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Il Meglio dell'Edicola

17 Novembre 2017, ore 16:51

Il Venerd di Repubblica
La Bottiglia Cannonau Fudora 2015 Fratelli Mulas Cardedu (Ogliastra)... Fudra in sardo significa finalmente, era ora. Lo ha pensato Christian Mulas guardando la sua prima bottiglia di Cannonau vendemmia 2013. La terra, quattro ettari di vigna pi pascolo e frutteto, lavevano comprata i suoi genitori, Paolo e Carmina, che conferivano le uve alla Cantina sociale dellOgliastra. Morto il padre nel 2001, un po alla volta Christian si convince che era un peccato coltivare luva al meglio e non vederla diventare vino. Laureato in Scienze motorie, ora si divide tra linsegnamento e la vigna, in cui gode dellapporto enologico di Aldo Buiani. La decisione di mettersi in proprio stata presa in totale accordo con la sorella Stefania, che da 15 anni vive a Berlino dove possiede, in Potsdamer Platz, il ristorante Essenza, molto ben trattato dai critici tedeschi. E per Berlino parte il 50 per cento della produzione di Fudra. Ad aiutare Christian rimasta mamma Carmina, ex sindacalista, che lo dispensa dalla fatica maggiore: i rapporti con la urocrazia. Il Fudra esce sul mercato a due anni dalla vendemmia. Rubino intenso, bouquet variegato: frutti maturi (mora, ciliegia), macchia mediterranea (mirto), scatola di sigaro, refoli balsamici. Sapore succoso, fresco, molto piacevole e persistente. A Sesto San Giovanni (Milano) da A su Sattu, ad Alghero (Sassari) alla Bottega di Tommy sui 15 euro.
Autore: Gianni e Paola Mura


17 Novembre 2017, ore 16:50

La Repubblica
Stella al ristorante o stella in tv Cracco e il dilemma dello chef... Nei piatti di Norbert Niederkofler si gustano sapori, si vedono le montagne, si ascoltano storie. Lincontro con questa cucina unindimenticabile esperienza umana. Per gli ispettori Michelin, tre stelle emozionanti. La motivazione del premio dice tanto, se non tutto, della cucina di Norbert Niederkofler, nuovo cuoco tristellato della guida Michelin 2018. Una nomina attesa e sperata per rimpolpare lempireo gastronomico italiano, oggi salito a quota nove, ma ancora in debito di riconoscimenti. Solo la notizia di un nuovo tre stelle riuscita ad arginare limpatto mediatico per la bocciatura di Carlo Cracco, retrocesso da due a una stella, insieme a un altro storico due stelle milanese, Sadler. In un attimo, la capitale economica si ritrovata gastronomicamente pi povera, anche se resistono le due stelle (abbondanti) di Antonio Guida del Seta, cui si aggiunge Andrea Aprea, neobistellato al Vun. Non ha avuto miglior sorte Torino, ancora orfana di ristoranti bistellati, malgrado il talento splendente e sicuro di Matteo Baronetto del Cambio. Forse togliere le due stelle a Cracco e attribuirle al suo storico souschef era troppo anche per la Rossa, malgrado il Masterchef pi affascinante e tenebroso sia da tempo pi abituato a occupare i set televisivi che la sua cucina. quasi antropologica, la mutazione subita dai cuochi negli ultimi ventanni. Professionisti cresciuti dietro ai grembiuli di una generazione diversa, composta da lavoratori dei fornelli molto dediti alla cura dei piatti e poco avvezzi alla socialit (oggi diremmo poco mediatici). Limpatto potente della tv ha cambiato tutto, in termini di popolarit e di compensi. Perch un ristorante di alta gamma in Italia ha costi difficilmente sostenibili. Dietro un piatto apparentemente caro si nasconde un investimento continuo e per certi versi senza ritorno, a meno di integrare gli incassi con emolumenti esterni: consulenze per lindustria alimentare, banchetti, cene nelle magioni dei vip, settimane gastronomiche nei gran di alberghi. E la televisione. Trasformare un cuoco in una star un percorso che oggi sembra semplice come uno schioccar di dita, ma invece si porta appresso un travaglio tanto pi grande quanto pi importante la passione alla base. Certo, nessuno obbliga il cuoco stellato a mollare la cucina al souschef per andare a far bella mostra di s davanti a una telecamera. Questione di scelte. Mauro Uliassi, due stelle sulla spiaggia di Senigallia, racconta la sua fortuna di cuoco stagionale, perch dinverno posso chiudere e fare altro, magari un tour in Asia o in Russia, ma anche pensare i piatti della stagione che verr. Se stai aperto tutto lanno, la faccenda si complica. In Italia, solo Massimo Bottura pu permettersi di far camminare il ristorante sulle sue gambe. Ma la sua brigata unica. Cracco, a lungo tra i migliori talenti italiani, ha provato a fare bene entrambe le cose, dividendosi tra casacca bianca e microfono, ma non gli riuscito. Qualche collaboratore non allaltezza, il troppo tempo sottratto al mestiere della tavola, ma anche la convinzione sbagliatissima di un automatico do ut des che anima molti finanziatori di ristoranti stellati. Stare in bilico difficilissimo. E alla fine, la televisione che sceglie per te. Tra una puntata tv e una pubblicit, arrivato il nuovo locale con Lapo Elkann, e tra qualche settimana ci sar linaugurazione dello spazio fantasmagorico in Galleria, dove ricominciare lavventura dellalta cucina. A patto che la fame di stelle non confligga con tutto il fuori che sta rubando lanima degli chef.
Autore: Licia Granello


17 Novembre 2017, ore 16:50

Corriere della Sera
Un trattato di pace in Valpolicella. Cos finir la guerra dellAmarone Consorzio e Famiglie dialogano dopo lo scontro. Tedeschi: lora del buon senso... lora del buon senso per lAmarone. Sabrina Tedeschi condensa in una frase lultimo capitolo della guerra della Valpolicella. La presidente delle Famiglie dellAmarone darte sta discutendo la pace con il presidente del Consorzio locale, Andrea Sartori. Entrambi vogliono porre fine a una lite che divide i produttori del rosso veronese. Sono stati i giudici di Venezia a chiedere che termini il conflitto. La sentenza sembra ispirata dal famoso discorso dello scrittore George Saunders, uno dei cento uomini pi influenti al mondo secondo Time ai laureati della Syracuse University: C un equivoco, in ciascuno di noi, anzi, una malattia: legoismo. Ma esiste anche una cura. Viaggiate, diventate ricchi, famosi, innovate, dirigete, innamoratevi, guadagnate... ma nel frattempo, per quanto potete, abbondate in gentilezza. La spaccatura iniziata nel 2009. Da una parte le Famiglie (tredici nomi tra i pi noti dellAmarone: Allegrini, Begali, Brigaldara, Guerrieri Rizzardi, Masi, Musella, Speri, Tedeschi, Tenuta SantAntonio, Tommasi, Torre dOrti, Venturini e Zenato), dallaltra il Consorzio Vini Valpolicella. Lo scontro pi duro sulla modifica del disciplinare di produzione dellAmarone decisa dal Consorzio: stata consentita la produzione del vino da uve appassite in aree di pianura prima escluse. Il Consorzio sostiene che le Famiglie non devono usare la parola Amarone, la cui tutela spetta allente, non allassociazione. I giudici hanno accolto questa tesi, che potrebbe ripercuotersi su altri sodalizi del vino in Italia: le Famiglie sono colpevoli di concorrenza sleale, perch hanno suggestionato il consumatore, facendo intendere che il loro era un Amarone migliore. Il Tribunale ha invitato alla pace: E auspicabile una ricomposizione che porti ad allineare energie ed obiettivi verso una crescita condivisa. Sabrina Tedeschi e Andrea Sartori (neo presidente, al posto di Christian Marchesini che aveva promosso la causa, e timoniere di unazienda da sedici milioni di bottiglie con centoventi ettari) si sono quindi incontrati nei giorni scorsi. Un passo necessario, dice la vignaiola, che con il padre Lorenzo Tedeschi, la sorella Antonietta e il fratello Riccardo guida la cantina da mezzo milione di bottiglie, con quattro secoli di storia, quarantasei ettari in collina e una gamma di a quattro Amarone potenti, eleganti, di grande personalit (il Docg, detto il Gastronomico, il Capitel Monte Olmi, La Fabriseria e un nuovo cm che uscir dalla Tenuta di Maternigo). Negli ultimi anni si parlato pi dei problemi giudiziari dellAmarone che del vino. Dobbiamo lavorare insieme sulla promozione dellAmarone, abbiamo bisogno di avere tutti i produttori a bordo, spero che le Famiglie tornino nel Consorzio, concorda Sartori, parlando con Robert Camuto di Wine Spectator. Ora che il dialogo iniziato, si pensa a obiettivi comuni. Come la replica del modello Chianti Classico, che nel 2013 ha creato la Gran Selezione, una sorta di super Riserva. Le trattative con il Consorzio - spiegano le Famiglie sembrano positive e promettenti. Il nostro impegno sar sempre rivolto a far crescere limmagine delle nostre aziende e, di riflesso, di tutto il territorio . Quando il trattato di pace sar firmato e inizier lera della gentilezza auspicata dai giudici (e da George Saunders) ci sar bisogno di un brindisi con una bottiglia che metta daccordo tutti. Sabrina Tedeschi sicura: LAmarone della pace potrebbe essere quello di Quintarelli, il grande Bepi non avrebbe mai voluto vedere questa battaglia legale, amava troppo la sua terra.
Autore: Luciano Ferraro


16 Novembre 2017, ore 11:21

Corriere della Sera
La fiaba con il gusto del vino (che d linfa alleconomia) Tra le kermesse, il Natale dei Popoli di Rovereto Le mani intirizzite stringono una tazza di vin brl. Dal grande pentolone si levano fumi di cannella, chiodi di garofano, ricordi dinfanzia e dolci fatti in casa. Tutto intorno un dedalo di casette in legno, quasi a ricreare un villaggio incantato, libero dai lacci del tempo e incorniciato dalle cime innevate. A Trento, a ridosso delle mura vanghiane illuminate a festa, lAvvento apre la stagione del Mercatino di Natale, in agenda da sabato 18 novembre fino al 6 gennaio. Una tradizione che nella Citt del Concilio si ripete da ventiquattro anni ed ormai caratterizzata da unofferta diffusa sullintero territorio provinciale. In quota e nei paesi a valle. Una magia, quella del Natale che, al di l del potere evocativo, ha un risvolto pratico: attira visitatori e rinforza il turismo. Il record della scorsa stagione invernale 6,7 milioni di pernottamenti oltre allo sci , infatti, legato anche alla geografia dei mercatini. Terra di confine, cerniera tra culture diverse mitteleuropea e mediterranea - il Trentino, nelle settimane natalizie, riabilita gli antichi Christkindlmarkt, apparsi nel XIV secolo in Germania. Lappuntamento pi noto a Trento che, questanno, si allarga: 93 casette di legno allestite nelle due sedi di piazza Fiera e piazza Cesare Battisti. Dalle prime edizioni a oggi, la crescita organizzativa ha dato i suoi frutti. I numeri rendono lidea: il Mercatino di Trento accoglie mediamente mezzo milione di persone (760 mila nellultima edizione); per 58 mila presenze medie negli alberghi del circondario; 20 mila pacchetti regalo confezionati in un mese, nella casetta allestita da Trento Fiere; 5 mila camper arrivati da tutta lEuropa; 10 mila litri di vin brl prodotti nel giorno del record assoluto; una spesa media di 200 euro a nucleo familiare transitato in citt e, nel complesso, una ricaduta di 30 milioni di euro solo su Trento. Una stima che gli organizzatori rinnovano di anno in anno, per mostrare lefficacia della strategia turistica ricamata attorno allAvvento. Il segreto risiede nellofferta, capillare e diversificata. Oltre a Trento, il Mercatino di Natale di Levico Terme racconta una favola imperiale. Qui, nel parco secolare degli Asburgo, dal 25 novembre al 6 gennaio, lungo i viali alberati sorgeranno le tipiche casette in legno. Per la prima volta, poi, alle porte del Trentino si coordineranno gli appuntamenti dei Natali della Vallagarina: ununica regia che armonizza le proposte dei singoli Comuni. La pi attesa a Rovereto. Dal 24 novembre al 6 gennaio torna infatti il Natale dei Popoli con il suo mercatino che invita al dialogo con altri Paesi e culture. Ospiti delledizione 2017 saranno i presepi, realizzati dai maestri di San Gregorio Armeno, a Napoli, e dagli artigiani di Greggio. Anche a Rovereto le presenze sono degne di menzione: 490 mila i visitatori censiti nella scorsa stagione. Ad arricchire il programma, poi, il Natale nei palazzi barocchi di Ala. A partire dal 25 novembre, ogni weekend, la cittadina rispolvera il suo passato. Il progetto lega storia e identit di Ala - spiega Riccardo Ricci, direttore artistico dellevento -. Capitale della produzione del velluto e della seta, nel Settecento Ala diventata centro dellarchitettura barocca grazie alle nobili dimore dei commercianti. Un patrimonio che sar restituito ai visitatori: anzich nelle tipiche casette, artisti e artigiani abiteranno i pregiati androni. Non solo: Ricordando il passaggio di Mozart ad Ala, accompagneremo le visite con musica barocca. Mandolini, flauti in legno e canti riempiranno cos i saloni.
Autore: Marika Damaggio


16 Novembre 2017, ore 11:20

Panorama
I vini Gulfi puntano al raddoppio ... Con 100 ettari coltivati, lazienda vuole arrivare a 500 mila bottiglie bio allanno... Un vino che sa emozionare per la sua semplicit e genuinit. Nella Sicilia sud orientale ha un nome: Gulfi, azienda vitivinicola che ha fatto della produzione biologica una bandiera, certificata. Mio nonno produceva vino, ma con una sola vigna racconta Matteo Catania. Nel 95 mio padre Vito si trov a un bivio e, grazie allincontro con lenologo Salvo Foti, decise di intraprendere la strada della viticoltura e adesso abbiamo 9 mila piante ogni ettaro. Oggi Matteo Catania guida lazienda, ma Salvo Foti a imprimere ritmi, tempi e qualit al vino che viene prodotto: 300 mila bottiglie che in un futuro molto vicino diventeranno 500 mila. nato come un progetto controcorrente racconta Foti. Abbiamo puntato sul fattore tempo, senza forzare la produzione evitando di irrigare le vigne, e sul fattore umano utilizzando solo risorse del territorio, maestranze locali. una grande famiglia, quella di Gulfi. Facciamo molta formazione perch non difficile coltivare le vigne, ma le persone. Lazienda si sviluppa su 100 ettari e le piante rigorosamente ad alberello come vuole la tradizione siciliana, sono coltivati Pachino, in val di Noto, ma anche sullEtna. Una viticoltura rispettosa dellambiente e in equilibrio con lecosistema che la circonda. Non c dubbio che con la cultura e la conoscenza conclude Catania si fa del bene al territorio.


15 Novembre 2017, ore 11:20

Il Sole 24 Ore
Fiammata dei prezzi allingrosso del vino La vendemmia in pesante calo (-26%) lascia il segno sui listini dei vini allingrosso. Secondo Ismea laccelerazione appare evidente in particolare per i vini comuni. A novembre i vini bianchi sfusi hanno registrato un balzo ra del 73,2% rispetto al medesimo periodo del 2016 (toccando quota 0,55 euro al litro per un vino da almeno 11 gradi) . Aumento del 61% per i vini comuni rossi (0,57 euro al litro). Secondo i dati dellIstituto di servizi per il mercato agricolo rincari, anche se in maniera meno accentuata ,stanno emergendo pure per i vini a denominazione dorigine. A cominciare dal Prosecco Docg di Conegliano Valdobbiadene quotato 3 euro al litro (+20%). Trai vini rossi quotazioni monstre per il Brunello di Montalcino che con 10,3 euro al litro mette a segno un ulteriore +12,6%. Barolo Docg stabile a 8,2 euro al litro mentre il Barbaresco con 5,6 euro al litro aumentato del 17,7 per cento.
Autore: Giorgio DellOrefice


15 Novembre 2017, ore 11:20

Italia Oggi
Ecco il Nespresso del vino. E la mescita fatta col chip Una startup francese traghetta il nettare di Bacco nellInternet delle cose. Linnovazione si chiama D - Vine, un aggeggio che in Francia si guadagnato la reputazione di essere il Nespresso del vino. A portare in evidenza la cosa stato Le Figaro del 7 novembre 2017. Il principio simile a quello delle famose macchine a capsula, con una differenza: il vino sostituisce il caff i e al posto delle capsule c una bottiglia. O meglio, un flacone in vetro al cui interno incapsulato un chip in radio frequency identification (Rfid). Si tratta di una speciale etichetta usata, in questo caso, per monitorare temperatura e ventilazione del vino, suggerendo come il nettare debba essere servito. Il target di riferimento delle macchinette del vino sono i clienti che hanno sviluppato un servizio in vetro. D - Vine, infatti, lo facilita e, al contempo, semplifica lo stoccaggio dei crus, visto che non sar pi necessario conservare bottiglie aperte in attesa di un amatore. I fondatori di D - Vine hanno fatto ricorso al know - how made in France per produrre il loro prodotto. I contenitori sono prodotti da Wit, una societ che ha sviluppato bottiglie di vetro, protette da ben cinque brevetti. Mentre la consulenza elettronica giunta da Ncwnext, una azienda con sede a Nantes. La macchinetta del vino sul mercato a 890 euro. Il prezzo dei contenitori varia, invece, a seconda dellannata, da 2.50 a 9 euro.


15 Novembre 2017, ore 11:19

Quotidiano Nazionale
I signori del prosecco Se il prosecco potesse darsi un nome si chiamerebbe Mionetto: sono i centotrenta anni di storia a testimoniare leccezionale legame con il territorio e il successo di Mionetto, tra le pi importanti realt vinicole italiane nel panorama internazionale degli spumanti, nonch riferimento nel mercato del Prosecco. La cantina nasce a Valdobbiadene, in provincia di Treviso, nel 1887 e da quel giorno interpreta lo straordinario valore di un territorio raccontandolo al mondo: un rapporto unico te ineguagliabile. Immersa nelle colline del Prosecco, Mionetto ha saputo in 130 anni di storia farsi interprete del territorio dorigine e divenire una delle aziende produttrici pi rappresentative al mondo. Passione, tradizione, ricerca ed eccellenza sono valori fondanti di questa marca unica, dallo stile inconfondibile come il suo Prosecco. Dai primi anni della sua fondazione, la cantina si caratterizzata sia per limpronta moderna e innovativa, sia per la capacit di anticipare le tendenze mantenendo lo stretto legame con la cultura del territorio, che ancora oggi la contraddistingue nel mondo delle bollicine e ne fa sinonimo di Prosecco. Dal 2008 Mionetto spa fa pane di Henkell & Co Gruppe, uno dei maggiori produttori europei di bollicine. Lacquisizione ha portato grandi opportunit di crescita, sia in termini di mercato, sia da un punto di vista interno, organizzativo e gestionale. Un cambiamento, ma nel segno della continuit, rappresentata da un top management italiano che oggi gestisce lazienda nella sede di Valdobbiadene. Ai vertici della cantina c un management board composto da Alessio Del Savio (consigliere delegato, direttore tecnico ed enologo), Paolo Bogoni (chief marketing officer), Robert Ebner (generai sales director) e Marco Tomasin (chief financial officer). Il successo di Mionetto nel mondo nasce dalla storia, dalla tradizione e dalla dedizione per la qualit che la cantina ricerca in ogni fase del processo produttivo, a partire dalla selezione dei vini. Grazie al rapporto privilegiato con i suoi conferitori e ai sempre pi restrittivi parametri qualitativi che la cantina impone, uniti allo stile e alla forza con cui la marca sa esprimersi, Mionetto in grado di ottenere un prodotto finale di estrema eccellenza capace di raggiungere un target davvero trasversale di consumatori ed estimatori in Italia e allestero. Laffermazione italiana e internazionale di Mionetto si spiega nei suoi 4 valori intrinsechi, portati avanti con orgoglio da 130 anni. Lheritage del brand, con la sua storia da sempre radicata a Valdobbiadene nel cuore del territorio del Prosecco, e la sua premium quality, data dalla profonda conoscenza del territorio e dalla storica collaborazione con i produttori locali delle aree docg e doc. E ancora, un premium tasse, che trascende gli standard enologici ed capace di esaltare le caratteristiche del Prosecco in modo ineguagliabile e un premium le, che fa dellimmagine della marca una perfetta rappresentazione dello stile di vita italiano, legato al mondo del vino ed alla sua contemporaneit.
Autore: Davide Eusebi


15 Novembre 2017, ore 11:19

Corriere della Sera
Agroalimentare. La corsa del vino, vince la tavola italiana Le stime preliminari dellIstat sul terzo trimestre 2017 non scendono nei dettagli dei settori trainanti. Ma i primi 6 mesi parlano chiaro: le esportazioni complessive nazionali di prodotti agroalimentari hanno sfiorato la soglia dei 20 miliardi di euro, in aumento del 6,7% rispetto al primo semestre 2016. La crescita - come evidenziano i dati dellIsmea - ascrivibile quasi esclusivamente allalimentare (non allagricoltura) che esprime pi dell80% dellexport complessivo. Gli incrementi pi significativi sono stati delle colture industriali (mais, soia, girasole, barbabietola e canapa, +61%), latte e derivati (+13,6%) e vini (+7,3%). Filiere spiega Giorgio Mercuri, presidente dellAlleanza cooperative agroalimentari - che stanno avendo un molo importante nellexport perch soddisfano le aspettative di consumatori con abitudini alimentari diverse dalle nostre.
Autore: M. Bora


15 Novembre 2017, ore 11:19

Il Sole 24 Ore
Oltre il Nero dAvola la riscossa delle doc Sicilia Enologia. Per Frappato, Cerasuolo, Etna e Catarratto non si arresta la crescita sui mercati... I vini della Doc Sicilia vicini allobiettivo dei 30 milioni di bottiglie e una crescita di oltre il 10%. Un crescendo rispetto agli 1,7 milioni del 2012, anno della prima vendemmia Doc Sicilia. Siamo tornati sulla cresta dellonda - sostiene Antonio Rallo, produttore e presidente del Consorzio Doc Sicilia -. un successo che conferma la nostra determinazione ad andare avanti. Lanno prossimo, con linserimento del Grillo e del Nero dAvola, avremo una crescita ancora pi sostenuta, ma laspetto pi positivo che crescono anche le 7 Doc territoriali e il vino Igt. Lultima modifica del disciplinare del consorzio Igt Terre siciliane prevede che dallanno prossimo linserimento in etichetta di Nero dAvola e Grillo sar permesso solo per la Doc Sicilia. Una decisione che serve a blindare i vitigni pi importanti dellisola costringendo, a chi volesse indicarlo in etichetta, a rispettare i paletti della Doc Sicilia. Maurizio Lunetta, direttore del Consorzio Doc Sicilia, valuta in 180 milioni le bottiglie di vino Igt Terre siciliane prodotte lanno scorso. Dal 2014le singole 7 Doc territoriali (Docg Cerasuolo di Vittoria, Doc Contea di Sclafani, Doc Contessa Entellina, Doc Eloro, Doc Menfi, Doc Noto, Doc Vittoria) che hanno il nome Sicilia in etichetta sono cresciute, in un biennio, tra il 6 e il 2.500%. Laspetto pi positivo - aggiunge Rallo - la crescita diffusa. Insomma la Doc Sicilia ha fatto da traino per le altre Doc siciliane, smentendo i timori o le previsioni nefaste di chi temeva che le Denominazioni di origine territoriali venissero fagocitate da quella pi grandi. Del resto la strada della qualit lunica possibile: si pensi che il vigneto in Sicilia sceso, in pochi anni, da137mila ettari a 98mila. Nel complesso le 7 Doc territoriali sono balzate da 1,5 milioni di bottiglie del2014 a 2,2 milioni del 2016, con un incremento del 45% di imbottigliato. Superiore al +29,5% registrato da tutte le Doc territoriali (esclusa quella del marsala). Il successo del vino siciliano - esordisce Gaetana Jacono, titolare della cantina ragusana Valle dAcate - sta nella percezione della territorialit dei nostri vini. Dopo lubriacatura del Nero dAvola e la crisi successiva, i consumatori hanno maturato una percezione diversa del vino siciliano, ora legata anche al Frappato, al Cerasuolo, allEtna, al Catarratto. Anche Francesco Ferreri, presidente di Coldiretti Sicilia, rileva il momento magico del vino siciliano. Ci aiuta moltissimo il boom del turismo nellisola che da qualche anno cresce a due cifre. Marco Nicolosi, produttore dellEtna con Barone di Villagrande, ritiene superata la crisi da saturazione del Nero dAvola. C stato un periodo - ricorda limprenditore - in cui il Nero dAvola si trovava in commercio in una fascia di prezzo da i a 40 euro a bottiglia: il consumatore, confuso, non riusciva pi a distinguere la qualit. Inoltre dopo il boom dei vitigni internazionali, come Cabernet, Sirah, Merlot, in Sicilia c stato il ritorno ai vitigni autoctoni, che poi sono quelli che meglio si adattano al territorio: si pensi alla siccit della scorsa estate. E danno risultati migliori. Per Jacono il vino Doc Sicilia conserva ancora ampie potenzialit di crescita legate non solo al grande sviluppo del turismo, ma anche a un trend del cibo che premia quelli pi leggeri. Valle dellAcate conta su 100 ettari di vigneti, di cui 30 in via di produzione. I terreni sono in via di conversione biologica. Gli spazi di crescita sono enormi - aggiunge Ferreri - anche se il trend del momento sembra favorire le bollicine. Ma c tanto spazio per Nero dAvola, Grillo, Frappato, Etna. Il successo dei vini siciliani spinto anche dai programmi di promozione allestero e in Italia: dal 2015 il Consorzio Doc Sicilia investe 1,5 milioni lanno sul mercato Usa, mercato in cui la Denominazione fa passi da gigante. Dal 2018 il budget negli Usa salir a 2,5 milioni - conclude Rallo -. Ora per investiamo anche in Italia: nelle prossime settimane ci sar una campagna sulle Tv Mediaset.
Autore: Emanuele Scarci


15 Novembre 2017, ore 11:18

Quotidiano Nazionale
Colli Ripani, successi tutti dun sorso. Il Leo Ripanus fa incetta di riconoscimenti Continuano i successi per la Cantina dei Colli Ripani. LOffida Rosso Leo Ripanus Docg 2011 uno dei vini pi premiati dellanno: dopo essere stato inserito nella guida 5StarWines - the Book 2017 del Vinitaly, sono arrivati la medaglia di bronzo al Decanter World Wine Awards e il Premio Regione Marche come miglior rosso alla Festa del Vino 2017 di Ortezzano. Infine, la segnalazione, in Marche nel Bicchiere e il certificato deccellenza The Wine Hunter Award 2017 del Merano Wine Festival.


15 Novembre 2017, ore 11:17

Quotidiano Nazionale
Calici di storia Le pi suggestive e ricche di fascino sono indubbiamente il Clos de Montmartre a Parigi, e la Vigna della Regina, sulla collina torinese. O il Liesenpfenning al Castello di Schoenbrunn, a Vienna, che si sono di recente perfino gemellate in un network di cui far parte sicuramente anche la Vigna di San Venceslao, sotto il Castello di Praga. E chiss se ci sar spazio anche per i filari custoditi nellHortus Conclusus del convento di San Domenico, a Siena. Antiche vigne urbane (quella di Parigi, ripiantata nel 1932 e quindi di per s gi stravecchia, secondo i moderni criteri agronomici, risale al XVI secolo), capaci di produrre comunque vini: ecco la Freisa di Chieri a un tiro di schioppo dalla Mole, il Wiener Gemischter Satz sul Danubio, e magari lormai dimenticato gorgottesco dei domenicani senesi. Il mondo del vino ha bisogno di nuove vie di narrazione, ed una delle pi affascinanti il recupero degli antichi vitigni. E delle piante che ancora ne portano il germe: parole di Attilio Scienza, voce di grande autorit riconosciuta a livello internazionale nella viticoltura e nellenologia. Voce ascoltata, se vero che da nord a sud, lungo tutto il Vigneto Italia (ma non solo: Bodegas Torres, in Catalogna, ne va facendo uno dei progetti pi seguiti) si moltiplicano gli esempi di ricerca e tutela delle vigne antiche. In qualche caso ripiantate, come accade da una ventina danni a Pompei, dove Pietro Mastroberardino - professore universitario ma anche presidente dellomonima azienda di Atripalda - ha pensato di ripiantare cinque vigneti (in tutto un ettaro e mezzo) a uve antiche, con le tecniche di coltivazione in uso due millenni fa. Dal 2001, primo anno di raccolta, tutto questo anche unetichetta, Villa dei Misteri. E sempre in tema di location fascinose, come non ricordare la piccola vigna di Venissa, sullisola veneziana di Mazzorbo, dove la famiglia Bisol (quella del Prosecco) ha ridato fiato a una vigna di Dorona, antica variet di uva bianca di cui serano perse le tracce. Ma gli esempi, come detto, si moltiplicano. La scienza e la produzione, per creare piante sempre pi forti e soprattutto pi identitarie - la tendenza pi recente, anche sui principali mercati hanno bisogno di certezze profonde. E sono spesso le piante pi vecchie a darle, a garantire profili genetici e fitosanitari pi stabili, forti, evidenti: cos, in tempi di reimpianti intensivi di nuove generazioni, in mezzo ai vigneti si conservano e si valorizzano anche - appezza - menti con esemplari pi longevi. Una scelta che conosce bene Lamberto Frescobaldi, presidente della omonima maison toscana: al Castello di Nipozzano, cuore dei domini nel Chianti Rufina, ha lanciato il progetto Vecchie Viti, un cm di rosso ricavato proprio da piante che hanno pi di mezzo secolo. E non il solo, la zoomata lungo lItalia si arricchisce di nomi, di facce, di progetti. Di racconti, anche con qualche aneddoto curioso. Leonardo Beconcini, vigneron a San Miniato, Valdarno Inferiore, si imbattuto, in mezzo alle vigne, in circa 200 piante dallaspetto longevo e dal frutto non riconoscibile, non riconducibile alle specie pi note in Toscana. Attenti studi hanno stabilito che si trattava di tempranillo, arrivato qualche secolo fa lungo i tracciati della via Francigena, che passava l vicino, e messo nel campo con la tecnica pi diffusa al tempo, cio la semina. E Lon Femfert, alla fattoria Nittardi di Castellina in Chianti (fu casa di Michelangelo Buonarroti) ha riscoperto, disboscato e rimesso a produrre una vigna piantata forse negli anni Quaranta da Virgilio, un vecchio contadino che ci volle piantare variet autoctone come il pugnitello e il fogliatonda: oggi un ottimo rosso, si chiama Belcanto e ha gi conosciuto lonore dei tre bicchieri del Gambero Rosso. E ancora. In Puglia, a Manduria, Lisa Gilbee, enologa australiana, dal 2001 lavora su biotipi di Primitivo, antiche vigne ad alberello. A Castelnuovo Magra, tra Liguria e Toscana, Roberto Petacchi lavora alla valorizzazione di viti antiche, come fa Jonatan Fendoni in Valtellina, o Alex Berlinghieri in Valcamonica, o il coreano dItalia Chul Kyu Peloso che in Val dAosta ha fatto ripartire una vite di Petit Rouge con trecento primavere nel tronco, mentre un vigneto di 110 anni produce ancora in Oltrep Pavese, dai fratelli Agnes a Rovescala. S, la vigna ancora un paese per vecchi.
Autore: Paolo Pellegrini


15 Novembre 2017, ore 11:17

Quotidiano Nazionale
Calici di storia Le pi suggestive e ricche di fascino sono indubbiamente il Clos de Montmartre a Parigi, e la Vigna della Regina, sulla collina torinese. O il Liesenpfenning al Castello di Schoenbrunn, a Vienna, che si sono di recente perfino gemellate in un network di cui far parte sicuramente anche la Vigna di San Venceslao, sotto il Castello di Praga. E chiss se ci sar spazio anche per i filari custoditi nellHortus Conclusus del convento di San Domenico, a Siena. Antiche vigne urbane (quella di Parigi, ripiantata nel 1932 e quindi di per s gi stravecchia, secondo i moderni criteri agronomici, risale al XVI secolo), capaci di produrre comunque vini: ecco la Freisa di Chieri a un tiro di schioppo dalla Mole, il Wiener Gemischter Satz sul Danubio, e magari lormai dimenticato gorgottesco dei domenicani senesi. Il mondo del vino ha bisogno di nuove vie di narrazione, ed una delle pi affascinanti il recupero degli antichi vitigni. E delle piante che ancora ne portano il germe: parole di Attilio Scienza, voce di grande autorit riconosciuta a livello internazionale nella viticoltura e nellenologia. Voce ascoltata, se vero che da nord a sud, lungo tutto il Vigneto Italia (ma non solo: Bodegas Torres, in Catalogna, ne va facendo uno dei progetti pi seguiti) si moltiplicano gli esempi di ricerca e tutela delle vigne antiche. In qualche caso ripiantate, come accade da una ventina danni a Pompei, dove Pietro Mastroberardino - professore universitario ma anche presidente dellomonima azienda di Atripalda - ha pensato di ripiantare cinque vigneti (in tutto un ettaro e mezzo) a uve antiche, con le tecniche di coltivazione in uso due millenni fa. Dal 2001, primo anno di raccolta, tutto questo anche unetichetta, Villa dei Misteri. E sempre in tema di location fascinose, come non ricordare la piccola vigna di Venissa, sullisola veneziana di Mazzorbo, dove la famiglia Bisol (quella del Prosecco) ha ridato fiato a una vigna di Dorona, antica variet di uva bianca di cui serano perse le tracce. Ma gli esempi, come detto, si moltiplicano. La scienza e la produzione, per creare piante sempre pi forti e soprattutto pi identitarie - la tendenza pi recente, anche sui principali mercati hanno bisogno di certezze profonde. E sono spesso le piante pi vecchie a darle, a garantire profili genetici e fitosanitari pi stabili, forti, evidenti: cos, in tempi di reimpianti intensivi di nuove generazioni, in mezzo ai vigneti si conservano e si valorizzano anche - appezza - menti con esemplari pi longevi. Una scelta che conosce bene Lamberto Frescobaldi, presidente della omonima maison toscana: al Castello di Nipozzano, cuore dei domini nel Chianti Rufina, ha lanciato il progetto Vecchie Viti, un cm di rosso ricavato proprio da piante che hanno pi di mezzo secolo. E non il solo, la zoomata lungo lItalia si arricchisce di nomi, di facce, di progetti. Di racconti, anche con qualche aneddoto curioso. Leonardo Beconcini, vigneron a San Miniato, Valdarno Inferiore, si imbattuto, in mezzo alle vigne, in circa 200 piante dallaspetto longevo e dal frutto non riconoscibile, non riconducibile alle specie pi note in Toscana. Attenti studi hanno stabilito che si trattava di tempranillo, arrivato qualche secolo fa lungo i tracciati della via Francigena, che passava l vicino, e messo nel campo con la tecnica pi diffusa al tempo, cio la semina. E Lon Femfert, alla fattoria Nittardi di Castellina in Chianti (fu casa di Michelangelo Buonarroti) ha riscoperto, disboscato e rimesso a produrre una vigna piantata forse negli anni Quaranta da Virgilio, un vecchio contadino che ci volle piantare variet autoctone come il pugnitello e il fogliatonda: oggi un ottimo rosso, si chiama Belcanto e ha gi conosciuto lonore dei tre bicchieri del Gambero Rosso. E ancora. In Puglia, a Manduria, Lisa Gilbee, enologa australiana, dal 2001 lavora su biotipi di Primitivo, antiche vigne ad alberello. A Castelnuovo Magra, tra Liguria e Toscana, Roberto Petacchi lavora alla valorizzazione di viti antiche, come fa Jonatan Fendoni in Valtellina, o Alex Berlinghieri in Valcamonica, o il coreano dItalia Chul Kyu Peloso che in Val dAosta ha fatto ripartire una vite di Petit Rouge con trecento primavere nel tronco, mentre un vigneto di 110 anni produce ancora in Oltrep Pavese, dai fratelli Agnes a Rovescala. S, la vigna ancora un paese per vecchi.
Autore: Paolo Pellegrini


15 Novembre 2017, ore 11:17

Quotidiano Nazionale
A Firenze il connubio tra vino a artigianato Sar allinsegna del connubio tra il mondo del vino e quello dellartigianato la dodicesima edizione del Florence Wine Event, in programma a Firenze nel weekend prossimo, negli spazi del vecchio conventino, in via Giano della Bella. La parola dordine novit: oltre il 50% delle aziende presenti alla manifestazione enogastronomica infatti new entry. Tra le novit anche la presenza di molti vini bio e la collaborazione con il festival Due Mari WineFest di Taranto, con uno uno spazio tutto pugliese. Direttamente dal Giappone arriveranno i sake artigianali.


15 Novembre 2017, ore 11:17

Quotidiano Nazionale
Il vino pi antico ha 8mila anni. Lo dicono i frammenti di giare Il vino pi antico ha 8mila anni, ossia mille pi di quanto si pensasse. Le sue tracce, che risalgono al periodo Neolitico, sono state scoperte nei frammenti di otto vasi in terracotta rinvenuti in Georgia, nel Caucaso meridionale. Annunciata sulla rivista dellAccademia delle Scienze degli Stati Uniti (Pnas), la scoperta si deve ai ricercatori coordinati da David Lordkipanidze, del Museo Nazionale Georgiano. Crediamo che questo sia il pi antico esempio della produzione del vino e quindi della coltivazione della vite, ha rilevato uno degli autori, Stephen Batiuk, delluniversit canadese di Toronto. I frammenti di otto grandi giare, simili a quelle che ancora oggi vengono usate nella regione per conservare il vino, risalgono al 6mila avanti Cristo e sono state rinvenute in due siti archeologici chiamati Gadachrili Gora e Shulaveris Gora, a circa 50 chilometri dalla capitale Tbilisi. Analizzando i resti di terracotta, presso i laboratori delluniversit americana della Pennsylvania, i ricercatori hanno identificato le impronte digitali del vino, che consistono in quattro composti chiave che sono gli acidi tartarico, malico, succinico e citrico. Finora le tracce pi antiche del vino mai scoperte erano quelle risalenti al 5mila avanti Cristo e rinvenute in Iran, nei Monti Zagros. La scoperta dimostra, invece, che la produzione del vino era praticata almeno mille anni prima nella regione del Caucaso meridionale, al confine dellEuropa orientale e Asia occidentale. Altre indagini archeologiche indicano che la vite era abbondante in tutta la regione dove sono stati scoperti i frammenti dei vasi. In questarea, secondo i ricercatori, la pianta, nel Neolitico, aveva trovato un ambiente dal clima mite, simile a quello delle regioni dellItalia e della Francia Meridionale dove oggi vengono prodotti vini pregiati. La coltivazione della vite nel Neolitico - ha detto Batiuk - ha portato alla nascita di una cultura del vino in tutta la regione.


15 Novembre 2017, ore 11:16

Quotidiano Nazionale
Bambini con le mani nella terra a Montalcino A San Martino lagricoltura si riposata, ma non i suoi pi piccoli custodi: i bambini delle scuole di Montalcino che, tra la matematica e litaliano, coltivano lorto e imparano labc della sana alimentazione. Il progetto interdisciplinare Laboratorio WineNews per lEducazione al Gusto, ideato dalla WineNews, ripartito questanno scolastico nelle scuole dinfanzia, primaria e secondaria di primo grado dellistituto comprensivo Insieme, grazie alla Castello Banfi, leader del territorio del Brunello. La mission del laboratorio quella di avvicinare le nuove generazioni al territorio e ai suoi prodotti, ed educarle a unalimentazione corretta. Il progetto si articola in laboratori in aula nella coltivazione dellorto, in attivit ludico - didattiche, incontri con esperti e visite alle aziende. Il Laboratorio WineNews per lEducazione al Gusto attivo anche nelle scuole del Chianti Classico, a Montefalco e nellazienda bio ante litteram della Fattoria di Fiorano di Alessia Antinori, sullAppia Antica, vicino a Roma.


15 Novembre 2017, ore 11:16

Quotidiano Nazionale
Eccellenza campana al femminile Tra le centinaia di aziende che popolano virtuosamente la viticultura campana due eccellenze portano il nome di donne: Silvia Imparato e Marisa Cuomo. La storia di Silvia Imparato nasce a met degli anni 80 quando lei, fotografa di professione, frequentava nel cuore di Roma un gruppo di amatori del vino. Tra questi cera Renzo Cotarella, oggi amministratore delegato di Antinori, al quale Silvia confid di voler produrre poche e selezionate bottiglie in una tenuta a Montevetrano sui colli di Salerno. Renzo ne parl con il fratello Riccardo oggi presidente dellAssociazione Mondiale degli enologi e nacque il Montevetrano. (60% Cabernet Sauvignon, 30% Merlot, 10% Aglianico) La prima vendemmia fu del 91, la commercializzazione inizi nel 93 e il vino conquist il mondo in pochissimo tempo. Mentre Silvia Imparato si concentrata su un solo vino, Marisa Cuomo, vignaiola con il marito dal 1980, ha valorizzato la capacit enologica della Costa dAmalfi con una serie di vini di alta qualit. Il Furore Bianco Fiorduva un magnifico vino adattissimo a carni bianche e pesci. Mentre tra i rossi, il Furore Riserva (met Piedirosso, met Aglianico) ha bisogno di respirare con calma, ma rileva poi tutta la sua potenza. Se volete una Falanghina di grande classe assaggiate lannata 2016 Janare Senete della cooperativa La Guardiense. Ma lautentica chicca della Casa i Mille per la Falanghina, prodotto in sole 6000 bottiglie, caratterizzata da un gran profumo e da un gusto molto avvolgente. Una cantina storica della Campania la Mastroberardino fondata nel 1878 dal patriarca Angelo. Ormai i rossi dellazienda sono pi importanti dei bianchi. Su tutti il Taurasi Radici Riserva (solido e sussurrante, imponente ma garbato, deciso ma non arrogante) e il Taurasi Naturalis Historia. Questo vino, ispirato a Plinio il Vecchio (primo critico enologico della storia), unisce una grande qualit allalta bevibilit. Pi giovane, ma affermata ormai dappertutto, la Cantina dei Feudi di San Gregorio, propriet della famiglia Capaldo. Notissima anche per vini da grande distribuzione, la cantina produce tre grandi rossi: il Taurasi che in un assaggio di venti anni fa mi impression per la somiglianza al Barbaresco; il Ptrimo, uno dei migliori Merlot italiani e il Serpico (da uve Aglianico). Tra i bianchi, segnalo il Campanaro (Mano e Greco) e il Piano Pietracalda. E per ora fermiamoci qui...
Autore: Bruno Vespa


14 Novembre 2017, ore 18:02

Quotidiano Nazionale
Il vino pi antico ha 8mila anni. Tracce in alcune giare in Georgia ... Il vino pi antico ha 8mila anni, ossia mille pi di quanto si pensasse. Le sue tracce, che risalgono al periodo Neolitico, sono state scoperte nei frammenti di otto vasi in terracotta rinvenuti in Georgia, nel Caucaso meridionale. Annunciata sulla rivista dellAccademia delle Scienze degli Stati Uniti (Pnas), la scoperta si deve ai ricercatori del Museo Nazionale Georgiano.


13 Novembre 2017, ore 18:23

Quotidiano Nazionale
Un tesoro in cantina Stappare una bottiglia di Sassicaia. Magari del 1978, o dell'85, le annate vicine alla perfezione. E nel calice vedere il volto di Giacomo Tachis, con gli occhi chiari, lo sguardo tagliente e il sorriso appena accennato, tipici delle persone che hanno sempre da scoprire, cos lo ricorda lo storico Zeffiro Ciuffoletti. Sentire nell'aroma lo spirito da piemontese cortese e schivo di chi, un po' come il Napoleone del Cinque Maggio manzoniano, ha dato il nome a un'epoca. Ha battezzato il rinascimento del Vigneto Italia. Dalla Toscana all'Etna, dalle Dolomiti alla Sardegna. Toccher a pochi, e sar un evento. In scena questa settimana da Bolaffi, a Torino: gioved 16 e venerd 17. Un'asta da 660mila euro, con bottiglie da capogiro in mezzo alle quali spicca una collezione tutta particolare. La cantina di Giacomo Tachis. Ilaria, la figlia, minuta signora dall'eloquio pulito e discreto proprio come il padre al quale ha dedicato non a caso il Giacomo, vino di punta della sua azienda (produce anche lei, a San Casciano Val di Pesa), si decisa al passo doloroso ma necessario. Il secondo, dopo che cinque anni fa lui stesso mancato poi il 6 febbraio 2016, a 83 anni affid la sua biblioteca alla Fondazione ChiantiBanca: 3.500 volumi con tutti i faldoni che custodiscono le ricette dei suoi vini pi famosi, il Sassicaia di Incisa della Rocchetta e il Tignanello o il Solaia o il Muffato per Antinori, il Turriga di Argiolas o il Terre Brune di Santadi, il San Leonardo della Tenuta San Leonardo, il Pelago di Umani Ronchi, il Vigna d'Alceo del Castello dei Rampolla, il Mille e Una Notte di Donnafugata. Libri sul vino, ma anche tutta la cultura di un uomo di grande spessore: il Principe degli Enologi non era un tecnico arido e chimico, ma un umanista colto e raffinato, uno che ricordava Archestrato di Gela come inventore della gastronomia e Michele Savonarola, medico e nonno di Fra' Girolamo, come assertore del valore nutritivo dell'olio di oliva. Un vasto sapere, racchiuso anche nella cantina che va all'asta. Ho dovuto spostare i vini di pap nella mia cantina, ma non c'era spazio per tutti. E poi, ho pensato che queste grandi bottiglie giusto che vengano bevute dagli appassionati, noi non possiamo farlo da soli, spiega Ilaria Tachis, che lascia un delicato e appassionato racconto - ricordo nel catalogo dell'asta, gi solo quello varrebbe la pena conservare. E aggiunge: Ho pensato anche che al babbo avrebbe fatto piacere, come gli far piacere che pane del ricavato dell'asta andr in beneficenza, in pane all'associazione Luca Coscioni, che si occupa di temi come le libert civili ed i diritti umani, la ricerca scientifica, le scelte sul fine vita e cos via, che ai miei genitori stavano particolarmente a cuore, e in pane alla comunit di San Casciano Val di Pesa. Tanti lotti, un'ottantina, con bottiglie di grandi griffe delle pi belle del Vigneto Italia: nomi come Gaja e Bartolo Mascarello, Castello di Ama e Ornellaia, Montevertine e Biondi Santi, e molti altri, per la gioia dei palati pi fini. La chicca, una verticale di Sassicaia dalle prime bottiglie del 1968 al 2003, base d'asta 4.200 euro. Nemmeno tanto, per celebrare una indimenticabile anima del vino.
Autore: Paolo Pellegrini


12 Novembre 2017, ore 18:22

LEspresso
Bottiglia Antiche vigne affondano le loro radici nel territorio dellIrpinia, tra calcari e argille, dove le bianche uve Coda di Volpe, della giovane Cantina Giardino. esprimono il loro deciso carattere. Nessun intervento invasivo, macerazioni di circa quattro giorni e fermentazione spontanea danno vita al Paski 2015 (euro 20). Un vino allimpatto etereo che, se con pazienza saprete far riposare solo qualche instante nel vostro calice, sapr il suo profumo di miele e in un gioco di contrasti il sorso sar acido e salino.
Autore: Paolini & Grignaffini


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