non distingue tra uso e abuso e accomuna alcol e tabacco, negando la natura di prodotto alimentare. A scriverlo in una lettera inviata al Presidente del Consiglio Paolo Gentiloni e ai ministri per le Politiche agricole e Salute Maurizio Martina e Beatrice Lorenzin, sono Assoenologi, Federvini, Federdoc, Uiv, Alleanza delle Cooperative, Cia e Confagricoltura. Anche Coldiretti e Federalimentare, in una nota congiunta, chiedono lintervento del governo perch si tratta di conclusioni inaccettabili poich rischiano di penalizzare gravemente e in maniera ingiustificata il settore vinicolo italiano. Le organizzazioni chiedono che lItalia non voti il documento della presidenza di turno estone.


10 Dicembre 2017, ore 18:33

Quotidiano Nazionale
Il Mio Vino Un ristretto numero di produttori storici piemontesi va reso il grande merito di aver tenuto duro durante la grave crisi degli anni Novanta, mantenendo alto il vessillo della qualit delle loro etichette, quando prezzi troppo alti, immobilismo imprenditoriale e strategie di mercato autolesioniste precipitarono il Gavi nel cono dombra di uneclissi che sembrava irreversibile, se non a prezzo di un drastico e mortificante abbassamento degli standard qualitativi. Tra essi, un posto di assoluto rilievo spetta a Nicola Bergaglio, in seguito affiancato dal figlio Gianluigi, oggi titolare effettivo. In tempi non sospetti, quando lunica soluzione sembravano i doni iperproduttivi o i migliorativi doltralpe, Nicola era tra i pochissimi a credere tenacemente nel Cortese, a rinnovare,.a realizzare lungimiranti investimenti, a puntare sulla comunicazione e sullaccoglienza, perseguendo una politica di basse rese e di valorizzazione del cru aziendale Minaia, le cui caratteristiche sono esemplari della tipologia. Solo Gavi, dunque, con tenacia e perseveranza, nella piena consapevolezza della superiorit del loro prodotto, fine, elegante e longevo. Da vigne risalenti agli anni cinquanta, vendemmiate nella terza decade di ottobre, con lavorazione in acciaio per non intaccare il fragrante corredo di fiori primaverili, muschio ed erbe campestri, arricchiti da agrumi dolci, pesca bianca, ananas, lieve fum e una punta di miele, contrappuntati da pi severi accenti minerali destinati a crescere negli anni, di pari passo con lo charme terziario. Palato sferzante, succoso e teso, polposo e salino insieme, di apollinea struttura.
Autore: Franco Ricci


10 Dicembre 2017, ore 18:33

LEspresso
Bottiglia Festeggia i 120 anni lazienda leader di Valtellina. E lo fa stornando, a prova dintatta vitalit, un nuovo vino. Da casa Negri, e dalle mani fini di Casimiro Maule, ecco lambizioso Caste! Chiuro (65 euro). Tutto Chiavennasca (il glorioso Nebbiolo daltura locale), da location di rango, debutta col 2009 dopo 60 mesi passati in botti grandi di varia taglia. Ed letteralmente giovanissimo. Ma fa gi intuire stoffa e intensit da purosangue.
Autore: Paolini & Grignaffini


08 Dicembre 2017, ore 18:32

Quotidiano Nazionale
Vino, produzione in picchiata. Ma unannata di grande qualit Gelate di met aprile e siccit estiva: il calo va dal 20% al 50%... Produzione in calo ma qualit alta. Per i mercati tengono, anzi qualcuno registra anche il segno pi, e i movimenti dello sfaso -gli acquisti tra aziende - mostrano interessante vivacit. E intanto si plaude alla Regione che ha deliberato lo stato di calamit, nellattesa che anche il ministro Martina lo formalizzi. Solicello pallido, sulla foto - affresco della stagione 2017 nel Vigneto Toscana: sarebbe andato tutto bene, senza le gelate tardive di met aprile (sottozero il 19, appena sopra le due notti successive, e addio germogli) e senza il gran secco e la calura dellestate. Che hanno provocato il segno meno sulla produzione complessiva: il dato definitivo non c ancora, manca una settimana al 15 dicembre, giorno di chiusura delle denunce produttive dalle aziende allArtea, lAgenzia regionale che paga i contributi dai fondi europei e quindi tiene i conti di tutta lagricoltura. Il dato definitivo non c, ma le stime dei produttori e dei consorzi ci si avvicinano di molto. E danno limmagine di una Toscana a macchia di leopardo, che ha appunto sofferto le due congiunture climatiche di aprile e luglio - agosto, ma ha poi risentito positivamente della stagione a settembre, con le piogge e il sole e le discrete escursioni termiche, che in qualche modo hanno riequilibrato i danni, soprattutto per le vigne coltivate a sangiovese, in fondo luva principe dei nostri grandi rossi, e la pi tardiva a maturare. E cos appare forse troppo allarmistica la proiezione lanciata il primo di settembre dal presidente di Assoenologi Riccardo Cotarella, che stim per la Toscana una perdita del 45 per cento a 1,660 milioni di ettolitri contro i 3,025 milioni del 2016. Un dato, questo, che comunque riemerge in qualche stima. Sentiamo Giovanni Busi, presidente del Consorzio Chiami, la denominazione pi vasta della regione con i suoi 100 milioni di bottiglie: A causa dellandamento climatico - dice abbiamo avuto perdite che vanno dal 20 al 50%. Questo porter dei grossi problemi ad affrontare il 2018. Dato pesante, ma da tutti gli angoli della Toscana il grido quello, e il conto pi o meno idem: al Chianti Classico parlano di meno 20-30, a San Gimignano del 30, in Maremma pure, con punte che tornano al -50 nellarea del Montecucco, sotto lAmiata. Sempre ringraziando il recupero di settembre, che oltretutto, dicono quasi a una voce i direttori del Chiariti Classico e del Brunello, Carlotta Gori e Giacomo Pondini, ha rallentato il raccolto e riequilibrato profumi, acidit e grado zuccherino delle uve. Con unattesa, appunto, che promette qualit. E mentre tra gli enoappassionati si accende linteresse per Cantine Aperte, da oggi a domenica, le indicazioni dai mercati restano buone. Il Chianti, annuncia Busi, chiude il 2017 con un +5% nelle vendite. A Montalcino le cantine hanno ormai imbottigliato e venduto tutto il 2012.
Autore: Paolo Pellegrini


08 Dicembre 2017, ore 18:32

Quotidiano Nazionale
Maturazione accelerata e vendemmia precoce Sapori vibranti dei bianchi, intensit per i rossi Lanalisi dellenologo dellOrnellaia di Bolgheri... Anche i ricchi piangono. Unannata difficile per tutti, questo 2017, anche per le griffe pi luccicanti del Vigneto Toscana. Che lamentano cali di rese e quindi prospettive di mercato non eccellenti, un tantino alleviate tuttavia dalla qualit del vino che uscir dalle cantine: il caso di Ornellaia, la grande azienda di Bolgheri nata allinizio degli anni Ottanta per iniziativa di Piero e Lodovico Antinori, ceduta poi alla joint venture italo - californiana Frescobaldi - Mondavi, e infine tutta riacquistata nel 2005 da Frescobaldi. A parlare il direttore (ed enologo) Axel Heinz, che racconta di una vendemmia precoce al termine di una stagione partita bene (il clima particolare di Bolgheri ha preservato dalla gelata di aprile) ma poi maltrattata dalla siccit anche se i miglioramenti fatti al terreno hanno senzaltro aiutato le viti a resistere e mantenere nel terreno un livello di umidit sufficiente. Risultato: maturazioni accelerate, vendemmia precoce - e veloce - per tutti i vini, dai bianchi Sauvignon e Viognier ai rossi Merlot, Petit Verdot e Cabernet. Ma alla fine, si chiede Heinz, come sono i vini? Acidit e sapori vibranti per i bianchi, opulenza, intensit ma anche raffinata setosit per i rossi. Difficile chiedere di pi, anche in unannata cos. A causa dellandamento climatico la produzione ha subito un brusco calo, che oscilla dal 20 per cento al 50 per cento a seconda delle zone della Toscana.
Autore: Paolo Pellegrini


08 Dicembre 2017, ore 18:32

Il Venerd di Repubblica
La Bottiglia LIsola 2016 Hibiscus Ustica (Palermo)... Dal 27 giugno 1980 Ustica evoca un disastro aereo, 81 morti in una strage su cui non mai stata fatta piena luce. Ma era e continua a essere una splendida isola ricca di biodiversit al largo di Palermo. Suo fiore allocchiello le minuscole lenticchie (presidio di Slow Food). A capo di questo presidio stata Margherita Longo, ora referente della Condotta delle Isole Slow siciliana Con il compagno Vito Barbera guida lunica realt vitivinicola dellisola: Hibiscus. Aveva cominciato Nicola, padre di Margherita. Lei, laureata in Agraria come Vito, ha proseguito sulla sua strada. Prima etichetta nel 2011. La tenuta, a 200 metri dal mare, su terreno vulcanico, di 10 ettari, tre di questi a vigneto con rese molto basse (dai 20 ai 30 quintali per ettaro). Il resto dedicato a lenticchie, fave, ortaggi. La propriet comprende un museo della civilt contadina e un agriturismo (quattro appartamentini). In produzione tre bianchi, un rosso e un passito di Zibibbo. A noi piaciuto moltissimo lIsola, quote paritarie di Catarratto e Inzolia. Affascina il colore, un luminoso giallo, poi il bouquet, fiori e frutti della macchia mediterranea, sapore fresco e minerale, appagante. Da una piccola isola un grande vino. A Spinea (Venezia) allenoteca Piave, a Fano (Pesaro e Urbino) da Biagioli sui 17 euro.
Autore: Gianni e Paola Mura


07 Dicembre 2017, ore 10:13

Panorama
La storia del pensiero in un bicchiere AllUniversit San Raffaele c un master in Filosofia del vino e del cibo, con filosofi che ne decantano le virt. Incuriositi, abbiamo intervistato uno dei docenti, Massimo Don... Un master universitario insolito, alcolico. Da bere. Leggiamo la mail arrivata in redazione: Nuovo master di primo livello in filosofia del cibo e del vino promosso dallUniversit Vita - Salute San Raffaele in collaborazione con Intesa San Paolo e Iswa. Tra i professori ci sarebbero addirittura dei filosofi. Incuriositi, proviamo a chiamarne uno. Anzi, il docente che ha la cattedra di Filosofia del vino, Massimo Don.
Professor Don, empirismo o esistenzialismo?
Categorie superate, direi piuttosto astemi o bevitori.
Ma lei non un filosofo?
Appunto. Innamorato dello spirito. Vi rivelo un segreto: non fidatevi mai degli astemi.
Leggo che ne avete fatto un master.
Un master straordinario. Siamo arrivati al secondo anno. Gli iscritti aumentano e lavorano pure.
E tra gli insegnanti ci sarebbe proprio lei, Massimo Don, docente di Filosofia teoretica.
Esatto. Insieme a Massimo Cacciari. Lidea lo ha reso (si pu dire) euforico.
Qui c scritto che insegner Filosofia del vino. sicuro di essere sobrio?
Sicurissimo. In merito posso ricordare che sono autore di quattro libri bacchici. Tra questi Filosofia del Vino (Bompiani). del 2003 ed ormai un long seller. Ben 20 edizioni.
Come dire, la storia del pensiero in un bicchiere.
Confermo. Lidea nata frequentando i bacari di Venezia con lamico e filosofo Umberto Galimberti. Insuperabile, per, la capacit di Achille Bonito Oliva. Unico a riuscire a bere una bottiglia di vodka.
Maestri. Di bevuta.
Ricordo che la filosofia inizia con il simposio di Platone dove Socrate, forte bevitore, smaschera Alcibiade.
Oggi li avrebbero fermati per stato debbrezza...
Il vino ci pu fare delirare ma frantuma le polarit: bello e brutto, vero e falso. Pensate a Odisseo che inganna il ciclope con il vino.
Non crede sia stato un po mascalzone?
Il vino di Odisseo pi buono rispetto a quello del ciclope perch usa la tchne: fermentato.
Facciamo bere i filosofi?
Sono pronto.
Cominciamo con Socrate?
Non ho dubbi, apprezzerebbe il prosecco. Considerato ingiustamente un vino minore, oggi risulta il pi venduto. come la sua filosofia: leggera, ironica, accessibile anche dai meno esperti. Un vino maieutico.
Immagino sia difficile con Aristotele. Diceva: Il vino eccita chi lento, ma toglie energia a chi svelto.
Qui ci vuole un vino complesso. Siamo di fronte a una filosofia quasi scientifica. Serve unarmatura logica. Ad Aristotele offrirei sicuramente un Franciacorta.
Sfreniamoci con Epicuro.
Sono costretto a sfatare un mito. Al centro della sua indagine non c ledonismo ma lassenza di dolore. Per Epicuro ci vuole un vino che definirei salutare. Un Aglianico campano. Bianco. Quasi una medicina contro gli affanni.
Che dice di spostarci in Francia dal saggio Montaigne?
Uomo sospettosissimo e che disprezza lubriachezza, vizio grossolano e brutale. da comprendere. Si affaccia alla modernit. E poi lindole malinconica. Tuttavia possiamo aprire una bottiglia di Pecorino. Laterale tra i vini classici. Riuscirebbe a sedurre pure il conte.
Nessun problema con Cartesio. Si racconta che mor per aver bevuto troppo vino di Spagna.
Filosofo che conosceva benissimo i processi di vinificazione. Per lui la bevanda che consente la fuga dalla realt, la dissipazione. la stessa idea condivisa da Rosseau ma anche da Bataille. Il Barbera il loro vino. Da bere in un locale notturno.
vero che Hegel si lamentava, nel suo Epistolario, dello stato delle botti?
Testimonio lautenticit. La sua filosofia imponente, la sua dialettica un pilastro: piena e mobile nel tempo stesso. Per lui occorre quello che io chiamo il vino dei vini: lAmarone.
Professore, al massimo ci possiamo permettere uno spritz...
Nessun problema. Un intellettuale da spritz Gilles Deleuze. Uno che parla di pieghe e soglie. in zona aperitivo, insomma.
Scopro adesso che qualcuno lha superata. Kierkegaard aveva scritto In vino veritas.
Vedo che studia. Nessun commento qui. Si pu passare a ordinare: Brunello di Montalcino.
Lei riuscirebbe a far bere perfino linflessibile Kant.
Ci ho pensato tanto. Dobbiamo andare in Friuli ma troveremmo la bottiglia giusta. Un vino del Collio mentre al suo studente, Ficthe, uno Schioppettino. Forse il caso di mettere il tappo alla bottiglia...
Non ci sareste riusciti con Marx.
risaputo che si ubriacava spesso. Nel suo caso ogni vino andava bene. Diamogli un Lambrusco.
Che ne dice di passare ai distillati?
Un nome su tutti: Sartre e il mio amico filosofo Giulio Giorello. Per loro un whisky.
Credo sia meglio passare a un bicchiere dacqua.
Si ricordi. Solo lalcol permette linfinito e incessante rovesciamento di tutto.
Ma io inizio a non vedere pi la tastiera.
sulla buona strada per trovare il di - vino.
Come dice Orazio: Nunc est bibendum, Ora bisogna ubriacarsi.
Giusto. Ma mi raccomando. Di filosofia...
Autore: Carmelo Caruso


07 Dicembre 2017, ore 10:13

Italia Oggi
Rothschild si lancia nel Cile Dove sta piantando centinaia di ettari di vigneti nel cuore della vallata di Maule... Il Sud del paese un luogo ideale per la viticoltura... Vista dallalto, la valle del Maule, in Cile, un immenso tappeto verde, bordato a Est dalla cordigliera delle Ande e a Ovest da un vicino ma invisibile oceano Pacifico. E punteggiato da boschi di conifere, vigneti, fattorie isolate, greggi di ovini, qualche mucca e cavalli. qui che la societ Baron Philippe de Rothschild si lanciata a piantare nuovi vigneti. Vina Villavicencio un vigneto che raggiunger i 920 ettari acquistato nel 2013 dalla societ Baron Philippe de Rothschild che in Cile da oltre ventanni. Con risultati positivi. Possiede la tenuta Almaviva a Puente Alto, nella valle di Maipo (nei pressi di Santiago) insieme al gruppo vinicolo Concha y Toro. E produce un vino iconico dellAmerica del Sud, Almaviva, che ha ottenuto un successo mondiale, cui sono seguiti la gamma di Escudo Rojo, Mapu, Anderra, Mas Andes. Avanzare in terra straniera riserva sempre delle sorprese. Per realizzare questi vini di alta gamma sono necessari buoni approvvigionamenti e buoni produttori. E in Cile i contratti non vengono sempre rispettati. Cos, quando il prezzo delle uve alto, la fornitura va al miglior offerente. In questo modo non ci sono le garanzie per poter replicare il modello francese di Mouton Cadet, uno dei grandi successi della maison (allincirca 10 milioni di bottiglie, secondo le stime di Le Figaro) che esige approvvigionamenti stabili e di qualit. Per superare il problema, la societ Baron Philippe de Rothschild ha preso in considerazione lacquisto di nuovi terreni. Ci sono voluti due anni per trovare quelli che poi sono stati acquistati nella valle del Maule, scelti dalla societ francese in ragione della disponibilit di acqua (in questa valle piove tre volte di pi che a Santiago), come ha raccontato a Le Figaro, Emmanuel Riffaud, direttore delle tenute cilene della societ presieduta da Philippe Sereys de Rothschild, della quale anche proprietario in parti uguali insieme agli altri due figli della baronessa Philippine de Rothschild. Al momento dellacquisto la tenuta contava 60 ettari di vigneti. Soltanto una ventina di ettari di carignan sono stati conservati mentre stato lanciato un vasto programma per impiantare nuovi vigneti per diverse centinaia di ettari con un investimento considerevole. Nella regione un ettaro costa tra 8 mila e 12 mila dollari (tra 6.700 e 10 mila euro). Per questa superficie il costo dei nuovi impianti stimato tra 15 mila e 18 mila dollari (fra 12.500 e 15 mila euro), lirrigazione implica costi supplementari che oscillano fra mille e 2 mila dollari (tra 850 e 1.700 euro). Ogni anno saranno piantati da 40 a 50 ettari. Grazie alle nuove propriet la societ Baron Philippe de Rothschild potr gestire la qualit delle uve per le differenti gamme di vini e creare un nuovo vino iconico in Cile.
Autore: Angelica RaTTI


06 Dicembre 2017, ore 10:11

Italia Oggi
Enoturismo in chiaro, fiscalit soft Lenoturismo si avvia verso il riconoscimento fiscale e giuridica Laula del senato ha infatti, approvato un maxi emendamento alla legge di bilancio, con il quale si riconosce per la prima volta lo status della pratica enoturistica. Adesso manca lapprovazione definitiva del testo da parte della camera (il ddl ora al vaglio della commissione bilancio a Montecitorio). Un risultato raggiunto soprattutto grazie al senatore Dario Stefno che ha ben compreso le istanze e le opportunit di un fenomeno in grande espansione con un indotto turistico di quasi 3 miliardi di euro lanno, commenta il presidente del Movimento Turismo del Vino, Carlo Pietrasanta. Il ddl di bilancio 2018 al vaglio dei deputati riconosce e definisce lattivit di enoturismo, quindi prevede il via libera alle attivit realizzate nei luoghi di produzione (degustazioni, didattica, iniziative ricreative, visite in cantina e altro). E baster Presentare la Scia al comune di competenza. Le disposizioni fiscali avranno i vantaggi che valgono per lagriturismo, mentre il regime forfettario dellimposta sul valore aggiunto sar applicato solo per i produttori agricoli che svolgono la propria attivit nellambito di unazienda agricola. Per Paolo Castelletti, segretario generale dellUnione Italiana Vini: Siamo a un passo dal riconoscimento normativo dellattivit enoturistica, un momento storico per il nostro paese. In seguito, vogliamo e dobbiamo continuare a lavorare per vedere approvato integralmente il disegno di legge sul turismo del vino che contiene altri elementi importanti per lo sviluppo di questa attivit, strategica per il futuro dei territori e del nostro comparto. La speranza che lapprovazione definitiva avvenga entro Natale. Perch Il settore ha bisogno di questa legge perch i territori del vino possano esprimere al meglio tutte le loro potenzialit turistiche e di accoglienza, commenta il presidente dellAssociazione Nazionale Citt del Vino, Fioriano Zambon.


06 Dicembre 2017, ore 10:11

Italia Oggi
Aiuti Bper - Sace per Librandi vini I fondi per le produzioni mirate allexport... Finanziamento per linternazionalizzazione dellazienda vinicola calabrese Librandi. Sono Bper Banca e Sace, che con Simest costituiscono il polo dellexport e dellinternazionalizzazione del Gruppo Cdp, ad aver finanziato due operazioni per 350 mila euro complessive. Le risorse saranno utilizzate dallazienda di Cir Marina (Kr) per lapprovvigionamento delle materie prime necessarie a realizzare i prodotti destinati a clienti esteri. I finanziamenti rappresentano un importante mezzo di supporto alla crescita internazionale, commenta Teresa Librandi, responsabile amministrazione, finanza e controllo della Librandi Antonio e Nicodemo. Sono indispensabili per il consolidamento delle posizioni acquisite, particolarmente in un settore come il nostro, caratterizzato da unelevata intensit concorrenziale a livello mondiale. La Librandi Antonio e Nicodemo ha iniziato la propria attivit allinizio degli anni 50 nella zona Doc Cir, arrivando a diventare una delle realt pi affermate nel settore vinicolo del Sud Italia. I premi ricevuti nel corso degli anni per i suoi prodotti sono numerosi. Vignaioli da tre generazioni, hanno avviato una realt produttiva che molto ha investito sulla riscoperta, la tutela e la valorizzazione dei vitigni autoctoni calabresi come Magliocco, Arvino, Mantonico bianco e Pecorello salvaguardando il germoplasma viticolo a rischio di estinzione. La Librandi gi in altre occasioni ha usufruito delle garanzie offerte da Sace per espandere il giro daffari in mercati come Ue, Australia, Stati Uniti e Asia.


06 Dicembre 2017, ore 10:11

Italia Oggi
Lexport premia la reputazione ... Negli Usa i vini oltre 20 $ crescono di pi... Reputazione elevata. questa la nuova sfida del vino italiano sui mercati stranieri declinata insieme a cultura e ricerca della qualit per ottenere quelli che vengono definiti fine wine. La premiumization una tendenza che si consolida in molti mercati. Come evidenzia una ricerca di Istituto Grandi Marchi e Nomisma Wine Monitor condotta negli Stati Uniti dove, nellultimo quinquennio, il prezzo dei vini fermi imbottigliati importati cresciuto di quasi il 10% e le vendite di vino con prezzo superiore a 20 $ a bottiglia sono cresciute di quasi l8%, contro il 2,4% dei vini con prezzo inferiore. La ricerca mette in evidenza come lItalia, in questo contesto, abbia un enorme vantaggio competitivo. Il binomio fine wine e made in Italy riscuote grande successo negli Stati Uniti dove un terzo dei consumatori di vino indica Italia quando pensa ai produttori di vini di alta qualit e Barolo, Amarone e Brunello di Montalcino i fine wine italiani pi citati spontaneamente, cos come Piemonte e Toscana tra le regioni pi spesso ricordate. Ecco perch per il presidente dellistituto, Piero Mastroberardino, occorre lavorare con grande determinazione ed efficacia alla ricerca del corretto posizionamento di pregio per il nostro prodotto, lavorando sempre pi per la crescita del valore perch i volumi discendano da un corretto approccio al valore e non da una logica di price competition. I volumi senza il valore portano allo sgretolamento della filiera per mancanza di capacit di remunerare gli investimenti effettuati. Circa un terzo dei consumi statunitensi di vino si riferisce a prodotti dimportazione.


06 Dicembre 2017, ore 10:10

Italia Oggi
Nasce lAsti secco. Per andare oltre la crisi Il Consorzio per la tutela dellAsti gioca il jolly. Presenta sul mercato lAsti secco. La nuova bollicina Docg ha un profumo intenso e aromatico, un grado alcolico di 11-11,5, un residuo zuccherino di 18-24 g/l ed ottenuta da moscato bianco (la stessa uva utilizzata per produrre lAsti spumante dolce Docg e il moscato dAsti Docg), spumantizzato oggi con una tecnica particolare, messa a punto con il contribuito del laboratorio di ricerca e analisi del Consorzio di tutela e la supervisione dellenologo Rocco Di Stefano. Al consorzio non escludono, in futuro, di prevedere che lAsti secco Docg si possa ottenere anche col metodo classico che, pur implicando un maggiore immobilizzazione di capitali, comporta minori investimenti in tecnologie di vinificazione e, quindi, amplia la platea delle cantine in grado di produrla Restando alloggi, la missione dellAsti secco , in primo luogo, far superare alla filiera dellAsti la crisi che, 30 mesi fa, ha improvvisamente ridimensionato di 18mln di bottiglie le vendite di questa denominazione, che da anni viaggiava stabilmente sui 100mln di bottiglie. La Germania, ha ricordato Giorgio Bosticco, direttore del consorzio, ossia il mercato da sempre pi grande per noi, aveva cambiato rotta e sera orientato su spumanti aromatici locali di basso prezzo. Mentre il mercato pi ricco, la Russia, a seguito dellembargo e della crisi economica sera bloccato. In secondo luogo, il nuovo spumante dovr fare da traino alle vendite dAsti dolce e moscato dAsti, svecchiandone anche limmagine, in particolare sul mercato domestico, che oggi rappresenta solo il 15% del venduto della Docg. Sulla carta lAsti secco ha caratteristiche qualitative che gli consentono di competere ad armi pari, in Italia e allestero, con denominazioni di successo come il prosecco Docg (93mln di bottiglie nel 2017) e per conquistare nuovi consumatori, millennials in primis. Nella realt dei fatti, a raggiungere i numeri del prosecco, lAsti secco ci metter del bel tempo. Anche perch il consorzio non dispone dingenti somme da destinare alla sua promozione. Per farlo conoscere sono previste degustazioni comparative in Germania e Regno Unito. LAsti secco sar presentato negli Usa nellambito degli eventi previsti dal programma promozionale triennale, organizzato insieme allIstituto dei salumi italiani e al Consorzio del provolone, che ha un budget di 6 mln euro. Al Consorzio dellAsti sono comunque fiduciosi nelle potenzialit del nuovo spumante. Partiamo, questa vendemmia, con 700 mila bottiglie dAsti secco, dichiara a ItaliaOggi Stefano Ricagno, vicepresidente del consorzio. Ma nellarco di tre anni contiamo darrivare a 6 mln di bottiglie. Oggi lo producono 16 aziende consorziate, fra cui gi figurano le principali imprese nostre associate. Di qui al 2020 saliranno certamente 25-30 aziende. La nostra filiera crede molto in questo vino, che ha un antesignano nellAsti asciutto della fine del XIX secolo. E limpegno di tutti di posizionarlo fra gli spumanti di qualit e di dargli una spiccata personalit, differente da cantina a cantina, diversamente da quanto avviene per lAsti dolce, che ha un gusto pi omogeneo ed prodotto in milioni di bottiglie. Canale di distribuzione delezione del nuovo Asti secco sar la distribuzione moderna, che lo proporr a un prezzo al pubblico di 6,49-6,99 euro a bottiglia. Nelle bottiglierie invece il prezzo al pubblico osciller fra 8,00 e 8,5 euro.
Autore: Luisa Contri


06 Dicembre 2017, ore 10:10

Italia Oggi
Le maschere del protezionismo Mercati di Cina e Russia in espansione, ma per il made in Italy raggiungerli ancora difficile... Muri fiscali, burocratici e tecnici frenano lexport di vino... Troppe barriere, non solo fiscali ma anche burocratiche e tecniche, bloccano lo sviluppo dellexport di vino italiano in mercati in forte espansione come quelli verso Cina e Russia. Di dazi e di ostacoli alla libera circolazione del vino, se ne parlato venerd al convegno Sviluppo e barriere al commercio internazionale del vino: Ue - Russia - Cina, organizzato da Faragri, Fondo paritetico interprofessionale nazionale per la formazione continua in Agricoltura, allAccademia dei Georgofili in occasione della chiusura del 68 anno accademico dellAccademia Italiana della Vite e del Vino. Le barriere non tariffarie sono diventate forme mascherate di protezionismo con conseguenze negative per leconomia globale e per gli stati che le attuano, perch innescano spirali protezionistiche dannose per tutti, ha evidenziato Ernesto Abbona, presidente di Unione Italiana Vini e titolare della cantina Marchesi di Barolo. Inoltre il passaggio dal multilateralismo a logiche bilaterali degli accordi commerciali internazionali ha indebolito la spinta verso politiche di libero scambio su scala mondiale. A calcare la mano sulla necessit di maggiore libert nel commercio anche Lamberto Frescobaldi. Tutti i restringimenti che mettiamo in Europa costringono il consumatore del mondo a rivolgersi altrove. E poi non c bisogno di andare tanto lontano, anche nellUe a 28 non tutti i paesi hanno le stesse regole. Quando cera il Mec, il mercato comune europeo, era pi facile esportare allinterno della stessa Europa. Basti pensare alla sola dizione contiene solfiti che deve essere scritta in nove lingue diverse. E poi ce la questione del reimpianto dei vigneti. La legislazione che impedisce laumento della superficie vitata un limite. La questione stata evidenziata anche da Piero Antinori. Barriere sono anche gli impedimenti burocratici e normativi come il regime di reimpianto vigneti. Possiamo reimpiantare solo l1% allanno. Questanno lItalia ha chiesto 150 mila ettari, sono stati concessi meno di 6 mila. Noi dei 150 chiesti ne abbiamo avuti 0,8. E questo va a tutto vantaggio del nuovo mondo che questi ostacoli non ce li ha e diventano sempre pi competitivi E conclude Antinori: Dal 2008 si sono persi 138mila ettari di vigneti, con lattuale regime ci vorranno 30 anni per recuperare. Sulla competitivit del vino italiano ha posto laccento Silvana Ballotta, ceo di Business Strategies. Se la Francia presidia la Cina a da anni attraverso una pianificazione certosina, lItalia si fatta avanti tardi e spesso in maniera frammentata. Tanto che tuttoggi i cinesi pensano che il vino europeo sia prodotto dalla Francia.
Autore: Andrea Settefonti


06 Dicembre 2017, ore 10:10

Italia Oggi
Olio, Coricelli alfiere in Cina Pietro Coricelli porta in Cina la cultura italiana dellolio: nel 2017 ha esportato il 5% del suo fatturato. Una presenza di valore che valsa allazienda il premio Eccellenza Italiana dalla Fondazione Italia Cina, istituzione creata per migliorare limmagine e le modalit dellItalia in Cina. La premiazione avvenuta due giorni fa a Milano. Lazienda umbra, giunta alla terza generazione di famiglia, continua cos la sua crescita nei mercati orientali. Nel 2016 la percentuale dedicata allestero stata del 68%, per un totale di ricavi (tra Italiaed export) pari a circa 120 mln. Lazienda in 110 paesi, dove vende pi di 30 mln di olio (con un incremento del 4% rispetto al 2015).


06 Dicembre 2017, ore 10:09

Quotidiano Nazionale
Tradizione e innovazione: Casadei riscopre il vino in anfora Il gruppo toscano protocollo biointegrale e antichi contenitori: le nuove sfide... Il gruppo Casadei (tenute nel Chianti Rufina, nellAlta Maremma e in Sardegna) dopo aver lanciato il protocollo di coltivazione Biointegrale (evoluzione del Biodinamico) sposa un nuovo stile di fare vino (ri)scoprendo uno dei pi antichi contenitori per la vinificazione e laffinamento: le anfore. Che danno vini - dice Stefano Casadei alla guida della maison con la moglie Anna Baj Macario - che sono pura espressione del frutto che solo lanfora sa esaltare e amplificare. I primi esperimenti a Castello del Trebbio, il cuore pulsante del gruppo, risalgono al 2011. Oggi delle 700mila bottiglie prodotte nelle tre tenute 40mila sono frutto di sola anfora, mentre un 20% dellintera produzione si divide tra acciaio e anfora. Andremo avanti su questa strada aggiunge Stefano - ma senza esagerare. Vogliamo che resti una nicchia. La scelta si sta dimostrando vincente, sia sul mercato interno sia su quello estero, dove va il 60% delle bottiglie prodotte, con una tenuta (Casadei a Suvereto) tutta dedicata agli internazionali (merlot, syrah e cabernet vari). La produzione in anfora esalta il protocollo Biointegrale di gestione delle tenute. Quello che applicato nella tenuta sarda Olianas, tutta e solo biointegrale. Vini da sorseggiare, cibi di qualit, dimore rurali dove alloggiare, castelli da visitare. Come quello del Trebbio, antica dimora della famiglia dei Pazzi, acquistato dal conte Giovanni Baj Macario nel 1969, teatro nei giorni scorsi di una maxi - degustazione di 50 anni di Sangiovese Riserva (il Lastricato) dagli anni 70 del secolo scorso ai giorni nostri. Con sorprese: come scoprire lintegrit di annate come il 2004, il 1999 e il 1995. Stupefacente longevit donata dal territorio della Doc Rufina al Sangiovese toscano.
Autore: Lorenzo Frassoldati


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