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Il Meglio dell'Edicola

24 Giugno 2016, ore 10:08

SETTE - CORRIERE DELLA SERA
Anche il Chianti si fa bio ... Sui Colli Fiorentini il Chianti sempre pi green. Tocca ormai il 25% il numero di aziende del Consorzio Chianti Colli Fiorentini con certificazione biologica. A queste si aggiungono quelle in conversione - una fase che secondo la normativa europea dura tre anni - e un nutrito gruppo di realt che hanno scelto di percorrere la strada della lotta integrata.


24 Giugno 2016, ore 10:08

IL SOLE 24 ORE
Frescobaldi accelera sul turismo ... Il gruppo vinicolo Frescobaldi, che fa capo ad una delle famiglie nobili pi antiche dItalia, rilancia sulloperazione turismo accelerando le ristrutturazioni a fini di hospitality di borghi e casali che si trovano nelle numerose propriet del gruppo in Toscana. Loperazione ricettivit partita nel 2014, in maniera discreta, nella tenuta storica di Pomino, borgo che si trova nelle colline tra Firenze ed Arezzo. A Pomino si pu risiedere nella villa che risale al 1500 che fu dimora di Leonia degli Albizi, moglie di Angiolo Frescobaldi, promotrice dellintroduzione in Toscana di vitigni come chardonnay, pinot noire e pinot blanc intorno alla met del 1800. La tenuta di Pomino circondata da 108 ettari di vigneti. Il progetto hospitality di Frescobaldi interessa oggi un altro importante borgo che fa capo al gruppo, intorno al castello di Nipozzano, sempre nelle colline fiorentine, non lontano dalla cantina di Sieci, nel comune di Pontassieve. Qui il gruppo Frescobaldi ha cantine, centro di imbottigliamento ed ha concentrato il quartier generale del gruppo de localizzando gli uffici da Firenze. Per quanto riguarda loperazione Nipozzano, i primi interventi sono stati effettuati in questi giorni conla realizzazione delle prime unit residenziali allinterno del borgo che risale allanno Mille, oggi circondato da 326 ettari di vigneti nellarea del Chianti Rufina. Crediamo nel turismo e puntiamo a farne via via un comparto di interesse per il gruppo, commenta Lamberto Frescobaldi. Il borgo di Nipozzano molto ampio e le prospettive di sviluppo turistico-immobiliare sono importanti. Tra laltro tutta la tenuta nel complesso conta decine di casali oltre al nucleo raggruppato pi strettamente intorno al castello. Non mancano gli accordi di partenariato. Per Pomino e Nipozzano sono poi state siglate intese con Ducati e Bmw. Turismo e vino sono un binomio sinergico e di grande valore, aggiunge Giovanni Geddes di Filicaja, amministratore delegato della Frescobaldi che sta puntando a rinsaldare i legami con la terra di Toscana. Da un lato si investe nellarea del Chianti classico. Dallaltro si rilancia sul polo di Montalcino intorno alla tenuta di Castel Giocondo anchessa interessata dal progetto hospitality. Puntiamo sul mercato italiano e su quello estero - conclude Geddes di Filicaja -. Frescobaldi, Ornellaia e Masseto sono marchi leader e di riferimento in tutto il mondo.
Autore: Vincenzo Chierchia


23 Giugno 2016, ore 10:51

PANORAMA
Il vino cinese fa paura ai produttori occidentali ... Storicamente in Cina si sempre bevuto vino a base di cereali. Solo da fine Ottocento i palati cinesi hanno cominciato ad apprezzare il vino come lo conosciamo noi. passato oltre un secolo perch cambiasse tutto: oggi la Cina uno dei principali mercati al mondo per la vendita di vini (nel 2013 diventato il primo mercato per il vino rosso) e mira a diventare in breve tempo il primo produttore mondiale. Distese di vigneti si estendono su tenitori colpiti, solo poco pi di 50 anni fa, da una delle pi grande carestie della storia. il Ningxia la regione dove i cinesi sperimentano la propria via al bordeaux e ad altre specialit mondiali, Ma i vigneti, spesso posseduti dai nuovi magnati del Paese, si estendono per tutta la Via della seta fino ai piedi dellHimalaya. Oggi nel Paese ci sono circa 400 cantine, mentre i consulenti del vino da Francia, Grecia, California e Australia sono ormai presenze stabili cos come i manager It nelle zone tecnologiche del Paese.


22 Giugno 2016, ore 10:15

ITALIA OGGI
Giridipoltrone ... Patrizio Cencioni il neopresidente del Consorzio del Brunello di Montalcino. Tommaso Cortonesi, 31 anni, Andrea Machetti, 50 anni, e Riccardo Talenti, 37 anni, sono i tre vicep. Cencioni succede a Fabrizio Bindocci.


22 Giugno 2016, ore 10:15

ITALIA OGGI
I cinesi bevono. E anche di gusto Non comprano pi dimpulso, la domanda pi sofisticata er i vini francesi in Cina vale la propriet commutativa, quella che si studia alle elementari: cambiando lordine degli addendi il risultato non cambia. Prima i cinesi compravano tante bottiglie di Bordeaux (e di rossi di Borgogna: i cinesi adorano i rossi e solo da un po di tempo cominciato ad apprezzare i bianchi) perch il vino moda, faceva status, era un segnale di avanzamento sociale. Pi era alto il prezzo di un Saint Emilion, pi se ne vendeva. Una vera cuccagna per importatori hongkonghesi e vignerons francesi. Poi arrivato il giro di vite del nuovo presidente Xi Jingping, la lotta alla corruzione e le vendite di Bordeaux (e Borgogna) high price sono crollate. Eppure importatori e produttori non sono piombati nella disperazione. Perch nel frattempo i cinesi hanno imparato a riconoscere i buoni vini, hanno aflinato il palato e hanno continuato a comprare i rossi francesi, magari a prezzi pi bassi, non tanto per far vedere di poterselo permettere ma per gustarli, apprezzarli, come si conviene a veri wine lovers. Il risultato che i vini francesi lanno scorso sono scesi un po in valore ma hanno continuato a crescere in volume. E i primi mesi di questanno hanno registrato un boom: +19%.Tanto da far dire a Guillame Deglise, direttore del Vinexpo di Hong Kong, il pi grande e importante salone vinicolo dei mercati asiatici che si concluso un paio di settimane fa con numeri record (1.300 aziende da tutto il mondo, Italia compresa si capisce; 16 mila buyers, 17 mila visitatori), che The Dragon is back, che il Dragone dei consumi enologici mondiali (la Cina il 50 paese consumatore al mondo e il 1 di vino rosso) tornato con prepotenza sul mercato. E fa sentire la sua voglia di bere. Il risultato che alla fine, la Francia (anche se a livello mondiale, nel 2015, cresciuta di un modesto 0,4%) sempre al 1 posto nella graduatoria dei Paesi esportatori in Cina (cos funziona la propriet commutativa in versione enologica) con una quota di mercato che oscilla intorno al 42%, con un bel vantaggio rispetto ai follower Australia e Cile, mentre lItalia (che, nel 2015, crollata a livello mondo con un preoccupante -4,9%) ha una presenza marginale per lincapacit di fare massa critica e presentarsi con una sola voce, una sola strategia di promozione, in un Paese immenso con i consumi vinicoli in crescita. Nous assi stons un retour des acheteurs chinois, i buyer cinesi sono tornati, dice con gran soddisfazione Dglise, che ha cominciato la carriera negli uffici commerciali di grandi maison dello Champagne come Bollinger e Laurent Perrier e dal 2103 guida ledizione cinese del Vinexpo (ce ne sono altre due, una si tiene a Tokio a novembre e la terza a Bordeaux a giugno 2017). Il dato pi interessante, al di l delle cifre che sono comunque impressionanti considerando le dimensioni del mercato, quello che Dglise sintetizza in una battuta: Aprs a avoirt un march dimage, la Chine devient un march de consommateurs, come a dire che i cinesi ora comprano il vino per berselo non per far mostra di belle etichette. Lo ha notato il wineeditor del mensile americano Forbes che, facendo il bilancio finale dei questa settima edizione del Vinexpo di Hong Kong, ha scritto di un significant recovery of the market in China. Se ne sono accorti pure i wine-blogger specializzati e i responsabili dei siti di e-commerce che a Hong Kong, capitale mondiale dei wine trader, degli intermediari, hanno voce in capitolo. Sentite Arthur de Lencquesaing del sito Ideal Wine: Il mercato cinese si razionalizzato. Non si compra pi dimpulso, ma per rispondere a una precisa e sempre pi sofisticata domanda di consumo. E se la domanda si affina - spiegano le grandi maison esportatrici - si allarga anche il panorama dellofferta: non pi solo Bordeaux, ma anche vini dellAlsazia, del Reno, della Linguadoca. Anche i bianchi cominciano a piacere, soprattutto il Pinot e il Muscat, mentre il Gewurztraminer non ancora entrato nelle preferenze dei wine-lovers cinesi. Come lo Champagne, del resto. Basti dire che lanno scorso se ne sono venduti solo 1,3 mln di bottiglie. Niente a confronto dei 34 mln di bottiglie spedite da Reims ed Epernay in Gran Bretagna. Per le bollicine dello Champagne (che sono altra cosa rispetto al nostro Prosecco) ci vorr ancora tempo.
Autore: Giuseppe Corsentino


22 Giugno 2016, ore 10:14

ITALIA OGGI
La Valpolicella chiude le botti ... No allaumento dei vigneti in Valpolicella per non mettere sul mercato troppo vino che potrebbe provocare un calo dei prezzi. Laumento del 15% della superficie vitata dal 2010 ad oggi e la prospettiva di altri 533 ettari che entreranno in produzione nei prossimi due anni ci hanno convinto a chiedere alla regione Veneto la prosecuzione della sospensione temporanea delliscrizione dei vigneti allo Schedario viticolo veneto, commenta Christian Marchesini, presidente del Consorzio Vini Valpolicella. La proroga del blocco, attivato a luglio 2010, frutto di valutazioni di lungo periodo per calmierare lofferta sul mercato e mantenere la redditivit del comparto oltre a tenere alta la qualit. Per Olga Bussinello, direttore del Consorzio nei primi 4 mesi del 2016, i dati di vendita nel canale della distribuzione moderna vedono il Valpolicella spuntare un prezzo medio di 4,30 centesimi. Buone anche le performance del Valpolicella Ripasso, in crescita del 20% sul 2015 in valore e del 19% in volume. Meno presente lAmarone, che in questo canale di vendita spunta prezzi pi alti, quindi non competitivi. Il quadro dunque, bench positivo, richiede attenta valutazione per mantenere le performance attese nel medio e lungo periodo. Ecco perch lo stop ai nuovi vigneti. Dal 2000 al 2015 la superficie vitata aumentata del 45%, passando da 5.229 a 7.596 ettari, e la produzione totale di uve di oltre il 55%, da 534.451 a 831.556 quintali. Il livello attuale di i ivendicazione della denominazione prossimo al limite massimo e quindi, salvo che in annate meteorologicamente avverse, avremo comunque un aumento di produzione, continua Bussinello. Per adesso la situazione di mercato non preoccupante e i prezzi sono stabili, ma la misura non ha trascurato di valutare i volumi di export e landamento dei consumi, in particolare negli Stati Uniti, Gran Bretagna e Italia. E per il presidente Marchesini molto importante condividere con i grandi imbottigliatori landamento dei mercati. Contiamo su una presa di coscienza da parte degli imbottigliatori fuori zona. Anche su di loro incombe la responsabilit della qualit di ci che mettono in commercio, visto che molti non hanno un rapporto diretto con il Consorzio e quindi con il territorio.
Autore: Luigi Chiariello


21 Giugno 2016, ore 10:19

IL SOLE 24 ORE
Per lexport italiano rischio-calo da 1,7 miliardi ... Brexit o Bremain, sul fronte dellexport, per lItalia non sono proprio la stessa. Lesito del referendum britannico di dopodomani - se la scelta dovesse essere di ammainare la Union Jack dal perimetro della Ue - potrebbe avere conseguenze pesanti anche sulle vendite di Made in Italy oltremanica. A fare i conti e proiezioni la Sace, che rielaborando in chiave micro lo scenario macro economico proposto da Oxford Economics, ha sviluppato delle previsioni per lexport italiano in caso di vittoria del leave (cio laddio alla Ue). Nel nostro ultimo rapporto - ha spiegato Alessandro Terzulli, chief economist di Sace - prevediamo una crescita media annua dellexport italiano verso il Regno Unito del 5,5% nel periodo 2017-19, ipotizzando una vittoria del remain nel referendum di gioved. Ma in caso di uscita della Gran Bretagna, leffetto sarebbe in due tempi: nel 2016 la Brexit si tradurrebbe in una minore crescita per lexport italiano verso Londra di circa 1-2 punti percentuali nel 2016 (pari a 200-500 milioni di euro in meno beni esportati). Nel 2017 limpatto sarebbe maggiore con una contrazione del 3-7%, tra i 600 milioni e gli 1,7 miliardi di euro in meno. Un impatto inizialmente contenuto perch subito, modalit e tempi di uscita, sarebbero tutti da detnirc, che diverrebbe pi importante per lanno prossimo. I settori pi penalizzati - sempre secondo Sace - meccanica strumentale e mezzi di trasporto, che pagherebbero il dazio maggiore. Nel 2016 la flessione potrebbe essere tra 100 e 200 milioni. Ma nel 2017,la contrazione dei beni di investimento potrebbe andare dal -10% al -18 per cento. Un calo di fiducia degli investitori britannici che si innesterebbe sulla riduzione degli investimenti esteri oltremanica Al contrario, le vendite di alimentari, vino e tessile - aciclici per definizione e destinati a un segmento di consumatori che risentirebbe meno di uneventuale crisi - non subirebbero, almeno nel breve periodo, variazioni negative. Anzi, il 2017 potrebbe pure portare a un rimbalzo. Regno Unito , in ogni caso, tuo mercato molto rilevante per lexport italiano, la qualit dei beni richiesti e le opportunit (elevate). Nel 2015 il nostro interscambio commerciale stato pari a 33,1 miliardi di euro, in aumento del 5,9% rispetto al 2014, con un saldo positivo per lItalia di quasi 12 miliardi. Il nostro export - paria 22,5 miliardi - aumentato del 7,4% sul 2014. Se il Regno Unito rester nella Ue, la crescita media annua potrebbe restare comunque sopra il 5 per cento. Il 16,8% di tutto lexport italiano dato dalla meccanica strumentale. In particolare, pompe e compressori, macchine per sollevamento e movimentazione, rubinetti e valvole, impianti di refrigerazione e ventilazione. Il 14% costituito da mezzi di trasporto e il 10,l% da alimentari e bevande. Anche noi acquistiamo di pi da Londra (+2,8% rispetto al 2014, per lo pi mezzi di trasporto e prodotti chimici). Segno di un legame a doppia mandata che se Brexit non pu spezzare certamente pu inceppare.
Autore: Laura Cavestri


18 Giugno 2016, ore 14:54

IL SOLE 24 ORE
Rush finale per il testo unico del vino ... corsa contro il tempo per il Testo Unico del vino. Nonostante sia stato presentato per ben due volte in occasione delle ultime due edizioni del Vinitaly di Verona, il provvedimento, 89 articoli che promettono di abbattere almeno del 50% gli attuali adempimenti cartacei in carico alle aziende, ancora non vede la luce. E il tempo stringe, perch i produttori vorrebbero fortemente che le nuove semplificazioni entrassero in vigore per il momento pi impegnativo per la vita delle aziende vitivinicole: la vendemmia. Magari gi la prossima. Il disegno di legge, messo a punto dalla Commissione Agricoltura della Camera dopo aver ottenuto i pareri positivi dalle Commissioni Ambiente, Politiche europee, Giustizia e Attivit produttive di Montecitorio attualmente allesame della Bilancio dalla quale deve incassare il via libera prima di tornare alla Commissione Agricoltura della Camera dove sembra avere i numeri per essere approvato in sede legislativa e quindi diventare legge senza passare dallAula. Dalla relazione tecnica, appena diramata, non sembrano emergere rilievi significativi - spiega il relatore del provvedimento e vicepresidente della Commissione Agricoltura di Montecitorio, Massimo Fiorio (Pd) -il che lascia immaginare che se ci saranno i numeri alla Camera, e successivamente anche al Senato, in dieci giorni potremmo avere il provvedimento approvato. Ma restano alcune limature da fare. Piccole cose rispetto al lavoro gi fatto e sarebbe imperdonabile se si perdesse ancora tempo. Il Testo contiene diversi punti di rilievo. A cominciare dal principio guida del controllo unico in azienda da definire attraverso un accordo preventivo, tra gli organismi deputati alle verifiche in modo da evitare le duplicazioni. Ma molto importanti sono anche le novit sotto il profilo sanzionatorio con lintroduzione del principio del ravvedimento operoso che consente al produttore, in caso di irregolarit formali, di sanare la propria posizione pagando 1/8 della multa. Ma fondamentale aggiunge Fiorio - anche lestensione dei termini per le rifermentazioni ai vini fermi. Una pratica enologica oggi in Italia riservata solo agli spumanti ma consentita ai vini francesi e spagnoli che hanno cos goduto finora di un vantaggio competitivo rispetto ai nostri. Col Testo Unito questo gap viene colmato. Ma allora cosa manca? Il nodo principale - conclude Fiorio - riguardala scelta dellente di certificazione nelle aree nelle quali insistono pi Doc, come nel Nord Est con Prosecco e la Doc delle Tre Venezie. Sembra che unintesa tra gli enti di certificazione sia stata raggiunta. Ma senza accordo la scelta spetta alla regione interessata. Vediamo.
Autore: Giorgio dellOrefice


17 Giugno 2016, ore 10:09

CORRIERE DELLA SERA
Il Consorzio del Brunello cambia presidente ... stato il presidente del Consorzio del Brunello negli anni di Brunellopoli, ora tornato sulla poltrona pi importante del gruppo di produttori che mette sul mercato circa 15 milioni di bottiglie (il 70% allestero). Patrizio Cencioni, 60 anni, rester in carica fino al 2019. La sua azienda la Capanna, 12 ettari. Prende il posto di Fabrizio Bindocci ed convinto che il Brunello deve puntare a conquistare nuovi mercati, soprattutto in Asia. Il suo sar un mandato allinsegna della continuit, pensando alle nuove iniziative: la mappatura del territorio e la Fondazione. I suoi tre vice sono Tommaso Cortonesi (La Mannella), Andrea Marchetti (Mastrojanni) e Riccardo Talenti, dellazienda omonima.


17 Giugno 2016, ore 10:00

CORRIERE DELLA SERA
App, bici e cantine, lAmazon per ristoranti ... UnAmazon dei vini, con sommelier incluso, per i ristoranti. Una cantina a distanza (gestita con una app) alla quale i locali possono attingere, pagando solo ci che vendono. La startup si chiama The WineSider. Tenuta a battesimo dal Politecnico di Torino, decollata in questi giorni. La fase di test conclusa: la cavia stato il Caff Doriani di via Montenapoleone, a Milano. Nei ristoranti di livello medio alto si trovavano un tempo carte dei vini enciclopediche. I consumi in calo hanno snellito i volumoni pieni di etichette italiane e francesi. La cantina diventata per molti imprenditori dei locali un fardello economico: le bottiglie sugli scaffali equivalgono ad un deposito bancario che non frutta interessi e si deteriora negli anni. Lo slogan di WineSider: modernizzare una della cose pi antiche del mondo, la cantina. Lidea di Gianni Miscioscia, 63 anni, e del figlio Giacomo, 28. Sono i fondatori della startup. Il logo, un cavatappi che attraversa il nome, stato ideato da Italia Indipendent di Lapo Elkann. Gianni ha laspetto di un velista appena sceso in banchina: abbronzatura color malvasia e braccialetti variopinti ai polsi. un ex imprenditore radiofonico. Racconta: Mi sono dedicato per anni alle radio. Da ragazzo ho fondato la Babboleo a Genova, poi sono stato amministratore di Radio Deejay, quindi mi sono occupato di Radio24. Nel 2001 ho venduto tutto e sono partito con la famiglia per un giro del mondo in barca: tre anni a bordo della Numero 1, un megasailer di 40 metri del Cantiere Perini. Al ritorno mi sono preso una lunga pausa. Adesso sono pronto a ripartire. Lidea di realizzare un servizio su misura, assieme al super sommelier Luca Gardini. I primi locali ad aderire sono stati il Bolognese di Milano e il Golden Palace di Torino. Lobiettivo avere in portafoglio cento ristoranti a Milano entro il 2017 - dice Miscioscia - partiamo da Lombardia e Piemonte, poi ci espanderemo, anche a Londra e in altre capitali. Siamo un gruppo di 8 persone, diventeremo presto 30. Funziona cos: WineSider studia la carta dei vini per ogni ristorante, sulla base dei piatti e dello stile dello chef. Centoventi le cantine fornitrici: dai grandi nomi (Antinori, Casanova di Neri, Ferrari, Gianfranco Fino, Le Potazzine, Mascarello, Mastroberardino, Tenuta Sette Ponti) a quelli di nicchia, comprese aziende bio. Il gruppo di Gardini forma il personale di sala perch possa raccontare qualit ed emozioni di ogni bottiglia. Con una app viene tenuto sotto controllo il magazzino (giacenze e vendite), in modo che contenga solo le bottiglie necessarie e venga rifornito di volta in volta in tempo reale, grazie ai pony del vino che, con biciclette elettriche, consegneranno il carico prelevandolo da un deposito cittadino di WineSider. Le bottiglie sono in conto vendita - precisa Miscioscia - ovvero il ristoratore le paga, in maniera automatica, solo quando le stappa. I vantaggi: la consulenza, la formazione, il tempo guadagnato per inventario e ordini, leliminazione dellinvestimento per la cantina. I Misciosia contano di far risparmiare ai ristoratori migliaia di euro. Di sicuro, con questa ed altre idee, c bisogno di salvare dalla crisi le cantine dei ristoranti. In ognuna andrebbe affisso un cartello con le parole di uno dei 344 elzeviri dello scrittore Sebastiano Vassalli, ora riuniti in un libro Improvvisi 1998-2015 (Fondazione Corriere della Sera): Vogliamo capire una buona volta che il vino cultura? Il buon vino, se veramente buono, fa bene alla salute di chi lo beve con moderazione.
Autore: Luciano Ferraro


16 Giugno 2016, ore 10:06

LA NAZIONE/IL GIORNO/IL RESTO DEL CARLINO
Consorzio Brunello Cencioni presidente ... Il nuovo presidente del Consorzio del vino Brunello di Montalcino Patrizio Cencioni: rester in carica fino al 2019. Sessanta anni, alla guida dellazienda Capanna, Cencioni era gi stato presidente del Consorzio nel 2008. suoi vice saranno: Tommaso Cortonesi (31 anni, alla guida della tenuta La Mannella), Andrea Machetti (50 anni, ad di Mastrojanni, Gruppo, Illy), Riccardo Talenti (37 anni, proprietario dellomonima azienda).


15 Giugno 2016, ore 10:03

ITALIA OGGI
Di Vini ... Accordo tra Tenute Salvaterra e Banca Akros, per un finanziamento a medio termine, da 9 min di curo, erogato da un pool di banche Innovativa la garanzia sul vino in cantina che consentir allazienda veronese guidata da Paolo Fontana di allineare le fonti finanziarie con la natura a medio termine del magazzino da invecchiamento. Il gruppo SalvaTerra potr gestire i vini da invecchiamento, come lAmarone, senza interferire sulla libera disponibilit del prodotto.

Montefalco, via libera per le modifiche al disciplinare e nella famiglia entra il Montefalco Grechetto. Novit sugli uvaggi del Montefalco Rosso Doc per il quale non sar pi obbligatorio luso del terzo vitigno a bacca rossa in favore del solo utilizzo in prevalenza di Sangiovese (dal 60 all80%) e in misura minore di Sagrantino (dal 10 al 25%). Limbottigliamento solo nel territorio di produzione.

Tappo sintetico anche per le bollicine. Zest la prima chiusura Nomacorc per vini frizzanti e spumanti che elimina difetti. Per Filippo Peroni, direttore commerciale di Nomacorc il primo tappo al mondo a impronta di carbonio zero per vini frizzanti e spumanti.


15 Giugno 2016, ore 10:01

ITALIA OGGI
I segreti del buon vino alla sfida del clima ... Scienza, cultura, passione. Sono tre le parole che devono caratterizzare le professione dellenologo: lo ha detto Riccardo Cotarella, presidente di Assoenologi in occasione del 71 congresso dellassociazione, che a Verona ha festeggiato i 125 anni di vita. Lenologo deve conoscere scienza e cultura condite dalla passione, tre elementi che permettono di assolvere a qualunque compito sia chiamato a svolgere. Oggi un enologo un professionista chiamato a molteplici impegni, dalla produzione, alla cantina, alla comunicazione, fino alla commercializzazione e alla certificazione. Siamo la categoria pi importante del mondo vino, ha detto. Tra i temi affrontati al congresso, il cambiamento climatico. E una sfida da cui nessuno ci potr liberare. Vanno trovate le soluzioni pi giuste. Un ruolo importante lo svolge la ricerca; Assoenologi le ha dedicato cinque interventi. Attilio Scienza, docente di viticoltura allUniversit di Milano, ha puntato laccento sulla Sfida della ricerca genetica per contrastare gli effetti del cambiamento climatico e dei parassiti della vite. Ha ricordato limportanza di vincere le paure dei consumatori nei confronti dellinnovazione genetica, oggi resa necessaria dalle nuove esigenze, dal rispetto dellambiente, al cambiamento climatico, al contenimento dellutilizzo dei fitofarmaci, alla salvaguardia della salute. Alla ricerca viene chiesta una risposta risolutiva alle emergenze ambientali e parassitarie con gli strumenti delle biotecnologie, ha detto il professore. Con tecniche di miglioramento genetico tradizionale, sono stati sviluppati nuovi portinnesti (la serie M dellUniversit di Milano) e nuovi vitigni tolleranti le malattie crittogamiche (Iga e Universit di Udine). Anche per Monika Christmann, presidente Oiv e responsabile dellIstituto per lEnologia della Hochschule di Geisenheim, e Hans-Reiner Schultz presidente della scuola, sebbene le nuove tecnologie siano guardate con sospetto, occorre spiegare che di fronte alle tematiche attuali esse sono necessarie. Dunque, miglioramento genetico e tecnologie mirate sono necessari per clima e territorio. Scienza e conoscenza sono alla base della produzione di vino, come ha evidenziato Philippe Darriet, direttore dellunit di ricerca in enologia dellInstitut des Sciences de la Vigne et du Vin dellUniversit di Bordeaux. Darriet ha ricordato limportanza della complessit aromatica, che fa grande un vino e, quindi, va conservata e valorizzata. E oggi, di fronte ai cambiamenti climatici che spingono sullaumento dellalcolicit, occorre trovare nuove tecniche in cantina e vigneto per preservarla. Ron C. Runnebaum, professore di Enologia al dipartimento di viticoltura ed enologia dellUniversit di Davis in California, ha basato invece lintervento sulla sostenibilit in cantina. La Teaching & Research Winery dellUniversit di Davis e il Jess S. Jackson Building per lEnologia Sostenibile hanno, infatti, il compito di dimostrare luso a impatto zero di acqua ed energia nelle operazioni di cantina. Di pi: la cantina sperimentale dellateneo californiano ha studiato innovative tecniche per spiegare le relazioni che esistono tra caratteristiche del vigneto e del vino ottenuto. Per tornare alla ricerca in Italia, la tecnica di appassimento delle uve e la possibilit di controllarlo stata al centro delle ricerche focalizzate sullAmarone e presentate da Fabio Mencarelli, direttore del dipartimento Scienze e tecnologie alimentari dellUniversit della Tuscia e da Mario Pezzotti, docente di Genetica agraria allUniversit di Verona.
Autore: Andrea Settefonti


14 Giugno 2016, ore 10:01

IL SOLE 24 ORE
Antinori apre la via del vino ... Il sorpasso dellItalia sulla Francia come top wine producer nel 2015 con il record di 48,9 miliardi di litri ha giovato allimmagine del vino italiano in Cina che, per, resta inchiodato al 4,5% dei vini importati, stando ai dati delle Dogane cinesi. Intesta alla classifica, ancora nettamente, resta la Francia che in Cina ha iniziato a lavorare prima dellItalia. Poca promozione, poca cultura del nostro vino. Tutti concordano sui motivi di questa crescita al rallentatore dei prodotti italiani. Poi Jack Ma, il grande capo di Alibaba, va al Vinitaly, brinda con vino italiano e la ruota riprende a girare. S - dice Renzo Cotarella, manager da quarantanni in Antinori, la prima cantina privata italiana, e da dieci anni amministratore delegato dellazienda - anche le nostre cose hanno ricevuto unaccelerazione. un problema di corretta comunicazione, cercavamo un interlocutore che fosse particolarmente organizzato, per rendere stabile un brand molto sensibile come il nostro. Infatti, ieri, a Pechino, Antinori ha siglato lesclusiva per Mailand China con Cofco, il gigante del food cinese, che ha una branch, Wine & Spirits, dedicata proprio al vino e affini. Non stato facile - commenta Cotarella - il mercato cinese molto complicato, noi vogliamo soprattutto avere un interlocutore affidabile e in Cofco labbiamo trovato. Le nostre cose negli ultimi tre mesi sono andate avanti spedite. Questa esclusiva che per unazienda come] a nostra che ha centinaia di annidi storia e che fattura 160 milioni, che crede pi nella qualit che nelleffetto combinato di velocit e quantit, un valore aggiunto. Il mercato cinese per il momento rappresenta il2-3.10 delle nostre esportazioni, ma qui dobbiamo esserci e soprattutto dobbiamo esserci bene. Continua Cotarella: Abbiamo molti marchi e vogliamo che tutti siano valorizzati al meglio, per far questo importante trovare il distributore giusto, la Cina sta passando da un consumo di lite del vino, a una distribuzione pi ampia, generalizzata, e soprattutto diventa Paese di produzione. Quanto di altagamma, non si sa ancora, ma lo spazio per noi c. Che lItalia abbia un tesoro da tutelare lha ricordato anche lambasciatore Ettore Se qui nel suo intervento di apertura, e davvero lItalia il Paese del vino per eccellenza. Proprio per questo importante che ognuno faccia la sua parte per valorizzare un simile patrimonio intangibile. A corroborare, infatti, laccordo tra Antinori e Cofco sempre ieri al W Hotel stata tenuta a battesimo lAssociazione cinese per la promozione del vino italiano, con sede a Pechino, advisor la China alcoholic drinks association (di cui fa parte Cofco W&S con il network di un centinaio di negozi), primi associati tra i produttori Marchesi Antinori, Cofco in pole come distributore insieme a 1919, Jiuxian, Links, Hongrun Huixin, Easy cellar, Vinitaly, presente anche nei forum a tema con Steve Kim, managing director vinitaly international ha dato un contributo alla comprensione della complessa realt italiana. Ci saranno nellassociazione anche le piattaforme online Tmall (Alibaba), Wineita.com, Jiuyejia, Weiniang. Tutti i partecipanti allassociazione si impegnano, ognuno per la sua parte, a contribuire al buon nome del vino italiano in Cina. Non poco, se si pensa anche al fenomeno strisciante del vino contraffatto (si veda Il Sole 24 ore di ieri): un vino su cinque in Cina a rischio e in questi casi meglio prevenire che curare. Perch in molti hanno annusato il business, pronti a utilizzare tutti i mezzi per far profitti, incluso lutilizzo di etichette o imballaggi falsi o di vino killer realizzato in laboratorio con le devastanti, immaginabili, conseguenze per tutto il sistema italiano del vino.
Autore: Rita Fatiguso


13 Giugno 2016, ore 10:01

CORRIERECONOMIA - CORRIERE DELLA SERA
Arrivano dallaltro lato del Brennero. In tasca non hanno una copia di Viaggio in Italia di Goethe ma il pi famoso testo di un tedesco sul nostro vino, Guida spirituale alle osterie italiane di Hans Barth, giornalista e filosofo. Lepidissimo e dissertissimo libro, secondo la prefazione di Gabriele DAnnunzio del 1910. E guidati da dallidea del Vate che il vino per luomo di bello spirito e vietato al balordo, tedeschi e austriaci acquistano sempre pi spesso cantine del Belpaese. Dalla Toscana al Lazio, ma non solo. Lultimo, come ha scoperto WineNews (lagenzia di Alessandro Regoli, con sede a Montalcino, che tiene sotto controllo ogni giorno quello che accade nel settore del vino), stato Stanislaus Turnauer, limprenditore austriaco di Costantia Industries (700 milioni di fatturato nel campo dei nuovi materiali). Ha puntato su Bolgheri, patria dei Super Tuscan, conquistando la maggioranza di Tenuta Argentiera, 75 ettari di vigneti dalla collina al mare. Ai tempi degli etruschi qui cerano miniere dargento, ora le vigne sono diventate doro, un ettaro vale anche pi di mezzo milione. Corrado e Marcello Fratini, del gruppo Fingen (outlet e moda), mantengono la quota di minoranza e un ruolo nel management nellazienda che custodisce 1.200 barrique di rovere francese per affinare il Merlot Giorgio Bartholomus, il Cabernet Frane Lavinia Maria, il Bolgheri Superiore Argentiera e il Bolgheri Villa Donoratico. Lavanguardia degli sbarchi tedeschi in Toscana stato il gallerista Peter Femfert. Era il 1982. Femfert, con la moglie, la storica veneziana Stefania Canali, divent il proprietario della Fattoria di Nittardi, luogo magico con 29 ettari di vigneto. Ora alla guida c il figlio Leon, che ha rilanciato i vini storici, come il Chianti Classico Casanuova. Sembrava un caso isolato, invece il numero degli imprenditori aumentato. Nathan Gottesdiener (moda), dal 2011 con Massimo Ruggero, ha fondato Siddura, che da Luogosanto, nel cuore verde della Gallura, in Sardegna, produce grazie a 29 ettari di piante i Vermentino Maa e Bru e i rossi Bacco, Tiros ed Erema. Non solo lamore per il paesaggio italiano a far aprire il portafogli di chi investe. I buoni contatti con il Paese dorigine favoriscono lexport verso un Paese che importa vino italiano per circa 900 milioni di euro lanno. Si acquista un podere, un casale, una vigna, per realizzare un sogno e trarne i frutti, sintetizza Anton Brner, 61 anni, presidente della Bga, la federazione dei commercianti allingrosso, capo di un gruppo con 650 dipendenti a Ingolstadt, un uomo in rapporti pi che buoni con la cancelliera Angela Merkel. Marito della piemontese Anna, ha puntato, nel 2004, su 80 ettari vitati e 10 ricoperti di olivi a Velletri, con lidea di creare grandi vini laziali da portare nel mondo. Gli dicevano che era un progetto impossibile, per un tedesco poco incline allo slalom nella burocrazia italica. Invece, da cinque anni, c riuscito. Pi a Nord, tra Firenze e Volterra, un connazionale di Brner, Stefan Neuhaus, ha ridato vita al borgo di Castelfalfi, con cantina e frantoio, lo stesso in cui venne girato il Pinocchio con Roberto Benigni: nel marzo prossimo saranno ultimati i lavori di un nuovo hotel a cinque stelle. E, sempre in Toscana, la famiglia Rothenberger di Francoforte (un miliardo di fatturato tra meccanica e immobili) ha acquistato i 22 ettari della cantina Icario a Montepulciano, la zona del Nobile. Tutti imprenditori forse ispirati, proprio come Barth descritto da DAnnunzio, da una Musa goliardica (e dai buoni affari).
Autore: Luciano Ferraro


11 Giugno 2016, ore 12:01

LA REPUBBLICA
Quel Merlot un inno alleleganza ... Merlot in purezza, elegante come un Pomerol di Bordeaux (ma ben pi accessibile nel prezzo), amatissimo dal pubblico americano cos come dagli appassionati del Nord Europa, il Galatrona compie ventanni. Dietro alletichetta di culto della Fattoria di Petrolo, nel Val dArno di Sopra, c lo storico dellarte rinascimentale Luca Sanjust, dal 1993 alla guida della cantina di famiglia: Il nostro un grande vino della Toscana centrale che parla il linguaggio della sua piccola parte di terra. Solo 20mila le bottiglie prodotte ogni anno, prima vendemmia la 1994, ultima imbottigliata la 2013. Con una verticale di dieci annate, organizzata al Circolo della Caccia di Roma, Sanjust ha voluto festeggiare lanniversario insieme allenologo Carlo Ferrini, consulente dal 2002. Il padre di questo raffinato vino per il grande enologo Giulio Giambelli: fu lui a suggerire, nel 1990, di piantare il Merlot su un banco di argilla che interrompeva la collina di galestro del vigneto pi importante dellazienda. Il tempo gli ha dato ragione: Molti allinizio erano scettici - prosegue Sanjust- dimenticando che qui si produce vino di qualit dal Rinascimento. li risultato fu infatti straordinario. Noi siamo stati pionieri nel riportare lattenzione su una zona un po dimenticata rispetto al Chianti, Montalcino e Bolgheri. Il nome Galatrona deriva dalla torre medievale che si trova in cima alla collina nella parte alta della propriet. La resa contenuta (500g per ceppo), permettendo quella concentrazione, finezza ed equilibrio che fanno grande questo vino, invecchiato in barrique per 18 mesi e poi affinato per altri sei in bottiglia. Nella tenuta di 272 ettari, oltre a un ottimo olio extravergine di oliva, si producono anche il Torrione, in prevalenza Sangiovese, il cru Bggina, Sangiovese in purezza (di cui 1.200 bottiglie affinate in anfore di terracotta) e da questanno pure un paio di barrique di Bggina bianco, 100% Trebbiano, per ora destinato solo ai (fortunati) amici di Sanjust.
Autore: Federico De Cesare Viola


10 Giugno 2016, ore 10:04

SETTE - CORRIERE DELLA SERA
Beviamoci un bicchiere, il cuore ringrazier Chianti, Brune o di Monta Cino, Prosecco. In Italia si guarda sempre pi alla qualit de vino. Una questione di cultura ... Per anni noi italiani abbiamo occupato i primi posti della classifica mondiale dei maggiori consumatori di vino. A partire dalla vicenda metanolo, per, la tendenza si invertita, e via via siamo passati dal bere tanto a bere meno e meglio: poca quantit in qualit. In vetta, gli Stati Uniti, che hanno conquistato il primato con 30,1 milioni di ettolitri, seguiti da Francia con 27,2 milioni di ettolitri e Germania che con 20,5 milioni di ettolitri. quanto emerge da unanalisi della Coldiretti sulla base dei dati dellOrganizzazione internazionale della vite e del vino (Oiv) che ha evidenziato peraltro una sostanziale stabilit nei consumi mondiali pari a 240 milioni di ettolitri, quasi invariati dal 2014, quando i consumi erano stati di 239 milioni di ettolitri. Negli ultimi anni si verificata una vera rivoluzione del mondo del vino a partire dal nostro Paese, dove i consumi interni sono scesi al minimo dallUnit dItalia. Nel 2015, tuttavia, la quantit di vino Made in Italy consumato in patria risultata inferiore rispetto allestero. Emerge una migliore cultura del vino, che, se bevuto alla maggiore et (verso i 17-18 anni), ai pasti e moderatamente, aiuta a vivere pi a lungo e meglio. Secondo lOiv, lItalia nel 2015 si piazzata prima per produzione mondiale di vino, con 49,5 milioni di ettolitri. Poi c la Francia con 47,5 milioni di ettolitri. Un sorpasso in quantit ma anche in qualit. Nel 2015, rispetto allanno precedente, le vendite di vino italiano allestero hanno raggiunto il record storico di 5,4 miliardi (+5%) per effetto di un incremento in valore di oltre 13% negli Usa, mentre nel Regno Unito lexport cresciuto dell11%, mentre la Germania rimasta sostanzialmente stabile. Bollicine e molecole. In Oriente, le esportazioni sono cresciute sia in Giappone sia in Cina, rispettivamente in valore del 2% e del 18%. Negli Stati Uniti, sono particolarmente apprezzati il Chianti, il Brunello di Montalcino, il Pinot Grigio, il Barolo e il Prosecco che piace per molto anche in Germania, insieme allAmarone della Valpolicella e al Collio. Lo spumante stato il prodotto che ha fatto registrare la migliore performance di crescita allestero nel 2015, con le esportazioni che con un aumento del 17% hanno raggiunto il record di 985 milioni di euro. Nella classifica delle bollicine italiane pi consumate nel mondo ci sono dunque nellordine il Prosecco, lAsti, il Trento Doc e il Franciacorta, che ormai sfidano alla pari il prestigioso Champagne francese. Ci che piace dei vini spumanti la gradevolezza della CO2 che si percepisce come maggiormente gradevole, perch predispone meglio il palato per lassaggio di piatti diversi durante il pasto. Il classico Champagne e i nostri spumanti risultano cos essere le possibili ottime scelte. Le nostre esportazioni vedono in testa il Regno Unito con circa 250 milioni di euro (+44% nel 2015), poi gli Stati Uniti con circa 200 milioni (+26%). Nel vino vi una parte alcolica ma soprattutto acqua, per veicolare meglio quelle molecole (ormai pi di 4 mila quelle conosciute), che aiutano il nostro corpo a usufruire di azioni preventive salutiste, come gli antiossidanti che rallentano linvecchiamento delle nostre cellule, specie quelle cardiache e nervose.
Autore: Caterina e Giorgio Calabrese


10 Giugno 2016, ore 10:02

CORRIERE DELLA SERA
La Barbera di Nizza diventa super Gianni Bertolino non era ancora nato quando nel 1968 una alluvione, la settima in ventanni, fece scivolare a valle le colline di Nizza Monferrato e dei paesi vicini, sfasciando le botti e ricoprendo di fango la culla della Barbera. Cos la defin linviato del Corriere Carlo Dominione raccontando la devastazione di quei giorni e il coraggio di riaprire subito le cantine odorose di mosti e alacri dattivit.Scrisse, linviato, che tra le Barbera piemontesi quella di Nizza ha tutte le caratteristiche per diventare fra dieci anni un cru, cio un prodotto superiore, controllato e garantito. Altre alluvioni e tante altre vendemmie dopo, Nizza ce lha fatta. Dal prossimo mese saranno in vendita le prime bottiglie (annata 2014) di Nizza Docg, denominazione di origine controllata e garantita (il gradino pi alto della classificazione italiana). Bertolino le stapper, in una festa carica di riscatto sociale ed enologico: una cena con tutto il paese allaperto a Nizza, il primo luglio. Bertolino un ragazzo di 43 anni, con i riccioli e gli occhiali da studente di economia (si laureato a Genova). il presidente dellAssociazione Produttori Nizza. La sua azienda si chiama Tenuta Olim Bauda. Ci lavora con il fratello Dino e la sorella Diana, sulle orme del nonno che vendeva vino sfuso nel primo Novecento. La sua Barbera color rubino ricca, potente, profuma di ciliegie. Un vino intenso. Come le altre Barbera Docg di Nizza, nulla a che vedere con le versioni rustiche del passato. Una rivoluzione culturale. Restando fedeli allidea di vino generoso di Carducci: Generosa Barbera/ bevendola ci pare / dessere soli in mare / sfidanti una bufera. Con Bertolino, nellassociazione, ci sono 42 vignaioli. Nomi storici: i Chiarlo dellazienda fondata da Michele, il primo presidente dellassociazione nata nel 2000. E Giancarlo Morino, ex presidente (tre volte), di Cascina Garitina. Poi: dai grandi numeri di Bersano, ai Coppo di Canelli, dal Borgo Isolabella della famiglia dei liquori al trentenne Ermanno Brema, dai barolisti Vietti ai fratelli Maccario, dalla cantina sociale di Vinchio alle Tenute dei Vallarino. Siamo nati come una sottozona del Consorzio Barbera dAsti e vini del Monferrato - racconta Bertolino - la Barbera il vitigno pi coltivato nel Piemonte. Ci siamo dati regole severe: meno uva (70 quintali per ettaro contro gli 80 del Barolo, affinamento minimo di 18 mesi (30 per la Riserva). Le uve sono Barbera al 100%. Ogni anno tutti i vini vengono messi sotto esame da una commissione, che li assaggia con letichetta coperta. Il segretario comunale manda i risultati in busta chiusa a casa. un modo onesto e senza preconcetti di valutare: ha fatto schizzare verso lalto la qualit. Sono 18 i Comuni della Docg (quelli della Barbera dAsti sono 169 tra Asti e Alessandria). Abbiamo raggiunto le 750 mila bottiglie lanno. Le vendiamo per met allestero. Puntiamo ad arrivare ad un milione. Il potenziale enorme, 720 ettari, 4,5 milioni di bottiglie. Da luglio nelletichetta sparir la scritta Barbera dAsti Superiore e comparir Nizza Docg. Mezzo secolo di discussioni, scontri e intoppi: ma alla fine Bertolino e gli altri possono portare nel mondo il vino che nessuna alluvione riuscita a cancellare.
Autore: Luciano Ferraro


09 Giugno 2016, ore 10:03

PANORAMA
Il lusso di coltivare biologico ... I vitigni di Ci Ci crescono sulle morbide colline marchigiane e raggiungono il Far East ... Sono 130 ettari di vigneto. Un mare di ondulate colline nel cuore delle Marche che obbediscono a un solo progetto: allevare la vite in regime biologico. Non facile, perch laddove le propriet, come nella media in Italia, sono di quattro o cinque ettari, la volont non basta: se il vicino un inquinatore patentato, le sostanze filtrano dal terreno confinante, e addio. Difatti la legge esige che al confine di chi si dichiara bio ci sia un pezzetto di terreno adibito a test specifici. Il problema non si pone per la famiglia Bartolomei, proprietaria dei vini Ci Ci, grazie allampiezza delle loro tenute, in particolare per il nucleo centrale, nella zona del rosso piceno superiore, dove le loro colture sono organiche da sempre. Tra i filari prospera una variegata vegetazione spontanea che rende il terreno pi permeabile allaria e allacqua migliorando la vitalit delle radici stesse: borragine, crespigna, tarassaco, pimpinella, cicoria selvatica, portulaca, visitate da uccelli e insetti benefici. Una sorta di fissazione di famiglia che risale agli anni Cinquanta, quando Natalino Bartolomei, oggi settantenne, innamorato della vigna, attraverso i mille mestieri affrontati nel dopoguerra alla terra tornava sempre, con lidea che era l che i sudatissimi risparmi andavano investiti. Ci hanno creduto anche i figli Massimiliano e Walter, fondando negli anni Settanta la Ci Ci, dove subito si dato credito a passerina e pecorino, i due umili vitigni autoctoni, ormai semiestinti, che, elevati di rango, adesso producono vini molto richiesti da chi nel bicchiere oltre alla piacevolezza cerca la storia, il profumo, leco della gente che ci lavora. Come Le Merlettaie, un piacevole bianco dorato, intenso e persistente, da uve pecorino, allevate sulle colline di Offida; e Altamarea, uno spumante brut da uve passerina, 12 gradi delicati e fragranti, ideali per le sere estive. Ma le potenzialit delle colline marchigiane, dove arriva laria di mare e le notti sono fresche e ventilate, hanno permesso di collaudare con successo vitigni famosi. Il risultato una vasta gamma di bottiglie tra cui svettano i rossi Bacchus e il Gotico rosso piceno superiore, potenti ma equilibrati a base di sangiovese e montepulciano dAbruzzo. Le cifre sono importanti: 15 etichette, un milione e mezzo di bottiglie vendute, oltre che in Italia, in Cina, Giappone, Stati Uniti, ed Europa dellest. Ma anche emozionanti se si pensa che questa storia una delle molte nate da italiani che hanno trasformato condizioni di grande disagio in successi economici. Quella di Ci Ci la racconta il suo fondatore, nellautobiografia Una storia divino nelle Marche, edita da Capponi: ritratto di unItalia dimenticata ed esemplare. L, tra laltro, spiega il perch del curioso nome Ci Ci: Vendevamo il vino sfuso a casa, a Offida, ma in paese il cognome Bartolomei diffusissimo e i clienti facevano fatica a trovarci. Solo nostro, invece, il soprannome Gi Gi. Ci ha portato fortuna e non lo abbiamo pi lasciato.
Autore: Fiammetta Fadda


09 Giugno 2016, ore 10:00

ITALIA OGGI
Al vino 337 mln nel 2017 ... La dotazione complessiva assegnata al programma nazionale di sostegno al settore vitivinicolo per il 2017 pari a 336.997.000 di euro. Le misure sono state cos ripartite. Per la promozione delle campagne vitivinicole allestero sono state stanziate risorse pari a euro 101.997.000, per la ristrutturazione e riconversione dei vigneti la dote a disposizione ammonta a 140 min di euro, per la vendemmia verde il fondo ammonta a euro 10 mln di euro, per le assicurazioni sul raccolto lammontare complessivo pari a euro 20 mln di euro, per investimenti nel settore vitivinicolo le risorse destinate sono pari a euro 45 mln e, infine, per la distillazione dei prodotti le risorse ammontano a 20 mln. col decreto del ministero delle politiche agricole del 23 maggio 2016 n. 3362 (in attesa di essere pubblicato in Gazzetta Ufficiale) che viene ripartita la dote finanziaria per lanno 2017 del programma nazionale di sostegno al settore vitivinicolo. Ricordiamo che il regolamento Ue n.1308/203 (Ocm vino) ha nominato gli incentivi per le aziende vitivinicole e dellagroalimentare. Stabilendo che laumento dei nuovi impianti viticoli dovrebbe essere strutturato attraverso un meccanismo di salvaguardia a livello di Unione, basato sullobbligo degli stati membri di mettere a disposizione annualmente un numero di autorizzazioni per nuovi impianti equivalente all1 % delle superfici vitate, prevedendo al contempo una certa flessibilit in risposta a circostanze specifiche di ciascuno stato membro. Gli stati membri dovrebbero poter decidere se mettere a disposizione superfici meno estese a livello nazionale o regionale, anche a livello di zone ammissibili a specifiche denominazioni di origine protette e indicazioni geografiche protette, sulla base di motivazioni obiettive e non discriminatorie, garantendo al contempo che le limitazioni imposte non siano superiori allo 0% ed eccessivamente restrittive rispetto agli obiettivi.
Autore: Cinzia de Stefanis


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