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Il Meglio dell'Edicola

04 Aprile 2018, ore 12:16

Italia Oggi
Se il vino imbevuto di cultura ... Cresce lappeal delle dimore storiche. Ma non esiste una licenza apposita che le valorizza... Il 30% dei turisti sceglie in funzione dellenogastronomia... Cresce linteresse per il turismo enogastronomico, legato anche alla cultura, per vivere una vera esperienza made in Italy; cresce la richiesta di provare emozione con un soggiorno in una dimora storica. Dai dati del primo Rapporto realizzato dallOsservatorio Nazionale del Turismo Enogastronomico, il richiamo per questo genere di offerta a in costante crescita. In Italia il 30% dei turisti (era il 21% due anni fa) sceglie il pernottamento in funzione dellesperienza enogastronomica, principalmente legata al vino. E le esperienze legate al nettare di Bacco si confermano attrattive per gli italiani: il 41% ha visitato unazienda vitivinicola nel corso di uno dei viaggi compiuti negli ultimi tre anni, il 35% ha partecipato a un evento a tema. Gli appassionati di vini amano visitarne i luoghi di produzione; il turismo enogastronomico legato alle dimore storiche sta suscitando sempre pi attrazione. In particolare il sito www.dimorestoricheitaliane.itha toccato nel 2017 il record di 181 mila visitatori unici, con un aumento del 58%, commenta Vittorio Giulini, consigliere nazionale delegato alle attivit con le aziende enologiche di Associazione Dimore Storiche Italiane (Asdi). Lassociazione parteciper a Vinitaly con un numero crescente di strutture: questanno saranno presenti 64 tenute storiche con cantina (nel 2017 erano 55), che rappresentano una produzione annua di 35 mln di bottiglie, provenienti da circa 30 mila ettari di propriet. I dati del rapporto sono incoraggianti. Il 93% dei turisti vuole fare una esperienza enogastronomica. Soggiornare in una dimora storica la pi forte che si possa fare per entrare in contatto diretto con il vivere italiano, chiosa Giulini. Per il presidente di Adsi, Gaddo della Gherardesca, i proprietari di dimore storiche dedicano un impegno costante non solo alla conservazione e tutela di una parte rilevante del nostro patrimonio culturale, ma anche, ove possibile, allo sviluppo e alla promozione di attivit che hanno impatto diretto sulleconomia dei territori, in particolare nelle comunit rurali. Questo perch, aggiunge Giulini, quando un immobile vincolato, il vincolo si lega anche al paesaggio. I proprietari di cantine storiche propongono un paesaggio intatto ed quello che il turista cerca. Le cantine storiche offrono, come agriturismi, complessivamente 800 camere, dal Trentino-Alto Adige alla Sicilia. Ma manca una definizione precisa ai fini fiscali come esiste per gli agriturismi. Lavoriamo ad una denominazione che consenta al proprietario di aprire allospitalit in tutta regola, spiega Giulini. Oggi non c una licenza apposita per le dimore storiche; lalternativa prendere quella di affittacamere. Per questo abbiamo proposto al Mibact (il ministero dei beni e delle attivit culturali e del turismo, ndr) la denominazione di dimora storica turistica mutuata sulle caratteristiche dellagriturismo. Se sar concessa, sicuramente altri 7/800 soci saranno pronti a fare accoglienza. Oggi le dimore storiche con camere iscritte allassociazione sono 310; con la nuova dicitura pensiamo di arrivare a mille dimore e ad oltre un mln di visitatori unici del sito.
Autore: Arturo Centofanti


03 Aprile 2018, ore 15:47

Quotidiano Nazionale
Antinori non brinda Il freno al vino Usa ci d pochi vantaggi ... Un brindisi alla guerra dei dazi tra Cina e Usa per il vino italiano? A sostenerlo Coldiretti, con due conti a colpi di numeri: lItalia nel 2017 ha esportato nella Repubblica Popolare vino per 130 milioni di euro, con una bella crescita, + 29%, e gli Usa hanno venduto per 70 milioni, al sesto posto proprio dietro di noi. A ghiacciare affrettati entusiasmi chi il vino lo esporta, e combatte da anni dentro un mercato difficilissimo per dimensioni, logistica, presenza massiccia e consolidata di altri Paesi che non pagano dazi: a parlare Renzo Cotarella, numero due di Marchesi Antinori, il colosso italiano da 25 milioni di bottiglie che tra i primi ha tracciato la nuova Via della Seta per il vino italiano di qualit. E anche Giovanni Busi, presidente del Consorzio Chianti docg, una delle denominazioni pi estese dItalia, appare scettico. In realt erodere spazio agli americani - spiega Cotarella - significa poco, loro hanno una quota di mercato molto piccola, come del resto lItalia. La conferma nei dati dellOiv, Organizzazione internazionale della Vigna e del Vino: il primo esportatore in Cina la Francia con 217,8 milioni di litri venduti nel 2017; seguono lAustralia con 105,7, il Cile con 74,3, la Spagna con 69,7. Poi lIta-lia, ma con appena 29,3 milioni di litri, e gli Usa con 9,6. E se con la Francia - aggiunge Cotarella competere normale, qui siamo in ritardo anche con gli spagnoli, che fanno sistema meglio di noi. Ma il problema pi serio, lo dice Cotarella e gli fa eco Busi, sono i paesi dellarea Pacifico: Cile, Australia e Nuova Zelanda non hanno dazi, in Cina.
Cotarella, che cosa deve cambiare?
Bisogna smetterla con i campanilismi di comune se non di frazione. Andare uniti, tutti insieme, sostenuti da una politica di commercio estero pi vicina alle imprese. Quello un Paese difficilissimo per dimensioni, per modello di business, per distribuzione. Si deve creare qualcosa di organico.
Con una diversa azione di governo, insomma.
Certamente. Bisogna fare pi promozione sfruttando anche il grande fascino dellItalia, lo vediamo dal crescente movimento di turisti, e o anche la presenza da noi di importanti comunit cinesi. Ma con continuit, e facendo squadra. Non basta pensare che i cinesi sono un miliardo e mezzo, e se bevono ciascuno un bicchiere di vino a settimana il gioco fatto. La logistica difficile: in Cina parlano sette-otto lingue, ogni citt in pratica un Paese, non basta pensare a dotarsi di un importatore se una citt o una regione equivale a uno Stato europeo. Noi abbiamo un nostro area manager da dieci anni, eppure la lotta ancora dura. Serve un sistema-Paese.
Gi, perch alla fine poi il vino i cinesi riusciranno a imparare a farselo... La Cina ha gi 240mila ettari di vigneti, quanto il Cile e quanto lArgentina, e produce 180 milioni di casse. La viticoltura ha uno sviluppo pazzesco, con alto potenziale malgrado tante zone critiche. Quando impareranno a riconoscere le aree davvero vocate, diventeranno fortissimi.
Autore: Paolo Pellegrini


30 Marzo 2018, ore 15:46

Il Sole 24 Ore
Distretti, ricavi e margini oltre i livelli pre crisi Industria. Intesa Sanpaolo: tra il 2008 e il 2017 il fatturato cresciuto del 13%... Tra i cluster pi dinamici spiccano food e meccanica... La geografia non muta, il Dna - in parte - s. A 10 anni dalla crisi i distretti industriali hanno mostrato di avere anticorpi non comuni. Piegati e ridimensionati nel numero di imprese e negli occupati, restano la parte pi vitale del Paese. Protagonisti della ripresa, investono in Industria 4.0, brevettano ed esplorano i mercati internazionali molto pi dei competitors fuori distretto. Con Food (ovvero, Dop, Igp, marchi di qualit) e meccatronica a marcare le maggiori distanze. Il decimo rapporto annuale di Intesa Sanpaolo sulleconomia e la finanza dei distretti industriali fotografa il quadro di un sistema ancora solido, in grado di reagire alla crisi rilanciando linnovazione e la presenza oltreconfine, anche se manca ancora il coraggio che servirebbe, nel ricorrere alle leve finanziane (Pir, minibond, Borsa). Il quadro dinsieme. Lanalisi, che mette a confronto i bilanci 2008-2016 di quasi 18mila aziende appartenenti a 153 distretti industriali a confronto con quelli di 54mila imprese non distrettuali certifica che nei cluster la crescita del fatturato, tra il 2008 e il 2017, stata pari al 13%, a fronte del +8,7% delle aree non distrettuali. Anche i margini unitari sono ormai su livelli superiori a quelli pre-crisi. Al contrario, al di fuori dei distretti il divario ancora significativo. Locchialeria di Belluno, la gomma del Sebino bergamasco e il prosecco di Conegliano-Valdobbiadene guidano la classifica delle performance. Tra 2006 e 2016, la base produttiva si ridimensionata (nei distretti hanno chiuso 1500 aziende) ma si ampliata per valori di fatturato (+12,3 miliardi di euro). Nel biennio 2018-19, poi, i distretti, che hanno gi colmato il gap precrisi, cresceranno ancora: +5,8% cumulato (ovvero +2,8% questanno e +3% lanno prossimo), grazie allexport (cresciuto, in media, nei cluster, del +5,3% nel 2017) e agli investimenti in automazione, spinti dagli incentivi di Industria 4.0. Corrono food e meccanica Tra le filiere che si sono dimostrate pi dinamiche spiccano lagroalimentare (+30% circa la crescita del fatturato 2008-2017) che sfrutta il know-how e la forza commerciale delle produzioni Dop e Igp (nei distretti il 72% delle aziende in unarea a indicazione geografica). Ma anche la meccanica. Il 69% delle imprese dichiara di produrre macchinari 4.0, grazie anche ai forti legami con la filiera Ict. Non solo. Il 60% delle imprese della meccanica, nellultimo anno, ha acquistato tecnologia Ict da fornitori localizzati in Italia, con punte del180% tra le imprese clienti di dimensioni medio-grandi. A riprova che per linvestimento finanziario in innovazione, la dimensione ha un peso. Anzi, ha sottolineato Gregorio De Felice, il chief economist di Intesa Sanpaolo, la prossimit geografica, propria dei distretti, pu essere uno strumento per imparare prima che altrove come si diventa 4.0, con un processo di imitazione delle imprese del territorio. Anche perch si tratta di realt pi specializzate. Marchi registrati (oltre la met delle grandi imprese ne possiede almeno uno), brevetti e certificazioni di qualit e ambientali sono aumentati, cos come cresciuta la gittata delle esportazioni: ora i prodotti Made in Italy fanno in media 400 chilometri in pi per arrivare sui mercati di sbocco. Anche se resiste uneccessiva concentrazione di export sui mercati Ue. Infine, non va sottovalutato il reshoring, cio il fenomeno di fare rientrare in Italia alcune lavorazioni in precedenza delocalizzate, soprattutto nel sistema della moda. E sempre nel fashion spicca la presenza di imprese femminili (una su tre). Al Sud cresce la quota di imprese giovanili (cio under 35): se nei distretti sono, in media, una su 10, nel Mezzogiorno raggiungono il 15,5%, soprattutto in moda e meccanica. Il sostegno del credito I dati mostrano una crescita sostenuta ma disomogenea. Nel 2017 - ha affermato il ceo di Intesa Sanpaolo, Carlo Messina - abbiamo erogato circa 50 miliardi di euro di credito a medio e lungo termine per sostenere il dinamismo delle imprese italiane. Nei prossimi 4 anni, abbiamo la disponibilit di erogare sino a 250 miliardi su questa tipologia di supporto alle aziende. Nel redigere il piano di impresa 2018-2020, abbiamo collocato - ha aggiunto - 250 milioni di euro a un fondo specifico, destinato a garantire circa 1,2 miliardi di euro di crediti da erogare alle categorie con pi difficolt ad accedere al credito, studenti, ricercatori e start-up. Da aprile 2017, ha poi concluso Fabrizio Guelpa, responsabile Ricerca Industry & Banking , abbiamo elaborato, per lerogazione del credito, un modello di rating che tiene conto, oltre che dei bilanci, anche dei fattori intangibles, come marchi, brevetti e appartenenza a filiere.
Autore: Laura Cavestri


28 Marzo 2018, ore 12:05

La Repubblica
Vinitaly. Il vino italiano punta sempre di pi verso Cina e Russia Il vino italiano ed europeo guarda sempre pi ad Est, specie ai mercati di Cina e Russia, dove viene considerato un elemento essenziale di uno stile di vita occidentale. Lo spiega unindagine Vinitaly/Nomisma Wine Monitor, illustrata in occasione della presentazione della 52/ma edizione di Vinitaly. Anche secondo unanalisi di Coldiretti le vendite di vino italiano Cina hanno raggiunto il massimo storico di oltre 130 milioni di euro grazie allaumento del 29% del 2017. Vinitaly, in programma dal 15 al 18 aprile a Veronafiere vedr partecipare 4.319 espositori provenienti da ben 33 Paesi. Molte le new entry: dalla prima volta di Etiopia, Danimarca e Santo Domingo, alle nuove aziende da Francia, Spagna, Croazia, Georgia, Portogallo, Ungheria, Azerbaijan, Usa, America del Sud, Australia, fino al Giappone.


28 Marzo 2018, ore 12:05

Il Sole 24 Ore
Vinitaly fa rotta sul Brasile Vino. La 52ma edizione in calendario a Verona dai 15 aprile... Vinitaly sempre pi un hub per linternazionalizzazione del vino italiano. Le tappe allestero di Vinitaly international sono gi un appuntamento fisso da qualche anno ma ora, dopo la trasformazione di Veronafiere in Spa, il processo sta ricevendo nuovo impulso. quanto emerso ieri a Roma alla presentazione della 52ma edizione di Vinitaly (a Verona dal 15 al 18 aprile), che vedr 4.319 espositori da 33 paesi. Due sono state le direttrici dello sviluppo di questi anni: da un lato la concentrazione degli operatori professionali in fiera allargando nel contempo gli spazi per il pubblico in diverse location della provincia di Verona (questanno ci saranno eventi anche a Bardolino sul lago di Garda e a Soave). Dallaltro obiettivo puntato su mercati inesplorati.Siamo stati una delle poche manifestazioni - ha detto il presidente di Veronafiere, Maurizio Danese - ad esserci posti come obiettivo in questi anni la riduzione dei visitatori passati dai isomila del 2015 ai 128mila del 2017 (il 38% dei quali stranieri). Questa era lindicazione degli operatori: business in fiera, universo dei wine lovers in citt. Il secondo pilastro della strategia di Veronafiere per Vinitaly stato quello di rilanciare limpegno sui mercati esteri.Obiettivo che stiamo realizzando con alcune partnership - aggiunge il dg di Veronafiere, Giovanni Mantovani Una prima joint stata stretta conia fiera di Parma da cm nata la VPE societ dedicata a promuovere le tecnologie del beverage. Poi siamo entrati nel capitale di Bellavita Expo, societ che gi ha in portafoglio alcune importanti rassegne nel settore del food e che ci consentir di presidiare sbocchi come Germania e Regno Unito, ma anche di entrare in mercati nuovi come Thailandia, Messico, Polonia, Paesi Bassi. Rientra in questa prospettiva il lancio nel prossimo settembre di Wine South America, che cureremo nella regione del Rio Grande do Sul un paese. In Brasile possiamo inoltre contare su una nutrita comunit italiana che spesso fa da ambasciatrice del made in Italy.LItalia - ha aggiunto il responsabile di Wine Monitor-Nomisma, Denis Pantini che ha effettuato un focus sui 6 mercati chiave del vino italiano - deve rafforzarsi in paesi con ulteriori margini di crescita come gli Usa (dove il 78% dei vini consumati locale) ma anche di saper intercettare le nuove opportunit che si stanno aprendo in sbocchi inediti come lEst europeo.
Autore: Giorgio DellOrefice


27 Marzo 2018, ore 12:01

Il Sole 24 Ore
Vino senza segreti, dalluva alla botti, con la blockchain Tracciabilit. Piattaforma sviluppata da EY... Dalla vigna al calice. Tutta la storia di 1 litro di vino in un codice a barre posto nel retro etichetta della bottiglia che lo contiene. Si chiama Trackey, la piattaforma blockchain sviluppata da Ernst & Young che consente di tracciare la storia di produzione di una bottiglia di vino: dal campo di coltivazione delluva allimbottigliamento. Lapplicazione stata presentata a Milano nel corso dellinaugurazione di Wavespace, lo spazio da 700 mq nel centro di Milano, in cui EY, insieme a imprese, partner tecnologici, universit e start-up, intende sviluppare e promuovere soluzioni innovative nellambito della trasformazione digitale. Scansionandone il Qr-code infatti possibile visualizzare su un tavolo digitale tutte le informazioni certificate e rese immodificabili (comprese le immagini del vigneto e di tutte le fasi della produzione). Gi in uso nellazienda vitivinicola Placido Volpone, sono in corso pi di 10 progetti con le principali aziende italiane ed estere che verranno presentati sia al ProWein di Dusseldorf che al Vinitaly di Verona. In pratica, un nuovo dispositivo anticontraffazione per un settore - solo quello del vino - a cui il fake costa almeno 2 miliardi lanno. Tecnologia e soluzioni Blockchain fuori dal mondo della finanza. Agganciare a un prodotto una carta di identit virtuale che ne fotografi tutti i passaggi di vita e trasformazione, sino al cliente finale sta diventando la nuova frontiera della lotta alla contraffazione. Certamente quella che ne sta trainando maggiormente lo sviluppo. E la filiera del food, la logistica, i trasporti sono solo alcuni dei comparti in cui questa soluzione pu essere efficace, attraverso informazioni a portata di smartphone sulla tracciabilit, la provenienza di qualunque asset e la trasparenza dei processi. Sulla stessa linea si muove lEuropa. La Commissione Ue e lEuipo (la sua Agenzia per la tutela della propriet intellettuale) hanno annunciato ieri la nascita del primo Blockathor Ue,ovvero il primo concorso internazionale, che si svolger a Bruxelles dal 22 al 25 giugno 2018 aperto ai migliori programmatori e aziende, per premiare, con 100mila euro, una soluzione integrata per la lotta alla contraffazione e la rapida individuazione dei falsi. Oggi impieghiamo gi molti dispositivi - ha sottolineato Antonio Campinos, Direttore esecutivo dellEuipo - come le tecnologie sulla tracciabilit, lidentificazione tramite radio-frequenza, i controlli doganali e le banche dati specializzate. Tuttavia, tali sistemi sono frammentati e funzionano spesso a compartimenti stagni. Secondo dati Ue, nel 2017 il 10% dei consumatori europei, circa 43 milioni, stato indotto con linganno ad acquistare un prodotto falso. Una cifra corrispondente alle popolazioni di Belgio, Bulgaria, Irlanda, Grecia e Portogallo. Contraffazione e pirateria insieme - sempre per Euipo - costano 90 milioni di euro lanno alle imprese legali, con una perdita di circa 800mila posti di lavoro.
Autore: Laura Cavestri


27 Marzo 2018, ore 12:01

Il Sole 24 Ore
Vino senza segreti, dalluva alla botti, con la blockchain Tracciabilit. Piattaforma sviluppata da EY... Dalla vigna al calice. Tutta la storia di 1 litro di vino in un codice a barre posto nel retro etichetta della bottiglia che lo contiene. Si chiama Trackey, la piattaforma blockchain sviluppata da Ernst & Young che consente di tracciare la storia di produzione di una bottiglia di vino: dal campo di coltivazione delluva allimbottigliamento. Lapplicazione stata presentata a Milano nel corso dellinaugurazione di Wavespace, lo spazio da 700 mq nel centro di Milano, in cui EY, insieme a imprese, partner tecnologici, universit e start-up, intende sviluppare e promuovere soluzioni innovative nellambito della trasformazione digitale. Scansionandone il Qr-code infatti possibile visualizzare su un tavolo digitale tutte le informazioni certificate e rese immodificabili (comprese le immagini del vigneto e di tutte le fasi della produzione). Gi in uso nellazienda vitivinicola Placido Volpone, sono in corso pi di 10 progetti con le principali aziende italiane ed estere che verranno presentati sia al ProWein di Dusseldorf che al Vinitaly di Verona. In pratica, un nuovo dispositivo anticontraffazione per un settore - solo quello del vino - a cui il fake costa almeno 2 miliardi lanno. Tecnologia e soluzioni Blockchain fuori dal mondo della finanza. Agganciare a un prodotto una carta di identit virtuale che ne fotografi tutti i passaggi di vita e trasformazione, sino al cliente finale sta diventando la nuova frontiera della lotta alla contraffazione. Certamente quella che ne sta trainando maggiormente lo sviluppo. E la filiera del food, la logistica, i trasporti sono solo alcuni dei comparti in cui questa soluzione pu essere efficace, attraverso informazioni a portata di smartphone sulla tracciabilit, la provenienza di qualunque asset e la trasparenza dei processi. Sulla stessa linea si muove lEuropa. La Commissione Ue e lEuipo (la sua Agenzia per la tutela della propriet intellettuale) hanno annunciato ieri la nascita del primo Blockathor Ue,ovvero il primo concorso internazionale, che si svolger a Bruxelles dal 22 al 25 giugno 2018 aperto ai migliori programmatori e aziende, per premiare, con 100mila euro, una soluzione integrata per la lotta alla contraffazione e la rapida individuazione dei falsi. Oggi impieghiamo gi molti dispositivi - ha sottolineato Antonio Campinos, Direttore esecutivo dellEuipo - come le tecnologie sulla tracciabilit, lidentificazione tramite radio-frequenza, i controlli doganali e le banche dati specializzate. Tuttavia, tali sistemi sono frammentati e funzionano spesso a compartimenti stagni. Secondo dati Ue, nel 2017 il 10% dei consumatori europei, circa 43 milioni, stato indotto con linganno ad acquistare un prodotto falso. Una cifra corrispondente alle popolazioni di Belgio, Bulgaria, Irlanda, Grecia e Portogallo. Contraffazione e pirateria insieme - sempre per Euipo - costano 90 milioni di euro lanno alle imprese legali, con una perdita di circa 800mila posti di lavoro.
Autore: Laura Cavestri


26 Marzo 2018, ore 12:12

Repubblica - Affari & Finanza
Geopolitica record per lo champagne Annata record per lo champagne. Dopo anni di tre per due, in concomitanza con le fasi peggiori della crisi mondiale, le bottiglie spedite dalle cantine della Champagne nel mondo, Francia inclusa, nel 2017 sono state 307 milioni e 300 mila , in crescita rispetto ai 306 milioni dellanno precedente, per un giro daffari di 4,9 miliardi di euro che rappresenta la miglior performance commerciale nella storia di questo prodotto. Numeri contati, non stime: il Civc, Comit Champagne, organismo semipubblico che riunisce tutte le maison e tutti i viticoltori, misura le spedizioni reali in uscita dalle cantine. Lexport vola, ma cambiata la geopolitica delle prestigiose bollicine francesi. In Giappone, probabilmente complice la ripresa, le vendite si sono impennate, facendo rilevare un balzo di 21,3% a valore, del 17,6% in migliaia di bottiglie. Ancora di pi cresce lAustralia con un incremento a valore del 23% contro una crescita delle bottiglie del 15,5%. I numeri parlano: in questi paesi tirano di pi i marchi griffati. Un trend che riguarda anche altri mercati. Nel Regno Unito, che resta il primo mercato per numero di bottiglie, si registri un crollo proprio dei volumi dell11%, ma quasi la met a valore Gli esperti lo spiegano cos: il mercato discount ha subito limpatto della perdita di valore della sterlina ma, contemporaneamente sono salite le vendite di champagne pi nobili. LItalia, che tornata ad essere il quinto paese per giro daffari dello champagne, cresciuta a valore del 9,7%.
Autore: Paola Jadeluca


25 Marzo 2018, ore 12:11

La Stampa
Lagricoltura biodinamica punta sullexport Dal Piemonte alla Lombardia fino in Sicilia: 4500 imprese, 400 certificate... In dieci anni il numero delle aziende raddoppiato: una su 5 investe nel vino e guarda allestero... I numeri sono ancora piccoli, anche perch lingresso nel mondo del biodinamico regolato da una selezione naturale perch cambia completamente il fare agricoltura. Ma quei dati indicano un trend di crescita che dura da una decina danni e che adesso pu contare su 400 aziende certificate, lavanguardia di altre 4000 mila che si sono avviate su questa strada. Imprese che hanno un fatturato che si avvicina ai duecento milioni una parte dei quali arriva dalle esportazioni verso Giappone, Stati Uniti e paesi scandinavi. Coldiretti ha scelto uno degli appuntamenti di FirenzeBio per avviare un ragionamento sul futuro di queste nuove tendenze dellagricoltura italiana sia sul fronte della gestione dei terreni che su quello dei consumatori sempre pi attenti a scegliere prodotti legati a unidea di benessere, sicurezza e sostenibilit. Secondo Paolo Carnemolla, presidente di Federbio, le aziende agricole biodinamiche sono diffuse a macchia di leopardo sul territorio italiano e sono concentrate soprattutto in Lombardia e poi Piemonte, Veneto, Emilia Romagna, Toscana e al sud soprattutto in Campania e Sicilia. Le aziende biodinamiche - spiega la Coldiretti - sono presenti in tutti i comparti, dagli ortaggi allallevamento, dal florovivaismo al vino al quale si dedica il 20% del settore. Ed stato proprio il vino a fare da apripista, almeno secondo Carnemolla, alla diffusione del consumo degli prodotti biodinamici.
Autore: Maurizio Tropeano


24 Marzo 2018, ore 12:12

Il Sole 24 Ore
Vino, le grandi Doc trainano i listini Toscana e Piemonte per i vini rossi e Veneto e Trentino Alto Adige per gli spumanti. Sono le aree che spingono allins le quotazioni dei vini. quanto emerge dallultimo report Ismea sui prezzi dei vini delle principali denominazioni dorigine italiane. Al primo posto per valore si conferma il Brunello di Montalcino Doc quotato 1.050 euro a quintale, in crescita del 4% rispetto allo scorso anno. Al secondo posto il Barolo con 820 euro (invariato), seguito da un altro piemontese, il Barbaresco con 580 euro, +20,8% su base annua. Tra le Doc emergenti positiva performance per lEtna rosso con 162,5 euro, +12,1% rispetto a inizio 2017. Tra i vini bianchi e spumanti la parte del leone la recita il veneto Prosecco Docg (30o euro a quintale, +154%), ma al secondo posto c il piemontese Cortese di Gavi (290 euro, stabile) e poi il Pinot nero di Trento, molto utilizzato come base spumante, quotato 265 euro, +12,8 per cento.
Autore: Giorgio DellOrefice


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