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Dicono di noi

Winenews visto dagli altri... Quotidiani, magazine, tv e radio che parlano di noi

23 Marzo 2016, ore 11:32

LESPRESSO

La birra pi venduta al mondo? cinese Dal sito Bloomberg Euromonitor si scopre che tra i colossi della birra industriale non ci sono solo i soliti noti a noi europei ... E cinese la birra pi bevuta al mondo, si chiama Snow ed prodotta da gruppo SabMiller, occupando una quota di mercato del 5,4%, seguita da unaltra cinese, la Tsingtao che rappresenta il 2,8% di tutta la birrabevuta nel mondo. In terza posizione c unamericana, la Bud Light, con una quota del 2,5%. E la classifica stilata da Bloomberg ed Euromonitor sulle birre pi bevute al mondo che, come fa sapere il sito WineNews, alla posizione numero 4 si trova la Budweiser (ancora Stati Uniti) del Grupoo Ab-InBev con una quota del 2,3%, la stessa della numero 5 della brasiliana Skol, sempre di Ab-InBev. Segue poi unaltra birra cinese, la Yangjin, del Gruppo Beijing Yanjing Brewery che vale l1,9% del mercato. Bisogna arrivare al settimo posto della lista per trovare una birra europea, lolandese Heineken, di Heineken International con una quota dell1,5%. Di nuovo una cinese alla numero 8, la Harbin, del Gruppo Ab-Inbev con l1,5% del mercato, seguita dallennesima birra del Gruppo Ab-InBev, labrasiliana Brahma sempre con una quota dell1,5% e a chiudere lamericana Coors Light del Gruppo MillerCoors, con una quota di mercato dell1,3%.


22 Marzo 2016, ore 15:14

ANSA

cinese la birra pi bevuta al mondo, Heineken settima. WineNews riporta classifica Bloomberg-Euromonitor,a top c Snow ... cinese la birra pi bevuta al mondo, si chiama Snow ed prodotta da gruppo SabMiller, occupando una quota di mercato del 5,4%, seguita da unaltra cinese, la Tsingtao che rappresenta il 2,8% di tutta la birra bevuta nel mondo, mentre in terza posizione c unamericana, la Bud Light, con una quota del 2,5%. E la classifica stilata da Bloomberg ed Euromonitor sulle birre pi bevute al mondo che, come fa sapere il sito WineNews, alla posizione numero 4 si trova la Budweiser del Grupoo Ab-InBev con una quota del 2,3%, la stessa della numero 5 della brasiliana Skol, sempre di Ab-InBev. Segue poi unaltra birra cinese, la Yangjin, del Gruppo Beijing Yanjing Brewery che vale l1,9% del mercato, seguita dallolandese Heineken, di Heineken International in settima posizione, con una quota dell1,5%. Di nuovo una cinese alla numero 8, la Harbin, del Gruppo Ab-Inbev con l1,5% del mercato, seguita dallennesima birra del Gruppo Ab-InBev, la brasiliana Brahma sempre con una quota dell1,5% e a chiudere lamericana Coors Light del Gruppo MillerCoors, con una quota di mercato dell1,3%.


18 Marzo 2016, ore 15:20

IL SOLE 24 ORE - RADIOCOR

Vino: Frescobaldi rilancia sul Brunello di Montalcino ... Frescobaldi investe ancora a Montalcino. Secondo rumors raccolti dal sito specializzato WineNews, la storica famiglia fiorentina, che gi una delle realt leader del territorio del Brunello con le griffe Castelgiocondo (tra le pi antiche di Montalcino e rilevata da Frescobaldi nel 1989, 880 ettari complessivi, 170 vitati di cui 148 ettari a Brunello di Montalcino) e Luce della Vite (creata, nel 1995, in joint venture, con la famiglia Mondavi, 192 ettari complessivi, 85 vitati, di cui 17 ettari a Brunello) ha acquistato, per una somma stimabile superiore ai 10 milioni di euro, la tenuta LogoNovo dellimprenditore svizzero Marco Keller, che lha condotta fino ad oggi, con una particolare attenzione allambiente. Le superfici ammontano a 55 ettari complessivi, di cui 11 ettari, il 60% a Sangiovese (ma nessun ettaro iscritto a Brunello) e il 40% a variet internazionali (Merlot, Petit Verdot, Syrah e Malbec). Propriet che conta anche strutture aziendali allavanguardia, come una modernissima cantina di oltre 2mila metri quadrati, completamente interrata.


13 Marzo 2016, ore 12:21

AVVENIRE

Dopo anni di stagnazione, il vino ritrova la crescita al supermercato ... Un prodotto tradizionale venduto nei pi moderni canali commerciali e che d il segno dellandamento di uno dei settori di riferimento per lalimentare italiano. Nellagroalimentare avviene facendo spesso arrabbiare i coltivatori -, anzi proprio dai movimenti delle vendite nella grande distribuzione organizzata (Gdo), che un comparto pu cogliere i segni del cambiamento della domanda. Accade adesso per il vino, uno dei prodotti tradizionali, appunto, dellagroalimentare nostrano le cui vendite nella Gdo stanno girando al bello. Alcuni numeri sulla situazione sono emersi dallanteprima delledizione 2016 di Vinitaly (una delle pi importanti manifestazioni di settore in Europa), che indicano come dopo anni di stasi, si sia registrata adesso una crescita pi decisa delle vendite di vino italiano sugli scaffali dei grandi nomi della Gdo. Detta in maniera semplice, pare che le vendite delle bottiglie da 75 cl (quelle pi comuni), siano aumentate del 2,8% in volume rispetto al 2014, e quelle delle bottiglie da 75cl a denominazione dorigine (Doc, Docg, Igt) del 1,9%; rispettivamente le vendite in valore dovrebbero essere cresciute del 4,0% e del 3,8%. Secondo gli esperti si tratta di una crescita che vale due volte perch non stata stimolata da prezzi in diminuzione e nemmeno da campagne promozionali. Bene anche le vendite degli spumanti, con un + 7,8% in volume e +7,5% in valore (qui in effetti i prezzi sono leggermente diminuiti). In vetta alla classifica dei pi venduti sono sempre il Lambrusco e il Chianti, segue lo Chardonnay, un bianco di vitigno internazionale buono un po per tutti. Certo, quello della Gdo non rappresenta lintero mercato del vino, ma ne pur sempre una parte rappresentativa che, fra laltro, coniuga bene insieme prodotto tradizionale (il vino appunto), con forme di vendita che vanno ben al di l del dettaglio e dellenoteca. Ma il mercato non tutto qui. Secondo lagenzia specializzata WineNews, per esempio, ormai i giochi per il vino si fanno a livello mondiale e a comandare sono i mercati dellAsia e del Nord America, capaci di crescere e sopperire ai limiti dellEuropa. Gi, perch se vero che nella Gdo italiana le vendite un po crescono, occorre anche ricordare che nel Vecchio Continente nel 1994 veniva commerciato il 71% di tutto il vino venduto nel mondo, mentre oggi si arriva solo a poco pi della met. E non una buona notizia, perch sempre secondo WineNews, se Cina e Usa sono il motore della macchina che muove il settore, i bulloni sono nella Vecchia Europa, sia in termini produttivi che di consumi. Che, appunto, languono. Stando hai dati globali pi recenti e completi la crescita stata dal 2009 appena dello 0,2%.


11 Marzo 2016, ore 10:37

IL TIRRENO

Brunello‬, Un ettaro vale 400.000 euro. II Brunello, signore dei vini toscani, anche il big degli investimenti. Dal 1996 ad oggi, infatti, lincremento del prezzo di un ettaro vi vigneto coltvato a Brunello del 2.474% secondo una stima fatta dal portale WineNews. Nel 66 un ettaro di terreno vitato e/o vitabile valeva 1,8 milioni di lire, cio poco pi di 15.500 euro. Oggi un ettaro di Brunello vale 500.000 euro. Un record a cinquantanni esatti dal riconoscimento della Doc. Insomma, chi conserva anche poche vigne comprate mezzo secolo fa si fatto ricco o comunque possiede un bel tesoro.


10 Marzo 2016, ore 11:00

REPUBBLICA FIRENZE

Brunello, Gallo Nero Montepulciano amici ma non troppo ... Nasce Avito, lassociazione delle etichette toscane Pronte a far fronte comune su tutto, non sullimmagine ... Alleati nella lotta al cinghiale, comune nemico delle viti. E poi nella promozione delle bottiglie allestero. Finisce qui, o quasi, lo spirito unitario dei Consorzi toscani del vino. Gallo Nero-Chian ti Classico e Brunello di Montalcino, Nobile di Montepulciano e Chianti, alleati ma senza esagerare. Ieri hanno celebrato un evento storico: la nascita di Avito, che sta per Associazione vini toscani dop e igp, lentit che per la priva volta li raccoglie: hanno aderito 16 Consorzi. Ma non si parli di casa comune. Perch nel giorno dellunione, emerge anche la volont di non mescolarsi, coi Consorzi pi blasonati delle bottiglie di maggior prezzo, dal Gallo Nero al Brunello, che non ci stanno a veder sfumare identit e immagine nel calderone. E i Consorzi pi piccoli che masticano amaro perch si ritengono penalizzati da anni di politiche pubbliche che avrebbero premiato le prime donne del settore. Avito nasce, insomma, tra sorrisi e parole dolci ma anche malcelati mal di pancia. Non sono state una buona medicina anti dolore, anzi, le affermazioni della vigilia a Repubblica del presidente del Chianti, Giovanni Busi, che vorrebbe un Vinitaly in salsa toscana e unanteprima unica per tutte le etichette regionali. Maliziosamente stuzzicato, ieri Busi, anfitrione della nascita di Avito, stato costretto a smorzare. Sono idee personali, non ne ho parlato con gli altri. E sulla trovata dellanteprima unica stato pubblicamente stoppato dal neo presidente di Avito, Fabrizio Bindocci, che anche presidente del Consorzio del Brunello. La nostra anteprima del Brunello ha funzionato benissimo cos com, macchina che va non si cambia ha detto il verace Bindocd. Mentre il direttore del Gallo Nero, Giuseppe Liberatore, frena sullidea di VinTuscany, una fiera regionale sul modello di quella celeberrima di Verona. Bisogna discutere bene, ma le aziende sono gi molto sotto pressione, oggi c altro tipo di eventi che funziona quanto e meglio di certe fiere, dice. Altri sono pi espliciti. Se i soldi ce li mette la Regione. Il Vinitaly in salsa toscana si pu anche fare, altrimenti no. Ma a parte questo, oggi siamo tutti uguali enon ci sono grandi e piccoli Consorzi, ripete pi di un relatore. Terreno su cui lavorare c. Lidea quella di alleare le forze in Avito per creare una lobby del vino verso altri interlocutori, a cominciare dalla Regione. Ha funzionato in occasione del dibattito sul Pit, coni Consorzi che, uniti, hanno ottenuto correzioni importanti al Piano territoriale regionale. Ed successo in relazione al caso cinghiali, con i Consorzi che, uniti, hanno pressato per un piano di contenimento degli ungulati. Utile sar anche fare promozione allestero insieme, sotto lunico e apprezzato cappello col marchio Toscana, dice Liberatore. Insieme sar pi facile accedere ai finanziamenti europei, osserva il direttore di WineNews Alessandro Regoli. Certo, il collettivo dei 16 Consorzi sembra una macchina da guerra: 5.000 imprese, un miliardo di fatturato, il 70% ricavato dallexport. Ma laggregato una fiction. Mette insieme il prodotto di realt molto diverse. Che mal potranno fondersi.
Maurizio Bologni


08 Marzo 2016, ore 17:39

ANSA

Vino: 20% etichette in carte ristoranti Usa sono italiane. WineNews, Toscana domina tra preferenze commensali ... Nei ristoranti degli Stati Uniti, a partire dal 2008, lanno della crisi, i consumi di vino si sono spostati, proprio come in Italia, dalla bottiglia al bicchiere. Lo riferisce il sito WineNews.it, riportando il Restaurant Poll n. 27 del Wine & Spirits Magazine (www.wineandspiritsmagazine.com) che sottolinea come il consumo al bicchiere non risponda pi tanto allesigenza di fare economia, quanto a quella di abbinare ad ogni portata il vino giusto, assaggiando nellarco dello stesso piatto due o tre etichette diverse. Del resto, non si pu certo parlare di taglio dei costi quando il prezzo medio al bicchiere delle dieci aziende pi presenti nelle carte dei vini di 14,72 dollari, con 4 etichette che superano addirittura i 20 dollari al bicchiere. A beneficiare di questa tendenza, grazie al dollaro forte, sono soprattutto le etichette del Vecchio Mondo, con i vini Usa che, nei menu dei 3.000 ristoranti sondati, rappresentano appena il 42,6% della proposta enoica. E le buone notizie sono tutte per lItalia, con le etichette del Belpaese che valgono il 19,7% dellofferta totale, con la Toscana a dominare tra le preferenze dei commensali. Marchesi Antinori che conquista la posizione n. 5 nella classifica delle aziende pi presenti nelle carte dei vini, dietro a tre californiane, Cakebread Cellars, Jordan Vineyard & Winery e Merry Edwards, e aLa Rioja Alta, portabandiera di un Paese, la Spagna, che ha raggiunto una quota del 7,5% della proposta enoica nei ristoranti Usa.


04 Marzo 2016, ore 10:45

ANSA

Vino: sfida a colpi di app, 15 mln utenti per big danese. Wine Searcher rilancia con info prezzi 8 mln bottiglie ... Sfida a colpi di App nel mercato mondiale del vino. Se la danese Vivino (www.vivino.com) ha superato il milione di utenti in Italia e i 15 nel mondo ora, riferisce il sito WineNews, la neozelandese Wine-Searcher (www.wine-searcher.com) rilancia con una nuova versione della sua App che, grazie allintroduzione di nuove funzioni, consentir agli appassionati di vino di recensire e dare punteggi alle bottiglie degustate. Si tratta di un motore di ricerca capace di offrire informazioni sui prezzi di almeno 8 milioni di offerte di vini, disponibili tra i 55 mila negozi sparsi in tutto il mondo. Lo scanner per le etichette, introdotto nel 2014, ha aiutato gli utenti a trovare informazioni su oltre 1,7 milioni di bottiglie di vino, liquori e birre. Sappiamo che per gli amanti del vino fondamentale conoscere il prezzo delle bottiglie e dove poterle acquistare - afferma Ross Brown, manager vendite e partnership strategiche di Wine-Searcher -. Per questo abbiamo creato un nuovo design, in grado di facilitare ancor di pi la ricerca della bottiglia favorita. Tecnologie come questa ci permettono di condividere la nostra conoscenza del vino e il nostro stile giornalistico con un pubblico ancora pi ampio.


03 Marzo 2016, ore 12:08

RAINEWS

A Torino si discute di cibo, com andata la prima edizione del #foodjournalfest ... Il festival del giornalismo alimentare non stato soltanto lezioni, panel e conferenze. Lultima giornata stata dedicata alla scoperta del territorio e i prodotti piemontesi Reati alimentari, acqua pubblica, bufale e critica enogastronomica. La prima edizione del Festival di giornalismo alimentare di Torino ne aveva di temi da affrontare. E in due giorni (25-27 febbraio) ne ha trattati molti, con piccole lezioni che hanno spaziato dalle Politiche alimentari dopo Expo - a cui hanno partecipato anche il sindaco Piero Fassino e il presidente di Slowfood Carlo Petrini - a discussioni sul linguaggio disinvolto del giornalismo alimentare con il linguista Ugo Cardinale. Serve unagenzia sul controllo degli alimenti Seguitissimo il panel tenuto dallex procuratore di Torino, Raffaele Guariniello, che ha parlato della necessita di istituire unagenzia nazionale specializzata sullattivit di controllo degli alimenti, perch lattivit delle singole procure non sufficiente. Giornalisti vs foodblogger Uno degli incontri pi vivaci stato sicuramente quello sulla critica enogastronomica 2.0: dalle guide ai blog. Con una discussione animata sulla titolarit dellinformazione enogastronomica, perch, come ha spiegato Paolo Marchi nonostante le regole dellOrdine dei giornalisti, su Internet possono scrivere persone che non hanno superato un esame di Stato. Prima si occupavano di cibo solo alcune grandi firme, tenute in altissima considerazione dai lettori, oggi bisogna distinguere tra food writer e critici. Questultima professione esercitata da pochissimi perch molto pi facile essere invitati in una cantina che andare in un ristorante a farne una critica. C il rischio che ti presentino il conto. Comunicare il vino ai giovani possibile? Per molti giornalisti e foodblogger, parlare e scrivere di cibo risente anche di una sorta di questione generazionale, sia per lapproccio alla scrittura sia per quello al prodotto. Questo aspetto stato affrontato soprattutto nellincontro dedicato alla comunicazione del vino, che per il moderatore Federico Quaranta ( Fede diDecanterdi Radio 2) morta e sepolta. Certo a volte chi scrive di vino, anche i giornalisti, usa termini poco comprensibili e per gli addetti al settore e non viene fuori che il vino cos come il cibo non un prodotto ma un valore, come ha argomentato Licia Granello della Repubblica. Per questo motivo per Federico Pizzinellidi WineNews, bisogna far capire ai giovani prima di tutto che il vino pu essere divertente. Poi si racconta la storia e il territorio. Educational, alla scoperta dei prodotti piemontesi Ma il festival del giornalismo alimentare non stato soltanto lezioni, panel e conferenze. La parte sicuramente pi divertente stata quella degli educational, unintera giornata dedicata alla scoperta del territorio e i prodotti piemontesi. Dalla visita allazienda che produce il gorgonzola dop ai campi di riso nel territorio vicino a Novara, dalle colline del Gattinara con la del vino Docg allesperienza della ricerca dei tartufi a Costigliole dAsti. Unoccasione per capire le fasi della produzione di prodotti alimentari di qualit, consumati quotidianamente sulle nostre tavole.
Paola Cutini


26 Febbraio 2016, ore 15:43

ANSA

Vino: WineNews,presto su mercato primo prosecco neozelandese Direttore Consorzio Prosecco doc, pronti a dar battaglia ... Quando si diventa grandi, il plagio, a volte travestito da citazione, uno dei rischi in cui ci si imbatte. E lo sa bene il Prosecco, brand territoriale che, lontano dai suoi confini geografici, ormai saldamente tra i prodotti pi contraffatti dellintero panorama agroalimentare. Ma anche citato, apertamente - sottolinea WineNews -, come accadr presto in Nuova Zelanda, dove il winemaker Steve Voysey, in primavera, pianter le prime barbatelle di Glera, il vitigno da cui si produce, per lappunto, il Prosecco. Le barbatelle, coltivate in Australia e rimaste in quarantena per 4 lunghi anni, sono quelle del clone VCR 101, proprio quello del Prosecco, e verranno innestate su portainnesti della Riversun Nurseries di Gisborne, dove, nei prossimi 2 anni, gli ettari vitati a Glera saranno ben 160. E sul mercato, tra anni, andr vero e proprio Prosecco, anche nel nome, perch una sentenza del 2013 della World Trade Organization ha riconosciuto a Nuova Zelanda ed Australia (che per le barbatelle pagano comunque le royalty ai Vivai Cooperativi Rauscedo) il diritto di produrre Prosecco e commercializzarlo come tale, come racconta il magazine Uk The Drinks Business (www.thedrinksbusiness.com). Questo, per, non vuol dire che il Prosecco neozelandese avr vita facile fuori dai confini nazionali, perch, come spiega a WineNews il direttore del Consorzio Prosecco Doc, Luca Giavi, anche se la Wto - World Trade Organisation ha dato il permesso a Nuova Zelanda ed Australia di indicare in etichetta il nome Prosecco, la nostra denominazione sta lavorando da almeno due anni per tutelarsi sui mercati di tutto il mondo, ed abbiamo gi raggiunto accordi bilaterali in Usa, Canada e Russia, oltre che in Europa, dove siamo pronti a dare battaglia per tutelare un vino figlio di un territorio ben preciso. Anche se ad oggi sono tantissimi i produttori, specie australiani, che citando o millantando origini italiane, o usando vitigni provenienti dal Belpaese, usano la parola Prosecco per bollicine prodotte con qualsiasi variet esclusa proprio la Glera, sfruttando a proprio vantaggio la sentenza della Wto. Un precedente pericoloso, almeno a livello commerciale, che per ora non intacca il successo e le fortune della bollicina veneta, che non si ferma nei classici mercati dellexport italiano, come Germania, Usa e Uk, ma conquista anche una platea insospettabile come quella dei wine lover francesi. Ed i numeri che lo confermano arrivano proprio da Oltralpe, sono di FranceAgriMer, e raccontano come la Francia, nel 2015, abbia stappato 168,4 milioni di bottiglie di bollicine, lo 0,3% in pi del 2014, per un valore di 1,4 miliardi di euro (+2,1%). Una dinamica, appunto, sostenuta soprattutto dalle bollicine straniere, con il Prosecco in prima fila, seguito dal Cava, che hanno ormai detronizzato Lambrusco ed Asti, che mettono a segno un aumento dei volumi del 26%, a quota 12,1 milioni di bottiglie, per un valore di 60 milioni di euro, a +31,6%.


24 Febbraio 2016, ore 13:15

MATTINO 5 MEDIASET

Servizio sul Brunello di Montalcino con intervista al direttore Winenews, Alessandro Regoli, su Analisi rivalutazione dei vigneti in 50 anni.
Link servizio


21 Febbraio 2016, ore 12:24

IL SOLE 24 ORE

Via a Benvenuto Brunello sullonda di un 2015 che ha svuotato le cantine della Doc di Montalcino. Lanno scorso sono state vendute 14,6 milioni di bottiglie, l11% in pi, per un giro daffari di 187 milioni, +10%. Rispetto al totale, le bottiglie di Brunello sono state 9,8 milioni, +17%. cresciuto anche lincidenza dellexport: dal 67,5% al 70%. Soltanto gli Stati Uniti assorbono il 30% delle esportazione, seguiti da Europa con il 20% a 1,2 milioni di turisti. Lanno scorso - sostiene Fabrizio Bindocci, presidente del Consorzio del Brunello di Montalcino - le cantine sono state svuotate e le annate 2010, 2009 e quelle precedenti sono andate a ruba. Solo a dicembre 2015 limbottigliato ha registrato un +20%, che gi fu molto positivo. Come rileva una ricerca del sito WineNews, diretto da Alessandro Regoli, il successo della vendemmia 2010 ha portato le quotazioni delle sfuso vicino ai mille euro al quintale e il valore dei terreni a 500mila euro a ettaro, con una rivalutazione record in 50 anni del 2.474%. La manifestazione Benvenuto Brunello 2016 si chiude oggi con lassegnazione delle stelle alla vendemmia 2015. E le vendite del 2016? Lavvio stato lento - osserva Andrea Machetti, ad di Mastrojanni (+33,5% i ricavi nel 2015) - Lanno scorso abbiamo venduto il 60% dei volumi nel primo semestre, questanno si torna alla normalit: il grosso lo commercializzeremo nel secondo semestre. E il 2011 com stato accolto dai buyer? Lannata era stata difficile - risponde Machetti - ma, dopo tanti assaggi, ho trovato un vino qualitativamente omogeneo, di buon livello, pi bevibile. Entusiasta Elisabetta Gnudi Angelini, proprietaria delle tenute Caparzo e Altesino a Montalcino. Il 2016 difficilmente potr ripetere lexploit dellanno prima - sostiene Gnudi Angelini - anche se ci speriamo. Nel complesso le mie quattro aziende (producono anche Igt ndr) hanno venduto oltre 2 milioni di bottiglie, l8% in pi. Caparzo e Altesino hanno prodotto 230mila bottiglie. Lexport ha trainato da sola la crescita mentre la domanda italiana si confermata debole.
Emanuele Scarci


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Vinitaly @Expo Milano 2015 - #vino2015

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Non solo vino
I capolavori dell'agroalimentare d'Italia