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Aggiornato al 22 Febbraio 2012 ore 18:26

Il Meglio dell'Edicola

22 Febbraio 2012, ore 12:34

LA NAZIONE/IL GIORNO/IL RESTO DEL CARLINO
Il Chianti Classico in festa Antinori torna nel Consorzio … È il “Territorio dell’anno” per 25 mila wine lovers di mezza Europa, soci del club svedese Muskakarna, il più grande sodalizio di amanti del buon bere al mondo. Ha ragione di festeggiare, il Chianti Classico, che celebra alla ex Stazione Leopolda di Firenze la sua 19.a Collection, l’anteprima che apre di fatto la vetrina dei grandi rossi toscani. Ci sono 125 aziende con oltre 450 etichette, ci sono in assaggio un buon 2010 e un’ottima riserva 2009, ci sono dati che parlano ancora di risalita, con le vendite 2011 in crescita sul già fantastico 2010: +4%, con un buon trend di inizio anno. E c’è un posto a tavola in più, nel Consorzio: dopo 38 anni di “aventino”, rientra uno dei produttori storici da più secoli, la maison Antinori, forte di 1,6 milioni di bottiglie nel territorio (sui 18 milioni dell’intero “pianeta”. “Siamo orgogliosi - ha aggiunto il vicepresidente dell’azienda, Albiera Antinori - di tornare, proprio ora che stiamo ultimando la nostra cantina a San Casciano in Vai di Pesa”.



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22 Febbraio 2012, ore 12:33

LA REPUBBLICA
L a bottiglia ... Brut vulcanico per cous cous di pesce ... Un vulcanico blanc de noirs. La famiglia Scamacca del Murgo opera nell’agroalimentare etneo, valorizzandone i magnifici prodotti, trai quali ricopre un posto di primaria importanza la produzione vinicola, in particolare l’intrigante spumantistica. Il Brut 2006, da uve Nerello Mascalese, mostra perlage fine e colore paglierino; intricato l’olfatto con sentori di susina, pera, felce, talco, ginestra e finocchietto. In bocca la bollicina è cremosa, buona l’acidità e golosa la lunghezza fruttata. Ideale per leggerezza di un cous cous di pesce.
Autore: Alessio Pietro Battista


21 Febbraio 2012, ore 12:22

IL SOLE 24 ORE
La Puglia rilancia sulle masserie ... Ospitalità rurale. Pacchetto di risorse da 290 milioni per 350 nuove strutture, stimati 800 posti di lavoro ... La Regione Puglia rilancia sul turismo e sulla nuova imprenditorialità in ambito rurale con il varo di un maxifondo da oltre 290 milioni di euro per lo sviluppo dell’ospitalità e dei servizi di promozione in un territorio agricolo storicamente ricco di residenze e particolarmente richiesto dal mercato. Nel 2011 la Puglia ha superato 13 milioni di presenze, con una crescita dell’8% in un contesto nazionale decisamente improntato alla stagnazione. E l’offerta agrituristica è stato uno dei fattori chiave del successo della Puglia che ha visto incrementare di oltre mezzo punto percentuale, nel 2011, la velocità di crescita delle presenze turistiche. Il settore dell’ospitalità rurale è in pieno decollo. L’Istat ha censito ufficialmente in Puglia poco più di 200 strutture agrituristiche. Secondo stime della Regione vi sarebbero in attività oltre mille realtà riconducibili al business dell’ospitalità rurale che nel nostro paese sviluppa complessivamente un volume d’affari di oltre un miliardo di euro con oltre 11 mila strutture in attività (dati Istat, gennaio 2012). Una ricognizione più ampia perché tiene conto della multiforme realtà dell’ospitalità rurale. Secondo i primi dati elaborati dalla Regione Puglia sui progetti presentati nell’ambito del progetto, si profila la realizzazione di almeno 350 nuove strutture di accoglienza turistica in ambito rurale con la creazione di una rete di oltre 2mila nuovi posti letto. L’impatto sull’occupazione si annuncia importante, vengono infatti previsti almeno 8oo nuovi posti di lavoro, considerando che nell’ambito del programma di incentivazione ricadono anche bed and breakfast, sviluppo di nuove iniziative culturali e di soggetti di promozione turistica sul territorio, soggetti di gestione di circuiti di viaggio. Come ha sottolineato l’assessore regionale all’Agricoltura, Dario Stefano, il business verde, con particolare riguardo all’ospitalità rurale è in piena espansione in Puglia tant’è che, grazie a una nutrita serie di progetti finora messi in cantiere, oltre 2mila giovani hanno sviluppato attività d’imprese in campo agricolo negli ultimi anni. Il perno delle iniziative in questo settore è costituito dai cosiddetti Gal, cioè i gruppi di azione locale. Dal 2007 in avanti sono stati costituiti 25 Gal, che concorrono alla promozione degli investimenti sul territorio nell’ambito del Piano di sviluppo regionale.


21 Febbraio 2012, ore 12:21

LA NAZIONE/IL GIORNO/IL RESTO DEL CARLINO
La strana coppia vivacizza il solito viaggio del gusto ... Nonostante le apparenze, la coppia è ben assortita. Gianfranco Vissani e Michela Rocco di Torrepadula (moglie di Enrico Mentana) conducono su La7 “Ti ci porto io “. E’ il solito viaggio in Italia alla ricerca delle squisitezze gastronomiche, che è stato realizzato almeno duemilacinquecento volte da Mario Soldati in poi. Qui la caratteristica che contraddistingue il programma è appunto la scelta dei protagonisti. Vissani è alto, grande e grosso. Michela è uno stelo di donna, magrissima, esile, quasi invisibile. Ma i ruoli contraddicono le loro caratteristiche fisiche. Vissani parla, s’entusiasma, inneggia, disserta, caldeggia. Michela lo guarda in silenzio con quella faccia un po’ così da ex Miss Italia poi lo infilza con una stoccata (non è difficile, vista l’ampiezza del bersaglio). Torrepadula fa da contrappunto ironico alle solite magniloquenti esaltazioni del cibo italiano, quando non si diverte a spiazzare il corpulento accompagnatore: “Qui c’ho pomiciato”, suggerisce con nonchalance da principessa qual è. È evidente, anche per la sua stessa complessione fisica, che il cibo per Michela non è una fissazione, e che in cucina ci avrà messo il naso due o tre volte. Ma è proprio questo il bello: il suo distaccato umorismo critico tronca sul nascere qualsiasi prosopopea così tipica di questi programmi. E soltanto cibo, sembra che dica, non esageriamo con l’entusiasmo.
Autore: Piero Degli Antoni


20 Febbraio 2012, ore 11:43

IL SOLE 24 ORE
Il prelievo sugli immobili ... L’Imu non risparmierà i fabbricati rurali ... La manovra Monti assoggetta all’Imu anche i fabbricati rurali, che nel sistema Ici erano, invece, esclusi da tassazione, in quanto la loro capacità contributiva era considerata come compresa nel reddito dominicale del terreno: in tal senso, la volontà di assoggettare a imposta tutte le costruzioni rurali viene peraltro riconfermata chiaramente dal comma 14 dell’articolo 13 del Dl 201/2011, nella parte in cui esso abroga il comma i-bis dell’articolo 23 del Dl 207/2008 (convertito con modifiche dalla legge 14/2009), il quale disponeva che detti immobili non dovessero essere neppure considerati “fabbricati”. Il Dl 201/2011 attua, in ogni caso, una differenziazione all’interno ditale macroclasse, in quanto: ai fabbricati strumentali sono distintamente considerati dalla norma e secondo questa assoggettati a imposizione con un’aliquota ordinaria già di favore (0,2%, rispetto al7,6 per mille di legge e alla misura agevolata dello O,4% riservata all’abitazione principale), che può però essere ulteriormente abbattuta fino alla metà (0,1%), previa apposita delibera comunale: la nuova imposta colpirà perciò costruzioni quali i fabbricati destinati al ricovero degli animali, i magazzini dei prodotti agricoli, le serre, i locali destinati al ricovero degli attrezzi, gli impianti di produzione di energia mediante risorse agroforestali o fotovoltaiche, con una base imponibile determinata sulla base della rendita; a le abitazioni rurali, proprio per il loro non essere richiamate espressamente, scontano l’Imu secondo il trattamento usualmente riservato a tutti gli altri fabbricati classificati nel gruppo catastale “A” e, pertanto, con aliquota dello 0,4% e possibilità di detrazione se costituiscono la “prima casa” del soggetto passivo o dello 0,76% nelle altre ipotesi: sono colpite, pertanto, anche in questo caso sulla base della rendita catastale, le case destinate ad abitazione del contadino, come pure quelle utilizzate dai suoi eventuali dipendenti.


20 Febbraio 2012, ore 11:43

CORRIERE ECONOMIA
Il principe dei vini non sente la crisi i Brunello di Montalcino va in controtendenza e aumenta il giro d’affari dei 15 per cento ... Il Brunello non resta sugli scaffali. Anche in un 2011 difficile per i consumi che ha visto una flessione nel comparto enologico italiano, il grande vino toscano ha fatto registrare ottime perfomance. L’area di Montalcino ha realizzato per il 2011 un giro d’affari complessivo di circa 160 milioni di euro per le aziende produttrici, con 27 milioni di indotto per gli esercizi, con un incremento superiore al 10% rispetto all’anno precedente. Molto significativi anche i risultati del Rosso che mette in evidenza la forza di un territorio che ha dimostrato capacità di autocontrollo e che è riuscito in tal modo a innescare nuovamente un ciclo economico positivo (aumento delle bottiglie immesse in commercio con una tendenza positiva dei prezzi). Con i suoi 9 milioni di bottiglie e più dliii milioni di fatturato il Brunello continua a rappresentare la locomotiva del territorio e del comparto, il tutto grazie anche all’apprezzamento molto alto che continua ad avere all’estero. L’export infatti copre circa il 65% della produzione anche in una fase complessa come quella attuale. “L’anno scorso hanno ripreso a correre i mercati tradizionali - spiega Ezio Rivella, presidente del Consorzio di Montalcino - gli Usa, la Germania, la Svizzera. Sono tornati i loro acquisti permettendoci un più 15 per cento rispetto al 2010. Il fatto che anche altri grandi rossi come Barolo o Amarone abbiano fatto segnare ottimi risultati, conferma che il mercato internazionale premia l’alta gamma. Ed è proprio su quel segmento che si stanno concentrando gli sforzi del consorzio, per restituire all’antico splendore anche un altro vino di grandi potenzialità come il Rosso di Montalcino”. Il Consorzio tutela, controlla e valorizza tutti e quattro i vini a denominazione di Montalcino: Brunello, Rosso, Moscadello e Sant’Antimo. I produttori sono 250 (di cui 208 imbottigliatori) e il 100% di loro, unico caso in Italia, sono iscritti al Consorzio, incaricato dal ministero delle Politiche Agricole per la tutela e per i controlli. Proprio la presenza e l’attività del Consorzio rappresenta una sorta di modello virtuoso: altri territori hanno provato a unirsi, ma questo più di altri offre l’idea di un organismo compatto che sa fare sistema e riesce a presentarsi all’estero come un unico prodotto d’eccellenza. È lo stesso risultato ottenuto da Barolo, Amarone e Prosecco grazie alla capacità (più o meno accentuata) di fare squadra e radunarsi attorno a un prodotto che funziona. Forse l’intero comparto enologico italiano dovrebbe cominciare a ragionare come sistema e pensare a presentarsi ai mercati esteri in modo meno frastagliato. Le differenze e le identità autoctone sono importanti ma hanno bisogno di tempo per essere spiegate e fatte apprezzare all’estero. Un po’ di sano marketing nazionale potrebbe aiutare grandi nomi e piccoli emergenti. Qualcosa di simile a ciò che accadrà a Montalcino domani e dopo quando si alzerà il sipario sulla nuova stagione del Brunello e sarà svelata l’annata del 2007 che andrà sul mercato quest’anno.
Autore: Isidoro Trovato


20 Febbraio 2012, ore 11:41

CORRIERE DELLA SERA
Vino italiano Esportazioni ... record da 4 miliardi ... A poche settimane dal Vinitaly, la Coldiretti dà una buona notizia l’export italiano vola, con cifre da record storico. Un aumento del 13% rispetto all’anno precedente, superando, per la prima volta, l’importo di 4 miliardi di euro. Il dato emerge da un’analisi Istat basata sul commercio estero dei primi 11 mesi del 2011. Nota Coldiretti: il vino è diventata la voce più importante dell’export agroalimentare con oltre la metà del fatturato all’estero che tocca i Paesi dell’Unione Europea, con la Germania in testa (+10%) tra i Paesi comunitari che apprezzano il vino made in Italy. Seguita dalla; Gran Bretagna. Poco meno di un quarto del fatturato estero, tuttavia, è stato ottenuto negli Stati Uniti con un aumento record in valore del 16%, nel 2011. La vera sorpresa viene dai Paesi asiatici, cominciando dalla Cina dove le esportazioni di vino sono praticamente raddoppiate (+80), mentre continua a crescere la Russia (+16). “È vero, la Cina è il futuro: ma le percentuali non traggano in inganno. Le quote di mercato sono ancora piccole, c’è una cultura dei vino da costruire”, commenta Augusto Reina, ad di Illva Saronno, presidente della storica azienda siciliana Duca di Salaparuta. L’uva, nel 2005, acquisì il 33% dalla cinese Yantai Changyu Pioneer Wine. “In questi anni - spiega Reina - abbiamo incrementato le vendite di vino locale e ora stiamo esportando il vino italiano: in Cina. Conosco quel mercato e i gusti dei cinesi. Le prospettive sono rosee, ma tempo al tempo”. Lo stato di salute del made in Italy vitivinicolo è confermato da una ricerca di www.winenews.it, che ha rilevato come il 93% delle aziende più importanti d’Italia hanno archiviato il 2011 con un bilancio positivo e un incremento medio di vendite del 3-5%.
Autore: Marisa Fumagalli


19 Febbraio 2012, ore 15:41

CORRIERE DELLA SERA
La disfida dei produttori sull’Amarone low cost ... Il vino sugli scaffali anche a 10 euro: “Una follia, così perderà il suo prestigio” ... Enologia: In cinque anni si è passati da 6 a 12 milioni di bottiglie. Le famiglie storiche difendono la tradizione e il territorio ... È amato dalle donne (per il gusto accattivante, rotondo, pur nella forza del corpo) il vino che piaceva tantissimo ad Ernest Hemingway, genio e sregolatezza. “Gli regalai tre boccette d’inchiostro e tre bottiglie di Amarone, le finì tutte insieme”, disse tempo fa, ricordando lo scrittore, Giorgio Gioco, ultraottantenne patron del famoso ristorante “12 Apostoli” di Verona. Dai tempi del grande americano, che visse periodi esaltanti in terra veneta, il vino più pregiato della Valpolicella ne ha fatta di strada, camminando in Italia e nel mondo. Rafforzando la propria immagine, imponendosi sul mercato, allineandosi ai successi del Barolo e del Brunello di Montalcino. Ma, come spesso succede, quando il prodotto tira, tutti si buttano. “Forzando anche la natura per soddisfare la domanda”, dice Sandro Boscaini, presidente di Masi Agricola, alias mister Amarone, dal titolo del libro che racconta di lui (sesta generazione di produttori della Valpolicella), di viticoltura e di vino. Edito da Marsilio, l’autrice è Kate Singleton, signora inglese che vive in Toscana. “Fatto sta che, nel giro di cinque anni - spiega Boscaini - da 6 milioni di bottiglie di Amarone siamo passati a 12 milioni. Una follia. Per non dire dei prezzi, così stracciati che umiliano il prodotto. Oggi si trovano sugli scaffali bottiglie a io euro. No grazie. Questo non è un vino da produttori seri”. Da qui, la reazione di un gruppo di famiglie storiche, che da qualche anno si sono associate per difenderne il prestigio e la qualità. Battaglia che s’interseca con un’altra, non meno significativa. Riguarda l’ambiente della Valpolicella. E successo, infatti, che mentre i suoi vini (Valpolicella classico, Ripasso, Amarone, Recioto) si andavano affermando, il territorio veniva attaccato dal cemento. “Del resto, il termine negrarizzazione, emblema di speculazione edilizia insensata, viene proprio da Negrar, il comune-dormitorio della vicina Verona. Negrar si trova in Valpolicella”, sottolinea Marilisa Allegrini, produttrice illuminata. Aggiunge: “Nessuna istituzione si è mai pronunciata contro l’avanzare del cemento. Così, abbiamo visto, giorno per giorno, la nostra terra-giardino trasformarsi”. Certo, non tutto è perduto. I vigneti, le ville, le torri superbe sono ancora visibili. Ma occorre vigilare sul paesaggio come sulla qualità del vino. Oltre alle 12 Famiglie dell’Amarone d’Arte (Allegrini, Begali, Brigaldara, Masi, Musella, Nicolis, Speri, Tedeschi, Tenuta Sant’Antonio, Tommasi, Venturini, Zenato), gruppo presieduto da Sandro Boscaini, è attiva “SalValopolicella”, associazione che porta avanti la difesa ambientale. Punto di riferimento è Villa Serego Alighieri di Sant’Ambrogio Valpolicella, dove risiede il conte Pier Alvise (210 discendente di Dante Alighieri), proprietario dei vigneti di Masi Agricola. Marilisa Allegrini, invece, nella cinquecentesca Villa della Torre, a Fumane, organizza incontri culturali e concerti. Fin qui i blasonati. Ma i nuovi pensano soltanto al fatturato? “Non tutti - puntualizza Boscaini -. Vi sono produttori coscienziosi e di livello anche tra coloro che non vantano antiche tradizioni. Vero è che, al contrario, altri sono interessati a cavalcare l’onda, fin che dura. La logica è: se il terreno vitato di oggi rende bene, non è detto che domani non possa essere ceduto, passando da agricolo a edificabile. Convenienza, non passione per il vino”. Per il prossimo Vinitaly di Verona, le 12 Famiglie dell’Amarone d’Arte organizzeranno un seminario tecnico, con degustazioni guidate. “Per dimostrare le autentiche performance di un grande vino”.
Autore: Marisa Fumagalli


19 Febbraio 2012, ore 15:40

IL SOLE 24 ORE
Il brindisi online del vino italiano ... I produttori scoprono il web come modo per diffondere una cultura. E lo usano per far parlare delle loro bottiglie ... Che cosa ti fa innamorare del vino italiano? La domanda è alla base del video contest lanciato in rete da OperaWine, mettendo in lizza due biglietti per la grande degustazione dei cento migliori vini italiani che aprirà il Vinitaly di Verona il prossimo 24 marzo. Ma la stessa domanda riecheggia sul web tra blog e social media, su cui le aziende vinicole italiane stanno sempre più puntando per coinvolgere consumatori e appassionati e svelare quella cultura racchiusa in ogni bottiglia. “È da poco che il mondo delle aziende vitivinicole ha sposato i social media, ma si sta lanciando con convinzione ed entusiasmo”, afferma Laetitia Hirschy, International media coordinator di OperaWine, l’iniziativa congiunta di Vinitaly e Wine Spectator, che ha appena sfornato un rapporto in materia. Ebbene, ormai l’80% dei grandi produttori italiani utilizza uno o più strumenti del web sociale e il restante 20% che ancora non lo fa pensa di farvi ricorso entro quest’anno. È Facebook a raccogliere più consensi (70% degli interpellati), seguito da Twitter (55%) che però è molto ben percepito per la sua rapidità comunicativa: “È più semplice, immediato e flessibile”, spiega Hirschy. Le aziende possono così raggiungere facilmente una platea internazionale che fino a ieri non si immaginavano. Feudi di San Gregorio vanta fino a l2mila fan sulla sua pagina Facebook. La casa campana ha avviato una strategia in Italia e ora sta allargandosi a Stati Uniti e Asia. Le case hanno ben compreso che l’approccio deve essere ispirato alla massima apertura, ma la difficoltà maggiore, soprattutto per i piccoli, è quella di capire e gestire un mondo sconosciuto fino all’altro ieri, con risorse limitate e scarsa esperienza. Anche se difficilmente misurabili, i risultati si sentono sia in termini di consolidamento dei legami con il consumatore italiano che di maggior visibilità sui mercati internazionali. Qualcuno osa anche un salto di qualità passando a una logica di confronto collaborativo in pieno spirito 2.0. Così Tenuta dell’Ornellaia sta pensando a una degustazione con i blogger mondiali. Ed è disponibile uno strumento di “intelligenza sociale” del settore: VinTank Social Connect “ascolta” tutte le conversazioni in rete sul vino e sui singoli produttori (www.vintank.com).


18 Febbraio 2012, ore 17:06

ITALIA OGGI
Il terroir globale entra in prosperity crisis ... Anche in tempi di crisi economica non tutte le crisi hanno il volto della negatività. Ai tempi della globalizzazione, un territorio o una regione con un brand riconosciuto a livello mondiale per l’esclusività dei suoi prodotti, può conoscere un eccesso di domanda rispetto all’offerta, comunque limitata, ed entrare in una fase di disequilibrio strutturale. Nel caso dell’enologia il super successo di un Terroir, trasformato in oggetto di consumo iconico a livello globale, incarna perfettamente questa situazione. Il caso di maggior successo, già oggetto di diverse analisi, è quello della Champagne, la regione vinicola francese patria delle bollicine più domandate del mondo. Fino alla fine dello scorso secolo la regione vinicola più redditizia del pianeta viveva una situazione di relativa tranquillità. Domanda e offerta si incrociavano da anni e i prezzi si mantenevano in una situazione di equilibrio di lungo periodo. L’avvento del nuovo secolo targato globalizzazione ha rimescolato molte carte economiche dell’area dove si vinifica lo Champagne. Negli ultimi anni le vendite sono cresciute più rapidamente della produzione. Troppo più rapidamente, tanto che gli economisti hanno coniato un neologismo: prosperity crisis, perché i prezzi sono cresciuti così velocemente e così tanto percentualmente da aver determinato una situazione di crisi negli equilibri della regione, ma generatrice di prosperità economica. Crisi perché l’intera struttura dei prezzi della Champagne è stata rivoluzionata: i prezzi medi delle uve, quelli dei terreni, le tariffe degli enologi e così via, La crisi da prosperità è coincisa con l’esaurimento della zone vitabili, quindi con la saturazione della “materia prima” terroir. Tutto ciò nonostante la Civc avesse innalzato il limite della resa minima per ettaro dai 5 quintali degli anni cinquanta ai 12,5 quintali del 2000. L’economista Aurelie Deluze dell’Università di Reims ricorda come tra il 1959 e il 2007 le vendite siano passate da 42 a 338 milioni di bottiglie con un incremento del 700%, mentre il prezzo medio deflazionato dello Champagne è passato da 10 a 15 euro, quindi segnando +50%. La regolamentazione della Champagne in qualche modo teneva. Poi i prezzi sono esplosi, tirati dalla nuova domanda globale non soddisfabile dalla produzione massima possibile di 35.280 ettari. Nel solo 2008 Laurent-Perrier ha incrementato il costo medio della bottiglia del 38%. Insomma l’ecosistema dello Champagne insegna come nell’economia globale nessun successo sia un sonno tranquillo. Ma insegna anche che saper affermare con successo un brand Terroir ai tempi dell’economia senza più barriere geografiche dischiude delle prospettive di crescita dei ricavi e dei profitti quasi senza eguali nella storia del capitalismo. Un Terroir enologico, ben posizionato per intercettare la domanda globale, può diventare una specie di Silicon Valley di settore, un’area geografica capace di attirare investimenti anche internazionali, capitale umano di qualità e aperta all’innovazione di prodotto e di processo per sfruttare al meglio la crescente domanda mondiale. L’obiettivo dei Terroir italiani con maggiori potenzialità iconiche dovrebbe essere proprio quello di saper intercettare una quota crescente della nuova domanda di prodotti a prezzo medio elevato che la ricchezza prodotta nelle economie emergenti è ora disposta a spendere per consumare vino di qualità.
Autore: Edoardo Narduzzi


18 Febbraio 2012, ore 17:05

ITALIA OGGI
Marchio collettivo per il Gallo Nero ... Il marchio del Gallo Nero diventa marchio collettivo, un marchio di area. Il Consorzio Vino Chianti primo Consorzio del vino italiano ad applicare operativamente le nuove funzioni di tutela, vigilanza e promozione “erga omnes”, diventa anche custode e gestore della denominazione e del marchio Chianti Classico. Che, a loro diventano un patrimonio collettivo, al quale tutti (aziende vitivinicole consorziate o meno) dovranno dare il loro contributo. Insomma chiunque produca all’interno della denominazione dovrà pagare la quota ai Consorzio. Per il direttore Giuseppe Liberatore si tratta di una svolta di portata storica, “è un passo fondamentale per l’azione di tutela consortile che finalmente trova una realizzazione all’insegna dell’equità e della correttezza. E una rivoluzione storica, democratica ed etica. La denominazione e il suo marchio diventano, di fatto, un patrimonio collettivo, e il Consorzio lo mette a disposizione di tutti”. Il Consorzio del Gallo Nero rappresenta oggi il 90% della produzione dell’intera denominazione e spende ogni anno circa 2 milioni di euro in comunicazione e 200 mila euro per la tutela del marchio. Consorzio è diventato custode e gestore della denominazione Chianti Classico e per questo a contribuire alle richiesta di tutela vigilanza e promozione della denominazione tutte le aziende (“erga omnes”) che la utilizzano, siano esse socie o no. “La ripartizione dei costi avverrà in modo trasparente e democratico distribuendo l’onere con pagamenti proporzionali alla produzione di uve, di vino e di bottiglie, secondo quanto previsto nei decreto legislativo”.
Autore: Andrea Settefonti


18 Febbraio 2012, ore 17:04

CORRIERE DELLA SERA
Il Carapace e il Dardo. La cantina di Pomodoro ... Scudo di rame, legni intrecciati, una freccia nel terreno. La prima scultura al mondo in cui si produce vino ... Un’astronave lacerata, una sfera in rame e legno grande come una collina, con feritoie tormentate che ricordano quelle della terra. Un enorme dardo conficcato all’esterno, un puntino rosso visibile da decine di chilometri. E all’interno una volta con centinaia di legni intrecciati ad arco da carpentieri dolomitici per sostenere il guscio. “Le strutture lignee come una sorta di speroni estroflessi sollevano e frastagliano la grande volta sospesa”, descrive il critico d’arte Gillo Dorfles. E poi, più in basso, triangoli e cunei sovrapposti, con la forza di un quadro di Balla. Fino al cuore sotterraneo, una ziqqurat, la piramide sacra delle religioni mesopotamiche. Eccolo il “Carapace”, l’ultima opera di Arnaldo Pomodoro, 85 anni. E la cantina della Tenuta Castelbuono, dei Lunelli (i trentini delle bollicine Ferrari). “La prima scultura al mondo nella quale si vive e si lavora”, racconta il patriarca Gino Lunelli, ora presidente emerito dell’azienda, “il mio lascito”. Intorno, nelle umbre Bevagna e Montefalco, ci sono 30 ettari di vigne antiche di Sagrantino e Sangiovese. Perché un carapace? “Non volevo disturbare la dolcezza delle colline - ha spiegato ieri Pomodoro alla Triennale di Milano, dove è stata presentata l’opera -. Qui il paesaggio ricorda quelli dei quadri rinascimentali, come nella mia Montefeltro. Ho avuto l’idea di una forma che ricorda la tartaruga, simbolo di stabilità e di longevità che, con il suo carapace, rappresenta l’unione tra terra e cielo”. A differenza di alcuni lavori di archistar, non c’è la volontà di esprimere potenza, riflette Aldo Colonnetti, direttore scientifico dell’istituto europeo di design: “E un raro esempio di uno scultore che fa l’architetto, senza puntare sull’effetto scenografico o mimetizzare fino a sparire, solo pensando al rispetto per il paesaggio e all’uso dell’opera”. Per i Lunelli “un investimento importante, un’opera di mecenatismo: invece di acquistare un’opera d’arte e metterla in cantina abbiamo trasformato un’opera d’arte in una cantina”, dice Matteo Lunelli, 37 anni, il neopresidente delle Cantine Ferrari. E così: “Per la prima volta ho avuto l’emozione di poter camminare, parlare e bere all’interno di una mia opera”, racconta Pomodoro. I lavori sono ormai ultimati (“rispettando i costi, senza sforare, con cura e rigore”, assicura Pomodoro), l’inaugurazione ufficiale con i colori della primavera, il i6 giugno prossimo. In cantina il vino è già nelle barrique. Attorno alle piccole botti svetta il punto di degustazione, un’ellisse di rame che sale verso la luce, ispirata, appunto a una ziqqurat. “Per uscire dal Trentino cercavamo una terra con forte personalità e vitigni storici”, racconta Marcello Lunelli, il vice presidente, che assieme a Matteo, Camilla (comunicazione) e Alessandro (produzione), forma il quartetto dei cugini, terza generazione dei Lunelli ad occuparsi di bollicine. “Dopo un’esperienza in Toscana abbiamo puntato sull’Umbria e sul Sagrantino di Montefalco” che esiste da secoli, evocato nel 1452 da Benozzo Gozzoli nell’affresco di San Francesco che predica agli uccelli e benedice Montefalco. Un decennio fa sono stati acquistati i vitigni, poi sono arrivati gli enologi di San Michele all’Adige, il “college” da cui esce ogni uomo del vino dei Lunelli, per la selezione genetica delle uve. È nato il “progetto dei patriarchi”. “L’idea - dice Marcello Lunelli - è portare ai tempi nostri il vino del passato”. Sono così finiti in bottiglia due vini. Un Sagrantino in purezza che matura 12 mesi in tonneau, i6 in botte grande e si affina per io mesi in bottiglia: potente e longevo, ricco di tannini. E un Rosso meno strutturato, più “sbarazzino” (12 mesi in tonneau e barrique, 6 mesi in bottiglia) per il 70% Sangiovese con Sagrantino, Cabernet e Merlot. Protetti dallo scudo di rame di Pomodoro.
Autore: Luciano Ferraro


18 Febbraio 2012, ore 17:02

IL SOLE 24 ORE
Vino ... Sommelier cinesi, formazione italiana ... Un progetto per formare sommelier in Cina. Lo hanno messo a punto nei giorni scorsi l’Università per stranieri di Siena, l’associazione italiana sommelier ed Enoteca italiana. I corsi, che avranno anche il patrocinio del ministero per le Politiche agricole si terranno in varie città cinesi a partire da Pechino e Shangai e puntano a diffondere i valori e la cultura del vino made in Italy.


18 Febbraio 2012, ore 16:25

LIBERO
Devoti a Sangiovese ... A Faenza torna “Vini ad arte” che presenta i rossi di Romagna, mentre in Toscana i tre big, Nobile, Chianti e Brunello si degustano nelle anteprime. Vere eccellenze esclusivamente made in Italy ... La disputa è annosa, ma ormai folcloristica. Romagna e Toscana si contendono la primogenitura del Sangiovese e se in tempi andati le invidie transappenniniche (dei romagnoli che hanno sempre declinato questo rosso come un vino di pronta beva a petto dei toscani che partendo dal Chianti ne hanno fato un must mondiale) hanno agitato gli animi dei produttori, oggi sono piuttosto battute, sane, da osteria. Merito dell’aver compreso che al di là di tutto il Sangiovese - il vitigno a bacca rossa più piantato in Italia - in ragione della sua altissima sensibilità al territorio può essere un vino peculiare addirittura di microzone. E il percorso che hanno scelto alcuni produttori romagnoli per elevare il loro Sangiovese da vino quotidiano a bottiglia capace di nobilitare il vitigno e la terra, capace di sfidare il tempo. E non paia una contraddizione aver riunito tutte le Doc di questa terra in un’unica denominazione: “Romagna”. Era infatti indispensabile avere un denominatore comune per poi procedere sulla strada della specificazione quasi da cru, sul modello ad esempio del bordolese. Nascono così associazioni come il Convito di Romagna, otto aziende - Tre Monti, Stefano Ferrucci, Fattoria Zerbina, Poderi Morini, Calonga, Drei Donà - Tenuta La Palazza, San Patrignano e San Valentino - accomunate da un idem sentire qualitativo e produttivo, si dà spazio così alla specificazione di zone particolarmente vocate per il Sangiovese come Predappio, si riesce così a declinare l’articolazione territoriale di cui va trovata presenza nella bottiglia. È una visione che la Toscana ha assunto con le sue grandi Docg, i tre moschettieri del rosso, Nobile di Montepulciano, Chianti Classico e Brunello di Montalcino che tuttavia hanno necessità probabilmente di procedere ad ulteriori affinamenti zonali per rendere ancora più peculiare il rapporto tra vitigno e territorio. Una cosa è certa: febbraio è il mese della devozione a Sangiovese dacché di qua e di là dall’Appennino (e converrà ricordare che per tre secoli gran parte della Romagna fu Romagna toscana sottoposta alla signoria fiorentina e perciò innervata anche da cognizione agricola assai affine a quella dell’Etruria) si tengono le Anteprime di Toscana e Vini ad Arte una manifestazione che domani e dopodomani anima Faenza con i Sangiovese di 35 aziende che si degustano in un contesto di raro fascino: il bellissimo museo delle ceramiche faentino, una sorta di famedio dell’artigianato e dell’arte in forma di terra. Vini ad Arte è oggi nel panorama enologico una delle occasioni di degustazione di maggior pregio per due motivi: il primo che si unisce il vino alla matericità della terra, il secondo che il vino assume qui totalmente la sua funzione di lubrificante dei pensieri e di rappresentante dei valori territoriali. L’invito dunque è di andare al museo della ceramica di Faenza domenica dalle 14 alle 19 (info: 0542/673782) dove Enoteca di Romagna, doc Romagna, Convito di Romagna e Museo della Ceramica officiano il gaio rito della devozione a Sangiovese per scoprire come questo rosso sia galileianamente “un composto di umore e luce”. Gli stessi elementi che danno vita all’arte e che rendono la vite - almeno qui in Romagna - un’arte.

Casetto dei Mandorli Vigna del Generale
Riserva da vigna relativamente vecchia. Il vino nerbo ma soprattutto un’armonica ampiezza di frutto rosso. Tannini dolci (€ 23)
Drei Donà-La Palazza Il Pruno
Riserva di notevole caratura. Sangiovese profondo, intenso, con frutto nero e tannino dolcissimo e vellutato. Persistente (€ 20)
Tre Monti Thea Riserva
Riserva di Sangiovese di intensa eleganza. Ha sentori complessi di frutta e cuoio. Tannino ben levigato. Assolutamente ungo al gusto (€ 18)
Fattoria Zerbina Pietramora
Nasce dai colli faentini questo Sangiovese di buona struttura e di bouquet dalla marasca alla viola. Decisamente intenso il finale (€ 23)
Fattoria Paradiso Vigna delle Lepri
Da Bertinoro un Sangiovese che esprime mirtillo, mora e marasca. Lieve speziatura e tannino equilibrato. Persistente (€ 17)
Autore: Carlo Cambi


18 Febbraio 2012, ore 16:24

LIBERO
La grande abbuffata di Carnevale ... Quei sapori dietro la maschera ... Avete mai visto La Grande Abbuffata? Un film degli anni Settanta diretto da Marco Ferreri, dove quattro uomini - tra cui un Marcello Mastroianni e un Ugo Tognazzi, stanchi della solita routine - decidono di suicidarsi ingozzandosi di cibo. Beh, penso che il Carnevale incarni questo spirito nell’accezione più giocosa e ironica. L’intento è quello di mangiare ogni tipo di dolciume della tradizione prima del ritiro in Quaresima, tempo di castigo per la gola. E questo è proprio il weekend del carpe diem, o adesso o se ne riparlerà poi fra una quarantina di giorni. I più famosi Carnevali - Viareggio, Venezia, Cento, Fano e Putignano - celebrano l’evento con carri allegorici, sfilate, concerti e tripudi enogastronomici di zuccheri riesumati ogni volta in questo periodo dell’anno dal libro delle ricette della nonna. In Toscana Viareggio prepara i berlingozzi e i cenci, i dolci tipici toscani, chiamati anche “donzelline” o “nastrini delle monache”, al gusto di Vinsanto; ma non manca la sostanza con l’iniziativa “Gusto in maschera - Chianina Gustosa”. Tutte le domeniche fino al 3 marzo il ristorante Afrodite dell’Hotel Apollo di Viareggio, in collaborazione con la famosa macelleria Simone Fracassi di Rassina in provincia di Arezzo, presenta la formula da asporto degli hamburger di chianina; 8 euro il pacchetto “street food” che comprende l’hamburger con tanto di rosetta al sesamo, patate arrosto - qualità rossa casentinese - e bibita. E tutti i sabati, sempre presso il ristorante Afrodite, cene degustazione ispirate alle più importanti maschere italiane, da Balanzone a Pulcinella, da Capitan Spaventa a Burlamacco e Ondina. Si cambia mare e dal Tirreno si passa all’adriatica Venezia, dove da sempre è di moda il fritto, e i dolci carnevaleschi non fanno eccezione, come i “galani” e i “crostoli” che appartengono da sempre alla tradizione dolciaria veneta. Scendendo a sud lungo il litorale ecco il borgo ferrarese di Cento con il Carnevale d’Europa, il primo ad essersi gemellato con quello di Rio de Janeiro e a parteciparvi ogni anno col miglior carro concorrente all’edizione attuale. Città natale per la maschera di Tasi, l’uomo che tra la moglie e un buon bicchiere di Lambrusco scelse il vino. Come biasimarlo! E il dolce gemellato alla riviera romagnola, oltre alle castagnole fritte e alle sfrappole, è il tortello dolce fritto, una sfoglia ripiena di crema pasticcera o crema al cioccolato, molto golosa. Nelle Marche a Fano il Carnevale, di origini ottocentesche, è un’istituzione. “Il Carnevale più antico d’Italia, bello da vedere, dolce da gustare”. Ogni domenica fino al grasso martedì 21 febbraio sfilate di maschere e carri ma soprattutto sfilate di dolci, tra frappe o chiacchiere che dir si voglia, cicerchiata (una ciambella rustica fatta di palline di pasta fritte e legate dal miele caldo) e arancini, peccati di gola tradizionali in questa regione e in tutto il Centro Italia. Dalle tre del pomeriggio si inaugura il tradizionale “Getto”: centinaia di caramelle e cioccolatini vengono lanciati dai carri a ritmo della musica arabita tipica fanese, suonata con barattoli e caffettiere. Curiosità golosa è che tra i cioccolatini non manca il Bacio Perugina, in onore del fanese Federico Seneca che fu uno tra i più grandi grafici del Novecento che disegnò i manifesti dei Baci. Arrivando sul tacco della Penisola, coriandoli e stelle filanti tappezzeranno in questi giorni Putignano, in provincia di Bari, noto come il Carnevale più lungo d’Italia. Difatti inizia il giorno di Santo Stefano con la Festa della propaggini e termina come gli altri con il martedì grasso. Qui maschera e dolce sono omonimi e si chiamano Farinella. La maschera è simile ad Arlecchino ma con un cappello a due punte sonagli; mentre il dolce, di farina di ceci e orzo abbrustoliti, risale al 1700, quando all’epoca era l’unico pranzo consumato dai contadini insieme a fichi secchi oppure ad erbe selvatiche. Un passato che diventa patrimonio culturale oggi, un patrimonio come quello gastronomico ereditato dai libricini e dai racconti delle ricette delle nostre nonne.
Autore: Giulia Canuto


18 Febbraio 2012, ore 16:23

LIBERO
Si aprono con il Chianti le anteprime dei grandi toscani ... È uno dei momenti più attesi del mondo del vino, perché i riflettori si accendono su una delle regioni più importanti dell’Italia del vino, dove si trovano molte delle denominazioni più prestigiose (70% di ettari vitati a denominazione sui 60.000 complessivi, 37 Doc e 7 Docg) che presentano a stampa ed operatori di tutto il mondo le annate prossime alla commercializzazione e i primi risultati di quelle ancora in cantina. Ed inizia oggi: è la settimana delle anteprime dei vini di Toscana, al cui appuntamento il mondo del vino della regione, nonostante la crisi, arriva in ottima salute, grazie all’export in crescita nel 2011 (+13,5%) su un 2010 già da record. E con un antefatto particolarmente ghiotto: la due giorni a Firenze (16-17 febbraio) di “Buy Wine”, evento di business e comunicazione, che ha raccolto buyer internazionali e tante cantine toscane, promosso da Regione Toscana e Toscana Promozione, che potrebbe anticipare una kermesse unica comune a tutti i territori, in un evento concretamente sistemico. Un’idea che piace al presidente del Consorzio del Chianti, Giovanni Busiche, proprio oggi, inaugura a Firenze la “prima volta” della Anteprima del Chianti (www.consorziovinochianti.it), la denominazione che abbraccia praticamente quasi tutto il territorio della regione (49,7% del vino a denominazione).Ma anche a Giuseppe Liberatore, direttore del Consorzio del Chianti Classico, che alla Chianti Classico Collection sempre a Firenze (20-22 febbraio; www.chianticlassicocollection.it), si presenta con un’importante novità: quella di essere, primo in Italia, custode e gestore, a norma di legge, della denominazione e del marchio Chianti Classico, patrimonio collettivo, al quale tutti (aziende consorziate o meno) dovranno dare il loro contributo. E con un wine game per gli appassionati: “Stick It & Shoot It”, la segnalazione sulla pagina Facebook del Consorzio, dei luoghi più curiosi dove è stato “avvistato” il marchio del Gallo Nero. Tra novità e curiosità, l’Anteprima del Nobile a Montepulciano (18-23 febbraio; www.consorziovinonobile.it) sarà “amica” dell’ambiente, in un territorio in cui, grazie all’alleanza virtuosa tra Consorzio dei produttori e Comune, cantine eco-friendly ed impianti pubblici di energia pulita, si sperimenta la green economy del vino. La vera chicca? L’inebriante esibizione della prima Divinorchestra, i cui strumenti, dai bottigliofoni ai flauti a boccia, arrivano direttamente dalle cantine del Nobile. E poi c’è il Brunello, che, invece, a “Benvenuto Brunello” a Montalcino (24-27 febbraio; www.consorziobrunellodimontalcino.it) incontra l’alta moda: Ferragamo, la storica griffe fiorentina (che, nel terroir, ha la tenuta Castiglion del Bosco) che firmerà la tradizionale formella celebrativa delle stelle attribuite all’ultima vendemmia, la 2011, che voci dicono eccezionale. Infine, la Vernaccia, l’anima “bianchista” toscana, cantata da Dante poeta divino, in anteprima a San Gimignano (19-20 febbraio; www.vernaccia.it), e il tutto, aspettando di sapere i migliori vini in degustazione: nella prossima puntata.
Autore: Winenews


17 Febbraio 2012, ore 18:10

IL VENERDI DI REPUBBLICA
Il Teroldego sul podio d’Europa ... A Neustadt, in Germania, s’è svolto Mundus vini: in degustazione oltre 6.000 vini di 42 nazioni. Miglior rosso europeo è stato votato il Teroldego Gran Masetto Endrizzi. Bella soddisfazione per Paolo e Christine Endrici (il marchio aziendale riporta la dizione dialettale), eredi di una tenuta datata 1885. Produttori di qualità virtuosa: il vigneto è difeso con metodi ecocompatibili, fino ad arruolare nella lotta agli insetti dannosi pettirossi. cinciallegre e altri uccelli, fornendo loro 25 nidi per ettaro. Il ventaglio delle etichette offre tutte o quasi le specialità trentine, a partire dal Trento Doc, con fari puntati sul Teroldego. prodotto in quattro versioni. Il Gran Masetto è la più originale. Nasce infatti da uve parzialmente appassite (un po’ sullo stile Amarone). Dopo lungo affinamento, più di due anni tra legno piccolo e vetro, nel bicchiere ha colore cupo e fitto, profumi eterei (frutti scuri in confettura e sotto spirito, spezie) e sapore caldo, concentrato, di grintosa suadenza. lungamente aromatico, A Madonna di Campiglio (Trento) da Ballardini, a Milano da El vinatt René, a Roma al Paese del vino sui 35-39 euro.
Gran Masetto 2007 Endrizzi San Michele all’Adige (Trento)
Autore: Paola Mura


17 Febbraio 2012, ore 18:09

NAZIONE/GIORNO/CARLINO
Verso le anteprime il vino punta sul web Export a gonfie vele ... Ancora fermo il mercato italiano... Il vino toscano è in salute, e mette in vetrina i suoi gioielli. Puntando sui giovani, grazie al terreno dei social network e del web: se il Chianti Classico lancia Stick it & Shoot it, una sorta di caccia al tesoro dedicata al Gallo Nero attraverso la propria pagina Facebook, Montalcino risponde con Benvenuto Brunello che diventerà community virtuale, sabato 25, per riunire almeno 20mila wine lovers di tutto il mondo. Vivranno in diretta l’evento grazie a Montalcino News, una squadra di dieci under 30 che lavora all’evento. E a un enologo under 35 è dedicato il premio “Giulio Gambelli”, lanciato dalla neonata Aset (Associazione stampa enogastronomica toscana) per ricordare il “maestro del Sangiovese” scomparso il 3 gennaio. Tira aria buona alla Leopolda di Firenze: c’è Buy Wine, workshop di due giorni allestito da Toscana Promozione per mettere insieme 178 produttori toscani e 180 tra i principali buyers e importatori del mondo. E i commenti sono subito positivi, soprattutto tra i piccoli produttori. Ci sono anche i giornalisti stranieri, ed è l’occasione giusta per presentare la “settimana delle anteprime” dei tre grandi rossi: Chianti Classico, Vino Nobile, Brunello. Da domani al 23, Montepulciano ospita la sua kermesse, forte di 10 milioni e mezzo di bottiglie, in lieve flessione ma solo perché la produzione è calata. Dal 20 al 22 ancora alla Leopolda di scena il Chianti Classico, con un + 5% di vendite a 35 milioni di bottiglie (il 78% va all’export), e un 2012 già ben avviato. Dal 24 al 27 è Benvenuto Brunello a Montalcino, fiera del + 13% a oltre 9 milioni di bottiglie. Il 18 e il 19, si propongono anche il Consorzio Chianti, Carmignano e San Gimignano. Per tutti, l’unico mercato che preoccupa è l’Italia.
Autore: Paolo Pellegrini


17 Febbraio 2012, ore 18:09

L'ESPRESSO
Rosso syrah ... “Avevo voglia di sperimentare, così mi son ricordato non solo delle mie origini francesi, ma anche di un curioso parallelismo geografico: Farigliano è sulla stessa latitudine della Côtes du Rhône e come questa ha un fiume, lì il Rodano qui il Tanaro...”. Così Giacolino Gillardi (www.gillardi.it), a proposito dell’idea di piantare il Syrah nelle Langhe nel 1989, con la consulenza di Pietre Clape e Alain Graillot, suoi maestri e amici, ma soprattutto maghi di questa varietà. E nel 1993, finalmente, da queste uve vinificate in acciaio e poi maturate 18 mesi in barrique, Gillardi plasma l’Harys, un vino da grande invecchiamento che si caratterizza per la finezza e l’eleganza a discapito della polposità, sulla tipica, intensa matrice speziata e un frutto complesso e affascinante. Un gioiellino tirato in sole 2 mila bottiglie, elegante e molto “francese”, anche perché Gillardi confessa: “Ho voluto essere per mentalità non il primo degli italiani ma l’ultimo dei francesi”. Una curiosità, infine: Harys altro non è che Syrah scritto al contrario.
Autore: Alberto Agnelli


17 Febbraio 2012, ore 18:08

IL SOLE 24 ORE
Ortofrutta, prezzi “rientrati” ... Dopo l’emergenza maltempo ... Gli aumenti congiunturali di prezzo di alcuni prodotti ortofrutticoli, nei mercati all’origine e all’ingrosso, dovuti agli eventi climatici delle settimane, sono stati riassorbiti e il settore si sta riallineando alle dinamiche di periodo. E quanto emerge dalla seduta straordinaria del Tavolo di confronto sulla trasparenza delle dinamiche dei prezzi, riunito ieri al ministero dello Sviluppo economico. All’incontro, presieduto dal Garante dei Prezzi Roberto Sambuco, hanno preso parte i rappresentanti della filiera agricola, le associazioni dei produttori, il sistema cooperativo, sindacati e consumatori.


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22 Febbraio 2012, ore 15:25

FISCO: I COMUNI ITALIANI PRONTI AL CONFRONTO SULL'IMU PER I FABBRICATI RURALI ED I TERRENI AGRICOLI ... MA UNA SOLUZIONE AL GRAVE PROBLEMA PUÒ VENIRE SOLTANTO DAL GOVERNO

I comuni italiani sono pronti al confronto sull'Imu per i fabbricati rurali e i terreni agricoli, ma... Leggi


22 Febbraio 2012, ore 12:03

IL “LIMONE DI ROCCA IMPERIALE” DIVENTA IGP: SALGONO A 239 LE DENOMINAZIONI ITALIANE RICONOSCIUTE DALL'UNIONE EUROPEA. LO COMUNICA IL MINISTERO DELLE POLITICHE AGRICOLE

“Il riconoscimento dell'Unione europea conferma ancora una volta la qualità della produzione ortofru... Leggi


22 Febbraio 2012, ore 11:58

FISCO - IL MONDO DELL'IAGRICOLTURA SCENDE IN PIAZZA. COLDIRETTI: 40.000 MANCATI PAGAMENTI AGLI AGRICOLTORI. BLITZ A ROMA DA TUTTA ITALIA PER CHIEDERE QUANTO DOVUTO

Sono almeno 40.000 i crediti inevasi dello Stato nei confronti degli agricoltori che con un blitz so... Leggi


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