planeta

Il Meglio dell'Edicola

23 Marzo 2017, ore 13:27

Panorama
La guerra delle bollicine Lo spumante dolce non piace pi e, dopo lapprovazione delle nuove regole, i produttori piemontesi preparano gi per lestate il lancio dellAsti secco. In Veneto, patria del Prosecco, si teme lattacco a un mercato molto redditizio... Il tappo che salta dalla bottiglia di Prosecco sempre stato il simbolo della festa che inizia. Oggi, invece, potrebbe suonare come il primo sparo di una nuova guerra: quella tra i produttori piemontesi di Asti e quelli veneti di Prosecco. A innescare la miccia il Comitato vitivinicolo del ministero delle Politiche agricole che - dopo il via libera della Commissione tecnica - il 15 marzo ha modificato il disciplinare inserendo nuove tipologie di Asti dogc, cio quelle che hanno un minore contenuto zuccherino, nella versione secco, demi - sec ed extra secco. Ci significa che gi questestate potremmo trovare sugli scaffali dei supermercati un prosecco in versione astigiana, lAsti secco. In attesa del decreto ministeriale che chiuder liter burocratico, le schermaglie tra piemontesi e veneti sono gi iniziate. Luca Zaia, presidente di Regione Veneto, ha bollato la decisione del Comitato come inutile provocazione, rispetto alla quale i produttori veneti non faranno marcia indietro e, anzi, proseguiranno a testa bassa. Lassonanza con il nome Prosecco, dunque, rischia di diventare un boomerang e la novit potrebbe trasformarsi in una guerra tra poveri che non serve a nessuno. Il casus belli potrebbe essere innescato da un produttore di Asti secco che decida di mettere sul mercato una bottiglia con una denominazione che rievochi o emuli palesemente il Prosecco E a tentarlo nellazzardo potrebbe essere la crisi in cui versa ormai da tempo il mercato dellAsti dolce. Dopo aver conquistato i palati di tutta Europa, negli ultimi anni lo spumante astigiano dolce ha registrato infatti un calo di produzione di 25 milioni di bottiglie, una perdita stimata in 40 milioni di euro per il solo 2016. In cinque anni lexport ha perso pi del 33 per cento delle quote di mercato. Il motivo di questo declino va rintracciato nel fatto che i consumatori, soprattutto quelli pi giovani, preferiscono oggi gli spumanti secchi a quelli dolci, spiega a Panorama Giorgio Bosticco, direttore del Consorzio per la tutela dellAsti docg. Va per detto che lAsti dolce per il 75 per cento concentrato in Europa. Ci vuole dire che fuori c tutto un mondo da conquistare per questo tipo di prodotto, che rimane sempre e comunque il nostro focus. Prevediamo, infatti, di fare crescere i volumi dellAsti, secco e dolce, di 15 - 20 milioni nel medio periodo. Ma se davvero gli astigiani dovessero iniziare a imitare il Prosecco, a quel punto sarebbe guerra. Anche se alcuni produttori di Asti gi da tempo possono imbottigliare prosecco veneto. Quando il Consorzio di tutela del Prosecco nato nel 2009 per includere e proteggere i produttori dellarea tra il Veneto e il Friuli - Venezia Giulia, stata introdotta una deroga per consentire a 30 aziende fuori dal territorio consortile (tra cui alcune piemontesi) di imbottigliare il prosecco veneto. Senza, per, metterlo sul mercato con questo nome o un nome simile, spiega a Panorama Giancarlo Moretti Polegato, presidente di Villa Sandi, uno dei maggiori produttori veneti di Prosecco. Polegato, cos come molti altri produttori dellarea, fa affidamento sul buonsenso degli astigiani, confidando nel fatto che non si metteranno a far guerra ai veneti emulando il loro prodotto. Ed questo il motivo per cui, fino ad oggi, il Consorzio di tutela del Prosecco Doc, a differenza di Zaia, ha mantenuto sulla questione toni pacati e concilianti. Il parere espresso dal Comitato nazionale vini va nella direzione da noi auspicata, anche se permangono dei margini di interpretazione che, se chiariti, a nostro avviso avrebbero potuto evitare da subito eventuali contenziosi in sede giudiziaria sulluso evocativo del termine secco che comunque, a quanto ci dato a sapere, non dovrebbe comparire sul nuovo disciplinare dellAsti docg. Appare evidente che, cos stando le cose, il tutto verr lasciato alla correttezza degli imbottigliatori astigiani, stato il commento di Stefano Zanette, presidente del Consorzio Prosecco Doc, alla decisione del Comitato. Ci non vuol dire che il mondo del prosecco non abbia le armi per rispondere a un eventuale attacco da parte degli astigiani. Ma nulla accadr prima dellestate, quando i piemontesi inizieranno a mettere sul mercato i loro nuovi prodotti basati sullAsti secco. Solo allora si capir se gli astigiani avranno agito secondo buonsenso (come auspicato dai veneti) o se avranno sferrato il loro attacco frontale. A quel punto la tenzone si sposterebbe nelle aule giudiziarie E, fino a oggi, il Prosecco ha sempre vinto a mani basse i contenziosi di questo tipo in giro per il mondo, grazie al supporto di Sistema Prosecco, costituito nel 2014 da Consorzio Prosecco doc, Consorzio docg Asolo Prosecco e Consorzio Conegliano Valdobbiadene Prosecco. Il timore dei produttori veneti di Prosecco che leventuale sbarco sul mercato di un Asti secco che rievochi il Prosecco possa costituire un pericoloso precedente, con laggravante di avere origine in Italia con lavvallo delle istituzioni nazionali. La naturale conseguenza sarebbe quella di indebolire la capacit del Consorzio Prosecco doc di contrastare a livello internazionale i tanti prodotti evocativi e gli innumerevoli tentativi di emulazione. Con i nuovi prodotti non vogliamo assolutamente evocare il Prosecco veneto, ma la scritta dolce o secco sulla bottiglia imposta dallUnione europea e non deve essere inferiore ai 3 millimetri, continua Bosticco: ora, per, per differenziare lAsti secco dal dolce, la scritta del primo non pu essere troppo piccola e in questo la modifica del disciplinare ci venuta incontro. Senza dimenticare che ha anche approvato la nostra proposta di non scrivere secco sulla stessa riga di Asti, affinch non venga fatta confusione con il Prosecco veneto. Le preoccupazioni dei veneti sono alimentate anche dal fatto che gli interessi economici in gioco sono da capogiro. Nel 2016 sono state prodotte 410 milioni di bottiglie di Prosecco doc, 10 milioni di Asolo docg e 90 milioni di Conegliano - Valdobbiadene Prosecco docg. E, secondo lultimo rapporto di Intesa Sanpaolo sulleconomia dei distretti italiani, quello del prosecco di Conegliano - Valdobbiadene risultato essere il pi brillante di tutta Italia, con un fatturato salito del 9,3 per cento a 1,16 miliardi nel 2015 e un export in aumento del 14 per cento tra gennaio e settembre 2016. In generale per il Prosecco doc lexport vale il 75 per cento della produzione e i tre principali mercati sono il Regno Unito (per circa il 35 per cento dellexport) gli Usa per il 20 e la Germania per il 13. La Francia per il Prosecco diventata oggi il quarto mercato, con unimpennata del 71 per cento nellultimo anno. Per il docg, invece, lexport vale circa il 35 - 40 per cento. Il prossimo tappo che salter in aria sar, quindi, per festeggiare la pace o annunciare la guerra delle bollicine?
Autore: Francesco Colamartino


23 Marzo 2017, ore 13:26

Italia Oggi
Al vinicolo 336 milioni Per la campagna 2017/2018 del settore vitivinicolo a disposizione 336.997.000 euro. Cos ripartiti: 101.997.000 euro per la promozione sui mercati esteri, 140 mln di euro per la riconversione dei vigneti, 10 mln di euro per la vendemmia verde, 20 mln di euro per lassicurazione sul raccolto, 45 mln di euro per investimenti vari e 20 mln di euro per la distillazione sottoprodotti. col decreto del 20 marzo n. 1715 che il ministero delle politiche agricole ha operato la suddivisione delle risorse a sostegno del programma nazionale del settore vitivinicolo. LItalia ben posizionata anche in realt emergenti dal punto di vista delle importazioni di vino. infatti il primo o il secondo fornitore in quasi tutti i paesi dellEst Europa, sia comunitario che non. Spingendo lanalisi in paesi pi lontani, si evidenzia la terza posizione in Brasile, Messico, India e Corea del Sud, mentre leader in Thailandia.
Autore: Marco Ottaviano


22 Marzo 2017, ore 13:26

Italia Oggi
Pinot delle Venezie Nasce un nuovo consorzio per la tutela del Grigio Doc... In 5 anni cresciuto del 144% Nasce il Consorzio Doc Venezie, un realt per la valorizzazione e la promozione del Pinot Grigio. Il territorio interessato di 24mila gli ettari totali tra Friuli Venezia Giulia (8 mila), Trentino (3 mila) e Veneto (13.400) per una produzione di 2 milioni di ettolitri e 260 milioni di bottiglie che copre 185% della produzione nazionale e il 43% di quella mondiale. Presidente del nuovo Consorzio il veronese Albino Armarli mentre vicepresidenti sono Dario Ermacora, del Friuli Venezia Giulia, e Lorenzo Libera del Trentino. In tutto sono nove i membri del cda, tre per ogni regione. Ci sono delle aspettative enormi sulle quali ci misuriamo. Il passo che dobbiamo fare adesso come Consorzio mettere delle regole, tracciare una rotta. Quello che vogliamo, crescere, commenta Armani. Poi quando avremo dati certi sulle bottiglie, sulle uve e sul prodotto trasformato potremo fare i conti con la promozione. Per adesso teniamo ben saldo il treno sui binario, poi quando potr, correr. Elemento da non trascurare, creare una vera identit. C da creare un legame territoriale, dare unanima unitaria a tre realt diverse, a tre diversi dna. Il Pinot Grigio la quarta variet coltivata in Italia, cresciuta del 144% negli ultimi cinque anni, e proprio nel Triveneto detiene il cuore della produzione. La Doc Venezie si aggiunge a quelle gi esistenti e il vino prodotto potr continuare per libera scelta di ogni singola azienda ad avvalersi della protezione delle Doc storiche come Collio, Friuli o Grave ecc., e dellopportunit data dalla nuova denominazione. Gi a partire dalla vendemmia 2017 le uve Pinot Grigio raccolte in Veneto, Friuli e Trentino non potranno essere pi imbottigliate Igt (Indicazione geografica tipica) ma potranno essere commercializzate unicamente con la Denominazione di origine controllata Doc e la fascetta di Stato per la massima trasparenza e tracciabilit.
Autore: Andrea Settefonti


22 Marzo 2017, ore 13:25

Italia Oggi
LIstat penalizza i vini del Sud Lexport non viene imputato alla regione che produce il vino, ma a quella di sdoganamento... Le aree con la logistica pi sviluppata incassano pi fondi I dati sullexport del vino italiano non tengono conto dellorigine del prodotto ma del luogo di sdoganamento. Un criterio, quello utilizzato allIstat, che droga la reale dimensione dellexport a favore elle regioni del Nord con una Mistica pi sviluppata ed efficiente di quelle del Sud, penazzate non solo nei numeri ma nella relativa assegnazione dei fondi Ocm. In pratica, se il vino prodotto dalla Puglia viene sdoganato allestero dal Piemonte, nonostante lorigine pugliese sar conosciuta a questultimo la propensione allexport e le risorse. A seguito dellinchiesta di ItaliaOggi sulla difformit delle rilevazioni tra Istat e Agenzia delle Dogane (si veda ItaliaOggi del 15/03/2017) abbiamo sentito il senatore Dario Stefno, capogruppo in commissione agricoltura a palazzo Madama, che gi a giugno scorso, aveva sollevato il problema dellorigine. In particolare il senatore aveva rilevato come ci fosse una discrasia tra i numeri di Ismea, che rileva i dati Istat elaborati, a loro volta, dallAgenzia delle Dogane. Nellultimo report Ismea, infatti, tra il 2011 e il 2015 Trentino e Piemonte avevano avuto una propensione allexport rispettivamente del 141 e 173%, mentre Puglia e Sicilia si erano fermate al 14 e all8%. I dati, per, dimostravano come al contrario, le regioni meridionali, nello stesso periodo, avevano esportato maggiori quantitativi di vino. Di qui il paradosso: allaumento delle esportazioni del Sud, corrisponde la crescita della propensione allexport delle regioni del Nord dalla logistica pi sviluppata. Con grosso danno per i fondi Ocm vino, che vengono assegnati sulla base dei dati statistici, e buona pace degli sforzi fatti nellinternazionalizzazione da regioni come Puglia e Sicilia. Avevo proposto un tavolo tecnico al Mipaaf tra Ismea, Agenzia delle dogane e Istat per ladozione di codici di nomenclatura uniformi per recuperare il dato reale della propensione allexport di ogni regione, ma non ci sono state evoluzioni rispetto alle mie sollecitazioni, ha detto a ItaliaOggi il senatore. Il ministero non ha avvertito il dovere di agire nonostante nel report 2016 sullexport, Ismea abbia segnalato ed evidenziato la percentuale dopata dalla quale scaturiscono ricadute pesanti per gli operatori del settore. La discrasia si riproposta nei dati Istat 2016 che non riconosce ad alcuni territori la titolarit delle esportazioni. Per questo ho rivolto uninterrogazione a risposta urgente al ministro Martina, prosegue Stefno affinch provveda a sanare questo problema che procura danni incalcolabili a tutte le regioni del Mezzogiorno.
Autore: Giusy Pascucci


19 Marzo 2017, ore 13:24

La Stampa
Vinitaly guarda allUe Qui possiamo riscrivere la nuova politica agricola Fiera sempre pi intenzionale e digitale... Dsseldorf, Verona, Bordeaux. questo litinerario di chi ha la valigia sempre in mano e il bagagliaio pieno di bottiglie. Se cercate un produttore italiano di vino, da oggi a marted avrete molte pi probabilit di incontrarlo nella citt tedesca che con la Prowein d il via alla stagione delle grandi fiere, piuttosto che nella sua cantina. Tre settimane di pausa per fare rifornimento di etichette, e poi via di corsa a Verona, dove dal 9 al 12 aprile andr in scena il Vinitaly. Altro break un po pi lungo (cos, magari, si pu infilare una trasferta a New York o una cena a Hong Kong), poi tutti ad affilare le bottiglie in vista di Vinexpo, la fiera biennale che calamiter il mondo enologico a Bordeaux dal 18 al 21 giugno. Presentata gioved a Roma, la 51 edizione del Vinitaly punta sempre pi su internazionalizzazione, business e digital transformation. La fiera veronese - ha detto il ministro delle Politiche agricole Maurizio Martina - sar la capitale della nuova Politica agricola comune, occasione imperdibile per riscrivere le linee a sessantanni dai Trattati di Roma costitutivi della Comunit economica europea, con la presenza del commissario europeo per lagricoltura Phil Hogan. A Vinitaly porteremo il Testo Unico del Vino e daremo spazio alla discussione presentando il primo pacchetto attuativo. Il presidente di Veronafiere, Maurizio Danese, ha annunciato il nuovo piano industriale da 94 milioni di euro di investimenti al 2020, con il quale si faranno interventi sulle infrastrutture e i servizi, ma anche progetti di crescita mirata allestero e nuove attivit con focus su Stati Uniti e Cina. Sar un Vinitaly che intende proseguire il percorso di crescita delineato in occasione del cinquantesimo anniversario - spiega il direttore di Veronafiere, Giovanni Mantovani -. Saremo ancora pi attenti ad agevolare gli incontri business nazionali e internazionali, grazie anche alla presenza di duemila buyers in pi rispetto ai 28mila accolti nel 2016, ma senza perdere il fascino di essere un grande evento di comunicazione e di richiamo per i winelovers, a cui dedichiamo Vinitaly in the City. Prima fiera del vino al mondo per superficie espositiva e per numero di operatori esteri, Vinitaly 2017 punta a offrire maggiore internazionalit e innovazione digitale. Per raggiungere questi obiettivi - spiega Mantovani - ci stiamo attrezzando anche dal punto di vista tecnologico. Infatti, questa edizione di Vinitaly inaugura un progetto pilota di digital transformation che coinvolger alcune migliaia di buyer esteri, durante il quale saranno sperimentate soluzioni 4.0 come unapp che ci consentir di capire il gradimento dei visitatori. Sul fronte dellexport, il vino italiano nel mondo continua a crescere, ma possiamo fare di pi - dice Mantovani -. Siamo leader negli Usa con una quota del 29% del mercato dei vini dimportazione, ma abbiamo margini di miglioramento sul prezzo medio, visto che negli Stati Uniti una bottiglia francese costa ancora il doppio rispetto a una bottiglia italiana. Sui mercati orientali, specie in Cina, scontiamo ancora barriere culturali e normative, oltre che la mancanza di un sistema di promozione unitario, ma stiamo crescendo e con lItalian wine channel promosso da Mise, Mipaaf, Ice e Vinitaly per la promozione del vino italiano sul mercato cinese possiamo finalmente fare la differenza.
Autore: Roberto Fiori


19 Marzo 2017, ore 13:23

LEspresso
Bottiglia ... Un vitigno tra i pi curiosi e ammiccanti, riconoscibile come pochi per via di un sentore di rosa spiccatissimo. La Lacrima di Morro dAlba he seduzioni femminili e spessore maschile nelle versioni pi ricercate. Come nel caso della Lacrima di Morro Superiore QuerciaAntica di Velenosi (13 euro): al naso la rosa, appunto, ma anche tutti i frutti scuri del sottobosco (mora, sambuco, mirtillo e ribes neri), al palato cremosit e consistenza, con note balsamiche e fiorite che si rincorrono.
Autore: Paolini & Grignaffini


18 Marzo 2017, ore 13:22

Il Sole 24 Ore
Corsa alla produzione di spumanti Vino. Sullonda dei successi di mercato (+21% lexport) sempre pi aziende puntano sulle bollitine... Asti e Brachetto si convertono al secco, cresce linteresse al Sud... Tutti pazzi per gli spumanti. Sulla scorta dellennesimo record dellexport (le vendite allestero di bollicine made in Italy nel 2016 sono cresciute del 21,4% contro il +4,3% dei vini) sono in molti a cercare ora di saltare sul carro vincente. In particolare i produttori di quelle etichette che non godono di particolare successo. E lo fanno con modifiche ai disciplinari di produzione che sono spesso il passo necessario per adeguare la produzione ai trend del mercato. Vanno ad esempio in questa direzione le recenti modifiche varate dal Comitato vini del Mipaaf per produrre una nuova tipologia sia dellAsti spumante che del Brachetto. I due spumanti pie-montesi famosi nella versione dolce hanno infatti aperto alla tipologia secca e cio con un ridotto contenuto zuccherino per avvicinarli nel gusto ad altri spumanti made in Italy. Nel caso del Brachetto inoltre, stata introdotta anche la versione tappo raso che caratterizza un vino fermo adatto a tutto pasto. Per lAsti, che tra Asti Docg e Moscato dAsti, produce 84 milioni di bottiglie la nuova versione secco che si prevede di lanciare dallestate 2017 e in almeno 20 milioni bottiglie dovrebbe rappresentare - ha detto il direttore del Consorzio, Giorgio Bosticco - unopportunit per integrare e completare lofferta orientata al corretto posizionamento e non allo sviluppo dei volumi. Allo stesso modo per Brachetto, loperazione punta a garantire nuovi sbocchi di mercato a una produzione che gi nellarco degli ultimi sei anni passata dai 5,2 milioni di bottiglie del 2011 a 3,8 milioni dello scorso anno. Unaltra area che potrebbe presto sbarcare in forza nel mondo delle bollicine quella del Pinot grigio. Unetichetta che dopo la riorganizzazione nella macro Doc delle Venezie (che comprende Veneto, Friuli Venezia Giulia e Trentino Alto Adite) ha visto nei giorni scorsi il varo del nuovo consorzio di tutela. Nel disciplinare della nuova Doc contemplata lipotesi spumantizzazione del Pinot grigio. E la sola prospettiva che una denominazione con una produzione di 300 milioni di bottiglie possa sbarcare nel mondo degli spumanti ha fatto sobbalzare pi di un produttore in particolare di Prosecco. E vero che questa possibilit contemplata dal disciplinare di produzione - spiega il segretario generale dellUnione italiana vini, Paolo Castelletti -. Tuttavia credo che, al momento, sia unipotesi remota visto che il Pinot grigio sta macinando successi sui mercati nella versione vino fermo e finch le cose andranno cos escludo che possa riconvertirsi alle bollicine. Lattenzione verso gli spumanti sta crescendo anche al Sud, in particolare in Puglia, nel Salento, dove le Cantine Due Palme negli scorsi armi con un investimento di 1,5 milioni di euro (cofnanziati dai fondi dellOcm vino) hanno realizzato un impianto di spumantizzazione. La nuova linea di produzione partita a marzo 2016 - spiega il direttore generale delle Cantine Due Palme, Assunta De Cillis -. Lidea era quella di chiudere lera delle trasmigrazioni delle nostre uve verso le autoclavi del Nord Est per essere trasformate in spumanti visto che noi non ne avevamo la possibilit. Oggi produciamo in Puglia le nostre bollicine da uve Negroamaro (le etichette Melarosa e Amaluna nelle versioni ros e bianco). In questo primo anno di attivit abbiamo prodotto 5oomila bottiglie di spumanti a marchio Cantina Due Palme a cui vanno aggiunte altre 100mila bottiglie di altri produttori locali. La domanda da tutto il Sud in crescita e il nostro forse oggi lunico impianto di spumantizzazione nel Mezzogiorno.
Autore: Giorgio DellOrefice


17 Marzo 2017, ore 13:21

Il Sole 24 Ore
Vinitaly sold out e liste di attesa per i ritardatari A Verona. Duemila nuovi buyer esteri... Tutto esaurito per la 51esima edizione di Vinitaly (a Verona dal 9 al 12 aprile): 4.120 espositori, a cui si sommano i 291 di Sol&Agrifood e i 200 di Enolitech, il salone dei macchinari del vitivinicolo. Vinitaly 2017 come leccezionale Salone del vino del 50 anniversario? Non escludo che si possa fare anche meglio - ha assicurato Gianni Bruno, brand manager di Vinitaly -. Al momento le tre manifestazioni sono sold out e c una lista di attesa di piccole imprese ritardatarie: cercheremo di sistemare tutte nel limite del possibile. Lanno scorso Vinitaly raggiunse i 100mila mq di superficie, con 130mila operatori dei quali 49mila esteri. Questanno sono gi registrati 2mila nuovi buyer. La 51esima edizione si presenta con tanti investimenti, maggiore internazionalit e un piano di digital transformation, una app dedicata a 3mila buyer selezionati che permette di capitalizzare al massimo i benefici dalla permanenza a Vinitaly. Non unoperazione di facciata - ha detto il dg di Veronafiere Giovanni Mantovani - ma il primo mattone virtuale per costruire la fiera 4.0. Vinitaly2017 - ha sottolineato il presidente Maurizio Danese - si propone con una piattaforma B2b ancora pi internazionale. A oggi, sono gi 5mila gli incontri B2b fissati per gli operatori esteri. Mantovani si soffermato anche sulla strada sopraelevata che collegher direttamente la stazione Fs alla Fiera, in 5 minuti. LAlta velocit arriver direttamente in fiera, anche grazie alle 3 corse in pi delle Frecce da Roma e Milano ha annunciato Mantovani. Oltre al Vinitaly B2b (il biglietto giornaliero costa 80 euro) ci sar anche Vinitaly and the City (7 - 11 aprile), il fuori salone dei winelover nel centro storico. Allargato da questanno, a Bardolino, sul lago di Garda. Da febbraio Veronafiere una spa, ha annunciato un maxi investimento di 94 milioni entro il 2020 oltre che un aumento di capitale (a cui potrebbe rinunciare il Comune di Verona con il suo 37% del polo fieristico mentre la Popolare di Vicenza ha ceduto la quota del 6,6% agli altri soci). Le risorse sono destinate a rafforzare le strutture del polo scaligero e a rilanciare a livello internazionale le principali manifestazione, con focus su Usa e Cina. A proposito dellevento da inserire nella settimana del vino di New York (ma anche in alcuni Stati e in Canada), Mantovani la subordina a unintesa tra i soggetti seduti al Tavolo del vino e a una divisione dei ruoli. In ogni caso rimane fermo il ruolo dellInternational Academy, quale traino della formazione del consumatore americano. Quanto al molo aggregante di Verona per la multipiattaforma in Cina, Mantovani ha ribadito che il progetto stato concordato con Ice, Mise e Mipaaf ed in uno stadio avanzato. Solo che il ritardo nella disponibilit dei fondi, i 20 milioni pubblici, hanno spostato m avanti la realizzazione. Probabile in aprile ha concluso Mantovani.
Autore: Emanuele Scarci


17 Marzo 2017, ore 13:20

Corriere della Sera
Ecco la classifica dei distretti Prosecco sorpassa locchialeria Il rapporto Intesa: previsioni di crescita, ma ritardi nella sfida digitale... Il Prosecco di Conegliano - Valdobbiadene diventato il primo distretto dItalia nelle performance di crescita e redditivit sorpassando addirittura locchialeria di Belluno. A stilare la graduatoria stato lufficio studi e ricerche di Intesa Sanpaolo che ha presentato ieri il Rapporto annuale sulleconomia dei distretti. Nella lista top 15 spiccano i successi delle aziende alimentari (vino, salumi, mozzarella di bufala, conserve), ma ben 7 sono imprese del Nordest e comunque rimane forte il presidio dellindustria meccanica. La classifica interessante perch mixa lebitda, levoluzione del fatturato e gli incrementi di export e ci restituisce lidea di un mondo - quello dei territori a industrializzazione diffusa - che uscito dalla crisi e pesa per il 21,6% del fatturato manifatturiero italiano, per il 23,6% dellexport e - sorpresa - per il 69,2% dellintero saldo commerciale. I dati di Intesa Sanpaolo per non ci danno solo il rendiconto di ci che avvenuto, si spingono anche a formulare un oroscopo per il biennio 2017 - 18. Ebbene i distretti aumenteranno la crescita del 2,2% nel 17 e del 2,1%lanno successivo mentre la redditivit salir del 7,7% questanno e di un ulteriore 7,8% nel 18. La previsione incoraggiante e speriamo serva a convincere gli eterni scettici che continuano a vaticinare la morte dei distretti e fortunatamente finora sono stati regolarmente smentiti. Nessuno nega che anche dentro il sistema distrettuale esista una forte polarizzazione tra lepri e tartarughe, infatti tra il 20% che va meglio e il 20% che va peggio la differenza di 19 punti di redditivit ma il risultato complessivo incoraggiante. Anche perch si sta riorganizzando lofferta e stanno nascendo dei piccoli campioni di territorio o, per usare le parole di Fabrizio Guelpa di Intesa Sanpaolo una nuova classe di medie imprese distrettuali, gi segnalata negli scorsi rapporti e oggi messa a fuoco nella continua evoluzione contrassegnata in positivo da tre fattori - chiave: la presenza sui mercati esteri, lalta qualit dei prodotti e unaffinata capacit manageriale. Rimanendo nel campo degli oroscopi anche chi sostiene la causa dei distretti deve chiedersi come stiano reagendo alla sfida digitale. La risposta che viene dal Rapporto Intesa Sanpaolo non fa sconti. Il tessuto produttivo italiano e distrettuale in ritardo nelladozione di smart manufacturing, solo una minima parte delle imprese ha i principali impianti interconnessi, anche a causa dellelevata et media dei macchinari sostiene Gregorio De Felice, capo economista del gruppo bancario. E invece la sfida del digitale pu essere vinta solo attraverso unaccelerazione degli investimenti finora frenati dallincertezza che domina i mercati. Lambiente per - aggiunge De Felice - favorevole sia grazie alla presenza di significative misure governative a sostegno degli investimenti innovativi sia per la disponibilit di buone condizioni di finanziamento.
Autore: Dario Di Vico


17 Marzo 2017, ore 13:18

Corriere della Sera
Il Vinitaly non basta erve una Biennale del vino a Milano Angelo Gaja e lidea di una fiera solo business... Vinitaly? Non basta. Serve una grande fiera del vino a Milano, una ogni due anni. Lidea di Angelo Gaja, 77 anni, arriva alla vigilia di due grandi appuntamenti: quelli di Verona (dal 9 aprile) e di Dsseldorf, il ProWein (dal 19 marzo). Gaja un solista, cancella certezze mentre sorride. il Mozart del vino, tutti gli altri sono Salieri, ha scritto di lui lenologo Giacomo Tachis. Ama sorprendere, come quando invoc il numero chiuso nelle Langhe per i turisti che non conoscono Beppe Fenoglio o quando chiese ai vignaioli siciliani di lasciar perdere i fondi pubblici, scommettendo su se stessi. E quasi una provocazione intellettuale anche il suo stand al Vinitaly: Da molti anni - racconta - non porto il vino, offro bicchieri vuoti, Riedel. un messaggio di sobriet, un invito a non oltrepassare i limiti. Quando stappavo bottiglie si formavano code lunghissime, se provavo a far entrare nello stand un cliente importante, sorpassando gli appassionati, nella fila si scatenava il caos. Il Vinitaly una fiera popolare, consolidata - spiega Gaja - ed giusto che sia cos. In questi anni Giovanni Mantovani, il direttore generale di VeronaFiere, ha fatto un ottimo lavoro, anche allestero. Non ho nulla contro il Vinitaly. Ma abbiamo bisogno di un appuntamento dedicato ai professionisti del vino, senza lassalto popolare come a Verona. Un appuntamento che ci metta al centro del mondo. Milano, con la sua vitalit, la citt giusta in questo momento. Non sto parlando di una alternativa al Vinitaly, ma di un nuovo traguardo per il vino italiano. Le due fiere del vino hanno modelli diversi. Tre le giornate di affari al ProWein, ingresso riservato a circa 55 mila operatori del settore, 6.257 espositori da 59 Paesi: una fiera dei poteri decisionali, chi entra , 6 volte su 10, un dirigente aziendale che decide se comprare o no il vino. Quattro giornate del Vinitaly 2016, gli espositori sono stati 4.100 da 30 Paesi, nella pi vasta superficie al mondo nel settore, 100 mila metri quadrati, cancelli aperti anche agli appassionati, ma visitatori generici in diminuzione e crescita di buyer e affari con 130 mila operatori, di cui 50 mila stranieri. Tra Verona e Dsseldorf Gaja sceglie una Biennale del vino a Milano. Ne parla, rilassato, a pranzo, con la moglie Lucia. Branzino e Barbaresco (il suo). Sembra una coppia felice di italiani in gita, con visita alle palme davanti al Duomo (mi piacciono, quella di Starbucks stata unidea astuta). Pensa al futuro del vino a Milano, ma anche ai ricordi. Racconta se stesso bambino, quando si incamminava verso Alba ad acquistare la carne, che la madre riponeva in un infernotto, perch non esisteva il frigo, quindi la carne diventava scura e bisognava aggiungere tanto limone per mandarla gi. Ad Alba il padre di Fenoglio lavorava proprio in una macelleria. Lo scrittore preferito da Gaja invece era stato assunto dallazienda vinicola albese Marengo, vermouth e spumanti. Beppe? Di scarna parola e lunghi silenzi, non rari tra le genti langarole, ha scritto Roberto Cerati, storico presidente dellEinaudi. Il langarolo Gaja tuttaltro che ombroso. Racconta il suo ultimo viaggio in Cile. Discute sul cambiamento del clima, sulle ricerche per le viti resistenti. Annuncia un nuovo investimento, lacquisto di 35 ettari in Alta Langa, con un noccioleto e, fra qualche tempo, anche vigne per vini bianchi: Ho pensato alla famiglia e ai prossimi decenni, dice. Riflette sulla sua assenza dalla Rete: La nostra azienda non ha un sito Internet, le figlie insistono, ma non sono convinto, anche dopo aver visto cosa pubblica il settore in Internet. E fa il bilancio delle visite in cantina, a pagamento, al costo di 300 euro: Un modo per selezionare gli appassionati ma anche per garantire a chi arriva la massima disponibilit. Lintero incasso andato in beneficenza ad ospedali ed associazioni. E poi torna sul sogno di una nuova fiera: una Biennale del vino a Milano.
Autore: Luciano Ferraro


15 Marzo 2017, ore 12:05

Italia Oggi
Chi vende vino non ha dati certi Inchiesta di ItaliaOggi sulle rilevazioni. In Russia, Usa e Cina le divergenze pi eclatanti... LIstat: export da 2,4 mld. Ma in dogana pesa il 21% in pi... Le esportazioni di vino italiano nel 2016 verso i primi sette mercati extra e valgono, secondo gli ultimi dati Istat sul commercio estero diffusi due giorni fa, 2.4 miliardi di euro. Per le Dogane dei rispettivi paesi invece, le importazioni di vino italiano nello stesso anno e nelle stesse aree valgono molto di pi. In euro esattamente 2.9 mld; 500 mln di euro in pi, cio il 21,2% in pi rispetto alle rilevazioni italiane. Come possibile? Qual la reale dimensione delle esportazioni italiane di vino, un comparto strategico in mercati di sbocco altrettanto strategici come Usa, Cina, Canada, Russia, Giappone, Svizzera e Norvegia? Il tema era stato gi sollevato qualche mese fa dallOsservatorio Paesi terzi che Business Strategies realizza in collaborazione con Nomisma Wine Monitor. Il problema non da poco. ItaliaOggi ha provato a capire le ragioni di queste divergenze; in qualche caso c riuscita, in altri no. Partiamo dalle cose pi semplici. Istat, che si deve attenere alle tecniche di Eurostat, segue correttamente la metodologia Intrastat, che rileva come il Paese di importazione sia quello di provenienza e non di origine. Le Dogane, invece, verificano lorigine del prodotto. Per cui, se, ad esempio, del vino italiano destinato in Russia far transito in Olanda, per Eurostat quella merce destinata a questultimo Paese; di conseguenza, sar lOlanda a diventare poi il fornitore di vino di Mosca. E lItalia sparir dai radar. Morale: si innesca una sorta di cortocircuito, per cui Eurostat finisce per sovradimensionare (di ben tre volte) il dato dellexport olandese verso la Russia. La differenza tra i due rilevatori clamorosa, per la precisione del 142% in valore e dell81,4% in volume. Con Istat che (sotto)stima lexport verso la Federazione russa, calcolandolo in 78,2 mln di euro, a fronte dei 188,7 mln di euro rilevati dalla Dogana russa. Anche per la Cina il discorso non cambia, con ima aggiunta (inspiegabile): se, per Pechino, lItalia ha registrato il maggior tasso di crescita tra i paesi importatori nel 2016 (+32,7%), per lIstat lincremento di molto inferiore: +13,8%. Cio, meno dellincremento della domanda media di vino cinese dello scorso anno, pari al 15%. Un altro mistero viene poi dal primo mercato di riferimento italiano, il pi consolidato e vivisezionato: gli Usa. Rispetto alle esportazioni misurate dallIstat, le Dogane degli States segnalano import di vino dallItalia per 290 mln di euro in pi, a parit di volumi venduti. Per spiegare un simile divario ItaliaOggi ha provato a chiamare in causa il cosiddetto Cif (Cost insurance & freight), cio il prezzo del prodotto, comprensivo delle spese di trasporto e assicurazione fino alla frontiera nazionale. In base a questa ipotesi, per, il costo di spedizione equivarrebbe a oltre il 20% del costo della merce. Prendendo comunque questa ipotesi paradossale per buona, ItaliaOggi ha deciso di andare a leggere cosa accade in Francia; anche qui listituto statistico nazionale, lInsee, segue le metodologie di Eurostat. E, infatti, si scopre che per la Francia, anchessa a 14,4 volumi stabili, lexport di vino francese negli Usa misurato da Insee di quattro volte inferiore rispetto allimport di vino francese misurato dalle Dogane americane. E che lexport verso la Cina viene calcolato dallInsee per un valore di 612 mln di euro, mentre le Dogane cinesi stimano importazioni per 903 mln di euro E se, per il Giappone, la forbice tra i 465 mln di export dichiarati dallistituto statistico transalpino e i 713 mln di euro di import misurati dia Tokyo, per la Russia che si mette a segno un nuovo record. Il mercato russo viene sottostimato in Europa ed esaltato a Mosca. Ma quanto vale per i vini francesi? Qui lo scarto tra esportazioni misurate a Parigi e importazioni misurate in Russia del 294%. E cio 30,6 mln di euro di vino francese esportato, secondo lInsee, contro 90 mln di euro di vini francesi conteggiati dalle Dogane russe. Ora, va bene che si discetta di vino, ma qui, oltre a girar la testa si iniziano a dare i numeri. E in questo caso, i numeri sono soldi. Veri.
Autore: Luigi Chiarello


15 Marzo 2017, ore 12:05

Italia Oggi
Gli enologi verso la sostenibilit a 360 La sostenibilit in tutte le sue declinazioni. Prima tra tutte quella economica. Riccardo Cotarella, presidente di Assoenologi, anticipa ad ItaliaOggi i temi del congresso nazionale che si terr a Firenze il prossimo novembre.
Vogliamo fare chiarezza, parliamo di sostenibilit come figlia della scienza e non delle ideologie e dei sentito dire. Affronteremo il tema a 360 gradi, si parler di sostenibilit ambientale, per la salute delluomo ed economica perch se non c questa non ci possono essere le altre.
La sostenibilit un tema irrimandabile per il mondo del vino...
Oggi se ne sentono di tutti i colori, sono tutti a parlare, sciamani, rabdomanti, cartomanti. Noi vogliamo offrire un spaccato reale su basi scientifiche. Da tecnici vogliamo dare il nostro contributo per la chiarezza per non fare danni irreparabili.
Dunque, sostenibilit che non faccia rima con improvvisazione?
La problematica seria, non un fatto ideologico, una presa di posizione. In dubbio non c la sostenibilit, ma come si affronta il processo.
Come pu la scienza coniugare la sostenibilit?
Ogni anno in viticoltura vengono impiegate 60 mila tonnellate di pesticidi. La quantit pu essere ridotta notevolmente se ci si affida alla scienza, come con la ricerca di vitigni resistenti alle malattie.
Quale momento vive il vino italiano oggi?
uno dei settori dellagroalimentare che va meglio. Noi siamo i primi nel mondo export, ma il dato pu trarre in inganna Dobbiamo, infatti, recuperare il gap sul valore che c tra noi e la Francia. Magari vendiamo meno, ma meglio, non a i prezzi di Cile o Argentina. Abbiamo un valore culturale, di vitigni autoctoni, di variet, di clima. Ma non siamo riusciti a farne un valore reale per il vino. E anche questo sar argomento del congresso.
Autore: Andrea Settefonti


15 Marzo 2017, ore 12:05

Italia Oggi
Vini, calorie in etichetta Calorie in etichetta per vino e altri alcolici. Con 2 anni di ritardo rispetto ai tempi previsti dal regolamento 1169/2011, la Commissione Ue ha pubblicato un rapporto sulletichettatura obbligatoria di ingredienti e valori nutrizionali per le bevande alcoliche. Entro un anno, raccomanda Bruxelles, le componenti del settore dovranno trovare un accordo su un sistema di etichettatura. Se il risultato non dovesse essere soddisfacente, le regole le decider lUe. Le associazioni dei consumatori, come la Beuc, sigla rappresentativa a livello Ue, avrebbero voluto lobbligo subito; lindustria invece va in ordine sparso. I grandi produttori di birra hanno iniziato dal 2015 a rendere pubblici ingredienti e calorie, i microbirrifici artigianali sono meno entusiasti dellidea. Il problema la scala: per le imprese piccole che puntano sulla variet le informazioni aggiuntive in etichetta potrebbero essere un problema di costi non indifferente. Nel settore del vino, sia la Ceev (industria) che la Efow (vini a denominazione di origine) chiedono uneccezione che tenga conto del fatto che il nettare di Bacco cambia di anno in anno. In Italia, la parte agricola della filiera (Cia, Coldiretti, Confagricoltura) unita dallo scetticismo sullutilit e la fattibilit delliniziativa. Pi sfumata la posizione di Federvini e Unione italiana vini. Il documento della Commissione riconosce gli sforzi del settore sulle info al consumatore con piattaforme online come Wine in Moderation. Baster? La partita aperta. I produttori di bevande anche diverse tra loro dovranno trovare una visione comune per nulla scontata.
Autore: Angelo di Mambro


15 Marzo 2017, ore 12:03

Corriere della Sera
Agromafie Fatturato a 22 miliardi Sfiora i 22 miliardi di euro e ha avuto un balzo del 30 per cento in un anno. il fatturato delle mafie italiane grazie alle infiltrazioni nel settore ortofrutticolo. La stima contenuta nel rapporto #Agromafie2o17 elaborato da Coldiretti, Eurispes e Osservatorio sulla criminalit nellagricoltura e sul sistema agroalimentare. Da Nord alle isole, le inchieste delle forze di polizia hanno svelato come sulle tavole arrivi lolio extravergine di oliva riconducibile a Matteo Messina Denaro, la mozzarella di bufala Dop imposta dai Casalesi che con Gaetano Riina, fratello di Tot, monopolizzavano pure il trasporto delle merci.


09 Marzo 2017, ore 17:11

Italia Oggi
Vino, semplificati possibili Le novit contenute nel Testo unico della legge 236/2016 devono poter essere attuate... Ma i viticoltori restano in attesa dei decreti attuativi... Il grande entusiasmo con il quale sia i produttori di vino che le istituzioni hanno accolto lapprovazione della legge n.236/2016, cosiddetta Testo unico del vino, rischia di scemare se i decreti attuativi, necessari per dare il via alle disposizioni pi rilevanti, non verranno quanto prima emanati dal ministero delle politiche agricole alimentari e forestali (Mipaaf). Dopo la pubblicazione della citata legge sulla Gazzetta Ufficiale n. 303 del 28.12.2016 si rileva solamente lemanazione della circolare n. 1522 del 30.12.2016 a cura del dipartimento dellIspettorato centrale della tutela della qualit e repressione frodi dei prodotti agroalimentari (Icqrf) presso lo stesso Mipaaf che per non tocca tutte le tematiche contenute nei 91 articoli del Testo unico, articoli che raccolgono tutta la normativa del settore vitivinicolo, dalla produzione alla commercializzazione. La Disciplina organica della coltivazione della vite e della produzione e del commercio del vino (cos rubricata la legge approvata allunanimit dalla commissione agricoltura alla camera in sede legislativa e ampiamente condivisa dalle associazioni dei produttori) ha un impianto chiaro che facilita i produttori e gli operatori del settore, snellisce sensibilmente gli aspetti burocratici, prima contenuti in una miriade di disposizioni, con il fine di avere pi certezza del diritto, meno contenziosi e un miglior sistema di controllo della filiera. Tra le disposizioni pi rilevanti contenute nel provvedimento si segnalano: a) il riconoscimento del patrimonio vitivinicolo, il vino, la vite e i territori viticoli, frutto dellinsieme del lavoro, delle competenze e delle tradizioni, quale patrimonio culturale nazionale da tutelare e valorizzare e la definizione di vitigno autoctono italiano; b) la salvaguardia, con interventi di ripristino e di manutenzione, dei vigneti eroici o storici, vale a dire quelli a forte rischio di dissesto idrogeologico o aventi particolare pregio paesaggistico, storico ed ambientale, che saranno individuati con apposito decreto; c) listituzione presso il Mipaaf del cosiddetto schedario vitivinicolo contenete le informazioni sul potenziale produttivo viticolo con lobbligo, per lamministrazione, di notificare ai produttori, entro il 31 luglio di ogni anno, le eventuali modifiche effettuate con il fine di aggiornare i massimali di produzione delle uve Docg, Doc d Igt; d) la semplificazione delle comunicazioni da effettuare allIcqrf in merito alle planimetrie dei locali dove avviene la produzione e di quelle relative alle pratiche enologiche, con una rivisitazione, migliorativa, dei periodi di fermentazione; e) la riduzione, da 10 a 7 anni, del termine necessario per il riconoscimento di una Docg partendo da una Doc, nonch del termine per la cancellazione delle denominazioni non rivendicate o non pi utilizzate da nessun produttore: basteranno infatti tre campagne consecutive, invece di quattro, perch il Mipaaf ne possa chiedere la cancellazione dufficio. Tale procedura tutela le certificazioni presenti evitando un proliferare di nuove a fronte di vecchie non pi rivendicate; f) nuove disposizioni in materia di etichettatura, presentazione e pubblicit: in particolare concessa la possibilit di effettuare la stampa dei contrassegni (fascette), obbligatori per le Docg e facoltativi per le Dop, presso tipografie allo scopo autorizzate e non solo pi in via esclusiva tramite Poligrafico della Zecca dello Stato; nonch la possibilit, su scelta del Consorzio di tutela di riferimento, di adottare altri sistemi di tracciabilit alternativi al contrassegno; g) norme semplificative per la tenuta dei registri e per le comunicazioni relative ai recipienti per i piccoli produttori di aceti; h) la dematerializzazione dei registri del settore vitivinicolo a partire dal 1 gennaio 2017 e listituzione di un Registro unico dei controlli ispettivi (Ruci) con il fine di eliminare le attivit di controllo ritenute non necessarie o le duplicazioni delle stesse, prevedendo unattivit di coordinamento in capo al Mipaaf. Tutti i controlli dovranno essere riportati nel sopracitato Registro unico e gli ispettori dovranno, prima di procedere con i controlli ispettivi, verificare se non vi siano gi state ispezioni nel medesimo campo da parte di altri enti; i) lintroduzione del ravvedimento operoso, che consente al produttore di sanare spontaneamente le irregolarit derivanti dalla mancata presentazione di dichiarazioni o comunicazioni, pagando una sanzione ridotta a un quinto. Per poter fare in modo che i produttori possano beneficiare delle importantissime novit introdotte risulta per in molti casi necessaria lemanazione di provvedimenti attuativi; i pi urgenti risultano essere quelli in tema di controlli, schedario vitivinicolo e sistemi alternativi di contrassegno, anche per non rendere vano limportante lavoro svolto da parte delle istituzioni.
Autore: Alberto Tealdi


09 Marzo 2017, ore 17:11

Il Sole 24 Ore
LItalia contro le etichette - semaforo Ue Alimentare. Il ministro Martina ha ribadito la posizione del Governo sui contrassegni nutrizionali... Tornano ad accendersi i semafori alimentari. Oggi a Bruxelles sei multinazionali dellindustria alimentare (Coca-Cola Company, Mars, Mondelez International, Nestl, PepsiCo e Unilever) proporranno un progetto che si basa sulletichetta nutrizionale a semaforo, come il modello britannico gi oggetto di infrazione Ue. Pronta la reazione del ministro delle Politiche agricole Maurizio Martina, secondo cui ribadiremo con forza il nostro no a sistemi di etichettatura a semaforo. Gi lo scorso anno su nostra iniziativa, insieme ad altri 15 paesi europei, ci siamo schierati apertamente in contrasto con questo sistema applicato in Gran Bretagna. Scriveremo ancora alla Commissione Ue per chiedere di intervenire per impedire la diffusione di un elemento cos distorsivo del mercato. Leurodeputato Paolo De Castro ricorda che abbiamo bocciato due volte questo sistema che invece di informare i consumatori ne condiziona le scelte. Perch le sei multinazionali hanno interesse a promuovere i semafori? Si tratta prevalentemente di produttori di soft drink e prodotti light che beneficiano gi del semaforo verde risponde De Castro. Anche per il presidente di Federalimentare Luigi Scordamaglia letichetta a semaforo un sistema semplicistico, assolutamente non in grado di garantire ai consumatori unalimentazione equilibrata, che diventa discriminatorio rispetto a prodotti di qualit. Il sistema va a ledere gravemente il modello produttivo italiano basato proprio su standard qualitativi elevati che lindustria italiana ha da sempre evidenziato ne1 segno della trasparenza. Secondo Scordamaglia lo spauracchio del cartellino giallo della Ue alla Gran Bretagna sarebbe vanificato dalla Brexit e il sistema, a questo punto, potrebbe essere adottato molto pi facilmente nei Paesi terzi, come ad esempio in Sud America dove ci sono seri problemi di sovrappeso nella popolazione. Critica anche Coldiretti, secondo cui Prosciutto di Parma, Parmigiano reggiano e Grana padano, ma anche lolio extravergine di oliva, sarebbero tra le vittime illustri delletichetta a semaforo che colpisce ingiustamente le produzioni italiane, con indicazioni sbagliate e fuorvianti. Per lorganizzazione verde va respinta lipotesi di uninformazione visiva che finisce per escludere dalla dieta alimenti sani come i prodotti a denominazione di origine Dop e Igp, per promuovere, al contrario, il cibo spazzatura come le bevande gassate senza zucchero, ingannando i consumatori rispetto al reale valore nutrizionale. Letichetta a semaforo indica con i bollini rosso, giallo o verde il contenuto di nutrienti critici per la salute, ma la segnalazione sui contenuti di grassi, sali e zuccheri non si basa sulle quantit effettivamente consumate, ma solo sulla generica presenza di un certo tipo di sostanze.
Autore: Emanuele Scarci


08 Marzo 2017, ore 10:40

Italia Oggi
Prosecco sempre pi sostenibile... Ledizione 2017 del Protocollo Viticolo voluto dal Consorzio di Tutela del Prosecco Superiore Docg anticipa la normativa Ue e sollecita con forza gli agricoltori ad abbandonare il diserbo chimico Indica ai viticoltori la strada della lavorazione del suolo quale miglior strategia per la cura della salute del vigneto.
Il marchio RRR sulle bottiglie del Valpolicella Dop 2016... Son stati consegnati i primi certificati ai produttori che hanno adottato il protocollo Riduci Risparmia Rispetta con lobiettivo di certificare il 60% dellarea. I bollini arrivano a cinque anni dallinizio del protetto. Per Christian, Marchesini presidente del Consorzio: un risultato che permette di essere al passo con le richieste dei consumatori.
Nuovo progetto di sostenibilit ambientale per la Cantina Bortolomiol... Un bosco di 3 ettari stato piantato per compensare lemissione della Carbon Footprint causata dal ciclo produttivo. Un percorso virtuoso dal vigneto alla bottiglie per una iniziativa in collaborazione con Indaco2 srl, societ spin - off dellUniversit di Siena.
In Cina lItalia cresce ma i competitor si allontanano... Con Australia, Cile e Nuova Zelanda favorite dal dazio zero. Crescono le vendite di vino italiano in Cina (+32,7%, 120,2 milioni di euro), ma secondo lOsservatorio Paesi terzi curato da Business Strategies e Nomisma Wine Monitor, il totale dei rossi Dop italiani venduti in Cina vale dieci volte meno delle importazioni del solo Bordeaux francese. E in valore la crescita degli imbottigliati fermi di tre volte inferiore ad Australia e Francia.
Verdicchio, Rosso Piceno, Pecorino, Rosso Conero... e altre 16 Doc pesano per il 2% della produzione enologica nazionale, ma i vini delle Marche sono primi in Italia per crescita qualitativa. A evidenziarlo, la rivista Civilt del bere, che ha incrociato i premiati delle principali otto guide enologiche. Il risultato parla di 107 vini made in Marche con almeno un riconoscimento di eccellenza.


08 Marzo 2017, ore 10:39

Italia Oggi
Trentino spaccato Un Manifesto dei vignaioli per far contare di pi i piccoli... Coop del vino contro Indipendenti... Il Consorzio da una parte, i Vignaioli indipendenti dallaltra. Il mondo del vino trentino si trova a vivere una spaccatura tra i piccoli produttori, gli artigiani come si definiscono gli stessi Vignaioli, e il mondo della cooperazione. Per Lorenzo Cesconi presidente dei Vignaioli Indipendenti, 60 piccoli e piccolissimi produttori, il problema legato allo scarso peso rappresentativo che abbiamo allinterno del Consorzio e alle scelte negative che sono state fatte in questi anni. La goccia che ha fatto traboccare il vaso, stata ladesione alle Doc Pinot Grigio delle Venezie e Igt Trevenezie. Sono scelte sbagliate. Da qui il Manifesto che sancisce il divorzio e luscita dal Consorzio. Ma, come spiega a Italia Oggi Bruno Lutterotti presidente del Consorzio Vini Trentini dobbiamo lavorare tutti per una idea, per avere una visione la pi corretta possibile del mercato tra trentanni in modo da dare la giusta remunerazione a chi sta in campagna. Tuttavia il problema non tutti dentro o tutti fuori, non non sapere chi ha torto o chi ha ragione. Ma si tratta di capire che c una solo via ed quella di trovare la formula che permetta di interpretare il territorio. Dove ognuno gioca la propria parte. Per Lutterotti la parte la possono giocare davvero, tutti, senza arrivare a rotture. Il Consorzio la casa di tutti, dei piccoli e dei grandi. Di chi produce eccellenza come potrebbe essere una Rolls Royce, ma che tutti non si possono permettere, e chi fabbrica Mercedes, una berlina di fascia alta, come sono mediamente i vini trentini, a cui tutti possono ambire. Il livello molto buono, indipendentemente che la bottiglia sia prodotta dalla cooperazione o da un vignaiolo. Sono aperto al dialogo e per questo ho gi avuto un confronto con Lorenzo Cesconi, su temi oggettivi, sul futuro della nostra viticoltura. C bisogno di sedersi e avviare una concertazione costruttiva nellinteresse dei viticoltori. Nel Manifesto, che si rif alla Costituente dei Vigneron dEurope, i Vignaioli del Trentino si riconoscono in quattro valori, lartigianalit, la territorialit, la qualit e la sostenibilit. la base per dialogare, se ci sar proposto, accetteremo, commenta Cesconi. I Vignaioli del Trentino si impegnano a tutelare le produzioni nelle zone maggiormente votate, si legge nel Manifesto e la qualit delle produzioni viticole si fonda sullanalisi delle potenzialit di ogni vitigno rispetto a contesti differenti. Insomma al vigneron demandato direttamente lintero ciclo produttivo ed lui che interpreta il proprio terroir coniugando in maniera fedele tradizione e innovazione.
Autore: Andrea Settefonti


08 Marzo 2017, ore 10:39

Italia Oggi
I grandi cru seducono Ferragamo Tenuta Prima Pietra, la prima azienda vitivinicola acquistata dai Ferragamo nel 2002, entra a far parte dei Grandi Cru della Costa Toscana che conta oggi 80 cantine di prestigio. Lassociazione nasce dieci anni fa per esaltare le differenze di ogni singolo produttore della Costa, ma allo stesso tempo proporre un brand unico. A spiegare i motivi dellingresso nei Grandi Cru Ugo Fabbri, brand ambassador della cantina di Riparbella (Pi). Tenuta Prima Pietra ha una propria identit territoriale, crediamo fortemente che la promozione di un territorio associato alla promozione di una singola azienda siano molto potenti ed efficaci. La scelta maturata in quanto far parte di un brand che rappresenta tutte le eccellenze di questo territorio non solo importante ma fondamentale e in questo momento lazienda Prima Pietra matura in termini di qualit dei vini e di infrastrutture. Sono infatti iniziati i lavori per la realizzazione della cantina che permetter la vinificazione in loco gi dalla prossima vendemmia. Il valore aggiunto di un vino proprio il legame con il territorio anche per un nome famoso come Ferragamo. Massimo Ferragamo decide di acquistare Tenuta Prima Pietra unicamente per il suo amore verso la Toscana e i grandi vini. Qui produce vino, lontano dalle luci e dai red carpet del mondo del fashion, due mondi che lui non vuole assolutamente mescolare. I Grandi Cru sono una associazione in crescita. Lo sottolinea la presidente Ginevra Venerosi Pesciolini Siamo a 6 milioni di bottiglie prodotte con un export che vale almeno il 55% e con lItalia si sta muovendo grazie anche al turismo e alle nostre cantine che si sono strutturate per le visite. Per la presidente, la forza dei Grandi Cru nel fatto che le aziende sono tutte medio piccole e quello che vogliamo comunicare che il produttore segue tutta la filiera.
Autore: Arturo Centofanti


08 Marzo 2017, ore 10:39

Italia Oggi
Lexploit di Santa Margherita Dopo lexploit del +32,9% nel 2016, il gruppo vitivinicolo Santa Margherita sattende un altro +7,5% questanno, che dovrebbe avvicinarlo ai 170 mln euro di fatturato. Due le novit del 2017. A maggio entrer in piena operativit il nuovo centro dimbottigliamento di Fossalta di Portogruaro, cui Santa Margherita ha iniziato a lavorare tre anni fa, investendo poco meno di 15 euro anche per rinnovare larea stoccaggio, stabilizzazione e le autoclavi per la spumantizzazione. Grazie a tecnologie allavanguardia a Fossalta Santa Margherita potr imbottigliare fino a 18 mila bottiglie lora, contro le 7 - 8 mila dei vecchi macchinari. Il nuovo centro dimbottigliamento, dichiara a Italia Oggi Ettore Nicoletto, a.d. di Santa Margherita, aumenter la capacit produttiva del sito da 20 a 30 mln bottiglie, dando un ampio margine alla crescita, considerato che oggi imbottigliamo e vendiamo circa 19 mln bottiglie lanno. Un secondo progetto che potrebbe concretizzarsi entro il 2017 lacquisizione di unazienda italiana produttrice di vini a bacca rossa dalta qualit, cos da riequilibrare il nostro portafoglio prodotti, oggi sbilanciato sui bianchi. Il gruppo sattende un ulteriore incremento del 7% del fatturato della filiale commerciale negli Usa, entrata in piena operativit nel 2016 con lavvio dellimportazione dei vini Santa Margherita, che lha portata ad avvicinarsi ai 100 mln dollari di fatturato. Un consolidamento atteso anche dallarea Asia - Pacifico, che oggi genera ricavi per 7 mln euro. E dal mercato domestico, cresciuto dell 8,9% nel 2016, grazie a un attento presidio di 12 mila punti vendita sia del canale horeca (in particolare dei ristoranti smart) sia di quello retail.
Autore: Luisa Contri


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