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Dicono di noi

Winenews visto dagli altri... Quotidiani, magazine, tv e radio che parlano di noi

18 Dicembre 2016, ore 18:17

ANSA

Vino: accordo tra Brunello Biondi Santi e francesi di Epi... Nasce partnership tra le due case vinicole ... Praticamente chiusa, anche se tutto sarà poi definito a gennaio 2017, la trattativa per la nuova partnership tra una delle più importanti realtà vinicole italiane, quella della tenuta del Greppo di Jacopo Biondi Santi (dove nacque il Brunello nel 1865) e il gruppo francese Epi, di Christopher Descours. Biondi Santi sarà il presidente della nuova realtà che, come lui stesso spiega, “sarà divisa in tre società: una produttiva, una commerciale e una holding”. Confermati quindi i rumor raccolti nelle ultime ore da www.winenews.it. La Epi produce lo champagne Houses Charles Heidsieck and Piper-Heidsieck e lo Chƒteau La Verrerie della valle del Rodano.


14 Dicembre 2016, ore 15:31

ANSA

Vino: a gruppo Collemassari Tenuta S.Giorgio a Montalcino... È quarta tenuta acquisita nel territorio del Brunello ... Nuovo acquisto del gruppo Collemassari nel territorio del Brunello di Montalcino (Siena), dove ha acquisito Tenuta San Giorgio (46 ettari di terreno complessivi, di cui oltre 9 vitati dei quali 5,9 a Brunello) da Guido Folonari. Ne dà notizia il sito Winenews.it che stima l’operazione in circa 8 milioni di euro. Il Gruppo ColleMassari, dell’imprenditore Claudio Tipa, rileva WineNews in una nota, si conferma una delle realtà di riferimento del territorio di Montalcino, dove oggi assomma 200 ettari complessivi di terreno, di cui 41 a vigneto (23 ettari a Brunello), con le proprietà di Poggio di Sotto, acquistata nel 2011, La Bellarina (confinante a Poggio di Sotto), acquisita nel 2014, La Velona, arrivata a giugno 2016, ed ora Tenuta San Giorgio. Tenuta San Giorgio si trova a Castelnuovo dell’Abate, nel comune di Montalcino, a pochi chilometri dalla millenaria Abbazia di Sant’Antimo, con vigneti piantati nel 1990 ed esposti a sud est. Oltre a Montalcino il gruppo di Claudio Tipa conta in Toscana anche le cantine Collemassari nel Montecucco e Grattamacco a Bolgheri.


14 Dicembre 2016, ore 11:15

IL SOLE 24 ORE - BLOG EMANUELE SCARCI

Brunello di Montalcino, il gruppo ColleMassari rileva la Tenuta San Giorgio per 8 milioni ... È carissimo, ma lo compro lo stesso. Per il Brunello di Montalcino è sempre risiko: il gruppo vinicolo ColleMassari ha acquistato la Tenuta San Giorgio (46 ettari di terreno complessivi, di cui oltre 9 vitati, con 5,9 ettari a Brunello di Montalcino e 2,5 a Rosso, e 12 ettari di oliveto) per una cifra che il sito Winenews (diretto da Alessandro Regoli) stima intorno agli 8 milioni di euro. Il valore un ettaro di Brunello di Montalcino, a quotazioni di mercato, è stimato tra i 450 e i 500mila euro. A cedere è stato Guido Folonari, nota famiglia del vino italiano che ha proprietà anche a Bolgheri con Donna Olimpia 1898 e nel Barolo con la Tenuta L’Illuminata. Il gruppo ColleMassari, dei fratelli Maria Iris e Claudio Tipa, controllano in Toscana il Castello di ColleMassari, il Podere Grattamacco e la Fattoria Poggio di Sotto. Finito lo shopping di Tipa? “Per ora basta con acquisizioni a ogni costo, ma non ci fermiamo. Valuteremo caso per caso, quando si presenteranno occasioni importanti” ha dichiarato a Winenews.


13 Dicembre 2016, ore 15:30

ANSA

Vino: positivo sentiment delle cantine top per vendite feste... WineNews, 70% stima +20% vendite ma timori per Brexit e Trump ... Con le Festività di fine anno ormai alle porte, il mondo del vino italiano si concede ottimismo, sia ripercorrendo il 2016, sia in proiezione del 2017. A dirlo sono 25 tra le realtà enologiche più importanti d’Italia per storia, immagine e per volume d’affari (per 1,7 miliardi di euro di fatturato complessivo), sondate da WineNews, per tastare il polso ad uno dei settori più dinamici e positivi anche in tempi economia “ballerina”. E dove tra la maggioranza delle aziende si respira un sentiment positivo (37%) e abbastanza positivo (43%) verso l’anno che verrà, a fronte di un 20% che invece vede addensarsi nubi minacciose sul nuovo anno. Un trend positivo che, non poteva essere diversamente è guidato dalle aziende produttrici di bollicine (con il Prosecco a fare da “battistrada”), ma che si riverbera anche su quelle rossiste e/o bianchiste (con quest’ultima tipologia decisamente in recupero di appeal). Per il 70% del campione sondato, infatti, a fine anno, le vendite si incrementeranno mediamente del 20%. Un dato che fa il paio con i progressi nelle vendite sul 2015 a +11% per il 73% delle cantine campione. E se l’esportazione delle etichette tricolori continua "a tirare" anche a fine 2016, con le aziende campione che indicano nel 60% dei casi una crescita a +9% - nonostante non manchino alcuni segnali di rallentamento, su tutti gli Usa -, torna a sorridere anche il mercato interno, che sembra essere di nuovo considerato strategico: il 70% delle aziende ritrova una crescita delle vendite entro i confini nazionali che si attesta su un confortante +8%. Sul fronte export le cantine sondate da WineNews dimostrano di investire risorse finanziarie e umane in modo sempre più strategico, orientandosi soprattutto sui mercati più “sicuri” e su quelli che maggiormente possono garantire un valore aggiunto ulteriormente spendibile. Ecco che allora gli imprenditori del vino del Belpaese nel 73% dei casi hanno concentrato i propri sforzi sul mercato europeo, scegliendo come Paesi target soprattutto Germania, Svizzera e Gran Bretagna, con qualche mirata “incursione” nel Nord Europa, specialmente in Svezia, nel 70% su quello italiano, nel 60% sul mercato americano, guardando anche al Canada, e nell’ 8% sui mercati orientali, dove, diminuita di qualche grado la “febbre cinese”, pur continuando in alcuni casi a esercitare un buon/ottimo appeal, il vino italiano sta ancora tentando di costruirsi transazioni solide. Fa eccezione il Giappone, dove il mercato per le cantine del Belpaese è già più storicizzato. Non bisogna comunque trascurare le voci in controtendenza emerse dall’inchiesta che individuano principalmente in due elementi, Brexit e Trump, le possibili ulteriori criticità. Se l’incognita Brexit non cessa di produrre preoccupazioni, i consumi nel Regno Unito non sono scesi e il settore dei servizi - che rappresenta l’80% dell’economia britannica, e comprende dai servizi finanziari alla ristorazione - nel mese di agosto è cresciuto come non era mai successo. La sterlina si è stabilizzata, l’indice Ftse 250 (che monitora le aziende britanniche quotate in borse) è tornato ai valori precedenti l’esito del voto e i sondaggi dicono che la maggioranza di chi ha votato per il “Leave2 non si è pentito. Naturalmente tutto questo non vuol dire che le conseguenze della Brexit si sono esaurite, anche perché l’uscita del Regno Unito dall’Ue tecnicamente deve ancora avvenire. Più incerti gli esiti del voto delle presidenziali Usa. L’elezione di Donald Trump con le sue politiche protezionistiche a favore dei prodotti americani (che potrebbero tradursi in dazi e altri ostacoli per i prodotti d’importazione) potrebbero portare problemi per l’ export tricolore; ma in linea di massima c’è ottimismo, perché gli Usa si sono dimostrati affezionati ai prodotti made in Italy (attualmente viene mandato negli Stati Uniti un miliardo di euro in prodotti agroalimentari).


10 Novembre 2016, ore 13:21

ADN KRONOS

Usa: WineNews, un produttore di vino alla Casa Bianca ... L’elezione di Donald Trump a nuovo presidente degli Stati Uniti divide il mondo. E c’è anche chi sottolinea che alla Casa Bianca, di fatto, ora siederà un produttore, oltre che un appassionato, di vino. Il miliardario americano, con la famiglia, infatti, è proprietario della ’Trump Winery’, una delle più grandi aziende vitivinicole della Virginia, con 315 ettari, e che lo stesso presidente ha già reso celebre nei giorni in cui si contendeva la candidatura per il Partito Repubblicano, proponendo i “vini di casa” in una conferenza stampa in Florida. A farlo presente è il sito Winenews.it. “Chissà che, nonostante il ’prima gli interessi degli americani e poi il resto’ più volte proclamato da Donald, che suona tanto di neoprotezionismo, sia un buon auspicio per i Paesi che esportano il proprio vino in Usa, ad oggi primo mercato del vino al mondo. Italia in testa, che nel Paese è leader in volume e valore tra i produttori stranieri, e che di certo spera che non ci sia una virata “nazionalista” per il business del settore“, sottolinea Winenews.it. D’altronde, ricorda, “i contatti tra Trump e famiglia con il vino italiano ci sono stati più volte in passato: nella sua Trump Tower di Chicago, nel 2011, per esempio, Donald ospitò, partecipandovi personalmente, una degustazione di Amarone della Valpolicella della griffe Masi“. “E la celeberrima e prima ex moglie del presidente, Ivana Trump, nei primi anni 2000, non solo ebbe una liaison con Roffredo Gaetani Lovatelli di Aragona, la cui famiglia è stata la storica proprietaria di Argiano, una delle realtà più prestigiose e antiche del Brunello di Montalcino, ma anche una lunga amicizia - ricorda ancora il sito Winenews.it - con uno dei personaggi più conosciuti del vino italiano, Gelasio Gaetani Lovatelli di Aragona, che per lei creò addirittura un vino ad hoc nel 2000, un “Chianti Colli Senesi” etichettato “Ivana”, e selezionò i vini (lo Chardonnay 2006 di Planeta 2006 e il Nearco 2013 di Col d’Orcia) per il matrimonio tra la ricchissima ereditiera e il playboy italiano Rossano Rubicondi, nel 2008“. “Ma, al di là delle note di colore, e al di là del vino, sono tante le incognite che restano i termini di politica commerciale, ambientale, alimentare e agricola di Trump, che più volte ha dichiarato anche la sua passione per il junk food, ha detto di ritenere quella del riscaldamento globale ’una bufala ordita dai cinesi’, tanto da voler abrogare il Trattato di Parigi, e si è detto contrario all’indicazione in etichetta dei cibi prodotti con Ogm“, avverte Winenews.it. “Tutte dichiarazioni e battute da campagna elettorale, per ora. Che però l’Europa, impegnata con gli Usa nelle trattative di un Ttip che vale decine di miliardi di euro e il cui percorso di certo si complica, e l’Italia del wine & food, che negli States ha uno dei suoi partner fondamentali, devono considerare con attenzione, visto che a pronunciarle è stato quello che oggi è, da definizione ’classica’, nientemeno che ’l’uomo più potente del mondo’“, conclude.


08 Novembre 2016, ore 09:56

LA NAZIONE

Il “Laboratorio Winenews per l’educazione al gusto” torna a scuola. “Partito dal territorio del Brunello, il progetto - sottolineano Alessandro Regoli e Irene Chiari, fondatori di WineNews - è oggi attivo, grazie ad una formula “esportabile”, anche nel cuore del Chianti Classico grazie alla griffe Marchesi Antinori, e presto lo sarà anche a Montefalco, nel territorio del Sagrantino, con la cantina Caprai. Bello sarebbe che ci fosse un orto in ogni scuola, per far capire ai bambini l’importanza di coltivarne uno e favorire l’integrazione di chi proviene da altri Paesi”. Il Laboratorio porta i ragazzi a scuola nell’orto: è qui che i più giovani “coltivano” il proprio futuro e imparano ad alimentarsi correttamente ed in modo consapevole. Il progetto interdisciplinare ideato dalla WineNews riparte dunque a Montalcino nelle scuole per l’infanzia, primaria e secondaria di primo grado dell’istituto comprensivo “Insieme”, con il sostegno della Castello Banfi. Nato nel 2008, la mission del Laboratorio, sintetizzata nella frase “la nostra terra Dacg” (da amare con gusto), è avvicinare le nuove generazioni al territorio ed educarle ad un’alimentazione corretta, prima tra i banchi e poi con le mani nella terra, imparando divertendosi. “La Castello Banfi crede in tutto ciò che avviene nel territorio di Montalcino e nell’educazione alimentare - sottolinea Rodolfo Maralli, direttore marketing Castello Banfi -. Questo progetto ci piace perché educa, in maniera anche sostenibile, fin da bambini e questo incontra la nostra volontà di sostenere progetti che fanno crescere il territorio”. Il Laboratorio, con referenti l’insegnante Sonia Corsi e l’agronoma Gabriella Ferrari, si articola in una serie di eventi didattici sui prodotti del territorio, nella realizzazione di orti nei giardini delle scuole, in attività ludico-didattiche, incontri con gli esperti e visite alle aziende. Cuore del progetto, è un orto urbano nel centro di Montalcino, dove ha sede la WineNews, curato dai bambini.


07 Novembre 2016, ore 09:56

ANSA

L’enoturismo è un fenomeno ormai di massa e di livello mondiale. E tra le tante modalità di andar in giro per territori e cantine, quella del camper è sempre più gettonata. Ecco perché, fa sapere il sito Winenews.it la società australiana specializzata “Share a Camper” (www.shareacamper.com.au), ha scelto di creare il suo “Wine Prices Index”, comparando, in maniera molto semplice, il costo medio di una bottiglia di vino (sia locale che di importazione), sul quale, ovviamente, incidono molti fattori, dal peso e dall’importanza della produzione nazionale al livello di tassazione, passando anche per la gamma di vini disponibili, soprattutto in alcuni mercati che dipendono pressoché totalmente dalle importazioni, da cui emergono, senza pretese “scientifiche”, indicazioni curiose. Il Paese più conveniente per un bel brindisi, infatti, è il Paraguay, dove una bottiglia di vino in media costa 9,9 dollari, seguito dalla Serbia, con 10,98, e dalla Repubblica Ceca, con 11,05. A completare la “Top 10”, dalla quale mancano praticamente tutti i più importanti Paesi produttori del mondo, ci sono Argentina (11,62 dollari), Panama (12,15), Malta (12,66), Turchia (13,02), Bulgaria (14,24) e Nuova Zelanda (14,43). Mentre i Paesi più cari per il vino sono gli Emirati Arabi Uniti, dove una bottiglia di vino costa in media 51,15 dollari, Singapore, con 50,52 dollari, le Maldive, con 47,03 dollari, Israele, con 39,61, e la Corea del Sud, con 38,28. Tra i big del mondo di Bacco, per livelli produttivi o per importanza del loro mercato, il Paese più economico è la Spagna, alla posizione n. 13 della classifica con un prezzo medio di 14,72 dollari a bottiglia, seguita dalla Germania, al n. 15, con 15,33 dollari. Il Regno Unito, con 17,59 dollari a bottiglia di media, si posiziona al n. 24, di pochi centesimi davanti alla Cina, al n. 25, con 17,65 dollari, e alla Francia, al n. 26, con 17,76. Con 18,64 dollari a bottiglia in media c’è il Cile, in posizione n. 31, davanti agli Usa, al n. 35, con 19,96 dollari a bottiglia, e all’Australia al n. 39 con 21,59 dollari a bottiglia. L’Italia è uno dei paesi più cari, al n. 49 della graduatoria, con un prezzo medio di 25,97 dollari a bottiglia.


31 Ottobre 2016, ore 11:09

IL GHIOTTONE ERRANTE

I ragazzi di WineNews, come ogni anno hanno realizzato l’analisi ragionata sulle guide dei vini italiane. Quel che emerge e che “le 7 più importanti, che hanno liste e modalità di valutazione comparabili, perché se si guarda a tutte le 9 a diffusione nazionale a disposizione degli appassionati, comprese quelle che procedono con criteri di giudizio molto particolari e giudicano tenendo conto di altre peculiarità dei vini, oltre alla assoluta qualità, come già nel 2015 e nel 2012, nessun vino ha ottenuto il massimo riconoscimento di ognuna delle pubblicazioni, nessuna etichetta è in grado di mettere tutti d’accordo, nessun vino è il “campione eletto” di tutta la critica enologica del Belpaese.” Ora secondo il sito sono solo due le etichette che mettano d’accordo tutte le guide 2017, il Sassicaia 2013 e il San Leonardo 2013. Troppo facile. Per il resto ognuno ha le sue classifiche. L’aspetto curioso di questo dato e che “si tratta in entrambi i casi di uvaggi di influenza bordolese (Cabernet Sauvignon e Cabernet Franc per il Sassicaia, Cabernet Sauvignon, Carmenère e Merlot per il San Leonardo) “applicati” al mediterraneo declivio bolgherese e al continentale ed elevato complesso collinare del Trentino. Due vini così diversi ma, in realtà, così simili, per la costante ricerca dell’equilibrio e della finezza olfatto-degustativa. Ma non solo. Due vini simbolo, peraltro, portati al successo da uno stesso autore: quel Giacomo Tachis recentemente scomparso, che ha firmato molti tra i migliori vini italiani degli ultimi quarant’anni”. Ora a me quel che colpisce è come sempre il numero abnorme di guide che circolano, nove. Ogni anno se ne aggiunge una nuova. Ma dove circolano, chi le compra, chi le consulta. Io in giro ne vedo davvero pochissime, tante a casa dei produttori, che spesso le regalano ai propri clienti o amici, in qualche enoteca ma poi? Penso da sempre che questa troppa offerta danneggi tutti, in primis lo stesso mondo del vino, danneggia i consumatori che non vedono una guida che sia effettivamente considerata autorevole. Diciamo che dopo la gran bella esperienza della guida del Gambero Rosso fatta insieme a Slow Food, finita come è noto qualche anno fa, nessun altra iniziativa editoriale è riuscita a ripetere quel successo di vendite e d'autorevolezza. Se poi consideriamo anche i vari siti e blog che si cimentano in classifiche, aumenta ancor di più la confusione sotto il cielo e mi torna in mente una frase di Giorgio Gaber: “gli italiani sono un po’ confusi perché non leggono i giornali. Figuriamoci se li leggessero”.


30 Ottobre 2016, ore 17:41

LA REPUBBLICA

Le vin en rose ... Vigne e cantine, la rivincita delle donne... Narra Dionigi di Alicarnasso - autore de “Antiquitates Romanae” - che Romolo aveva concesso agli uomini di uccidere la moglie in due circostanze: adulterio e ubriachezza. Pena che, soprattutto nel secondo caso, lo storico greco considerava del tutto sproporzionata. In un tempo purtroppo ancora piagato dal femminicidio, almeno il piacere alcolico non viene più considerato una colpa. Anche perché le donne sono entrate nel mondo del vino in maniera così competente e massiccia da frantumare qualsiasi retaggio e pregiudizio, pur con la lentezza che sempre si deve ai cambiamenti epocali. Questi sono i giorni di fine vendemmia. Un periodo che i cambiamenti climatici hanno reso sempre più dilatato, dalla raccolta agostana delle varietà precoci e di quelle destinate a far da base per gli spumanti, fino ai vitigni tardivi e alla scia zuccherina delle uve lasciate appassire in pianta. Mai come quest’anno le donne segnano il destino del vino in vigna e in cantina, tra agronome e cantiniere, enologhe e raccoglitrici, commercianti e sommellier, semplici appassionate e superproduttrici. Un mondo sempre più declinato al femminile, con tanto di ricambio generazionale tra madri e figlie. Gli studi più recenti in materia, datati pochi giorni fa, portano la firma del British Medical Journal e certificano che in Gran Bretagna i millennials maschi e femmine assumono vino in pari quantità. Dato rivoluzionario - nel bene e nel male - se è vero che un secolo fa gli uomini bevevano esattamente il doppio delle loro coetanee. Le statistiche americane viaggiano in scia. Secondo un sondaggio compiuto su oltre mille adulti dall’Istituto Gallup, la metà delle bevitrici statunitensi considerano il vino la loro bevanda d’elezione (Sex&The City docet), mentre gli uomini sono fermi al 46%, anteponendo al vino sia la birra che i superalcolici. La fenomenologia de “le vin en rose” ha risvolti sociali imprevisti e potenti. Trent’anni fa, Maida Mercuri, la più giovane sommellier donna italiana, veniva boicottata dai colleghi milanesi, che le mettevano le flûte in forno un attimo prima di servire lo Champagne. La friulana Rosa Bosco litigava con i contadini che si rifiutavano di fare la vendemmia verde per dimezzare il numero di grappoli in pianta, migliorando qualità delle uve. Il passo successivo è stato ammettere le donne nelle aziende vinicole, pur limitando il raggio d’azione a comunicazione e marketing. Ma era solo questione di tempo: le prime lauree in enologia hanno certificato il cambio di passo: oggi un vignaiolo su tre è donna, mentre le sommellier hanno superato quota 40%. In quanto ai consumi, oggi il 41% di chi beve vino in Italia è donna. Poi ci sono le produttrici. Nomi che hanno fatto la storia del vino nel nostro paese, dalle sorelle Antinori a Marilisa Allegrini, da Anna Abbona a Elena Martusciello, Ornella Venica e Donatella Cinelli Colombini. Donne che sanno fare impresa con il filtro essenziale del rispetto verso la terra e il futuro dei propri figli. Sensibilità che si traduce in moltissimi casi nella scelta di produzioni naturali. Un sondaggio condotto dal quotidiano on line “Wine News” sui propri lettori svela che una donna appassionata di vino, competente, curiosa viene percepita come sexy e affascinante dal 91% degli enonauti maschi. Più che la giarrettiera potè il Merlot: qualcuno lo spieghi agli epigoni di Romolo.


26 Ottobre 2016, ore 17:37

ANSA

87% eno-appassionati sognano una cité du vin come Bordeaux ... Sondaggio Winenews, la maggioranza la vorrebbero un Toscana... Otto eno-appassionati su dieci hanno un sogno: una “Cité du Vin", come a Bordeaux, anche in Italia. Dove vorrebbero vederlo diventare realtà? Per la maggioranza dei wine lovers il territorio ideale è la Toscana (48%), la Regione più legata al vino nell’immaginario comune, dal forte appeal enoturistico a livello internazionale se solo si pensa al Chiantishire (con gli appassionati che indicano Firenze e Siena come città), e, aspetto non secondario, per la sua posizione centrale, anche per gli italiani che potrebbero visitarla. A seguire, il Piemonte (37%), Regione simbolo della storia del vino italiano e dell’enoturismo made in Italy con le Langhe e Barolo, vera “mecca” enoica mondiale; quindi, a pari merito, due città: Verona, in Veneto, prima Regione vitivinicola per produzione ed export di vino, e città che, da 50 anni, ospita Vinitaly, la rassegna internazionale di riferimento del settore, e Milano, in Lombardia, sempre più hub culturale (e gourmet), oltre che economico, d’Italia agli occhi del mondo. Parola di un sondaggio www.winenews.it al quale hanno risposto 1.054 “enonauti”, appassionati già fidelizzati al mondo del vino e del web, all’87% dei quali un’opera monumentale come la “Cité du Vin” di Bordeaux piace e molto. Simbolo del modello enoturistico francese - capace di accentrare, senza rivali, per la storicità della sua produzione, e che per il 46% degli “enonauti” funziona meglio del modello italiano - per il 67% è la strada più giusta per un ulteriore sviluppo del settore, anche nel Belpaese: tradizione e storia di certo non mancano all’Italia del vino, ma sono poco sfruttate sinergicamente, preferendo un modello “frammentato” in “wine-experience", che piace al 28%, ma la cui offerta, praticamente per tutti (98%), è da migliorare. Il 1 giugno 2016, ha aperto i battenti “La Cité du Vin” di Bordeaux, avveniristico “tempio” della cultura del vino mondiale, emblema dell’eccellenza di Francia, tra sale degustazioni, percorsi multimediali, auditorium e ristoranti: un grande racconto della storia del vino, con l’obbiettivo di intercettare un terzo dei turisti che visita il Paese (in 130.000 da 120 Paesi l’hanno visitata solo nei primi 3 mesi di apertura). Ma anche ennesima dimostrazione di come la Francia guarda al turismo del vino - dove il vino non è l’unico motivo per intraprendere un itinerario enoturistico, spesso legato alle caratteristiche storiche e culturali più intime di una regione - con l’aspettativa di attirare 4 milioni di nuovi enoturisti stranieri entro il 2020, attraverso un piano, presentato dal Ministro degli Esteri Laurent Fabius, con lo stanziamento di un fondo nazionale in favore del comparto. Gli 81 milioni di euro investiti nella “Cité du Vin” sono solto la “ciliegina sulla torta” di una regione, la Gironda, che fattura sotto la voce turismo ben 4 miliardi di euro l’anno e che negli ultimi 15 anni ha triplicato i propri visitatori da 2 a 6 milioni, con 50.000 posti di lavoro diretti (fonte: Movimento Turismo del Vino). In Italia? Siamo ancora a fare i conti con la vecchia legge sulle Strade del Vino del 1999, che non ha mai contemplato, per esempio, la possibilità di fatturare visite, attività e mescita di vini in cantina, nonostante siano ormai diventate pratiche comuni e voci importanti di bilancio.


25 Ottobre 2016, ore 17:39

RAI TGR TOSCANA BUONGIORNO REGIONE

Servizio su progetto di educazione al gusto di Winenews per Antinori dalla scuola materna di Montefiridolfi con interviste al direttore Winenews Alessandro Regoli , agronoma Gabriella Ferrari, maestra, Marchese Antinori http://www.rainews.it/dl/rainews/TGR/basic/PublishingBlock-0f7d1998-654b-4a4d-8455-2d2a1121bfb2.html#


17 Ottobre 2016, ore 15:43

AFFARI ITALIANI

Food youtubers, la tendenza che spopola sul web. La star? Rosanna Pansino ... Food youtubers, la tendenza che spopola sul web. Ecco la classifica dei “most influencers”... Autodidatti, con una grande passione per il cibo e la voglia di condividerla sul web con milioni di followers: sono i food youtubers, una tendenza (e nuova professione) che spopola in rete. Ecco i “most influencers food youtubers”... A volte hanno nome e cognome, altre un nickname, altre ancora sono solo delle mani, in tutti i casi, sono tra i più cliccati della rete, uomini e donne, giovani e giovanissimi. C’è chi cucina ricette di ogni tipo - del proprio Paese, ma anche l’etnico va per la maggiore - e chi ha delle vere e proprie “ossessioni” per un cibo in particolare. In molti casi, il risultato sono piatti così eclettici come non si sono mai visti. La cucina è quella di casa, ma anche un set con ospiti anche famosi, in veri e propri cooking show fai-da-te. In comune hanno l’essere autodidatti, ma con una grande passione per la cucina e la voglia di condividerla mettendoci la faccia (per molti è una nuova professione, con tanto di collaborazioni con guru come Martha Stewart e Jamie Oliver), sul web, il mezzo più democratico, dove potenzialmente tutti possono diventare qualcuno. La riprova, si sa, sono i followers. E i personaggi in questione ne hanno a milioni.
Sono i Food YouTubers, una tendenza dilagante in rete, non ancora in Italia, dove almeno per il momento sono più i fan. Come quelli della star della cucina su Youtube, Rosanna Pansino, chef autodidatta americana, tra i “Most influencers Food YouTubers” analizzati da WineNews, con oltre 7,1 milioni di iscritti e il record di oltre 1,65 miliardi di visualizzazioni, che insegna a preparare torte e biscotti (tra i 10 You Tubers secondo Forbes che guadagnano di più al mondo). Più di 7 milioni sono i followers e oltre 918 milioni le visualizzazioni di “Epic Meal Time”, cooking show canadese con Harley Morenstein, “re” del cibo calorico, con ospiti vip come Tony Hawk e Arnold Schwarzenegger. Ma, con oltre 2,8 milioni di iscritti e più di 405 milioni di visualizzazioni, c’è anche Ann Reardon, dietista e scienziata alimentare australiana, regina delle torte fatta a casa sua, con “How To Cook That”.
Navigando su YouTube - oltre 1 miliardo di utenti, quasi un terzo di tutti gli utenti del web - tra i Food YouTubers c’è “Laura in the Kitchen”, il cookery show di Laura Vitale, italo-americana che insegna a cucinare italiano dalla cucina di casa sua, seguita da più di 2,55 milioni di iscritti e con oltre 355 milioni di visualizzazioni. Attorno ai 2,5 milioni sono gli iscritti a “My Drunk Kitchen”, show americano con Hannah Hart, alias “MyHarto”, con oltre 255 milioni di visualizzazioni, scelta da Barilla ome social influencer per promuovere la pasta tra i Millennials. Anche il giapponese “Hey! It’s Mosogourmet” ha numeri da capogiro, con oltre 1,76 milioni di iscritti e più di 838 milioni di visualizzazioni della preparazione di ingredienti coloratissimi e piatti che “ridono”. “Sortedfood” è invece il celeberrimo YouTube channel made in Uk, con più di 1,6 milioni di iscritti e oltre 223 milioni di visualizzazioni, per il quartetto tutto maschile di Ben Ebbrell (lo chef), Jamie Spafford, Barry James Taylor e Mike Huttlestone, che cucina di tutto.
Chef John, uscito dalla California Culinary University, con “Food Wishes” e le sue ricette semplici da realizzare, di followers ne ha oltre 1,5 milioni, con più di 300 milioni di visualizzazioni. Un altro canale dedicato è “The Simple Cooking Channel”, con quasi 1,25 milioni di iscritti e più di 187 milioni di visualizzazioni, vero e proprio “australian cookery show”, tra i più attivi sul social network grazie alla continua pubblicazione di nuove ricette. Ma tra i più celebri della rete si possono citare anche, con oltre 1,24 milioni di iscritti e più di 156 milioni di visualizzazioni, il giapponese “Cooking with Dog” , il cooking show di cucina giapponese, narrato da un cane.
John Quilter, inglese, dopo il fallimento del suo ristorante, è il volto di “Food Busker”: la sua filosofia è il food busking, cucinare street food e farlo pagare quanto si ritiene giusto, e, anche grazie a questo, collabora con lo chef inglese Jamie Oliver, con oltre 115.000 iscritti e più di 8,7 milioni di visualizzazioni. Sarah Carey lavora invece con la regina americana del bon ton Martha Stewart, e con “Everyday Food” e le sue ricette sane e gluten free ha oltre 670.000 iscritti e più di 68 milioni di visualizzazioni. Infine, tra i Food YouTubers più seguiti, c’è “Cupcake Jemma”, alias l’inglese Jemma Wilson, del gruppo dello chef Jamie Oliver, con più di 830.000 iscritti e 55 milioni di visualizzazioni, e, dal mondo virtuale alla realtà, persino un negozio nel cuore di Londra.


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Vinitaly @Expo Milano 2015 - #vino2015

WineMeteo

possibile temporale Aglianico del Vulture:
Barile (PZ)

Temp: 31°
Precip: 0-5mm
quasi sereno Alto Adige:
Bolzano (BZ)

Temp: 27°
Precip: -
quasi sereno Alto Adige:
Appiano sulla strada del vino (BZ)

Temp: 26°
Precip: -
poche nubi Amarone:
Negrar (VR)

Temp: 26°
Precip: -
quasi sereno Barbaresco:
Barbaresco (CN)

Temp: 29°
Precip: -
poche nubi Bardolino:
Bardolino (VR)

Temp: 25°
Precip: -
quasi sereno Barolo:
Barolo (CN)

Temp: 28°
Precip: -
quasi sereno Bolgheri:
Castagneto Carducci (LI)

Temp: 32°
Precip: -
parz nuvoloso Brunello di Montalcino:
Montalcino (SI)

Temp: 25°
Precip: -
poche nubi Chianti Classico:
San Casciano in Val di Pesa (FI)

Temp: 29°
Precip: -
sereno Cinque Terre:
La Spezia (SP)

Temp: 31°
Precip: -
quasi sereno Cirò:
Ciro' (KR)

Temp: 30°
Precip: -
quasi sereno Colli Orientali del Friuli:
Manzano (UD)

Temp: 27°
Precip: -
quasi sereno Collio:
San Floriano del collio (GO)

Temp: 25°
Precip: -
poche nubi Est Est Est:
Montefiascone (VT)

Temp: 28°
Precip: -
possibile temporale Etna:
Castiglione di Sicilia (CT)

Temp: 31°
Precip: 0-5mm
sereno Franciacorta:
Erbusco (BS)

Temp: 29°
Precip: -
quasi sereno Frascati:
Frascati (RM)

Temp: 30°
Precip: -
quasi sereno Friulano:
Cormons (GO)

Temp: 26°
Precip: -
sereno Greco di Tufo:
Tufo (AV)

Temp: 30°
Precip: -
nuvoloso Lacrima di Morro d’Alba:
Morro d'alba (AN)

Temp: 25°
Precip: -
quasi sereno Lambrusco:
Modena (MO)

Temp: 27°
Precip: -
parz nuvoloso Molise:
Campomarino (CB)

Temp: 28°
Precip: -
temporale e schiarite Montepulciano d'Abruzzo:
Chieti (CH)

Temp: 27°
Precip: 5-10mm
quasi sereno Morellino:
Scansano (GR)

Temp: 31°
Precip: -
parz nuvoloso Nobile di Montepulciano:
Montepulciano (SI)

Temp: 23°
Precip: -
parz nuvoloso Orvieto:
Orvieto (TR)

Temp: 28°
Precip: -
parz nuvoloso Primitivo di Manduria:
Manduria (TA)

Temp: 34°
Precip: -
possibile temporale Prosecco:
Valdobbiadene (TV)

Temp: 26°
Precip: 0-5mm
piovaschi e schiarite Rosso Piceno:
Offida (AP)

Temp: 27°
Precip: 0-2mm
parz nuvoloso Sagrantino:
Montefalco (PG)

Temp: 27°
Precip: -
variabile Sangiovese di Romagna:
Bertinoro (FC)

Temp: 24°
Precip: -
velature sparse Sardegna:
Alghero (SS)

Temp: 25°
Precip: -
sereno con veli Sardegna:
Cagliari (CA)

Temp: 32°
Precip: -
sereno Sicilia:
Menfi (AG)

Temp: 29°
Precip: -
sereno con veli Sicilia:
Pantelleria (TP)

Temp: 26°
Precip: -
parz nuvoloso Sicilia:
Marsala (TP)

Temp: 30°
Precip: -
quasi sereno Soave:
Soave (VR)

Temp: 27°
Precip: -
quasi sereno Suvereto:
Suvereto (LI)

Temp: 32°
Precip: -
variabile Taurasi:
Taurasi (AV)

Temp: 31°
Precip: -
parz nuvoloso Torgiano:
Torgiano (PG)

Temp: 29°
Precip: -
quasi sereno Trentino:
Lavis (TN)

Temp: 27°
Precip: -
quasi sereno Trentino:
Mezzocorona (TN)

Temp: 28°
Precip: -
quasi sereno Trentino:
San Michele all'Adige (TN)

Temp: 27°
Precip: -
sereno Valle d'Aosta:
Aosta (AO)

Temp: 26°
Precip: -
quasi sereno Valtellina:
Sondrio (SO)

Temp: 26°
Precip: -
nuvoloso Verdicchio:
Jesi (AN)

Temp: 25°
Precip: -
poche nubi Vernaccia:
San Gimignano (SI)

Temp: 29°
Precip: -
Mezzacorona

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