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Il Meglio dell'Edicola

28 Aprile 2017, ore 14:18

Corriere della Sera
Storia di Lena, signora del Barolo ... Da operaia a vignaiola (per amore) Gavrilova guida la Figli Luigi Oddero: Tradizione, semplicit e rispetto della terra... Una donna di 28 anni arriva in Italia dalla Macedonia per vendemmiare. Conosce un uomo, pi anziano di lei, forte e rassicurante come un padre. Si innamora. Si sposano la storia di Lena Gavrilova. Una di quelle storie, come in un romanzo di Carlo Cassola, dove non succede nulla eppure tutto accade nella massima semplicit, a cadenza fatale. Ventanni dopo, lex operaia vendemmiatrice diventata una signora del Barolo, alla guida della Figli Luigi Oddero, la cantina fondata a La Morra dal marito, morto nel 2010. C un fermo immagine - scrive Massimo Raffaeli, introducendo La visita, raccolta di racconti di Cassola - che annuncia, per un lasso di tempo indefinito, la dinamica di un film a venire. Eccolo il fermo immagine, nel racconto di Lena. Arrivo in Piemonte, con in tasca il diploma in informatica. Nel mio paese cera solo una industria tessile, non volevo passare tutta la vita a cucire. Vendemmio Moscato e Nebbiolo. Un mese che vale come dodici stipendi in Macedonia. Lanno successivo ritorno a primavera, suono il campanello della famiglia Oddero. Apre Luigi, gentile, elegante, sembra un nobile uscito da un vecchio film. Mi dice di lasciar passare qualche settimana e di tornare. Lavoro per un po come baby sitter. Mi ripresento, mi assume. Aveva 40 anni pi di me, non era mai stato sposato. Lena viene da Vinica (il destino segnato nel nome del paese), 20 mila abitanti. Non sapevo nulla di vino, la mia famiglia, i genitori e quattro figli, aveva due ettari di terra: coltivava grano, spinaci, tutto a mano, cesti di vimini e asini, altro che trattori. Dovevo infilare le foglie di tabacco con un ago, se mi addormentavo mi arrivava una ciabatta in testa. Luigi era come lo descrisse Mario Soldati nel 1975 in Vino al vino: Volto abbronzato, forte e fine, tranquillo e arguto, dal naso dritto e deciso, dallo sguardo intelligente, nel classico pied - de - poule del gentiluomo di campagna. A Pasqua mi regala un enorme uovo di cioccolato. Poi andiamo in pizzeria, inizia tutto cos - racconta Lena -. Una sera mi offre un calice di Barolo. Al primo sorso inizio a tremare. Un vino potente, non ho pi dimenticato quella forza. Il Barolo fa da sfondo al matrimonio di Lena e Luigi. Nascono Maria Milena, nel 1999, e Giovanni, nel 2001 (studia enologia, come il padre). Cinque anni dopo Luigi lascia la Poderi Oddero, lazienda di famiglia, un pilastro delle Langhe - ricorda Lena -. Ci lavorava con il fratello Giacomo ma si sentiva stretto. Si tiene parte del vigneto di Serralunga dAlba. Non una separazione facile, Luigi ne soffre, ma tira dritto. Quando rimane sola, Lena si sente perduta: deve occuparsi di 35 ettari di vigneti e vendere 110.000 bottiglie lanno. Al funerale del marito incontra lenologo Armando Cordero (morto marted a 87 anni). Mi dice di non aver paura, ch mi aiuter. Per due anni lavora gratis, in nome dellamicizia con Luigi. Decido di diventare il ponte tra Luigi e i figli. Penso di esserci riuscita. Nulla pi stupefacente di unesistenza comune, di un cuore semplice, scrive Cassola in Gita domenicale. Lena il Barolo della tradizione che diventa semplicit. Certo, non siamo top model - dice descrivendo se stessa e la figlia -, siamo persone che amano la terra. Un amore con i ritmi lenti, come in cantina. Vasche di cemento e botti grandi. Lenologo Dante Scaglione sorveglia tutto, in testa i cru di Barolo, Vigna Bionda e Rocche Rivera. E poi Barbaresco, Barbera, Dolcetto e Freisa. Dalla borsa Lena estrae tre bottiglie. A tavola arriva il Langhe Bianco 2015, Chardonnay e Viognier, dalle vigne attorno a casa, con freschi profumi di frutta tropicale. Poi il Langhe Nebbiolo 2014, sapido ed equilibrato. Infine il Barolo 2012, con le uve da tre vigneti a La Morra, Castiglione Falletto e Serralunga dAlba: scalpita con la promessa di future morbidit. come lo pensava Luigi, assomiglia alla vita di Lena, dove tutto accade nella massima semplicit.
Autore: Luciano Ferraro


28 Aprile 2017, ore 14:18

Corriere della Sera
Bere vino e vivere felici ... Unarte da imparare... il momento magico, gli occhi sono tutti puntati su chi ha in mano il cavatappi. lannuncio dellimminente convivialit. In una bottiglia, in un calice, c un modo composito, un universo di sensazioni. Ne tratta in Larte di bere vino (e vivere felici), edito nella collana Totem di Centauria, il giornalista e critico gastronomico Ligi Padovani. Questo libro pi di un manuale, rappresenta un viaggio enoico che attraverso il racconto del vino e di ci che gli gira intorno, vuole suggerire in maniera semplice come, imparando a bere in modo pi consapevole, si pu riuscire a godere con maggiore intensit lattimo presente, e capire pi a fondo la realt in cui siamo immersi. Perch, spiega lautore, il vino protagonista dei nostri momenti di mindfulness, ossia di consapevolezza. Padovani traccia cos un vademecum per enofili e per chi comincia ad avvicinarsi a questo mondo magico ma allinizio piuttosto misterioso. Bianco o rosso? Con quale calice? Che cosa significa quella strana sigla?, fra le sue pagine si legge tutto quello che necessario sapere. Spazio quindi a consigli su come scegliere la bottiglia, comprendere letichetta, versare nel bicchiere giusto, discernere il colore e i profumi e degustare, possibilmente in compagnia. Si sfatano poi usi comuni e pregiudizi, come quello del vino da servire sempre a temperatura ambiente, quella corretta , in realt, 6 - 7 gradi per un bianco, 16 - 18 gradi per un rosso. Nel volume, poi, ci sono anche una lunga serie di curiosit, aneddoti e storie di savoir - faire degli addetti ai lavori, che da sempre fanno parte della leggenda del vino.
Autore: Gabriele Principato


26 Aprile 2017, ore 11:28

Italia Oggi
Hildebrand compra terra per fare il vino a Bibbona ... Il vicepresidente di BlackRock investe su 20 ettari nel Livornese... Dal profumo dei soldi a quello del vino. Dopo lalta finanza, lex governatore della Banca centrale svizzera (Snb), e attuale vicepresidente del fondo dinvestimento americano BlackRock, Philipp Hildebrand si d allagricoltura. Hildebrand, 53 anni, ha acquistato a titolo personale 20 ettari di terreno, di cui 6 in fase di impianto a vigneto, a Bibbona (Livorno), a pochi chilometri da Bolgheri, non lontano dalla Tenuta di Biserno di Lodovico Antinoni. Hildebrand ha intenzione di costruire praticamente da zero una nuova azienda nel territorio, cantina compresa, e i vini potrebbero essere curati dallenologo Riccardo Cotarella. Che per il momento non conferma. A giugno si dovrebbe sapere qualcosa di pi sicuro, per adesso non ci sono contratti, dichiara a ItaliaOggi il celebre winemaker. In attesa di sapere qualcosa di pi sicuro sullacquisizione, di certo c che dopo il Chianti Classico, Montalcino e Montepulciano, Bolgheri, nel panorama del vino toscano arriva Bibbona. almeno il secondo caso di acquisizione di una azienda agricola nella zona, sottolinea la presidente dellassociazione dei Grandi Cru della Costa Toscana, Ginevra Venerosi Pesciolini, realt da 6 milioni di bottiglie prodotte con un export che vale almeno il 55%. Dal momento che non c pi niente da comprare a Bolgheri, dove oltre tutto anche molto caro, allora ci si rivolge a Bibbona, che confinante e dove c la doc Terratico. Per altro con la speranza che prima o poi venga allargata a Bibbona la zona di Bolgheri. C da dire, tuttavia, che i vini della Costa hanno iniziato ad assumere una propria identit. Sui mercati si inizia a capire che Costa toscana non significa soltanto Bolgheri, ma tutta la zona stata acquisita come territorio di produzione. Che la zona di Bibbona sia appetibile per la vicinanza con Bolgheri, lo conferma anche Massimo Camerini titolare dellazienda vitivinicola Ferrari Irisi e Figli, con vigneti nelle denominazioni di Bibbona, Bolgheri e Montecucco. Qualcuno aveva ventilato lipotesi di allargare il territorio di Bolgheri a Bibbona e anche se per ora nessuno lo fa, non detto che in futuro non possa accadere. Quello che Camerini tiene a sottolineare che chi fa investimenti in zona non li faccia per solo fine speculativo. Oggi Bibbona appetibile, ma mi auguro che chi investe lo faccia per produrre vino, creare ricchezza e lavoro sul territorio. A Bibbona, Hildebrand arriva dopo Antinori che ha acquistato Tenuta Biserno. A Bolgheri, invece, i nomi importanti non si contano pi. Ci sono i grandi nomi del vino Allegrini, Antinori, Frescobaldi, Gaja, ma anche Sada ex patron Simmenthal e il gruppo argentino Alejandro Bulgheroni Family Vineyards.
Autore: Andrea Settefonti


26 Aprile 2017, ore 11:27

Italia Oggi
Gelo e siccit devastano i campi C chi ha perso il 100% del raccolto. Il freddo brucia le produzioni vinicole da Nord a Sud... Vigneti, frutteti e orticole sotto attacco in tutta Italia... Il Consorzio di Bonifica Veronese ha scritto agli utenti dopo la dichiarazione dello stato di crisi idrica da parte del governatore veneto, Luca Zaia. In forza allordinanza, il Consorzio ha dovuto ridurre del 50% le proprie derivazioni irrigue dallAdige rispetto a quanto previsto dai decreti di concessione, con conseguenti disagi e disservizi per lirrigazione. Ma il presidente Antonio Tomezzoli ha anche precisato che il Consorzio da anni in attesa dei finanziamenti per la realizzazione di infrastrutture irrigue in grado di ridurre di oltre il 60% il fabbisogno di acqua. Alla secca dellAdige si aggiunge quella del Po: al Ponte della Becca, in provincia di Pavia, il primo fiume dItalia ai livelli dellagosto scorso. Sempre al Nord, dal Lago Maggiore esce una quantit dacqua doppia rispetto a quella che entra, preannunciando grande sete nei campi e disagi generali, anche in considerazione della scarsa neve presente in montagna. Siccit da una parte, gelate dallaltra. Lagricoltura italiana sta ancora monitorando le conseguenze dellanomala ondata di gelo che la scorsa settimana ha colpito tutta la Penisola, danneggiando in particolare vigneti, frutteti e orticole. Fabio Girometta, presidente Agia Emilia Romagna e titolare di unazienda orticola specializzata in pomodoro da industria, dice che difficile quantificare i danni con precisione, poich ci sono zone che si sono salvate dal gelo, altre colpite al 30%, altre in cui si perso tutto. In base allaccordo quadro per il pomodoro da industria del Nord Italia, il prodotto vale 79,75 euro/ton, quasi 13 in meno rispetto a due anni fa; le gelate hanno dato il colpo di grazia a un comparto gi in sofferenza. Raccolti irrecuperabili anche in Campania, dove Coldiretti segnala i danni pi gravi allorticoltura dellagro aversano. A pagare il conto pi salato del brusco calo delle temperature per la viticoltura. Coldiretti parla di almeno 100 milioni di danni per il vigneto Italia. In Valle dAosta, fa sapere lassessore regionale Laurent Virin, ci sono zone che hanno avuto il 100% di raccolto distrutto. Per i produttori di Blanc de Morgex si prospettano conseguenze economiche devastanti: la zona pi colpita proprio quella tra Chambave e Morgex. Scendendo in Piemonte, nel Canavese alcuni produttori hanno interi ettari di vigna Erbaluce bruciati dal gelo: si sono salvati alcuni appezzamenti coltivati ancora a pergola. In Lombardia Andrea Peri, viticoltore e presidente regionale della Sezione Vino di Confagricoltura, conferma che i danni sono stati a macchia di leopardo nellOltrep e in Franciacorta. In questi giorni stiamo facendo il punto della situazione, dice, cercando di capire quali potranno essere i risvolti sul mercato per le quotazioni, soprattutto per il prodotto non a denominazione. Una riflessione a parte va fatta per il Lugana: esaurisce in fretta, essendo di annata, e la zona stata duramente colpita. Gelo, siccit, alluvioni dimostrano come lagricoltura sia estremamente vulnerabile, anche dal punto di vista economico. Gli agricoltori, per prevenire questi disastri, hanno poche possibilit sul fronte della difesa attiva, afferma il presidente della Cia Dino Scanavino. Diventa difficile pertanto garantire il reddito. Le polizze assicurative, anche innovative, offrono una copertura parziale dei rischi. Lintervento pubblico; che consente di risparmiare fino al 65% sui costi di assicurazione non funziona come dovrebbe e, per questo motivo, negli ultimi anni si restrata una disaffezione al sistema. Massimiliano Giansanti, presidente di Confagricoltura, conferma: Burocrazia, errori gestionali e procedure informatiche non funzionanti per la compilazione dei Piani Assicurativi Individuali (Pai) stanno ritardando lerogazione dei contributi. Contiamo sullintervento del ministro alle politiche agricole, Maurizio Martina per trovare adeguate soluzioni alle serie difficolt degli agricoltori. La questione, secondo quanto risulta a ItaliaOggi, dovrebbe essere affrontata nel corso di una riunione tra il ministro e la filiera vinicola convocata per oggi.
Autore: Anna Gagliardi


24 Aprile 2017, ore 16:53

La Repubblica
Roghi di notte tra filari un rituale antico salva i vitigni dal gelo Il freddo inatteso a primavera mette in crisi i viticoltori che nel nord Italia rispolverano un metodo dimenticato... Sembra una festa, una grande festa notturna con mille fuochi che bruciano lungo i filari dei vini nobili. E sembra anche unopera di land art, con larchitetto che decide di illuminare le colline, disegnarne i contorni piantando le torce nelle zolle asciutte. Una performance, una specie di rituale magico di mille anni fa, che fa pensare a quanto bello vivere su questa terra. La gente condivide sui social queste immagini poetiche. Ma questa una tragedia: Qui abbiamo gi perso il 40 per cento del raccolto. Siamo in zona di Prosecco Doc, siamo ad aprile e invece pare lautunno. Tutto bruciato, tutto secco. Luca Bellotto assessore di un piccolo Comune in provincia di Treviso. Santa Lucia, pianura, piccoli produttori da 7 - 10 ettari luno. In queste notti di gelo sono stati tutti sulle loro terre, hanno acceso fuochi - di legna vergine, per lo pi - per riscaldare i germogli delle viti, per non farle morire e non morire anche loro, cio per non perdere un anno di lavoro, la vendemmia, soldi che servono a fare nuovi impianti, perch da queste parti il vino una ricchezza che fa invidia. Ma poi arriva la malora, la grandine, lasciutto, la brina. Quando ho capito che la primavera stava andando sottozero mi sono disperato, dice Sandro Urban, agricoltore di 35 anni con azienda a San Fiol, provincia di Treviso. Le notti scorse ho messo la sveglia alle quattro, sono andato nelle vigne, nel buio, ho messo la legna a cumuli ogni 15 metri e poi ho acceso. Stava l, con la pila e il termometro, meno 0,5, meno 1..., potevo solo mettermi a piangere, e del resto anche i suoi vicini stavano facendo la stessa cosa, piccoli fuochi nella notte perch se brucia il grappolo appena formato, quello non si former mai pi. Le foglie ricrescono dopo una brinata, il frutto no. Bellotto, che anche titolare di un sito di e - commerce che vende Prosecco in tutto il mondo, dice che si salvata la zona in alta collina, Conegliano e Valdobbiadene hanno sofferto meno. Ma a Susegana hanno dovuto accendere, come si faceva una volta. Queste sono zone che rendono 20mila euro allettaro, ma adesso.... Lo stesso problema che ha colpito la provincia di Udine. La gelata tra il 20 e il 21 ha bruciato 3mila ettari di Pinot grigio e Prosecco, a Faedis il sindaco Claudio Zani ha gi dichiarato che la vendemmia perduta, niente si salvato, il Refosco per questanno morto. Si salvato quello che non ancora cresciuto, come Cabernet e Merlot, vitigni tardivi, ma il resto andato. La stessa cosa successa nelle zone del Collio, in provincia di Gorizia. Anche l, a sorpresa, a fine aprile le temperature sono scese e scese, gli agricoltori hanno assistito allagonia dei grappoli minuscoli, altri hanno pensato che una volta, lontana 40 anni, i vecchi avevano acceso dei fuochi di paglia tra i filari, e dei fal pi grandi agli incroci delle vigne, per scaldare quello che stava gelando. E anche nellOltrepo pavese, nel Casteggiano, nei Comuni di Mormorolo, Montaldo Pavese, Borgo Priolo, Borgoratto, i contadini sono usciti di notte, a meno 4 gradi, ad accendere fal salvifici, cos si spera. I sindaci hanno autorizzato i fuochi, la produzione di Croatina, gi delicata di suo, a rischio. Mi sono ricordato di mio nonno, dice lagronomo Urban, per battere la brina lunica erano i fuochi. Ho ripreso in mano i manuali delluniversit, anche li si diceva che in questi casi, con le correnti fredde e umide che poi ghiacciano, basta aumentare la temperatura di mezzo grado, e salvi un filare. Cos andata, non solo in Italia perch il tempo pazzo che va sottozero in pieno aprile ha colpito anche la Francia. E la settimana scorsa altri contadini, quelli del prezioso Chablis, hanno acceso i loro fuochi nelle notti gelate. Un rito a cui non si vorrebbe mai dover far ricorso, come una volte si portava in processione la madonna, nelle Langhe e in Monferrato, per scongiurare la grandine di met agosto, pregando con un ginocchio nella terra.
Autore: Brunella Giovara


24 Aprile 2017, ore 16:52

Quotidiano Nazionale/La Nazione
Caviro vuole brindare allestero ... Tavernello principe sui mercati... Parlare non serve, il vino si beve... Il Tavernello ha un primato nel mondo, oltre che sulle tavole degli italiani. Ma i cultori della materia continuano a storcere il naso, a guardarlo con sospetto. Forse non lo hanno mai bevuto - suggerisce con una punta di ironia Sergio Dagnino, direttore generale della Caviro, lazienda che lo produce -. Lo provino. Vorrei ricordare che per farlo pretendiamo dai nostri soci viticoltori un vino con determinate caratteristiche. Se non ci forniscono quel che chiediamo, non lo prendiamo. Motivazioni e spiegazioni a cui aderisce il grande mercato dei consumatori, in Italia e nel mondo, soprattutto Russia e Giappone e altri 40 Paesi. Rapporto qualit prezzo. Certo, si dice sempre cos, ma la durata nel tempo, tra periodi di crisi e di vacche grasse, d forza alla classica accoppiata. Peraltro la confezione in tetra pak del Tavernello ha avuto riconoscimenti scientifici quanto a durata della qualit del vino, oltre a pi elevati criteri digiene. Caviro, per, non solo Tavernello. Ha recentemente partecipato al Vinitaly, alla ricerca di acquirenti stranieri. Tra i vini ormai ci sono molti di alta gamma, di fascia premium e superpremium, con marchi che vanno dal Veneto alla Toscana, dal Friuli alla Sicilia, base tra Faenza e Forl. In un momento in cui lItalia beve sempre meno, ma anche i tradizionali Paesi del buon vino come Francia e Spagna, Dagnino investe per allargare la presenza sui mercati esteri, naturalmente quelli non tradizionali. Abbiamo lobiettivo di arrivare al 40% di esportazioni entro il 2020 - sostiene il direttore generale-. Direi che ci siamo: abbiamo chiuso lo scorso anno al 32%, quindi siamo in linea. Importante rinnovare la gamma, non solo superpremium. Nei quattro paesi strategici che sono Stati Uniti, Germania, Inghilterra e Cina siamo presenti direttamente, sono i mercati che pi hanno potenziale. Per dirle quanto curiamo la nostra presenza abbiamo costituito in autunno la Caviro Usa, per gestire direttamente tutto, a partire dal marketing, per meglio stare con il fiato sul collo dei distributori. Cos come in Cina abbiamo un ufficio con tre dipendenti cinesi, un italiano insieme ad altri. Sono anni in cui di vino si parla molto, si associa al buon vivere, alle serate tra amici. Qualche ora a tavola per allegre conversazioni spesso parte proprio dalla scelta del vino. Eppure il trendy non coincide con il popolare. In Italia i consumi continuano a calare e nel mondo non crescono abbastanza - osserva Sergio Dagnino-. Il calo del consumo del vino un fenomeno ormai costante. Perch, un tempo, il vino era un prodotto da consumare ai pasti, poi cera il top di gamma, come un di pi, la ciliegina sulla torta. Ma il consumo al pasto lo stiamo perdendo. La bottiglia delle grandi occasioni non rimpiazza. Le parole non soppiantano i fenomeni in atto. Insomma, non che parlare di vino significa berlo. E poi, bisogna vedere chi ne parla. Il consumo calato perch sono mutati gli stili di vita, perch anche sul vino ha influito la crisi economica - aggiunge il direttore generale Caviro -. Infine, perch i giovani non bevono vino. Allinizio del duemila cera un consumo pro capite di 54 litri annui, oggi siamo a meno di 34. La crescita sullo scaffale della vendita dei vini sopra i sette euro non significa nulla: solo il 2% del mercato. Ma Caviro va, con i suoi 306 milioni di fatturato 2016 (+ 12%) e 550 dipendenti solo del gruppo (14mila se si considerano i soci viticoltori). E del vino non butta nulla. Con gli scarti rilavorati si fanno il Listerine e il Buscopan, tanto per dire. E con i residui delle potature produce anche energia.


24 Aprile 2017, ore 16:52

Repubblica - Affari & Finanza
Trento Doc, un distretto molto effervescente In forte crescita le bollicine di montagna del trentino, soprattutto le etichette di maggior pregio. un territorio vogato e la perizia dei viticoltori hanno creato un network che ora vuole aumentare lexport... Il Trentino deve rivendicare un molo di eccellenza nella produzione delle bollicine, bollicine di montagna: una terra particolarmente vocata, tra i 200 e gli 800 metri daltezza, con escursioni termiche tra giorno e notte, forte differenza di temperatura tra estate e inverno permettono alluva di poter acquisire le caratteristiche ideali per una base spumante di qualit: Enrico Zanoni, presidente dellIstituto Trento Doc, rivendica al territorio e alla capacit dei viticoltori il trend in costante salita della spumantistica trentina, arrivata a vendere 8 milioni di bottiglie per un valore di circa 88 milioni di euro, con un incremento del 10% in quantit, ma ben del 14% in valore. Segno che il mercato apprezza in particolar modo le etichette migliori. vero - racconta Zanoni - la conferma viene anche dal fatto che la crescita maggiore si registrata tra millesimi e riserve con un incremento dei volumi del 16,6%. La Trento Doc stata, nel 1993, la prima denominazione di origine controllata dedicata esclusivamente al Metodo Classico, ovvero con il sistema della rifermentazione in bottiglia, e le due O del nome nel logo, che sembrano ruotare, ricordano proprio il metodo del remuage, la tecnica di muovere le bottiglie durante maturazione, che, secondo il disciplinare, prevede dai 15 mesi minimi di sosta sui lieviti, fino a 30 mesi, ma le etichette pi famose riposano molto pi a lungo. Chardonnay, Pinot Nero, Pinot Bianco e Pinot Munier: sono i vitigni base che costituiscono il blend del Trento Doc, e la maggior parte delle uve sono allevate a pergola, tipica del Trentino, ottocento ettari che si estendono dal lago di Garda fino ai confini con lAlto Adige, tra il tepore del lago e le possenti spalle delle Dolomiti, che conferiscono a queste bollicine eleganza, freschezza e persistenza. Con rigoroso rispetto del territorio, Provi questo spumante, un Trento Doc. sempre pi spesso in giro per lItalia si incontrano sommelier e ristoratori che propongono non una etichetta, ma questo nome collettivo,che racchiude in s una storia, di territorio e di uomini. stato Giulio Ferrari, nato nel 1879 e laureato dopo un periodo in Champagne, a intuire la straordinaria somiglianza di Quella regione con il Trentino, la sua terra, e a. importare nel 1902 il metodo francese per dare vita a una piccola ditta che prende il nome della famiglia. Le Cantine Ferrari, poi passate alla famiglia Lunelli, dopo oltre centanni, nel 2015 hanno vinto la sfida con i cugini francesi, suggellando il sorpasso con il premio Sparkling Wine Producer of the Year, migliori bollicine al mondo, organizzato da Tom Stevenson, autorit internazionale nel settore. Non lunica etichetta di eccellenza. Altemasi Graal Brut Riserva, per esempio, prodotto da Cavit, una cooperativa di cui Zanoni Direttore generale, considerata da Mediobanca la pi in salute dal punto di vista finanziario. E poi Maso Martis, Rotari e tanti altri superpremiati. Oggi sono 45 le case del Trento Doc. Frutti di oggi, seminati un tempo. Attorno al coriandolo di terra di Ferrari cresciuto un intero distretto produttivo, emblema di come unazienda possa trainare leconomia di un intero territorio. Il 20% si vende allestero - racconta Zanoni - in particolar modo negli Usa, ora il nostro sforzo aumentare lexport, con attivit di promozione sempre pi proiettate verso nuovi mercati. Ma senza mai perdere la presa sul nostro paese, dove, come dimostrano i risultati, ci sono sempre pi palati esigenti.
Autore: Paola Jadeluca


24 Aprile 2017, ore 16:49

Corriere della Sera
Franciacorta, la rivoluzione delle bollicine ... I vigneti della Franciacorta sono tornati pieni di fiori ed erbe di campo. Merito dellagricoltura biologica, impiegata ormai in pi di due terzi della zona. Qui ogni primavera un esperto botanico, coinvolto dallazienda vitivinicola Barone Pizzini, conduce gli appassionati alla scoperta della fioritura. Poi lenologo di casa, Leonardo Valenti, a completare il quadro, raccontando come si produce il primo vino 100% organic della Franciacorta. Nato dallesperienza della Barone Pizzini, una delle pi antiche cantine del territorio, che ventanni fa ha aperto la strada ai Franciacorta Docg biologici. Era il 1998 e il direttore Silvano Brescianini ricorda: Mi chiedevo: possibile abbandonare pesticidi e diserbanti per fare un vino di qualit? Dicevano di no, ma noi abbiamo cominciato a provare. Cos sono nate le bollicine a residuo zero, come lAnimante, vino bandiera dellazienda che produce 550 mila bottiglie, distribuite su circa 100 ettari e tre cantine, e ha un fatturato di poco pi di 5 milioni. A quella storica di Provaglio dIseo si sono aggiunte due tenute, a Castello di Jesi e nel grossetano, nel 2002. a Verdicchio riserva di Pievalta, tra i pi premiati dItalia, oltre che biodinamico, anche vegano - dice il direttore -. Come i rossi dei Poderi di Ghiaccioforte, in Maremma. Ci arriveremo anche in Franciacorta. Lattenzione della Barone Pizzini, oltre che sullintegrit delle uve, anche nei processi di lavorazione: la cantina stata rinnovata secondo i criteri della bioedilizia. il momento di mettere a frutto gli investimenti e guardare di pi allestero, considera Brescianini. Oggi lexport vale il 10% della produzione della Franciacorta e il 20% tra Marche e Toscana. Ma la scommessa tutta da giocare. Spiega il manager: Il fatto che un vino italiano, oltre che buono, sia anche biologico, un extra valore sempre pi apprezzato.
Autore: Francesca Gambarini


20 Aprile 2017, ore 17:56

Quotidiano Nazionale/La Nazione
Cenacolo di Leonardo, un respiro di sollievo: stop allumidit Lintervento creato un sistema di aerazione rivoluzionario che salver laffresco... Laria pi pulita al mondo si respirer a Milano, nel Cenacolo vinciano di Santa Maria delle Grazie. UTA (Unit Trattamento Aria) la sigla che vale 700mila euro di sole apparecchiature per creare condizioni termoigrometriche perfette nellambiente che ospita il capolavoro la cui fama varc subito i confini dellItalia non appena Leonardo lo complet nel 1498. Il costo dellintervento di restauro ambientale sar sostenuto per 200mila euro da un fondo charity americano e per 500mila euro da Eataly: Chi ha avuto la fortuna di nascere nel Paese pi bello del mondo (solo lo 0,20 % delle terre emerse, ma il 70 % del patrimonio artistico mondiale), non deve mettersi in tasca tutti gli utili dimpresa ha spiegato il fondatore Oscar Farinetti, alla presentazione del progetto. Una cena cos non te la puoi perdere, lo spot rimbalzato dal refettorio delle Grazie, dove il ministro Franceschini era presente a confermare la politica di incentivi fiscali attraverso lars bonus. Oltre alla generosit dello Stato che ha gi stanziato unerogazione straordinaria di 1 milione e 200mila euro per la conservazione della fragilissima pittura a secco sperimentata da un genio alla ricerca di luci e ombre, ben prima del cinematografo. E il dialogo si intrecciato in videoconferenza tra le sedi di Eataly a Milano, New York e So Paulo del Brasile. Da dove la buona notizia far il giro del mondo. Gi, perch ogni tanto facciamo disastri, ma oggi noi italiani dobbiamo essere fieri di saper lavorare insieme nel proseguire unopera collettiva di conservazione che va avanti da 500 anni. Il Cenacolo sta in piedi forse per miracolo, ma soprattutto per la buona volont di tante generazioni , il pensiero di Alessandro Baricco, che ha avuto il privilegio di guardare cosa c dietro il muro dipinto. Lui, il preside della torinese Scuola Holden, di cui Farinetti pure socio, e a cui ha commissionato un testo per raccontare la nuova impresa: I custodi del Cenacolo (Feltrinelli), a breve in distribuzione. Dal mondo continuano infatti ad arrivare turisti, anzi pellegrini, preferisce dire fra Guido Bendinelli, Padre Priore di Santa Maria delle Grazie. Non pi di 30 persone, a turni di 15 minuti, sono ora ammesse in quello che stato ridefinito Last Supper Museum, su suggerimento dei bocconiani del MAMA, impegnati nella sua valorizzazione. Lintento appunto di permettere laccesso a un maggior numero di persone, migliorando le condizioni microambientali. Turismo sostenibile, sostenuto da una polifonia di esperienze che comprende, tra gli altri, CNR, Politecnico di Milano e Universit di Hong Kong.
Autore: Anna Mangiarotti


20 Aprile 2017, ore 17:56

Quotidiano Nazionale/La Nazione
Antonia Klugmann al posto di Cracco MasterChef Italia si tinge di rosa. Nella giuria del talent show culinario di Sky, prodotto da Endemol Shine Italy, arriva la chef stellata Antonia Klugmann. Triestina di nascita ma friulana dadozione, la chef 37enne prende il posto lasciato vacante da Carlo Cracco e si affianca ai confermati Bruno Barbieri, Joe Bastianich e Antonino Cannavacciuolo, nella settima edizione del famoso cooking show. Klugmann si unisce alla squadra di MasterChef dopo che era gi stata ospite del programma nella finale della quinta edizione portando la sua eccellenza, il talento e la passione che, in breve tempo, hanno reso grande la sua idea di cucina. Dolce, ma anche determinata, Antonia - prima giudice donna dello show - porta a MasterChef il suo amore per la qualit, il fortissimo legame con il territorio regionale e di confine e lattenzione per le materie prime. Il suo talento le ha permesso di conquistare il prestigioso riconoscimento di Cuoca dellanno della guida I Ristoranti dItalia 2017 de LEspresso. Attualmente la patron del ristorante LArgine a Venc di Gorizia, una stella Micheline.


19 Aprile 2017, ore 17:56

Italia Oggi
Tra i vigneti del Dragone Investitori asiatici protagonisti dagli chateaux bordolesi ai vini del Sichuan... La Cina il secondo paese vinicolo al mondo... Con qualche timidezza si sono gi fatti vedere lanno scorso al Vinexpo di Bordeaux e non detto che non chiedano uno stand magari al prossimo Vinitaly di Verona. Del resto il pi antico e prestigioso mercante inglese di vino, Berry Bros & Rudd, la cui storia risale al tempo della Compagnia delle Indie, gli ha riservato uno scaffale fisso nel suo negozio londinese di Saint James. Stiamo parlando di vini cinesi, di rossi che arrivano dai vigneti della regione di Sichuan che, se guardate bene su un planisfero, vi accorgerete che , pi o meno, alla stessa latitudine della Toscana e se vi spostate un po pi a nord ci sono altre zone vinicole allaltezza della Borgogna e delle terre del Bordeaux. Dove i miliardari cinesi, non ultimo il mitico Jack Ma di Alibaba, hanno comprato chateaux storici e competenze enologiche, e ora puntano a ribaltare il sistema, insomma a esportare nel mondo, anche nel Vecchio Mondo, le loro bottiglie con tanto di etichette e di denominazioni, inventate si capisce, ma non per questo meno suggestive per un consumatore globale. Del resto, uno dei siti specializzati di settore come The Drink Business, pi attento al business e ai numeri della wine industry (come da noi I numeri del vino di Marco Baccaglio, un trader di Borsa convertitosi allenologia) che alla qualit dei prodotti, non ha forse scritto che Chinas largest local brand goes global? Che le etichette cinesi pi affermate sul mercato locale stanno diventando globali e si preparano a invadere i mercati, perfino la vecchia Europa, come sta fecendo il colosso pubblico-privato Changuy Pioneer Wine, nel cui azionariato c anche litaliano Amaretto di Saronno della famiglia Reina, proprietario di due chateaux in Francia e di una grande cantina in Spagna (Marques del Atrjio)? Insomma, gira e rigira, negli stessi giorni in cui dallOiv, lOrganizzazione internazionale del vino che sta a Parigi, fa sapere che il Vigneto Mondo pressoch stabile con 7,5miliardi di ettari coltivati e 267miliardi di ettolitri prodotti (+0,4%), bisogner abituarsi allidea che nel giro di qualche anno la Cina diventer una vera potenza vinicola, sia per livello di produzione sia per livello di consumo, lasciandosi alle spalle i grandi paesi della tradizione enologica, Francia e Spagna, e perfino gli Stati Uniti, che restano i pi grandi consumatori del pianeta (con 12 litri di vino pro capite) ma che, forse, non potranno mai raggiungere i 400milioni di bevitori v cinesi attesi per la fine di questo decennio. I numeri non danno scampo. Gi oggi la Cina il secondo paese vinicolo al mondo per superficie vitata: 847 mila ettari (e il 10% tutto in mano a un altro colosso della wine industry locale, la China Great Wall Corp, filiale del ben pi grande colosso alimentare pubblico Cofco, che produce di tutto, dallolio di palma alla soja), 100 mila in meno rispetto alla Spagna ma migliaia in pi rispetto allItalia e alla Francia che retrocedono, rispettivamente, al terzo e al quarto posto. Ma il dato che fa maggiormente riflettere quello della velocit di crescita: +17% di vigneti nel 2016 rispetto al 2015, il doppio dellItalia che pure cresciuta dell8%. Segno che i cinesi, che hanno imparato in fretta a fare il vino (anche con buoni risultati qualitativi, come spiega a ItaliaOggi Nicolas Carr, un sommelier francese che si trasferito a Pechino), hanno tutta lintenzione di diventare un player enologico mondiale e, magari, di entrare nella partita dellimport vinicolo (oggi la Cina, dopo gli Stati Uniti, sono i pi grandi importatori al mondo) sfruttando a loro vantaggio una loro norma doganale, assolutamente speciale, che consente di detassare il vino cinese prodotto fuori dalla Cina (vale a dire il vino prodotto in Francia e in Spagna in aziende di propriet cinese) nonostante lopposizione, finora assai flebile, del Wto, lorganizzazione mondiale del commercio. Come a dire che si sta preparando una nuova guerra commerciale a colpi di bottiglie.
Autore: Giuseppe Corsentino


19 Aprile 2017, ore 17:55

Il Sole 24 Ore
Lo Champagne apre alla mixology ... Lo scorso anno Veuve Clicquot aveva presentato il Rich, il primo Champagne consacrato alla mixology. Ora la volta della nuova versione Ros che amplifica dolcezza e aromi giocando sulle note fruttate con il 45% di Pinot Noir, il 40% di Meunier 40% e il 15 di Chardonnay.


19 Aprile 2017, ore 17:53

Il Sole 24 Ore
Ai Paesi arabi piace il Prosecco senza alcol Trend in aumento nelle aziende venete... Attenzione ai nuovi mercati, ai giovani e in genere alle nuove tendenze di consumo. Un vero e proprio mantra ormai imprescindibile per chi vuole distinguersi nel mare magnum del Prosecco. Basti pensare che nellarmata 20117, tra etichette Doc e Docg si stima che saranno sfiorati i 500 milioni di bottiglie prodotte. Ed per questo motivo, e cio per aprirsi nuovi spazi e magari fare anche qualche passo avanti nella sfida del valore, che sempre pi produttori dello spumante veneto stanno sviluppando linee di prodotto a ridotto contenuto di alcol se non proprio senza alcol. Tra i primi (tra il 2010 e il 2011) a imboccare questa strada sono state due etichette trevigiane una di maggiori dimensioni, il brand Astoria (azienda con un giro daffari di 45 milioni di euro) e, al suo fianco, una pi piccola la Isir Vigneti che ha cos puntato sul Prosecco alcol free che oggi copre il 50% della produzione da 800mila bottiglie. Ad accomunare entrambe la tecnologia utilizzata che si fonda su uno stesso principio cio quello di produrre un vino senza alcol perch con laggiunta di anidride carbonica viene bloccata la fermentazione. Che cosa completamente diversa da quella di un vino dealcolato nel quale cio sottratto - spesso con procedimenti Chimici - lalcol. Il brand Astoria dei fratelli Giorgio e Paolo Polegato ha cominciato gi nel 2010 a lanciare la linea 9.5, un Prosecco meno alcolico, e inseguito, dopo il positivo riscontro di mercato, ha prima rafforzato questa linea con nuove etichette e poi ha lanciato la gamma Zerotondo, del tutto alcol free. Siamo partiti pi di cinque anni fa - spiega Giorgio Polegato - con unidea allinizio non priva di controindicazioni. Basti pensare che si tratta di un Prosecco che non possiamo chiamare cos: per rivendicare la Doc occorre un contenuto minimo di alcol di 10 gradi mentre qui siamo al di sotto. Tuttavia questa intuizione si rivelata vincente e oggi produciamo complessivamente 800mila bottiglie (lofferta arrivata a quota 6 etichette con spumanti ros e dolci) per il 50% commercializzate allestero. Il passo successivo stato quello di arrivare a un prodotto del tutto privo di alcol. Si tratta - spiega Polegato - di un mosto da uve Cera (la variet del Prosecco) non fermentato e che quindi resta al livello di succo duva, biologico, dolce, ma che conserva le caratteristiche olfattive del vitigno. Questetichetta ha consentito di aprire ex novo alcuni mercati. Innanzitutto quelli dei Paesi arabi - aggiunge Polegato -come Dubai, Abu Dhabi e Marocco che non comprerebbero Prosecco se fosse alcolico, ma anche localit come i paesi caraibici o il Sudamerica. Ma insieme ad Astoria a scommettere con forza sul Prosecco senza alcol stata anche lazienda Iris Vigneti di Isabella Spagnolo. La nostra produzione alcol free - spiega la Spagnolo - oggi quasi del tutto esportata. Oltre ai Paesi arabi il nostro Freedomind si diffuso anche nei Paesi del Nord Europa dove la legge impone agli esercizi pubblici di avere in assortimento almeno un prodotto senzalcol. Un buon successo lo abbiamo incontrato anche negli Usa. Per noi il mercato pi difficile resta quello italiano dove ancora c una netta separazione tra ci che vino e ci che bibita. Ma sono certa che anche da noi questo muro presto cadr.


18 Aprile 2017, ore 18:04

Il Sole 24 Ore
Da domani nelletichetta lorigine di latte e formaggi Alimentare. Scatta lobbligo per tutte le confezioni... Per grano, pasta e riso c ancora da aspettare, ma per latte e formaggi da domani scatta lobbligo della filiera trasparente. In Italia letichetta su tutte le confezioni dei prodotti lattiero - caseari dovr indicare lorigine delle materie prime in maniera chiara, visibile e facilmente leggibile. I prodotti interessati sono, tra gli altri, latte, burro, yogurt, mozzarella, formaggi e latticini a base di latte vaccino, ovicaprino, bufalino e di altra origine animale. Lobbligo scatta a tre mesi dalla pubblicazione in Gazzetta Ufficiale del decreto firmato dai ministri delle politiche Agricole Maurizio Martina e dello Sviluppo Economico Carlo Calenda, in attuazione del regolamento Ue n. n69/2011. Per il ministro Martina letichetta trasparente una svolta storica che permetter di inaugurare un rapporto pi trasparente e sicuro tra allevatori, produttori e consumatori. Il ministero non intenzionato a fermarsi a latte e formaggi. Stiamo lavorando per estendere lobbligo dellorigine in etichetta anche ad altre filiere, a partire da grano, pasta e riso, continua Martina. Letichetta che i consumatori troveranno su tutte le confezioni di latte e prodotti lattiero - caseari dovranno quindi indicare il nome del Paese in cui stato munto il latte e quello in cui stato condizionato o trasformato. Se il latte o il latte usato come ingrediente sia stato munto, confezionato e trasformato nello stesso Paese, lindicazione di origine potr essere riassunta nella dicitura: Origine del latte: Italia. Se le fasi di confezionamento e trasformazione avvengono nel territorio di pi Paesi ma diversi dallItalia, possono essere utilizzate, a seconda della provenienza, le diciture: Latte di Paesi Ue se la mungitura avviene in uno o pi Paesi europei, Latte condizionato o trasformato in Paesi Ue, se queste fasi avvengono in uno o pi Paesi europei. Se le operazioni avvengono fuori dalla Ue, invece la dicitura Paesi non Ue. Lunica eccezione rappresentata dai prodotti Dop e Igp che hanno gi disciplinari relativi anche allorigine e il latte fresco gi tracciato. Per Coldiretti si tratta di un momento storico per il made in Italy, mentre per il Codacons lobbligo render possibile garantire piena trasparenza, ma rappresenta solo un primo passo.


16 Aprile 2017, ore 17:41

Corriere della Sera
I miei antenati 300 anni fa crearono la prima Doc. Il vino? Mestiere da donne Il marchese nella tenuta toscana: non capisco chi dice no a tutto... Un Antinori compare sul Corriere della Sera gi l11 marzo 1876, a meno di una settimana dalla nascita del quotidiano: il marchese Orazio appena partito da Napoli alla testa della Grande Spedizione della societ geografica italiana verso i grandi laghi equatoriali. Nella sala riunioni della cantina - tempio inaugurata nel 2012 nel Chianti classico Nero Antinori, 78 anni, padre di due dei vini italiani pi famosi al mondo, il Tignanello e il Solaia, guarda divertito una copia di quel giornale. I primi documenti a riportare il nome Antinori a Firenze risalgono allanno mille: una stirpe di mercanti, banchieri, esploratori (e qualche politico). Nel 1385 Giovanni di Piero Antinori si iscrive alla corporazione minore dei vinattieri. Lorologio delle generazioni Piero lo fa partire da l: 26, con le sue figlie. Da allora, in ognuna almeno un membro della famiglia si occupato di vino. Nel mondo qualche altra azienda con la nostra et c, ma non tutte hanno avuto la fortuna di questa continuit. Il mio interesse per la vicende della famiglia aumentato con gli anni racconta il marchese . Ora faccio anche delle ricerche. Lanno scorso, per esempio, sono stati celebrati i trecento anni dallinvenzione della prima denominazione di origine controllata per un vino, che al contrario di quello che tutti pensano non unidea francese. Bene, ho scoperto che cera dietro un Antinori: Antonio, ministro delle Finanze di Cosimo III de Medici e produttore di vino, che fu nominato segretario generale della congregazione incaricata dal Granduca di delimitare alcune zone, tra cui il Chianti, e dettare delle regole di produzione.
La descrivono come un avido lettore di libri di storia.
S, ora sto leggendo Leconomia detta Firenze rinascimentale, di Richard Goldthwaite. Sono affascinato dai nostri avi di quel periodo: erano colti, coraggiosi, andavano per lEuropa a costituire le loro filiali di banche e assicurazioni. Univano a quella professionale una incredibile cultura umanistica. La passione per la bellezza li port a finanziare le arti, e Firenze si ritrov a ospitare una concentrazione mai vista di geni. C un quadro del Bronzino che amo molto, al Met di New York, in cui si vede un giovane mercante fiorentino guardare lontano con nella mano destra un libro, simbolo insieme di cultura e spirito imprenditoriale. Mi illudo e spero che un po di quella ispirazione sia arrivata fino ai nostri giorni.
Per descrivere la stagione di cambiamento radicale nella cultura enologica italiana di cui stato protagonista si parla proprio di Rinascimento...
Gli ultimi 50 anni hanno segnato una rivoluzione: il vino italiano, storicamente orientato alla quantit, ha cominciato a concentrarsi sulla qualit. stato un processo che abbiamo cavalcato e contribuito a creare. Ma le nostre sono basi solide, per me stato pi facile.
Ventisei generazioni. Eppure ci sono stati momenti in cui ha avuto paura che questa linea si spezzasse. Gli anni 80, quando dopo luscita dei suoi fratelli dallazienda vendette delle quote alla multinazionale Whitbread.
Anche se non sono passati tantissimi anni il mondo cambiato molto. Le mie figlie Albiera, Allegra e Alessia erano ancora piccole, e io non riuscivo a immaginarle tra vigneti e cantine. Oggi c un numero incredibile di donne bravissime che si occupano di vino, un settore che si attaglia loro benissimo.
Allora con tre figlie femmine temeva di non avere eredi, lanno scorso ha passato la presidenza della Marchesi Antinori ad Albiera: lazienda nelle mani sue, delle sorelle e dellamministratore delegato Renzo Cotarella.
S, fu proprio vedere come Albiera, meno che ventenne, avesse gi ambizioni in azienda, a motivarmi al riacquisto. Oggi poi le mie figlie potranno passare il cognome ai miei nipoti garantendo una continuit che non pi solo per linea maschile. Noi teniamo moltissimo al legame tra famiglia e azienda, e poterne portare il nome fa la differenza.
Molti grandi gruppi del vino sono ormai in mano straniera. Dopo lesperienza con gli inglesi non mai pi stato tentato?
Mi sono difeso facilmente. Sono innamorato di questa azienda e non ci avrei rinunciato per nessuna cifra al mondo, anche perch mi costato molta fatica riprendermela. E proprio per evitare questo rischio in futuro che abbiamo istituito un trust. Le imprese familiari sono insieme la forza e la debolezza del nostro Paese: a volte quando la famiglia si allarga si scatenano velleit di supremazia, o il fondatore pu essere un genio e i successori non allaltezza. Con la fondazione, se in una generazione nessuno in grado o vuole gestire lazienda, ci si affida a un manager e si riprende il filo con la generazione successiva. Noi non saremmo quello che siamo se la partnership con gli inglesi fosse continuata: le nostre strategie di lungo termine erano inconciliabili. Lavoriamo in un settore che non prevede scorciatoie. Dipendiamo da madre natura, e per non fare compromessi sulla qualit in qualche annata si deve essere pronti anche a rinunciare alla produzione di uno o pi vini. Si pianta una vite oggi e il primo ritorno sullinvestimento magari non si ottiene prima di dieci anni. Grazie al progresso dei mezzi tecnologici siamo in grado di fare il vino molto meglio dei nostri nonni, ma certi valori restano, e non si imparano alluniversit. dovere di ogni generazione provare a trasmetterli alla successiva.
Parla ancora di questo lavoro in maniera romantica, ma la Marchesi Antinori unazienda internazionale: 16 tenute in Italia, dalla Toscana alla Puglia, sette nel mondo, dagli Stati Uniti allUngheria, con 23,4 milioni di bottiglie vendute e un fatturato di 174 milioni di euro.
Ma ci teniamo a conservare un approccio artigianale, ci piace toccare la bottiglia. E anche se naturalmente ci lusinga che un critico come Robert Parker o una rivista come Wine Spectator ci diano punteggi alti, cerchiamo di fare prima di tutto i vini che piacciono a noi.
Eppure in tanti oggi, soprattutto nel settore enogastronomico, pensano che piccolo sia sinonimo di cura e qualit.
Guardi, anche Luigi Veronelli parlava del vino del contadino. Ma si riferiva, ne ho parlato molte volte con lui, allapproccio artigianale, e pu esserci un contadino che non ce lha, e un grande produttore che lo conserva. Per noi un valore combinare tradizione e innovazione.
Nella sua autobiografia, Il profumo del Chianti, ricorda di quando, bambino, suo pap Niccol la port alle vecchie cantine di San Casciano, appena ricevuta la notizia dei danni inferti dai tedeschi che si ritiravano sotto lincalzare degli Alleati.
Il vino nelle botti era stato mitragliato, le cantine avevano subito ingenti danni, dovette ricominciare praticamente da zero. Mio padre vissuto tra due guerre, e non sempre ha potuto dedicarsi allazienda come avrebbe voluto, ma se siamo quello che siamo molto lo devo a lui. Istintivamente, non per formazione, era un uomo di marketing e non se ne vergognava. Oggi tutti vorrebbero avere il nome o magari uno stemma sulla bottiglia, ma allora i suoi amici proprietari terrieri non si volevano sporcare le mani con la parte commerciale. Si molto dedicato a me nella sua vita, gli ero legatissimo. stato lui a trasmettermi lamore per il patrimonio familiare, lui a ricomprare il palazzo (palazzo Antinori, in piazzetta Antinori, a due passi dal duomo di Firenze, ndr).
Lei invece qui, a pochi chilometri da quei terreni, ha costruito casa Antinori del futuro, una cantina da oltre 100 milioni di euro. Un investimento, ha detto, che non ha giustificazione economica nel breve periodo.
(ride) cos, ma stato il coronamento della mia vita e un lascito per le generazioni future. Abbiamo unito uffici, produzione e vendite e ci siamo aperti al pubblico: il turismo oggi la forma migliore di comunicazione del vino. Abbiamo 40 - 50 mila visitatori lanno che diventano i nostri migliori ambasciatori.
Qual il suo vino del cuore?
I vini sono come i figli, ma il mio figlio pi uguale degli altri il Tignanello. stato una pietra miliare per noi e per il vino italiano, ha segnato la fine di unepoca e linizio di unaltra.
Come ha votato al referendum?
S convinto. E ho cercato di persuadere altre persone. Voglio molto bene al mio Paese e mi piacerebbe vederlo sulla strada della modernizzazione, ma il nostro assetto istituzionale non al passo con i tempi. Tra chi vota per partiti populisti c chi soffre economicamente, ma anche chi stufo per burocrazia e servizi inefficienti. Ora ci siamo infilati in un vicolo cieco. Non capisco questa passione per il no: no alleuro, no alla Nato, no a tutto. Io sono di un altro pianeta.
Da quando ha passato il testimone ad Albiera si sente in pensione?
In realt continuo a fare esattamente quello che facevo prima. E c una cosa che non delego ancora a nessuno: il giudizio finale sui vini. Non mi fermo perch voglio bene allazienda e perch mi diverto ancora. Ecco, devo dire che nella mia vita ho lavorato parecchio ma mi sono anche molto divertito.
Autore: Marilissa Palumbo


15 Aprile 2017, ore 16:54

Il Sole 24 Ore
Aiuti alla frutta, Madrid batte Roma Promozione. La Spagna con 253 milioni ha sorpassato lItalia (242 milioni) nelle risorse 2016 di Bruxelles... Terza la Francia - Il budget comunitario salito a quota 1,17 miliardi... I produttori di ortofrutta italiani mantengono il primato per standard di qualit e sicurezza, oltre che per volumi prodotti, ma quelli spagnoli investono di pi sui fondi comunitari. E ora vincono la sfida proprio nella capacit di spesa per i piani delle Organizzazioni (Op). Lultimo report sulla distribuzione del sostegno al settore ortofrutticolo nellUnione europea, pubblicato sul sito del ministero delle Politiche agricole, indica che nellesercizio 2016 la spesa complessiva Ue per il finanziamento dei programmi operativi delle Op stata pari a 862,4 milioni di euro, a fronte degli 813,2 del 2015. E lItalia, con 241,7 milioni, pari al 28% della spesa totale, pur avendo incrementato la sua performance (nel 2015 era ancora prima con 228,6 milioni) risulta al secondo posto dopo la Spagna, che passata da 207,8 a 252,7 milioni, raggiungendo una quota del 29,3 per cento. Al terzo posto, in leggero calo la Francia con 100,8 milioni di spesa (era a 114,1) e una quota del 14 per cento. Che la Spagna fosse il nostro principale concorrente lo sapevamo anche prima - commenta Gennaro Velardo, presidente di Italia Ortofrutta - Unione nazionale - Quello che dobbiamo fare in Italia convincere i produttori ad associarsi di pi nel loro interesse: per aumentare i redditi aziendali e in modo pi etico. Lo sforzo che dobbiamo fare - sostiene Antonio Schiavelli, presidente di Unaproa, laltra Unione dei produttori - in prospettiva ragionare bene sulla Strategia nazionale 2018 - 2020. La bozza del documento praticamente pronta e la presenteremo al ministero dopo Pasqua. Lobiettivo resta in ogni caso quello di incrementare la capacit delle Op di fare impresa e di presentare piani operativi in chiave industriale. Il vantaggio della Spagna, per ora, si misura nella sua capacit di fare sistema - Paese. La verit che noi stiamo cercando di migliorare la qualit della spesa, diversificando le misure e le azioni dei programmi operativi - dice Davide Vernocchi, responsabile del settore ortofrutticolo dellAlleanza delle cooperative agroalimentari - Questo soprattutto nella prospettiva di una prossima Organizzazione comune di mercato che dovr ricalcare, e non stravolgere, lattuale impianto normativo. Il sostegno comunitario al settore dellortofrutta, previsto dallOrganizzazione comune di mercato, nel 2016 ammontato complessivamente a oltre 1,17 miliardi di euro (era quasi 1,12 miliardi nel 2015). La spesa destinata ai programmi operativi delle Organizzazioni di produttori rappresenta oltre il 73% del totale. Tra gli altri ambiti di intervento, il programma Frutta nelle scuole lanno scorso ha assorbito in totale 109,9 milioni (circa il 9,4%) con lItalia seconda beneficiaria con 20,5 milioni, dopo la Germania (24 milioni). Terza la Polonia con 17,3 milioni. Unaltra forma di intervento riguarda i Piani di riconoscimento dei gruppi di produttori prericonosciuti, e rivolta esclusivamente agli Stati membri che hanno aderito alla Ue dopo il 2004. Da questa partita di spesa lItalia ovviamente esclusa, ma a fronte di un budget complessivo 2016 di 714 milioni, la Polonia ha fatto incetta di contributi con 63,3 milioni, pari all88,6% del totale.
Autore: Massimo Agostini


14 Aprile 2017, ore 18:10

Il Venerd di Repubblica
Un cane, un gatto e rondine simboleggiano in etichetta il piccolo mondo di Cascina delle Rose. Parola a Giovanna Rizzolio e ai suoi ricordi: I miei nonni Ferdinando e Beatrice comprarono la cascina nel 1948. Cerano pi di cento piante di rose e un panorama stupendo che arrivava alle Alpi. Il lavoro nel mondo della moda mi ha portato a Como, ma nel 74 sono tornata, avevo bisogno di cose vere. Dal 92 sono titolare dellazienda agricola: 5 ettari in tutto, di cui 1,5 a noccioleto e bosco. Non sono sola, c Italo Sobrino con i figli Davide (studi di Enologia) e Lorenzo (marketing). Facciamo anche agriturismo. E fanno bei vini, solo rossi: la Barbera Donna Elena dedicata a una sorella di Giovanna, il Dolcetto a Elizabeth a unamica di San Francisco che a ogni vendemmia arriva in Langa. Due versioni di Barbaresco: Tre Stelle e Rio Sordo. Sono toponimi e nascono su terreni differenti. Marne bluastre magre, calcaree il primo, pi profonde e ricche di sali minerali il secondo. Il Tre Stelle considerato pi femminile per i profumi floreali (rosa, viola) e fruttati (prugne, marasche). Il Rio Sordo offre un bouquet di frutti scuri. anche in confettura, spezie, soffi balsamici. pieno, raffinato. intenso e insieme fresco, di lunga persistenza. Vero e sincero Barbaresco, entrambi. A Torino a Magazzino 52, a Firenze da Le volpi e luva sui 35 euro.
Autore: Gianni e Paola Mura


14 Aprile 2017, ore 18:08

Corriere sella Sera
La svolta bio delle cantine storiche Chiara e le bottiglie anti-terremoto Lungarotti: aiutate lUmbria. E Antinori compra unazienda green nel Chianti Aiutate lUmbria ad aiutare gli umbri. Chiara Lungarotti tornata dal Vinitaly di Verona nella sua Torgiano, dove guida la cantina di famiglia, assieme alla sorella Teresa e alla madre Maria Grazia. Non ha trovato le folle di turisti di primavera che assaggiano e visitano il Museo che secondo il New York Times il migliore al mondo sul vino. Dal 24 agosto scorso, quando un rombo di magnitudo 6 ha scosso Arquata del Tronto (Ascoli Piceno) e Accumuli (Rieti), lUmbria finita in un cono dombra. E come se fossimo in un secondo cratere: nel 95% della regione non ci sono stati stati danni, ma a crollare stato il turismo. Ristoranti e musei non sono pi pieni, le visite e gli acquisti nelle cantine sono state colpite da questo effetto collaterale. Per questo Chiara Lungarotti lancia il suo appello agli italiani: tornate in Umbria, aiutate gli umbri. Qui si scrutano i terremoti da secoli. A Perugia, nellabbazia di San Pietro - spiega la vignaiola - c padre Mariano, sa tutto sulle scosse, guida lOsservatorio sismico Bina dove c un sismografo a pendolo del 1751, il pi antico dItalia. Padre Mariano nel 1997 riusc a presagire quello che poi accadde e corse dal prefetto. Non era una previsione, ma un timore purtroppo azzeccato. Chiara Lungarotti mostra i muri dellazienda: Nemmeno una crepa. E sembra di sentire lo scrittore John Fante raccontare il suo Abruzzo e la gente che mi somiglia, gente piccola che quando fa una casa con tutto luniverso dentro, capace di resistere anche al Diluvio universale. La donna del vino racconta: Pap Giorgio costru questo edifico nel 1964, port i suoi operai da fuori regione, disse che voleva una casa di cui fidarsi. Ed eccola qui, neppure un segno dopo le scosse. Slow Food, pochi giorni fa, ha lanciato un appello: se non ve la sentite di visitare le cantine perch temete nuove scosse, comprate in vino di Umbria, Abruzzo e Marche nelle enoteche delle vostre citt, sostenete i vignaioli in difficolt, se lo meritano. Tra i possibili acquisti c lultimo nato in casa Lungarotti. Si chiama Ilbio, un Sagrantino 2015 dalla Tenuta di Montefalco. Un vino che conferma la svolta ambientale anche di antiche cantine italiane: Antinori, ad esempio, ha appena acquistato Capraia, azienda bio con 45 ettari di viti, a Castellina, nel Chianti Classico (Tutte le nostre aziende sono sostenibili, ma questo un passo avanti in una strada, come il biologico, che tutti devono percorrere), ha detto la presidente Albiera Antinori al Corriere Fiorentino. Ilbio di Lungarotti, un Igt Umbria, come ogni Sagrantino riflette pi il produttore che la provenienza, dice Lungarotti, lo abbiamo voluto morbido e piacevole. Il Sagrantino pu diventare un cavallo selvaggio. Labbiamo domato. Ci pensavamo da anni, durante le prove lo chiamavano il vino bio. Nessuna fantasia. Abbiamo continuato cos, mettendo nelletichetta la pianta catastale della zona da cui arriva, Turrita di Montefalco, certificata bio da tre anni. Solo diecimila bottiglie per questa prima incursione nel pianeta biologico di Lungarotti. Un bel color rubino, un profumo di frutti rossi, nel bicchiere i tannini si fanno sentire: un vino piacevole che promette di resistere bene agli anni. Nonostante il calo di turisti in Umbria, Chiara Lungarotti continua a ricevere gli appassionati del vino e a vendere in cantina circa il 10% delle bottiglie. Ne produce 2,5 milioni. Sei bottiglie su dieci vengono vendute in Italia, un mercato in crescita del 2,6% nel 2016. Una storica cantina che si evolve per stare al passo con i tempi e assomiglia alla resistente casa di John Fante con dentro tutto luniverso della gente che lha costruita.
Autore: Luciano Ferraro


13 Aprile 2017, ore 17:52

Il Sole 24 Ore
Vinitaly, i buyer virano sui grandi vini ... Non solo Prosecco... Il 51esimo Vinitaly ha chiuso i battenti con 128mila visitatori, ma soprattutto con 30.200 top buyer da 70 paesi (in crescita dell8%), restituendo un positivo stato di salute del vino italiano. A inizio rassegna molti osservatori avevano rilevato come i numeri positivi sullexport tratteggino per una realt che rischia di essere deludente se depurata dalle performance positive degli spumanti. Si parla infatti di una flessione delle vendite allestero per i vini fermi che viene ribaltata nel pi 4% delle esportazioni 2016 solo grazie allincremento a doppia cifra messo a segno dal Prosecco. La realt emersa invece dal Vinitaly ben pi complessa e vede, al fianco di vini evidentemente in crisi di mercato anche denominazioni, neanche piccole, che macinano successi. Trend positivi che hanno trovato conferma nei contatti con buyer e visitatori nel corso della manifestazione. Di certo non conoscono crisi le grandi etichette come il Barolo (acquisti fin dalle primissime battute di Vinitaly 2017 dal Giappone) o come lAmarone. Le nostre aziende sono molto contente delle giornate di fiera . spiega il direttore del Consorzio di tutela dei vini della Valpolicella, Olga Bussinello -: hanno registrato molte visite da buyer del Nord Europa e in particolare dal Regno Unito la cui quota di acquisti di Amarone lo scorso anno passata dal 2 al 9% del totale. Un interesse confermato nel corso di Vinitaly il che ci lascia sperare che gli effetti negativi della Brexit possano essere neutralizzati. Ma proprio Piemonte e Veneto sono anche le regioni dorigine di due denominazioni di media grandezza che stanno conoscendo un grande successo in particolare allestero. Si tratta della piemontese Gavi e della lombardo-veneta Lugana (che abbraccia infatti le due provincie di Verona e di Brescia). Il Gavi Docg torna dal Vinitaly - spiegano al Consorzio di tutela - con un successo di visitatori allo stand e numerosi contatti con russi, ucraini, cechi, americani e inglesi. Il Gavi conta 1.500 ettari di vigneti dai quali si producono 13 milioni di bottiglie vendute per l85% allestero in 70 paesi per un giro daffari di circa 50 milioni di euro. La scelta di produrre un Cortese, vino bianco autoctono con caratteristiche molto riconoscibili e standard di qualit elevati, sta risultando premiante a livello internazionale. Un successo che sul territorio si traduce in un significativo ritorno nelle nostre campagne di nuove generazioni. Ma ad attraversare un vero e proprio magic moment di mercato il Lugana, Doc che si snoda lungo le sponde veneta e lombarda del lago di Garda. Negli ultimi due anni - spiega Nadia Zenato dellomonima etichetta veneta tra le prime a scommettere sul bianco del Garda - spinta dalla domanda internazionale abbiamo assistito a una crescita vertiginosa di produzione ed export. Oggi va fuori dei confini (per il 40% in Germania) l80% degli 11,2 milioni di bottiglie prodotte per un giro daffari di 150 milioni di euro. Un dato su tutti: due anni fa un litro di Lugana sfuso costava 2,5 euro oggi siamo a quota 4 euro, un prezzo record per un vino bianco. E risultati molto positivi sono stati riportati anche da quella che ancora una new entry del panorama vitivinicolo italiano ( nata nel 2011) e che la Doc Sicilia. A Verona abbiamo riscontrato grande curiosit nei confronti della nostra etichetta giunta a produrre nel 2016 27,8 milioni di bottiglie - spiega il presidente del Consorzio, Antonio Rallo -. Daltro canto nei primi tre mesi del 2017 i nostri imbottigliamenti sono aumentati del 10% e il dato segue in maniera automatica la domanda di mercato. In pi dalla vendemmia 2017 ci aspettiamo un nuovo impulso visto che dalla prossima annata in Sicilia le variet Grillo e Nero dAvola non potranno pi essere vendute con le etichette Igt ma solo con il marchio Doc.
Autore: Giorgio DellOrefice


13 Aprile 2017, ore 17:52

Il Giornale
Bio, giovane e nelle anfore Il vino che fa tendenza ... Ecco chi sale e chi scende. Fanno il botto gli spumanti E anche locchio vuole la sua parte con etichette stilose... C una frase che i monvali del magico mondo del vino ripetono in continuazione: Il Vinitaly? un male necessario. Intendono dire, gli spiritosoni a cui anche chi scrive si vanta di appartenere, che il grande salone del vino che ha chiuso ieri a Verona la sua edizione numero 51 e che con VinExpo di Bordeaux e ProWein di Dsseldorf il pi grande appuntamento europeo del settore, talmente enorme e caotico da essere lantitesi del luogo tranquillo in cui si dovrebbe degustare un vino. Malgrado ci una kermesse imperdibile non solo per scovare qualcosa di sorprendente (noi una decina di etichette ve le abbiamo suggerito laltro ieri) ma anche per capire dove va il mondo del vino italiano. Noi, forse obnubilati dal Moscato bevuto subito dopo un Cannonau da quindici gradi, sei o sette tendenze crediamo di averle individuate. Eccole.
Green is the new black
Questo stato il Vinitaly che secondo noi ha definitivamente sdoganato il vino bio (da non confondersi con quello biodinamico sulle cui caratteristiche organolettiche ci permettiamo di nutrire ancora molti dubbi). Ormai i vini prodotti ottenuti abbattendo le sostanze chimiche e i solfiti, nonch limitando le risorse idriche, sono buoni, spesso eccellenti. Dimenticate quindi il liquido puzzone e dal colore scomposto spacciato dal fanatico con gli zoccoli. Bio c. Un esempio? Il Chianti Classico docg Gran Selezione di Rignana, un piccolo capolavoro fatto in soli 3mila esemplari.
Viva i Gggiovani!
Sar stata una nostra impressione, sar forse che questanno cera meno gente e quindi il loro Sturm und Drang spiccava di pi, ma ci pare che questanno fossero in tanti. Una buona notizia per il futuro del vino italiano, un po meno per le avvenenti hostess di cui Vinitaly pullula, che si sono dovute prendere complimenti non richiesti da parte di bande under 20. Del resto il biglietto della fiera costa assai e una volta dentro va ammortizzato a colpi di bicchieri...
Questione di etichetta
Ne abbiamo visto di bellissime. Anche di piccole aziende che ormai hanno imparato a investire sullaspetto esteriore che spesso a parit di qualit fa la differenza. Le nostre preferite? Quelle anni Cinquanta-Sessanta della cantina Pellegrino di Marsala.
Meglio autoctoni
Una tendenza che va avanti da anni ma che sempre pi marcata. Un bene per lItalia, che vanta la massima biodiversit ampelografica al mondo. Naturalmente questo significa vini molto pi personali, da un gusto molto meno internazionale ma che gli stranieri sembrano amare comunque, perch quando si ha qualcosa da dire qualcuno che sa ascoltare si trova.
Su e gi
Salgono Passerina, Primitivo, Pecorino, Pignoletto (no, non ci si bloccato il tasto maiuscolo della P), Lagrein, Lugana, Grillo. Sempre sulla breccia Fiano dAvellino, Verdicchio, i grandi che non flettono mai (Barolo, Brunello di Montalcino, Amarone anche in versione Ripasso). Scendono Falanghina, i vini a base Sangiovese, il Montepulciano dAbruzzo che noi continuiamo ad adorare ma che cresciuto troppo negli ultimi anni per non avere una fisiologica flessione. Non smettono di stupire i tanti spumanti anche da territori insoliti e da vitigni irrituali (un buonissimo metodo classico calabrese da Riesling, per dire). Tra i territori crescono le Marche, la Sardegna, la Calabria, il Trentino, mentre segnano un po il passo il Friuli-Venezia Giulia e lUmbria. Secondo noi, eh.
Le anfore
Il vino torna alle origini e riscopre i contenitori in cui nacque millenni fa in Georgia. Ne fa uno lazienda toscana Fattoria di Monticchio, il Priscus, un Sangiovese che matura in anfore prodotte in loco, a Tavarnelle Val di Pesa e che cos pu vantare di essere lunico vino italiano fatto in casa dallinizio alla fine, perch gli altri le botti e i contenitori in acciaio li acquistano altrove.
Autore: Andrea Cuomo


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