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Il Meglio dell'Edicola

26 Agosto 2016, ore 10:23

CORRIERE DELLA SERA
Il Rinascimento delle bollicine inglesi ... Gli spumanti inglesi che battono gli Champagne nelle degustazioni? Strano, pi dei ciclisti inglesi che vincono il Tour de France. Tim Atkin, tra i pi noti master of wine di Sua Maest, tanto stupito quanto orgoglioso di quanto sta accadendo in Gran Bretagna. Londra il cuore del mercato del vino europeo, anche perch i britannici, privi di tradizioni enologiche, importano bottiglie dal mondo intero. Ora si cambia: grazie al clima pi caldo, nascono ogni anno nuove cantine, dal Kent al Sussex, e non solo: si vinifica nellHampshire, nellIsola di Wight, in Cornovaglia, nellOxfordshire, nel Galles, in Scozia e persino nei dintorni di Londra. Il patriottismo della Brexit si traduce in ettolitri. E i vini sono cos competitivi da superare, negli assaggi alla cieca (cio con le etichette nascoste) quelli di molti altri Paesi, Italia e Francia compresi. Il Times ha dedicato a questa avventura vinosa addirittura un editoriale. Quasi un proclama: il Rinascimento del vino inglese. Con un monito ai cugini francesi: la nostra storia enologica pi antica della vostra, gi nel censimento voluto nel 1086 da Guglielmo il Conquistatore qui cerano 40 vigneti. Nove secoli dopo i vignaioli sono pi di 500. Pi di 2.000 gli ettari vitati. La produzione quasi raddoppiata in 5 anni, raggiungendo i 5 milioni di bottiglie. La previsione di arrivare a 10 milioni nel 2020. Tre bottiglie su quattro sono di spumante. In met dei vigneti sono stati piantati Chardonnay, Pinot Noir e Petit Meunier, le uve usate per lo Champagne. Nove i trofei vinti dalle bollicine britanniche nelle ultime 16 edizioni del Best International Sparkling Wine. I costi minori del terreno fanno prevedere a Ian Kellet, dellazienda Hambledon, che lo spumante inglese conquister met del mercato dello Champagne. Troppo ottimista? Come Kellet, ex direttore della banca dinvestimenti Dresdner Kleinwort Benson, moltitra i neo produttori arrivano da altri settori. La critica del Financial Times, Jancis Robinson, cita Mark and Sarah Driver di Rathfinny Estate, lui ex manager di hedge fund,lei avvocato: a South Downs, tra Brighton and Eastbourne, hanno acquistato 240 ettari per produrre un milione di bottiglie di sparkling wine. Il clima fresco favorisce lacidit,un buon requisito per questo tipo di vino. I francesi, rimasti a lungo alla finestra, ora investono oltre il Canale della Manica. Come Taittinger, la maison di Champagne che lanno scorso ha comprato 70 ettari nel Kent: nel maggio del prossimo anno debutter lo sparkling post Brexit dei francesi. Il Times ricorda che, fino a pochi anni fa, se si parlava di un prodotto britannico con note floreali e acidit bilanciata, si pensava a un deodorante per ambienti pi che a un vino. In pochi anni decine di cantine che hanno convinto anche i critici pi scettici. Jancis Robinson cita Bride Valley, Camel Valley, Chapel Down, Coates & Seely, Court Garden, Digby, Furleigh, Gusbourne, Hambledon, Hart of Gold, Hattingley Valley, Hush Heath, Nyetimber, Ridgeview, Wiston (molti vendono via Internet). Tim Aktin rimasto colpito da Biddenden Ortega, la tenuta di Julian Barnes nel Kent, visitata a giugno. Mi ha riempito dorgoglio il suo vino - ha scritto -, e non mimporta paragonarlo ai francesi. Anzi spero che il Tour lo vincano loro, per cambiare. Un mese dopo sul podio del Tour salito il britannico Chris Froome.
Autore: Luciano Ferraro


26 Agosto 2016, ore 10:23

CORRIERE DELLA SERA
Il nuovo atlante dei vigneti ... Il vino diventato globale. Le viti crescono ovunque. Per effetto dei mutamenti del cli- ma. Ma anche perch da qualche decennio L. sono state selezionate piante che resistono al freddo e alle malattie delle zone pi piovose. Limperatore del vino globale stato Marco Aurelio Probo che affid ai legionari che lo elessero piante di vite da esportare nelle terre conquistate. Era il 280 dopo Cristo. Lesercito port i filari dai Galli, dagli Ispanici, dai Britanni, assieme a dighe, ponti, acquedotti, strade. La vite diventa il simbolo della stabilit romana, della volont imperiale di durare in eterno, come scrive Giovanni Negri in Roma caput vini (Mondadori). Il vitigno designato per la globalizzazione si chiama Unno: le analisi del dna condotte dal professor Affilio Scienza hanno dimostrato che almeno 78 vitigni europei sono i pronipoti di quella pianta che nel Medio Evo premetteva di produrre i tre quarti del vino europeo. Da Marco Aurelio Probo in poi 11 vino ha continuato il suo viaggio attraversando epoche, regimi, nazioni. E quella liana senza freni che la vite ha coperto ogni spazio possibile. WineNews, lagenzia di Montalcino specializzata in notizie del settore, ha provato a comporre un mappamondo dei vigneti in luoghi inconsueti. Se ne potrebbe ricavare un Dizionario dei luoghi fantastici, come fecero Alberto Manguel e Gianni Guadalupi, un atlante dei filari utopici e reali, di ogni epoca. Da quelli di Pompei fatti rinascere da Mastroberardino a quelli di mercanti e monaci di Venezia che unassociazione e ivignaioll Gianiuca e Matteo Bisol hanno riportato in vita. I tralci si arrampicano nelle citt: a Montmartre a Parigi, a Bel Air sulloceano vicino a Los Angeles, su un tetto di Brooklyn a New York. Oppure a latitudini estreme: a sud dellEquatore, in Brasile, dove lazienda Rio Sol fa due vendemmie lanno, oin Norvegia, con letichetta Lerkeksa. In alto, con la Cave du Mont Blanc, Vai dAosta, a quota 2.173 metri. O nel deserto di Luxor, dove opera Sahara Vineyard. Sulla stessa terra conquistata dagli avi dei legionari della vite.
Autore: Luciano Ferraro


25 Agosto 2016, ore 10:14

IL SOLE 24 ORE
Lautogol nella corsa ai vigneti ... Tutti vogliono produrre vino. La crisi di redditivit che sta attanagliando alcuni settori agricoli come i seminativi e la zootecnia sta spingendo molti produttori verso lunico comparto che sembra invece mantenere prospettive al punto da attrarre investimenti dallestero; moltiplicare le occasioni professionali (anche nellampio indotto) coinvolgendo cos lungo la filiera schiere di giovani. La convinzione di essere di fronte a una vera e propriasbornia da vino rafforzata dai dati relativi alle autorizzazioni allimpianto (che sono state assegnate tra febbraio e marzo scorsi). Si tratta delle licenze che occorre detenere insieme alla propriet del vigneto per produrre vino e che dal primo gennaio 2016 hanno sostituito il meccanismo dei diritti di impianto. Ogni anno e fino al 2020 ogni Stato membro potr mettere a bando nuove autorizzazioni nella misura massima dell1% della propria superficie vitata nazionale. La prima annualit, quella del 2016, in Italia ha registrato un vero e proprio boom di richieste: su una disponibilit annua di 6.400 ettari di nuove autorizzazioni messe a bando, sono pervenute domande per 67mila ettari. Numeri che si commentano da soli e che sono stati registrati in misura eclatante lungo tutto il territorio nazionale visto che le uniche regioni che hanno ricevuto richieste proporzionate al plafond disponibile sono state Piemonte,Umbria e Lazio in tutte le altre le domande hanno surclassato le disponibilit. Lunico requisito richiesto per presentare domanda era la disponibilit di un terreno agricolo anche se non coltivato a vigneto. Da qui lesplosione delle istanze da parte di grandi aziende non vitivinicole che ha portato a un taglio lineare delle approvazioni. In sostanza ogni richiesta stata approvata per circa il 2,5% con leffetto perverso che chi ha chiesto di autorizzare impianti per mille ettari si visto assegnare licenze per circa 25, mentre il piccolo produttore che voleva allargare il proprio vigneto di 2 ettari si visto autorizzare limpianto per pochi metri quadri. Ma al di l dei numeri sulle quantit da unanalisi pi approfondita dei dati sulle autorizzazioni emergono ulteriori elementi di riflessione. Primo tra tutti il fatto che una misura concepita per favorire la competitivit del vino italiano andata per circa l87% a favore di imprenditori esterni al settore vitivinicolo promuovendo cos una sorta di turnover intersettoriale in agricoltura allinsegna dellaspettativa di un ritorno sugli investimenti effettuati migliore rispetto a quello dei settori di provenienza. In base alle elaborazioni effettuate dallUnione italiana vini infatti sui 66.64 ettari richiesti ben 57.645 sono stati opzionati da imprese attive nel settore dei semi- nativi. Tra queste sono in buona parte comprese aziende zootecniche e imprese attive nella produzione di agroenergie. Circa i.5oo ettari sono stati richiesti da proprietari di terreni adibiti a pascolo o utilizzati in coltura promiscua e solo 7.440 ettari,pari all11% del totale, da aziende vitivinicole. La stragrande maggioranza di queste istanze di settori diversi dal vino stata registrata in Veneto (600,0) e in Friuli Venezia Giulia (17%). Mentre le domande da coltura arborea specializzata (ovvero da imprese che gi conducono un vigneto) sono arrivate prevalentemente dalle aree che gi dispongono delle superfici vitate pi estese e cio, oltre Veneto e Friuli da Puglia, Sicilia, Emilia Romagna. Sul settore vitivinicolo - spiegano allUnione italiana vini - si sono lanciati in tanti provenienti da colture che oggi non garantiscono redditi sufficienti. Colture che, oltre ad avere estensioni mediamente pi grandi, sono spesso in posizioni spesso pianeggianti e meno vocate alla qualit. Occorre introdurre dei criteri di ammissibilit per filtrare le autorizzazioni in futuro evitando incursioni selvagge e favorendo invece quei territori e aree vocati alla qualit e che devono incrementare la produzione perch alle prese con una crescente domanda di mercato. Tra i produttori invece non mancano le preoccupazioni e non solo per un bando di assegnazione che, utilizzato in massima parte per far entrare nella produzione di vino imprese esterne al settore, ha vanificato uno strumento pensato per garantire alle imprese viticole di adeguare il prodotto alle richieste del mercato. Non vogliamo porre barriere allarrivo di nuovi imprenditori nel settore - spiega il responsabile vino della Coldiretti, Domenico Bosco - ma temiamo che un ingresso massiccio e non regolamentato di aziende che finora non avevano un filare di vigna nei prossimi anni possa gonfiare lofferta di vino con conseguenti squilibri di mercato. Per il futuro noi proponiamo di fissare un tetto massimo alla richiesta e alla concessione delle autorizzazioni e una priorit nel bando alle richieste di cantine gi attive.
Autore: Giorgio dellOrefice


24 Agosto 2016, ore 10:01

LA NAZIONE/IL GIORNO/IL RESTO DEL CARLINO
Gavi Export, il bianco Docg a +9,4% ... Semestre in crescita per lexport del Gavi Docg, il bianco da vitigno Cortese prodotto nel Piemonte meridionale al confine con la Liguria: +9,4%, ovvero 766.370 bottiglie in pi rispetto ai primi sei mesi del 2015


21 Agosto 2016, ore 15:35

CORRIERE DELLA SERA
Il sommelier Arturaola e il film che ironizza sul vino Charlie Arturaola, nella top io dellAmerican Sommelier Association, si considera un soldato del vino. Nel film Il cammino del vino aveva perduto - pura finzione scenica - il suo bene pi prezioso: il palato. Ora, in The Duel of Wine di Nicolas Carreras, fuori gara alla Mostra di Venezia, lo ritroviamo ancora finzione - sul lastrico, escluso da ogni competizione. Sono un tassista a Miami in cerca di riscatto. Un mio amico va in Italia per diventare sommelier senza sapere nulla, io lo aluto con lauricolare, ma mi scoprono... Non ci sono attori, ciascun personaggio se stesso, da Gianfranco Vissani al re italia no dei sommelier Luca Gardini, che in questa storia vuole mettere Arturaola fuori carreggiata. Ed se stesso anche Chanlie - ma devo stare attento, ride, al campionato internazionale una tedesca che aveva visto Il cammino del vino mi ha detto seria: tu sei quello che ha perso li palato! Pensava fosse la mia vera storia - istrione di 55 anni che ha girato il mondo sulle navi da crociera. Uruguaiano di nascita, vive tra Stati Uniti e Italia: Il mestiere lho imparato nel vostro Paese. Simpatia contagiosa. Se fossi un vino sarei un Cabernet Sauvignon, opulento e robusto, con tanta energia dentro. Lo chiamano il Robin Hood del vino: L80 per cento della gente che ne parla non lo conosce, ma ha i soldi. Io vorrei che questo film, cos ironico, facesse evangelizzazione e si rivolgesse ai palati giovani, che hanno poco denaro ma tanta passione. Il mondo della degustazione cambiato, dobbiamo essere meno snob. E democratizzare il vino, togliergli quellaura sacrale che crea solo distanza con la gente normale. Oggi si parla pi delletichetta che della sostanza. Tutti argomenti che ritroviamo al centro del film. Anche gli chef lv, spesso sopra le righe e crudeli con gli aspiranti cuochi, sono finti, mancano di ironia, sono supponenti: non hanno mai un pensiero sul fatto che nel 2016 parte del mondo muore di fame. I film sui vino sono molti, dallamericano Sideways al recente Saint Amour con Depardieu - che ha criticato Sideways, definendolo un film da pro loco - Invece questi film aiutano ad avvicinarsi al vino, specie in paesi come gli Usa dove c ancora bisogno di fare informazione e chi beve vino ne consuma circa 9 litri lanno. Non aiutano, invece, i docuinentar. E i troppi libri. Questo un lavoro da fare sul campo. E un lavoro difficile. Quando ho detto allIrish Film Festival che il vino poesia e sogno, e ogni vitigno ha unanima, mi hanno guardato male: avevano tutti una birra in mano.
Autore: Valerio Cappelli


20 Agosto 2016, ore 15:55

IL SOLE 24 ORE
Arriva nuova Doc per Pinot trentino ... Marted 30 agosto si terr a Verona, nella sede di Veronafiere, la riunione di pubblico accertamento convocata dal ministero delle Politiche agricole per il riconoscimento della nuova Doc Delle Venezie del Pinot Grigio. La nuova Doc rappresentativa di circa 20mila ettari di vigneto Pinot Grigio, di cui circa 3mila in Trentino, una delle pi grandi Doc nazionali, in grado di competere a livello internazionale, in particolare sul mercato americano.


19 Agosto 2016, ore 10:06

CORRIERE DELLA SERA
Il pirata enologo sceglie Pinot e Schiava ... Il pirata dellenologia ha il cranio lucido e il pizzetto come il Pirata del ciclismo, Marco Pantani. Si chiama Andrea Moser, ha 34 anni. Ha concluso il suo Giro dItalia in bici: 1.250 chilometri, 12.000 metri di dislivello. Maglietta, bandana e caschetto nero come il suo tandem (sul sellino posteriore il collega Gerhard Sanin di Erste+Neue), partito con un bauletto in pelle. Conteneva i vini altoatesini del lago di Caldaro, Kalterersee in tedesco, nati dal vitigno Vernatsch (Schiava). La missione: portarli in 12 tappe fino a Capri, incontrando chef e artigiani del gusto, per abbinarli ai piatti regionali. Caldaro/Kaltern anche il nome dellazienda dove Moser lavora da due anni. una cooperativa di 400 soci; 280 ettari di vigna, 2 milioni di bottiglie, 12 di fatturato. Tra le migliori cantine sociali dItalia. Con un nuovo guizzo del pirata: il vino Opera darte, Kunst.stck, a tiratura limitata, prodotto nello stesso numero del millesimo delle uve di Pinot bianco, 2014 bottiglie, formato magnum. Moser potrebbe essere uscito dalle pagine del giallista altoatesino Luca DAndrea. Come capita al protagonista del romanzo La sostanza del male (Einaudi), anche lenologo ha cercato unidea, qualcosa di familiare, ma che mostreremo in modo nuovo. Quando arrivata ho sentito un gigantesco clic esplodermi nel cervello. Per realizzarla ha lavorato in segreto. Al primo colloquio a Caldaro - racconta - i soci della cantina erano indecisi se assumermi o cacciarmi. Molti piccoli contadini sono anziani, non parlano n italiano n tedesco. Ero lunico trentino in una cantina altoatesina, pensavano che non ce lavrei fatta a comunicare. Invece ho imparato subito il dialetto. Ora dicono che sono il loro capo. E io rispondo che sono loro il mio capo. Firmato il contratto, il pirata ha cambiato tutte le etichette. Tre linee con 14 variet - spiega il direttore Tobias Zingerle - il 55% rossi. Tra i bianchi il Moscato giallo che d vita al passito pluripremiato Serenade. Senza dirlo al direttore - racconta Moser - ho vinificato una parte della migliore uva del miglior vigneto, quello da cui nasce il Pinot Bianco Vial, a 550 metri daltezza. E ho usato botti grandi di rovere francese per i 10 mesi di affinamento. Il direttore ha assaggiato e dato il via libera. Non lennesimo cru ma limmagine di unannata. Dopo il Pinot bianco, toccher nel 2017 alla Schiava da vigneti coltivati a pergola con grappoli giganti. Prima nato il vino, poi il progetto dellOpera darte, dice Andrea. Letichetta stata scelta con un concorso, vinto dallarchitetto Carlo Paternoster. Tema, nostalgia del mare, che qui cera, come testimoniano i fossili che affiorano nella roccia, tra le mulattiere semisepolte dallintrico dei faggi, delle felci e degli abeti rossi (cos DAndrea descrive il Sud Tirolo). Kunst.stck sapido, in equilibrio tra i sapori fruttati e legno. Suggestioni marine che ne fanno uno dei vini dellestate. Ora pu girare lItalia sulle strade percorse dallenologo pirata. E su altre. Perch, scrive DAndrea, le idee certe volte se ne vanno e certe altre attecchiscono. Come le piante. E come le piante crescono e crescono. Hanno vita propria.
Autore: Luciano Ferraro


19 Agosto 2016, ore 10:06

IL VENERD DI REPUBBLICA
La bottiglia ... Il bianco aromatico unottima spalla ... Partenza e ripartenza, come si dice nel calcio, ma qui il calcio non centra. Partenza nel 1919: i tre fratelli Pardi cominciano a fare il vino e a venderlo. Sono Alfredo (ufficiale postale), Francesco (coltivatore diretto) e Alberto (commerciante). Fanno Sagrantino, che allora era un vino passito, molto richiesto in Umbria ma anche a Roma (Citt del Vaticano). Quando Alberto muore, i fratelli chiudono la cantina e fondano la Tessitura Pardi. il 1949. 11 figlio di Alberto, Rio, continua a produrre Sagrantino in quantit amatoriale. Ripartenza nel 2002, ad opera dei pronipoti dei fondatori: Francesco, Gianluca Rio e Alberto Mario. Con laiuto dei genitori sistemano prima i vigneti (11 ettari) poi la cantina. Alberto si laurea in enologia a Conegliano e assorbe i buoni consigli dellenologo e amico Giovanni Dubini , stimato produttore al Palazzone, e dellagronomo Tiziano Maschio. Sono tre, tutte notevoli, le versioni di Sagrantino, pi Montefalco (bianco e rosso) e Trebbiano Spoletino. Noi, con un occhio al calendario. abbiamo scelto il Grechetto: un concerto in bianco (pesca, uva spina, ginestra, soffi agrumati), al palato fresco, immediato, gradevolmente aromatico e di buona spalla. Leggero il costo (8 euro) a Milano da Laltro vino, ad Assisi (Perugia) allenoteca Mazzini.


18 Agosto 2016, ore 10:02

IL SOLE 24 ORE
Vendite trainate dalleffetto Expo ... Lagroalimentare italiano rischia di perdere quote di competitivit e di avvitarsi in una spirale di recessione. Molti i segnali che indicano un malessere profondo. La recente crisi delle quotazioni del grano (18 cent il chilo), anticipata da quelle del latte e dellortofrutta, da quelle delle carni suine, sono i molti segnali di allarme che arrivano dallagricoltura. Pur avendo perfomance migliori, anche lindustria di trasformazione mostra sintomi di debolezza, almeno nella prima parte dellanno in corso. Secondo le proiezioni sui dati Istat, nel primo semestre lexport potrebbe scendere fra 3 e il 3,5% rispetto allo stesso periodo del 2015. Va tuttavia ricordato che lo scorso anno le esportazioni italiane usufruivano del formidabile effetto traino internazionale di Expo: il 2015 si chiuso con il record di 36 miliardi lii valore delle nostre esportazioni. La produzione dellindustria alimentare nel suo complesso ha segnato un fragile +0,7% nei primi quattro mesi, rispetto al primo quadrimestre 2015. Un dato su cui ha influito la congiuntura stagionale, ma che nasconde la costante immobilit dei consumi interni. Debolezza confermata dal ritorno della deflazione in Italia - nonostante la raffica di campagne promozionali nellalimentare - e dallandamento dei prezzi delle materie prime agricole. In base allultima rilevazione di Ismea Servizi, a giugno lindice dei prezzi alla produzione ha registrato un calo del2,l% su base mensile e ben del 3,7% su base annuale. Complice il maltempo, questanno la campagna di raccolta dei cereali e della frutta estiva, dal punto di vista qualitativo, non di quelle da ricordare. Tuttavia sar ricordato il crollo di oltre il 6% delle vendite di frutta fresca nella. grande distribuzione organizzata (dato aggiornato a giugno). Rispetto allo scorso anno, le catene distributive hanno cercato di compensare il calo dei volumi,con politiche di prezzo pi remunerative, ma il valore aggiunto non arrivato ai coltivatori. Da ormai quasi tre anni le aziende agricole perdono quote di redditivit e quelli che una volta erano i nostri cavalli di battaglia- ortofrutta, olio di oliva, carni suine trasformate - sono circondati da purosangue agguerriti. Secondo Fepex, lassociazione spagnola dellimport export di ortofrutta, nellultimo anno in Europa si sono consolidate le piattaforme dellexport di Marocco, Egitto e Turchia. Ormai sui mercati europei- quelli che erano in questi canali di sbocco - oltre alla Spagna (40% della quota import della Germania) si sono affacciati nuovi e temibili competitor. Nei primi quattro mesi 2016, in base alle elaborazioni di Elstat, le esportazioni greche di ortaggi e frutta fresca verso la Ue sono cresciute del 43,2% in volume e del t,5% in valore. Cos tanti concorrenti sul mercato europeo hanno avuto come conseguenza la perdita di quote commerciali peri prodotti made in Italy. Prima conseguenza per le aziende agricole, italiane stata quella di ridurre gli investimenti. Leconomia agricola funziona su due filoni: con i finanziamenti della Politica agricola comune e con i Psr; con i normali canali del credito a sostegno degli investimenti. A spiegare la frenata della spesa per investimenti Feder Unacoma, la federazione dei costruttori di macchine agricole: nel primo semestre dellanno in corso, le vendite di trattori sono scese del 44%.Nel nostro Paese - spiegano i costruttori - in atto una riduzione costante delle vendite a partire dal 2005. E evidente la necessit di un piano di incentivi che si sviluppi in modo coerente e che incoraggi le imprese agricole ad effettuare investimenti per lacquisto di quei mezzi meccanici e di quelle tecnologie che sono necessarie a migliorarne la competitivit. Giorgio Mercuri, presidente dellAlleanza delle cooperative agroalimentari, mette il dito nella piaga LItalia, nonostante qualit e tradizioni produttive, non ha sviluppato una efficiente capacit di aggregazione dellofferta per rispondere ai grandi gruppi della Gdo e per riuscire a incidere nelle politiche di prezzo. Il fatto che in Italia operano 312 organizzazioni dei produttori di ortofrutta, ma controllano solo un terzo dellofferta. Ecco perch sui mercati tedeschi, olandesi, svedesi e inglesi sono arrivati anche i greci.
Autore: Roberto Iotti


17 Agosto 2016, ore 10:03

ITALIA OGGI
Nella Champagne italiana gi avviata la vendemmia, per una produzione che si preannuncia di grande qualit, ma in calo del -15%. La Franciacorta ha dato il via alla raccolta delluva a partire dai vigneti del versante sud del Monte Orfano, dove la raccolta di Chardonnay, Pinot Nero e Pinot Bianco sempre anticipata rispetto alle zone pi centrali, grazie al particolare microclima che le contraddistingue. Ma non sar possibile raggiungere i livelli quantitativi della scorsa annata. Come spiega il vicepresidente del Consorzio Franciacorta Silvano Brescianini: La situazione in Franciacorta molto disomogenea questanno, per via delle numerose variabili che contraddistinguono le aree del nostro territorio. Ci sono delle zone, per esempio quelle pi a nord, dove serviranno ancora almeno un paio di settimane prima di iniziare la raccolta. A incidere, come anche in molte altre regioni italiane, stata la situazione meteo con un 2016 che ha visto un clima altalenante nel quale a consistenti precipitazioni si sono alternate giornate molto calde e umide. Fin dal principio della stagione, che si aperta con Lui regolare germogliamento nei primi giorni di aprile, lannata parsa piuttosto precoce, grazie a condizioni climatiche molto favorevoli. Durante le fasi della fioritura e dellallegagione per, le frequenti piogge e i bruschi abbassamenti della temperatura hanno rallentato il processo di maturazione e in alcuni casi favorito la peronospora. Il risultato stato che si prospetta quindi unannata con delle rese ridotte dispetto al 2015, con una previsione di calo del 10-15 % dei volumi sul totale degli ettari, ma sicuramente di grande qualit. Il clima stato infatti nel complesso favorevole, poich lescursione termica ha permesso una buona maturazione delle uve e un buon bilanciamento tra zuccheri e acidit. Anche se, come ogni anno potremo dare una valutazione effettiva solo dopo aver portato luva in cantina. Il 2015 anche per la Franciacorta era stato un anno di grande quantit con quasi 125 mila ettolitri prodotti contro i poco pi di 121 mila del 2014, +2,9% con un peso dello 0,9% sul mondo delle bollitine italiane. Realt che rimane dominata dal Veneto, 24% della produzione nazionale, dove il Prosecco arrivato nel 2015 a quota 2,7 milioni di ettolitri (+15%), a cui si aggiunge il Conegliano Valdobbiadene (+7%).
Autore: Andrea Settefonti


17 Agosto 2016, ore 10:03

LA NAZIONE/IL GIORNO/IL RESTO DEL CARLINO
Prosecco, boom nel Regno Unito Prosecco, ma anche champagne francese e cava catalano: nel Regno Unito boom per i vini frizzanti europei nelle loro versioni magnum, di cui ne sono state vendute 719mila nel 2015 (contro 279mila nel 2014)


17 Agosto 2016, ore 10:02

ITALIA OGGI
Vini comuni, listini freddi. Bene le Doc ... Gi il prezzo dei vini comuni, tengono le Doc. Secondo lindice Ismea dei prezzi alla produzione, il settore vino nel suo complesso ha chiuso la campagna 20015116 con una flessione dei listini del 2% rispetto alla stagione precedente. Lanalisi mette, per, in evidenza un diverso andamento dei vini comuni rispetto a quelli a denominazione. Tra i comuni, i rossi hanno fatto segnare cali anche oltre il 10%, scesi da 4,01 curo lettogrado a 3,59, mentre il calo dei bianchi stato pi contenuto, da 3,33 a 3,09 curo lettogrado. Un dato, quello dei vini comuni, dovuto alla forte concorrenza degli spagnoli venduti a prezzi decisamente pi competitivi, il bianco a 2,25 e il rosso a 2,9 euro lettogrado. Nel dettaglio, tra i bianchi il peggior andamento lo hanno segnato Terre di Sicilia, -29% e Lambrusco, -19,4%. Anche tra i rossi il Lambrusco segna un calo del 18,9% preceduto soltanto dal Toscana Sangiovese, -20,5%. Tranne alcune eccezioni, per le Doc-Docg si sono avuti rialzi interessanti che complessivamente hanno raggiunto l8% e che hanno trovato la massima espressione nel segmento bianchi (+14%1, trascinati in alto dai rialzi record del Prosecco. Dati in controtendenza per Piemonte Moscato, -45%, e Sicilia, -27,6%, flessione in questo caso dovuta a una maggiore produzione rispetto alla campagna precedente. Per i rossi, i toscani e piemontesi da invecchiamento tengono bene con Chianti Classico +25,8%, Brunello, +3,5%, Barolo, +10,4% e Barbaresco, +29,1%. In Piemonte crescono i prezzi anche della Barbera, +17,5% in media, mentre in Toscana calano il Chianti, -20% e il Chianti Colli Senesi, -13,9%. Tra i grandi rossi, in leggero calo lAmarone della Valpolicella, -3,3%. Buone le notizie che arrivano dallexport. Nei 4 mesi del 2016 le esportazioni sembrano aver arrestato la flessione in volume a fronte di unulteriore progressione di introiti. 16,3 mln di ettolitri consegnati oltre confine da gennaio ad aprile 2016 risultano in calo dell1% rispetto a quelli dello stesso periodo dellanno precedente; sul fronte incassi si registra un incremento del 2%. I dati confermano la decisa battuta darresto dei vini comuni, soprattutto sfusi, fermi a poco pi di un milione di ettolitri, -8%, bene le Dop (+6%), trascinate dagli spumanti, +29,4%.
Autore: Arturo Centofanti


17 Agosto 2016, ore 10:02

ITALIA OGGI
A Valdobbiadene lannata per il Prosecco ottima ... I presupposti per unottima annata ci sono tutti. il commento sullandamento della stagione in vista della vendemmia di Innocente Nardi, presidente del Consorzio di tutela del vino Conegliano Valdobbiadene prosecco superiore Docg. Malgrado le piogge di maggio e giugno, a primi dagosto la vocazione viticola nellarea collinare ha predominato sulleffetto climatico, garantendo grappoli spargoli con un veloce accrescimento. Una primavera e unestate fresche e piovose hanno posto le basi per una maturazione pi lunga e favorevole, in termini di qualit e ricchezza aromatica, del Glera. Il potenziale produttivo delle colline in linea con quello del 2015.


15 Agosto 2016, ore 10:05

IL SOLE 24 ORE
Ecco dove la spesa costa di pi ... La pi cara Rimini, seguita a ruota da Ferrara e Ravenna, con Reggio Emilia e Bologna nella top ten. Allopposto Benevento, tallonata da Catanzaro e Napoli. E la graduatoria delle citt in base al costo medio del carrello della con 20 prodotti alimentari d prima necessit: lo scontrino, per questo paniere di prodotti, a Benevento del 30% pi basso rispetto a Rimini. Dallindagine emerge anche la consueta frattura tra Nord e Sud e un doppio record per Milano, in apparenza contraddittorio. La citt lombarda guida sia la classifica dei prezzi minimi sia quella dei prezzi massimi: qui una famiglia pu sborsare in un anno fino a 8.163 euro se acquista i prodotti al top di gamma, ma se a caccia di offerte per gli stessi prodotti pu spendere solo 2.139 euro.


13 Agosto 2016, ore 12:21

CORRIERE DELLA SERA
La vendemmia ... In crescita (+5%) produzione di vino ... Si comincia a vendemmiare e secondo le previsioni di Coldiretti la produzione di vino in Italia crescer almeno del 5% rispetto ai 47,5 milioni di ettolitri dello scorso anno. Con queste stime probabile che lItalia conquisti anche questanno il primato produttivo rispetto alla Francia.


13 Agosto 2016, ore 12:20

IL SOLE 24 ORE
Vendemmia al via, si stima un +5% ... Al via la vendemmia in Italia che si prevede nel 2016 con una produzione complessivamente in aumento di almeno il 5% rispetto ai 47,5 milioni di ettolitri dello scorso anno anche se con un andamento fortemente differenziato tra [e diverse regioni, che varia dalla previsione di crescita del 15% in Puglia al calo del 10% in Lombardia, per effetto del bizzarro andamento climatico. quanto stima la Coldiretti nel sottolineare che la vendemmia del 2016 iniziata questanno con un ritardo di quasi una settimana rispetto allo scorso anno quando per era stata condizionata dal grande caldo e siccit con la raccolta pi precoce dellultimo decennio. Il distacco del primo grappolo di uva questanno avvenuto nellazienda agricola Faccoli a Coccaglio, nella provincia di Brescia in Franciacorta con il distacco delle uve Chardonnay perla produzione di spumanti che tradizionalmente sono le prime a essere raccolte in tutta Italia


12 Agosto 2016, ore 09:50

CORRIERE DELLA SERA
Il vino di Grisham diventa tecno Judith incontra lex marito Sebastian in un bar da colletti bianchi. Due avvocati: lei in uno studio specializzato nella difesa di lesbiche, lui in un furgone con wi-fi e frigo, trasformato in ufficio. Sebastian Lavvocato canaglia, protagonista dellultimo legal thriller di John Grisham (Mondadori). Lei beve due bicchieri di Chardonnay, per placare la tensione, nessun brindisi sarebbe solo una perdita di tempo. Abbiamo bisogno dellalcol, e al pi presto possibile. In un altro romanzo, Il Broker, Grisham catapulta una spia dallArkansas nella calda e magica Bologna: a pranzo nel ristorante Franco Rossi, con tortellini in brodo e filetto ai tartufi sorseggia un vino fantastico, il Liano, da Imola. Un Sangiovese con aggiunta di Cabernet Sauvignon, prodotto dal tenace Umberto Cesari. La scelta enologica di Grisham riflette il cambiamento del gusto internazionale (la potenza dei vini lascia spazio alla bevibilit) e coincide con levoluzione di Cesari. Alla versione rossa del Liano si aggiunta quella bianca, proprio a base di Chardonnay, con laggiunta del 30% di Sauvignon Blanc. Vino sapido e fresco che trascorre tre mesi in botti grandi (al barbecue di ferragosto si accompagna alle carni bianche, mentre la versione grimshana si sposa con costata e filetto). Gianmaria Cesari il figlio di Umberto, ha 41 anni, una laurea in Economia e il master in Business administration a Los Angeles: versa nel bicchiere lannata 2013 di Liano bianco. Poi, con il telefonino, controlla la cantina con 600 botti: nuova, di 5.000 metri quadrati, e viene tenuta sotto controllo con una applicazione che permette di regolare a distanza umidit e temperatura. un luogo molto tradizionale e molto tecnologico assieme - racconta - ci sono occhi elettronici e getti di aria compressa che permettono di selezionare gli acini uno ad uno dopo la raccolta, scartando quelli imperfetti. Lazienda, puntando sul Sangiovese, cresciuta tra i potenti delle cooperazione. Ora esportiamo in 60 Paesi il 95% delle nostre bottiglie, 3,5 milioni lanno. Lavoriamo su 180 ettari di vigneti di propriet, altri 160 sono in affitto. Abbiamo 100 dipendenti. Tutto iniziato da unosteria. Mio nonno - racconta Gianmaria, lamministratore delegato - alla fine degli anni Quaranta torn da un periodo di lavoro in Brasile per una compagnia petrolifera e si dedic a Da Cesari, che esiste ancora. Era anche una rivendita di vini. Venne acquistato un podere di 20 ettari. Siamo partiti da quella terra, con la vendemmia del 1964. Cera un cliente, in quella osteria, protagonista della cultura novecentesca. Era il pittore Giorgio Morandi: passava davanti al locale ogni mattina. Guardava le bottiglie vuote che gettavamo via - spiega Gianmaria - trovava ispirazione per i suoi quadri. Si fermava a bere e mangiare mortadella con il nonno. Per questo gli abbiamo dedicato una etichetta con un suo dipinto, Le Bagnanti, nella linea Moma. Nella cantina di Castel San Pietro arrivano le uve tipiche, Trebbiano, Albana di Romagna e Pignoletto; le internazionali, Merlot, Cabernet Sauvignon, Chardonnay e Sauvignon Blanc. E soprattutto i grappoli di Sangiovese, che si ritrovano nel portabandiera Tauleto e nella Riserva, e poi in Liano, Laurento, Yemula, Ca Grande, Moma, Iove. E nel sorprendente Resultum, morbido e denso, che merita una citazione nel prossimo libro di Grisham.
Autore: Luciano Ferraro


12 Agosto 2016, ore 09:50

IL SOLE 24 ORE
Federvini: gli italiani bevono meno ma meglio ... Bere meno e bere meglio: questa la chiave di lettura di un mercato italiano che consuma meno (specialmente super alcolici) ma spende di pi. Da una fotografia scattata da Nielsen per conto di Federvini (la Federazione dei produttori di vini e liquori) sul consumo delle bevande alcoliche in Italia nel quinquennio 2011-2015, emerge che gli italiani sono consumatori di bevande alcoliche responsabili e moderati: bevono meno e bevono meglio, condannano gli abusi e ricercano online le informazioni relative ai prodotti, premiando la rete come miglior canale dove reperire notizie ed indicazioni in modo facile ed immediato. Nel 2015 - commenta il presidente di Federvini, Sandro Boscaini, patron della Cantina Masi Agricola - abbiamo assistito a unulteriore flessione nel consumo di bevande alcoliche da imputarsi probabilmente al quadro economico generale, alla minor propensione al consumo fuori casa, alle tendenze in campo alimentare che spingono spesso i consumatori verso stili di vita pro o contro singoli prodotti o categorie di prodotti e di conseguenza ad una contrazione nella frequenza del bere che, secondo quanto rilevato da Nielsen, passa da 4 a 3,6 volte a settimana. Boscaini sottolinea che sono indicatori importanti che ci danno la misura di quanto stiano cambiando le abitudini e le modalit di consumo degli italiani, che restano i pi virtuosi dEuropa. Non dobbiamo comunque dimenticare limportanza della cultura della responsabilit - aggiunge - con particolare riferimento ai giovani, una delle categorie pi sensibili nei consumi delle bevande alcoliche fuori casa. Per questo, in collaborazione con la Federazione pubblici esercizi, Federvini ha avviato il progetto #Beremeglio per sopportare i gestori di bar, locali e ristoranti nel rapportarsi in modo corretto, puntando su unofferta di qualit. Negli ultimi 5 anni, secondo quanto riscontrato da Nielsen, si inoltre assistito aduna diminuzione del 5% pari a 1,8 milioni di consumatori in meno soprattutto nella categoria delle bevande a pi alta gradazione alcolica, cio liquori, distillati e cocktail. In termini di modalit di consumo si evidenzia che per il 61% degli itali ani le bevande alcoliche vengono consumate insieme a qualcosa da mangiare, durante un pasto o un aperitivo. Il tutto in linea con quello che lo stile mediterraneo. Inoltre l85% degli intervistati ritiene utili le informazioni sulle etichette e il 54% degli italiani afferma che il web pu essere uno strumento utile per cercare ulteriori informazioni sulle caratteristiche del prodotto.
Autore: Emanuele Scarci


11 Agosto 2016, ore 10:03

ITALIA OGGI
Russia, in arrivo il vino del Patriarca: la Chiesa ortodossa compra oltre 770 ettari di vigneti a Krasnodar, sul Mar Nero ... Se la dispensa di Papa Francesco quotidianamente rifornita dei prodotti che arrivano dagli orti e dagli allevamenti presenti nelle ville pontificie di Castel Gandolfo, in Russia il Patriarca Kiri11 non vuole essere da meno e ha pensato bene di investire in una cantina e cos avr il suo vino. Un vino che verr utilizzato nelle celebrazioni religiose ma che, come riporta lagenzia Rbc, potrebbe anche venire commercializzato. Per fare il vino del Patriarca la Chiesa ortodossa russa ha costituito la societ Mezyb che ha rilevato oltre 70 ettari di terreno sulle coste del Mar Nero, vicino a Krasnodar, accanto alla residenza estiva della guida ortodossa. La societ si occuper dellintero processo: dalla coltivazione dei vigneti allimbottigliamento, fino alla distribuzione del vino. Le prime bottiglie dovrebbero essere gi pronte per lanno prossimo, ma serviranno circa cinque anni perch la produzione possa entrare a regime. La costruzione della residenza estiva del Patriarca iniziata nel 2005, dopo lacquisto di un primo lotto di circa 12 ettari. A questo terreno, per, se n via via aggiunto dellaltro, tanto che oggi i possedimenti della Chiesa ortodossa nella regione di Krasnodar sono di circa 83 ettari. Ci sono appezzamenti dati in affitto a coltivatori e altri gestiti direttamente. La cantina di Kirill sorge in una delle migliori zone vinicole della Russia e, come spiega Vadim Drobiz, direttore del Centro di ricerca federale sul mercato degli alcolici, potr produrre pi di mezzo milione di bottiglie allanno. E noto da tempo come la Chiesa ortodossa stia progettando di commercializzare vino, ma un progetto a lungo termine, questa lopinione di Pavel Titov, presidente dei viticoltori locali. Serviranno almeno quattro-cinque anni prima che i vigneti diano il primo raccolto significativo. Ma, come detto, la scelta della cantina anche per sopperire a una mancanza. Attualmente i grandi monasteri ortodossi, come spiega il portavoce della chiesa Alexander Volkov, sono costretti ad acquistare vino da realt russe, ucraine e moldave. E i consumi sono elevati: mezza bottiglia di vino ogni cento parrocchiani per una normale funzione religiosa. Da qui la scelta interna e linvestimento nella cantina del Patriarca.
Autore: Maicol Mercuriali


11 Agosto 2016, ore 10:02

IL SOLE 24 ORE
Masi Agricola, sale nel semestre lutile ... un Masi Agricola, azienda vitivinicola dellarea della Valpolicella classica, ha riportato nel primo semestre 2016 ricavi in crescita del 9% a 29,9 milioni e ha visto migliorare lutile netto a 3,9 milioni dai 3,1milioni di un anno fa. Il fatturato proviene per il 45% circa dal resto dEuropa, per il 39% dal continente americano e per quasi il 13% dallItalia: proprio questultima area ha mostrato il tasso di incremento maggiore nel semestre (con un incremento del 3,5%). Il margine operativo lordo invece salito a 8 milioni, da 7,5, confermando il margine sui ricavi al 27% circa. La posizione finanziaria netta consolidata di Masi Agricola al 30 giugno2016 risulta negativa per 748mila euro a fronte di una situazione positiva per 3 milioni al 31 dicembre 2015. Siamo soddisfatti per aver chiuso positiva- mente il semestre, in termini sia di crescita sia di redditivit: in una prospettiva di lungo periodo, come necessario per mantenere lautorevolezza di un brand di vini di qualit commenta il presidente di Masi Agricola, Sandro Boscaini.


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