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Il Meglio dell'Edicola

09 Aprile 2018, ore 12:18

Repubblica - Affari & Finanza
Vini italiani a tutto export e anche le quotazioni sono record ... Centosette produttori selezionati per rappresentare leccellenza del vino italiano. Il Vinitaly di Verona accoglie gli addetti ai lavori al Palazzo della Gran Guardia, sabato 14 aprile con la presentazione della rosa di etichette scelte da Wine Spectator, la rivista di settore pi famosa al mondo, con I Finest Italian Wines: 100 Great Producers. Dallestremo nord allestremo sud: da Red San Leonardo 2011, cm delle Dolomiti allo Chardonnay Contea di Sclafani Vigna San Francesco 2014 di Tasca dAlrnerita; dal Fumin Valle dAosta Vigne Rovettaz 2010 di Grosjean Freres, al Salice Salentino Donna Lisa Riserva 2013 di Leone de Castris, Puglia, una griffe che sta conoscendo un grande successo in Cina. Da Venezia-Giulia Dreams 2013 di Jermann al Rosso Romangia 2004 di Dettori, in Sardegna, il vino da vigneti centenari di Cannonau. Un lungo viaggio del gusto attraverso tutta la penisola per portare sotto i riflettori la ricchezza dei territori vitivinicoli del nostro paese. Si va dai produttori pi blasonati, come gli Antinori con il Bolgheri Superiore Guado al Tasso 2013, i Frescobaldi, con Ornellaia 2012, gli Allegrini, con Amarone della Valpolicella Classico 2012, i Gaja con il Barbaresco Sor Tildn 2013, Arnaldo Caprai con il Montefalco Sagrantino Collepiano 2011, ai brand presenti nelle classifiche internazionali ma pochi noti al di fuori della cerchia dei grandi conoscitori, come il Vino Nobile di Montepulciano Vigneto Poggio SantEnrico 2009 di Carpineto, Toscana, o lAglianico del Vulture Titolo 2013 di Elena Fucci, Basilicata. Unoperazione importante dal punto di vista delle strategie di marketing del paese. Portare pi di cento etichette nellOlimpo dei Finest Wine significa imporre allattenzione del mondo il vasto patrimonio di vitigni e produttori, difficile da spiegare a chi abituato a scegliere sugli scaffali di un supermercato o in enoteca le meno numerose etichette di altri paesi. Wine Spectator quella che si dice una guida che fa mercato: con i suoi reportage e i suoi punteggi influenza gli appassionati pi o meno esperti di tutti i paesi. Oggi, per la verit, i millennial sono pi disincantati, seguono le via dei social per scambiarsi opinioni e pareri. Ma alberghi, ristoranti ed enoteche partono innanzitutto dalle classifiche ufficiali e sono questi i principali ambasciatori del mondo. Ecco perch accendere i riflettori su un basket di etichette ampio rispetto ai gi famosi supertuscans promette di spingere ancor di pi le esportazioni, che tengono alte le vendite dei vini made in Italy. Tutti gli indici del Liv-ex, indici del mercato secondario, hanno guadagnato lo scorso anno. Il Fine wine 100, il benchmark dellindustria, ha visto salire le quotazioni per 15 mesi consecutivi, battendo tutta una serie di altri indici globali. Questi indici sono dominati dai francesi, con i loro Borgogna, i Bordeaux e ora anche i Cote du Rhone. Ma nel 2017 nella top ten per prezzi si sono classificati molti italiani. Al primo posto Giacomo Conterno, con Barolo Cascina Francia 2004. Un altro Barolo Contento, Cascina Francia 2003, salito al quarto posto. E nel rally del Liv-ex il sotto indice Italy 100 si contraddistinto lo scorso anno per un incremento dell11,3% contro il 7,9% degli champagne. Il sub indice Liv-ex Italy 100 comprende solo 10 etichette italiane, Masseto, che ha raggiunto diversi record negli indici pi generali, Ornellaia, Sassicaia, Solaia, Tignanello, Gaja Barbaresco Gaja Sor San Lorenzo, due Barolo dei Contento, appunto. Molti altri brand potrebbero entrare in questi indici che, per esempio, lo scorso anno hanno quotato un vino cinese, Ao Yun, prodotto in Tibet dal gigante del lusso Lvmh. La rosa dei 107 scelti da Wine Spectator si sta rivelando un importante trampolino di lancio anche per future quotazioni sul secondario, Ma intanto un biglietto da visita importante per i mercati che hanno meno confidenza con etichette e territori produttivi, come la Cina, che pure destinata a trainare le importazioni dallestero. Sei miliardi di euro di esportazioni: il vino italiano si conferma un asset chiave della bilancia commerciale italiana, con vendite in forte crescita che nei prossimi cinque anni vedranno in testa la Cina, con incrementi del 38,5%, Russia a +27,5%, il Giappone a +10%. Un asset che i produttori italiani dovranno coltivare in vigna, certo, ma anche sui mercati, nel marketing e nella prateria digitale. Nei mercati storici, infatti, la crescita a medio termine un po a macchia di leopardo: +1% in Gran Bretagna e +0,5% in Germania. Va meglio negli Usa, con variazioni attese attorno al 4,5% annuo e un incremento complessivo da qui al 2022 del 22%. quanto emerge dalloutlook Il futuro del mercato, i mercati del futuro di Vinitaly-Nomisma Wine Monitor, lo scenario che anche questanno anticipa lapertura del Vinitaly di Verona, che aprir i battenti dal 15 al 18 aprile. La fiera, sempre pi internazionale, sempre pi orientata verso paesi produttori emergenti ma anche paesi di sbocco sempre pi importante, riscrive la geopolitica dei consumi ormai concentrata oltre i confini europei. A partire dalla Cina. Nel Dragone i nostri vini avanzano, ma costituiscono ancora uno share marginale rispetto ai competitor francesi o australiani che sono arrivati primi e, soprattutto, con forti strategie di sistema paese. Prendiamo gli accordi di libero scambio: stanno avvantaggiando notevolmente Australia e Cile, soprattutto in Cina, Giappone e Sud America, guarda caso proprio mercati a maggior potenziale di sviluppo. Siamo ancora troppo poco organizzati e decisivi, commenta Maurizio Danese, presidente di Veronafiere. Spiega Danese: Il vero discriminante nel futuro sar sempre di pi il prezzo e non il volume, che non certo illimitato. Oggi per sopperire al nanismo delle nostre imprese e per penetrare nei mercati pi lontani serve un brand ombrello e una struttura qualificata in grado di accompagnare nel mondo tutto il made in Italy enologico.
Autore: Paola Jadeluca


08 Aprile 2018, ore 12:17

Il Sole 24 Ore
Dalle bollicine dei vini italiani sulla Francia La riscossa guidata soprattutto dalle bollicine, che sembrano - sempre di pi - avere la meglio sullo champagne. Ma, in generale, tutti i tipi di vino italiano hanno concorso a comporre il record storico delle esportazioni verso la Francia. Lexport divino tricolore oltralpe ha sfiorato nel 2017 i 170 milioni di euro, registrando negli ultimi dieci anni un raddoppio (+92,3%), mentre, nello stesso periodo, gli arrivi nella Penisola dai cugini francesi sono scesi del 14% (in valore). Il dato emerge - a una settimana dalledizione di Vinitaly 2018 - da unanalisi di Coldiretti su dati Istat. A spingere il successo del made in Italy - sottolinea la Coldiretti - sono soprattutto i vini frizzanti, con le esportazioni in Francia letteralmente esplose del 276% in valore nel decennio, per un importo attuale di oltre 45 milioni di euro. Vince lottimo rapporto prezzo-qualit della produzione italiana e si sgonfia sul suolo nazionale la moda di bere francese, anche nelle occasioni di festa. Il risultato che la bilancia commerciale nel vino trai due Paesi sostanzialmente in pareggio nel 2017 (appena 11 milioni a favore della Francia) dopo che solo dieci anni fa aveva fatto registrare un passivo per lItalia di ben 134 milioni di euro. Si tratta - continua la Coldiretti - dei risultati di un importante processo di qualificazione del vino italiano che anche nellultimo anno cresciuto del 9% oltralpe tanto che la Francia salita al terzo posto fra i principali clienti dellUnione, dopo Germania e Gran Bretagna Si sta realizzando, insomma, un riposizionamento globale della produzione tricolore che diminuisce in quantit ma aumenta in qualit con oltre il 70% dedicata a vini Docg, Doc e Igt con 332vini a denominazione di origine controllata (Doc), 73 vini a denominazione di origine controllata e garantita (Docg), e 118 vini a indicazione geograficatipica (Igt) riconosciuti in Italia e il restante 30% per i vini da tavola. Sul territorio nazionale ci sono 504 variet iscritte al registro viti contro le 278 dei cugini francesi a dimostrazione del ricco patrimonio di biodiversit su cui pu contare lItalia. La Francia resta, comunque, leader nelle esportazioni mondiali divino con un valore di circa 9 miliardi di euro superiore ai 6 miliardi fatti registrare dallItalia che per - dice sempre la Coldiretti - nel 2017 ha messo a segno il suo record storico di sempre grazie aduna crescita del 6%. La produzione italiana nel 2017 si attestata sui 40 milioni di ettolitri, in calo di oltre il 13% rispetto ai 46,3 milioni di ettolitri di dieci anni fa, che rappresenta quasi un terzo dellintera vendemmia europea davanti ancora una volta alla Francia che si fermata a 37 milioni di ettolitri e alla Spagna con 36 milioni di ettolitri. Mentre a livello globale la produzione nel 2017 ha subito un calo dell8,2% fermandosi a 246,7 milioni di ettolitri, la pi scarsa da diversi decenni. Con gli Stati Uniti fermi a 23,3 milioni di ettolitri (-1%) che restano sempre per il quarto produttore mondiale davanti allAustralia. Per quanto riguarda i consumi divino la Francia con 27 milioni di ettolitri precede lItalia che si ferma a 22,5 milioni mentre al primo posto si piazzano saldamente gli Stati Uniti con 31,8 milioni di ettolitri, secondo gli ultimi dati dellOiv. Il vino italiano cresciuto scommettendo sulla sua identit con una decisa svolta verso la qualit - ha detto il presidente della Coldiretti Roberto Moncalvo - che ha permesso di conquistare primati nel mondo. Il futuro del made in Italy dipende ora dalla capacit di promuovere e tutelare le specificit.


06 Aprile 2018, ore 12:17

Il Sole 24 Ore
Lindustria del vino apre le porte allinnovazione Lenoteca online Tannico investe altri 2,5 milioni... uno dei prodotti pi tradizionali del Made in Italy, legato com a particolarit regionali e a sistemi di produzione spesso ancora artigianali. Eppure, a dispetto della sua tradizionalit, il settore del vino uno di quelli che sta avendo ritorni economici importanti grazie allinnovazione portata sul mercato da alcune startup. Lultimo esempio quello di Tannico. La startup italiana che ha creato lenoteca online pi grande al mondo, ha annunciato oggi un nuovo round dinvestimenti da 2,5 milioni di euro. Somma che si aggiunge ai 3 round precedenti, portando cos limpresa fondata da Marco Magnocavallo e Riccardo Zilli, a raggiungere un capitale complessivo di 8 milioni di euro. Al round - racconta Magnocavallo - hanno partecipato il fondo di venture capital P101, diversi investitori privati e il fondo Nuo Capital (per oltre il 50%) che fa capo alla famiglia Cheng Pao di Hong Kong. La startup che nel 2017 ha raggiunto 20 mercati e un fatturato di 11 milioni di euro, punta infatti a crescere anche nel continente asiatico e ad allargare il suo business nei Paesi in cui gi presente: Entro la fine del 2018 - rivela il fondatore - apriremo il primo wine bar a Milano e lanceremo Tannico.biz: la nuova proposta per il canale professionale rivolta a ristoranti ed enoteche. Grazie a queste novit e ai risultati in crescita gi dal primo trimestre, la startup conta di raggiungere nel 2018 una crescita del 55% e un obiettivo di fatturato compreso tra 16 e 17 milioni. Il break even - conferma Magnocavallo - dovrebbe invece arrivare, come gi dichiarato, verso la fine del 2018 o al massimo nel 2019. Il caso di Tannico non per lunico successo nel panorama italiano delle startup che hanno scelto di creare innovazione nel settore del vino. Risale infatti al mese di marzo unaltra operazione che conferma questa crescita, soprattutto dal lato e-commerce. Si tratta della exit di Svinando: la piattaforma di vendite online fondata da Sara Galvagna e Riccardo Triolo nel 2013 e cresciuta allinterno dellincubatore 2i3T dellUniversit degli studi di Torino. Il 30 marzo scorso Svinando wine club ha infatti annunciato di essere stata acquisita da Italian Wine Brand, uno dei maggiori produttori di vino italiani quotato alla Borsa di Milano, attraverso la sua controllata Giordano Vini. Limporto dellaccordo non stato reso pubblico, ma secondo gli ultimi dati disponibili, al momento dellacquisizione la societ che ha creato un business a partire dalle vendite private di vini di qualit provenienti da piccoli produttori locali, aveva oltre 100mila utenti, un fatturato di circa i milione di euro e un Ebitda positivo. Loperazione, oltre a dimostrare lintuito degli startupper capaci di trasformare in un business redditizio le eccellenze delleconomia italiana, racconta anche come gli operatori tradizionali stiano iniziando a guardare con maggior attenzione al mondo delle startup e alle possibilit del digitale, nel tentativo di ampliare il proprio modello di business e di non perdere quote di un mercato che continua a produrre numeri importanti. Se infatti nel 2016 il settore aveva raggiunto il valore record di oltre 10,1 miliardi (fonte Coldiretti), nel 2017 la cifra potrebbe essere persino superiore visto che secondo le prime stime (fonte Vinitaly-Nomisma e Coldiretti) lanno appena concluso ha visto unulteriore crescita delle esportazioni pari a quasi +7%, per un valore totale che si aggira intorno a 6 miliardi. Tuttavia se si restringe il campo al solo export digitale, gli ultimi dati pubblicati dallosservatorio Export digitale della School of management del Politecnico di Milano, ci dicono che il settore food (di cui il vino solo una parte) vale ancora poco: il 15% del totale delle vendite online (pari a 1,38 miliardi di euro) ma solo il 3% delle esportazioni totali del settore (che valeva 41 miliardi nel 2017 secondo i dati Istat). Le ultime operazioni sembrano per raccontare linizio di una svolta verso una maggior digitalizzazione che fino a qualche anno fa era quasi impensabile. Quando cinque anni fa parlavamo alle cantine di e-commerce e di servizi online - ricorda Magnocavallo - sembrava gli stessimo proponendo di andare sulla Luna. Oggi invece aprirsi al canale online una priorit per tutte le aziende del settore e anche per i consumatori che non vedono pi come impensabile comprare in rete anche i prodotti pi tradizionali come appunto una bottiglia di vino.
Autore: Silvia Pasqualotto


04 Aprile 2018, ore 12:17

Quotidiano Nazionale
Momento doro per le bollicine ... Crescono e piacciono, soprattutto nei mercati esteri, i vini frizzanti dItalia, trainati dal re Lambrusco. Con lEmilia Romagna, regione leader per la produzione seguita da Veneto, Piemonte e Lombardia. Parliamo di produzioni di serie A, soprattutto agli occhi degli enoappassionati nei quattro angoli del pianeta. E di vini versatili. Sia bianchi sia rossi sono sempre freschi, giovani, profumati, fruttati, poco alcolici, briosi, commenta il presidente dellOsservatorio economico Ovse-Ceves Giampietro Comolli. Per il 2017 la produzione stata pari a 410 milioni di bottiglie, di cui 220 milioni allexport, per un fatturato totale alla produzione di 790 milioni di euro. Rappresentano - precisa Ovse-Ceves -l8% del valore e il 14% dei volumi esportati. Cresce peraltro il valore medio alla dogana, a 3,09 euro alla bottiglia. E sono vendite perlopi legate a produzioni di qualit certificata: l86% del valore esportato dato da Dop e Igp. La Germania il primo importatore, seguita da Usa e Russia. Questi vini, che differiscono dagli spumanti solo per una pressione atmosferica pi bassa (massimo 2,5 atmosfere), hanno origine dai vitigni autoctoni italiani e sono perci portabandiera della biodiversit varietale del Vigneto Italia. Lemilia Romagna, il Veneto, il Piemonte e la Lombardia, precisa ancora Comolli, sono le regioni pi antiche nella produzione, pi produttive e anche quelle dove si consumano di pi. Era il vino fatto in casa sia dai viticoltori che dai consumatori che imbottigliavano a inizio primavera il vino acquistato in damigiane. Una tradizione e un consumo che segue il percorso del fiume Po, segue larte culinaria delle paste ripiene, delle torte salate, dei salumi freschi, dei formaggi a grana dura, delle torte fritte. Per questo, sono tipologie adatte sulla tavola e nei picnic di Pasqua e Pasquetta, dove lhanno fatta da padrone anche questanno. Sono vini di cultura territoriale. Le variet sono molteplici: dal Lambrusco in tutte le versioni alla Glera (oggi, una volta il Prsecco), dalla Garganega al Verduzzo, passando per il Moscatello, la Malvasia, il Gutturnio e il Fortana. E senza dimenticare squisitezze come il Brachetto e il Trebbiano, la Bonarda e il Cortese, tanto per citare i pi antichi. Ma oggi anche il Riesling, Montepulciano, Controguerra, Erice, Salento, Vermentino in nuove aree produttive, precisa Comolli. I frizzanti bianchi secchi aromatici sono ideali, i pi usati, dai barman per gli Spritz e altri aperitivi. E il ritorno in auge legato anche al successo crescente del bere miscelato. Una bottiglia di vino frizzante italiano di ottima qualit oggi sullo scaffale del supermarket, che rappresenta il primo canale di vendita per questa tipologia di vini, a prezzi variabili da 4 a 25 euro. Un range che segnala un rapporto identit/valore differenziato in base a denominazione, tipologia, uvaggio, caratteristiche. Per questo - conclude Comolli - ci vorrebbe una norma nazionale che leghi quasi tutti i vini frizzanti al nome di vitigno e una indicazione geografica, chiaramente separata dai vini spumanti e da altre Dop.


04 Aprile 2018, ore 12:16

Italia Oggi
Se il vino imbevuto di cultura ... Cresce lappeal delle dimore storiche. Ma non esiste una licenza apposita che le valorizza... Il 30% dei turisti sceglie in funzione dellenogastronomia... Cresce linteresse per il turismo enogastronomico, legato anche alla cultura, per vivere una vera esperienza made in Italy; cresce la richiesta di provare emozione con un soggiorno in una dimora storica. Dai dati del primo Rapporto realizzato dallOsservatorio Nazionale del Turismo Enogastronomico, il richiamo per questo genere di offerta a in costante crescita. In Italia il 30% dei turisti (era il 21% due anni fa) sceglie il pernottamento in funzione dellesperienza enogastronomica, principalmente legata al vino. E le esperienze legate al nettare di Bacco si confermano attrattive per gli italiani: il 41% ha visitato unazienda vitivinicola nel corso di uno dei viaggi compiuti negli ultimi tre anni, il 35% ha partecipato a un evento a tema. Gli appassionati di vini amano visitarne i luoghi di produzione; il turismo enogastronomico legato alle dimore storiche sta suscitando sempre pi attrazione. In particolare il sito www.dimorestoricheitaliane.itha toccato nel 2017 il record di 181 mila visitatori unici, con un aumento del 58%, commenta Vittorio Giulini, consigliere nazionale delegato alle attivit con le aziende enologiche di Associazione Dimore Storiche Italiane (Asdi). Lassociazione parteciper a Vinitaly con un numero crescente di strutture: questanno saranno presenti 64 tenute storiche con cantina (nel 2017 erano 55), che rappresentano una produzione annua di 35 mln di bottiglie, provenienti da circa 30 mila ettari di propriet. I dati del rapporto sono incoraggianti. Il 93% dei turisti vuole fare una esperienza enogastronomica. Soggiornare in una dimora storica la pi forte che si possa fare per entrare in contatto diretto con il vivere italiano, chiosa Giulini. Per il presidente di Adsi, Gaddo della Gherardesca, i proprietari di dimore storiche dedicano un impegno costante non solo alla conservazione e tutela di una parte rilevante del nostro patrimonio culturale, ma anche, ove possibile, allo sviluppo e alla promozione di attivit che hanno impatto diretto sulleconomia dei territori, in particolare nelle comunit rurali. Questo perch, aggiunge Giulini, quando un immobile vincolato, il vincolo si lega anche al paesaggio. I proprietari di cantine storiche propongono un paesaggio intatto ed quello che il turista cerca. Le cantine storiche offrono, come agriturismi, complessivamente 800 camere, dal Trentino-Alto Adige alla Sicilia. Ma manca una definizione precisa ai fini fiscali come esiste per gli agriturismi. Lavoriamo ad una denominazione che consenta al proprietario di aprire allospitalit in tutta regola, spiega Giulini. Oggi non c una licenza apposita per le dimore storiche; lalternativa prendere quella di affittacamere. Per questo abbiamo proposto al Mibact (il ministero dei beni e delle attivit culturali e del turismo, ndr) la denominazione di dimora storica turistica mutuata sulle caratteristiche dellagriturismo. Se sar concessa, sicuramente altri 7/800 soci saranno pronti a fare accoglienza. Oggi le dimore storiche con camere iscritte allassociazione sono 310; con la nuova dicitura pensiamo di arrivare a mille dimore e ad oltre un mln di visitatori unici del sito.
Autore: Arturo Centofanti


03 Aprile 2018, ore 15:47

Quotidiano Nazionale
Antinori non brinda Il freno al vino Usa ci d pochi vantaggi ... Un brindisi alla guerra dei dazi tra Cina e Usa per il vino italiano? A sostenerlo Coldiretti, con due conti a colpi di numeri: lItalia nel 2017 ha esportato nella Repubblica Popolare vino per 130 milioni di euro, con una bella crescita, + 29%, e gli Usa hanno venduto per 70 milioni, al sesto posto proprio dietro di noi. A ghiacciare affrettati entusiasmi chi il vino lo esporta, e combatte da anni dentro un mercato difficilissimo per dimensioni, logistica, presenza massiccia e consolidata di altri Paesi che non pagano dazi: a parlare Renzo Cotarella, numero due di Marchesi Antinori, il colosso italiano da 25 milioni di bottiglie che tra i primi ha tracciato la nuova Via della Seta per il vino italiano di qualit. E anche Giovanni Busi, presidente del Consorzio Chianti docg, una delle denominazioni pi estese dItalia, appare scettico. In realt erodere spazio agli americani - spiega Cotarella - significa poco, loro hanno una quota di mercato molto piccola, come del resto lItalia. La conferma nei dati dellOiv, Organizzazione internazionale della Vigna e del Vino: il primo esportatore in Cina la Francia con 217,8 milioni di litri venduti nel 2017; seguono lAustralia con 105,7, il Cile con 74,3, la Spagna con 69,7. Poi lIta-lia, ma con appena 29,3 milioni di litri, e gli Usa con 9,6. E se con la Francia - aggiunge Cotarella competere normale, qui siamo in ritardo anche con gli spagnoli, che fanno sistema meglio di noi. Ma il problema pi serio, lo dice Cotarella e gli fa eco Busi, sono i paesi dellarea Pacifico: Cile, Australia e Nuova Zelanda non hanno dazi, in Cina.
Cotarella, che cosa deve cambiare?
Bisogna smetterla con i campanilismi di comune se non di frazione. Andare uniti, tutti insieme, sostenuti da una politica di commercio estero pi vicina alle imprese. Quello un Paese difficilissimo per dimensioni, per modello di business, per distribuzione. Si deve creare qualcosa di organico.
Con una diversa azione di governo, insomma.
Certamente. Bisogna fare pi promozione sfruttando anche il grande fascino dellItalia, lo vediamo dal crescente movimento di turisti, e o anche la presenza da noi di importanti comunit cinesi. Ma con continuit, e facendo squadra. Non basta pensare che i cinesi sono un miliardo e mezzo, e se bevono ciascuno un bicchiere di vino a settimana il gioco fatto. La logistica difficile: in Cina parlano sette-otto lingue, ogni citt in pratica un Paese, non basta pensare a dotarsi di un importatore se una citt o una regione equivale a uno Stato europeo. Noi abbiamo un nostro area manager da dieci anni, eppure la lotta ancora dura. Serve un sistema-Paese.
Gi, perch alla fine poi il vino i cinesi riusciranno a imparare a farselo... La Cina ha gi 240mila ettari di vigneti, quanto il Cile e quanto lArgentina, e produce 180 milioni di casse. La viticoltura ha uno sviluppo pazzesco, con alto potenziale malgrado tante zone critiche. Quando impareranno a riconoscere le aree davvero vocate, diventeranno fortissimi.
Autore: Paolo Pellegrini


30 Marzo 2018, ore 15:46

Il Sole 24 Ore
Distretti, ricavi e margini oltre i livelli pre crisi Industria. Intesa Sanpaolo: tra il 2008 e il 2017 il fatturato cresciuto del 13%... Tra i cluster pi dinamici spiccano food e meccanica... La geografia non muta, il Dna - in parte - s. A 10 anni dalla crisi i distretti industriali hanno mostrato di avere anticorpi non comuni. Piegati e ridimensionati nel numero di imprese e negli occupati, restano la parte pi vitale del Paese. Protagonisti della ripresa, investono in Industria 4.0, brevettano ed esplorano i mercati internazionali molto pi dei competitors fuori distretto. Con Food (ovvero, Dop, Igp, marchi di qualit) e meccatronica a marcare le maggiori distanze. Il decimo rapporto annuale di Intesa Sanpaolo sulleconomia e la finanza dei distretti industriali fotografa il quadro di un sistema ancora solido, in grado di reagire alla crisi rilanciando linnovazione e la presenza oltreconfine, anche se manca ancora il coraggio che servirebbe, nel ricorrere alle leve finanziane (Pir, minibond, Borsa). Il quadro dinsieme. Lanalisi, che mette a confronto i bilanci 2008-2016 di quasi 18mila aziende appartenenti a 153 distretti industriali a confronto con quelli di 54mila imprese non distrettuali certifica che nei cluster la crescita del fatturato, tra il 2008 e il 2017, stata pari al 13%, a fronte del +8,7% delle aree non distrettuali. Anche i margini unitari sono ormai su livelli superiori a quelli pre-crisi. Al contrario, al di fuori dei distretti il divario ancora significativo. Locchialeria di Belluno, la gomma del Sebino bergamasco e il prosecco di Conegliano-Valdobbiadene guidano la classifica delle performance. Tra 2006 e 2016, la base produttiva si ridimensionata (nei distretti hanno chiuso 1500 aziende) ma si ampliata per valori di fatturato (+12,3 miliardi di euro). Nel biennio 2018-19, poi, i distretti, che hanno gi colmato il gap precrisi, cresceranno ancora: +5,8% cumulato (ovvero +2,8% questanno e +3% lanno prossimo), grazie allexport (cresciuto, in media, nei cluster, del +5,3% nel 2017) e agli investimenti in automazione, spinti dagli incentivi di Industria 4.0. Corrono food e meccanica Tra le filiere che si sono dimostrate pi dinamiche spiccano lagroalimentare (+30% circa la crescita del fatturato 2008-2017) che sfrutta il know-how e la forza commerciale delle produzioni Dop e Igp (nei distretti il 72% delle aziende in unarea a indicazione geografica). Ma anche la meccanica. Il 69% delle imprese dichiara di produrre macchinari 4.0, grazie anche ai forti legami con la filiera Ict. Non solo. Il 60% delle imprese della meccanica, nellultimo anno, ha acquistato tecnologia Ict da fornitori localizzati in Italia, con punte del180% tra le imprese clienti di dimensioni medio-grandi. A riprova che per linvestimento finanziario in innovazione, la dimensione ha un peso. Anzi, ha sottolineato Gregorio De Felice, il chief economist di Intesa Sanpaolo, la prossimit geografica, propria dei distretti, pu essere uno strumento per imparare prima che altrove come si diventa 4.0, con un processo di imitazione delle imprese del territorio. Anche perch si tratta di realt pi specializzate. Marchi registrati (oltre la met delle grandi imprese ne possiede almeno uno), brevetti e certificazioni di qualit e ambientali sono aumentati, cos come cresciuta la gittata delle esportazioni: ora i prodotti Made in Italy fanno in media 400 chilometri in pi per arrivare sui mercati di sbocco. Anche se resiste uneccessiva concentrazione di export sui mercati Ue. Infine, non va sottovalutato il reshoring, cio il fenomeno di fare rientrare in Italia alcune lavorazioni in precedenza delocalizzate, soprattutto nel sistema della moda. E sempre nel fashion spicca la presenza di imprese femminili (una su tre). Al Sud cresce la quota di imprese giovanili (cio under 35): se nei distretti sono, in media, una su 10, nel Mezzogiorno raggiungono il 15,5%, soprattutto in moda e meccanica. Il sostegno del credito I dati mostrano una crescita sostenuta ma disomogenea. Nel 2017 - ha affermato il ceo di Intesa Sanpaolo, Carlo Messina - abbiamo erogato circa 50 miliardi di euro di credito a medio e lungo termine per sostenere il dinamismo delle imprese italiane. Nei prossimi 4 anni, abbiamo la disponibilit di erogare sino a 250 miliardi su questa tipologia di supporto alle aziende. Nel redigere il piano di impresa 2018-2020, abbiamo collocato - ha aggiunto - 250 milioni di euro a un fondo specifico, destinato a garantire circa 1,2 miliardi di euro di crediti da erogare alle categorie con pi difficolt ad accedere al credito, studenti, ricercatori e start-up. Da aprile 2017, ha poi concluso Fabrizio Guelpa, responsabile Ricerca Industry & Banking , abbiamo elaborato, per lerogazione del credito, un modello di rating che tiene conto, oltre che dei bilanci, anche dei fattori intangibles, come marchi, brevetti e appartenenza a filiere.
Autore: Laura Cavestri


28 Marzo 2018, ore 12:05

La Repubblica
Vinitaly. Il vino italiano punta sempre di pi verso Cina e Russia Il vino italiano ed europeo guarda sempre pi ad Est, specie ai mercati di Cina e Russia, dove viene considerato un elemento essenziale di uno stile di vita occidentale. Lo spiega unindagine Vinitaly/Nomisma Wine Monitor, illustrata in occasione della presentazione della 52/ma edizione di Vinitaly. Anche secondo unanalisi di Coldiretti le vendite di vino italiano Cina hanno raggiunto il massimo storico di oltre 130 milioni di euro grazie allaumento del 29% del 2017. Vinitaly, in programma dal 15 al 18 aprile a Veronafiere vedr partecipare 4.319 espositori provenienti da ben 33 Paesi. Molte le new entry: dalla prima volta di Etiopia, Danimarca e Santo Domingo, alle nuove aziende da Francia, Spagna, Croazia, Georgia, Portogallo, Ungheria, Azerbaijan, Usa, America del Sud, Australia, fino al Giappone.


28 Marzo 2018, ore 12:05

Il Sole 24 Ore
Vinitaly fa rotta sul Brasile Vino. La 52ma edizione in calendario a Verona dai 15 aprile... Vinitaly sempre pi un hub per linternazionalizzazione del vino italiano. Le tappe allestero di Vinitaly international sono gi un appuntamento fisso da qualche anno ma ora, dopo la trasformazione di Veronafiere in Spa, il processo sta ricevendo nuovo impulso. quanto emerso ieri a Roma alla presentazione della 52ma edizione di Vinitaly (a Verona dal 15 al 18 aprile), che vedr 4.319 espositori da 33 paesi. Due sono state le direttrici dello sviluppo di questi anni: da un lato la concentrazione degli operatori professionali in fiera allargando nel contempo gli spazi per il pubblico in diverse location della provincia di Verona (questanno ci saranno eventi anche a Bardolino sul lago di Garda e a Soave). Dallaltro obiettivo puntato su mercati inesplorati.Siamo stati una delle poche manifestazioni - ha detto il presidente di Veronafiere, Maurizio Danese - ad esserci posti come obiettivo in questi anni la riduzione dei visitatori passati dai isomila del 2015 ai 128mila del 2017 (il 38% dei quali stranieri). Questa era lindicazione degli operatori: business in fiera, universo dei wine lovers in citt. Il secondo pilastro della strategia di Veronafiere per Vinitaly stato quello di rilanciare limpegno sui mercati esteri.Obiettivo che stiamo realizzando con alcune partnership - aggiunge il dg di Veronafiere, Giovanni Mantovani Una prima joint stata stretta conia fiera di Parma da cm nata la VPE societ dedicata a promuovere le tecnologie del beverage. Poi siamo entrati nel capitale di Bellavita Expo, societ che gi ha in portafoglio alcune importanti rassegne nel settore del food e che ci consentir di presidiare sbocchi come Germania e Regno Unito, ma anche di entrare in mercati nuovi come Thailandia, Messico, Polonia, Paesi Bassi. Rientra in questa prospettiva il lancio nel prossimo settembre di Wine South America, che cureremo nella regione del Rio Grande do Sul un paese. In Brasile possiamo inoltre contare su una nutrita comunit italiana che spesso fa da ambasciatrice del made in Italy.LItalia - ha aggiunto il responsabile di Wine Monitor-Nomisma, Denis Pantini che ha effettuato un focus sui 6 mercati chiave del vino italiano - deve rafforzarsi in paesi con ulteriori margini di crescita come gli Usa (dove il 78% dei vini consumati locale) ma anche di saper intercettare le nuove opportunit che si stanno aprendo in sbocchi inediti come lEst europeo.
Autore: Giorgio DellOrefice


27 Marzo 2018, ore 12:01

Il Sole 24 Ore
Vino senza segreti, dalluva alla botti, con la blockchain Tracciabilit. Piattaforma sviluppata da EY... Dalla vigna al calice. Tutta la storia di 1 litro di vino in un codice a barre posto nel retro etichetta della bottiglia che lo contiene. Si chiama Trackey, la piattaforma blockchain sviluppata da Ernst & Young che consente di tracciare la storia di produzione di una bottiglia di vino: dal campo di coltivazione delluva allimbottigliamento. Lapplicazione stata presentata a Milano nel corso dellinaugurazione di Wavespace, lo spazio da 700 mq nel centro di Milano, in cui EY, insieme a imprese, partner tecnologici, universit e start-up, intende sviluppare e promuovere soluzioni innovative nellambito della trasformazione digitale. Scansionandone il Qr-code infatti possibile visualizzare su un tavolo digitale tutte le informazioni certificate e rese immodificabili (comprese le immagini del vigneto e di tutte le fasi della produzione). Gi in uso nellazienda vitivinicola Placido Volpone, sono in corso pi di 10 progetti con le principali aziende italiane ed estere che verranno presentati sia al ProWein di Dusseldorf che al Vinitaly di Verona. In pratica, un nuovo dispositivo anticontraffazione per un settore - solo quello del vino - a cui il fake costa almeno 2 miliardi lanno. Tecnologia e soluzioni Blockchain fuori dal mondo della finanza. Agganciare a un prodotto una carta di identit virtuale che ne fotografi tutti i passaggi di vita e trasformazione, sino al cliente finale sta diventando la nuova frontiera della lotta alla contraffazione. Certamente quella che ne sta trainando maggiormente lo sviluppo. E la filiera del food, la logistica, i trasporti sono solo alcuni dei comparti in cui questa soluzione pu essere efficace, attraverso informazioni a portata di smartphone sulla tracciabilit, la provenienza di qualunque asset e la trasparenza dei processi. Sulla stessa linea si muove lEuropa. La Commissione Ue e lEuipo (la sua Agenzia per la tutela della propriet intellettuale) hanno annunciato ieri la nascita del primo Blockathor Ue,ovvero il primo concorso internazionale, che si svolger a Bruxelles dal 22 al 25 giugno 2018 aperto ai migliori programmatori e aziende, per premiare, con 100mila euro, una soluzione integrata per la lotta alla contraffazione e la rapida individuazione dei falsi. Oggi impieghiamo gi molti dispositivi - ha sottolineato Antonio Campinos, Direttore esecutivo dellEuipo - come le tecnologie sulla tracciabilit, lidentificazione tramite radio-frequenza, i controlli doganali e le banche dati specializzate. Tuttavia, tali sistemi sono frammentati e funzionano spesso a compartimenti stagni. Secondo dati Ue, nel 2017 il 10% dei consumatori europei, circa 43 milioni, stato indotto con linganno ad acquistare un prodotto falso. Una cifra corrispondente alle popolazioni di Belgio, Bulgaria, Irlanda, Grecia e Portogallo. Contraffazione e pirateria insieme - sempre per Euipo - costano 90 milioni di euro lanno alle imprese legali, con una perdita di circa 800mila posti di lavoro.
Autore: Laura Cavestri


27 Marzo 2018, ore 12:01

Il Sole 24 Ore
Vino senza segreti, dalluva alla botti, con la blockchain Tracciabilit. Piattaforma sviluppata da EY... Dalla vigna al calice. Tutta la storia di 1 litro di vino in un codice a barre posto nel retro etichetta della bottiglia che lo contiene. Si chiama Trackey, la piattaforma blockchain sviluppata da Ernst & Young che consente di tracciare la storia di produzione di una bottiglia di vino: dal campo di coltivazione delluva allimbottigliamento. Lapplicazione stata presentata a Milano nel corso dellinaugurazione di Wavespace, lo spazio da 700 mq nel centro di Milano, in cui EY, insieme a imprese, partner tecnologici, universit e start-up, intende sviluppare e promuovere soluzioni innovative nellambito della trasformazione digitale. Scansionandone il Qr-code infatti possibile visualizzare su un tavolo digitale tutte le informazioni certificate e rese immodificabili (comprese le immagini del vigneto e di tutte le fasi della produzione). Gi in uso nellazienda vitivinicola Placido Volpone, sono in corso pi di 10 progetti con le principali aziende italiane ed estere che verranno presentati sia al ProWein di Dusseldorf che al Vinitaly di Verona. In pratica, un nuovo dispositivo anticontraffazione per un settore - solo quello del vino - a cui il fake costa almeno 2 miliardi lanno. Tecnologia e soluzioni Blockchain fuori dal mondo della finanza. Agganciare a un prodotto una carta di identit virtuale che ne fotografi tutti i passaggi di vita e trasformazione, sino al cliente finale sta diventando la nuova frontiera della lotta alla contraffazione. Certamente quella che ne sta trainando maggiormente lo sviluppo. E la filiera del food, la logistica, i trasporti sono solo alcuni dei comparti in cui questa soluzione pu essere efficace, attraverso informazioni a portata di smartphone sulla tracciabilit, la provenienza di qualunque asset e la trasparenza dei processi. Sulla stessa linea si muove lEuropa. La Commissione Ue e lEuipo (la sua Agenzia per la tutela della propriet intellettuale) hanno annunciato ieri la nascita del primo Blockathor Ue,ovvero il primo concorso internazionale, che si svolger a Bruxelles dal 22 al 25 giugno 2018 aperto ai migliori programmatori e aziende, per premiare, con 100mila euro, una soluzione integrata per la lotta alla contraffazione e la rapida individuazione dei falsi. Oggi impieghiamo gi molti dispositivi - ha sottolineato Antonio Campinos, Direttore esecutivo dellEuipo - come le tecnologie sulla tracciabilit, lidentificazione tramite radio-frequenza, i controlli doganali e le banche dati specializzate. Tuttavia, tali sistemi sono frammentati e funzionano spesso a compartimenti stagni. Secondo dati Ue, nel 2017 il 10% dei consumatori europei, circa 43 milioni, stato indotto con linganno ad acquistare un prodotto falso. Una cifra corrispondente alle popolazioni di Belgio, Bulgaria, Irlanda, Grecia e Portogallo. Contraffazione e pirateria insieme - sempre per Euipo - costano 90 milioni di euro lanno alle imprese legali, con una perdita di circa 800mila posti di lavoro.
Autore: Laura Cavestri


26 Marzo 2018, ore 12:12

Repubblica - Affari & Finanza
Geopolitica record per lo champagne Annata record per lo champagne. Dopo anni di tre per due, in concomitanza con le fasi peggiori della crisi mondiale, le bottiglie spedite dalle cantine della Champagne nel mondo, Francia inclusa, nel 2017 sono state 307 milioni e 300 mila , in crescita rispetto ai 306 milioni dellanno precedente, per un giro daffari di 4,9 miliardi di euro che rappresenta la miglior performance commerciale nella storia di questo prodotto. Numeri contati, non stime: il Civc, Comit Champagne, organismo semipubblico che riunisce tutte le maison e tutti i viticoltori, misura le spedizioni reali in uscita dalle cantine. Lexport vola, ma cambiata la geopolitica delle prestigiose bollicine francesi. In Giappone, probabilmente complice la ripresa, le vendite si sono impennate, facendo rilevare un balzo di 21,3% a valore, del 17,6% in migliaia di bottiglie. Ancora di pi cresce lAustralia con un incremento a valore del 23% contro una crescita delle bottiglie del 15,5%. I numeri parlano: in questi paesi tirano di pi i marchi griffati. Un trend che riguarda anche altri mercati. Nel Regno Unito, che resta il primo mercato per numero di bottiglie, si registri un crollo proprio dei volumi dell11%, ma quasi la met a valore Gli esperti lo spiegano cos: il mercato discount ha subito limpatto della perdita di valore della sterlina ma, contemporaneamente sono salite le vendite di champagne pi nobili. LItalia, che tornata ad essere il quinto paese per giro daffari dello champagne, cresciuta a valore del 9,7%.
Autore: Paola Jadeluca


25 Marzo 2018, ore 12:11

La Stampa
Lagricoltura biodinamica punta sullexport Dal Piemonte alla Lombardia fino in Sicilia: 4500 imprese, 400 certificate... In dieci anni il numero delle aziende raddoppiato: una su 5 investe nel vino e guarda allestero... I numeri sono ancora piccoli, anche perch lingresso nel mondo del biodinamico regolato da una selezione naturale perch cambia completamente il fare agricoltura. Ma quei dati indicano un trend di crescita che dura da una decina danni e che adesso pu contare su 400 aziende certificate, lavanguardia di altre 4000 mila che si sono avviate su questa strada. Imprese che hanno un fatturato che si avvicina ai duecento milioni una parte dei quali arriva dalle esportazioni verso Giappone, Stati Uniti e paesi scandinavi. Coldiretti ha scelto uno degli appuntamenti di FirenzeBio per avviare un ragionamento sul futuro di queste nuove tendenze dellagricoltura italiana sia sul fronte della gestione dei terreni che su quello dei consumatori sempre pi attenti a scegliere prodotti legati a unidea di benessere, sicurezza e sostenibilit. Secondo Paolo Carnemolla, presidente di Federbio, le aziende agricole biodinamiche sono diffuse a macchia di leopardo sul territorio italiano e sono concentrate soprattutto in Lombardia e poi Piemonte, Veneto, Emilia Romagna, Toscana e al sud soprattutto in Campania e Sicilia. Le aziende biodinamiche - spiega la Coldiretti - sono presenti in tutti i comparti, dagli ortaggi allallevamento, dal florovivaismo al vino al quale si dedica il 20% del settore. Ed stato proprio il vino a fare da apripista, almeno secondo Carnemolla, alla diffusione del consumo degli prodotti biodinamici.
Autore: Maurizio Tropeano


24 Marzo 2018, ore 12:12

Il Sole 24 Ore
Vino, le grandi Doc trainano i listini Toscana e Piemonte per i vini rossi e Veneto e Trentino Alto Adige per gli spumanti. Sono le aree che spingono allins le quotazioni dei vini. quanto emerge dallultimo report Ismea sui prezzi dei vini delle principali denominazioni dorigine italiane. Al primo posto per valore si conferma il Brunello di Montalcino Doc quotato 1.050 euro a quintale, in crescita del 4% rispetto allo scorso anno. Al secondo posto il Barolo con 820 euro (invariato), seguito da un altro piemontese, il Barbaresco con 580 euro, +20,8% su base annua. Tra le Doc emergenti positiva performance per lEtna rosso con 162,5 euro, +12,1% rispetto a inizio 2017. Tra i vini bianchi e spumanti la parte del leone la recita il veneto Prosecco Docg (30o euro a quintale, +154%), ma al secondo posto c il piemontese Cortese di Gavi (290 euro, stabile) e poi il Pinot nero di Trento, molto utilizzato come base spumante, quotato 265 euro, +12,8 per cento.
Autore: Giorgio DellOrefice


23 Marzo 2018, ore 12:00

Corriere della Sera
Vini e vignaioli. I quattro premiati della guida 2018 ... Bologna, Carletti, Geraci, Geoffroy... Se il padre era il Re del mosto, lei la principessa. Sul palco avr accanto un uomo che il blasone lo affida al nome del vino, il Nobile. E un architetto che ha salvato dalloblio una vigna, obbedendo a un ordine impartito con una lettera da Luigi Veronelli. Infine un uomo che gioca in un altro campionato, quello dello Champagne, uno chef de cave famoso quanto un calciatore, con la squadra pronta a ritirare la maglia, quando appender il bicchiere al chiodo. Sono i quattro premiati dalla guida Vini e Vignaioli dItalia, scritta con Luca Gardini, in edicola da oggi con il Corriere della Sera (a 12,90 euro pi il prezzo del quotidiano). Raffella Bologna. La vignaiola dellanno. la figlia del mitico Giacomo, il piemontese di Rocchetta Tanaro che trasform la Barbera. Da vino per palati poco esigenti, da serate in osteria - come nella canzone di Giorgio Gaber, Triste con il suo bicchiere di Barbera / senza lamore a un tavolo di un bar - a grande rosso. Lazienda si chiama Braida, La Monella e il Bricco dellUccellone sono le etichette pi famose. Raffaella, assieme al fratello Giuseppe, si definisce una conservatrice dinamica. E anche una brasiliana con la nebbia dentro secondo la definizione che un altro cantante, Bruno Lauzi, diede degli abitanti di Rocchetta dopo aver conosciuto la famiglia Bologna. Federico Carletti. Il vignaiolo dellanno. Il paese quello in cui il regista Luigi Magni ambient In nome del Papa Re, il film con Nido Manfredi. A Montepulciano il Nobile ha radici secolari, lo si ritrova in una poesia di Francesco Redi del 1685. Il successo anche fuori dai confini italiani arrivato di recente. E uno dei propulsori della nuova vita del Nobile, con lazienda Poliziano. Ha preso il posto del padre Dino, che apr la cantina negli anni Ottanta. Il suo Asinone stato una svolta (e il punto di partenza) per un antico vino del futuro. Salvatore Geraci. Il vignaiolo resistente. Il suo capolavoro stato il recupero di vigne della Doc Faro, affacciate sullo Stretto di Messina. Trentanni fa collaborava con Veronelli sullEtichetta, inimitabile trimestrale del vino. Il critico lo convinse a impegnarsi per evitare la scomparsa di una zona vinicola che nellOttocento era stata grande. Geraci si fece guidare dallallora giovane enologo Donato Lanati. E Veronelli celebr la rinascita del Faro scrivendo ammirato: nato il Romane Conti dItalia. Richard Geoffroy. Una vita per il vino. Una carriera straordinaria nella cantina di Dom Prignon. Lo chef de cave ha segnato, negli ultimi due decenni, la strada di una delle maison pi importanti del mondo, seguendo il filo della poesia e della creativit. I suoi sono vini della gioia con un cuore di tenebra, creati per spingersi oltre al limite. Come la sua carriera.
Autore: Luciano Ferraro


21 Marzo 2018, ore 18:23

Quotidiano Nazionale
Il primato del Nordest Il Nordest non solo una delle locomotive del Paese per i suoi distretti industriali - termomeccanica, lavorazione del legno, calzature, abbigliamento, materie plastiche, industria dolciaria , ecc - ma una potenza anche nel vino, sfiorando il 50% dellexport di settore a livello nazionale. Veneto, Friuli e Trentino Alto Adige insieme fanno 2,6 miliardi di export su un totale di 5,6 (il 46,4%) e formano una macroregione che vale, in termini di esportazioni, una volta e mezza laggregato di Toscana e Piemonte, fermi a 1,8 miliardi. DallAmarone/Ripasso al Valpolicella, dal Prosecco doc al Conegliano-Valdobbiadene Docg, dalle bollicine del Trentodoc alle colline del Soave, dai bianchi/aromatici che vengono dal freddo del Sud Tirolo al Lugana sul lago di Garda, dai ros del Bardolino ai rossi dei Colli Berici e Euganei, il primo polo vitivinicolo italiano formato da cantine ad altissimo tasso di internazionalizzazione, vigneron legati al proprio territorio ma con la testa rivolta allestero. Sono grandi gruppi cooperativi (Cavit, Mezzacorona, Lavis, Cantina di Soave), grandi privati (come il gruppo Allegrini che, dalla Valpolicella, sbarcato a Bolgheri e Montalcino), grandi realt miste coop-privati come il Gruppo Italiano Vini controllato dalla cooperazione (Cantine Riunite & Civ) che a sua volta controlla 15 cantine. Con 1.363 ettari di vigneto in 11 regioni e oltre 90 milioni di bottiglie, Giv la prima azienda vitivinicola italiana. Cuoa Business School e Ubi Banca hanno svolto una ricerca sui distretti vino del Nordest, concludendo che la forza competitiva sui mercati internazionali solo la punta di diamante di un sistema pi ampio, che va dalle tecnologie alla subfornitura, dalla logistica alla commercializzazione. Le aziende a solidit finanziaria pi elevata sono quelle integrate cio che svolgono tutte le fasi della filiera (coltivazione delle uve, trasformazione e vendita), ma che la propriet dei vigneti pu essere un peso per i bilanci. Infatti qui i valori fondiari degli ettari vitati sono cresciuti pi della media nazionale, che registra una performance negli ultimi 15 anni del 50%. Il valore dei vigneti tocca il massimo dei 650.000 euro/ettaro vicino al lago di Caldaro (Bz). A ruota arrivano i vigneti del Prosecco Docg (500.000) e le colline del Trentodoc (320.000). Si difendono i Colli Euganei (95.000), e la aree dei grandi bianchi friulani Collio e Colli Orientali (sugli 85.000). Il Nordest dimostra che il vino al centro di un sistema che traina lintero territorio, a partire da turismo e artigianato. Lunico problema - avvertono Cuoa e Ubi Banca - il prezzo medio: il nostro vino viene venduto in media a 273 euro/ettolitro contro i 589 euro della Francia.
Autore: Lorenzo Frassoldati


21 Marzo 2018, ore 18:23

Italia Oggi
Ecco la Prosecco Generation ... la generazione rappresentata in Germania dai giovani nati dopo il crollo del Muro... Essa volta le spalle alla birra e scopre i nostri vini... Non ho una cantina, ma in uno sgabuzzino conservo una bottiglia che non berr mai. Forse, un giorno, i miei eredi potranno venderla allasta. Me la regal Helmut Kohl, con tanto di etichetta esclusiva, quando, una trentina di anni fa, mi invit nel suo paesetto a Oggersheim, vicino a Ludwigshafen, in Renania Palatinato. Non voglio vantarmi. Invit me e decine di altri colleghi della stampa estera accreditati a Bonn. Non lho mai stappata perch un souvenir storico, e perch di vino bianco, e sono sicuro che sia troppo dolce, come i vini del Reno. Tutti erano convinti che Kohl fosse un tipico tedesco, alto, grosso, in sandali e calzini corti, e che fosse un forte bevitore di birra. Invece preferiva il vino. Anche i suoi connazionali bevono sempre meno birra. Lanno scorso c stato un calo del 2,5%, per un totale di 93,5 milioni di ettolitri. Sempre tanto, mentre negli anni aumentato il consumo di vino, oltre venti milioni di ettolitri. Solo Stati Uniti, Francia e Italia pro capite ne bevono di pi. E il 45% preferisce alle bottiglie del Reno e della Mosella vini di importazione. Grandi intenditori? Forse ancora no. L80% dei vini viene comprato al supermercato, e al discount, informa la Suddeutsche Zeitung. Superati i pregiudizi, non detto che il vino offerto sia sempre di qualit mediocre, se non cattiva. Ad esempio, ho visto che il supermarket vicino a casa ha negli scaffali il Corvo di Salaparuta. Non sar un vino da sommelier con la puzza sotto il naso, per non male. I discount hanno scoperto i vini, dichiara al giornale di Monaco Monika Reule, direttrice del Weininstitut tedesco. In media, il cliente tipo compra al supermarket vini che costano 2,92 euro a bottiglia. Ma catene come Lidl o Aldi per attirare la clientela di fascia superiore mettono in catalogo anche vini di qualit. La Lidl ha offerto una bottiglia di Bordeaux, dolce per assecondare i gusti nazionali, al prezzo di 349 euro. rimasta invenduta, anche in internet, ma stata usata come specchietto per le allodole. Come dire, da noi trovate di tutto per tutti i gusti e tutte le borse. Si cerca di favorire la produzione nazionale, che da anni in difficolt. I produttori sono 17 mila, tremila in meno rispetto al 2010. Ma il prezzo medio, anche nelle vendite dirette in internet, di 6,75 euro, troppo caro rispetto alla concorrenza internazionale. I tedeschi non sono snob e non si fanno ingannare dalletichetta. Allo champagne preferiscono il nostro prosecco, di cui consumano cinque milioni di bottiglie allanno. Un saggio porta il titolo Die Prosecco Generation, che indica i giovani rampanti nati dopo la caduta del Muro o poco prima. Al primo posto per limport troviamo lItalia con il 16%, seguita dalla Francia, nostra eterna rivale, con il 13. Non conduco indagini di mercato, ma uno dei miei amici a Berlino, mi ha spiegato: Offrire un vino francese caro perch ha unetichetta prestigiosa di cattivo gusto. Cosa da snob. Meglio offrire un vino dal nome poco noto. ma scoperto da noi in vacanza, in Italia. Non lha detto per farmi piacere. Il 45%, come Helmut Kohl, preferisce il vino bianco, con un aumento di due punti nellultimo anno. E amano il bianco profumato e dolce. Il Trocken, il secco, nella versione alla tedesca gi un demi-sec. Una volta per non offrire sempre vino italiano ai miei ospiti berlinesi, trovai un bianco made in Germany, garantito secco. Lo ricordo ancora perch aveva un nome indimenticabile: Gottesfu, il piede di Dio. Non piacque a nessuno. Ma devo una rettifica finale al Bundeskanzler Kohl. Al paese suo, per ovvi obblighi nazionali, beveva il vino del posto, ma a Bonn e a Berlino i suoi locali preferiti erano italiani. E pasteggiava con un bel bianco secco del Veneto o della Toscana. Perfino siciliano. Sono un testimone oculare.
Autore: Roberta Giardina


19 Marzo 2018, ore 18:22

Quotidiano Nazionale
Ornellaia, un vino da asta record Bolgheri: 10mila sterline da Christies per un lotto di bottiglie del 2015... Un campione come Ribot ad Ascot. Bolgheri vince a Londra con uno dei suoi pi grandi vini: Ornellaia raggiunge quotazioni record alla prestigiosa asta internazionale Christies I vini delle grandi annate sanno come imporsi in modo naturale, senza forzature, il loro equilibrio permette loro di brillare senza doversi ostentare dice Axel Heinz enologo e direttore della Tenuta Ornellaia a proposito dellannata 2015 del grande rosso ottenuto dai vigneti sulle colline che guardano il mare. Un particolare importante perch in estate le alte temperature vengono mitigate dalla brezza marina consentendo una maturazione graduale delle uve senza cotture nelle ore pi calde del giorno e poi, il riflesso del sole sul mare, la sera, permette di prolungare la luce e lenergia ceduta ai vigneti. I vitigni bordolesi, cabernet sauvignon, cabernet franc, petit verdot e merlot hanno fatto la fortuna vinicola di Bolgheri, ma solo pochi, in vigna e in cantina raggiungono le vette pi alte con assemblaggi e maturazione in barrique sempre pi vicini alla perfezione. Protagonista dellultima asta a Londra stata lannata 2015 con una bottiglia balthazar (da 12 litri), un formato speciale che corrisponde a 16 bottiglie classiche da 0,75 litri, battezzata con il nome di Il Carisma da Ornellaia e dotata di unetichetta disegnata dallartista sudafricano William Kentridge. Il Carisma stato battuto a 3600 sterline, che corrispondono a circa 4mila euro. Ma il risultato complessivo dellasta, in cui sono stati battuti vari lotti, che d il valore del marchio Ornellaia. Ad esempio un lotto da sei Ornellaia 2001 stato aggiudicato per 6 mila sterline, pari a oltre mille sterline a bottiglia (oltre 1100 euro). Ornellaia, spiega Stephen Mould, direttore del dipartimento europeo del vino di Sothebys stata venduta alle aste di Sothebys Wine London sin dagli anni Novanta e il prezzo medio per bottiglia salito dalle 52,48 sterline del 2008 alle 117,09 sterline dello scorso anno, sfiorando in alcuni casi le 200 sterline, come avvenuto nellasta del 9 dicembre del 2015, e superandole come nel caso del Carisma (225). E il settore delle aste del vino non solo un passatempo per ricchi appassionati, ma un settore economico da non sottovalutare. In totale nel 2017 Sothebys ha ricavato con il vino 63,83 milioni di dollari, di cui 22,94 milioni a New York, 24,5 a Hong Kong e 16,38 a Londra. Per Bolgheri Ornellaia invece significa, oltre che prestigio internazionale, decine di posti di lavoro e un sicuro richiamo turistico con tantissimi visitatori che vogliono vedere da vicino i vigneti e il territorio. La tenuta, che fa capo alla famiglia Frescobaldi, ha chiuso il 2017 con ricavi in crescita del 3,5% ed lunica azienda vinicola italiana - spiega lad Giovanni Geddes da Filicaja - ad essere proposta da Ngociants francesi. Anche a Bordeaux si tolgono il cappello davanti a una nostra bottiglia.
Autore: Luca Filippi


16 Marzo 2018, ore 18:25

Corriere della Sera
Michele e Violante Le nostre bottiglie con la Puglia nel cuore ... Dalle campagne del Tavoliere il progetto dellattore assieme ai figli e a Volpone, amico di una vita... Una promessa fatta quarantanni fa in terra di Puglia quella tra Michele Placido e il suo amico e compaesano Domenico Volpone che si realizza soltanto oggi, con radici profonde nella tradizione ma guardando al futuro e al mondo globale. Un sogno che diventa realt con i primi vini Placido Volpone prodotti nella campagna di Ascoli Satriano, tra il Tavoliere e il Gargano dove Placido non ha mai smesso di tornare. Siamo due famiglie numerose con cinque figli a testa, determinate a valorizzare una terra ricchissima nellagroalimentare, dallolio al pomodoro, ai pastifici, ai carciofi. E poi sono campagne uniche, dove passeggiando calpesti erbe spontanee come lampascioni, rucola, rape - racconta lattore - e dove dimorano i resti del sito archeologico di Herdonia o gli antichi mosaici di Villa Faragola, proprio a ridosso dei terreni. Sei le etichette presentate in anteprima a Roma (saranno commercializzate soltanto dopo il Vinitaly) che vedono al centro variet autoctone come il Nero di Troia. Protagonista della linea Vini in purezza il Faragola, un nero di Troia vinificato in ros, il pi amato da Violante Placido: il mio preferito, un gusto fresco, delicato, come il colore - spiega lattrice -. Il grande Mimmo si sempre occupato delle vigne con amore e la terra, se ben trattata, regala frutti splendidi. Sono orgogliosa di appartenere a questi luoghi anche se non ci sono nata e questavventura mi permetter di conoscerli meglio. Della stessa linea il Cinque Figli 2017 (100% Falanghina) e Rosone 2016 Igp Puglia, un Nero di Troia in purezza che prende il nome (e il disegno in etichetta) dal rosone della cattedrale di Troia, capolavoro romanico a pochi chilometri da Foggia. Tra i Vini dautore, il Rosato 2017, gusto fruttato ottenuto da uve Sangiovese (50%) e Aglianico ( 50%) senza macerazione, Rosso e nero, nato dellincontro tra Sangiovese e Nero di Troia, e infine Falanghina (Falanghina Igp Puglia 100%). Prove di botte per altri due titoli: Mim e Beniamino, ancora in affinamento. I vigneti Placido-Volpone sono da un anno a conversione al biologico e la cantina pugliese sperimenta per la prima volta al mondo la certificazione Blockchain in collaborazione con Ernst&Young: un sistema virtuale che permette di verificare tutte le attivit, dalla vigna alla bottiglia. I nostri ragazzi capiscono il valore della continuit tra generazioni conclude Michele - ognuno di loro dar il suo contributo. Mio figlio Michelangelo si occuper di marketing e promozione, insieme a Gerardo Volpone.
Autore: Flavia Fiorentino


15 Marzo 2018, ore 18:27

Il Sole 24 Ore
Cresce del 15% lexport dei grandi rossi italiani ... Vino. La sfida Usa... Negli ultimi cinque anni lexport di vini rossi cresciuto a valore di oltre il 15%: il Giappone, con un +20%, il Paese in cui il valore medio delle bottiglie aumentato di pi, ma anche negli Stati Uniti si registrata una crescita del 10%. E gli Usa, con oltre 12,5 milioni di ettolitri di consumati ogni anno, sono il secondo mercato al mondo dopo la Cina per consumo di rossi premium. A rivelarlo una ricerca commissionata a Wine Monitor di Nomisma dalle Cantine Pasqua, che registra anche lo sprint dei grandi rossi italiani sul mercato americano. vero infatti che per volumi il Bordeaux francese mantiene ancora un export quasi doppio rispetto alla somma delle Dop toscane, venete e piemontesi insieme (1,88 miliardi di euro contro 1,07 miliardi). Tuttavia, mentre nel quinquennio 2012-2017 i Dop italiani sono cresciuti nellexport, i Bordeaux sono diminuiti di circa il 12%. Con una quota superiore al 20%, gli Stati Uniti rappresentano oggi il primo mercato per i vini rossi italiani. In particolare, tra quelli con gradazione alcolica superiore ai 40, lItalia primeggia con una quota di mercato del 27% e no milioni di dollari di export, il 57% in pi rispetto al 2012. La Francia, allopposto, detiene una quota del 15% e negli ultimi cinque anni ha fatto registrare un calo del 3%. Per lItalia particolarmente significativo si rilevato lexploit del Texas, dove le importazioni divino negli ultimi anni cresciuto del 74%.


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San Floriano del collio (GO)

Temp: 27°
Precip: -
sereno Est Est Est:
Montefiascone (VT)

Temp: 22°
Precip: -
poche nubi Etna:
Castiglione di Sicilia (CT)

Temp: 21°
Precip: -
sereno Franciacorta:
Erbusco (BS)

Temp: 28°
Precip: -
quasi sereno Frascati:
Frascati (RM)

Temp: 25°
Precip: -
sereno con veli Friulano:
Cormons (GO)

Temp: 28°
Precip: -
quasi sereno Greco di Tufo:
Tufo (AV)

Temp: 24°
Precip: -
sereno Lacrima di Morro dAlba:
Morro d'alba (AN)

Temp: 24°
Precip: -
sereno Lambrusco:
Modena (MO)

Temp: 26°
Precip: -
sereno Molise:
Campomarino (CB)

Temp: 20°
Precip: -
sereno Montepulciano d'Abruzzo:
Chieti (CH)

Temp: 20°
Precip: -
sereno Morellino:
Scansano (GR)

Temp: 25°
Precip: -
quasi sereno Nobile di Montepulciano:
Montepulciano (SI)

Temp: 22°
Precip: -
sereno Orvieto:
Orvieto (TR)

Temp: 24°
Precip: -
sereno Primitivo di Manduria:
Manduria (TA)

Temp: 24°
Precip: -
sereno Prosecco:
Valdobbiadene (TV)

Temp: 28°
Precip: -
sereno Rosso Piceno:
Offida (AP)

Temp: 25°
Precip: -
sereno Sagrantino:
Montefalco (PG)

Temp: 24°
Precip: -
sereno Sangiovese di Romagna:
Bertinoro (FC)

Temp: 23°
Precip: -
possibile temporale Sardegna:
Alghero (SS)

Temp: 22°
Precip: 0-5mm
variabile Sardegna:
Cagliari (CA)

Temp: 20°
Precip: -
poche nubi Sicilia:
Menfi (AG)

Temp: 21°
Precip: -
sereno Sicilia:
Pantelleria (TP)

Temp: 16°
Precip: -
poche nubi Sicilia:
Marsala (TP)

Temp: 21°
Precip: -
sereno Soave:
Soave (VR)

Temp: 27°
Precip: -
sereno Suvereto:
Suvereto (LI)

Temp: 27°
Precip: -
quasi sereno Taurasi:
Taurasi (AV)

Temp: 21°
Precip: -
sereno Torgiano:
Torgiano (PG)

Temp: 25°
Precip: -
sereno Trentino:
Lavis (TN)

Temp: 27°
Precip: -
sereno Trentino:
Mezzocorona (TN)

Temp: 28°
Precip: -
sereno Trentino:
San Michele all'Adige (TN)

Temp: 27°
Precip: -
sereno Valle d'Aosta:
Aosta (AO)

Temp: 26°
Precip: -
sereno Valtellina:
Sondrio (SO)

Temp: 27°
Precip: -
sereno Verdicchio:
Jesi (AN)

Temp: 24°
Precip: -
sereno Vernaccia:
San Gimignano (SI)

Temp: 25°
Precip: -
Mezzacorona

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