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Il Meglio dell'Edicola

17 Gennaio 2018, ore 18:23

Corriere della Sera
Ferrero conquista le barrette Nestl. Sar il terzo gruppo dolciario Usa Il colosso piemontese vince con unofferta in contanti di 2,8 miliardi di dollari... fatta: Ferrero ha acquisito il business dolciario statunitense della Nestl per 2,8 miliardi di euro in contanti. Spiazzato Hershey, il principale concorrente nella partita. Con questa operazione il gruppo di Alba diventa il terzo produttore di dolci negli Usa. Scelta strategica: il mercato Usa, a sua volta, vale il 25% dei consumi di dolci a livello globale. Ferrero ha acquisito 20 marchi storici molto conosciuti negli Stati Uniti tra cui Butterfinger, BabyRuth, 100Grand, Raisinets, Wonka e il diritto esclusivo sul marchio Crunch negli Stati Uniti per la confetteria e per determinate altre categorie, cos come i brand di caramelle SweeTarts, LaffyTaffy e Nerds. Nel suo insieme lattivit dolciaria negli Stati Uniti di Nestl ha generato nel 2016 un fatturato di circa 900 milioni di dollari pari a poco pi di 800 milioni di euro. Il gruppo di Alba acquisir gli stabilimenti produttivi statunitensi di Nestl a Bloomington, Franklin Park e Itasca, in Illinois, con i dipendenti collegati alla divisione confectionery, continuando a operare attraverso gli uffici di Glendale, in California, e le altre sedi proprie in Illinois e in New Jersey. A conti fatti, dei 30 mila dipendenti che Ferrero ha nel mondo, 5.300 lavorano a tempo pieno tra Stati Uniti e Messico (qui Ferrero aveva gi uno stabilimento). Non vediamo lora di accogliere il talentuoso team di Nestl in Ferrero e di continuare a investire e far crescere tutti i nostri prodotti e marchi in questo mercato strategico e attraente - il messaggio consegnato ieri sera alle agenzie di stampa da Giovanni Ferrero, presidente esecutivo del gruppo -. Questa operazione ci apre a nuove entusiasmanti opportunit di crescita nel pi grande mercato dolciario del mondo. Il nostro impegno nel trasferire valore ai consumatori e ai clienti nordamericani sar ulteriormente rafforzato dallarrivo nel nostro portafoglio di brand cos potenti, ha aggiunto Lapo Civiletti, amministratore delegato. A questo punto il gruppo Ferrero non rappresenta solo la terza pi grande azienda dolciaria negli Stati Uniti ma anche la terza pi grande impresa a livello mondiale nel mercato del cioccolato confezionato.


17 Gennaio 2018, ore 18:22

Quotidiano Nazionale
Il conte di Pignoletto Family feeling, passione di famiglia. Lui, il conte Luca Visconti di Modrone, produce Pignoletto e Barbera sui Colli bolognesi nellAzienda Agricola Tizzano. Lei, la moglie, Maria Jos Bossi Fedrigotti, con la sorella Isabella, nota scrittrice, titolare della cantina Bossi Fedrigotti di Rovereto, terra di rossi come Teroldego e Marzemino. Bologna invece, o meglio i suoi colli, sono la culla del bianco autoctono Pignoletto che oggi rappresenta luva pi coltivata sia nella denominazione Colli bolognesi Doc che nella recentissima Docg Pignoletto. Due consorzi con lo stesso obiettivo: rilancio e valorizzazione di un territorio e delle sue uve che fino a qualche anno fa erano un po figli di un dio minore dal punto di vista enoico e che oggi stanno crescendo in qualit e notoriet. Tizzano una delle cantine pi grandi del territorio. Lazienda agricola storica e importante: 220 ettari sparsi fra le colline di Casalecchio e Sasso Marconi, quasi 30 ettari di vigneti, il resto seminativi: frumenti, girasole, sorgo. I terreni, esposti a mezzogiorno, e il clima asciutto, soleggiato e ventilato favoriscono la vitivinicoltura, che veniva gi praticata nel 1500. Nellazienda, al centro di un ampio e lussureggiante parco, sorge villa Marescalchi, residenza per secoli della omonima nobile ed il-lustre famiglia bolognese, i cui intensi legami con la Francia (Ferdinando Marescalchi fu ministro degli Esteri di Napoleone, che ospit due volte alt Bologna) hanno fatto s che gi nel secolo scorso Tizzano fosse usata per sperimentare vitigni francesi (Pinot, Cabernet, Sauvignon). La tenuta arrivata ai Visconti di Modrone per via di matrimonio: Mia nonna, Matilde Marescalchi, aveva sposato Guido Visconti di Modrone, musicista e direttore dorchestra, racconta Luca. Lui, il nipote, con forti interessi nellagronomia, ha scoperto tardivamente la vocazione del vigneron, dopo varie esperienze imprenditoriali: una riseria, poi il commercio internazionale di cereali. Fu frequentando la Borsa merci di Bologna che il Conte torn ad occuparsi di Tizzano, affidata dal 1982 alle cure professionali dellagronomo Gabriele Forni, ancora oggi saldamente al timone dellazienda. A un certo punto racconta Luca - la mia vita riprese a girare qui. Iniziammo a rinnovare lazienda, ristrutturando i vigneti, rimodernando la cantina e curando poi laspetto commerciale che oggi decisivo per le sorti di una azienda del vino. La produzione odierna di 150mila bottiglie, il potenziale sarebbe ancora pi alto. I numeri pi importanti li fa il Pignoletto nella versione frizzante e spumante. In questi ultimi 20-25 anni il vino italiano ha fatto passi da gigante: la qualit cresciuta e anche noi ci siamo adeguati, ritrovando anche passione e gusto per una azienda che ha 300 anni di storia. Qui si fatta la storia dellagricoltura bolognese: nellarchivio Marescalchi conserviamo documentazione di vendemmie dei primi dellOttocento, memorie storiche importanti. Il Pignoletto Docg dei Colli ha qualit nettamente pi alta di quello di pianura. I disciplinari sono diversi. Il vino di collina fa meno rese, costa di pi. Purtroppo al momento della vendita la maggior qualit non viene riconosciuta nel prezzo finale, lamenta il conte Luca. Bisogna promuovere di pi la Docg e spiegare al consumatore che vale la pena spendere di pi per la qualit. Tizzano stata tra i primi a spumantizzare il Pignoletto: il prodotto funziona ma anche qui i prezzi non rendono onore alla qualit. Tra i rossi il conte non ha dubbi: il rosso tipico dei Colli bolognesi la Barbera che nella versione frizzante una valida alternativa al lambrusco. Promozione e lavoro di squadra: i Colli bolognesi devono trovare lorgoglio della propria vocazione enoica conclude il conte - e raccontarla alla citt: Non possibile che in tanti ristoranti bolognesi di livello ci siano in carta vini di tutta Italia tranne che del nostro territorio. Oggi la nostra qualit non ha nulla da invidiare ai territori pi blasonati. Serve una piccola rivoluzione culturale, di cui noi produttori dobbiamo essere convinti.
Autore: Lorenzo Frassoldati


17 Gennaio 2018, ore 18:22

Italia Oggi
Autoctoni contro caldo e siccit La proposta di Elizabeth Wolkovich, docente di biologia alluniversit di Harvard... La biodiversit dei vitigni salva dal cambiamento climatico... Sfruttare le potenzialit dei vitigni autoctoni, variet pi resistenti al caldo e alla siccit, per rispondere ai cambiamenti climatici anzich spostare i vigneti sempre pi a Nord. questa la proposta di un gruppo di ricercatori, tra cui Elizabeth Wolkovich professoressa di Biologia alluniversit di Harvard, con una pubblicazione sulla rivista Nature Climate Change. Gli effetti dei cambiamenti climatici sulle colture, compresi i cali di rendimento e la perdita delle zone vocate, potrebbero essere mitigati sfruttando la diversit delle varie colture. Cos per il vino. Esistono 1.100 specie diverse di uve da vino e hanno importanti diversit in grado di dare risposte ai cambi di clima, come la fenologia e la tolleranza alla siccit. Eppure poco di questa diversit sfruttata, commenta Wolkovich. Purtroppo molti Paesi hanno piantato tra il 70 e il 90% del totale degli ettari con le stesse 12 variet che sono soltanto l1% della diversit totale. In Cina, poi, il Cabernet Sauvignon da solo pesa per il 75% del totale delle uve da vino. Da qui lidea di sostituire i vitigni oggi pi utilizzati, con quelli che pi si adattano alle nuove condizioni di temperatura e piogge. E tra gli esempi ci sono Pinot Nero e Chardonnay che potrebbero essere soppiantati dal greco Xinomavro o dallo spagnolo Monastrell. Questo perch, anche se il rischio che lEuropa meridionale diventasse troppo calda per produrre vini di qualit, spostare le vigne al Nord significherebbe perdere caratteristiche determinanti come il terreno, il periodo di esposizione delle uve al sole, e non di minor importanza, significherebbe perdere la cultura, la tradizione e lesperienza dei vignaioli. Il problema, che si pone a cambiare variet di uva, il mercato e il gusto dei consumatori. Oltre ai disciplinari dei vini a denominazione dorigine che prevedono soltanto determinate specie. Un caso su tutti, lo Champagne francese prevede s la possibilit di usare nove vitigni, ma limpiego maggiore rappresentato proprio da Pinor noir e Chardonnay. Ma per i ricercatori di Harvard, lunica strada percorribile diversificare e i viticoltori sono obbligati a sperimentare nuove variet e cos da poter scegliere i vitigni che sappiano adattarsi alle diverse caratteristiche dei prossimi anni e rispondere cos al cambiamento climatico.
Autore: Andrea Settefonti


15 Gennaio 2018, ore 17:43

Corriere della Sera
Le start up di Padoan. Bollicine per Illy? Start up e grandi gruppi, un dialogo che ha grandi potenzialit ma che finora stato frammentario. Al punto che persino la norma che favorisce ladozione delle piccole aziende innovative da parte delle societ quotate, prevedendo la possibilit di portare in detrazione fiscale le eventuali perdite delle figlie, stata poco utilizzata. Per costruire il ponte che manca si mosso il ministero dellEconomia che nellambito delle sue iniziative sulla finanza per crescere ha organizzato per il 31 gennaio a Milano un appuntamento ad hoc che sar introdotto proprio dal ministro Pier Carlo Padoan. Parteciperanno alcune tra le imprese innovative pi interessanti e i rappresentanti del gruppi pi votati al corporate venture capital. Ci saranno Francesco Starace (Enel), Renato Mazzoncini (Penovie), Alessandro Profumo (Leonardo), Matteo del Fante (Poste) insieme al presidente dellAifi Innocenzo Cipolletta. partito tutto dal caff. A cui si aggiunto il th di Damman Freres, il cioccolato di Domori e poi il vino, passione pi recente di Riccardo Illy che nel 2008, con la holding di famiglia, ha rilevato a Montalcino le cantine Mastrojanni. Lex sindaco di Trieste ci deve aver preso gusto a fare il vignaiolo tanto che, secondo le indiscrezioni raccolte dal sito WineNews, potrebbe mettere a segno la prima acquisizione del 2018 nel territorio del Montalcino. Loggetto dei desideri sarebbe una tenuta a due passi dalla millenaria Abbazia di SantAntimo con 6 ettari di vigneto, di cui 3 a Rosso di Montalcino e 3 a SantAntimo, confinanti con parte dei vigneti gi di propriet di Illy la cui estensione salirebbe cos a 40 ettari. Ma possibile che limprenditore veneto vada anche oltre. Da tempo si rincorrono voci di un interesse per le terre del Barolo e per i domaines della Borgogna, che potrebbe arrivare - secondo qualcuno - fino a Reims, nel cuore dello Champagne, dove c Taittinger, quasi quattrocento anni di storia delle bollicine, di cui Illy ha (per ora) lesclusiva della distribuzione in Italia. Io Siamo, luglio 2014, Italia Unica, febbraio 2014, Ricomincio da cinque, gennaio 2016, Spaxs, gennaio 2018. Dopo lultimo annuncio sulla nuova Spac con Andrea Clamer, resta sempre la domanda: chi il titolista di Corrado Passera? Restiamo sulle antiche glorie della finanza italiana: Francesco Micheli torna in Borsa. A Piazza Affari, il 24 gennaio, per rincontro organizzato dalla societ mercato con The Rusling Companies nel ciclo dedicato ai protagonisti. Prima di lui da Carlo Rubbia a Mario Monti. Ci sar Paolo Gentiloni gioved alla Luiss per la laurea honoris causa al Nobel dellEconomia 2006 Edmund Phelps. Lui ricambier con una lectio magistralis dedicata alla vitalit del Belpaese. Chiude Emma Marcegaglia. Lultimo cliente la Banca Centrale della Lituania: in questo modo salgono a 20 le istituzioni centrali, e c anche la Bce, che Sia ha conquistato in Europa, Africa, Medio Oriente e Oceania. E questo grazie a tecnologie e innovazione tutte italiane. I soci - Cassa Depositi e Prestiti, F2i, Orizzonte, Banco BPM, Intesa Sanpaolo, Unicredit, Mediolanum, Deutsche Bank - magari litigano sul progetto di quotazione ma non possono che essere soddisfatti delle performance finanziarie di Sia, che dal 2014 ha visto triplicare il suo valore (da 650 milioni a oltre 2 miliardi). Intanto rimasta italiana una realt molto ambita sul mercato dei pagamenti elettronici e che aveva scatenato lappetito di diversi fondi americani e competitor europei. Il management della societ guidata da Massimo Arrighetti va anche fiero di un altro importante risultato che riguarda lo sviluppo del capitale umano e delle competenze. Nel 2017 il gruppo (oltre duemila dipendenti) ha assunto altre 86 persone, in gran parte giovani neolaureati, e in tre anni, dal 2015 al 2017, un totale di 316. Se nel 2014 Cdp e gli altri non fossero intervenuti direttamente le assunzioni probabilmente non sarebbero state italiane. Speriamo non sia un segno dei tempi, ma solo un naturale completamento del team. Pedersoli Studio Legale, 125 professionisti e clienti corporate tra i big di Mazza Affari, ha aperto il nuovo anno inaugurando il dipartimento di Diritto penale delleconomia. E a guidarlo stato chiamato Enrico Maria Mancuso. Lavvocato, che sar affiancato dal collega Federico Bracalente, insegna Diritto processuale penale allUniversit Cattolica del Sacro Cuore di Milano. Si formato nello studio di Angelo Giarda, il principe dei penalisti milanesi, e ha guidato per sette anni la practice di diritto penale da Baker McKenzie.
Autore: Carlo Cinelli e Federico De Rosa


15 Gennaio 2018, ore 14:31

Repubblica Firenze
Riccardo Illy e Piccolomini fanno shopping di vigne Brunello C fermento nelle terre del Brunello dove si segnalano nuove compravendite di vigneti a prezzi milionari. In questo avvio di 2018, a Montalcino, la storica tenuta Ciacci Piccolomini dAragona, nata nel diciassettesimo secolo e dal 1985 di propriet della famiglia Bianchini (oggi la guidano i fratelli Paolo e Lucia), ha acquistato 2,5 ettari di vigne a Brunello dalla Tenuta La Togata. Sconosciute le cifre dellaffare, secondo il sito Winenews che d notizia del rumors e ricorda come un ettaro iscritto a Brunello di Montalcino sia valutato tra i 450.000 ed i 550.000 curo ad ettaro. Con questultima acquisizione, lazienda mette insieme 55,5 ettari vitati complessivi (su 220 ettari totali), di cui 20 ettari a Brunello di Montalcino Docg, 8 ettari a Rosso di Montalcino Doc ed il resto a SantAntimo Doc e Igt, per una realt capace di una produzione di 300.000 bottiglie allanno, di cui 90.000 di Brunello, che per l80% finiscono allexport. Sullo scacchiere di Montalcino si muove anche il patron del caff Riccardo Illy, che dal 2008 possiede la griffe del Brunello Mastrojanni e che ora - sempre secondo indiscrezioni Winenews - si allarga con lacquisto di una tenuta a due passi dalla millenaria Abbazia di SantAntimo e di 6 ettari di vigneto, di cui 3 a Rosso di Montalcino e 3 a SantAntimo, confinanti con parte dei vigneti gi di propriet del gruppo.


12 Gennaio 2018, ore 13:16

La Repubblica Firenze
La tempesta perfetta del vino, dopo la siccit il caro listino Il caldo dellestate scorsa ha falcidiato la produzione: -40 per cento. Limpennata dei prezzi colpisce il prodotto sfuso e lintera filiera... Si impenna prezzo del vino, la filiera toscana va in crisi. Succede quanto si era temuto allindomani dellestate di siccit che ha falcidiato la vendemmia 2017: in media produzione vinicola toscana a -40%. E allora, poco vino, prezzi dello sfuso che balzano in alto ma senza riuscire a remunerare i viticoltori colpiti dal taglio delle quantit, e mettono in crisi gli imbottigliatori, che non possono pagare laumento vertiginoso di materia prima senza aumentare i listini dellimbottigliato e correre il rischio di finire fuori mercato rispetto alla concorrenza. E la corsa al rialzo coinvolge anche le annate precedenti. La tempesta perfetta del caro listino colpisce tutte le denominazioni eccellenti, dal Chianti Classico al Brunello, dai Bolgheri al Nobile, dal Morellino al Chianti. Ma andiamo per ordine partendo dal dato esplosivo di questi giorni: limpennata del prezzo del vino sfuso. Riguarda i listini che i brand, le cantine griffate, pagano ai viticoltori per comprare e poi imbottigliare le produzioni di qualit realizzate in rispetto dei disciplinari. Si assiste ad un fermento insolito, una corsa anticipata alle contrattazioni gi da fine novembre, quando di solito il mercato parte a gennaio, per portare nelle cantine degli imbottigliatori non solo lultima annata ma anche quelle precedenti. E i prezzi lievitano con balzi a doppia cifra percentuale. Stando al bollettino Ismea (Istituto di servizio per il mercato agro alimentare), a dicembre 2017, rispetto allo stesso mese di un anno prima, il prezzo dello sfuso di Brunello aumentato del 12,3%, il Chianti Classico salito del 19,3%, il Chianti addirittura del 31,7%, dati che per queste ultime due denominazioni ritoccano in alto la crescita di prezzo gi registrata su novembre dal sito specializzato Winenews. Ma sono i pi recenti numeri della Camera di Commercio di Firenze a raccontare che la corsa proseguita nei primi giorni dellanno nuovo. E che lo sprint rischia di trasformarsi in una gara folle. La Borsa Merci di Firenze, nella settimana tra il primo e il 7 gennaio 2018, indica scambi sostenuti del vino sfuso. E in qualche caso i prezzi allingrosso doppiano quelli registrati dalla stessa Borsa Merci un anno prima nella settimana tra il 9 e il 15 gennaio 2017. Il Chianti Classico 2016 arriva a costare fino a 310 euro ad ettolitro. Il Chianti 2014, che un anno fa si poteva pagare solo 88 euro ad ettolitro, ora costa tra i 130 e i 180 euro. Il Vino Rosso Toscano del 2015 e del 2016 a 12 gradi alcolici passa da 45-65 euro a 90-125 euro ad ettolitro, il bianco 2016 costava 50-65 euro mentre quello 2017 si vende a prezzo tra 100 e 130 euro, e le ultime annate di Sangiovese 12 gradi schizzano da 55-73 euro a 105-140 euro. un terremoto. Siamo con lacqua alla gola, dice senza giri di parole Giovanni Busi, presidente del Consorzio del Chianti, riferendosi allintera filiera del vino. Finora i viticoltori hanno lavorato sottocosto, a rimessa, affrontando spese di produzione per 110-120 euro ad ettolitro per realizzare vino che poi veniva pagato loro dagli imbottigliatori solo 80-90 euro ad ettolitro. Ora laumento di prezzo che i viticoltori stanno praticando, in media del 20%, non basta a coprire la riduzione della quantit prodotta, che in media del 40%. E daltro canto se il prezzo dello sfuso supera i 120-140 euro ad ettolitro, come sta accadendo, questo mette fuori gioco gli imbottigliatori. A questi prezzi la grande distribuzione organizzata, che assorbe il 65% della produzione di Chianti, non rinnova i contratti di fornitura e si rifornisce da altre denominazioni. Anche perch la siccit, e queste evidenti oscillazioni di prezzo, non riguardano tutte le produzioni nazionali, tanto meno quelle straniere dimportazione. E un problema atavico, irrisolto - riprende Busi - Per due anni il prezzo va su e per due anni va gi, in unaltalena che provoca, a seconda dei casi, giacenze e squassi. Confidiamo nel Decreto Omnibus, che dovrebbe creare i meccanismi perch il prezzo del vino di ciascuna denominazione venga stabilito in un tavolo istituzionale, come gi avviene ad Asti. Se il Chianti rischia di perdere acquirenti in Italia, le altre denominazioni di maggior prezzo temono la concorrenza sui mercati internazionali. Il consumatore che cerca lunicit di certi prodotti di alta gamma, come possono essere bottiglie di Brunello o di altri vini, non cambier scaffale di fronte allaumento di prezzo, ma la concorrenza si far sentire sui prodotti di media gamma, dice lenologo Roberto Bruchi, che conferma: Il calo di produzione dimezza di fatto il reddito dei viticoltori, che pu essere solo in parte recuperato con laumento del prezzo. La marginalit di contrae, la concorrenza interna aumenta. Non c dubbio: il momento difficile.
Autore: Maurizio Bologni


12 Gennaio 2018, ore 13:16

Il Sole 24 Ore
Ancora in rialzo i prezzi dei vini Doc Non si fermano i rialzi dei vini made in Italy. Londa lunga innescata dalla vendemmia 2017 ai minimi (39 milioni di ettolitri, -28% rispetto al 2016) continua a influenzare i mercati allingrosso con quotazioni record per i vini comuni e per le etichette pi rinomate. Secondo Ismea (dati aggiornati a novembre) i vini comuni bianchi hanno registrato un prezzo medio di 5,6 euro a ettogrado (pari cio a 0,61euro al litro per un vino da 11 gradi alcol). Un valore che pone i bianchi al di sopra anche dei vini comuni rossi quotati 5,33 euro a ettogrado (pari a 0,58 euro al litro per un vino da 11 gradi). Ma a tirare la volata sono anche alcune Doc e Docg come la superstar Brunello di Montalcino Docg quotato 1.050 euro al quintale (+12,9% su base annua). Molto bene anche il Prosecco, con quello Docg di Conegliano Valdobbiadene quotato 300 euro al quintale (+20%) e quello Doc scambiato a 225 euro (+184%).
Autore: Giorgio dellOrefice


10 Gennaio 2018, ore 14:46

Italia Oggi
Basta con i trionfalismi Lanalisi del presidente Assoenologi, che seguir gli autoctoni per Coldiretti... Cotarella: vini italiani azzoppati dai prezzi bassi... Ci sono centinaia di produttori diretti che vanno in vigna tutti i giorni e che, alla fine dellanno, esigono che venga riconosciuto loro un reddito che li ripaghi delle fatiche e dei sacrifici. E non sempre succede. Nel mondo del vino non possiamo fare riferimento soltanto alle grandi aziende, quelle strutturate che chiudono i bilanci in positivo. A fine mese Riccardo Cotarella, presidente di Assoenologi, porter Falesco, la sua azienda a cavallo tra Lazio e Umbria dentro Coldiretti. Quasi sicuramente avr anche un ruolo allinterno del sindacato, tanto che per il segretario generale di Coldiretti, Vincenzo Gesmundo, diriger un ufficio per nobilitare, rendere aristocratici, i vini autoctoni che esprimono i diversi territori del vino. Ma per Cotarella, sentito sul punto da ItaliaOggi, ancora presto per parlare di progetti. ancora tutto da definire, prematuro parlare dei mie rapporti con Coldiretti.
Domanda. Parliamo allora dei produttori diretti. Sono importanti per il sistema vino italiano?
Risposta. I piccoli vignaioli sono delizia e dolore. Ma non sono le grandi aziende ad aver fatto il Rinascimento del nostro vino. In molte zone, quelle considerate non vocate, sono stati proprio i piccoli produttori ad accendere la luce.
D. Dunque occorre dare reddito ai piccoli?
R. Il basso reddito, quello che non copre neppure le spese di gestione della vigna ai produttori diretti, porter a una riduzione del vigneto Italia. Se non garantiamo ai giovani che il lavoro nella viticoltura possa produrre un reddito comparabile a quello di altre professioni, non ci si potr meravigliare che le loro scelte vadano, in futuro, in altre direzioni.
D. Il reddito dipende anche dal prezzo del vino, quello italiano molto basso?
R. Spesso ci esaltiamo per certi traguardi raggiunti; siamo il paese con la pi alta produzione di vino. Ma questo non deve generare illusioni sulla situazione reale. vero: produciamo pi vino al mondo, ma con un valore nettamente pi basso di quello francese. Veniamo paragonati al Nuovo Mondo, quando si parla di di valore. qui che dobbiamo lavorare molto. Ancora non valorizziamo con il prezzo tutti gli aspetti culturali, di tradizione, di tipicit del nostro vino. Ma c anche altro. vero: siamo il paese che esporta di pi; ma questo perch con i nostri prezzi bassi, vendiamo anche durante i periodi di crisi. Non appena la crisi rallenta, i francesi ci superano, anche per quantit. E questo inaccettabile, devono essere presi provvedimenti.
D. Produrre tanto ha ripercussioni sul prezzo?
R. I prezzi bassi spingono a produrre di pi. E questo, a sua volta, va a dica del prezzo stesso e della qualit. In termini economici, i nostri vini sono sottodimensionati rispetto ai valori reali che racchiudono. davvero un grosso limite! Ridere e cantare per il primato della produzione lo trovo discutibile.
D. I produttori diretti sono in grado di fare qualit?
R. Tutti sono in grado purch lo vogliano; la cultura non per pochi, ma chi la vuole. Se le grandi cantine hanno un team interno, i piccoli produttori hanno a disposizione sul mercato consulenti, enologi, studi tecnici che possono dare le indicazioni giuste.
D. In tutto questo quadro, il lavoro dellenologo sempre pi importante?
R. Oggi lenologo chiamato a rispondere a 360 gradi della produzione di un vino, dalla vigna, alla cantina-produzione, alla comunicazione. E spesso deve rispondere anche della commercializzazione.
Autore: Andrea Settefonti


10 Gennaio 2018, ore 14:45

Quotidiano Nazionale
Mister Amarone Ha un nome breve - Masi che suona come lacronimo della viticoltura veneta. E il suo presidente, Sandro Boscaini, si porta in giro il simpatico nick name Mister Amarone attribuitogli da una giornalista britannica e che lui vive come un complimento esteso al mitico rosso che produce. Non potrebbe essere altrimenti: il vino iconico della grande azienda della Valpolicella Classica e negli anni diventato anche la sua arma diplomatica sui mercati internazionali. Unetichetta-paesaggio un vino del Nord soleggiato che gode del clima mite del vicino Garda e dellincontro di uvaggi antichi come la Corvina, la Rondinella e la Molinara, ma anche il risultato di una tecnica geniale, quella dellappassimento: luva raccolta non viene pigiata e fermentata ma lasciata riposare su graticci di bamb prima della vinificazione perch possa perdere peso e acqua e guadagnare in concentrazione zuccherina, colore e aromi. I suoi meriti? un vino deciso ma educato. Offre unillusione di dolcezza gi al primo impatto. E sa invecchiare anche 30-35 anni abbinandosi perfettamente a piatti importanti, carni rosse e grandi formaggi. Ovviamente la bandiera del brand Masi: non a caso, siamo lunica azienda ad avere cinque diversi Amaroni in produzione. Un capolavoro di utilitarismo e di essenzialit. Lappassimento una tecnica praticata anche dagli antichi Romani - spiega Masi - e che la mia famiglia aveva affinato negli Anni 50 utilizzando appunto lAmarone come pioniere. Oggi unesperienza diffusa in tutte le nostre propriet, ad esempio nella nostra tenuta in Argentina a conduzione ecosostenibile, dove coltiviamo variet venete e variet locali. La filosofia sempre quella: coniugare tradizione e innovazione e offrire vini moderni dal cuore antico. Masi precisa meglio. Lappassimento dellAmarone ci ha permesso di sviluppare una linea di altri vini che noi chiamiamo Supervenetian capaci di esprimere in modo non convenzionale i valori del nostro territorio. Lo aveva fatto gi mio padre nel 64, inventando la doppia fermentazione del Valpolicella, creando il Ripasso e dando vita al Campofiorin che poi diventato un must dellenologia italiana. Ambizioni internazionali ma forti radici venete. Abbiamo voluto creare un polo di eccellenze del territorio delle Venezie gestendo alcune tenute di pregio come quelle dei Conti Serego Alighieri in Valpolicella e Bossi Fedrigotti in Trentino e acquisendo parte della Canavel, societ della Valdobbiadene. Una sensibilit per il territorio che non ha nulla di provinciale. Ed in fondo il messaggio della Fondazione Masi con il Premio Masi Civilt Veneta attribuito ad esponenti della nostra regione ma anche a personalit internazionali che si sono distinte in settori come larte, la letteratura, la scienza e leconomia, il giornalismo e lo spettacolo. E adesso c anche il turismo esperienziale. Mio padre lo ripeteva: tutto deve essere vero, in quello che fai, che produci e che proponi. Io e i miei fratelli rappresentiamo la sesta generazione e in azienda gi impegnata anche la settima. La credibilit un assioma. E lo anche laccoglienza che abbiamo sviluppato attraverso la Masi Wine Experience e ospitando i visitatori nelle nostre cantine e wine bar. Se il nostro vino un signor Amarone lo anche per quello che sa rappresentare.
Autore: Paolo Galliani


09 Gennaio 2018, ore 14:46

Corriere della Sera
Il vino che tesse i teli. Materiale vegetale con i semini delluva Immaginate se dalluva, oltre al vino, si potessero ottenere scarpe, borse e cinture in pelle completamente veggie. Era proprio questo il sogno di Gianpiero Tessitore, architetto, e Francesco Merlino, chimico industriale, che nel 2014 hanno iniziato uno studio in collaborazione con centri di ricerca specializzati, allo scopo di analizzare le caratteristiche fisiche e meccaniche di diverse fibre vegetali e la loro capacit di essere trasformate in materiali ecologici. Lo studio ha identificato le fibre contenute nelle bucce e nei semi delluva ottiamali per la creazione di un materiale vegetale ecologico, che stato battezzato Vegea dai due soci. Linsieme di semi e bucce delluva che si ricavano durante la produzione del vino (la cosiddetta vinaccia) viene dunque trasformata in una pelle completamente vegetale. La vinaccia viene essiccata, in modo tale che non biodegradi e rimanga sempre disponibile per la produzione di Vegea anche lontano dal periodo della vendemmia. Poi vengono eseguiti trattamenti fisici e meccanici e si compone una miscela che viene spalmata, fino a realizzare dei veri e propri teli. Il processo produttivo termina con trattamenti di finitura specifici e diversificati che conferiscono a Vegea gradazioni di peso, spessore, elasticit e colore differenti in base alle diverse applicazioni. Da ogni dieci di litri di vino prodotti si ricavano due chili e mezzo di vinaccia, con i quali si pu produrre un metro quadro di Vegea. La start-up nata a Milano nel 2016 e si poi insediata nellincubatore clean tech di Trentino Sviluppo. Lo scorso ottobre i due imprenditori hanno presentato la prima collezione di prototipi di moda affidata alla direzione creativa dellecodesigner Tiziano Guardini.
Autore: Giuliam Cimpanelli


07 Gennaio 2018, ore 14:47

La Stampa
Nuove annate per Barolo e Barbaresco Sugli scaffali delle enoteche e nelle carte dei vini dei ristoranti non li troverete ancora per qualche mese, ma ormai sono pronti in bottiglia: dal primo gennaio hanno fatto il loro debutto le nuove annate di Barolo 2014 e Barbaresco 2015, dopo aver compiuto rispettivamente tre e due anni di invecchiamento. Sono oltre 17 milioni di bottiglie dei due nebbioli pi pregiati, pronti a conquistarsi un posto nel grande mercato del vino italiano e soprattutto internazionale, che assorbe oltre il 75% della produzione. Se per entrambi i vini si tratta di annate di grandi promesse, con il 2014 che potrebbe sorprendere sul versante delleleganza e il 2015 caratterizzato da una sontuosa complessit, dal punto di vista quantitativo per il Barolo sar lannata pi scarsa degli ultimi 8 anni: solo 12.744.199 bottiglie contro i 13,9 milioni del 2013, nonostante 200 ettari in pi di vigneto. Al contrario, il Barbaresco 2015 ritorner a superare i 4,6 milioni di bottiglie dopo un 2014 fermo a 4,3 milioni. Ma ci che fa pi sorridere i produttori landamento del mercato: in attesa dei dati definitivi, il 2017 per il Barolo si chiude con una crescita nelle vendite intorno al 7%, prolungando una scia di segni positivi che si ripete ormai da sei anni. Le giacenze sono al minimo e il vino sfuso ha raggiunto la soglia degli 8,5 euro al litro, mentre le uve dellultima vendemmia sono state vendute a 5 euro al chilo. A livello internazionale, il brand uscito dalla nicchia degli intenditori e il nebbiolo riconosciuto come uno dei pi grandi vitigni al mondo. Le Langhe stanno vivendo un momento fortunato, con benefici un po per tutte le tipologie dei nostri vini - dice il presidente del Consorzio di tutela, Orlando Pecchenino -. Il Langhe Nebbiolo Doc registra una crescita intorno al 10%, rosicchiando sempre pi posto al Dolcetto e alla Barbera dAlba.
Autore: Roberto Fiori


05 Gennaio 2018, ore 15:05

Corriere della Sera
I 107 migliori vini italiani (secondo Wine Spectator) ... Unonda di 107 vini avvolger Verona. Arriver da tutte le regioni dItalia. Ha iniziato a formarsi 20 anni fa, come la bottiglia pi attempata di OperaWine, levento che precede di un giorno il Vinitaly 2018. bianca, rossa, per la prima volta anche ambrata come un orange wine. Osservando Verona dal finestrino di un treno, il prossimo 14 aprile sembrer di stare in un racconto di Leonardo Sciascia, Il mare colore del vino (Adelphi). Un vino che non ubriaca: si impadronisce dei pensieri, suscita antica saggezza. OperaWine alla settima edizione. Il vino italiano in vetrina. La selezione delle 107 bottiglie, una per cantina, firmata da Wine Spectator. Lo scopo riunire vignaioli e importatori. La lista lo specchio della vitalit italiana e del gusto americano. Con molte novit. Lapertura ai vini naturali, con la Ribolla 2003 di Josko Gravner, poeta delle anfore caucasiche senza effetti speciali, da Oslavia, sul Collio goriziano. DallIrpinia il vino simbolo, il Taurasi, declinato in chiave moderna da Luigi Mojo, dellazienda Quintodecimo, scienziato degli aromi e dei profumi, con il Vigna Grande Cerzito Riserva 2011. Da storiche aziende piemontesi ecco il Barolo Sarmassa 1988 di Marchesi di Barolo e il Barolo Bussia 2011 di Prunotto, lazienda nata negli anni 20 sulle ceneri della cantina sociale Ai vini delle Langhe e ora di Marchesi Antinori. Tre nuovi ingressi veneti: i Prosecco Docg 47 di Bortolotti e il Primo Franco 2006 di Nino Franco; poi lAcininobili 2009 di Fausto Maculan, linventore del Torcolato nella terra dello scrittore Meneghello. Tre anche i nuovi siciliani: il Carolina Marengo 2014 di Feudi del Pisciotto (gruppo Castellare di Castellina), dallEtna il Vigna Barbagalli 2013 di Pietradolce e, infine, il Sangue doro 2015, il passito dellattrice Carole Bouquet, sbarcata una dozzina danni fa a Pantelleria. Altre novit: il Sangiovese di Romagna (fonte di continue scoperte) Pruno Riserva 2012 di Drei Don; lo Sforzato di Valtellina (un altro vino che costa fatica e arrampicate) Albareda 2013 di Mamete Prevostini; dal Salento il Salice Donna Lia 2013 di Leone de Castris, lazienda che per prima conquist il mercato estero con il rosato. E ancora, il mito delle Dolomiti, il San Leonardo 2011 dei marchesi Guerrieri Gonzaga; e la pattuglia toscana col Nobile di Montepulciano Il Nocio 2013 di Boscarelli, e il Tenuta di Trinoro 2012, firmato da Andrea Franchetti, barone solitario dalla avventurosa giovent. aumentata la presenza dalle regioni emergenti - commenta Tom Matthews, direttore di Wine Spectator - toscane e piemontesi hanno fatto spazio, anche se sono pi popolari che mai negli Usa. La selezione testimonia il costante aumento della qualit in tutta Italia. E il caporedattore Bruce Sanderson: Gran parte del successo dellItalia dovuto al boom del Prosecco, ma vini come Barolo, Barbaresco, Brunello, Chianti Classico, Nobile, Amaro-ne e i siciliani sono molto richiesti. Nonostante la scarsa vendemmia 2017, lItalia continuer probabilmente il suo dominio. La presenza di vecchie annate come la 1988 del Brunello di Valdicava? Una scelta per far conoscere i vini storici - spiega Ian DAgata, direttore di Vinitaly Academy una chiave di lettura sulla longevit dei vini italiani che interessa molto ai collezionisti. Cosa cambier questanno alla Gran Guardia? Pi spazio per aziende e operatori - annuncia Giovanni Mantovani, dg di Veronafiere questo evento rappresenta lintera bellezza del vino italiano. Come un mare colore del vino.
Autore: Luciano Ferraro


04 Gennaio 2018, ore 15:06

Quotidiano Nazionale
Coldiretti Vino, boom nellexport Tempo di bilanci per il vino made in Italy, che aumenta del 7% il valore dellexport e raggiunge il massimo di sempre con 6 miliardi di euro. Lo dice unanalisi di Coldiretti, secondo cui lItalia ha il primato mondiale tra i produttori.


03 Gennaio 2018, ore 15:08

Italia Oggi
Le bollicine crescono del 4% ... I dati dellOsservatorio Ovse-Ceves. E Coldiretti parla di un incremento dell11%... Stappate nelle feste 68 milioni di bottiglie di spumante... Cresce il consumo di spumanti, anche in Italia. Le bollicine sono tornate ad essere molto stagionali nei consumi domestici. In questi giorni di festa sono poco pi di 68 milioni di bottiglie quelle stappate globalmente in Italia. Una crescita del 4% sul 2016, del 9,5% sul 2015. Ovvero pi di 2 milioni di bottiglie al giorno, ma con due momenti fatidici, 11 milioni per Natale e 38 milioni per Capodanno, commenta Giampietro Comolli, dellOsservatorio Vini Spumanti Ovse-Ceves. Consumi fuori casa in crescita del 9% rispetto al 2016, con prezzi al consumo pi contenuti. Bene lofftrade che conferma sul totale un 56% di vendite di fine anno. Stazionarie le bollicine importate, 3,1 milioni, il 60% regalate e per consumo in casa, continua Comolli. Nei giorni di festa le bollicine, italiane e straniere, hanno un giro di affari di 750 milioni di euro, in crescita del 10% rispetto al 2016. Exploit significativi per Trento Doc e Franciacorta, soprattutto millesimati pas dos e biologici, i pi inseriti fra i regali. Bene le bollicine metodo tradizionale regionali come Alta Langa, Alto Adige, benissimo i millesimati e quelli da vitigni locali, compreso il Lambrusco, e quelli del sud Italia. Leader del mercato resta il Prosecco, 3 ogni 5 bottiglie; cresce di pi il Docg Superiore, fra cui il Cartizze extradry, rispetto al Prosecco Doc. Andamento confermato anche da Coldiretti che parla di aumento del 11% rispetto allo scorso anno di spumante italiano stappato allestero. Nel 2017 sar raggiunto per la prima volta il record storico dellesportazioni allestero per un valore superiore a 1,3 miliardi, sulla base delle previsioni sui dati Istat. Fuori dai confini nazionali i consumatori pi appassionati sono gli inglesi che non sembrano essere stati scoraggiati dalla Brexit e sono nel 2017 il primo mercato mondiale di sbocco delle spumante italiano con le bottiglie esportate che fanno registrare un aumento del 13% di gran lunga davanti agli Stati Uniti, mentre in posizione pi defilata sul podio si trova la Germania, commenta Coldiretti. E di ottimo momento parla anche Elvira Bortolomiol vicepresidente dellomonima azienda. Un anno incredibile, un percorso davvero entusiasmante quello del 2017. Siamo riusciti a superare target prefissati e siamo fieri di chiudere lanno con un fatturato che supera i 14 milioni di euro. Il momento del Prosecco sottolineato anche da Innocente Nardi, presidente del Consorzio Conegliano Valdobbiadene Superiore. Il Natale andato comunque bene per la denominazione considerando che siamo un prodotto destagionalizzato, la produzione divisa nei 12 mesi e dicembre un 12esimo in pi rispetto agli altri mesi. Bene anche lannata. Registriamo una crescita a valore, che nel 2017 si attesta intorno a un fatturato di 521 milioni di euro, ovvero +6% e si stimano circa 93 milioni di bottiglie vendute, + 3%. Nel 2016 la crescita del Prosecco Docg sui mercati esteri ha raggiunto i 180,9 milioni di euro, +14% a valore e a 35,8 milioni di bottiglie, +12%. Ma la crescita anche in Italia con incrementi del 6% al Nord est, +8% al Nord ovest e +12% al Sud e isole.
Autore: Andrea Settefonti


03 Gennaio 2018, ore 15:07

Quotidiano Nazionale
Enoturismo protetto ... Arriva (finalmente) la legge sullenoturismo. Con lapprovazione della Manovra in Senato per il 2018 arriva il primo storico quadro normativo, dopo 25 anni di attivit. Il settore, che oggi genera un indotto di quasi 3 miliardi lanno, si vede riconosciuta la possibilit di fatturare degustazioni, visite in cantina, pacchetti enoturistici e vendente esperienziali, equiparando la disciplina fiscale di queste pratiche a quella delle attivit agrituristiche. Per la filiera si tratta di una rampa di lancio - la pi avanzata in Europa - fondamentale per il futuro, che andr ora meglio definita attraverso le modalit attuative e con liter parlamentare del disegno di legge Stefano. Questultimo, oltre alle discipline gi approvate, aggiunger altri elementi importanti quali la certificazione e la formazione degli operatori enoturistici, la cartellonistica stradale, la creazione di un osservatorio sullenoturismo. un grande suocesso - spiega Dario Stefano, capogruppo in Commissione Agricoltura di Palazzo Madama e promotore della legge che d dignit a una branca di un settore strategico che in Italia vale pi di 2,5 miliardi di euro allanno e che ora destinato a crescere esponenzialmente nei prossimi. Si parlava da tempo di norme per lenoturismo: oggi c una legge che finalmente realt. Lobiettivo era disciplinare lattivit di centinaia di aziende italiane e valorizzare i territori di produzione che ospitano oltre 15 milioni di turisti e winelovers ogni anno. Ora - conclude Stefano - dobbiamo concentrarci sullistruzione e sulla formazione per irrobustire la cultura del vino e diventare leader assoluti nel mondo. Il presidente dellUnione italiana vini, Ernesto Abbona, ha commentato: Confido si possa costituire a breve un tavolo che coinvolga mai i soggetti in grado di dare un contributo alla definizione dei decreti attuativi previsti dalla norma. Per il presidente del Movimento turismo del vino, Carlo Pietrasanta: Da oggi lenoturismo adulto. Che lenoturismo sia un complesso di attivit riconosciuto dalla legge italiana un grande passo, il coronamento di 25 anni di attivit e di questo dobbiamo ringraziare in primis il senatore Stefano. Per il presidente di Citt del vino, Floriano Zambon: Ora lauspicio che si arrivi in tempi brevi alle norme attuative e quindi alle competenze specifiche, oltre ovviamente alla definizione delle capacit applicative. Infine la presidente della Federazione italiana vignaioli indipendenti, Matilde Poggi si dice molto soddisfatta che sia regolato quello che noi, vignaioli indipendenti, facciamo da tempo, aprendo le pone delle nostre cantine a coloro che vogliono degustare i nostri vini.
Autore: Lorenzo Frassoldati


02 Gennaio 2018, ore 15:09

Corriere della Sera
La sfida delle bollicine? Si combatte anche in hotel La maison francese Pommery, controllata dal gruppo Vranken, annuncia i piani per lItalia. E punta su turismo e percorsi darte. Posca: limportanza del marketing insieme alla cantina... Basta percorrere i 116 gradini che portano alla cattedrale sotterranea della cantina Pommery per capire perch lo champagne diventato il vino pi famoso del mondo. Gi nel 1836 Madame Louise Pommery costruiva il suo sogno attraverso i 18 chilometri di imponenti cantine ricavate da 120 antiche cave di gesso di origine gallo-romana: un progetto ambizioso realizzato in dieci anni di lavori dal 1868 e completato nel 1874 quando il mondo intero conobbe il primo Brut millesimato della storia dello champagne. Dal 2002 la Maison Pommery divenuta di propriet del gruppo Vranken-Pommery Monopole, secondo produttore mondiale di champagne grazie anche a una serie di acquisizioni anche in Provenza, Camargue e Portogallo. Per lestensione dei vigneti di propriet in queste aree, viene definito il pi grande vigneto dEuropa. Pommery stato il primo champagne distribuito in Italia negli anni 80, una sorta di primo ambasciatore delle bollicine francesi verso il grande pubblico italiano. Dal 2008 tutti i marchi del gruppo sono distribuiti dalla filiale italiana di Vranken-Pommery Monopole, guidata dal Mimma Posca con eccellenti risultati: crescita a doppia cifra anche in tempi in cui la concorrenza delle bollicine italiane ancora pi forte. Il mercato italiano rimane uno dei pi importanti per il nostro gruppo - ricorda Posca - si tratta di un pubblico competente, abituato allalta qualit del bere e non intimorito dai costi delleccellenza. Lo champagne un vino speciale, legato allemotivit con spiccate implicazioni relazionali ha bisogno di cultura e competenza. Per questo il mercato italiano risponde bene al nostro prodotto malgrado la concorrenza dei prodotti locali, al punto che quella italiana la filiale che ha visto crescere di pi letichetta Pommery nel 2017. Anche questanno la maison francese prevede una crescita del 5% e un consolidamento attraverso la distribuzione dei suoi marchi in 130 mercati e attraverso 10 filiali nel mondo. Ma con canali atipici e specializzati. Noi crediamo molto nellinterazione tra champagne e turismo spiega la manager - Pommery presente nelle catene internazionali pi importanti dellhotellerie. Vediamo lo champagne pi come esperienza enologica che come regalo, per questo troviamo perfetto il connubio con un certo tipo di turismo. Ci sono cinque strutture del gruppo destinate a ospitalit, visite, eventi e ristorazione. Tra alti e bassi, rappresentiamo 181 anni di storia, siamo solidi custodi di tradizioni anche innovative. Basti pensare che si deve a Madame Louise Pommery se oggi si beve champagne brut: un gusto ed un dosaggio che hanno cambiato lo stile e lapproccio del vino pi celebre al mondo. Turismo ma anche arte e cultura tra gli asset di un gruppo che applica la strategia di marketing come leva di crescita alla pari delle abilit in vigna e in cantina. In effetti il gruppo Vranken-Pommery Monopole conferma Posca - sostiene le pi importanti istituzioni darte in Francia e allestero: Il Centro Georges Pompidou di Parigi e Metz, il Museo di Belle Arti di Reims, la Monnaie di Parigi, la Saatchi Gallery a Londra, Villa Medici a Roma, il Museo Mori di Tokyo, il Museo dArte Contemporanea di Sydney. Il gruppo inoltre stato insignito del titolo di Grande Patrono della cultura, riconoscimento del Ministero della Cultura Francese per le iniziative di sponsorizzazione intraprese con istituzioni nazionali e internazionali.
Autore: Isidoro Trovato


31 Dicembre 2017, ore 14:59

La Stampa
Brindisi al 2018, lanno del cibo italiano Da gennaio eventi per dare risalto alla cultura gastronomica nazionale... Dalla dieta mediterranea ai paesaggi vinicoli Unesco. E a tavola arrivano le etichette trasparenti... Il conto alla rovescia iniziato e se i numeri di Coldiretti saranno confermati - 65 milioni di bottiglie di spumante italiano saranno stappate, l8% in pi dello scorso capodanno -, lanno nazionale del cibo italiano non potr che aprirsi sotto i migliori auspici. Da gennaio in tutta Italia ci saranno eventi, manifestazioni e appuntamenti che daranno risalto alla cultura e alla tradizione enogastronomica nazionale. Sar occasione per valorizzare i patrimoni Unesco legati al cibo come la Dieta mediterranea, i paesaggi vinicoli delle Langhe Roero e Monferrato e lArte del pizzaiuolo napoletano, spiega il ministro delle Politiche agricole, Maurizio Martina, che con il collega Dario Franceschini, ha lanciato liniziativa. Le stime della Coldiretti sulla domanda di spumante italiano si basano su unindagine dellistituto Ix e devono fare i conti con un calo della produzione stimato tra il 10 e il 15% per effetto di una delle vendemmia pi avare dal dopoguerra. Secondo Lorganizzazione agricola guidata da Roberto Moncalvo, resta elevata con una produzione che dovrebbe comunque attestarsi attorno ai 600 milioni di bottiglie con in testa il Prosecco seguito da Asti e Franciacorta. Il 2018 sar anche un anno di novit sulle tavole italiane: entreranno in vigore le norme per letichettatura di origine per pasta, riso e pomodoro ma si potranno anche mangiare gli insetti. Da febbraio. Da febbraio si parte con pasta e riso: nelle confezioni sar obbligatorio indicare in etichetta lorigine del grano e del riso. A giugno toccher a sughi e derivati del pomodoro avere pi trasparenza sullorigine, come gi successo nel 2017 per latte e formaggi. Entreranno in vigore, infatti, i decreti dei ministri Martina e Calenda che anticipano su questo fronte le scelte europee. La Commissione Ue, infatti, non ha ancora attuato pienamente il Regolamento 1169 del 2011 e Martina si dice pronto a difendere questi provvedimenti in ogni sede anche dando battaglia a Bruxelles. Per Coldiretti resta ancora da etichettare con lindicazione dellorigine 1/4 della spesa alimentare degli italiani dai salumi ai succhi di frutta, dalle confetture al pane, fino alla carne di coniglio. Nel 2018 partir anche il progetto dei nuovi distretti del cibo, strumento di programmazione territoriale che potenzier le esperienze agroalimentari nei territori guardando - spiega Martina - alla tutela dellambiente e alla creazione di posti di lavoro. Gli insetti. Dal primo gennaio, infatti, si applicher il nuovo regolamento europeo sui novel food che permetter di servire gli insetti a tavola. In realt la novit non sar cos immediata, gli insetti non saranno in vendita il giorno dopo Capodanno, perch ogni produttore deve chiedere unautorizzazione, dimostrando che i suoi animali sono buoni da mangiare o comunque non fanno male alluomo. Un rapporto della Fao, lorganizzazione delle Nazioni Unite che si occupa di alimentazione, non dice quali siano le specie commestibili nostrane, ma di certo ne fanno parte grilli, cavallette, maggiolini e le camole della farina, quelle comunemente definite tarme e che in realt sono dellordine dei coleotteri, lo stesso di coccinelle e scarabei. Insomma tra 10 e 25 specie di insetti commestibili.
Autore: Maurizio Tropeano


29 Dicembre 2017, ore 15:00

Corriere della Sera
Molto pop o davvero elitarie: le 17 bottiglie dellanno a venire Chianti Classico, i nuovi Champagne da singoli vitigni e i piccoli superbio... Il vino nel 2018? Sar in equilibrio tra rivoluzione e conservazione, tra pop e esclusivit. Come in una cena di Orson Welles, a Roma. 8 dicembre 1947, il regista di Quarto potere, gusta pizza e filetti di baccal in una trattoria dietro Montecitorio. Al suo tavolo Palmiro Togliatti, segretario del Pci. Emmett J. Hughes, il corrispondente in Italia di Time che scrisse che sul doppiopetto del Migliore cerano tracce di sangue, versa il vino alla traditora, inclinando il braccio verso lesterno. In Sicilia per una cosa del genere la sfiderebbero a duello, lo rimprovera Togliatti. Nella conversazione, su cui indag lFbi, il vino diventa mezzo per spiegare la nuova Italia dalle superstizioni antiche. Welles aveva capito: in Italia nulla per sempre (qui volubile anche la gloria), tranne le tradizioni: ribelle in patria, nei viaggi in Italia beveva il pi ottocentesco dei vini, il Chianti classico Brolio del barone di ferro Ricasoli. dopo, che cosa si berr? La tradizione. Spinto la qualit verso lalto grazie alla nuova tipologia Gran Selezione, il vino preferito da Welles torna ad appassionare i critici. Come Jancis Robinson che tra i 37 rossi per Natale consiglia due Chianti Classico. Un 2013 di Poggiopiano, La Tradizione (appunto), pura essenza di una calda estate toscana. E le Fioraie 2008 di Piemaggio, gentile e divertente. Mentre James Suckling ha inserito nella sua lista dei migliori 100 del 2017 proprio Barone Ricasoli, Colledil Gran Selezione 2015. Oltre al Puro Casanova 2013 della Volpaia, al Panzanello Riserva 2013 e al Tenuta Cappellina, Gran Selezione 2013. La rivoluzione. La nuova frontiera che avanza descritta da Jane Anson in Wine revolution. Vini bio e superbio. Tutto ci che viene da vignaioli che riducono linquinamento, non usano pesticidi, scelgono uve autoctone. Sono molti, piccoli e poco noti. Jane suggerisce un loro vino. Tra questi il Pico 2015 della Biancara di Angiolino Maule, un Garganega 100% di incantevole mineralit. Oppure lemiliano Ageno 2011 della Stoppa di Elena Pantaleoni, fantastico e genuino. E tra i rossi lo Sgarzon, Teroldego montanaro di Elisabetta Foradori, biodinamico che vive nelle anfore, e lSP68 2015 di Arianna Occhipinti, Nero dAvola e Frappato con personalit e luminosit. Infine un altro Chianti Classico, ma vegano e biodinamico, il Querciabella 2013 di Sebastiano Cossia Castiglioni. I popolari. Sar un altro anno allinsegna del Prosecco. Lo spumante pi amato dagli italiani, secondo Doctorwine di Daniele Cernilli. Il sito suggerisce per i brindisi delle feste alcuni Docg. Tra questi il Cartizze La Rivetta 2015 di Villa Sandi, della famiglia Moretti Polegato, teso, agile e sensuale e il Giustino B 2015 di Ruggeri, vivace e dalleffervescenza cremosa. Il Prosecco pi bevuto dai potenti, persino Putin, lAneli Lucrezia Numero 1, della famiglia guidata da Giancarlo. Gli esclusivi. E gli Champagne? Il futuro stato indicato pochi giorni fa da Eric Asimov del New York Times. Da singoli vitigni. Scelta controcorrente per un vino di cui si celebra larte della fusione tra vitigni e annate diverse. Stanno proliferando, riflettono le caratteristiche del vigneto, sono eretici, a volte bizzarri, avverte Asimov. E suggerisce: il pioniere Clos des Goisses di Philipponat 2007 (superbo) e i pi recenti Les Roises di Ulysse Collin, uno Chardonnay ampio, ricco e intenso e Les Bguines di Jrome Prvost, un Pinot Meunier puro e raffinato.
Autore: Luciano Ferraro


29 Dicembre 2017, ore 14:59

Il Sole 24 Ore
Bollicine firmate per salutare lanno nuovo Packaging firmati, tirature limitate e cuve vintage: dalla Champagne alla Sicilia, quali bottiglie stappare per salutare il 2017? Questanno il posto donore sulla tavola di Capodanno dovrebbe spettare al Franciacorta che ha appena festeggiato lanniversario del riconoscimento della Doc. La nuova Cuve J.R.E. n4 di Berlucchi, prodotta con uve Chardonnay e Pinot Nero della vendemmia 2008, disponibile in soli 5mila esemplari nei ristoranti dellAssociazione Jeunes Restaurateurs. Il Paros 2012 di Mosnel una versione in rosa a dosaggio zero particolarmente elegante e luminosa. Chi ama gli spumanti prodotti senza liqueur dexpedition (privi di zuccheri) pu spostarsi anche in Trentino per scoprire la nuova Cuve Zero 10 della linea Perl Zero di Ferrari, un Trento doc mosaico dite millesimi diversi - 2006, 2008 e 2009 - che esprime tutta la purezza dello chardonnay di montagna secondo lo stile della famiglia Lunelli. Si prosegue pi a Sud per provare prima il Dubl Esse rosato di Feudi San Gregorio, dosaggio zero da uve aglianico che racconta con morbidezza ed eleganza (il packaging firmato dal designer Fabio Novembre) il territorio irpino, e poi il Brut Ros Millesimato 2013 di Donriafugata, un Metodo Classico siciliano da sole uve Pinot Nero coltivate in alta collina Voglia di Prosecco? Fine e molto piacevole il Vecchie Viti della cantina Ruggeri. A tema Champagne molte maison hanno presentato il vintage 2006, annata difficile ma di qualit, che si esprime al meglio nel Dom Ruinart, ne La Grande Dame di Veuve Clicquot, custodita in un coffret con stampa animalier disegnato dalla stilista Charlotte Olympia, e nel Taittinger Comtes de Champagne Blanc de Blancs, che matura da 8 a 10 anni nelle cantine gallo-romane di Saint-Nicaise. Gli amanti dello chardonnay in purezza possono scegliere anche il nuovo Blanc de Blancs di Perrier-Jout.
Autore: Federico De Cesare Viola


28 Dicembre 2017, ore 15:01

Repubblica Food
Cin Cin allItalia Dal Trento Doc al Franciacorta leccellenza questione di metodo... Brindare con un ottimo spumante italiano aspettando lanno che verr. Oggi pi facile che mai. Il settore della spumantistica cresciuto in qualit e quantit, con numeri importanti di bottiglie vendute in Italia e allestero. Le eccellenze provenienti dalle zone pi vocate sono diventate dei classici di riferimento. Trento Doc in Trentino e Franciacorta in Lombardia si confermano al vertice della tipologia. A seguire: Oltrep Pavese e Alta Langa in Piemonte. Ma anche Veneto e Friuli-Venezia Giulia, con il successo record sul mercato internazionale del Prosecco Doc e Docg, e lEmilia che ha raggiunto picchi qualitativi grazie al Lambrusco. La proposta si amplia e coinvolge tutta la penisola: la spumantizzazione dei tipici vitigni italiani riporta risultati convincenti, pur mantenendo sul podio le variet elette Chardonnay e Pinot nero. Per orientarsi utile conoscere i metodi di produzione. Il metodo classico della rifermentazione in bottiglia - il mthode champenoise della Champagne - alla base di spumanti che hanno un prolungato riposo sui lieviti; tecnica produttiva complessa, dona nobile effervescenza e spessore gustativo. Il metodo Martinotti (o Charmat) si addice alle corde sensoriali dei vitigni aromatici come il Moscato o semi-aromatici come il Glera del Prosecco. La cosiddetta presa di spuma si svolge in autoclave e ha un periodo di sosta molto pi breve. Tra i risultati migliori: garbati profumi e palato fresco. Negli ultimi anni, anche il metodo ancestrale e Colfondo attirano attenzione, sono vini che rifermentano in bottiglia grazie a lieviti presenti sulla buccia dellacino, zuccheri residui e il rialzo stagionale della temperatura. Senza dimenticare lopzione cromatica dei Ros, versione che riserva sorprese. Come il Franciacorta Paros 2012 della cantina Mosnel. Nel calice rosa ramato, eleganza e grinta giusta per salutare il nuovo anno.
Autore: Laura Di Cosimo


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