planeta

Il Meglio dell'Edicola

08 Aprile 2017, ore 16:10

Io Donna - Repubblica
Paesaggio da bere (mai da soli) Ogni luogo ha un sapore. Che raddoppia se condiviso... Molti di noi, quando sono soli di fronte a qualcosa di veramente bello - un paesaggio, un quadro, unarchitettura, uno spettacolo -, anzich sentirsi felici e pacificati provano il disagio di chi spreca qualcosa, come se avessero davanti agli occhi un succulento piatto di spaghetti lasciato a raffreddarsi. Di fronte alla straordinaria bellezza dellorizzonte di un lago in tempesta o di un prato verdissimo punteggiato da mucche di montagna mi sono sempre sentita sola e inutile, se accanto a me non cera nessuna delle persone cui tengo. E quando vado a spasso nei boschi non mi basta nemmeno la compagnia umana: l mi manca soprattutto la gioia esplosiva del mio cane, ma andrebbe bene anche il cane di qualcun altro, se solo ne esistesse uno che si fa prestare a unestranea senza patire ansie abbandoniche. La solitudine contemplativa non d soddisfazione, altrimenti non correremmo tutti a fotografare ogni cosa per poterla condividere con chi non c. Fotografare quello che ci piace, anzich godercelo e basta, un modo di posporre il piacere per quando potremo condividerlo con qualcuno. A me la condivisione piace (anche quella molto relativa delle immagini pubblicate sui social) e non ci vedo solo narcisismo ed esibizionismo, come sostengono alcuni censori. Un tempo, cerano gli acquarellisti: condividevano non solo riportando a casa i paesaggi che avevano ritratto, ma anche in contemporanea con gli sconosciuti che si fermavano a guardarli allopera. Il vino possiamo paragonarlo alla passeggiata in un paesaggio, anche perch di fatto lo . Quando bevete una bottiglia di barolo riuscite a non pensare alle colline brumose delle Langhe? Con un bianco della costiera amalfitana non vi si riempiono gli occhi di quelle rocce terrazzate che precipitano nel mare? E se un vino proviene da vigneti di Capalbio, non intravedete, attraverso il suo color rubino, il tipico paesaggio sinuoso della Maremma, che poi digrada verso una lunga spiaggia sabbiosa? Ecco, il piacere del vino viene spontaneo condividerlo perch un sapore ma anche un luogo, un gusto concreto ma anche una percezione che sfuma nel ricordo, proprio come un paesaggio quando lo lasciate.
Autore: Camilla Baresani


08 Aprile 2017, ore 16:09

Io Donna - Repubblica
La scheda Tinata 2012 Monteverro (Toscana) ... Tenuta Monteverro Borgo Carige, Capatbio (Grosseto), monteverro.com Conosco Georg Weber, tanti anni fa, a Bolgheri, alla cantina del Sassicaia da Nicol Incisa. Vuole comperare una terra a Bolgheri. Non ci riesce, ma la passione per il vino non cessa n il suo spirito imprenditoriale. Il suo amore per la Toscana lo porta a Capalbio, motto vicino al mare come il Sassicala. Unoasi di macchia mediterranea e di oliveti. Nella sua vita entra Julia che sposa net 2011. Oggi i suoi vini sono considerati un incredibile caso che ha affascinato gli addetti ai Lavori prima e il consumatore dopo. Dai trenta ettari di vigneto nasce un vino che ritengo fra i migliori di Toscana: il Tinata del 2012. Un omaggio alla madre di Georg, Cristina detta Tina. a base di Syrah e Grenache e ha una sensualit sorprendente. Un sentore di aromi e una spina dorsale acida allinterno di unavvolgenza totale. La produzione limitatissima.
Autore: Gelasio Gaetani dAragona


07 Aprile 2017, ore 10:28

La Repubblica
Cera una volta il vino convenzionale. C ancora, e far la parte del leone nella cinquantunesima edizione del Vinitaly, che si apre domenica alla Fiera di Verona, con il suo ventaglio di numeri sontuosi: trenta Paesi presenti, oltre quattromila espositori e 131.000 operatori E poi degustazioni orizzontali (per etichette dello stesso vitigno) e verticali (per annate) , premiazioni, dibattiti, lezioni di abbinamenti, focus su extravergine e tecnologie innovative, su su fino al parterre dei Paperoni del vino, messi in fila da Anna De Martino nellannuale super classifica delle cantine pi ricche dItalia, tutte oltre i cento milioni di euro di fatturato. Ma accanto alla viticoltura maggioritaria, cresce una quota minoritaria e poetica, che sta rivoluzionando il mondo del vino a partire dalla terra. Una tendenza cos prorompente da aver raddoppiato i suoi seguaci in pochi anni, tanto da indurre gli organizzatori della fiera a riservare spazi sempre pi dilatati alla sezioni Vivit - Vigne Vignaioli Terroir - riservata ai produttori che hanno cancellato la chimica dalle loro bottiglie. Gli ultimi in ordine di tempo sono quelli di Ferrari Spumanti, che pochi giorni fa hanno fatto outing eno - biologico: A coronamento dellimpegno della famiglia Lunelli nel riportare al centro dellattivit agricola il concetto stesso di fertilit naturale del terreno, il rispetto dellambiente e di chi vi lavora. Lo spumante pi famoso del mondo va ad aggiungersi al 65% dei vigneti di Franciacorta, in conversione o gi certificati e bollati in etichetta con la virtuosa fogliolina verde. Nomi importanti come Berlucchi e Mosnel, fulminati sulla via dellagricoltura rispettosa di ambiente e salute in scia ai pionieri di Barone Pizzini, antesignani delle bollicine biologiche. Se i cinquanta ettari coltivati sotto locchio attento di Silvano Brescianini hanno fatto la storia della viticoltura biologica italiana, i cinquecento di Berlucchi hanno avuto un effetto domino dirompente, spingendo verso lagricoltura organic ( definizione internazionale ) tutti i conferitori, proprio come succede con i vignaioli di Ferrari. Il valore della scelta biologica tanto maggiore se si pensa alla fatica di portare a fino alla vendemmia le uve del Nord. Un rischio che raddoppia passando dallo Chardonnay, vitigno precoce raccolto in agosto nel Bresciano, al Nebbiolo coltivato in Piemonte, dove ogni giorno settembrino sulla pianta significa s uve pi asciutte e zuccherine, ma anche lo sguardo fisso al cielo per il pericolo di pioggia. Non a caso, la nuova generazione dei barolisti Ceretto ha investito quasi dieci anni in studi e sperimentazioni prima di codificare la nuova vocazione biodinamica dellazienda, forte di quasi duecento ettari nel cuore delle Langhe. Al centro - sud, tutto un po pi semplice, grazie a un clima benevolo e alla millenaria tradizione contadina, molto spesso declinata al femminile, dai vini minerali della campagna di Apricena, Foggia, dove Valentina Passalacqua fa riposare i mosti nelle uova di cemento, alla ragusana Arianna Occhipinti con i suoi vini da uve autoctone, armonici e diseguali (Arianna dixit), fino alle cantine nel tufo dove riposa lAglianico Basilisco di Viviana Malfarina e ai nuovi vini bio delle sorelle Lungarotti, a un passo da Assisi. Unonda lunga, forte e vitale, che si traduce anche in due manifestazioni parallele al Vinitaly - Vini Veri e VinNatur - entrambe tra Vicenza e Verona. Su tutti governano gli occhi celesti di Alois Lageder, pioniere altoatesino della viticoltura in armonia con la terra. Il suo appuntamento di primavera, Summa, che ospita i grandi vini naturali del mondo, compie ventanni. Di lotta e di successo. Prosit.
Autore: Licia Granello


07 Aprile 2017, ore 10:28

Il Venerd di Repubblica
A Nicotera da sempre il vino fa parte del pasto. Fu proprio qui che, sessantanni fa, Ancel Keys studi e codific la Dieta mediterranea. Nella famiglia Comerci la vigna presente da pi dun secolo. A fine Ottocento avvi lattivit Francesco: produceva olio e vino. Delle figlie, Michelina prese a seguire gli ulivi e Rosina la vigna. Destino, Rosina spos Domenicoantonio Silipo, il bottaio del paese. Ebbero sette figli, lultimo dei quali, Salvatore, eredit terra e cantina. Ma prefer fare lavvocato in Emilia. Vigne non abbandonate ma affidate in comodato ai coloni. Oggi un altro Domenicoantonio Silipo, con i figli Francesco e Federico, a guidare Casa Comerci. Acquisiti altri terreni: su 27 ettari 15 sono vitati. Lenologo Franco De Franco. Si coltivano solo due vitigni autoctoni: il Greco bianco e il Magliocco canino nella Vigna SantAndrea su una collina che guarda il Tirreno, solo Magliocco nella Vigna Badia. Regime biologico dal 2009. Tre etichette: dal Magliocco Lati e il rosato Granatu, dal Greco Rfulu. Limpido, luminoso, profumi di ginestra e biancospino, di frutti estivi con cenni erbacei e minerali, fragrante e saporito. Vinificato in inox, ha tutto il tempo di evoluzione che serve, senza lassillo del mercato. A Roma allEnoteca Cavour 313, a Vibo Valentia da ViNus sui 10/12 euro.
Autore: Gianni Mura


07 Aprile 2017, ore 10:27

Il Sole 24 Ore
La pelle vegetale di vino Trecentomila euro al progetto italiano che trasforma le fibre e gli oli della vinaccia... Una pelle 100% vegetale ricavata dagli scarti della vinificazione, attraverso un procedimento che non impiega prodotti chimici e limita gli sprechi. un progetto italiano ad essersi aggiudicato il primo premio del Global Change Award 2017, del valore di 300 mila euro, promosso dalla H&M Foundation. Wineleather, questo il nome dellinnovativa pelle nata dal vino, interamente made in Italy, frutto dellintuizione di Gianpiero Tessitore e Francesco Merlino, in collaborazione con Rossella e Valentina Longobardo. Abbiamo creato e brevettato un innovativo processo produttivo - spiega Tessitore, fondatore di Vegea srl e ideatore di Wineleather - che trasformale fibre e gli oli vegetali presenti nella vinaccia in un materiale ecologico con le stesse caratteristiche meccaniche, estetiche e sensoriali di una pelle. Il materiale, che pu essere prodotto a costi contenuti, utilizzabile in diversi campi: moda, design, automotive. E mette lItalia in una posizione privilegiata anche sul fronte produttivo: il 18% della produzione annua mondiale made in Italy, e di conseguenza la quantit di scarti vitivinicoli copiosa. Lidea che il materiale destinato allo smaltimento possa essere trasformato in un nuovo prodotto alla base della filosofia di H&M, che vede nella circolarit la chiave di volta per un futuro allinsegna della sostenibilit. Anche nella moda. Il Global Change Award, giunto alla seconda edizione, ogni anno premia e finanzia con i milione di euro cinque progetti profondamente innovativi e lascia alla Rete la decisione finale sui vincitori. Questanno, a fronte di 3mila candidature da 130 paesi, tra i finalisti sono stati selezionati anche Solar Textiles (Usa/Svizzera), un nylon realizzato con acqua ed energia solare; Content Thread (Usa/ Uk) che agevola il riciclo di capi identificandone i filati; Denim Dyed Denim (Australia) che tinge il denim con i vecchi jeans; Manure Couture (Olanda), che impiega il letame per realizzare tessuti. Nel corso del prossimo anno le cinque start up beneficeranno di un percorso di consulenza sviluppato da Accenture e KTH Real Institute of Technology di Stoccolma. Il Global Change Award solo una delle sfide che il gruppo svedese ha scelto di intraprendere a favore dellambiente. Il Sustainability Report 2016, pubblicato qualche giorno fa, mette nero su bianco limpegno del gruppo H&M, che ha chiuso il primo trimestre 2017 con vendite in salita de17% a 54 miliardi di corone svedesi (circa 330 milioni di euro), a utilizzare al 100% materiali riciclati o provenienti da fonti sostenibili entro il 2030 e diventare climate positive, riducendo a zero le emissioni di gas serra, attraverso lintera catena del valore entro il 2040. Il report fotografa anche i primi successi: il 96% dellenergia impiegata da H&M nel 2016 proveniva da fonti rinnovabili, contro il 78% del 2015, e dal debutto del programma di ritiro di tessili usati, nel 2013, lazienda ne ha raccolti 39mila tonnellate, di cui 16 mila solo nel 2016.
Autore: Marta Casadei


06 Aprile 2017, ore 10:25

La Repubblica
Bottura perde lo scettro: secondo alta la tensione nella grande sala del Royal Exhibition Building quando lo speaker annuncia il secondo piazzato. Sullo schermo appare la foto di Massimo Bottura, e le mille persone presenti sembrano per un attimo trattenere un unico respiro collettivo. Alcuni bisbigli increduli. Poi il boato, quando ormai chiaro che il nuovo campione del mondo si chiama Daniel Humm. Lo svizzero dellEleven Madison Park di New York scoppia in lacrime mentre abbraccia lamico modenese, poi si avvia a ritirare il suo premio. Siamo a Melbourne, scelta questanno come citt ospite per la sempre pi complessa macchina dei 50 Best Restaurants, il pallone doro della cucina, figlio di un imponente sforzo organizzativo commisurato alla risonanza mediatica che la classifica annuale ha ormai acquistato. Buon successo di squadra per lItalia, che oltre allargento di Bottura festeggia il 15o posto di Piazza Duomo di Enrico Grippa, il 29o delle Calandre degli Alajmo e 43o della new entry Niko Romito con il suo Casadonna. Nella classifica per nazioni ancora prima la Spagna con 7 ristoranti, davanti agli Stati Uniti con 5 e a Italia e Francia con 4. Nessuna particolare sorpresa nelle primissime posizioni, ma significativa la crescita di rincalzo dei ristoranti sudamericani e asiatici. Sempre forte la risonanza della manifestazione che cresce nonostante le critiche e le domande, tuttora senza risposta, che ogni anno arrivano agli organizzatori. Gli oltre 1000 giurati, fra cuochi, ristoratori, critici e gourmet itineranti, non sono infatti tenuti a dimostrare di aver effettivamente visitato i ristoranti per i quali votano. Mai documentato, ma palese negli effetti sulla classifica, poi il lavoro sotterraneo - vere e proprie campagne elettorali - svolto per convogliare i voti a favore di uno o dun altro ristorante. Lavoro svolto non tanto dagli sponsor, cui poco pu importare del piazzamento dei singoli ristoranti, quanto da gruppi attivi di sostenitori, da pierre, in alcuni casi dagli stessi coordinatori dei panel nazionali, spagnolo e in francese innanzitutto negli armi passati, invero mai da quello italiano. Il mondo dellalta gastronomia ancora adesso si domanda - ed domanda retorica - per quali vie Le Chateaubriand, buon t bistrot di Parigi, abbia ottenuto per anni la palma di miglior ristorante di Francia, oggi altrettanto paradossalmente attribuita al pur ottimo Mirazur di Mauro Colagreco di Mentone, davanti ai vari Passard, Gagnaire, Barbot, Ducasse, Robuchon... Non per caso due anni fa nata proprio in Francia una classifica alternativa, La Liste, che dopo il primato del 2016, mette insieme i voti di centinaia di Guide, di giornalisti, di siti web e stila una classifica dei migliori 1000 ristoranti del mondo. Servono, e a chi, queste classifiche? A chi voglia comprendere le tendenze emergenti nella gastronomia, senzaltro. Ai ristoranti meglio piazzati, che vedono impazzire il quaderno delle prenotazioni. E a chi va al ristorante? S, certo, pi di Tripadvisor e delle altre bufale allo stato libero che circolano nel web, a condizione di saperle leggere e soppesare criticamente. In ogni caso il secondo posto - limpido e pulito - di Massimo Bottura lascia un po di amaro in bocca ma continua a fare un gran bene allimmagine dellItalia nel mondo.
Autore: Enzo Vizzari


06 Aprile 2017, ore 10:24

Corriere Fiorentino
Una casa nuova per il supervino (pagata dieci milioni di euro) Frescobaldi acquista una maxitenuta a Montalcino: sar il regno di Luce... Il gruppo Frescobaldi festeggia la prima volta dellingresso nel club delle aziende vinicole italiane che fatturano pi di 100 milioni lanno con la firma dellacquisizione di una nuova azienda, nel cuore del territorio del Brunello. Oggi il marchese Lamberto Frescobaldi, presidente del gruppo fiorentino che ha tolto dal logo e della etichette la parola marchesi per puntare sulla Toscana, sar a Montalcino per lacquisto per oltre 10 milioni di euro dellazienda Logonovo, 55 ettari di cui 11 a vigne, confinante con la tenuta del gruppo a Castelgiocondo dove il gruppo produce Brunello ed il supertuscan Luce della Vite, frutto dellunione tra Sangiovese e Merlot. Luce della Vite ormai ha venti anni alle spalle ed ora che diventi maggiorenne - spiega Lamberto Frescobaldi - La nuova tenuta, che sar ribattezzata Luce, diventer la casa di questo nostro vino, grazie anche alla cantina che richieder solo qualche aggiustamento. Anche le vigne sono molto belle, recenti, impiantate secondo criteri di qualit come le nostre. Cos Luce della Vite potr uscire da Castelgiocondo ed avr un team dedicato, raddoppiando quasi ettari di vigne e produzione, con un investimento importante e strategico. Nel mondo del vino serve tempo per avere un ritorno e noi che siamo produttori lo sappiamo. Lazienda Logonovo acquisita dallimprenditore svizzero Marco Keller, ad un prezzo per ettaro vitato di circa 400.000 euro per ettaro, in linea con le quotazioni di Montalcino e del Brunello, e significa per i Frescobaldi linnalzamento della quota di investimenti nel 2017 al 18% del loro fatturato, contro una media del 12%. Il gruppo fiorentino entrato tra le aziende che fatturano 100 milioni di euro lanno (un club di 16 imprese, che vede anche gli Antinori, quarti a quota 192 milioni) con 101 milioni nel 2016, una crescita di oltre il 6%, e 11 milioni di bottiglie prodotte. Siamo soddisfatti di questo, un fatto che arriva dopo gli ultimi anni di crescita costante, sana, con la costruzione di nuovi e vecchi mercati allinsegna della qualit e del territorio - spiega Lamberto Frescobaldi - Sono fiero del fatto che noi siamo lunica azienda agricola presente tra i centenari. Siamo e restiamo produttori, con 1.300 ettari, tutti in Toscana, tranne i 44 ettari in Friuli di Attems, e diamo lavoro a 600 persone, la met dei quali stagionali. Unazienda familiare ma con management esterno. La crescita impostata - i primi tre mesi del 2017 sono stati estremamente positivi - e il marchese aggiunge: Puntiamo molto sulla Toscana, come dice il nostro slogan cultivating Toscana diversity, sulle caratteristiche uniche delle diverse tenute, da Nipozzano a Pomino, a Remole e Castiglioni, ad Ammiraglia in Maremma, a Castelgiocondo cui ora si aggiunge Luce a Montalcino: come il rosato Ali che presenteremo al Vinitaly non poteva che nascere in Maremma, il Leonia brut che a Pomino, Luce a Montalcino. Sono fiducioso in altri anni di sviluppo.
Autore: Mauro Bonciani


06 Aprile 2017, ore 10:23

Il Sole 24 Ore
LItalia contro letichetta a semaforo Altol di Federalimentare e Coldiretti a Strasburgo - Francia e Belgio verso il modello inglese... Chiusa da pochi mesi la vertenza in sede Ue con la Gran Bretagna, lItalia torna in campo contro la possibilit di introduzione delletichetta nutrizionale a semaforo per gli alimenti confezionati. La proposta di qualche giorno fa ed stata formulata da alcune multinazionali del settore (Coca Cola, Pepsi, Unilever, Nestl e Mars) nellambito di un programma per contrastare lobesit e le malattie cardiovascolari generate da una scorretta alimentazione. Letichetta nutrizionale a semaforo non fa altro che indicare coni colori verde, giallo e rosso i contenuti in sale, grassi e zuccheri di un determinato alimento. Il problema - per gli agricoltori e lindustria di trasformazione alimentare italiana - che moltissimi prodotti tipici del made in Italy rischiano di finire sugli scaffali dei supermercati con etichette rosse, allontanan-do potenzialmente il consumatore. Un esempio: il prosciutto italiano Dop stagionato dopo una sapiente salatura. Questo, secondo la classificazione del semaforo, confina il prosciutto come prodotto ricco di sale, quindi dannoso. Lo stesso vale per i nostri formaggi a pasta dura come grana padano e parmigiano reggiano che presto potrebbero avere letichetta rossa. Ad aggravare il quadro, un decreto di prossimi pubblicazione in Francia che istituisce - per ora su scala volontaria come in Gran Bretagna - letichetta nutrizionale a semaforo Nutriscore, mentre un provvedimento analogo sarebbe allo studio del ministero della Sanit in Belgio.Nei giorni scorsi il ministro delle Politiche agricole, Maurizio Martina, ha rimarcato con forza il no dellItalia a questo sistema di classificazione. E ieri il presidente di Coldiretti, Roberto Moncalvo e quello di Federalimentare, Luigi Scordamaglia, hanno incontrato a Strasburgo il rappresentante permanente aggiunto dItalia presso lUe, ambasciatore Giovanni Pugliese e gli europarlamentari Paolo De Castro ed Elisabetta Gardini. Unazione di lobby a difesa delle peculiarit del made in Italy. Secondo un focus presentato nel corso dellincontro, circa l85% delle produzioni a denominazione di origine (Dop) italiane potrebbero essere colpite dalletichetta rossa. Il che significa colpire un settore dellagroalimentare del made in Italy che vale 11,5 miliardi con oltre 70mila addetti. La Ue deve intervenire per impedire un sistema di etichettatura, fuorviante discriminatorio ed incompleto che finisce per escludere paradossalmente dalla dieta alimenti sani e naturali che da secoli sono presenti sulle tavole per favorire prodotti artificiali di cui in alcuni casi non nota neanche la ricetta, dice il presidente di Coldiretti, Moncalvo. Riferendosi al Global health index, Luigi Scordamaglia dice che non esiste risposta migliore per ribadire ancora una volta che risultati come questi si ottengono anche combattendo chi pensa di proporre ladozione di sistemi di etichettatura fuorviante, come ad esempio quella a semaforo, che rappresentano un chiaro abbassamento della qualit e standardizzazione. Parlando quindi delle posizioni espresse dal Commissario Ue, Andriukaitis, secondo cui le questioni relative alletichettatura devono essere risolte, non a livello comunitario, ma dai singoli Paesi privilegiando il criterio della semplicit , il presidente di Federalimentare rilancia: un fatto gravissimo che la Commissione ancora una volta latiti, pensando di poter delegare ai parlamenti dei 27 Stati una questione cruciale come questa.
Autore: Roberto Iotti


05 Aprile 2017, ore 17:33

Il Sole 24 Ore
Comincia da Alba lo smart working della Ferrero Flessibilit. Sperimentazione con 100 addetti... La Ferrero di Alba scommette sullo smart working e avvia una sperimentazione su un centinaio di addetti. Laccordo siglato con i sindacati prevede la possibilit di lavorare in remoto per un giorno a settimana con la possibilit, nero su bianco, di allargare la sperimentazione allintera platea di addetti potenzialmente interessati. Un primo bilancio delliniziativa poi si far a settembre prossimo, con la possibilit di rivedere e ampliare numeri e tempi del lavoro agile. Lobiettivo del gigante di Alba, terza azienda al mondo nel settore della cioccolateria, duplice. Da un lato fornire uno strumento di conciliazione tra i tempi della vita privata e quelli del lavoro, dallaltro investire sul rafforzamento del rapporto di fiducia tra azienda e collaboratore. Un centinaio i lavoratori inseriti in questa prima fase, in carico a tre diverse realt aziendali, Ferrero Commerciale Italia, Ferrero Technical Services e Soremartec Italia, il ramo che si occupa di innovazione. Si tratta perlopi di amministrativi, un campione volutamente eterogeneo, come sottolinea lazienda, proprio per valutare ad ampio spettro risultati della sperimentazione. Sul fronte della dotazione tecnologica, lazienda si impegna a dotare i collaboratori interessati della strumentazione necessaria, cio un computer portatile connesso con la rete aziendale e abilitato alle videoconferenze. Ridurre di un giorno a settimana gli spostamenti per i propri collaboratori, sottolinea lazienda, pu portare un vantaggio per tutti, in termini di costi individuali e di tempo risparmiato e, pi in generale, per la tutela dellambiente. Laccordo sullo smart working si aggiunge infatti alle policy aziendali a sostegno del car sharing e del trasporto pubblico. Si tratta di una serie di azioni - fanno sapere dalla Ferrero - in grado di rendere la nostra azienda, una volta a pieno regime, ancora pi sostenibile, permettendo di ridurre le emissioni di CO2 derivanti anche dal minor numero di spostamenti casa - lavoro e dal minor impatto della mobilit dei nostri dipendenti. Nel primo caso si tratta di una applicazione interna sviluppata dal gruppo per favorire gli spostamenti coordinati tra colleghi, nel secondo caso si tratta del sostegno alluso del treno per raggiungere Alba. Sono infatti 500 le persone che si muovono da Torino e dintorni verso Alba, tanto che le Ferrovie hanno ottimizzato il collegamento rendendo possibile raggiungere Alba da Torino in unora.
Autore: Filomena Greco


05 Aprile 2017, ore 17:32

Italia Oggi
Lungo la via Emilia vino senza solfiti che entusiasma ... Arriva dalla via Emilia il vino senza solfiti aggiunti pi apprezzato al mondo. questo il parere di Wine Enthusiast, tra le riviste leader a livello internazionale nel settore enologico, che ha riconosciuto al SoNo Rosso 2015 della Cantina Tre Monti di Imola (Bologna) quello che probabilmente il punteggio pi alto mai ottenuto da un vino biologico senza solfiti aggiunti. Nelledizione in uscita per giugno 2017, Wine Enthusiast pubblicher i risultati del tasting tenutosi a dicembre 2016. La sorpresa principale riguarda il SoNo Rosso 2015 che si aggiudicato il punteggio di 90/100 e la menzione speciale Best Buy. Abbiamo effettuato una ricerca approfondita, commenta David Navacchia della Cantina Tre Monti, e risulta che nessun vino senza solfiti ag-giunti abbia mai raggiunto quel punteggio nelle selezioni di Wine Enthusiast. Per questa rivista si tratta quindi del vino senza solfiti aggiunti pi buono al mondo. Per la Tre Monti le buone notizie non finiscono qui. Nellambito del medesimo tasting comparato su Sangiovesi e Albana di Romagna, le due Albana Secco della Cantina imolese hanno ottenuto risultati molto soddisfacenti: il Vitalba in Anfora 2015 con 94 punti ha ottenuto il risultato pi alto mai raggiunto da un vino romagnolo nelle classifiche di Wine Enthusiast, Vigna Rocca 2016 ha toccato i 91 punti. A entrambi sta conferita la menzione speciale Editors Choice.


05 Aprile 2017, ore 17:32

Italia Oggi
In Veneto la fattoria del futuro Lazienda agricola Moranda di Valpantena sperimenta il sistema Forward Farming di Bayer... Biodiversit, tecnologie e fitofarmaci a dosaggio misurato... Lagricoltura del domani sar sostenibile rispettando la biodiversit, riducendo linquinamento, dosando a dovere eventuali fitofarmaci e soprattutto applicando meglio le nuove tecnologie. E non sar pi agricoltura ma, passateci il gioco di parole, agri - cultura. Tale lo scopo del progetto Forward Farming lanciato dalla Bayer a partire dal 2013 e presentato nella forward farm Azienda agricola Moranda di Valpantena (Vr) nei giorni scorsi: la diffusione di best practices. Gestita dalla famiglia Capurso sin dal 1896, la forward farm tricolore fa parte di una rete sviluppata da Bayer tra Germania, Belgio, Francia, Olanda ed entro il 2020 ci sar una forward farm nei principali Paesi del mondo. Per Bernd Naaf, responsabile Business Affairs and Communications e membro del comitato esecutivo di Bayer Crop Science, se i primi due pilastri del Forward Farming sono la gestione professionale delle colture dal seme alla raccolta (1), insieme alla diffusione di best practices che abbattano i rischi per la salute di uomini e animali (2), il terzo pilastro quello di avvicinare lagricoltura alla gente ed alla politica. Naaf lamenta le decisioni prese dallUnione Europea su base emozionale e non scientifica. E infatti il Forward Farming ha mosso i suoi passi a Bruxelles, nei 140 ettari della forward farm Hof ten Bosch (qui si producono patate), aprendo i battenti anche agli uomini della Commissione Ue. Con notevole apprezzamento di questi ultimi. Insomma: lagricoltura sostenibile essenziale per la produzione di cibo, e la si fa tutti insieme avviando anche un dialogo con le Ong attente allagricoltura biologica, questo perch non si deve demonizzare lagricoltura commerciale. Alla Moranda stato il titolare, Nunzio Giovanni Capurso (che la gestisce insieme alle figlie Selene e Camilla), a chiedere lintervento della Bayer, insieme ai partners Braglia, Bulzoni Meccanica, Mybatec, Pessl Instruments, World Biodiversity Association. Qui si producono Amarone e Valpolicella su 17 ettari di terreno insieme a ciliegie e olive. Si scelto di garantire la tutela della biodiversit dotando i campi di bat boxer per i pipistrelli, ma anche di veri e propri alberghi per le api e arnie non tradizionali dove possono produrre miele liberamente. E poi c lagricoltura di precisione. I campi sono monitorati da una centralina meteo wireless prodotta dalla Pessl Instruments che consente di conoscere lo stato di salute delle coltivazioni e valutare le migliori soluzioni per il campo (incluso il contrasto di larve e insetti con lotta biologica). Riguardo ai fitofarmaci, alla Moranda in collaudo un prototipo di irroratore sperimentale per le viti prodotto dalla Sae che nebulizza il prodotto riducendone le dispersioni. Infine, per lo smaltimento dei prodotti la forward farm dei Capurso munita del Phytobac Bayer. Si tratta di un sistema di biodegradazione dei prodotti reflui di fine trattamento (e delle acque di lavaggio delle irroratrici) che funziona con i microrganismi del suolo: una vasca con un substrato naturale (terreno e paglia) che ospita la microflora in grado di mangiare le molecole dei residui.
Autore: GiacomO Barone


05 Aprile 2017, ore 17:31

Italia Oggi
Bye bye Asti, ora il Nizza fa da s Dopo la nascita della Docg e una vendemmia strepitosa i produttori rilanciano l territorio... Dalle etichette del rosso via la scritta Barbera Superiore... Con un potenziale di 800 mila bottiglie derivanti dallultima strepitosa vendemmia (+45% rispetto al 2015), il Nizza esce dalla nicchia a testa alta. Superficie e vendite sono in aumento e consolidano limmagine del grande rosso piemontese che non inizia per B, ma che, anzi, presto toglier dalletichetta la scritta Barbera dAsti Superiore. Una voce fuori dal coro che parte da lontano, da quando, nel 2002, un nutrito gruppo di viticoltori della zona di Nizza Monferrato, in barba al Consorzio, decise di dare anima e corpo a unassociazione dedicata e a un progetto ambizioso: sdoganare la produzione del loro migliore vino dal resto della Barbera e puntare in alto. Troppo debole loperato del Consorzio di tutela, che guardava ancora ai grandi numeri e poco alla nicchia, troppo selettiva la spinta propositiva di quella porzione di Monferrato e troppo ardite le periodiche degustazioni alla cieca che i membri dellAssociazione si erano imposti (e che eseguono tuttora), con valutazioni anche scomode spedite a casa dei singoli produttori. Meglio andare da soli. Missione riuscita formalmente il 1 luglio 2016, data di nascita della Docg, dopo anni di limbo nella sottozona. Per disciplinare, le uve sono coltivate in 18 comuni intorno a Nizza Monferrato; il vino deve avere almeno 18 mesi di invecchiamento o 30 per le versioni Riserva e Vigna Riserva. LAssociazione Produttori del Nizza raduna 43 aziende, altre sono in lista dattesa. Presidente il 44enne Gianni Bertolino, contitolare della Tenuta Olim Bauda a Incisa Scapaccino, una laurea in economia, eloquio misurato e spirito internazionale. Negli Stati Uniti i wine buyer sono giovani, dice, e come tali vogliono novit: il Nizza ha saputo rispondere a questa richiesta. Met bottiglie vanno allestero, Usa soprattutto, ma anche Svizzera e Giappone. Nella zona di produzione, grazie anche al riconoscimento Unesco nel 2014, il turismo aumentato del 25%: un risultato di cui i viticoltori sono fieri progenitori, anche se occorre ancora lavorare ma in gruppo, precisa Bertolino, perch i risultati si ottengono insieme. Non importa la dimensione delle aziende: nella nostra associazione ci sono piccole e grandi realt e quattro cantine sociali, ma sono tutte dinamiche. E il Consorzio? Bertolino diplomatico e glissa. La maggior parte dei produttori del Nizza ne fa comunque parte. Il prossimo 23 aprile lassociazione promuover il Giro del Nizza, la seconda delle sette tappe di Cantine a Nord Ovest, un progetto targato Slow Food alla scoperta dei luoghi di produzione dei grandi vini piemontesi.
Autore: Anna Gagliardi


05 Aprile 2017, ore 17:31

Italia Oggi
Per Ian DAgata il premio canadese alleccellenza Il giornalista e scrittore di vino Ian DAgata vince la Cuve award of excellence in Canada. Cuve una manifestazione di vino molto importante che si svolge ogni anno a Niagara Falls in Ontario (Canada), la regione dove ha sede il Liquor Control Board of Ontario (Lcbo), ancora oggi il pi grande buyer di vino al mondo. Giunta alla 28 edizione, Cuve organizzata dal Cool Chinate Oenology and Viticulture Institute (Ccovi), la scuola di enologia e viticultura affiliata alla Brock University dove si forma il mondo canadese del vino. La Cuve Award of Excellence viene assegnata ogni anno a una persona, unazienda o unistituzione per meriti legati alla promozione del vino dellOntario nel monda DAgata stato premiato per il suo ruolo di ambasciatore internazionale del vino di qualit dellOntario. Il premio gli stato consegnato da Tony Aspler, decano dei wine writers canadesi.
Autore: Anna Gagliardi


04 Aprile 2017, ore 17:22

La Repubblica Firenze
Brexit e Trump, Il vino ha paura Le aziende toscane esportano in Usa e Gran Bretagna per poco meno di 400 milioni. Lallarme del Chianti... Da una parte dellOceano lincubo dei dazi statunitensi, dallaltra lo spettro della Brexit. Sar un Vinitaly da paura, la 51 edizione a Verona dal 9 al 12 aprile. Segnato dalla minaccia che i due grandi poli del mondo anglosassone possano girare le spalle alla produzione delle cantine toscane. Sarebbe una catastrofe. Perch le etichette toscane dipendono dalle esportazioni negli Stati Uniti, in prima battuta, ma hanno un bacino importante anche in Gran Bretagna. Due Paesi in pieno tumulto import. Negli Stati Uniti Donald Trump minaccia raddoppi selettivi dei dazi a carico di produzioni grancassa, avvero piccole ma di nome, e le etichette toscane potrebbero essere bersagli privilegiati anche per lasciar spazio ai vini del continente americano (lo stesso inquilino della Casa Bianca controlla Trump Winery, 500 ettari di vigneto e un nutrito portafoglio di prodotti ). Allo slogan statunitense America First, fa da controcanto linglese Global Britain, che, con buona pace dei brindisi pubblici a del Principe Carlo, pu significare un taglio alle importazione delle nostre etichette: se non altro perch la sterlina perde valore e i sudditi di Elisabetta perdono capacit di acquisto. I numeri alimentano il timore che questo fermento possa significare guai grossi per il re agroalimentare del Made in Tuscany. Stando ai dati Istat elaborati dalla Camera di Commercio di Firenze, nel 2016 lexport dalla Toscana di bevande - che quasi esclusivamente vino - ha ricavato negli Stati Uniti pi di un terzo del totale, il 35,4%, in crescita di quasi 5 punti percentuali dal 2014 (30,5%). In valore assoluto significa che la Toscana beverage, dei 945 milioni di euro rastrellati in tutto il mondo nel 2016, ha ricavato negli Usa 335 milioni di euro contro i 240 del 2014. Il mercato britannico vale meno, ma 49 milioni non sono spiccioli, in crescita di 10 milioni tra 2014 e 2016.* Che la temuta minaccia dei mercati anglosassoni rischia di far male, lo ha rilevato per primo il Consorzio del Chianti Classico, che negli Usa ricava 100 milioni, un terzo del suo giro daffari complessivo, con una crescita vertiginosa negli ultimi anni. Ora a lanciare lallarme sono anche i cugini del Chianti. Fortemente preoccupato per le scelte politiche di Trump, si dice il presidente del Consorzio del Vino Chianti, Giovanni Busi. Se gli Stati Uniti dovessero imporre dazi anche nel settore vitivinicolo, per noi sarebbe un grande problema visto che il mercato Usa rappresenta il 20% del nostro export, il primo a livello internazionale, con 12 milioni di bottiglie e un valore di oltre 80 milioni di euro. Di prima fila, per il Chianti, anche il mercato britannico, da cui ricava 30milioni di euro. LEuropa rafforzi la sua unit per giocare un ruolo di primo piano nello scenario politico ed economico internazionale, dove rischiamo di avere un peso minore rispetto a colossi come Stati Uniti, Russia e Cina, invoca Busi, che guida una denominazione con sorti analoghe a quelle degli altri 16 Consorzi che dallestero ricavano un miliardo di euro. Dal Brunello, che allestero fattura il 70%, di cui il 30%, negli Usa dei suoi 170 milioni di ricavi, per passare da Vernaccia, Nobile e arrivare alle denominazioni emergenti. Tutti uniti dallincubo anglosassone.
Autore: Maurizio Bologni


04 Aprile 2017, ore 17:22

La Repubblica Firenze
Brexit e Trump, Il vino ha paura Le aziende toscane esportano in Usa e Gran Bretagna per poco meno di 400 milioni. Lallarme del Chianti... Da una parte dellOceano lincubo dei dazi statunitensi, dallaltra lo spettro della Brexit. Sar un Vinitaly da paura, la 51 edizione a Verona dal 9 al 12 aprile. Segnato dalla minaccia che i due grandi poli del mondo anglosassone possano girare le spalle alla produzione delle cantine toscane. Sarebbe una catastrofe. Perch le etichette toscane dipendono dalle esportazioni negli Stati Uniti, in prima battuta, ma hanno un bacino importante anche in Gran Bretagna. Due Paesi in pieno tumulto import. Negli Stati Uniti Donald Trump minaccia raddoppi selettivi dei dazi a carico di produzioni grancassa, avvero piccole ma di nome, e le etichette toscane potrebbero essere bersagli privilegiati anche per lasciar spazio ai vini del continente americano (lo stesso inquilino della Casa Bianca controlla Trump Winery, 500 ettari di vigneto e un nutrito portafoglio di prodotti ). Allo slogan statunitense America First, fa da controcanto linglese Global Britain, che, con buona pace dei brindisi pubblici a del Principe Carlo, pu significare un taglio alle importazione delle nostre etichette: se non altro perch la sterlina perde valore e i sudditi di Elisabetta perdono capacit di acquisto. I numeri alimentano il timore che questo fermento possa significare guai grossi per il re agroalimentare del Made in Tuscany. Stando ai dati Istat elaborati dalla Camera di Commercio di Firenze, nel 2016 lexport dalla Toscana di bevande - che quasi esclusivamente vino - ha ricavato negli Stati Uniti pi di un terzo del totale, il 35,4%, in crescita di quasi 5 punti percentuali dal 2014 (30,5%). In valore assoluto significa che la Toscana beverage, dei 945 milioni di euro rastrellati in tutto il mondo nel 2016, ha ricavato negli Usa 335 milioni di euro contro i 240 del 2014. Il mercato britannico vale meno, ma 49 milioni non sono spiccioli, in crescita di 10 milioni tra 2014 e 2016.* Che la temuta minaccia dei mercati anglosassoni rischia di far male, lo ha rilevato per primo il Consorzio del Chianti Classico, che negli Usa ricava 100 milioni, un terzo del suo giro daffari complessivo, con una crescita vertiginosa negli ultimi anni. Ora a lanciare lallarme sono anche i cugini del Chianti. Fortemente preoccupato per le scelte politiche di Trump, si dice il presidente del Consorzio del Vino Chianti, Giovanni Busi. Se gli Stati Uniti dovessero imporre dazi anche nel settore vitivinicolo, per noi sarebbe un grande problema visto che il mercato Usa rappresenta il 20% del nostro export, il primo a livello internazionale, con 12 milioni di bottiglie e un valore di oltre 80 milioni di euro. Di prima fila, per il Chianti, anche il mercato britannico, da cui ricava 30 milioni di euro. LEuropa rafforzi la sua unit per giocare un ruolo di primo piano nello scenario politico ed economico internazionale, dove rischiamo di avere un peso minore rispetto a colossi come Stati Uniti, Russia e Cina, invoca Busi, che guida una denominazione con sorti analoghe a quelle degli altri 16 Consorzi che dallestero ricavano un miliardo di euro. Dal Brunello, che allestero fattura il 70%, di cui il 30%, negli Usa dei suoi 170 milioni di ricavi, per passare da Vernaccia, Nobile e arrivare alle denominazioni emergenti. Tutti uniti dallincubo anglosassone.
Autore: Maurizio Bologni


03 Aprile 2017, ore 16:52

Repubblica - Affari & Finanza
Il mercato vede ros: impennata di consumi nel mondo Cresce la produzione, entrano nuove etichette lItalia seconda per export lanalisi di Wine Monitor su incarico dei Frescobaldi per presentare il vino Ale... I consumi di vini ros si impennano e i viticoltori, per far contento il mercato, aumentano la produzione di questa tipologia, e le cantine che non ne avevano in portafoglio, aggiungono una nuova etichetta. #rosallyear, ros tutto lanno diventato un hastag, scrive 1Huffington Post, mettendo in luce come cambiato il modo di apprezzare questo vino. Un tempo consumato solo fresco e destate, o magari in qualche occasione speciale, ora si beve sempre e anche a temperatura ambiente. Il 53% degli appassionati di ros lo beve durante i pasti, mentre i millennial hanno eletto questa tipologia di vino per laperitivo. Molto leggero, di grande bevibilit, ha anche un prezzo abbordabile per bottiglie di alto livello. La produzione mondiale arrivata a quota 23,6 milioni di ettolitri: per una grossa fetta, il 31%, sono della Francia, il paese che ha fatto scuola in fatto di apprezzamento del vino rosato. Segue, per quota di produzione, la Spagna, con il 20%. Ma il ros prodotto in Spagna prende per lo pi la via dellexport, considerato che in termini di consumi sono gli Usa il secondo mercato al mondo. LItalia quarta per produzione, ma per consumi occupa ancora solo il 4%, anche se il potenziale di crescita considerato elevato. Non a caso sta attirando lattenzione e le campagne di marketing di molte case straniere, soprattutto maison di champagne. Mentre, sul versante dei viticoltori, gli italiani risultano secondi sia in termini di volumi che in valore per la vendita allestero. A scattare la fotografia del mondo ros stato Wine Monitor di Nomisma, su incarico dalla Famiglia de Frescobaldi, storico produttore di vino. Lo studio Evoluzione e prospettive per i vini ros verr presentato nel corso del Vinitaly, per accompagnare il debutto di una nuova etichetta della casata toscana, Alle. Ovviamente, ottenuta da Syrah con un tocco di Vermentino. Abbiamo iniziato a lavorare a questo vino 3 anni fa comprendendo il potenziale di un territorio, quello della Maremma, dove sorge la nostra tenuta Ammiraglia, racconta Lamberto Frescobaldi, presidente dellazienda di famiglia. E spiega: Qui i vigneti beneficiano della vicinanza del mare. Aligi un ros che riesce ad unire il frullo, leleganza e la complessit, il che lo rende adatto ad essere degustato a tutto pasto e in ogni tipo di stagione, ma soprattutto perfetto per laperitivo e un target giovane, come emerge dalla ricerca di Nomisma. Nel nostro paese si beve rosato solo 5 volte su 100 casi in cui si beve vino. Siamo agli ultimi posti per consumo, appena prima dei russi. Tedeschi, belgi, americani inglesi sono Molto pi attenti a questo tipo di vino. Persino il Sudafrica ci precede, ma non stupisce: il Sudafrica produce una buona fetta di bottiglie rosate, e il paese, terra ricca di vigneti e di bottiglie super premiate, sta invadendo il mondo di rosati. A partire dalla Gran Bretagna, dove si registra una vera e propria bolla ros. Unindagine di Coop, il pi grande supermercato inglese di prodotti Fairtrade (in pratica equo e solidale), ha evidenziato che il ros ha battuto le vendite di Prosecco, e una delle etichette di punta stata Arniston Bay, un no profit che devolve i ricavi a scopi umanitari. In Uk si registrata unimpennata nellultimo anno. Marks & Spencer dichiara un incremento del 100%; Waitrose addirittura del 104%. A spingere il mercato, la nuova moda del ros fros: un cocktail con ghiaccio, vino rosato e aggiunta di succo di limone e un po di zucchero. Dagli Uk allItalia, i supermercati sono il principale canale di vendita di ros. Il ros ha conquistato anche il mercato con la testa allingi: lAustralia . Fino a pochi anni fa avevamo giusto qualche bottiglia in basso, ora abbiamo interi scaffali, ha raccontato a Foodwinetravel, Liquor Barons, uno dei pi importanti store. Nel mondo anglosassone, dove evidentemente resistono sacche di machismo enoico, tra i social media impazza il bros movement fatto da uomini che non si vergognano di bere rosato.


03 Aprile 2017, ore 16:52

Repubblica - Affari & Finanza
Esportazioni record e lItalia tiene lasset vigna un buon affare Il settore gode di buona salute finanziaria secondo Crif Ratings Agency, ed quindi appetibile sia per gli investitori che per lemissione di obbligazioni... Le aziende del settore vinicolo mostrano un buon stato di forma: positivo sullindustria del vino del Bel Paese, Paolo Bono, analista di Crif Ratings, tra gli autori dellOsservatorio sui tassi di default delle imprese vinicole italiane, nato dalla collaborazione tra Wine Monitor di Nomisma e Crif Ratings. Dai dati in nostro possesso - spiega Bono - nel 2016 continua a ridursi il livello di rischiosit finanziaria delle imprese vinicole, un risultato favorito dal record delle esportazioni e dalla tenuta del mercato interno. I default pubblici - i classici concordati, liquidazioni coatte, bancarotte, fallimenti, ecc. - si sono stabilizzati attorno allo 0,5%, un livello sostanzialmente in linea con quanto rilevato prima dei difficili annidi crisi. Ma i segnali pi incoraggianti vengono dallandamento del default Basilea che rileva i ritardi superiori a 90 giorni nei pagamenti o rientri su linee di credito concesse dal sistema bancario. Il 2016 mostra una sensibile riduzione del tasso di default Basilea al 2,8% dal 3,9% del 2015. Questa riduzione di incagli e sofferenze in buona parte dovuta alle buone performance dellexport e alla ripresa della domanda interna sono i fattori che incidono in modo chiave con evidenza immediata. Non va dimenticata neanche la politica monetaria della Bce, che ha permesso lottenimento di nuova finanza a tassi di interesse ridotti con un beneficio diretto sui conti economici delle aziende. Le segnalazioni ai fini Basilea risultano maggiormente sensibili al ciclo economico e, allinterno del settore vinicolo, solo di rado sembrano anticipare procedure pubbliche di insolvenza, mentre in genere sottintendono crisi di liquidit a carattere temporaneo, continua Bono. Meno immediata la relazione tra trend di mercato e default pubblici, i quali si concretizzano generalmente con un arco temporale differito in seguito al prolungarsi di cicli economici recessivi. I successi dellexport permettono allindustria del vino performance migliori rispetto allintero mondo alimentare. Il settore vinicolo registra un rischio finanziario pi contenuto rispetto al complessivo Food&Beverage, dove nel 2016 il default pubblico allo 0,7% e quello Basilea al 3,6%, spiega Bono. Il settore, insomma, appetibile sia per eventuali investitori che per lemissione di obbligazioni. E in questottica, mercati geografici, canali commerciali e composizione merceologica dellofferta produttiva sono tutti elementi rilevanti per valutare il rischio di credito delle imprese. Secondo il report sul vino di Mediobanca presentato lo scorso anno al Vinitaly, la cantina pi solida dal punto di vista finanziario Cavit, la cooperativa trentina.


03 Aprile 2017, ore 16:50

Repubblica - Affari & Finanza
Etichette e prezzi le bottiglie italiane alla sfida di Trump Il costo non parte solo dalle uve, che variano a seconda dei territori e del clima: medaglie e giudizi dei magazine fanno salire le quotazioni, le mode pure. Inoltre, spesso, le ottime annate sono sopravvalutate... Qualche tempo fa il ministro alle Politiche agricole, Maurizio Martina, commentando il successo dellexport divino italiano aveva espresso un concetto: Vinciamo sulla quantit, ora dobbiamo far leva sulla qualit, dobbiamo far salire i prezzi. Come un sasso gettato nello stagno, il tema diventato oggetto di dibattiti accesi. Ora, con le minacce del presidente Donald Trump di imporre nuovi dazi sulle importazioni, lindustria del vino si interroga ancora di pi sul delicato equilibrio che regola il prezzo di ciascuna bottiglia. Gli Usa sono ancora il primo mercato al mondo per vendite di vini. E lItalia il primo paese nelle importazioni di vino Oltreoceano, in valore. In quantit stato superato dallAustralia, ma, come segnalano le rilevazioni di Iwfi, Italian wine & food Institute, questo trend di crescita degli acquisti di livello di prezzo pi alto, un buon segnale. Un po di psicosi si generata dopo la presa di posizione di Trump sulla Vespa, ma non credo ci sia una viscerale avversit al prodotto vino, racconta Sandro Boscaini, il re dellAmarone, come lo chiamano in tutto il mondo, luomo che ha dato la svolta radicale al gruppo di famiglia, Masi Agricola, fino allapprodo in Borsa. Spiega Boscaini, che anche presidente di Federvini, una delle due associazioni di categoria: LItalia non costituisce un concorrente strategico per leconomia americana, per tanti motivi, anche di gusto e culturali: il vino di provenienza europea - con tutto il suo carico poetico di storia, paesaggi - si vende molto sulla Costa est, mentre la costa occidentale preferisce i vini americani o del Nuovo mondo, vini basati sulla tecnologia, sulla diversit varietale. La crescita di consumi di vino in Usa si concentra soprattutto nelle fasce di prezzo che vanno dai 9 ai 19,99 dollari, tra le fasce popolar premium e premium, ovvero tra bottiglie di un grande produttore con una decente impronta varietale e un vino di buona qualit, proveniente da un territorio vocato, con una forte tipicit: taste the piace, gusta il luogo, dicono gli americani. Una tendenza che premia, appunto, i vini italiani. Vedo gli occhi dei nostri clienti nellatto di scegliere un vino dalla carta: possono passare dai bianchi valdostani ai rossi siciliani, nella stessa sera, nello stesso locale, durante la stessa cena, racconta Joe Bastianich, uno dei giudici di Masterchef, che ha trenta ristoranti in giro per il mondo: La straordinaria e unica, diversit che lenologia italiana sa trasmettere entusiasma i clienti. Joe Bastianich anche un produttore di vino, Made in Italy: la Bastianich Winery a Cividale del Fiume, in Friuli, la terra dorigine della sua famiglia, emigrata in Usa nel dopoguerra, e unaltra tenuta in Maremma. Ogni anno - racconta Bastianich - acquistiamo 15 milioni di dollari di vino italiano per i nostri locali, ma continuiamo a cercare: i miei agenti passano il loro tempo in Italia a scovare nuove aziende e a conoscere i vini. Fino a una decina danni fa gli americani conoscevano il Chianti e il Pinot Grigio, poi il Brunello. Il primo brand che hanno imparato ad apprezzare stato quello di Angelo Gaja, re del Barbaresco primo a portare le nostre etichette nellOlimpo dellenologia mondiale. La fama del brand il criterio base per la scelta di un vino da parte dei millennial americani, rivela un recente report di Wine Monitor di Nomisma. A differenza dei giovani italiani, che invece partono dalla tipologia. Ma il mercato si sta allargando, anche i produttori meno famosi si fanno conoscere allestero. Cos nellultima Top ten di Wine Spectator, balzata al quinto posto la Cantina produttori di Barbaresco: 50 famiglie per 100 ettari di vigneti hanno sorpassato la storica cantina Antinori, che si aggiudicata lottavo posto. Finire nei ranking delle riviste che fanno il bello e cattivo tempo sul mercato fa indubbiamente lievitare le quotazioni delle etichette. E anche vincere medaglie e i tanti riconoscimenti che popolano questo settore. Il professore Tony Lima, economista del vino con un Ph.D a Stanford, si preso la briga di investigare trai vini che hanno vinto le medaglie doro, dargento e di bronzo in 9 differenti competizioni di degustazione. Vincere una medaglia al concorso Orange County, in genere consente di aggiungere 2,33 dollari al prezzo di una bottiglia. Ma solo i premiati dei testing di San Francisco, secondo Lima, hanno qualche chance di rivelarsi dei superclasse. Un altro limite di questi eventi, sostiene Lima, che non sono accessibili ai produttori di nicchia, per motivi di costo. Esclusi a priori, dunque. Il gusto, invece, scoprire le eccellenze a prezzi accessibili. Con un chilo duva si fanno 600 ml di vino, meno di una bottiglia. Ma c uva e uva. Le uve della Valpolicella sono state vendute allultima vendemmia 2 - 2,5 euro al chilo, bastava attraversare lAdige, entrare nel Bardolino e le stesse variet di uva valevano 70 centesimi, racconta Boscaini. Dentro unetichetta finiscono i costi dello stoccaggio, dei tappi, di bottiglie ed etichette, dei macchinari, dei tempi di maturazione e affinamento per le riserve. Una filiera che si chiude con la scelta del posizionamento nella fascia giusta di prezzo. E il mercato che fa il prezzo, dicono tutti. Ma non la sola dinamica domanda - offerta a incidere. Altre variabili subentrano: le mode, le tendenze, i giudizi sulle annate. Le grandi annate sono spesso troppo sopravvalutate: per esempio, tutti vogliono il Barolo 2004, annata spettacolare, se proponiamo i1 2001 o il 2003, la gente diffidente, eppure potrebbe bere bene risparmiando, racconta Alberto Cristofori, partner di WineTip, societ specializzata nel trading di vini deccellenza, italiani e francesi.
Autore: Paola Jadeluca


03 Aprile 2017, ore 16:49

Repubblica- Affari & Finanza
Barbatelle una su tre nel mondo tricolore Il principale territorio il Friuli Venezia Giulia dove Vcr, Vivai Cooperativi Rauscedo, il pi grande produttore globale un fatturato da cento milioni di euro... Certo il territorio del Friuli Venezia Giulia si presta bene a un vivaio per la viticoltura: Eugenio Sartori direttore di Vcr, Vivai cooperativi Rauscedo, il pi grande produttore di barbatelle del mondo. LItalia il primo produttore di barbatelle avendo ormai superato la Francia e Vcr con oltre 85 milioni rappresenta quasi il 30% delle barbatelle globali. Racconta Sartori: Siamo nati nel 1930, tra le Alpi e il mare, con un clima mite, la situazione ideale. Ma non basta. Poter contare su un vigneto uniforme, sano, produttivo e longevo quanto chiedono i viticoltori di tutto il mondo. E iniziare con una barbatella di qualit ineludibile. La ricerca continua di nuove variet, doni ed incroci alla base del successo di questa cooperativa che ha sperimentato tutto, dalluso della micropropagazione allinnesto a verde, alla donazione con pressione selettiva debole. Abbiamo venduto nel 2016 73 milioni di barbatelle, per 100 milioni di euro di fatturato, per questanno puntiamo ad arrivare a 83 milioni di barbatelle. 113 a Roma, verr annunciata la presentazione di Rive, rassegna di viticoltura ed enologia che si terr a dicembre a Pordenone.


03 Aprile 2017, ore 16:49

Repubblica - Affari & Finanza
Biologici e spumanti crescita a doppia cifra Le catene della grande distribuzioni garantiscono controllo e rapporto qualit - prezzo e cos le vendite simpennano sulla base anche delle etichette... La Gdo mostra tutto il suo potenziale di crescita nei settori a maggior valore aggiunto come prova il mondo del vino. Le anticipazioni della ricerca Iri che sar presentata al Vinitaly di Verona (9 - 12 aprile) aprono uno scenario inedito per la distribuzione organizzata: sullo scaffale crescono a doppia cifra le vendite di etichette biologiche; gli spumanti crescono e, soprattutto, destagionalizzati, sganciati. dalle festivit; crescono le vendite di bottiglie Doc, denominazioni di origine controllata, mentre rallenta il passo il brik. Il quadro che ne emerge di una grande maturazione del settore, di una figura di consumatore consapevole, che guarda alla qualit, alla salute, e che per farlo, tiene per sempre sotto controllo il prezzo e si rivolge, dunque, ai gruppi della Grande distribuzione che garantiscono controllo e rapporto qualit - prezzo. Daltro quello della Grande distribuzione si conferma il canale di vendita di gran lunga pi grande nel mercato del vino con 505 milioni di litri venduti nel 2016 per un valore di un miliardo e mezzo di euro. Un mass market, certo, ma come nella moda segnato dallattenzione a marchi garantiti, come il fast fashion: bevo tutti i giorni, ma voglio bere bene senza svuotare il portafoglio. Il risultato: in un anno di sensibile contrazione dei consumi familiari, il mercato italiano del vino gode di una relativamente buona salute, come testimoniato anche dalle vendite nei supermercati. I vini a denominazione dorigine (in bottiglia da 0,751t) aumentano del 2,7% in volume (e del 4,4% in valore) con 224 milioni di litri venduti, proseguendo nel trend gi promettente del 2015 (+1,9%). In pieno boom salutistico i vini biologici fanno registrare una crescita a due cifre.


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