planeta

Dicono di noi

Winenews visto dagli altri... Quotidiani, magazine, tv e radio che parlano di noi

22 Febbraio 2017, ore 16:45

CANALE3TOSCANA

Ore 21, a SIENA RISPONDE il direttore di WineNews Alessandro Regoli


18 Febbraio 2017, ore 12:53

RAI TGR TOSCANA

Intervista al direttore di Winenews sulla comunicazione nel servizio di Benvenuto Brunello https://goo.gl/RlP12I


27 Gennaio 2017, ore 11:28

ANSA

Vino: in Piemonte la cantina ideale dei winelover, poi Toscana ... Sondaggio Winenews, Nebbiolo il vitigno preferito... Territorio della cui storia, fascino ed appeal non si discute, nellimmaginario collettivo dei wine lovers la cantina ideale si trova in Piemonte, seguito, tra i luoghi simbolo dellItalia del vino, dalla Toscana, meta imprescindibile per ogni appassionato, tra il fascino di Bolgheri, lo storico territorio del Chianti e la celebrit di Montalcino, patria del Brunello, e dal Veneto, la Regione dei primati del vino italiano, tra la Valpolicella dellAmarone, i paesaggi vitati del Soave e le colline del Prosecco di Conegliano-Valdobbiadene. E non un vino, ma un vitigno quello a cui non potrebbero mai rinunciare: il Nebbiolo, da cui nascono, in primis, i grandi rossi delle Langhe, Barolo e Barbaresco. Ecco i "pilastri" su cui si fonda la passione per il Belpaese enoico, secondo un sondaggio di www.winenews.it, tra 1.031 enonauti. Che confessano una curiosit: se un giorno dovessero cercare lavoro in cantina, il sogno di essere assunti da Marchesi Antinori, da Gaja o Masi Agricola, tre marchi simbolo del made in Italy enoico, indicati dai wine lovers rispettivamente per storia, per l"alta sartorialit" della produzione e per la solidit e la remunerativit di unazienda quotata in borsa. Ma c anche chi indica realt di piccole o medie dimensioni, a conduzione familiare e particolarmente attente allagricoltura biologica, e vere e proprie esperienze che uniscono il vino al sociale (come, ad esempio, le cantine di Libera Terra). Un riconoscimento, infine, da parte degli enonauti, anche al valore delle realt cooperative, a partire da quelle dellAlto Adige, per la loro rigorosa organizzazione, efficienza e per la capacit di coniugare quantit e qualit.


21 Dicembre 2016, ore 18:14

ADN KRONOS

Contraffazione: vino di bassa qualit spacciato per Chianti Docg e Brunello... Lindagine della Dda di Firenze porta allarresto di tre persone ... Vino di bassa qualit, adulterato con laggiunta di alcol, veniva commercializzato in Italia e allestero come Chianti Docg, Brunello di Montalcino o Sassicaia. quanto scoperto dai carabinieri del Gruppo tutela della salute di Roma e del Nas di Firenze, che questa mattina hanno arrestato tre persone, finite ai domiciliari a seguito dellindagine coordinata dalla Dda di Firenze. I destinatari delle misure cautelari sono il titolare di fatto di unazienda agricola di Empoli, dove avvenivano limbottigliamento e il confezionamento del vino contraffatto, e due uomini originari della Campania che procuravano il materiale necessario alla contraffazione (etichette, fascette, capsule e imballaggi). Nellinchiesta, condotta dal procuratore della Dda Giulio Monferini, risultano indagate 10 persone, ognuna delle quali avrebbe ricoperto un ruolo ben preciso nellorganizzazione criminale. Secondo quanto accertato, il vino di bassa qualit, ma non nocivo per la salute in base alle analisi effettuate dai consulenti tecnici della procura fiorentina, veniva adulterato con laggiunta di alcol per aumentarne la gradazione. Poi veniva imbottigliato e contraffatto, facendolo apparire un prodotto di alta qualit attraverso lapposizione sulle bottiglie di false etichette di vini pregiati. Usate anche false fascette con il sigillo di Stato che certificavano le denominazioni Doc e Docg. Una volta confezionato, il vino veniva stoccato in depositi di ditte del Lazio e Emilia-Romagna, riconducibili agli indagati, e poi venduto in Italia e, soprattutto, allestero, dove sarebbero state spedite decine di migliaia di bottiglie. In un caso, stato accertato linvio verso il Costa Rica di una partita di 18.000 bottiglie. Le indagini sono scattate un anno e mezzo fa dopo il sequestro di due bottiglie di vino contraffatto, effettuato su segnalazione di un ristoratore in un negozio nella zona dellOsmannoro a Firenze. Lo scorso febbraio i carabinieri hanno sequestrato lazienda agricola dellEmpolese. Nella ditta, in fase di concordato preventivo, sono stati sequestrati circa 9.000 litri di vino rosso pronto per essere imbottigliato, un centinaio di bottiglie gi confezionate, centinaia di etichette e fascette di vino falsificate di vari marchi e migliaia di capsule, oltre a 3 litri di alcol usato per ladulterazione. Secondo quanto scritto dal gip nelle carte, lorganizzazione criminale aveva realizzato unattivit di contraffazione di proporzioni devastanti per quantit di vini prodotti e inviati allestero. Per finanziare la loro attivit gli arrestati, tutti gi noti alle forze dellordine, avrebbero anche dato vita a un sistema di truffe attraverso lacquisizione di societ in crisi. Pronta la reazione dei diretti interessati, o meglio delle vittime della truffa, i Consorzi delle tre denominazioni finite nel mirino, quella del Chianti, quella del Brunello di Montalcino e quella del Sassicaia. Lagroalimentare italiano, compreso il vino, costantemente sotto attacco, si trovano prodotti contraffatti, pi o meno palesemente, ovunque. Noi, come Consorzio del Brunello - commenta a www.winenews.it il presidente della denominazione di Montalcino, Patrizio Cencioni- per difenderci, garantiamo la tracciabilit delle nostre fascette, ed il fatto che ci siano operazioni come questa dimostrano la qualit e la bont dei controlli. Certo, anche il mercato del vino ha le sue periferie, e l a volte difficile arrivare, spesso e volentieri sono gli amanti del Brunello in giro per il mondo a denunciare prodotti falsi e tarocchi improbabili, compreso un Brunello prodotto in Messico - aggiunge Cencioni - Stiamo parlando di un marchio che tira, e che inevitabilmente finisce nel mirino della criminalit e della contraffazione. Speriamo adesso che la giustizia faccia il suo corso. Non una cosa nuova per noi - commenta a www.winenews.it Carlo Paoli, direttore generale di Tenuta San Guido, dove nasce il Sassicaia - purtroppo, ormai, siamo come Louis Vuitton e Rolex. Certo non piacevole finire sempre nel mirino della contraffazione, ma lo scotto da pagare un po per tutti i marchi di valore, nella moda come nel vino. Negli anni, comunque, abbiamo messo a punto qualsiasi tipo di strumento per difenderci, dallincisione in bottiglia, diventata ancora pi riconoscibile su tutte le bottiglie di Sassicaia e Guidalberto, con lo stesso font delletichetta, allologramma in retroetichetta, da cui si pu risalire alla storia di ogni singola bottiglia, dove, da sei anni, abbiamo anche inserito un codice alfanumerico, che si vede ad occhio nudo ed offre al consumatore la possibilit di verificare loriginalit della bottiglia e risalire al lotto ed al responsabile della sua produzione, aggiunge Paoli. Non sono misure superabili da un contraffattore - conclude Paoli - ma c sempre chi ci prova: Carabinieri e Guardia di Finanza, negli ultimi due anni, hanno individuato 12 casi di contraffazione che ci riguardavano, che hanno prodotto 8 condanne. Vogliamo ringraziare il Nas e la Direzione distrettuale Antimafia di Firenze - dice il presidente del Consorzio del Chianti, Giovanni Busi - per aver impedito lennesimo tentativo di danneggiare il nostro mercato falsificando e alterando i nostri prodotti. Un plauso in particolare anche al ristoratore che ha fatto la segnalazione da cui stato possibile avviare le indagini. Un segnale importante che indica come la ristorazione abbia tutto linteresse nel proporre vini veri e buoni che rendono il nostro territorio un luogo di eccellenza che tutti abbiamo il dovere di tutelare. Come dobbiamo tutelare le migliaia di aziende che su questo territorio ogni giorno operano onestamente nel rispetto delle norme producendo con sacrificio un prodotto che viene esportato e apprezzato in tutto il mondo.


21 Dicembre 2016, ore 18:13

ANSA

Vino adulterato: produttori, sotto attacco ma ci difendiamo... Ologrammi e bottiglie incise,difficile tutelarsi in aree lontane ... Vino italiano sotto attacco e i produttori delle grandi griffe del vino, vittime del giro di prodotti di bassa qualit adulterano con laggiunta di alcol scoperto dal Nas, reagiscono e si difendono: per loro, dicono a www.winenews.it, non purtroppo una novit e spiegano i sistemi usati per tutelare le loro etichette. Come Consorzio del Brunello - commenta il presidente della denominazione di Montalcino, Patrizio Cencioni - per difenderci, garantiamo la tracciabilit delle nostre fascette, ed il fatto che ci siano operazioni come questa dimostrano la qualit e la bont dei controlli. Certo, anche il mercato del vino ha le sue periferie, e l a volte difficile arrivare, aggiunge citando il caso della scoperta di un Brunello prodotto in Messico. Non una cosa nuova per noi - dice Carlo Paoli, direttore generale di Tenuta San Guido, dove nasce il Sassicaia - purtroppo, ormai, siamo come Louis Vuitton e Rolex. Certo non piacevole finire sempre nel mirino della contraffazione, ma lo scotto da pagare un po per tutti i marchi di valore, nella moda come nel vino. Negli anni, comunque, abbiamo messo a punto qualsiasi tipo di strumento per difenderci, dallincisione in bottiglia allologramma in retroetichetta, da cui si pu risalire alla storia di ogni singola bottiglia. Carabinieri e Gdf - aggiunge - negli ultimi due anni, hanno individuato 12 casi di contraffazione che ci riguardavano, che hanno prodotto 8 condanne. Grazie al Nas e alla Direzione distrettuale antimafia di Firenze - dice il presidente del Consorzio del Chianti, Giovanni Busi - per aver impedito lennesimo tentativo di danneggiare il nostro mercato falsificando e alterando i nostri prodotti. Un plauso in particolare anche al ristoratore che ha fatto la segnalazione da cui stato possibile avviare le indagini. Un segnale importante che indica come la ristorazione abbia tutto linteresse nel proporre vini veri e buoni che rendono il nostro territorio un luogo di eccellenza che tutti abbiamo il dovere di tutelare.


20 Dicembre 2016, ore 18:15

IL SOLE 24 ORE

Ai francesi di Epi il controllo di Biondi Santi con i vigneti Londa francese arriva fino in Toscana e mette il cappello sul Brunello. Il gruppo transalpino Epi ha acquistato una solida maggioranza nella cantina Biondi Santi, riconoscendole un valore stratosferico: 107 milioni, 40 volte lEbitda. Nel deal sono compresi anche i 152 ettari di vigneti di Montalcino e tutto il business. Jacopo Biondi Santi sar il presidente della nuova realt (con il figlio Tancredi in azienda) e avr alcune deleghe mentre la societ sar tripartita in ununit produttiva, commerciale e una holding. Lamministratore delegato sar indicato dal nuovo azionista di maggioranza, quando, in febbraio, verr formalizzata la cessione di Tenuta Greppo. Il multiplo pagato dalla famiglia Descours da azienda del super-lusso, anche se dallasta ne sono rimasti esclusi i simboli, Lvmh e Prada, per aver presentato offerte pi basse. A Montalcino si riconosce che i francesi hanno acquistato una grande cantina, ma anche la storia centenaria di un produttore italiano deccellenza. Un prezzo cos elevato alto si pu giustificare solo con lacquisto dei vigneti e con le stime di crescita che i vini Biondi Santi potranno avere grazie al network internazionale di Epi. Il comunicato emesso congiuntamente dalle due aziende (e anticipato dal sito specializzato www.winenews.it di Alessandro Regoli) parla di una partnership di strategie e capitali con Biondi Santi, una delle pi prestigiose cantine italiane. Siamo molto contenti di questa partnership - commenta Christopher Descours, presidente del gruppo Epi - continueremo a sviluppare i vini prodotti da Biondi Santi facendo leva sullesperienza e la capacit di Jacopo Biondi Santi che continuer ad essere il presidente. Mentre limprenditore toscano ha sottolineato che questa alleanza con la famiglia Descours loccasione di inserire la nostra attivit in un gruppo che condivide i nostri valori. Epi ci garantir il necessario supporto per sviluppare il business e rafforzare a livello internazionale il valore dei nostri vini e del Brunello. La Cantina Biondi Santi unicona del made in Italy per aver lanciato il Brunello di Montalcino, la prima bottiglia nel 1888, e per la qualit del prodotto raggiunta nel corso dei decenni. Brunello di Montalcino Riserva 1955 lunico italiano inserito dalla rivista Usa Wine Spectator tra i 12 migliori vini del Novecento. Lazienda conta su 47 ettari di viti del Greppo e 105 dei Pieri. La produzione di 80mila bottiglie, di cui 10mila bottiglie di Riserva (solo nelle vendemmie eccezionali). La famiglia Descours proprietaria di marchi di alta gamma del mondo del vino, come gli champagne Piper-Heidsieck, Charles Heidsieck e Chateau La Verriere a Bordeaux. Resta da capire quali quote della famiglia Biondi Santi verranno cedute e il perimetro dei vigneti e dei beni immobiliari: il 100% della Societ agricola Greppo a responsabilit limitata faceva capo, in varie quote, alla madre Maria Floria e ai figli Alessandra (consigliere delegato) e Jacopo. Eccetto un pacchetto del 21,97% pignorato da Banca Monte dei Paschi di Siena in seguito a un mutuo di 7,5 milioni acceso dallAzienda agricola Montep, controllata interamente da Jacopo Biondi Santi Fibs e in pegno a Mps e Mps capital services (vedi Il Sole 24 Ore del 9 aprile 2016). Nel bilancio 2015 la cantina (produttrice dello Schidione e del Sassoalloro) evidenzia un valore della produzione di 4,5 milioni, un perdita operativa di 153.000 euro e una perdita netta di 900.000 euro. I debiti ammontano a circa 18 milioni, a fronte di un patrimonio netto di quasi 32 milioni e immobilizzazioni materiali per 40 milioni. Con le risorse che Jacopo Biondi Santi trarr dalla cessione della Tenuta Greppo potr facilmente soddisfare le richieste della banca senese, anche se saranno disponibili solo nel prossimo febbraio. Il Consorzio del Brunello di Montalcino in un comunicato evidenzia limportanza del merger italo-francese per il Brunello di Montalcino. La priorit per il territorio - recita la nota - che sia garantita la continuit attraverso un piano imprenditoriale capace di garantire la qualit e leccellenza del brand coerentemente con la storia del Brunello, le tradizioni del prodotto e del territorio. Insomma, sembra di capire, che il Consorzio voglia ricevere assicurazioni che il cambio del bastone di comando non muti la strategia della qualit dellazienda.


20 Dicembre 2016, ore 18:15

IL SOLE 24 ORE

Ai francesi di Epi il controllo di Biondi Santi con i vigneti Londa francese arriva fino in Toscana e mette il cappello sul Brunello. Il gruppo transalpino Epi ha acquistato una solida maggioranza nella cantina Biondi Santi, riconoscendole un valore stratosferico: 107 milioni, 40 volte lEbitda. Nel deal sono compresi anche i 152 ettari di vigneti di Montalcino e tutto il business. Jacopo Biondi Santi sar il presidente della nuova realt (con il figlio Tancredi in azienda) e avr alcune deleghe mentre la societ sar tripartita in ununit produttiva, commerciale e una holding. Lamministratore delegato sar indicato dal nuovo azionista di maggioranza, quando, in febbraio, verr formalizzata la cessione di Tenuta Greppo. Il multiplo pagato dalla famiglia Descours da azienda del super-lusso, anche se dallasta ne sono rimasti esclusi i simboli, Lvmh e Prada, per aver presentato offerte pi basse. A Montalcino si riconosce che i francesi hanno acquistato una grande cantina, ma anche la storia centenaria di un produttore italiano deccellenza. Un prezzo cos elevato alto si pu giustificare solo con lacquisto dei vigneti e con le stime di crescita che i vini Biondi Santi potranno avere grazie al network internazionale di Epi. Il comunicato emesso congiuntamente dalle due aziende (e anticipato dal sito specializzato www.winenews.it di Alessandro Regoli) parla di una partnership di strategie e capitali con Biondi Santi, una delle pi prestigiose cantine italiane. Siamo molto contenti di questa partnership - commenta Christopher Descours, presidente del gruppo Epi - continueremo a sviluppare i vini prodotti da Biondi Santi facendo leva sullesperienza e la capacit di Jacopo Biondi Santi che continuer ad essere il presidente. Mentre limprenditore toscano ha sottolineato che questa alleanza con la famiglia Descours loccasione di inserire la nostra attivit in un gruppo che condivide i nostri valori. Epi ci garantir il necessario supporto per sviluppare il business e rafforzare a livello internazionale il valore dei nostri vini e del Brunello. La Cantina Biondi Santi unicona del made in Italy per aver lanciato il Brunello di Montalcino, la prima bottiglia nel 1888, e per la qualit del prodotto raggiunta nel corso dei decenni. Brunello di Montalcino Riserva 1955 lunico italiano inserito dalla rivista Usa Wine Spectator tra i 12 migliori vini del Novecento. Lazienda conta su 47 ettari di viti del Greppo e 105 dei Pieri. La produzione di 80mila bottiglie, di cui 10mila bottiglie di Riserva (solo nelle vendemmie eccezionali). La famiglia Descours proprietaria di marchi di alta gamma del mondo del vino, come gli champagne Piper-Heidsieck, Charles Heidsieck e Chateau La Verriere a Bordeaux. Resta da capire quali quote della famiglia Biondi Santi verranno cedute e il perimetro dei vigneti e dei beni immobiliari: il 100% della Societ agricola Greppo a responsabilit limitata faceva capo, in varie quote, alla madre Maria Floria e ai figli Alessandra (consigliere delegato) e Jacopo. Eccetto un pacchetto del 21,97% pignorato da Banca Monte dei Paschi di Siena in seguito a un mutuo di 7,5 milioni acceso dallAzienda agricola Montep, controllata interamente da Jacopo Biondi Santi Fibs e in pegno a Mps e Mps capital services (vedi Il Sole 24 Ore del 9 aprile 2016). Nel bilancio 2015 la cantina (produttrice dello Schidione e del Sassoalloro) evidenzia un valore della produzione di 4,5 milioni, un perdita operativa di 153.000 euro e una perdita netta di 900.000 euro. I debiti ammontano a circa 18 milioni, a fronte di un patrimonio netto di quasi 32 milioni e immobilizzazioni materiali per 40 milioni. Con le risorse che Jacopo Biondi Santi trarr dalla cessione della Tenuta Greppo potr facilmente soddisfare le richieste della banca senese, anche se saranno disponibili solo nel prossimo febbraio. Il Consorzio del Brunello di Montalcino in un comunicato evidenzia limportanza del merger italo-francese per il Brunello di Montalcino. La priorit per il territorio - recita la nota - che sia garantita la continuit attraverso un piano imprenditoriale capace di garantire la qualit e leccellenza del brand coerentemente con la storia del Brunello, le tradizioni del prodotto e del territorio. Insomma, sembra di capire, che il Consorzio voglia ricevere assicurazioni che il cambio del bastone di comando non muti la strategia della qualit dellazienda.


20 Dicembre 2016, ore 18:14

IL SECOLO XIX - PECCATI DI GOLA, BLOG DI EGLE PAGANO

Da Mediaset a Biondi Santi, lassalto dei cugini francesi ... Che i grandi marchi del made in Italy siano facile preda dei capitali internazionali ormai un dato di fatto. Ma davvero impressionante lattivismo del cugini francesi, che, dopo aver colonizzato in parte la grande distribuzione (con Carrefour) e il comparto lattiero-caseario (con Lactalis), dopo aver fatto incetta di griffes fra le pi prestigiose (Gucci, Bottega Veneta, Brioni, Pomellato, Emilio Pucci, Fendi, Bulgari, Loro Piana), spostano sempre pi in alto lasticella delle loro ambizioni. quanto accade in questi giorni. Mentre il finanziere Vincent Bollor, attraverso Vivendi, tenta una scalata ostile per conquistare il pi importante gruppo televisivo privato italiano, Mediaset, cercando di sfilarne il controllo alla famiglia Berlusconi, il gruppo francese Epi Group, proprietario fra laltro di due noti marchi di Champagne, Charles Heidsieck e Piper, entra nel capitale di un monumento dellenologia italiana, Il Greppo della famiglia Biondi Santi, lazienda che nell800 ha inventato il Brunello di Montalcino, selezionando cloni di Sangiovese Grosso che in quel terroir possono generare vini di straordinario pregio e longevit. Un mito, consacrato alcuni anni fa, quando il Brunello Riserva 1955 del Greppo fu inserito, unica etichetta italiana, fra i 12 pi grandi vini del 900 dallautorevole rivista Wine Spectator. Lindiscrezione, diffusa ieri dal portale www.winenews.it su una trattativa, giunta in dirittura darrivo, fra il gruppo di Cristopher Descours e la famiglia Biondi Santi, stata confermata da Jacopo Biondi Santi, che dal 2013, anno della scomparsa del padre Franco, ha assunto le redini della prestigiosa azienda di famiglia. La tenuta, 25 ettari per una produzione di circa 80.000 bottiglie, era da diversi mesi oggetto di interesse da parte di gruppi esteri, fra i quali il gruppo Lvmh del finanziere francese Bernard Arnaud, che in campo vinicolo controlla Moet-Chandon, Cheval Blanc e Chateau dYquem, mentre nella moda possiede Gucci e Bulgari. Jacopo Biondi Santi, che una quindicina di anni fa aveva acquistato il Castello di Montep, vicino a Scansano, impegnandosi in un progetto ambizioso, ha dovuto infatti fare i conti con la crisi bancaria che ha indotto molti istituti italiani, fra cui il Monte dei Paschi di Siena, a chiedere alle imprese indebitate di rientrare. Non nota lentit del pacchetto azionario rilevato dai francesi. Da indiscrezioni si ritiene che sia la maggioranza. In ogni caso Jacopo Biondi Santi rester alla guida dellazienda, a garanzia della continuit, come hanno sottolineato in una nota sia lui che Cristopher Descours, sottolineando i comuni valori e le opportunit di sviluppo che si creano con un rapporto di alleanza. Resta il fatto che un altro gioiello del made in Italy finisce nellorbita di un gruppo straniero. Ben diversa la situazione della Francia, dove gruppi finanziari solidi e ben spalleggiati dal sistema bancario nazionale dispongono di capitali importanti da investire nei settori pi remunerativi, a cominciare dal comparto del lusso. Descours, i cui interessi spaziano dallimmobiliare allindustria (scarpe Weston e abbigliamento con Bonpoint), uno di loro. Cospicua la sua presenza nel settore vitivinicolo. La tenuta che possiede a Bordeaux, Chateau La Verrire, non di spicco. Molto pi conosciute, invece, le aziende della Champagne: Piper-Heidsieck considerato un marchio commerciale, mentre, al contrario, Charles Heidsieck negli ultimi anni ha riconquistato notevole reputazione fra i cultori del metodo champenois.


19 Dicembre 2016, ore 18:17

LA REPUBBLICA - FIRENZE

Brunello e bollicine... Biondi Santi vende a casa di Champagne Ultime battute per la trattativa tra la tenuta del Greppo e il gruppo Epi: operazione tra i 200 e i 300 milioni i campioni dello Champagne, Epi Group di Christopher Descours, proprietario di Piper-Hedsieck, entrano in Biondi Santi, la pi importante dinastia del Brunello, quella da cui nata la leggenda del vino di Montalcino nel 1865 con la tenuta che oggi si chiama Il Greppo. Uno scarno comunicato parla di joint-venture di capitale e strategia senza specificare i dettagli. Ma mentre i francesi diventerebbero soci di maggioranza almeno di alcuni asset, si precisa che la guida industriale ed enologica dellazienda rimane alla famiglia Biondi Santi: Jacopo, sesta generazione, sar il presidente ed enologo, il figlio Tancredi amministratore. Abbiamo trovato partner seri e di primordine. La famiglia resta dentro e continuiamo a marciare insieme - dice Jacopo Biondi Santi - Sono molto soddisfatto, abbiamo superato alcune difficolt e possiamo guardare con ottimismo alla prosecuzione di una grande tradizione. Sebbene non siano per ora forniti particolari sulloperazione che riguarda almeno tre societ, la holding, lazienda di distribuzione, e quella agricola, per ammissione dello stesso Biondi Santi il valore della transazione sarebbe tra i 200 e i 300 milioni di euro. Liquidate e in uscita dallazienda vitivinicola. Il Greppo sono mamma e sorella di Jacopo Biondi Santi, che con diverse quote avevano la maggioranza totale delle azioni, mentre a Jacopo faceva capo il 38,48%. Questa alleanza con la famiglia Descours per noi loccasione di legare la nostra attivit a quella di un gruppo che condivide i nostri valori, ha osservato Jacopo Biondi Santi. Epi ci dar il supporto necessario per lo sviluppo del business, e ci aiuter a rafforzare la reputazione dei nostri vini e del Brunello a livello internazionale. un progetto - ha aggiunto - per lanciare la nostra azienda nel futuro, da soli eravamo troppo piccoli per resistere e svilupparci. Questa operazione - spiega limprenditore - mi permette di mettere a posto anche i conti di Castello di Montep, della cui commercializzazione si occuper la nuova societ di distribuzione. Proprio il Castello di Montep a Scansano, controllato al 100% da Jacopo, stato per Biondi Santi motivo di grandi soddisfazioni enologiche ma anche causa di grattacapi economico-finanziari che hanno portato fino al pignoramento da parte delle banche dellazienda e delle quote di Jacopo ne Il Greppo. La joint-venture con Epi sana le criticit. I rumor della joint venture sono stati diffusi dal periodico online www.winenews.it ieri mattina e poi sono stati confermati da un breve comunicato diffuso da Parigi dal colosso Epi Group, che oltre ad aver acquistato nel 2011 per 412 milioni di euro da Remy Cointreau gli Champagne Piper Heidsieck, produce Chateau La Verrerie della valle del Rodano ed proprietario di vari brand del lusso: J.M. Weston, Bonpoint, Alain Figaret, Michel Perry. La joint venture, che ha avuto come advisor per Epi Group Mediobanca, Bredin Prat e Studio lgeale Chiomenti e per Biondi Santi Credit Agricole Cib, Dla Piper Milan e Giovanni Gatteschi, dovrebbe ricevere il closing entro gennaio. I due gruppi - ha detto Christopher Descours - condividono know how, spirito pionieristico e vocazione alleccellenza.


19 Dicembre 2016, ore 18:16

CORRIERE DELLA SERA

Se il Brunello parla francese... Biondi Santi, la tenuta dove nel 1888 fu ideata la ricetta del grande vino si associa a un big dello Champagne Questa non una scalata ostile come quella di Vivendi con Mediaset. Questa una alleanza che lancia Biondi Santi, e quindi il Brunello, nel futuro. Jacopo Biondi Santi, figlio di Franco, il gentiluomo del Brunello morto nellaprile 2013 a 91 anni, ha aperto ai francesi le porte di Montalcino. Ha fatto entrare un francese nellazienda dove stato inventato il Brunello. Un uomo dello Champagne sbarcato nella terra del Sangiovese, da dove partono per il mondo ogni anno 15 milioni di bottiglie per un giro daffari che sfiora i 200 milioni di euro. Il neo-arrivato Christopher Descours, il patron di Epi Group. Possiede le etichette di bollicine francesi Charles Heidsieck e Piper e, nella valle del Rodano, Chateau La Verrier. Controlla, lontano dai riflettori, un polo del lusso che va dalle scarpe Weston agli abiti Bonpoint, fino al settore immobiliare. Abbiamo concluso laffare due notti fa - racconta Biondi Santi - cercavamo un partner per investire sulla distribuzione e pensare in grande. Labbiamo trovato e in questo modo abbiamo anche messo fine alle difficolt della successione. Ho liquidato mia sorella. Io rester presidente dellazienda, continuer a guidarla. Gli stranieri tra le colline del Brunello non sono una novit. Sono stati i fratelli americani Mariani, alla fine degli anni 70, a far capire che il Brunello poteva essere un affare mondiale: hanno fondato Castello Banfi, con Ezio Rivella, a lungo presidente del Consorzio del Brunello. Un altro americano, Richard Parsons, ex ad di Time Warner e Citigroup, ha acquistato la tenuta Il Palazzone. Louis Camilleri, ceo del colosso Philip Morris International, ha conquistato la Tenuta Il Giardinello. Poggio Landi finita nelle mani dellimprenditore argentino Alejandro Bulgheroni. Sono brasiliani gli investitori che possiedono Argiano, ceduta dalla contessa Noemi Marone Cinzano, e panamensi quelli alla Tenuta Oliveto. Il cambio di compagine societaria di Biondi Santi per fa pi rumore: perch in questa cantina, nella Tenuta Greppo, che stata ideata e lanciata nel mondo la ricetta del Brunello. La prima bottiglia, nel 1888, stata creata da Ferruccio Biondi Santi grazie ad un clone di Sangiovese che garantisce rossi molto longevi. I vini di Biondi Santi sono una icona del made in Italy. Loperazione in corso - precisa Jacopo - si concluder a gennaio, gli avvocati sono al lavoro. Lidea di creare tre societ tra noi e Epi (una holding, una produttiva e una commerciale) che avranno la propriet dellazienda, del marchio e delle bottiglie in cantina, la storia del Brunello, con un servizio di ricolmatura delle bottiglie dei collezionisti, rabboccate decennio dopo decennio con il Brunello dellannata corretta. Dellarrivo di nuovi soci alla Tenuta Greppo (25 ettari coltivati a Sangiovese, con una produzione annua che non supera le 80.000 bottiglie) si parlava da un paio danni. Indicando offerte attorno ai 100 milioni di euro. Si sono rincorse voci su manifestazioni di interesse di Prada e Lvmh, colosso francese della moda forte di marchi come Mot & Chandon, Dom Prignon, Hennessy. Ora la svolta. una tendenza inarrestabile - commenta Alessandro Regoli, direttore di www.winenews.it, lagenzia che per prima ieri ha dato conto dei nuovi rumors - succede anche a Bordeaux e in Borgogna con i cinesi. Gli investitori cercano le perle, e Montalcino lo . Continueremo sulla strada delleccellenza tracciata da Biondi Santi, con Jacopo e la sua esperienza alla guida, dice Christoper Descours. Cauto il commento del Consorzio del Brunello: Limportante che sia garantita la qualit e leccellenza del brand. Il figlio del gentiluomo Franco ha sempre assicurato, da quando ha preso il comando nel 2013, che nulla sarebbe cambiato al Greppo, seguendo il rispetto esasperato della tradizione del Brunello, voluto dal padre. Ora con lui c un imprenditore francese.


19 Dicembre 2016, ore 18:16

QN - LA NAZIONE/IL GIORNO/IL RESTO DEL CARLINO

I francesi si bevono anche il Brunello... Accordo sul marchio Biondi Santi... Il re dello Champagne Heidsieck con lazienda storica di Montalcino ... La Francia mette un piede nella zona a pi alto prestigio per la produzione di vino in Italia, Montalcino. Lo fa avviando una partnership con il marchio che pi di ogni altro significa Brunello: la tenuta Il Greppo dei Biondi Santi. La casa vinicola della famigliao fiorentina-senese, le cui origini si perdono nel Medioevo e nelle cui cantine nel 1865 nacque il pi celebre dei rossi italiani, lega il suo destino al gruppo francese Epi, di Christopher Descours, noto brand del lusso dOltralpe gi presente sul mercato enologico con lo Champagne Houses Charles Heidsieck and Piper-Heidsieck e lo Chateau La Verrerie. Loperazione stata avvolta per mesi dal pi stretto riserbo, fino a ieri quando il sito internet www.winenews.it ha anticipato laccordo, costringendo i protagonisti a dare conferma. A gennaio la ratifica dellaccordo sancir la nascita di tre societ - una produttiva, una commerciale e una holding - che resteranno a guida italiana: a Jacopo Biondi Santi, ultimo rampollo della famiglia, andr il ruolo di presidente ed enologo; mentre i francesi metteranno i soldi per il rilancio e soprattutto la loro esperienza commerciale e di comunicazione. Non una vendita, mi raccomando - si affretta a chiarire lo stesso Biondi Santi -. solo linizio di una partnership necessaria a realizzare i progetti di espansione e rafforzamento dellazienda. Purtroppo, con la scomparsa di mio padre Franco, si aperta una fase tipica nei cambi generazionali, con la necessit di rivedere le propriet con mia madre e mia sorella e dunque di trovare un partner per crescere ancora. Un po di amarezza, semmai, nel non essere riuscito a chiudere un accordo con unazienda italiana: Ci ho provato a lungo, ma non ho trovato nessuno in grado di dare le stesse garanzie dei francesi. un piccolo cruccio, ma oggi il mondo globale, impossibile restare attaccati a una visione locale. La partnership con Epi assicura a Biondi Santi economie di scala e lappoggio di una struttura promozionale senza pari in Italia. Il Brunello non ha nulla da rimetterci, anzi. Anche insieme ai francesi Biondi Santi rester una delle aziende simbolo di Montalcino. Non tanto perch fu uno di famiglia, Ferruccio, a met 800 a inventare il Brunello selezionando una particolare variet di Sangiovese, il Grosso, vinificandola in purezza; e neppure perch negli anni ha collezionato premi da far invidia. Semplicemente ha capito laria che tira e che serve aprirsi al mondo per crescere ancora.


19 Dicembre 2016, ore 18:15

IL MATTINO

I francesi del gruppo Epi (Piper-Heidsieck) comprano il Brunello di Biondi Santi ... Continua lo shopping straniero nei migliori vigneti italiani. Come anticipato ieri dal sito www.winenews.it diretto da Alessandro Regoli, il Gruppo Epi, di propriet della famiglia Descours (gi proprietaria di marchi come gli Champagne Piper-Heidsieck, Charles Heidsieck e Chateau La Verriere a Bordeaux), ha annunciato di aver siglato una partnership di strategie e capitali con Biondi Santi, una delle piu prestigiose cantine italiane. Sono felice di questa partnership tra Epi, la tenuta Biondi Santi - commenta il presidente del Gruppo Epi Christopher Descours - e la famiglia Biondi Santi, il cui know how, spirito pionieristico e vocazione alleccellenza si sposano con quelli di Epi. Costruendo su questi punti di forza e con una visione condivisa del futuro, continueremo a sviluppare il progetto dei vini di Biondi Santi, condividendo lesperienza di Jacopo Biondi Santi che continuer a presiedere la Biondi Santi". Una nuova pagina di storia si apre per uno dei marchi pi prestigiosi e famosi dItalia, 43 ettari di cui 18 a Brunello, ciascuno valutato sul mezzo milione di euro. Secondo gli accordi, al timone dellazienda rester Jacopo Biondi Santi, figlio di Franco e nipote di Tancredo. Sesta generazione di una famiglia che ha letteralmente inventato questo vino cambiando la storia e il destino di Montalcino.


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Vinitaly @Expo Milano 2015 - #vino2015

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Castiglione di Sicilia (CT)

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poche nubi Primitivo di Manduria:
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