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Dicono di noi

Winenews visto dagli altri... Quotidiani, magazine, tv e radio che parlano di noi

13 Aprile 2016, ore 16:27

RAI RADIO 2 DECANTER

Pillola del giorno da Vinitaly by Winenews con il direttore Alessandro Regoli sulle tendenze pi significative di Vinitaly


13 Aprile 2016, ore 11:29

LIBERO

Parafrasando Miles Davis si pu dire che il vino e la vita sono una questione di stile. Questo spiega perch il Franciacorta sia la bottiglia glamour del Vinitaly edizione numero 50. un vino che fa stile ed un vino che ha stile. Ci si molto interrogati in questa mega-rassegna veronese dove si scoperto che almeno tra le vigne lItalia va (anche se potrebbe fare meglio) sul futuro. Il futuro climatico, il futuro economico, il futuro del vino che si vende on lime (peccato che resistano le barriere doganali per esempio negli Usa - alla faccia dei trattati TTIP -,in Canada, in tutti i paesi che distribuiscono il vino attraverso i monopoli statali) e si vender, dicono i guru, sempre pi sul web. Ebbene, guardando allo spazio espositivo di Francia- corta si direbbe che il futuro adesso: strapieno di giovani, le degustazioni che si sono susseguite a ritmo di una allora perennemente sold out. Eppure non cosa da poco la casa del Franciacorta: sono quindici appartamenti confortevoli messi in fila (1500 metri quadrati) dove vengono ospitate 46 cantine (altre 21 sono sparse nel (liversi l)adiglioni) per raccontare di vini che hanno conosciuto una crescita esponenziale e di un territorio vocato alla vitivinicoltura almeno dal 400, ma che stato rimesso a coltura appena una cinquantina danni. Correva lanno 1961 quando uscivano i primi pinot dl Franciacorta. diventato un caso mondiale e i numeri parlano chiaro: oggi gli ettari coltivati sono 2800, le bottiglie prodotte 16,5 milioni e allestero ne va circa il 15% con giapponesi, americani e svizzeri che considerano questi vini di seta oggetti di culto e veicolo di sani desideri. E a queste vanno unite quelle dei vini fermi: i Curtefranca. Il futuro esportare di pi e in questo Vittorio Moretti - neopresidente del Consorzio, ma pioniere del Franciacorta di massima qualit - deciso. Oggi abbiamo produzione sufficiente per allargare I mercati e grazie anche alla convinta collaborazione della regione Lombardia mettiamo in campo un forte sostegno allexport attraverso una diffusione della conoscenza di Franciacorta: come vini e come territori. Ma - sorpresa delle sorprese - in Italia che cresce la domanda di Franciacorta. E ancora pi sorprendente che siano i giovani a desiderarlo. Qui a Vinitaly si ragiona di futuro. E linterrogativo pi pressante : i nostri ragazzi continueranno a coltivare il sano piacere del vino? Una ricerca - interessante assai condotta da WineNews, il sito specializzato in tutto quanto fa vino - rivela che in America (il nostro principale cliente) a trainare la domanda sono i cosiddetti millenials che si informano (principalmente sul web), sperimentano. I nostri millenials, la cosiddetta generazione Y, che stanno tra 120 e 135 anni sembrano pi distratti, con una fruizione del vino pi episodica. Gran parte dei vini che consumano sotto forma di spritz o come aperitivo, tranne che in un caso: Franciacorta. Sono questi i vini considerati glamour, che per non fanno moda, sono i vini che piacciono per il loro stile e che mettono insieme le generazioni in forza del loro perlage finissimo, con nouances che sanno di frutta gialla, di fiori bianchi, carezzevoli eppur decisi, naturalmente capaci di raccontare il benessere di una terra dincanto come quella che sta attorno al Lago dIseo. propriamente una questione di stile. S ne sono convinta - dice Francesca Moretti che insieme al padre guida Bellavista e Contadi Castaldi, le due cantine franciacortine di Terra Mo- retti che ha appendici di gran pregio in Toscana con Petra e La Badiola - ed per questo che abbiamo legato il vino allarte, alla musica. Noi in Bellavista abbiamo cambiato limmagine dei vini usando colori giovani, ma un processo che ha coinvolto tutti i produttori di Franciacorta. Le fa eco Maurizio Zanella - patron di Ca del Bosco ed ex presidente del Consorzio - che considera decisivo aver dato dei nostri vini unimmagine dinamica senza in nulla rinunciare alla classe. A questi stilemi si sono richiamati tutti: da Berlucchi a Arcipelago Muratori da Monterossa a Ferghettina, da Mosnel a le Marchesine. E anche i grandi classici come Uberti, come Fratelli Berlucchi come Ricci Curbastro hanno conferito al complesso Franciacorta autorevolezza delle radici in un contesto contemporaneo. Per non dire di uno come Emanuele Rabotti che con Monterossa continua a inventarsi proposte come il ritiro di una bottiglia vecchia in cambio di una nuova. Ma una cosa - ti- vendica orgoglioso Vittorio Moretti - non cambiata: lincessante ricerca della qualit e il rigorosissimo rispetto dei disciplinati. Noi, vero, vendiamo uno stile, ma prima di tutto proponiamo grandi vini, anzi vini unici. Che per hanno uno spettro di fruibilit molto ampio. Le declinazioni di Franciacorta (dai Saten ai dosaggio zero) accompagnate dalla giusta rivendicazione di un metodo esclusivo di produzione (rifermentazione in bottiglia), il sapiente mix di Chardonnay, Pinot Nero e Pinot Bianco, hanno consentito ai Franciacorta di segmentare lofferta aumentando la domanda. In questo - spiega Emanuele Rabotti - sta la ragione del nostro successo: aver proposto vini che vanno da bottiglie esclusive a bottiglie di pi immediato approccio ma tutte con il medesimo stile. Certo il boom degli spumanti italiani ha aiutato anche i Franciacorta, ma con una differenza: il prezzo. Quello medio non distante a quello medio dello Champagne. E anche questa una questione di stile.
Carlo Cambi


13 Aprile 2016, ore 10:29

IL SOLE 24 ORE - VIDEO

Folla di buyer al Vinitaly: riparte anche il mercato interno. Fernanda Roggero intervista il direttore di WineNews Alessandro Regoli


12 Aprile 2016, ore 11:40

RAI RADIO 2 DECANTER

Pillola del giorno da Vinitaly by Winenews con il direttore Alessandro Regoli su Jack Ma di Alibaba: MarcoPolo ha introdotto Cina in Italia ma nessuno ha introdotto Italia in Cina


12 Aprile 2016, ore 11:38

TAGADA LA7

in diretta da Vinitaly (motor home Caprai) il direttore di Winenews Alessandro Regoli, insieme a Gianfranco Vissani e Carlo Cambi, parla di vino italiano in Cina, a confronto con la Francia


12 Aprile 2016, ore 11:35

TGR TOSCANA

TGR TOSCANA edizione ore 14
In diretta da Vinitaly con Pietro Di Lazzaro il direttore di Winenews Alessandro Regoli su rivalutazione vigneti in 50 anni e vino & Cina


11 Aprile 2016, ore 17:09

ANSA

Sentiment positivo cantine Italia, vendite I trimestre +8% Sondaggio WineNews, torna a sorridere anche mercato interno ... Un primo trimestre 2016 che regala indicazioni positive e ottimismo al vino italiano sul fronte delle vendite e dei fatturati, tanto allexport che in Italia. A dirlo le risposte di 15 tra le realt enologiche pi importanti dItalia per storia, immagine e per volume daffari (1,7 miliardi di euro, il 15% del fatturato complessivo del vino italiano): per il 64% delle cantine vendite a +8%, con il 45% che dichiara un sentiment positivo, il 36% che sente abbastanza positivo il resto dellanno e il 19% che, addirittura, scommette su un 2016 molto positivo. Ecco la fotografia, realizzata da WineNews, che tasta il polso ad uno dei settori pi dinamici e positivi anche in questi tempi delleconomia italiana Se lesportazione delle etichette tricolori continua "a tirare" anche in questo primo scorcio di 2016, con le aziende campione che indicano nel 63% dei casi una crescita a +10% (sullo stesso periodo del 2015), confermando la tendenza generale rilevata nel bilancio finale dellanno appena trascorso (con il superamento della cifra simbolo dei 5,4 miliardi di euro di export, +5,4% sul 2014), torna parzialmente a sorridere anche il mercato interno, da pi parti forse troppo frettolosamente liquidato come ormai stagnante: il 46% delle aziende ritrova una crescita delle vendite entro i confini nazionali, che si attesta su un confortante +4,5% sul 2015. Il mercato italiano con tutte le sue debolezze, in termini soprattutto di consumi in discesa, resta uno sbocco commerciale importante non solo numericamente (oltre 20 milioni di ettolitri) ma anche per il suo ruolo di vetrina, proprio quando lobbiettivo strategico principale sono i mercati internazionali. Il sondaggio fotografa anche qualche segnale in controtendenza: sul dato aggregato delle vendite c un 18% di aziende che segnala una stabilit sul 2015 del proprio andamento commerciale, e un 18% che, invece, denuncia una flessione, quantificabile in un -7,5%; sul fronte dellexport, il 23% delle cantine sondate indica una sostanziale stabilit con le transazioni ferme sui livelli 2015. Nel mercato domestico, invece, il 28% che mantiene le posizioni, mentre un 9% segnala una riduzione delle vendite, nellordine del 7%. In ogni caso, il successo tendenziale sul piano delle vendite ha, naturalmente, anche motivazioni aziendali ben precise. Le cantine sondate dimostrano di investire risorse finanziarie e umane in modo sempre pi strategico, orientandosi soprattutto sui mercati pi sicuri e su quelli che maggiormente possono garantire un valore aggiunto ulteriormente spendibile. Le cantine italiane, nella maggior parte dei casi, hanno diversificato le proprie vendite su un portafoglio di mercati, a volte, molto esteso e, probabilmente, sta proprio nella capacit di modulare i propri sforzi molto del successo del recente passato. Ci sono mercati nei quali spendersi con maggior vigore per situazioni contingenti e altri perch garantiscono visibilit, altri ancora perch potenzialmente in crescita futura. Ecco che allora gli imprenditori del vino del Belpaese nel 72% hanno concentrato i propri sforzi sul mercato europeo, scegliendo come Paesi target soprattutto Germania, Svizzera e Gran Bretagna, nel 70% su quello italiano, nel 54% sul mercato americano e nel 36% sui mercati orientali. Gli imprenditori del vino italiano sondati da WineNews guardano al futuro nel medio-lungo periodo individuando le possibili criticit che il loro business pu incontrare. Il problema pi complesso resta, per il 55%, quello della debolezza dei consumi, seguito, al 36%, dalle incognite economiche che, pur in un clima di rinnovata fiducia, restano ben presenti; per il 20% delle aziende, rimangono ancora irrisolte le conseguenze di un possibile mancato assorbimento della crisi globale ancora in atto. Emerge anche la preoccupazione dellaumento dei costi di gestione aziendale per il 10% delle cantine sondate. A questo si unisce poi la preoccupazione causata dal cambio non favorevole (20%). Infine, rimane viva, per il 15%, il timore di una perdita di forza della competitivit sul piano internazionale.


11 Aprile 2016, ore 13:28

CORRIERECONOMIA

Sono nati tra il 1980 e il 2000, hanno la connessione nel dna e sono i consumatori pi coccolati del momento. Ecco a voi i Millennials, la generazione che rappresenta il 45% dei consumi di vino in Usa, il mercato pi importante dei mondo. Attenti al passaparola dei coetanei via social, i millennials statunitensi sono al centro di campagne mirate. E in Italia? In unanalisi effettuata da WineNews (sito di riferimento nel mondo dei vino) per conto di Vinitaly, la sociologa Marilena Colussi spiega che i Millennials italiani hanno un diverso approccio culturale con il vino e il cibo. In altre parole il vino sempre stato presente sulle tavole delle famiglie italiane, mentre oltreoceano diventato di moda pi di recente e rappresenta quindi la novit. Morale: In Italia i Millennials sono unopportunit, ma occorre coinvolgerli, parlando il loro linguaggio.


10 Aprile 2016, ore 16:36

LA STAMPA

I consumi cambiano. Al bicchiere ora trovi le bottiglie mito ... Al bicchiere conta. Mentre si moltiplicano i tentativi di aprire nuovi locali e nuovi luoghi dove consumare il vino, la vera rivoluzione avvenuta nel bicchiere. Sono almeno tre anni che si celebra la vendita al calice e le tecnologie che garantiscono la qualit delle bottiglie stappate, ma negli ultimi dodici mesi che sono arrivate in mescita le grandi etichette, tutte le grandi etichette. La scelta fa felici anche i produttori, perch rompe quella solennit capace di trasformare certe bottiglie in totem intoccabili. Al bicchiere si pu assaggiare anche quel grande vino che da soli non ci permetteremmo, un po per lo spreco, un po per letilometro. Aggiustamenti continui che spingono il mercato a trovare una via per mettere il vino sul tavolo dei millennials, la nuova generazione di consumatori. I millennials sono i 1000 euristas spagnoli, o i precari in Italia - oggi la generazione Jobs Act -; per la prima volta, cio - spiega la sociologa Marilena Colussi a WineNews - abbiamo di fronte una generazione che vive cose comuni in tutto il mondo, grazie a internet, con la quale nata e che la mette in connessione. La differenza la fanno i numeri, con i millennials italiani che sono meno che in altri Paesi. E il modo in cui, secondo la propria cultura, si approcciano con il cibo ed il vino. Il millennial italiano apprezza il vino ed ha un rapporto storico con questo, il millennial Usa indicato come quello su cui puntare perch oltreoceano il vino diventato di moda pi recentemente, perch sta vivendo con questo un rapporto in termini moderni, e continuer a berlo ancora a lungo visto che si vive pi a lungo. Anche in Italia bisogna guardare ai millennials come se fossero non una nicchia, ma un nuovo mercato ed unopportunit. E pensando a loro come ambasciatori del nostro vino allestero. La scelta dei vini al ristorante o al tavolo di un wine bar vive un momento di profonda trasformazione. Dagli Anni Novanta, quando ho iniziato nei ristoranti gastronomici, c stata una trasformazione radicale nella scelta dei vini - ha raccontato Giuseppe Palmieri, sommelier dellOsteria Francescana di Modena -; allepoca il cliente prendeva la carta dei vini, sceglieva in totale autonomia una bottiglia, beveva di pi e faceva meno degustazioni, ordinando un bianco e un rosso, al 90% vini nazionali, mentre il sommelier lo assistivi con un servizio classico. Oggi invece il pubblico completamente cambiato, let media si molto abbassata, ci sono tanti giovani che instaurano subito un dialogo con noi sommelier, cos curiosi da chiedere di fare una serie di assaggi o bere al bicchiere. E con unapertura mentale tale, per cui che sia vino italiano, spagnolo, francese o californiano non importante: a loro interessa fare esperienze nuove. A influenzare mercati e consumi anche la tendenza bio. C una grande attenzione per i vini veri spiega Palmieri -, naturali ed autentici, a differenza dei passato quando semplicemente si sceglieva una bottiglia di vino. Le carte dei vini si sono molto alleggerite, sono diminuiti gli stock in cantina ma aumentato il numero di referenze, perch dal punto di vista finanziario si capito limportanza di avere una cantina pi leggera, ma data questa grande curiosit si pi liberi di comprare un numero di referenze pi ampio. Oggi, poi, nella clientela c una cultura che cresce per quanto riguarda i vini italiani spiega Marco Reitano, chef sommelier de La Pergola, tre stelle Michelin - e include anche quelle regioni viticole che si sono messe in mostra pi recentemente, minori e del Sud Italia. C voglia di sperimentare. Tra le tipologie pi gettonate vi sono i vini di beva non troppo complessa, equilibrati e che si bevono meglio, con unattenzione particolare al grado alcolico. Rispetto al passato, sono sempre pi i clienti che di un vino chiedono anche il grado alcolico. Nella selezione per la carta dei vini siamo agevolati dai produttori, e dalle loro nuove etichette, spesso pensate per i giovani e di pi facile beva. Cos come stiamo assistendo ad un cambiamento epocale di alcuni vini, per i quali le lavorazioni di cantina sono state alleggerite.
Luca Ferrua


10 Aprile 2016, ore 16:35

LA STAMPA

la genetica la nuova frontiera della coltivazione della vite ... Non c niente di pi bello di una vigna ben zappata, ben legata, con le foglie giuste e quellodore della terra cotta dal sole dagosto. Una vigna ben lavorata come un fisico sano, un corpo che vive, che ha il suo respiro e il suo sudore. Cesare Pavese lo scriveva pi di 60 anni fa, nelle pagine de La luna e i fal. Il fascino di una collina plasmata dalla mano delluomo rimasto intatto, ma le tecniche di lavorazione tra i filari sono pi volte mutate, seguendo esigenze differenti e nuove sensibilit. Al di l della qualit e del valore del vino - anche se, ammonisce spesso Carlo Petrini, pure un ottimo Barolo realizzato in una terra sempre pi brutta un po meno buono - i vigneti hanno un importante valore ambientale e paesaggistico, rappresentano un prezioso ecosistema frutto dellintervento umano e in grado di mettere daccordo grandi architetti e rigidi osservatori della coltivazione biologica. Ma se nel secolo scorso si individu nella chimica il mezzo pi efficace per contrastare le fitopatologie attraverso limpiego di antiparassitari, definiti via via anche come fitofarmaci, pesticidi, veleni chimici, nonch di fertilizzanti e diserbanti, nel nuovo millennio che prende forza la domanda di una agricoltura che faccia meno ricorso alla chimica, a protezione della salute del consumatore e dellambiente. Tuttavia, oggi le uve coltivate sono sottoposte a una forte pressione da parte di varie malattie e parassiti, e quindi ricevono normalmente moltissimi trattamenti per proteggerle da insetti, muffe, funghi e patogeni vari. Lobiettivo primario di ridurre limpatto della chimica in viticoltura viene perseguito con la lotta integrata, che riduce luso di antiparassitari integrandoli con prodotti che non sono di origine chimica; la conduzione biologica, che limita luso di prodotti chimici ai soli rame e zolfo; la conduzione biodinamica, che esclude luso della chimica. Ma non ci si pu fermare qui dice Angelo Gaja, che sul tema negli ultimi tempi intervenuto pi volte con tutta la sua autorevolezza -. Vanno utilizzati anche quei sistemi che consentono di produrre viti con una buona resistenza alle malattie, inseguendo cos lobiettivo di contenere o abbattere il ricorso alla chimica per combatterle. Detto in altre parole, sembra sempre pi difficile evitare, pi o meno aprioristicamente, laiuto della scienza sotto forma della genetica applicata alla vite. Questo - spiegano gli esperti di WineNews che hanno condotto unanalisi sul tema per Vinitaly - significa percorrere un nuovo cammino, accompagnati dalla cisgenesi, che consente di ottenere super-viti attingendo esclusivamente ai geni della stessa specie. Consente, insomma, di ottenere modificazioni mirate analoghe a quelle spontanee e al contempo di preservare le variet tradizionali messe in pericolo da patogeni. Unaltra via quella del genoma editing, che esegue modificazioni mirate e corregge le sequenze del genoma, accelerando, per cos dire, il processo di selezione naturale di variet di uva pi resistenti alle malattie, senza alterarne le qualit organolettiche. Le piante che ne derivano sono quindi al 100% di Vitis vinifera, non equiparabili a quelle ottenibili per transgenesi, che danno luogo a 0gm, ricorrendo allintroduzione di geni provenienti da specie diverse, come nel caso del mais BT a cui sono stati aggiunti i geni di un batterio. Il progresso scientifico corre veloce e sar difficile non tenerne conto, anche se spesso il mondo del vino usa la tradizione come strumento di marketing. Dice ancora Gaja: Andr chiesto ai vivaisti di dedicare pi attenzione al materiale derivante da selezione massale, per non affidarsi totalmente alla elezione clonale che produce viti pi fragili. Al fine poi di recuperare salute al vigneto, andranno estese le pratiche per rafforzare la vitalit del suolo. La strada per abbattere luso della chimica nel vigneto lunga, se la si vuole condurre con successo va percorsa senza paraocchi, con tutti gli strumenti disponibili.
Roberto Fiori


10 Aprile 2016, ore 13:23

AVVENIRE.IT

Primi al mondo per produzione di vino, portabandiera della buona Italia ... Sapori, colori, profumi. Di vino e di soldi anche se i problemi da affrontare ci sono ancora. Eppure, quello della vitivinicoltura e dellenologia un mondo che tutto sommato appare essere vincente. Portabandiera della buona Italia, una delle punte di diamante dellagroalimentare nel mondo, la produzione vinicola continua a far parlare bene di s. Con tutto ci che ne consegue: sostanza tecnica ed economica, cos come apparenza, stravaganza e immagine di un comparto a cavallo fra produzione reale e immaginario collettivo. E il Vinitaly 2016, che oggi si apre a Verona alla presenza del Capo dello Stato, Sergio Mattarella, rispecchia questi aspetti. La situazione del settore questa: nel 2015 lItalia ha conquistato il primato mondiale nella produzione di vino con 47,4 milioni di ettolitri, ci sono 73 Docg, 332 Doc e 118 Igt, le esportazioni sono arrivate a 5,4 miliardi di euro, la prima voce dellexport agroalimentare nazionale. Ad essere clienti dei nostri vignaioli i ricchi stati degli Usa e della Cina, ma anche tutta Europa. Bene anche le vendite nella grande distribuzione, che da sola (stando alle elaborazioni dellagenzia Winenews su dati Nielsen elaborati da Coop Italia), vale oltre 1,7 miliardi di euro. E positiva appare anche la situazione nei primi mesi del 2016 con quello che gli osservatori del settore definiscono sentiment positivo. Forte, stando alle indicazioni di Alleanza delle Cooperative, la presenza del vino delle cantine sociali che si battono bene accanto ai nomi dellalta nobilt viticola. Tutto in mostra a Verona (4.100 espositori in 100mila metri quadri), che, con ragione, celebra ledizione numero 50 di Vinitaly allinsegna dellinnovazione di prodotto, di processo e di consumo, cio a tutto tondo, cercando di lasciare un po indietro lapparire e dando pi spazio alla seriet di ci che c dentro alle bottiglie. Ma nemmeno trascurando gli aspetti che fanno di quello del vino uno dei mondi pi complessi delleconomia - le produzioni biologiche, i contenitori innovativi, le strategie commerciali planetarie, la tutela dellambiente, la responsabilit sociale dimpresa -, con tutto ci che vi ruota attorno. Anche dal punto di vista dello sforzo di semplificazione e di rilancio. Non un caso che alla vigilia della manifestazione scaligera, il Parlamento abbia dato uno dei via libera fondamentali al nuovo Testo unico del vino che taglierebbe del 50%, secondo Coldiretti, il tempo dedicato alle pratiche burocratiche. Vino, dunque, e di quello buono. Anche se, sempre stando a WineNews, i consumi seppur in miglioramento ancora non sono entusiasmanti (+0,2% dal 2009). davvero lontano il vino al metanolo di 30 anni fa: da allora le esportazioni sono cresciute del 575%.


09 Aprile 2016, ore 11:33

IL GIORNALE

Vegano, leggero, etico. il vino che berremo ... Se la vita comincia a cinquantanni il Vinitaly nasce domani. Quando a Verona il presidente della Repubblica Sergio Mattarella taglier il nastro delledizione numero 50 della pi importante manifestazione vinicola italiana e una delle pi importanti al mondo. La prima edizione fu celebrata sotto forma di congresso nel settembre 1967 al Palazzo della Gran Guardia di Verona. Il nome Vinitaly non cera ancora (arriver nel 1971) e nemmeno gli espositori (arriveranno nel 1969): si parlava di Giornate del vino italiano e si inizi a ragionare su come far diventare grande quello che allora era solo un alimento liquido apportatore di calorie ma non di emozioni. La strada sarebbe stata lunga e sarebbe passata per tragedia come quella del metanolo del 1986: unadulterazione tossica per aumentare il grado alcolico che cost la vita a 23 persone e la vista a tante altre. Oggi il mondo del vino ha numeri da capogiro: 310mila imprese, 1,2 milioni di occupati, 637mila ettari vitati, 73 docg, 332 doc, 12,4 miliardi di fatturato complessivo, 5,4 miliardi di esportazioni. Ma il Vinitaly anche luogo di storie e novit. Eccone qualcuna. Leggerezza. La tendenza era gi chiara ma ora WineNews, uno dei siti pi cliccati dagli amanti del buon bere, lo sancisce ufficialmente: gli italiani vogliono, bere sempre pi leggero. La richiesta di vini meno alcolici sempre pi pressante, anche se si scontra con il riscaldamento globale che favorisce laumento della gradazione. Ecco cos intervenire accorte pratiche in vigna e in cantina. Il Sagrantino salva larte. Lazienda umbra Arnaldo Caprai lanciamo un fundraising per restituire lintegrale bellezza allabside della chiesa di San Francesco a Montefalco. Sei bottiglie in edizione limitata del Cru Montefalco Sagrantino Docg Vigna del Lago 2012 da acquistare on line. Calice=Vegan. Sempre pi aziende mettono in carta vini vegani, prodotti cio senza limpiego di qualsiasi tipo di derivato di origine animale (come albumina duovo e la caseina o i caseinati). Tra le aziende pi avanti ci sono labruzzese Codice Citra, la siciliana Firriato e la lombarda Quadra, la prima a produrre un Franciacorta a misura di vegano. Il sughero. Amorim, lazienda portoghese leader nella produzione di tappi in sughero, a Verona presenter il primo tappo in sughero che si svita-avvita e la complementare bottiglia con filettatura interna, progettata dai due leader internazionali nel settore, Amorim Cork e O-I (Owens-Illinois), che ha gi sfondato nel mercato Usa. Amazon. Vinitaly ha creato uno store dedicato alle etichette di pi di 500 cantine italiane, aperto online da qualche giorno. I produttori che collaborano con Vinitaly Wine Club possono vendere i loro prodotti sul marketplace del colosso della vendita online. I clienti riceveranno il vino a casa in 24-48 ore.
Andrea Cuomo


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Vinitaly @Expo Milano 2015 - #vino2015

WineMeteo

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Temp: 12°
Precip: 1-4mm
Mezzacorona

Non solo vino
I capolavori dell'agroalimentare d'Italia