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Il Meglio dell'Edicola

18 Gennaio 2017, ore 11:45

Italia Oggi
LUiv non d valore ... Mastroberardno spiega la rottura con lUnione vinicola... 20 aziende escono dal sindacato... Far esprimere al vino italiano tutto il proprio potenziale e che oggi non capace di esprimere. Toglierlo dalla terra di mezzo nella quale si trova oggi. Piero Mastroberardino ha risposto alle domande di ItaliaOggi sul perch 20 aziende, tra cui Mastroberardino, Antinori, Masi, Santa Margherita, Ferrari, abbiano lasciato Unione Italiana Vini (Uiv).
D. Cosa vi ha spinto a uscire da Uiv?
R. Nel corso degli anni si avvertita sempre pi lesigenza di una voce omogenea che rappresentasse il mondo del vino, che si mostrasse particolarmente sensibile ai temi dellimpresa, del valore, della marca e del territorio. Contemporaneamente, la sensazione che in Uiv tali fattori invece di tendere ad omogeneizzarsi andassero disgregandosi.
D. Chiedete una voce omogenea, quale ruolo dovrebbe avere?
R. Un ruolo di rappresentanza forte con idee chiare sulle linee di sviluppo atte a garantire condizioni di successo alla nostra filiera per gli anni a venire. Un soggetto capace di concentrare la propria attenzione sui rapporti istituzionali a livello nazionale e internazionale, scevro da condizionamenti derivanti da logiche spurie o prestazioni di servizi non strettamente connessi con il ruolo sindacale. In sintesi, un ruolo definito e chiaro, in favore delle imprese che si impegnano concretamente per la crescita del vino italiano sui mercati.
D. Chi dovrebbe esserci dentro?
R. Tutti i soggetti che convergono sul concept di rappresentanza fondato sui quattro pilastri che dicevo, ovvero impresa, valore, marca, territorio. Abbiamo bisogno di un mondo del vino che elevi il valore delle proprie produzioni e ponga in evidenza il ruolo delle risorse immateriali, quelle che tanto affascinano i consumatori nel mondo e che costituiscono il differenziale vantaggio competitivo del made in Italy.
D. Qual lelemento pi forte che manca al vino italiano?
R. La capacit di tradurre il legame marca-territorio in valore e di riportare quel valore per intero a casa, a remunerare tutti gli investimenti fatti a vario titolo lungo larco dellintera filiera produttiva e commerciale.
D. Quale situazione vive oggi il mondo del vino italiano?
R. Una sorta di terra di mezzo. una filiera che da sempre esprime un enorme potenziale, ma che fa fatica a tradurre tale potenza in atto. Dobbiamo lavorare tutti per accrescere il livello di consapevolezza del consumatore nei confronti dellenorme impegno di crescita qualitativa e competitiva profuso in questi ultimi cinquantanni, pur tra mille contraddizioni che caratterizzano una filiera cos complessa e innervata nel tessuto sociale del nostro Paese.
Autore: Andrea Settefonti


18 Gennaio 2017, ore 11:45

Italia Oggi
Chianti punta su Messico e Far East ... Messico, Cina, Singapore e Corea del Sud, il Consorzio delVino Chianti ha scelto gli obiettivi del 2017. E per la promozione finanziata con i contributi Ocm Vino dellUnione Europea far tappa a Citt del Messico, Hong Kong, Singapore e Seoul. La scelta stata deliberata nellultimo comitato marketing del Consorzio che ha deciso di confermare cos i Paesi dove si era gi registrata unattivit promozionale nel corso degli ultimi anni. Abbiamo deciso di confermare quei Paesi che rappresentano per noi un nodo strategico per lo sviluppo del nostro export, spiega il presidente Giovanni Busi La prima tappa, il 6 marzo, sar a Citt del Messico con un workshop con incontri B2B tra aziende e importatori oltre a un seminario per giornalisti e operatori del settore. L8 maggio il Consorzio voler in Cina, a Hong Kong, in occasione di Prowine Asia 2017. Il 15 maggio il Consorzio torner a Singapore per organizzare un nuovo workshop con giornalisti e operatori del settore mentre il 17 maggio ultimo appuntamento a Seoul, in Corea del Sud.
Autore: Arturo Centofanti


18 Gennaio 2017, ore 11:44

Italia Oggi
Vini francesi in calo competitivo La bocciatura arriva da uno studio condotto da Agrex Consulting e Efeso per France Agrimer Filiera ancorata a vecchi modelli agronomici e di vendita Il paragone con gli Airbus che piace tanto ai manager pubblici di France Agrimer, equivalente alla nostra Ismea, e a quelli privati del Cniv, Comit national des interprofessions des vins appellation dorigine, qualcosa di analogo alla Federdoc di Riccardo Ricci Curbastro (vini di Franciacorta) e di Giuseppe Liberatore (Chianti Classico), viene ripetuto anche questanno (riferendosi al 2016, naturalmente): Abbiamo esportato pi vino francese nel mondo che Airbus. In effetti si tratta di un giro daffari di 8 miliardi di euro, cresciuto del 6,7% rispetto allanno precedente, poco pi di un terzo del fatturato di un settore - la viticoltura - che vale 30 miliardi e resta al primo posto nel ranking delle esportazioni con una quota del 30% in valore ma scende al terzo (dopo Spagna e Italia), con una quota del 14%, quando si passa dalla somma dei contratti al conteggio del-le bottiglie vendute. Allapparenza sembra che tutto se porte bien, che tutto vada bene, ma andando a scavare nelle statistiche, andando a intervistare i player del mercato - produttori e ngociant, commercianti e societ specializzate nellexport vinicolo - come hanno fatto in questi mesi i ricerca-tori di due societ di consu-lenza, la Agrex Consulting di Reims e la Efeso, su incarico di France Agrimer, si ha la conferma di quanto tutti, qui in Francia, ti spiegano a bassa voce ma non dichiarano mai pubblicamente. Vale a dire che la filiera vinicola, nonostante i buoni risultati aggregati (volumi produttivi e fatturato), soffre di un male oscuro che rischia di mandarla in coda a tutte le classifiche internazionali. Se non cambia. E questo male oscuro ha un nome preci-so: perdita di competitivit. Detto pi chiaramente, come fanno gli analisti di Agrex e Efeso, la wine industry francese in tutti questi anni non s rinnovata, n dal punto di visto pi specificatamente agronomico (colture, impianti, processi industriali) n dal punto di vista del marketing (nonostante un savoir faire riconosciuto) e della commercializzazione sui nuovi mercati internazionali, per esempio la Cina (che beve sempre di pi vini australiani) e il Giappone (dove i vini cileni hanno battuto, per la prima volta nel 2015, i francesi e oggi sono al primo posto in classifica). Lofferta francese, scrivono gli autori della ricerca non ha pi quelle caratteristiche di originalit e dimmagine che hanno fatto sempre la differenza tra un Bordeaux e un rosso prodotto, per esempio, dalla cilena Concha y Toros, il colosso da 10 mila ettari e un miliardo di dollari di export. Insomma, in Francia tutto rimasto fermo (o s mosso molto poco) mentre il mercato mondiale del vino cambiato profondamente. Con nuovi prodotti, nuovi blend, nuove etichette, processi produttivi fortemente industrializzati e automatizzati come richiedono gli immensi vigneti del Nuovo Mondo. Si prenda il Cile, per esempio. In pochi anni ha conquistato il 6% del mercato mondiale in valore (al quarto posto dopo Francia, Italia e Spagna) e il 9% a volume grazie a una politica di sistema che ha consentito di concentrare sullexport il 70% della produzione e riuscendo anche a differenziarla - Cabernet, Sauvignon, Carmnre e altri vitigni - a differenza dellArgentina che produce e vende solo Malbec. E qui veniamo allaltro punto debole della viticoltura francese: la sua incapacit di proporre al mercato mondiale (fatto di nuovi consumatori come i cinesi, i giapponesi, gli indiani e tutti gli orientali che si avvicinano per la prima volta al vino) prodotti entry level, a bassa gradazione, adatti ai gusti e ai palati pi giovani. Non si pu vivere solo di Bordeaux, di grandi vini e vecchie glorie, fanno osservare alla Johannes Boube, unazienda di Bordeaux che si occupa di selezionare e acquistare il vino per conto del colosso Carrefour. Fanno anche lesempio della filiera ita-liana proprio per dimostrare che cosa voglia dire, oggi, fare innovazione ricordando la case history del Prosecco che non si sa quanto possa reggere alla lunga ma che, intanto, ha conquistato segmenti di mercato impensabili. La filire italienne a une forte capacit dadaptation la conclusione del direttore acquisti della Boube. Che detto da un manager della gdo, dove si concentrano sempre di pi i consumi vinicoli (in Francia come in Italia), gi una bella soddisfazione.
Autore: Giuseppe Corsentino


17 Gennaio 2017, ore 10:52

Il Sole 24 Ore
Lalimentare si salva con lexport ... Per lanno 2016 stimata una crescita del 5% con consumi interni ancora stagnanti... Lexport agro-alimentare italiano accelera ma la performance si ferma, nei primi nove mesi del 2016, sulla soglia dei 28 miliardi, +3% (+3,1% a 22 miliardi solo lindustria alimentare). Un po meglio del trend di inizio anno ma lontano dal 7,4% del 2015. Del resto comprensibile, dato il rallentamento delleconomia mondiale. La produzione invece risente della stagnazione dei consumi italiani, anche se a ottobre il fatturato dellindustria alimentare rimbalzato del 3,4% su base annuale. Nel comparto alimentare trainanti risultano i settori molitorio, caffeicolo e lattiero-caseario; in retromarcia acque minerali e pasta. La produzione ha stentato a causa di consumi italiani stagnanti - osserva il presidente di Federalimentare Luigi Scordamaglia - ma dobbiamo tener conto anche della componente estera. Ma ora siamo alla svolta, almeno questa la sensazione. E tenendo presente che lexport alimentare viaggia oltre il 3% contro lo 0,5% del dato generale. Secondo Scordamaglia questanno andr meglio e se non rivedremo pi il +6,7% del 2015, la crescita dellexport potrebbe procedere al ritmo del 5% lanno. Nel bilancio dei primi 9 me-si del 2016 dellexport, lufficio studi di Federalimentare sottolinea che allungano il passo gli Stati Uniti con un +3,6%, ma frena la Cina con un disastroso -13,7%, dopo il boom, +24%, del 2015. Il passo migliore quello della media Ue, con un +3,6% e si conferma il consueto vantaggio dellexport di settore rispetto a quello complessivo del Paese. Per gli industriali evidente una netta perdita di velocit rispetto ai consuntivi export del 2015, che avevano raggiunto un +6,7% per lindustria alimentare e un +3,9% per lexport totale. Mentre, a livello europeo, va sottolineato il riaffacciarsi di un simbolico segno pi sul mercato russo, con un +0,6%. A causa dellembargo commerciale incrociato Ue-Russia, lexport alimentare tricolore verso Mosca scivolato dal picco di 562 milioni di euro del 2013 ai 352 milioni del 2015 e ai 240 milioni dei primi nove mesi del 2016. Con pesanti perdite, in particolare, per formaggi, carne e pesce. Prima delle sanzioni commerciali, Mosca aveva raggiunto l11 posto tra gli sbocchi del food & beverage e un peso del 5,2% dellexport nazionale complessivo su quel mercato. Formaggi, salumi e altri prodotti sono esclusi dallembargo - osserva Scordamaglia - ma hanno subito gli scossoni della risi economica russa e del crollo del potere dacquisto. Sanzioni bis A met dicembre le sanzioni Ue alla Russia sono state prolunga-te per altri sei mesi. La decisione piombata non inattesa ma proprio quando i grandi spazi del mercato russo si stanno ria-prendo - sottolinea Scordamaglia - con lassestamento e la lenta ripresa in atto delleconomia nazionale. Occorre disinnescare contrapposizioni frontali che non portano a niente ancora una volta lEuropa sceglie di non scegliere lasciando agli Usa la prima mossa. Nonostante la progressiva integrazione dei mercati europei e russi sarebbe la naturale evoluzione per entrambi. Con Trump cambier qualcosa? Credo di s - risponde il presidente di Federalimentare - ma questi 6 mesi saranno comunque gli ultimi in ogni caso. Il presidente non nasconde che gli spazi di crescita del food & beverage solo esclusiva-mente legati ai mercati esteri e alle prospettive dellexport. Senza un partner fondamentale come la Russia sarebbe a rischio lo stesso obiettivo dei 5o miliardi di export agroalimentare al 2020. Tornando ai dati dei primi 9 mesi elaborati dallufficio studi di Federalimentare, si registrano variazioni positive a due cifre per lexport molitorio (+20,3%) e saccarifero (+20,3%). Seguono caff (+8,2%), oli e grassi (+6,7%) e lattiero-caseario (+5,7%). Sul fronte opposto, si segnalano gli scivoloni di acque minerali (-7,8%), birra (-3,3%), riso (-2,2%) e pasta (-2,2%). I consumi (sempre stagnanti in Italia) sembrano per orientarsi verso produzioni nazionali: nei nove mesi, limport dellindustria alimentare raggiunge 15,3 miliardi di euro, con un calo del -1,6%. Il saldo positivo per 6,6 miliardi, in crescita del +15,6% sullanalogo periodo dello scorso anno. Regole uguali Sul tema scottante delletichetta trasparente i pastai italiani di Aidepi (lAssociazione delle industrie del dolce e della pasta) bocciano linvio a Bruxelles del decreto sullobbligo di indicare lorigine del grano sul-letichetta della pasta. Secondo Riccardo Felicetti, presidente dei pastai di Aidepi, la formula scelta non ha alcun valore aggiunto per il consumatore. Lorigine da sola non in-fatti sinonimo di qualit. Inoltre non incentiva gli agricoltori italiani a investire per produrre grano di qualit con gli standard richiesti dai pastai. Felicetti aggiunge che letichetta individuata invece d informazioni poco chiare e, invece di aiutare il consumatore a fare scelte consapevoli, lo disorienta e confonde. Si vuole far credere che la pasta italiana solo quella fatta con il grano italiano o che la pasta di buona qualit solo se viene prodotta utilizzando nazionale: non vero. La qualit del grano si pu e si deve misurare attraverso la verifica della conformit a specifici requisiti e parametri che dipendono da condizioni del terreno, quelle climatiche, pratiche agronomiche adottate. Per Scordamaglia non ha senso imporre regolamenti nazionali in Europa. Siamo favorevolissimi alla trasparenza in tutte le filiere, ma le regole in Italia non possono valere solo per le nostre imprese e non per i competitor Ue. Felicetti conclude: Questa etichetta nata male potrebbe compromettere la competitivit dellintera filiera della pasta sul mercato nazionale e internazionale. Non incentiva gli agricoltori italiani a investire per produrre grano con standard di qualit richiesti dai pastai. Che rischierebbero cos di lavorare un grano scadente acquistato a prezzi pi elevati.
Autore: Emanuele Scarci


16 Gennaio 2017, ore 11:44

Repubblica Firenze
Vino75, business in crescita Invitalia e Sici ci investono ... fondi di investimento scommettono sulle potenzialit di Vi-no75, lenoteca digitale nata nellincubatore fiorentino Nana Bianca ed eletta dal colosso Alibaba a proprio interfaccia italiano per il mercato mondiale del vino. Invitalia Ventures, specializzata negli investimenti sulle start con maggiori potenzialit di crescita, e Sici sgr, societ di gestione del risparmio indipendente con sede a Firenze in viale Mazzini, hanno deciso di partecipare insieme ai soci fondatori (quattro giovani imprenditori) e ai primi finanziatori (Andrea Merloni, Club Italia Investimenti 2 e Club Digitale) ad un aumento di capitale di Vino75 da 1,5 milioni di euro, che porter ciascuno dei due fondi a detene-re meno del 15% della promettente start up. Vino75 operativa dal 2015, in meno di due anni riuscita a mettere in catalogo 1.500 etichette di 600 produttori, a porta-re sul mercato cinese dieci cantine grazie allaccordo con Alibaba e a fatturare poco meno di 2 milioni, in crescita del 23% al mese e che in appena 4 anni si punta a "ventuplicare" fino sulla soglia dei 40 milioni. Della start up attraggono, dunque, le enormi possibilit di crescita del business. Ma non solo, e non tanto. Per Sici, che ha un legame forte col territorio in chiave di promozione dello sviluppo delle sue eccellenze, Vino75 mostra lattitudine a funzionare da veicolo di una crescita di sistema. Vino75 non un semplice market piace, spiega Guido Tommei, direttore generale della sgr di viale Mazzini presieduta da Daniele Taccetti. Vino75 una vera e propria enoteca digitale che seleziona i vini, va a scoprire etichette sconosciute, stipula contratti di fornitura coi produttori, compra le bottiglie, studia e pianifica le promozioni, vende e consegna in 48 ore ai consumatori di tutto il mondo. E per queste sue caratteristiche, apre per le picco-le cantine uno straordinario canale commerciale, in grado di spalancare per le pmi le porte di mercati che queste aziende non potrebbero mai raggiungere con le loro sole forze. Ad aprile proprio Sici aveva fotografato il quadro di difficolt che attraversa il settore delle medie-piccole aziende vitivinicole toscane. Aveva analizzato un aggregato di 18 di queste cantine con un comune denominatore: guadagnano bene ma spendono tutti gli utili per pagare alle banche gli interessi degli affidamenti ottenuti per investire in cantine, nuovi vitigni e strutture agrituristiche, trascurando per i canali commerciali. Aziende paralizzate. Bloccate dentro i confini nazionali dove i consumi sono al palo. Impossibilitate ad affrontare la promettente sfida dellexport. Laggregato delle 18 aziende fattura 97 milioni di euro e occupa 608 dipendenti. Potenzialmente, un colosso. Che ha una eccellente margine operativo lordo ( 14% di ebitda) ma un indebitamento bancario mostruoso di 234 milioni che si mangia tutta la redditivit: il rapporto tra indebitamento bancario e Ebitda 16,7, quando un rapporto sano e fisiologico sarebbe quello di rimanere sotto il parametro di 4. Ed ecco che per questo tipo di aziende - ma anche per tutto il sistema - Vino75 rappresenta unopportunit per riuscire a distribuire allestero informa semplificata, disintermediata, economica, rapida. Fondata da Andrea Nardi Dei, insediata in Nana Bianca valuta e seleziona i vini tramite i propri sommelier, acquista e fa scorte delle bottiglie pi vendute che restano in magazzino per non pi di un mese, mentre per i vini a pi bassa rotazione stipula procure di acquisto. Stabilisce i prezzi di vendita in base a strategie di posizionamento, con occhio attento ai prezzi della concorrenza. Consegna in 48 ore (prezzo 9,9 euro, consegne gratuito per ordini sopra i 120 euro). Nei pochi mesi di vita, al giugno 2016 aveva gi venduto 174.000 bottiglie con uno scontrino medio di 140 euro a ordine. Ha 400.000 iscritti alla piattaforma. E ora punta a rifornire non solo singoli consumatori appassionati di vi-no ma anche enoteche e ristoranti in tutto il mondo. Superfluo sottolineare che laccordo con Alibaba, che ha scelto Vino75 come enoteca digitale dal mercato dei vini italiani, sia il fiore allocchiello della start up insediata in Nana Bianca. Questo accordo - spiega Andrea Nardi Dei - ci ha consentito nel 2016 di portare 10 cantine sul mercato cinese. Nel 2017 lavoreremo per portarne almeno 100. E c chi scommette che questo possa dare la spinta ai segmenti pi fragili delleconomia toscana del vino e dellagroalimentare, a micro aziende eccellenti ma senza gambe per correre.
Autore: Maurizio Bologni


15 Gennaio 2017, ore 11:45

LEspresso
LExtrme rappresenta per la linea Palazzo Lana, vertice qualitativo della Guido Berlucchi, lestremizzazione della maison bresciana. Un blanc de noir (pinot nero) dalla sferzata transalpina, vigoroso e verticale come pochi. Il Franciacorta Extreme Extra Brut 2007 (50 euro) rappresenta al meglio lo stile di questa etichetta. Un naso giocato sui toni di mela acida e agrumi vividi (pompelmo e limone) anticipa una beva dallacidit vibrante, che sinnesta in una succosit che denota cura delluva e scelta del terroir.
Autore: Paolini & Grignaffini


14 Gennaio 2017, ore 12:59

Il Sole 24 Ore
Vino, scontro Governo-Regioni sui fondi Ocm... Promozione. Vertice il 23 gennaio ... Non cala la tensione sulla spesa dei fondi Ue per la promozione del vino italiano allestero. Dopo i 13 ricorsi al Tar sulla prima graduatoria nazionale e i tentativi del ministero delle Politiche agricole di superare lempasse i 102 milioni restano bloccati. A settembre in seguito alle prime contestazioni delle cantine escluse il Mipaaf aveva rivisto la graduatoria degli assegnatari e a fine 2016 aveva inoltre lanciato un nuovo bando nel quale recuperare gli esclusi. Ma nonostante tutto ci la matassa resta intricata. Oggetto dei ricorsi di ottobre era stata la definizione di nuovo beneficiario al quale garantire una priorit nellaccesso ai fondi. Priorit che non sarebbe stata rispettata nella prima graduatoria predisposta dal Mipaaf. Da qui i ricorsi e la revisione della graduatoria in attesa del pronunciamento di merito del Tar atteso per il prossimo 21 marzo. Tuttavia, le aziende che hanno ricevuto i fondi non avviano gli investimenti per timore di una nuova decisione dei magistrati amministrativi che possa rimettere in discussione i finanziamenti. E sono bloccati anche i bandi delle regioni (che gestiscono i 2/3 del ricco budget annuale) che chiedono delucidazioni sulle misure da intraprendere e le priorit da assegnare per non rischiare nuovi contenziosi. un quadro sconsolante - spiega il responsabile vitivinicolo della Cia, Domenico Mastrogiovanni -. Tutto fermo mentre i nostri competitor di Francia e Spagna vanno avanti. E questo rischia di lasciare il segno nelle nostre quote di mercato allestero. Ad agitare ulteriormente le acque anche lipotesi emersa nei giorni scorsi che gli assessori regionali abbiano chiesto un incontro al quale i tecnici del Mipaaf non si sono presentati. Le regioni chiedono inoltre lumi sul capitolo dei progetti multiregionali - aggiunge Mastrogiovanni - si tratta di programmi finanziati con la dotazione nazionale fino a un tetto di 4 milioni. Ma se si supera tale tetto non chiaro se dovranno intervenire le risorse regionali. Il ministero non ha alcun problema a incontrare le Regioni - spiega il capo dipartimento Mipaaf, Luca Bianchi - abbiamo appena convocato una riunione per il 23 gennaio. Il principio da seguire per evitare di finanziare progetti che non ne abbiano diritto ed eliminare rischi di duplicazione dei finanziamenti quello della partita Iva Una singola partita Iva non pu concorrere due volte agli stessi contributi n se stata gi finanziata in passato pu risultare tra i nuovi beneficiari. Le Regioni godono di autonomia, la utilizzino. Il ministero non si pu sostituire nella redazione dei bandi. Sui progetti multiregionali la priorit spendere le risorse. Negli anni scorsi il budget gestito sul territorio non stato utilizzato al 100% ,questo il principale obiettivo del ministero e dovrebbe esserlo anche delle Regioni.
Autore: Giorgio DellOrefice


14 Gennaio 2017, ore 12:59

Io Donna - Corriere della Sera
Sangiovese Cabernet Sauvignon 2012 ... Marche IGT Cantine Terre Cortesi Moncaro Montecarotto, Ancona... Da quando conosco Chris Blackwell (produttore discografico inglese, ndr), fuggo ogni anno in Giamaica, al suo Goldeneye Resort, per una settimana. Ebbene, sulla veranda del ristorante sorseggiamo vino italiano. Un rosso servito molto freddo: colore rubino brillante, al naso piacevolmente fruttato, in bocca ha la giusta acidit e una lieve pienezza che permettono di goderlo cos freddo con il pesce alla griglia e con un Goldeneye club sandwich. Mi domando: chi produce questo vino perfetto da bersi, tutto il giorno, in un paese caraibico dove il rum imperversa con i suoi drink favolosi? Scopro che arriva dalle Marche e che il tocco in cantina del mio amico Riccardo Cotarella, il Michel Rolland italiano. Grazie a lui, sar pi pronto ad affrontare (il 14 febbraio, in Umbria) un convegno sulluso dei vitigni autoctoni italiani nel mercato globale.
Autore: Gelasio Gaetani dAragona


13 Gennaio 2017, ore 12:44

CORRIERE DELLA SERA
Un prosecco per illuminare i brindisi speciali ... Dallidea di due ragazzi, non ancora ventenni, nato Luminour... Unetichetta per illuminare brindisi speciali. nato con questo spirito Luminour, il nuovo Prosecco Docg della cantina Fioravanti Onesti, della famiglia Persico Frova. Viene prodotto dal 2016 da una selezione di uve glera, in provincia di Treviso, da vigneti coltivati seguendo i dettami della viticoltura biologica. A rendere singolare questo prosecco, dal gusto fruttato, il fatto che la bottiglia sia dotata di un piccolo pulsante per accendere letichetta, facendola illuminare con toni che spaziano dal blu, allarancione, fino al rosa neon. Un modo per creare unatmosfera speciale e dare una veste giovane a un prodotto classico, spiegano i fratelli, quasi ventenni, Enrico e Rocco Persico Frova, che hanno ideato la linea .


13 Gennaio 2017, ore 12:44

CORRIERE DELLA SERA
Io, americana, scelgo i vostri vini migliori. Ecco su quali scommetter questanno ... Parla Monica Larner, che per Wine Advoctate do i voti alle bottiglie italiane... Nel suo ufficio pieno di casse di vino a poca distanza dal Colosseo, stappa 3.000 bottiglie lanno. Per ogni vino una scheda e un punteggio in centesimi. Monica Larner arrivata da Hollywood a Roma nel 1981, a 11 anni, assieme al padre Stevan, regista (Radici, Uccelli di rovo, Visitors).
Sul balcone di Piazza Venezia, a Roma, Stevan Larner gir le scene di Mussolini per il telefilm Venti di guerra. Lo spirito di Ernest Hemingway, soldato in Italia e gran bevitore di Valpolicella, contagi la famiglia, portando prima i genitori e pi tardi i figli sulle strade del vino. Dopo la laurea in giornalismo a Boston e New York, Monica tornata in Europa, diventata sommelier e ha recensito 16 mila vini. A Natale era a Santa Barbara, California, nel ranch di famiglia (60 ettari) acquistato dai genitori per produrre vino. Ora alla guida c il fratello Michael.
Dal 2013 la responsabile per lItalia di Wine Advocate, il gruppo del guru della critica enologica, Robert Parker. La proposta di assunzione gli arrivata via mail: Si prega richiamare. La presi per uno scherzo e non risposi per giorni - racconta Monica - poi mi decisi e scoprii che, con la tenacia di agenti della Cia, avevano indagato su di me, sui miei articoli e sullassenza di conflitti di interesse. Cos diventata la donna che pu cambiare il destino di unazienda. Ora un suo 100/100 assegnato a un vino scatena una tsunami commerciale, unonda che parte dagli Stati Uniti ed in grado di sommergere di ordini una piccola cantina. successo cos a Montalcino, nel 2015 con il Brunello Tenuta Nuova 2010 di Casanova di Neri ed il Brunello Madonna delle Grazie 2010 del Marroneto.
Nel 2017 su quali zone punterai?
Mi occuper in modo democratico di Nord, Centro e Sud. Per la Basilicata ho un particolare amore, il Vulture e il suo Aglianico mi affascinano. Punto sul Nerello Mascalese dellEtna, dove vado spesso. Pu conquistare nuove frontiere. Continuer a girare in Piemonte, Veneto e Toscana, dove ci sono denominazioni che offrono qualit incredibile. Sono interessata ai grandi cambiamenti del Fiano, un vitigno capace di longevit. Mi occuper di Sangiovese toscano, Brunello e oltre: ora pi che mai riesce ad esprimersi nelle differenti microzone. Sono colpita dallevoluzione del Chianti Classico. A Nordest mi aspetto risultati interessanti per Friulano, Malvasia, Sauvignon e Pinot bianco.
Quali novit ti aspetti dalle aziende italiane?
Sono curiosa di vedere come le grandi affronteranno il cambiamento generazionale: Antinori, Tenuta San Guido e le altre. I figli degli attuali patron hanno viaggiato, parlano le lingue, hanno frequentato scuole enologiche. Sar interessante vedere se ci saranno cambiamenti stilistici. Hai appena scritto un lungo articolo sulle cantine italiane comprate da stranieri. Le vendite continueranno?
Credo di s. Il mercato fluido in tutto il mondo. Produrre vino non costa molto. Ma per venderlo, ora bisogna spendere di pi. Bisogna viaggiare. Investire in biglietti aerei, hotel e ristoranti. Avere a che fare con il cambio monetario. Per le aziende piccole sempre pi impegnativo. Quelle pi grandi sono pi agili e pi pronte: sono favorite. Un fenomeno che nel 2016 ha avuto una forte accelerazione.
Ci sono affari in vista?
Gi si parla di altre acquisizioni. In Piemonte e Toscana, ma soprattutto in Piemonte. C una fortissima tradizione in Italia che prevede la trasmissione delle aziende da padre in figlio. Ma nel 2016 c stata una rottura violenta di questo schema con la vendita di Vietti (Barolo). Il ghiaccio stato rotto. C stato un contraccolpo affettivo, perch sono state colpite famiglie storiche. Spiace che i custodi della terra perdano le loro propriet. Perch il senso di magia del vino sempre collegato a chi lo ha creato.
Ma larrivo degli stranieri nelle cantine italiane positivo e negativo?
Rappresento un ponte tra gli Stati Uniti e lItalia, il mio Paese crede che sia positivo laumento delle esportazioni dallItalia. Certo, il vostro un Paese unico per il vino: tante denominazioni, un enorme patrimonio genetico, un senso di tipicit territoriale forte. Se chiedi a un giovane quando potare le viti lo sa: ogni famiglia ha qualcuno in famiglia che si occupato di vino. Ma qualcosa cambiato: ora le cantine di Langhe, Montalcino e Bolgheri sono blue chip per gli stranieri.
Autore: Luciano Ferraro


13 Gennaio 2017, ore 12:30

Quotidiano Nazionale
Gadget Gallo Nero taroccati. Maxi sequestro della Guardia di Finanza ... Circa 6.000 articoli, tra cui magliette e grembiuli da cucina raffiguranti lo storico simbolo del Gallo Nero, ma tutti contraffatti, sono stati sequestrati dalla Guardia di Finanza di Siena.


12 Gennaio 2017, ore 14:40

Italia Oggi
Settesoli per il Parco di Selinunte ... Cantine Settesoli, la comunit di 2 mila viticoltori siciliani di Menfi, sulla costa sud occidentale della Sici-lia, lancia una campagna di finanziamento per il Parco Archeologico di Selinunte, acropoli greca del VI secolo a. C. Liniziativa rientra negli obiettivi di Cantine Settesoli, che da sempre promuove anche uno sviluppo turistico del territorio. Selinunte la pi grande area archeologica dEuropa, estendendosi per 310 ettari, di cui solo il 10% fruibile, e comprende numerosi templi, santuari e altari. Il progetto Settesoli sostiene Selinunte raccoglier fondi per migliorare principalmente il tempio C, il pi importante dellintero parco per valore storico e architettonico, attraverso lavori di restauro, la creazione di un percorso di visita e mi impianto di illuminazione. Per riuscire in questo intento, da settembre 2016 tutte le bottiglie Settesoli hanno un collarino che comunica loperazione: acquistando una bottiglia sar possibile contribuire con 10 centesimi. Su www.settesolisostieneselinunte.italtri modi per sostenere il parco.


12 Gennaio 2017, ore 14:39

Il Sole 24 Ore
Allestero boom di brindisi con spumanti tricolori ... Gli spumanti tricolori sono stati protagonisti nei brindisi degli italiani nelle Festivit appena trascorse ma soprattutto hanno spopolato allestero, con il prosecco gran protagonista. Su 10 bottiglie italiane stappate allestero in queste Festivit, infatti, sei sono state di Prosecco, due di Asti, meno di una bottiglia metodo tradizionale (quasi solo Franciacorta e Trentodoc), pi di una con altro metodo italiano. A rendere noti i dati, lOvse, lOsservatorio economico dei vini effervescenti italiani. In 11 anni si passati da 100 milioni di bottiglie stappate a 190 milioni, con un valore al consumo triplicato a circa 1,7 miliardi di euro (+20% sul 2015). In Usa, Gran Bretagna e Giappone ci si orientati sul brindisi tricolore. In Usa la crescita stata contenuta (+1%), pi marcata nel Sol Levante (+4%), ed stato boom (+10%) in Gran Bretagna. Crescono i brindisi festaioli anche in Francia, in Canada e in nord Europa. Benino in Germania e Austria, quasi stabile in Svizzera. In calo la Cina e la Russia.


11 Gennaio 2017, ore 15:05

Corriere della Sera
Il Nonino ai piccoli destini universali di Pierre Michon ... La giuria presieduta da V.S. Naipaul ha premiato anche lagronoma Isabella Dalla Ragione, lo storico Cyprian Broodbank e il filosofo John Gray... Ogni volta che la giuria del Premio Nonino annuncia i nomi dei vincitori leffetto sorpresa assicurato. Daltronde, si tratta un riconoscimento che per intrinseca natura si pone fuori degli schemi del panorama competitivo-culturale. Insomma, si spazia e si vola alto alla ricerca dei personaggi pi significativi da incasellare nelle quattro sezioni del Premio, istituito da una intelligente famiglia di distillatori friulani. La sede (che profuma di ottima grappa) si trova a Percoto, una manciata di chilometri da Udine. Dunque, i numeri uno della 42esima edizione sono stati scelti da una giuria di qualit, presieduta da V.S. Naipaul, Nobel per la Letteratura 2001. Lunica italiana e unica donna dei quattro vincitori lagronoma Isabella Dalla Ragione, toscana, residente a Perugia. A lei tocca il Nonino Risit dAur (Barbatella doro) 2017. Ama definirsi archeologa arborea, si muove tra archivi, cronache e tradizioni, puntando sulle conoscenze legate al territorio. In perfetta sintonia con il Nonino che dedica la massima attenzione alla civilt contadina e ai suoi sa-peri. Scendendo in campo con piantumazioni e innesti - si legge nella motivazione - con dedizione preserva colori, profumi e sapori antichi salvandoli dal loro oblio. Si va in Francia per incontrare lo scrittore avventuroso che si aggiudicato il Premio internazionale Nonino 2017. Pierre Michon, un signore originale che da giovane ha viaggiato molto, essendosi unito a una piccola compagnia teatrale. Dice di lui la giuria: Considerato un autore di culto... in Vite minuscole (Adelphi) i racconti si trasformano in affreschi dove esistenze apparentemente minuscole diventano straordinarie, paradigmi del nostro esistere, lacci a un mondo ance-strale che lanima profonda della nostra cultura. Nel gruppo, ecco un archeologo e accademico britannico, Cyprian Broodbank, scelto per il Premio Nonino 2017. A un suo libro, Mediterraneo (Einaudi) insgnito del Wolfson History Prize, si aggancia la motivazione: Lopera di Broodbank, ormai considerata un capolavoro della ricerca archeologica storica e geografica sul Mediterraneo, con una scrittura accattivante propone in oltre 600 pagine preistoria ed evoluzione del Mare Nostrum, dalla nascita dellagricoltura allo sviluppo della navigazione e della metallurgia, dal sorgere dei miti arcaici alle suggestioni profonde dellarte e del pensiero Infine, un filosofo-politico inglese per il Premio Nonino a un Maestro del nostro tempo 2017. John Gray: Ha ricoperto cattedre prestigiose alla Oxford University e alla London School of Economics. Tuttavia, nellultimo decennio, diventato anche una delle voci autorevoli del pensiero contemporaneo. Gay ha contestato tesi consolidate nel pensiero sociale e nella storia politica. Ha predetto eventi quali la crisi economica del 2007 e lavvento di governi populisti. La premiazione si terr il 28 gennaio (ore 11) nelle distillerie Nonino a Ronchi di Percoto.
Autore: Marisa Fumagalli


11 Gennaio 2017, ore 15:05

Quotidiano Nazionale/La Nazionale
Operazione di cobranding tra la Scuola SantAnna di Pisa e Tenuta di Ghizzano, a Peccioli. Sono in vendita al negozio dellateneo, tre rossi a fascetta congiunta SantAnna e Ghizzano, che il produttore.


11 Gennaio 2017, ore 15:04

Italia Oggi
In aula a studiare Montalcino ... La sezione distaccata del Bettino Ricasoli di Siena parte il prossimo anno scolastico... Istituto agrario sul territorio alterner scuola e lavoro... Formare professionisti dellagricoltura in un territorio universalmente conosciuto per la sua forte vocazione vitivinicola quale Montalcino. questo lobiettivo del nuovo Istituto pProfessionale agrario che prender il via dallanno scolastico 2017-2018 nella terra del Brunello come sezione di-staccata dellIstituto di istruzione superiore Bettino Ricasoli di Siena (www.iisri-casoli.it), fino a pochi anni fa Istituto tecnico agrario, fornendo una preparazione tecnico-pratica legata al settore agroalimentare e, in particolare, alla filiera viti-vinicola. LIstituto professionale agrario a Montalcino si inserisce nellattivit e nella storia, lunga quasi 70 anni, dellIstituto tecnico agrario di Siena, oggi Istituto di istruzione superiore Bettino Ricasoli, che nel tempo ha formato generazioni di tecnici apprezzati in Italia e allestero e che, recentemente, ha arricchito la sua offerta formativa con lIstituto professionale per lenogastronomia e lospitalit alberghiera con sede a Colle di Val dElsa, sempre in provincia di Siena. Il nuovo indirizzo a Montalcino, spiega Tiziano Neri, dirigente scolastico dellIstituto di istruzione superiore Bettino Ricasoli di Siena, sar una scuola capace di fornire competenze professionali sempre pi richieste nel mondo del lavoro, in un settore strategico per il comparto agricolo senese, toscano e nazionale e per leconomia del territorio. A dare forza al nuovo percorso di studi, come per le altre opportunit formative offerte dal nostro istituto, sar la possibilit di coniugare gli aspetti tecnici e scientifici con quelli umani, aprendosi al territorio attraverso un rapporto forte con le realt produttive. Grazie a questa sinergia e allalternanza scuola lavoro che caratterizza il piano formativo con attivit pratiche in laboratori di analisi, studi tecnici, collaborazioni con associazioni di categoria e consorzi di tutela e lezioni con esperti, lIstituto professionale agrario offrir significative opportunit di lavoro dopo il diploma sia sul territorio, da Montalcino ai comuni limitrofi, che in altre regioni dItalia e paesi del mondo. LIstituto professionale agrario accoglie le richieste del mondo dellimprenditoria montalcinese e preparer una figura professionale in grado di operare a diversi livelli nelle aziende agricole, pronte ad accogliere gli studenti nellalternanza scuola-lavoro che caratterizza lofferta formativa dellistituto.
Autore: Giovanni Galli


11 Gennaio 2017, ore 15:03

Italia Oggi
Il Marsala rischia loblio ... Rischia di sparire uno dei vini storici dItalia, il Marsala. In Sicilia se ne produce sempre meno, anzi pi facile trovarlo prodotto in California. Il Consorzio di tutela, di fatto, dal primo di settembre non risulta pi nellelenco dei Consorzi di tutela, 109, pubblicato dal ministero delle Politiche agricole. Una cancellazione che ha conseguenze economiche dal momento che i produttori non possono accedere ai finanziamenti europei per la promozione e la tutela del vino. E poi ci sono i dati di produzione, in calo, scesi dagli 80 mila ettolitri del 2004 ai 50 mila del 2016, il 30% finisce nellindustria alimentare per la preparazione di piatti, che hanno portato un fatturato di 12 milioni di euro. Per uno dei produttori storici, Renato De Bartoli tutto questo inaccettabile visto che, come so-stiene, il Marsala venduto in giro per il mondo per lo pi falso. Una soluzione possibile sarebbe quella di fondere il Consorzio Marsala con quello del vino Sicilia Doc, ma per adesso laccordo sembra essere lontano. Chi lavora, invece, Francesco Alegna che vuole realizzare un museo del vino Marsala.
Autore: Andrea Settefonti


10 Gennaio 2017, ore 15:43

Italia Oggi
Parmalat, lopa vantaggiosa ... Cos Lactalis nel documento a Consob... Il gruppo Lactalis, che attraverso Sofil detiene l87,74% di Parmalat, ha depositato presso la Con-sob il documento di offerta relativo allopa volontaria sulle residue azioni in circolazione di Parmalat, annunciata il 27 dicembre. Lofferta riguarda il 12,26% del capitale di Parmalat non ancora in possesso delloferente. Essa include massime 52.851.928 azioni destinate ai creditori e 7.034.865 azioni a servizio dei warrant. Il prezzo di offerta pari a 2,80 euro per azione, si legge nel te-sto, rappresenta un prezzo mai raggiunto dal titolo dopo la precedente offerta del 2011 e fino alla data di annuncio dellopa. In particolare, implica un premio superiore allil% rispetto alla media dei prezzi ufficiali dellultimo mese, di quasi il 15% rispetto alla media degli ultimi tre mesi e superiore al 17% rispetto alle medie de-gli ultimi sei e dodici mesi. Il corrispettivo esprime inoltre un multiplo Ev/Ebitda di 11,4 volte, significativamente maggiore del multiplo Ev/Ebitda di 8,7 volte implicito nel prezzo per azione pagato da Sofil nellambito dellofferta 2011 per lacquisto del controllo di diritto di Parmalat. Lactalis ritiene che lofferta rappresenti unopportunit vantaggiosa per gli azionisti di minoranza di ottenere subito un premio significativo e di uscire da un investimento caratterizzato da livelli molto bassi di liquidit, tenendo conto dello storico delle performance del prezzo del titolo. Loperazione finalizzata alla revoca di Parmalat dalle negoziazioni ed condizionata al raggiungi-mento, da parte dellofferente, di una quota pari al 90,5% di azioni Parmalat al completamento dellopa. Lactalis fiducioso di riuscire a incrementare almeno del 2,76% la propria quota in Parmalat. Il 90,5% rappresenta la soglia di sell-out, come stabilito dalla Consob. In seguito allavvio di una procedura di sell-out, indipendentemente dallattivazione di un meccanismo di squeeze-out, lofferente ha gi comunicato lintenzione di non ripristinare un adeguato livello di flottante di Parmalat. Questultima, dopo il completamento del sell-out, sar delistata. Lactalis sottolinea che continuer a investire e a valorizzare Parmalat, anche grazie a una maggiore flessibilit, con lobiettivo di consolidare lespansione del gruppo e dei suoi marchi.


09 Gennaio 2017, ore 15:44

La Repubblica Firenze
Da Coldiretti Sos deflazione Prezzo del grano ridotto a un terzo ... Sei chili costano come un caff Le campagne sono allo stremo Prezzi gi anche per vini e ortaggi ... Se a met settembre un agricoltore toscano doveva vendere cinque chili di grano per potersi permettere una tazzina di caff al bar, adesso ne deve vendere sei di chili di grano, la deflazione in campagna non si ferma, le aziende sono allo stremo, lamenta il presidente regionale di Coldiretti Tulio Marcelli. A settembre Coldiretti segnalava il crollo del 42% della quotazione del grano in appena un anno. La situazione addirittura peggiorata. Ora il valore di un chilo di grano si ridotto ad un terzo - dice Marcelli - Prima si pagava fino a 40 euro al quintale, ora siamo a 15 euro ma a volte anche a 13 euro. La deflazione devastante - secondo Coldiretti - anche per molti altri segmenti dellagricoltura toscana. Annota il presidente regionale di Coldiretti: Il prezzo di certi vini da tavola toscani sceso dell80-90%, lo stesso Chianti passato da una valore di 140-150 euro ad ettolitro a 80-90 euro, le orticole hanno perso il 30-40% del loro valore, lelenco potrebbe continuare. Le cause? Prima di tutto la diminuzione dei consumi delle famiglie, ma anche concorrenza. "Una contrattazione che fissi livelli minimi di remunerazione come stato fatto per il latte" di prodotti esteri che non danno le stesse garanzie di qualit e la contraffazione. I rimedi? Come stato fatto per il latte, una contrattazione che fissi livelli mini di remunerazione del prodotto. In questi giorni unanalisi della Coldiretti - pubblicata in occasione della diffusione dei dati Istat sullandamento dei prezzi che vede per la prima volta dal 1959 lItalia in deflazione - lamenta prezzi riconosciuti agli agricoltori crollati mediamente di circa il 6% nel 2016, ma con punte drammatiche come si visto. Gli agricoltori nel 2016 - sottolinea la Coldiretti - hanno dovuto vendere pi di tre litri di latte per bersi un caff o quindici chili di grano per comprarsene uno di pane ma la situazione non migliore per le uova, la carne o per alcuni prodotti orticoli. Nonostante il crollo dei prezzi dei prodotti agricoli in campagna sugli scaffali i prezzi dei beni alimentari, sono aumentati dello 0,2 % nel 2016 anche per effetto delle speculazioni e delle distorsioni di filiera nel passaggio dal campo alla tavola.
Autore: Maurizio Bologni


08 Gennaio 2017, ore 15:45

La Stampa
Esportazioni, record storico nel 2016 In Francia vola no le bollicine italiane ... Il valore delle esportazioni di prodotti agroalimentari italiani nel 2016 ha raggiunto il record storico, arrivando a quota 38 miliardi di euro grazie a una crescita del 3%. quanto emerge da una proiezione della Coldiretti sulla base dei dati Istat relativi al commercio estero nei primi nove mesi del 2016. Quasi i tre quarti delle esportazioni - sottolinea Coldiretti - interessano i Paesi dellUnione Europea, ma il made in Italy a tavola continua a crescere su tutti i principali mercati, dal Nordamerica allAsia fino allOceania. Solo in Russia lexport continua a soffrire pesantemente gli effetti dellembargo. Tra i principali settori, il prodotto pi acquistato allestero si conferma il vino (per un valore di 5,6 miliardi e una crescita del 3%) davanti allortofrutta fresca (5 miliardi e +4%), ai formaggi (2,4 miliardi e +7 per cento) e allolio che fa segnare un +6%. Balzo in avanti anche per i salumi, con un +8%. I dati mostrano aspetti sorprendenti - dice Coldiretti - a partire del successo del vino tricolore in casa degli altri principali produttori, con gli acquisti che crescono in Francia (+5%), Stati Uniti (+3%), Australia (+14%) e Spagna (+1%). Nella patria dello Champagne, lo spumante italiano fa addirittura segnare un incremento pari al 57%.
Autore: Roberto Fiori


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