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Il Meglio dell'Edicola

23 Giugno 2017, ore 17:57

Italia Oggi
Esselunga, sar una vera svolta La Borsa un bel posto per chi ha idee chiare e ha bisogno di soldi per metterle in atto... Per sistemare la successione e puntare allespansione... Esselunga sar quotata. Qualche giorno fa sarebbe stata respinta unofferta del gruppo cinese Yda Investment Group di oltre 7 miliardi di euro. un valore che include un marchio che diventato, sicuramente a Milano e dintorni, unicona: i punti fragola accumulati per andare al cinema o comprare dal catalogo, la spesa on line consegnata a casa, le figurine da dare a figli, nipotini o amici hanno prodotto un attaccamento dei clienti che non ha spiegazioni razionali e che simile al contenuto emozionale di marchi del lusso o tecnologici. Sicuramente un caso pi unico che raro, per un supermercato. Possiamo immaginare che la quotazione possa essere uno strumento in cui i soci di minoranza liquidano la loro partecipazione mentre i soci di maggioranza, Giuliana Albera e la figlia Marina Caprotti, rimangano come soci di riferimento. Non conosciamo il futuro di Esselunga, n cosa succeder in caso di quotazione, possiamo per gi oggi dire cosa potrebbe essere la quotazione. Intanto potrebbe essere unalternativa alla cessione in blocco. Il boccone appetibilissimo sia perch gli indicatori di performance sono il meglio del mercato italiano, sia perch i milioni di clienti serviti vivono in una delle aree pi ricche dEuropa. Esselunga uno strumento non solo per fare soldi, ma anche per veicolare prodotti alla clientela. A nessuno sfugge che il valore del gruppo vada oltre lutile netto o i dividendi e che ci possano essere ragioni strategiche che non si riducono al rendimento finanziario o economico. In questo senso il Sistema paese dovrebbe essere particolarmente attento prima di trovare tra i banchi del reparto salumeria prosciutti cinesi piuttosto che lombardi. Potrebbe essere unoccasione per il mercato azionario per mettere in vetrina una bella azienda industriale, oltre alle solite banche, non proprio un bel vedere, e utility, non il massimo del divertimento. Il mercato azionario italiano pu mostrare di essere degno di ospitare belle aziende industriali medio grandi; in questo senso gli spazi sono illimitati e si pu iniziare un circolo virtuoso che beneficia la finanza, limmagine del paese e un sistema industriale che si interroga sugli sbocchi delle imprese familiari. Beneficia anche i risparmiatori che comprano azioni sapendo esattamente cosa stanno comprando e che misurano la bont dellinvestimento con la lunghezza delle code alla cassa; un po pi facile dei bilanci bancari. La quotazione potrebbe soprattutto essere il trampolino di lancio per unespansione del gruppo in cui la testa rimanga saldamente a Milano e in Italia. Nessuno ci dica che gli italiani non sanno fare catene di supermercati vincenti. Esselunga ha ampi spazi di crescita in Italia e ampissimi allestero. La Borsa un bel posto per chi ha idee industriali chiare e intelligenti e ha bisogno di finanza per metterle in atto. Il futuro da preda di Esselunga non gi scritto e la borsa pu essere un bel modo per scriverne uno diverso.
Autore: Paolo Annoni


23 Giugno 2017, ore 17:57

Il Venerd di Repubblica
La bottiglia Molti credono che il Veneto abbia solo lAmarone da presentare sul tappeto rosso dei grandi vini. Non cos, basterebbe una sosta a Breganze per concordare. Su terreni di origine vulcanica, i Maculan governano circa 40 ettari, parte di propriet parte in affitto. I vitigni sono indigeni (Vespaiola, Marzemino, Recantina Moscato) e internazionali, ma allocati talmente bene e da tanto tempo da essere considerati autoctoni. Avvi lattivit nel 1947 Giovanni, poi tocc al figlio Fausto, enologo alla scuola di Conegliano. Gi a 13 anni andava a visitare i clienti (ma era un autista a guidare la macchina). Una buona forchetta come lui non poteva che amare il buon viso. Cos, negli anni, ha sfornato il Crosara (magnifico Merlot), il Fratta (blend bordolese), il Palazzotto (Cabernet Sauvignon), lAltura (Pinot nero) mentre Torcolato e Acini Nobili restano tra i vini da dessert pi raffinati dItalia. E intanto ha aperto alle figlie: Maria Vittoria, laurea in viticoltura ed enologia, lo affianca in cantina e Angela, anche presidente del Seminario Veronelli, si occupa del marketing. Nostro vino della settimana Brentino: 55 per cento Merlot e 45 Cabernet Sauvignon. Rubino intenso, bouquet di ribes nero e more. pieno e succoso di garbo e personalit, con un vantaggioso rapporto qualit - prezzo: sui 12 euro a Milano da Enoclub, a Venezia alla Bottiglieria Colonna.
Autore: Gianni e Paola Mura


23 Giugno 2017, ore 17:56

Corriere della Sera
Il manager che inventa la birra milanese dabbazia che sembra champagne Oscar Severi partito da una formula medievale Le nostre sono bollicine (lussuose) di cereali... Una birra - champagne. Che costa fino a 200 euro a bottiglia. Piace al campione Alessandro Del Piero e alla stilista Stella McCartney. Si chiama SoSia, lazienda italiana, la Peel Ne, con base a Milano. Lha ideata Oscar Severi, romagnolo, ex manager di LOreal, ora in forza a Sky. Con le sue giacche rosate e azzurre, Oscar Severi sembra uno dei protagonisti del romanzo Libert di Jonathan Franzen. In una giornata qualunque, davanti allo scattale delle birre vede le lattine che avevano decorazioni diverse, ma che contenevano tutte la stessa bevanda leggera e di scarsa qualit. Come la famiglia del romanzo, anche Severi ha abbandonato le strade sicure (la birra industriale) e politicamente corrette (la birra di nicchia artigianale) per cercare una nuova frontiera. E ha scelto il mondo delle bollicine francesi come punto di riferimento. Una birra di lusso che sembra uscita da una vetrina di via Montenapoleone: una bottiglia scura che nella forma assomiglia a quella di un famoso Franciacorta e unetichetta con la scritta Luxury Beer Milano. Se la prima idea di seguire la scia del vino francese, la seconda un cambiamento radicale del messaggio. La birra , nellimmaginario del marketing, un oggetto del desiderio maschile, come i film western o la fantascienza. Io invece ho voluto una birra aliena, versatile e femminile. Che emozioni ogni donna. Una birra che raccoglie la storia dei prodotti delle abbazie e la unisce al metodo champenoise: la fermentazione avviene nelle vasche e dura un mese, secondo la tradizione belga. Poi, come per lo champagne, laffinamento avviene con lintroduzione del liquer de turage (lievito e zucchero). Infine le bottiglie vengono notate nelle rastrelliere, proprio come quelle delle maison francesi. Il risultato una birra da 7,8 gradi, color ambrato, che ha una acidit che ricorda lo champagne Cristal. Odora di pane e cerali, di nespole e lamponi, fresca e complessa, con una nota di mandorla sul finale. Con una schiuma che resta a lungo impettita nel bicchiere, anche per dieci minuti. Oscar Severi un bocconiano con master a Chicago. Cosa gli ha fatto pensare che ci sia spazio per una birra cos lussuosa? A Chicago e poi ha Parigi - racconta ho iniziato ad appassionarmi del vino. Tornato in Italia sono diventato sommelier. Nel 2011 ho pensato a una birra mia e ho chiesto a Franco Re, il fondatore dellUniversit della birra di Azzate (Varese) di insegnarmi tutto. Quando gli ho detto che volevo produrre una birra come il Prosecco, per tutto il mondo e per tutti i tipi di clienti, mi disse solo che ero pazzo. Qualche giorno dopo ci ha ripensato, dicendomi che si poteva fare. La prima nata stata lOriGinals, birra dabbazia a doppio malto in stile belga, cruda e non pastorizzata, che ricorda il gusto della mela cotogna e dello zenzero. Venti euro a bottiglia, per laperitivo e per i pasti da pescivori. Poi lAlaS (donna nubile, in bretone), una birra bio, vegana e senza glutine, con un bel profumo di orzo. Infine la SoSia, che si abbina a piatti di carne. In totale qualche migliaio di bottiglie, che gi vengono esportate soprattutto ad Oriente. Dove si produce? In Belgio, a Civitella di Romagna e nellhinterland milanese - spiega Severi - laspetto pi importante non il luogo, ma la ricetta. Con Franco Re, che ci ha lasciato cinque anni fa, sono partito da quella dei benedettini del 1200, che producevano birre potenti e ricche, utili a superare i periodi di digiuno quaresimale. Cos nata la mia birra - champagne.
Autore: Luciano Ferraro


22 Giugno 2017, ore 17:55

Corriere della Sera
Esselunga, accordo tra gli eredi i Caprotti la porteranno in Borsa Si chiude il capitolo della successione. Da Citi 1,5 miliardi per le quote dellimmobiliare... A quasi nove mesi dalla scomparsa di Bernardo Caprotti, gli eredi del fondatore di Esselunga hanno trovato laccordo quadro che permette di chiudere il capitolo della successione del gruppo, garantendo stabilit allassetto societario, indispensabile per il futuro del primo gruppo italiano dei supermercati. Che, a sorpresa, prevede a termine anche la quotazione a Piazza Affari come opzione strategica. Magari attraverso un perccorso in pi tappe. Protagoniste, Giuliana Albera, vedova dellimprenditore, e la figlia Marina Sylvia, azioniste con il 70% di Esselunga, che portano a compimento un percorso iniziato a fine aprile con la nomina al vertice della societ operativa, rispettivamente come presidente onorario e vice - presidente. E a conferma dellimpegno, Marina si appresta a traslocare da Londra a Milano con il marito Francesco Moncada per seguire sempre pi da vicino il gruppo e i suoi 23 mila dipendenti. Lintesa, ancora coperta da grande riservatezza, pone fine a lunghi anni di dissidi familiari, stata raggiunta dopo un round negoziale concluso nella notte tra marted e mercoled con la firma, che ora far scattare la successione. Il filo rosso della soluzione in famiglia parte dalla Villata partecipazioni, la cassaforte immobiliare che contiene larga parte dei muri dei 154 store Esselunga. Primo passo, il gruppo acquister per contanti il 45% di Villata dai fratelli Violetta e Giuseppe Caprotti, figli del primo matrimonio del patron lombardo, grazie a un finanziamento di circa 1,5 miliardi messo a disposizione di Esselunga da parte di Citi, ladvisor impegnato a dipanare la matassa degli assetti. Lacquisto delle quote dovrebbe avvenire, secondo alcune fonti, sulla base di una valutazione del l00% di Villata superiore fino al 3o% rispetto a quelle fatte dagli investitori istituzionali prima della scomparsa di Caprotti. Venderanno una quota del 22,5% a Esselunga anche Giuliana e Marina. Il risultato? Esselunga avr in presa diretta una partecipazione pari ai due terzi (67,5%) dellimmobiliare Villata e laltro 32,5% rester a Giuliana e Marina. Esselunga sar cos un gruppo integrato anche sul fronte immobiliare e ricever i flussi costanti che provengono dagli affitti degli store. Secondo passo, Esselunga si fonder con la cassaforte Superit, presieduta dal giurista Piergaetano Marchetti, che ora la controlla al 100%. La societ manterr un profilo patrimoniale solido, visto che il debito sar attorno a due volte il margine operativo lordo del gruppo, pari a 661 milioni nel bilancio del 2016 e previsto in crescita questanno. La firma apposta ieri conclude una lunga stagione di tensioni tra i due rami familiari perch il riassetto far scattare il completamento della successione del gruppo. I fratelli Violetta e Giuseppe si iscriveranno al libro soci di Esselunga. A loro Bernardo Caprotti aveva assegnato il 30%, leredit legittima. Come soci di minoranza, non saranno nel board, dovrebbero ricevere informative periodiche e poi uscire con la quotazione. Lassetto proprietario sar coerente con le scelte di Marina e Giuliana di non vendere. Con un azionista di controllo che con il management guider la gestione operativa della societ presieduta da Vincenzo Mariconda impegnata con 1,8 miliardi di investimenti e sfide come il rafforzamento del progetto di ecommerce. Gli eredi hanno gettato le basi anche per il futuro che contempla lIpo, unofferta pubblica in iniziale alla Borsa Italiana che terrebbe a battesimo uno dei pi grandi gruppi in Europa della distribuzione alimentare, di valore ancora maggiore rispetto al passato perch ora ha lampio controllo del business immobiliare. LIpo farebbe parte di un piano di medio periodo che non esclude passaggi intermedi, come la cessione di quote a un investitore come operazione ponte verso il listino di Milano, che permetterebbe comunque luscita di Violetta e Giuseppe. Laccordo va nella direzione di quanto indicato dal fondatore di Esselunga nel testamento: Auspico veramente che non ci siano ulteriori contrasti e pretese. Che ognuno possa starsene in pace nei propri ambiti. Ci hanno lavorato una ventina di avvocati. Dallo studio Grimaldi per Giuliana e Marina pi Giuseppe Lombardi, a Bonelli Erede per Violetta e Roberto Casati di Cleary Gottlieb per Giuseppe. Che ora dovranno perfezionare una mole di contratti.
Autore: Daniela Polizzi


21 Giugno 2017, ore 17:54

Italia Oggi
A Vinexpo la crisi conclamata Il dg della rassegna, Guillarme Deglise, ammette: in atto una contro - performance sui mercati... Francia vinicola al passo rispetto a Cile, Usa e Australia... Anche se il battesimo del neopresidente del Vinexpo di Bordeaux, Christophe Navarre, che arriva dai piani alti della filiera vinicola francese ( stato per ventanni alla guida di Mot Hennessy, la maison di Champagne del gruppo Lvmh) e quindi, apparentemente, poco adatto allorganizzazione di un evento mass market che attira importatori - esportatori - produttori - colossi del marketing e della comunicazione enologica da tutto il mondo e che ogni anno sfida leterno concorrente tedesco, il Prowein di Dsseldorf, pu dirsi felicemente superato, pur tuttavia questa 36 edizione del grande salone internazionale (nato nel lontano 1981 per una felice intuizione della Cci, la Camera di commercio internazionale di Bordeaux e che si conclude oggi, mercoled 21 giugno), non si pu dire che sia stato un trionfo per la filiera vinicola francese, la prima voce del pil agricolo del Paese con 30 miliardi di giro daffari, vale a dire il 10% del fatturato della wine industry mondiale (che si aggira intorno ai 300 miliardi di dollari con una produzione di circa 270 milioni di ettolitri). Il Paese, che resta pur sempre il primo esportatore del pianeta (giro daffari stimato a 12 miliardi di euro), dimostra anno dopo anno una certa debolezza a sfidare i new comers del vino (dalla California allAustralia al Cile e tra poco anche la Cina che, questanno, si messa in mostra a Bordeaux con una ventina di stand), anzi appare come appesantito, incapace di cambiare e innovare un modello produttivo secolare che, ovviamente, non funziona pi. Per dire, lexport cresciuto s dell1,2% a 12 miliardi di euro, ma questa performance positiva va attribuita quasi interamente al boom del Cognac che ha fatto un balzo a 2,7 miliardi di euro (e il leader di mercato, il colosso Rmy Cointreau, ne ha fatto un altro alla Borsa di Parigi), mentre lo Champagne, il simbolo stesso dellindustria vinicola francese, ha perso il 2,5% delle vendite (scese a 2,9 miliardi di euro) e i vini tranquilli, cio non effervescenti, sono addirittura precipitati del 13,5% a poco pi di 5 miliardi di fatturato (il Bordeaux, altro prodotto simbolo, a 1,6 miliardi e i vini di Borgogna abbondantemente sotto il miliardo, a 780 milioni di euro). Inutile girarci intorno, ammette a denti stretti lo stesso direttore generale di Vinexpo, Guillaume Deglise, un manager quasi obbligato allottimismo di fronte a 2.300 espositori e 40 mila visitatori, si tratta di una vera contro - performance del vino francese. Frutto, innanzi tutto dellaggressivit commerciale dei nuovi concorrenti internazionali (facciamo subito qualche nome: J&R Gallo americana, Penfolds australiana, Concha y Toros cilena), ma anche della perdita di competitivit dei campioni nazionali come il colosso Grand Chais de Frante, basato in Alsazia, 2mila ettari di vigneto e un impianto dimbottigliamento a Petersbach capace di sfornare un milione di bottiglie al giorno. O come il gruppo Castel Frers di Bordeaux, che fa ancora un miliardo di fatturato e vende 4,6 miliardi di bottiglie in giro per il mondo ma guadagna di pi con le sue 12 fabbriche di birra in Africa (in societ con la multinazionale SabMiller) e che, significativamente, s presentato al Vinexpo 2017 con il primo vino dalcolis, tanto per far capire ai lettori di ItaliaOggi che aria tira. Le vin frainais doit relever la dfi de la mondialisation nologique, il vino francese deve accettare la sfida della globalizzazione enologica, mi dice un collega giornalista che ci capisce, Franck Niedercon, corrispondente da Bordeaux del quotidiano economico Les Echos. Partita difficile anche perch i francesi, che a differenza degli italiani, sono dei buoni bevitori (44 litri annui pro capite), hanno cominciato ad apprezzare i vini del cosiddetto Nuovo Mondo. Che ormai rappresentano il 7% del-le vendite nella Gdo, vale a dire 159milioni di fatturato con una crescita, questa s impressionante, del 18% in volume e del 17% in valore secondo le ultime rilevazioni di France Agrimer, lIismea francese. E se Castel Frers fatica a tenere la leadership mondiale della sua etichetta - simbolo, il Malesan, e Grand Chais de France deve fare un accordo con litaliana Villa Sandi per portare il Prosecco in giro per il mondo, gli americani di J&R Gallo (400 milioni di bottiglie e 4 miliardi di dollari di fatturato) hanno gi invaso il reparto vino di Carrefour e Leclerc con il loro Zinfandel, mentre gli australiani della Penfolds (Treasury Wines, quotata alla Borsa di Melbourne) si vantano con i giornalisti di aver venduto 300 bottiglie in due ore al centro commerciale di Levallois - Perret, a nord di Parigi. Senza dimenticare le bottiglie di Constellation Brands che qualche anno fa ha rilevato la Chianti Ruffino della famiglia Folonari e che potrebbe tentare qualche acquisizione anche qui in Francia. Insomma, dura salutare il Vinexpo 2017 con un beneaugurante A la sant.
Autore: Giuseppe Corsentino


21 Giugno 2017, ore 17:54

Quotidiano Nazionale/La Nazione
Russia e Cina, ma il futuro bio Mondo del vino in difficile equilibrio tra produzione e consumi. Questi ultimi tendenzialmente in crescita mentre la produzione mondiale, tendenzialmente, in calo. Lanalisi del Corriere Vinicolo che cita tre diversi report: OIV (Organizzazione internazionale vigna e vino), litaliano Ismea e Rabobank. In particolare Ismea prevede per i prossimi quattro anni una crescita dei consumi mondiali del 4,3%, grazie soprattutto alla sete di vino della Cina (previsto un +21,6%), della Russia (+ 6,1%) e degli Stati Uniti (+ 5,7%). LItalia potrebbe essere il paese produttore che pi pu beneficiare di questo trend, in particolare sul mercato cinese e quello russo, dove cresciamo ma siamo ancora piccoli. Resta il fatto che la Cina la terra promessa di tutti i produttori di vino al mondo e l la concorrenza spietata. La Francia su questi mercati gode di un vantaggio storico, noblesse oblige. Noi ce la giochiamo sul prezzo con altri competitori come Spagna, Sud Africa e Nuova Zelanda ma soprattutto sul binomio qualit/territorio. Per vagli a spiegare ai cinesi la differenza tra sangiovese toscano e romagnolo, tra le bollicine di Franciacorta o Trentodoc, tra il vermentino sardo e quello toscano... E lItalia? Qui, tutti sono daccordo, i consumi interni sono calanti, siamo scesi attorno ai 35 - 36 litri pro capite e l, a parere di tutti, la linea del Piave, non si pu arretrare. Per sempre Corriere Vinicolo ha elaborato i dati Istat e segnala un ulteriore calo (da -1 a -4%) per fine 2017 e 3,7 milioni di ettolitri di minor consumo dal 2011. Allarme rosso, quindi. Il mercato interno non lo si pu lasciar andare. Non si pu stare solo esposti tutti sullexport. La domanda fatidica : durer per sempre la crescita del nostro vino sui mercati internazionali? I campanelli dallarme non mancano: da Brexit al Trump - pensiero. Nomisma ha calcolato che, depurato del fenomeno prosecco, lexploit del nostro export si ridurrebbe a meno dell1% e, dice Denis Pantini di Wine Monitor, quello che colpisce, al di l della corsa degli sparkling, la battuta darresto dei vini fermi che pesano per oltre il 70% sulle vendite allestero del vino italiano. Quindi c tanto da fare, sullestero e in casa nostra. Fare innovazione e intercettare nuovi consumi, nuovi stili di vita. Il biologico in primis. Le vendite di bottiglie certificate bio stanno crescendo a ritmo vertiginoso, 11,5 milioni di euro il valore nella sola Grande distribuzione (+51% rispetto al 2015, a fronte di un tiepido 44% delle vendite di vino in generale). Cantine grandi e piccole si stanno convertendo, qualcuno va oltre e punta al biodinamico. La parola dordine sostenibilit. Come dire: vini buoni da un buon territorio.
Autore: Lorenzo Frassoldati


18 Giugno 2017, ore 17:52

LEspresso
Bottiglia Prodigio sudtirolese per un bianco ancor giovane, nonostante sia messo in commercio dopo oltre 25 anni dalla vendemmia. Il Terlaner Ranty 91 di Cantina di Terlano (circa 3mila bottiglie, 200 euro) a base di pinot bianco in prevalenza, poi chardonnay e sauvignon blanc uno degli assaggi pi eclatanti dell'anno: floreale e gentile ma con stacco roccioso. delicatamente fruttato e con raffinati sentori pepati e speziati, impressiona per una incredibile complessit che si dipana finemente con classe cristallina.
Autore: Paolini & Grignaffini


18 Giugno 2017, ore 17:51

La Stampa
Spumante Classico ... Forum nazionale a Canelli... La seconda edizione forum Questione di Metodo dedicato allo spumante metodo Classico si svolge a Canelli sabato 24. Si parler di un compatto che produce 40 milioni di bottiglie, con un alto livello di qualit e ancora pi grandi capacit di espansione sui mercati soprattutto esteri. All'incontro partecipano Paolo De Castro (in collegamento da Bruxelles); Giulio Bava del Consorzio Alta Langa; Pia Donata Berlucchi (Franciacorta); Michele Rosetti (Oltrep Pavese), Sabrina Schench (Trentodoc).


17 Giugno 2017, ore 17:51

Corriere della Sera
Esselunga non in vendita Lo stop di Giuliana e Marina ... Malgara: ma lofferta del fondo cinese Yida merita attenzione... Lazienda non in vendita. Due righe secche inviate a oltre 500 dipendenti, tra manager e quadri, per confermare la stabilit del quadro azionario di Esselunga dopo lofferta da 7,3 miliardi inoltrata dal fondo cinese Yida. Le hanno scritte ieri Giuliana Albera e la figlia Marina Caprotti mettendo nero su bianco che il loro 70% del capitale non sar ceduto, inviando cos un messaggio che vuole essere rassicurante ai 23 mila dipendenti e alle loro famiglie. Una dichiarazione che assume ancora pi valore perch, secondo quanto anticipato da lEconomia del Corriere della Sera, Marina stata appena nominata vice presidente di Esselunga e Giuliana presidente onorario salite cos al vertice del gruppo dei supermercati fondato da Bernardo Caprotti. Il quadro resta quindi quello della continuit. Almeno per adesso i pretendenti restano in panchina. Si lavora piuttosto per giungere a un accordo di soddisfazione economica con fratelli Violetta e Giuseppe Caprotti, azionisti con il 30%, anche per evitare strascichi legali per leventuale lesione della legittima ereditaria. alle viste un passaggio in quella direzione. A breve dovrebbe essere formalizzato il finanziamento organizzato da Citi e destinato a Esselunga, utile a recuperare risorse per superare limpasse tra i due rami familiari. quindi un no definitivo alla Yida di Pechino? una manifestazione di interesse che merita di essere valutata con attenzione dalla famiglia Caprotti perch consentirebbe a Esselunga di volare sui mercati internazionali, spiega Giulio Malgara, 50 anni trascorsi nel settore alimentare, che ha individuato limprenditore cinese Yida Zhang e il suo fondo da 25 miliardi di dollari impegnati da imprenditori e protagonisti della finanza di Pechino, tutti legati al governo cinese. Lo ha trovato attraverso il figlio Mattia, consulente dal Kuwait per le aziende italiane che vogliono sbarcare negli Emirati, e grazie alla sponda di Luigi Martini, ex pilota Alitalia, poi presidente dellEnav, con un passato lontano di calciatore nella Lazio, ora consulente e molto amico di Yida. Lho incontrato a Milano in aprile e lho portato a visitare gli store Esselunga. un uomo di poche parole ma rimasto affascinato. Ha subito pensato di esportare i negozi in Cina e nel Sudest asiatico per farne una vetrina dellalimentare made in Italy, veicolando anche il settore agroalimentare nazionale. Esselunga produce il 10% dei prodotti che vende. Potrebbero arrivare sugli scaffali con il marchio Esselunga tradotto in cinese. Ci sono 300 milioni di ricchi in quel Paese, abituati al food e ai vini italiani. Penso che lofferta di un concorrente estero confinerebbe Esselunga in Italia che ha invece bisogno di crescere sui mercati. Esselunga troppo grande e bella per stare in un mercato cos piccolo. Lofferta di Yida, 51 anni e investimenti che vanno dalle miniere doro, ai cavalli, centri di golf e polo, al progetto di smart city ad Antigua, generosa. stata calcolata applicando un multiplo di undici volte lebitda di 660 milioni. a premio su concorrenti come Tesco perch ha redditivit e produttivit eccellenti. Yida sa che vale molto. Dopo linvio dellofferta a tutta la famiglia ho parlato con Giuliana Albera, la conosco da 57 anni. Che cosa le ha detto? Lo sai che la nostra posizione che lazienda non si vende. Ma io le ho ribadito che se la famiglia accetta questa operazione si fa.
Autore: Daniela Polizzi


16 Giugno 2017, ore 13:01

Corriere della Sera
Il nuovo cru di Barolo dopo quattro secoli lesordio del Brunella Il lancio con un evento a Bordeaux e un libro Achille Boroli: la nostra strada verso leleganza... La nascita di un nuovo cru di Barolo per gli appassionati di vino come per uno scienziato la scoperta di una nuova forma di vita. La differenza che, solo nellultimo anno, le nuove specie classificate (un orchidea colombiana con le sembianze di diavolo, un pomodoro che sanguina, una formica con unarmatura...) sono state 18 mila. Il nuovo Barolo soltanto uno. A Castiglione Panetto, tra le Langhe ricoperte di vigne. Si chiama Brunella. Sar presentato domenica a Bordeaux nella cantine di Malherbes, che distribuisce grandi vini in Europa (Opus One, Masseto, Solaia). Achille Boroli il vignaiolo che ha inseguito e realizzato lidea del Brunella. figlio di Silvano, fino a qualche anno al vertice della casa editrice De Agostini. Questo vino uneloquente espressione di collaborazione tra umanit e natura. Lo scrive Alan Tardi, prima chef, poi giornalista di vino (anche per il New York Times) e scrittore: lautore del libro che accompagna il lancio del vino. Il titolo: Brunella, la nascita di un cru di Barolo. Il vignaiolo, per Tardi, pu ispirarsi a Cartesio e parafrasarlo: Io pianto la vite, faccio il vino, lo bevo e quindi esisto. Brunella il nome della cascina dei Boroli (dove vive Tardi) e anche della zona. O meglio, della Menzione geografica aggiuntiva del Barolo. Ne esistono meno di duecento, i confini sono stabiliti da una legge, indicano singoli territori del grande rosso. Brunella - racconta Achille Boroli - fino al 2010 non era considerato un cru. Le uve venivano assemblate per il nostro Barolo classico. Poi ho cercato negli archivi le prove che questa era una zona pregiata. Ho trovato un documento del 1666: era descritta come uno dei posti migliori per il vino. Nel 2013 abbiamo iniziato. Brunella un vigneto storico ma finora non era mai apparso su unetichetta di Barolo. Silvano, la moglie Elena e Achille non sapevano cosa avrebbero ottenuto. Ma intuivano che da quei 2,7 ettari sulla parte alta delle collina di Villero, esposti sia a sud, sia ad est e ovest, sarebbe nato qualcosa di diverso dagli altri due Barolo di famiglia, Villero e Cerequio. Il risultato, su cui campeggia unetichetta nera e dorata, un Barolo morbido, setoso e seducente. Un grande esordio. Va nella direzione che vogliamo, leleganza, dice Boroli. Emerge nel bicchiere il carattere fruttato, pur raccontando la potenza della terra da cui proviene. Ne abbiamo prodotte diecimila bottiglie, coster 95 euro in enoteca. Da quando Achille ha concluso gli studi di Economia a Castallanza ed arrivato nellazienda (primo impiego, venditore in Piemonte) tutto cambiato. Soprattutto dal 2012. Dopo una degustazione alla Bottega del Vino di Verona. Con un mio amico stappammo un La Tche 1993. Mi disse che lo trovava perfetto. Chiesi: in che senso? E equilibrato, mi fa sorridere. Ho pensato che anchio volevo fare un vino cos, senza esplosioni, un Barolo che si fa bere. Ha investito in tecnologia e cambiato metodo di lavoro. Ha venduto la cantina di Alba. Ci siamo concentrati sul Barolo. Veniamo dal mondo delleditoria, ma siamo tra le viti da 20 anni. Sono sempre pronto a cambiare: quando mi stato detto, pochi mesi fa, che in cantina cera un impercettibile odore di muffa ho speso 100 mila euro per un rivestimento interno. La cura di ogni dettaglio fa la differenza. Questo mi ha portato al Brunella. Con lo stesso stupore di uno scienziato che scopre una nuova forma di vita.
Autore: Luciano Ferraro


16 Giugno 2017, ore 13:01

Il Venerd di Repubblica
La bottiglia La cantina di Caldaro, nata nel 1906, riforniva la Corte viennese ai tempi di Francesco Giuseppe. Da pochi mesi s fusa con la Ernste und Neue e fornisce numeri di tutto rispetto. 680 soci e 480 ettari ne fanno la realt associativa pi grande in Alto Adige. La superficie totale del vigneto la somma di piccole o piccolissime porzioni, anche meno d un ettaro, coltivate come giardini. Dal fitto elenco di prodotti (bianchi 45 per cento, rossi 55 per cento) isoliamo volentieri un vino poco noto fuori dai confini regionali, forse per colpa del nome del vitigno: Schiava (in tedesco, Vernatsch). Pi conosciuto il Santa Maddalena, che pure proviene dallo stesso vitigno. Fin troppo generoso, una volta: fino agli anni Ottanta si toccavano i 200 quintali di resa per ettaro, ora scesa 75. Vino ideale con i primi caldi: un rosso profumato, moderatamente tannico, di grande bevibilit. Saggiamente in retroetichetta si suggerisce di berlo sui 13/15 gradi. Con che? Con le specialit del luogo (speck, formaggi, carni bianche). Ma non stoner, ve lo garantiamo, su pizza, porchetta, zuppa di pesce, polpi in umido. Nel bouquet si rincorrono violette e frutti rossi, al palato si sente che non vede legno: fragrante, vinoso, chiusura piacevole con lievi note di mandorla amara. A Bolzano da 1000 e un vino. a Milano da Vino al vino sui 9/10 euro.
Autore: Gianni Mura


16 Giugno 2017, ore 12:59

La Repubblica
Esselunga, lofferta cinese riapre la gara dei compratori Il caso. Marina, che con la madre ha il 70%, poco propensa a vendere anche con una proposta da 7,3 miliardi. Tra le ipotesi c la quotazione... Il consiglio di amministrazione di Supermarkets Italiani - la holding della famiglia Caprotti - combattuto di fronte allofferta da 7,3 miliardi di euro arrivata dalla cinese Yida International Investment. Se infatti la proposta per rilevare Esselunga e limmobiliare Villata interessante dal punto di vista economico, non lo da quello industriale dato che il colosso cinese potrebbe apportare al gruppo solo delle competenze nel settore immobiliare e non in quello della grande distribuzione. Fatto sta che ieri le banche daffari sono tornate a farsi vive con i legali rappresentanti della famiglia perch Marina Caprotti e la madre Giuliana Albera sono seriamente intenzionate a trovare un partner industriale per il gruppo italiano e molti rivali esteri sono interessati ad approfondire il discorso e valutare una possibile integrazione, che potrebbe prevedere anche un ruolo per la stessa famiglia. In passato, quando ancora al comando cera Bernardo Caprotti, vari gruppi concorrenti avevano studiato loperazione, da Walrnart a Delhaize passando per Mercadona. Ma alla fine Bernardo Caprotti aveva sempre desistito. Tuttavia, proprio lui nelle sue ultime volont, conscio dellimpegno crescente che comportava lazienda, ha sollecitato la famiglia a trovare una collocazione internazionale per Esselunga. Per Marina Caprotti, che insieme alla madre controlla il 70% dei supermercati e il 55% dellimmobiliare, non si tratta di una decisione facile. Oltre a dover trovare un modo di liquidare i fratelli Giuseppe e Violetta (padroni del 30% di Esselunga e del 45% della Villata), ha la responsabilit di un azienda che d lavoro a 23 mila persone, senza considerare lindotto. E non detto che la soluzione pi facile almeno nel medio termine, non sia quella di quotare lazienda e liquidare i fratelli, magari con una clausola di earn out che permetta ulteriori compensazioni in vista di matrimoni futuri. Intanto lofferta di Yida rester valida fino al 7 luglio, ma Marina non ha fretta, anche se gli avvocati, i manager e alcuni dei pi fidati consiglieri di Bernardo presenti nel cda del gruppo le suggeriscono che un matrimonio industriale la scelta che garantisce migliori prospettive future allazienda fondata da suo padre. Proprio pensando allo sviluppo questanno sia Esselunga sia la Villata hanno deciso di non distribuire un dividendo. Per quanto il bilancio 2016 sia stato da record, la societ guidata da Carlo Salza sta portando avanti quei progetti di sviluppo immobiliare voluti dallo stesso Bernardo Caprotti. Inoltre la sfida delle - commerce potrebbe richiedere nuovi investimenti come quello fatto con il centro di Varedo, sulla Milano - Meda, per ritirare e pagare la spesa ordinata dal web. E la logistica delle - commerce un attivit che richiede un forte impiego di capitale.
Autore: Sara Bennewitz


15 Giugno 2017, ore 13:37

La Repubblica
davvero falce e carrello ... I cinesi di Yida offrono 7,5 miliardi per Esselunga... Il caso/ La cifra record spiazza gli eredi Marina vuole gestire il gruppo, la madre in dubbio, gli altri puntano a vendere... E alla fine lEsselunga di Caprotti potrebbe parlare cinese. Nei giorni scorsi arrivata unofferta miliardaria per il gruppo dei supermercati da parte del colosso cinese dellimmobiliare e dellenergia Yida International Investment. Attraverso i suoi legali, il gruppo avrebbe fatto pervenire a tutti gli azionisti di Supermarkets Italiani e dellimmobiliare Villata, unofferta a nove zeri, sotto forma di manifestazione dinteresse vincolante subordinata ad una due diligence. Si tratta di 7,5 miliardi di euro, il 25% in pi del massimo della valutazione offerta lo scorso settembre dai fondi di private equity Blackstone e Cvc, che avevano valutato il gruppo, prima che venisse a mancare il fondatore Bernardo Caprotti, una cifra compresa tra 4 e 6 miliardi a seconda dellinclusione o meno delle attivit immobiliari da rilevare insieme alla gestione operativa. Lofferta avrebbe colto di sorpresa Marina Caprotti, erede insieme alla madre Giuliana Albera, del 70% del gruppo e del 55% della societ immobiliare che raggruppa alcuni dei centri commerciali affittati alla stessa Esselunga. Contrariamente a quanto scritto dal padre Bernardo Caprotti nelle sue ultime volont che auspicavano una vendita, Marina sembra oggi pi orientata a tenere la propriet e a continuare a gestire il gruppo in modo familiare sotto la guida di Carlo Salza e forte dei 7,54 miliardi di fatturato registrati lo scorso anno. In questottica nel consiglio della societ operativa entrato come amministratore non esecutivo, anche suo marito Francesco Moncada di Patern, affiancando la stessa Marina che vice presidente e la suocera Giuliana che invece presidente onorario. Moncada non era mai stato coinvolto da Bernardo nel gruppo, come del resto non lo era stata nemmeno lultima figlia Marina, a differenza di Giuseppe e Violetta, i figli del primo matrimonio dellimprenditore con Giorgina Venosta. Caprotti ha avuto buon rapporto con il genero, tanto da averlo menzionato - unico tra i parenti acquisiti - nel testamento: a Francesco lascio la mia Bentley perch la faccia diventare veramente vintage. Ma non ha mai voluto coinvolgerlo nella gestione del gruppo di Limito di Pioltello. Nelle sue ultime volont, oltre a disporre nel dettaglio di quadri, beni, ed effetti personali, Bernardo si era raccomandato con i suoi eredi di vendere lEsselunga a un gruppo industriale internazionale, perch riteneva la sua famiglia inadeguata a portare avanti un attivit molto complessa troppo pesante condurla - scriveva nel testamento - pesantissimo possederla. Questo Paese cattolico non tollera il successo. Occorre trovarle, quando i pessimi tempi italiani fossero migliorati, una collocazione internazionale. Ahold sarebbe ideale. Mercadona no. Nessuna menzione, ovviamente, dei compratori cinesi che invece sono spuntati. Caprotti non solo consigliava ai suoi eredi di vendere, ma escludeva possibili soluzioni intermedie, tipo una cordata italiana, preferendo per il bene dellazienda la cessione in blocco a un colosso estero. Lultima riga del testamento era chiara: attenzione: privata, italiana, soggetta ad attacchi, pu diventare Coop. Questo non deve succedere, puntualizzava lautore di Falce e carrello. Limpasse tra i due rami della famiglia ora evidente. Da mesi, gli eredi discutono sul da farsi e mentre Marina orientata insieme al marito ad andare avanti nella gestione - tant che ha deciso di ritrasferire la famiglia da Londra a Milano - la madre Giuliana, che ha vissuto per anni accanto a uomo oberato di lavoro non sarebbe del tutto convinta. E non lo sono nemmeno Giuseppe e Violetta per tuttaltri motivi. La palla ora in mano agli avvocati che stanno provando a trovare una soluzione di compromesso, anche perch stato riscontrata nel testamento di Caprotti una violazione della quota di legittima, spettante per legge a Violetta e Giuseppe. Marina infatti orientata a liquidare i fratelli, ma esiste una grande divergenza tra lofferta economica dei suoi advisor (tra cui Citigroup che dovrebbe organizzare il finanziamento) e la richiesta dei fratelli per la propria partecipazione del 30% in Esselunga e del 45% in Villata. Differenza che alla luce dellofferta ricevuta da Yinda International non solo appare pi che giustificata, ma rischia anche di salire ulteriormente. A complicare le cose anche il fatto che Marina e la madre Giuliana non hanno mezzi sufficienti per liquidare Giuseppe e Violetta, n possono caricare di una simile cifra di debiti Esselunga, senza il rischio di pregiudicare lattivit del gruppo della grande distribuzione.
Autore: Sara Bennewitz


14 Giugno 2017, ore 18:03

Italia Oggi
Il gruppo Campari esce dal business dei vini fermi Luned scorso ha ufficializzato la sigla dellaccordo di cessione, per 20,5 mln euro della cantina Chateau de Sancerre (3,5 mln euro di fatturato nel 2016), a Maison Ackerman, divisione vinicola del gruppo agroalimentare francese Terrena. Laccordo ha gi ricevuto lapprovazione di Safer, i organismo francese per lo sviluppo agricolo, ma sar finalizzato una volta ottenuta anche unulteriore autorizzazione amministrativa. Lo scorso anno il gruppo Compari aveva completato la cessione delle cantine italiane Sella&Mosca e Teruzzi &Puthod e di quelle cilene.
Autore: Luisa Contri


14 Giugno 2017, ore 13:36

Italia Oggi
Oggi nasce la prima Interprofessione della carne bovina ... Dentro ci sono Cia, Confagricoltura, Uniceb e Assocarni... Nasce la prima Organizzazione interprofessionale della carne bovina italiana. Nasce per restituire valore alla filiera e reddito ai produttori, per svolgere azioni per la trasparenza del mercato e promuoverne un consumo sano e consapevole della carne. Due i livelli in cui si articoler la Oi: - le organizzazioni di rappresentanza della produzione, della trasformazione e della distribuzione, e due associazioni di produttori (Aop) riconosciute, rappresentative, a carattere nazionale o interregionale formeranno il consiglio direttivo dindirizzo; - le imprese dei vari settori formeranno i comitati di prodotto, che saranno chiamati allelaborazione di progetti e azioni specifiche. La nuova Oi sar presentata oggi, nella sede della Cia, a Roma, e metter insieme Cia - Agricoltori italiani, Confagricoltura, Uniceb e Assocarni rappresentando cos oltre il 50% della produzione e pi del 75% della macellazione. La struttura e le linee programmatiche saranno presentate dai presidenti Cia e Uniceb, Dino Scanavino e Carlo Siciliani, e da Elide Stancari, presidente FN allevamenti bovini di Confagricoltura. Rompendo col passato e prendendo esempio da realt simili gi presenti in Europa, produzione, trasformazione e industria vogliono dare vita a una struttura snella in grado, tra gli altri compiti, di programmare una strategia precisa condivisa a livello nazionale. Motivo per cui il nuovo soggetto nasce senza chiusure preconcette ma, al contrario, con lobiettivo dichiarato di essere aperta alla partecipazione di tutte le altre organizzazioni di rappresentanza della filiera. Anche per raggiungere una rappresentativit sempre pi ampia, e comunque maggiore del 66%, per poter, secondo quanto previsto dalla normativa, dettare regole valide per tutti nonch accedere ai contributi obbligatori per svolgere efficacemente il proprio programma. Tra gli obiettivi che persegue la nuova Oi c anche la regolazione delle relazioni contrattuali di filiera e la promozione di strategie di qualit relative sia al benessere degli animali sia alla sostenibilit dei processi produttivi, senza dimenticare la regolazione del mercato. Con oltre 10 miliardi complessivi di fatturato e 80 mila addetti, infatti, quello della carne bovina ancora un comparto strategico a livello nazionale. Tuttavia, complici campagne mediatiche spesso condotte in modo non scientifico e laffermarsi di modelli alimentari alternativi, il settore provato da un forte calo dei consumi che fa dellItalia uno dei paesi europei con il consumo pro - capite pi basso: nel decennio 2005 - 2015 sono scesi del 30,4% (passando da 25 a 17,4 chili) e, secondo le stime, scenderanno di un altro 5% nel 2016. Crollati anche i numeri dei capi bovini e le macellazioni passate dal 2005 al 2015 da 1,1 milioni di tonnellate (peso morto) a 772 mila tonnellate (-30%).
Autore: Giusy Pascucci


14 Giugno 2017, ore 13:35

Italia Oggi
Si chiama Wonderfood & Wine il nuovo bando da oltre 1,2 mln euro di Regione Lombardia, che concede contributi a fondo perduto fino a 75 mila euro per finanziare progetti di promozione turistica legati allenogastronomia lombarda. Si tratta di una delle principali iniziative del progetto Sapore in Lombardia per cui lente ha stanziato complessivamente 5 trilli euro, con lobiettivo di raccontare, consolidare, mettere a sistema la ricchezza dellofferta. turistica lombarda in chiave enogastronomica e sostenere gli operatori del settore.
Autore: Luisa Contri


13 Giugno 2017, ore 12:58

Style Magazine
II vino migliore sottacqua lultima frontiera: linvecchiamento in immersione... Tutto cominciato a Chiavari per iniziativa di Pierluigi Lugano, vignaiolo e insegnante di Storia dellarte, che otto anni fa ebbe lidea di far invecchiare il suo vino in mare. Unintuizione nata dallo studio di alcune anfore di et romana, che erano state ritrovate sottacqua con dentro un vino ancora integro. E cos nel maggio 2009 il proprietario dellEnoteca Bisson fece posare 6.500 bottiglie di spumante, riposte in 12 gabbie, sui fondali di Cala degli Inglesi, uninsenatura nellarea protetta del Parco di Portofino. Dopo 18 mesi a 60 metri di profondit, in condizioni di temperatura costante e assenza di luce, le bottiglie vennero ripescate: era nato lo spumante Abissi. Quasi in contemporanea, nellestate 2010, venivano recuperate sui fondali del mar Baltico diverse dozzine di bottiglie di champagne Veuve Clicquot datate al 1840: anche in questo caso il vino si era conservato inalterato. La casa vinicola francese, di propriet del gruppo Louis Vuitton, decise pertanto di creare una cantina subacquea nello stesso punto in cui era avvenuto il ritrovamento, per sperimentare questa tecnica di invecchiamento. Un laboratorio enologico per lo studio della maturazione in mare stato creato anche al largo del porto basco di Plentzia, a una quindicina di metri di profondit. In Francia invece la Chkeau Larrivet Haut Brion ha scelto di far maturare i suoi bordolesi pi pregiati in botti inabissate sui fondali dellAtlantico. Un metodo seguito anche per il Lagunare, un rosso invecchiato in botti di rovere tenute per sei mesi nellacqua salmastra della laguna di Caorle. Nella laguna di Venezia, Gianluca Bisol, il patron dellomonima azienda di prosecco, ha inaugurato infine il primo vigneto sommerso: con le sue quattromila piante di dorona, un antico vitigno autoctono recuperato da qualche anno, che sullisola di Mazzorbo resiste ai periodici allagamenti causati dallacqua alta e al terreno salino. Producendo un bianco pregiato, il Venissa, dal colore dorato e il sapore minerale, le cui quotazioni sfiorano i mille euro a bottiglia.
Autore: Sandro Orlando


13 Giugno 2017, ore 12:58

Quotidiano Nazionale/La Nazione
Campari cede i vini francesi ... Campari ha siglato un accordo per la cessione dei vini francesi Chteau de Sancerre a Maison Ackerman. Il corrispettivo delloperazione pari a 20,5 milioni.


12 Giugno 2017, ore 13:34

Repubblica Affari & Finanza
Heineken: cura friulana per Ichnusa la birra sarda sar una seconda Moretti Soren Hagh, ad del gruppo olandese: questo brand sar adesso cruciale allinterno della nostra strategia in Italia. Puntiamo a farlo crescere seguendo il modello gi sperimentato, che in ventanni ha quadruplicato i suoi volumi... Antonio gira il maialetto infilzato ad uno spiedo dentro a un vecchio camino acceso. Poi stappa unIchnusa e brinda ai 50 anni del birrificio di Assemini e agli oltre centanni di questa birra bevuta dai pastori dellOgliastra come dai pescatori del Sulcis. qui, in un ovile senza corrente, circondato solo da lentischi, ginestre e cinghiali, a diversi chilometri dal primo centro abitato, che il marchio Quattro mori, ha deciso di raccontare ai giornalisti il rapporto quasi ancestrale tra la bionda e lisola. Un legame che ora Heineken, proprietaria del brand, vuole sfruttare usando la forza del Made in Sardegna, per sedurre il mercato italiano e crescere ancora. Gi in passato lazienda olandese, 835 milioni di euro di ricavi in Italia, ha preso delle birre regionali e le ha portate alla ribalta nazionale. anche cos che riuscita a primeggiare nel nostro paese, superando il 28 per cento di quota di mercato. Grazie innanzitutto al brand Birra Moretti, nato in Friuli ma che in ventanni ha quadruplicato i suoi volumi, raggiungendo i circa 2 milioni di ettolitri. E adesso la volta di Ichnusa che di ettolitri ne commercia 640mila quasi esclusivamente in terra sarda. Questo brand adesso sar cruciale allinterno della nostra strategia - spiega Soren Hagh, amministratore delegato Heineken Italia - Puntiamo a farlo crescere seguendo proprio il modello Birra Moretti. Se le cose ripetute giovano, di sicuro Heineken, un consolidato di circa 21 miliardi di euro a livello mondo, 5,5 milioni di ettolitri di prodotto venduto in Italia (anche con marchi quali Heineken, il terzo marchio pi venduto nel paese, Dreher e Desperados), cos che gioca in attacco nella guerra della birra. I competitors sono tutti grandi gruppi. Primi fra gli altri i giapponesi di Asahi, oltre 14 miliardi di euro di ricavi a livello globale, che con Peroni, acquistata solo lo scorso anno, ha il 18,4 per cento di quote di mercato grazie a un portfolio di brand come Nastro Azzurro, Tuborg e Birra Peroni, seconda birra pi consumata lungo lo Stivale. E poi c Ab Inbev, terzo nel nostro paese con una quota di mercato intorno al 9,2 per cento, grazie a marchi quali Becks e Corona. Ma primo colosso al mondo in questo settore, che ha chiuso il 2016 con un fatturato di circa 40 miliardi e nel frattempo si unito ad un altro grande gi tipi), tra i maggiori del pianeta, la SabMiller. Con concorrenti cos, ecco che nemmeno Heineken pu vivere sugli allori. E la carta del Made in Sardegna sembra buona da giocare. Anche per via del grande flusso di turisti che frequenta la regione e dei settanta circoli dei sardi distribuiti lungo lo Stivale, che radunano circa 350mila emigrati che fanno unintensa attivit di promozione dei prodotti isolani. Tanto da aver gi portato Ichnusa oltre i confini regionali facendo un po da testa dariete, facendo leva sullorgoglio sardo che li porta a consumare quando possibile i frutti della propria terra e a farli conoscere. E questo un bene per Ichnusa. Per ora il grosso delle vendite comunque realizzato in Sardegna. Dove si bevono in media 60 litri di birra allanno a persona, il doppio di quanta ne viene consumata in Italia. Ma le cose stanno per cambiare. In questi giorni andr in onda uno spot, affidato al regista californiano David Holm, per lanciare birra Ichnusa sulle principali televisioni nazionali, afferma il brand manager di Heineken, Patrick Simoni, che mostra un video dove si susseguono le immagini di Orgosolo e dei suoi murales, della reggia nuragica di Barumini, del mare di Alghero. Abbiamo poi rivisitato il look delle bottiglie, alcune riportano le foto di chi per Ichnusa lavora, e infine stiamo presentando al mercato una nuova birra non filtrata, racconta Simoni. Prossimo passo distribuire il marchio, acquisito da Heineken nel 1986, soprattutto attraverso i supermercati. Cavalcando il momento pi che favorevole. Il consumo di birra sta crescendo nel nostro Paese. Secondo lOsservatorio costituito da Fondazione Moretti, dal 2010 al 2015 in Italia si registrato un incremento dei consumi pari all8,6 per cento, confermato da un aumento dell1,6 per cento nel 2016 e da uno straordinario +11 per cento nel primo quadrimestre del 2017. Nel 2016 - afferma Andrea Bagnolini direttore di Assobirra - le stime parlano di una quota di consumi pro capite mai raggiunta prima: siamo infatti attorno ai 31 litri per italiano.
Autore: Stefania Aoi


11 Giugno 2017, ore 13:34

LEspresso
Bottiglia Il 1919 lanno di fondazione della cantina Kettmeir, la sua storia si rinnova con uno spumante in cui acidit e struttura fanno da padrone: la Riserva Extra Brut Alto Adige DOC 2011 1919 (38 euro) un affresco di carattere e di territorio, una nuova bollicina di montagna che sa essere intrigante e piacevole, fresca e dinamica. Al naso il profilo accogliente valorizzato da note di fragola e di frutta bianca tropicale, il sorso fresco, la sapidit coinvolgente e la chiusura amaricante quel giusto.
Autore: Paolini & Grignaffini


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