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Il Meglio dell'Edicola

08 Febbraio 2018, ore 15:09

Il Sole 24 Ore
Etichetta sulla pasta: tutto da rifare La normativa. In arrivo questestate le regole europee che rivedono lobbligo di indicazione dellorigine del grano appena fissato dallItalia... Non far in tempo a sbarcare la settimana prossima sugli scaffali dei supermercati, che per letichetta trasparente sulle confezioni di pasta sar gi cominciato il conto alla rovescia della sua stessa fine. Per questa estate, infatti, attesa lentrata in vigore del regolamento comunitario che stabilir che lindicazione di provenienza della materia prima di un prodotto non uninformazione obbligatoria, bens facoltativa. La normativa Ue varr per tutti i settori alimentari, non solo dunque per il grano utilizzato per la pasta, e riguarder quella che viene considerata di caso in caso la materia prima principale alla base di un prodotto. In sostanza, i produttori potranno decidere di indicare sulletichetta se lingrediente primario viene da un paese diverso da quello del prodotti finito, oppure no. Ora, poich la legislazione Ue vince su quella nazionale, per le etichette della pasta fra cinque o sei mesi sar tutto da rifare. Le consultazioni a livello europeo degli attori potenzialmente coinvolti dalla riforma sono terminate il primo di febbraio scorso. Da quel momento, ci sono tre mesi di tempo per scrivere la nuova normativa, che dunque dovr vedere la luce entro il primo di maggio. Per non venir meno al patto di fiducia con i consumatori, i pastai che aderiscono allAidepi si dicono pronti in ogni caso a mantenere lindicazione di provenienza del grano anche dopo lentrata in vigore dei nuovi regolamenti europei. Ma il tasso di polemica verso il decreto sostenuto dalla Coldiretti e impugnato (senza successo) davanti al Tar resta elevato: Siamo convinti che non indicando la provenienza del grano che si dichiara la qualit o la sicurezza di un prodotto, ha ricordato ieri a Milano il presidente dei Pastai Aidepi, Riccardo Felicetti. Oggi, conferma, il grano duro utilizzato per produrre la pasta italiana viene dallestero in una percentuale variabile tra il 25 e il 35%, a seconda della stagione e della resa produttiva dei raccolti. Un conto per il Paese di provenienza della materia prima, e un altro quello della sua trasformazione: e il 99% di tutta la semola che utilizziamo viene macinata comunque in Italia. Dalletichetta sullorigine del grano, che comunque far la sua comparsa a partire dalla prossima settimana sui pacchi di pasta prodotti in Italia, i produttori almeno non si aspettano contraccolpi sui mercati di sbocco internazionali: Per i nostri clienti allestero - spiega Felicetti - non ha alcuna importanza che anche il grano sia italiano per considerare una pasta come made in Italy, basta che lo sia la manifattura. Piuttosto, ci chiedono di essere competitivi sul prezzo rispetto a quei produttori che italiani non sono.
Autore: Micaela Cappellini


07 Febbraio 2018, ore 15:09

Quotidiano Nazionale
Amarone, regalo speciale per festeggiare i cinquantanni detta denominazione. Boom nel mercato interno, cresce lexport Un regalo speciale per festeggiare i cinquantanni della denominazione: lAmarone - fresco di anteprima 2018, con relativo successo di pubblico - vola sui mercati internazionali, con una crescita in valore del 10% nel 2017 e con il 68% dei volumi complessivi del re della Valpolicella destinati allestero. Lo rileva, al Sustainable Wingrowing summit, lindagine annuale svolta dallOsservatorio vini della Valpolicella e curata da Nomisma-Wine Monitor su un campione rappresentativo di imprese produttrici. Luce verde su tutti i principali mercati di destinazione, a partire dalla Germania (+30%) che con quasi un quarto delle vendite rappresenta il principale sbocco per lAmarone. Bene anche gli Usa (+10%), mentre Svizzera e Regno Unito segnano incrementi vicini al 5%. Ma la sorpresa pi rilevante arriva dal mercato interno, che chiude il 2017 in grande ascesa (+20%), trainato dallaumento dei consumi fuori casa. Infine, la vendita diretta, grazie anche al significativo incremento di turisti in Valpolicella, cresce quasi il doppio della media regionale di arrivi dal 2009 al 2016 (+54%). Secondo le elaborazioni Nomisma-Wine Monitor, lAmarone ha prodotto lo scorso anno un giro daffari pari a circa 355 milioni di euro.


05 Febbraio 2018, ore 15:08

Corriere Economia
Fino a 20 anni niente vino. Poi mi convert il Brunello Lartista parteciper allevento di Montalcino il 17 febbraio... La doppia vita di Sting: la musica e il vino. Nellultimo tour, ai piedi del palco cera un caravan per le degustazioni e la vendita delle sue bottiglie. Il cantante figlio di un lattaio e di una parrucchiera, cresciuto allombra di un cantiere navale di Newcastle, educato dai gesuiti, pronto a partecipare questa settimana al Festival di Sanremo con Shaggy, superstar reggae (sono in uscita il loro lalbum 44/876 e il singolo Do not Make Me Wait, un inno alla cultura e alla musica giamaicana). Dopo la musica al Festival, Sting si dedicher al vino: sar a Montalcino il 17 febbraio, a Benvenuto Brunello. Affigger sul Palazzo comunale la sua piastrella celebrativa con le stelle assegnate allannata 2013. A 66 anni Sting, con a fianco, come sempre, la moglie Trudie, pieno di nuove energie.
Come fa ad essere cos in forma?
Faccio molto esercizio fisico, pongo attenzione a quello che mangio e mi godo un buon bicchiere di vino quando ne ho voglia.
Quanto cammina ogni giorno?
Ovunque mi trovi nel mondo cerco sempre di camminare almeno mezzora. Questo mi permette anche di meditare.
Scrive musiche e testi dopo le camminate a Central Park?
Central Park un luogo fantastico per liberare la mente da qualsiasi pensiero, godendosi uno dei paesaggi pi belli di New York. Penso molto mentre cammino, poi torno a casa, mi siedo sul nostro balcone al freddo e compongo. Trudie spesso ascolta le mie canzoni mentre stanno nascendo. Rispetto molto la sua opinione.
Quando ha bevuto il primo bicchiere di vino?
Non ho bevuto vino fino ai ventanni. In Inghilterra bevevo birra. Credo che sia stato il Brunello di Montalcino a convertirmi.
Ventanni fa ha acquistato la sua tenuta in Toscana, vicino a Firenze, Il Palagio. La ricomprerebbe? La Toscana cambiata?
Assolutamente s, la ricomprerei. Siamo arrivati al Palagio nel 1997, quasi 21 anni fa. Ora c un atteggiamento molto pi internazionale in Toscana.
soddisfatto del suo vino?
Quella del 2017 stata lundicesima vendemmia al Palagio. Abbiamo avuto stagioni con andamenti climatici e caratteristiche diverse, ma la qualit dei nostri vini sempre stata ottima. Ed apprezzata anche dal mercato, con richieste da tutto il mondo. Il Palagio sta consolidando la sua immagine di azienda di qualit. Se allinizio cera curiosit per i nostri vini, perch prodotti da Trudie e Sting, oggi vengono acquistati perch sono buoni. Questo ci rende orgogliosi. Sappiamo che la ricerca della qualit non si ferma mai, con la pazienza necessaria in agricoltura. Dai nostri vigneti ci aspettiamo ancora qualche miglioramento anche per aumentare la quantit del nostro vino di punta.
Quante bottiglie vendete? Guadagnate o perdete?
Sessantamila bottiglie. Dopo tanti investimenti, i risultati sono arrivati e anche il conto economico positivo. Lobiettivo ottenere sempre qualcosa in pi da poter reinvestire per crescere.
Com stata la vendemmia del 2017? E la raccolta di miele e di olio di oliva?
La vendemmia, come sanno bene i nostri colleghi produttori toscani e non solo, stata caratterizzata da una riduzione della produzione significativa (-30/40 per cento), a causa del meteo. Alle gelate primaverili ha fatto seguito la siccit che ha portato anche a un anticipo della raccolta. Fortunatamente non compromettendo la qualit. accaduto lo stesso per olio e miele: meno quantit ma altissima qualit.
Tra i vostri sei figli qualcuno attratto dallidea di lavorare in futuro nella produzione di vini in Toscana?
I nostri figli hanno al momento passioni diverse, la musica, la regia, la recitazione e lo studio. Pu darsi che un giorno arriveranno al vino. A loro piace stare al Palagio, quando possono. Vivere in campagna aiuta a rispettare la natura e a capire quanto lavoro ci sia dietro ogni singolo prodotto, dal vino allolio. Trudie e io cerchiamo di trasmettere ai figli la nostra dedizione e passione verso il Palagio.
Quale vino toscano preferisce?
In ogni parte della Toscana ci sono grandi vini, dal Chianti Classico al Nobile di Montepulciano fino a Bolgheri. Il Brunello un vino unico, anche per il suo collegamento con il territorio, questa probabilmente la ragione per la quale ha un grande successo in tutto il mondo. Ma amo anche i nostri vini e berrei volentieri un bicchiere di When We Dance ogni giorno della settimana.
Quale sar il suo messaggio sulla piastrella di Montalcino?
Un messaggio che rifletta lamore e la luce unica della Toscana, ricorder alla gente che la musica e la Toscana vivono in armonia.
riuscito a vendere il suo vino durante lultimo tour in contemporanea ai concerti?
Abbiamo avuto una risposta eccezionale con il Palagio tasting tour. stato bellissimo incontrare i fan che non sapevano che produciamo vini e farglieli assaggiare assieme a noi.
A Sanremo far un omaggio alla canzone italiana. Quali sono i cantanti che lhanno ispirata di pi?
Luciano Pavarotti, Zucchero, Vittorio Grigolo, Mina, Nek, Paolo Conte, Andrea Bocelli e Gianna Nannini.
Autore: Luciano Ferraro


05 Febbraio 2018, ore 15:08

Corriere della Sera
Fino a 20 anni niente vino. Poi mi convert il Brunello Lartista parteciper allevento di Montalcino il 17 febbraio... La doppia vita di Sting: la musica e il vino. Nellultimo tour, ai piedi del palco cera un caravan per le degustazioni e la vendita delle sue bottiglie. Il cantante figlio di un lattaio e di una parrucchiera, cresciuto allombra di un cantiere navale di Newcastle, educato dai gesuiti, pronto a partecipare questa settimana al Festival di Sanremo con Shaggy, superstar reggae (sono in uscita il loro lalbum 44/876 e il singolo Do not Make Me Wait, un inno alla cultura e alla musica giamaicana). Dopo la musica al Festival, Sting si dedicher al vino: sar a Montalcino il 17 febbraio, a Benvenuto Brunello. Affigger sul Palazzo comunale la sua piastrella celebrativa con le stelle assegnate allannata 2013. A 66 anni Sting, con a fianco, come sempre, la moglie Trudie, pieno di nuove energie.
Come fa ad essere cos in forma?
Faccio molto esercizio fisico, pongo attenzione a quello che mangio e mi godo un buon bicchiere di vino quando ne ho voglia.
Quanto cammina ogni giorno?
Ovunque mi trovi nel mondo cerco sempre di camminare almeno mezzora. Questo mi permette anche di meditare.
Scrive musiche e testi dopo le camminate a Central Park?
Central Park un luogo fantastico per liberare la mente da qualsiasi pensiero, godendosi uno dei paesaggi pi belli di New York. Penso molto mentre cammino, poi torno a casa, mi siedo sul nostro balcone al freddo e compongo. Trudie spesso ascolta le mie canzoni mentre stanno nascendo. Rispetto molto la sua opinione.
Quando ha bevuto il primo bicchiere di vino?
Non ho bevuto vino fino ai ventanni. In Inghilterra bevevo birra. Credo che sia stato il Brunello di Montalcino a convertirmi.
Ventanni fa ha acquistato la sua tenuta in Toscana, vicino a Firenze, Il Palagio. La ricomprerebbe? La Toscana cambiata?
Assolutamente s, la ricomprerei. Siamo arrivati al Palagio nel 1997, quasi 21 anni fa. Ora c un atteggiamento molto pi internazionale in Toscana.
soddisfatto del suo vino?
Quella del 2017 stata lundicesima vendemmia al Palagio. Abbiamo avuto stagioni con andamenti climatici e caratteristiche diverse, ma la qualit dei nostri vini sempre stata ottima. Ed apprezzata anche dal mercato, con richieste da tutto il mondo. Il Palagio sta consolidando la sua immagine di azienda di qualit. Se allinizio cera curiosit per i nostri vini, perch prodotti da Trudie e Sting, oggi vengono acquistati perch sono buoni. Questo ci rende orgogliosi. Sappiamo che la ricerca della qualit non si ferma mai, con la pazienza necessaria in agricoltura. Dai nostri vigneti ci aspettiamo ancora qualche miglioramento anche per aumentare la quantit del nostro vino di punta.
Quante bottiglie vendete? Guadagnate o perdete?
Sessantamila bottiglie. Dopo tanti investimenti, i risultati sono arrivati e anche il conto economico positivo. Lobiettivo ottenere sempre qualcosa in pi da poter reinvestire per crescere.
Com stata la vendemmia del 2017? E la raccolta di miele e di olio di oliva?
La vendemmia, come sanno bene i nostri colleghi produttori toscani e non solo, stata caratterizzata da una riduzione della produzione significativa (-30/40 per cento), a causa del meteo. Alle gelate primaverili ha fatto seguito la siccit che ha portato anche a un anticipo della raccolta. Fortunatamente non compromettendo la qualit. accaduto lo stesso per olio e miele: meno quantit ma altissima qualit.
Tra i vostri sei figli qualcuno attratto dallidea di lavorare in futuro nella produzione di vini in Toscana?
I nostri figli hanno al momento passioni diverse, la musica, la regia, la recitazione e lo studio. Pu darsi che un giorno arriveranno al vino. A loro piace stare al Palagio, quando possono. Vivere in campagna aiuta a rispettare la natura e a capire quanto lavoro ci sia dietro ogni singolo prodotto, dal vino allolio. Trudie e io cerchiamo di trasmettere ai figli la nostra dedizione e passione verso il Palagio.
Quale vino toscano preferisce?
In ogni parte della Toscana ci sono grandi vini, dal Chianti Classico al Nobile di Montepulciano fino a Bolgheri. Il Brunello un vino unico, anche per il suo collegamento con il territorio, questa probabilmente la ragione per la quale ha un grande successo in tutto il mondo. Ma amo anche i nostri vini e berrei volentieri un bicchiere di When We Dance ogni giorno della settimana.
Quale sar il suo messaggio sulla piastrella di Montalcino?
Un messaggio che rifletta lamore e la luce unica della Toscana, ricorder alla gente che la musica e la Toscana vivono in armonia.
riuscito a vendere il suo vino durante lultimo tour in contemporanea ai concerti?
Abbiamo avuto una risposta eccezionale con il Palagio tasting tour. stato bellissimo incontrare i fan che non sapevano che produciamo vini e farglieli assaggiare assieme a noi.
A Sanremo far un omaggio alla canzone italiana. Quali sono i cantanti che lhanno ispirata di pi?
Luciano Pavarotti, Zucchero, Vittorio Grigolo, Mina, Nek, Paolo Conte, Andrea Bocelli e Gianna Nannini.
Autore: Luciano Ferraro


02 Febbraio 2018, ore 12:33

Corriere della Sera
LAmarone, Gabriele e larte dellattesa. Il ragazzo-rivelazione della Valpolicella A 25 anni alla guida di Vigneti di Ettore. il pi giovane dell Anteprima... Gabriele, 25 anni, il pi giovane vignaiolo tra i 71 che partecipano ad Anteprima Amarone (dal 3 al 5 febbraio alla Gran Guardia, a Verona). La sua azienda, lultima rivelazione della Valpolicella, ha come vessillo il nome del nonno, Vigneti di Ettore. In un mondo in cui tutto istantaneo come un messaggio di WhatsApp, Gabriele Righetti hai scoperto larte dellattesa e del distacco. Lattesa: il desiderio di un vino migliore senza fretta di venderlo in tutto il mondo. Il distacco: un viaggio di 12 mila chilometri per imparare a lavorare, in Cile, per 4 mesi, con un impiego da enologo in una grande societ, perch c sempre da scoprire qualcosa da chi diverso da te. Una casa-cantina, quella della famiglia Righetti. Il nonno Ettore, che abita a poca distanza, ci va ogni giorno. A 87 anni assaggia il vino e controlla i conti. stato per molti anni direttore e presidente della cooperativa sociale di Negrar. Poi qualcosa si rotto - racconta il pap di Gabriele, Giancarlo, 57 anni, ex consigliere della coop - incomprensioni, errori, forse nostri. Non ci sentivamo pi in famiglia. stata dura, abbiamo deciso di non conferire pi le uve. Lo strappo, nel 2011, iniziato da un terreno di 5 ettari. Con due Valpolicella, il Ripasso e lAmarone che si sono fatti subito notare. Pi eleganza che potenza, pi frutti che muscolatura. I vigneti li abbiamo sempre avuti, dal 1930 - racconta la famiglia - siamo una piccola azienda con 4 stanze di un agriturismo e un po dolio che produciamo per noi. Non stato facile staccarsi dalla sicurezza della cooperativa. Gabriele stava ancora studiando, due anni allistituto di San Michele allAdige e uno alluniversit di Udine. figlio unico - raccontano il padre e la madre Maria Teresa, 55 anni - averlo accanto da studente-lavoratore ci ha dato carica e entusiasmo. Due anni fa, finiti gli studi, il ragazzo entrato a tempo pieno in cantina. Ha iniziato a girare i vigneti di collina che da qualche mese, scaduto laccordo con la coop, sono rientrati in possesso dei Righetti: altri 15 ettari, in un colpo solo stata quadruplicata la quantit di uve. Potremmo quadruplicare anche le attuali 4o mila bottiglie, ma preferiamo attendere, ci vorranno decenni. Unattesa senza fremiti in collina, tra le vigne dai 250 ai 430 metri daltitudine nella Valpolicella storica, con terreni diversi, argillosi, ciottolosi o frutto di eruzioni vulcaniche. Accanto ai vitigni-base per lAmarone (Corvina, Corvinone, Rondinella) ci sono autoctoni poco noti: Spigamonti, Turchetta, Oseleta, Pelara e altri ancora. Viti a pergola perch cos vuole la tradizione, il metodo giusto per evitare che luva si ustioni. Tutto con il metodo biologico, la conversione dei terreni ultimata, fra poco arriver la certificazione. Gabriele meticoloso, preciso e instancabile, lo descrive il padre. E lo ricorda al lavoro nel giorno di Natale per seguire le fermentazioni, oppure di notte. Il fruttaio, dove per cento giorni appassiscono le uve per lAmarone, regolato dalle finestre che vengono aperte o chiuse per far passare laria (ma dopo aver perso tutto nell85 per una gelata abbiamo un impianto che controlla laerazione nelle giornate troppo umide). Botti capienti, perch non ci piace che il vino abbia il gusto di legno e vaniglia. Il nostro non un Amarone costruito in cantina, non troppo dolce. morbido, asciutto, va bevuto a tavola, non pensato per i critici. Una cantina a cui ci piacerebbe assomigliare Bertani, oltre le mode. Intanto, a 12 mila chilometri di distanza, Gabriele impara in Cile larte dellattesa e del distacco.
Autore: Luciano Ferraro


01 Febbraio 2018, ore 12:34

Italia Oggi
Donne del vino, i corsi per formare wine manager Il successo del vino made in Italy non pu pi prescindere dal coinvolgimento al massimo livello delle donne, che oggi nelle aziende del settore si occupano principalmente di marketing e comunicazione: ecco perch sono stati creati sei master class destinati alle wine manager promosse dallassociazione nazionale Donne del vino. Lobiettivo di aumentare le donne nei consigli di amministrazione dei consorzi, perch attualmente sono meno del 10% , mentre la norma introdotta dal collegato agricolo prevede una quota minima del 20% al primo rinnovo degli organismi di governance. Posti da occupare, visto che le dirigenti non mancano: sono il 26% le aziende vitivinicole condotte da donne, con medie superiori nelle aziende agricole rispetto a realt industriali. Per Donatella Cinelli Colombini, alla guida delle donne del vino, con questi corsi vogliamo valorizzare le competenze femminili, per offrire ai territori carte vincenti nelle sfide di mercato.
Autore: Gianfranco Ferroni


31 Gennaio 2018, ore 18:03

Quotidiano Nazionale
ora di cambiare ... Mentre a Montalcino il Brunello letteralmente va a ruba, nel senso che lo rubano dalle cantine ( accaduto a Cupano e Col dOrcia) il 2018 del vino si apre con una speranza: che non si ripeta il disastro della gestione dei fondi europei del 2017. Riccardo Ricci Curbastro, presidente Federdoc, spiega: A prescindere dalle batoste che ci ha inflitto il clima, il nodo pi grosso che ci trasciniamo dal 2017 lincapacit di una corretta gestione dei fondi europei, sia in termini di Ocm, coi suoi ritardi cronici, sia del Regolamento 1144 (promozione): i 3 milioni andati allItalia a fronte dei 24/25 milioni alla Spagna e ai 31,5 andati alla Francia, gridano vendetta, e qui paghino lassenza del nostro ministero. La pi grande soddisfazione invece la firma del Ceta, laccordo con il Canada, che rappresenta un ottimo punto di riferimento futuro per quel che concerne la protezione delle denominazioni. Un riconoscimento importante che avr ripercussioni positive anche sugli accordi futuri, come quello del Giappone, conclusosi a novembre. Le principali associazioni del vino italiano (Federvini, Uiv, Federdoc e Fivi) sono state sondate da Winenews.it per fare le carte allanno che viene. Fra le eredit positive del 2017 tutti sottolineano lapprovazione del Testo unico del vino (operativo da inizio 2017) e la legge sullenoturismo approvata a fine anno. Per lauspicio comune quello di un regista unico che coordini finalmente le diverse realt vitivinicole del Paese nei rapporti con le istituzioni, da un lato, e verso i mercati internazionali, dallaltro. Fosse facile, viene da dire. Siamo interlocutori frammentati - confessa Sandro Boscaini, presidente della Federvini - mentre il vino dovrebbe essere considerato un unicum: sia come voce che parla alle istituzioni nazionali, sia come voce che si rivolge al mercato straniero, per promuovere il vino italiano con immediatezza. Ernesto Abbona, presidente di Unione Italiana Vini - Uiv, lamenta le incertezze di disponibilit delle risorse Ocm per le aziende, risorse che non tengono conto delle reali necessit aziendali e delle repentine potenzialit del mercato. E serve pi efficienza, anche nella rendicontazione, che ha costi troppo elevati per le aziende. Matilde Poggi, presidente dei Vignaioli Indipendenti (Fivi), segna in rosso due cose: Manca una proposta condivisa sulletichettatura, come ci ha chiesto lEuropa entro marzo 2018. E stiamo ancora aspettando parte dei decreti attuativi del Testo unico sul vino, senza i quali resta lettera morta. Bene invece la minor burocrazia legata ai registri telematici. Poi il regista unico: LItalia produce vini di qualit e offre una variet di vitigni autoctoni, che ci rendono unici al mondo. Ma c troppo individualismo: saremmo pi forti se facessimo fronte comune. Infine le due pi importanti novit sul fronte produttivo - la nuova grande denominazione, Pinot Grigio delle Venezie (valore stimato 750 milioni di euro) e lAsti Secco -vanno alla prova del mercato nel 2018.
Autore: Lorenzo Frassoldati


31 Gennaio 2018, ore 18:02

Il Sole 24 Ore
Ortrugo alla sfida del Prosecco Export. Picco di vendite per i vini piacentini... I numeri sono certamente diversi, ma il paragone e la sfida calzante. Sulla scia del successo internazionale dei vini bianchi frizzanti in genere - e del prosecco in particolare - dai Colli Piacentini parte lidea di eguagliare tale traguardo con un altro vino del territorio, lortrugo. Una sfida? Un progetto? Una proposta? Un po tutte le cose assieme, dice Massimo Perire, direttore commerciale del gruppo vitivinicolo Quattro Valli, oltre 13 milioni di ricavi nel 2017 in crescita del 30% sullanno precedente. Una galoppata delle vendite dovuta proprio alla crescita, sui mercati esteri (55% del venduto) dei vini frizzanti, in particolare gutturnio e ortrugo (300mila bottiglie). Russia, Germania, Belgio Stati Uniti, Spagna sono i mercati che hanno incrementato gli acquisti dei vini del gruppo Quattro Valli. La societ fondata nel 1882 vede da sempre socie le famiglie Perini e Ferrari. I vigneti, le strutture ricettive e le cantine si articolano sulle quattro vallate dei Colli Piacentini: Val Tidone, Val Trebbia, Val Nure e Val DArda. Giusta esposizione collinare dei filari, terreni calcareo-argillosi, tecnologie di cantina allavanguardia permettono la produzione di circa otto milioni di bottiglie, suddivise in diverse tipologie di rossi e bianchi. La guida di Luca Maroni ha indicato la tenuta/cantina Il Poggiarello come la migliore dellEmilia-Romagna. Pur considerando importante il mercato interno - spiega Massimo Perini - dal 2006 abbiamo avviato una mirata politica commerciale dedicata ai mercati esteri. La nostra carta vincente quella di invitare direttamente in azienda i potenziali buyer per fargli toccare con mano e fargli vivere il nostro territorio. A oggi sono oltre 50 i nostri importatori, tutti selezionati e di alto profilo. Con loro stiamo contribuendo al successo dei vini italiani, in generale, e ovviamente nostri. Il mercato, soprattutto spagnolo, russo e inglese, chiede vini bianchi frizzanti adatti sia per aperitivi che per il pasto. Ecco perch, sulla scia del prosecco, crediamo nelle potenzialit del nostro ortrugo. La sfida lanciata.


29 Gennaio 2018, ore 18:01

La Repubblica
Il vino dautore batte gli indici ma il portafoglio di etichette oggi lo costruiscono i gestori ... I brand deccellenza spesso legati a famiglie storiche movimentano le aste e il liv-ex, il benchmarck delle quotazioni sul mercato secondario. Il Sassicaia dei Marchesi Incisa della Rocchetta il pi scambiato... Il 2015 lannata migliore mia vita: Aubert de Villaine, comproprietario di Drc, Domaine de la Romane-Conti, ha fatto salire di colpo le quotazioni dellannata 2015, la migliore dei suoi cinquantanni di carriera. La dichiarazione stata fatta a met della scorsa settimana nel corso della degustazione organizzata presso lagente inglese della maison, Corney & Barrow. I vigneti - ha spiegato de Villain - sono rimasti in perfetta saluto turno lanno, e il risultato un vino che dispiega una combinazione di concentrazione e freschezza. Lannata record esce sul mercato proprio quando Bernard Noblet, storico chef de cave del Domaine de la Roman-Conti si ritira per lasciare il suo posto allenologo Alexandre Bernier gi da otto anni a lavoro con lui. Le grandi etichette hanno una fama che si consolidata negli anni attorno a storie di famiglie che, nonostante il successo, si comportano come veri e propri contadini, attaccati alla terra, alle condizioni climatiche, a tutto ci che in primis fa di un vino un grande vino: il terroir, come si dice in tutto il mondo, alla francese, perch stata la Francia la prima nazione a parlare di cru, di grandi territori vocati, a inventare le denominazioni di origine e qualit. E non a caso sono i vini francesi i pi numerosi e spesso i primi in classifica negli indici di mercato. Tutti gli indici del Liv-ex, indici del mercato secondario, hanno guadagnato lo scorso anno. Il Fine wine, il benchmark dellindustria, ha visto salire le quotazioni per 15 mesi consecutivi, battendo tutta una serie di altri indici globali. Domina la Francia. Il 2017 stato lanno della Borgogna che ha movimentato, in valore, il 12% degli scambi, contro il 7,7% del 2016. La Borgogna la patria del Romane-Conti, e Drc, Roman-Conti, al primo posto per prezzo di scambio. Il Masseto, dei Marchesi de Frescobaldi, lunico italiano tra i primi dieci per prezzo di scambio in questa stessa classifica. LItalia, con il Sassicaia, dei marchesi Incisa della Rocchetta, invece il brand pi scambiato sul mercato secondario dei fine wines, con una quota del 7,3%. Liv-Ex e il magazine britannico The drinks business hanno analizzato le performance dei marchi enoici pi scambiati nel mondo, messi in fila, secondo punteggi, quote di mercato, prezzi medi, e numero di marchi in commercio, nella classifica dei 100 del 2017, dove, per la prima volta, entra Casanova di Neri, la griffe del Brunello di Montalcino, gi al quarto posto nei top 100 di Wine Spectator. Se gli indici crescono, cresciuto ancora di pi Amphora Porfolio Management, il portafoglio di etichette messo a punto dallo staff guidato da Philip Staveley, gi in Merrill Lynch e Deutsche Investire in vini pregiati trenanni fa era era semplice - sostiene Staveley: allora i vini accessibili erano pochi, qualunque cosa tu comprassi acquistava valore. Oggi il mercato molto pi ampio, e investire in vino diventato un lavoro come investire in azioni o bond. Non solo non assicurato il rendimento, ma bisogna anche stare attenti a non venire imbrogliati, magari comprando dei falsi, come i Lafite taroccati venduti durante unasta online in Cina lo scorso anno. Scegliere i vini, confezionare un giardinetto di etichette. questo che ha fatto e vuole continuare a fare Staveley. In un anno Amphora Porfolio ha guadagnato il 13,5%, contro gli indici Liv-ex che sono cresciuti tra il 5 e il 10%. Da tenere presente che tutti gli indici Liv-ex , come gli indici di borsa, segnano in modo preciso landamento di domanda e offerta dei Fine Wine, i vini di eccellenza appunto. Come S&P, abbiamo diversi benchmark: il 50, che ogni giorno segue landamento delle annate pi recenti; il Liv-ex 100, aggiornato mensilmente, registra il trading delle cantine top; il Liv-ex Bordeaux 500; il Liv-ex 1000, che traccia etichette di tutto il mondo; il Liv-ex Investabls, di fatto lo specchio di un tipico portafoglio di investimento sui vini. Il mercato sempre pi frammentato, con lingresso di nuove etichette alto di gamma anche da altri paesi produttori, come Australia, Nuova Zelanda, Cile, Argentina e, ultimamente anche Cina. E lindice di per s una guida, ma non basta pi. Il mercato secondario premia in particolar modo i brand pi prestigiosi, proprio per la loro fama, la riconoscibilit, valori che danno certezza anche ai consumatori poco specializzati. Uno dei motivi per cui, a detta degli analisti di Liv-ex, molte etichette sono sopravvalutate. Larte di piluccare qui e l, invece, premia molto di pi. Staveley per esempio, ha deciso di aumentare il peso in portafoglio dei Bordeaux che negli anni precedenti avevano perso quota, per puntare su una loro ripresa, che infatti c stata. Il Lafite 2010 ha di molto battuto il Fine Wine 100, crescendo del 12.5%. Margaux 2012 ci andato vicino. Mission Haut Brion 2008 e Ducru Beaucaillou 2011 hanno fatto registrare entrambi un incremento del 14%. Staveley ha puntato anche su tre etichette del Pomerol, una denominazione del Bordeaux: lanno 2008 di LEvangile, di LEglise Clinet, and di Trotanoy. Il miglior performer stato LEvangile, che si impennato del 40%: il peggiore, LEglise Clinet, cresciuto solo del 3,5%. Mettiamo i nostri soldi dove la nostra bocca, ama ripetere Staveley, punta sui vini che veramente gli piacciono. Ma la scommessa finale Staveley la fa con gli algoritmi: traccia attentamente le quotazioni, incrocia i valori, mette a confronto i territori. cos che il vino fa bene al portafoglio.
Autore: Paola Jadeluca


28 Gennaio 2018, ore 18:00

La Stampa
Vino. Antinori acquista Tenuta Farneta Con un rilancio a 5,5 milioni di euro, la nobile famiglia fiorentina del vino Antinori si aggiudicato ad unasta del tribunale di Siena, Tenuta Farneta a Sinalunga (Siena), battendo lofferta lanciata da unaltra storica casata vinicola di Firenze, i Frescobaldi.


26 Gennaio 2018, ore 18:00

Corriere della Sera
Churchill e lenigma del Sangiovese. Le quindici sfumature rosse (e bianche) Dal Chianti Classico al Brunello. Un viaggio nel tempo con le bottiglie di 35 anni... Se il Sangiovese fosse un leader politico sarebbe Winston Churchill. Quello di Antony McCarten (Lora pi buia, Mondadori, che ha ispirato il film): Un enigma, una congerie di volti inconciliabili: uno showman, un esibizionista, uno sbruffone, un poeta, un giornalista, uno storico, un avventuriero, un malinconico a chi gli chiedeva come facesse a bere di buon mattino, rispondeva semplicemente: Esercizio. Anche lenigma Sangiovese prende forma negli opposti. Per indagarne i misteri, Davide Bonucci, dellEnoclub senese, ha organizzato un viaggio in 15 bottiglie, dallannata 1983 alla 2007, nellevento Sangiovese Purosangue, a Roma. Fino al 2004 - spiega Bonucci - nel Chianti potevano finire anche uve bianche, le vigne erano talvolta miste: Sangiovese, Cannaiolo, Ciliegiolo, Pugnitello, ma anche Trebbiano e Malvasia. Il Castello di Volpaia Riserva 1983 un esempio di quel periodo, profumi di tabacco e riflessi stanchi. Il Brunello di Montalcino Nardi del 1988, Sangiovese in purezza, come impone la legge, ha invece ancora nerbo ed energia. Mio nonno Silvio - racconta Emanuele Nardi - inizi nel 1954 con 22 bottiglie. Lo chiamavano il forestiero, fu il primo industriale (macchine agricole) a investire sul vino di Montalcino. Entr nel club degli storici produttori, a forza di cene dai Biondi Santi e alla Fattoria dei Barbi. Il Chianti Rufina Selvapiana 1993 setoso e agile: le bottiglie degli anni Quaranta, assicura Bonucci, sono ancora bevibili. profondo il Brunello Le Chiuse 1995. Il motivo: viene dalla vigne che Tancredi e Franco Biondi Santi usavano per il famoso Brunello per le Riserve. Abbiamo cercato di mantenere quello stile classico, spiega il pronipote Lorenzo Magnelli. Il Chianti di Fattoria di Fiano 1995, con uve bianche, sembra parlare con la voce del produttore Ugo Bing, racconta Bonucci: Diceva: cera un po di tutto, si faceva pi o meno, per esperienza. il racconto, un po ruvido, di unepoca. La Riserva 1997 del Brunello Fattoi (azienda acquistata nel 1964 da un ex operaio di Villa Banfi) come un vecchio amico che si ritrova dopo tempo: cambiato, ma sempre lui. Il Sangiovese pi sorprendente tra i 15 stato il Casale Rosso dei Colli da Certaldo (Firenze). del 1986 ma riposa, dopo 31 anni, ancora in botte. biodinamico. Antonio Giglioli lo volle cos dopo essersi ammalato e curato con lomeopatia. La moda del bio non centra - spiega Giacomo Lippi - qui si fa vino dal 1700, da quando lex proprietario perse la cantina per un debito di gioco. Un Sangiovese dalla forza inattesa, ancora fruttato. Le altre bottiglie: il Chianti Montespertoli Podere dellAnselmo Ingannamatti 1997 (austero, intenso) e il Brunello Col dOrcia 1998 allaltezza della sua storia. Poi il Chianti Classico Vaggiolata Monterotondo 2004 (fresco e deciso): Faccio tutto da solo, senza enologo e senza agronomo, i cambiamenti climatici mi hanno aiutato, rivela Saverio Basagni, a capo di una piccola azienda che vive anche grazie allagriturismo. E infine il Rosso di Montalcino San Lorenzo 2004, una struttura possente che necessita di tempo per esprimersi; il Poggio Tura Vigne dei Boschi 2005, Sangiovese di Brisighella, sullAppennino romagnolo, che ha corpo ed equilibrio; il Chianti Classico Villa del Cigliano 2005 (manca di forza); il Brunello Querce Bettina 2006, che si rivela nel tempo e quello di Fattoria dei Barbi, il Vigna del Fiore 2007, cru storico, gentile e con un guizzo finale che colpisce. Indica la nuova via da seguire nel Chianti Classico e a Montalcino, i vini da singola vigna, conclude Bonucci sul Sangiovese, un enigma con pi volti, come Churchill.
Autore: Luciano Ferraro


25 Gennaio 2018, ore 17:59

Corriere della Sera
Quote latte, la Ue condanna lItalia: Recuperi le multe dai produttori La sentenza della Corte di giustizia: sono 1,34 miliardi nel periodo 1995-2009... La Corte europea di giustizia di Lussemburgo ha sentenziato che i governi italiani non hanno rispettato limpegno a recuperare 1,34 miliardi di multe, anticipate dallo Stato per conto degli allevatori responsabili degli sfondamenti delle quote latte tra il 1995 e il 2009. Gli eurogiudici contestano a Roma il non avere predisposto i mezzi legislativi ed amministrativi idonei ad assicurare il regolare recupero del prelievo supplementare dai produttori responsabili della sovrapproduzione. Il contenzioso si era creato perch negli anni Ottanta un governo Dc-Psi e poi quelli successivi avevano accettato e sottovalutato la definizione a livello Ue di quote latte sfavorevoli per gli allevatori nazionali e vantaggiose per quelli di Paesi nordici esportatori. Le proteste di massa coi trattori dei tanti produttori multati avevano convinto i politici a concordare con Bruxelles di poter anticipare con denaro pubblico gli importi delle sanzioni, per recuperarli successivamente (anche con rateizzazioni). Ma nel 2013 la Commissione europea aveva verificato che cera stato un recupero solo parziale dagli allevatori scorretti, provocando anche svantaggi competitivi a quelli in regola. Nel 2015 mancavano ancora 1,34 miliardi di multe ed era arrivato il rinvio alla Corte di giustizia. Dopo due anni di procedimento e la sentenza, se il governo non dovesse recuperare le multe non pagate verrebbe deferito di nuovo alla Corte di giustizia, rischiando ingenti sanzioni pecuniarie. La campagna elettorale in corso pu rendere tutto pi difficile. Il ministro delle Politiche agricole Maurizio Martina ha accusato i governi di centro-destra con la Lega Nord per le inadempienze del passato. I leghisti hanno replicato rilanciando addirittura lopposizione alle multe. LEuropa, che punisce i nostri agricoltori, pescatori, risparmiatori e commercianti e in cambio ci riempie di immigrati, unEuropa che ribalteremo da cima a fondo, ha promesso il leader leghista ed eurodeputato Matteo Salvini. Le procedure Ue intanto non si fermano.
Autore: Ivo Caizzi


24 Gennaio 2018, ore 17:59

Quotidiano Nazionale
Gli inventori del prosecco festeggiano 150 anni Il compleanno di quelli importanti: compie 150 anni Carpen Malvolti, la cantina che per prima in Italia ha prodotto il Prosecco nella versione spumante (data al 1924 la prima bottiglia con il nome Prosecco in etichetta). Il vero compleanno, considerando la data di fondazione, si celebrer il 15 giugno 2018, ma i festeggiamenti dureranno un anno intero: il primo evento vede una partnership storica tra Carpen Malvolti e Vinitaly e la produzione di una magnum celebrativa in edizione limitata per brindare in tutti i momenti istituzionali della manifestazione fieristica. Il 2018, oltre a segnare i 150 anni della storica azienda, da sempre appartenuta alla stessa famiglia, potrebbe essere anche lanno in cui le Colline del Conegliano e Valdobbiadene diventeranno patrimonio Unesco: un riconoscimento che, spiega Domenico Scimone, direttore commerciale di Carpen Malvolti, sarebbe un importante riconoscimento al territorio e a tutto il lavoro fatto negli ultimi 8 anni. Sono anni che stiamo perseguendo questo riconoscimento, sarebbe veramente una congiuntura astrale formidabile ottenerli in coincidenza dei 150 anni di Carpen Malvolti, ha auspicato Scimone. Tutto nacque dalla intuizione di Antonio Carpen, che nel 1868 ebbe la visione lungimirante di creare un vino spumante con le stesse caratteristiche dello champagne francese ma ottenuto con un vitigno autoctono del territorio della Marca Trevigiana, il glera. La cantina guidata oggi da Etile Carpen, quarta generazione della famiglia pi longeva della spumantistica italiana. La quinta generazione rappresentata dalla figlia Rosanna, volto giovane dellazienda. Carpen Malvolti festeggia il 2018 anche con un restyling totale del look: la sede storica in centro a Conegliano stata ristrutturata interamente e arricchita da un percorso storico che sar inaugurato ufficialmente il 27 maggio. Allinterno uno spazio digitale con le immagini delle vigne e del territorio di Conegliano, le pupitre in cui riposano le bottiglie di Prosecco Docg, le vecchie annate di vini, di grappe e brandy, un angolo per una biblioteca che racchiuder i testi di Antonio Carpen, le sue ricerche e gli scambi di missive con grandi scienziati dellepoca come Martinotti. Un impegno economico importante - ha spiegato Etile Carpen - finalizzato peraltro in una fase congiunturale non particolarmente favorevole. Oggi la cantina esporta in 60 paesi e destina la sua produzione (95% Prosecco e 5% distillati) per il 45% allItalia e per il 55% allestero (prime destinazioni Svizzera, Canada, Germania, Usa e Inghilterra).


24 Gennaio 2018, ore 17:58

Quotidiano Nazionale
Il boom delle enoteche ... La crescita rilevante, a doppia cifra. Tanto che, nellera degli e- commerce e degli acquisti sul web, si pu parlare di boom: unindagine di Coldiretti e della Camera di commercio di Milano rivela che il numero di enoteche aumentato del 13% negli ultimi cinque anni, fino ai 7.300 negozi di fine 2017. Insomma, nuove oasi del vino - sotto questa voce sinseriscono tutti i locali in cui si effettua la vendita specializzata - nascono lungo tutta la Penisola. E una decisa svolta verso la qualit, la premessa di Coldiretti. Che precisa. Il vino ormai espressione culturale da condividere con amici e parenti. I tre capoluoghi con il pi alto numero di punti vendita sono Napoli con 546, Roma con 482 e Milano con 264. Ma le citt in cui si registra la crescita maggiore - se il confronto si allunga a otto anni fa - sono Bologna ( +170%), Foggia (+68%), Verona (+66%), Cuneo ( +65%), Messina e Milano (63%). Forte la presenza femminile, con le donne alla guida di pi di unenoteca su quattro (27%), mentre il 12% delle attivit gestito da giovani soprattutto al Sud, con punte del 25% a Taranto e del 20% a Catania e Palermo. Quel che notiamo noi spiega Andrea Terraneo, presidente di Vinarius, associazione delle enoteche italiane che ci sono vivacit e un crescente interesse per il settore, soprattutto da parte dei giovani. Stanno aprendo diversi bistrot e wine bar, tipologie di locali che riscuotono sempre pi consensi. Vuol dire che attraverso il vino nascono nuove opportunit imprenditoriali e che - se langolo visuale quello della clientela - labitudine del consumo consapevole e di prodotti di qualit sempre pi diffusa. Il vino continua la Coldiretti diventato lemblema di uno stile di vita lento, attento allequilibrio psicofisico che aiuta a stare bene con se stessi, da contrapporre allassunzione sregolata di alcol. Lo dimostrano - precisa lassociazione - anche il boom dei corsi per sommelier e il numero crescente di giovani che vuole essere informato sulle caratteristiche dei vini. Non solo. Cresce tra le nuove generazioni la cultura della degustazione consapevole con la proliferazione di wine bar e un vero boom dellenoturismo, che oggi genera un indotto turistico di quasi 3 miliardi di euro lanno e ha conquistato nellultima manovra il suo primo storico quadro normativo. Nellultimo anno 16,1 milioni di italiani hanno partecipato ad eventi, sagre e feste locali legate in qualche modo al vino. Ma c un ultimo tassello: in atto - continua la Coldiretti - una rivoluzione sulle tavole degli italiani con i consumi di vino che, dopo aver raggiunto il minimo a 33 litri pro capite nel 2017, hanno invertite la tendenza con un aumento record degli acquisti delle famiglie del 3%.


23 Gennaio 2018, ore 17:58

Quotidiano Nazionale
Ladri lucidissimi: via solo il Brunello: un maxifurto su commissione Il colpo nellazienda-gioiello Cinzano a Montalcino... Un furto su commissione. Non sembra opera di criminalit spicciola, hanno rubato soltanto Brunello. Dal primo biologico del 2013, in uscita in questi giorni, alla prestigiosa riserva di Poggio al Vento del 1999, alle bottiglie del 97 quando venne proclamato miglior vino dellanno per il Gambero Rosso. Provo sdegno e rabbia, com normale quando ti portano via la roba da sotto il letto. Sabato sera era tornato da una cena a Firenze, il conte Francesco Marone Cinzano, proprietario della splendida tenuta di Col dOrcia, azienda gioiello di Montalcino acquistata da suo padre nel 1973. Poco dopo, nel cuore della notte, la banda entrata nel wine shop selezionando le bottiglie da portare via. Solo quelle pi costose. E, come detto, di Brunello. Circa un migliaio, tutte nel formato da 0,75 litri. Poi i ladri sono fuggiti con un furgone Ducato che era posteggiato nel piazzale della cantina, anchesso di propriet di Col dOrcia. Una ricompensa a chi dar informazioni utili per ritrovarlo, lannuncio messo su Facebook dalla tenuta per aiutare le indagini condotte dai carabinieri della Compagnia di Montalcino. Che devono fare i conti con un gruppo organizzato, se si considera che nel dicembre scorso nellazienda Cupano a Montalcino erano state rubate 900 pregiate bottiglie. Sempre di Brunello. Una situazione delicata che da tempo ha indotto il Comune a correre ai ripari installando 110 telecamere nelle zone di produzione del rosso che ha reso famosa la provincia di Siena nel mondo, richiamando vip e potenti del pianeta, non ultimo lex presidente americano Barack Obama. Un piano per la sicurezza con il coinvolgimento delle aziende. Una quindicina hanno gi aderito, mi auguro che si facciano avanti anche le altre. Lobiettivo proteggere la pregiata produzione dal rischio furti, lancia lappello il sindaco Silvio Franceschelli. Finora non cerano state recinzioni, il territorio era aperto e la selvaggina poteva circolare. Purtroppo tutto questo cambier, per forza. Ci tuteleremo - annuncia Francesco Marone Cinzano - con telecamere e allarme. E consiglio agli altri produttori di stare in campana. Un danno di decine di migliaia di euro, quello subito dal Col dOrcia, sebbene sia ancora in corso linventario delle annate uniche sparite, compresa quella del 1964, il Brunello protagonista del Grand Tasting di Obama. E ancora le bottiglie di Poggio al Vento del 1990, 1988, 1985. Si sono introdotti negli uffici - ricostruisce Marone Cinzano -, da l hanno rubato le chiavi del wine shop. Hanno caricato tutto su uno dei nostri furgoni e se ne sono andati. Daremo una ricompensa a chi ritrova il Ducato, che tra laltro reca la scritta dellazienda, per aiutare le indagini. Troppi casi ultimamente a Montalcino. Bisogna prendere gli autori: abbiamo fiducia nel lavoro dei carabinieri.
Autore: Laura Valdesi


23 Gennaio 2018, ore 17:58

Quotidiano Nazionale
Ladri lucidissimi: via solo il Brunello: un maxifurto su commissione Il colpo nellazienda-gioiello Cinzano a Montalcino... Un furto su commissione. Non sembra opera di criminalit spicciola, hanno rubato soltanto Brunello. Dal primo biologico del 2013, in uscita in questi giorni, alla prestigiosa riserva di Poggio al Vento del 1999, alle bottiglie del 97 quando venne proclamato miglior vino dellanno per il Gambero Rosso. Provo sdegno e rabbia, com normale quando ti portano via la roba da sotto il letto. Sabato sera era tornato da una cena a Firenze, il conte Francesco Marone Cinzano, proprietario della splendida tenuta di Col dOrcia, azienda gioiello di Montalcino acquistata da suo padre nel 1973. Poco dopo, nel cuore della notte, la banda entrata nel wine shop selezionando le bottiglie da portare via. Solo quelle pi costose. E, come detto, di Brunello. Circa un migliaio, tutte nel formato da 0,75 litri. Poi i ladri sono fuggiti con un furgone Ducato che era posteggiato nel piazzale della cantina, anchesso di propriet di Col dOrcia. Una ricompensa a chi dar informazioni utili per ritrovarlo, lannuncio messo su Facebook dalla tenuta per aiutare le indagini condotte dai carabinieri della Compagnia di Montalcino. Che devono fare i conti con un gruppo organizzato, se si considera che nel dicembre scorso nellazienda Cupano a Montalcino erano state rubate 900 pregiate bottiglie. Sempre di Brunello. Una situazione delicata che da tempo ha indotto il Comune a correre ai ripari installando 110 telecamere nelle zone di produzione del rosso che ha reso famosa la provincia di Siena nel mondo, richiamando vip e potenti del pianeta, non ultimo lex presidente americano Barack Obama. Un piano per la sicurezza con il coinvolgimento delle aziende. Una quindicina hanno gi aderito, mi auguro che si facciano avanti anche le altre. Lobiettivo proteggere la pregiata produzione dal rischio furti, lancia lappello il sindaco Silvio Franceschelli. Finora non cerano state recinzioni, il territorio era aperto e la selvaggina poteva circolare. Purtroppo tutto questo cambier, per forza. Ci tuteleremo - annuncia Francesco Marone Cinzano - con telecamere e allarme. E consiglio agli altri produttori di stare in campana. Un danno di decine di migliaia di euro, quello subito dal Col dOrcia, sebbene sia ancora in corso linventario delle annate uniche sparite, compresa quella del 1964, il Brunello protagonista del Grand Tasting di Obama. E ancora le bottiglie di Poggio al Vento del 1990, 1988, 1985. Si sono introdotti negli uffici - ricostruisce Marone Cinzano -, da l hanno rubato le chiavi del wine shop. Hanno caricato tutto su uno dei nostri furgoni e se ne sono andati. Daremo una ricompensa a chi ritrova il Ducato, che tra laltro reca la scritta dellazienda, per aiutare le indagini. Troppi casi ultimamente a Montalcino. Bisogna prendere gli autori: abbiamo fiducia nel lavoro dei carabinieri.
Autore: Laura Valdesi


23 Gennaio 2018, ore 17:57

La Repubblica
Addio a Giacosa, il re del Barolo che non volle vendere agli americani Bruno Giacosa, uno dei migliori produttori di vino italiano, morto ieri a 88 anni dopo una lunga malattia. Era un gigante dei vini della Langa, come lo definisce il rettore dellUniversit di Scienze gastronomiche di Pollenzo, Andrea Pieroni, che cinque anni fa gli confer una laurea honoris causa. Storico produttore di Barolo e Barbaresco di Neive, aveva iniziato a fare vino nel 1967. Fondatore dellAzienda agricola Falletto e proprietario della Casa vinicola Bruno Giacosa, nel 2004 aveva passato alla figlia Bruna le redini di una griffe di culto del vino italiano conosciuta e apprezzata in tutto il mondo. E lei le ha tenute ben salde quando limprenditore americano Kyle Krause tent di comprare: La nostra cantina non ha prezzo, non ho alcuna intenzione di vendere. Se ne va un enorme interprete di questo territorio - lo saluta il presidente di Slow Food, Carlo Petrini - capace di tradurre, nei suoi vini pressoch perfetti, tutto ci che di meglio le colline di Langa e la sua gente sanno offrire.


22 Gennaio 2018, ore 17:27

Corriere della Sera
Noi che salviamo i borghi Ho rinunciato al calcio e qui produco lambrusco Ha giocato a calcio nella Reggina, nel Como e nel Treviso, arrivando fino alla serie C. Alla carriera da professionista del pallone ha preferito per quella di viticoltore di qualit. Francesco Gibellini, 42 anni, nel 1996 ha rilevato il podere di famiglia a Castelvetro di Modena, abbandonato dai genitori che si erano trasferiti nel dopoguerra in Veneto per lavorare alla Marzotto. Io ero per legato alla mia terra dorigine, dove era sempre rimasta mia nonna. E ho deciso di tornare - racconta -. Quando sono arrivato, qui veniva prodotto lambrusco sfuso, ma di ottima qualit. Io ho deciso di provare a ampliare lattivit mantenendo la qualit alta, anzi cercando di migliorarla. Oggi lazienda Tenuta Pederzana, a conduzione familiare, produce 65 mila bottiglie allanno, esportate soprattutto in America. Il lambrusco prodotto dallex calciatore lunico presente nellOpera Wine e selezionato dalla prestigiosa rivista Wine Spectator.
Autore: Paolo Foschi


21 Gennaio 2018, ore 17:26

Corriere della Sera
Luomo delle stelle ... Addio a Paul Bocuse. Lo chef simbolo della Nouvelle cuisine aveva 91 anni. Conservava il massimo riconoscimento della guida Michelin dal 1965... Il Patron morto. Non si addormenter pi nella stanza di quando era bambino, quella che usava da sempre. Lo chef Paul Bocuse, luomo del mercato, come lo chiamavano nella sua Lione, scomparso a 91 anni. Conservava dal 1965 le sue tre stelle Michelin. E con lui, forse, si perde un grande pezzo della cucina francese moderna. Perch Bocuse stato il personaggio simbolico che ha avuto il coraggio di creare la Nouvelle cuisine. Il cui manifesto resta il libro scritto dallo chef, La cucina del mercato, stampato nel 1976 da Fiammarion (e nel 2010 edito per la prima volta in Italia da Guido Tommasi). Arrivava tre anni dop il celebre articolo dei due giornalisti Gault e Millau che lanciava il grido Vive la nouvelle cuisine, dove i dieci comandamenti da loro enunciati davano uno statuto a un fenomeno ancora incerto. Una nebulosa di giovani cuochi che portavano in epigrafe dei loro men il mercato innalzato a divinit della cucina. Addio polverosa cucina alberghiera. Addio salse che allungavano di giorni o settimane la vita dei piatti. E fu proprio questo giovane cuoco di Collanges, sobborgo di Lione, a sancire il successo del New Deal della gastronomia francese. Fu Paul Bocuse, insomma, a definire i perimetri della Nuova Cucina. Che lui definiva cos: la vera cucina, fatta dai migliori ingredienti. Le sue tecniche furono dispirazione per tutta una generazione di giovani cuochi che voleva liberarsi dei legacci di una tradizione paludata e soffocante. Rispettare gli ingredienti. Non sottometterli a cotture sbagliate. Limitare le porzioni. Alleggerire i grassi. Con la sua frase tutte le mattine mi reco al mercato, Bocuse interpret un personaggio: il Re della Nouvelle cuisine. Ci gli assicurer un posto nellalbero genealogico gi abitato dagli Escoffier e dai Pont. E una fama imperitura. Meritevole di pellegrinaggi nel suo Auberge du Pont de Collonges, dove transiteranno tutti: da Fernandel a Jean Ga-bin, da Kennedy a De Gaulle. Ma va ricordato che il concetto di mercato fu anche una scelta di politica gastronomica per tentare di svecchiare il paese cos come Giscard dEstaing, dopo la morte di De Gaulle, stava provando a fare su altri fronti. Loperazione diplomatica di Bocuse realizzata col suo libro aveva radici anche nella volont dellEliseo di riunire attorno a s tutta la nuova generazione di giovani cuochi francesi. Lanciando un messaggio di novit, di freschezza. Insomma, una politicizzazione della cucina quantomai attuale. Bocuse per riusc nel miracolo di riunire in s lantico e il nuovo. La sua insalata di fagiolini freschi. I suoi prugnoli saltati al burro. Le sue pesche al Borgogna sono semplici. Eppure favolosi. Una cucina rural-chic che oggi farebbe gola a molti. Ma senza tanti fronzoli. Daltronde, quando chi scrive si trov a intervistarlo alla sua tavola, si sent pone gentilmente solo ununica domanda. Per tutto il pasto: buono?. Per poi aggiungere: Bene, perch questo che spetta a un cuoco: far bene da mangiare. Tutto il resto sono chiacchiere.
Autore: Angela Frenda


19 Gennaio 2018, ore 17:25

Corriere della Sera
Viviana, la donna ligure che reinventa lAglianico nelle grotte di Pasolini I tre nuovi vini di Basilisco. La cantina nei luoghi del Vangelo secondo Matteo... Questa una storia che senza concedere nulla, d tutto. Quando 54 anni fa Pier Paolo Pasolini arriv a Matera per girare Il Vangelo secondo Matteo, vag per strade e bar. Assold decine di comparse per mettere in scena la storia di Cristo e la nostalgia del mitico, dellepico, del tragico. Nelle grotte viveva ancora il popolo raccontato da Carlo Levi, negli anfratti che non prendono altra luce ed aria se non dalla porta. Ora, in via delle Cantine a Barile, quel mondo lavico percorso da Viviana Malafarina, una donna ligure arrivata in Basilicata per amore. Lavorava come chef a bordo degli yacht e come steward sui treni della compagnia Orient Express, fino a quando, sei anni fa, si diretta a Sud, con il fidanzato. Il progetto: una trattoria. Poi ha conosciuto Antonio Capaldo, proprietario di una delle storiche aziende vinicole del Sud, Feudi San Gregorio, che da qualche anno si sta espandendo in tutta Italia. Lofferta: Ti assumo, non voglio vedere il tuo curriculum, dirigerai la cantina anche se non sai nulla di vino. Cos cominciata la nuova vita di Viviana. In 8 grotte c una cantina tecnologicamente avanzata, che contrasta con latmosfera immobile e metafisica dei Sassi. Ho pensato che volevo un Aglianico differente. Non quello quasi masticabile, difficile da affrontare. Cercavo un vino sapido ed elegante. Cercavo lanima dellAglianico. Nel cuore dello Shesh, la contrada abitata dai profughi dei Balcani nel XV secolo. Allinizio - racconta Viviana - non stato facile. Un anziano del posto mi ha adottata in cantina, insegnandomi tutto. Fino a quando ho imparato a seguire i vini di ogni singola vasca, a vedere il liquido evolversi e crescere. Ho portato nelle grotte una gestione manageriale. Assieme al maestro delle potature Pierpaolo Sirch lavora lenologo Lorenzo Landi, lo stesso che affiancava Michele Cutolo, il precedente proprietario di Basilisco. Ha venduto a Capaldo anche la Locanda del Palazzo, lasciata in gestione a Rino Botte, dove lavorava Viviana. Cera una decina di ettari nelle contrade Macarico e Gelosia. Ora sono 24. Cerano due vini: il Basilisco e il Teodosio, Aglianico in purezza. Il primo profondo, il secondo meno ostico. Ora nascono tre nuovi Aglianico, da altrettanti vigneti, vicini ma uno diverso dallaltro. Il primo si chiama Storico, viene da una zona di 2,2 ettari, da viti di 80 anni allevate a capanno, come vuole la tradizione lucana. Lannata 2012 profuma di resina e incenso, scorre balsamica sul palato. una nave vichinga che scivola sul mare come in una fiaba, lo definisce Viviana. Il secondo vino il Fontanelle 2013, da un vigneto di 2,6 ettari, poche bottiglie e un carattere allinizio ruvido che con il passare dei minuti trova gentilezza. Come una persona che ritrova se stessa, facendo uscire senza fretta il suo lato scintillante, secondo la vignaiola di Basilisco. Infine il Cru 2013, che nasce da vigne a 460 metri, un vigneto del 1986 che permette - secondo Malafarina - di scoprire finezza, complessit e allungo dellAglianico, come in un Pinot nero. Ognuno dei tre vini stato prodotto in 1.500 bottiglie, dopo un anno in barrique. Nelle grotte con presenze, un tempo, quasi spettrali (dentro quei buchi neri dalle pareti di terra vedevo i letti, le misere suppellettili, i cenci stesi, sul pavimento erano sdraiati i cani, le pecore, le capre, i maiali, raccont Levi), ora ci sono vasche inox, file di botti e cataste di bottiglie di Aglianico (e di Piano, il Shofia). E c Viviana con i nuovi vini, per trovare nellAglianico la nostalgia del mitico, dellepico, del tragico di Pasolini.
Autore: Luciano Ferraro


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velature diffuse Suvereto:
Suvereto (LI)

Temp: 11°
Precip: -
pioggia Taurasi:
Taurasi (AV)

Temp: 8°
Precip: 4-8mm
coperto Torgiano:
Torgiano (PG)

Temp: 7°
Precip: -
nuvoloso Trentino:
Lavis (TN)

Temp: 8°
Precip: -
nuvoloso Trentino:
Mezzocorona (TN)

Temp: 7°
Precip: -
nuvoloso Trentino:
San Michele all'Adige (TN)

Temp: 7°
Precip: -
parz nuvoloso Valle d'Aosta:
Aosta (AO)

Temp: 6°
Precip: -
variabile Valtellina:
Sondrio (SO)

Temp: 8°
Precip: -
pioviggine Verdicchio:
Jesi (AN)

Temp: 5°
Precip: 0-1mm
nuvoloso Vernaccia:
San Gimignano (SI)

Temp: 6°
Precip: -
Mezzacorona

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