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Il Meglio dell'Edicola

16 Febbraio 2017, ore 16:24

La Repubblica Firenze
Un brindisi col faraone riprodotto lo Shedeh il vino di Tutankhamon Lanteprima. Dal ritrovamento di unanfora nella tomba alla degustazione di domani: storia di una sfida affascinante... Ascoltare la tua voce per me vino shedeh, si legge nel famoso papiro Harris 500 conservato al British Museum. Una dichiarazione damore non certo da poco, se si pensa che lo shedeh, nellEgitto antico, era un vino talmente pregiato da essere considerato capace di riportare in vita i morti. Tanto che unanfora di questa preziosa bevanda stata ritrovata persino nella tomba di Tutankhamon, il faraone fanciullo scomparso nel 1323 a. C. a diciannove anni. Ricreare quel vino, utilizzando le tecniche del tempo, limprobabile quanto affascinante sfida che ha deciso di raccogliere una squadra di egittologi e produttori vinicoli: il risultato, lo Shedeh dellazienda trevigiana Antonio Rigoni, si potr assaggiare domani mattina in anteprima a TourismA, il Salone internazionale dellarcheologia organizzato dalla rivista Archeologia Viva, in programma fino a domenica al Palazzo dei Congressi. E proprio lEgitto, con la figura misteriosa e intrigante del suo giovane sovrano, sar il grande protagonista della manifestazione, a cui parteciper anche una superstar internazionale dellarcheologia come legiziano Zahi Hawass. Attrazione speciale sar, da questo punto di vista, la ricostruzione tridimensionale, in scala 1:1, della camera mortuaria di Tutankhamon scoperta nel 1922 da Howard Carter, realizzata dallartigiano Gianni Moro nellambito di un progetto scientifico ideato e guidato dallegittologa e storica dellarte piemontese Donatella Avanzo. Che ha deciso di spingersi pi in l, provando a riprodurre, insieme a Fabio Zago dellazienda Rigoni, non solo la tomba, ma anche il vino conservato al suo interno. Tutto nato nel 2005 - racconta - quando abbiamo presentato al salone del vino di Torino la ricostruzione, sulla base di disegni ritrovati nelle tombe e delle ricerche di Patrick McGovern, di un torchio per la vinificazione utilizzato in epoca ramesside. Nella tomba di Tutankhamon - prosegue la studiosa - sono state ritrovate ventitr anfore vinarie. Tre, in particolare, erano state collocate rispettivamente a est, a ovest e a sud rispetto al sarcofago: la prima conteneva vino bianco, a bassa gradazione, a indicare il sole debole del mattino; la seconda vino rosso, pi forte, come il sole caldo di met giornata mentre la terza vino shedeh, pi alcolico, dolce e gradevole, che si pensava potesse dare al defunto lenergia necessaria per rinascere al termine del suo viaggio notturno. Su questa anfora - aggiunge - era riportata la scritta irep nefer nefer nefer, e cio vino buono buono buono", una sorta di garanzia di qualit che ne indicava lo straordinario livello di pregio, oltre allannata di produzione e al nome del capo cantina, segno di quanto fosse considerata importante in quella civilt la cultura vitivinicola. Sullo shedeh si detto di tutto: per un certo periodo si pensava che fosse fatto con semi di melagrana; oggi invece i ricercatori hanno appurato che era a base di uva E cos noi abbiamo provato a rifarlo. Chi produce vino spiega Zago lo fa per passione, e per questo ho accettato la sfida. Trattandosi di un vino antico, ho scelto di utilizzare alcune delle uve pi antiche presenti sul nostro territorio. Lo Shedeh che abbiamo realizzato un prodotto che si presta bene allinvecchiamento in bottiglia, rivolto a una clientela medio - alta. E che riporta, sulletichetta, proprio la frase contenuta nel papiro del British. Per il futuro - conclude la Avanzo - ho un progetto ancora pi ambizioso: ricostruire la cosiddetta Tomba delle vigne di Luxor, e cio la tomba di Sennefer, un dignitario di rango che, pur di non separarsi dai propri vigneti, li fece riprodurre nella sua camera mortuaria, con grappoli di pietra che scendevano dal soffitto con effetto tridimensionale. Il mio obiettivo raccontare la straordinaria sensibilit umana di un popolo che desta interesse soprattutto per i suoi aspetti magici e misteriosi, senza dubbio affascinanti ma comuni a molte altre grandi civilt dellantichit. TourismA prender il via ufficialmente stasera alle 20.45 con una cerimonia nel Salone dei Cinquecento di Palazzo Vecchio alla presenza, fra gli altri, del sindaco Dario Nardella, dello storico Franco Cardini, del soprintendente Andrea Pessina e del presidente del Consiglio superiore dei beni culturali Giuliano Volpe (ingresso libero) Domani alle 8.20 si aprir invece il convegno al Palazzo dei Congressi, anchesso aperto a tutti gratuitamente: fra gli ospiti, oltre a Hawass (domani, ore 10), anche Piero Angela, che sabato alle 11 ricever dal ministro dei beni culturali Dario Franceschini il premio Riccardo Francovich; il presidente Fai Andrea Carandini (sabato, 14 ) e lo scrittore Valerio Massimo Manfredi (sabato, 17).
Autore: Gaia Rau


16 Febbraio 2017, ore 16:11

Panorama
Tre bicchieri per il rosso medievale La solitudine dei numeri primi, in questo caso, solo un onore. Per la prima volta, infatti, il Gambero Rosso ha assegnato il pi alto riconoscimento dei Tre Bicchieri a un Ruch, vino di Castagnole Monferrato docg, di origine medievale. A guadagnare il primato la cantina Montalbera, azienda portabandiera della denominazione, con la sua etichetta La Tradizione 2015. Un risultato che arriva dopo quasi un decennio di attesa: ricompensa tutti noi del lavoro di passione e studio qualitativo sul vitigno Ruch commenta Franco Morando, patron dell'azienda.


15 Febbraio 2017, ore 15:42

Italia Oggi
Bollicine Italian job Lo spumante batte lo champagne negli Stati Uniti... Ma in Cina guidano i vini francesi... LItalia batte per volumi i francesi negli Usa sul terreno loro pi congeniale, le bollicine. Ma nellexport di vino in Cina, la Francia a essere sempre pi in cima alla classifiche. Nel 2016 il Paese asiatico ha toccato la quota record di 6,4 milioni di ettolitri di vino importati, +15% sul 2015. A trainare la domanda cinese sono i vini in bottiglia (76% delle importazioni in volume e 93% in valore). Secondo quanto elaborato da Ismea su dati Ihs - Gta, la Francia conferma il proprio strapotere con il 31% a volume e il 42% a valore delle importazioni complessive di vino, import di vini transalpini per altro in crescita nel 2016 del 14% a volume e dell11% a valore, nonostante la flessione del 26% delle bollicine. LItalia, purtroppo, non riesce a schiodarsi dal quinto posto come Paese fornitore, sia a volume che a valore E questo nonostante una crescita del 10% a volume, con un +32% della spesa corrispondente. A far bene sperare, per, proprio questa crescita. Come evidenzia Denis Pantini di Wine Monitor Nomisma. Nel 2016, lItalia ha messo a segno in Cina la crescita a valore pi elevata di tutti i principali competitor, arrivando ad un +39% nel segmento dei vini fermi imbottigliati che rappresentano quasi il 93% delle importazioni totali. Una performance di tutto rispetto considerando la media del totale di categoria (+17%) e quelle dei diretti concorrenti come Spagna (+27%), Australia e Cile (24%) o del leader di mercato (Francia, +12%). Secondo uno studio della Wine and Spirit Research (Iwsr), commissionato da Vinexpo, spinta dalla ricca borghesia, la Cina si appresta a guidare il consumo globale di vini fermi e di vini spumanti entro il 2020, con un tasso di crescita del 4,5%. Tanto da spodestare entro il 2020 il Regno Unito dalla posizione di secondo mercato dei vini fermi per importanza. USA. Per venire al mercato americano, sempre lo studio di Iwsr mostra come il continente americano guider la crescita per valore (da 44 miliardi di dollari nel 2016 a una previsione di 49 miliardi di dollari nel 2020). Gli Stati Uniti guideranno la crescita delle importazioni di vini premium australiani, francesi e italiani registreranno un aumento dellordine di 1 milione di casse. Nonostante il successo italiano negli Usa, lItalia soffre ancora contro la Francia Lo sottolinea lanalisi Ismea su dati Ihs - Gta secondo cui lItalia consolida il primato come fornitore degli Usa nel segmento spumanti con una quota pari al 55% del totale, ma a valore la Francia sempre leader col 59%. Nel complesso lItalia mantiene la leadership tra i Paesi fornitori, sebbene il gap tra il valore medio dei vini italiani e quelli francesi resti ancora molto elevato, 10,5 euro al litro per i transalpini, a fronte dei 5 euro per quelli italiani.
Autore: Andrea Settefonti


15 Febbraio 2017, ore 15:42

Italia Oggi
Bollicine Italian job Lo spumante batte lo champagne negli Stati Uniti... Ma in Cina guidano i vini francesi... LItalia batte per volumi i francesi negli Usa sul terreno loro pi congeniale, le bollicine. Ma nellexport di vino in Cina, la Francia a essere sempre pi in cima alla classifiche. Nel 2016 il Paese asiatico ha toccato la quota record di 6,4 milioni di ettolitri di vino importati, +15% sul 2015. A trainare la domanda cinese sono i vini in bottiglia (76% delle importazioni in volume e 93% in valore). Secondo quanto elaborato da Ismea su dati Ihs - Gta, la Francia conferma il proprio strapotere con il 31% a volume e il 42% a valore delle importazioni complessive di vino, import di vini transalpini per altro in crescita nel 2016 del 14% a volume e dell11% a valore, nonostante la flessione del 26% delle bollicine. LItalia, purtroppo, non riesce a schiodarsi dal quinto posto come Paese fornitore, sia a volume che a valore E questo nonostante una crescita del 10% a volume, con un +32% della spesa corrispondente. A far bene sperare, per, proprio questa crescita. Come evidenzia Denis Pantini di Wine Monitor Nomisma. Nel 2016, lItalia ha messo a segno in Cina la crescita a valore pi elevata di tutti i principali competitor, arrivando ad un +39% nel segmento dei vini fermi imbottigliati che rappresentano quasi il 93% delle importazioni totali. Una performance di tutto rispetto considerando la media del totale di categoria (+17%) e quelle dei diretti concorrenti come Spagna (+27%), Australia e Cile (24%) o del leader di mercato (Francia, +12%). Secondo uno studio della Wine and Spirit Research (Iwsr), commissionato da Vinexpo, spinta dalla ricca borghesia, la Cina si appresta a guidare il consumo globale di vini fermi e di vini spumanti entro il 2020, con un tasso di crescita del 4,5%. Tanto da spodestare entro il 2020 il Regno Unito dalla posizione di secondo mercato dei vini fermi per importanza. USA. Per venire al mercato americano, sempre lo studio di Iwsr mostra come il continente americano guider la crescita per valore (da 44 miliardi di dollari nel 2016 a una previsione di 49 miliardi di dollari nel 2020). Gli Stati Uniti guideranno la crescita delle importazioni di vini premium australiani, francesi e italiani registreranno un aumento dellordine di 1 milione di casse. Nonostante il successo italiano negli Usa, lItalia soffre ancora contro la Francia Lo sottolinea lanalisi Ismea su dati Ihs - Gta secondo cui lItalia consolida il primato come fornitore degli Usa nel segmento spumanti con una quota pari al 55% del totale, ma a valore la Francia sempre leader col 59%. Nel complesso lItalia mantiene la leadership tra i Paesi fornitori, sebbene il gap tra il valore medio dei vini italiani e quelli francesi resti ancora molto elevato, 10,5 euro al litro per i transalpini, a fronte dei 5 euro per quelli italiani.
Autore: Andrea Settefonti


15 Febbraio 2017, ore 15:42

Italia Oggi
La regione Toscana sul vino d i numeri... Il vino, si sa, sinonimo di allegria. E berne troppo fa perdere la trebisonda. Ma anche una delle voci pi rilevanti del pil alimentare italiano. Di conseguenza, strategico misurarne le performance commerciali, per informare correttamente gli uomini daffari, che sul vino rischiano capitali. E sperano di costruire fortune. Cos, negli ultimi anni tutto un fiorire di osservatori, report sui mercati emergenti, banche dati sulle esportazioni, che vanno ad affiancare i tradizionali strumenti di misurazione del mercato: i dati Istat e i flussi in Dogana. Ora, pu capitare che un eccessivo entusiasmo per le eccellenze enologiche della propria terra faccia dare i numeri. Letteralmente. E quello che capitato allassessore allagricoltura della regione Toscana, Marco Remaschi che, ad Anteprime 2017 - evento organizzato dalla stessa regione con PromoFirenze (azienda speciale della Camera di commercio di Firenze) - ha dichiarato: Lexport dei vini toscani di qualit non accenna ad arrestarsi, segnando per la prima volta una crescita costante per 3 anni di fila. Le esportazioni di vini toscani Dop (Doc I Docg) nel 2016 hanno raggiunto la cifra di 586 mln di euro, segnando un +2,05% rispetto al 2015 e addirittura un +10,4% sul 2014. La fonte? I dati Istat e le stime fornite dai consorzi di tutela. Sta di fatto che, andando a leggere i dati Istat (gli unici disponibili arrivano a ottobre 2016), questi indicano un +11% di export per i bianchi toscani dop (ma valgono appena 21 mln di euro) e un sonoro -6,3% per i rossi toscani dop (che per valgono 428 mln di euro). Il dato aggregato, quindi, denuncia a fine ottobre 2016 un crollo dellexport dei nettari a denominazione toscani del 5,6%. E c di pi: nellesaltare la potenza dei 16 consorzi di tutela del vino toscano, una nota diffusa dagli organizzatori urla a titoli cubitali che il loro fatturato complessivo nel 2016 sfonda quota un mld di euro. Qualche riga dopo, per, per enfatizzare la (presunta) crescita dei vini di qualit svelata da Remaschi, la stessa nota sottolinea che essa tanto pi rilevante se paragonata alla lieve (?) flessione accusata dalle esportazioni vitivinicole complessive, per le quali si passati da 903 mln di euro nel 2015 a 858 mln stimati per il 2016 (5,24%). Ma come? Il fatturato dei vini di qualit toscani sfonda il mld di euro (1,037 mld per lesattezza) e le sole esportazioni varrebbero 858 mln? Ci significa che i consumi interni valgono 179,7 mln. Cio il 17% circa, cio nulla. Dicevamo: scrivere di vino pericoloso: chi scrive pu dare i numeri, chi legge pu perdere la testa. Meglio farlo da sobri.
Autore: Luigi Chiarello


15 Febbraio 2017, ore 15:39

Italia Oggi
Chianti Classico, il grande boom Il Gallo Nero conquister la Cina Firenze, il presidente Zingarelli: E a Trump i dazi non convengono... Il Barnum del vino lascia Firenze e sciama verso sud, a San Gimignano e la sua Vernaccia, e poi verso il Nobile di Montepulciano e il Brunello di Montalcino, dove la nuova edizione della Settimana delle Anteprime si concluder luned 20 con una paio di novit: la classica piastrella sul muro del Palazzo Comunale sar firmata dalla Guida Rossa Michelin; e poi lapertura anche ai wine lovers delle degustazioni di Benvenuto Brunello. E intorno al vino toscano linteresse elettrico. Lo dimostrano i primi giorni della Settimana, a Firenze tra la Fortezza e la Leopolda, sede di Chianti Classico Collection visitata da quasi 2mila operatori, e almeno 5mila trattative ben avviate nel BuyWine tra 210 aziende e 200 buyers di tutto il mondo. Quanto basta per sentiments importanti, conferma Sergio Zingarelli, presidente del Consorzio Chianti Classico. Come parte il 2017 per il Vigneto Toscana? Molto positivo. C interesse, dopo un inizio 2016 che aveva fatto temere un minimo di stanchezza. Ora ci sono tantissimi operatori, e sta crescendo il mercato nazionale un trend partito nel 2015 al quale abbiamo dedicato tanta attenzione.
E intanto il Classico sbarca in Cina con il logo scritto in ideogrammi...
Labbiamo ripreso in onore allanno del Gallo di Fuoco. E un mercato monitorato, che penso dar risultati a lungo termine, ma ha un grande potenziale. Pensiamo a una missione in Cina tra questanno e il 2018.
Siete preoccupati da Trump negli Usa, vostro primo mercato? Non penso far mosse azzardate per aumentare i dazi sui vini europei, non c convenienza nemmeno per loro, per un po di paura c....
Lei, come imprenditore, ha fatto 12mila chilometri per incontrare il mondo del vino negli Usa...
Lho fatto e lo rifar, il Rocca delle Macie road show. Ho trovato grande accoglienza, mi ha sorpreso la conoscenza delle nostre novit come la Gran Selezione. Spero i miei colleghi facciano altrettanto, dobbiamo far conoscere il nostro territorio. E fare squadra.
Magari con un nuovo marchio Toscana? Allestero Toscana fa colpo, vedi gli occhi illuminarsi. Toscana ha un grande appeal, ma non sono ancora certo che serva un vero e proprio marchio. Lo abbiamo gi nel nome.
Quali i reali punti di forza del Chianti Classico?
La crescita qualitativa enorme dovuta a investimenti di quasi la totalit delle imprese. Poi la concentrazione di grandi produttori: e sono felicissimo che Antinori abbia voluto chiamare la nuova cantina Antinori nel Chianti Classico. E un territorio incredibile, il progetto di far parte del patrimonio Unesco importantissimo.
Avete rinnovato la Santa Alleanza dei Grandi Territori mondiali... Siamo lunica zona italiana in quel gruppo. E importante far quadrato intorno a queste zone pregiate, venti nel mondo. Gi ci sono risultati, come il divieto allesterno di usare i domini internet .wine e .vin. E il nostro gemellaggio con lo Champagne un altro bel segnale.
Autore: Paolo Pellegrini


15 Febbraio 2017, ore 15:35

Italia Oggi
Il tifo dei vignaioli per il Ceta Oggi il patto commerciale al voto dellEuroparlamento. Poi toccher ad Ottawa ratificare... Imprese del vino ingolosite dallaccordo Europa - Canada... Il vino europeo guarda con speranza al Ceta laccordo commerciale Ue - Canada, che dovrebbe ricevere oggi il via libera dal Parlamento europeo per entrare in applicazione provvisoria appena ci sar la ratifica di Ottawa. Lobiettivo eliminare le pratiche commerciali sleali spesso praticate dai liquor boards, organismi presenti in nove province canadesi su dieci. Un esempio? Nella British Columbia i normali negozi di alimentari al dettaglio possano vendere solo vini locali. In gennaio, gli Stati Uniti hanno presentato reclamo al Wto contro questa pratica. LUe potrebbe risolvere tutto con il Ceta. Questo almeno lauspicio della Ceev (Comit europeen des entre-prises vin, Uiv e Federvini sono i membri italiani) che vede nel trattato unoccasione per aumentare esportazioni che nel 2014 valevano quasi 800 milioni di euro a livello Ue. Il prodotto italiano pesava per quasi 276 milioni nel 2014, mentre nel 2015 ha quasi raggiunto quota 300 milioni. Il meccanismo di risoluzione delle controversie del Ceta, si legge in una nota Ceev, potrebbe essere utilizzato per porre fine alla continua espansione di pratiche discriminatorie nei confronti di vini europei. Ma la corte per le controversie tra privati e Stati prevista nellaccordo Ue - Canada, considerata dagli oppositori del trattato il cavallo di Troia delle multinazionali nordamericane per aggirare gli standard europei, sar esclusa dallapplicazione provvisoria, in attesa che il trattato sia ratificato da 38 parlamenti nazionali e regionali. Per quanto riguarda lapplicazione provvisoria, il primo ministro canadese Justin Trudeau potrebbe annunciare la ratifica da parte di Ottawa gi domani, nel discorso di fronte alla plenaria di Strasburgo. Il Ceta prevede lazzeramento dei dazi e delle barriere tecniche canadesi sui prodotti agricoli trasformati europei (vini e liquori, bibite, dolciumi, pasta, biscotti, frutta e verdura preparati), apre un contingente da 18.500 tonnellate per i formaggi Ue, riconosce e garantisce tutela (ma non ci sono dettagli sulle modalit concrete della protezione) a 145 prodotti Dop e Igp, di cui una quarantina italiani, in una lista con alcuni distinguo per questioni di coesistenza con marchi canadesi, ma aperta allinserimento di altre denominazioni. Anche lUe azzerer i dazi per le importazioni dal Canada, sul 93,8% dei prodotti agricoli, tra cui il grano duro in sette anni e apre un contingente di 50 mila tonnellate (di cui 15 mila congelate) di carne di manzo non trattato con ormoni, 75 mila di maiale e 8mila di mais dolce.
Autore: Angelo Di Mambro


14 Febbraio 2017, ore 17:29

Corriere della Sera
Poesia e chimica, un manuale per bere il vino con il naso ... Lenologo Luigi Moio e leducazione allolfatto... Gli italiani hanno lo stesso atteggiamento verso la Nazionale di calcio e verso il vino: tutti allenatori per gli azzurri, tutti sommelier per il nettare di Bacco. Ma per capirne veramente qualcosa (in alternativa ai tre livelli del corso dellAssociazione italiana Sommelier) da dove si comincia? Si pu partire da II respiro del vino di Luigi Moio (Mondadori), docente universitario (di Enologia alla Universit Federico II di Napoli) consulente del governo, accademico dei Georgofili, produttore, che attraverso il profumo del vino ci svela un mondo nascosto del quale lautore profondamente innamorato. Un percorso, quello di Moio, che comincia nel 91 a Digione nel Laboratorio degli aromi dellInstitut Nationale de la Recherche Agronomique, nel cuore della Borgogna, uno dei luoghi sacri per il vino. L par te una lunghissima caccia ai profumi, un ricerca che ha portato alla redazione di 2 pubblicazioni scientifiche e ad alcun scoperte illustrate nella prima parte de libro: i quattro gusti elementari (acido amaro, salato e dolce) sono cinque e probabilmente sei; che si gusta pi con il naso che con la bocca; che lolfatto stato abbandonato ma il gusto pi affascinante e pi antico e, infine, che profumi, aromi, gusti si uniscono nel cervello in una sintesi stra ordinaria che nessuna macchina riuscita a realizzare: il flavour. Moio chiarisce anche un mistero: come fanno i sommelier a riconoscere i profumi (a volte numerosi) che il vino sprigiona? Li imparano a memoria, ovvero: costruiscono un archivio fatto di profumi di frutti (dalla mela alla banana, al litchi), fiori, ma anche di kerosene e vernice. E confrontano, spesso senza sbagliare, il profumo del vino con larchivio. Un esercizio in cui, sostiene scientificamente lautore, le donne sono migliori degli uomini perch hanno una sensibilit pi elevata e la mantengono meglio anche dopo i cinquantanni. La tesi dimostrata con un grafico e con gli studi prontamente citati. Cos, pagina dopo pagina, formula chimica dopo formula chimica, impareremo che cos lacetato disoamile (che conferisce ai vini bianchi il profumo di banana matura e amplifica, in generale, gli odori di frutta) verremo a sapere che il sentore di pip di gatto del Sauvignon Blanc non dovuto a unaggiunta (come qualcuno ha scritto) ma a una molecola dal nome impronunciabile identificata nel 1993; scopriremo che cosaccade tra il vino e il legno della barrique, capiremo tutto della meraviglia del Sauternes le cui uve divorate da un fungo danno vini di uneleganza e una complessit olfattiva incomparabili. Attraverso gli odori e i disegni a corredo delle spiegazioni, realizzati da Ada Natale, il racconto di Luigi Moio diventa un percorso completo di enologia, di tecniche di cantina e anche un viaggio tra i vitigni di Italia e Francia. Arrivati alla fine della lettura, una met del corso per diventare sonunelier Ais fatto. Restano da studiare le Docg di Italia e Francia e buona parte di quelle dei Paesi europei, la California, lAustralia, la Nuova Zelanda e il Sudafrica e, soprattutto, gli abbinamenti tra il cibo e il vino. Il saggio di Moio, per contro, ci fa percepire lessenza pi profonda del vino attraverso il viaggio e la comprensione dei suoi profumi, vissuti dellautore come un atto damore e la loro ricerca come un gioco.
Autore: Antonio Morra


13 Febbraio 2017, ore 17:33

Corriere della Sera
I numeri di Buywine... Ma i consorzi volano, in dieci anni fatturati a pi 55% ... Supera la cifra di 1 miliardo di euro, il 55% in pi rispetto a dieci anni fa, il fatturato 2016 dei 16 Consorzi toscani del vino che hanno partecipato ad Anteprime 2017, iniziativa organizzata allinterno di BuyWine, con 200 buyer provenienti da 35 paesi, organizzata alla Fortezza da Basso dalla Regione Toscana in collaborazione con la Camera di Commercio di Firenze. Nel 2016 lexport di vini toscani Doc e Docg ha raggiunto la cifra record di 586 milioni di euro con un incremento di oltre il 2 % rispetto al 2015 e dei 10,4% in pi rispetto al 2014. Il vino crea anche occupazione con oltre 25.000 addetti (inclusi i lavoratori stagionali) in crescita del 5% rispetto a lo anni fa. Tra Paesi che nel 2016 hanno acquistato maggiormente bottiglie di vini toscani ci sono gli Stati Uniti (139 milioni di euro di export), la Germania (62 milioni), il Canada (34 milioni), il Regno Unito (25 milioni) e la Svizzera con 21 milioni di euro. E non si tratta solo di rosso. Infatti, lexport dei bianchi Dop aumento del 12% sullanno precedente, con una domanda crescente dallAsia, come dimostrano i casi di Hong Kong, diventato terzo mercato di destinazione (1,7 milioni di euro) e del Giappone (0,8 milioni di euro). Linteresse globale per i vini toscani evidente anche sui media internazionali; solo considerando la grande stampa, sono stati 1.115 gli articoli dedicati a queste eccellenze, la maggior parte dei quali negli Stati Uniti (31%), in Germania (25%), nel Regno Unito (25%) e anche la rivale Francia stata costretta a occuparsi dei vini toscani (5% delle presenze complessive).
Autore: Divina Vitale


13 Febbraio 2017, ore 17:32

Corriere della Sera
Le divisioni frenano il Chianti E se nascesse il Toscano Rosso? Tantini importa i nostri vini in Australia: Se si escludono Brunello e Classico per ristoratori e consumatori stranieri tutto uguale, cos finisce per vincere chi vende a prezzi pi bassi... In occasione di BuyWine, il salone dellexport dei vini toscani nel mondo in questi giorni alla Fortezza da Basso di Firenze, abbiamo chiesto unopinione a chi vende i vini toscani in Australia. Piero Tantini, una laurea in economia, ex ristoratore di successo in Italia e da una decina di anni titolare della Godot Wines di Sydney, parla subito di anni di positiva crescita per lItalia e la Toscana soprattutto per quanto riguarda lexport nel mondo del vino, ma mette in guardia per il 2017, anno in cui, tra instabilit politica e finanziaria, si avr sicuramente un riflesso non tanto sulle quantit del vino che il mondo anglosassone comprer, quanto sul prezzo medio. Tantini, secondo lei ci sar una flessione del mercato per quanto riguarda il sino tosca-no venduto allestero per questo nuovo anno? C stata negli anni passati una crescita esponenziale nelle vendite nei Paesi anglosassoni in generale, ma.... Ma? Trump, Brexit, nuove diplomazie... Sono tutte grosse incognite che stanno entrando con forza in campo. Vuole dire che ci sar un calo delle esportazioni? Assolutamente no, perch, parlo dellAustralia in particolare, ma vale per tutti i Paesi di lingua anglosassone, c unattitudine verso lalcol piuttosto costante. Vale a dire? La gente da quelle parti beve sempre, e con linstabilit berr comunque, ma a un prezzo minore. Sono popoli che da sempre hanno una risposta fortemente pragmatica rispetto alle variazioni economiche. Quindi attaccamento comunque al brand Toscana, ma sensibilit maggiore nei confronti dei prezzi? S, la Toscana si incastra in maniera interessante dentro a questa visione di un futuro pieno di incognite. Perch? Perch il brand Toscana comunque fortissimo in Australia. Non pu non esserci in ristoranti ed enoteche, ma c anche un gap di valore notevole fra le Doc importanti e quelle meno importanti. Parlando dellAustralia, quali sono in particolare? Brunello di Montalcino e Chianti Classico sono i vini generalmente accettati come fascia alta, mentre il Chianti generico e altre denominazioni vengono percepite invece come una commodity, ovvero sul mercato vengono considerate come un fornitore qualunque, che offre gli stessi prodotti dei concorrenti. A parit di offerta, il pubblico acquister al prezzo pi basso. La zona di Bolgheri? Uneccellenza che d vita ai vini pi iconici della Toscana, ma a quanto pare non basta in Australia. Parliamo del Chianti. Il Classico va alla grande, ma per il resto bisogna considerare anche un background negativo in termine di immagine degli ultimi decenni. E il Chianti un mondo talmente variegato che tuttora proietta unimmagine che soffre un poco. Tutte queste suddivisioni fra prodotti accessibili e di super nicchia non cos facile da leggere allestero, cos il cliente ripiega sul prezzo. Come ovviare? Quando esci dal brand Brunello e Chianti Classico, per il consumatore e il ristoratore quasi tutto uguale. Farei un brand generico "Toscana Rosso", che si venderebbe molto pi facilmente, rispetto a denominazioni, che per noi italiani sono di classe e nicchia, come Montecucco o altre, alle quali per il cliente normale anglosassone non interessato. In Italia, ma direi in tutta lEuropa vinicola, ora i vini cosiddetti naturali, stanno riscontrando un successo mai visto prima sui mercati. In Australia il naturale toscano come va? Anche qui c un orientamento generico verso il biologico e il biodinamico, con i consueti elementi contraddittori fra grandi e piccoli artigiani, dove vince il One man gang, ovvero quello che fa tutto da solo. I produttori toscani che propongo io, vanno quasi a ruba. Quali sono, secondo lei, le strategie per fare crescere lexport dei vini toscani? Difficile da valutare. In Toscana si fa gi tantissimo a livello istituzionale per la promozione allestero. Pi che in Piemonte? Molto di pi, basta vedere il successo ogni anno in Toscana delle presentazioni delle nuove annate di Chianti e di Brunello. Ma si pu migliorare? S, lavorando sui social. Cosa chiede il mercato australiano? Il nuovo trend mondiale, assieme a organic e bio, sono i vini rosati. La Toscana non la Puglia o il Lago di Garda, ma anche l ci sono grandi rosati. E i bianchi si vendono? Al di l della storica presenza della Vernaccia, senza peraltro numeri roboanti, faticoso vendere il bianco toscano. E quando lo chiedono, vogliono quello superiore. Bollicine e vini da meditazione? La bolla italiana al di l del Prosecco non si vende. Il Vin Santo, che come il Moscato di Pantelleria limmaginario del vino dolce allestero, trova spazio nellalta ristorazione.
Autore: Helmut Failoni


12 Febbraio 2017, ore 17:31

Corriere della Sera
Made in Italy, governo al lavoro Un marchio unico contro i falsi Salumi e formaggi, lindustria alle prese con la rivoluzione salutista... Un brand unico del made in Italy da apporre sulla confezione dei prodotti alimentari nazionali per combattere la contraffazione. Il progetto in fase di studio (avanzato) tra i ministeri interessati e il Poligrafico dello Stato, inizier dal food, potrebbe anche essere esteso ad altri settori e nelle intenzioni dei promotori serve ad attestare che lultima trasformazione sostanziale del prodotto avvenuta in Italia. Il marchio solo una delle iniziative sulle quali si poggiano le speranze dellindustria alimentare di far fronte a una fase del tutto nuova nella quale non basta combattere allestero litalian sounding e tentare di aumentare lexport ma si deve anche rispondere ai profondi mutamenti dei gusti e delle aspettative del consumatore. Non stiamo parlando di un trend solo italiano, anzi come attesta il dimezzamento degli utili Coca-Cola annunciato proprio in questi giorni la rivoluzione salutista promette di riscrivere le gerarchie interne al settore colpendo innanzitutto i prodotti accusati di generare lobesit o malattie ancora peggiori. Di questi temi si discusso in questi giorni grazie ad Apertamente, uniniziativa voluta dal presidente della Federalimentare Luigi Scordamaglia, che ha organizzato un tour per la stampa in alcune aziende del Nord che hanno accettato di aprire le fabbriche e i reparti di produzione. Dalla Ibis Salumi di Busseto al Caseificio Mauri di Lecco, dalle distillerie Branca di Milano al birrificio Poretti/Carlsberg di Varese. In comune le aziende visitate hanno di appartenere al novero delle eccellenze italiane e al tempo stesso di interpretare il made in Italy non come una rendita di posizione ma come una continua ricerca della qualit e dellinnovazione. Del resto un po tutta lindustria italiana, seppur partita con qualche ritardo, sta facendo i conti con levoluzione dei consumatori. Si sta tagliando fino al 30% di sale nei formaggi (stracchino, taleggio e gorgonzola), si modificano ricette per ridurre i grassi addirittura nei salami, si sostituiscono i conservanti chimici con quelli di origine vegetale cos come si taglia il glutine. Nel caso di Guido Barilla si arrivati a sostenere che bisogna mangiare di meno, mangiare meglio e mangiare tutti. Dopo le contraddizioni esibite sulla complessa vicenda dellolio di palma lindustria italiana quindi pare aver capito: la sfida diventa eliminare gli ingredienti contestati senza alterare il gusto e senza perdere il primato della qualit italiana. In qualche caso si tratta di un rompicapo (il prosciutto crudo ha bisogno del sale per la conservazione), in altri tutto sommato i primi passi autorizzano pi di qualche speranza, anche se occorre essere consapevoli che alla fine di questo match sul terreno resteranno morti e feriti. Non ultimo, bisogner avere la capacit di comunicare tutto ci al web che chiede con veemenza una tracciabilit pressoch assoluta. una partita che si aggiunge a quelle gi in agenda per il food italiano che esporta meno della Germania e vede le sue varie componenti (dalla Coldiretti allindustria, dal sistema fieristico alla ristorazione per finire agli chef) agire in maniera non coordinata e in vari casi in conflitto tra loro.
Autore: Dario Di Vico


11 Febbraio 2017, ore 17:30

Italia Oggi
Il re della cucina francese Yannick Allno, chef a sei stelle lunico italiano che brilla il comasco Simone Zanoni Una grande foto in prima pagina. Lintera copertina dellinserto dedicato agli stili di vita. Leditoriale di Bertrand de Saint Vincent, una specie di nuovo Hemingway francese, adorato per le sue cronache mondane nello stile di Paris est une rete, capo redattore dei servizi culturali. Con continue citazioni di Molire (Il faut manger pour vivre, bisogna pur mangiare per vivere) e di Pierre Desproges, umorista (scomparso nel 1998) adorato anche lui per le sue prese in giro dei tic parigini. Questanno Le Figaro, il quotidiano francese pi diffuso, non si risparmiato per raccontare la presentazione, gioved 9 febbraio, della Guida Michelin 2017, duemila pagine, una pioggia di stelle, 70 per lesattezza, che possono cambiare la vita (e il reddito) di altrettanti chef. Con limmancabile momento clou: lincoronazione del nuovo re della cucina francese, Yannick Allno, lunico con sei stelle, tre per il suo ristorante 1947 a Courchevel, a 1850 metri daltezza sulle Alpi della Savoia, e tre per il Pavillon Ledoyen, locale storico sugli Champs Elyses frequentato gi ai tempi della Rivoluzione. Yannik Allno, un cinquantenne parigino, figlio di bistrotier, il pap aveva un bistrot a Puteaux, un paesone alla periferia della capitale, ha entusiasmato tutti, i critici gastronomici, i giornalisti, il direttore internazionale delle Guide Michelin, Michael Ellis e, si capisce, anche i fortunati commensali del 1947, solo cinque tavoli e 22 coperti (con menu da 127 fino a 450 euro) nel raffinatissimo 116tel Cheval Blanc di propriet dellaltro re (del lusso), Bernard Arnault che proprio qui, sulle piste delle Trois Valles, il distretto sciistico pi grande al mondo, ha imparato a suo tempo a sciare. Aneddoti a parte, Allno devotissimo ad Arnault perch al 1947 gli ha sempre consentito di fare quello che ha voluto, cio di sperimentare una cucina super - raffinata a base di salse vegetariane perch, come ha spiegato il neo tristellato, nelle salse il vero segreto della cucina francese (Lintrt dune assiette reside dans sa sauce, il buono di un piatto sta tutto nella salsa che laccompagna). Ma forse Allno non stato incoronato re della cucina francese solo per questo. Probabilmente, come ricorda leditoriale del Figaro, lo stile del personaggio, riservato e allergico agli eccessi mediatici dei tanti Masterchef televisivi, che ha avuto buon gioco. Le chef modle ha titolato il quotidiano ricordando, con quella raffica di citazioni letterarie, che il lavoro in cucina, anni e anni di sacrifici ai fornelli, sono, a pensarci bene, un modello di vita un paese che rischia di tout oublier, di dimenticare tutto e perdere la sua identit. In questo senso piaciuto questanno anche lo stile della casa, della stessa Michelin che non ha fatto trapelare nulla delle sue scelte, non ha assecondato i vezzi dellindustria della comunicazione e del gossip. Ledizione 2017 del mitico Livre Rouge, lo riconoscono tutti, equilibrata, coerente, senza eccessi e voli pindarici. Insomma, una conferma della tradizione. Come si pu scoprire sfogliandola. E cos i due ristoranti del Ritz, il mitico hotel parigino appena riaperto, hanno visto riconfermare le loro tre stelle, due per la Table de lEspadon e una per Les Jardins de lEspadon, entrambi condotti da Nicolas Sale, chef de talent secondo il giudizio degli ispettori. Il pi stellato di tutti resta, comunque, il George V con ben cinque toiles, tre al prestigiosissimo Cinq di Christian Le Squer, una allOrangerie di David Bizet e lultima al George guidato con maestria dallunico italiano che entra nella hit parade francese, Simone Zanoni, un comasco (originario di Sal) la cui carriera sembra davvero quel chef modle di cui parla Le Figaro: anni di sacrifici durissimi a Londra (ha cominciato facendo il lavapiatti) prima di arrivare al successo. Per saperne di pi bisogna aspettare mercoled prossimo, 15 febbraio, quando la Guida arriva in libreria (24,90 euro). In Italia lelenco delle stelle (12 due stelle, 57 tre stelle) sul sito del Gambero Rosso.
Autore: Giuseppe Corsentino


10 Febbraio 2017, ore 10:42

Corriere Fiorentino
LOrnellaia in cappotto, sar battuto allasta ... E oggi parte BuyWine... Educare allemozione anche attraverso larte la chiave di crescita, per quanto riguarda lappeal verso lItalia, rivolta ai futuri visitatori stranieri, nei prossimi cinque anni Unoperazione che potr incrementare il fatturato aziendale del 15%. quanto stabilisce in una relazione il Censis, chiamato da Ornellaia, la nota casa vitivinicola di Bolgheri, per analizzare lo stile di vita italiano e come viene percepito allestero e tra i maggiori fruitori del nostro Made in Italy. Loccasione stata la presentazione del progetto Vendemmia dartista, giunto alla nona edizione. Per lannata 2014, definita lEssenza, sceso in campo lartista brasiliano Ernesto Neto, attivo in un progetto con la trib Huni Kuin dellAmazzonia: un seme stilizzato raffigurato nella bottiglia e un cappotto invece ad avvolgere i grandi formati (cento doppie magnum, dieci Imperiali e , una Salmanazar. Nove saranno poi battute allasta e il ricavato andr al Solomon Guggenheim museum e Foundation di New York). Vino e commercio si incontrano anche alla Fortezza da Basso a Firenze dove oggi prende il via BuyWine 2017 con in agenda pi di 5000 incontri. Al centro 210 imprese vitivinicole e 191 buyer provenienti da trentacinque Paesi.


10 Febbraio 2017, ore 10:42

Il Sole 24 Ore
Coca-Cola e la redditivit in calo delle bevande gasate ... Le campagne contro lobesit forse iniziano a pesare sul colosso di Atlanta: Coca-Cola frena la sua corsa, con i consumatori che in una svolta salutista prendono le distanze dalle bevande gassate e zuccherate, e chiude il quarto trimestre con un utile netto dimezzato a550 milioni di dollari a fronte degli 1,24 miliardi di dollari dello stesso periodo dellanno scorso. I ricavi sono calati del 5,9% a 941 miliardi di dollari. E a pesare sulle quotazioni di Wall Street del colosso Coca-Cola stata soprattutto la presentazione un outlook deludente per il 2017, con un utile per azione previsto inflessione ulteriore dell1-4% dagli 1,91 dollari del 2016.


09 Febbraio 2017, ore 12:59

Il Sole 24 Ore
Lactalis: nessun rialzo del prezzo Oggi riparte lOpa su Parmalat: Se non vinciamo, zero impatto:tutto resta com... La famiglia Besnier offre 2,8 euro per azione e punta a salire del 90%. Lopposizione di Amber che reclama il tesoro di Citigroup... Lultimo chilometro, nella maratona, il pi difficile e insidioso. Anche Lactalis, il padrone del latte in Europa, allultimo chilometro di una maratona, finanziaria, iniziata sei anni fa. Nel 2011 la multinazionale francese a gestione familiare scal la Parmalat, azienda simbolo dellindustria alimentare in Italia (anni prima, avevano messole mani su un altro simbolo, la Galbani). Ora li aspetta lultimo affondo: prendersi tutta lazienda italiana e portarla via da Piazza Affari. Oggi parte lOpa lanciata dal gruppo straniero a 2,8 euro per rastrellare le poche azioni rimaste in circolazione. Facile, sulla carta: il flottante appena il 12,25% e ai francesi basta uninezia, solo il 2,15%, per gridare alla vittoria (che coincide con la soglia del 90%). Ma su quel 2% si sta scatenando lultima battaglia trai padroni e le minoranze. I sei anni in Italia di Lactalis sono stati scanditi da un continuo stillicidio di accuse e affondi giudiziari. A capo dellopposizione, il fondo Amber, il pi noto attivista di Piazza Affari (ma in Lactalis li considerano degli speculatori), ha ingaggiato un braccio di ferro, fatto di esposti alla Consob, denunce penali e ostruzionismo. Ora che si gioca lultima partita, lo scontro si accende ancora di pi: da mesi Amber grida che il prezzo troppo basso, che non consegner le sue azioni, sperando cos che anche gli altri piccoli azionisti facciano lo stesso. Parmalat potrebbe incassare un tesoretto miliardario da Citigroup, con cui ha una causa aperta dai tempi del crack: ecco che dunque lazienda varrebbe molto di pi dei 2,8 euro messi sul piatto. La posta in gioco alta tanto che per la prima volta in sei anni, Lactalis uscita allo scoperto e accetta di parlare con un giornale. Siamo fiduciosi che arriveremo il 90% di Parmalat esordisce Michel Nalet, general manager degli affari pubblici del gruppo. Sta di fatto per che in Borsa il titolo costantemente sopra il prezzo dOpa e che a un piccolo azionista converrebbe, allo stato attuale,vendere i suoi titoli sul mercato, piuttosto che consegnarli ai francesi. Un passaggio non di poco conto, ma per ora Lactalis irremovibile: Non ab-biamo alcuna intenzione di rivedere il prezzo; per un azionista, soprattutto se storico, comunque un valore alto. Che far per, Lactalis dovesse lOpa fallire? Non sappiamo cosa succeder, se non arriveremo al 90% del capitale di Parmalat. Ci penseremo il 10 marzo chiosa serafico Nalet. Ma qualcuno avr pur pensato allo scenario peggiore: Il ragionamento non vale in questo caso - replica Nalet - perch qui non c un worst case scenario: Parmalat comunque gi controllata da Lactalis. E finora non abbiamo avuto problemi a gestire la societ. I francesi dunque gettano acqua sul fuoco e sfoggiano tranquillit, anche perch Lactalis parte dalla posizione di forza dell87,7%, una quota che garantisce un controllo bulgaro. Ma se fosse tutto cos lineare, non si spiegherebbe tutto il can can sul delisting. La verit che la famiglia Besnier, proprietaria di Lactalis, soffre il mercato: non pubblica i suoi dati, nessuna delle sue aziende quotata. E dover condividere decisioni (e soprattutto profitti) con azionisti di minoranza un fastidio mal sopportato. Non a caso, per la prima volta, i francesi si sono scagliati contro Amber: Lactalis ha presentato anchessa un esposto in Consob, accusando il fondo di scorrettezze informative suscettibili anche di incidere sullandamento del titolo e sullOpa ha spiegato una nota, accusando ipotetici azioni di concerto. Mentre oggi si parte lOpa, ieri si chiuso invece un vecchio capitolo, risalente ai tempi dellarrivo dei francesi. Il gip di Milano, Manuela Scudieri,ha fatto calare il sipario sulla presunta scalata a Parmalat di Lactalis, che era salita al 29% di Collecchio, per poi lanciare unOpa. Si ipotizzavano i reati di aggiotaggio e insider trading per Intesa, Lazard e Soc - Gen. E stato tutto archiviato.
Autore: Simone Filippetti


09 Febbraio 2017, ore 12:58

Vito Varvaro
Il vino che pu salvare Selinunte Vito Varvaro, presidente di Cantine Settesoli, spiega liniziativa a sostegno del sito archeologico... possibile mettere daccordo realt commerciali, bellezza del territorio e beni culturali? Si possono sposare gli obiettivi dei viticoltori siciliani con la valorizzazione del sito archeologico di Selinunte? Il progetto di Cantine Settesoli dimostra che si pu fare, integrando la volont delle istituzioni con quella dei privati sensibili alla bellezza. Cantine Settesoli una comunit siciliana del vino, fondata a Menfi (Agrigento) e formata da 2 mila viticoltori. Da oltre 50 anni, si prende cura di un vigneto di 6 mila ettari sulla costa sud occidentale dellisola dove si coltivano 28 differenti tipi di uva. E da qui, 25 milioni di bottiglie vengono prodotte e distribuite in oltre 30 Paesi del mondo, dando vita a un sistema che consente di generare reddito per ogni singolo agricoltore. Ma lattenzione di Cantine Settesoli non rivolta soltanto allaspetto commerciale. Uno dei punti chiave della missione aziendale quello di favorire lo sviluppo del territorio anche dal punto di vista turistico e culturale. Da questa volont nato un progetto di fundraising in favore del pi grande parco archeologico dEuropa, quello di Selinunte: un patrimonio di inestimabile valore, incorniciato proprio dai vigneti di Cantine Settesoli, e che necessita di continue cure di restauro e manutenzione. In accordo con lassessorato regionale ai Beni culturali e identit siciliana e con la direzione del parco, a settembre 2016 partita la campagna di raccolta fondi Settesoli sostiene Selinunte. Chiunque pu partecipare comprando una bottiglia di vino Settesoli (distribuito nei supermercati di tutta Italia) oppure attraverso libere donazioni (con la possibilit usufruire delle detrazioni fiscali previste dalla legge Art bonus). Cantine Settesoli riuscita a coinvolgere nel progetto di solidariet altre realt aziendali; nato il sito Settesolisostieneselinunte.it, dove possibile seguire levoluzione della raccolta; ed stata promossa una campagna televisiva nazionale sulle reti Rai, Mediaset e La7. Lobiettivo raggiungere i 500 mila euro necessari per illuminare la cinta muraria del sito archeologico e restaurare il tempio C. Lambizione di migliorare la fruibilit del parco, cos, diventer realt. Grazie al lavoro di tutti.
Autore: Panorama


08 Febbraio 2017, ore 12:01

Italia Oggi
Strategia Vinexpo ... La biennale di Bordeaux punta sul bio e i nuovi buyer... A Vienna il primo focus sui territori... Wow-World of organic wine, il programma di hosted buyer e Vinexpo Explorer. Sono queste le tre principali novit per il 2017 di Vinexpo, marchio internazionale specializzato nellorganizzare eventi B2B dedicati al mondo del vino e degli spirits, il cui appuntamento clou il salone biennale di Bordeaux Lac (affiancato da Vinexpo Hong Kong e da Vinexpo Tokyo negli anni pari), in programma questanno dal 18 al 21 giugno presso il Parc des Expositions. Lospite donore sar la Spagna. Lultima edizione, quella del 2015, ha visto la partecipazione di 2.350 aziende espositrici di 44 nazioni, oltre alla Francia, e di 48 mila visitatori professionali di cui quasi 30 mila francesi e oltre 18 mila di 150 paesi. Al nostro salone, dichiara a Italia Oggi Guillaume Deglise, ceo di Vinexpo Bordeaux e Hong Kong, i produttori e i merchant di vini biologici e biodinamici non sono mai mancati. Questanno, su unanime richiesta sia degli espositori sia dei visitatori, per la prima volta li raggrupperemo nellarea che abbiamo battezzato Wow, dando cos loro maggior visibilit. E li lasceremo liberi di scegliere se esporre per tutta la durata della fiera o soltanto per due giorni. Novit assolute sono, invece, il programma di hosted buyer, nellambito del quale 200 buyer internazionali che non hanno mai preso parte prima alla biennale saranno invitati da Vinexpo a visitare il salone di Bordeaux, e Vinexpo Explorer, la cui prima edizione si svolger a Vienna dall1l al 12 settembre. un unicum, assicura Deglise. In due giorni porteremo 100 fra i pi importanti buyer a conoscere regioni vitivinicole deccellenza ancora poco note a livello internazionale. Allo stesso tempo, una formula replicabile nel tempo. Fosse per me lappuntamento successivo di Vinexpo Explorer potrebbe toccare o la Sicilia, o la Puglia o la Campania. Per poi svolgersi in Francia presentando lAlsazia o la Languedoc. A Vinexpo Bordeaux, grazie alla collaborazione con Wine Spectator, si parler questanno anche degli effetti del riscaldamento globale sui vigneti e dellimpatto della Brexit sul mondo del vino. Sar ulteriormente implementato il programma dincontri daffari fra espositori e visitatori one to wine, che ha debuttato nel 2015 a Bordeaux con 1.500 appuntamenti organizzati. E il cui successo stato confermato dai 1.300 incontri svoltisi a Vinexpo Hong Kong. La presentazione di Vinexpo Bordeaux tradizionalmente loccasione per anticipare i contenuti della ricerca sul futuro del mercato globale del vino e degli spirits, che Vinexpo commissiona allistituto inglese Iwsr (Independent Wines and Spirit Research). Ricerca che prevede fra il 2016 e il 2020 un aumento dei consumi dell1,9% a volume, che passeranno da 2,6 mld di casse da 9 litri a 2,649 mld di casse, con il ritmo maggiore dincremento riconducibile ai vini frizzanti: sar del +8,7%, da 221,3 mln a 240,5 mln di casse. E, in questo trend positivo, un ruolo di primo piano lavr il nostro prosecco, contro il pi modesto +1,2% dei vini fermi (da 2.791,1 a 2.408,8 mld casse). Lexport, principalmente verso mercati lontani, si conferma poi un must per i produttori di vino italiani (primo paese esportatore a volume e secondo a valore dietro la Francia) ed europei; a maggior ragione perch i consumi nel Vecchio Continente nel decennio 2011-2016 sono dati in calo (-33,9 mln di casse). Solo in Italia nel 2011-2020 il consumo di vino diminuir del 19%. Mentre continueranno a crescere nella regione Asia-Pacifico (+35,7 mln casse), nelle Americhe (+23,8 mln casse), in Africa (+15,7 mln casse) e sono tornati a salire dal 2016 nellarea Cis (+10,7 mln casse nel decennio). Guardando, infine, ai principali mercati di sbocco dei vini italiani, quelli europei, compreso quello tedesco (il nostro primo cliente estero), sono dati in calo. Opportunit di crescita vengono invece ancora dal Nord America: Stati Uniti, in primis, e Canada. E dalla Cina. Mercati da non sottovalutare, quelli dellAfrica, dove i consumatori cercano vini di qualit, ma a prezzi accessibili.
Autore: Luisa Contri


08 Febbraio 2017, ore 12:01

Italia Oggi
La qualit un primato italiano La congiuntura del 14 rapporto Ismea Qualivita. A Parma il primo forum mondiale delle Ig... Dop e Igp in crescita, in Gdo boom rispetto ai cibi generici... Produzioni di qualit sempre pi traino per lagroalimentare. Non pi solo un questione di primato mondiale a livello quantitativo di Dop e Igp (814 prodotti, 247 food e 523 wine) di peso sul fatturato totale dellindustria agroalimentare (10%), sullexport (21%) o di rilevante valore alla produzione (13,8 mld nel 2015). Le produzioni certificate crescono anche nei consumi, e soprattutto nella grande distribuzione organizzata: le vendite in valore di questi prodotti a peso fisso nella Gdo sono cresciute del 5,1% sul 2014 rispetto all1,9% della categoria dei prodotti agroalimentari. uno degli aspetti che emerge dal XIV Rapporto Ismea - Qualivita sulle produzioni Dop Igp e Stg, presentato ieri a Roma. Illustrati nel dettaglio da Raffaele Borriello, direttore generale Ismea, i dati confermano che in particolare i formaggi Dop e Igp hanno raggiunto i 2 miliardi di euro di vendite, con un +3% in valore e un +6,9% in volume, mentre i formaggi generici sono rimasti fermi sulla spesa (0,6%) e sul volume (+0,6). Ancor di pi il settore delle carni certificate ha realizzato aumenti del 16% in valore e del 12,4 in volumi rispetto al 5% e all1,6% dei prodotti generici. Lincidenza dei vini certificati presso la Gdo, senza considerare gli spumanti, ha sfiorato il 75% delle vendite in valore per un giro daffari di 1,3 miliardi di euro. E se la Gdo il principale canale di vendita delle produzioni certificate (50,6%) ed scesa la copertura dei grossisti 24,5% (-11,9%), sono aumentate la vendita diretta (3,4%) e gli altri canali (7,8%). E proprio su questaspetto si soffermato Mauro Rosati, direttore generale Fondazione Qualivita secondo cui la nuova sfida per il Made in Italy di qualit la ristorazione organizzata. Il comparto dipende ancora molto dalla Gdo ma alla continua ricerca di ulteriori canali di distribuzione capaci di riconoscere il giusto valore allagricoltura italiana. In questa edizione del Rapporto abbiamo voluto riflettere, visto il successo dello street food italiano sulle opportunit che offre al comparto dei prodotti Dop e Igp. Investire in questi sistemi vincente per il nostro settore, l c lidea della cucina italiana perch le imprese di questo settore, rispondendo a una nuova domanda di modalit di consumo e di prodotto, sono quasi tutte provenienti da Paesi con limitata tradizione e cultura culinaria, che molto spesso utilizzano food - concept italiani in abbinamento a prodotti non originali del nostro paese. A dimostrazione del rilievo nazionale del produzioni certificate, si svolger in Emilia - Romagna, la prima edizione del Forum mondiale delle indicazioni geografiche. Origo, questo il nome della fiera B2B dedicata alle sfide, al valore strategico e alle opportunit globali del sistema delle Ig sia in Europa che a livello internazionale, si svolger 111 e 12 aprile a Parma, nellambito di Cibus Connect e sar sostenuta da Mipaaf, Regione Emilia - Romagna, con il patrocinio della Commissione Europea.
Autore: Giusy Pascucci


07 Febbraio 2017, ore 11:13

Italia Oggi
Citt del vino, la Francia raddoppia. Dopo Bordeaux investe su Digione con scuola alberghiera e formazione enogastronomica Progetto da 200 mln in project financing del Gruppo Immobiliare Eiffage. Prevede anche 600 alloggi A quanto pare le citt del vino sono diventate di moda e nessuna grande citt francese disposta a rinunciarvi. Dopo Bordeaux, che con la sua cit du vin (uno straordinario edificio a forma di decanter sulla Gironda) ha visto raddoppiare il numero dei turisti, ora la volta di Digione, il capoluogo della Borgogna, il cui sindaco, Franqois Rebasamen, socialista e amatissimo dai suoi concittadini che lo eleggono ininterrottamente dal 2001, non ha esitato a mettere a disposizione unala del vecchio ospedale medioevale per ospitare quella che, nel progetto, porta gi il nome di Cigv, Cit internationale de la gastronomie e du vin. Gastronomia e vino perch Digione la citt della famosa mostarda, del pan dpices, il pane speziato e, naturalmente, dei vini di Borgogna, da sempre in gara in tutti i contest enologici con i pi nobili bordeaux. Insomma, una bella competizione tra citt, un buon esempio di marketing territoriale anche perch il comune, a corto di risorse finanziarie come tutti in questo momento, si affidato al terzo operatore immobiliare francese, il gruppo Eiffage, un colosso da 14 miliardi di euro e migliaia di cantieri in mezzo mondo, per un piano urbanistico pi ampio che si finanzier da solo, se- condo gli schemi financing. Rendering della sede della citt del vino a Digione classici del project residenza. Nel senso che non ci sar solo la Cit de la gastronomie et du vin in unala ristrutturata dellospedale medioevale (progettato dallo studio di architettura e urbanistica Anthony Bchu e Perrot&Richard, lo stesso che ha firmato alcuni grattacieli della Defense, il quartiere degli affari di Parigi), ma tutta una serie di spazi e di edifici dedicati al turismo e a Seicento nuovi appartamenti (con il 70% riservato a quella che in Italia si chiama edilizia sociale), un grande albergo con 120 stanze e un paio di ristoranti, 12 sale cinematografiche, una residenza per anziani, una sala conferenze con 250 posti, un centro commerciale da 3 mila metri quadrati. Oltre, ovviamente, a tutto quel che serve a una citt del vino e della gastronomia: scuola alberghiera, aule per la formazione enogastronomica e la degustazione. Insomma, una vera Digione2 che mobiliter investimenti per oltre 200 milioni di euro. A carico di chi? Intanto del generai contractor, il gruppo Eiffage, lunica vera public company francese del settore delle costruzioni, quotata alla Borsa di Parigi e controllata dai suoi stessi dipendenti (al 23%), con una storia secolare ( limpresa che ha costruito la Torre Eiffel quando si chiamava Fougerolle, dal nome del suo fondatore a met dell800). I lavori cominceranno alla fine di questanno e si concluderanno entro il 2019. Sar un vero ecoquartiere, un modello per tante citt francesi spiega con soddisfazione il patron di Eiffage, Jean-Frangois Roverato, uno dei manager pi apprezzati del settore. Roverato di origine italiana, figlio di un falegname emigrato negli anni Trenta e di una sarta. Ha 71 anni e non ha mai lasciato la guida di Eiffage perch nessuno vuole che se ne vada. Tanto bravo.
Autore: Giuseppe Corsentino


07 Febbraio 2017, ore 11:13

Corriere della Sera
32,4% la quota del vino italiano Usa Secondo dati Ice lItalia il primo fornitore di vino degli Usa, con una quota di mercato del 32,4% e un export che ha raggiunto 1,65 miliardi nel periodo gennaio-novembre 2016 (+5,9%).


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pioviggine Soave:
Soave (VR)

Temp: 10°
Precip: 0-1mm
pioggia Suvereto:
Suvereto (LI)

Temp: 14°
Precip: 4-8mm
variabile Taurasi:
Taurasi (AV)

Temp: 15°
Precip: -
pioggia Torgiano:
Torgiano (PG)

Temp: 12°
Precip: 4-8mm
pioggia debole Trentino:
Lavis (TN)

Temp: 10°
Precip: 1-4mm
pioggia debole Trentino:
Mezzocorona (TN)

Temp: 9°
Precip: 1-4mm
pioggia debole Trentino:
San Michele all'Adige (TN)

Temp: 9°
Precip: 1-4mm
velature sparse Valle d'Aosta:
Aosta (AO)

Temp: 13°
Precip: -
pioviggine Valtellina:
Sondrio (SO)

Temp: 12°
Precip: 0-1mm
pioviggine Verdicchio:
Jesi (AN)

Temp: 16°
Precip: 0-1mm
pioggia Vernaccia:
San Gimignano (SI)

Temp: 12°
Precip: 4-8mm
Mezzacorona

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