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Winenews visto dagli altri... Quotidiani, magazine, tv e radio che parlano di noi

08 Aprile 2016, ore 11:38

CORRIEREFIORENTINO

Vinitaly, la Toscana si fa bio ... Anche questanno la Toscana entra metaforicamente a spalle larghe al Vinitaly. E la regione con pi cantine al seguito, 701, (594 quelle piemontesi), come si legge sul sito della grande kermesse, che si terr a Verona dal io al 13 aprile. LOsservatorio sulla stampa estera di Klaus Davi, ha da poco reso noto fra laltro uno studio, secondo il quale tra il 2014 e il la presenza del vino toscano sulle pagine delle principali testate straniere ha fatto registrare un aumento del 16,2%, con 365 articoli contro i 314 del 2014. Il Consorzio Chianti Classico celebra questanno a Verona i suoi 300 anni: 115 le aziende che saranno presenti, in degustazione 225 etichette, di cui 47 di Gran Selezione, la nuova tipologia di Chianti Classico sul mercato da due anni, ma gi ricercata dal mercato straniero. Si parla cli una crescita delle vendite (di tutti i prodotti, non solo le riserve) dell8% nel 2015, trend confermato dal pi 6% dei primi mesi dei 2016, fanno sapere dal Consorzio. Merito della forte vocazione allexport, oggi a quota 80% - afferma il presidente Sergio Zingarelli - ma anche della ripresa del mercato interno, tornato a crescere (pi 2%) dopo svariati anni di stasi. La partecipazione al Vinitaly sar anche loccasione per ribadire e portare avanti il progetto di candidatura del territorio del Chianti Classico a Patrimonio dellUmanit. Il Consorzio a tutela del Morellino di Scansano si far invece portabandiera dellespressione vitivinicola della Maremma. La tendenza, che si manifestata pi forte che mai in questi ultimi anni, quella del biologico. La notizia ci arriva dal Consorzio del Chianti dei Colli Fiorentini. E salito infatti ormai al 25% il numero di aziende del Consorzio con certificazione biologica. Una crescita importante che ha visto, pionieri in Toscana, due realt che hanno sposato da tempo le regole dellagricoltura biologica: Tenuta San Vito di Montelupo Fiorentino dal 1982, Fattoria San Michele a Torri di Scandicci dal 1993. A queste bisogna aggiungere quelle in conversione - una fase che secondo la normativa europea dura tre anni -, nonch un nutrito gruppo di realt che ha scelto invece di percorrere la strada della lotta integrata, un sistema agricolo a basso impatto ambientale. Questo approccio complessivo, che mette al primo posto la sostenibilit ambientale, molto sentito anche tra le aziende pi giovani che fanno parte da poco del Consorzio Chianti Colli Fiorentini, alcune delle quali hanno trovato nel variegato mondo che ruota intorno al cosiddetto movimento dei vini naturali la dimora ideale nella quale comunicare le proprie scelte e convinzioni. Tra le aziende del Consorzio questa ormai diffusa e sempre pi sentita esigenza di avere un approccio il pi rispettoso possibile nei confronti della propria terra e dellambiente circostante - dichiara la presidentessa Marina Malenchini - dimostrata anche da un modello di conduzione della propria realt che possiamo definire olistico. Nei Colli Fiorentini molte delle recenti iniziative intraprese, infatti, mirano a tutelare lambiente nel modo pi omnicomprensivo possibile, ponendo attenzione a molti aspetti, non solo a quelli agricoli. Per esempio - continua la presidente - nel 2015 liniziativa promossa dalla provincia di Firenze denominata Waste-less in Chianti, ha permesso di ridurre laccumulo di rifiuti di i.o kg pro-capite. il meglio dei vini naturali e bio si potranno assaggiare nello stand del Vivit, ovvero Vigne Vignaioli Terroim, nel padiglione 8 (dalle 9,30 alle i8). Il Vivit riunisce produttori di tutto il mondo che vogliono esprimersi nella trasparenza, nellautenticit e nellindividualit. I vini vogliono essere lespressione autentica del territorio che li produce. Qui metteranno in assaggio i loro vini Stefano Amerighi, Giovanni Borella (azienda Casale), la Leccetella, Vai delle Corti, Caiarossa, Campinuovi, Candiale, Canneta, Carusvini, Casa LudII, Castellani, Castello di Ripa DOrcia, Ceralti, Civettaio, Trambusti, Dalle Nostra Mani, Castellina, Montechiari, Poggiopiano, La Maliosa, ll Paraclisodi Manfredi (grande Brunello), Le Cinciole, Le Raguaie, Ottomani, Concori (grande Pinot Nero), e molti altri. il padiglione toscano per eccellenza il numero 9, dove si riunir la maggior parte dei produttori, ma alcuni altri saranno dislocati nel padiglione 7, come Petra. Diversi vini festeggeranno il loro anniversario, come Tenuta Argentiera che far alzare i calici ai fratelli Fratini (che WineNews d in trattativa con un imprenditore austriaco) per la decima annata del loro Doc Bolgheri Superiore. Castello del Terriccio, con i vini firmati da Carlo Ferrini, annuncer anche la nuova edizione del proprio Premio Letterario. Un modo per dimostrare che alla fine, gira e rigira, il vino pur sempre cultura a tutti gli effetti.
Helmut Failoni


08 Aprile 2016, ore 11:22

LA NAZIONE/IL GIORNO/IL RESTO DEL CARLINO

Produzione, siamo primi al mondo. Boom delle bollicine, bene i rosati ... L11 aprile sul palcoscenico del Vinitaly il premier Matteo Renzi sar a tu per tu con Jack Ma, il guru di Alibaba, il colosso delle-commerce, il secondo uomo pi ricco della Cina. Un winelover il miliardario cinese, appassionato di vino francese, con i rossi bordolesi nel cuore. Ha appena comprato proprio nella regione di Bordeaux per 16 milioni di euro la tenuta Chteau de Sours, un vigneto che esporta soprattutto vini ros in Gran Bretagna con annesso castello del XVIII secolo con 85 ettari di vigneto. Lossessione dei nuovi ricchi cinesi per la Francia enologica ha del patologico. Jack Ma non certo il primo cinese a fare shopping a Bordeaux dove sono gi una cinquantina gli chateaux finiti sotto il controllo del Dragone per una estensione pari all1,5% dei vigneti della regione. Ma gli investitori cinesi puntano anche sul sud della Francia, ad esempio sui vigneti emergenti e assai meno costosi del Languedoc Roussillon. Il risultato che quasi il 50% di tutte le importazioni di vino oltre la Grande muraglia batte bandiera transalpina, soprattutto rossi. Cosa dir Renzi a Jack Ma? Cercher di convincerlo che i nostri grandi rossi nulla hanno da invidiare a quelli di Bordeaux e Borgogna sul piano della qualit ma con un plus importante: il rapporto qualit/prezzo, a nostro vantaggio. Nei piani di Jack Ma c una piattaforma di vendite on line per i vini francesi, dopo quella per i californiani. Chiss che dalla visita a Vinitaly 2016 non nasca lidea di unaltra piattaforma per i vini italiani... sarebbe un grande successo visto che i nostri vini crescono forte in Cina ma partono da una quota di mercato minoritaria (6-7%) e hanno bisogno di una spinta importante sul piano commerciale. Mai come adesso lItalia del vino ha le carte in regola sul piano della qualit e dei numeri. Il sistema vitivinicolo italiano nel suo complesso (dati Ismea) vale oltre 14 miliardi di euro, con un export che nel 2015 ha raggiunto il record storico di 5,4 miliardi di euro. Siamo i primi produttori di vino al mondo ma, quel che pi conta, i secondi esportatori dopo la Francia. La nostra produzione certificata (Dop e Igp) conta 523 riconoscimenti, e una produzione che, pur non esprimendo ancora tutte le sue potenzialit, arriva attorno al 50% del totale in volume con un valore attorno ai 7 miliardi di euro, mentre lexport di vini Dop e Igp raggiunge i 4,3 miliardi di euro, in pratica l80% del totale. Nella corsa allexport primeggia il Veneto del Prosecco con quasi 1,5 miliardi, seguito a ruota dal Piemonte di Barolo, Asti e Barbaresco e dalla Toscana dei rossi Chianti e Chianti Classico, Brunello e Nobile. Le due aree - chiave del mercato globale del vino, riferisce il sito WineNews, sono Asia e Nord America, capaci di crescere e sopperire ai limiti dellEuropa dove i consumi sono in drastico calo. In Italia sono scesi al minimo storico di 36-37 litri pro capite; in pratica lexport per noi una necessit vitale. A questa caduta dei consumi si cerca di porre argine con nuove strategie di marketing, la caccia a nuove fasce di consumatori e il lancio di nuove mode. Per cui il 2016 vedr la conferma del boom delle bollicine (Prosecco ma anche i metodo classico Trentodoc e Franciacorta) , la crescita dei vini rosati di qualit, non pi prodotti di serie B ma veri e propri vini strutturati con una loro identit, il `dolce stil novo dei grandi rossi piemontesi, toscani e veneti sempre pi giocato sulleleganza e meno sulla potenza. Si punta anche sulla riscoperta dei bianchi del Centro-Sud, giovani, freschi e facili da bere, mentre si consolida la moda del vino bio, una nicchia in forte crescita.
Lorenzo Frassoldati


08 Aprile 2016, ore 11:20

IL SOLE 24 ORE

Il vino italiano cresce su tutti i fronti ... Il vino come metafora del quadro economico che vorremmo in Italia: nel 2015 il business del vino ha generato una crescita del fatturato del 4,8%, dellexport del 6,5% e del mercato domestico del 3,1%, mentre loccupazione salita del 2,4% con un boom degli investimenti: +18%. Per lanno in corso, il 92% delle cantine prevede un fatturato in salita. Il bilancio delle societ del vino tracciato dal rapporto 2016 dellArea studi di Mediobanca ricco di luci: sotto la lente sono 136 societ produttrici con fatturato superiore a 25 milioni. Il rapporto Mediobanca sottolinea che nel 2015 lo sviluppo del fatturato dei big arrivato soprattutto dallexport, soprattutto dal traino del Prosecco (+10%) che ha venduto oltre confine il 15,2% in pi. Meno dinamici i vini non spumanti: +3,7% complessivo, +5,1% lestero. Secondo, le stime del Consorzio del Prosecco, nel 2015 sono state imbottigliate 356 milioni di bottiglie, +15%. Il 72% allexport. Il boom del Prosecco (piacevole e dal prezzo accessibile) esige investimenti e questi sono balzati per gli spumanti del 37,2%, ma, in generale, secondo Mediobanca, tutto il settore del vino rimane un grande investitore: in crescita del 18% intorno a 290 milioni. Nella classifica delle destinazioni si consolida il Nord America ma crolla lAsia. Il Nord America mette a segno una crescita robusta del 13,3%, con un peso del 34% sullexport totale, mentre lAsia arretra del 10%, con una quota che vale appena il 3,9%. In particolare, i dati generali indicano che lanno scorso limport della Cina balzato del 60% a 1,8 miliardi ma che lItalia ha sottoperformato con un +15% a 91 milioni , contro il +60% dei leader francesi a 814 milioni. Credo che sia solo una questione di tempo - osserva Piero Antinori presidente della cantina omonima - Anche negli Usa il vino italiano stent allinizio, salvo poi diventare leader. In Cina accadr lo stesso: del resto in Giappone e Corea andiamo benissimo. Il principale sbocco del vino italiano (che nel complesso esporta per 5,4 miliardi) restano i Paesi della Ue (51,5% del totale), che per, in quanti Paesi maturi, hanno un ritmo pi modesto: +3,7%. E nel 2016? iniziato bene ma sar difficile replicare la straordinaria performance dellanno scorso - commenta Lamberto Frescobaldi, contitolare della cantina toscana - Anche perch contavamo sul Brunello di Montalcino 2010. Oggi abbiamo il 2011 che per stanno iniziando ad apprezzare. Frescobaldi conferma la trattativa per lacquisto della tenuta LogoNovo a Montalcino con 17 ettari vitati (anticipata da WineNews diretto da Alessandro Regoli). Abbiamo firmato il preliminare - precisa Frescobaldi - e la settimana prossima contiamo di formalizzare la transazione. Sul fronte del Prosecco registriamo un +21% nel primo trimestre precisa Giancarlo Moretti Polegato, presidente di Villa Sandi. E lincognita aumento dei prezzi (fino a un euro sullo scaffale)? Negli Usa - spiega Moretti Polegato - laumento stato annullato dal super dollaro mentre in Gran Bretagna e in Germania dobbiamo attendere le vendite del dopo Pasqua per valutare eventuali effetti. Nel 2015 Cantine Riunite-Giv, con 547 milioni di fatturato (+2,7% sul 2014) si conferma il maggiore gruppo italiano. Sul secondo gradino rimane la cooperativa emiliana Caviro con 300 milioni (nonostante una perdita del 4,4%) mentre prosegue la crescita di Antinori (+8,7%) che conquista la terza posizione (202 milioni), primo gruppo italiano non cooperativo. Ancora meglio fa Zonin che diventa il quarto gruppo con 183 milioni (+14,3% sul 2014). Il record di crescita nel 2015 va alla cooperativa trevigiana La Marca che passa da 60 a 76 milioni (+25,1%), seguita da Ruffino, da 81 a 94 milioni (+17%). Se invece si considera lexport, sul podio sale Botter: realizza oltreconfine il 94,5% del fatturato, seguita da Ruffino (93,1%), Fratelli Martini (88,8%) e Masi Agricola (88,4%). Peraltro Masi Agricola insieme a Italian Wine Brands sono le le prime societ del settore quotate in Italia. Investire nel vino in Borsa sembra un ottimo affare: da gennaio 2001 lindice di Borsa mondiale del settore vinicolo cresciuto del 449% (moltiplicando di 4,5 volte il suo valore), ben al di sopra delle Borse mondiali che hanno segnato un pi modesto +86%.
Emanuele Scarci


07 Aprile 2016, ore 10:25

IL GIORNALE

Mezzo secolo di vini in cinque etichette ... Il Vinitaly che inizia domenica a Verona festeggia i 50 anni che hanno cambiato il vigneto Italia ... Nel 1966 nascono le prime denominazioni di origine controllata italiana e lanno dopo a Verona ecco la prima edizione del Vinitaly. Che non si chiamava ancora cos (allepoca si parlava di Giornate del vino italiano) ma il senso era quello. Non serve la calcolatrice per capire che quella chi si inaugura domenica alla fiera di Verona in grande stile (il taglio del nastro sar del presidente della Repubblica Sergio Mattarella, mentre luned 11 ci sar il premier Matteo Renzi, che probabilmente non vede lora di cambiare per qualche ora il liquido dei suoi pensieri, dal petrolio al vino) ledizione numero 50 della prima kermesse italiana. E grazie al lavoro compiuto da WineNews per Veronafiere possibile tracciare una storia dei primi veri cinquantanni del vino italiano moderno. Quelli che hanno portato il nettare di bacco, che allora era per lo pi un integratore calorico a basso prezzo, in un fenomeno globale del made in Italia, capace di fatturare ogni anno 5,1 miliardi di export. E di richiamare a Verona nei quattro giorni di Vinitaly - dal 10 al 13 aprile - quasi 60mila operatori (oltre a tantissimi appassionati) che troveranno oltre 4mila espositori. La verit che il vino pu essere un ottimo strumento per capire e analizzare gli ultimi cinque decenni di vita italiana. Vita e vite a braccetto. Il vino in realt ha fatto boom molto pi tardi rispetto allItalia, che nel 1967 aveva gi vissuto il suo boom e anzi stava gi invertendo la marcia, mentre il vino era ancora un alimento povero sia da un punto di vista prettamente economico sia da quello organolettico. Ci sarebbero voluti almeno ventanni perch il vino diventasse qualcosa di paragonabile a quello che oggi: oggetto di un consumo consapevole, a volte vagamente saccente, di certo assai modaiolo. In mezzo c stato lavvento delle denominazioni, che pure con qualche eccesso di burocratismo e di eccessiva proliferazione numerica molto ha fatto per limporsi della qualit; lo scandalo del metanolo che ha dapprima riempito le cronache di morti e poi ha costretto tutto il mondo enologico italiana a guardarsi dentro e a crescere davvero; la rinascita seguita ai misfatti; limporsi del vino come consumo edonistico e culturale; la moda della sommellierie diffusa e della gadgettistica: decanter, bicchieri di ogni foggia nelle vetrinette, apribottiglie a energia atomica, salvagocce, raccoglitori di etichette, termometri, raccoglitori di capsule. Noi, da parte nostra, affrontiamo questi cinque decenni scegliendo una etichetta per ognuno di essi. Un viaggio lungo mezzo secolo. Che merita almeno un brindisi. Anzi, cinque.
Andrea Cuomo


06 Aprile 2016, ore 11:32

IL SOLE 24 ORE

Il trend? Quotazioni da grande artista per le aste enoiche il business sempre pi a stelle e strisce, il fatturato del settore a livello mondiale, secondo unanalisi del magazine Usa Wine Spectator, nel 2015 stato di milioni di dollari in lieve calo (-1%) rispetto allanno precedente. Un risultato che il frutto della grande crescita registrata dalla piazza di New York (+27%) bilanciata dalla flessione di Ginevra e Londra (il cui giro daffari congiunto calato del 14%) e di Hong Kong (-4%). Fra le singole case dasta, secondo i dati riportati dal sito specializzato WineNews, il primato va ad Acker Merral & Condit che ha raccolto nel 2015 69,9 milioni di dollari, seguita da Sothebys con 60,4 milioni, Christies con 57,2, Zachys con 55,5 e Hart Davis Gart con 41,5 milioni. Grande novit registrata nel corso del 2015 nel mondo delle aste del vino data dalla crescita delle vendite effettuate direttamente dalle cantine in risposta al problema sempre pi sentito della contraffazione di bottiglie di grande valore. Va ricordata ad esempio lasta di diverse bottiglie di Chateau Mouton-Rothschild effettuata da Sothebys a Hong Kong che ha realizzato complessivamente 4,1 milioni di dollari. Grande successo nelle aste 2015 per i vini di Bordeaux che rappresentano in quantit il 50% dei top brand battuti allasta anche se coprono il 27% del fatturato contro il46% invece dei vini di Borgogna. E gli italiani? I pi battuti sono - neanche a dirlo - Sassicaia, Masseto, Ornellaia, Biondi Santi e Gaja. Da Sothebys a Londra ad esempio un lotto di 6 bottiglie di Sassicaia 1988 stato venduto a 1.586 sterline, 6 bottiglie di Masseto 2001 sono state battute a i.o8i sterline mentre per aggiudicarsi 6 bottiglie cli Ornellaia 1988 sono state necessarie 729 sterline. Da Christies a New York, invece, sempre nel corso del 2015,12 bottiglie di Sori San Lorenzo 2000 di Angelo Gaja sono state vendute a 3.185 dollari, due doppie magnum di Masseto 2001 a 2.695 dollari e 12 bottiglie di Brunello di Montalcino 1990 di Biondi santi a 2.205 dollari.


01 Aprile 2016, ore 17:58

ANSA

Vino: WineNews, vendemmia gi nel vivo nellEmisfero Sud. Da Cile a Nuova Zelanda,le previsioni di Marone Cinzano,Antinori ... Facendo un giro tra i social network, dai profili dai vignaioli del Belpaese iniziano a campeggiare, orgogliose, le foto delle prime gemme, che rappresentano, simbolicamente, il risveglio della vite, e linizio del periodo vegetativo. Nellemisfero Sud, per, la musica diversa, e la vendemmia gi entrata nel vivo, dal Cile alla Nuova Zelanda, dove si pu gi delineare un quadro di quella che sar lannata 2016, seppur parziale ed in continua evoluzione. Guardando proprio a quelle realt che, nel Nuovo Mondo enoico, hanno unanima italiana, come Via La Reserva del Caliboro (www.caliboro.com), lazienda cilena del Conte Francesco Marone Cinzano, proprietario, nella terra del Brunello, a Montalcino, di Col dOrcia. Sotto la cordigliera delle Ande, nella Valle del Maule, uno dei terroir pi vocati del Paese, la vendemmia in pieno fermento - come racconta a WineNews il Conte Marone Cinzano - ma si pu gi tracciare un primo bilancio: landamento climatico stato ottimale, cos come la qualit delle uve che stanno arrivando in cantina, e le escursioni termiche garantiscono unannata, la 2016, particolarmente fresca e piacevole. Del resto, siamo in una regione in cui piove molto poco - spiega ancora Marone Cinzano - e questo ci aiuta molto nella conduzione del vigneto, che interamente biodinamico. E, soprattutto, non solo un vigneto, ma anche un vivaio riconosciuto ufficialmente, con variet e portainnesti esclusivi importati dal 1994, che cresce di anno in anno. Cos, al fianco del Cabernet Sauvignon, si stagliano filari di Cabernet Franc, Petit Verdot, Tempranillo, Garnacha, Shyraz, Alicante Bouchet, Pinto Grigio e persino Barbera, in un vigneto che fa della ricchezza varietale la propria cifra stilistica. Non lontano, in Nuova Zelanda, c la Tenuta Campo di Sasso, ai piedi del Wither Hills, vicino alla costa di Cloudy Bay a Marlborough, dove il Marchese Ludovico Antinori ha voluto dedicare interamente alla sua variet a bacca bianca preferita, il Sauvignon Blanc, che qui, tra brezze marine e grande mineralit dei terreni, trova il suo terroir delezione, come spiega a WineNews Niccol Finizzola, direttore marketing di Biserno (www.biserno.it). La vendemmia ancora in corso - continua Finizzola - ma c grande fiducia da parte della nostra enologa, Helena Lindberg (che ha seguito il progetto sin dallinizio, ndr): clima mite, giornate di sole, suolo vocato e maturazioni eccellenti sono, solitamente, precondizioni perfette per dei grandi Sauvignon Blanc. Non un caso che il Marchese Ludovico Antinori abbia scelto la Nuova Zelanda per il suo vitigno a bacca bianca preferito, di cui produciamo due etichette: il Mount Nelson, in 80.000 bottiglie, e la selezione, il Rams Hill, in 6-7.000 bottiglie, affinato per 6 mesi in barrique.


25 Marzo 2016, ore 11:48

AFFARI ITALIANI

Picnic: dallenonauta al foodie cosa mettere nel cestino ... Per la scampagnata di Pasqua con djeuner sur lherbe, a ciascuno il suo cestino da pic nic. Dentro, per tutti, c la migliore produzione made in Italy: nel cestino dei foodies, amanti di cibo e vino perfetti per ogni occasione, c la tradizione, a partire da pane, formaggi e salumi, capocollo in primis, da mangiare con la pizza al formaggio, una forma di pecorino, e, tra le ricette, timballi di ogni tipo, e lagnello, magari cotto alla brace in un barbecue. Ma c anche il cestino di chi ama la leggerezza, il trend del momento, per un pic nic a base di piatti semplici, da mangiare con le mani e ovunque, come le uova sode e la Torta Pasqualina, accompagnate da prosciutto di Parma o San Daniele, scaglie di Parmigiano Reggiano e Grana Padano, grissini e friselle, e un trionfo di verdure primaverili (carciofi, asparagi, fave, cotte e crude per un pinzimonio) e frutta, rigorosamente di stagione. Nel cestino dei pi esigenti, romantici da piedi nudi nel parco, gli ingredienti sono quelli di un brunch indimenticabile: agnello s, ma abbacchio, cappon magro, piacere per gli occhi e per il palato, salumi e formaggi pregiati, dal lombetto al culatello di Zibello, dai formaggi di Fossa al Castelmagno, pane nero, di Altamura e michette e vere e proprie chicche, come tartufo nero, capperi, bottarga e pastiera napoletana per finire. Per tutti, i dolci pasquali per eccellenza: colomba e uova di cioccolato. il risultato di un sondaggio di WineNews, uno dei siti pi cliccati dagli amanti del buon bere, al quale hanno risposto 1.026 enonauti, appassionati gi fidelizzati al mondo del vino e del web, svelando il loro lato gourmet. I vini? I foodies puntano su un brindisi semplice e informale, che rispecchia le caratteristiche della Festivit pasquale: nel cestino da pic nic, lasciano spazio a rossi come Lambrusco, Barbera e Chianti, ma anche a bianchi, come Vermentino, Verdicchio e Falanghina. Tuttavia, c chi tra i rossi, indica anche Valpolicella, Rosso di Montalcino, Sangiovese di Romagna, Negroamaro, Primitivo o i Rossi dellEtna, e tra i bianchi chi sceglie, invece, Vernaccia o Trebbiano, Greco e Fiano, Soave, Pecorino o un Frascati. Le bollicine sono perfette per accompagnare piatti di chi ama la leggerezza, dal Franciacorta al Trentodoc, passando per il Prosecco, ma loccasione che si dimostra perfetta soprattutto per i ros, dai rosati di Puglia al Cerasuolo dAbruzzo, dal Bardolino Chiaretto allAltalanga e Oltrep. Infine, i pi esigenti, anche per la scampagnata di Pasqua non rinunciano a mettere una grande bottiglia nel proprio cestino da pic nic: in testa Barolo, Brunello di Montalcino ed Amarone della Valpolicella, e, a seguire, Barbaresco o Chianti classico, Nobile di Montepulciano e Sagrantino di Montefalco, ma anche Montepulciano dAbruzzo, Aglianico, Taurasi e Cannonau, tra i rossi, etichette altoatesine o friulane, per i bianchi. Per tutti, per accompagnare i dolci della tradizione pasquale, Vin Santo, Moscato, Passito di Pantelleria e Malvasia delle Lipari. Cosa metterebbero gli enonauti di WineNews nel cestino da pic nic per la scampagnata di Pasqua? Da veri gourmand, oltre che appassionati di vino, indicano alcuni tra i migliori prodotti Dop e Igp. Primi tra tutti, un must: pane e salumi. Dal pane toscano al pane nero di Castelvetrano, dal pane di Altamura al pane carasau, dalla focaccia genovese alle michette lombarde, dalle friselle pugliesi ai grissini piemontesi, la loro scelta spazia secondo le proprie origini o la meta della gita fuoriporta. Lo stesso vale per i salumi, una delle produzioni italiane pi ricche, buone e amate da chiunque: il capocollo a Pasqua tradizione, da quello umbro a quello di Martina Franca, passando per la coppa piacentina; ma su tutti, il preferito il salame, specie nelle variet pi pregiate, dal salame di Cinta Senese a quello di Varzi, dal salame di Felino a quello dei Nebrodi; e poi c limmancabile prosciutto, soprattutto crudo, Parma e San Daniele in primis, ma anche toscano ed amatriciano, e, tra i pi particolari, quello di Sauris. Le chicche? Il lombetto di Norcia, il culatello di Zibello, la soppressa vicentina, la finocchiona toscana e il lardo di Colonnata, da veri gourmand. Quindi per i formaggi, largo al gusto personale e alla vastissima produzione made in Italy, con gli enonauti che, soprattutto in questo caso, compiono un viaggio lungo tutta la Penisola: dal Parmigiano Reggiano al Grana Padano, dai pecorini toscano, sardo e romano, ai tanti formaggi di malga ed alpeggio, ma non solo, dallAsiago al Montasio, dal Bitto ai formaggi della Valtellina, dalla fontina al Monte Veronese, dal taleggio al puzzone di Moena, dal gorgonzola al Castelmagno, passando per caciocavallo, scamorze, provole, dai pregiati formaggi di Fossa al Piacentinu Ennese, a grandi classici come lo squacquerone romagnolo, la ricotta romana e la mozzarella di bufala campana. E Infine, ecco le ricette pi gettonate dagli enonauti di WineNews sono quelle della tradizione pasquale La ricetta della tradizione della Pasqua pi gettonata dagli enonauti di WineNews da mettere nel cestino da pic nic per un djeuner sur lherbe, sono le uova sode. A seguire, la Torta Pasqualina, la torta salata ligure, ma preparata in diverse varianti anche in altri territori italiani, proprio nei giorni della Festivit, cos come il cappon magro, lantico piatto ligure a base di pesce e verdure. Grande classico, la pizza al formaggio umbra e marchigiana, che si mangia insieme al capocollo, altra produzione umbra di altissima qualit. Molto gettonati anche i timballi, nelle diverse versioni di cui ricca la cucina italiana, accanto a lasagne e pasta al forno. Immancabile lagnello, anche per un pic nic, magari cotto alla brace, dalle costolette al capretto, passando per labbacchio. Per finire, colombe e uova di cioccolata, ma anche la focaccia pasquale veneta, dolce povero a base di pane, e un vero e proprio cult, come la pastiera napoletana, caposaldo della cucina partenopea, tipico della Pasqua.


23 Marzo 2016, ore 11:32

LESPRESSO

La birra pi venduta al mondo? cinese Dal sito Bloomberg Euromonitor si scopre che tra i colossi della birra industriale non ci sono solo i soliti noti a noi europei ... E cinese la birra pi bevuta al mondo, si chiama Snow ed prodotta da gruppo SabMiller, occupando una quota di mercato del 5,4%, seguita da unaltra cinese, la Tsingtao che rappresenta il 2,8% di tutta la birrabevuta nel mondo. In terza posizione c unamericana, la Bud Light, con una quota del 2,5%. E la classifica stilata da Bloomberg ed Euromonitor sulle birre pi bevute al mondo che, come fa sapere il sito WineNews, alla posizione numero 4 si trova la Budweiser (ancora Stati Uniti) del Grupoo Ab-InBev con una quota del 2,3%, la stessa della numero 5 della brasiliana Skol, sempre di Ab-InBev. Segue poi unaltra birra cinese, la Yangjin, del Gruppo Beijing Yanjing Brewery che vale l1,9% del mercato. Bisogna arrivare al settimo posto della lista per trovare una birra europea, lolandese Heineken, di Heineken International con una quota dell1,5%. Di nuovo una cinese alla numero 8, la Harbin, del Gruppo Ab-Inbev con l1,5% del mercato, seguita dallennesima birra del Gruppo Ab-InBev, labrasiliana Brahma sempre con una quota dell1,5% e a chiudere lamericana Coors Light del Gruppo MillerCoors, con una quota di mercato dell1,3%.


22 Marzo 2016, ore 15:14

ANSA

cinese la birra pi bevuta al mondo, Heineken settima. WineNews riporta classifica Bloomberg-Euromonitor,a top c Snow ... cinese la birra pi bevuta al mondo, si chiama Snow ed prodotta da gruppo SabMiller, occupando una quota di mercato del 5,4%, seguita da unaltra cinese, la Tsingtao che rappresenta il 2,8% di tutta la birra bevuta nel mondo, mentre in terza posizione c unamericana, la Bud Light, con una quota del 2,5%. E la classifica stilata da Bloomberg ed Euromonitor sulle birre pi bevute al mondo che, come fa sapere il sito WineNews, alla posizione numero 4 si trova la Budweiser del Grupoo Ab-InBev con una quota del 2,3%, la stessa della numero 5 della brasiliana Skol, sempre di Ab-InBev. Segue poi unaltra birra cinese, la Yangjin, del Gruppo Beijing Yanjing Brewery che vale l1,9% del mercato, seguita dallolandese Heineken, di Heineken International in settima posizione, con una quota dell1,5%. Di nuovo una cinese alla numero 8, la Harbin, del Gruppo Ab-Inbev con l1,5% del mercato, seguita dallennesima birra del Gruppo Ab-InBev, la brasiliana Brahma sempre con una quota dell1,5% e a chiudere lamericana Coors Light del Gruppo MillerCoors, con una quota di mercato dell1,3%.


18 Marzo 2016, ore 15:20

IL SOLE 24 ORE - RADIOCOR

Vino: Frescobaldi rilancia sul Brunello di Montalcino ... Frescobaldi investe ancora a Montalcino. Secondo rumors raccolti dal sito specializzato WineNews, la storica famiglia fiorentina, che gi una delle realt leader del territorio del Brunello con le griffe Castelgiocondo (tra le pi antiche di Montalcino e rilevata da Frescobaldi nel 1989, 880 ettari complessivi, 170 vitati di cui 148 ettari a Brunello di Montalcino) e Luce della Vite (creata, nel 1995, in joint venture, con la famiglia Mondavi, 192 ettari complessivi, 85 vitati, di cui 17 ettari a Brunello) ha acquistato, per una somma stimabile superiore ai 10 milioni di euro, la tenuta LogoNovo dellimprenditore svizzero Marco Keller, che lha condotta fino ad oggi, con una particolare attenzione allambiente. Le superfici ammontano a 55 ettari complessivi, di cui 11 ettari, il 60% a Sangiovese (ma nessun ettaro iscritto a Brunello) e il 40% a variet internazionali (Merlot, Petit Verdot, Syrah e Malbec). Propriet che conta anche strutture aziendali allavanguardia, come una modernissima cantina di oltre 2mila metri quadrati, completamente interrata.


13 Marzo 2016, ore 12:21

AVVENIRE

Dopo anni di stagnazione, il vino ritrova la crescita al supermercato ... Un prodotto tradizionale venduto nei pi moderni canali commerciali e che d il segno dellandamento di uno dei settori di riferimento per lalimentare italiano. Nellagroalimentare avviene facendo spesso arrabbiare i coltivatori -, anzi proprio dai movimenti delle vendite nella grande distribuzione organizzata (Gdo), che un comparto pu cogliere i segni del cambiamento della domanda. Accade adesso per il vino, uno dei prodotti tradizionali, appunto, dellagroalimentare nostrano le cui vendite nella Gdo stanno girando al bello. Alcuni numeri sulla situazione sono emersi dallanteprima delledizione 2016 di Vinitaly (una delle pi importanti manifestazioni di settore in Europa), che indicano come dopo anni di stasi, si sia registrata adesso una crescita pi decisa delle vendite di vino italiano sugli scaffali dei grandi nomi della Gdo. Detta in maniera semplice, pare che le vendite delle bottiglie da 75 cl (quelle pi comuni), siano aumentate del 2,8% in volume rispetto al 2014, e quelle delle bottiglie da 75cl a denominazione dorigine (Doc, Docg, Igt) del 1,9%; rispettivamente le vendite in valore dovrebbero essere cresciute del 4,0% e del 3,8%. Secondo gli esperti si tratta di una crescita che vale due volte perch non stata stimolata da prezzi in diminuzione e nemmeno da campagne promozionali. Bene anche le vendite degli spumanti, con un + 7,8% in volume e +7,5% in valore (qui in effetti i prezzi sono leggermente diminuiti). In vetta alla classifica dei pi venduti sono sempre il Lambrusco e il Chianti, segue lo Chardonnay, un bianco di vitigno internazionale buono un po per tutti. Certo, quello della Gdo non rappresenta lintero mercato del vino, ma ne pur sempre una parte rappresentativa che, fra laltro, coniuga bene insieme prodotto tradizionale (il vino appunto), con forme di vendita che vanno ben al di l del dettaglio e dellenoteca. Ma il mercato non tutto qui. Secondo lagenzia specializzata WineNews, per esempio, ormai i giochi per il vino si fanno a livello mondiale e a comandare sono i mercati dellAsia e del Nord America, capaci di crescere e sopperire ai limiti dellEuropa. Gi, perch se vero che nella Gdo italiana le vendite un po crescono, occorre anche ricordare che nel Vecchio Continente nel 1994 veniva commerciato il 71% di tutto il vino venduto nel mondo, mentre oggi si arriva solo a poco pi della met. E non una buona notizia, perch sempre secondo WineNews, se Cina e Usa sono il motore della macchina che muove il settore, i bulloni sono nella Vecchia Europa, sia in termini produttivi che di consumi. Che, appunto, languono. Stando hai dati globali pi recenti e completi la crescita stata dal 2009 appena dello 0,2%.


11 Marzo 2016, ore 10:37

IL TIRRENO

Brunello‬, Un ettaro vale 400.000 euro. II Brunello, signore dei vini toscani, anche il big degli investimenti. Dal 1996 ad oggi, infatti, lincremento del prezzo di un ettaro vi vigneto coltvato a Brunello del 2.474% secondo una stima fatta dal portale WineNews. Nel 66 un ettaro di terreno vitato e/o vitabile valeva 1,8 milioni di lire, cio poco pi di 15.500 euro. Oggi un ettaro di Brunello vale 500.000 euro. Un record a cinquantanni esatti dal riconoscimento della Doc. Insomma, chi conserva anche poche vigne comprate mezzo secolo fa si fatto ricco o comunque possiede un bel tesoro.


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Vinitaly @Expo Milano 2015 - #vino2015

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