24 Maggio 2013, ore 14:58
Vino: WineNews, è solo export a trainare business cantine Inchiesta su 25 top realtà, 80% dichiara crescita vendite 19% ... L’arma degli imprenditori del vino è e resta l’export che continua a caratterizzare i primi 6 mesi del 2013: l’80% mette a bilancio una crescita delle vendite oltre confine del 19%, mentre il 20% dichiara una stabilità negli scambi commerciali. A dirlo è un’indagine del sito www.winenews.it su 25 tra le realtà enologiche più importanti d’Italia pari ad un fatturato di 1,5 miliardi, il 15% del totale del settore. Si punta a mercati maturi ma ancora con grandi margini come Usa e Canada ma anche agli emergenti come Brasile, Russia e Cina. Numeri importanti che fanno da contraltare alle criticità del mercato interno dove solo il 23% delle aziende nel 2013 ha visto una crescita degli affari nell’ordine del 9%, mentre il 66% registra cali medi del 6%. Tuttavia l’Italia, con tutte le sue debolezze in termini di consumi (secondo l’Istat nel 2012 il 51,9% della popolazione ha bevuto vino contro il 53,3% del 2011), resta uno sbocco commerciale importante non solo in termini di numeri (sono 20 milioni gli ettolitri che restano comunque in Italia) ma anche per il ruolo di “specchio”, in grado di garantire visibilità dell’immagine aziendale che poi viene spesa sulle piazze internazionali. Ma è comunque grazie all’export, che il barometro del “sentiment” delle aziende resta positivo, anche perché l’83% delle cantine sondate nel 2013 ha registrato una crescita delle vendite del 14% sul 2012. Aziende che si dicono comunque preoccupate per il futuro del Paese, in particolare per le incognite economiche (34%), la debolezza dei consumi (27%), il peggioramento della crisi e l’aumento della concorrenza (25%), la perdita di competitività (21%), l’incertezza sul futuro (15%) e l’aumento dei costi di produzione (10%).
24 Maggio 2013, ore 11:50
Vino: WineNews, Jacopo Biondi Santi a guida Tenuta il Greppo ... “Il Greppo, dove è nato, nell’Ottocento, il Brunello di Montalcino, è la tradizione, e non si cambierà una virgola di quanto fatto e custodito fino ad oggi da mio padre Franco e dai nostri antenati”. Parola di Jacopo Biondi Santi, figlio del ‘custode’ del Brunello di Montalcino Franco Biondi Santi, che da ieri ha anche ufficialmente e legalmente raccolto il testimone “come amministratore unico della Tenuta Greppo”. Ne dà notizia il sito internet WineNews a cui Jacopo Biondi Santi ha spiegato quale sarà il futuro cammino dell’azienda e di una delle famiglie più importanti del vino italiano. Il neo amministratore spiega di raccogliere il ruolo di ‘custode’ del Brunello ma che non rinuncia alla ricerca che “continueremo a fare in Maremma, nell’azienda Castello di Montepò. Due linee parallele, la tradizione e l’innovazione, che cammineranno in armonia, ma completamente separate”. “A Montalcino - spiega - andremo avanti con assoluta continuità: il nostro Brunello sarà sempre lo stesso, con la stessa metodologia di produzione, con uve dalle nostre vigne di Bbs/11 (Brunello Biondi Santi, vite n. 11, ndr), il clone di Sangiovese che venne tipizzato dal mio bisnonno Ferruccio Biondi Santi, che è qui da 200 anni e la cui storicità è garantita”. Secondo Jacopo Biondi Santi “anche il marchio in bottiglia sarà sempre lo stesso e difenderò questo patrimonio storico e qualitativo con la stessa dedizione e tenacia con cui lo ha fatto mio padre Franco”.
22 Maggio 2013, ore 17:37
Vino: creatività in vigna il 26/5 con Cantine Aperte 2013: eventi all’insegna di arte, musica e natura in 1000 cantine ... Dalla gita a cavallo tra i vigneti alla degustazione guidata ad occhi bendati, dalla pittura di bacco ai gioielli di sughero, dalla musica nei campi al gelato al vino. Sono innumerevoli le iniziative organizzate lungo tutta la Penisola in occasione di “Cantine Aperte”, l’appuntamento del Movimento Turismo del Vino, in programma il 26 maggio in oltre 1000 cantine d’Italia. Il filo rosso che lega gli eventi dell’edizione 2013 è l’amicizia, il richiamo alla convivialità e al piacere del buon vino in compagnia. Cantine aperte coinvolge ogni anno più di un milione di eno-appassionati, che in questa 21esima edizione potranno scegliere di vivere esperienze che coinvolgono l’arte, la storia, la musica, la natura e la solidarietà. Dalle Alpi all’Etna, WineNews ha selezionato sei chicche da non perdere: mini corsi di degustazione guidata, prodotti a km zero, piatti tipici e gite a cavallo tra i vigneti ai piedi dell’Etna con Cottanera; degustazioni sensoriali di vini ad occhi bendati, fiera delle antiche arti e dei mestieri e progetto “Adotta una Garganega” sulla Strada del Vino Soave; a tutto “slow” a Feudo Arancio a Sambuca di Sicilia con i convegni sull’ecosostenibilità in vigna di Slow Food; Wine Safari tra i vigneti di Torgiano, Lungarotti Wine Express alla scoperta del mondo del vino, laboratori e avventure notturne per Lungarotti; “Cantautori in vigna” alla cantina Ciccio Zaccagnini, con la special guest Marina Rei; vino raccontato da suoni, immagini e sapori fra le botti della cantina di Casato Prime Donne a Montalcino.
21 Maggio 2013, ore 11:03
L’export spinge il vino italiano ... Nel 2013 il commercio estero mantiene un ritmo di sviluppo sostenuto ... Il vino e l’ebbrezza della crescita. Anche i primi mesi dell’anno confermano la corsa del vino italiano sui mercati internazionali. I dati Istat si fermano a gennaio:+10% in quantità e +28% a valore a 350 milioni. Partenza col botto anche negli Usa: nel primo trimestre - secondo l’ItalianWine & Food Institute - i volumi sarebbero cresciuti del 5,5% e il valore del 9,6% a 281 milioni di dollari. Quindi, recupero di quantità e prezzi che permette all’Italia di mantenere il primato del valore, con il 32% della quota di mercato, tra i Paesi importatori. Dati parziali e un po’ troppo ottimistici? Forse no. Una sostanziale conferma arriva dal sito specializzato www.winenews.it, tra i più cuccati del vino italiano: da un sondaggio condotto tra 25 delle società enologiche più importanti per storia, immagine e per volume d’affari (complessivamente 1,5 miliardi di euro, il 15% del fatturato complessivo del vino italiano) emerge che, nei primi 5 mesi dell’anno, l’80% delle cantine ha messo a segno una crescita media delle vendite del 19%. “La crescita - osserva Alessandro Regoli, direttore del sito - è realizzata soprattutto nei mercati maturi, come negli Usa e in Canada, senza trascurare quelli nuovi come Brasile, Russia e Cina”. L’anno scorso il vino italiano ha stabilito il record storico con un valore all’export di 4,7 miliardi, +6,5%, e un volume di 21,2 milioni di ettolitri, -8,8%, ma con una crescita del valore medio del 16,7 per cento. Il che vuol dire che nel 2012 abbiamo venduto dimeno, ma a prezzi più sostenuti. La volata è stata tirata soprattutto dagli spumanti (+13,8% in valore) mentre cali si sono avuti nello sfuso. Sulle destinazioni il Nord America ha assorbito oltre un quarto dell’export, ma segni di vivacità sono arrivati da Singapore, +13,2%, Cina, +15%, Corea del Sud, +28,8%, Giappone, +27,7%, e Hong Kong, +13 per cento. “Il trend all’estero rimane positivo - conferma Domenico Zonin, presidente dell’Unione italiana vini - anche se non sappiamo ancora come abbiano reagito i mercati dopo gli aumenti di listino di marzo, imposti dall’aumento delle materie prime. In particolare per i vini rossi e bianchi da tavola”. Zonin sottolinea che la crescita del made in Italy è trainata ancora dal Prosecco “che oramai tende a consolidare il dato del lodo della produzione italiana concentrata in un’unica Doc. Soffrono un po’ invece gli altri vini, come i toscani, al momento meno di moda”. Sul mercato domestico continua invece il calo della domanda generata sia dal calo dei consumi che dalla crisi economica. “La prima tende a stabilizzarsi - aggiunge Zonin -, ma della crisi non si vede l’uscita dal tunnel. Tengono meglio le aziende che esportano almeno il 50% del fatturato”. “Per fortuna l’export non ha perso smalto - esordisce Maurizio Zanella, presidente del consorzio del Franciacorta - perché sul mercato interno, dopo il boom del 2012 (+25% ndr), quest’anno potremmo anche chiudere con un segno meno. Nella media la Franciacorta esporta poco meno del 10% dei 269 milioni di ricavi ma vogliamo arrivare al 50%: abbiamo un programma dì penetrazione sui principali mercati esteri, dagli Usa al Giappone, che assorbirà fino a 4oomila curo d’investimenti all’anno solo in promozione”. E la produzione disponibile? “Oggi offriamo 13 milioni di bottiglie - spiega Zanella - e ci potremmo strutturare per arrivare a 27 milioni. Al massimo fino a 30 milioni. Ecco, questo sarà un tetto invalicabile in futuro”. Tutto ok anche da Montalcino. “La domanda estera rimane vivace - assicura Fabrizio Bindocci, presidente del Consorzio del Brunello - in particolare negli Stati Uniti, che assorbe il 25%, cioè 2,25 milioni di bottiglie, del Brunello. Il doppio rispetto a 5 anni fa. E stando alle stime di Vinexpo e Iswr, fino al 2016 il mercato americano dovrebbe aumentare i consumi del 13 per cento. Con in testa i vini di fascia alta, quelli cioè sopra i io dollari”. Ma sono in netto recupero anche “Germania e Regno Unito - aggiunge Bindocci - in rallentamento da qualche anno”. Inutile nascondere le difficoltà della ristorazione italiana “anche se i problemi - conclude Bindocci - sono imputabili più alle difficoltà d’incasso che di vendita. Poi l’articolo 62 (regola i pagamenti commerciali, ndr) ha complicato tutto, scoraggiando i ristoranti ad approvvigionarsi”. L’ottimismo degli esportatori italiani contrasta con il pessimismo, sui volumi, espresso da Assoenologi. “La vendemmia scarsa - osserva il dg Giuseppe Martelli-ha fatto scattare gli acquisti anticipati per dribblare gli aumenti, poi le vendite natalizie non esaltanti hanno alzato gli stock con un rallentamento dei nuovi ordini, già frenati dalla crisi economica”. Insomma inattesa dei dati dilungo periodo forniti da Istat le uniche certezze le abbiamo sul mercato interno: secondo le rilevazioni Iri, nel primo quadrimestre dell’anno le vendite del vino confezionato nella grande distribuzione hanno registrato una crescita a valore di quasi il 2% a fronte però di uno scivolone dell’8% a volume. Insomma i produttori hanno salvato i conti grazie a un ritocco medio del listino del 10,7%. “La scarsità dell’ultima vendemmia - osserva Giancarlo Gramatica, consulente di Iri - ha favorito un consistente ritocco dei prezzi che si sono scaricati, in particolare, sui prodotti a basso valore, come quelli in brik (+21%) e nella plastica (+18%)”. In crescita inoltre l’effetto clessidra che penalizza i prodotti di fascia intermedia. Una tendenza quella segnalata da Iri confermata dal sondaggio di www.winenews.it: nei primi cinque mesi del 2013 solo il 23% delle aziende ha visto una crescita degli affari, nell’ordine del 9%, mentre il 66% delle cantine ha registra cali in media del 6 per cento.
20 Maggio 2013, ore 16:26
Vino: fondo compra annate Brunello Biondi Santi,valore 4 mln WineNews, più grande investimento storia in bottiglie blue chip ... Ben 7.000 bottiglie di Brunello di Montalcino Biondi Santi, con annate che vanno dal 1945 al 1975 (comprese centinaia di bottiglie di annate famose come il 1955 e il 1964), il cui valore è stimato in 4 milioni di euro, sono state acquistate dal Bottled Asset Fund (Baf), il fondo per l’investimento di vini italiani, lanciato nel 2010 e diretto da Sergio Esposito. Ne dà notizia il sito Internet specializzato WineNews spiegando che si tratta di una delle più grandi vendite, se non della più grande, di vini italiani “blue chip”, ovvero bottiglie prestigiose usate come investimento. “La collezione di vino Biondi Santi è leggendaria - afferma Esposito - e sono decisamente convinto che abbiamo fatto un grande operazione per i nostri investitori e per l’Italia. La qualità di queste bottiglie è eccezionale e il loro valore aumenterà indubbiamente negli anni perché sono delle vere e proprie perle dell’enologia italiana”. L’obiettivo a lungo termine secondo Esposito, spiega ancora WineNews, è di far crescere la percezione del vino italiano come bene di investimento allo stesso livello dei più blasonati vini francesi. Entro fine 2013, si legge ancora, “Vino Management Corporation”, organo amministrativo legato a Baf, “intende lanciare un altro fondo con l’obiettivo di impegnare 25 milioni di dollari”.
19 Maggio 2013, ore 16:24
Turismo: gli amanti del vino incoronano Toscana e Piemonte sondaggio WineNews-Vinitaly, salgono Sicilia e Veneto ... Vino che ami, territorio che vai. è Bacco il medium per eccellenza del turismo nel Belpaese, il prodotto che più veicola l’immagine del territorio, primo fattore dell’offerta enogastronomica che spinge il turista verso le mete del Belpaese, secondo il 46% dei wine lovers. La regione italiana più legata al vino? Gli eno-appassionati “incoronano” la Toscana, seguita dal Piemonte e, a pari merito, sul podio, salgono la Sicilia e il Veneto. Mentre è il Barolo a battere tutti sull’interpretazione del terroir, e l’argento e il bronzo vanno in Toscana, con il Brunello di Montalcino e il Chianti Classico. Lo dice un sondaggio di www.WineNews.it, uno dei siti più cliccati dagli amanti del buon bere, e Vinitaly (www.vinitaly.com), appuntamento enologico di livello internazionale, in vista di “Cantine Aperte” (il 26 maggio in 1.000 cantine d’Italia), a cui hanno risposto 1.589 “enonauti”, ovvero appassionati già fidelizzati al mondo del vino e del web. Arrivata la bella stagione, e in vista di uno degli appuntamenti più attesi del mondo del vino che fa proprio il legame fra Bacco e territorio, e mette in mostra il vino direttamente nei suoi luoghi di produzione, “Cantine Aperte”, promosso dal Movimento Turismo del Vino, un modo che rafforzare nell’immaginario collettivo quanto sia importante e reciproco il connubio fra il nettare e il suo terroir e quanto l’uno evochi l’altro. E, a sottolineare questo rapporto, è il fatto che il vino è per la maggioranza degli amanti del buon bere (46%) il medium per eccellenza di un territorio, primo fattore fra l’offerta wine food che spinge il turista verso un territorio, prima della gastronomia (35%) e dei prodotti agroalimentari (19%). In una classifica più ampia fra i fattori più attrattivi non è al primo posto, ma non scende dal podio: al top l’ambiente e il paesaggio (30%), seguito da arte, storia e cultura (20%) e sul terzo gradino il vino, il fascino delle bottiglie di qualità e l’atmosfera delle cantine (18%). Poi la gastronomia tipica di ristoranti ed osterie (13%), i prodotti agroalimentari (7%), a pari merito gli eventi culturali e quelli enogastronomici (5%) e, infine, l’artigiano d’arte (2%), tutti fattori comunque fondamentali che concorrono al successo e alla particolarità dell’enoturismo italiano. Bacco, quindi, è uno dei protagonisti dell’offerta turistica di un territorio, uno degli artefici della sua identità, e il loro legame sta anche nel fatto che spesso l’uno evoca nella mente del turista l’altro, un rapporto biunivoco che vede zone eno-turistiche dal brand forte e ben consolidato nel tempo primeggiare su altre che stanno emergendo. Infatti, il territorio italiano che secondo la maggioranza dei wine lovers (37%) è più legato al vino è la Toscana, patria di grandi rossi d’Italia, e nel particolare la zona di Montalcino, terra madre del Brunello, e del Chianti, un “evergreen” del turismo, il cosiddetto Chiantishire che in se racchiude tutti i valori di quel territorio famoso nel mondo per il suo vino e per le colline vitate e il paesaggio che richiama. Al secondo posto, un’altra regione simbolo del vino e dell’eno-turismo made in Italy, il Piemonte (34%, in particolare le Langhe), seguito a pari merito dal Veneto (Soave, Valpolicella e Valdobbiadene-Conegliano) e dalla Sicilia (Etna, Marsala, Vittoria). Tra gli altri territori segnalati dagli enonauti, troviamo, nell’ordine, il Trentino, il Friuli Venezia Giulia (Collio), la Lombardia (Franciacorta) e la Puglia (Salento). E se, invece, capovolgendo la domanda, si parla del vino che più racconta il proprio terroir? è il Barolo a battere tutti sull’interpretazione, secondo il 24% degli amanti del buon bere, e quindi ancora una volta c’è il Piemonte nella classifica, e sul podio si conferma anche la Toscana, che si aggiudica il secondo e terzo posto con il Brunello di Montalcino (14%) e il Chianti Classico (13%). Un top classifica che sottolinea l’identità forte e il legame profondo tra questi vini e questi terroir. L’identikit degli oltre 30.000 “enonauti” di WineNews? Prevalentemente maschi (82%), il 35% di loro ha un’età compresa tra i 40 e i 50 anni (a seguire, il 33% tra 50 e 60 anni e il 20% tra 24 e 40 anni). Italiani e non solo (il 25% è straniero), hanno un elevato titolo di studio (l’85% possiede il diploma di scuola media superiore o la laurea) e godono di un livello socio-economico medio alto (dirigente, imprenditore, bancario, avvocato, commercialista, ingegnere, medico, architetto, giornalista, commerciante).
19 Maggio 2013, ore 16:21
Vino: Christie’s apre ad Honk Kong la sua prima divisione di real estate novità nell’eno-business, dai grandi capitali asiatici al mass-market ... Il business del vino, nel mondo, tira, e in tanti cercano di sfruttarne l’appeal. Chi, secondo il sito WineNews.it, puntando sui grandi capitali, chi sulla passione dei collezionisti, e chi sul mass-market, coinvolgendo i consumatori dal basso. Della prima “filosofia” è paradigmatica l’ultima esperienza della casa d’aste Christie’s, che ha aperto, ad Hong Kong la sua prima divisione di “real estate” specializzata nella consulenza per l’acquisto di cantine, puntando decisamente sui ricchi asiatici e cinesi in particolare. Che stanno comprando soprattutto a Bordeaux: come ricorda “The Drink Business”, nel 2011 su 35 chateaux venduti, 21 sono andati ai cinesi, e nel 2012 23 su 37. Un trend che non si arresta: è di pochi giorni la notizia dell’acquisto di Chateau La Fleur Jonquet da parte dell’architetto cinese Wengcheng Li (che ha già Chàteau La Dominante e Chàteau Lucas). Ma c’è anche chi focalizza il suo business su chi investe in bottiglie, come il celebre Liv-Ex, che con i suoi indici è diventato il benchmark mondiale delle quotazioni delle grandi bottiglie, soprattutto bordolesi, ma non solo (c’è anche un indice tutto dedicato ai Supertuscan, per esempio), che ora, per i suoi abbonati, ha lanciato un servizio che permette di comparare in pochi click le performance degli indici enoici (ma anche di una singola bottiglia o cantina) con quelli dei principali indici di borsa mondiali, dal Dow Jones al Cac 40, dall’S&P 500 al Nikkei, e anche dell’oro. E così gli investitori potranno decidere con più facilità come comporre il loro “portafoglio titoli”. Il business del vino, però, è soprattutto di mercato di massa. Sul quale punta Tesco, gruppo n. 3 al mondo della gdo, che ha appena lanciato un sito di e-commerce, Tesco Wine Co-buys, che premia la socialità dell’acquisto di vino sfuso (bag in box) dando potere al consumatore, da ogni punto di vista. Come per altre iniziative simili, il prezzo scende all’aumentare del numero dei partecipanti all’acquisto, ma con due importanti innovazioni: gli acquirenti possono scegliere un prezzo massimo da non superare, e poi il “capofila”, che promuove l’azione d’acquisto sui social, viene premiato con una cassa di vino in regalo se riesce ad aggregare un grande numero di acquirenti. perché le vie dell’eno-business sono infinite.
18 Maggio 2013, ore 17:22
La grande finanza investe sul vino ... Unipol compra a Montalcino, seguendo banche e compagnie ... Prima dell’esplosione della finanza tossica e dei prezzi delle materie prime alle stelle, l’investimento più redditizio era il vigneto “firmato”. Comprare ettari nelle terre del Brunello o del Chianti decuplicava i soldi investiti e rappresentava un pezzo di patrimonio solido e fruttifero, in tutti i sensi. Oggi, mentre la sbornia finanziaria sta per passare, la moda dell’uva torna a conquistare i gruppi finanziari. L’ultimo affare è stato messo a segno da Unipol, reduce dall’acquisizione di Fonsai: il gruppo assicurativo bolognese sarebbe pronto a comprare 12 ettari di Brunello, che andranno a sommarsi ai 26 ettari della tenuta “La Poderina”, di proprietà di SaiAgricola, il braccio della società che fu di Ligresti. Sull’affare ha sollevato il velo WineNews, il sito bussola per gli enonauti. I vigneti sono un tassello importante delle proprietà immobiliari di Fondiaria-Sai: una galassia di 5 mila ettari, 300 dei quali a vino, divisi tra Montepulciano, Monterufoli a Pisa, più terreni a Montefalco (il regno del Sagrantino) e Montecorona a Umbertide, più altri investimenti in Piemonte. Montepulciano e Montalcino sono anche “bersagli” degli investimenti del gruppo farmaceutico Angelini, così come manager del gruppo Serono, di Bertarelli, hanno acquisito terreni. Ma è la finanza il mondo più attratto dai vigneti. Oltre a Unipol e Fonsai, l’investimento più cospicuo è quello fatto da Ras, ora rilevata dal gruppo Allianz, con l’azienda agricola San Felice. Il quartier generale è a Castelnuovo Berardenga, il centro più grande del Chianti classico, e si estende per 140 ettari. Ma Allianz ha nel portafoglio altri 14 ettari a Montalcino e 50 ettari di vigneti a Massa Marittima. Nelle terre dell’olio, Trequanda, con 60 ettari di vigneto della Doc Orcia, ha investito il Fondo pensione Cariplo, che aveva anche progetti di sviluppo turistico. E, dopo la cessione degli storici Tenimenti Fontanafredda in Piemonte, buen retiro dei Savoia, il gruppo Mps conserva Poggio Bonelli e Fattoria Chigi Saracini, sempre nel Chianti senese. Mps Tenimenti spa, Poggio Bonelli, Fattoria Chigi Saracini. All’appello non mancano le Generali, anche se tramite Generali agricola, la società che si occupa del settore: in portafoglio 8 tenute e vigneti nel centro d’Italia, nelle regioni a più alta vocazione vinicola. Nell’elenco dei “vigneron” ci sono tanti banchieri e manager della finanza, anche se in forma privata. Per alcuni, come Sergio Cragnotti, il vino è stato un bene rifugio; per altri, come Gianni Zonin, presidente della Banca Popolare di Vicenza, un hobby redditizio. Pino di Blasio
18 Maggio 2013, ore 17:21
Unipol scommette sul vino a Montalcino ... Il mondo della finanza investe sempre più nel vino. Il sito internet WineNews riporta l’indiscrezione secondo cui Unipol avrebbe acquisito 12 ettari di vigneti a Montalcino, di proprietà di Roberto Bellini (Podere Brizio). Indiscrezione confermata anche la fonti finanziarie. L’investimento andrebbe ad arricchire l’impero viticolo ereditato da Unipol in seguito alla fusione con Fondiaria Sai, e gestito da Saiagricola. Una realtà da 5 mila ettari, divisi in Toscana tra La Poderina a Montalcino, la Fattoria del Cerro a Montepulciano e la tenuta di Monterufoli a Pisa, in Umbria tra Colpetrone a Montefalco e Montecorona a Umbertide, e ancora in Piemonte con la tenuta L’Arbiola. A testimoniare l’appeal che vigne e tenute possono rappresentare anche per le grandi realtà della finanza è il valore di un singolo ettaro vitato, che in territori pregiati come Montalcino oscilla tra i 350 e i 400 mila euro.
18 Maggio 2013, ore 17:20
Unipol e la vigna del Brunello ... Vino e finanza. Unipol avrebbe acquistato in terra di Brunello 12 ettari di vigneto di proprietà di Roberto Bellini (Podere Brizio). Sarebbe il primo investimento nel vino della compagnia di assicurazione bolognese a Montalcino, secondo quanto scrive il sito WineNews. Ma non per Unipol Sai che in seguito alla fusione con Fondiaria Sai ha ereditato oltre ad asset finanziari e polizze, la galassia Saiagricola, 5.000 ettari, di cui 300 vitati, divisi tra Toscana, Umbria e Piemonte.
17 Maggio 2013, ore 16:20
Vino: Massimo D’Alema “vignaiolo” lancia sfide, un Cabernet Franc lo ha realizzato per l’ex premier l’enologo Riccardo Cotarella ... È arrivato anche il momento dell’esordio di Massimo D’Alema nel mondo del vino. L’ex presidente del Consiglio e, più recentemente del Copasir, lasciati ormai gli impegni politici diretti veste quelli di vignaiolo e presenta il suo primo vino. L’occasione dell’esordio enoico del “leader Maximo” è stata ieri sera la presentazione romana del progetto enologico “Wine Research Team”, di cui l’azienda di Massimo D’Alema fa parte. Il “Wine Research Team”, informa il sito WineNews, è il progetto, voluto e realizzato dall’enologo Riccardo Cotarella a capo di un equipe scientifica dell’Università della Tuscia di Viterbo, che ha, fra le altre cose, lo scopo di produrre vini di alta qualità senza solforosa e durevoli nel tempo, dopo una ricerca sperimentale in vigna e in cantina durata 8 anni. Il primo vino di Massimo D’Alema si chiama “Sfide” e si tratta di un Cabernet Franc in purezza, prodotto in 3.000 bottiglie e proveniente dai vigneti de “La Madeleine”, la tenuta che il presidente della Fondazione Italianieuropei ha comprato nel 2009 in Umbria. Ma la produzione de “La Madeleine” non si fermerà a questa sola etichetta. Successivamente arriverà anche il vino top aziendale, il “NarnOt”, un taglio bordolese, il cui nome è una crasi tra Narni e Otricoli, le località tra le quali si trova la cantina dalemiana. Ultima etichetta in produzione sarà il brut “Nerosè”, una bollicina a base di Pinot Nero. I vigneti dell’azienda di Massimo D’Alema sono un impianto sperimentale gestiti agronomicamente in collaborazione con l’Università di Perugia. La presentazione, a cura dell’Ais-Bibenda di Roma, ha visto Bruno Vespa per primo complimentarsi con l’ex presidente del Consiglio e con l’enologo Riccardo Cotarella, nel primo caso per la qualità del vino presentato e nel secondo caso per la bontà del progetto. “Sono passato dalla passione alla produzione di vino - ha dichiarato Massimo D’Alema a WineNews - ma senza velleità di diventare un grande produttore. Si tratta di una esperienza che voglio condurre con lo spirito prima di tutto di amante del vino insieme a mia moglie Linda”.
17 Maggio 2013, ore 16:19
Vino: WineNews, Unipol investe a Montalcino sul Brunello Acquisto di 12 ettari che vanno ad aggiungersi ai 26 de “La Poderina” ... L’appeal della terra del Brunello continua a “mietere vittime” d’eccellenza. Questa volta, riferisce il sito WineNews.it, è il turno di Unipol, che effettua il suo primo investimento viticolo proprio a Montalcino, acquisendo 12 ettari di vigneto, che vanno ad aggiungersi ai 26 de “La Poderina”, la tenuta Saiagricola di una delle denominazioni più importanti del Bel Paese enoico. I 12 ettari, di proprietà di Roberto Bellini (Podere Brizio), oggetto dell’investimento, che sarebbero stando ai rumors appena entrati nella “galassia” Saiagricola, accrescerebbero un vero e proprio “impero” viticolo (composto da 5.000 ettari, di cui 300 vitati e divisa tra La Poderina a Montalcino, la Fattoria del Cerro a Montepulciano e la Tenuta di Monterufoli a Pisa, in Toscana; Colpetrone a Montefalco e Montecorona ad Umbertide, in Umbria; Tenuta L’Arbiola, in Piemonte), ieri di Fondiaria-Sai, oggi di Unipol, dopo la fusione tra l’ex gruppo della famiglia Ligresti e quello bolognese, che ha dato vita ad UnipolSai. Investimenti strategici anche per la nuova proprietà Unipol, a ben guardare, visto che, di questi tempi, terreni, per giunta coltivati a vigneto, e solide mura, restano asset importanti anche (o soprattutto) per chi lavora con l’alta finanza.

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