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13 Aprile 2016, ore 18:00

AFFARI ITALIANI

Il Vinitaly ricorda l'enologo Giacomo Tachis ... Dellenologia colta, tecnicamente impeccabile, intellettualmente determinata, fondata su uneccezionale sensibilit. Potrebbe esser questo lincipit di un testamento, con i lasciti al mondo del vino di uno dei pi grandi enologi italiani: Giacomo Tachis, pi che luomo del Rinascimento del vino italiano, uno scienziato, che, in punta di piedi, con la sua professionalit, e passione per la conoscenza del passato, ha gettato le basi di ci che si sarebbe compiuto, e compreso, solo pi tardi. Cinquantanni sono passati dal riconoscimento delle Denominazioni di Origine ai vini italiani e dalla nascita di Vinitaly, la fiera internazionale di riferimento del settore (Verona, 10-13 aprile; www.vinitaly.com), e sar la prima volta senza Tachis, ma non senza il suo spirito. Se lenologia colta , senza dubbio, la prima innovazione che Giacomo Tachis ha introdotto in Italia, alla base del suo pensiero, che WineNews, uno dei siti pi cliccati dagli amanti del buon bere, ripercorre, e che Vinitaly ha raccontato nel calice con alcuni dei suoi pi celebri Super Italians, i vini italiani fuori dagli schemi in Il Vino Italiano ricorda Giacomo Tachis: un grande uomo, tante grandi storie, la degustazione a cura di Vinitaly International Academy, con la figlia Ilaria Tachis, produttrice nel Chianti Classico, oggi a Verona, ci sono anche intuizioni che hanno cambiato il corso dellenologia italiana, e che rappresentano leredit tecnica di uno dei suoi padri fondatori. I 50 anni di Vinitaly non potevano essere celebrati compiutamente senza i vini che hanno fatto la storia del vino italiano creati da Giacomo Tachis - ha detto alla degustazione il direttore generale di Veronafiere Giovanni Mantovani - un grande onore la presenza della figlia Ilaria, con il suo racconto di aspetti della vita del padre non solo professionali, ma anche pi intimi. Come ultimo evento promosso da Vinitaly con la International Academy, alla presenza di numerose personalit straniere - prosegue Mantovani - non poteva che esser questo il modo migliore per presentarci al mondo. Giacomo Tachis nel suo percorso professionale e umano ha sviluppato uno spirito rinascimentale perch non ha mai anteposto la tecnica allanima della terra, piuttosto rimasto con i piedi ben piazzati a terra, nella consapevolezza della forza della natura, con una visione dellenologia non finalistica, ma olistica: produrre vino come una parte del Creato. Ha condotto e compiuto la sua opera decenni prima del cosiddetto Rinascimento del vino italiano - attribuibile ai successi ottenuti dal vino italiano nella seconda parte degli anni Ottanta sui mercati e in unimmagine innovativa dellItalia evocatrice di qualit - gi in atto, forse in modo sotterraneo, fin dallinizio della sua avventura con Antinori. Il primo Sassicaia firmato Tachis per Incisa della Rocchetta la vendemmia 1968, il primo Solaia esce nel 1978, e il Tignanello uscito con lannata 1971. Dalla Toscana, la sua patria dadozione, fino a molti dei territori dellItalia enoica, tanto diversi tra loro, ma con un unico minimo comune denominatore, rappresentato dallattrazione profonda quasi chimica con questi territori e con il materiale umano con cui interloquiva. In Sardegna, nel 1988 per far nascere il Turriga di Argiolas e prima ancora per dare alla luce il Terre Brune di Santadi. Quindi, la Sicilia dove prepara il campo allesplosione enoica dellisola, e il Trentino, dove con Guerrieri Gonzaga crea il San Leonardo, e poi le Marche con la nascita del Pelago di Umani Ronchi. Alla base vi sono scelte che, a distanza di anni, restano tra i contributi pi preziosi al successo dei nostri vini, metodologie ormai codificate, capaci di far dialogare la tradizione italiana con quella francese, come Tachis dialogava con il suo mentore Emile Peynaud, padre dellenologia moderna di Bordeaux. Dalluso sistematico della fermentazione malolattica,per ottenere vini dai tannini morbidi e dotati di souplesse, allinvecchiamento in barrique, come vaso vinario in cui la micro-ossidazione perfetta ed data dallequilibrio tra quantit di vino e superficie di contatto con il legno, dalla considerazione della catena terpenica per lestrazione massima delle componenti aromatiche, che raccomandava doversi fare con le criomacerazioni, alla frequenza della luce per attivare la fotosintesi, su cui fondava la supremazia del vino italiano su quello francese, Tachis ha risintonizzato lItalia enoica con i tempi. Ma, soprattutto, ogni suo vino stato concepito da una attenta rilettura del territorio nel passato e nel presente e con la consapevolezza che la tradizione non debba essere sinonimo di immobilismo, ma riletta in chiave moderna. Solo cos la tradizione stessa diventa il vero strumento dellinnovazione. Enologo certo, ma Tachis stato senzaltro qualcosa di pi. Un umanista, che sapeva citare Archestrato di Gela, poeta della Magna Grecia, come fondatore della gastronomia. Un po alchimista e un po scienziato era non solo un grande conoscitore della chimica e della biologia, ma anche un curioso viaggiatore attraverso i sentieri della storia e della letteratura. Leredit pi preziosa che Tachis ha lasciato allenologia non quindi uno strumento tecnico, uninnovativa formula chimica, ma un nuovo sguardo, figlio di occhi diversi, arricchito anche di cultura classica, di cui una summa la sua biblioteca (donata alla Fondazione Chianti Banca e che sar a breve a disposizione di tutti gli studiosi, e parte del catalogo della Biblioteca di San Casciano Val di Pesa): un patrimonio di oltre 3.500 volumi e documenti, accanto ai suoi manoscritti. Giacomo che si definiva mescolatore di vini, ci ha insegnato che lo studio principale dellenologia dovrebbe fondarsi sullinterpretazione umana delluva, e, oseremmo dire di quella Terra, che da poco, lo ha pacificamente accolto.


13 Aprile 2016, ore 17:29

ASCA

Vinitaly, 50 anni di Doc. La prima volta senza Giacomo Tachis ... Dellenologia colta, tecnicamente impeccabile, intellettualmente determinata, fondata su uneccezionale sensibilit. Potrebbe esser questo lincipit di un testamento, con i lasciti al mondo del vino di uno dei pi grandi enologi italiani: Giacomo Tachis, pi che luomo del Rinascimento del vino italiano, uno scienziato, che, in puntadi piedi, con la sua professionalit, e passione per la conoscenza del passato, ha gettato le basi di ci che si sarebbe compiuto, e compreso, solo pi tardi. Cinquantanni sono passati dal riconoscimento delle Denominazioni di Origine ai vini italiani e dalla nascita di Vinitaly, la fiera internazionale di riferimento del settore, e sar la prima volta senza Tachis, ma non senza il suo spirito. Se lenologia colta , senza dubbio, la prima innovazione che Giacomo Tachis ha introdotto in Italia,alla base del suo pensiero, che WineNews, uno dei siti pi cliccati dagli amanti del buon bere, ripercorre, e che Vinitaly ha raccontato nel calice con alcuni dei suoi pi celebri SuperItalians, i vini italiani fuori dagli schemi (in Il Vino Italiano ricorda Giacomo Tachis: un grande uomo, tante grandi storie, la degustazione a cura di Vinitaly International Academy, con la figlia Ilaria Tachis, produttrice nel Chianti Classico, oggi a Verona), ci sono anche intuizioni che hanno cambiato il corso dellenologia italiana, e che rappresentano leredit tecnica di uno dei suoi padri fondatori. I 50 anni di Vinitaly non potevano essere celebrati compiutamente senza i vini che hanno fatto la storia del vino italiano creati da Giacomo Tachis - ha detto alla degustazione il direttore generale di Veronafiere Giovanni Montovani - un grande onore la presenza della figlia Ilaria, con il suo racconto di aspetti della vita del padre non solo professionali, ma anche pi intimi. Come ultimo evento promosso da Vinitaly con la International Academy, alla presenza di numerose personalit straniere - prosegue Mantovani - non poteva che esser questo il modo migliore per presentarci al mondo. Giacomo Tachis nel suo percorso professionale e umano ha sviluppato uno spirito rinascimentale perch non ha mai antepostola tecnica allanima della terra, piuttosto rimasto con i piedi ben piazzati a terra, nella consapevolezza della forza della natura, con una visione dellenologia non finalistica, ma olistica: produrre vino come una parte del Creato. Ha condotto e compiuto la sua opera decenni prima del cosiddetto Rinascimento del vino italiano - attribuibile ai successi ottenuti dal vino italiano nella seconda parte degli anni Ottanta sui mercati e in unimmagine innovativa dellItalia evocatrice di qualit - gi in atto, forse in modo sotterraneo, fin dallinizio della sua avventura con Antinori. Il primo Sassicaia firmato Tachis per Incisa della Rocchetta la vendemmia 1968, il primo Solaia esce nel 1978, e il Tignanello uscito con lannata 1971. Dalla Toscana, la sua patria dadozione, fino a molti dei territori dellItalia enoica, tanto diversi tra loro, ma con un unico minimo comune denominatore, rappresentato dallattrazione profonda quasi chimica con questi territori e con il materiale umano con cui interloquiva. In Sardegna, nel 1988 per far nascere il Turriga di Argiolas e prima ancora per dare alla luce il Terre Brune di Santadi. Quindi, la Sicilia dove prepara il campo allesplosione enoica dellisola, e il Trentino, dove con Guerrieri Gonzaga crea il San Leonardo, e poi le Marche con la nascita del Pelago di Umani Ronchi. Alla base vi sono scelte che, a distanza di anni, restano trai contributi pi preziosi al successo dei nostri vini,metodologie ormai codificate, capaci di far dialogare la tradizione italiana con quella francese, come Tachis dialogava con il suo mentore Emile Peynaud, padre dellenologia moderna di Bordeaux. Dalluso sistematico della fermentazione malolattica, per ottenere vini dai tannini morbidi e dotati di souplesse,allinvecchiamento in barrique, come vaso vinario in cui la micro-ossidazione perfetta ed data dallequilibrio tra quantit di vino e superficie di contatto con il legno, dalla considerazione della catena terpenica per lestrazione massima delle componenti aromatiche, che raccomandava doversi fare con le criomacerazioni, alla frequenza della luce per attivare la fotosintesi, su cui fondava la supremazia del vino italiano su quello francese, Tachis ha risintonizzato lItalia enoica con i tempi. Ma, soprattutto, ogni suo vino stato concepito da una attenta rilettura del territorio nel passato e nel presente e con la consapevolezza che la tradizione non debba essere sinonimo di immobilismo, ma riletta in chiave moderna. Solo cos la tradizione stessa diventa il vero strumento dellinnovazione. Enologo certo, ma Tachis stato senzaltro qualcosa di pi. Un umanista, che sapeva citare Archestrato di Gela, poeta della Magna Grecia, come fondatore della gastronomia. Un po alchimista e un po scienziato era non solo un grande conoscitore della chimica e della biologia, ma anche un curioso viaggiatore attraverso i sentieri della storia e della letteratura. Leredit pi preziosa che Tachis ha lasciato allenologia non quindi uno strumento tecnico, uninnovativa formula chimica, ma un nuovo sguardo, figlio di occhi diversi, arricchito anche di cultura classica, di cui una summa la sua biblioteca (donata alla Fondazione Chianti Banca e che sar a breve a disposizione di tutti gli studiosi, e parte del catalogo della Biblioteca di San Casciano Val di Pesa): un patrimonio di oltre 3.500 volumi e documenti, accanto ai suoi manoscritti. Giacomo che si definiva mescolatore di vini, ci ha insegnato che lo studio principale dellenologia dovrebbe fondarsi sullinterpretazione umana delluva, e, oseremmo dire di quella Terra, che da poco, lo ha pacificamente accolto.


13 Aprile 2016, ore 17:22

ANSA

Vinitaly: fiera celebra 50 anni prime Doc italiane La prima volta senza Tachis, il tributo a grande enologo ... Cinquantanni sono passati dal riconoscimento delle Denominazioni di Origine ai vini italiani e dalla nascita di Vinitaly, la fiera internazionale di riferimento del settore che si chiude oggi a Veronafiere e sar la prima volta senza Tachis, ma non senza il suo spirito. Se lenologia colta , senza dubbio, la prima innovazione che Giacomo Tachis ha introdotto in Italia, alla base del suo pensiero, che WineNews, uno dei siti pi cliccati dagli amanti del buon bere, ripercorre, e che Vinitaly ha raccontato nel calice con alcuni dei suoi pi celebri Super Italians, i vini italiani fuori dagli schemi in Il Vino Italiano ricorda Giacomo Tachis: un grande uomo, tante grandi storie, la degustazione a cura di Vinitaly International Academy, con la figlia Ilaria Tachis, produttrice nel Chianti Classico, oggi a Verona, ci sono anche intuizioni che hanno cambiato il corso dellenologia italiana, e che rappresentano leredit tecnica di uno dei suoi padri fondatori. I 50 anni di Vinitaly non potevano essere celebrati compiutamente senza i vini che hanno fatto la storia del vino italiano creati da Giacomo Tachis - ha detto alla degustazione il direttore generale di Veronafiere Giovanni Mantovani - un grande onore la presenza della figlia Ilaria, con il suo racconto di aspetti della vita del padre non solo professionali, ma anche pi intimi. Come ultimo evento promosso da Vinitaly con la International Academy, alla presenza di numerose personalit straniere - prosegue Mantovani - non poteva che esser questo il modo migliore per presentarci al mondo. Giacomo Tachis ha condotto e compiuto la sua opera decenni prima del cosiddetto Rinascimento del vino italiano - attribuibile ai successi ottenuti dal vino italiano nella seconda parte degli anni Ottanta sui mercati e in unimmagine innovativa dellItalia evocatrice di qualit - gi in atto, forse in modo sotterraneo, fin dallinizio della sua avventura con Antinori. Il primo Sassicaia firmato Tachis per Incisa della Rocchetta la vendemmia 1968, il primo Solaia esce nel 1978, e il Tignanello uscito con lannata 1971. Dalla Toscana, la sua patria dadozione, fino a molti dei territori dellItalia enoica, tanto diversi tra loro, ma con un unico minimo comune denominatore, rappresentato dallattrazione profonda quasi chimica con questi territori e con il materiale umano con cui interloquiva. In Sardegna, nel 1988 per far nascere il Turriga di Argiolas e prima ancora per dare alla luce il Terre Brune di Santadi. Quindi, la Sicilia dove prepara il campo allesplosione enoica dellisola, e il Trentino, dove con Guerrieri Gonzaga crea il San Leonardo, e poi le Marche con la nascita del Pelago di Umani Ronchi. Alla base vi sono scelte che, a distanza di anni, restano tra i contributi pi preziosi al successo dei nostri vini, metodologie ormai codificate, capaci di far dialogare la tradizione italiana con quella francese, come Tachis dialogava con il suo mentore Emile Peynaud, padre dellenologia moderna di Bordeaux. Dalluso sistematico della fermentazione malolattica, per ottenere vini dai tannini morbidi e dotati di souplesse, allinvecchiamento in barrique, Tachis ha risintonizzato lItalia enoica con i tempi. Ma, soprattutto, ogni suo vino stato concepito da una attenta rilettura del territorio nel passato e nel presente e con la consapevolezza che la tradizione non debba essere sinonimo di immobilismo, ma riletta in chiave moderna.


13 Aprile 2016, ore 16:28

RAI TG2 COSTUME & SOCIETA

Servizio di Lucia Buffo da Vinitaly con intervista al direttore di WineNews Alessandro Regoli su vino e internet


13 Aprile 2016, ore 16:27

RAI RADIO 2 DECANTER

Pillola del giorno da Vinitaly by Winenews con il direttore Alessandro Regoli sulle tendenze pi significative di Vinitaly


13 Aprile 2016, ore 11:29

LIBERO

Parafrasando Miles Davis si pu dire che il vino e la vita sono una questione di stile. Questo spiega perch il Franciacorta sia la bottiglia glamour del Vinitaly edizione numero 50. un vino che fa stile ed un vino che ha stile. Ci si molto interrogati in questa mega-rassegna veronese dove si scoperto che almeno tra le vigne lItalia va (anche se potrebbe fare meglio) sul futuro. Il futuro climatico, il futuro economico, il futuro del vino che si vende on lime (peccato che resistano le barriere doganali per esempio negli Usa - alla faccia dei trattati TTIP -,in Canada, in tutti i paesi che distribuiscono il vino attraverso i monopoli statali) e si vender, dicono i guru, sempre pi sul web. Ebbene, guardando allo spazio espositivo di Francia- corta si direbbe che il futuro adesso: strapieno di giovani, le degustazioni che si sono susseguite a ritmo di una allora perennemente sold out. Eppure non cosa da poco la casa del Franciacorta: sono quindici appartamenti confortevoli messi in fila (1500 metri quadrati) dove vengono ospitate 46 cantine (altre 21 sono sparse nel (liversi l)adiglioni) per raccontare di vini che hanno conosciuto una crescita esponenziale e di un territorio vocato alla vitivinicoltura almeno dal 400, ma che stato rimesso a coltura appena una cinquantina danni. Correva lanno 1961 quando uscivano i primi pinot dl Franciacorta. diventato un caso mondiale e i numeri parlano chiaro: oggi gli ettari coltivati sono 2800, le bottiglie prodotte 16,5 milioni e allestero ne va circa il 15% con giapponesi, americani e svizzeri che considerano questi vini di seta oggetti di culto e veicolo di sani desideri. E a queste vanno unite quelle dei vini fermi: i Curtefranca. Il futuro esportare di pi e in questo Vittorio Moretti - neopresidente del Consorzio, ma pioniere del Franciacorta di massima qualit - deciso. Oggi abbiamo produzione sufficiente per allargare I mercati e grazie anche alla convinta collaborazione della regione Lombardia mettiamo in campo un forte sostegno allexport attraverso una diffusione della conoscenza di Franciacorta: come vini e come territori. Ma - sorpresa delle sorprese - in Italia che cresce la domanda di Franciacorta. E ancora pi sorprendente che siano i giovani a desiderarlo. Qui a Vinitaly si ragiona di futuro. E linterrogativo pi pressante : i nostri ragazzi continueranno a coltivare il sano piacere del vino? Una ricerca - interessante assai condotta da WineNews, il sito specializzato in tutto quanto fa vino - rivela che in America (il nostro principale cliente) a trainare la domanda sono i cosiddetti millenials che si informano (principalmente sul web), sperimentano. I nostri millenials, la cosiddetta generazione Y, che stanno tra 120 e 135 anni sembrano pi distratti, con una fruizione del vino pi episodica. Gran parte dei vini che consumano sotto forma di spritz o come aperitivo, tranne che in un caso: Franciacorta. Sono questi i vini considerati glamour, che per non fanno moda, sono i vini che piacciono per il loro stile e che mettono insieme le generazioni in forza del loro perlage finissimo, con nouances che sanno di frutta gialla, di fiori bianchi, carezzevoli eppur decisi, naturalmente capaci di raccontare il benessere di una terra dincanto come quella che sta attorno al Lago dIseo. propriamente una questione di stile. S ne sono convinta - dice Francesca Moretti che insieme al padre guida Bellavista e Contadi Castaldi, le due cantine franciacortine di Terra Mo- retti che ha appendici di gran pregio in Toscana con Petra e La Badiola - ed per questo che abbiamo legato il vino allarte, alla musica. Noi in Bellavista abbiamo cambiato limmagine dei vini usando colori giovani, ma un processo che ha coinvolto tutti i produttori di Franciacorta. Le fa eco Maurizio Zanella - patron di Ca del Bosco ed ex presidente del Consorzio - che considera decisivo aver dato dei nostri vini unimmagine dinamica senza in nulla rinunciare alla classe. A questi stilemi si sono richiamati tutti: da Berlucchi a Arcipelago Muratori da Monterossa a Ferghettina, da Mosnel a le Marchesine. E anche i grandi classici come Uberti, come Fratelli Berlucchi come Ricci Curbastro hanno conferito al complesso Franciacorta autorevolezza delle radici in un contesto contemporaneo. Per non dire di uno come Emanuele Rabotti che con Monterossa continua a inventarsi proposte come il ritiro di una bottiglia vecchia in cambio di una nuova. Ma una cosa - ti- vendica orgoglioso Vittorio Moretti - non cambiata: lincessante ricerca della qualit e il rigorosissimo rispetto dei disciplinati. Noi, vero, vendiamo uno stile, ma prima di tutto proponiamo grandi vini, anzi vini unici. Che per hanno uno spettro di fruibilit molto ampio. Le declinazioni di Franciacorta (dai Saten ai dosaggio zero) accompagnate dalla giusta rivendicazione di un metodo esclusivo di produzione (rifermentazione in bottiglia), il sapiente mix di Chardonnay, Pinot Nero e Pinot Bianco, hanno consentito ai Franciacorta di segmentare lofferta aumentando la domanda. In questo - spiega Emanuele Rabotti - sta la ragione del nostro successo: aver proposto vini che vanno da bottiglie esclusive a bottiglie di pi immediato approccio ma tutte con il medesimo stile. Certo il boom degli spumanti italiani ha aiutato anche i Franciacorta, ma con una differenza: il prezzo. Quello medio non distante a quello medio dello Champagne. E anche questa una questione di stile.
Carlo Cambi


13 Aprile 2016, ore 10:29

IL SOLE 24 ORE - VIDEO

Folla di buyer al Vinitaly: riparte anche il mercato interno. Fernanda Roggero intervista il direttore di WineNews Alessandro Regoli


12 Aprile 2016, ore 11:40

RAI RADIO 2 DECANTER

Pillola del giorno da Vinitaly by Winenews con il direttore Alessandro Regoli su Jack Ma di Alibaba: MarcoPolo ha introdotto Cina in Italia ma nessuno ha introdotto Italia in Cina


12 Aprile 2016, ore 11:38

TAGADA LA7

in diretta da Vinitaly (motor home Caprai) il direttore di Winenews Alessandro Regoli, insieme a Gianfranco Vissani e Carlo Cambi, parla di vino italiano in Cina, a confronto con la Francia


12 Aprile 2016, ore 11:35

TGR TOSCANA

TGR TOSCANA edizione ore 14
In diretta da Vinitaly con Pietro Di Lazzaro il direttore di Winenews Alessandro Regoli su rivalutazione vigneti in 50 anni e vino & Cina


11 Aprile 2016, ore 17:09

ANSA

Sentiment positivo cantine Italia, vendite I trimestre +8% Sondaggio WineNews, torna a sorridere anche mercato interno ... Un primo trimestre 2016 che regala indicazioni positive e ottimismo al vino italiano sul fronte delle vendite e dei fatturati, tanto allexport che in Italia. A dirlo le risposte di 15 tra le realt enologiche pi importanti dItalia per storia, immagine e per volume daffari (1,7 miliardi di euro, il 15% del fatturato complessivo del vino italiano): per il 64% delle cantine vendite a +8%, con il 45% che dichiara un sentiment positivo, il 36% che sente abbastanza positivo il resto dellanno e il 19% che, addirittura, scommette su un 2016 molto positivo. Ecco la fotografia, realizzata da WineNews, che tasta il polso ad uno dei settori pi dinamici e positivi anche in questi tempi delleconomia italiana Se lesportazione delle etichette tricolori continua "a tirare" anche in questo primo scorcio di 2016, con le aziende campione che indicano nel 63% dei casi una crescita a +10% (sullo stesso periodo del 2015), confermando la tendenza generale rilevata nel bilancio finale dellanno appena trascorso (con il superamento della cifra simbolo dei 5,4 miliardi di euro di export, +5,4% sul 2014), torna parzialmente a sorridere anche il mercato interno, da pi parti forse troppo frettolosamente liquidato come ormai stagnante: il 46% delle aziende ritrova una crescita delle vendite entro i confini nazionali, che si attesta su un confortante +4,5% sul 2015. Il mercato italiano con tutte le sue debolezze, in termini soprattutto di consumi in discesa, resta uno sbocco commerciale importante non solo numericamente (oltre 20 milioni di ettolitri) ma anche per il suo ruolo di vetrina, proprio quando lobbiettivo strategico principale sono i mercati internazionali. Il sondaggio fotografa anche qualche segnale in controtendenza: sul dato aggregato delle vendite c un 18% di aziende che segnala una stabilit sul 2015 del proprio andamento commerciale, e un 18% che, invece, denuncia una flessione, quantificabile in un -7,5%; sul fronte dellexport, il 23% delle cantine sondate indica una sostanziale stabilit con le transazioni ferme sui livelli 2015. Nel mercato domestico, invece, il 28% che mantiene le posizioni, mentre un 9% segnala una riduzione delle vendite, nellordine del 7%. In ogni caso, il successo tendenziale sul piano delle vendite ha, naturalmente, anche motivazioni aziendali ben precise. Le cantine sondate dimostrano di investire risorse finanziarie e umane in modo sempre pi strategico, orientandosi soprattutto sui mercati pi sicuri e su quelli che maggiormente possono garantire un valore aggiunto ulteriormente spendibile. Le cantine italiane, nella maggior parte dei casi, hanno diversificato le proprie vendite su un portafoglio di mercati, a volte, molto esteso e, probabilmente, sta proprio nella capacit di modulare i propri sforzi molto del successo del recente passato. Ci sono mercati nei quali spendersi con maggior vigore per situazioni contingenti e altri perch garantiscono visibilit, altri ancora perch potenzialmente in crescita futura. Ecco che allora gli imprenditori del vino del Belpaese nel 72% hanno concentrato i propri sforzi sul mercato europeo, scegliendo come Paesi target soprattutto Germania, Svizzera e Gran Bretagna, nel 70% su quello italiano, nel 54% sul mercato americano e nel 36% sui mercati orientali. Gli imprenditori del vino italiano sondati da WineNews guardano al futuro nel medio-lungo periodo individuando le possibili criticit che il loro business pu incontrare. Il problema pi complesso resta, per il 55%, quello della debolezza dei consumi, seguito, al 36%, dalle incognite economiche che, pur in un clima di rinnovata fiducia, restano ben presenti; per il 20% delle aziende, rimangono ancora irrisolte le conseguenze di un possibile mancato assorbimento della crisi globale ancora in atto. Emerge anche la preoccupazione dellaumento dei costi di gestione aziendale per il 10% delle cantine sondate. A questo si unisce poi la preoccupazione causata dal cambio non favorevole (20%). Infine, rimane viva, per il 15%, il timore di una perdita di forza della competitivit sul piano internazionale.


11 Aprile 2016, ore 13:28

CORRIERECONOMIA

Sono nati tra il 1980 e il 2000, hanno la connessione nel dna e sono i consumatori pi coccolati del momento. Ecco a voi i Millennials, la generazione che rappresenta il 45% dei consumi di vino in Usa, il mercato pi importante dei mondo. Attenti al passaparola dei coetanei via social, i millennials statunitensi sono al centro di campagne mirate. E in Italia? In unanalisi effettuata da WineNews (sito di riferimento nel mondo dei vino) per conto di Vinitaly, la sociologa Marilena Colussi spiega che i Millennials italiani hanno un diverso approccio culturale con il vino e il cibo. In altre parole il vino sempre stato presente sulle tavole delle famiglie italiane, mentre oltreoceano diventato di moda pi di recente e rappresenta quindi la novit. Morale: In Italia i Millennials sono unopportunit, ma occorre coinvolgerli, parlando il loro linguaggio.


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Vinitaly @Expo Milano 2015 - #vino2015

WineMeteo

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Non solo vino
I capolavori dell'agroalimentare d'Italia