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Dicono di noi

Winenews visto dagli altri... Quotidiani, magazine, tv e radio che parlano di noi

17 Giugno 2016, ore 15:00

ANSA

Vino: consumi ancora in calo nel mondo, -0,3% in 2015 ... WineNews, ma rallenta tendenza diminuzione. Italia resta gi -2,6%... Il mercato del vino mondiale, negli ultimi anni, ha allargato notevolmente i propri confini, conquistando lAsia, il Sudamerica, il Nord Europa, e anche lAfrica, oltre ai bacini storici di consumo, come lEuropa e gli Stati Uniti. Eppure, negli ultimi anni, i volumi continuano a frenare, almeno in quantit, a livello globale. Se tra il 2013 ed il 2014 la diminuzione stata dell1,5%, anche il 2015 sul 2014 ha registrato una performance negativa, seppur perdendo decisamente meno: lo 0,3%, con un totale che si attestato a 2,611 miliardi di casse da 9 litri. Una perdita, peraltro, imputabile ai soli vini fermi (2,395 miliardi di casse), visto che gli sparkling wine (nel complesso 216,8 milioni di casse da 9 litri), hanno registrato una crescita dello 0,3%. A dirlo, riferisce il sito WineNews.it, i numeri del Global Database 2016 International Wine & Spirit Research (www.theiwsr.com). Non partita, insomma, quella ripresa che, sempre secondo le previsioni dellIwsr, dovrebbe vedere crescere il mercato enoico dell1,4% a livello globale ma, quanto meno, a voler veder il bicchiere mezzo pieno, la tendenza alla diminuzione sembra rallentare. Ma se questo succede a livello globale, non per tutti i Paesi il trend lo stesso. In terreno positivo, per esempio, ci sono gli Stati Uniti, mercato n. 1 del vino mondiale (e primo sbocco straniero in valore per il vino Italiano), dove tra il 2014 ed il 2015 si registrata una crescita in volume dell1,2%, a 336,7 milioni di casse da 9 litri. Stesso identico risultato della Cina, a quota 150,3 milioni di casse. Leggermente positive le cose nel Regno Unito, invece, a +0,1%, per 133,3 milioni di casse, perfettamente stabile la Germania, a quota 272,4 milioni di casse. Decisamente negative, invece, le performance di Italia e Francia, che perdono entrambe il 2,6% dei volumi, con il Belpaese a 270,7 milioni di casse da 9 litri, ed i francesi a 286,8 milioni di casse. Numeri da cui emerge, ancora una volta - conclude WineNews - che per il business del vino, la crescita futuro non nella Vecchia Europa che destinata a rimanere, invece, il suo principale motore produttivo.


13 Giugno 2016, ore 15:31

LA REPUBBLICA

Tutti pazzi per la cucina kasher, nasce l App con i prodotti certificati ... Il moltiplicarsi di intolleranze e allergie spinge la dieta ebraica. Nel mondo la seguono 35 milioni di persone che la considerano una garanzia visto che traccia il prodotto in ogni sua fase di trasformazione. A fine giugno Il ministero dello Sviluppo Economico lancer anche lapplicazione con lelenco di tutti i prodotti in commercio ... Boom di kosher. O kasher, come si dice in Italia. Sono sempre pi numerosi i consumatori che si affidano alla dieta ebraica. Non tanto per ragioni religiose quanto salutistiche. Tanto che il ministero dello Sviluppo Economico ha intuito le potenzialit di questo mercato in piena espansione e ha supportato il progetto dellUnione delle comunit ebraiche italiane che ha creato un ente certificatore nazionale con il marchio K.it, dedicato a tutte le imprese del paese e utile per chi cerca sugli scaffali dei negozi un prodotto kasher. Da Barilla a Galbani, da Lazzaroni, Bonomelli, De Cecco a tanti altri, sono numerose le aziende che si sono fatte certificare, allargando le proprie potenzialit dentro, e ancora di pi, fuori dai confini nazionali. Solo nei supermercati americani, il prodotto kosher si vende il 40 per cento di pi rispetto a un prodotto non certificato dello stesso prezzo. Entro la fine di giugno, per permettere ai consumatori di orientarsi meglio nella piccola e grande distribuzione, uscir anche una app a cura del Ministero dello Sviluppo Economico per tablet e smartphone dove verranno elencati tutti i prodotti kosher italiani in commercio con relativa certificazione. Un business salutare. Secondo la societ di consulenze Lubicom, circa 35 milioni di persone nel mondo acquistano prodotti kasher, per un giro daffari che solo negli Stati Uniti ha sfiorato nel 2015 i 15 miliardi di dollari con una crescita del 15 per cento annuo. Anche il mercato del vino kasher non risente della crisi. Forse anche perch d la certezza che il vino viene fatto effettivamente con gli acini duva e non, come capitato in qualche truffa recente con acqua e zucchero fermentati. Secondo il sito WineNews nel giro daffari da 28 milioni di dollari dominano i produttori di vino dItalia, Francia, California e Israele. Chi scegli questa alimentazione.La maggioranza di chi si affida al kasher non lo fa per osservare le leggi alimentari della Bibbia ma per ragioni etiche, mediche e di benessere. Quando ho scoperto di essere incinta - scherza Jacqueline Fellus, assessore alla kasherut dellUnione delle comunit italiane che si fortemente impegnata per la realizzazione del marchio K.it il dottore mi ha elencato i cibi da evitare. Ma essendo ebrea non ce n stato bisogno: maiale e molluschi non li mangio comunque. Le regole della kasherut.Non semplice orientarsi fra le tante regole della kasherut. Gli ebrei considerano impuri crostacei e molluschi, specie che filtrano e trattengono le impurit del mare. Non mangiano neanche equini, suini, scimmie, rettili e insetti, molti dei quali, nutrendosi di carcasse di animali potrebbero essere portatori di batteri. Uno degli aspetti pi interessanti di questo regime alimentare - dice Jacqueline Fellus che ha anche firmato lintroduzione dellaDieta kasher(edizioni La Giuntina) - che il rabbino controlla che ogni bestia da macellare sia sana, con i polmoni integri e non abbia ferite. Una garanzia per la salute di cui qualcuno si era gi accorto nel passato. Allepoca delle peste, per esempio, i cristiani pi abbienti acquistavano i cibi kosher proprio per evitare il contagio. Tracciabilit e trasparenza.La crescita vorticosa del consumo kosher dipende da diversi motivi. Uno dei punti di forza la tracciabilit e la trasparenza che interessa un pubblico ben pi vasto dei circa 24 mila ebrei che vivono in Italia (dato Ucei). Consumatori attenti che vogliono capire bene ci che mettono nel piatto. Poich gli ebrei non possono mescolare carne e latte, controllano non solo il prodotto finito ma tutta la filiera: dagli ingredienti, alle aziende che si occupano dei vari passaggi di trasformazione fino alla messa in vendita. Questo controllo meticoloso intercetta le esigenze di chi soffre di intolleranze o, ancora di pi, di allergie al latte che possono avere conseguenze gravi come lo shock anafilattico. N carne, n latte.La doppia certificazione kosher parv - riferita a quei cibi neutri che non contengono n carne n latte - una garanzia sia per chi ha problemi di salute sia per vegani e vegetariani perch implica la totale assenza di carne, di latticini e delle proteine che li compongono. La carne assente anche dai prodotti chalav a base di latte. Chi deve evitare i lieviti, invece, riconosce pane azzimo, biscotti e tortini che rispondono a queste caratteristiche grazie al marchio kasher le Pesach. Il popolo del libro li consuma solo nella settimana della Pasqua ma si possono trovare tutto lanno anche al supermercato. Le regole della macellazione.La legge del Deuteronomio stabilisce che ogni animale deve essere rispettato. Si pu uccidere una mucca, un pollo o un vitello ma solo se serve per sfamarsi. E con una tecnica, il taglio della giugulare, che lo faccia soffrire il meno possibile. Ecco perch gli animalisti non troveranno mai coloranti, additivi o conservanti di origine animale aggiunti alla polpetta o alla bistecca visto che servono solo ad abbellire e rendere pi appetibili gli alimenti. Lesercito dei seguaci della dieta biblica pu comprendere anche mussulmani, induisti e avventisti del settimo giorno che hanno alcuni tab alimentari molto simili a quelli della religione ebraica, fra tutte la pi restrittiva. Ma non la salvezza dellanima il core business del kosher, bens il desiderio di affidarsi a un controllo pi certo e rigoroso. Il rabbino, a differenza dellAutorithy percepito come unentit super partes, al riparo da conflitti di interesse. Per chi religioso, mangiare cibi non kosher un peccato grave, ecco perch la nostra certificazione cos scrupolosa. Ogni anno visitiamo le fabbriche e facciamo controlli a sorpresa. Chi sgarra fuori.
Silvia Luperini


13 Giugno 2016, ore 11:32

CORRIERECONOMIA - CORRIERE DELLA SERA

Arrivano dallaltro lato del Brennero. In tasca non hanno una copia di Viaggio in Italia di Goethe ma il pi famoso testo di un tedesco sul nostro vino, Guida spirituale alle osterie italiane di Hans Barth, giornalista e filosofo. Lepidissimo e dissertissimo libro, secondo la prefazione di Gabriele DAnnunzio del 1910. E guidati da dallidea del Vate che il vino per luomo di bello spirito e vietato al balordo, tedeschi e austriaci acquistano sempre pi spesso cantine del Belpaese. Dalla Toscana al Lazio, ma non solo. Lultimo, come ha scoperto WineNews (lagenzia di Alessandro Regoli, con sede a Montalcino, che tiene sotto controllo ogni giorno quello che accade nel settore del vino), stato Stanislaus Turnauer, limprenditore austriaco di Costantia Industries (700 milioni di fatturato nel campo dei nuovi materiali). Ha puntato su Bolgheri, patria dei Super Tuscan, conquistando la maggioranza di Tenuta Argentiera, 75 ettari di vigneti dalla collina al mare. Ai tempi degli etruschi qui cerano miniere dargento, ora le vigne sono diventate doro, un ettaro vale anche pi di mezzo milione. Corrado e Marcello Fratini, del gruppo Fingen (outlet e moda), mantengono la quota di minoranza e un ruolo nel management nellazienda che custodisce 1.200 barrique di rovere francese per affinare il Merlot Giorgio Bartholomus, il Cabernet Frane Lavinia Maria, il Bolgheri Superiore Argentiera e il Bolgheri Villa Donoratico. Lavanguardia degli sbarchi tedeschi in Toscana stato il gallerista Peter Femfert. Era il 1982. Femfert, con la moglie, la storica veneziana Stefania Canali, divent il proprietario della Fattoria di Nittardi, luogo magico con 29 ettari di vigneto. Ora alla guida c il figlio Leon, che ha rilanciato i vini storici, come il Chianti Classico Casanuova. Sembrava un caso isolato, invece il numero degli imprenditori aumentato. Nathan Gottesdiener (moda), dal 2011 con Massimo Ruggero, ha fondato Siddura, che da Luogosanto, nel cuore verde della Gallura, in Sardegna, produce grazie a 29 ettari di piante i Vermentino Maa e Bru e i rossi Bacco, Tiros ed Erema. Non solo lamore per il paesaggio italiano a far aprire il portafogli di chi investe. I buoni contatti con il Paese dorigine favoriscono lexport verso un Paese che importa vino italiano per circa 900 milioni di euro lanno. Si acquista un podere, un casale, una vigna, per realizzare un sogno e trarne i frutti, sintetizza Anton Brner, 61 anni, presidente della Bga, la federazione dei commercianti allingrosso, capo di un gruppo con 650 dipendenti a Ingolstadt, un uomo in rapporti pi che buoni con la cancelliera Angela Merkel. Marito della piemontese Anna, ha puntato, nel 2004, su 80 ettari vitati e 10 ricoperti di olivi a Velletri, con lidea di creare grandi vini laziali da portare nel mondo. Gli dicevano che era un progetto impossibile, per un tedesco poco incline allo slalom nella burocrazia italica. Invece, da cinque anni, c riuscito. Pi a Nord, tra Firenze e Volterra, un connazionale di Brner, Stefan Neuhaus, ha ridato vita al borgo di Castelfalfi, con cantina e frantoio, lo stesso in cui venne girato il Pinocchio con Roberto Benigni: nel marzo prossimo saranno ultimati i lavori di un nuovo hotel a cinque stelle. E, sempre in Toscana, la famiglia Rothenberger di Francoforte (un miliardo di fatturato tra meccanica e immobili) ha acquistato i 22 ettari della cantina Icario a Montepulciano, la zona del Nobile. Tutti imprenditori forse ispirati, proprio come Barth descritto da DAnnunzio, da una Musa goliardica (e dai buoni affari).
Luciano Ferraro


07 Giugno 2016, ore 15:04

ANSA

Vini Bishops Vineyard da vigneto cimitero californiano, e possibilit di accoppiare lapidi-vigneti ... La Diocesi di Oakland ha deciso di sfruttare il vigneto presente nel cimitero dello Holy Sepulchre presso San Francisco consentendo ai familiari di un defunto di farlo seppellire a fianco di un filare di Chardonnay o di Pinot Noir, come riportato dal New York Times (www.nytimes.com) e segnalato dal sito Winenews.it. La scelta delle viti fu originariamente presa per motivi eminentemente economici e pratici, dato che era unalternativa pi a buon mercato e - dato non secondario in uno Stato di frequente attanagliato da siccit notevoli - con un minor consumo di acqua; da allora, per, i filari dello Holy Sepulchre sono stati capaci di dare vita a nettari da premio, e anche un aspetto meno intimidatorio e triste al cimitero stesso, nelle parole del Vescovo, Michael Barber. Che ha aggiunto, perdipi, che la storia di quei 16 ettari di vigneti un po come il miracolo di Ges quando ha tramutato lacqua in vino, riferendosi al successo di critica e commerciale dei vini ora venduti con letichetta Bishops Vineyard. Etichetta i cui vini provengono non solo da quel cimitero, ma da altri due, dato che lo Holy Sepulchre ospita Chardonnay, Pinot Noir e Primitivo, lo Holy Cross di Antioch Cabernet Sauvignon e Zinfandel e al cimitero di Saint Josephs, a San Pablo, sono stati piantati filari di Pinot Noir, Merlot e Sangiovese. Altro dato non secondario, linsolita accoppiata lapidi-vigneti attira visitatori, e di conseguenza, modi alternativi e innovativi di coprire i costi di manutenzione: I cimiteri - ha commentato Keith Eggener, professore di Storia dellArchitettura alla University of Oregon e studioso della materia - sono storicamente sempre stati considerati un ornamento di prima classe per una citt ed erano pieni di sentieri meravigliosi, al punto che era comune visitarli con degli ospiti e farci dei picnic. E adesso stanno tornando su quella strada.


05 Giugno 2016, ore 17:22

LA REPUBBLICA FIRENZE

Dallestero a caccia dellultima vigna ... Nordamericani e argentini, britannici, tedeschi e austriaci, industriali e fondi di investimento, il grande capitale internazionale non molla la presa sullimpresa vitivinicola toscana. Nei primi cinque mesi di questanno la caccia a cantine e vigne si intensificata. Tanti affari fatti, molti altri in bilico. Perch se la domanda alta, lofferta lo ancora di pi. Non c azienda che non sia in vendita, il problema far incontrare la richiesta economica, solitamente elevata, con la disponibilit della controparte, racconta un addetto ai lavori. Costi di produzione alti, indebitamento pesante, flussi di cassa complessi, spingono molti proprietari a mettere sul mercato cantine ed ettari di vigne, per approfittare dei valori alti di mercato e dellinteresse del capitale internazionale. E cos dal Chianti si segnala lo straordinario attivismo del petroliere argentino Alejandro Bulgheroni, che non si ferma pi dopo aver comprato nel 2012 lazienda agricola Dievole di Castelnuovo Berardenga: vigne e olivi, il gruppo Nuevo Maniantal acquista ettari su ettari da grandi e piccoli produttori con obiettivo di creare un Granducato agricolo: portare da 95 a 200 ettari i vigneti di propriet entro il 2020, spingere sullacceleratore della produzione di extravergine di qualit, raddoppiare nellarco di un pugno di anni il fatturato oggi a sei milioni di euro. Un altro caso quello di Patrice Taravella, imprenditore con base in Sudafrica, che dopo aver acquistato nel 2014 Vignamaggio, storica villa dei Chianti Classico appartenuta alla famiglia de La Gioconda, viene indicato come impegnatissimo in queste settimane in la vori di ammodernamento. Intanto WineNews, il sito specializzato che primeggiata in anteprime sulle acquisizioni, alza il velo sullidentit dellindustriale che nelle settimane scorse ha rilevato il controllo dei 75 ettari della Tenuta dellArgentiera a Bolgheri da Corrado e Marcello Fratini, che rimangono soci di minoranza. E Stanislaus Turnauer, imprenditore austriaco proprietario di Constantia Industries, gruppo da 700 milioni di fatturato che opera nei settori dei materiali innovati, dei macchinari per lindustria, dello sport e degli aerei. E poi, a Montalcino, patria del Brunello, la famiglia Eichbauer, nome top delledilizia in Germania e fondatrice dei ristorante Tantris di Monaco (bistellato Michelin), ha comprato in questo scorcio di 2016 Podere Salicutti, 11 ettari, di cui 3,7 di vigneto (2,1 a Brunello), dalle mani dei fondatore, Francesco Leanza. Sempre in questi primi mesi dei 2016, a Montepulciano, terroir del Nobile, il Gruppo Schenk, fondato in Svizzera nel 1893 da Arnold Schenk e oggi tra i leader del vino italiano ed europeo, ha acquistato lazienda agricola Lunadoro, oltre 50 ettari di terreno, di cui 12 vitati, tutti iscritti a Nobile. stato preceduto pochi mesi prima dai Rothenberger, che con la Herbert Rothenberger Holding sviluppano un business intorno al miliardo di euro nei settori della meccanica, della tecnologia per lambiente e del real estate, che a Montepulciano hanno fatto shopping della cantina Icario (22 ettari di vigneto). Lamericano Gary Rieschel ha rilevato a Montalcino La Cerbaiona, 14,6 ettari, dei quali 3,2 ettari a vigneto, di cui 1,7 a Brunello, i restanti a bosco e uliveto. Sul mercato ci sono anche propriet che fanno capo alle grandi firme della produzione enologica toscana. Come i Biondi Santi, fondatori del Brunello con Il Greppo e avanguardia nei Super Tuscany con Montepo a Scansano (tra gli ultimi corteggiatori ci sarebbe un fondo britannico). E come alcuni possedimenti dei Mazzei, proprietari di Fonterutoli, che avrebbero raggiunto con le banche un accordo di ristrutturazione del debito con omologa di fronte al giudice, e quindi il congelamento dellesposizione, ma che dovranno monetizzare alcuni beni nellarco di pochi anni.

IL BRUNELLO
In cima alla classifica dei prezzi per ettaro di vigna in Toscana resta ancora Montalcino dove un ettaro di viti a Brunello oscilla tra i 350.000-400.000 euro

BOLGHERI
Il borsino dinizio anno dava a 250-300.000 euro il valore di un ettaro di vigne a Bolgheri, ma ora WineNews rilancia a 350-500.000 euro (nella foto grande lArgentiera)

CHIANTI CLASSICO E NOBILE
A Montepulciano un ettaro di vigneto di Nobile vale 150-200.000 euro, poco meno il valore delle viti di Chianti Classico (nella foto piccola bottiglie di Dievole)


01 Giugno 2016, ore 15:49

LA NAZIONE/IL GIORNO/IL RESTO DEL CARLINO

il sogno proibito di tutti i viticoltori. Una pianta sempre sana, super-resistente alle malattie e agli attacchi dei parassiti, e soprattutto alle sempre pi frequenti stranezze del clima. Una vite che cresce sana con i suoi grappoli in barba a peronospora e oidio, a muffe e funghi. E senza quindi bisogno di trattamenti, che anche nel campo del biologico - pratica sempre pi diffusa qualche volta devono ricorrere per forza anche alla chimica. Un mostro geneticamente modificato? Niente affatto: una pianta che qualcuno ha gi creato, e che in fondo non inventa nulla di nuovo, perch chi produce vino sa benissimo che cos la selezione clonale, fino dai tempi delle pi empiriche selezioni marsali, quando in ogni generazione si prendeva la pianta pi forte e si faceva riprodurre. A parlare Giovanni Busi, presidente del Consorzio Chianti, il pi grande del Vigneto Toscana, un terzo dei vini a denominazione, 15mila ettari, 840mila ettolitri, 3.600 aziende. E entusiasta di questo concetto di viticoltura 3.0: ci entrato in contatto a Vinitaly, grazie ai Vivai Cooperativi Rauscedo (dellomonimo paese friulano), da ottantanni nel campo della viticoltura, 3.700 ettari in cui si allevano 80 milioni di innesti-talea, e con una capacit di stoccaggio di 70 milioni di barbatelle in frigorifero. Un sogno. Non si altera nulla - osserva Busi - e si fanno al massimo due trattamenti in un anno. Sarebbe splendido, anche nei confronti di chi abita vicino alle vigne, dellopinione pubblica che a volte ci considera inquinatori, dei movimenti ambientalisti.... Il inondo del vino toscano sta per prenderne atto anche in forma ufficiale: lo stesso Giovanni Busi annuncia che il 7 giugno porter la questione nel consiglio damministrazione di AviTo, il consorzio dei consorzi nato per fare fronte comune sui mercati, nella ricerca e di fronte agli enti pubblici. Appunto. Perch il problema che in Toscana non si pu. Come del resto in Piemonte: la Regione che deve autorizzare questo nuovo sistema. Ma prima bisogner capire dalla sperimentazione se la qualit del prodotto resta come minimo inalterata: lassessore regionale allagricoltura Marco Remaschi invita alla prudenza. Anche se, ammette, siamo attenti ai risultati della ricerca, nellottica di aprire nuove opportunit: non si pu opporsi a risparmi ambientali ed economici, ma dobbiamo essere certi di fare la cosa giusta. Una riflessione comunque in ogni caso dietro langolo. Anche grazie allesempio, riportato dal sito WineNews, tra i pi seguiti nel mondo del vino, delle grandi griffe, che gi da tempo hanno creato i propri cloni aziendali: sono riconosciuti i casi dei due cloni distinti, il C RA-BR 1141 (acronimo del Centro per la Ricerca in Agricoltura - Barone Ricasoli) con il numero 1141 che vuole ricordare larrivo e linsediamento della famiglia Ricasoli a Brolio, e C RA-BR 1872 , lanno in cui il Barone Bettino Ricasoli norm la formula del Chianti. Come detto, per, esistono altri cloni legati al lavoro delle aziende, come i tre di Sagrantino registrati da chi, storicamente, il rosso umbro lha riscoperto, ripensato e rilanciato: Caprai, che nel 2003, insieme allUniversit di Milano, ha tipizzato lUnimi - caprai -25 anni. Poi le tipizzazooni di Biondi Santi in Toscana. Ricordando il lavoro fatto con Banfi a Montalcino, il professor Attilio Scienza, docente di enologia alluniversit di Milano, commenta: Il Sangiovese stato a lungo trascurato dalla ricerca. LAgricoltura 3.0 pronta a dare una mano.
Paolo Pellegrini


26 Maggio 2016, ore 12:03

IL MATTINO

Paesi, vino e solidariet enoturisti non per caso ... A piedi, in bicicletta, in auto o torpedone, in Vespa e perfino in calesse. Non importa come, ma almeno un milione di persone, secondo le previsioni, arriveranno sa bato e domenica nelle 750 cantine aperte coinvolte da Nord a Sud nelliniziativa promossa dal Movimento Turismo Vino. I wine lover oltre a godersi una giornata nei vigneti sosterranno la ricerca sul cancro a suon di brindisi. "Un bicchiere per la ricerca" infatti lo slogan scelto dallAssociazione Italiana per la Ricerca sul Cancro, partner della ventiquattresima edizione di cantine aperte. Quindi vino, territorio, arte, gusto, ma anche solidariet. Nessuna regione esclusa: in Veneto sono 79 le aziende vinicole interessate, 15 nel Lazio, 38 in Abruzzo, 25 in Campania ... (Info sul www.movimentoturismovino.it). Quasi tutte le cantine prevedono minicorsi per aspiranti sommelier, visite nelle aree di lavora zione, pranzi e cene con il vignaiolo, mostre, show cooking e laboratori per bambini, escursioni in vigna e nei territori. LE CHICCHE Naturalmente non mancano le chicche come quelle selezionate da WineNews, il portale specializzato in informazione sul vino. In provincia di Brescia, per esempio, ad accogliere gli ospiti allingresso della sua Pratum Coller sar Andrea Pirlo, calciatore di successo divenuto produttore di vino. Non si sa invece se gli altri vip-vignaioli (da DAlema a Bruno Vespa in Puglia, da Gianna Nannini in Toscana a Jarno Trulli in Abruzzo) si faranno trovare tra le botti. In Toscana il giro delle cantine previsto in moto per celebrare i 70 anni dalla prima Vespa. Violante Gardini, giovane e dinamica presidente regionale del Movimento Turismo del Vino, ha pensato di unire il territorio al vino, coinvolgendo i Vespa Club di tutta la regione per unire il fascino delle nostre cantine a quello dei bellissimi paesaggi che le circondano, utilizzando un cult del made in Italy, la Vespa appunto. Tantissime le cantine interessate ai giri in due ruote nelle zone del Brunello, del Chianti e in Maremma, ma anche in Piemonte e Friuli. Per i wine lover sportivi, le cantine della Puglia hanno previsto tour in bicicletta e in bus. Si parte in pullman dalle citt principali della regione e quando si arriva nelle zone agricole si trovano le bici per girare in libert. Nessun vincolo - ma in sicurezza - per i bambini: come da Caprai in Umbria, dove ai pi piccoli sar consegnato un Kids sensory trekking, per compiere un percorso sensoriale immergendosi nei paesaggi del vino, da raccontare poi con disegni e poesie. Narrare un giorno da enoturisti il tema del contest sui social #cantineapertemarche16 lanciato nelle Marche. In palio centinaia di bottiglie di vino. LA POLEMICA Dopo 24 edizioni le nostre cantine sono oggi aperte ogni giorno dellanno per diffondere la conoscenza, fare cultura del territorio e del vino ha detto Carlo Giovanni Pietrasanta, presidente dellAssociazione che coglie loccasione di Cantine aperte per lanciare una polemica: Alla vivacit del comparto e della sua domanda, purtroppo non corrisponde unadeguata risposta da parte delle istituzioni: il progetto dellenoturismo italiano che doveva ruotare intorno alle Strade del Vino infatti da tempo fallito a causa della cronica mancanza di una regia unica in favore di un fenomeno che sempre pi valore aggiunto per il turismo e lagricoltura del Paese. Intanto - imparando a distinguere tra un sangiovese e un cabernet godiamoci il week end nella natura, tra i vigneti pettinati e le cantine.
Carlo Ottaviano


26 Maggio 2016, ore 12:02

IL MESSAGGERO

Paesi, vino e solidariet enoturisti non per caso ... A piedi, in bicicletta, in auto o torpedone, in Vespa e perfino in calesse. Non importa come, ma almeno un milione di persone, secondo le previsioni, arriveranno sabato e domenica nelle 750 cantine aperte coinvolte da Nord a Sud nelliniziativa promossa dal Movimento Turismo Vino. I wine lover oltre a godersi una giornata nei vigneti sosterranno la ricerca sul cancro a suon di brindisi. "Un bicchiere per la ricerca" infatti lo slogan scelto dallAssociazione Italiana per la Ricerca sul Cancro, partner della ventiquattresima edizione di cantine aperte. Quindi vino, territorio, arte, gusto, ma anche solidariet. Nessuna regione esclusa: in Veneto sono 79 le aziende vinicole interessate, 15 nel Lazio, 38 in Abruzzo, 25 in Campania ... (Info sul www.movimentoturismovino.it). Quasi tutte le cantine prevedono minicorsi per aspiranti sommelier, visite nelle aree di lavora zione, pranzi e cene con il vignaiolo, mostre, show cooking e laboratori per bambini, escursioni in vigna e nei territori. LE CHICCHE Naturalmente non mancano le chicche come quelle selezionate da WineNews, il portale specializzato in informazione sul vino. In provincia di Brescia, per esempio, ad accogliere gli ospiti allingresso della sua Pratum Coller sar Andrea Pirlo, calciatore di successo divenuto produttore di vino. Non si sa invece se gli altri vip-vignaioli (da DAlema a Bruno Vespa in Puglia, da Gianna Nannini in Toscana a Jarno Trulli in Abruzzo) si faranno trovare tra le botti. In Toscana il giro delle cantine previsto in moto per celebrare i 70 anni dalla prima Vespa. Violante Gardini, giovane e dinamica presidente regionale del Movimento Turismo del Vino, ha pensato di unire il territorio al vino, coinvolgendo i Vespa Club di tutta la regione per unire il fascino delle nostre cantine a quello dei bellissimi paesaggi che le circondano, utilizzando un cult del made in Italy, la Vespa appunto. Tantissime le cantine interessate ai giri in due ruote nelle zone del Brunello, del Chianti e in Maremma, ma anche in Piemonte e Friuli. Per i wine lover sportivi, le cantine della Puglia hanno previsto tour in bicicletta e in bus. Si parte in pullman dalle citt principali della regione e quando si arriva nelle zone agricole si trovano le bici per girare in libert. Nessun vincolo - ma in sicurezza - per i bambini: come da Caprai in Umbria, dove ai pi piccoli sar consegnato un Kids sensory trekking, per compiere un percorso sensoriale immergendosi nei paesaggi del vino, da raccontare poi con disegni e poesie. Narrare un giorno da enoturisti il tema del contest sui social #cantineapertemarche16 lanciato nelle Marche. In palio centinaia di bottiglie di vino. LA POLEMICA Dopo 24 edizioni le nostre cantine sono oggi aperte ogni giorno dellanno per diffondere la conoscenza, fare cultura del territorio e del vino ha detto Carlo Giovanni Pietrasanta, presidente dellAssociazione che coglie loccasione di Cantine aperte per lanciare una polemica: Alla vivacit del comparto e della sua domanda, purtroppo non corrisponde unadeguata risposta da parte delle istituzioni: il progetto dellenoturismo italiano che doveva ruotare intorno alle Strade del Vino infatti da tempo fallito a causa della cronica mancanza di una regia unica in favore di un fenomeno che sempre pi valore aggiunto per il turismo e lagricoltura del Paese. Intanto - imparando a distinguere tra un sangiovese e un cabernet godiamoci il week end nella natura, tra i vigneti pettinati e le cantine.
Carlo Ottaviano


25 Maggio 2016, ore 09:52

RADIOCOR 24

Vino: a New York va in scena lasta da sogno, raccolti 21,9 milioni di dollari ... andata in scena da Sothebys a New York lasta dei sogni per il vino. In una maratona durata 27 ore e spalmata su tre giorni (riferisce il sito specializzato WineNews) sono finiti i 2.730 lotti della cantina del collezionista americano William I Koch, raccogliendo nel complesso circa 21,9 milioni di dollari. Molto pi della stima iniziale che era di 15 milioni. Hanno partecipato ben 740 acquirenti, da 23 Paesi diversi, che hanno presentato pi di 20mila offerte. Il lotto top, come avevamo scritto gi qualche giorno fa e stato quello composto da 10 bottiglie di Chteau Mouton Rothschild 1945, che sono state aggiudicate per 343mila dollari. Ottimi risultati anche per i vini di Borgogna come le 12 bottiglie di Montrachet 1978 di Romanee-Conti, battute a 171.500 dollari. Nella collezione di Koch, non manca qualche chicca made in Italy come le 12 bottiglie di Ornellaia 1998, battute a 3.185 dollari, le 3 bottiglie e le 5 magnum del lotto di Sperss 1997 di Angelo Gaja (4.655 dollari), le 6 bottiglie di Masseto 1997 (8.575 dollari) o ancora le 12 bottiglie di Sassicaia 1990, che hanno toccato i 5.531 dollari.


25 Maggio 2016, ore 09:52

ANSA

Libera Terra, cos diamo dignit a terre ex mafia Valentina Fiore a WineNews,creiamo reali opportunit cambiamento ... Limpegno di Libera Terra vuole essere, tutti i giorni, quello di ridare dignit alle nostre terre che nello specifico sono le terre confiscate ai boss della criminalit organizzata. Cos Valentina Fiore, ad Libera Terra Mediterraneo a WineNews, nel sottolineare che pi in generale vogliamo dare dignit alle storie, alle persone, alle professionalit di queste terre e territori attraverso la realizzazione la creazione e il lavoro di cooperative sociali che grazie alla valorizzazione del loro territorio producono prodotti biologici di qualit che parlino di quelle storie e di quelle professionalit, che creino reali opportunit di cambiamento, economico, sociale e culturale, per quei territori spesso svantaggiati in termini di opportunit lavorative e professionali. Quanto meglio facciamo il nostro lavoro - aggiunge Fiore -, quando pi buoni sono i nostri prodotti, tanto pi siamo convinti che abbiamo dato gambe ad idee di libert e giustizia rappresentando una alternativa credibile che pu avviare veri processi di rinnovamento, il tutto creando opportunit lavorative vere per il territorio coinvolgendo centinaia di famiglie, pi o meno direttamente, che hanno cosi lopportunit concreta di restare sul loro territorio e dimostrando che un altro modo di lavorare possibile, rimanendo. Libera Terra raggruppa nove Cooperative sociali operanti in Sicilia, Calabria, Puglia e Campania - ricorda lad Libera Terra Mediterraneo - che, sotto il segno dellassociazione Libera, gestiscono terreni e strutture confiscati alle mafie, coinvolgendo in questa attivit di rilancio produttivo altri agricoltori del Sud Italia che ne condividono gli stessi principi. 1.400 ettari di terreni sequestrati e confiscati e colture di diverso tipo (seminativi, oliveti, vigneti, agrumeti) su cui lavorano direttamente 150 persone. Con lavvio nel 2002 della prima Cooperativa sociale nellAlto Belice Corleonese si sviluppato e diffuso un modello di riuso sociale dei beni confiscati basato sullimprenditorialit sociale, leccellenza enogastronomica, la bellezza dei paesaggi, la riscoperta e la valorizzazione delle tipicit enogastronomiche delle nostre Regioni. Oggi - conclude Valentina Fiore - sono circa 80 le referenze realizzate dalle materie prime ottenute dal lavoro delle terre confiscate (pasta, vino, olio, farina, legumi, agrumi, conserve dolci e salate) che vengono distribuite in tutti i canali distributivi in Italia ed anche allesterno. Prodotti che vogliono essere testimoni concreti che la memoria, e limpegno, possono camminare di pari passo con il gusto e la bellezza diventando elementi di quotidianit e convivialit.


22 Maggio 2016, ore 17:09

LA REPUBBLICA

Di cantina in cantina, i vini dellestate ... Lei si era fatta trovare in aderenti pantaloni di velluto nero e con una cammisa di tipo mascolino, a righe bianche e rosse, con le maniche rimboccate. Ho cucinato io. Chiss che venuto fuori. Era venuta fuori una cenetta squisita, condita da un vinello bianco freschissimo e tradimentoso nella sua apparente innocuit. Basta una manciata di parole ad Andrea Camilleri (il romanzo Il tailleur grigio) per trasformare il vino in tentazione estiva e malandrina. Del resto, con lestate alle porte, la fruizione del vino cambia modalit e geografia: lItalia si ridisegna, tra coste e campagne. in base al clima e al tempo delle vacanze. La scelta di vini diversi - rinfrescanti e beverini - scontata. Insieme ai cibi dellinverno - zuppe, lunghe cotture, comfort food, cibi scaccia-freddo - mandiamo a riposare in cantina i vini loro abbinati: rossi corposi e da meditazione, bianchi molto strutturati, passiti da grandi formaggi. Ma la divisione tra bianchi e rossi suona meno scontata da quando il periodo delle temperature miti si allungato ed cresciuta la voglia di vini buoni, non banalmente dissetanti. Un salto di cultura enologica supportato dal moltiplicarsi di realt vignaiole sempre pi articolate e interessanti, anche da un punto di vista di visibilit sociale. Un tempo la fatica e le difficolt di gestione delle piccole attivit alternative rendevano il rapporto diretto con la clientela altalenante e farraginoso, oggi le produzioni biologiche, biodinamiche, ecosostenibili, non si nascondono pi che altro la scritta in etichetta o al bollino verde della certificazione. Alle loro spalle, infatti, pulsano aziende che sono un modello di nuova agricoltura, pronte a farsi conoscere e vivere a tutto tondo, tra agriturismi, fattorie didattiche e comunit rurali. A fare la differenza, lidea che il vino sia sempre pi figlio della terra (e meno degli enologi): un cambiamento figlio delle nuove produzioni naturali, a partire dai cosiddetti aranciati, da lunghe macerazioni. Per questo, va raccontato dallinizio, ovvero dalla vigna. Bisogna andare sul posto, guardare, annusare, toccare, ascoltare il racconto: questo cambia la dimensione del bere. Non solo responsabile, come dice la pubblicit, ma anche consapevole, oltre che - giustamente - godibile. Secondo lultima inchiesta di WineNews, lenoturismo rappresenta una delle diversificazioni di investimento pi importanti del vino italiano, fondamentale per aumentare la fidelizzazione degli eno-appassionati. Cos, anche lannuale appuntamento con Cantine aperte ha cambiato le sue dinamiche. Si visitano le cantine non solo per assaggiare e magari comprare, ma finalmente anche per conoscere le realt agricole, bypassando il marketing turistico importato dai grandi paesi delle produzioni di massa (Stati Uniti e Australia in primis) e scegliendo di rapportarsi con chi il vino lo fa davvero. Se il rapporto tra vino e natura vi attrae, andate sul sito del Movimento Turismo del Vino e organizzate la gita che domenica prossima vi porter in una delle settecentocinquanta cantine aperte, dal Piemonte alla Sicilia. Andate a conoscere da vicino il lavoro dei vignaioli grandi e piccini: sarete orgogliosi della vostra personalissima selezione di un vino per lestate.
Autore: Licia Granello


19 Maggio 2016, ore 17:16

ANSA

Enoturismo tra pi importanti diversificazioni investimento WineNews, cos lo considerano 20 tra maggiori cantine italiane ... Lenoturismo una delle diversificazioni di investimento pi importanti in mano al mondo del vino italiano. Non solo: secondo uninchiesta di www.winenews.it tra 20 delle maggiori realt enologiche nazionali, lattivit enoturistica il 90% delle cantine fondamentale per aumentare la fidelizzazione degli eno-appassionati, con unofferta cos diversificata da non fermarsi alle degustazioni guidate o ai tour aziendali, ma con proposte di ristorazione e pernottamento, eventi in cantina, veri e propri musei aziendali e location per un wine wedding. Per tutte le realt sondate, lenoturismo decisivo non solo per la vendita diretta (la cui percentuale media dincidenza sul fatturato totale del campione varia dall1 al 10%, in base a dimensioni ed orientamento aziendale, ed attrattiva territoriale), ma per un ulteriore sviluppo delle aziende, e anche dei territori, come spinta per nuovi investimenti, dal terziario avanzato al commercio e servizi. Un circolo virtuoso, innescato da una percentuale media annua di investimento sullenoturismo delle cantine in questione che va dal 2% all8% del fatturato. La percentuale media sul fatturato dei ricavi derivanti dalle attivit enoturistiche compresa in un range che va dal 2 al 15%. Nella maggior parte dei casi (85%) le aziende campione dellinchiesta WineNews considerano lenoturismo un elemento decisivo per lo sviluppo dellimpresa vitivinicola, investendo le proprie risorse nel turismo del vino con una certa oculatezza, anche se poi, in generale, il ritorno positivo. Per la quasi totalit del campione (95%) lattivit principale lorganizzazione di degustazioni guidate, seguita dai tour aziendali (75%). Quasi appaiate le offerte di ristorazione (55%) e pernottamento (60%). Un altro 60% indica poi lorganizzazione di spettacoli e/o intrattenimenti in cantina, mentre il 55% offre anche mostre e/o visite in musei aziendali e ben il 45% wine wedding.


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