planeta

Dicono di noi

Winenews visto dagli altri... Quotidiani, magazine, tv e radio che parlano di noi

01 Maggio 2016, ore 10:27

Emanuele Scarci - Blog Il Sole 24 Ore

Frescobaldi acquista LogoNovo a Montalcino per 11,5 milioni ... fatta: Frescobaldi ha versato la caparra e ora ha confermato il perfezionamento dellacquisizione della Tenuta LogoNovo, rilevata per oltre 11,5 milioni dallimprenditore svizzero Marco Keller. Il prezzo per ettaro di 400mila euro per ettaro. Si tratta, secondo WineNews, di una sorta di enclave allinterno dei confini di Castelgiocondo di propriet Frescobaldi che vanta anche la griffe Luce della vite: 55 ettari complessivi, di cui 11 ettari vitati e in produzione, il 60% a Sangiovese (ma nessun ettaro iscritto a Brunello) e il 40% a variet internazionali (Merlot, Petit Verdot, Syrah e Malbec). Propriet che conta anche una cantina interrata di 2mila mq. Con LogoNovo Luce potr fare lultimo salto dopo 21 anni - osserva Lamberto Frescobaldi - Dalla prossima vendemmia potr infatti contare su un suo team e su una cantina dedicata. E potr passare da 85mila a 130mila bottiglie. Poi Frescobaldi aggiunge: Dal punto di vista finanziario acquisire asset alle quotazioni correnti di Montalcino non sembra proprio un affare. Il ritorno sul lungo periodo. Ma noi siamo investitori di lungo termine e abbiamo il nostro progetto produttivo. Lanno scorso il gruppo toscano (che ha ammodernato anche limmagine) ha chiuso il bilancio con ricavi per 95 milioni (+9%) e una produzione di 19 milioni di bottiglie. Conta su un patrimonio di 4.500 ettari, di cui 1.200 vitati, in svariate tenute: Castiglioni in Val di Pesa, Nipozzano nel Chianti Rufina, Castello di Pomino e Ammiraglia in Maremma, San Donato in Perano nel Chianti Classico, Conti Attems in Friuli e, con le Tenute di Toscana, controlla Ornellaia e Masseto.


30 Aprile 2016, ore 10:28

Il Sole 24 Ore

Anche Montalcino ha la sua Fondazione. stata infatti approvata dallassemblea del Consorzio del Brunello la costituzione della Fondazione territoriale Brunello di Montalcino. Sul modello delle fondazioni bancarie, nasce per sostenere finanziariamente progetti di sviluppo del territorio su diversi fronti. Dal turismo al recupero c restauro di beni artistici e culturali - sottolinea Fabrizio Bindocci, presidente del Consorzio - ma anche nel campo del sociale e dellintegrazione. Stimiamo una dotazione annuale intorno ai 300mila euro.II Cda elegger il presidente entro maggio e sar composto da sette consiglieri di cui 5 indicati dal Consorzio e uno dal sindaco di Montalcino, a sua volta membro del Cda, scelto tra le realt rappresentative del mondo imprenditoriale. Le risorse da destinare al territorio verranno dal contributo volontario dei produttori, quantificabile in 1-2 centesimi a bottiglia, o meglio a fascetta. La Fondazione potr puntare anche su altri obiettivi, per esempio una sede di propriet? Oggi questo non c risponde Bindocci - ma nulla vieta che un domani questo possa costituire un obiettivo. Compreso quello della formazione professionale dei nostri giovani. Lassemblea del Consorzio ieri ha approvato allunanimit il bilancio 2015 chiuso con 2,87 milioni di ricavi, destinati a promozione e personale (6 addetti pi un dg). Intanto, sempre a Montalcino, lazienda Frescobaldi ha confermato il perfezionamento dellacquisizione della Tenuta LogoNovo, rilevata per oltre n,5 milioni dallimprenditore svizzero Marco Keller. Si tratta di 400 mila euro per ettaro. Come anticipato dal sito specializzato WineNews (diretto da Alessandro Regoli) si tratta di una sorta di enclave allinterno dei confini di Castelgiocondo di propriet Frescobaldi che vanta anche la griffe Luce della Vite.


25 Aprile 2016, ore 12:29

IL SOLE 24 ORE RADIOCOR

Spumanti: Francia leader ma cresce il peso del made in Italy ... decisamente frizzante il momento del mercato mondiale degli spumanti cos come riportato dallo studio di France AgriMer (www.franceagrimer.fr) sullandamento produttivo e commerciale nel 2015. Dallo studio, rilanciato da WineNews, emerge che gli spumanti rappresentano il 7% della produzione mondiale di vino (era il 5% nel 2000), a quota 19 milioni di ettolitri. Al vertice tra i principali produttori, trainata dallo Champagne, c la Francia, con 4,9 milioni di ettolitri, seguita, da Italia e Germania, entrambe a 2,9 milioni di ettolitri. Distanziata la Spagna, con il Cava, a 1,6 milioni. La crescita della produzione, va di pari passo con la crescita dei consumi, che hanno raggiunto i 17,6 milioni di ettolitri, con un ritmo di crescita nel periodo 2005/2014 del +4,1% annuo contro il +1,3% registrato dai vini fermi. Il primo mercato di consumo, con 2,9 milioni di ettolitri la Germania, che precede Russia (2,4 milioni di ettolitri), Usa (1,9 milioni di ettolitri), Francia (1,8 milioni di ettolitri) e Gran Bretagna (1,3 milioni di ettolitri). Nel 2015 hanno preso la via dei mercati esteri 7,3 milioni di ettolitri di vini spumanti pari al 7% dellexport di vino complessivo, per un fatturato di 4,8 miliardi di euro, grazie ad un prezzo medio decisamente superiore a quello dei vini fermi: 6,7 euro al litro quasi il triplo dei vini convenzionali. A dominare tre Paesi, Italia, Francia e Spagna che, insieme, rappresentano l85% dei volumi ed il 90% dei valori. LItalia guida la classifica dei volumi, con una quota del 38% del totale, davanti alla Francia (24%, il 9% in meno sul 2005) e alla Spagna (23%). Ma Parigi vanta la leadership incontrastata dei valori con il 61% del totale seguita da Roma (20%) e da Madrid (9%). Il Regno Unito non e il principale consumatore ma il primo importatore con una quota del 18% dei volumi importati, ma cede lo scettro dei valori acquistati agli Usa dove finisce, in termini monetari, il 19% dello spumante spedito, grazie ad un prezzo medio decisamente elevato: 9,2 euro al litro.


22 Aprile 2016, ore 14:36

TG2 EAT PARADE

Servizio sul Brunello di Montalcino con intervista al direttore di Winenews.it Alessandro Regoli su inchiesta giornalistica rivalutazione dei vigneti a 50 anni dalla Doc.


20 Aprile 2016, ore 13:30

La Nazione/Il Giorno/Il Resto del Carlino

La nuova rotta dellenologia tricolore ... Negli anni 60 il vino in Italia era un alimento e il consumo locale basato sullo sfuso, che poi comincia a essere sostituito dallimbottigliato solo a met degli anni Settanta, con lexport che tocca 12,2 milioni di ettolitri. Negli anni Ottanta, sinnesca una nuova strategia di branding e la crescita delle denominazioni: cala la superficie del Vigneto Italia (971.000 ettari) e la quantit di vino prodotta (69 milioni di ettolitri) insieme al consumo pro-capite che scende a 74 litri, mentre lincidenza dellexport tocca i 14,3 milioni di ettolitri. Il segno che lItalia del vino stava cambiando rotta. Poi lo scandalo del metanolo. Dagli anni Novanta parte la ricostruzione dellimmagine eroica dellItalia, caratterizzata da una intensiva specializzazione della produzione, con lobbiettivo della qualit. Negli anni 2000, finalmente, laffermazione. Gli ettari a vigne-to diventano 710.000 per una produzione di 47 milioni di ettolitri, il consumo pro-capite scende a 46 litri ma lexport tocca i 17, 1 milioni di ettolitri. Il focus passa da uneconomia di prodotto a uneconomia basata sullesperienza. A creare valore non concorre solo il prodotto in s, ma anche lesperienza per il cliente. Non si vendono solamente bottiglie, si vende la cultura di quella produzione, la storia e limmagine dei territori da cui provengono quelle etichette. Ed eccoci a oggi. La superficie vitata nazionale di 638.000 ettari, la produzione complessiva di 74 milioni di ettolitri. Le cantine sono 50.000, per un fatturato di 12,4 miliardi. Il consumo pro-capite di 35 litri, ci sono 523 fra Dop e Igp, lexport vale 5,4 miliardi di euro e il suo trend dal 2000 ad ora + 118%. Un trend di crescita legato al prezzo mix del vino, ormai stabilmente oltre i 3,3 euro al litro (ben lontano dai francesi, sugli 8 curo). Il premier Renzi, al Vinitaly, ha indicato lobiettivo di 7,5 miliardi di export nel 2020: benissimo elogiare la forza dellexport, ma occorre anche monitorare il fenomeno. Lulteriore exploit 2015 realt, ma stato raggiunto soprattutto a un cambio favorevole. In Cina (con la Francia che vola), poi, solo per fare lesempio pi eclatante, Cile e Argentina contano pi dellItalia e questo davvero curioso se confrontato con la storia della produzione enoica del Bel Paese.


20 Aprile 2016, ore 13:30

La Nazione/Il Giorno/Il Resto del Carlino

Il vigneto laffare doro del millennio ... Valori alle stelle per un ettaro di Brunello... Cera una volta il sogno del podere in Chianti. Per definizione, un affare che rende bene. Sogno dei nostri nonni, tanto da diventare detto popolare. O profezia, che alla fine si avverata. Perch il vino di pregio il vero business di questo inizio millennio. Che sia il solito effetto di trascinamento da smanie per vip, visto che sono tanti i politici, i personaggi della finanza e i ricconi a essersi lanciati a investire sui grappoli di qualit? Non proprio, a sentire i numeri e i dati. Punto primo. Rispetto a cinquantanni fa, le terre dorigine dei grandi vini conoscono rialzi di valore, in percentuale, anche a quattro cifre. Uno studio lanciato da Winenews.it, il sito pi dinamico di informazioni sul vino, offre risultati sorprendenti. Dove si scopre che dal 1966 a oggi lincremento di valore di un ettaro di vigneto a Brunello stato del 2.474%, quello dellAmarone del 1.357%; per i grandi piemontesi si parla di prezzi triplicati (+257 e +206%), mentre il Chianti Classico va un po oltre il raddoppio, con +129%. Nei dettagli: nel 1966 un ettaro di terreno vitato e/o vitabile (fabbricati annessi) di Brunello di Montalcino valeva 1,8 milioni di vecchie lire, pari a 15337 euro attuali, e oggi vale 400.000 euro. Un ettaro di vigneto di Amarone della Valpolicella valeva 3,5 milioni di lire, pari a 34.320 euro, e oggi vale 500.000 euro; un ettaro di vigneto a Barbaresco valeva 10 milioni di lire, pari a 98.060 euro, e oggi vale 350.000 curo; un ettaro di Barolo valeva 15 milioni di lire, pari a 147.089 euro, ed oggi vale 400.000 euro; un ettaro di Chianti Classico valeva 8 milioni di lire, pari a 78.447 euro, e oggi vale 180.000 euro. Scorrendo lo studio, winenews.it spiega anche i retroscena di certe evoluzioni: non esistevano i diritti dimpianto, che fanno lievitare la domanda; la storicizzazione di molte denominazioni era debole, mentre Amarone e Brunello, come esempi, hanno conosciuto impennate negli ultimi ventanni. Evoluzioni disomogenee, dunque, come sembrano spiegare anche i dati di Inea, lIstituto Nazionale di Economia Agraria: tra il 2009 e il 2014, le performance migliori vengono da terroir a sorpresa, in particolare da Sud. Ecco le province di Lecce (piana di Copertino +122%, zona di Galluccio +80%) e di Brindisi (+51%) guidare questa classifica seguite da zone come il Taburno in Campania e le colline di Chiti che condividono un +33% con larea del Lago di Caldaro in Alto Adige. Per contro, in picchiata sarebbero i valori registrati per le zone di Carmignano in Toscana (-32%) e di Montefalco in Umbria (-41%), rimasta a secco di diritti dimpianto. Che il vino sia il business del millennio lo conferma il Censis. Una ricerca commissionata da Ornellaie, uno dei ne urine pi amati, oltre a ricordare che in 10 anni lexport dei vini italiani cresciuto in quantit del 23% e in valore dell84,3%, rivela che il mondo vitivinicolo al secondo posto tra i possibili investimenti, attrattivi degli italiani, con il 30,6%: il vino tira pi dellinformatica (19,8%), delle multinazionali (9,8%) e perfino del made in Italy tradizionale (29%). Chi vuole investire si rifugia sempre pi nel vino di pregio, come conferma la britannica Liv-Ex, bibbia della quotazione di etichette: nel 2015, la fine wine Italy 100, con il +0,76, ha performato meglio del Ftse London Stock Exchange (-4,5%), di Wall Street (-0,73%), delloro (-5,4%) e del rame (-27,9%). Il problema che oro e titoli azionari non si bevono, il vino invece s.


13 Aprile 2016, ore 18:00

AFFARI ITALIANI

Il Vinitaly ricorda l'enologo Giacomo Tachis ... Dellenologia colta, tecnicamente impeccabile, intellettualmente determinata, fondata su uneccezionale sensibilit. Potrebbe esser questo lincipit di un testamento, con i lasciti al mondo del vino di uno dei pi grandi enologi italiani: Giacomo Tachis, pi che luomo del Rinascimento del vino italiano, uno scienziato, che, in punta di piedi, con la sua professionalit, e passione per la conoscenza del passato, ha gettato le basi di ci che si sarebbe compiuto, e compreso, solo pi tardi. Cinquantanni sono passati dal riconoscimento delle Denominazioni di Origine ai vini italiani e dalla nascita di Vinitaly, la fiera internazionale di riferimento del settore (Verona, 10-13 aprile; www.vinitaly.com), e sar la prima volta senza Tachis, ma non senza il suo spirito. Se lenologia colta , senza dubbio, la prima innovazione che Giacomo Tachis ha introdotto in Italia, alla base del suo pensiero, che WineNews, uno dei siti pi cliccati dagli amanti del buon bere, ripercorre, e che Vinitaly ha raccontato nel calice con alcuni dei suoi pi celebri Super Italians, i vini italiani fuori dagli schemi in Il Vino Italiano ricorda Giacomo Tachis: un grande uomo, tante grandi storie, la degustazione a cura di Vinitaly International Academy, con la figlia Ilaria Tachis, produttrice nel Chianti Classico, oggi a Verona, ci sono anche intuizioni che hanno cambiato il corso dellenologia italiana, e che rappresentano leredit tecnica di uno dei suoi padri fondatori. I 50 anni di Vinitaly non potevano essere celebrati compiutamente senza i vini che hanno fatto la storia del vino italiano creati da Giacomo Tachis - ha detto alla degustazione il direttore generale di Veronafiere Giovanni Mantovani - un grande onore la presenza della figlia Ilaria, con il suo racconto di aspetti della vita del padre non solo professionali, ma anche pi intimi. Come ultimo evento promosso da Vinitaly con la International Academy, alla presenza di numerose personalit straniere - prosegue Mantovani - non poteva che esser questo il modo migliore per presentarci al mondo. Giacomo Tachis nel suo percorso professionale e umano ha sviluppato uno spirito rinascimentale perch non ha mai anteposto la tecnica allanima della terra, piuttosto rimasto con i piedi ben piazzati a terra, nella consapevolezza della forza della natura, con una visione dellenologia non finalistica, ma olistica: produrre vino come una parte del Creato. Ha condotto e compiuto la sua opera decenni prima del cosiddetto Rinascimento del vino italiano - attribuibile ai successi ottenuti dal vino italiano nella seconda parte degli anni Ottanta sui mercati e in unimmagine innovativa dellItalia evocatrice di qualit - gi in atto, forse in modo sotterraneo, fin dallinizio della sua avventura con Antinori. Il primo Sassicaia firmato Tachis per Incisa della Rocchetta la vendemmia 1968, il primo Solaia esce nel 1978, e il Tignanello uscito con lannata 1971. Dalla Toscana, la sua patria dadozione, fino a molti dei territori dellItalia enoica, tanto diversi tra loro, ma con un unico minimo comune denominatore, rappresentato dallattrazione profonda quasi chimica con questi territori e con il materiale umano con cui interloquiva. In Sardegna, nel 1988 per far nascere il Turriga di Argiolas e prima ancora per dare alla luce il Terre Brune di Santadi. Quindi, la Sicilia dove prepara il campo allesplosione enoica dellisola, e il Trentino, dove con Guerrieri Gonzaga crea il San Leonardo, e poi le Marche con la nascita del Pelago di Umani Ronchi. Alla base vi sono scelte che, a distanza di anni, restano tra i contributi pi preziosi al successo dei nostri vini, metodologie ormai codificate, capaci di far dialogare la tradizione italiana con quella francese, come Tachis dialogava con il suo mentore Emile Peynaud, padre dellenologia moderna di Bordeaux. Dalluso sistematico della fermentazione malolattica,per ottenere vini dai tannini morbidi e dotati di souplesse, allinvecchiamento in barrique, come vaso vinario in cui la micro-ossidazione perfetta ed data dallequilibrio tra quantit di vino e superficie di contatto con il legno, dalla considerazione della catena terpenica per lestrazione massima delle componenti aromatiche, che raccomandava doversi fare con le criomacerazioni, alla frequenza della luce per attivare la fotosintesi, su cui fondava la supremazia del vino italiano su quello francese, Tachis ha risintonizzato lItalia enoica con i tempi. Ma, soprattutto, ogni suo vino stato concepito da una attenta rilettura del territorio nel passato e nel presente e con la consapevolezza che la tradizione non debba essere sinonimo di immobilismo, ma riletta in chiave moderna. Solo cos la tradizione stessa diventa il vero strumento dellinnovazione. Enologo certo, ma Tachis stato senzaltro qualcosa di pi. Un umanista, che sapeva citare Archestrato di Gela, poeta della Magna Grecia, come fondatore della gastronomia. Un po alchimista e un po scienziato era non solo un grande conoscitore della chimica e della biologia, ma anche un curioso viaggiatore attraverso i sentieri della storia e della letteratura. Leredit pi preziosa che Tachis ha lasciato allenologia non quindi uno strumento tecnico, uninnovativa formula chimica, ma un nuovo sguardo, figlio di occhi diversi, arricchito anche di cultura classica, di cui una summa la sua biblioteca (donata alla Fondazione Chianti Banca e che sar a breve a disposizione di tutti gli studiosi, e parte del catalogo della Biblioteca di San Casciano Val di Pesa): un patrimonio di oltre 3.500 volumi e documenti, accanto ai suoi manoscritti. Giacomo che si definiva mescolatore di vini, ci ha insegnato che lo studio principale dellenologia dovrebbe fondarsi sullinterpretazione umana delluva, e, oseremmo dire di quella Terra, che da poco, lo ha pacificamente accolto.


13 Aprile 2016, ore 17:29

ASCA

Vinitaly, 50 anni di Doc. La prima volta senza Giacomo Tachis ... Dellenologia colta, tecnicamente impeccabile, intellettualmente determinata, fondata su uneccezionale sensibilit. Potrebbe esser questo lincipit di un testamento, con i lasciti al mondo del vino di uno dei pi grandi enologi italiani: Giacomo Tachis, pi che luomo del Rinascimento del vino italiano, uno scienziato, che, in puntadi piedi, con la sua professionalit, e passione per la conoscenza del passato, ha gettato le basi di ci che si sarebbe compiuto, e compreso, solo pi tardi. Cinquantanni sono passati dal riconoscimento delle Denominazioni di Origine ai vini italiani e dalla nascita di Vinitaly, la fiera internazionale di riferimento del settore, e sar la prima volta senza Tachis, ma non senza il suo spirito. Se lenologia colta , senza dubbio, la prima innovazione che Giacomo Tachis ha introdotto in Italia,alla base del suo pensiero, che WineNews, uno dei siti pi cliccati dagli amanti del buon bere, ripercorre, e che Vinitaly ha raccontato nel calice con alcuni dei suoi pi celebri SuperItalians, i vini italiani fuori dagli schemi (in Il Vino Italiano ricorda Giacomo Tachis: un grande uomo, tante grandi storie, la degustazione a cura di Vinitaly International Academy, con la figlia Ilaria Tachis, produttrice nel Chianti Classico, oggi a Verona), ci sono anche intuizioni che hanno cambiato il corso dellenologia italiana, e che rappresentano leredit tecnica di uno dei suoi padri fondatori. I 50 anni di Vinitaly non potevano essere celebrati compiutamente senza i vini che hanno fatto la storia del vino italiano creati da Giacomo Tachis - ha detto alla degustazione il direttore generale di Veronafiere Giovanni Montovani - un grande onore la presenza della figlia Ilaria, con il suo racconto di aspetti della vita del padre non solo professionali, ma anche pi intimi. Come ultimo evento promosso da Vinitaly con la International Academy, alla presenza di numerose personalit straniere - prosegue Mantovani - non poteva che esser questo il modo migliore per presentarci al mondo. Giacomo Tachis nel suo percorso professionale e umano ha sviluppato uno spirito rinascimentale perch non ha mai antepostola tecnica allanima della terra, piuttosto rimasto con i piedi ben piazzati a terra, nella consapevolezza della forza della natura, con una visione dellenologia non finalistica, ma olistica: produrre vino come una parte del Creato. Ha condotto e compiuto la sua opera decenni prima del cosiddetto Rinascimento del vino italiano - attribuibile ai successi ottenuti dal vino italiano nella seconda parte degli anni Ottanta sui mercati e in unimmagine innovativa dellItalia evocatrice di qualit - gi in atto, forse in modo sotterraneo, fin dallinizio della sua avventura con Antinori. Il primo Sassicaia firmato Tachis per Incisa della Rocchetta la vendemmia 1968, il primo Solaia esce nel 1978, e il Tignanello uscito con lannata 1971. Dalla Toscana, la sua patria dadozione, fino a molti dei territori dellItalia enoica, tanto diversi tra loro, ma con un unico minimo comune denominatore, rappresentato dallattrazione profonda quasi chimica con questi territori e con il materiale umano con cui interloquiva. In Sardegna, nel 1988 per far nascere il Turriga di Argiolas e prima ancora per dare alla luce il Terre Brune di Santadi. Quindi, la Sicilia dove prepara il campo allesplosione enoica dellisola, e il Trentino, dove con Guerrieri Gonzaga crea il San Leonardo, e poi le Marche con la nascita del Pelago di Umani Ronchi. Alla base vi sono scelte che, a distanza di anni, restano trai contributi pi preziosi al successo dei nostri vini,metodologie ormai codificate, capaci di far dialogare la tradizione italiana con quella francese, come Tachis dialogava con il suo mentore Emile Peynaud, padre dellenologia moderna di Bordeaux. Dalluso sistematico della fermentazione malolattica, per ottenere vini dai tannini morbidi e dotati di souplesse,allinvecchiamento in barrique, come vaso vinario in cui la micro-ossidazione perfetta ed data dallequilibrio tra quantit di vino e superficie di contatto con il legno, dalla considerazione della catena terpenica per lestrazione massima delle componenti aromatiche, che raccomandava doversi fare con le criomacerazioni, alla frequenza della luce per attivare la fotosintesi, su cui fondava la supremazia del vino italiano su quello francese, Tachis ha risintonizzato lItalia enoica con i tempi. Ma, soprattutto, ogni suo vino stato concepito da una attenta rilettura del territorio nel passato e nel presente e con la consapevolezza che la tradizione non debba essere sinonimo di immobilismo, ma riletta in chiave moderna. Solo cos la tradizione stessa diventa il vero strumento dellinnovazione. Enologo certo, ma Tachis stato senzaltro qualcosa di pi. Un umanista, che sapeva citare Archestrato di Gela, poeta della Magna Grecia, come fondatore della gastronomia. Un po alchimista e un po scienziato era non solo un grande conoscitore della chimica e della biologia, ma anche un curioso viaggiatore attraverso i sentieri della storia e della letteratura. Leredit pi preziosa che Tachis ha lasciato allenologia non quindi uno strumento tecnico, uninnovativa formula chimica, ma un nuovo sguardo, figlio di occhi diversi, arricchito anche di cultura classica, di cui una summa la sua biblioteca (donata alla Fondazione Chianti Banca e che sar a breve a disposizione di tutti gli studiosi, e parte del catalogo della Biblioteca di San Casciano Val di Pesa): un patrimonio di oltre 3.500 volumi e documenti, accanto ai suoi manoscritti. Giacomo che si definiva mescolatore di vini, ci ha insegnato che lo studio principale dellenologia dovrebbe fondarsi sullinterpretazione umana delluva, e, oseremmo dire di quella Terra, che da poco, lo ha pacificamente accolto.


13 Aprile 2016, ore 17:22

ANSA

Vinitaly: fiera celebra 50 anni prime Doc italiane La prima volta senza Tachis, il tributo a grande enologo ... Cinquantanni sono passati dal riconoscimento delle Denominazioni di Origine ai vini italiani e dalla nascita di Vinitaly, la fiera internazionale di riferimento del settore che si chiude oggi a Veronafiere e sar la prima volta senza Tachis, ma non senza il suo spirito. Se lenologia colta , senza dubbio, la prima innovazione che Giacomo Tachis ha introdotto in Italia, alla base del suo pensiero, che WineNews, uno dei siti pi cliccati dagli amanti del buon bere, ripercorre, e che Vinitaly ha raccontato nel calice con alcuni dei suoi pi celebri Super Italians, i vini italiani fuori dagli schemi in Il Vino Italiano ricorda Giacomo Tachis: un grande uomo, tante grandi storie, la degustazione a cura di Vinitaly International Academy, con la figlia Ilaria Tachis, produttrice nel Chianti Classico, oggi a Verona, ci sono anche intuizioni che hanno cambiato il corso dellenologia italiana, e che rappresentano leredit tecnica di uno dei suoi padri fondatori. I 50 anni di Vinitaly non potevano essere celebrati compiutamente senza i vini che hanno fatto la storia del vino italiano creati da Giacomo Tachis - ha detto alla degustazione il direttore generale di Veronafiere Giovanni Mantovani - un grande onore la presenza della figlia Ilaria, con il suo racconto di aspetti della vita del padre non solo professionali, ma anche pi intimi. Come ultimo evento promosso da Vinitaly con la International Academy, alla presenza di numerose personalit straniere - prosegue Mantovani - non poteva che esser questo il modo migliore per presentarci al mondo. Giacomo Tachis ha condotto e compiuto la sua opera decenni prima del cosiddetto Rinascimento del vino italiano - attribuibile ai successi ottenuti dal vino italiano nella seconda parte degli anni Ottanta sui mercati e in unimmagine innovativa dellItalia evocatrice di qualit - gi in atto, forse in modo sotterraneo, fin dallinizio della sua avventura con Antinori. Il primo Sassicaia firmato Tachis per Incisa della Rocchetta la vendemmia 1968, il primo Solaia esce nel 1978, e il Tignanello uscito con lannata 1971. Dalla Toscana, la sua patria dadozione, fino a molti dei territori dellItalia enoica, tanto diversi tra loro, ma con un unico minimo comune denominatore, rappresentato dallattrazione profonda quasi chimica con questi territori e con il materiale umano con cui interloquiva. In Sardegna, nel 1988 per far nascere il Turriga di Argiolas e prima ancora per dare alla luce il Terre Brune di Santadi. Quindi, la Sicilia dove prepara il campo allesplosione enoica dellisola, e il Trentino, dove con Guerrieri Gonzaga crea il San Leonardo, e poi le Marche con la nascita del Pelago di Umani Ronchi. Alla base vi sono scelte che, a distanza di anni, restano tra i contributi pi preziosi al successo dei nostri vini, metodologie ormai codificate, capaci di far dialogare la tradizione italiana con quella francese, come Tachis dialogava con il suo mentore Emile Peynaud, padre dellenologia moderna di Bordeaux. Dalluso sistematico della fermentazione malolattica, per ottenere vini dai tannini morbidi e dotati di souplesse, allinvecchiamento in barrique, Tachis ha risintonizzato lItalia enoica con i tempi. Ma, soprattutto, ogni suo vino stato concepito da una attenta rilettura del territorio nel passato e nel presente e con la consapevolezza che la tradizione non debba essere sinonimo di immobilismo, ma riletta in chiave moderna.


13 Aprile 2016, ore 16:28

RAI TG2 COSTUME & SOCIETA

Servizio di Lucia Buffo da Vinitaly con intervista al direttore di WineNews Alessandro Regoli su vino e internet


13 Aprile 2016, ore 16:27

RAI RADIO 2 DECANTER

Pillola del giorno da Vinitaly by Winenews con il direttore Alessandro Regoli sulle tendenze pi significative di Vinitaly


13 Aprile 2016, ore 11:29

LIBERO

Parafrasando Miles Davis si pu dire che il vino e la vita sono una questione di stile. Questo spiega perch il Franciacorta sia la bottiglia glamour del Vinitaly edizione numero 50. un vino che fa stile ed un vino che ha stile. Ci si molto interrogati in questa mega-rassegna veronese dove si scoperto che almeno tra le vigne lItalia va (anche se potrebbe fare meglio) sul futuro. Il futuro climatico, il futuro economico, il futuro del vino che si vende on lime (peccato che resistano le barriere doganali per esempio negli Usa - alla faccia dei trattati TTIP -,in Canada, in tutti i paesi che distribuiscono il vino attraverso i monopoli statali) e si vender, dicono i guru, sempre pi sul web. Ebbene, guardando allo spazio espositivo di Francia- corta si direbbe che il futuro adesso: strapieno di giovani, le degustazioni che si sono susseguite a ritmo di una allora perennemente sold out. Eppure non cosa da poco la casa del Franciacorta: sono quindici appartamenti confortevoli messi in fila (1500 metri quadrati) dove vengono ospitate 46 cantine (altre 21 sono sparse nel (liversi l)adiglioni) per raccontare di vini che hanno conosciuto una crescita esponenziale e di un territorio vocato alla vitivinicoltura almeno dal 400, ma che stato rimesso a coltura appena una cinquantina danni. Correva lanno 1961 quando uscivano i primi pinot dl Franciacorta. diventato un caso mondiale e i numeri parlano chiaro: oggi gli ettari coltivati sono 2800, le bottiglie prodotte 16,5 milioni e allestero ne va circa il 15% con giapponesi, americani e svizzeri che considerano questi vini di seta oggetti di culto e veicolo di sani desideri. E a queste vanno unite quelle dei vini fermi: i Curtefranca. Il futuro esportare di pi e in questo Vittorio Moretti - neopresidente del Consorzio, ma pioniere del Franciacorta di massima qualit - deciso. Oggi abbiamo produzione sufficiente per allargare I mercati e grazie anche alla convinta collaborazione della regione Lombardia mettiamo in campo un forte sostegno allexport attraverso una diffusione della conoscenza di Franciacorta: come vini e come territori. Ma - sorpresa delle sorprese - in Italia che cresce la domanda di Franciacorta. E ancora pi sorprendente che siano i giovani a desiderarlo. Qui a Vinitaly si ragiona di futuro. E linterrogativo pi pressante : i nostri ragazzi continueranno a coltivare il sano piacere del vino? Una ricerca - interessante assai condotta da WineNews, il sito specializzato in tutto quanto fa vino - rivela che in America (il nostro principale cliente) a trainare la domanda sono i cosiddetti millenials che si informano (principalmente sul web), sperimentano. I nostri millenials, la cosiddetta generazione Y, che stanno tra 120 e 135 anni sembrano pi distratti, con una fruizione del vino pi episodica. Gran parte dei vini che consumano sotto forma di spritz o come aperitivo, tranne che in un caso: Franciacorta. Sono questi i vini considerati glamour, che per non fanno moda, sono i vini che piacciono per il loro stile e che mettono insieme le generazioni in forza del loro perlage finissimo, con nouances che sanno di frutta gialla, di fiori bianchi, carezzevoli eppur decisi, naturalmente capaci di raccontare il benessere di una terra dincanto come quella che sta attorno al Lago dIseo. propriamente una questione di stile. S ne sono convinta - dice Francesca Moretti che insieme al padre guida Bellavista e Contadi Castaldi, le due cantine franciacortine di Terra Mo- retti che ha appendici di gran pregio in Toscana con Petra e La Badiola - ed per questo che abbiamo legato il vino allarte, alla musica. Noi in Bellavista abbiamo cambiato limmagine dei vini usando colori giovani, ma un processo che ha coinvolto tutti i produttori di Franciacorta. Le fa eco Maurizio Zanella - patron di Ca del Bosco ed ex presidente del Consorzio - che considera decisivo aver dato dei nostri vini unimmagine dinamica senza in nulla rinunciare alla classe. A questi stilemi si sono richiamati tutti: da Berlucchi a Arcipelago Muratori da Monterossa a Ferghettina, da Mosnel a le Marchesine. E anche i grandi classici come Uberti, come Fratelli Berlucchi come Ricci Curbastro hanno conferito al complesso Franciacorta autorevolezza delle radici in un contesto contemporaneo. Per non dire di uno come Emanuele Rabotti che con Monterossa continua a inventarsi proposte come il ritiro di una bottiglia vecchia in cambio di una nuova. Ma una cosa - ti- vendica orgoglioso Vittorio Moretti - non cambiata: lincessante ricerca della qualit e il rigorosissimo rispetto dei disciplinati. Noi, vero, vendiamo uno stile, ma prima di tutto proponiamo grandi vini, anzi vini unici. Che per hanno uno spettro di fruibilit molto ampio. Le declinazioni di Franciacorta (dai Saten ai dosaggio zero) accompagnate dalla giusta rivendicazione di un metodo esclusivo di produzione (rifermentazione in bottiglia), il sapiente mix di Chardonnay, Pinot Nero e Pinot Bianco, hanno consentito ai Franciacorta di segmentare lofferta aumentando la domanda. In questo - spiega Emanuele Rabotti - sta la ragione del nostro successo: aver proposto vini che vanno da bottiglie esclusive a bottiglie di pi immediato approccio ma tutte con il medesimo stile. Certo il boom degli spumanti italiani ha aiutato anche i Franciacorta, ma con una differenza: il prezzo. Quello medio non distante a quello medio dello Champagne. E anche questa una questione di stile.
Carlo Cambi


Pagina 7 di 200
Vinitaly @Expo Milano 2015 - #vino2015

WineMeteo

velature sparse Aglianico del Vulture:
Barile (PZ)

Temp: 23°
Precip: -
pioggia debole Alto Adige:
Bolzano (BZ)

Temp: 14°
Precip: 1-4mm
pioggia debole Alto Adige:
Appiano sulla strada del vino (BZ)

Temp: 13°
Precip: 1-4mm
rovesci di pioggia Amarone:
Negrar (VR)

Temp: 15°
Precip: 8-15mm
pioviggine Barbaresco:
Barbaresco (CN)

Temp: 16°
Precip: 0-1mm
pioggia debole Bardolino:
Bardolino (VR)

Temp: 14°
Precip: 1-4mm
pioviggine Barolo:
Barolo (CN)

Temp: 15°
Precip: 0-1mm
pioggia debole Bolgheri:
Castagneto Carducci (LI)

Temp: 17°
Precip: 1-4mm
pioggia Brunello di Montalcino:
Montalcino (SI)

Temp: 16°
Precip: 4-8mm
pioggia Chianti Classico:
San Casciano in Val di Pesa (FI)

Temp: 18°
Precip: 4-8mm
pioggia debole Cinque Terre:
La Spezia (SP)

Temp: 17°
Precip: 1-4mm
velature sparse Cir:
Ciro' (KR)

Temp: 21°
Precip: -
rovesci di pioggia Colli Orientali del Friuli:
Manzano (UD)

Temp: 17°
Precip: 8-15mm
rovesci di pioggia Collio:
San Floriano del collio (GO)

Temp: 16°
Precip: 8-15mm
pioggia Est Est Est:
Montefiascone (VT)

Temp: 16°
Precip: 4-8mm
variabile Etna:
Castiglione di Sicilia (CT)

Temp: 18°
Precip: -
pioggia Franciacorta:
Erbusco (BS)

Temp: 18°
Precip: 4-8mm
pioggia Frascati:
Frascati (RM)

Temp: 18°
Precip: 4-8mm
rovesci di pioggia Friulano:
Cormons (GO)

Temp: 17°
Precip: 8-15mm
velature sparse Greco di Tufo:
Tufo (AV)

Temp: 22°
Precip: -
pioviggine Lacrima di Morro dAlba:
Morro d'alba (AN)

Temp: 22°
Precip: 0-1mm
pioggia debole Lambrusco:
Modena (MO)

Temp: 18°
Precip: 1-4mm
velature diffuse Molise:
Campomarino (CB)

Temp: 21°
Precip: -
coperto Montepulciano d'Abruzzo:
Chieti (CH)

Temp: 23°
Precip: -
pioggia debole Morellino:
Scansano (GR)

Temp: 16°
Precip: 1-4mm
pioggia Nobile di Montepulciano:
Montepulciano (SI)

Temp: 15°
Precip: 4-8mm
pioggia Orvieto:
Orvieto (TR)

Temp: 18°
Precip: 4-8mm
velature sparse Primitivo di Manduria:
Manduria (TA)

Temp: 22°
Precip: -
pioggia moderata Prosecco:
Valdobbiadene (TV)

Temp: 15°
Precip: 20-30mm
coperto Rosso Piceno:
Offida (AP)

Temp: 22°
Precip: -
pioggia Sagrantino:
Montefalco (PG)

Temp: 18°
Precip: 4-8mm
pioviggine Sangiovese di Romagna:
Bertinoro (FC)

Temp: 19°
Precip: 0-1mm
variabile Sardegna:
Alghero (SS)

Temp: 22°
Precip: -
piovaschi e schiarite Sardegna:
Cagliari (CA)

Temp: 23°
Precip: 0-2mm
velature diffuse Sicilia:
Menfi (AG)

Temp: 23°
Precip: -
velature diffuse Sicilia:
Pantelleria (TP)

Temp: 19°
Precip: -
velature diffuse Sicilia:
Marsala (TP)

Temp: 27°
Precip: -
pioggia debole Soave:
Soave (VR)

Temp: 16°
Precip: 1-4mm
pioggia debole Suvereto:
Suvereto (LI)

Temp: 17°
Precip: 1-4mm
velature sparse Taurasi:
Taurasi (AV)

Temp: 22°
Precip: -
pioggia Torgiano:
Torgiano (PG)

Temp: 19°
Precip: 4-8mm
pioggia Trentino:
Lavis (TN)

Temp: 15°
Precip: 4-8mm
pioggia Trentino:
Mezzocorona (TN)

Temp: 15°
Precip: 4-8mm
pioggia Trentino:
San Michele all'Adige (TN)

Temp: 15°
Precip: 4-8mm
pioviggine Valle d'Aosta:
Aosta (AO)

Temp: 15°
Precip: 0-1mm
pioggia Valtellina:
Sondrio (SO)

Temp: 14°
Precip: 4-8mm
pioviggine Verdicchio:
Jesi (AN)

Temp: 22°
Precip: 0-1mm
pioggia Vernaccia:
San Gimignano (SI)

Temp: 18°
Precip: 4-8mm
Mezzacorona

Non solo vino
I capolavori dell'agroalimentare d'Italia