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Dicono di noi

Winenews visto dagli altri... Quotidiani, magazine, tv e radio che parlano di noi

27 Luglio 2016, ore 17:56

ANSA

Brexit,futuro incerto dopo export +13%, meno tutele... Business Strategies, ora nodo Ue su fondi promozione Paesi terzi ... Problemi in arrivo dalla Brexit per il mercato italiano del vino, visto che nel 2015 la Gran Bretagna ha importato 745 milioni di euro di prodotto, con una crescita del 13,5%. A ricordare le cifre e a cercare di capire cosa potr succedere Silvana Ballotta di Business Strategies, azienda specializzata nel supporto allinternazionalizzazione delle imprese, come fa sapere WineNews. Secondo lesperta sar penalizzante la debolezza della sterlina, oltre al fatto che probabilmente ci saranno meno tutele per le nostre denominazioni, senza considerare che la Brexit potrebbe rivelarsi unottima possibilit per i vini del Nuovo Mondo. E poi c da fare i conti con i cambiamenti climatici e capire chi pagher il prezzo maggiore tra Francia ed Italia. Altro interrogativo, secondo Ballotta, anche il capitolo dei fondi per la promozione nei Paesi Terzi, visto che ancora nemmeno a Bruxelles si sa se potranno essere stanziati sul mercato inglese. La negoziazione ancora in corso, ma di certo per il futuro, conclude lesperta, dovremo pensare a forme di cooperazione come quelle adottate dallUe nei rapporti con Norvegia e Svizzera; per lItalia, comunque, la possibilit di stanziare i fondi per la promozione sul mercato Uk potrebbe portare ad una vera e propria esplosione di eventi che coinvolger ogni denominazione, dalla pi piccola alla pi grande, con le politiche di prezzo che avranno, purtroppo, un ruolo sempre pi fondamentale.


27 Luglio 2016, ore 17:55

ANSA

Nasce Museo del vino, 180 anni di storia in 5mila bottiglie... Da settembre a Milano, storica famiglia Ronchi in 5 generazioni ... Un Museo a Milano con bottiglie di vino che venivano dalla cantina di Napoleone, uno Chteau Lafite 1914 e tutti i Premiers Crus di Bordeaux classificati nel 1855, accanto ai grandi rossi di Borgogna. E poi i Barolo di Fontanafredda alcuni del 1889, il primo Brunello di Montalcino Biondi Santi del 1888 e poi Tignanello, Solaia, Masseto e Sassicaia, il primo del 1968. Sono oltre 180 gli anni di storia raccontata in 5 mila bottiglie di vecchie e rare annate, tutte di rosso, dal 1820 al 2000 nel cuore della citt. A collezionarle e custodirle fino ad oggi la storica famiglia Ronchi in oltre un secolo di vicende che arrivano fino allEnoteca Ronchi a Milano. Un patrimonio che dalla fine di settembre, fa sapere WineNews, former quello che sar un Museo s, ma anche una scuola per la conoscenza del vino nel cuore della citt. Maria Luisa Ronchi porta avanti una tradizione iniziata nel 1865 con Giovanni Ronchi, che arriva fino a lei che rappresenta la quinta generazione. Producevamo vino in Piemonte - racconta - poi mio nonno Virginio ha aperto unosteria ed una bottiglieria a Milano che, con mio padre Edoardo, diventata un Antiquario di vini, un cenacolo per conoscitori.


25 Luglio 2016, ore 09:31

ANSA

Vino in lattina spopola in Usa, +125% in 1 anno ... Amato dai giovani perch pratico e non pretenzioso... Volano di oltre il 125% le vendite di vino in lattina negli Stati Uniti in un anno, registrando un valore di 6,4 milioni di dollari. Le cifre, confermate da Business Insider come riporta Winenews.it, evidenziano una crescita del 1000% anno su anno, passando da 688 mila a 6,7 milioni di dollari; un segmento che ha ora il doppio del mercato degli sparkling confezionati nello stesso modo, che vale sui 3,7 milioni di euro. Secondo Business Insider, il successo del vino in lattina dettato dalle nuove generazioni, per le quali la praticit e la facilit di consumo sono essenziali e un vino in bottiglia, pi che comunicare lignaggio, tradizione e qualit, trasmette spesso pretenziosit e un'immagine di vecchio. La percezione del vino sempre pi alta se imbottigliato - spiega Danelle Kosmal, vice presidente della sezione beverage & alcohol di Nielsen per il Nord America - ma quando chiediamo ai giovani di et compresa tra i 21 e i 34 anni la loro opinione sulle confezioni, ce ne sono sempre di pi che pensano che nelle lattine ci possa anche essere vino di buona o di ottima qualit. E i nomi di peso dell'industria americana del vino non hanno tardato ad adeguarsi a questo trend, visto che aziende come Barefoot sono gi entrate nel settore e quelle che ci hanno scommesso sopra come la Union Wine Company, hanno visto le proprie vendite di vini confezionati sia in vetro che in lattina raddoppiare nel giro degli ultimi due anni.


22 Luglio 2016, ore 18:39

ANSA

Vino: abitudine quotidiana per 6 italiani su 10 Sondaggio WineNews, la prima volta a 19 anni ... Bevono vino da quando hanno, in media, 19 anni e mezzo, e 6 su 10 ogni giorno, accompagnandolo necessariamente al cibo (58%) e prediligendo tra i luoghi di consumo casa propria (il 79%, ma con il 65% che, affatto intimorito da etilometro o restrizioni pi severe, ama farlo quando a pranzo o cena fuori, e ben il 50% ai tanti eventi e degustazioni del mondo del vino). La conferma di una tradizione inossidabile in Italia, arriva per dal 94% per il quale sul vino non si discute: una bevanda che fa parte della nostra cultura diffusa. Ecco lidentikit dei consumatori di vino in Italia, secondo un sondaggio di WineNews, al quale hanno risposto 1.170 enonauti, appassionati gi fidelizzati al mondo del vino e del web. Nellinesauribile calo degli ultimi decenni che ha portato a quota 35 litri procapite allanno il consumo di vino in Italia, chi il vino continua a berlo sostanzialmente il 50% della popolazione. Consapevoli di appartenere ad unlite, nel campione indagato da WineNews, pi della met si considera un consumatore abituale (63%, e con l85% che considera il vino ineliminabile dalle proprie abitudini), ma pi di 8 su 10 dichiarano di aver mutato le proprie abitudini e modalit di consumo durante la loro vita, come testimonia linnalzamento dellet media, rispetto al passato, in cui si beve vino per la prima volta. I comportamenti sociali in divenire hanno costruito uno scenario pi complesso di quello a cui storicamente eravamo abituati, e cio quello mediterraneo, legato alle tradizioni alimentari contadine: tra le conseguenze pi evidenti, c il calo dei consumi di vino che da alimento diventato bene voluttuario, ma i motivi del cambiamento sono di varia natura, dallinvecchiamento della popolazione al mutamento di occasioni e luoghi di consumo, da motivi economici, non da ultima la crisi, ma anche per i nuovi atteggiamenti alimentari come il salutismo imperante e la competizione crescente con gli altri alcolici. Ma per la quasi totalit degli enonauti (94%) il vino una bevanda che fa parte della cultura italiana, e sono in pochi a considerarlo uno status symbol (5%), ancora meno quelli per i quali rappresenta solo una semplice bevanda alcolica (1%). Daltra parte, oltre la met (63%) si definisce un consumatore abituale di vino, ovvero beve vino ogni giorno, e lo fa da unet media pi alta rispetto al passato (19 anni e mezzo), considerando anche che livello di istruzione, matrimonio e nascita dei figli, per esempio, coincidono con un consumo pi consapevole (per il 74%). Anche la stagionalit continua ad influenzare il consumo di vino - a partire dalla tipologia consumata (84%), dal luogo in cui lo si fa (9%) e dalla cerchia di persone con cui lo si fa (7%) - ma decisamente in percentuale minore sul passato (per il 42% il vino ormai una bevanda destagionalizzata). Curiosi? Eccome: pi di otto eno-appassionati su 10 non bevono solo vini prodotti nella regione in cui vivono, molto incuriositi, tuttavia, dalle etichette provenienti da altri territori del Belpaese (79%), piuttosto che da vini che provengono dallestero (51%). Ben l85% degli enonauti considera il vino qualcosa di ineliminabile dalle sue abitudini, consapevoli, nella totalit delle risposte, di appartenere ad una ristretta minoranza e che il numero dei consumatori di vino in Italia si ristretto rispetto al passato. Del resto, sono gli stessi appassionati ad aver mutato abitudini e modalit di consumo nella loro vita (l85%) a partire, come detto, dallet alla quale si beve vino per la prima volta. La tradizione resiste invece attorno alla tavola, visto che pi della met dichiara di consumare vino accompagnandolo con il cibo (58%). Ma anche dal fatto che le mura domestiche restano, per il 79%, il luogo prediletto dove bere vino, seguite a ruota da pranzi e cene consumati fuori casa (65%), e mentre assaggiare magari pi bottiglie diverse quando si ad un evento o si partecipa ad una degustazione piace molto (50%), i luoghi tradizionalmente legati al suo consumo come le enoteche ed i wine bar sono indicati solo allultimo posto (entrambi dal 15% degli enonauti). Il 30% di coloro che, se potessero chiedere un consiglio direttamente ad un opinion leader del settore, lo farebbe su quale sia il vino dal miglior rapporto qualit/prezzo (30%), seguiti dalla domanda su quali siano gli strumenti per determinare la qualit di un vino (27%), sul vino pi buono che abbia mai assaggiato (19%), sul territorio migliore al mondo (14%) e sul miglior in Italia (10%), la riprova, infine, del fatto che lattenzione al portafoglio sempre molto alta, senza per dimenticare il sogno di carpire i segreti con cui gli addetti ai lavori riescono a stabilire le eccellenze enoiche pi importanti.


24 Giugno 2016, ore 12:51

ANSA

Vino: consumi mondiali ancora gi, stima -0,5% in 2016 WineNews, previsione dellInternational Wine & Spirit Research ... I consumi di vino nel mondo, nel 2016, potrebbero diminuire ancora: -0,5%, secondo le previsione dellInternational Wine & Spirit Research, analizzate da Winenews. Riduzione dei consumi peraltro tutta imputabile ai vini fermi, il cui consumo previsto in calo dello 0,7%, e che neanche la crescita degli sparkling wine, stimata in un +1,4%, riuscirebbe a compensare. Ovviamente - osserva WineNews -, in un mercato globale assai variegato e complesso, le cose sono diverse da Paese a Paese. Tra i principali mercati del vino, secondo le previsioni dellIwsr, lunico a registrare una crescita nei consumi sar gli Stati Uniti, e questa una buona notizia anche per lItalia, che vede negli States il primo mercato straniero di riferimento in valore. Ma tra i Paesi consumatori di vino pi importanti, proprio il Belpaese quello che potrebbe accusare il calo maggiore, con un -2,8% previsto. Piuttosto negative le previsioni anche per Francia (-2%) e per la Cina (-2,5%), mentre Germania e Regno Unito dovrebbero contenere le perdite nellordine dello 0,3%.


17 Giugno 2016, ore 15:00

LA REPUBBLICA - AFFARI & FINANZA

Il mercato del vino fatica a decollare: bene Usa, male Ue ... Secondo WineNews, lanno scorso il mercato mondiale si contratto dello 0,3%. Stati Uniti e Cina sono in recupero, mentre Italia e Francia vanno a passo di gambero... Si allarga, ma scende di valore. Il mercato del vino mondiale, negli ultimi anni, ha allargato notevolmente i propri confini, conquistando lAsia, il Sudamerica, il Nord Europa, e anche lAfrica, oltre ai bacini storici di consumo, come lEuropa e gli Stati Uniti. Eppure, negli ultimi anni, i volumi continuano a frenare, almeno in quantit, a livello globale. Se tra il 2013 ed il 2014 la diminuzione stata dell1,5%, anche il 2015 sul 2014 ha registrato una performance negativa, seppur perdendo decisamente meno: lo 0,3%, con un totale che si attestato a 2,611 miliardi di casse da 9 litri. Una perdita, peraltro, imputabile ai soli vini fermi (2,395 miliardi di casse), visto che gli sparkling wine (nel complesso 216,8 milioni di casse da 9 litri), hanno registrato una crescita dello 0,3%. A dirlo, riferisce il sito WineNews.it, i numeri del Global Database 2016 International Wine & Spirit Research. Non partita, insomma, quella ripresa che, sempre secondo le previsioni dellIwsr, dovrebbe vedere crescere il mercato enoico dell1,4% a livello globale ma, quanto meno, a voler veder il bicchiere mezzo pieno, la tendenza alla diminuzione sembra rallentare. Ma se questo succede a livello globale, non per tutti i Paesi il trend lo stesso. In terreno positivo, per esempio, ci sono gli Stati Uniti, mercato n. 1 del vino mondiale (e primo sbocco straniero in valore per il vino Italiano), dove tra il 2014 ed il 2015 si registrata una crescita in volume dell1,2%, a 336,7 milioni di casse da 9 litri. Stesso identico risultato della Cina, a quota 150,3 milioni di casse. Leggermente positive le cose nel Regno Unito, invece, a +0,1%, per 133,3 milioni di casse, perfettamente stabile la Germania, a quota 272,4 milioni di casse. Decisamente negative, invece, le performance di Italia e Francia, che perdono entrambe il 2,6% dei volumi, con il Belpaese a 270,7 milioni di casse da 9 litri, ed i francesi a 286,8 milioni di casse. Numeri da cui emerge, ancora una volta - conclude WineNews - che per il business del vino, la crescita futuro non nella Vecchia Europa che destinata a rimanere, invece, il suo principale motore produttivo.


17 Giugno 2016, ore 15:00

ANSA

Vino: consumi ancora in calo nel mondo, -0,3% in 2015 ... WineNews, ma rallenta tendenza diminuzione. Italia resta gi -2,6%... Il mercato del vino mondiale, negli ultimi anni, ha allargato notevolmente i propri confini, conquistando lAsia, il Sudamerica, il Nord Europa, e anche lAfrica, oltre ai bacini storici di consumo, come lEuropa e gli Stati Uniti. Eppure, negli ultimi anni, i volumi continuano a frenare, almeno in quantit, a livello globale. Se tra il 2013 ed il 2014 la diminuzione stata dell1,5%, anche il 2015 sul 2014 ha registrato una performance negativa, seppur perdendo decisamente meno: lo 0,3%, con un totale che si attestato a 2,611 miliardi di casse da 9 litri. Una perdita, peraltro, imputabile ai soli vini fermi (2,395 miliardi di casse), visto che gli sparkling wine (nel complesso 216,8 milioni di casse da 9 litri), hanno registrato una crescita dello 0,3%. A dirlo, riferisce il sito WineNews.it, i numeri del Global Database 2016 International Wine & Spirit Research (www.theiwsr.com). Non partita, insomma, quella ripresa che, sempre secondo le previsioni dellIwsr, dovrebbe vedere crescere il mercato enoico dell1,4% a livello globale ma, quanto meno, a voler veder il bicchiere mezzo pieno, la tendenza alla diminuzione sembra rallentare. Ma se questo succede a livello globale, non per tutti i Paesi il trend lo stesso. In terreno positivo, per esempio, ci sono gli Stati Uniti, mercato n. 1 del vino mondiale (e primo sbocco straniero in valore per il vino Italiano), dove tra il 2014 ed il 2015 si registrata una crescita in volume dell1,2%, a 336,7 milioni di casse da 9 litri. Stesso identico risultato della Cina, a quota 150,3 milioni di casse. Leggermente positive le cose nel Regno Unito, invece, a +0,1%, per 133,3 milioni di casse, perfettamente stabile la Germania, a quota 272,4 milioni di casse. Decisamente negative, invece, le performance di Italia e Francia, che perdono entrambe il 2,6% dei volumi, con il Belpaese a 270,7 milioni di casse da 9 litri, ed i francesi a 286,8 milioni di casse. Numeri da cui emerge, ancora una volta - conclude WineNews - che per il business del vino, la crescita futuro non nella Vecchia Europa che destinata a rimanere, invece, il suo principale motore produttivo.


13 Giugno 2016, ore 15:31

LA REPUBBLICA

Tutti pazzi per la cucina kasher, nasce l App con i prodotti certificati ... Il moltiplicarsi di intolleranze e allergie spinge la dieta ebraica. Nel mondo la seguono 35 milioni di persone che la considerano una garanzia visto che traccia il prodotto in ogni sua fase di trasformazione. A fine giugno Il ministero dello Sviluppo Economico lancer anche lapplicazione con lelenco di tutti i prodotti in commercio ... Boom di kosher. O kasher, come si dice in Italia. Sono sempre pi numerosi i consumatori che si affidano alla dieta ebraica. Non tanto per ragioni religiose quanto salutistiche. Tanto che il ministero dello Sviluppo Economico ha intuito le potenzialit di questo mercato in piena espansione e ha supportato il progetto dellUnione delle comunit ebraiche italiane che ha creato un ente certificatore nazionale con il marchio K.it, dedicato a tutte le imprese del paese e utile per chi cerca sugli scaffali dei negozi un prodotto kasher. Da Barilla a Galbani, da Lazzaroni, Bonomelli, De Cecco a tanti altri, sono numerose le aziende che si sono fatte certificare, allargando le proprie potenzialit dentro, e ancora di pi, fuori dai confini nazionali. Solo nei supermercati americani, il prodotto kosher si vende il 40 per cento di pi rispetto a un prodotto non certificato dello stesso prezzo. Entro la fine di giugno, per permettere ai consumatori di orientarsi meglio nella piccola e grande distribuzione, uscir anche una app a cura del Ministero dello Sviluppo Economico per tablet e smartphone dove verranno elencati tutti i prodotti kosher italiani in commercio con relativa certificazione. Un business salutare. Secondo la societ di consulenze Lubicom, circa 35 milioni di persone nel mondo acquistano prodotti kasher, per un giro daffari che solo negli Stati Uniti ha sfiorato nel 2015 i 15 miliardi di dollari con una crescita del 15 per cento annuo. Anche il mercato del vino kasher non risente della crisi. Forse anche perch d la certezza che il vino viene fatto effettivamente con gli acini duva e non, come capitato in qualche truffa recente con acqua e zucchero fermentati. Secondo il sito WineNews nel giro daffari da 28 milioni di dollari dominano i produttori di vino dItalia, Francia, California e Israele. Chi scegli questa alimentazione.La maggioranza di chi si affida al kasher non lo fa per osservare le leggi alimentari della Bibbia ma per ragioni etiche, mediche e di benessere. Quando ho scoperto di essere incinta - scherza Jacqueline Fellus, assessore alla kasherut dellUnione delle comunit italiane che si fortemente impegnata per la realizzazione del marchio K.it il dottore mi ha elencato i cibi da evitare. Ma essendo ebrea non ce n stato bisogno: maiale e molluschi non li mangio comunque. Le regole della kasherut.Non semplice orientarsi fra le tante regole della kasherut. Gli ebrei considerano impuri crostacei e molluschi, specie che filtrano e trattengono le impurit del mare. Non mangiano neanche equini, suini, scimmie, rettili e insetti, molti dei quali, nutrendosi di carcasse di animali potrebbero essere portatori di batteri. Uno degli aspetti pi interessanti di questo regime alimentare - dice Jacqueline Fellus che ha anche firmato lintroduzione dellaDieta kasher(edizioni La Giuntina) - che il rabbino controlla che ogni bestia da macellare sia sana, con i polmoni integri e non abbia ferite. Una garanzia per la salute di cui qualcuno si era gi accorto nel passato. Allepoca delle peste, per esempio, i cristiani pi abbienti acquistavano i cibi kosher proprio per evitare il contagio. Tracciabilit e trasparenza.La crescita vorticosa del consumo kosher dipende da diversi motivi. Uno dei punti di forza la tracciabilit e la trasparenza che interessa un pubblico ben pi vasto dei circa 24 mila ebrei che vivono in Italia (dato Ucei). Consumatori attenti che vogliono capire bene ci che mettono nel piatto. Poich gli ebrei non possono mescolare carne e latte, controllano non solo il prodotto finito ma tutta la filiera: dagli ingredienti, alle aziende che si occupano dei vari passaggi di trasformazione fino alla messa in vendita. Questo controllo meticoloso intercetta le esigenze di chi soffre di intolleranze o, ancora di pi, di allergie al latte che possono avere conseguenze gravi come lo shock anafilattico. N carne, n latte.La doppia certificazione kosher parv - riferita a quei cibi neutri che non contengono n carne n latte - una garanzia sia per chi ha problemi di salute sia per vegani e vegetariani perch implica la totale assenza di carne, di latticini e delle proteine che li compongono. La carne assente anche dai prodotti chalav a base di latte. Chi deve evitare i lieviti, invece, riconosce pane azzimo, biscotti e tortini che rispondono a queste caratteristiche grazie al marchio kasher le Pesach. Il popolo del libro li consuma solo nella settimana della Pasqua ma si possono trovare tutto lanno anche al supermercato. Le regole della macellazione.La legge del Deuteronomio stabilisce che ogni animale deve essere rispettato. Si pu uccidere una mucca, un pollo o un vitello ma solo se serve per sfamarsi. E con una tecnica, il taglio della giugulare, che lo faccia soffrire il meno possibile. Ecco perch gli animalisti non troveranno mai coloranti, additivi o conservanti di origine animale aggiunti alla polpetta o alla bistecca visto che servono solo ad abbellire e rendere pi appetibili gli alimenti. Lesercito dei seguaci della dieta biblica pu comprendere anche mussulmani, induisti e avventisti del settimo giorno che hanno alcuni tab alimentari molto simili a quelli della religione ebraica, fra tutte la pi restrittiva. Ma non la salvezza dellanima il core business del kosher, bens il desiderio di affidarsi a un controllo pi certo e rigoroso. Il rabbino, a differenza dellAutorithy percepito come unentit super partes, al riparo da conflitti di interesse. Per chi religioso, mangiare cibi non kosher un peccato grave, ecco perch la nostra certificazione cos scrupolosa. Ogni anno visitiamo le fabbriche e facciamo controlli a sorpresa. Chi sgarra fuori.
Silvia Luperini


13 Giugno 2016, ore 11:32

CORRIERECONOMIA - CORRIERE DELLA SERA

Arrivano dallaltro lato del Brennero. In tasca non hanno una copia di Viaggio in Italia di Goethe ma il pi famoso testo di un tedesco sul nostro vino, Guida spirituale alle osterie italiane di Hans Barth, giornalista e filosofo. Lepidissimo e dissertissimo libro, secondo la prefazione di Gabriele DAnnunzio del 1910. E guidati da dallidea del Vate che il vino per luomo di bello spirito e vietato al balordo, tedeschi e austriaci acquistano sempre pi spesso cantine del Belpaese. Dalla Toscana al Lazio, ma non solo. Lultimo, come ha scoperto WineNews (lagenzia di Alessandro Regoli, con sede a Montalcino, che tiene sotto controllo ogni giorno quello che accade nel settore del vino), stato Stanislaus Turnauer, limprenditore austriaco di Costantia Industries (700 milioni di fatturato nel campo dei nuovi materiali). Ha puntato su Bolgheri, patria dei Super Tuscan, conquistando la maggioranza di Tenuta Argentiera, 75 ettari di vigneti dalla collina al mare. Ai tempi degli etruschi qui cerano miniere dargento, ora le vigne sono diventate doro, un ettaro vale anche pi di mezzo milione. Corrado e Marcello Fratini, del gruppo Fingen (outlet e moda), mantengono la quota di minoranza e un ruolo nel management nellazienda che custodisce 1.200 barrique di rovere francese per affinare il Merlot Giorgio Bartholomus, il Cabernet Frane Lavinia Maria, il Bolgheri Superiore Argentiera e il Bolgheri Villa Donoratico. Lavanguardia degli sbarchi tedeschi in Toscana stato il gallerista Peter Femfert. Era il 1982. Femfert, con la moglie, la storica veneziana Stefania Canali, divent il proprietario della Fattoria di Nittardi, luogo magico con 29 ettari di vigneto. Ora alla guida c il figlio Leon, che ha rilanciato i vini storici, come il Chianti Classico Casanuova. Sembrava un caso isolato, invece il numero degli imprenditori aumentato. Nathan Gottesdiener (moda), dal 2011 con Massimo Ruggero, ha fondato Siddura, che da Luogosanto, nel cuore verde della Gallura, in Sardegna, produce grazie a 29 ettari di piante i Vermentino Maa e Bru e i rossi Bacco, Tiros ed Erema. Non solo lamore per il paesaggio italiano a far aprire il portafogli di chi investe. I buoni contatti con il Paese dorigine favoriscono lexport verso un Paese che importa vino italiano per circa 900 milioni di euro lanno. Si acquista un podere, un casale, una vigna, per realizzare un sogno e trarne i frutti, sintetizza Anton Brner, 61 anni, presidente della Bga, la federazione dei commercianti allingrosso, capo di un gruppo con 650 dipendenti a Ingolstadt, un uomo in rapporti pi che buoni con la cancelliera Angela Merkel. Marito della piemontese Anna, ha puntato, nel 2004, su 80 ettari vitati e 10 ricoperti di olivi a Velletri, con lidea di creare grandi vini laziali da portare nel mondo. Gli dicevano che era un progetto impossibile, per un tedesco poco incline allo slalom nella burocrazia italica. Invece, da cinque anni, c riuscito. Pi a Nord, tra Firenze e Volterra, un connazionale di Brner, Stefan Neuhaus, ha ridato vita al borgo di Castelfalfi, con cantina e frantoio, lo stesso in cui venne girato il Pinocchio con Roberto Benigni: nel marzo prossimo saranno ultimati i lavori di un nuovo hotel a cinque stelle. E, sempre in Toscana, la famiglia Rothenberger di Francoforte (un miliardo di fatturato tra meccanica e immobili) ha acquistato i 22 ettari della cantina Icario a Montepulciano, la zona del Nobile. Tutti imprenditori forse ispirati, proprio come Barth descritto da DAnnunzio, da una Musa goliardica (e dai buoni affari).
Luciano Ferraro


07 Giugno 2016, ore 15:04

ANSA

Vini Bishops Vineyard da vigneto cimitero californiano, e possibilit di accoppiare lapidi-vigneti ... La Diocesi di Oakland ha deciso di sfruttare il vigneto presente nel cimitero dello Holy Sepulchre presso San Francisco consentendo ai familiari di un defunto di farlo seppellire a fianco di un filare di Chardonnay o di Pinot Noir, come riportato dal New York Times (www.nytimes.com) e segnalato dal sito Winenews.it. La scelta delle viti fu originariamente presa per motivi eminentemente economici e pratici, dato che era unalternativa pi a buon mercato e - dato non secondario in uno Stato di frequente attanagliato da siccit notevoli - con un minor consumo di acqua; da allora, per, i filari dello Holy Sepulchre sono stati capaci di dare vita a nettari da premio, e anche un aspetto meno intimidatorio e triste al cimitero stesso, nelle parole del Vescovo, Michael Barber. Che ha aggiunto, perdipi, che la storia di quei 16 ettari di vigneti un po come il miracolo di Ges quando ha tramutato lacqua in vino, riferendosi al successo di critica e commerciale dei vini ora venduti con letichetta Bishops Vineyard. Etichetta i cui vini provengono non solo da quel cimitero, ma da altri due, dato che lo Holy Sepulchre ospita Chardonnay, Pinot Noir e Primitivo, lo Holy Cross di Antioch Cabernet Sauvignon e Zinfandel e al cimitero di Saint Josephs, a San Pablo, sono stati piantati filari di Pinot Noir, Merlot e Sangiovese. Altro dato non secondario, linsolita accoppiata lapidi-vigneti attira visitatori, e di conseguenza, modi alternativi e innovativi di coprire i costi di manutenzione: I cimiteri - ha commentato Keith Eggener, professore di Storia dellArchitettura alla University of Oregon e studioso della materia - sono storicamente sempre stati considerati un ornamento di prima classe per una citt ed erano pieni di sentieri meravigliosi, al punto che era comune visitarli con degli ospiti e farci dei picnic. E adesso stanno tornando su quella strada.


05 Giugno 2016, ore 17:22

LA REPUBBLICA FIRENZE

Dallestero a caccia dellultima vigna ... Nordamericani e argentini, britannici, tedeschi e austriaci, industriali e fondi di investimento, il grande capitale internazionale non molla la presa sullimpresa vitivinicola toscana. Nei primi cinque mesi di questanno la caccia a cantine e vigne si intensificata. Tanti affari fatti, molti altri in bilico. Perch se la domanda alta, lofferta lo ancora di pi. Non c azienda che non sia in vendita, il problema far incontrare la richiesta economica, solitamente elevata, con la disponibilit della controparte, racconta un addetto ai lavori. Costi di produzione alti, indebitamento pesante, flussi di cassa complessi, spingono molti proprietari a mettere sul mercato cantine ed ettari di vigne, per approfittare dei valori alti di mercato e dellinteresse del capitale internazionale. E cos dal Chianti si segnala lo straordinario attivismo del petroliere argentino Alejandro Bulgheroni, che non si ferma pi dopo aver comprato nel 2012 lazienda agricola Dievole di Castelnuovo Berardenga: vigne e olivi, il gruppo Nuevo Maniantal acquista ettari su ettari da grandi e piccoli produttori con obiettivo di creare un Granducato agricolo: portare da 95 a 200 ettari i vigneti di propriet entro il 2020, spingere sullacceleratore della produzione di extravergine di qualit, raddoppiare nellarco di un pugno di anni il fatturato oggi a sei milioni di euro. Un altro caso quello di Patrice Taravella, imprenditore con base in Sudafrica, che dopo aver acquistato nel 2014 Vignamaggio, storica villa dei Chianti Classico appartenuta alla famiglia de La Gioconda, viene indicato come impegnatissimo in queste settimane in la vori di ammodernamento. Intanto WineNews, il sito specializzato che primeggiata in anteprime sulle acquisizioni, alza il velo sullidentit dellindustriale che nelle settimane scorse ha rilevato il controllo dei 75 ettari della Tenuta dellArgentiera a Bolgheri da Corrado e Marcello Fratini, che rimangono soci di minoranza. E Stanislaus Turnauer, imprenditore austriaco proprietario di Constantia Industries, gruppo da 700 milioni di fatturato che opera nei settori dei materiali innovati, dei macchinari per lindustria, dello sport e degli aerei. E poi, a Montalcino, patria del Brunello, la famiglia Eichbauer, nome top delledilizia in Germania e fondatrice dei ristorante Tantris di Monaco (bistellato Michelin), ha comprato in questo scorcio di 2016 Podere Salicutti, 11 ettari, di cui 3,7 di vigneto (2,1 a Brunello), dalle mani dei fondatore, Francesco Leanza. Sempre in questi primi mesi dei 2016, a Montepulciano, terroir del Nobile, il Gruppo Schenk, fondato in Svizzera nel 1893 da Arnold Schenk e oggi tra i leader del vino italiano ed europeo, ha acquistato lazienda agricola Lunadoro, oltre 50 ettari di terreno, di cui 12 vitati, tutti iscritti a Nobile. stato preceduto pochi mesi prima dai Rothenberger, che con la Herbert Rothenberger Holding sviluppano un business intorno al miliardo di euro nei settori della meccanica, della tecnologia per lambiente e del real estate, che a Montepulciano hanno fatto shopping della cantina Icario (22 ettari di vigneto). Lamericano Gary Rieschel ha rilevato a Montalcino La Cerbaiona, 14,6 ettari, dei quali 3,2 ettari a vigneto, di cui 1,7 a Brunello, i restanti a bosco e uliveto. Sul mercato ci sono anche propriet che fanno capo alle grandi firme della produzione enologica toscana. Come i Biondi Santi, fondatori del Brunello con Il Greppo e avanguardia nei Super Tuscany con Montepo a Scansano (tra gli ultimi corteggiatori ci sarebbe un fondo britannico). E come alcuni possedimenti dei Mazzei, proprietari di Fonterutoli, che avrebbero raggiunto con le banche un accordo di ristrutturazione del debito con omologa di fronte al giudice, e quindi il congelamento dellesposizione, ma che dovranno monetizzare alcuni beni nellarco di pochi anni.

IL BRUNELLO
In cima alla classifica dei prezzi per ettaro di vigna in Toscana resta ancora Montalcino dove un ettaro di viti a Brunello oscilla tra i 350.000-400.000 euro

BOLGHERI
Il borsino dinizio anno dava a 250-300.000 euro il valore di un ettaro di vigne a Bolgheri, ma ora WineNews rilancia a 350-500.000 euro (nella foto grande lArgentiera)

CHIANTI CLASSICO E NOBILE
A Montepulciano un ettaro di vigneto di Nobile vale 150-200.000 euro, poco meno il valore delle viti di Chianti Classico (nella foto piccola bottiglie di Dievole)


01 Giugno 2016, ore 15:49

LA NAZIONE/IL GIORNO/IL RESTO DEL CARLINO

il sogno proibito di tutti i viticoltori. Una pianta sempre sana, super-resistente alle malattie e agli attacchi dei parassiti, e soprattutto alle sempre pi frequenti stranezze del clima. Una vite che cresce sana con i suoi grappoli in barba a peronospora e oidio, a muffe e funghi. E senza quindi bisogno di trattamenti, che anche nel campo del biologico - pratica sempre pi diffusa qualche volta devono ricorrere per forza anche alla chimica. Un mostro geneticamente modificato? Niente affatto: una pianta che qualcuno ha gi creato, e che in fondo non inventa nulla di nuovo, perch chi produce vino sa benissimo che cos la selezione clonale, fino dai tempi delle pi empiriche selezioni marsali, quando in ogni generazione si prendeva la pianta pi forte e si faceva riprodurre. A parlare Giovanni Busi, presidente del Consorzio Chianti, il pi grande del Vigneto Toscana, un terzo dei vini a denominazione, 15mila ettari, 840mila ettolitri, 3.600 aziende. E entusiasta di questo concetto di viticoltura 3.0: ci entrato in contatto a Vinitaly, grazie ai Vivai Cooperativi Rauscedo (dellomonimo paese friulano), da ottantanni nel campo della viticoltura, 3.700 ettari in cui si allevano 80 milioni di innesti-talea, e con una capacit di stoccaggio di 70 milioni di barbatelle in frigorifero. Un sogno. Non si altera nulla - osserva Busi - e si fanno al massimo due trattamenti in un anno. Sarebbe splendido, anche nei confronti di chi abita vicino alle vigne, dellopinione pubblica che a volte ci considera inquinatori, dei movimenti ambientalisti.... Il inondo del vino toscano sta per prenderne atto anche in forma ufficiale: lo stesso Giovanni Busi annuncia che il 7 giugno porter la questione nel consiglio damministrazione di AviTo, il consorzio dei consorzi nato per fare fronte comune sui mercati, nella ricerca e di fronte agli enti pubblici. Appunto. Perch il problema che in Toscana non si pu. Come del resto in Piemonte: la Regione che deve autorizzare questo nuovo sistema. Ma prima bisogner capire dalla sperimentazione se la qualit del prodotto resta come minimo inalterata: lassessore regionale allagricoltura Marco Remaschi invita alla prudenza. Anche se, ammette, siamo attenti ai risultati della ricerca, nellottica di aprire nuove opportunit: non si pu opporsi a risparmi ambientali ed economici, ma dobbiamo essere certi di fare la cosa giusta. Una riflessione comunque in ogni caso dietro langolo. Anche grazie allesempio, riportato dal sito WineNews, tra i pi seguiti nel mondo del vino, delle grandi griffe, che gi da tempo hanno creato i propri cloni aziendali: sono riconosciuti i casi dei due cloni distinti, il C RA-BR 1141 (acronimo del Centro per la Ricerca in Agricoltura - Barone Ricasoli) con il numero 1141 che vuole ricordare larrivo e linsediamento della famiglia Ricasoli a Brolio, e C RA-BR 1872 , lanno in cui il Barone Bettino Ricasoli norm la formula del Chianti. Come detto, per, esistono altri cloni legati al lavoro delle aziende, come i tre di Sagrantino registrati da chi, storicamente, il rosso umbro lha riscoperto, ripensato e rilanciato: Caprai, che nel 2003, insieme allUniversit di Milano, ha tipizzato lUnimi - caprai -25 anni. Poi le tipizzazooni di Biondi Santi in Toscana. Ricordando il lavoro fatto con Banfi a Montalcino, il professor Attilio Scienza, docente di enologia alluniversit di Milano, commenta: Il Sangiovese stato a lungo trascurato dalla ricerca. LAgricoltura 3.0 pronta a dare una mano.
Paolo Pellegrini


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Vinitaly @Expo Milano 2015 - #vino2015

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