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Il Meglio dell'Edicola

02 Agosto 2017, ore 12:44

La Nazione/Quotidiano Nazionale
Dall’Adriatico alla Francia le cantine degli abissi … Alla tenuta del Paguro, nella “vena dei gessi” romagnoli di Riolo Terme, nel Ravennate, hanno preso in prestito perfino una storia drammatica per creare una suggestiva “cellar in the sea”, come la prestigiosa maison Veuve Clicquot ha chiamato il suo progetto per invecchiare una selezione di Yellow Label, Vintage Rosé 2004 e Demi - Sec nel Mar Baltico, proprio dove nel 2010 furono ripescate in un relitto 168 bottiglie (di cui 40 della griffe di champagne) probabilmente destinate a uno zar di Russia. Il Paguro è invece in Adriatico, al largo della Riviera: era il nome di una piattaforma estrattiva dell’Agip che si inabissò nel settembre del 1965 a causa di un terribile incidente costato anche tre vite; a decine di metri sotto il pelo dell’acqua è diventato un incredibile sorta di “reef” popolato da crostacei, pesci e molluschi. E oggi “culla” di cinque vini - due sangiovese, un’albana, un merlot e un cabernet - chiusi con sigilli di ceralacca e ingabbiati in reti a maglie di zinco. L’esperimento non è nuovo, in Francia ci avevano già pensato una ventina di anni fa sull’isola atlantica di Noirmoutier. E in Italia già dal maggio 2009 Piero Lugano titolare della Bisson di Chiavare porta il suo spumante - non a caso etichettato “Abissi” e fatto con bianchetta, cimici e fermentino - ad affinarsi per sei mesi in mare a duecento metri dalla Baia del Silenzio. Sempre in Adriatico, nel mare di Caorle, invecchia sott’acqua il Lagunare, cabernet & merlot che nasce nel basso Piave: qui il procedimento è ancora più ardito, perché in mare ci vanno le barrique da 225 litri, e il vino subisce direttamente l’impatto dell’acqua dovuto alla porosità del legno. Ma quella del vino in mare è una moda che si va diffondendo. Contagiati già anche importanti chateaux di Bordeaux e grossi produttori in Grecia. E intanto a Plentzia, nei Paesi Baschi, già dal 2010 è attivo un laboratorio scientifico per studiare il fenomeno.
Autore: Paolo Pellegrini


02 Agosto 2017, ore 12:44

Italia Oggi
Un progetto per la Franciacorta … Con l’ok della regione Lombardia, al via la sinergia per valorizzare e tutelare il territorio... Approvato il primo piano regionale dedicato a una Docg... Valorizzare il territorio della Franciacorta, non solo per la produzione del vino, ma anche in termini di sostenibilità e tutela. È quanto sta alla base del Piano territoriale regionale d’area (Ptra) della Franciacorta, il primo piano di governo territoriale dedicato a una Docg che consentirà sinergia e armonizzazione tra i programmi e i progetti delle varie componenti territoriali, che talvolta faticano a dialogare tra loro. Un documento unico nel suo genere che mette insieme diversi settori, dalla salvaguardia ambientale alle strategie di sviluppo economico e sociale, che ha nella valorizzazione del territorio, nella qualità delle aree urbane fino all’uso razionale del suolo e alla tutela del paesaggio, le priorità strategiche per migliorare la qualità di tutto il territorio. Un risultato fortemente voluto dal Consorzio Franciacorta e dai 22 comuni (17 all’interno della Docg e 5 confinanti) interessati al progetto, che da anni collaborano con il supporto della regione e delle università di Brescia e Bergamo per dotare il territorio di uno strumento capace di valorizzare al meglio le sue potenzialità ambientali e culturali. Maurizio Zanella, ex presidente del Consorzio e attuale membro dalla giunta oltre che presidente di Ca’ del Bosco ricorda come “sia stata una lunga genesi, durata sette anni e avviata quando 18 comuni si misero in rete per altri scopi con Terre di Franciacorta, associazione che il Consorzio ha sempre sostenuto nell’ottica di arrivare al Ptra. Ovvero dare identità territoriale a un territorio che ne ha molto bisogno, non tanto per il vino quanto anche per i cittadini. E oggi un piccolo miracolo è stato fatto”. In questi anni sono stati fatti studi, dall’età napoleonica ai giorni nostri fino a prevedere la Franciacorta del futuro. “Se è previsto un calo demografico non è necessario costruire nuove case, se le industrie vanno in Romania, si può pensare a riconvertire i capannoni esistenti. Con il Ptra è stato disegnato un percorso per arrivare alla Franciacorta del domani, per regalare ai cittadini un futuro migliore, con un’allure pari a quella del vino. C’è da dare un territorio coerente alla qualità della bottiglia del vino; un territorio dove c’è voglia di venire”. Il Ptra esiste, ora deve essere messo in pratica. “Lo strumento è legge, adesso gli amministratori comunali lo devono usare. Ci sono gli studi fatti, basta copiare quanto è stato previsto”, conclude Zanella. Le linee guida del Ptra, approvato nei giorni scorsi dalla regione Lombardia, prevedono di orientare lo sviluppo del territorio verso la riduzione del consumo di suolo e la rigenerazione urbana e territoriale, promuovere l’attrattività paesaggistica e la competitività territoriale e infine, sostenere un sistema integrato di accessibilità e mobilità sostenibile. Per il presidente Roberto Maroni, “è una novità straordinariamente interessante, un progetto strategico che rappresenta la sintesi di tutte le azioni che la regione attua per valorizzare le eccellenze del territorio”. Soddisfazione anche per l’assessore all’agricoltura Gianni Fava. “Una splendida innovazione, il primo caso in cui un prodotto di pregio dell’agricoltura diventa elemento base su cui far coincidere una programmazione territoriale. Si eleva un prodotto agricolo a elemento di rango. Si va nella direzione di costruire un territorio che garantisca e oltre a una produzione di qualità un contenitore ambientale di un certo pregio”. a Positivi i commenti degli attori della filiera. Gianluigi Vimercati Castellini, presidente Agriturist Confagricoltura, titolare di una azienda vinicola in Franciacorta, sottolinea come “prima avevamo un grande vino senza un grande territorio, adesso il Franciacorta può volare altissimo. Con il Ptra si valorizza un territorio che è alla base del vino, è un momento di svolta per la zona”. E anche Ettore Prandini, presidente Coldiretti Lombardia mette in luce come “per la prima volta si riconosce il ruolo che l’agricoltura ha in Franciacorta e sarà fondamentale che quanto attuato per questa zona sia attuato su tutto il territorio regionale. Con l’accordo il territorio viene tutelato, dalle speculazione edilizia alla gestione dei rifiuti, e vengono presi in considerazioni tutti gli attori, dal turismo, alla gastronomia. È un accordo che abbiamo fortemente voluto e che sentiamo anche un po’ nostro”.
Autore: Andrea Settefonti


02 Agosto 2017, ore 12:44

Italia Oggi
Vino, 13% è di 10 … Il 13% dei volumi commercializzati di vino in mano a dieci produttori. Reo cosa emerge dai dati inèrenti al 2016 raccolti da Euromonitor. Nella classifica, sul podio Gallo Winery che vanta il 2,71% del mercato mondiale. Al secondo e terzo posto Constellation Brands con l’1,70%, e The Wine Group con l’1,5%. Seguono poi l’azienda australiana Treasury Wine Estate con l’1,12% del mercato, e poi la cinela Viria Concha Y Toro con l’1,03%. Alla sesta posizione, vi è Castel Groupe che totalizza l’1,02%. Con lo stessa quota, lo 0,97%, si piazzano poco dopo Accolade Wine e Pernond Richard. Al nono e decimo posto ci sono Grupo Periaflor con lo 0,9%, e FeCoVitA Coop con lo 0,70%.


02 Agosto 2017, ore 12:43

La Nazione/Quotidiano Nazionale
Nel Bresciano produce oltre 300mila bottiglie. Ma il cuore pulsa anche nel Centro Italia … Prima azienda a produrre Franciacorta da viticoltura biologica certificata, Barone Pizzini controlla 47ettari nel Bresciano, tra, Provaglio d’Iseo, Corte Franca, Adro e Passirano e produce oltre 300mila bottiglie. Dal 2000 ha un pezzo di cuore anche nel Centrotalia. Fanno parte del gruppo, la tenuta Pievalta (Marche), 26 ettari ai Castelli di jesi votata al Verdicchio (120mila bottiglie) e i Poderi di Ghiaccioforte a Scansano (Maremma) 13 ettari con predominanza di Sangiovese (80mila bottiglie).


02 Agosto 2017, ore 12:43

La Nazione/Quotidiano Nazionale
Calici di stelle tra arte e gastronomia … Eventi dal Friuli Venezia Giulia alle Marche... Per il terzo anno consecutivo, Calici di Stelle ha scelto qualche giorno fa Venezia per la grande anteprima nazionale della manifestazione che da domani 3 agosto fino al 14 coinvolgerà centinaia tra cantine del Movimento turismo del vino (Mtv) e comuni di Città del vino con la collaborazione dell’Unione astrofili italiani. Da Nord a Sud il vino sarà il trait d’union di un calendario di eventi tra musica, arte, gastronomia e astronomia che richiamerà circa un milione di enoappassionati. E se a Isera (TN, 5 - 6 agosto) le osterie del centro faranno da Menfitana. In Toscana (dal 10 al 15 palcoscenico a spettacoli di musica agosto), invece, Calici di Stelle sarà in itinerante, a Menfi (AG, 10 agosto) versione “eno - picnic” al chiaro di luna artisti di strada e astronomi saranno i nelle vigne con tanto di stellario, la compagni ideali del percorso sulla mappa del cielo di agosto. Rievocazioni passeggiata a mare di Porto Palo con i storiche per rivivere i fasti della Belle vini della Strada del Vino delle Terre Epoque, city night tour gratuiti e Sicane, abbinati alle proposte culinarie degustazioni del “rinomato sigaro delle Signore della Brigata di Cucina italiano” saranno le principali attrazioni in Friuli Venezia Giulia con due città legate a doppio filo da secoli di storia: Grado (10 e 11 agosto) e Aquileia (12 e 13 agosto). A Morro d Alba (10 agosto), nelle Marche, si va “Lungo la Scarpa si cammina e si sorseggia la Lacrima” con degustazioni gratuite lungo il percorso e telescopi dai torrioni panoramici. Secondo il XIII Rapporto Città del Vino/Università di Salerno, il turismo del vino nel nostro Paese è in costante crescita, con un valore che oscilla dai 2,5 ai 3 miliardi di euro per 14 milioni di arrivi l’anno.


02 Agosto 2017, ore 12:43

La Nazione/Quotidiano Nazionale
Il Barolo è tornato ai fasti di Giuliette … Tutto il merito della fama del Barolo è di Giulietta Colbert. Fu lei, sposata con Carlo Falletti, ultimo marchese del Barolo, a far conoscere questo vino nelle corti europee nella prima metà dell’800. La famiglia le fu decapitata dal Terrore della Rivoluzione Francese, lei - piccina - se la cavò, e fu Napoleone in persona a farla sposare al sans uomo italiano. Sant uomo davvero: le benemerenze di Falletti e della stessa Juliette furono tali che la chiesa ha aperto per questi coniugi un processo di beatificazione. La marchesa lanciò il vino prodotto nei Lenimenti di suo marito. Allora si chiamava Nebbiolo Vecchio, e Juliette lo servì a Camillo Cavour, a Silvio Pellico, ma soprattutto lo fece conoscere all’estero. Nella seconda metà dell’800, il prestigio del vino decadde e gli anni bui continuarono assai oltre la metà del ’900perché ai danni della fillossera - e prima di quelli prodotti dal metanolo - s’aggiunse la spregiudicatezza di tanti imprenditori, che privilegiarono la quantità infischiandosene della qualità. Solo negli ultimi trent’anni il Barolo, grazie ai controlli previsti dalla legge e alle elevate capacità imprenditoriali di coltivatori selezionati, è tornato ai fasti di Jiuliette Colbert. E veniamo alle mie memorie recenti. Il Percristina di Domenico Clerico mi è rimasto nell’anima perché fu il primo che inserii idealmente nella nuova generazione di Barolo, molto più accattivante e più adatto ai mercati internazionali. Il Barolo Monprivato di Mascarello è uno dei vini migliori del mondo. L’annata 2008 mi fece pensare alle fanciulle in fiore di Marcel Proust. Ricordo i tannini solenni del Barolo Cannubi Boschis di Luciano Sandrone. La sorprendente, morbida freschezza del Barolo Cerequio di Roberto Voerzio in genere mantenuta a quasi vent’anni dall’invecchiamento. Ricordo Bruno Ceretto e Giacomo Contento. Il Bricco Rocche 2000 del primo e il Monfortino del ’97 del secondo. Il Monfortino ha un retrogusto spettacolare. Bricco Rocche esalta al meglio la tradizione. Il Falletto di Serralunga d’Alba di Bruno Giacosa mi impressionò per la voce tenorile. Accanto alla potenza e alla tradizione, squillava il desiderio di novità. Al Barolo di Elio Altare va il merito di aver messo i jeans a un vitigno che per troppi anni è stato intimidente. E ancora Pio Cesare, Prunotto, Mauro Veglio, con molte scuse ai troppi che ho dimenticato. Il mondo del Barolo deve molto a due macchine da guerra come Gianni Gagliardo e Silvano Boroli. Gagliardo, alla guida dell’Accademia del Barolo ha valorizzato questo vino in campo internazionale come ha atto Silvano Boroli. Del primo si ricorda il Classico el Preve, del secondo Il Barolo Cerequio.
Autore: Bruno Vespa


02 Agosto 2017, ore 12:43

La Nazione/Quotidiano Nazionale
l nome è di per sé già tutto un pro-gramma. Akènta, acronimo - contrazione del più bell’auspicio in lingua sarda: augurios a kent’annos in salude! e deo a los ontare... insomma, auguri di cent’anni in salute, e io a contarli. Nome che più propiziatorio non si può, per un vino che invecchia... in fondo al mare. A quaranta metri dal pelo dell’acqua più cristallina, sotto i costoni dell’area marina protetta di Capo Caccia - Isola Piana, proprio di fronte al parco di Porto Conte che ospita i filari in cui nasce questo fermentino destinato a diventare spumante, il primo che possa vantare l’intera filiera di prodotto e di processo in Sardegna. Ma di primati la Cantina Santa Maria La Palma - cooperativa per azioni con 300 soci e 700 ettari di vigneti per 4 milioni di bottiglie all’anno in 25 etichette - ne può vantare altri. Il primo bianco a entrare nella grande distribuzione con l’etichetta Aragosta. La prima cantina realizzata con tecniche talmente innovative da usare materie prime antichissime per l’isolamento: la “lana di mare” ottenuta da Posidonia spiaggiata (fibra di legno delle foreste marine del Mediterraneo) e la lana cruda delle pecore sarde. E una fierezza tutta sarda: qui “non ci sono conti o baroni o marches”, si legge sul sito, ma “tante famiglie di viticoltori e contadini” che “non avevano ricchezze di famiglia ma braccia forti, schiene dritte, passione, valori”. Quattro uve nelle viti: cannonau, vermentino, monica e cagnulari, più qualche chiazza di chardonnay e sauvignon blanc. Per fare, s’è detto, venticinque vini. Tra questi, lo spumante della svolta: Akènta. “L’idea fu quella di un prodotto locale, di Alghero”, racconta Eugenio Profili, direttore generale della Cantina. Si era nel 2011, Pesperimento sarebbe partito tre anni più tardi “con uno spumante tutto nostro, in cantina abbiamo realizzato gli impianti per la spumantizzazione”. Si parte con un gabbione da 700 bottiglie di spumante realizzato in autoclave, metodo charmat, “oggi - dice il direttore - la nostra cantina subacquea si compone di cinque cestoni, e c’è Akènta metodo charmat ma si comincia a lavorare anche con il metodo classico”. Che vantaggi ottiene il vino invecchiato in fondo al mare? “Si evolve sempre in maniera costante - dice Profili -, profumi e aromi si conservano grazie alla temperatura costante di 12 - 14 gradi, la pressione frena la spinta delle bolle verso l’esterno, si ottiene un perlage finissimo. Niente luce, niente scambiatori termici: ottimale”. E non è tutto. Akènta è diventato un eco - progetto, perché realizzato in sinergia con l’Area marina, il Parco e il Diving Blu Service di Alghero, e un evento spettacolare: Akènta Day, celebrato il 21 luglio, con l’elicottero che opera l’emersione della cantina in una cornice di barche, sub ed emozione. Come quella che ti dà la bottiglia, incrostata dal fouling e dagli organismi marini. Costa 48 euro, ma vuoi mettere.
Autore: Paolo Pellegrini


02 Agosto 2017, ore 12:42

La Nazione/Quotidiano Nazionale
Cantina Todini, il bilancio è da record. E il futuro passa dal mercato cinese … La Cantina Todini, grazie all’estero, chiuderà il 2017 superando le 200mila bottiglie vendute con un fatturato di 600mila euro, di cui un quarto di quota export. L’azienda che ha preso pane a Jinjiang, nella provincia del Fujian in Cina, alla quinta Fiera Alimentare. La Todini, che sorge a Todi in Umbria, dal 2014 è gestita da Luisa Todini, figlia del fondatore Franco. Produce Doc e Igt come Grechetto e Sangiovese ma anche Merlot, vini rossi graditi al mercato cinese.


02 Agosto 2017, ore 12:42

La Nazione/Quotidiano Nazionale
Santa Margherita Gruppo vinicolo acquisisce la maggioranza di Cà Maiol Lugana, prodotto di punta fra i bianchi … Santa Margherita Gruppo vinicolo ha acquisito la maggioranza di Cà Maiol, esponente di punta della denominazione Lugana Doc. Fabio Contato, l’imprenditore che ha guidato la Cantina di Desenzano del Garda nella fase di espansione degli ultimi anni, rimarrà nella società come presidente del nuovo Cda. Con questa acquisizione, Santa Margherita Gruppo Vinicolo rafforza la propria leadership nel segmento dei vini bianchi. “Il Lugana - sottolinea Gaetano Marzotto, Presidente di Santa Margherita - è una denominazione che ha saputo conquistarsi uno spazio importante fra i vini bianchi italiani. È un vino, un territorio, che sentiamo vicino, che abbiamo seguito negli anni con attenzione, nel quale vediamo un grande potenziale”. “La responsabilità di un imprenditore deve andare oltre al momento contingente e mirare alla visione di lungo periodo per la propria azienda: questo vale ancor più per chi, come noi, ha portato al successo internazionale una cantina ed una intera denominazione - sottolinea Contato -. Oggi Cà Maiol e il Lugana Doc sono realtà conosciute nel mondo, grazie ad un forte impegno per la qualità”.


02 Agosto 2017, ore 12:42

La Nazione/Quotidiano Nazionale
Nibiltà di Barone Pizzini … La fisicità e la gentilezza, il pragmatismo e le belle maniere. Silvano Brescianini è la metafora anche estetica della Barone Pizzini, socio fondatore e direttore generale di questa maison di blasone della Franciacorta, fianco occidentale del Bresciano, terra delle bollicine, della rifermentazione in bottiglia e delle uve chardonnay e pinot nero. Vi definiscono “cantina bio”. È un complimento?
“L’approccio etico vale quanto la storia di questa azienda fondata nel lontano 1870. Alla fine degli Anni ’90 gli imprenditori appassionati al mondo enologico che hanno rilevato la vecchia proprietà dei Pizzini hanno voluto avviare una sperimentazione della viticoltura biologica. È rimasta la nostra firma: utilizzare unicamente sostanze organiche per mantenere la vigna sana, è appunto garanzia di qualità e salute. In Franciacorta siamo stati i primi ad ottenere la certificazione ISO 14064. La stessa cantina inaugurata nel 2007 è stata progettata dall’arch. Gasparotti seguendo rigidi criteri di bioedilizia”.
Annata da dimenticare ma grandi soddisfazioni nell’export.
“Certe gelate fuori stagione alla fine ridurranno i quantitativi di un buon 30%. Ma per la qualità valgono altri parametri eisu questo sono ottimista. Sulle esportazioni? Certo, percentualmente si può fare di meglio, ma la Franciacorta sta conquistando posizioni in Giappone, Germania e Usa. La nostra azienda negli ultimi 2 anni ha avuto incrementi a doppia cifra, specie negli States”.
L’elogio del Satèn “Chardonnay al 100%, bollicine finissime e persistenti, Setosità e morbidezza: È vero che spesso viene fatto passare per un vino destinato al mondo femminile?
“Un po’ riduttivo: è un vino elegante e questo conta. Ma forse il vino che meglio ci rappresenta è l’Animante: 15 anni di esperienza bio, una selezione di 70 vini diversi e un blend finale di fine cremosità”..
Il paragone con Io Champagne è la vostra condanna?
“È un confronto che non regge. La Franciacorta non ha la storia, la tradizione e i numeri della famosa regione transalpina. E del resto, la produzione totale del nostro Consorzio si attesta attorno ai 17 milioni di bottiglie, quota singola di alcune grandi maison francesi. Noi ci vediamo come alleati. Lo dicono le cifre: i mercati che amano lo Champagne sono gli stessi dove il Franciacorta vende bene. Peraltro, senza complessi d’inferiorità: alcune nostre bottiglie vengono proposte nei ristoranti di New York a un costo analogo se non superiore ad alcune note etichette di Reims ed Epernay”. Dicono che il vino sia un atto d’amore dell’uomo per la terra.
“E non è retorica. E emblematica la passione con cui la Franciacorta in questi ultimi tempi sta cercando di recuperare un vitigno autoctono denominato Erbamat un tempo diffuso nel Bresciano e che era andato scomparendo. Stiamo sperirnentando il suo reinserimento. Il risultato? Siamo ottimisti: è un uva tardiva, aggiungerà alla nostra produzione finezza e acidità. Anche il vino che arriva dal passato da noi ha un futuro”.
Autore: Paolo Galliani


02 Agosto 2017, ore 12:41

La Nazione/Quotidiano Nazionale
Emilia Romagna, lo spumante top sarà incoronato a Cesenatico … Sarà Cesenatico ad ospitare la quarta edizione del premio “Miglior spumante metodo classico” dell’Emilia Romagna promosso dai sommelier Ais. L’appuntamento è per dopodomani dalle ore 19.30 in Piazza Spose dei Marinai nella tappa di “Tramonto DiVino” con le migliori bollicine regionali dell’Emilia Romagna suddivise in tre categorie: metodo classico Brut, metodo classico Rosé e Rossi, metodo ancestrale. Di scena 58 etichette, già valutate da una giuria tecnica di esperti (sommelier, degustatori, giornalisti), affiancata da una giuria popolare formata dal pubblico. Nella serata saranno anche festeggiati i 50 anni della Dop del Gutturnio piacentino insieme al Consorzio Piace Doc (Consorzio tutela dei vini doc Colli Piacentini) e lo speciale abbinamento salumi piacentini con le pesche e nettarine di Romagna Igp, in un inedito matrimonio che fa il verso al classico “prosciutto e melone”. Il tour di “Tramonto DiVino” è organizzato dall’assessorato all’Agricoltura della Regione Emilia Romagna.


31 Luglio 2017, ore 18:16

Corriere della Sera
Ci mangeremo 200 milioni di gelati … Il rovesciamento (stagionale) dei consumi nell’analisi Nielsen: birra, frutta, tonno. Ecco chi vince... Stanno lontano dai fornelli, bevono birra, mangiano frutta e mozzarella. Gli italiani d’estate riempiono il carrello seguendo le regole contro il caldo afoso: bevono più acqua, rigorosamente non gassata, cucinano di meno, spendono di più in creme, mangiano molti gelati e comprano più deodoranti. La classifica dei dieci prodotti più venduti dell’estate , nella grande distribuzione, è realizzata da Italiani.coop su dati Nielsen. I carrelli di giugno quindi si sono riempiti di birre chiare e al di sotto dei 6 gradi, per le quali gli italiani hanno speso 156 milioni di euro con un +10,5% sull’anno scorso. Non mancano gli sperimentatori che iniziano a guardare con curiosità anche alle analcoliche che sono cresciute quasi del 33% (in totale gli acquisti hanno generato un volume di affari nella gdo di 2 milioni 300 mila euro). Poi, per rinfrescarsi (oltre all’acqua che da sola vale 226 milioni di euro, 34 milioni di euro in più dell’anno scorso) non manca l’immortale tè freddo che ha impegnato quasi 56 milioni di euro di spesa degli italiani (+19% rispetto a giugno 2016). Sul fronte del cibo, con la calura estiva i fornelli diventano uno dei posti meno frequentati dagli italiani. E così che il tonno sottolio incassa 108 milioni di euro e le mozzarelle 84 milioni. Ma anche tutto il comparto dell’ortofrutta è in crescita sul giugno del 2016 del 3%, con un volume di acquisti di oltre 358 milioni di euro (oltre io milioni di euro in più rispetto all’anno scorso). Cresce più di tutti l’uva, la cui varietà Italia segna un +180%. Si riscopre la frutta esotica. Avocado e mango si confermano presenti nelle tavole e nelle insalate degli italiani con +71,6% e un +63,9%, ma la vera novità dell’estate 2017 è la papaia che registra da sola un più 164% segno che non era presente nei carrelli 2016. Per il resto gli italiani, secondo la rilevazione di Italiani.coop, comprano insalata di tutti i tipi, spendono milioni di euro in riso e condimenti già pronti da portare in spiaggia o a un pic - nic in montagna. Tra il no food invece spicca tutto ciò che è tipicamente estivo: abbiamo speso quasi 48 milioni di euro di solari e abbronzanti, oltre 10 milioni in più dello scorso anno nello stesso periodo. E poi ancora abbiamo comprato 28 milioni e mezzo di euro in deodoranti per la persona (+10% rispetto a giugno 2016). Invece, forse per moda o forse perché in ferie non ci si fa la barba, lame, rasoi e creme per barba segnano tutti un calo dall’1 al 10%. Infine il re dell’estate, quel gelato che rimane simbolo della tradizione nazionale (come pizza e caffè): se sommassimo tutte le tipologie sarebbe nettamente al comando della classifica. Il gelato infatti , cresce in ogni formato e versione nel mese di giugno 2017, con un totale di volume di acquisti degli italiani che sfiora i 200 milioni (192,2 per l’esattezza).
Autore: Isidoro Trovato


30 Luglio 2017, ore 17:41

L’Espresso
Bottiglia … Lo stile del vino in parallelo con lo stile della bottiglia che lo contiene: semplice ed elegante. Simone Capecci punta all’essenzialità ficcante per rispettare suoli profondi e calcarei che trattengono acqua e la rilasciano pian piano. II suo Offida Pecorino Ciprea 2015 (omaggio all’uso delle conchiglie come ornamento della civiltà picena, 12 euro) fermentato in vasca di cemento e affinato sulle fecce fini, ha naso largo e suggestivo che richiama la struttura materica che si allunga in un sorso fresco e sapido.
Autore: Paolini & Grignaffini


30 Luglio 2017, ore 17:40

La Stampa
Per il pinot nero in Langa è già tempo di vendemmia … Ieri mattina, nella vigna Cappella di Santo Stefano di Perno, frazione di Monforte, è iniziata la vendemmia 2017 in Langa. A memoria di vignaiolo, mai nessuno sulle colline del nebbiolo aveva cominciato a raccogliere le uve nel mese di luglio, neppure durante il torrido 2003. Ovviamente, non si tratta di nebbioli. I primi grappoli staccati sono quelli di pinot nero con i quali Rodolfo Migliorini della cantina Rocche dei Manzoni realizzerà il Valentino Riserva Elena, ovvero il primo spumante metodo classico nella storia di Langa nato nel 1978 da un’intuizione del padre Valentino Migliorini. Anche i disciplinari di produzione regionali sono rimasti sorpresi da questo anticipo. “La legge - spiega Rodolfo Migliorini - prevede che le fermentazioni per la vendemmia 2017 siano consentite dal primo agosto. Ma la qualità non ha un calendario fisso: quindi, visto che le uve per noi avevano già raggiunto il grado ottimale di maturazione, abbiamo deciso di raccoglierle e conservarle nelle celle frigorifere per un paio di giorni, prima di iniziare la pressatura”. E aggiunge: “La qualità è ottima, speriamo che vi sia anche una discreta quantità in termini di mosto perché la siccità ha inspessito leggermente la buccia. Ma essendo quella da spumante una varietà precoce, non ha inciso in maniera determinante”. In Piemonte, nonostante la siccità, la situazione generale è considerata favorevole per una vendemmia buona, sia sotto il profilo quantitativo, sia soprattutto qualitativo. Si registra un anticipo di almeno 10 giorni rispetto alla campagna precedente, che sale a 15 giorni se raffrontato alle annate medie. I primi grappoli che raggiungeranno le cantine, a partire dal 10 agosto, saranno quelli per l’Alta Langa spumante, seguiti a ruota dal moscato, atteso dal 20 - 25 agosto. E se in Sicilia la cantina Settesoli di Menti ha già iniziato a raccogliere il Pinot grigio, dando il via alla sua 51esima vendemmia, in Franciacorta la raccolta di pinot e chardonnay inizierà intorno al 10 agosto. “Siamo di fronte a un’annata particolare, se non straordinaria - dice l’agronomo e produttore Cesare Bosio -. La gelata di primavera ci ha penalizzati, causando una riduzione delle rese intorno al 30 per cento”. Detto in numeri, in Franciacorta si prevede un calo di quasi 5 milioni di bottiglie rispetto alla produzione ordinaria. “Ma la qualità delle uve sopravvissute è ottima e in questi giorni il clima mite e le escursioni termiche notturne stanno contribuendo a dare fiducia in un buon raccolto”. Anche la zona di produzione del Trento Doc è stata colpita dalle gelate di metà aprile. E come se non bastasse, sui vigneti trentini si è abbattuta più di una grandinata. “L’ultima è arrivata lunedì - dice Marcello Lunelli, vicepresidente delle cantine Ferrari Alla fine, prevediamo una riduzione delle rese intorno al 20%. Un’annata difficile, ma che ha ancora margini per darci delle soddisfazioni. Domani inizieremo i primi campioni sulle uve e le previsioni sono di iniziare la vendemmia il 21 agosto, con un anticipo di 7 - 9 giorni rispetto al 2016. Speriamo in tre settimane di tempo ideale per ottenere il meglio fino all’ultimo”.
Autore: Roberto Fiori


30 Luglio 2017, ore 17:40

L’Espresso
Se il vigneto vibra l’uva è al sicuro … Quella del 2018 sarà la prima vendemmia di Cabernet franc protetta dai parassiti a suon di vibrazioni. Per disturbare la comunicazione amorosa delle cicaline come lo Scaphoideus titanus, che vivono e si accoppiano sulle viti cui possono trasmettere la flavescenza dorata i ricercatori della Fondazione Mach di San Michele all’Adige (Trento) stanno sperimentando un nuovo approccio, pulito, che con la chimica non ha niente a che fare Spiega Valerio Mazzoni, responsabile del gruppo di entomologia agraria alla Fondazione Mach e coordinatore dello studio: “Moltissimi insetti comunicano a suon di vibrazioni, in particolare durante il corteggiamento che precede l’accoppiamento. Noi cerchiamo di disturbare questa comunicazione amorosa nelle cicaline della vite, per impedire la deposizione delle uova e ridurre così la trasmissione della fitoplasmosi che danneggia i vitigni”. Mazzoni è pioniere di una nuova disciplina chiamata biotremologia, che afferisce alla bioacustica. L’azione di disturbo è esercitata per mezzo di un mini - shaker. Questo strumento emette una vibrazione di particolare lunghezza d’onda, non udibile dall’orecchio umano ma captabile dagli insetti tramite il loro organo subgenuale, un insieme di neuroni preposti a recepire gli stimoli meccanici, situato all’apice della tibia (ebbene sì anche gli insetti hanno una tibia, anzi, sei: una per ogni zampa). Dai pali di sostegno delle viti il tremito si propaga ai tessuti delle piante, che non risentono della vibrazione. Le cicaline, che invece sono indaffarate nel corteggiamento, ne vengono disturbate. E interrompono la relation amoureuse. II primo vigneto vibrazionale partirà proprio in questi giorni e sarà un esperimento in campo aperto. Preceduta da anni di ricerche in laboratorio e da test in campo protetto, con insetti confinati da reti su piante singole, la sperimentazione passa ora in un vigneto commerciale. A fare da field test un intero vigneto di Cabernet franc, un ettaro e mezzo, circa 50 filari, che sarà teatro di questo concerto antiparassitario. La cicalina, lunga pochi millimetri, può causare danni diretti e indiretti. Quelli diretti derivano dalle punture di suzione della linfa. I danni indiretti sono invece causati dalla possibilità di trasmissione del fitoplasma della flavescenza dorata, malattia subdola la cui incubazione può durare anni in modo latente, e che porta alla degenerazione della vite, seccando le infiorescenze e producendo grappoli raggrinziti e deformi. Le uova vengono deposte fra luglio e agosto e si schiudono a maggio dell’anno successivo, quando le larve affamate iniziano il loro lavoro sistematico. Importato accidentalmente dall’America a metà del XIX secolo, lo Scaphoideus titanus con il suo parassita endogeno ha lentamente invaso l’Europa, causando danni ingenti in Francia e successivamente anche in Italia. Nel nostro Paese i primi episodi di flavescenza risalgono agli anni ’90, quando la malattia è comparsa in Veneto, diffondendosi poi in tutto il Nord Italia, ad eccezione della valle d’Aosta, fino a raggiungere l’Emilia. Se una pianta di vite si ammala, in base al decreto del 31/5/2000 andrebbe estirpata, mentre sul fronte prevenzione sono obbligatori gli insetticidi. Non usando i feromoni (ormoni odorosi) per la comunicazione, questo insetto deve essere contenuto per forza a suon di chimica, cosa che rappresenta un bel problema per molti viticoltori, specie per chi pratica l’agricoltura biologica e biodinamica. Mazzoni e collaboratori studiano da anni il linguaggio delle cicaline e hanno costruito una prima bozza di dizionario cicalese, in cui a particolari pattern vibratori corrispondono specifici messaggi. “Anche se la lingua principale è sempre quella, ogni specie ha un suo dialetto, e ogni individuo un fraseggio particolare”, spiega Mazzoni. (E in questi anni siamo riusciti a registrare schemi vibratori che si ripetono, attribuendo loro un probabile significato”. Dal tipo di vibrazione gli insetti capiscono se il partner che manda il segnale è grosso, attraente e in salute, o poco adatto alla riproduzione. E possono dirsi “dove sei?”. oppure “sei bello; mi piaci” e ancora “ok: affare fatto”, ma anche “vai via da qua”. “Conoscendo le parole dell’amore possiamo usarle come trappola, cambiarle o semplicemente interferire”, spiega Mazzoni. Per i primi risultati si dovrà aspettare maggio 2018. Nel frattempo, il dispositivo sviluppato assieme all azienda Biogard ha iniziato la sua opera, e i vigneti attorno a San. Michele all’Adige... tremano.
Autore: Cristina Serra


29 Luglio 2017, ore 17:44

Il Sole 24 Ore
Vino, 102 milioni per aiutare l’export ma è caos ricorsi … Promozione. Ieri via libera dal Cdm... Ieri il Consiglio dei ministri ha dato il via libera al decreto Mipaaf con le nuove modalità per utilizzare i fondi Ue (un budget di 102 milioni l’anno) per la promozione del vino sui mercati esteri. Ma intanto si alza lo scontro sulla riforma dei consorzi di tutela dei vini Doc. Il nuovo decreto ministeriale cerca di sbloccare l’intricata questione della promozione finita in stand by dopo i 13 ricorsi al Tar presentati nei mesi scorsi. Arrivato a Palazzo Chigi senza il parere positivo delle regioni (la Lombardia ha votato contro) rischia ora di essere messo in discussione dalle sentenze amministrative ancora in itinere. Ma il vero fronte caldo è quello sulla riforma dei consorzi Doc . Il Testo unico del vino ha delegato a un decreto ministeriale (atteso in autunno) la definizione delle nuove regole per l’attività degli organismi di tutela. I produttori si attendono un rafforzamento dei poteri dei consorzi nella gestione delle denominazioni. La legge già attribuisce ai consorzi di tutela alcuni strumenti per difendere l’equilibrio di mercato, dal blocco di parte della produzione alla decisione di ridurre le rese produttive, fino alla possibilità di disciplinare l’impianto di nuovi vigneti. Il problema è che queste leve sono attivabili, in base alla legge, solo nei confronti dei soci del consorzio ed estendibili ai produttori non associati in base ai principi della rappresentatività “erga omnes”. Un aspetto quest’ultimo che in passato è stato fonte di numerosi ricorsi ai Tar. Ed è per questo che i consorzi di tutela vorrebbero che col decreto allo studio i propri poteri fossero raf-forzati con il riconoscimento da parte del ministero delle Politiche agricole agli stessi consorzi dello status di organizzazioni interprofessionali. “Ma al Mipaaf non sono d’accordo - spiega il responsabile vitivinicolo Cia, Domenico Mastrogiovanni -. La loro opinione è che vadano riconosciute solo organizzazioni rappresentative a livello nazionale (e i consorzi sono territoriali) e che siano espressione di interi settori mentre i consorzi riguardano i soli vini Doc”. “Negare il riconoscimento - spiega il consigliere Federdoc, Giuseppe Liberatore - segnerebbe un passo indietro che limiterebbe i consorzi oltre a escluderli dai fondi dei Piani di sviluppo rurale e del Piano nazionale di sostegno riservati a organizzazioni interprofessionali”. “Il riconoscimento dei consorzi - spiega Luigi Polizzi, dirigente Mipaaf - non è previsto da alcuna legge, né dai regolamenti Ue e noi non possiamo introdurre un principio nuovo con un decreto. Occorre modificare la legge sulle organizzazioni interprofessionali”. “Noi - aggiunge il presidente Consorzio Doc, Prosecco, Stefano Zanette - lavoriamo a unpiano triennale per la stabilizzazione dell’offerta che potrebbe contare sull’adesione di oltre 1’85% dei nostri produttori, ma che potremmo promuovere in maniera efficace solo da organizzazione interprofessionale”.
Autore: Giorgio dell’Orefice


29 Luglio 2017, ore 17:43

Quotidiano Nazionale/La Nazione
Il mio vino … Barbaresco Gallina: caldo e morbido … Arroccato su un poggio panoramico, il borgo antico di Neive si è conservato sostanzialmente intatto, salvo qualche rimaneggiamento operato da nobiltà terriera e ricca borghesia, che ambivano a stabilirvi la loro residenza. Nasce così il palazzo dei Conti di Castelborgo, altrimenti noto come Castello di Neive, edificato sul sito del maniero medievale raso al suolo nel XIII secolo. Il nuovo castello aveva spettacolari cantine a volta, dove il celebre enologo Luigi Oudart, su incarico dei Castelborgo, realizzò il primo Nebbiolo in purezza, trasformandolo da vino rustico in un prodotto di alto profilo, adatto per l’esportazione, tanto da meritarsi una medaglia d’oro all’Esposizione di Londra del 1862. Quel vino si chiamava, semplicemente, Neive. Oggi si chiama Barbaresco e riporta in etichetta il cru di provenienza. Il rilancio dell’azienda su basi moderne parte dal dopoguerra, quando Giacomo Stupino inizia a fare incetta delle vigne più rinomate, acquisendo anche il castello di Neive. Attualmente tutte le attività produttive si sono trasferite in un nuovo stabilimento, mentre nelle storiche cantine del castello restano la bottaia, i locali per la lavorazione del metodo classico e per l’élevage in bottiglia sotto sabbia. Dalle uve del celeberrimo cru Gallina, nel calice subito affascina con un colore granato scintillante, al naso è un nobile fraseggio di viole e rose appassite, frutti di bosco, liquirizia, pepe, cuoio e refoli silvestri. Caldo e morbido, avvolge armoniosamente con una trama tannica perfettamente fusa nel corpo robusto. Scia finale che ricorda rose e cioccolato.
Autore: Franco Ricci


29 Luglio 2017, ore 17:41

La Repubblica
L’anno nero dell’olio produzione dimezzata e prezzi alle stelle. “Colpa del gran secco” … L’allarme. La fioritura era stata bellissima poi ha smesso di piovere ed è stata la crisi, I coltivatori: “Per resistere, ormai dobbiamo spostarci sempre più a Nord, fino alle Alpi”... “Cosa possiamo fare? Per ora, soltanto pregare”. Siamo ad almeno due mesi dalla raccolta delle olive ma già incombe un’altra annata pesante. “Qui nel Lazio - racconta David Granieri, presidente di Unaprol, il consorzio olivicolo italiano della Coldiretti - abbiamo già perso il 50% della produzione. E da lunedì arriva Lucifero con i suoi 40 gradi. La situazione potrà solo peggiorare. Avevamo grandi speranze, quest’anno. La fioritura è stata bellissima, c’è stata anche una buona allegagione (il passaggio dal fiore al frutto) poi ha smesso di piovere e c’è stato l’anticipo del caldo. La siccità ormai arriva ogni anno e sappiamo bene che dobbiamo cambiare i nostri oliveti. Vogliamo avere la possibilità di irrigare, come si fa per tante altre colture. Ma i nostri ulivi più pregiati nella Sabina, nella Tuscia, nella Ciociaria - posso ricevere solo acqua dal cielo. Ci siamo già incontrati con la Regione, abbiamo presentato progetti. Se c’è la volontà politica, le soluzioni tecniche non mancano. Ma non faremo certo in tempo a salvare l’annata. Oggi, davvero, non possiamo che pregare per la pioggia e un po’ di fresco”. Sotto le piante non si sono nemmeno sciolte le palline di concime. Le poche olive hanno più nocciolo che polpa. “Li trattiamo come bambini, i nostri olivi. Facciamo la spollonatura, usiamo il frangizolle per arieggiare il terreno... L’anno scorso abbiamo perso il 40% delle olive, l’anno prima il 30%. E quest’anno rischiarno il colpo più pesante, quello che se non si interviene - ti fa credere che non ci sia un futuro” E pensare che nel 2016 il raccolto non era andato così male, nei confronti del resto del Paese. Contro il 40% del Lazio c’era stato infatti un meno 62% della produzione nazionale, fermata a 182.000 tonnellate. La crisi non accerchia soltanto la Capitale. Anche in Toscana c’è stata una “fioritura rigogliosa” poi caldo e sete hanno portato via il 20% delle olive al nord e oltre il 40% al sud. Nelle Marche si calcola un meno 50 - 60%. In Puglia - il più grande oliveto italiano - il calo previsto è del 30%. “Diminuendo la produzione - racconta Gianni Cantele, presidente della Coldiretti pugliese - aumenta il rischio di frodi e sofisticazioni Già oggi più di due bottiglie su tre riempite in Italia contengono olio di olive straniere”. Gli ulivi fanno di tutto, per resistere nello Stivale. Hanno accettato anche l’emigrazione, spostandosi nei decenni dal sud al nord. Con anche buoni risultati: l’anno scorso, in Valtellina, sono stati prodotti 400 quintali di “olive delle Alpi”, in una regione lombarda che conta 700.000 olivi su 2.000 ettari. “Ma quest’anno racconta Emanuele Ghirardelli, presidente dell’Aipol, associazione degli olivicoltori lombardi le cose non stanno andando bene. Anche noi prevediamo un crollo del 40%. Nel mio campo accanto a casa ho trenta ulivi che l’anno scorso mi hanno dato 12 quintali di frutti contro i 7 - 8 degli altri anni. Oggi faccio fatica a vedere le olive fra le foglie. La stessa fioritura è stata fiacca poi è arrivata la gelata del 19 aprile. Le piante si sono riprese a fine maggio, quando sono arrivati 15 giorni di caldo africano. La calura fa seccare il pistillo e così blocca l’impollinazione. Col nuovo caldo è cominciata la cascola, che ancora continua. Le olive, che dovrebbero essere di un verde brillante, prendono un verde smorto, poi diventano gialle, marroni e infine cadono. Una cascola così non l’abbiamo mai vista. Resistono meglio gli olivi che stanno più a nord, stanno abbastanza bene le piante del lago di Garda che hanno trenta o quarant’anni e affondano le radici nel terreno. In certi campi, invece, si fa presto a contare i frutti: zero, non ce n’è”. Anche i turisti, in Valtellina, ormai si sono abituati al nuovo panorama: ulivi al posto di pascoli e mucche. “Ho cominciato dodici anni fa racconta Carlo Baruffi, 72 anni - nel Comune di Poggiridenti, con 50 ulivi arrivati dal Garda. Oggi ne ho altri 360 presi da tutta Italia, comprese le piante delle taggiasche. Gli altri contadini mi prendevano in giro, poi sono venuti a chiedermi consigli”. Il motivo è semplice: l’olio delle Alpi e della regione (ci sono anche due Dop, Laghi lombardi e Garda) vengono venduti negli Stati Uniti, in Giappone e negli Emirati arabi.
Autore: Jenner Meletti


28 Luglio 2017, ore 17:43

Italia Oggi
Saccarosio in locali separati … Negli stabilimenti promiscui, quelli da dove si estraggono mosti o vini, nella cui preparazione, non è consentito l’uso del saccarosio, l’acquavite e l’alcol, questi ultimi devono essere tenuti in locali appositamente destinati comunque accessibili al controllo territoriale e dichiarati in planimetria. È con la nota delle politiche agricole del 24 luglio 2017 n. 3984 che vengono dettate le regole operative per la detenzione e l’uso del saccarosio in cantina. Alle imprese titolari di stabilimenti promiscui, è comunque data la possibilità di tenere il saccarosio, l’acquavite e l’alcol, alle seguenti condizioni: ogni lavorazione è comunicata all’ufficio territortale, entro il quinto giorno antecedente alla loro effettuazione e tali prodotti devono essere in locali appositamente dedicati. E superata pertanto la precedente impostazione che permetteva solo l’impiego nelle lavorazioni preventivamente dichiarate.
Autore: Cinzia De Stefanis


28 Luglio 2017, ore 17:43

Il Venerdì di Repubblica
La Bottiglia ... Fricandò 2015... La bella faccia sorridente, solare, di Danila Mongardi, quattro figli, fa dimenticare per un istante che il nome di Marzabotto evoca un’orribile strage nazista. Qui lei, che a Bologna lavorava nel sociale, e il marito Gabriele Monti, hanno investito in lavoro, certezze e speranze. Al di là del fiume (il Reno) è un’azienda agricola e vitivinicola ma anche agriturismo, associazione culturale e molto altro. Azienda giovane, collocata nel Parco storico del monte Sole. Prima vendemmia nel 2011. Capitata l’occasione di ricomprare la terra lavorata dai nonni di Gabriele, non se la sono fatta sfuggire. Tre dei 27 ettari sono vitati, gli altri a orto, frutteto di frutti quasi spariti, erbe officinali, antichi cereali. Su tutto un nome: biodinamica. “Ai nostri figli dobbiamo lasciare una terra in condizioni migliori di quando l’abbiamo presa in prestito” dice Danila. Vitigni: Montuni, Grechetto gentile, Albana e Barbera. Etichette dal nome simpaticamente dialettale: Dagamò, Saramàt, Birichèn, Zirudela. Albana e Barbera sono vinificati in anfore di terracotta italiana. Il Fricandò è Albana in purezza, di bella tonalità ambrata. Al naso si avvertono cachi, nespole, mele e scorza di pompelmo. Al palato è sapido, piacevolmente complesso e generoso di sfumature. A Milano da Saluti da Modena, a Bologna da Ai vini scelti, sui 15/16 euro.
Autore: Gianni e Paola Mura


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