planeta

Il Meglio dell'Edicola

22 Febbraio 2017, ore 12:55

Italia Oggi
Brunello venduto quasi tutto allestero. stabile il dato dellexport rispetto allo scorso anno, che si attesta sul 70% delle produzione totale. A trainare il mercato estero si confermano gli Usa, seguiti dallEuropa, i mercati asiatici, il Canada e il centro e sud America. Le bottiglie prodotte a Montalcino nel 2016 hanno sfiorato i 14milioni di cui 9,1 milioni di Brunello e 4,5 milioni di Rosso. Il giro daffari ha raggiunto i 170 milioni di euro.


22 Febbraio 2017, ore 12:55

Italia Oggi
Non viene rispettato lobbligo di presentare una rendicontazione separata sui fondi, come previsto dallErga Omns. A evidenziarlo la Fivi, federazione dei vignaioli indipendenti, che ha scritto al ministro Maurizio Martina. Per Fivi, i Consorzi possono richiedere contributi anche per i non soci, se gli associati sono il 40% dei produttori e producono il 66% del vino certificato. Per le voci di spesa di cui si chiede contribuzione ai non soci devono avere un bilancio separato. Nasce Vigne di Roma, il primo contratto di Rete vitivinicolo del Lazio. La costituzione avvenuta con il supporto tecnico di Confagricoltura. Si tratta del primo tentativo di fare squadra tra le aziende vinicole laziali che operano in uno dei settori agricoli pi dinamici a livello regionale.
Autore: Andrea Settefonti


22 Febbraio 2017, ore 12:54

Italia Oggi
La Versa alle coop Acquisto da 4,2 mln. Ritiro Soave... La cantina ad una newco tra Cavit e Terre dOltrep... La newco Valle della Versa partecipata dalle cooperative Terre DOltrep e dalla trentina Cavit hanno acquistato per 4,2 milioni di euro cantina La Versa in provincia di Pavia dichiarata fallita a luglio scorso e con tutti i dipendenti licenziati a dicembre. Laggiudicazione avvenuta con una asta telematica durata soltanto 5 minuti alla quale ha partecipato la sola Valle della Versa dopo il ritiro della cantina Soave. il successo della cooperazione con un vero un progetto a favore del territorio. Un acquisto che non sar colonizzazione, ma partnership come gi cera stata in passato. Vogliamo restituire al quel territorio un progetto per una spumantistica di qualit e di valorizzazione delle uve dellOltrep. Non portiamo via o svuotiamo un marchio, ha commentato a ItaliaOggi Bruno Lutterotti presidente di Cavit. Per Andrea Giorgi, presidente di Terre DOltrep: Lacquisizione di La Versa unoperazione strategica, di grande importanza per la valorizzazione e il rilancio dellintero territorio dellOltrep pavese. Terre dOltrep associa 900 aziende viticole per 4.500 ettari di vigneto specializzato producono annualmente oltre 400mila quintali di uve tra cui Pinot Nero, Pinot Grigio e Riesling. Cavit un consorzio di secondo livello che unisce 10 cantine sociali del Trentino con 4.500 viticoltori e rappresentano il 60% della produzione trentina. Soddisfazione stata espressa da Fabio Perini, presidente di Fedagri Confcooperative Lombardia e Mattia Affini, presidente di Confcooperative Pavia secondo i quali si tratta di Unoperazione che rappresenta unazione intelligente di rafforzamento e aggregazione della filiera vitivinicola dellOltrep Pavese, uno dei principali territori a vocazione vitivinicola a livello nazionale. Il marchio La Versa era stato valutato tra i 4,5 e i 5,6 milioni di euro e secondo lultimo bilancio il valore degli impianti era sui 12 milioni di euro mentre quello del magazzino 6 milioni di euro.
Autore: Andrea Settefonti


21 Febbraio 2017, ore 11:24

Italia Oggi
La dop senza consorzio pu farsi tutelare dal Mipaaf In assenza di un consorzio di tutela riconosciuto limpresa pu richiedere lautorizzazione per utilizzare nelletichettatura dei vini il riferimento a una denominazione dorigine protetta o ad una indicazione geografica protetta al ministero delle politiche agricole alimentari e forestali. Lutilizzatore deve dichiarare che lautorizzazione concessa non sar ceduta, neanche in subconcessione, a terzi, n a titolo gratuito n a titolo oneroso e che, in caso di cessazione dellattivit e/o della produzione specifica, cesser luso del riferimento alla denominazione tutelata nelletichettatura, nella presentazione e nella pubblicit dei prodotti di vini composti, elaborati o trasformati. con la nota 20 febbraio 2017 che vengono fissati i criteri per lutilizzo del riferimento ad una denominazione geografica protetta o a una indicazione geografica nelletichettatura, nella presentazione o nella pubblicit dei vini. Il riferimento ad una Dop o Igp nelletichettatura, nella presentazione o nella pubblicit di un prodotto composto, elaborato o trasformato potr avvenire esclusivamente per il prodotto composto, elaborato o trasformato che lutilizzatore produce, commercializza o immette al consumo. Tale riferimento potr comparire esclusivamente nelletichettatura, nella presentazione e nella pubblicit, compresi i siti web, dei prodotti composti, elaborati o trasformati, cos come nei documenti commerciali e negli imballaggi riguardanti gli stessi, fatto salvo il rispetto della normativa nazionale e comunitaria in materia di etichettatura, presentazione e pubblicit dei prodotti agricoli o alimentari. Lutilizzatore dovr dichiarare che il prodotto Dop o Igp verr stoccato, prima della elaborazione, separatamente dagli altri prodotti appartenenti alla stessa categoria merceologica.
Autore: Cinzia De Stefanis


20 Febbraio 2017, ore 11:23

Quotidiano Nazionale/La Nazione
Mercati Vino, non solo Chianti. Tra rossi e bianchi lexport supera il miliardo Il vino toscano va e sempre meglio oltre gli italici confini. Sfonda quota un miliardo di euro il fatturato dei sedici Consorzi di tutela. Con un aumento del 55% del fatturato rispetto a dieci anni fa e unaltissima propensione allesportazione, le aziende che producono vini toscani Dop stanno dando impulso alla crescita economica del territorio. Le esportazioni di vini toscani DOP (DOC/DOCG) nel 2016 hanno raggiunto la cifra di 586 milioni di euro, segnando un incremento del 2,05% rispetto al 2015 e addirittura del 10,4% sul 2014. In controtendenza rispetto alla flessione delle esportazioni vitivinicole complessive, passate da 903 milioni di euro nel 2015 a 858 milioni di euro stimati per il 2016 (-5,24%). Positive le ricadute occupazionali: la filiera del vino toscano fornisce lavoro a oltre 25mila addetti, con un incremento del 5% negli ultimi dieci anni. Tra i Paesi che nel 2016 hanno acquistato maggiormente bottiglie di vini toscani gli Stati Uniti (139 milioni di euro di export), la Germania (62 milioni), il Canada (34 milioni), il Regno Unito (25 milioni) e la Svizzera con 21 milioni di euro. Rossi e bianchi, indifferentemente. Lexport dei bianchi DOP aumento del 12% sullanno precedente, con una domanda crescente dallAsia, come dimostrano i casi di Hong Kong, diventato terzo mercato di destinazione con 1,7 milioni di euro, e del Giappone (0,8 milioni di euro). E non si tratta solo di un fenomeno commerciale. Si parla del vino toscano anche sui media internazionali. Solo considerando la grande stampa, sono stati 1.115 gli articoli dedicati alle eccellenze toscane: il 31% negli Stati Uniti, il 25% in Germania, lo stesso nel Regno Unito (25%) e anche la Francia, dove i rossi sono eccellenza si occupata dei vini toscani. La Toscana ha attribuito molta importanza al rinnovo dei vigneti: il 68% dei vigneti (40mila ettari) nella regione ha unet minore di venti anni e, di questi, 17mila ettari sono pi giovani di dieci anni.


20 Febbraio 2017, ore 11:23

La Repubblica
Kraft getta la spugna su Unilever Ritiriamo la proposta di acquisto Kraft Heinz getta la spugna su Unilever. E ritira lofferta dacquisto sul colosso anglo - olandese. Lannuncio affidato a uno stringato comunicato congiunto delle due societ: Unilever e Kraft Heinz annunciano che Kraft ha ritirato amichevolmente la sua proposta per ununione delle due societ. Unilever e Kraft si rispettano. Kraft ha un profondo rispetto per la cultura, la strategia e la leadership di Unilever. Poche righe che mettono fine a quello che sarebbe potuto essere il matrimonio del secolo nel settore dei prodotti di consumo, creando un gigante con in portafoglio alcuni dei marchi pi popolari al mondo E che arriva dopo 48 ore di tensioni, anche politiche, sulle due sponde dellAtlantico.


19 Febbraio 2017, ore 18:03

Corriere Fiorentino
Brunello, unannata a cinque stelle Presentato il 20212 a cinquantanni dalla Doc di Montalcino: vini poco complessi ma qualit alta... Montalcino (Siena) Unannata quasi perfetta. Il Brunello 2012 presentato nei giorni scorsi alla stampa, oggi per la prima volta in assoluto ai privati e domani ai ristoratori, supera le attese del dopo vendemmia. Lestate calda del 2012 fece temere per vini troppo maturi, con uno stile pi fruttato e ovvio, senza cio la complessit di sfumature tipica di Montalcino. In parte stato pure cos, come suggeriscono i giudizi lusinghieri della stampa estera, storicamente attenta a un gusto internazionale o americano che predilige maturit e dolcezza. Sarebbe comunque una buona notizia visto che il dato sullexport rimane stabile rispetto allo scorso anno, attestandosi sul 70% della produzione totale, trainato com proprio dagli acquisti negli Stati Uniti oltre il 30%. Ma il caldo del 2012 a differenza del pi difficile 2011 - da intendere come sinonimo di siccit e non di temperature troppo elevate. La stagione pressoch priva di piogge di cinque anni fa cre infatti le condizioni per una maturazione delle uve in vigna senza la pressione delle malattie. Fattore, questo, che ha consentito una raccolta di grappoli sani pi o meno a tutti i produttori. Il livello qualitativo si rivelato quindi, quasi nella totalit dei 200 campioni di Brunello di Montalcino presentati in questi giorni, molto elevato. Unannata molto regolare grazie alla salubrit delle uve, dove tuttavia ad essere avvantaggiate - con un corpo pi complesso della media delle bottiglie 2012 - dallandamento climatico sono state le zone pi fresche della denominazione. Su tutte la parte alta di Montalcino che guarda verso nord, dei cosiddetti Canalicchi, che si fa per raggiungere la capitale del Brunello provenendo da Siena, come ha dimostrato ad esempio leleganza dei vini della casa Il Marroneto. Oppure a sud le zone pi alte come quella della storica casa Biondi Santi e delle Chiuse, o ancora la zona nella frazione di Tavernelle che beneficia storicamente di una maggiore escursione termica, grazie alla quale si ottengono vini profumati e con una maggiore grazia come a Le Potazzine. Grazia e potenza nel bicchiere anche a Castelnuovo dellAbate dove a giocare un ruolo cruciale in unannata siccitosa sono stati i terreni. E se molti produttori della zona meridionale oggi ammettono di aver irrigato le vigne perch dalla mancanza dacqua cadevano le foglie, la scelta stata quasi obbligata dalla priorit di proteggere le viti e non dettata dallavidit di produrre maggiori quantit duva. Nellanno in cui il consorzio taglia il traguardo dei 50 anni dal riconoscimento della Doc del Brunello nel 1967, il 2012 si presentato insomma come il giusto millesimo con cui festeggiare.
Autore: Aldo Fiordelli


18 Febbraio 2017, ore 18:14

Corriere della Sera
Kraft, maxi offerta da 143 miliardi per limpero Unilever Proposta di fusione per creare un big mondiale nei beni di consumo. I soci frenano. Il ruolo di Warren Buffett... La grande battaglia dellalimentare appena cominciata: ieri il colosso anglo - olandese Unilever - 400 marchi tra i quali Knorr, Lipton, Algida, i gelati di Grom e, nella cosmetica, Dove, Cif, Mentadent - ha respinto la colossale offerta da 113 miliardi di dollari arrivata dal gigante americano Kraft Heinz - oltre 200 brand, tra i quali Plasmon, Philadelphia, Weight Watchers. Lacquisizione, per ora rifiutata, avrebbe dato vita alla seconda multinazionale pi grande del mondo nel settore dopo Nestl. Ma tutto il mercato si attende un rilancio dagli Usa. Ieri a Wall Street Unilever schizzata di circa il 14% mentre Kraft Heinz di circa il 7%. C tempo fino al 17 marzo, termine ultimo secondo la legge britannica perch Kraft Heinz continui nellaffondo o si ritiri. Ma lo scalatore - spalleggiato dai due azionisti di controllo, la Berkshire Hathaway di Warren Buffett e 3G Capital, fondo brasiliano fondato da Jorge Paulo Lemann che insieme ne controllano il 59% - non sembra intenzionato a tirarsi indietro. Lofferta stata di 50 dollari per azione, di cui 30,23 dollari in contanti, con un premio del 18%. E il gruppo si detto impaziente di lavorare per raggiungere un accorso sui termini della transazione, aprendo allipotesi rilancio. Uniti, i due gruppi darebbero vita a un gigante da 240 miliardi di dollari di capitalizzazione (136 miliardi di dollari Unilever e 103 Kraft Heinz) e da 80 miliardi di fatturato, in grado di tallonare il numero uno nei beni di consumo, Procter & Gamble. Loperazione - cui lavorano Lazard per lacquirente e Morgan Stanley e Centerview per Unilever - sar anche la seconda a livello globale dopo i 172 miliardi di dollari nel 1999 di Vodafone per Mannesmann. A far pendere la bilancia verso lofferta di acquisto sarebbero state, fra le altre cose, linizio lento del 2017 di Unilever (come da ammissioni della stessa societ), anche a causa del cambiamento dei gusti dei clienti, meno disposti verso prodotti alimentari in scatola, ma anche la svalutazione della sterlina. Ma anche una questione di attitudine: gli azionisti di Kraft Heinz hanno gi dato prova di volere crescere per acquisizioni successive. Dapprima hanno conquistato Heinz per 23 miliardi nel 2013, pilotata due anni dopo verso la fusione con Kraft. Inoltre 3G controlla Burger King e AB InBev, il gigante della birra che ha appena scalato la rivale SabMiller per 110 miliardi di dollari. Se si aggiunge che Buffett primo azionista della Coca Cola, si pu dire che buona parte del cibo del pianeta potrebbe finire di fatto in mano a due sole persone.
Autore: Fabrizio Massaro


17 Febbraio 2017, ore 18:25

Corriere della Sera
Lora dei vini stile Occidentalis karma E la sorpresa del Sangiovese romagnolo Il Caciara di Ottaviani. E poi Prosecco e Lambrusco, il gioco goloso con 6 bottiglie... La folla grida un mantra, ci sono vini Occidentalis karma. Ironici e divertenti, come la canzone di Francesco Gabbani che ha vinto il Festival di Sanremo. Vini da risposte facili, dilemmi inutili, che mettono allangolo i pensieri cupi. Robert Byron, esploratore di luoghi del karma, laveva capito gi negli anni Trenta, in Persia, sulla Via per lOxiana (il suo libro pi famoso): Dopo le disavventure, tre bottiglie di vino di Shahi, uninsalata di arance e i sigari di Wishaw ridanno il buonumore a tutti. Il buonumore ha il colore del Sangiovese. un vitigno Occidentalis karma. Se viene se dalle colline giuste, con laffinamento pu esibirsi come un campione di Sanremo, con carattere e profondit, alla Fiorella Mannoia. Pi fresco e fuori dalle zone sacre, pu trasformarsi in un menestrello pop, stile Gabbani. Sul blog Internetgourmet, Angelo Peretti ha paragonato le canzoni di Mannoia ai vini della seriet e del sogno e quelle di Gabbani ai vini della giocosit e della golosit. Il Sangioveses karma ha un nome: Caciara. Viene dalla Romagna, i protagonisti sono Davide Lorenzi, fisico e voce da tenore alla Pavarotti, e il fratello Maurizio, occhi mediodentali che sembrano contornati dal kajal. Con loro i cugini Milena e Marco Tonelli. Lazienda si chiama Enio Ottaviani, il nonno. Siamo passione, dice Davide, e intona Romagna mia. Enio commerciava vini, poi ha acquistato una cantina a San Giovanni in Marignano (Rimini). Nel 2007 la partenza. Ci dicevano che non saremmo mai riusciti a vendere Sangiovese romagnolo lontano da qui. Dieci anni dopo produciamo 240 mila bottiglie e vendiamo in 35 Paesi, persino in Kenya. Nella cantina trionfa il cemento per la vinificazione, 47 vasche. Lacciaio sterilizza, come il suono di uno strumento in playback, il cemento un concerto live, declama Maurizio. Il Caciara davvero un vino live. La versione 2015 profuma di melograno e frutto della passione. Destate, a temperatura di cantina, evoca una spiaggia felliniana. Lannata 2016 (9 euro a bottiglia), che sar pronta ad aprile per il Vinitaly, tinta di porpora, sprizza ciliegie, un tuffo nella brezza salina adriatica. Il merito della terra, simile alla Mosella, sabbia, argilla e, sotto, manie azzurre e grigie, nelloasi del fiume Conca. Essere o dover essere, il dubbio amletico cantato da Gabbani dista mille miglia da qui. I Lorenzi sono romagnoli secondo stereotipo, valzer, mare e simpatia: Per noi Caciara una cena in campagna, risa e musica, una confusione felice, spiega Davide, lanciando grossi dadi di legno, uno con i nomi dei vini Ottaviani al posto dei numeri, laltro con i piatti abbinabili (la combinazione vincente Caciara e carni e pesce alla griglia, salumi e formaggi). I pescatori del nostro mare bevono Sangiovese allalba, rientrando in porto, con un brodetto di pesce. Lo spirito giocoso dei vini Ottaviani viene dalla nonna Ofelia. Era una cantante, si esibiva al Tre Piccioni di Cattolica destate, la vedevamo ogni sabato truccarsi prima di salire sul palco. Dinverno girava lEuropa. Un cliente ci ha portato un filmato del suo spettacolo a Monaco nel 1955: appartiene a voi, ci ha detto. Altri vini Occidentalis karma, allegri e leggiadri come il ballo della scimmia di Gabbani che rimanda al libro dello zoologo Desmond Morris? Il Prosecco. Il Giustino B. Ruggeri che Paolo Bisol ha dedicato al padre, il pi votato da Wine Advocate (92/100) sulle colline di Conegliano e Valdobbiadene. O il Dirupo di Andreola e il Coste Piane che Loris Follador prepara secondo lancestrale metodo della rifermentazione in bottiglia. Nelle lezioni di Nirvana di Gabbani, il Buddha in fila indiana potrebbe sorseggiare un Lambrusco: ispira simpatia I Salici di Monte delle Vigne, anchesso rifermentato in Bottiglia. Mentre la scimmia danzante dello spettacolo sanremese preferirebbe un vino bianco che profuma anche di banana, il Fiano Minutolo di Polvanera. I vini Occidentalis karma hanno in comune costi contenuti, indole spensierata e la certezza che panta rei (tutto scorre), la citazione del filosofo Eraclito della canzone, non va intesa solo in chiave filosofica. Anche questo lo sapeva gi on in Persia: Il vino rosso di Julfa ha il gusto di un Borgogna coltivato in Grecia. Oggi ne abbiamo bevuto una bottiglia a testa. Buonumore Occidentalis karma.
Autore: Luciano Ferraro


17 Febbraio 2017, ore 18:23

Il Venerd di Repubblica
La bottiglia II Cannonau fa il gradasso e seduce al prime sorso... Che a Mamoiada, in Barbagia, si possa fare dellottimo Cannonau non sorprende. I terreni, sui 700 metri, sono vocati. Sorprende che un Cannonau semplicemente entusiasmante lo faccia Giovanni Montisci, che vocato non era. N contadino n figlio di contadini. La vigna gli piove addosso, se cosi si pu dire, per via ereditaria, dalla suocera. piccola, sui due ettari, con viti di 60 anni allevate ad alberello. Giovanni, che lavora da meccanico, si cimenta col mondo del vino, andando per gradi. Prova e riprova, ascolta gli anziani. Dapprima vende il vino sfuso, dal 2004 lo imbottiglia. Una gestazione durata 15 anni, che d buoni frutti. Il suo Cannonau raccoglie tanti elogi che Giovanni in etichetta lo chiama Barrosu, che in sardo significa vanitoso, spavaldo, quasi gradasso. Coltiva la vigna servendosi ancora dei buoi nel modo pi naturale possibile. Idem in cantina: niente chimica, solo lieviti autoctoni, senza stabilizzazioni n filtrazioni. Resa per ettaro: 30 quintali. un grande rosso, monumentale, che durer nel tempo. Non fatevi spaventare dai 16 gradi, ricco e profondo ma non pesante, elegante nei profumi di macchia mediterranea e tabacco, caldo eppure fresco, gentile eppure potente. Sembra una contraddizione ma un piccolo capolavoro. A Roma da Trimani, a Cagliari allAntica Enoteca Cagliaritana sui 32/34 euro.


17 Febbraio 2017, ore 18:22

Il Venerd di Repubblica
Nuovi contadini per antichi vigneti Genova. stato come scoprire un tesoro dimenticato. Nascosti sotto i grovigli dei rovi abbiamo ritrovato centinaia di grappoli duva ancora appesi sui tralci. Unuva bianca passita, dolcissima.... Andrea Pescino il regista del singolare recupero agricolo sulla collina di Coronata, ponente di Genova. Fino a 40 anni fa le fasce erano il trionfo della Bianchetta, un vino secco, con un lieve sentore di zolfo. Scomparsi i contadini, i vitigni erano stati abbandonati. Sono riemersi, prodigiosamente vitali. Tra i filari hanno rivisto la luce anche gli antichi pergolati. Saranno recuperati per ricreare lambiente agreste di un tempo. Quando la Valpolcevera era una sequenza di orti e di giardini. E, appunto, di vigneti. I 14 ettari sulla collina di Coronata sono stati donati dallEnte Ospedali Galliera allassociazione Migrantes di don Giacomo Martino. Che ha schierato i suoi ragazzi, africani e asiatici. Obiettivo: ripulire i terreni e renderli coltivabili. Dei sette ettari a vigneto Pescino ha trovato notizia in un libro mastro datato 1852, rinvenuto nelloratorio adiacente alla Chiesa del Boschetto sulla collina. Questanno produrremo qualche migliaio di bottiglie di vino. Ma non saranno commercializzate: serviranno per mettere a punto i processi di vinificazione. Andrea Bruzzone lultimo contadino rimasto a lavorare la sua vigna a Coronata. Produce Bianchetta, Bianco di Coronata, Valpolcevera Doc. Ha preso due impegni: insegnare il mestiere del viticoltore ai giovani immigrati e acquistare una parte delluva prodotta dagli antichi vigneti. Intanto Pescino avverte: Mi auguro che gli amministratori pubblici comprendano che i migranti possono trasformarsi in una risorsa per bonificare terreni, prevenendo cos gli incendi, o lavorando alla messa in sicurezza di torrenti... Si risparmierebbero decine di milioni a carico della collettivit ligure. A Coronata e Campi - dove prospera lOrto Collettivo diretto da Pescino (lavoro volontario in cambio di prodotti) - si unir un terzo progetto, patrocinato dal Ceis, il centro di solidariet fondato da Bianca Costa e diretto dal figlio Enrico, che assiste i giovani in difficolt a causa di droga e alcol. Venti ettari di terra a Fegino - sempre nel ponente cittadino -saranno bonificati. Avvieremo anche la coltivazione del riso, lunica in Liguria, dice Pescino e lEnte Italiano Risi seguir il nostro esperimento. Coltiveremo il luppolo per fabbricare una birra, rigorosamente analcolica.
Autore: Renzo Parodi


16 Febbraio 2017, ore 16:24

La Repubblica Firenze
Un brindisi col faraone riprodotto lo Shedeh il vino di Tutankhamon Lanteprima. Dal ritrovamento di unanfora nella tomba alla degustazione di domani: storia di una sfida affascinante... Ascoltare la tua voce per me vino shedeh, si legge nel famoso papiro Harris 500 conservato al British Museum. Una dichiarazione damore non certo da poco, se si pensa che lo shedeh, nellEgitto antico, era un vino talmente pregiato da essere considerato capace di riportare in vita i morti. Tanto che unanfora di questa preziosa bevanda stata ritrovata persino nella tomba di Tutankhamon, il faraone fanciullo scomparso nel 1323 a. C. a diciannove anni. Ricreare quel vino, utilizzando le tecniche del tempo, limprobabile quanto affascinante sfida che ha deciso di raccogliere una squadra di egittologi e produttori vinicoli: il risultato, lo Shedeh dellazienda trevigiana Antonio Rigoni, si potr assaggiare domani mattina in anteprima a TourismA, il Salone internazionale dellarcheologia organizzato dalla rivista Archeologia Viva, in programma fino a domenica al Palazzo dei Congressi. E proprio lEgitto, con la figura misteriosa e intrigante del suo giovane sovrano, sar il grande protagonista della manifestazione, a cui parteciper anche una superstar internazionale dellarcheologia come legiziano Zahi Hawass. Attrazione speciale sar, da questo punto di vista, la ricostruzione tridimensionale, in scala 1:1, della camera mortuaria di Tutankhamon scoperta nel 1922 da Howard Carter, realizzata dallartigiano Gianni Moro nellambito di un progetto scientifico ideato e guidato dallegittologa e storica dellarte piemontese Donatella Avanzo. Che ha deciso di spingersi pi in l, provando a riprodurre, insieme a Fabio Zago dellazienda Rigoni, non solo la tomba, ma anche il vino conservato al suo interno. Tutto nato nel 2005 - racconta - quando abbiamo presentato al salone del vino di Torino la ricostruzione, sulla base di disegni ritrovati nelle tombe e delle ricerche di Patrick McGovern, di un torchio per la vinificazione utilizzato in epoca ramesside. Nella tomba di Tutankhamon - prosegue la studiosa - sono state ritrovate ventitr anfore vinarie. Tre, in particolare, erano state collocate rispettivamente a est, a ovest e a sud rispetto al sarcofago: la prima conteneva vino bianco, a bassa gradazione, a indicare il sole debole del mattino; la seconda vino rosso, pi forte, come il sole caldo di met giornata mentre la terza vino shedeh, pi alcolico, dolce e gradevole, che si pensava potesse dare al defunto lenergia necessaria per rinascere al termine del suo viaggio notturno. Su questa anfora - aggiunge - era riportata la scritta irep nefer nefer nefer, e cio vino buono buono buono", una sorta di garanzia di qualit che ne indicava lo straordinario livello di pregio, oltre allannata di produzione e al nome del capo cantina, segno di quanto fosse considerata importante in quella civilt la cultura vitivinicola. Sullo shedeh si detto di tutto: per un certo periodo si pensava che fosse fatto con semi di melagrana; oggi invece i ricercatori hanno appurato che era a base di uva E cos noi abbiamo provato a rifarlo. Chi produce vino spiega Zago lo fa per passione, e per questo ho accettato la sfida. Trattandosi di un vino antico, ho scelto di utilizzare alcune delle uve pi antiche presenti sul nostro territorio. Lo Shedeh che abbiamo realizzato un prodotto che si presta bene allinvecchiamento in bottiglia, rivolto a una clientela medio - alta. E che riporta, sulletichetta, proprio la frase contenuta nel papiro del British. Per il futuro - conclude la Avanzo - ho un progetto ancora pi ambizioso: ricostruire la cosiddetta Tomba delle vigne di Luxor, e cio la tomba di Sennefer, un dignitario di rango che, pur di non separarsi dai propri vigneti, li fece riprodurre nella sua camera mortuaria, con grappoli di pietra che scendevano dal soffitto con effetto tridimensionale. Il mio obiettivo raccontare la straordinaria sensibilit umana di un popolo che desta interesse soprattutto per i suoi aspetti magici e misteriosi, senza dubbio affascinanti ma comuni a molte altre grandi civilt dellantichit. TourismA prender il via ufficialmente stasera alle 20.45 con una cerimonia nel Salone dei Cinquecento di Palazzo Vecchio alla presenza, fra gli altri, del sindaco Dario Nardella, dello storico Franco Cardini, del soprintendente Andrea Pessina e del presidente del Consiglio superiore dei beni culturali Giuliano Volpe (ingresso libero) Domani alle 8.20 si aprir invece il convegno al Palazzo dei Congressi, anchesso aperto a tutti gratuitamente: fra gli ospiti, oltre a Hawass (domani, ore 10), anche Piero Angela, che sabato alle 11 ricever dal ministro dei beni culturali Dario Franceschini il premio Riccardo Francovich; il presidente Fai Andrea Carandini (sabato, 14 ) e lo scrittore Valerio Massimo Manfredi (sabato, 17).
Autore: Gaia Rau


16 Febbraio 2017, ore 16:11

Panorama
Tre bicchieri per il rosso medievale La solitudine dei numeri primi, in questo caso, solo un onore. Per la prima volta, infatti, il Gambero Rosso ha assegnato il pi alto riconoscimento dei Tre Bicchieri a un Ruch, vino di Castagnole Monferrato docg, di origine medievale. A guadagnare il primato la cantina Montalbera, azienda portabandiera della denominazione, con la sua etichetta La Tradizione 2015. Un risultato che arriva dopo quasi un decennio di attesa: ricompensa tutti noi del lavoro di passione e studio qualitativo sul vitigno Ruch commenta Franco Morando, patron dell'azienda.


15 Febbraio 2017, ore 15:42

Italia Oggi
Bollicine Italian job Lo spumante batte lo champagne negli Stati Uniti... Ma in Cina guidano i vini francesi... LItalia batte per volumi i francesi negli Usa sul terreno loro pi congeniale, le bollicine. Ma nellexport di vino in Cina, la Francia a essere sempre pi in cima alla classifiche. Nel 2016 il Paese asiatico ha toccato la quota record di 6,4 milioni di ettolitri di vino importati, +15% sul 2015. A trainare la domanda cinese sono i vini in bottiglia (76% delle importazioni in volume e 93% in valore). Secondo quanto elaborato da Ismea su dati Ihs - Gta, la Francia conferma il proprio strapotere con il 31% a volume e il 42% a valore delle importazioni complessive di vino, import di vini transalpini per altro in crescita nel 2016 del 14% a volume e dell11% a valore, nonostante la flessione del 26% delle bollicine. LItalia, purtroppo, non riesce a schiodarsi dal quinto posto come Paese fornitore, sia a volume che a valore E questo nonostante una crescita del 10% a volume, con un +32% della spesa corrispondente. A far bene sperare, per, proprio questa crescita. Come evidenzia Denis Pantini di Wine Monitor Nomisma. Nel 2016, lItalia ha messo a segno in Cina la crescita a valore pi elevata di tutti i principali competitor, arrivando ad un +39% nel segmento dei vini fermi imbottigliati che rappresentano quasi il 93% delle importazioni totali. Una performance di tutto rispetto considerando la media del totale di categoria (+17%) e quelle dei diretti concorrenti come Spagna (+27%), Australia e Cile (24%) o del leader di mercato (Francia, +12%). Secondo uno studio della Wine and Spirit Research (Iwsr), commissionato da Vinexpo, spinta dalla ricca borghesia, la Cina si appresta a guidare il consumo globale di vini fermi e di vini spumanti entro il 2020, con un tasso di crescita del 4,5%. Tanto da spodestare entro il 2020 il Regno Unito dalla posizione di secondo mercato dei vini fermi per importanza. USA. Per venire al mercato americano, sempre lo studio di Iwsr mostra come il continente americano guider la crescita per valore (da 44 miliardi di dollari nel 2016 a una previsione di 49 miliardi di dollari nel 2020). Gli Stati Uniti guideranno la crescita delle importazioni di vini premium australiani, francesi e italiani registreranno un aumento dellordine di 1 milione di casse. Nonostante il successo italiano negli Usa, lItalia soffre ancora contro la Francia Lo sottolinea lanalisi Ismea su dati Ihs - Gta secondo cui lItalia consolida il primato come fornitore degli Usa nel segmento spumanti con una quota pari al 55% del totale, ma a valore la Francia sempre leader col 59%. Nel complesso lItalia mantiene la leadership tra i Paesi fornitori, sebbene il gap tra il valore medio dei vini italiani e quelli francesi resti ancora molto elevato, 10,5 euro al litro per i transalpini, a fronte dei 5 euro per quelli italiani.
Autore: Andrea Settefonti


15 Febbraio 2017, ore 15:42

Italia Oggi
Bollicine Italian job Lo spumante batte lo champagne negli Stati Uniti... Ma in Cina guidano i vini francesi... LItalia batte per volumi i francesi negli Usa sul terreno loro pi congeniale, le bollicine. Ma nellexport di vino in Cina, la Francia a essere sempre pi in cima alla classifiche. Nel 2016 il Paese asiatico ha toccato la quota record di 6,4 milioni di ettolitri di vino importati, +15% sul 2015. A trainare la domanda cinese sono i vini in bottiglia (76% delle importazioni in volume e 93% in valore). Secondo quanto elaborato da Ismea su dati Ihs - Gta, la Francia conferma il proprio strapotere con il 31% a volume e il 42% a valore delle importazioni complessive di vino, import di vini transalpini per altro in crescita nel 2016 del 14% a volume e dell11% a valore, nonostante la flessione del 26% delle bollicine. LItalia, purtroppo, non riesce a schiodarsi dal quinto posto come Paese fornitore, sia a volume che a valore E questo nonostante una crescita del 10% a volume, con un +32% della spesa corrispondente. A far bene sperare, per, proprio questa crescita. Come evidenzia Denis Pantini di Wine Monitor Nomisma. Nel 2016, lItalia ha messo a segno in Cina la crescita a valore pi elevata di tutti i principali competitor, arrivando ad un +39% nel segmento dei vini fermi imbottigliati che rappresentano quasi il 93% delle importazioni totali. Una performance di tutto rispetto considerando la media del totale di categoria (+17%) e quelle dei diretti concorrenti come Spagna (+27%), Australia e Cile (24%) o del leader di mercato (Francia, +12%). Secondo uno studio della Wine and Spirit Research (Iwsr), commissionato da Vinexpo, spinta dalla ricca borghesia, la Cina si appresta a guidare il consumo globale di vini fermi e di vini spumanti entro il 2020, con un tasso di crescita del 4,5%. Tanto da spodestare entro il 2020 il Regno Unito dalla posizione di secondo mercato dei vini fermi per importanza. USA. Per venire al mercato americano, sempre lo studio di Iwsr mostra come il continente americano guider la crescita per valore (da 44 miliardi di dollari nel 2016 a una previsione di 49 miliardi di dollari nel 2020). Gli Stati Uniti guideranno la crescita delle importazioni di vini premium australiani, francesi e italiani registreranno un aumento dellordine di 1 milione di casse. Nonostante il successo italiano negli Usa, lItalia soffre ancora contro la Francia Lo sottolinea lanalisi Ismea su dati Ihs - Gta secondo cui lItalia consolida il primato come fornitore degli Usa nel segmento spumanti con una quota pari al 55% del totale, ma a valore la Francia sempre leader col 59%. Nel complesso lItalia mantiene la leadership tra i Paesi fornitori, sebbene il gap tra il valore medio dei vini italiani e quelli francesi resti ancora molto elevato, 10,5 euro al litro per i transalpini, a fronte dei 5 euro per quelli italiani.
Autore: Andrea Settefonti


15 Febbraio 2017, ore 15:42

Italia Oggi
La regione Toscana sul vino d i numeri... Il vino, si sa, sinonimo di allegria. E berne troppo fa perdere la trebisonda. Ma anche una delle voci pi rilevanti del pil alimentare italiano. Di conseguenza, strategico misurarne le performance commerciali, per informare correttamente gli uomini daffari, che sul vino rischiano capitali. E sperano di costruire fortune. Cos, negli ultimi anni tutto un fiorire di osservatori, report sui mercati emergenti, banche dati sulle esportazioni, che vanno ad affiancare i tradizionali strumenti di misurazione del mercato: i dati Istat e i flussi in Dogana. Ora, pu capitare che un eccessivo entusiasmo per le eccellenze enologiche della propria terra faccia dare i numeri. Letteralmente. E quello che capitato allassessore allagricoltura della regione Toscana, Marco Remaschi che, ad Anteprime 2017 - evento organizzato dalla stessa regione con PromoFirenze (azienda speciale della Camera di commercio di Firenze) - ha dichiarato: Lexport dei vini toscani di qualit non accenna ad arrestarsi, segnando per la prima volta una crescita costante per 3 anni di fila. Le esportazioni di vini toscani Dop (Doc I Docg) nel 2016 hanno raggiunto la cifra di 586 mln di euro, segnando un +2,05% rispetto al 2015 e addirittura un +10,4% sul 2014. La fonte? I dati Istat e le stime fornite dai consorzi di tutela. Sta di fatto che, andando a leggere i dati Istat (gli unici disponibili arrivano a ottobre 2016), questi indicano un +11% di export per i bianchi toscani dop (ma valgono appena 21 mln di euro) e un sonoro -6,3% per i rossi toscani dop (che per valgono 428 mln di euro). Il dato aggregato, quindi, denuncia a fine ottobre 2016 un crollo dellexport dei nettari a denominazione toscani del 5,6%. E c di pi: nellesaltare la potenza dei 16 consorzi di tutela del vino toscano, una nota diffusa dagli organizzatori urla a titoli cubitali che il loro fatturato complessivo nel 2016 sfonda quota un mld di euro. Qualche riga dopo, per, per enfatizzare la (presunta) crescita dei vini di qualit svelata da Remaschi, la stessa nota sottolinea che essa tanto pi rilevante se paragonata alla lieve (?) flessione accusata dalle esportazioni vitivinicole complessive, per le quali si passati da 903 mln di euro nel 2015 a 858 mln stimati per il 2016 (5,24%). Ma come? Il fatturato dei vini di qualit toscani sfonda il mld di euro (1,037 mld per lesattezza) e le sole esportazioni varrebbero 858 mln? Ci significa che i consumi interni valgono 179,7 mln. Cio il 17% circa, cio nulla. Dicevamo: scrivere di vino pericoloso: chi scrive pu dare i numeri, chi legge pu perdere la testa. Meglio farlo da sobri.
Autore: Luigi Chiarello


15 Febbraio 2017, ore 15:39

Italia Oggi
Chianti Classico, il grande boom Il Gallo Nero conquister la Cina Firenze, il presidente Zingarelli: E a Trump i dazi non convengono... Il Barnum del vino lascia Firenze e sciama verso sud, a San Gimignano e la sua Vernaccia, e poi verso il Nobile di Montepulciano e il Brunello di Montalcino, dove la nuova edizione della Settimana delle Anteprime si concluder luned 20 con una paio di novit: la classica piastrella sul muro del Palazzo Comunale sar firmata dalla Guida Rossa Michelin; e poi lapertura anche ai wine lovers delle degustazioni di Benvenuto Brunello. E intorno al vino toscano linteresse elettrico. Lo dimostrano i primi giorni della Settimana, a Firenze tra la Fortezza e la Leopolda, sede di Chianti Classico Collection visitata da quasi 2mila operatori, e almeno 5mila trattative ben avviate nel BuyWine tra 210 aziende e 200 buyers di tutto il mondo. Quanto basta per sentiments importanti, conferma Sergio Zingarelli, presidente del Consorzio Chianti Classico. Come parte il 2017 per il Vigneto Toscana? Molto positivo. C interesse, dopo un inizio 2016 che aveva fatto temere un minimo di stanchezza. Ora ci sono tantissimi operatori, e sta crescendo il mercato nazionale un trend partito nel 2015 al quale abbiamo dedicato tanta attenzione.
E intanto il Classico sbarca in Cina con il logo scritto in ideogrammi...
Labbiamo ripreso in onore allanno del Gallo di Fuoco. E un mercato monitorato, che penso dar risultati a lungo termine, ma ha un grande potenziale. Pensiamo a una missione in Cina tra questanno e il 2018.
Siete preoccupati da Trump negli Usa, vostro primo mercato? Non penso far mosse azzardate per aumentare i dazi sui vini europei, non c convenienza nemmeno per loro, per un po di paura c....
Lei, come imprenditore, ha fatto 12mila chilometri per incontrare il mondo del vino negli Usa...
Lho fatto e lo rifar, il Rocca delle Macie road show. Ho trovato grande accoglienza, mi ha sorpreso la conoscenza delle nostre novit come la Gran Selezione. Spero i miei colleghi facciano altrettanto, dobbiamo far conoscere il nostro territorio. E fare squadra.
Magari con un nuovo marchio Toscana? Allestero Toscana fa colpo, vedi gli occhi illuminarsi. Toscana ha un grande appeal, ma non sono ancora certo che serva un vero e proprio marchio. Lo abbiamo gi nel nome.
Quali i reali punti di forza del Chianti Classico?
La crescita qualitativa enorme dovuta a investimenti di quasi la totalit delle imprese. Poi la concentrazione di grandi produttori: e sono felicissimo che Antinori abbia voluto chiamare la nuova cantina Antinori nel Chianti Classico. E un territorio incredibile, il progetto di far parte del patrimonio Unesco importantissimo.
Avete rinnovato la Santa Alleanza dei Grandi Territori mondiali... Siamo lunica zona italiana in quel gruppo. E importante far quadrato intorno a queste zone pregiate, venti nel mondo. Gi ci sono risultati, come il divieto allesterno di usare i domini internet .wine e .vin. E il nostro gemellaggio con lo Champagne un altro bel segnale.
Autore: Paolo Pellegrini


15 Febbraio 2017, ore 15:35

Italia Oggi
Il tifo dei vignaioli per il Ceta Oggi il patto commerciale al voto dellEuroparlamento. Poi toccher ad Ottawa ratificare... Imprese del vino ingolosite dallaccordo Europa - Canada... Il vino europeo guarda con speranza al Ceta laccordo commerciale Ue - Canada, che dovrebbe ricevere oggi il via libera dal Parlamento europeo per entrare in applicazione provvisoria appena ci sar la ratifica di Ottawa. Lobiettivo eliminare le pratiche commerciali sleali spesso praticate dai liquor boards, organismi presenti in nove province canadesi su dieci. Un esempio? Nella British Columbia i normali negozi di alimentari al dettaglio possano vendere solo vini locali. In gennaio, gli Stati Uniti hanno presentato reclamo al Wto contro questa pratica. LUe potrebbe risolvere tutto con il Ceta. Questo almeno lauspicio della Ceev (Comit europeen des entre-prises vin, Uiv e Federvini sono i membri italiani) che vede nel trattato unoccasione per aumentare esportazioni che nel 2014 valevano quasi 800 milioni di euro a livello Ue. Il prodotto italiano pesava per quasi 276 milioni nel 2014, mentre nel 2015 ha quasi raggiunto quota 300 milioni. Il meccanismo di risoluzione delle controversie del Ceta, si legge in una nota Ceev, potrebbe essere utilizzato per porre fine alla continua espansione di pratiche discriminatorie nei confronti di vini europei. Ma la corte per le controversie tra privati e Stati prevista nellaccordo Ue - Canada, considerata dagli oppositori del trattato il cavallo di Troia delle multinazionali nordamericane per aggirare gli standard europei, sar esclusa dallapplicazione provvisoria, in attesa che il trattato sia ratificato da 38 parlamenti nazionali e regionali. Per quanto riguarda lapplicazione provvisoria, il primo ministro canadese Justin Trudeau potrebbe annunciare la ratifica da parte di Ottawa gi domani, nel discorso di fronte alla plenaria di Strasburgo. Il Ceta prevede lazzeramento dei dazi e delle barriere tecniche canadesi sui prodotti agricoli trasformati europei (vini e liquori, bibite, dolciumi, pasta, biscotti, frutta e verdura preparati), apre un contingente da 18.500 tonnellate per i formaggi Ue, riconosce e garantisce tutela (ma non ci sono dettagli sulle modalit concrete della protezione) a 145 prodotti Dop e Igp, di cui una quarantina italiani, in una lista con alcuni distinguo per questioni di coesistenza con marchi canadesi, ma aperta allinserimento di altre denominazioni. Anche lUe azzerer i dazi per le importazioni dal Canada, sul 93,8% dei prodotti agricoli, tra cui il grano duro in sette anni e apre un contingente di 50 mila tonnellate (di cui 15 mila congelate) di carne di manzo non trattato con ormoni, 75 mila di maiale e 8mila di mais dolce.
Autore: Angelo Di Mambro


14 Febbraio 2017, ore 17:29

Corriere della Sera
Poesia e chimica, un manuale per bere il vino con il naso ... Lenologo Luigi Moio e leducazione allolfatto... Gli italiani hanno lo stesso atteggiamento verso la Nazionale di calcio e verso il vino: tutti allenatori per gli azzurri, tutti sommelier per il nettare di Bacco. Ma per capirne veramente qualcosa (in alternativa ai tre livelli del corso dellAssociazione italiana Sommelier) da dove si comincia? Si pu partire da II respiro del vino di Luigi Moio (Mondadori), docente universitario (di Enologia alla Universit Federico II di Napoli) consulente del governo, accademico dei Georgofili, produttore, che attraverso il profumo del vino ci svela un mondo nascosto del quale lautore profondamente innamorato. Un percorso, quello di Moio, che comincia nel 91 a Digione nel Laboratorio degli aromi dellInstitut Nationale de la Recherche Agronomique, nel cuore della Borgogna, uno dei luoghi sacri per il vino. L par te una lunghissima caccia ai profumi, un ricerca che ha portato alla redazione di 2 pubblicazioni scientifiche e ad alcun scoperte illustrate nella prima parte de libro: i quattro gusti elementari (acido amaro, salato e dolce) sono cinque e probabilmente sei; che si gusta pi con il naso che con la bocca; che lolfatto stato abbandonato ma il gusto pi affascinante e pi antico e, infine, che profumi, aromi, gusti si uniscono nel cervello in una sintesi stra ordinaria che nessuna macchina riuscita a realizzare: il flavour. Moio chiarisce anche un mistero: come fanno i sommelier a riconoscere i profumi (a volte numerosi) che il vino sprigiona? Li imparano a memoria, ovvero: costruiscono un archivio fatto di profumi di frutti (dalla mela alla banana, al litchi), fiori, ma anche di kerosene e vernice. E confrontano, spesso senza sbagliare, il profumo del vino con larchivio. Un esercizio in cui, sostiene scientificamente lautore, le donne sono migliori degli uomini perch hanno una sensibilit pi elevata e la mantengono meglio anche dopo i cinquantanni. La tesi dimostrata con un grafico e con gli studi prontamente citati. Cos, pagina dopo pagina, formula chimica dopo formula chimica, impareremo che cos lacetato disoamile (che conferisce ai vini bianchi il profumo di banana matura e amplifica, in generale, gli odori di frutta) verremo a sapere che il sentore di pip di gatto del Sauvignon Blanc non dovuto a unaggiunta (come qualcuno ha scritto) ma a una molecola dal nome impronunciabile identificata nel 1993; scopriremo che cosaccade tra il vino e il legno della barrique, capiremo tutto della meraviglia del Sauternes le cui uve divorate da un fungo danno vini di uneleganza e una complessit olfattiva incomparabili. Attraverso gli odori e i disegni a corredo delle spiegazioni, realizzati da Ada Natale, il racconto di Luigi Moio diventa un percorso completo di enologia, di tecniche di cantina e anche un viaggio tra i vitigni di Italia e Francia. Arrivati alla fine della lettura, una met del corso per diventare sonunelier Ais fatto. Restano da studiare le Docg di Italia e Francia e buona parte di quelle dei Paesi europei, la California, lAustralia, la Nuova Zelanda e il Sudafrica e, soprattutto, gli abbinamenti tra il cibo e il vino. Il saggio di Moio, per contro, ci fa percepire lessenza pi profonda del vino attraverso il viaggio e la comprensione dei suoi profumi, vissuti dellautore come un atto damore e la loro ricerca come un gioco.
Autore: Antonio Morra


13 Febbraio 2017, ore 17:33

Corriere della Sera
I numeri di Buywine... Ma i consorzi volano, in dieci anni fatturati a pi 55% ... Supera la cifra di 1 miliardo di euro, il 55% in pi rispetto a dieci anni fa, il fatturato 2016 dei 16 Consorzi toscani del vino che hanno partecipato ad Anteprime 2017, iniziativa organizzata allinterno di BuyWine, con 200 buyer provenienti da 35 paesi, organizzata alla Fortezza da Basso dalla Regione Toscana in collaborazione con la Camera di Commercio di Firenze. Nel 2016 lexport di vini toscani Doc e Docg ha raggiunto la cifra record di 586 milioni di euro con un incremento di oltre il 2 % rispetto al 2015 e dei 10,4% in pi rispetto al 2014. Il vino crea anche occupazione con oltre 25.000 addetti (inclusi i lavoratori stagionali) in crescita del 5% rispetto a lo anni fa. Tra Paesi che nel 2016 hanno acquistato maggiormente bottiglie di vini toscani ci sono gli Stati Uniti (139 milioni di euro di export), la Germania (62 milioni), il Canada (34 milioni), il Regno Unito (25 milioni) e la Svizzera con 21 milioni di euro. E non si tratta solo di rosso. Infatti, lexport dei bianchi Dop aumento del 12% sullanno precedente, con una domanda crescente dallAsia, come dimostrano i casi di Hong Kong, diventato terzo mercato di destinazione (1,7 milioni di euro) e del Giappone (0,8 milioni di euro). Linteresse globale per i vini toscani evidente anche sui media internazionali; solo considerando la grande stampa, sono stati 1.115 gli articoli dedicati a queste eccellenze, la maggior parte dei quali negli Stati Uniti (31%), in Germania (25%), nel Regno Unito (25%) e anche la rivale Francia stata costretta a occuparsi dei vini toscani (5% delle presenze complessive).
Autore: Divina Vitale


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