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Dicono di noi

Winenews visto dagli altri... Quotidiani, magazine, tv e radio che parlano di noi

20 Aprile 2016, ore 13:30

La Nazione/Il Giorno/Il Resto del Carlino

La nuova rotta dellenologia tricolore ... Negli anni 60 il vino in Italia era un alimento e il consumo locale basato sullo sfuso, che poi comincia a essere sostituito dallimbottigliato solo a met degli anni Settanta, con lexport che tocca 12,2 milioni di ettolitri. Negli anni Ottanta, sinnesca una nuova strategia di branding e la crescita delle denominazioni: cala la superficie del Vigneto Italia (971.000 ettari) e la quantit di vino prodotta (69 milioni di ettolitri) insieme al consumo pro-capite che scende a 74 litri, mentre lincidenza dellexport tocca i 14,3 milioni di ettolitri. Il segno che lItalia del vino stava cambiando rotta. Poi lo scandalo del metanolo. Dagli anni Novanta parte la ricostruzione dellimmagine eroica dellItalia, caratterizzata da una intensiva specializzazione della produzione, con lobbiettivo della qualit. Negli anni 2000, finalmente, laffermazione. Gli ettari a vigne-to diventano 710.000 per una produzione di 47 milioni di ettolitri, il consumo pro-capite scende a 46 litri ma lexport tocca i 17, 1 milioni di ettolitri. Il focus passa da uneconomia di prodotto a uneconomia basata sullesperienza. A creare valore non concorre solo il prodotto in s, ma anche lesperienza per il cliente. Non si vendono solamente bottiglie, si vende la cultura di quella produzione, la storia e limmagine dei territori da cui provengono quelle etichette. Ed eccoci a oggi. La superficie vitata nazionale di 638.000 ettari, la produzione complessiva di 74 milioni di ettolitri. Le cantine sono 50.000, per un fatturato di 12,4 miliardi. Il consumo pro-capite di 35 litri, ci sono 523 fra Dop e Igp, lexport vale 5,4 miliardi di euro e il suo trend dal 2000 ad ora + 118%. Un trend di crescita legato al prezzo mix del vino, ormai stabilmente oltre i 3,3 euro al litro (ben lontano dai francesi, sugli 8 curo). Il premier Renzi, al Vinitaly, ha indicato lobiettivo di 7,5 miliardi di export nel 2020: benissimo elogiare la forza dellexport, ma occorre anche monitorare il fenomeno. Lulteriore exploit 2015 realt, ma stato raggiunto soprattutto a un cambio favorevole. In Cina (con la Francia che vola), poi, solo per fare lesempio pi eclatante, Cile e Argentina contano pi dellItalia e questo davvero curioso se confrontato con la storia della produzione enoica del Bel Paese.


20 Aprile 2016, ore 13:30

La Nazione/Il Giorno/Il Resto del Carlino

Il vigneto laffare doro del millennio ... Valori alle stelle per un ettaro di Brunello... Cera una volta il sogno del podere in Chianti. Per definizione, un affare che rende bene. Sogno dei nostri nonni, tanto da diventare detto popolare. O profezia, che alla fine si avverata. Perch il vino di pregio il vero business di questo inizio millennio. Che sia il solito effetto di trascinamento da smanie per vip, visto che sono tanti i politici, i personaggi della finanza e i ricconi a essersi lanciati a investire sui grappoli di qualit? Non proprio, a sentire i numeri e i dati. Punto primo. Rispetto a cinquantanni fa, le terre dorigine dei grandi vini conoscono rialzi di valore, in percentuale, anche a quattro cifre. Uno studio lanciato da Winenews.it, il sito pi dinamico di informazioni sul vino, offre risultati sorprendenti. Dove si scopre che dal 1966 a oggi lincremento di valore di un ettaro di vigneto a Brunello stato del 2.474%, quello dellAmarone del 1.357%; per i grandi piemontesi si parla di prezzi triplicati (+257 e +206%), mentre il Chianti Classico va un po oltre il raddoppio, con +129%. Nei dettagli: nel 1966 un ettaro di terreno vitato e/o vitabile (fabbricati annessi) di Brunello di Montalcino valeva 1,8 milioni di vecchie lire, pari a 15337 euro attuali, e oggi vale 400.000 euro. Un ettaro di vigneto di Amarone della Valpolicella valeva 3,5 milioni di lire, pari a 34.320 euro, e oggi vale 500.000 euro; un ettaro di vigneto a Barbaresco valeva 10 milioni di lire, pari a 98.060 euro, e oggi vale 350.000 curo; un ettaro di Barolo valeva 15 milioni di lire, pari a 147.089 euro, ed oggi vale 400.000 euro; un ettaro di Chianti Classico valeva 8 milioni di lire, pari a 78.447 euro, e oggi vale 180.000 euro. Scorrendo lo studio, winenews.it spiega anche i retroscena di certe evoluzioni: non esistevano i diritti dimpianto, che fanno lievitare la domanda; la storicizzazione di molte denominazioni era debole, mentre Amarone e Brunello, come esempi, hanno conosciuto impennate negli ultimi ventanni. Evoluzioni disomogenee, dunque, come sembrano spiegare anche i dati di Inea, lIstituto Nazionale di Economia Agraria: tra il 2009 e il 2014, le performance migliori vengono da terroir a sorpresa, in particolare da Sud. Ecco le province di Lecce (piana di Copertino +122%, zona di Galluccio +80%) e di Brindisi (+51%) guidare questa classifica seguite da zone come il Taburno in Campania e le colline di Chiti che condividono un +33% con larea del Lago di Caldaro in Alto Adige. Per contro, in picchiata sarebbero i valori registrati per le zone di Carmignano in Toscana (-32%) e di Montefalco in Umbria (-41%), rimasta a secco di diritti dimpianto. Che il vino sia il business del millennio lo conferma il Censis. Una ricerca commissionata da Ornellaie, uno dei ne urine pi amati, oltre a ricordare che in 10 anni lexport dei vini italiani cresciuto in quantit del 23% e in valore dell84,3%, rivela che il mondo vitivinicolo al secondo posto tra i possibili investimenti, attrattivi degli italiani, con il 30,6%: il vino tira pi dellinformatica (19,8%), delle multinazionali (9,8%) e perfino del made in Italy tradizionale (29%). Chi vuole investire si rifugia sempre pi nel vino di pregio, come conferma la britannica Liv-Ex, bibbia della quotazione di etichette: nel 2015, la fine wine Italy 100, con il +0,76, ha performato meglio del Ftse London Stock Exchange (-4,5%), di Wall Street (-0,73%), delloro (-5,4%) e del rame (-27,9%). Il problema che oro e titoli azionari non si bevono, il vino invece s.


13 Aprile 2016, ore 18:00

AFFARI ITALIANI

Il Vinitaly ricorda l'enologo Giacomo Tachis ... Dellenologia colta, tecnicamente impeccabile, intellettualmente determinata, fondata su uneccezionale sensibilit. Potrebbe esser questo lincipit di un testamento, con i lasciti al mondo del vino di uno dei pi grandi enologi italiani: Giacomo Tachis, pi che luomo del Rinascimento del vino italiano, uno scienziato, che, in punta di piedi, con la sua professionalit, e passione per la conoscenza del passato, ha gettato le basi di ci che si sarebbe compiuto, e compreso, solo pi tardi. Cinquantanni sono passati dal riconoscimento delle Denominazioni di Origine ai vini italiani e dalla nascita di Vinitaly, la fiera internazionale di riferimento del settore (Verona, 10-13 aprile; www.vinitaly.com), e sar la prima volta senza Tachis, ma non senza il suo spirito. Se lenologia colta , senza dubbio, la prima innovazione che Giacomo Tachis ha introdotto in Italia, alla base del suo pensiero, che WineNews, uno dei siti pi cliccati dagli amanti del buon bere, ripercorre, e che Vinitaly ha raccontato nel calice con alcuni dei suoi pi celebri Super Italians, i vini italiani fuori dagli schemi in Il Vino Italiano ricorda Giacomo Tachis: un grande uomo, tante grandi storie, la degustazione a cura di Vinitaly International Academy, con la figlia Ilaria Tachis, produttrice nel Chianti Classico, oggi a Verona, ci sono anche intuizioni che hanno cambiato il corso dellenologia italiana, e che rappresentano leredit tecnica di uno dei suoi padri fondatori. I 50 anni di Vinitaly non potevano essere celebrati compiutamente senza i vini che hanno fatto la storia del vino italiano creati da Giacomo Tachis - ha detto alla degustazione il direttore generale di Veronafiere Giovanni Mantovani - un grande onore la presenza della figlia Ilaria, con il suo racconto di aspetti della vita del padre non solo professionali, ma anche pi intimi. Come ultimo evento promosso da Vinitaly con la International Academy, alla presenza di numerose personalit straniere - prosegue Mantovani - non poteva che esser questo il modo migliore per presentarci al mondo. Giacomo Tachis nel suo percorso professionale e umano ha sviluppato uno spirito rinascimentale perch non ha mai anteposto la tecnica allanima della terra, piuttosto rimasto con i piedi ben piazzati a terra, nella consapevolezza della forza della natura, con una visione dellenologia non finalistica, ma olistica: produrre vino come una parte del Creato. Ha condotto e compiuto la sua opera decenni prima del cosiddetto Rinascimento del vino italiano - attribuibile ai successi ottenuti dal vino italiano nella seconda parte degli anni Ottanta sui mercati e in unimmagine innovativa dellItalia evocatrice di qualit - gi in atto, forse in modo sotterraneo, fin dallinizio della sua avventura con Antinori. Il primo Sassicaia firmato Tachis per Incisa della Rocchetta la vendemmia 1968, il primo Solaia esce nel 1978, e il Tignanello uscito con lannata 1971. Dalla Toscana, la sua patria dadozione, fino a molti dei territori dellItalia enoica, tanto diversi tra loro, ma con un unico minimo comune denominatore, rappresentato dallattrazione profonda quasi chimica con questi territori e con il materiale umano con cui interloquiva. In Sardegna, nel 1988 per far nascere il Turriga di Argiolas e prima ancora per dare alla luce il Terre Brune di Santadi. Quindi, la Sicilia dove prepara il campo allesplosione enoica dellisola, e il Trentino, dove con Guerrieri Gonzaga crea il San Leonardo, e poi le Marche con la nascita del Pelago di Umani Ronchi. Alla base vi sono scelte che, a distanza di anni, restano tra i contributi pi preziosi al successo dei nostri vini, metodologie ormai codificate, capaci di far dialogare la tradizione italiana con quella francese, come Tachis dialogava con il suo mentore Emile Peynaud, padre dellenologia moderna di Bordeaux. Dalluso sistematico della fermentazione malolattica,per ottenere vini dai tannini morbidi e dotati di souplesse, allinvecchiamento in barrique, come vaso vinario in cui la micro-ossidazione perfetta ed data dallequilibrio tra quantit di vino e superficie di contatto con il legno, dalla considerazione della catena terpenica per lestrazione massima delle componenti aromatiche, che raccomandava doversi fare con le criomacerazioni, alla frequenza della luce per attivare la fotosintesi, su cui fondava la supremazia del vino italiano su quello francese, Tachis ha risintonizzato lItalia enoica con i tempi. Ma, soprattutto, ogni suo vino stato concepito da una attenta rilettura del territorio nel passato e nel presente e con la consapevolezza che la tradizione non debba essere sinonimo di immobilismo, ma riletta in chiave moderna. Solo cos la tradizione stessa diventa il vero strumento dellinnovazione. Enologo certo, ma Tachis stato senzaltro qualcosa di pi. Un umanista, che sapeva citare Archestrato di Gela, poeta della Magna Grecia, come fondatore della gastronomia. Un po alchimista e un po scienziato era non solo un grande conoscitore della chimica e della biologia, ma anche un curioso viaggiatore attraverso i sentieri della storia e della letteratura. Leredit pi preziosa che Tachis ha lasciato allenologia non quindi uno strumento tecnico, uninnovativa formula chimica, ma un nuovo sguardo, figlio di occhi diversi, arricchito anche di cultura classica, di cui una summa la sua biblioteca (donata alla Fondazione Chianti Banca e che sar a breve a disposizione di tutti gli studiosi, e parte del catalogo della Biblioteca di San Casciano Val di Pesa): un patrimonio di oltre 3.500 volumi e documenti, accanto ai suoi manoscritti. Giacomo che si definiva mescolatore di vini, ci ha insegnato che lo studio principale dellenologia dovrebbe fondarsi sullinterpretazione umana delluva, e, oseremmo dire di quella Terra, che da poco, lo ha pacificamente accolto.


13 Aprile 2016, ore 17:29

ASCA

Vinitaly, 50 anni di Doc. La prima volta senza Giacomo Tachis ... Dellenologia colta, tecnicamente impeccabile, intellettualmente determinata, fondata su uneccezionale sensibilit. Potrebbe esser questo lincipit di un testamento, con i lasciti al mondo del vino di uno dei pi grandi enologi italiani: Giacomo Tachis, pi che luomo del Rinascimento del vino italiano, uno scienziato, che, in puntadi piedi, con la sua professionalit, e passione per la conoscenza del passato, ha gettato le basi di ci che si sarebbe compiuto, e compreso, solo pi tardi. Cinquantanni sono passati dal riconoscimento delle Denominazioni di Origine ai vini italiani e dalla nascita di Vinitaly, la fiera internazionale di riferimento del settore, e sar la prima volta senza Tachis, ma non senza il suo spirito. Se lenologia colta , senza dubbio, la prima innovazione che Giacomo Tachis ha introdotto in Italia,alla base del suo pensiero, che WineNews, uno dei siti pi cliccati dagli amanti del buon bere, ripercorre, e che Vinitaly ha raccontato nel calice con alcuni dei suoi pi celebri SuperItalians, i vini italiani fuori dagli schemi (in Il Vino Italiano ricorda Giacomo Tachis: un grande uomo, tante grandi storie, la degustazione a cura di Vinitaly International Academy, con la figlia Ilaria Tachis, produttrice nel Chianti Classico, oggi a Verona), ci sono anche intuizioni che hanno cambiato il corso dellenologia italiana, e che rappresentano leredit tecnica di uno dei suoi padri fondatori. I 50 anni di Vinitaly non potevano essere celebrati compiutamente senza i vini che hanno fatto la storia del vino italiano creati da Giacomo Tachis - ha detto alla degustazione il direttore generale di Veronafiere Giovanni Montovani - un grande onore la presenza della figlia Ilaria, con il suo racconto di aspetti della vita del padre non solo professionali, ma anche pi intimi. Come ultimo evento promosso da Vinitaly con la International Academy, alla presenza di numerose personalit straniere - prosegue Mantovani - non poteva che esser questo il modo migliore per presentarci al mondo. Giacomo Tachis nel suo percorso professionale e umano ha sviluppato uno spirito rinascimentale perch non ha mai antepostola tecnica allanima della terra, piuttosto rimasto con i piedi ben piazzati a terra, nella consapevolezza della forza della natura, con una visione dellenologia non finalistica, ma olistica: produrre vino come una parte del Creato. Ha condotto e compiuto la sua opera decenni prima del cosiddetto Rinascimento del vino italiano - attribuibile ai successi ottenuti dal vino italiano nella seconda parte degli anni Ottanta sui mercati e in unimmagine innovativa dellItalia evocatrice di qualit - gi in atto, forse in modo sotterraneo, fin dallinizio della sua avventura con Antinori. Il primo Sassicaia firmato Tachis per Incisa della Rocchetta la vendemmia 1968, il primo Solaia esce nel 1978, e il Tignanello uscito con lannata 1971. Dalla Toscana, la sua patria dadozione, fino a molti dei territori dellItalia enoica, tanto diversi tra loro, ma con un unico minimo comune denominatore, rappresentato dallattrazione profonda quasi chimica con questi territori e con il materiale umano con cui interloquiva. In Sardegna, nel 1988 per far nascere il Turriga di Argiolas e prima ancora per dare alla luce il Terre Brune di Santadi. Quindi, la Sicilia dove prepara il campo allesplosione enoica dellisola, e il Trentino, dove con Guerrieri Gonzaga crea il San Leonardo, e poi le Marche con la nascita del Pelago di Umani Ronchi. Alla base vi sono scelte che, a distanza di anni, restano trai contributi pi preziosi al successo dei nostri vini,metodologie ormai codificate, capaci di far dialogare la tradizione italiana con quella francese, come Tachis dialogava con il suo mentore Emile Peynaud, padre dellenologia moderna di Bordeaux. Dalluso sistematico della fermentazione malolattica, per ottenere vini dai tannini morbidi e dotati di souplesse,allinvecchiamento in barrique, come vaso vinario in cui la micro-ossidazione perfetta ed data dallequilibrio tra quantit di vino e superficie di contatto con il legno, dalla considerazione della catena terpenica per lestrazione massima delle componenti aromatiche, che raccomandava doversi fare con le criomacerazioni, alla frequenza della luce per attivare la fotosintesi, su cui fondava la supremazia del vino italiano su quello francese, Tachis ha risintonizzato lItalia enoica con i tempi. Ma, soprattutto, ogni suo vino stato concepito da una attenta rilettura del territorio nel passato e nel presente e con la consapevolezza che la tradizione non debba essere sinonimo di immobilismo, ma riletta in chiave moderna. Solo cos la tradizione stessa diventa il vero strumento dellinnovazione. Enologo certo, ma Tachis stato senzaltro qualcosa di pi. Un umanista, che sapeva citare Archestrato di Gela, poeta della Magna Grecia, come fondatore della gastronomia. Un po alchimista e un po scienziato era non solo un grande conoscitore della chimica e della biologia, ma anche un curioso viaggiatore attraverso i sentieri della storia e della letteratura. Leredit pi preziosa che Tachis ha lasciato allenologia non quindi uno strumento tecnico, uninnovativa formula chimica, ma un nuovo sguardo, figlio di occhi diversi, arricchito anche di cultura classica, di cui una summa la sua biblioteca (donata alla Fondazione Chianti Banca e che sar a breve a disposizione di tutti gli studiosi, e parte del catalogo della Biblioteca di San Casciano Val di Pesa): un patrimonio di oltre 3.500 volumi e documenti, accanto ai suoi manoscritti. Giacomo che si definiva mescolatore di vini, ci ha insegnato che lo studio principale dellenologia dovrebbe fondarsi sullinterpretazione umana delluva, e, oseremmo dire di quella Terra, che da poco, lo ha pacificamente accolto.


13 Aprile 2016, ore 17:22

ANSA

Vinitaly: fiera celebra 50 anni prime Doc italiane La prima volta senza Tachis, il tributo a grande enologo ... Cinquantanni sono passati dal riconoscimento delle Denominazioni di Origine ai vini italiani e dalla nascita di Vinitaly, la fiera internazionale di riferimento del settore che si chiude oggi a Veronafiere e sar la prima volta senza Tachis, ma non senza il suo spirito. Se lenologia colta , senza dubbio, la prima innovazione che Giacomo Tachis ha introdotto in Italia, alla base del suo pensiero, che WineNews, uno dei siti pi cliccati dagli amanti del buon bere, ripercorre, e che Vinitaly ha raccontato nel calice con alcuni dei suoi pi celebri Super Italians, i vini italiani fuori dagli schemi in Il Vino Italiano ricorda Giacomo Tachis: un grande uomo, tante grandi storie, la degustazione a cura di Vinitaly International Academy, con la figlia Ilaria Tachis, produttrice nel Chianti Classico, oggi a Verona, ci sono anche intuizioni che hanno cambiato il corso dellenologia italiana, e che rappresentano leredit tecnica di uno dei suoi padri fondatori. I 50 anni di Vinitaly non potevano essere celebrati compiutamente senza i vini che hanno fatto la storia del vino italiano creati da Giacomo Tachis - ha detto alla degustazione il direttore generale di Veronafiere Giovanni Mantovani - un grande onore la presenza della figlia Ilaria, con il suo racconto di aspetti della vita del padre non solo professionali, ma anche pi intimi. Come ultimo evento promosso da Vinitaly con la International Academy, alla presenza di numerose personalit straniere - prosegue Mantovani - non poteva che esser questo il modo migliore per presentarci al mondo. Giacomo Tachis ha condotto e compiuto la sua opera decenni prima del cosiddetto Rinascimento del vino italiano - attribuibile ai successi ottenuti dal vino italiano nella seconda parte degli anni Ottanta sui mercati e in unimmagine innovativa dellItalia evocatrice di qualit - gi in atto, forse in modo sotterraneo, fin dallinizio della sua avventura con Antinori. Il primo Sassicaia firmato Tachis per Incisa della Rocchetta la vendemmia 1968, il primo Solaia esce nel 1978, e il Tignanello uscito con lannata 1971. Dalla Toscana, la sua patria dadozione, fino a molti dei territori dellItalia enoica, tanto diversi tra loro, ma con un unico minimo comune denominatore, rappresentato dallattrazione profonda quasi chimica con questi territori e con il materiale umano con cui interloquiva. In Sardegna, nel 1988 per far nascere il Turriga di Argiolas e prima ancora per dare alla luce il Terre Brune di Santadi. Quindi, la Sicilia dove prepara il campo allesplosione enoica dellisola, e il Trentino, dove con Guerrieri Gonzaga crea il San Leonardo, e poi le Marche con la nascita del Pelago di Umani Ronchi. Alla base vi sono scelte che, a distanza di anni, restano tra i contributi pi preziosi al successo dei nostri vini, metodologie ormai codificate, capaci di far dialogare la tradizione italiana con quella francese, come Tachis dialogava con il suo mentore Emile Peynaud, padre dellenologia moderna di Bordeaux. Dalluso sistematico della fermentazione malolattica, per ottenere vini dai tannini morbidi e dotati di souplesse, allinvecchiamento in barrique, Tachis ha risintonizzato lItalia enoica con i tempi. Ma, soprattutto, ogni suo vino stato concepito da una attenta rilettura del territorio nel passato e nel presente e con la consapevolezza che la tradizione non debba essere sinonimo di immobilismo, ma riletta in chiave moderna.


13 Aprile 2016, ore 16:28

RAI TG2 COSTUME & SOCIETA

Servizio di Lucia Buffo da Vinitaly con intervista al direttore di WineNews Alessandro Regoli su vino e internet


13 Aprile 2016, ore 16:27

RAI RADIO 2 DECANTER

Pillola del giorno da Vinitaly by Winenews con il direttore Alessandro Regoli sulle tendenze pi significative di Vinitaly


13 Aprile 2016, ore 11:29

LIBERO

Parafrasando Miles Davis si pu dire che il vino e la vita sono una questione di stile. Questo spiega perch il Franciacorta sia la bottiglia glamour del Vinitaly edizione numero 50. un vino che fa stile ed un vino che ha stile. Ci si molto interrogati in questa mega-rassegna veronese dove si scoperto che almeno tra le vigne lItalia va (anche se potrebbe fare meglio) sul futuro. Il futuro climatico, il futuro economico, il futuro del vino che si vende on lime (peccato che resistano le barriere doganali per esempio negli Usa - alla faccia dei trattati TTIP -,in Canada, in tutti i paesi che distribuiscono il vino attraverso i monopoli statali) e si vender, dicono i guru, sempre pi sul web. Ebbene, guardando allo spazio espositivo di Francia- corta si direbbe che il futuro adesso: strapieno di giovani, le degustazioni che si sono susseguite a ritmo di una allora perennemente sold out. Eppure non cosa da poco la casa del Franciacorta: sono quindici appartamenti confortevoli messi in fila (1500 metri quadrati) dove vengono ospitate 46 cantine (altre 21 sono sparse nel (liversi l)adiglioni) per raccontare di vini che hanno conosciuto una crescita esponenziale e di un territorio vocato alla vitivinicoltura almeno dal 400, ma che stato rimesso a coltura appena una cinquantina danni. Correva lanno 1961 quando uscivano i primi pinot dl Franciacorta. diventato un caso mondiale e i numeri parlano chiaro: oggi gli ettari coltivati sono 2800, le bottiglie prodotte 16,5 milioni e allestero ne va circa il 15% con giapponesi, americani e svizzeri che considerano questi vini di seta oggetti di culto e veicolo di sani desideri. E a queste vanno unite quelle dei vini fermi: i Curtefranca. Il futuro esportare di pi e in questo Vittorio Moretti - neopresidente del Consorzio, ma pioniere del Franciacorta di massima qualit - deciso. Oggi abbiamo produzione sufficiente per allargare I mercati e grazie anche alla convinta collaborazione della regione Lombardia mettiamo in campo un forte sostegno allexport attraverso una diffusione della conoscenza di Franciacorta: come vini e come territori. Ma - sorpresa delle sorprese - in Italia che cresce la domanda di Franciacorta. E ancora pi sorprendente che siano i giovani a desiderarlo. Qui a Vinitaly si ragiona di futuro. E linterrogativo pi pressante : i nostri ragazzi continueranno a coltivare il sano piacere del vino? Una ricerca - interessante assai condotta da WineNews, il sito specializzato in tutto quanto fa vino - rivela che in America (il nostro principale cliente) a trainare la domanda sono i cosiddetti millenials che si informano (principalmente sul web), sperimentano. I nostri millenials, la cosiddetta generazione Y, che stanno tra 120 e 135 anni sembrano pi distratti, con una fruizione del vino pi episodica. Gran parte dei vini che consumano sotto forma di spritz o come aperitivo, tranne che in un caso: Franciacorta. Sono questi i vini considerati glamour, che per non fanno moda, sono i vini che piacciono per il loro stile e che mettono insieme le generazioni in forza del loro perlage finissimo, con nouances che sanno di frutta gialla, di fiori bianchi, carezzevoli eppur decisi, naturalmente capaci di raccontare il benessere di una terra dincanto come quella che sta attorno al Lago dIseo. propriamente una questione di stile. S ne sono convinta - dice Francesca Moretti che insieme al padre guida Bellavista e Contadi Castaldi, le due cantine franciacortine di Terra Mo- retti che ha appendici di gran pregio in Toscana con Petra e La Badiola - ed per questo che abbiamo legato il vino allarte, alla musica. Noi in Bellavista abbiamo cambiato limmagine dei vini usando colori giovani, ma un processo che ha coinvolto tutti i produttori di Franciacorta. Le fa eco Maurizio Zanella - patron di Ca del Bosco ed ex presidente del Consorzio - che considera decisivo aver dato dei nostri vini unimmagine dinamica senza in nulla rinunciare alla classe. A questi stilemi si sono richiamati tutti: da Berlucchi a Arcipelago Muratori da Monterossa a Ferghettina, da Mosnel a le Marchesine. E anche i grandi classici come Uberti, come Fratelli Berlucchi come Ricci Curbastro hanno conferito al complesso Franciacorta autorevolezza delle radici in un contesto contemporaneo. Per non dire di uno come Emanuele Rabotti che con Monterossa continua a inventarsi proposte come il ritiro di una bottiglia vecchia in cambio di una nuova. Ma una cosa - ti- vendica orgoglioso Vittorio Moretti - non cambiata: lincessante ricerca della qualit e il rigorosissimo rispetto dei disciplinati. Noi, vero, vendiamo uno stile, ma prima di tutto proponiamo grandi vini, anzi vini unici. Che per hanno uno spettro di fruibilit molto ampio. Le declinazioni di Franciacorta (dai Saten ai dosaggio zero) accompagnate dalla giusta rivendicazione di un metodo esclusivo di produzione (rifermentazione in bottiglia), il sapiente mix di Chardonnay, Pinot Nero e Pinot Bianco, hanno consentito ai Franciacorta di segmentare lofferta aumentando la domanda. In questo - spiega Emanuele Rabotti - sta la ragione del nostro successo: aver proposto vini che vanno da bottiglie esclusive a bottiglie di pi immediato approccio ma tutte con il medesimo stile. Certo il boom degli spumanti italiani ha aiutato anche i Franciacorta, ma con una differenza: il prezzo. Quello medio non distante a quello medio dello Champagne. E anche questa una questione di stile.
Carlo Cambi


13 Aprile 2016, ore 10:29

IL SOLE 24 ORE - VIDEO

Folla di buyer al Vinitaly: riparte anche il mercato interno. Fernanda Roggero intervista il direttore di WineNews Alessandro Regoli


12 Aprile 2016, ore 11:40

RAI RADIO 2 DECANTER

Pillola del giorno da Vinitaly by Winenews con il direttore Alessandro Regoli su Jack Ma di Alibaba: MarcoPolo ha introdotto Cina in Italia ma nessuno ha introdotto Italia in Cina


12 Aprile 2016, ore 11:38

TAGADA LA7

in diretta da Vinitaly (motor home Caprai) il direttore di Winenews Alessandro Regoli, insieme a Gianfranco Vissani e Carlo Cambi, parla di vino italiano in Cina, a confronto con la Francia


12 Aprile 2016, ore 11:35

TGR TOSCANA

TGR TOSCANA edizione ore 14
In diretta da Vinitaly con Pietro Di Lazzaro il direttore di Winenews Alessandro Regoli su rivalutazione vigneti in 50 anni e vino & Cina


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Vinitaly @Expo Milano 2015 - #vino2015

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velature diffuse Rosso Piceno:
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Temp: 14°
Precip: -
quasi sereno Sardegna:
Cagliari (CA)

Temp: 16°
Precip: -
sereno Sicilia:
Menfi (AG)

Temp: 15°
Precip: -
sereno Sicilia:
Pantelleria (TP)

Temp: 14°
Precip: -
sereno Sicilia:
Marsala (TP)

Temp: 14°
Precip: -
quasi sereno Soave:
Soave (VR)

Temp: 12°
Precip: -
variabile Suvereto:
Suvereto (LI)

Temp: 12°
Precip: -
sereno Taurasi:
Taurasi (AV)

Temp: 11°
Precip: -
variabile Torgiano:
Torgiano (PG)

Temp: 12°
Precip: -
velature lievi Trentino:
Lavis (TN)

Temp: 11°
Precip: -
velature lievi Trentino:
Mezzocorona (TN)

Temp: 10°
Precip: -
velature lievi Trentino:
San Michele all'Adige (TN)

Temp: 10°
Precip: -
sereno Valle d'Aosta:
Aosta (AO)

Temp: 10°
Precip: -
sereno Valtellina:
Sondrio (SO)

Temp: 12°
Precip: -
parz nuvoloso Verdicchio:
Jesi (AN)

Temp: 11°
Precip: -
variabile Vernaccia:
San Gimignano (SI)

Temp: 11°
Precip: -
Mezzacorona

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