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Il Meglio dell'Edicola

18 Agosto 2017, ore 18:24

Corriere della Sera
I nuovi vini? Arrivano da mare e laguna … Apre in Croazia una cantina subacquea (visitabile). E a Venezia una barca segreta per l’Orto... Indossa la muta, si tuffa nell’Adriatico e risale con un’anfora. È avvolta da conchiglie e coralli. All’interno c’è il vino che la squadra di Edivo affida al mare. A Drace, nella penisola croata di Peljegac, va in scena l’ultimo tuffo di una schiera di vignaioli che preferiscono i fondali alle botti. Quanto è profondo (e popolato) il mare del vino? Da quando, nel 2010, sono state ritrovate in fondo al Baltico 168 bottiglie di Champagne Veuve Clicquot - Ponsardin, Heidsieck e Juglar, perfettamente conservate dopo 170 anni, sono in costante aumento i vignaioli che prendono il largo. Forse è solo bisogno di attenzione mediatica. O forse il mare e il litorale “attirano per la sfida lanciata alle nostre imprese, per l’universo imprevisto ch’essi celano, per le promesse di osservazioni e di scoperte” (Claude Lévi - Strauss, “Tristi Tropici”, Il Saggiatore). La prima cantina subacquea della Croazia è da poco accessibile: vengono organizzate visite con le bombole per scrutare e scegliere le bottiglie nel relitto di uno scafo affondato, a 25 metri di profondità. Il nome dell’etichetta è Navis Mysterium, il vino è il rosso Plavac. Ci sono voluti 12 anni per iniziare l’avventura. All’inizio il mare ha di-strutto tutto. Poi, con protezioni di gomma e sughero, le anfore hanno resistito. L’enologo e subacqueo Ivo Segovic (assieme a Anto Segovic e Edi Bajurin) le ha racchiuse in gabbie e adagiate in fondo al mare alla fine del 2013. “È stato importante trovare una località dove la flora e la fauna del mare avvolgano le anfora per mostrare la ricchezza naturale dell’Adriatico”, dicono i tre di Edivo. Il vino, succoso e morbido, è diventato il più costoso della Croazia, 300 euro, venduto dagli Stati Uniti a Hong Kong. E gli altri? In Francia vengono immersi lo champagne di Veuve Clicquot (il progetto si chiama “A cellar in the sea”) e il Bordeaux di Chateau Larrivet Hart - Brion. In Spagna, a Plentzia, ci sono addirittura ricercatori che si occupano solo di vino nei fondali, quelli del Laboratorio submarino envejecimiento bebidas (www.under-watercellar.com). In Italia il pioniere è stato Piero Lugano dell’azienda Bisson che immerge l’Abissi nella Riserva di Portofino. In un’altra Riserva, quella di Capo Caccia - Isola Nana, riposa l’Akèenta, lo spumante di Santa Maria la Palma. La Tenuta del Paguro porta i suoi rossi su uno scafo affondato al largo di Ravenna. Il rosso veneto di Ornella Molon matura invece nella Laguna di Caorle. L’unica cantina di Venezia, realizzata 15 anni fa a Sant’Erasmo dall’imprenditore francese Michel Thoulouze (ex Canal Plus), ha ideato un sistema antifurto acquatico per il suo bianco Orto, Malvasia istriana e Vermentino “che amano l’aria salata”. Ha affondato due barche tipiche lagunari, i sandoli dal fondo piatto. Una non lontana da Sant’Erasmo, con bottiglie riempite di acqua, per beffare i potenziali ladri. L’altra, in un luogo segreto, custodisce per nove mesi i magnum di Orto. Nelle vigne di Thoulouze si aggirano galline usate per far strage di insetti e non usare i fitofarmaci. I terreni hanno un sistema di canali che regola l’acqua, “che non ristagna mai”. Tutte le bottiglie, quando tornano alla luce, sono istoriate dal mare. Piccoli segni come i ciottoli, le conchiglie o le “radici di rosaio a forma di chimera” che Lévi - Strauss raccoglieva sulla spiaggia, “risultato di un lavoro che ha sede nello spirito e non al di fuori, non dissimile, in sostanza, forse, da quello in cui la natura si compiace”.
Autore: Luciano Ferraro


18 Agosto 2017, ore 18:07

Italia Oggi
Ocm Vino, 102 milioni per l’export … In arrivo 102 milioni di euro di fondi comunitari per la promozione del vino nei Paesi terzi per il 2017/2018. Il budget complessivo di risorse sarà gestito a livello nazionale e regionale. L’importo del sostegno a valere sui fondi europei è pari al massimo al 50%, delle spese sostenute per svolgere le azioni promozionali. Questo è quanto si legge nella bozza di decreto del ministero delle politiche agricole sulle modalità attuative su Ocm vino 201712018. Sono ammissibili le seguenti azioni di comunicazione e promozione da attuare in uno o più Paesi terzi: azioni in materia di relazioni pubbliche, promozione e pubblicità, partecipazione a manifestazioni, fiere ed esposizioni di importanza internazionale, campagne di informazione, in particolare sui sistemi delle denominazioni di origine, delle indicazioni geografiche e della produzione biologica vigenti nell’Unione e studi per valutare i risultati delle azioni di informazione e promozione. La promozione potrà riguardare vini a denominazione di origine protetta, vini a indicazione geografica protetta, vini spumanti di qualità, vini spumanti di qualità, aromatici e vini con l’indicazione della varietà. I progetti possono essere nazionali (la domanda di contributo è presentata al Ministero delle politiche agricole da soggetti proponenti che hanno sede operativa in almeno tre regioni), a valere sui fondi di quota nazionale, regionali (la domanda di contributo è presentata alla regione in cui il soggetto proponente ha la sede operativa, a valere sui fondi di quota regionale) e multiregionali (la domanda di contributo è presentata da soggetti proponenti che hanno sede operativa in almeno due regioni, a valere su fondi di quota regionale). I progetti hanno durata massima di tre anni per paese terzo o mercato del paese terzo. È facoltà delle regioni, nei propri avvisi, stabilire una durata massima inferiore per i progetti regionali e multiregionali. Qualora i beneficiari chiedano il pagamento anticipato pari all’80% del contributo, le attività sono effettuate entro il 31 dicembre del primo esercizio finanziario comunitario successivo a quello di pertinenza del contratto.


18 Agosto 2017, ore 18:07

Il Venerdì di Repubblica
La Bottiglia … Müller Thurgau Graun 2016 Cantina Produttori Cortaccia (Bolzano)... Nel 1882 il dottor Müller di Thurgau (Svizzera), creò mediante incrocio un vitigno nuovo che si diffuse nei paesi a nord delle Alpi ma anche in Italia, soprattutto in Trentino Alto Adige e Friuli. Per anni s’è pensato fosse un incrocio tra Riesling e Sylvaner, in Svizzera è venduto anche come Rivaner. Poi s’è passati a Riesling - Chasselas. Le più recenti ricerche sul Dna dicono Riesling e Madeleine Royale. Non è un incrocio pericoloso, garantito. Il vino può essere facilone o raffinato, frizzante o fermo. Dipende da chi lo firma. Può essere un buon vignaiolo come una Cantina sociale. In Alto Adige c’è sempre da fidarsi. La cantina di Cortaccia nasce nel 1900. Oggi dispone di 180 ettari di vigna, tra i 200 e i 900 metri. Ciascun vitigno dimora nella culla più adatta. Il Müller Thurgau Graun è un vino d’alta quota: tra gli 800 e i 900 metri. Graun è un cru, vinificato in recipienti d’acciaio. Prima della bottiglia si affina 5 - 6 mesi sui lieviti. Si sente che è un vino di montagna acidità affilata, balsamica, bella mineralità. Profuma di erbe aromatiche, frutti gialli maturi con accenni tropicali. Al palato è fresco, appagante. Un bianco dolomitico in abito da sera. A Lovere (Bergamo) da Taccolini, a Perarolo di Vigonza (Padova) da Bianco, Rosso e Verduzzo, a Roma da Costantini sui 15/16 euro.
Autore: Gianni e Paola Mura


17 Agosto 2017, ore 13:20

Sette - Corriere della Sera
Barolo o Brunello? … Quali sono i rossi più buoni del reame? I piemontesi o i toscani? Due firme del Corriere, che conoscono a fondo note e profumi del bicchiere, si cimentano in uno scontro tra titani. Il verdetto? Più facile decidere se siano meglio i Beatles o i Rolling Stones... Luciano Ferraro. Meglio i grandi rossi piemontesi o i grandi rossi toscani? Dopo aver sentito ripetere la domanda mille volte confesso di aver smarrito la risposta. Meglio, forse, raccontare un episodio, che contiene tracce per risolvere l’enigma. Eravamo al matrimonio del sommelier Luca Gardini, al mio tavolo c’erano due produttori, uno di Brunello di Montalcino, l’altro di Supertuscan. Sorsi straordinari, da primato. Fino a quando è arrivato un signore magro e con una barba stile Amish. Ha posato sul tavolo una bottiglia di Barolo. Ha versato un po’ di vino nei nostri bicchieri, nel frastuono della festa si è creato un attimo di silenzio. Come se la musica della festa si fosse interrotta. I commensali si sono scambiati, dopo aver assaggiato il Barolo, sguardi carichi di stupore. Tutti si sono alzati e hanno applaudito il barolista, Mauro Mascarello. Marco Cremonesi. Non c’è dubbio. Un Barolo di razza fa ammutolire. Rende le parole superflue. Eppure, il grande vino toscano - e non soltanto i Brunelli o i super vini dalle vigne che guardano il Tirreno - conserva un fascino che ha saputo incantare il mondo molto prima che si cominciasse a parlare di made in Italy. Un fascino che ha stregato non soltanto Sting e magari Hannibal Lecter o Sherlock Holmes ma anche le migliaia di imprenditori stranieri che hanno voluto investire nei colli più belli del mondo. È fare torto al Chianti dire che nella sua magia ci sia anche il terroir più immateriale, quello fatto non soltanto di viti, suoli, acqua, disposizioni ma anche di paesaggi che evocano una vita diversa? No: il non riconoscerlo sarebbe ingiusto e forse anche puerile. Ma anche sì. Qualche volta lo si sente teorizzare: se il Chianti non fosse così maledettamente bello, del suo vino si parlerebbe molto meno. E questo è invece profondamente ingiusto. Perché nel grande Sangiovese di Monteraponi, di Lamole o della fattoria San Giusto troviamo bicchieri pazzeschi che mai dimenticano la terra e i suoi succhi, mai dimenticano quella loro vena contadina che sì, nella memoria e nel sogno si saldano con l’idillio di quei colli. Alla faccia dei vini più immateriali e, qualche volta, cerebrali che si bevono in questi anni sovreccitati. LF. Brunello o Barolo? Si può pensare a una gara, purché sia un’amichevole, una partita a scacchi tra campioni fuori dalle competizioni ufficiali. Ma come si fa a dire se siano più bravi i Beaties o i Rolling Stones? Sono grandi e basta. Il primo con uve di Sangiovese, il secondo con uve Nebbiolo. Il primo è caldo, carnoso, a volte ruvido, con profumi di frutta rossa e sfumature balsamiche. Almeno cinque anni di invecchiamento. Il Barolo è rigoroso, austero, ha un po’ di Cavour nel Dna. Il colore è più tenue rispetto al rosso carico del Sangiovese di Montalcino. Quando arriva nel palato si sofferma docile, elegante. Tannini che non scalpitano, ma fanno sentire la potenza. Un vino per la tavola ricca di carni e tartufi. Anche il Brunello si sposa bene con le carni, ma pure con qualche piatto toscano che contiene pomodoro. Tre anni di invecchiamento per il Barolo, cinque per la riserva. MC. Per il Chianti, però, un problema esiste. Assai più che per il Barolo - che peraltro non ignora problemi di “vitificazione” d’assalto - il rischio di disorientamento è forte. La varietà e la proliferazione di tipologie diversissime non aiutano a scegliere. Sotto il nome di Chiariti stanno fianco a fianco le grandi riserve e vinacci sordi da 3 euro a bottiglia Le nobili bottiglie del Gallo Nero Docg e quelle che sono fatte fuori dai pur estesi confini del disciplinare Doc: senza cambiare nome, queste ultime si accontentano dell’Igp. Insomma, per bere un grande Chianti, bisogna prepararsi. Perché di fronte allo scaffale è troppo facile il non saper scegliere. Certo, i grandi nomi sono una garanzia: difficile sbagliare portando a cena un Badia a Coltibuono o un Berardenga. LF. Come si fa a stabilire un vincitore? Un’idea può essere partecipare a BaroloBrunello. È una manifestazione con una cinquantina di cantine, una volta in Piemonte, l’altra in Toscana. La prossima, il 18 e 19 novembre, alle Officine del Volo di Milano. Trovi i produttori di entrambi gli schieramenti, ognuno con il proprio banchetto, pronti a farti degustare quello che i sembra interessante. Un giro di un paio d’ore e esci con le idee più chiare sulle potenzialità mondiali dei grandi rossi d’Italia. Si impara a scoprire che il Brunello è diverso se arriva dalle zone più fresche delle colline o da quelle più calde, che ogni lato di Montalcino garantisce profumi e sapori singoli, esclusivi, non ripetibili altrove. Anche per il Barolo e il Barbaresco (pure quest’ultimo è a base di Nebbiolo) funziona così: le singole vigne, i Cru, le 181 menzioni geografiche aggiuntive in 11 Comuni, le classificazioni aiutano a comprendere la vastità del gusto rintracciabile. A Milano da Montalcino arriveranno Altesino, Canalicchio di Sopra, Capanna, Castiglion del Bosco, Col D’Orcia, Le Potazzine, Marroneto, Mastrojanni, Poggio di Sotto, Talenti e altri ancora. Da Barolo ecco Boroli, Burlotto, Damilano, Diego Conterno, Cogno, Fenocchio, Ratti, Voerzio e Vietti. MC. E l’invecchiamento? Conta. Da noi, in linea di massima, soltanto in anni relativamente recenti si è cominciato a dare all’annata il peso che dovrebbe avere. E qui, il Chianti ha molto da dire. Soprattutto quello delle zone più fredde, come Radda o Rùfina, tiene gli anni come pochi. Il bello è che ciò accade a prezzi per il Barolo impensabili: ho bevuto un Selvapiana riserva del 1977, da buttarsi per terra, in carta in un ristorante a 90 euro. Impossibile far meglio. E poi, in fondo, c’è chi dice che i grandi Sangiovese e i grandi Nebbioli non sono poi così diversi. Non io, ma un conoscitore come Luca Castoldi, milanese trapiantato a Montepulciano. Io protestavo, lui mi ha fatto assaggiare un Brunello di Soldera del 2009. Qui a star zitto sono stato io. Pare che la chiave sia l’annata: anche il Brunello di Stella di Campalto quell’anno nebbioleggiava all’aroma di viola. Ma c’è anche chi rimanda al grande pinot nero. Il Baron Ugo di Monteraponi nasce a Radda, ma sdegnosamente non porta scritto Chianti in etichetta: è un “rosso toscano”. In bottiglia, guarda un po’, borgognona.
Autore: Luciano Ferraro e Marco Cremonesi


15 Agosto 2017, ore 16:42

Il Sole 24 Ore
I fondi stranieri investono sui vini italiani ... Terre vocate e nuove scommesse. Toscana, Piemonte ma anche Sardegna e Lombardia. Il settore del vino made in Italy continua a esercitare un grande appeal nei confronti degli investitori sia nazionali che esteri che puntano tanto su territori conclamati, quanto su aree emergenti. Così dopo che il 2016 è stato l’anno delle quotazioni in borsa con le due Ipo di Italian Wine Brands e della griffe veneta Masi sbarcate entrambe al mercato Aim, il 2017 si avvia a passare agli archivi come l’anno di un rinnovato interesse per i grandi territori del vino italiano. Toscana e Piemonte in primis. In Toscana l’area che forse più di tutte continua ad esercitare un grande fascino in particolare per gli stranieri resta quella di Montalcino (Siena). Un appeal forse scritto nel Dna di questo terroir visto che il successo internazionale del Brunello si deve in buona parte all’investimento effettuato alla fine degli anni settanta dalla famiglia italoamericana Mariani (che rilevò Castello Banfi aprendo al Brunello le porte del mercato Usa). L’operazione più rilevante degli ultimi mesi riguarda senz’altro l’acquisto di Poggio Antico (32,5 ettari di vigneto di cui 28 a Brunello) da parte della fondo belga Atlas Invest (attivo in particolare nei settori dell’energia e dell’immobiliare). Atlas Invest fondato nel 2007 da Marcel Van Poecke ha infatti rilevato nelle scorse settimane Poggio Antico dalla famiglia Gloder che la deteneva dal 1984. Si è così confermata la regola non scritta che vede ogni anno almeno un grande investimento a Montalcino e che nel 2016 aveva registrato il passaggio della storica griffe Biondi Santi (la cantina dove alla fine dell’800 fu “inventato” il Brunello) sotto il controllo del gruppo Epi che fa capito ai francesi Descours (verrebbe da chiedersi se la Francia a parti invertite avrebbe provveduto a nazionalizzare Montalcino). “Si tratta di investimenti - spiega il responsabile del sito specializzato winenews, Alessandro Regoli - che ha portato talmente in alto le quotazioni dei vigneti che ormai le aziende del territorio sono contese più da fondi di investimento con interessi estesi e differenziati che da cantine i cui progetti imprenditoriali sono legati esclusivamente al vino”. Dove invece gli investimenti si fanno guardando esclusivamente alla produzione vitivinicola è il Piemonte, regione da sempre con grande appeal enoico che sta però registrando una rinnovata verve in aree diverse da quelle più celebrate. Al di là infatti di Barolo e Barbaresco la zona che sta registrando più di un movimento negli ultimi mesi è quella della Doc Nizza Monferrato. È infatti di qualche settimana fa l’acquisto da parte della Poderi Gianni Gagliardo (cui fa capo la cantina La Morra con 25 ettari a Nebbiolo suddivisi tra le Langhe e l’area del Grignolino) dell’azienda Tenuta Garetto ad Agliano (Asti). Un investimento che conferma un trend quello di diversi produttori delle Langhe che guardano con sempre maggiore interesse al Monferrato, alla Barbera e alla Doc Nizza viste le scommesse effettuate in anni recenti in queste stesse zone anche da nomi come Marchesi di Barolo, Farinetti, Prunotto, Vietti e Damilano. E tra le operazioni andate in scena nel Monferrato in particolare negli ultimi mesi va ricordata anche la fusione della cantina Dacapo di Agliano Terme con la Ca ed Balos di Castiglione Tinella nell’area del Moscato d’Asti. Mentre non molto distante, sulla sponda lombarda del lago di Garda appena qualche settimana fa si è assistito allo sbarco del Gruppo vinicolo Santa Margherita che ha rilevato la cantina Cà Maiol (140 ettari di vigneti 80 dei quali di proprità), vera e propria bandiera della Doc Lugana, una delle denominazioni che negli ultimi mesi ha messo a segno le migliori performance in termini di redditività. “In questa nuova ondata di acquisizioni - spiega il presidente di Federvini, Sandro Boscaini - ci vedo un importante salto di qualità. Se penso all’operazione di Santa Margherita nel Lugana, alle acquisizioni in Sardegna (si veda altro articolo in pagina), oppure in anni recenti allo sbarco di importanti brand nell’area del Prosecco vedo iniziative prese sulla base di una strategia precisa, che punta a crescere e a fare massa critica diversificando e completando al tempo stesso la propria gamma di prodotti. Se poi, a compiere queste operazioni, sono aziende medio-grandi è ancora più importante. Perché ne vengono fuori dei player con una dimensione vicina a quella necessaria per affrontare in maniera efficace i mercati internazionali. Proprio ciò che finora, al vino made in Italy, è un po’ mancato”.
Autore: Giorgio Dell’Orefice


12 Agosto 2017, ore 16:55

Corriere della Sera
L’Ue: “Uova a rischio anche m Italia”. Il ministero rassicura: mai in vendita … I prodotti già bloccati in uno stabilimento dell’Emilia - Romagna. Allerta in 15 Paesi... Erano 250 quintali di prodotti lavorati, albumi e rossi d’uovo da destinare alla produzione di pasta e alla pasticceria, quelli arrivati in Italia e poi distrutti perché provenienti dalla filiera contaminata da fipronil. Le uova avevano fatto il giro di mezza Europa, finite nel magazzino di un’azienda distributrice in Emilia - Romagna, da una francese che a sua volta aveva acquistato la materia prima da uno degli allevamenti olandesi sotto indagine. “Non sono state distribuite in Italia uova contaminate con il fipronil”, si è affrettato a chiarire il ministero della Salute, dopo che il nostro Paese era comparso nella lista dei 15 in Unione europea, oltre a Hong Kong e Svizzera, coinvolti nello scandalo delle uova all’insetticida. “Non risultano altri lotti a rischio” e non si sa ancora se quello arrivato dalla Francia fosse effettivamente contaminato o no, ma l’8 agosto “le autorità sanitarie locali - ha spiegato il ministero - hanno provveduto a porre sotto sequestro la partita e quindi il prodotto non è stato posto in commercio”. E, anzi, sarà avviato la prossima settimana un monitoraggio sulla produzione nazionale, con controlli su uova, carne e derivati di produzione nazionale. I campioni raccolti saranno analizzati nel laboratorio dell’Istituto Zoo - profilattico di Termoli. Sull’origine dello scandalo c’è un’indagine in corso per frode - è rimpallo di responsabilità tra Belgio e Olanda. L’accusa è che la vicenda fosse nota dal novembre scorso. La Commissione Ue ha fatto sapere che da inizio agosto sono state fermate 195 aziende in Olanda, 86 in Belgio, 5 in Francia e 4 in Germania. Solo in questi quattro Paesi è stata confermata la commercializzazione di uova con tracce di insetticida e sono spariti anche maionese fresca e insalata dagli scaffali dei supermercati. La Germania è il Paese più colpito (già ritirate 10 milioni di uova) e anche la grande distribuzione in Gran Bretagna è corsa ai ripari, ritirando alcuni prodotti dagli scaffali. Il fipronil è un comune insetticida, usato anche su cani e gatti, vietato negli allevamenti a scopo alimentare. È finito probabilmente in un disinfettante per gli allevamenti, per renderlo più efficace. Può essere pericoloso per l’uomo ma solo se assunto in grandi quantità, non compatibili con una dieta standard, assicurano gli esperti. I bambini sono quelli più a rischio, per il rapporto tra peso e volume di prodotto assunto. A oggi non è stato segnalato alcun caso. In Italia la produzione di uova soddisfa per il 90% il fabbisogno del Paese, ma sono i lavorati importati dall’estero quelli che potrebbero portare problemi. Per questo secondo il ministro delle Politiche agricole Maurizio Martina è necessaria “una normativa europea più stringente sulle etichette trasparenti”. Coldiretti avverte che gli italiani consumano in media 215 uova a testa all’anno, ma di queste un terzo sotto forma di pasta, dolci e altre preparazioni alimentari e nei primi cinque mesi del 2017 sono arrivati 610 mila chili di uova in guscio dai Paesi Bassi e 648 mila chili di derivati come uova sgusciate, polveri e congelati.


11 Agosto 2017, ore 16:55

Corriere della Sera
Uova tossiche in dieci Paesi Due arresti … Dal Belgio e dall’Olanda dove è scoppiato lo scandalo delle uova contaminate con l’insetticida fipronil si è allargato ad altri otto Paesi, diventando un problema europeo. Partite di uova contaminate sono state trovate in Germania, Svezia, Svizzera, Gran Bretagna (700 mila unità), Spagna, Lussemburgo,Romania e Danimarca (20 tonnellate, vendute per lo più a bar, caffetterie e catene di catering) mentre “non risultano distribuite in Italia” ha precisato il nostro ministero della Salute. Ieri due dirigenti dell’azienda olandese Chickfriend, di Barnveld, sono stati arrestati nell’ambito dell’inchiesta sull’uso fraudolento di fipronil nell’allevamento di polli. Nell’Unione europea, l’uso del fipronil è vietato sugli animali destinati alla catena alimentare, quindi anche negli allevamenti di pollame: è considerato dall’Oms un insetticida “moderatamente tossico” per l’uomo. Le uova contaminate possono provocare danni a reni, fegato e tiroide se mangiate in gran quantità.


11 Agosto 2017, ore 16:55

Il Venerdì di Repubblica
La Bottiglia … Verdicchio ’15 Tenuta Colpaola Matelica (Macerata)... La famiglia Porcarelli da tre generazioni si occupa della tenuta Colpaola. Dapprima azienda agricola, con Francesco Porcarelli è diventata vitivinicola. Risalgono al 2007 i primi impianti, al 2013 il primo imbottigliamento. Colpaola e alle pendici del monte San Vicino, in una valle, tecnicamente detta sinclinale camerte, che va da nord a sud parallela al mare, quindi poco risente degli influssi marini e ha escursioni termiche più marcate. Siamo nel cuore della zona del Verdicchio di Matelica, primo nelle Marche a ottenere la Doc con un anno d’anticipo su quello di Jesi. Entrambi, a nostro parere, meriterebbero d’essere più conosciuti e apprezzati. Colpaola ha dieci ettari di vigna, di cui sette coltivati a Verdicchio e tre a Merlot, bacca rossa che vive a Matelica da più di 700 anni ed te sul mercato con l’etichetta Canovaccio. Cresce a 650 metri di quota, su suolo argilloso e calcareo. Come il Verdicchio che si vendemmia solitamente nella prima decade di ottobre. Ecco il 2015: paglierino lucido, profumi di frutti a polpa bianca, fiori di campo, scorza d’agrumi su sfondo minerale. Il sorso è fresco, delicato e strutturato al tempo stesso. Da pesce, sì, ma anche da carni bianche. A Milano da VinoVino, a Fano (Pesaro Urbino) da Bibendum sui 9 euro.
Autore: Gianni e Paola Mura


11 Agosto 2017, ore 16:54

La Repubblica
Bollicine, burro e Grana Padano tirano le esportazioni Made in Italy … In un anno agroalimentare +10,9%, anche se a giugno l’export totale fa -1%... “Se l’oro nero è in crisi, noi siamo quello biondo: un ragazzo brillante che si sta affermando nel mondo”. Isabella Spagnolo guida la Iris Vigneti di Mareno di Piave (Treviso) e festeggia il momento d’oro del suo Prosecco. Una delle punte di diamante del Made in Italy alimentare, che ha festeggiato il +10,9% dell’export a giugno. Dato censito dall’Istat nell’ambito di una crescita annua complessiva dell’8,2% e accolto come “record storico” da Coldiretti, che si aspetta di superare il picco di 38,4 miliardi di vendite estere del 2016. Che il passo delle bollicine sia cambiato “si è visto nelle ultime edizioni del Vinitaly”, principale fiera del settore. “I nostri spazi sono invasi da compratori esteri, da Cuba alla Cina”, racconta la produttrice. “Vendiamo sette bottiglie su dieci fuori dall’Italia. Le “cantinette” del contadino sono diventate aziende, i giovani si sono formati nelle Università e hanno trovato sbocchi di alto livello”. A Mantova, Paolo Carra, presidente del Consorzio Latterie Virgilio, benedice l’export (+11,2% per il lattiero - caseario nei primi quattro mesi del 2017 per Coldiretti/Ismea): “Grana Padano e Parmigiano sono i nostri alfieri, ma sale l’attenzione per prodotti come il mascarpone o il burro”. Senza gli acquisti stranieri, le aziende non reggerebbero: “Le nostre Dop crescono del 3 - 4%, ma ogni anno la nuova produzione è assorbita dalle esportazioni. Il mercato italiano è saturo”. Se non altro, dopo lunghe crisi e battaglie, dall’obbligo di indicazione dell’origine del latte di aprile i prezzi per i produttori si sono risollevati. “Le aziende tornano a popolarsi, sia di capi di bestiame che di addetti”, racconta Carra. I mercati principali per latte e formaggi italiani restano Germania, Francia e Inghilterra, ma se ne aprono di nuovi a Est. Gli Usa fanno un po’ paura: “Trump è un’incognita e il dollaro debole ci rende meno competitivi”, chiosa Carra. Dal Mise, il sottosegretario Ivan Scalfarotto ha accolto i dati Istat come “ottime notizie” e posto come obiettivo la riconquista della Russia sanzionata. Giugno è stato però debole per le esportazioni (-1%) su maggio, ma anche le importazioni (-2,9%) sono scese. Il surplus è calato a 4,5 miliardi. Il balzo annuo si spiega invece, oltre che con cibo e bevande, con il boom delle auto (+19%), in particolare verso gli Usa con i quali ci lega Fca, e della chimica (+14,4%). Altri numeri Istat, sul fronte del lavoro, hanno rallegrato pezzi di maggioranza: le aziende cercano persone da assumere e il tasso di posti in attesa di candidati è salito nel secondo trimestre allo 0,9%, top dal 2010.
Autore: Raffaele Ricciardi


10 Agosto 2017, ore 14:15

Il Sole 24 Ore
Il caldo anticipa la vendemmia … Atteso appuntamento oggi a Legnaro (Padova) per il 43esimo Focus sulle previsioni della vendemmia italiana ed europea (in diretta su Facebook), unico incontro annuale in cui si presentano le stime quanti-qualitative delle produzioni nelle principali regioni italiane ed europee. Nell’incontro si delineeranno anche i tempi di inizio vendemmia, che per quanto riguarda il Veneto dovrebbero essere nei giorni del 21 e 22 agosto.


10 Agosto 2017, ore 14:15

Panorama
Lo Sciacchetrà avrebbe bisogno di più vigneti … I gourmet lo sanno: lo Sciacchetrà, vino passito delle Cinque terre, è un’eccellenza nazionale. Si ricava coltivando con gran fatica le vigne lungo terrazzamenti a strapiombo su un breve quanto meraviglioso tratto di costa, nello Spezzino. Ma sono poche migliaia le bottiglie prodotte (ancor meno con la siccità). Le cause? Le principali sono: la scarsità delle terre disponibili e la mancanza di giovani disposti a lavorarle, come si e ricordato al quinto Festival dello Sciacchetrà, recentemente tenuto a Riomaggiore. “Quello delle terre incolte è il problema più drammatico di queste zone”, commenta Luigi Grillo, ex senatore, titolare della cantina Buranco a Monterosso e presidente dell’associazione Amici delle 5 Terre. “Fino a 30 anni fa i vitigni si estendevano su 1.200 ettari quadrati, ora siamo a 100”. Un tema che ha a che fare con il vino, ma anche con la preservazione di un territorio esposto a grandi fragilità.


10 Agosto 2017, ore 14:15

Panorama
Mangia (e bevi come parli) … Falanghina … La rivincita dei vini fermi e poveri sulle “bollicine” é appena cominciata: a guidare il boom di ritorno e un classico, la Falanghina. Molto meno caro di uno Champagne, aromatico e fresco, fa estate bon vivant, raggiungendo formaggio Pecorino. Tra le migliori etichette, Campi Flegrei.


10 Agosto 2017, ore 14:14

Italia Oggi
Si possono imbottigliare vini Doc, Docg e Igp anche fuori dalla loro zona di produzione … È possibile effettuare le operazioni di imbottigliamento dei vini Doc, Docg e Igp al di fuori della zona produzione delimitata, ma è necessario presentare la richiesta di autorizzazione al Ministero delle Politiche Agricole. L’istanza va presentata dall’impresa anche per la conferma della precedente autorizzazione ottenuta prima della legge 12 dicembre 2016, n. 238 (articolo 35, comma 3). È quanto si legge in una circolare delle Politiche agricole dell’8 agosto 2017 (n. 59971). Conferma e validità delle autorizzazioni. Per le autorizzazioni, rilasciate o rinnovate ai sensi della preesistente normativa (Dlgs n. 61/2010, articolo 10, comma 3), le ditte imbottigliatrici, qualora interessate, dovranno in ogni caso presentare apposita richiesta al Ministero delle Politiche Agricole, per ottenere la proroga. O anche l’autorizzazione definitiva, dietro la presentazione della documentazione necessaria a comprovare l’esercizio dell’imbottigliamento della Dop/Igp per almeno due anni, anche non continuativi. Le imprese interessate, per ottenere la conferma dell’autorizzazione, dovranno presentare domanda, utilizzando il modello e seguendo le istruzioni riportate all’allegato 2 della circolare Mipaaf. Controlli alle imprese di imbottigliamento. Le imprese autorizzate che effettuano l’imbottigliamento in stabilimenti ubicati sul territorio nazionale saranno soggette agli stessi controlli previsti per aziende che imbottigliano in zona di produzione. In particolare, questi controlli documentali e ispettivi, dovranno essere effettuati dal competente organismo di controllo autorizzato. E dovranno avvenire nel rispetto di un determinato piano. Cosa che comporterà una serie di adempimenti e comunicazioni a carico delle imprese al fine di assicurare la piena tracciabilità delle produzioni e la rispondenza tra i quantitativi delle partite di prodotto sfuso (idoneo dal punto di vista analitico e organolettico) con i quantitativi di vino imbottigliato/confezionato ed etichettato, ai fini dell’immissione al consumo, con la relativa Dop o Igp. Ditte imbottigliatrici con stabilimenti ubicati all’estero. Per queste aziende, la riconferma di una precedente autorizzazione, passa dalla presentazione di una apposita domanda alle Politiche Agricole, anch’essa conforme alle istruzioni e alla modulistica riportate agli allegati 1 e 2 della circolare Mipaaf. Domande e documentazione dovranno essere opportunamente tradotte in lingua italiana.
Autore: Marco Ottaviano


10 Agosto 2017, ore 14:14

Italia Oggi
Vendemmia compromessa dai voucher … Dopo lo stop dei voucher il lavoro occasionale non esiste più. A lanciare l’allarme è la Confederazione italiana agricoltori, che esprime 1e sue preoccupazioni in merito alle nuove forme di lavoro occasionale a ridosso delle attività di vendemmia, quest’anno anticipate a causa del grande caldo che ha colpito l’estate italiana. Tra gli ostacoli indicati dagli agricoltori, oltre alla soppressione dei voucher, il tardivo rilascio della piattaforma Inps a fine luglio e le mancate implementazioni della stessa. “Si può dire che l’opera di smantellamento dell’unico strumento che poteva dare trasparenza e tracciabilità alle tipologie di attività occasionali ora viene di fatto portata a termine nel silenzio generale”, osserva la Cia in una nota. “Non bastava il caldo torrido o la siccità, ma ci voleva anche la burocrazia a suggellare un anno con il segno rosso per gli agricoltori, ovvero l’unico settore che registrava il minor utilizzo dei voucher, cioè meno del 2% dello stock totale”.
Autore: Michele Damiani


09 Agosto 2017, ore 18:22

Italia Oggi
Risiko agricolo … A pochi giorni dall’ingresso con and quota di maggioranza in Cà Maiol (si veda ItaliaOggi del 2 agosto scorso), Santa Margherita Gruppo Vinicolo ufficializza l’acquisizione di una partecipazione, sempre di maggioranza, in Cantina Mesa, realtà vitivinicola del Sulcis Iglesiente, cui fanno capo 70 ha a vigneto e che produce circa 750.000 bottiglie di Vermentino, di Carignano de Sulcis e di Cannonau, per un fatturato di circa 4 milioni di euro. Anche in questo caso i fondatori della neo-cantrollata, nello specifico la famiglia Sanna, manterranno un ruolo di rilievo nella conduzione dell’azienda. Per Santa Margherita l’operazione rappresenta l’occasione di ampliare ulteriormente il suo perimetro. Mentre per cantina Mesa quella d’incrementare la quota export avvalendosi della rete di vendita del gruppo veneziano.


09 Agosto 2017, ore 18:22

Italia Oggi
Il Bardolino torna all’800 … Tre sottozone storiche. Chiaretto Doc autonoma … La strategia di Franco Cristoforetti, presidente del Consorzio di tutela … Tre importanti novità sono destinate a modificare l’assetto produttivo del Bardolino Doc. Innanzitutto, il Chiaretto di Bardolino, ossia la versione rosé del Bardolino, che finora era una semplice menzione di questo vino, s’accinge a diventare una Doc autonoma. In secondo luogo, i1 Bardolino torna alle origini ottocentesche per cui, oltre al Bardolino base, si potranno produrne anche varianti di maggior pregio, con indicazione delle tre sottozone storiche: Bardolino La Rocca, relativa ai comuni del territorio dell’antico distretto di Bardolino, Bardolino Montebaldo, inerente al tratto pedemontano dell’ex distretto di Montebaldo, e Bardolino Sommacampagna, ossia dell’area delle colline meridionali più a sud. In terzo luogo, per tutti i vini delle Doc la quantità ammessa di uva Corvina Veronese salirà al 95%, dall’attuale 80%. E, mentre per il Chiaretto di Bardolino e per il Bardolino base le rese massime scendono da 13 a 12 tons/ha, per i Bardolino delle tre sottozone non dovranno superare le 10 tons/ha. “Questi cambiamenti”, dichiara a ItaliaOggi Franco Cristoforetti, presidente del Consorzio di tutela del Bardolino, “che non fanno altro che attuare in toto i1 piano strategico approvato dal nostro cda nel 2008, saranno realtà al completamento dell’iter burocratico in corso presso il Mipaaf, che dovrebbe concludersi entro la vendemmia 2018. E ci consentiranno di far crescere le nostre Doc e di valorizzarle del 30-40% nel medio termine. Grazie al fatto che i nostri vini s’adattano perfettamente ad accompagnare la cucina leggera, oggi la più trendy nel mondo, confidiamo infatti che le nostre Doc potranno arrivare a generare 115-125 milioni di euro, contro gli attuali 80-100 milioni di euro”. Ma andiamo con ordine. Il riconoscimento del Chiaretto di Bardolino come Doc autonoma è destinato ad avere due effetti. Da un lato a consolidare la crescita della produzione di questo vino, che oggi con 10 milioni di bottiglie, rappresenta quasi il 40% della produzione della Doc della sponda destra del Lago di Garda, ma che otto anni fa non superava il 20%. Dall’altro ad agevolarne la tutela dalle imitazioni sui mercati esteri, che già oggi assorbono circa il 75% della produzione. “Nell’arco di 3-4 anni”, afferma Cristoforetti, “contiamo di raggiungere una produzione di 15 milioni di bottiglie di Chiaretto di Bardolino. E di estenderne l’esportazione in nuovi mercati: in primis nei Paesi scandinavi, negli Usa e in Canada”. La reintroduzione delle sottozone del Bardolino avrà invece effetti prevalentemente sul mercato italiano, seppure questo vino sia apprezzato anche all’estero, che ne assorbe circa il 65%. “Nel giro di 4-5 anni”, precisa Cristoforetti, “la produzione di Bardolino delle tre sottozone dovrebbe arrivare a rappresentare un 15-20% di quella di Bardolino Doc, per raggiungere nel tempo i1 30-35%. È prevedibile che mentre il Bardolino base continuerà ad essere prevalentemente commercializzato nel canale retail, i Bardolino delle tre sottozone saranno indirizzati prioritariamente al canale horeca, anche in considerazione del loro valore di mercato, che dovrebbe attestarsi a circa il doppio di quello del Bardolino base”. Né va dimenticato che il nuovo assetto delle Doc di Bardolino farà sì che si deciderà in vigna, non più in cantina, quali uve destinate alla produzione del croccante Chiaretto e quali a quelle dell’elegante, delicato e gastronomico Bardolino.
Autore: Luisa Contri


09 Agosto 2017, ore 18:21

Quotidiano Nazionale
Vinellando, tre giorni di festa per il Morellino di Scansano … Tre giorni per celebrare una triplice ricorrenza. Tempo di compleanni, per il Morellino di Scansano, forse tra i vini più antichi della Toscana e dunque d’Italia, se è vero che già tre secoli prima di Cristo, conquistata 1a fortezza di Ghiaccioforte, i Romani si impossessarono dei territori scansanesi e vi impiantarono attività agricole tra cui proprio la viticoltura. Ma restando a epoche decisamente più recenti, il vino celebrato da Frances Mayes in “Under the Tuscan Sun” - e indicato da Wine Spectator come uno tra i più convenienti da acquistare in Toscana - in questo 2017 celebra ben tre compleanni: le nozze d’argento del Consorzio di tutela; i dieci anni della Docg; i 18 anni di Vinellando, l’iniziativa che si tiene ogni estate nel centro storico di Magliano in Toscana, uno dei sette Comuni sui quali è spalmato il territorio di produzione, 65.000 ettari di cui 1.500 iscritti all’albo del Morellino. Appuntamento dal 18 al 19 con tre giorni di stand aperti alla degustazione dei prodotti di 25 aziende (delle 200 che oggi fanno parte del Consorzio) e di specialità gastronomiche - e poi di mercatini dell’artigianato, giochi per bambini, tre serate di concerti - ma è anche un interessante banco di prova per il vino. Perché c’è un concorso, e c’è una giuria - composta di giornalisti ed esperti ma anche di due cittadini di Magliano, che come requisito abbiano “una buona passione per il vino” – che premierà la bottiglia migliore tra quelle proposte, tutte piene del vino dell’annata 2015, per definizione tra le migliori degli ultimi decenni. Il modo più allegro per celebrate un vino composto per 1’85% da uva Sangiovese, che oggi si produce con una media di circa 10 milioni di bottiglie l’anno, e che nelle sue tipologie di annata, riserva e selezione incontra grandi successi soprattutto nel Nord Europa. Dove la Maremma, si sa, spopola.
Autore: Paolo Pellegrini


09 Agosto 2017, ore 18:21

Quotidiano Nazionale
La siccità anticipa la vendemmia. Scatta 1’allarme: “Raccolta in calo” … Per la Toscana è una mini-rivoluzione: “Si punta sulla qualità” … I primi grappoli a finire nei cesti sono caduti da piante di Chardonnay e Pinot Nero. Nella zona di Lucca, dalle colline di Montecarlo a quelle di Bozzano e Massarosa, in Versilia. Sono destinati a diventare bollicine, perché anche il Vigneto Toscana ha ormai scoperto da anni una chiara vocazione agli spumanti, interessanti da produrre e ancor più interessanti da vendere. Un po’ prestino, per gli usi toscani, questa vendemmia già partita prima dell’Assunta: ma i1 caldo e la siccità hanno portato a maturazione anticipata le uve di varietà precoci, certo a danno di livelli di qualità ben lontani da quelli delle annate più recenti. Anche perché subito dopo toccherà ad altre varietà come il Merlot e il Syrah, e qui si entra in situazioni più “importanti”, quelle dei grandi rossi. E viene subito da pensare alla costa, dove il cambiamento di clima ha già prodotto una mini-rivoluzione: proprio per effetto delle temperature sempre più alte, un big della viticoltura come Angelo Gaja ha deciso di estirpare tutto i1 Merlot della sua tenuta di Ca’ Marcanda a Bolgheri, per scongiurare i1 rischio di raccolti con uve senza la giusta maturazione fenolica. Che succede insomma nei 58.000 ettari del Vigneto Toscana? Prudenza, suggeriscono gli enologi delle grandi griffe, come Renzo Cotarella di Antinori e Niccolò D’Afflitto di Frescobaldi. C’é Coldiretti che lancia l’allarme, è vero, salvo comunque mantenere più che uno spiraglio aperto. “La vendemmia 2017 in Toscana sarà nel segno meno per le quantità non raggiungendo gli stessi livelli del 2016 - dice Antonio De Concilio, direttore Coldiretti Toscana - si nutrono però speranze fondate invece sul versante della qualità”. Calo di quantità dovuto non solo alla siccità di agosto, ma forse ancor più alle stragi perpetrate nelle vigne dalle gelate tardive di primavera. “Rispetto al 2003 - dice Renzo Cotarella - quest’anno abbiamo avuto un periodo di calura più breve, e notti più fresche, e questo per le vigne e importante”. E chi, come Frescobaldi, ha lavorato con attenzione allo sviluppo delle radici in profondità si trova ad avere “problemi di siccità - spiega D’Afflitto - non tanto nei vigneti adulti ma solo in vigne giovani”. Risultato, insomma, un certo anticipo per alcuni bianchi (non Vermentini e Ansonica) e una partita ancora tutta da giocare per 1e principali uve rosse. “Dalle prime analisi - gli fa eco D’Afflitto - si osserva grande concentrazione e bagaglio tannico”. Sì, si perderà qualche pancale di bottiglie. Ma alla fine non sarà tutto questo gran disastro.
Autore: Paolo Pellegrini


09 Agosto 2017, ore 18:21

Italia Oggi
Vendemmia in anticipo per il caldo … Stime e bilanci … ‘Il caldo torrido fa bene alla vendemmia. Secondo Confagricoltura i picchi di calore hanno mantenuto sane le uve e hanno indotto regioni come la Sicilia e la Sardegna ad autorizzare l’anticipo della vendemmia mentre in altre zone la raccolta è iniziata con almeno dieci giorni di anticipo, con i primi grappoli colti già a fine luglio. Per Confagri, se la qualità è ottima, a risentirne sarà la quantità con un calo medio stimato del 15-20%. E a proposito di produzione, Ismea evidenzia che l’annata 2016-2017 si è chiusa con una flessione media in termini di prezzi, del 4% dell’intero settore vino. I vini comuni hanno registrato una crescita complessiva inferiore all’1% derivante da un discreto aumento dei vini bianchi, affiancata da una riduzione di oltre il 5% dei vini rossi. I bianchi, infatti, hanno vista la crescita della domanda da parte degli imbottigliatori sia nazionali che stranieri. Questo perché in molti casi il vino bianco italiano è stato preferito a quello spagnolo il cui prezzo, benché inferiore in valore assoluto a quello italiano, è stato comunque considerato particolarmente elevato. Sempre nel rapporto Ismea, la campagna 2016/2017 ha, invece, segnato una flessione dei listini sia nel segmento delle Igt (-8%), sia in quello delle Doc-Docg, che dopo mesi di lieve ma costante crescita hanno visto un assestamento verso il basso (-3%), maturato sostanzialmente in egual misura nel segmento dei bianchi e in quello dei rossi. Per tornare alla vendemmia attuale, il Conegliano Valdobbiadene si prepara alla raccolta che al momento si prevede inizi alla prima settimana di settembre, leggermente in anticipo rispetto allo storico della Denominazione. Vendemmia iniziata anche in Franciacorta, nell’azienda agricola Faccoli in via Cava a Coccaglio, nella provincia di Brescia. Per il Consorzio Franciacorta, “la vendemmia di quest’anno si prospetta piuttosto difficile, la Franciacorta è stata colpita dalla gelata di primavera che ha causato una riduzione delle rese intorno al 30%”. In Toscana, la vendemmia 2017 inizia a Montecarlo (Lu) con le uve di Pinot e Chardonnay con un’attesa spasmodica nel segno dell’incertezza.
Autore: Andrea Settefonti


09 Agosto 2017, ore 18:20

Quotidiano Nazionale
La signora in rosso … Angela Velenosi è fondatrice e titolare della cantina Velenosi con sede ad Ascoli, una delle aziende marchigiane più conosciute nel mondo grazie al vino Rosso Piceno e ai bianchi autoctoni come Pecorino e Passerina. Angela, la sua cantina in pochi anni è diventata uno dei simboli della Marche del vino nel mondo. Qual è il segreto? “Potrei dire per l’amore e la passione che mettiamo nel nostro lavoro, ma sono argomenti scontati. Io penso che quando si parte svantaggiati, come lo eravamo noi in un territorio sconosciuto come il Piceno, serviva e serve ancora determinazione. A me non è mai mancata. Ho cominciato a 20 anni quando da noi c’erano sette cantine sociali. Ho puntato tutto sulla qualità. Ma un conto era presentarsi come produttori di Brunello o Barolo, un altro di Rosso Piceno o Falerio”. Il mercato più difficile che avete aperto? “L’Australia: quando mi presentai, l’ufficio commercio estero di Sidney mi disse di lasciare perdere che là non avrei mai sfondato. Protestai con la sede di Roma e mi presentai a Sidney con Falerio e Rosso Piceno, vini sconosciuti ma che piacquero al punto che li vendiamo anche adesso assieme al Pecorino Docg e al Passerina metodo Charmat. Il territorio delle Marche aveva vinto. Se hai un prodotto buono non esiste ostacolo. E non esiste nemmeno la parola no”. Qual é il vino simbolo dell’azienda? “Il Brecciarolo, Rosso Piceno superiore che esprime tutte le caratteristiche del territorio. Montepu1ciano e Sangiovese significano potenza, eleganza e personalità. Il Rosso Piceno è il vino della costa italiana dell’est”. Come vive il confronto con i rossi della Toscana? “Difficile da vincere, loro lavorano da generazioni. Ma abbiamo dimostrato che qui si possono produrre ottimi vini e non siamo troppo distanti. Siamo il Chianti dell’est. Sono sicura che col tempo possiamo essere alternativi alla Toscana, come produzione e sotto l’aspetto turistico. Qui ci sono vigne e casolari a prezzi possibili e di incredibile bellezza”. La novità? “Il biologico: siamo al primo anno di produzione. Ma è una sfida. Con le stagioni che cambiano, fare bio vuole dire crederci fortemente e rinunciare al trattamento sistemico. Una filosofia di vita. Come dire al consumatore: sto facendo un grande sacrificio per te. Certo quando vedo vini tradizionali, tra l’altro ugualmente sicuri e senza residui e bio, allo stesso prezzo, mi dico che qualcosa non torna. Sul biologico ci vorrebbero più controlli”. Non solo vino: la sua azienda produce anche olio extravergine di pregio… “Chi è abituato a comprare oli a 2,90 euro al litro a1 supermercato, dovrebbe anche provare oli di qualità per capire la differenza. I nostri Leccino, Ascolana e Frantoio sono oli di carattere, la cui intensità gusto olfattiva si traduce anche in risparmio: in cucina se ne impiega molto meno rispetto all’olio commerciale e nel piatto fanno la differenza”.
Produce 2 milioni e 400.000 bottiglie all’anno L’export punta su Russia, Giappone e Usa … La “Velenosi vini” nasce nel 1984 ad Ascoli e fin dall’inizio Angela Velenosi è alla guida dell’azienda che si propone di fare conoscere nel mondo 1e straordinarie qualità dei vini piceni. Produce ogni anno 2 milioni e 400.000 bottiglie, di cui il 65% va all’estero. I mercati principali sono Canada, Stati Uniti, Giappone e Russia. In tutto sono 150 gli ettari di proprietà. Tra i più prestigiosi e premi ricevuti, quelli della guida del Gambero rosso con i vini Rosso Piceno Roggio del Filare, Ludi e Offida Pecorino Reve.
Autore: Davide Eusebi


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