planeta

Il Meglio dell'Edicola

28 Maggio 2017, ore 17:19

La Stampa
La cantina alimentata da un motore a fiore Nel Novarese viticoltura ecocompatibile... Dietro allo spumante ros che ha conquistato il Giappone c un segreto: accanto alle vigne, una cantina totalmente ecocompatibile e un gigantesco girasole di acciaio inox e alluminio che produce energia a costo zero. Lidea di un consulente informatico con la passione della campagna e della vigna, Enrico Crola, 44 anni, che nel 2006 ha deciso di cambiare vita: addio a bit e computer per dedicarsi alle vigne di famiglia a Mezzomerico, nel Novarese. Una scommessa vinta, perch Crola passato dalle 4 mila bottiglie dellesordio alle 25 mila di oggi, col 73% di export, sei ettari di vigneti e un fatturato in continua crescita. Limprenditore novarese ieri si lanciato in unaltra scommessa, un investimento da un milione e mezzo di euro: Lanno della svolta - racconta - stato il 2014, quando abbiamo deciso di investire in quello che crediamo. Una cantina immersa nel verde, circondata dai vigneti, che prendesse energia dal sole e dal vento, senza inquinare. Oggi realt. Larchitetto milanese Mauro Piantoni ha realizzato una struttura su due piani, in cima alla collina: una parte interrata, dedicata alla lavorazione dei prodotti e alla cantina vera e propria, e la costruzione fuori terra, in larice grezzo per avere il minor impatto ambientale. Il legno e il cemento per una cantina che ricrea le caves di un tempo, ma con le ultime dotazioni tecnologiche. Al piano terra una vetrata d sui vigneti. La struttura ha un motore verde a forma di fiore: il primo impianto fotovoltaico di questo genere in Italia: allentrata della cantina campeggia un enorme girasole di metallo, 5 metri di altezza, con 12 petali - pannelli solari montati su una struttura dacciaio che inseguono la luce e producono 5000 kWh allanno di energia elettrica, l80% del fabbisogno dellazienda. Quando le folate di vento sono troppo forti e raggiungono i 63 chilometri orari, un anemometro blocca i petali e mette in sicurezza SmartFlower. La nuova struttura stata pensata anche per la nuova generazione di visitatori, gli enoturisti che e apprezzano il vino di qualit ma vogliono anche un paesaggio da sogno, come quello che si vede dalla vetrata della cantina di Mezzomerico. E poi c da seguire la richiesta di un mercato sempre pi importante. In cantina c Davide Rossi, enologo, 25 anni: Il nostro prodotto di punta lHall Ros, uno spumante realizzato col metodo classico e le uve di Nebbiolo. Ha convinto i giapponesi che lideale da abbinare al sushi, e in Norvegia stato giudicato tra le sette migliori bottiglie al mondo. Nel cuore di Enrico Crola un posto speciale ce lha unaltra bottiglia, Giulia Colline Novaresi doc, altro Nebbiolo rosso rubino, chiamata col nome della figlia, scomparsa dopo solo un giorno di vita. A lei ho intitolato la bottiglia della mia vita. Oggi in questa impresa ci sono mia moglie Claudia e due figli, Andrea, 5 anni, ed Emma, 3. un investimento pensato per loro, per le nuove generazioni.
Autore: Marcello Giordani


28 Maggio 2017, ore 17:19

Quotidiano Nazionale/La Nazione
Io, studente in America per imparare a fare il vino Folonari tra ricordi e futuro. Giovani, tocca a voi... Non pi il Capo, ma in panchina non ci va. E alla fin fine non chiamatelo nemmeno Grande Vecchio, perch a dispetto degli 87 anni appena compiuti Ambrogio Folonari, il dottor Ambrogio, si sente addosso ancora tanta energia. Ha appena ceduto il bastone di comando al figlio Giovanni, che in realt lavora con lui gi dal Duemila, quando dallo scisma di famiglia nacque la appunto - Ambrogio e Giovanni Folonari Tenute, per mantiene la carica di presidente onorario, e continua a dare il suo apporto. Di esperienza, di idee, di un bagaglio che viene da lontano, dalla solida concretezza delle origini bresciane. Uomo schivo e riservato, lAmbrogio.
Insomma, questa idea del Grande Vecchio non le piace gran che...
Mah, un po mi butta gi di morale. Certo, pu essere un complimento per le cose che ho fatto, per quel `vecchio....
Che lezione ha appreso dal secolo di grandi cambiamenti?
Ho visto cambiare il mondo, certo, anche il nostro mondo. E ho dato il mio contributo, e forse anche con successo: adesso viviamo in un mercato libero, in mano al consumatore, quando ho cominciato comandava il produttore, ora a comandare la domanda.
Che cosa sente di averci messo di suo?
A 26 - 27 anni mio padre mi mand in America a studiare il mercato, e una persona mi gel dicendomi sai, quando ho bevuto il tuo vino con il fiasco ci faccio una lampada. Tornai e dissi a pap: ora mettiamoci a fare vino buono
E questo mondo del vino oggi come lo vede?
In grande ebollizione, in evoluzione. Per fortuna che il consumo c e non dobbiamo conquistarlo, ma solo lavorare a migliorare la qualit. Certo, la tecnologia un grande vantaggio. Ottantanni fa ci si aiutava con la chimica, oggi si lavora sul caldo e sul freddo.
Dunque il vino oggi migliore di allora.
Assolutamente. Oggi si ricerca la qualit.
Quanto pesa leredit di un nome come il suo?
Ho sempre sentito questa responsabilit. Ora che sono pi vecchio, resto ancora ammirato, penso al nonno che partiva per la Puglia a Ferragosto e tornava a Natale, si faceva due giorni di viaggio, e cera solo qualche lettera ogni anno... E mio padre, ragazzo del 99 andato in guerra a 18 anni... C tanta densit, nella storia della nostra famiglia, non abbiamo 7 - 800 anni ma solo 200 per abbiamo vissuto e interpretato tempi di grandi cambiamenti.
E la generazione di suo figlio pronta a raccogliere il testimone?
Vedo molta passione, molto attaccamento in Giovanni come nei suoi amici, Lamberto Frescobaldi e le ragazze Antinori, se la trasmettono, sono amici... con Lamberto hanno studiato insieme a Davis, in California, quando ancora in Italia le scuole non cerano, e si doveva andare in Francia o in America, poi le aziende e il mercato hanno dato vita a strutture anche qua....
C un rapporto anche tra voi Grandi Vecchi?
S, siamo molto amici, sono molto grato a Frescobaldi e Antinori che mi hanno coinvolto in tante cose e hanno voluto la mia azienda nelle associazioni, in fondo ero molto piccolo dopo luscita dalla famiglia.
Unuscita sofferta.
S, certo. Soprattutto quando ho visto passare la Ruffino in tuttaltre mani.
Sua moglie stata assessore in Provincia con Renzi, ma anche lei ha ricoperto incarichi pubblici. Che rapporto ha con la politica?
Sono stato per 14 anni presidente della Sogese, la societ che gestiva fiere e spazi espositivi, e lho fatto con disponibilit e spirito di servizio. Ma era una questione operativa, non politica: con la politica non ho alcun rapporto, non mi interessa. una malattia, e io sono vaccinato.
Autore: Paolo Pellegrini


26 Maggio 2017, ore 18:15

Corriere della Sera
Dinastie di vino e poesia La storia. Due donne, nonna e nipote, una passione: le bollicine. Ma a legare Elena (la fondatrice dellazienda) e Camilla (lattuale guida) ci sono pure i versi... Distesa sulle rocce questa terra che mangia come pane il sole e beve cieli dacqua e di sudore, superba mi trattiene in questi colli a respirare i fieni i mosti e gli orti nel cigolo del vento sulle vigne... Nei primi versi c gi il racconto della Terra di Franciacorta, che d il titolo alla lirica. Lautrice Elena Alberti Nulli, nata nel 1926. Lelegante signora ci riceve nella sua cucina (ampia e accogliente, mostra con fierezza i segni del tempo), angolo della dimora di campagna, che sorge su un colle a pochi metri dal centro storico di Monticelli Brasati. La casa attigua alle cantine della tenuta Castelveder, fondata nel 1975 da Elena, insegnante nella prima vita, da sempre scrittrice/poetessa, e dal marito Renato Alberti, deceduto nel 2012. A dirla tutta spiega - mio marito, che pure aveva investito nei vigneti, si occupava daltro. Il timone dellazienda vinicola lho sempre tenuto io. Adesso il testimone passato a mia nipote Camilla. Eccola accanto a lei, complice negli affetti e nellimpresa. Oltre alla competenza tecnica, laureata in Lingue, ci sa fare con i clienti e gli enoturisti stranieri - spiega la nonna -. C anche suo cugino Francesco in pista. Lui si occupa del lavoro in vigna. La conversazione con questa formidabile coppia ros, per citare uno degli ultimi Franciacorta brut della Tenuta (100% da uve Pinot Nero), si propone, al di l della storia dei Nulli - Alberti (durante lultima guerra da Brescia sfollammo a Monticelli in un antico palazzo acquistato da mio padre), di entrare nel racconto del territorio e di quel miracolo vitivinicolo, diventato uno dei simboli forti della provincia bresciana. Franciacorta sinonimo di spumante, dunque il Disciplinare di produzione vieta luso del termine spumante - osserva Elena -. Il nome Franciacorta gi riassume tutte le caratteristiche del prodotto. Per inciso, la nonna sta nellAssociazione Le Donne del vino (la donna parla con luva, rivendica), la nipote vicepresidente della Strada del Franciacorta. Camilla, nata nel 1975, anno di fondazione di Castelveder, ricorda quando lei, alunna delle elementari, fece la prima ricerca sulla Franciacorta. Lorigine del nome leggendario. Disputa fra almeno tre interpretazioni. Il fatto - dice Camilla - che allora la Franciacorta era ignorata dalle guide turistiche. Non una parola in pagina. stato il vino, che pure si produceva fin dallantichit grazie alla felice posizione geografica dei terreni e allinfluenza climatica del lago dIseo, a farla emergere dalloblio, aggiunge Elena. In effetti, cos. A parte unazienda storica come Berlucchi, la Franciacorta felix con le sue cantine e le sue bollitine di successo che conosciamo oggi una realt costruita nellarco di circa trentanni. Recente la costituzione del Consorzio del Franciacorta, oggi presieduto da Vittorio Moretti (Bellavista), che riunisce quasi tutti i produttori. Insomma, lunione fa la forza. La viticoltura del nostro territorio ha fermato lurbanizzazione selvaggia e i capannoni industriali, che pure cingono i filari dei vigneti nota Camilla -. Il vino ha fatto bene alleconomia e al paesaggio. Fatto sta che in Franciacorta fioriscono le iniziative culturali, gastronomiche, ludiche. Tra poco comincia il Festival Franciacorta dEstate, ad animare il mese di giugno. Con varie proposte: escursioni in bici e a piedi, concerti, spettacoli. Il clou, domenica 18 a Corte Franca: Brunch Pic Nic dautore, banchi dassaggio, degustazioni. Da 0 a 100, e finalmente siamo sulle Guide, esulta Camilla. La nonna sorride, compiaciuta.
Autore: Marisa Fumagalli


26 Maggio 2017, ore 18:15

Il Venerd di Repubblica
La bottiglia Champagne Brut Tradition Brigandat Channes (Rube)... Bollicine francesi per luminosi brindisi... Il Barsquanais, colline di vigne e boschi, molta fauna selvatica, ha poco da spartire col resto dellAube, che i parigini battono in cerca di bollicine a basso costo. E ne trovano: i prezzi non sono quelli di Reims. E nemmeno le bottiglie. Caratteristica del Barsquanais, una sorta di Grand Cru, la forte presenza di rcoltants - manipulants, ossia di contadini veri, che imbottigliano per s e non riforniscono le pi famose masons. Ne deriva una gran variet di Champagne, ogni azienda ha la sua formula. In comune, luso del Pinot nero, vitigno principe nellAube. Non fanno eccezione i Brigandat: Pierre scomparso da poco, il figlio Bertrand ne ha ereditato esperienza e passione. Sono otto gli ettari coltivati a Pinot nero e appena mezzo a Chardonnay. In cantina, solo inox. Abbiamo scelto il Brut Tradition, un Blanc des noirs, ossia cento per cento Pinot nero. Concorrono al 25 per cento i vini di riserva (delle vendemmie precedenti). Passa tre anni sui lieviti prima del dgorgement. Chiaro e luminoso nel calice, perlage fine e leggero, profuma di frutti (agrumi, albicocca, mango) e pasticceria, con note minerali. Al palato fresco, diretto, goloso, appagante. Buon bicchiere da brindisi, pu reggere tutto il pasto. A Parma da Cavalli, a Senigallia (Ancona) da Galli, sui 32 euro.
Autore: Gianni e Paola Mura


25 Maggio 2017, ore 19:07

La Repubblica Firenze
Cantine Aperte Non abbiate paura di sembrare impreparati. Questa edizione di Cantine Aperte la manifestazione nata nel 1993 per accogliere il pubblico nelle cantine e nelle aziende vitivinicole toscane, e poi di tutta Italia, cambiando per sempre la comunicazione sul vino fatta proprio per chi di vino sa poco o nulla. Violante Gardini, dal 2013 presidente del Movimento Turismo del vino Toscana e dal 2016 vice presidente dei Giovani imprenditori vitivinicoli italiani, lha ideata proprio cos questa 25esima edizione in programma domenica 28 maggio, molto social e molto pop: Le lezioni le lasciamo fare ai sommelier, che sono pi esperti, a noi resta piuttosto il compito di fare vedere dove lantica tradizione del vino viene messa in pratica; negli ultimi anni i giovani che partecipano a Cantine Aperte sono sempre di pi, e non arrivano chiedendo semplicemente un bicchiere di vino rosso, hanno una lista di assaggi da fare, un programma di posti da visitare vogliono conoscere. Il vino davvero di tutti sembra essere il sottotesto di questo nuovo appuntamento che coinvolger 80 cantine toscane in tutta le province (elenco completo sul sito del Movimento turismo del Vino) lanciato pochi giorni fa anche sui social con un video ideato e interpretato da Lorenzo Baglioni che ha gi raggiunto le 300mila visualizzazioni. Per i suoi 25 anni Cantine Aperte ha stretto una collaborazione con la Scuola internazionale di comics di Firenze, una delle pi importanti accademie al mondo per la formazione nel settore dei fumetti, i cui allievi si sparpaglieranno per le cantine aderenti mostrando le loro opere, dipingendo con la terra o con il vino. Venticinque anni fa lapertura al pubblico delle cantine fu un gesto rivoluzionario - racconta Violante Gardini - ma oggi ci sono eventi distribuiti in tutto larmo e dopo tante edizioni cera lesigenza di rinnovare questo appuntamento declinandolo sui giovani e sulle loro idee. Tra le novit per esempio c luso dello smartphone e della georeferenziazione: sul nostro sito esiste una mappa che permette di trovare, usando il cellulare e impostando filtri di ricerca anche geografici con la geolocalizzazione, cosa c disponibile intorno a te, quale cantina propone il programma pi interessante nelle tue vicinanze: i programmi sono amplissimi e diversi da cantina a cantina, si va dallassaggio da botte, al trekking, al trattamento benessere con il vino. Dunque sono invitati tutti, gli appassionati di vino, ma anche i semplici curiosi, e per tutte le tasche. Ci sono buonissimi vini a bassi costi e molte delle cantine ospitano eventi aperti al grande pubblico, la maggior parte dei quali ad ingresso gratuito. Unesperienza ideata e proposta per il piacere della convivialit e per recuperare la conoscenza di una tradizione, ma anche per diventarne ambasciatori: Quando entri in una cantina ti rimangono impressi odori, sapori, le persone che ci lavorano e che ti aprono le porte, non solo unetichetta; e tutto questo non si dimentica.
Autore: Elisabette Berti


24 Maggio 2017, ore 17:41

Italia Oggi
Le bollicine pure a pasto Il presidente di Federvini, Sandro Boscaini, legge la congiuntura vinicola... Cambiano i costumi, pi qualit nei consumi... Le bollicine? Arrivano sempre di pi ogni giorno in tavola, anche per pasti. Ma, assieme a Prosecco e spumanti, sono i consumi di vino in generale a salire nel Belpaese, trainati dalla qualit. Con qualche nuvola allorizzonte sul versante export: i produttori sono preoccupati dal possibile profilarsi di nuovi dazi e dalleventuale diffondersi delle etichettatura a semaforo. A tracciare a ItaliaOggi il quadro del vino italiano, Sandro Boscaini appena rieletto presidente di Federvini. Domanda. Quale momento vive il settore?
Risposta. Anche se non c la tendenza dilagante degli ultimi anni, e non era neppure possibile pretenderlo, continuano risultati apprezzabili in tutto il mondo. Ma soprattutto in Italia che ci sono segnali di ripresa interessanti. Finalmente il consumo si stabilizzato; si perso il bere smodato di vino. Gli italiani che consumano pi di mezzo di litro al giorno sono scesi dal 7,5 a 4,5% tra il 1983 e il 2003, per arrivare oggi al 2,6 - 2,7%. Ma ci che interessate che sono disposti a bere meglio e a spendere di pi.
D. Come si pu recuperare valore?
R. Il territorio coperto da vigneti, la Ue non ci d possibilit di crescere se non con una goccia di 6 mila ettari lanno. La crescita deve e pu avvenire se i nostri produttori prendono coscienza che il valore del nostro vino legato a fattori di grande importanza come paesaggio, cultura, diversit tra regioni, grande variet. Il problema che la ricerca del valore non stata mai perseguita a livello generale. Il valore medio dello sfuso italiano in cantina inferiore a quello di Argentina, Australia e Stati Uniti, per non dire della Francia. Se applicassimo il valore medio dello sfuso francese avremmo 6,5 mld di euro di fatturato in pi rispetto ai 22 mld generati attualmente dal giro daffari del vino italiano.
D. Ci sono nuovi modelli?
R. Quel che emerge luso delle bollicine come bevanda normale giornaliera a tavola. Una tendenza partita da Italia e Germania, poi arrivata negli Usa, che ha portato un notevole successo della spumantistica italiana E del Prosecco su tutti. Per questo oggi non si parla pi di tre, ma di quattro tipologie di vini: bianco, rosso, rosato e spumante.
D. Si pu legare vino e turismo, sfruttando la sinergia?
R. Certo, una sinergia naturale, la vera sinergia da attuare. Il vino uno dei perni attorno al quale ruota il turismo in Italia.
D. E novit, come letichettatura a semaforo, possono essere pericolose per lexport?
R. Siamo contrari; non si pu risolvere tutto con un semaforo. Dobbiamo fare cultura, come fa Federvini assieme a Fipe. Occorre spiegare. E intervenire quando si tende ad eccedere nel bere. I vini vanno raccontati, i veti non servono
D. I muri al libero scambio minacciati dal neopresidente Usa, Donald Trump, sono un problema?
R. Di problemi, in giro per il mondo, ce ne sono. C la chiusura del Brasile, ad esempio, o laumento delle accise in Irlanda, dove oggi si supera il prezzo di partenza del vino dallItalia. Tutto questo crea apprensione; ma questa ancor pi marcata quando si sentono raccontare le ricette che lamministrazione Usa - il mercato pi importante per noi - avrebbe in mente.
Autore: Andrea Settefonti


24 Maggio 2017, ore 17:41

Quotidiano Nazionale
Brunello e Vernaccia di qulit Peccato che fossero tutti falsi ...Maxifrode a Montepulciano, imprenditore denunciato... Brunello, Chianti, Vernaccia: sono vini pregiati i cui marchi sono noti e apprezzati in tutto il mondo, autentici testimonial delle eccellenze senesi e toscane. Ma sono anche appetibile preda per imprenditori senza scrupoli, pronti a tutto - anche alle frodi e allinganno - pur di entrare a gamba tesa in un mercato cos ricco. quanto avvenuto, secondo la Guardia di finanza che ha smascherato la truffa, in unazienda agricola di Montepulciano. Dove un produttore, titolare della stessa azienda, stato denunciato con le pesanti accuse di contraffazione, alterazione o uso di marchi e contraffazione di indicazioni geografiche e denominazioni di origine di prodotti agroalimentari. Le indagini, coordinate dal sostituto procuratore di Siena Aldo Natalini, sono partite da una verifica fiscale a carico di un rivenditore di vino locale. I finanzieri, nel corso degli accurati controlli, hanno notato alcune anomalie sulle etichette e gli approfondimenti hanno permesso di scoprire due frodi: Una - spiegano le Fiamme gialle - riguardante la contraffazione, mediante utilizzo sine titul, di uno storico marchio registrato di una azienda vinicola di San Gimignano, mentre laltra stata perpetrata attraverso la contraffazione delle certificazioni di origine qualitativa. I particolari sono inquietanti e i numeri assolutamente significativi. Su una partita di 2.500 bottiglie era stata apposta letichetta con un marchio di cui i produttori non erano proprietari. Durante le indagini i militari, oltre alle bottiglie sequestrate pronte per essere vendute, hanno scoperto 51 mila etichette dello stesso tipo e hanno accertato lavvenuta commercializzazione irregolare di altre 30mila bottiglie di vino. Circa 15mila bottiglie erano invece state prodotte e commercializzate falsamente etichettate con indicazione geografica e denominazione di origine. In questo caso era stata messa in vendita una partita di vino Chianti Docg 2014 con applicazione di false etichette Chianti Riserva Docg 2013 nonch una partita di vino falsamente etichettato come Igt Toscana 2014 e prodotto, invece, dalla miscelazione di un bianco da tavola e un anonimo rosso. Alle indagini ha partecipato anche la sezione di Firenze dellIspettorato centrale repressione frodi del ministero delle Politiche agricole. Purtoppo, in Toscana, episodi di questo genere si ripetono con allarmante frequenza, andando a colpire uno dei settori vitali delleconomia. Ma, soprattutto, danneggiando i consumatori e i produttori onesti.
Autore: Roberto Borgioni


23 Maggio 2017, ore 16:55

Il Sole 24 Ore
Export agroalimentare su dell8% ... Industria di trasformazione. Proiezioni Federalimentare sui dati Istat dei primi 3 mesi dellanno: continua la fase espansiva... Il settore a quota 7,7 miliardi - Boom della Russia (+50,4%) nonostante lembargo... Prosegue la fase espansiva dellexport agroalimentare italiano. Secondo le proiezioni di Federalimentare sui dati Istat del commercio estero al primo trimestre, la crescita valutata in un +8% a 7,7 miliardi. Un numero giudicato oltre qualsiasi previsione da Luigi Scordamaglia, presidente delle federazione delle industrie di trasformazione alimentare. Nel dettaglio, invece, del periodo gennaio - febbraio, lItalia consolida la quota sui mercati di Stati Uniti (+5,1%) e Francia (+4,5%). Performance migliori segnano Spagna (+15,7%) e Cina (+12,9%), ma la novit assoluta la Russia che - nonostante lembargo - totalizza un +50,4% nel primo bimestre con una proiezione del 45% sul trimestre. A questo riguardo Scordamaglia ricorda la visita della settimana scorsa del premier Paolo Gentiloni in Russia, per rimarcare ancora una volta la necessit di abolire le misure conseguenti allo scontro tra Russia e Ucraina. Basta far pagare al settore alimentare italiano il prezzo di un sistema sanzionatorio inutile e controproducente - spiega il presidente di Federalimentare - che appare ancora pi inaccettabile se si considera che, durante il periodo delle sanzioni, gli Usa hanno significativamente aumentato il loro business con la Federazione russa. Rimanendo sulle aree geografiche di espansione dellexport italiano, significativi progressi sono messi a segno sui mercati dellEst europeo e del Medio oriente, anche se in cifre assolute i valori sono ancora ridotti. In questo contesto vanno registrati gli incrementi di Brasile (+63,1%), Romania (+28,4%), Ungheria (+25,8%), Portogallo (+25,7%) e Turchia (+19,6%). Sempre in valore, in valore lincremento maggiore totalizzato dallIran (+100%) con un totale di quattro milioni di euro. Pu sembrare poco, ma per un mercato che comincia ora ad aprirsi alloccidente sintomo di un buon piazzamento dellindustria italiana. La proiezione sul primo trimestre - dice ancora Scordamaglia - un nuovo record dellagroindustria italiana. Un risultato eccezionale che frutto di un sistema Paese che finalmente funziona in maniera efficiente e coordinata. E questo accade anche grazie alle risorse messe in campo con il piano Made in Italy, alle azioni dellIce condotte in stretto coordinamento con Federalimentare e, non ultima, alla priorit data dal Governo al settore agroalimentare che cessa di essere nellimmaginario collettivo la cenerentola delleconomia, acquisendo a tutti gli effetti un ruolo di leadership nel rilancio del Paese. A livello di settori merceologici, Federalimentare segnala che nel primo bimestre i risultati migliori vengono dal dolciario, dalle carni preparate, dal lattiero caseario, dalle acquaviti e dai liquori. Mantengono comunque solide posizioni il settore della pasta (350 milioni il valore dellexport), degli olii (325 milioni) dei vini, mosti e aceti (835 milioni). Da tempo sosteniamo che internazionalizzazione ed innovazione rappresentano larma vincente - ricorda Scordamaglia - per consolidatile il primato mondiale del food and beverage italiano e i risultati dellesportazione e del rilancio degli investimenti, con le misure di Industria 4.0 nel settore alimentare, lo confermano oltre qualsiasi previsione. Adesso bisogna insistere in questo senso anche prorogando le misure di Industria 4.0 per le quali le risorse vanno individuate ad ogni costo, tagliando la spesa improduttiva.
Autore: Roberto Iotti


23 Maggio 2017, ore 16:55

Il Sole 24 Ore
Aumentano i consumi di birra Beverage. La Fondazione Moretti: 19 milioni di ettolitri nel 2016 (+1,6%): 31,5 litri pro capite allanno... Pi consumi di birra e di migliore qualit. Nel 2016 la mutazione dello stile alimentare degli italiani passata anche da un livello record dei consumi di birra e da scelte orientate a una maggiore qualit. Secondo i dati di Althesys riportati nel report La birra piace sempre di pi agli italiani - realizzato per lOsservatorio della Birra della Fondazione Birra Moretti (costituita da Heineken e Partesa) -, lanno scorso la domanda di birra aumentata dell1,6%, raggiungendo i 19 milioni di ettolitri, pari a 31,5 litri/anno pro - capite. Nel primo quadrimestre 2017 il balzo stato dell11%. Si cos superato il valore record di 31,1 litri del 2007. I maggiori produttori hanno complessivamente generato un giro daffari stimabile in circa 2 miliardi di euro, con una crescita del 21% nellultimo decennio. Tuttavia se si considerano anche distribuzione e vendita si produce un valore condiviso di 6 miliardi, di cui 4,85 nella ristorazione e 1,2 nel retail. La ripresa del mercato della birra e i risultati positivi di questo scorcio del 2017 - commenta Soren Hagh, ad di Heineken Italia - premiano il nostro lavoro. Il potenziale dellindustria birraria in Italia altissimo: un mercato dalle fondamenta solide, con un prodotto che ha il livello reputazionale pi alto rispetto a tutti gli altri Paesi europei, ma allo stesso tempo presenta ampi margini per incrementare il consumo pro - capite, che al contrario il pi basso. Sul versante produttivo, nel periodo 2010 - 2015 la produzione di birra in Italia cresciuta del 9,4% (quella del personale del 34%), seguita a distanza dalla Spagna, +4,7%. In controtendenza Regno Unito, Olanda e Germania, dalla tradizione birraria pi radicata. Anche se lItalia soltanto decima in termini assoluti e i consumi pro - capite sono tra i pi bassi, insieme ai francesi. Sul fronte del commercio estero, lanno scorso abbiamo importato birra per 537 milioni (-1,6%) ed esportato per 182 milioni (-3,2%). Secondo lOsservatorio della birra, le maxi importazioni rischiano di gelare la primavera della birra italiana. Ma cosa hanno bevuto gli italiani? Secondo Iri, lanno scorso le vendite nella grande distribuzione sono cresciute, a volume, del 2,3%. In grande evidenza sia le birre standard (+3,8%) che le premium (+2,3%), dal maggiore valore. In progresso anche le birre speciali(+12,3%) mentre si sgonfia il fenomeno delle Radler (-11,9%). E insieme anche le birre analcoliche/light (-0,6%) e le birre economy (-8,4%). Insomma emerge che gli sforzi per costruire una cultura della birra vengono riconosciuti: delle 123 referenze di birre presenti a scaffale, ben 55 sono birre speciali, in crescita di 5 punti rispetto al 2015.
Autore: EmanueleScarci


22 Maggio 2017, ore 16:03

Corriere della Sera
Hong Kong beve Brunello, Pechino il rosso Toscana Le vendite dei nostri vini in Cina sono quasi triplicate negli ultimi quattro anni Ma resta un mercato difficile, in cui le singole denominazioni fanno fatica ad affermarsi rispetto al brand regionale. Le strategie di consorzi e aziende... A marzo lexport italiano cresciuto del 14%, quello in Cina del 32%. E uno dei fattori del boom nel grande Paese asiatico laumento delle esportazioni agroalimentari, settore che vale ormai 10 miliardi e in cui il vino italiano e naturalmente quello toscano cerca spazio. In un mercato ancora difficile, consorzi ed aziende stanno investendo in unottica pluriennale (da una missione in Cina e nel resto dellAsia sono appena tornati i produttori del Chianti), consapevoli che il cammino promettente ma anche lungo. Si parte dal pi 35% di export del vino italiano in Cina nel terzo trimestre del 2016, ma anche dal quinto posto tra i Paesi esportatori di vino con appena il 5% del mercato che vale 2,2 miliardi di euro e che gli addetti ai lavori stimano possa raddoppiare sul fronte dei vini rossi. Il 2017 in Cina lanno del Gallo e se il Consorzio Chianti Classico punta alla completa tutela del marchio, dal Gallo Nero alle parole Chianti Classico traslitterate in ideogrammi, il Consorzio Vino Chianti ha organizzato una missione partita il 5 maggio da Singapore (con gli incontri con buyers da Cina, Vietnam, Filippine, Indonesia, Thailandia, Laos) e proseguita con la prima edizione della fiera Prowine organizzata a Hong Kong e terminata a Seoul. Il tentativo quello di farsi conoscere, anche attraverso seminari e degustazioni miste di Chianti Docg Annata, Superiore, Riserva, Vin Santo. Al tour ha partecipato anche lazienda Bindi Sergardi, di Monteriggioni, che produce vino dal 1349 ed guidata da Alessandra Casini Bindi Sergardi. Per il consumatore cinese il vino diventato uno status symbol, come le auto o le griffe - spiega dallAsia dove ancora in viaggio Giulia Bernini, sales manager della Bindi Sergardi - Ha molta importanza il packaging della bottiglia e sono affascinati dalla storia. Si meravigliano quando sanno che la famiglia Bindi Sergardi da 23 generazioni tramanda larte della viti cultura. Resta per molto pi conosciuto il brand Toscana che i singoli marchi o le denominazioni. I segreti per fare bene sono pochi - Mantenere una linea coerente, non seguire i trend del mercato e trovare un partner affidabile sul posto - e su come cambiato il gusto negli ultimi anni Bernini sottolinea: Oggi il loro gusto chiede vini strutturati e morbidi al palato: questo fa ben sperare per noi produttori di alta qualit di Chianti Classico. Il nostro obiettivo raggiungere lequilibrio delle tre macroaree: un terzo in Asia, un terzo in Europa e un terzo in Nord America spiega Alessandra Casini Bindi Sergardi - Al momento la Cina rappresenta per noi il 10% del fatturato totale e la sfida pi grande rimane la qualit, assieme allaffermazione del brand. Sulle diverse caratteristiche dei mercati Giulia Bernini conclude: In Corea del Sud il mercato maturo e per molti anni stata fortissima linfluenza degli Usa. Hong Kong la porta di ingresso per lOriente, con propensioni ai vini di alto livello, anche se rimane comunque un mercato di piccole dimensioni. La Cina un mercato giovane, con forte potenziale di crescita, e come gi successo in Giappone ci sar un avvicinamento al vino da parte delle donne. LAsia larea di maggiore interesse per lo sviluppo del mercato del vino - spiega Giovanni Busi, presidente del Consorzio Vino Chianti - con un incremento esponenziale di consumi negli ultimi anni. Il Consorzio sta investendo con sempre maggiore convinzione su questo territorio, non possiamo farci trovare impreparati. Guarda alla Cina anche il Consorzio del Brunello che ha appena tagliato il traguardo dei 5o anni e che da tempo investe nella formazione di sommelier e professionisti cinesi del vino, anche con master class a Montalcino e nel loro Paese dorigine. Quello cinese non un mercato facile, volatile, altalenante. complicato muoversi perch magari dopo un paio di anni di lavoro il tuo importatore cambia e devi ricominciare da capo, ma un mercato strategico - afferma Giacomo Pondini, direttore del Consorzio del Brunello - Oggi lAsia vale 18% del nostro export e i margini di crescita ci sono, ma con tempi lungi: per questo abbiamo elaborato una strategia che punta su formazione e comunicazione. I consumatori cinesi fanno fatica ad abbinare vino e territorio, un connubio che esce dai loro canoni tradizionali fatti di grandi nomi e grandi marchi che vanno di moda, non da conoscenza delle Doc o Dogc, come si vede anche dagli acquisti on line, ma le cose stanno un po cambiando. Per accelerare laffermazione del Brunello in Consorzio sta preparando per novembre una missione promozionale, anche con fondi europei: Saremo in Cina per seminari, incontri tra nostre e loro aziende, faremo cene di gala con sommelier e clienti vip, tutto accompagnato da un piano di comunicazione -spiega Pondini - essenziale aumentare la conoscenza delle nostre caratteristiche negli operatori per poi arrivare ai consumatori, strutturando di pi la domanda, come gi in Corea del Sud.
Autore: Mauro Bonciani


21 Maggio 2017, ore 17:44

Quotidiano Nazionale/La Nazione
Vino 4.0 Droni e satelliti, il vigneto si controlla dal cielo... Per essere attuabile con successo lagricoltura sostenibile oggi deve proporre soluzioni ecologicamente valide, economicamente vantaggiose e gradite socialmente. Parola di Giovan Battista professore associato di viticoltura allUniversit di Firenze. Linnovazione gioca un ruolo prioritario Scopriamo in che modo... Quanto conta la tecnologia in agricoltura? Moltissimo. Due termini in antitesi fino a pochi lustri fa, oggi trovano una sintesi quasi fisiologica. Lobiettivo: consentire alle nostre produzioni di eccellenza di rimanere al top sui mercati. Innovazione che deve, necessariamente, far rima con sostenibilit. La gestione del vigneto 4.0 non cosa semplice. Con un approccio al limite del fantascientifico se osservato col senno di un passato nemmeno troppo remoto. Il professor Giovan Battista Mattii (presente ieri allincontro dalla Barone Ricasoli Spe alle cantine del Castello di Brolio) studia questi cambiamenti e segue in prima persona un progetto sullagricoltura di precisione sostenuto dalla Regione.
Professor Mattii, la viticoltura di precisione il futuro?
Misurare sempre stata una buona pratica. Da adottare nella vita, ma soprattutto quando si lavora in agricoltura. Trasformare unosservazione o un rilevamento in una misura, pu portare a cambiamenti in meglio della qualit.
Lunico modo per restare agganciati ai mercati...
Esatto. I costi di produzione aumentano, ma i prezzi rimangono gli stessi. La forbice del guadagno si restringe. Dunque, mantenendo costante la validit ecologica, importante raggiungere il vantaggio economico Linnovazione tecnologica ci viene incontro.
Basta dunque linnovazione per far crescere le nostre imprese? Abbiamo notato che la via chimica (che ha aiutato lagricoltura in passato) ha portato allinquinamento di falde e aria. Con lavvento degli agrofarmaci di origine naturale la situazione migliorata. E poi c la via genetica, che riduce la chimica. Non si vuole colpire la malattia sulla pianta, ma rinforzarla affinch non si ammali.
Il cambio di passo ora sta nella capacit innovativa. cos? Pi che linnovazione delle macchine fine a se stessa, importante luso che ne facciamo. Lagricoltura di precisione deve essere tenuta in considerazione. Perch, se vero che ogni vigneto va trattato in modo diverso, altres chiaro che lobiettivo quello di raggiungere una qualit pi omogenea possibile. Il che non si significa certo che il vino sia uguale. Significa controllare scientificamente le vigne.
Ma come si compie questo monitoraggio?
Da una lettura del vigneto dallalto. Attraverso immagini satellitari, aree o con laiuto dei droni come accade gi da qualche anno in diversi luoghi del mondo. I droni sono il futuro dellagricoltura perch le immagini di cui noi possiamo disporre hanno dettagli di pochi centimetri. I dati immagazzinati sono georeferenziati e servono per costruite una mappa. Queste misurazioni hanno valore se associate a quelle da terra.
Come luso delle immagini aeree consentono di risparmiare?
Perch attraverso la mappatura fatta dai droni, si possono trasferire informazioni ai macchinari ad esempio per la concimazione, la defoliazione, lirrigazione e la raccolta selettiva. Addirittura attraverso le camere multispettrali, si possono vedere esattamente lincidenza di malattie delle piante, intervenendo con i trattamenti antiparassitari solo dove c bisogno, permettendo cos oltre a un risparmio economico, anche una riduzione dellimpatto ambientale.
I droni volano gi sui vitigni della Toscana?
S, da qualche mese stiamo sperimentando i droni nel comprensorio di Montalcino. Un pool di una quindicina di aziende saranno monitorate per due anni. Siamo certi che alla fine avranno una capacit di razionalizzazione dei costi - benefici superiore.
Autore: Diego Casali


21 Maggio 2017, ore 17:43

LEspresso
Bottiglia Unottima annata in bottiglia da poche settimane, ma gi adesso molto generosa: mediterranea, concentrata come vuole il vitigno dorigine, e cos sapida da magnificare la stona di quelle terre, bianche di calcare e di arenaria. LAlghero Torbato Doc Terre Bianche Cuve 161 2016 di Sella & Mosca (15 Euro), al naso racconta di quel balsamo di elicriso, mirto, alloro e corbezzolo che crescono contigui alle vigne di Torbato; la bocca, polposa di agrume, palpita di una freschezza pepata, e mentolata.
Autore: Paolini & Grignaffini


20 Maggio 2017, ore 17:43

Quotidiano Nazionale/La Nazione
Il mio vino Lazienda di quelle che hanno fatto la storia moderna del Barolo. Appena finita la guerra, i due fratelli Scavino, Paolo e Alfonso, si spartiscono la propriet paterna, dividendo salomonicamente anche la ripida collina a forma di fiasco rovesciato, il mitico Bric dl Fiasc. I figli dei due fondatori, Enrico e Luigi, oggi sono ancora l. Enrico racconta di quando, nella Langa della sua giovent, i vini si vendevano in damigiana, col Barolo che spuntava a fatica poche lire in pi del Dolcetto. Fu lui a convincere il pap Paolo a vinificare separatamente le uve del Bric del Fiasc, che mostravano una qualit superiore, dando vita al primo cru aziendale nel 1978. Il giovane Enrico continu con infallibile fiuto a far incetta delle parcelle migliori di Cannubi, Rocche dellAnnunziata, Monvigliero, sfornando una sequenza di Barolo di altissimo livello, un vero parterre de roi. Il Bric dl Fiasc arriva dalla vigna pi vecchia e dopo aver trascorso 10 mesi in barrique e un anno in rovere grande, proclama orgogliosamente la propria appartenenza al terroir di Castiglione, a mezza strada fra leleganza di Barolo e La Morra e la potenza di Serralunga e Monforte. Pepe, chiodi di garofano e liquirizia si intrecciano a viola, frutti di bosco, more, alloro e ginepro. Nerbo alcolico importante e fitto velluto tannico si accompagnano a unesatta sinergia acido - sapida, in magistrale equilibrio. Nel lungo finale una nota di cipria quasi un riflesso della particolarissima geologia del Fiasco, ove si mescolano manie e arenarie ancestrali. Barolo Bric dl Fiasc 2012 se Uve: Nebbiolo 100% - Gr. 14% Euro 85 prezzo medio in enoteca Paolo Scavino - Via Alba Barolo, 157 12060 Castiglione Falletto (CN
Autore: Franco Ricci


20 Maggio 2017, ore 17:42

Il Sole 24 Ore
Corsa continua ai nuovi vigneti ... Vino. A fronte di una disponibilit di 6.458 ettari, ci sono state domande di impianti per 164mi1a ettari... Prosecco da record: chiesti 90mila ettari contro gli 866 utilizzabili... Continua la corsa ai vigneti. Dopo il boom gi registrato nel 2016 in Italia le nuove domande di autorizzazione allimpianto (le licenze che bisogna detenere insieme alla titolarit del vigneto per produrre vino) nel 2017 hanno fatto registrare un nuovo record. A fronte di una disponibilit di 6.458 ettari lanno (un budget pari all1% del vigneto Italia) sono state presentate richieste di nuove autorizzazioni per il numero monstre di 164mila ettari: 25 volte di pi. Significativi anche i dati regionali. Secondo le cifre rese note dallUnione italiana vini le prime regioni per numero di richieste sono ancora una volta quelle del Nord Est. Sulla scorta dei due fenomeni enologici di questi anni, Prosecco e Pinot grigio, Veneto e Friuli Venezia Giulia hanno presentato domande per piantare rispettivamente 90mila e 29mila nuovi ettari di vigneto (a fronte di una disponibilit di 866 ettari il Veneto e 249 Friuli). E considerato che in Veneto ci sono 86mila ettari di superfici vitate e in Friuli 24mila le richieste, se fossero soddisfatte farebbero raddoppiare in un anno i filari in entrambe le regioni. Ma le domande ne sono state presentate anche altrove in Italia. Si va infatti dai 14mila ettari chiesti in Puglia agli 8mila di Sicilia ed Emilia Romagna, dai quasi 4mila della Toscana agli oltre 2mila della Lombardia fino ai 1.900 dellAbruzzo. Tutte richieste molto oltre le disponibilit. Lunica regione a chiedere meno del plafond assegnato stata lUmbria con 116 ettari su 128 disponibili. Dopo il boom 2016, il ministero delle Politiche agricole, insieme a regioni e filiera, prov a introdurre dei correttivi definendo alcune priorit nellassegnazione dei fondi, come ad esempio i giovani, le produzioni biologiche o le imprese che gestiscono terreni confiscati alla criminalit organizzata. Altro criterio introdotto quello di riservare il 50% delle nuove licenze alle Pmi viticole. Tuttavia se le domande dovessero essere triple rispetto alle disponibilit (come questanno) scatta una clausola di salvaguardia: vengono attribuiti mille metri quadri a tutti i richiedenti. In tutti i modi lobiettivo di limitare le richieste fallito. Il punto - spiega il responsabile vino della Coldiretti, Domenico Bosco - che la definizione di tetti o vincoli vietata dai regolamenti comunitari. a Bruxelles quindi che occorre lavorare o per introdurre ad esempio tra i criteri di elegibilit per la domanda quello di essere viticoltore. Infatti, uno dei principali problemi emersi al primo anno di applicazione del sistema stato che la maggioranza delle domande stata presentate non da viticoltori ma da imprenditori attivi nel settore della zootecnia o dei seminativi che hanno visto nelle, autorizzazioni una buona opportunit (per giunta gratuita) per differenziare il proprio business o rafforzare il valore fondiario dei terreni visto che un ettaro a vigneto vale molto pi di un ettaro a semplice pascolo. Anche in questo caso - aggiunge il segretario generale dellUnione italiana vini, Paolo Castelletti - la responsabilit non del Mipaaf ma delle regioni che avrebbero potuto limitare, dintesa con i consorzi, le autorizzazioni alle aree vocate alla viticoltura ma non lhanno voluto fare. Ora ci rimane ununica possibilit per frenare questa folle corsa: prevedere che la domanda di autorizzazione sia accompagnata da una fideiussione. Aspetto che potrebbe allontanare gli imprenditori che non siano fortemente motivati a entrare nel vino. Occorrono correttivi - conclude il responsabile vino della Cia, Domenico Mastrogiovanni - per evitare che un sistema nato come strumento per favorire la competitivit del vino si trasformi in una leva per la riconversione della zootecnia.
Autore: Giorgio dellOrefice


19 Maggio 2017, ore 17:26

Corriere della Sera
La svolta di Angela con tre vini bio I nostri autoctoni per i millennials Limpegno per i terremotati e il volontariato a Lourdes, il percorso di Piotti Velenosi... Ha lasciato nellarmadio i vestiti mai castigati e ha indossato la candida divisa della Croce di Malta. Nel refettorio di Lourdes Angela Piotti Velenosi ha servito il pranzo ai malati e ai loro parenti. Su Facebook, assieme a quelle di centinaia di cene e degustazioni di vini a ogni latitudine, ha postato le foto mentre abbraccia bambini e posa in gruppo con le altre volontarie. Angela Piotti Velenosi una vignaiola marchigiana di inarrestabile energia. Undici maratone allattivo, allenamenti allalba, 7 mesi lanno in viaggio da Ascoli Piceno per vendere i suoi vini, due figli, 2,4 milioni di bottiglie lanno, quasi 10 milioni di fatturato, 150 ettari di viti. Le hanno tolto la poltrona di presidente del Consorzio dei vini Piceno e si rifatta con quella di vice alla guida di Confesercenti. Che ci fa questo carro armato di nobili fattezze (cos lha definita il sito Intravino) a Lourdes pochi giorni prima dellarrivo di papa Francesco? Per ritrovare speranza e fiducia. C qualcosa di invisibile che tiene assieme le altre scelte recenti della vignaiola. Al Vinitaly ha avvolto il suo stand con una gigantesca foto della piazza del Popolo di Ascoli Piceno, per dire che dopo il terremoto non ci fermiamo, aiutando chi stato colpito a risorgere e trovare la serenit perduta. Nello spazio della fiera veronese cos eticamente orientato, ha portato tre vini bio e ha annunciato linizio dellera dellattenzione alla salvezza della natura. Come se lesuberanza esteriore lasciasse spazio a nuove riflessioni. Met della Velenosi Vini gi diventata bio, laltra sar certificata a breve. una presa di coscienza dice lei un passo per lasciare ai nostri figli un ambiente pi pulito. Il risultato sono il Passerina Marche Igt 2016, profumi tropicali e di agrumi; il fresco e deciso Pecorino Offida Docg 2016 e il Rosso Piceno Doc, morbida unione di Montepulciano e Sangiovese. Ho iniziato ventenne, con mio marito Ercole che aveva qualche anno in pi - racconta - avevamo poche lire e un trattore bellissimo. Quando mi sono separata ho cercato aiuto dai miei genitori. Volevo tornare da loro. Mio padre prese la doppietta e mi disse che se non tornavo subito a casa mia mi avrebbe impallinato la testa. Tutto cambi quando nel 2011 venni intervistata da Tg1 Economia. Pap non lo sapeva, vide lintervista, scoppi a piangere. Finalmente i miei avevano capito che una donna pu occuparsi a tempo pieno di una azienda agricola. Il primo vino imbottigliato, nel 1984, stato il Falerio, uvaggio con Trebbiano, Passerina e Pecorino. Poi il Brecciarolo e il Roggio del Filare (entrambi Rosso Piceno Doc), il Ludi (Montepulciano, Cabernet Sauvignon e Merlot) e molti altri. Il Roggio era come un figlio che va bene a scuola, ce la faceva da solo. Vendevamo soprattutto in Italia. Volevamo cambiare passo. Una dozzina di anni fa, con Ercole e il nuovo socio Paolo Garbini, abbiamo lanciato Pecorino e Passerina, convinti che il gusto internazionale del millennials sia cambiato, pi attento allaromaticit e alla profondit. Con gli autoctoni vendiamo in 45 Paesi, il 65% delle bottiglie allestero. Ed ora il percorso bio: Ci siamo messi a testa bassa, consapevoli che bisogna tutelare la Terra. E i primi tre vini bio al Vinitaly hanno avuto un successo al di l di ogni previsione. Un miracolo, racconta Angela E subito dopo partita per Lourdes con la sua divisa bianca.
Autore: Luciano Ferraro


19 Maggio 2017, ore 17:26

Il Venerd di Repubblica
La bottiglia ... Il tempo ritrovato 2015 Podere Veneri Vecchio Castelvenere (Benevento)... Raffaele Annichiarico, laureato in Scienze agrarie, diventa vignaiolo dopo molti anni di laboratorio in un centro di ricerca agroalimentare. Casa a Napoli, figli piccoli, compra un casolare in campagna. Qui trova antichi vitigni, viti vecchie da 25 a 60 anni, e decide che le uve, fin l cedute alle cantine sociali, saranno lavorate in proprio. Ha capito che quelle piante raccontano la stona dei luoghi e che prendersene cura, in sintonia con la natura, equivale a ritrovare un tempo interiore. Far il suo vino senza i consigli di un enologo, solo quelli dei vecchi contadini, e senza uso di chimica. Trattamenti solo con macerazione di piante spontanee (ortica, equiseto, borraggine), stop anche a rame e zolfo. Dai due ettari di propriet, bianchi (Bella ciao Awstinella, Bianco tempo, Tempo dopo tempo) e rossi (Perdersi e ritrovarsi, Rutilum, Nigrum, Frammenti di terra). Noi abbiamo scelto Il tempo ritrovato, etichetta di sapore proustiano. Nasce da Gneco (non Greco) e Cerreto, in pari misura. Lungo contatto con le bucce, 12 giorni, poi maturazione e affinamento in botti d castagno e ciliegio per 8 mesi, infine bottiglia. Buon vino artigianale, bel paglierino carico, bouquet che s muove tra fiori di campo, erbe aromatiche, frutti a polpa bianca. Al palato fresco e sapido, si assaggia e riassaggia e ogni sorso sembra diverso. A Milano da Vinoir, a Telese Terme (Benevento) da Mostovino sui 15 euro.
Autore: Gianni Mura


17 Maggio 2017, ore 18:26

Italia Oggi
Un super software per vignaioli Entro lestate il gruppo giapponese lancer sul mercato una nuova soluzione Industria 4.0... Hitachi lavora su big data per analisi predittive e marketing... Entro lestate Hitachi Systems Cbt, filiale italiana dellomonimo gruppo giapponese dinformation technology, lancer nel nostro paese una soluzione saas (software as a service) che ha ideato per aumentare la competitivit settore vitivinicolo. E che potr essere impiegata, in un momento successivo, anche per la valorizzazione dimprese produttrici di specialit alimentari Dop e Ipg. La soluzione, che ancora non ha un nome e che sar presentata in occasione di un tour che toccher le diverse aree di produzione vitivinicola (Sicilia, Toscana, Piemonte, Franciacorta, Nordest ecc.), sar ospitata sulla piattaforma software WebRaimbow, di gestione documentale avanzata al servizio della produttivit aziendale, che Hitachi Systems Cbt ha appositamente modificato e abilitato per il nuovo servizio. Con questa soluzione, spiega a ItaliaOggi Flavio Radice, president & ceo di Hitachi Systems Cbt, ci rivolgiamo in prima battuta al singolo produttore di vini Igt, Doc, Docg, ma anche ai consorzi di tutela. I primi, per esempio, potranno scegliere dutilizzare in tutto o in parte le potenzialit danalisi dei big data generati integrando le informazioni relative alla conduzione della loro azienda, nel rispetto dei disciplinari di produzione che sono tenuti a rispettare, con quelle di cui normalmente tengono memoria, relative alla condizione agronomica del vigneto, alle lavorazioni in cantina e alla commercializzazione dei loro vini, e con quelle generate da eventuali progetti di viticoltura di precisione che stanno implementando. Analisi di big data che le case vitivinicole potranno utilizzare per due scopi principali. Da un lato per ottimizzare le loro performance, facendo anche analisi predittive della produzione della stagione successiva. Dallaltro per svolgere attivit di marketing. Tutte le informazioni riguardanti i loro vini e le certificazioni che li valorizzano possono essere infatti rese accessibili al vasto pubblico inserendo sulletichetta delle bottiglie un apposito QRCode che rimandi a esse. Quanto potrebbe costare a unazienda vitivinicola italiana avvalersi dei servizi abilitati dalla nuova soluzione di Hitachi Systems Cbt difficile dirlo, anche in considerazione dellelevato grado di customizzazione inerente limpiego di questo tipo di prodotti. Linvestimento, assicura Radice, potr comunque essere almeno parzialmente finanziato da progetti dellIndustry 4.0.
Autore: Luisa Contri


17 Maggio 2017, ore 18:25

Il Sole 24 Ore
Vino, Ruffino sbarca in Veneto e valuta lo shopping di vigneti Storie dimpresa. La societ toscana fa capo allamericana Constellation Brands... Ruffino chiude il 2016 con un fatturato record che sfiora i cento milioni (98,7 milioni, +7%), consolida lebitda al 27% (con lebit al 22%) e apre una sede a Treviso per stringere i rapporti con i produttori di uva e di vino dai quali compra Prosecco e Pinot grigio. Una mossa che potrebbe aprire la strada allacquisizione di vigneti in Veneto: E unipotesi plausibile, se si presenta loccasione giusta, annuncia Sandro Sartor, amministratore delegato della storica azienda di Pontassieve (Firenze), 24,9 milioni di bottiglie vendute lanno scorso e 472 ettari di vigneti tutti in Toscana, che dal 2011 fa interamente capo alla multinazionale americana Constellation Brands. Loccasione giusta, per un gruppo specializzato in bevande e spirits che ha una forte liquidit, significa, di fatto, quella che assicura un buon ritorno dellinvestimento. In ogni caso, la possibile espansione produttiva in Veneto si lega allappeal che i bianchi stanno esercitando sul mercato. La crescita del 7% dei ricavi tanto pi significativa in quanto arriva dopo quattro anni di incremento a doppia cifra - afferma Sartor - ed trainata da Prosecco e Pinot grigio. Ma a giocare un ruolo importante stato anche il rosato, e comunque ha tenuto lintero portafoglio vini, con la Riserva Ducale Oro che ha avuto una buona performance. Oggi i ricavi Ruffino arrivano per un terzo da Prosecco e Pinot grigio, per un terzo da Chianti e Chianti Classico e per laltro terzo da altri vini. Il 93% del fatturato realizzato allestero, col Nord America che rappresenta il primo mercato (e assorbe il 66%), ma che lanno scorso ha sparso qualche delusione. Non certo una crisi ma un rallentamento della crescita, spiega Sartor che per questanno punta a consolidare le performance del passato, con un +5% dei ricavi in America e un miglioramento del mix del portafoglio, che dovrebbe portare a vendere prodotti dal prezzo pi alto, prima di tutti il Chianti Classico. Resta positivo landamento della Cina (anche se assorbe il 6% delle vendite), e viaggia bene il mercato europeo, compresa lItalia che tornare ad avere segni pi. Per continuare a crescere Ruffino, che questanno festeggia i 140 anni di vita, continua a investire: 5,9 milioni nel 2016 su impianti di imbottigliamento e vigneti, che portano il totale degli ultimi tre anni a 14,4 milioni; dallacquisizione da parte di Constellation Brands, nel 2011, Ruffino ha investito 25 milioni, soprattutto per migliorare la qualit degli impianti e dei vini spiega Sartor. Altri investimenti sono in programma nella sede di Pontassieve, con lampliamento degli uffici che porter una decina di assunzioni nei prossimi dodici mesi per ricoprire funzioni tecniche e amministrative (oggi 158 dipendenti fissi e 60 stagionali). In attesa degli sviluppi veneti: Intanto, grazie alla nuova sede, gestiamo direttamente lacquisto delle uve e dei vini e presidiamo le attivit di vinificazione e di imbottigliamento dei vini veneti del nostro portafoglio conclude Sartor.
Autore: Silvia Pieraccini


16 Maggio 2017, ore 16:56

Corriere della Sera
Oasi dartisti tra vigne e oliveti A Colle di Bordocheo Lazienda sulle colline lucchesi diventa anche una residenza per tutte le arti Diamo spazio ai creativi che qui possono trovare la giusta ispirazione In arrivo un gruppo legato alla Land Art. Il modello? La Fattoria di Celle... Luogo di eccellenze enogastronomiche quali olio e vino e di relax in mezzo alle colline lucchesi, ma anche residenza dartista, in grado di accogliere performance o laboratori creativi di vario genere. questa solo lultima sfida in ordine di tempo lanciata da Barbara Chelini, figlia del noto industriale calzaturiero Aldo ma soprattutto titolare e vera e propria anima dellazienda agricola e agrituristica Colle di Bordocheo, gioiello naturale posto a Segromigno in Monte, alle pendici dellaltopiano delle Pizzorne e da circa 60 anni propriet della famiglia Chelini. Imprenditrice dinamica e in continuazione evoluzione, Barbara aveva un sogno: vero, quello di ampliare lidea di accoglienza classica dellagriturismo e utilizzare questi spazi aperti e immersi in unoasi di tranquillit, per creare un ambiente di scambio culturale e di creazione, ci racconta. Ecco dunque la residenza dartista, idealmente inaugurata con la presenza del cantante e musicista Andrea Biagioni, salito alle luci della ribalta con una fortunata partecipazione nellautunno 2016 al programma televisivo X Factor. Ma solo linizio: a breve Colle di Bordocheo ospiter un gruppo legato alla Land art, una delle forme pi spettacolari darte che sembra fatta apposta per le colline lucchesi, anche se i suoi esordi sono riconducibili al deserto di Israele o alle terre aride dellArizona. Barbara Chelini per questo progetto si ispirata a modelli quali i coniugi Maeght, collezionisti darte, che a Saint Paul de Vance in Costa Azzurra hanno creato un interessante museo privato. Tornando alla Toscana invece un riferimento pu essere la collezione Gori alla Fattoria di Celle, sopra Pistoia. Colle di Bordocheo corre verso questi traguardi: infatti a questo che lazienda mira a diventare, non solo residenza per chi ama la Toscana, ma verifica continua per chi fa arte. Dopo aver chiesto un consiglio a un amico esperto del settore - aggiunge Barbara - ho deciso di tentare questa nuova strada, soprattutto per promuovere il periodo che va dallautunno alla primavera che in genere non richiama turisti. La residenza dartista il cui primo ospite stato, appunto, Andrea Biagioni, vuole essere un modo nuovo di vivere la campagna lucchese, i suoi prodotti, le sue colline, la sua pace. Qui artisti, ma anche persone solitamente alle prese con professioni stressanti, possono ritrovare loro stesse e godere di tutto quello che hanno bisogno in un ambiente rilassante e performante sotto ogni punto di vista. Olio, vino, buona cucina e verde: quale mix migliore per esprimere la propria creativit?
Autore: Simone Dinelli


14 Maggio 2017, ore 14:08

LEspresso
Bottiglia Unoperazione di devozione verso il proprio territorio incrementata da una pignoleria filologica del recupero quella di Guido Cocci Grifoni su un vitigno che stava perdendosi. Il Pecorino diventato quello che diventato proprio grazie alla passione di questuomo che dagli anni 80 ci ha lavorato e lOffida Guido Cocci Grifoni Vigne Storiche 2013 (33 euro) dellomonima Tenuta ha spunto potente e fruttato che fa trapelare sensazioni salmastre e agrumate. II sorso ne richiama lincipit polputo ma si distende nellallungo.
Autore: Paolini & Grignaffini


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Vinitaly @Expo Milano 2015 - #vino2015

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Morro d'alba (AN)

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Scansano (GR)

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Montepulciano (SI)

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Offida (AP)

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Bertinoro (FC)

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Alghero (SS)

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Non solo vino
I capolavori dell'agroalimentare d'Italia